La Ciclovia del Trasimeno ha vinto il Green Road Award 2026, l’Oscar italiano del Cicloturismo assegnato ogni anno alle Regioni che si distinguono nella promozione delle vie verdi, della mobilità sostenibile e del turismo lento. Il riconoscimento è stato consegnato a Sanremo, in occasione dell’undicesima edizione del premio. A rappresentare l’Umbria l’assessore regionale al Turismo, Simona Meloni. Alla cerimonia ha preso parte anche il presidente dell’Unione dei Comuni del Trasimeno e sindaco di Panicale, Giulio Cherubini, a testimonianza del lavoro condiviso tra la Regione e le istituzioni locali per la valorizzazione del lago e del suo territorio. La Ciclovia del Trasimeno è stata scelta tra 33 candidature presentate dalle Regioni italiane e valutate da una giuria composta da giornalisti, esperti di turismo, ambiente, mobilità, ospitalità e mondo della bicicletta.
“La vittoria della Ciclovia del Trasimeno all’Oscar italiano del Cicloturismo 2026 è per l’Umbria un motivo di grande orgoglio e conferma la qualità del lavoro che stiamo portando avanti per affermare la nostra regione come destinazione di riferimento per il turismo lento, sostenibile e accessibile – ha dichiarato l’assessore Meloni -. Parliamo di un anello che ha un’accessibilità a 360° e che permette di vivere il lago in bicicletta, attraversando borghi, paesaggi naturali, aree protette, punti panoramici e comunità accoglienti. Una ciclovia che incarna pienamente lo spirito della nostra campagna di promozione turistica: vivere l’Umbria è vivere davvero”.
Secondo posto per la Puglia con il Giro ad Anello del Gargano. Al terzo posto ex aequo Piemonte, con la Ciclovia Via del Mare, e Lazio, con la Ciclovia Etruria. Menzioni speciali sono andate a Sardegna, Toscana, Calabria e Abruzzo, mentre la Francia è stata premiata come destinazione straniera bike friendly.
Particolarmente significativa la dichiarazione di Ludovica Casellati, ideatrice del Green Road Award e presidente della Giuria, che ha richiamato il tema scelto per l’edizione 2026, dedicata al silenzio: “Vedere il mondo dal sellino di una bici consente di riconnetterci con noi stessi e contribuisce in modo importante al miglioramento del benessere personale e della qualità della vita”. “In bicicletta – ha aggiunto – il mondo abbassa la voce e restano il suono delle ruote sull’asfalto, il respiro che trova il suo ritmo e la melodia della natura che ci avvolge e accompagna. È in questo spazio silenzioso che il viaggio diventa ascolto”.
L’occhio (e l’obiettivo) di Steve McCurry tornano a incontrare l’Umbria. Il fotografo statunitense, tra i più conosciuti e apprezzati a livello internazionale, sarà protagonista al fianco alla Regione di un progetto dedicato alla promozione e alla valorizzazione del territorio in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
L’iniziativa svilupperà una narrazione fotografica contemporanea incentrata sui temi della spiritualità e del misticismo, mettendo in relazione l’eredità francescana con i paesaggi, le comunità e i luoghi dell’Umbria.
Il progetto prevede innanzitutto un workshop diretto da McCurry, al quale potranno partecipare dieci fotografi umbri selezionati attraverso una manifestazione di interesse pubblicata nella sezione “Avvisi” del portale istituzionale della Regione Umbria. Le candidature potranno essere presentate entro il 25 giugno 2026.
Al percorso prenderanno parte anche due studenti dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia. Il workshop, in programma nei primi giorni di luglio, sarà articolato come un’esperienza di formazione e produzione fotografica sul territorio, sviluppata attorno alla figura e al messaggio di San Francesco.
L’attività coinvolgerà numerose aree della regione, con una particolare attenzione ai piccoli centri e alle zone interne, per restituire attraverso la fotografia l’identità più autentica dell’Umbria: i suoi luoghi spirituali, il rapporto tra uomo e natura, i paesaggi, le tradizioni e le comunità che continuano a custodire l’eredità francescana.
Le immagini realizzate durante il percorso confluiranno in un progetto espositivo previsto nell’ultimo trimestre del 2026. La mostra rappresenterà la restituzione pubblica del lavoro svolto e proporrà una narrazione corale e contemporanea dell’Umbria, capace di valorizzarne il patrimonio spirituale, culturale, umano e paesaggistico.
Il progetto rafforza il posizionamento dell’Umbria come destinazione culturale, spirituale e paesaggistica di eccellenza e rientra nelle politiche regionali di promozione turistica e valorizzazione del patrimonio contenute nel Piano di comunicazione 2026, che attribuisce alle celebrazioni francescane un ruolo centrale nella strategia di promozione e nel rafforzamento dell’attrattività dell’Umbria.
L’Azienda ospedaliera di Perugia ha comunicato l’avvio delle procedure per l’assunzione di 51 infermieri mediante attingimento per scorrimento della graduatoria del concorso pubblico approvata a febbraio scorso.
Sono già state avviate le chiamate per verificare la disponibilità alla presa di servizio e l’intero iter assunzionale si concluderà entro i prossimi mesi. Le nuove assunzioni si aggiungono ai 63 infermieri già entrati in servizio a partire dal mese di aprile 2026, anch’essi reclutati attraverso l’utilizzo della medesima graduatoria derivante dal primo concorso unificato tra le 4 aziende sanitarie umbre promosso dalla giunta Proietti.
L’incremento dell’organico infermieristico rientra nel più ampio piano di potenziamento dei servizi sanitari e di miglioramento dell’assistenza ai cittadini, con l’obiettivo di garantire risposte sempre più efficaci e tempestive ai bisogni di salute della comunità.
Parallelamente, l’Azienda da ospedaliera di Perugia ha attivato le procedure per l’assunzione di ulteriori figure professionali: 3 ostetriche, 3 autisti di ambulanza, 1 tecnico della prevenzione e 2 collaboratori amministrativi. Prosegue inoltre il rafforzamento del personale medico attraverso un costante programma di reclutamento.
La migliore birra del Premio Cerevisia 2026 è Gorilla Barley Wine. L’etichetta firmata da Mastri Birrai Umbri ha conquistato il Premio Eccellenza della XIII edizione, imponendosi su 136 birre presentate da 38 aziende di 18 regioni e ottenendo il punteggio più alto dell’intero concorso.
Il verdetto è arrivato a Spoleto, nel Complesso monumentale di San Nicolò, al termine di una selezione costruita per ridurre al minimo ogni condizionamento esterno. Prima le analisi chimico-fisiche, poi l’anonimizzazione integrale dei campioni, infine gli assaggi alla cieca da parte dei professionisti del BaNAB, il Banco nazionale di assaggio delle birre. Soltanto dopo la chiusura delle valutazioni sono stati svelati nomi, marchi e territori di provenienza.
La Gorilla Barley Wine non ha quindi prevalso per notorietà o forza commerciale, ma per la qualità espressa nel bicchiere: equilibrio, precisione tecnica, carattere e coerenza con lo stile. È questo il significato del Premio Eccellenza, assegnato alla birra che ha ottenuto il risultato complessivo più alto tra tutte quelle rimaste in gara dopo il superamento della soglia minima di 70 punti su cento.
Accanto al riconoscimento assoluto sono stati assegnati i tre premi territoriali. Per il Nord ha vinto la Brenta Bräu Vienna del Birrificio Val Rendena, in Trentino-Alto Adige. Il Centro ha premiato la 1984 del Birrificio agricolo Poggio Rosso, in Toscana. Per il Sud e le Isole si è imposta la Memoriae del birrificio calabrese Gladium.
Nel complesso sono salite sul podio trenta birre prodotte da 22 birrifici. La geografia dei premi restituisce l’immagine di un comparto diffuso, capace di esprimere qualità in aree molto diverse del Paese. L’Umbria ha ottenuto undici riconoscimenti, l’Emilia-Romagna nove, la Calabria sei e il Veneto cinque. Tre premi sono andati alla Campania e altrettanti alla Toscana, due alla Puglia, uno ciascuno a Lazio, Trentino-Alto Adige, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia. Il totale dei riconoscimenti è superiore al numero delle birre premiate perché una stessa etichetta può affermarsi nella propria categoria e concorrere contemporaneamente per il premio assoluto o per quello territoriale. Un meccanismo che consente di valorizzare sia la qualità tecnica all’interno dei singoli stili sia la capacità di distinguersi nell’insieme della competizione.
A dare solidità al concorso è soprattutto il metodo. I campioni vengono esaminati dal Cerb, il Centro di ricerca per l’eccellenza della birra dell’Università degli Studi di Perugia, e poi valutati senza che gli assaggiatori conoscano produttore, provenienza o nome commerciale. La reputazione resta fuori dalla sala, mentre il giudizio si concentra su profilo sensoriale, pulizia, equilibrio e aderenza alla categoria. È questa architettura a separare Cerevisia da una semplice vetrina promozionale. La creatività dei mastri birrai viene sottoposta a un controllo tecnico rigoroso, mentre il racconto dei territori acquista credibilità proprio perché arriva dopo la misurazione della qualità. In un settore nel quale identità, marketing e narrazione hanno un peso crescente, il concorso riporta il centro della scena sul prodotto.
Al tavolo della presidenza sedevano Federico Sisti, segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria; Andrea Sisti, sindaco di Spoleto; il professor Paolo Fantozzi, vicepresidente del BaNAB; Andrea Bagnolini, direttore di AssoBirra; e la professoressa Ombretta Marconi, direttrice del Cerb dell’Università degli Studi di Perugia. Erano presenti anche Mauro Bacinelli, in rappresentanza dell’assessore regionale Simona Meloni, e Giacomo Latterini, consigliere comunale di Deruta, delegato dal sindaco Michele Toniaccini. Assente per impegni inderogabili Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria e del BaNAB.
Ripercorrendo il cammino compiuto dal Premio, Federico Sisti ha sottolineato la crescita di una manifestazione che ha superato da tempo la dimensione sperimentale. “Il Premio Cerevisia è una scommessa vinta da tempo ed è diventato un riconoscimento di assoluta e crescente eccellenza, un punto di riferimento per l’intero settore brassicolo italiano, in particolare quello dei piccoli birrifici tradizionali”, ha affermato il segretario generale dell’Ente camerale.
Nato nel 2013, Cerevisia è promosso dal BaNAB, costituito per volontà della Camera di Commercio dell’Umbria, della Regione Umbria, del Cerb dell’Università degli Studi di Perugia, del Comune di Deruta e di AssoBirra, l’Associazione dei birrai e dei maltatori. Il Premio gode inoltre del patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e dell’Associazione italiana dei tecnici della birra e del malto.
In tredici edizioni il concorso ha seguito da vicino l’evoluzione della birra italiana, passata da fenomeno di nicchia a filiera capace di mettere insieme agricoltura, ricerca, manifattura, turismo, occupazione e cultura del gusto. La cerimonia di Spoleto ha restituito la fotografia di questo percorso: molti territori rappresentati, trenta birre premiate, una selezione severa e un vincitore netto. Il nome da ricordare, quest’anno, è Gorilla Barley Wine. Non perché venga dall’Umbria, ma perché, tra 136 concorrenti, è stata la birra che ha convinto più di tutte.
Le birre vincitrici
ECCELLENZA UNICA Gorilla Barley Wine Mastri Birrai Umbri Umbria NORD UNICA BRENTA BRÄU VIENNA BIRRIFICIO VAL RENDENA Trentino Alto Adige CENTRO UNICA 1984 Birrificio agricolo Poggio Rosso Toscana SUD E ISOLE UNICA Memoriae GLADIUM Calabria IMMAGINE UNICA Kalabra Black Ipa Kalabra Calabria A4 BOCK/DOPPELBOCK 1 Bock Birra Cala Calabria B10 WEIZEN / WEISS / FRUMENTO 1 Nirvana Birra Cala Calabria C18 EXPERIMENTAL/HISTORICAL 2 aguila negra Birra Cala Calabria D19 ITALIAN GRAPE ALE 2 greco nero Birra Cala Calabria A3 LAGER 2 N’artigiana ORO BIRRIFICIO ARTIGIANALE NAPOLETANO Campania B9 BLANCHE/WITBIER 2 Blanche K-Birr Campania D20 GLUTEN FREE 3 N’artigiana SENZA GLUTINE BIRRIFICIO ARTIGIANALE NAPOLETANO Campania A1 PILSENER 1 Viaemilia Birrificio del Ducato Emilia Romagna A1 PILSENER 3 Amarcord Pilsner Birra Amarcord Emilia Romagna A3 LAGER 1 Amarcord Lager Chiara Birra Amarcord Emilia Romagna B9 BLANCHE/WITBIER 1 Kermesse BEHA birrificio agricolo artigianale Emilia Romagna B12 IPA/DDH/NEIPA 2 Sballo BEHA birrificio agricolo artigianale Emilia Romagna B13 SESSION/LIGHT 1 A.F.O. Birrificio del Ducato Emilia Romagna B14 DOUBLE/IMPERIAL IPA 1 Machete Birrificio del Ducato Emilia Romagna B16 BELGIAN STRONG ALE/TRIPEL 3 Paradox Birrificio del Ducato Emilia Romagna D21 MATERIE PRIME ITALIANE 2 Birra del bagnino – IPATACA BEHA birrificio agricolo artigianale Emilia Romagna D20 GLUTEN FREE 2 SANTA BERNARDA BIRRIFICIO FORAN Friuli Venezia Giulia C17 FRUIT BEER/SOUR ALE 1 The Batch #2peach sour Birra del Borgo Lazio B7 PALE ALE 1 APAKS REBEERS Puglia C17 FRUIT BEER/SOUR ALE 2 FOVEA LEMON REBEERS Puglia B8 PORTER/STOUT 1 Porter Birra Puddu Sardegna A3 LAGER 3 ALMA ALMAREMMA Toscana B12 IPA/DDH/NEIPA 1 SELVAGGIA ALMAREMMA Toscana B6 BELGIAN PALE/BLOND ALE 1 Birra Nursia Bionda Birra Nursia Umbria B6 BELGIAN PALE/BLOND ALE 2 ANNOZERO BIRRALFINA Umbria B7 PALE ALE 2 VELZNA BIRRALFINA Umbria B8 PORTER/STOUT 2 BALTIKA BIRRALFINA Umbria B16 BELGIAN STRONG ALE/TRIPEL 1 Birra Nursia Tripel Birra Nursia Umbria B16 BELGIAN STRONG ALE/TRIPEL 2 aurum Birrificio San Biagio Umbria D19 ITALIAN GRAPE ALE 1 VINUM BIRRALFINA Umbria D20 GLUTEN FREE 1 Ma.Ma Lager-Style Birra Flea Umbria D21 MATERIE PRIME ITALIANE 1 Ma.Ma Hoppy Strong Ale Birra Flea Umbria D21 MATERIE PRIME ITALIANE 3 Birra Nursia Extra Birra Nursia Umbria A1 PILSENER 2 Theresianer Premium Pils Theresianer Birra italiana 1766 Veneto A4 BOCK/DOPPELBOCK 2 Theresianer Bock Theresianer Birra italiana 1766 Veneto B12 IPA/DDH/NEIPA 3 Theresianer IPA Theresianer Birra italiana 1766 Veneto B15 DUBBEL 1 Theresianer Strong Ale Theresianer Birra italiana 1766 Veneto C18 EXPERIMENTAL/HISTORICAL 1 THYMUS BOSCO FAGARE’ SRL – BIRRA LA RU Veneto
Incontro tra amministrazione comunale di Foligno, RSU e sindacati sulla lunga vertenza relativa agli asili, con lo stati di agitazione che si protrae da 5 mesi.
L’incontro, che si è svolto alla presenza dell’assessore Ugolinelli e del consigliere Pinna, non ha prodotto nuove risposte concrete sulle richieste del personale educativo: recupero dell’organico storico, stabilizzazione del personale precario e strumenti efficaci per garantire le sostituzioni dal 1° settembre.
L’Amministrazione ha confermato la propria posizione, richiamando i vincoli di bilancio, il tetto alla spesa del personale e la programmazione già approvata con il PIAO, nella quale sono previste due stabilizzazioni. RSU e sindacati hanno preso atto della posizione espressa, ma hanno ribadito che la questione non può essere ridotta a un problema esclusivamente tecnico.
“Dentro una programmazione complessiva della spesa del personale di quasi 14 milioni di euro – spiegano RSU e organizzazioni sindacali – la richiesta da noi avanzata per il 2026 comporterebbe uno sforzo stimato in circa 30 mila euro e a regime di circa 40 mila. Non chiediamo interventi impossibili o fuori scala, ma una scelta concreta e proporzionata per mettere in sicurezza un servizio fondamentale”.
Le rappresentanze sindacali ricordano che la mobilitazione non nasce oggi. Da gennaio ad oggi sono stati chiesti confronti, avanzate proposte, svolti passaggi in Prefettura, proclamato anche uno sciopero a fine marzo e attese risposte che, sulle questioni essenziali, continuano a non arrivare. L’astensione dal lavoro straordinario e dalle prestazioni eccedenti il normale orario individuale è quindi arrivata solo dopo mesi di attesa e dopo il mancato superamento delle criticità già segnalate.
“Non cerchiamo lo scontro e non vogliamo creare disagi alle famiglie – proseguono RSU e sindacati – ma non possiamo neppure far finta che il problema sia risolto. Abbiamo dato disponibilità al confronto, abbiamo sospeso temporaneamente fino a lunedì scorso l’iniziativa per senso di responsabilità e confidando in un’apertura e continuiamo a chiedere uno sforzo all’Amministrazione per andare avanti insieme”.
Nel corso dell’incontro è stato richiamato anche il tema delle assenze del personale, legate a malattie, permessi, Legge 104 e altre situazioni tutelate. Su questo punto RSU e sindacati hanno sottolineato che tali assenze non possono essere rappresentate come una responsabilità delle lavoratrici, ma devono essere considerate nella programmazione del fabbisogno e nell’organizzazione delle sostituzioni.
“In un servizio educativo con rapporti numerici da garantire, le assenze fisiologiche vanno previste e gestite. Alcune situazioni di malattia, inoltre, potrebbero essere anche il segnale di anni di sovraccarico e stress lavorativo. Per questo serve rafforzare l’organizzazione, non spostare il peso sulle educatrici”.
RSU e organizzazioni sindacali ribadiscono quindi che la responsabilità dei disagi che stanno vivendo le famiglie non può essere attribuita alla mobilitazione sindacale. Il sindacato ha atteso quasi cinque mesi, ha partecipato ai confronti e continua a indicare una via d’uscita concreta: recupero dell’organico storico, stabilizzazione del personale precario, lavoro interinale per le sostituzioni brevi, graduatoria a tempo determinato per le sostituzioni più lunghe e avvio ordinato del servizio dal 1° settembre.
“La vertenza può essere sospesa o chiusa anche subito – concludono RSU e sindacati – ma serve un impegno scritto, concreto e verificabile della Giunta. Chiediamo all’Amministrazione di fare uno sforzo nell’interesse dei bambini, delle famiglie, delle educatrici e della qualità del servizio. Se questo impegno arriverà, siamo pronti a fare immediatamente la nostra parte”.
Proclamato lo sciopero a tempo indeterminato, da oggi, 17 giugno, alla Sangraf di Narni. “A seguito della totale assenza di risposte da parte della direzione aziendale alla diffida e messa in mora del 12 giugno scorso, siamo stati costretti a proclamare lo sciopero di tutti i lavoratori Sangraf a partire dalle 14 del 17 giugno” hanno annunciato le organizzazioni sindacali territoriali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, unitamente alle Rsu dell’azienda di Narni.
“Nonostante il termine perentorio fissato al 14 giugno per la regolarizzazione delle numerose e gravissime criticità denunciate – spiegano i sindacati –, l’azienda non ha fornito alcun riscontro concreto né alcuna evidenza circa il pagamento delle spettanze dovute ai lavoratori, il versamento dei contributi, la regolarizzazione delle posizioni previdenziali e sanitarie integrative e le prospettive industriali del sito. La situazione ha ormai raggiunto un livello non più tollerabile”.
“Da mesi – proseguono Filctem, Femca e Uiltec – i lavoratori stanno pagando il prezzo di una gestione caratterizzata dall’assenza di informazioni, dalla mancanza di relazioni sindacali corrette e da una totale incertezza sul futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento. Particolarmente grave risulta il mancato pagamento degli stipendi, l’assenza di versamenti ai fondi previdenziali e assistenziali, il mancato rilascio della documentazione fiscale e il progressivo deterioramento delle condizioni complessive del sito produttivo, fermo da oltre un anno e privo di qualsiasi prospettiva industriale chiara e verificabile”.
“I lavoratori – sottolineano le organizzazioni sindacali – hanno dimostrato in questi mesi un senso di responsabilità straordinario. Tuttavia, la dignità delle persone, il rispetto dei diritti contrattuali e la tutela del lavoro non possono essere continuamente mortificati da comportamenti aziendali improntati all’inerzia e all’assenza di confronto. Per queste ragioni è stato proclamato lo sciopero a oltranza fino a quando non arriveranno risposte concrete, verificabili e credibili sulle questioni da noi poste”. “Ribadiamo la nostra piena vicinanza ai lavoratori Sangraf – concludono le segreterie territoriali – e continueranno a mettere in campo ogni iniziativa sindacale necessaria a tutela dell’occupazione, dei diritti e del futuro del sito produttivo”.
In Umbria il conto dei giovani che lasciano la regione è di 1,43 miliardi di capitale umano perduto. E’ quanto rileva la Camera di Commercio dell’Umbria che ha rielaborato i dati Unioncamere-Tagliacarne.
La cifra non è una perdita annua di Pil, né gettito fiscale evaporato, né denaro materialmente uscito dai bilanci pubblici. È un indicatore più profondo: misura il capitale umano formato qui e messo a disposizione di altri sistemi economici. Secondo la metrica richiamata dal Cnel, ogni giovane che lascia stabilmente il Paese porta con sé in media 253mila euro di investimento formativo; per un laureato, il valore sale fino a 400-450mila euro.
Nel decennio 2016-2025 il saldo estero dei giovani italiani tra 18 e 39 anni ha sottratto alla regione competenze decisive. Le aziende che attraggono under 35 sono più produttive del 7,2%. E il rientro della metà degli expat umbri solo degli ultimi anni varrebbe oltre 160 milioni di euro di possibile crescita aggiuntiva annua del Pil regionale.
Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “La fuga dei giovani non è una fatalità statistica: è una perdita concreta di capitale umano, di competenze, di fiducia e di capacità competitiva. Per una regione come l’Umbria, ogni ragazza e ogni ragazzo che parte senza trovare qui un progetto all’altezza rappresenta un pezzo di futuro che dobbiamo provare a riconquistare. I dati ci dicono che le imprese capaci di attrarre giovani sono più produttive, più innovative e più pronte alla transizione digitale e sostenibile. Per questo la Camera di Commercio dell’Umbria lavora per collegare imprese, scuola, università, formazione, orientamento e nuova imprenditorialità. Non basta trattenere: bisogna rendere l’Umbria un luogo in cui tornare, investire, crescere e costruire impresa. La sfida vera è trasformare il talento giovanile da costo perduto a motore della nuova competitività regionale”.
Il 2025 dice che il problema resta più aperto che mai. Dall’Umbria sono partiti 813 giovani italiani under 39, contro 285 arrivi o rientri dall’estero. Il saldo negativo di 528 giovani produce una perdita patrimoniale stimata in 133,6 milioni di euro in un solo anno: 99,7 milioni nella provincia di Perugia e 33,9 milioni in quella di Terni. La parola decisiva è “saldo”: non si misura la mobilità in sé, che può essere ricchezza, ma l’incapacità di compensare le uscite con rientri, ingressi qualificati e opportunità equivalenti.
Il confronto di lungo periodo è ancora più netto. In Italia i giovani italiani tra 18 e 39 anni emigrati annualmente all’estero sono più che triplicati: erano 21.369 nel 2006, sono diventati 64.391 nel 2025. In Umbria l’aumento è stato più duro: da 163 giovani emigrati nel 2006 a 813 nel 2025. Non il triplo, ma quasi cinque volte tanto. È una curva che racconta salari, prospettive professionali, accesso alla casa, qualità del lavoro, innovazione e mobilità sociale. E racconta una nuova normalità: i giovani confrontano territori, Paesi e imprese con una libertà che le generazioni precedenti non avevano.
I sindacati Filt Cgil, Uiltrasporti, Orsa Trasporti e Ugl Ferrovieri denunciano “il collasso del servizio ferroviario” a seguito dei tagli sulle linee alta velocità. E chiedono una “legge speciale per l’Umbria per non essere isolata”. Respingono la privatizzazione del Gruppo Fs e chiedono piena tutela dei lavoratori.
Una posizione netta, dopo che l’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), con la delibera 49/2026, ha fissato a 250 chilometri orari la velocità minima per l’accesso ad alcune infrastrutture strategiche come la linea Direttissima e la riduzione dello spazio riservato al trasporto pubblico ferroviario in caso di conflitto con operatori privati.
In particolare, i segretari generali Ciro Zeno (Filt), Stefano Cecchetti (Uiltrasporti), Luca Taraddei (Orsa Trasporti) e Paolo Brogi (Ugl Ferrovieri) ritengono “non più tollerabile che Art continui a compiere scelte puramente politiche. Tali decisioni determinano condizionamenti gravissimi che spingono sempre più il Gruppo Ferrovie dello Stato verso una visione puramente commerciale, abbandonando l’idea fondamentale del trasporto come servizio pubblico essenziale. A tutto questo noi diciamo basta”.
Rispetto a quello che ritengono “il paradosso della linea lenta e la beffa dei treni a 200 km/h”, Zeno, Cecchetti, Taraddei e Brogi hanno affermato che “costringere i convogli a camminare esclusivamente sulla linea lenta equivale a imporre tempi di percorrenza dilatati fino a un’ora in più. Questo accade perché le miopi scelte del passato hanno tagliato binari e raddoppi anche sulla stessa linea lenta: di conseguenza, se un treno interregionale si trova a seguire un convoglio locale che effettua tutte le fermate intermedie, è costretto a rallentare drasticamente la propria velocità di crociera, scendendo fino a 30 km/h. Una criticità insostenibile”. “Oggi – hanno ricordato i sindacati – disponiamo di treni in grado di raggiungere i 200 km/h, mezzi che non possono più accedere alle linee dell’Alta velocità perché sono stati classificati come treni interregionali. Ciò rappresenta una limitazione enorme e un ingente sperpero di denari pubblici. L’assurdità del sistema regolatorio attuale è dimostrata da un ulteriore elemento: un treno progettato per viaggiare a 200 km/h, per coprire i circa 50 chilometri della tratta Orte-Roma, impiega appena 3 minuti in più rispetto a un treno che viaggia alla velocità di 250 km/h. Questo dato tecnico dimostra in modo inequivocabile che il blocco non è dovuto a una reale limitazione di velocità o di tempi tecnici di percorrenza, bensì a una scelta puramente politica ed escludente che non intendiamo in alcun modo accettare”. I segretari si sono anche detti “nettamente contrari rispetto al processo di privatizzazione del Gruppo Ferrovie dello Stato”: “Le scelte attuali del Governo e di Art – hanno denunciato – stanno spingendo verso la capitalizzazione del Gruppo e la liberalizzazione selvaggia del mercato, senza tenere minimamente conto della necessità imprescindibile del servizio universale. Diciamo un ‘No’ categorico a una privatizzazione del Gruppo Ferrovie dello Stato che guardi esclusivamente al business e alle tratte di mercato dell’Alta velocità. Non accetteremo l’abbandono del trasporto regionale ed interregionale, che condanna territori come il nostro a un isolamento definitivo”. Tutte queste criticità, che i sindacati definiscono “collasso del servizio”, oltre che sui pendolari hanno anche conseguenze sul personale del Gruppo Fs: ““I lavoratori dell’assistenza, delle biglietterie e i capitreno – hanno segnalato con preoccupazione i sindacati, riportando le denunce dei lavoratori stessi – non possono continuare a essere l’ingiusto bersaglio quotidiano delle proteste e delle rivendicazioni dei pendolari. Questo personale di front face si trova costantemente esposto in prima linea, subendo offese e ingiurie quotidiane che non merita in alcun modo. Se i treni non partono, se accumulano ritardi cronici, se vengono soppressi o se sono costretti a tempi di percorrenza biblici, la responsabilità non è certamente dei lavoratori ma ricade interamente su un Governo e su un vertice del Gruppo Ferrovie dello Stato che oramai dà la netta impressione di non sapere più cosa fare e quale direzione stiano prendendo”.
“I pendolari umbri che ogni giorno partono da Perugia, Foligno, Terni, Orvieto, Spoleto – hanno concluso Zeno, Cecchetti, Taraddei e Brogi – e, ci auguriamo presto, anche dalle stazioni di Umbertide e Città di Castello hanno il pieno diritto di poter raggiungere le altre città italiane con la stessa identica dignità con cui si muovono gli altri cittadini del Paese. L’Umbria non può e non deve essere isolata. Chiediamo con urgenza un cambio di rotta radicale: stop ai processi di privatizzazione, investimenti immediati sul trasporto regionale come pilastro del servizio pubblico e la totale tutela professionale, sociale e psicofisica dei lavoratori ferroviari esposti in prima linea”.
Per consentire la migliore fruizione possibile della fioritura di Castelluccio, il Comune di Norcia – in collaborazione con Umbria Mobilità, il Parco nazionale dei Monti Sibillini e sentita la Prefettura di Perugia – ha organizzato un servizio navette per gli ultimi due fine settimana di giugno (21-22 e 27-28 più lunedì 29) e per i primi due di luglio (4-5 e 11-12), con partenze ogni mezzora dal parcheggio Scentinelle e ogni ora dal parcheggio Monti del Sole. In particolare, la prima corsa da Scentinelle partirà alle 10.30, con ultima corsa di rientro in partenza da Castelluccio alle 18.45; quanto al parcheggio Monti del Sole, la prima corsa partirà alle 10 mentre l’ultimo rientro da Castelluccio avverrà alle 18.30.
Per quanto concerne il traffico veicolare privato, il transito per necessità è comunque consentito. Quanto alla sosta, invece, non ci sono restrizioni per i motoveicoli mentre le automobili potranno sostare a Castelluccio solo per turisti che pernottano in strutture ricettive oppure si fermano a pranzo o a cena nei ristoranti locali, parcheggiando negli spazi adiacenti ad essi.
“Anche quest’anno abbiamo lavorato per garantire una fruizione della fioritura il più possibile condivisa e con standard qualitativi all’altezza dei luoghi – ha dichiarato il vicesindaco Antonio Duca –. L’obiettivo per il prossimo anno è quello di mettere tutti i visitatori nelle condizioni di godersi lo spettacolo potendo contare su servizi ancor più efficienti e programmati, sia per quanto concerne la gestione dei veicoli sia per l’imprevedibilità del tempo atmosferico. L’amministrazione è già al lavoro per una soluzione al divieto di sosta e, contestualmente, per dotare l’area di alcuni punti temporanei di appoggio in caso di maltempo improvviso. Nel frattempo – conclude Duca – auguriamo a tutti una fioritura come sempre piacevole e ricca di emozioni”.
Sindacati umbri preoccupati per l’avvio del processo di revisione della Direttiva sui Prodotti del Tabacco (TPD) e della Direttiva sulla Pubblicità del Tabacco (TAD) da parte della Commissione europea, che ha promosso una consultazione pubblica aperta a tutti i soggetti interessati.
A farsi portavoce di questa preoccupazione sono le organizzazioni sindacali nazionali di settore Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, che lamentano un approccio ritenuto poco attento alle ricadute socioeconomiche e occupazionali che le ulteriori restrizioni potrebbero determinare sulle lavoratrici, sui lavoratori e sull’intera filiera tabacchicola.
Anche Fai Cisl Umbria, Flai Cgil Umbria e Uila Uil Umbria, insieme ai circa 200 lavoratori e lavoratrici della Deltafina di Bastia Umbra, si sono riuniti nella giornata di lunedì per manifestare la propria preoccupazione rispetto al percorso di revisione delle direttive europee sul tabacco. Al centro delle osservazioni vi è il fatto che le valutazioni preliminari della Commissione non appaiono pienamente coerenti con i principi del sistema di “Better Regulation”, poiché risultano focalizzate prevalentemente sugli aspetti sanitari, senza una sufficiente analisi degli effetti che le nuove misure potrebbero avere sull’occupazione, sulle condizioni di lavoro e sui sistemi di protezione sociale.
Si tratta di una questione particolarmente rilevante per l’Umbria, dove l’intera filiera tabacchicola, dalla coltivazione alla trasformazione, coinvolge complessivamente circa 9.500 lavoratrici e lavoratori. Per questo motivo le organizzazioni sindacali invitano tutti gli addetti del settore a partecipare alla consultazione pubblica promossa dalla Commissione europea, contribuendo a rappresentare le istanze e le specificità del comparto.
Fai Cisl Umbria, Flai Cgil Umbria e Uila Uil Umbria chiedono inoltre la massima attenzione da parte delle istituzioni regionali e nazionali su un tema che interessa migliaia di famiglie e una filiera strategica per il territorio. A tal fine, annunciano l’avvio di un confronto con i soggetti istituzionali competenti, che saranno coinvolti nei prossimi giorni per approfondire gli effetti delle proposte in discussione e individuare possibili azioni di tutela del lavoro e dell’occupazione.