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Autore: Redazione

Chiude il Convitto Onaosi di Perugia, minori senza più alloggio

I membri del Comitato di indirizzo della Fondazione Onaosi, nonché membri dell’associazione ‘Caduceo-ex allievi Onaosi’ esprimono “incredulità e preoccupazione” per la decisione di chiudere il Convitto Onaosi Perugia, comunicata dal presidente uscente, dottor Amedeo Bianco, alle famiglie degli ospiti minorenni

“Esprimiamo profonda incredulità e preoccupazione per la decisione, comunicata dal presidente uscente, dottor Amedeo Bianco, alle famiglie degli ospiti della Sezione Convitto del Collegio della Sapienza di Perugia dell’Onaosi, tutti minorenni, relativa alla soppressione della sezione del Convitto a decorrere dalla conclusione dell’anno scolastico 2025-2026” affermano i sette membri del Comitato di indirizzo della Fondazione Onaosi, nonché componenti dell’associazione Caduceo-ex allievi Onaosi, Marina Onorato, Vittorio Scalercio, Vincenzo Murgolo, Carmine Mellone, Cosimo Gambardella, Giovanni Luca e Valeria D’Alessandro.

“La comunicazione è stata data personalmente dal presidente Bianco, alle famiglie, il 5 giugno scorso – spiegano – e riguarda la permanenza nel Convitto dei minori, alcuni dei quali in condizioni di particolare fragilità familiare e sociale”.

“Tale servizio rappresenta uno degli strumenti più qualificanti della missione storica della Fondazione – proseguono i rappresentanti della Caduceo –. Rileviamo con rammarico che una decisione, di tale rilevanza strategica, sociale e istituzionale non è stata preventivamente sottoposta alla discussione e alla valutazione degli organi di governance competenti, né risulta essere stata oggetto di un percorso partecipato che consentisse un’adeguata valutazione delle conseguenze sui minori assistiti e sulle loro famiglie. Particolare perplessità suscita il fatto che tale iniziativa sia stata assunta a poche settimane dal rinnovo degli organi della Fondazione, determinando effetti potenzialmente irreversibili su un servizio che costituisce una componente identitaria dell’Onaosi fin dalla sua istituzione. Possiamo definirla, con assoluta certezza, la vera mission dell’Onaosi che viene azzerata con una decisione inaccettabile nella forma e nella sostanza”.

“L’Onaosi ha infatti la potenzialità economica ed organizzativa – spiegano dalla Caduceo –, oltre che la indiscussa esperienza altamente qualificata, per assicurare ai minorenni, seppur poco numerosi ma molto impegnativi sul fronte educativo, e agli universitari un percorso formativo ed un supporto personale che permetta la crescita e la maturazione dei ragazzi che vengono ad essa affidati. Pertanto tale decisione non trova alcuna giustificazione oggettiva e tantomeno a favore degli interessati. Gli stessi genitori, infatti, nella lettera inviata al presidente ed ai membri del Cda e Cdi, esprimono forte preoccupazione per una decisione che interromperebbe bruscamente il ‘cammino’ che i ragazzi hanno intrapreso, con ottimi risultati, durante questi anni di permanenza nel Convitto. I genitori non si sentono affatto tutelati dalle ‘soluzioni alternative individuali su misura’, seppur con il contributo economico e sociale dell’Ente, proposte dal presidente durante la riunione che annunciava loro la chiusura imminente del Convitto”.

“Il criterio della ridotta numerosità degli ospiti – ritengono i rappresentanti della Caduceo – non può, da solo, giustificare la soppressione di un presidio educativo e assistenziale destinato a minori in condizioni di bisogno. Al contrario, la limitata presenza dei ragazzi, negli ultimi anni, è indubbiamente anche riconducibile alla carenza di adeguata attività di informazione e promozione, da parte dell’Onaosi, alle famiglie dei sanitari contribuenti e potenzialmente beneficiari”. Gli esponenti della Caduceo ex allievi Onaosi chiedono pertanto “l’immediata sospensione di ogni procedura finalizzata alla chiusura della Sezione Convitto; la convocazione urgente degli organi statutari competenti per una discussione trasparente della questione; la presentazione di una relazione tecnica, economica e sociale che motivi la decisione assunta; l’elaborazione di un piano di rilancio e valorizzazione del servizio convittuale, comprensivo di specifiche attività di comunicazione e orientamento rivolte alle famiglie dei sanitari”.

“La tutela dei minori assistiti e il rispetto della missione istituzionale della Fondazione – sottolineano gli esponenti della Caduceo – devono rappresentare il criterio guida di ogni scelta organizzativa. Decisioni di questa portata non possono essere adottate senza un adeguato coinvolgimento degli organi di indirizzo e senza una preventiva valutazione dell’interesse superiore dei beneficiari. Ci impegneremo affinché siano garantiti trasparenza amministrativa, rispetto delle procedure statutarie, piena tutela dei diritti dei minori affidati alle cure della Fondazione”.

Terni, Confartigianato: avevamo ragione, nessun risparmio accertato da “Cantiere Comune”

Il progetto “Cantiere Comune” nel 2025 è stato voluto sulla base di proclami politici privi di qualsiasi supporto tecnico-economico, in contrasto con principi di trasparenza e buona amministrazione. Questo il risultato contenuto nel documento ufficiale, portato in Consiglio comunale, elaborato dalla IV Commissione Consiliare di Garanzia e Controllo. Risultanze che confermano quanto sostenuto da Confartigianato Terni a proposito del progetto di internalizzare le asfaltature.

Eppure nella scorsa estate gli allora amministratori comunali avevano attaccato duramente l’associazione di categoria.

“Confartigianato Terni – rivendica l’associazione – stava semplicemente svolgendo il proprio ruolo istituzionale a tutela delle imprese associate. Avevamo sollevato precise riserve tecniche sulla scelta di internalizzare le asfaltature tramite l’acquisto di mezzi e l’assunzione di operai. Sostenevamo che quell’operazione non fosse sufficientemente giustificata e che i risparmi propagandati fossero privi di fondamenta e lontani dalle reali dinamiche di mercato. La questione, del tutto pubblica, non è contestabile e può essere facilmente riscontrata dai comunicati e dalle dichiarazioni di quell’increscioso passaggio del confronto pubblico cittadino”.

Nell’estate del 2025 gli allora amministratori comunali, tramite conferenze stampa appositamente convocate e altri canali ufficiali, avevano alimentato un’altra narrazione. Durante quegli incontri pubblici, i vertici politici del Comune sostenevano infatti l’esistenza di risparmi strabilianti nell’esecuzione diretta dei lavori rispetto ai costi previsti dai prezzari regionali applicati agli appalti privati, indicando un abbattimento della spesa dal 75% al 55%.

“Tale massiccio risparmio – rivendica Confartigianato alla luce del documento della IV Commissione – è rimasto tuttavia una illusione propagandistica e un’astrazione scollegata dalla realtà: la Commissione ha infatti accertato che non è emersa l’esistenza di alcuna valutazione tecnico-economica formalizzata e messa per iscritto che attestasse la convenienza del modello adottato dal Comune”.

Sulla stessa linea, gli amministratori comunali dell’epoca dichiaravano pubblicamente che l’acquisto dei nuovi macchinari per l’asfaltatura avrebbe consentito di avviare, in totale autonomia e tramite l’impiego esclusivo degli operai comunali, il completo rifacimento delle strade cittadine. Il documento della Commissione dice altro: a fronte di una quota minima di metri quadrati asfaltati internamente (principalmente circoscritti a Via delle Cinque Strade), la stragrande maggioranza della superficie stradale — quantificabile in ben 70.000 metri quadrati — è stata comunque affidata a ditte private esterne tra il 2025 e il 2026. Questo è avvenuto precisamente perché i proclami politici si scontravano con le regole del mercato e le reali capacità operative del settore comunale.

La Commissione nel recente documento ufficiale ha qualificato quelle scelte come una “decisione di natura eminentemente politico-organizzativa, non accompagnata da un adeguato supporto analitico”. È emerso con chiarezza che l’amministrazione ha proceduto senza lo studio preliminare di convenienza, che rappresenta un onere preciso per giustificare la deroga al mercato esterno.

“Il modello ‘autarchico’ del Cantiere Comune, almeno nel modo e nelle finalità con le quali è stato presentato dagli allora amministratori al pubblico – evidenzia Confartigianato Terni – non risponde al vero; infatti, risulta che i grandi interventi strutturali hanno continuano a essere gestiti tramite appalti (e non poteva essere diversamente), mentre i mezzi acquistati dal Comune sono stati utilizzati per interventi limitati o sono rimasti inoperosi per lunghi periodi”.

“Chiediamo che l’Amministrazione comunale – scrive l’associazione – prenda atto della realtà dei numeri e faccia un atto di verità, cessando di alimentare, anche indirettamente, una narrazione smentita dai propri stessi uffici tecnici. Non volendo né oggi, né allora inserirci in un dibattito politico, certamente legittimo tra maggioranza e opposizioni – conclude l’associazione – riconosciamo e ringraziamo quanti nel mondo politico hanno ascoltato e approfondito le nostre osservazioni tecniche, mentre prendiamo atto con rammarico che quelle nostre stesse affermazioni, che oggi vengono acclarate dalle risultanze, ci hanno visto pressoché soli nel mondo economico cittadino a sostenere questo confronto con gli allora amministratori, che ci rivolgevano accuse ingiuste quanto infondate”.

(immagine di repertorio)

Gepafin, il Cda che accompagna il confermato presidente Campagna

Carmelo Campagna è stato confermato dalla Regione Umbria alla guida della partecipata regionale Gepafin, per il terzo mandato. Una scelta “convinta” e nel segno della “continuità” da parte della presidente Stefania Proietti. Presenti all’Assemblea, oltre alla presidente Proietti, il presidente Campagna, i dirigenti di Gepafin e i rappresentanti delle società e degli istituti di credito soci, anche Francesco De Rebotti, assessore regionale allo sviluppo economico.

“La decisione di confermare alla presidenza Carmelo Campagna – ha affermato Proietti – deriva dall’aver lavorato insieme un anno e mezzo e aver visto la capacità di Gepafin di evolvere, pur nelle difficoltà congiunturali e pur nelle sfide che abbiamo già posto al nuovo Cda come socio di riferimento”.

“Il nostro – ha commentato Carmelo Campagna – è un lavoro di squadra fatto con il Consiglio di amministrazione, le strutture interne e quelle della Regione con l’obiettivo di supportare i nostri territori e le nostre imprese con gli strumenti della programmazione comunitaria. È una giornata di bilanci, perché abbiamo approvato anche il consuntivo 2025 che si è chiuso positivamente, e anche un momento per mettere dei tasselli e piantare dei semi che dovranno poi germogliare nei prossimi mesi. Siamo intermediario vigilato 106 del Testo unico bancario con 10 banche socie, seguiamo i trend di innovazione tecnologica per far sì che anche i costi, l’efficienza, la possibilità di scaricare quello che serve sul territorio siano adeguati e in linea con quello che in questo momento il mercato richiede”.

Il Cda

Proietti ha anche indicato gli altri nomi dei membri in quota alla Regione Umbria, che comporranno il nuovo Consiglio di amministrazione di Gepafin: le consigliere Giada Fantini, confermata dal precedente Cda, e, come nuova entrata, la giovane Francesca Fossatelli. Nominativi frutto anche delle candidature giunte a seguito dello specifico avviso pubblico voluto dalla Regione per designare i tre componenti di sua spettanza per il prossimo triennio. I consiglieri espressione dei soci (Intesa San Paolo, Banco Desio, Sviluppumbria, Banca Centro Toscana Umbria, Unicredit, Bcc di Spello e del Velino, Banca di Anghiari e Stia, Bnl Bnp Paribas, Cassa di risparmio di Orvieto, Monte dei Paschi di Siena, Sinloc) sono invece Luca Silla (vicepresidente) e Gabriele Cecconi. “Come di competenza della Regione – ha proseguito Proietti –, abbiamo fatto anche altre due nomine, entrambe al femminile: Giada Fantini, anch’essa in continuità dopo aver visto il positivo impatto cha ha avuto all’interno di Gepafin grazie alle sue grandi competenze legali; Francesca Fossatelli una giovane umbra emergente nel panorama internazionale, un talento riconosciuto all’estero e troppo poco nel nostro Paese e che abbiamo richiamato per contribuire a questo nostro strategico strumento di politica economica”.

Nel 2025, Gepafin ha operato in un contesto economico umbro caratterizzato da una qualità del credito elevata, con un tasso di deterioramento per le famiglie rimasto stabile allo 0,8%, e una continua crescita dei depositi bancari. In questo scenario, Gepafin ha confermato il proprio ruolo strategico di intermediario tra le esigenze del territorio e il sistema bancario, gestendo in particolare gli strumenti finanziari del Pr Fesr 2021-2027 per un valore complessivo di 141 milioni di euro. L’attività operativa si è concentrata sull’erogazione di prestiti e garanzie attraverso diversi bandi che hanno visto una dotazione finanziaria iniziale di 40,5 milioni di euro. Tra le principali iniziative figurano: i fondi Prestiti (large, medium, small) destinati a micro, piccole e medie imprese per investimenti produttivi, con tassi agevolati e possibilità di remissione del debito fino al 50%; il fondo Ricerca e il fondo Turismo che mirano rispettivamente a sostenere progetti di innovazione industriale e la riqualificazione della ricettività alberghiera; fondo Fly 2024 dedicato alle start-up ammesse ai contributi dell’avviso Travel. Al termine del periodo di presentazione delle domande, Gepafin ha registrato un fabbisogno finanziario superiore alle risorse disponibili, con richieste per circa 60 milioni di euro a fronte di una dotazione di 35,5 milioni di eruo. Al momento della redazione della relazione sulla gestione del bilancio 2025, erano state erogate 178 operazioni per un totale di oltre 23 milioni di euro.

Gepafin ha inoltre proseguito con determinazione il suo percorso di trasformazione digitale focalizzandosi su tre pilastri. Innanzitutto la digitalizzazione dei processi: il nuovo portale per i bandi, gestito internamente e integrato con i dati della Camera di commercio, ha permesso di automatizzare le istruttorie e ridurre i rischi operativi. Poi la piattaforma Fintech, testata per la compensazione multilaterale di debiti e crediti commerciali, che permette alle imprese di estinguere le reciproche posizioni senza ricorso a liquidità esterna. Nel 2025 sono state simulate compensazioni su un volume di 300 milioni di euro. Il Digital Twin economico-finanziario, progetto per creare una rappresentazione digitale dinamica dell’ecosistema economico regionale per supportare decisioni basate sui dati e analisi predittive. Gepafin punta inoltre all’integrazione di chatbot di intelligenza artificiale (Agenti LLM) per facilitare l’analisi dei dati complessi attraverso il linguaggio naturale.

Un punto di rilievo è l’accordo con Eni Plenitude, volto a favorire la transizione energetica delle imprese umbre tramite il modello dell’Energy Performance Contract (EPC). Questo meccanismo consente alle aziende di installare impianti fotovoltaici senza investimenti iniziali, ripagando l’intervento attraverso i risparmi generati in bolletta. Gepafin interviene rilasciando garanzie per mitigare il rischio finanziario dell’operazione.

Il 22 giugno molte di queste progettualità saranno tra i temi dell’incontro tra la Commissione nazionale della Conferenza delle Regioni presieduta dal vicepresidente della Regione Umbria Tommaso Bori e la Commissione nazionale di Anfir (Associazione nazionale finanziarie regionali) sulla digitalizzazione presieduta dalla dottoressa Cecilia Moretti, “due guide umbre – ha concluso il presidente Campagna – che, a livello nazionale, che innestano un ragionamento sull’innovazione digitale e sull’intelligenza artificiale che potrà dare un importante un ritorno alle nostre attività”.

Aree interne, ok alla convenzione tra Regione e gli 8 Comuni della Media Valle

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore con delega alle Aree interne, Simona Meloni, ha approvato lo schema di Convenzione tra Regione Umbria e Comune di Todi, soggetto capofila dell’Area interna Media Valle del Tevere, per l’attuazione della Strategia d’Area 2021-2027 denominata “Reti di comunità: il paesaggio come legame tra benessere e cura”.

La Strategia interessa otto Comuni: Todi, Collazzone, Fratta Todina, Monte Castello di Vibio, Acquasparta, Avigliano Umbro, Montecastrilli e San Gemini e rappresenta uno degli interventi più significativi della programmazione regionale dedicata alle aree interne. La dotazione complessiva è pari a 11.779.500 euro, di cui 5.483.500 euro a valere sul PR FESR 2021-2027, 2.296.000 euro sul PR FSE+ 2021-2027 e 4 milioni di euro di risorse nazionali destinate ai servizi di cittadinanza, sanità, istruzione e mobilità.

“Con questo atto – dichiara l’assessore regionale Simona Meloni – diamo pieno avvio alla fase attuativa di una strategia che nasce da un lavoro di coprogettazione con i territori e che mette al centro le comunità. La Media Valle del Tevere è un’area ricca di identità, paesaggio, patrimonio storico, culturale e ambientale, ma anche attraversata da fragilità che vanno affrontate con strumenti concreti: spopolamento, invecchiamento della popolazione, necessità di rafforzare i servizi, collegamenti, opportunità formative e occupazionali. La Regione ha scelto di investire sulle aree interne non come territori marginali, ma come luoghi strategici per costruire un nuovo modello di sviluppo fondato su qualità della vita, prossimità e coesione”.

Gli assi principali della Strategia riguardano la creazione di un sistema integrato di spazi e attività sociali, culturali e ambientali; il rafforzamento dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari; il collegamento tra istruzione, formazione e occupazione; il miglioramento della mobilità e dell’accessibilità interna; il supporto tecnico e amministrativo agli enti coinvolti nella fase di attuazione”.

“Il cuore della Strategia – prosegue Meloni – è il legame tra benessere e cura, letto attraverso il paesaggio e le reti di comunità. Significa rigenerare spazi pubblici, valorizzare luoghi della cultura e dell’ambiente, sostenere l’invecchiamento attivo, promuovere l’incontro tra generazioni, rafforzare i servizi per le persone più fragili, migliorare l’accessibilità e creare nuove opportunità per giovani, famiglie e imprese. Vogliamo che vivere in questi territori sia una scelta possibile, sostenibile e attrattiva”.

Particolare attenzione sarà riservata alla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale dell’area, fortemente caratterizzato dalla presenza del fiume Tevere, dalla rete dei borghi, dai paesaggi rurali, dalle vie storiche e dalla Ferrovia Centrale Umbra, intesi come elementi di connessione territoriale e come infrastrutture materiali e immateriali su cui costruire nuovi servizi di cittadinanza, turismo sostenibile e sviluppo locale”.

“Le aree interne – conclude l’assessore – sono una priorità della nostra azione di governo. In Umbria abbiamo destinato oltre 52 milioni di euro dei Programmi regionali FESR e FSE+ allo sviluppo di questi territori, perché crediamo che la competitività regionale passi anche dalla capacità di tenere insieme piccoli comuni, servizi, paesaggio, lavoro, inclusione e innovazione. La Strategia della Media Valle del Tevere va esattamente in questa direzione: trasformare le fragilità in opportunità e costruire comunità più forti, più connesse e più capaci di guardare al futuro”.

Industria dei Trasporti, Flavio Cecchetti nuovo presidente

L’Assemblea della Sezione Industria dei Trasporti di Confindustria Umbria ha eletto presidente Flavio Cecchetti (azienda Susa). Vicepresidente è Alessio Cinfrignini, direttore Umbria mobilità esercizio di Busitalia. L’Assemblea, che si è svolta nella sede di Confindustria Umbria a Perugia, ha eletto anche i componenti del Consiglio direttivo: Filippo Arcidiacono, Nizzi; Stefano Asciutti, Asciutti; Leonardo Baccarelli, Socobit; Catia Brozzi, Ths Group; Maurizio Buini, Delta Service; Federico Ciotti, Ciotti Luciano; Domenico Di Biagi, Di Biagi Costantino; Francesco Fioretti, Gruppo FS – Mercitalia Shunting & Terminal; Guido Gioia, Sulga; Francesco Giorgini Bernardini, Guido Bernardini; Riccardo Morelli, Morelli Logistica & Servizi; Valentino Serafini, SRF; Umberto Solimeno, Sase; Maurizio Tosti, Tracem; Giovanni Troiani, Autoservizi Troiani e Michele Volpicella, Gruppo FS – RFI Rete Ferroviaria Italiana. Per il prossimo biennio resta inoltre confermato, quale rappresentante della Piccola Industria per la Sezione Trasporti, Giovanni Ferretti dell’azienda F.lli Ferretti. Faranno parte del Consiglio direttivo anche il past president Romeo Leorsini, Leorsini Romeo e C.; Gianfranco Buini, Delta Service; Amelia Italiano, Trenitalia.

Aprendo i lavori, il presidente uscente Romeo Leorsini, giunto al termine del proprio mandato, ha ringraziato i componenti del Consiglio direttivo uscente per il lavoro svolto insieme negli ultimi quattro anni: “Sono stati quattro anni in cui abbiamo costruito un percorso di maggiore conoscenza tra gli associati della nostra Sezione, approfondendo anche i servizi associativi, sia quelli esistenti sia quelli nuovi in corso di attivazione, che sono a disposizione delle imprese. Le relazioni positive che abbiamo stretto continueranno certamente a consolidarsi e a dare frutti anche negli anni a venire”.

Il neo presidente Flavio Cecchetti ha ringraziato l’Assemblea per la fiducia accordata e ha sottolineato l’importanza di proseguire il lavoro della Sezione con un forte spirito di collaborazione tra le imprese. “Assumo questo incarico – ha detto – con senso di responsabilità e con la volontà di contribuire, insieme al vicepresidente e a tutto il Consiglio direttivo, a rafforzare il ruolo della Sezione Trasporti all’interno di Confindustria Umbria. Il nostro comparto rappresenta un elemento essenziale per la competitività del sistema produttivo regionale e per la continuità delle filiere industriali e distributive. Lo scenario internazionale ci impone oggi un’attenzione ancora maggiore: le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, stanno incidendo sui mercati energetici e sui costi operativi delle imprese, con effetti pesanti sull’equilibrio economico del settore. Per questo sarà fondamentale fare sistema, mantenere alta l’interlocuzione con le istituzioni e lavorare su priorità concrete: infrastrutture, logistica, mobilità, sostenibilità, innovazione e valorizzazione delle competenze. I trasporti – ha concluso – non sono solo un servizio per le imprese, ma una vera infrastruttura strategica per lo sviluppo e la tenuta economica del territorio”.

Nidi, i sindacati chiedono un confronto operativo al Comune di Foligno

UIL FP, FP CGIL e USB chiedono al Comune di Foligno di aprire immediatamente un confronto operativo sulla situazione dei nidi comunali e si dichiarano disponibili a valutare la sospensione per una settimana dell’astensione dal lavoro straordinario e dalle prestazioni eccedenti il normale orario individuale, se l’Ente formulerà una richiesta formale finalizzata a trovare soluzioni concrete.

La presa di posizione arriva dopo la comunicazione della Commissione di Garanzia che, esaminata la proclamazione dell’iniziativa sindacale, ha confermato la piena legittimità dello sciopero e ha invitato le parti a individuare, in spirito di reciproca collaborazione, le migliori soluzioni possibili per tutelare lavoratrici, bambini e famiglie e ridurre al minimo i disagi all’utenza.

“È esattamente ciò che chiediamo anche noi”, affermano i sindacati.

Secondo UIL FP, FP CGIL e USB, il Comune ha invece scelto fin dall’inizio la strada della contestazione, diffidando il 4 giugno le organizzazioni sindacali a revocare l’iniziativa o a rimodularla sulla base di una presunta illegittimità che la Commissione di Garanzia non ha rilevato. “Quella diffida non poteva essere accolta. Non si può diffidare il sindacato a revocare un’iniziativa legittimamente proclamata sulla base di una interpretazione errata dell’Amministrazione”.

Le sigle sindacali rivendicano di aver tenuto una linea responsabile fin dall’inizio, dando immediata disponibilità a valutare un differimento di 48 ore dell’iniziativa, finalizzato a cercare soluzioni concrete e non a rinviare ancora il problema.

Le Organizzazioni sindacali hanno saputo della scelta di tagliare il servizio “solo dopo i genitori e hanno subito invitato il Comune ad aprire un confronto operativo per individuare soluzioni condivise e meno penalizzanti”. Ma, chiariscono i sindacati, “l’Amministrazione ha continuato dritta per la propria strada, mantenendo la chiusura generalizzata dei nidi alle ore 13:45 e alimentando un muro contro muro che non aiuta nessuno”.

“Risulta inoltre che neppure alle famiglie siano state realmente offerte soluzioni alternative. Si è semplicemente comunicata una riduzione del servizio, scaricando il disagio su genitori e bambini”.

UIL FP, FP CGIL e USB ribadiscono che la sicurezza dei bambini è e resta prioritaria e che nessuno l’ha mai messa in discussione. Ma proprio per questo, sostengono, il servizio deve essere organizzato con personale sufficiente, sostituzioni tempestive, continuità educativa e programmazione adeguata.

Le organizzazioni sindacali, proprio per ridurre tensioni e incomprensioni, incontreranno anche i genitori per spiegare con chiarezza la situazione, ascoltare le difficoltà delle famiglie e valutare insieme ogni possibile iniziativa utile a tutelare bambini, famiglie, educatrici e qualità del servizio.

“Invitiamo il Comune a un dialogo vero, dando seguito all’invito della Commissione di Garanzia: cercare soluzioni, non alimentare il conflitto”.

UIL FP, FP CGIL e USB confermano quindi la disponibilità a un confronto immediato e aggiungono: “Se il Comune convoca subito le organizzazioni sindacali e la RSU per un confronto vero, concreto e finalizzato a trovare soluzioni reali, siamo pronti a valutare la sospensione dell’iniziativa per una settimana, qualora l’Ente lo chieda formalmente. Non possiamo però modificare da soli una proclamazione già trasmessa alla Commissione di Garanzia, né possiamo rimodularla sulla base di diffide che si sono rivelate immotivate”.

“Noi – concludono i sindacati – siamo pronti al confronto. Chiediamo anche al Comune di fare la propria parte”.

Ritorno “alle origini” del Festival dei Due Mondi, Confartigianato accoglie l’appello del direttore Cipriani

Confartigianato Imprese Umbria accoglie con estremo favoremprese Umbria “si impegnerà con convinzione, insieme ai propri associati, ad essere attore proattivo del Festival e a sostenere la manifestazione, diffondendone il suo forte valore”.

E’ quanto scrive l’associazione, accogliendo “con estremo favore” la lettera aperta del direttore artistico del Festival dei Due Mondi Daniele Cipriani.

Come affermato anche nel recente incontro organizzato dal direttore Cipriani con le forze economiche, a cui la nostra Confartigianato ha preso parte con alcuni suoi associati, l’associazione condivide profondamente “la visione di tornare ‘alle radici'”.

Ed è proprio per dare concretezza ed operatività a questa nostra convinzione che Confartigianato ha organizzato due iniziative nell’ambito del Festival dei Due Mondi.ù

La prima è una mostra delle produzioni orafe locali (spoletine ed umbre) e di altre realtà produttive orafe (Vicenza e Arezzo), che si svolgerà presso la Sala degli Ori, in via Aurelio Saffi 18 a Spoleto, in quella che è stata da sempre la sede degli orafi di Confartigianato.
La seconda è un convegno, patrocinato dal Comune di Spoleto, previsto per il giorno 3 luglio nel pomeriggio presso la Sala dello Spagna (Sede Comunale), dal titolo “L’anima del Fare: l’artigianato artistico tra identità, mercato e futuro”.

“Entrambi gli eventi – scrive Confartigianato – rappresentano la volontà della nostra Associazione di promuovere, all’interno del Festival che tanto ha dato e darà alla città di Spoleto, una vera e propria osmosi tra tradizione e innovazione, in un comparto, quello dell’artigianato artistico, che rappresenta per la realtà cittadina ma anche italiana una radice storica di enorme valore”.

Identità Golose, il “racconto dell’Umbria a tavola attraverso sette chef

I prodotti della sua straordinaria biodiversità. Ma anche la declinazione a tavola, attraverso l’esperienza di sette chef. Così l’Umbria si presenta a Milano a Identità Golose 2026, manifestazione che rappresenta il principale punto d’incontro internazionale per l’alta cucina e la pasticceria d’autore, e quest’anno esplora il tema “Identità Future”.

“Per lungo tempo questo patrimonio si è raccontato soprattutto attraverso una cucina di tradizione, fondata sulla centralità del prodotto, sulla memoria familiare e sul sapere contadino” ricorda l’assessora regionale all’Agricoltura e al Turismo, Simona Meloni. “Oggi – sottolinea – accanto a questa eredità, sta emergendo una nuova scena gastronomica fatta di cuochi che hanno maturato esperienze in Italia e all’estero e che hanno scelto di sviluppare in Umbria una ricerca personale, contemporanea e profondamente legata al territorio”. “La presenza a Identità Golose – prosegue – nasce proprio dalla volontà di raccontare questa evoluzione: una regione che continua a custodire il proprio patrimonio agroalimentare ma che, allo stesso tempo, lo interpreta con linguaggi nuovi, costruendo un dialogo tra agricoltura, sostenibilità, ricerca, creatività e cultura gastronomica”.

Partner strategici del progetto, insieme a Regione Umbria, sono Camera di Commercio e il Parco 3A – Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria, soggetto regionale impegnato nella tutela, certificazione e valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità.

La collaborazione con Identità Golose nasce dunque con l’obiettivo di portare all’attenzione del pubblico nazionale non soltanto i prodotti più conosciuti, ma anche quelle realtà produttive meno visibili che contribuiscono a mantenere viva la biodiversità regionale e il presidio delle aree rurali. Un dialogo diretto tra agricoltura e alta cucina che assume anche un importante valore culturale, sociale e turistico, sostenendo il lavoro dei produttori e rafforzando il legame tra qualità, territorio e sviluppo locale.

A rappresentare questa nuova fase della gastronomia umbra sono sette chef selezionati da Identità Golose, che, attraverso esperienze e sensibilità differenti, condividono una visione comune: considerare il territorio come una materia viva da interpretare, valorizzando stagionalità, prodotti identitari e relazioni con il mondo agricolo.

I sette chef

Emanuele Mazzella, guida i ristoranti Cedri e Osteria del Borgo presso Borgo dei Conti Resort. La sua cucina si distingue per eleganza, precisione tecnica e valorizzazione delle filiere agricole e pastorali umbre, con una particolare attenzione alla stagionalità e alla qualità delle materie prime.

Andrea Impero, chef di Elementi Fine Dining all’interno di Borgobrufa Spa Resort, sviluppa una proposta gastronomica che mette in dialogo tecnica, ricerca e leggerezza. Il suo lavoro rilegge il patrimonio locale attraverso una visione contemporanea e internazionale, mantenendo forte il legame con l’identità regionale.

Serena Sebastiani, alla guida della cucina di Tenuta Borgo Santa Cecilia nei pressi di Gubbio, costruisce una proposta fortemente radicata nel paesaggio umbro, valorizzando erbe spontanee, orti, selvaggina, bosco e prodotti stagionali in una narrazione autentica e attuale del territorio.

Giulio Gigli, chef del ristorante UNE a Capodacqua di Foligno, è tra le figure più interessanti della nuova cucina italiana. La sua ricerca parte spesso dal mondo vegetale, dalle microstagionalità e dalle produzioni spontanee per dare vita a una cucina identitaria, innovativa e profondamente connessa al territorio.

Vittorio Ottavi, con il progetto Ottavi Mare a Bevagna, propone una lettura originale del panorama gastronomico regionale, creando un dialogo tra cultura marina e sensibilità territoriale. Una cucina che unisce mare e campagna attraverso equilibrio, precisione e una forte identità personale.

Anna Rita Simoncini, alla guida de I Sette Consoli di Orvieto, rappresenta uno dei riferimenti storici della ristorazione umbra. La sua cucina costituisce un ponte tra memoria gastronomica e contemporaneità, valorizzando il patrimonio locale con misura, profondità e rigore.

Ronald Bukri, chef e co-fondatore di Coro a Orvieto, sviluppa una proposta essenziale e contemporanea che intreccia influenze internazionali, innovazione e memoria gastronomica, mantenendo il prodotto e il gusto al centro della propria ricerca.

Lavori in galleria per tutta l’estate sul Raccordo, le modifiche alla viabilità

Anas ha comunicato il cronoprogramma dei lavori e le conseguenti modifiche alla viabilità sul Raccordo autostradale “Perugia Bettolle” per i lavori di risanamento e ammodernamento degli impianti tecnologici della galleria “Madonna Alta”, tra gli svincoli di San Faustino e Madonna Alta.

Si tratta dell’ultima galleria, nel tratto tangenziale all’area urbana di Perugia, che deve essere oggetto degli interventi di adeguamento obbligatori, previsti dal Decreto Legislativo 264/06.

Anas ha infatti già completato negli anni scorsi i lavori di ammodernamento delle gallerie “Volumni” e “Prepo”, mentre lo scorso febbraio sono iniziati i lavori nella galleria “Pallotta”, che si svolgono attualmente in orario notturno.

L’intervento nella galleria “Madonna Alta”, per un investimento di 23,5 milioni di euro, riguarda il risanamento della calotta, la realizzazione di opere idrauliche e la realizzazione degli impianti tecnologici e di sicurezza: rifacimento dell’impianto elettrico, realizzazione di nuovi impianti di illuminazione, antincendio con rilevamento automatico, smaltimento acque e liquidi pericolosi. Sarà poi installato un impianto di videosorveglianza, segnaletica luminosa e colonnine SOS con collegamento telefonico e pannelli a messaggio variabile per fornire indicazioni in tempo reale agli automobilisti in caso di emergenza. I nuovi impianti e i sistemi di sicurezza saranno collegati e monitorati in tempo reale, 24 ore su 24, dalla Sala Operativa dell’Anas.


Dal 10 giugno al 1° luglio 2026

  • Galleria Pallotta: chiusura della carreggiata in direzione Bettolle solo in orario notturno dalle 21:00 alle 6:00 con uscita obbligatoria allo svincolo di Piscille e rientro allo svincolo di Prepo (come configurazione attuale);Dal 2 luglio al 12 luglio 2026
  • Galleria Madonna Alta: prosegue chiusura della carreggiata in direzione Ponte San Giovanni/E45 con transito regolato a doppio senso di marcia in carreggiata opposta e chiusura della rampa di ingresso in direzione Ponte San Giovanni dello svincolo di Madonna Alta (orario continuato h24);
  • Galleria Pallotta: lavori sospesi e galleria aperta anche in orario notturno, per agevolare il traffico durante tutto il periodo del festival Umbria Jazz;

Dal 13 luglio al 13 agosto 2026

  • Galleria Madonna Alta: prosegue chiusura della carreggiata in direzione Ponte San Giovanni/E45 con transito regolato a doppio senso di marcia in carreggiata opposta e chiusura della rampa di ingresso in direzione Ponte San Giovanni dello svincolo di Madonna Alta (orario continuato h24);

Dal 14 agosto al 30 agosto 2026

  • Galleria Pallotta: chiusura della carreggiata in direzione Bettolle con transito regolato a doppio senso di marcia in carreggiata opposta e chiusura della rampa di ingresso in direzione Bettolle dello svincolo di Piscille (orario continuato h24);

La burocrazia inutile costa 10,4 milioni l’anno alle imprese umbre

Dalle autocertificazioni ricorrenti emerge un costo medio di circa 115 euro l’anno per impresa: moltiplicato per le 90.231 aziende registrate in Umbria, il peso supera i 10 milioni annui, con 424mila pratiche e 52mila giornate-uomo. Una riduzione degli oneri tra il 25% e il 35% libererebbe da 2,6 a oltre 3,6 milioni di euro l’anno; nel medio periodo, con la piena interoperabilità delle banche dati pubbliche, la quota legata alla richiesta ripetuta di informazioni già disponibili potrebbe essere portata fino all’azzeramento. La Camera di Commercio rilancia Registro Imprese, Cassetto digitale, SUAP, interoperabilità dei dati e Punto Impresa Digitale per trasformare semplificazione, transizione digitale e transizione ecologica in leve di competitività.

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Per un’impresa, il tempo perso a ripetere dati che la pubblica amministrazione possiede già non è un dettaglio: è competitività sottratta. Semplificare non significa abbassare i controlli, ma renderli più intelligenti, rapidi e sicuri. La Camera di Commercio dell’Umbria è impegnata sulle due grandi transizioni, digitale ed ecologica, perché sono leve decisive per rafforzare il sistema produttivo regionale. Registro Imprese, Cassetto digitale, SUAP, interoperabilità dei dati e Punto Impresa Digitale servono a liberare energie, ridurre costi inutili e aiutare le aziende a investire meglio tempo, tecnologie e risorse”.

La burocrazia è una tassa sul tempo. Chiede alle imprese di fermarsi, compilare, allegare, ripetere. E spesso di dichiarare ancora una volta ciò che la pubblica amministrazione potrebbe già verificare. Per un sistema produttivo come quello umbro, fatto soprattutto di micro, piccole e medie imprese, non è un fastidio marginale: è un costo che cade su titolari, collaboratori, addetti amministrativi e studi professionali.

Secondo l’indagine di Unioncamere, InfoCamere e Fondazione Promo PA, le dieci autocertificazioni più diffuse generano in Italia 27,5 milioni di pratiche, 3,4 milioni di giornate-uomo e 673,9 milioni di euro di costo annuo. Dividendo questo onere per lo stock nazionale delle imprese registrate, emerge un carico medio di circa 115 euro l’anno per impresa, quasi 4,7 pratiche e poco più di mezza giornata lavorativa spesa in attività amministrative a basso valore aggiunto.

È da qui che nasce il conto umbro. Moltiplicando quel costo medio per le 90.231 imprese registrate in regione, il risultato è un onere di circa 10,4 milioni di euro l’anno per le autocertificazioni ricorrenti. In termini di tempo, significa oltre 424mila pratiche e 52mila giornate-uomo. Non è l’intero costo della burocrazia, che sarebbe molto più alto. È la parte più documentata e aggredibile: quella fatta di procedure ripetitive che digitalizzazione e scambio automatico dei dati possono ridurre.

La domanda decisiva è quanto di questo costo possa essere recuperato. I 10,4 milioni non spariscono da un giorno all’altro, ma una quota rilevante può essere compressa se le amministrazioni smettono di chiedere ciò che possono controllare direttamente. Una riduzione del 25% degli oneri su questo perimetro libererebbe per le imprese umbre circa 2,6 milioni di euro l’anno; un taglio del 35%, indicato per le piccole e medie imprese, porterebbe il beneficio potenziale oltre 3,6 milioni. In prospettiva, nel medio periodo l’intera cifra di 10,4 milioni di euro potrebbe essere azzerata.

In Umbria l’impatto è più pesante perché il tessuto produttivo resta diffuso e meno strutturato della media nazionale. La dimensione media delle imprese regionali è salita a 3,7 addetti per azienda, ma resta sotto il dato italiano, pari a 4,3, e sotto quello del Centro, pari a 4,5. Anche la forma giuridica conferma il quadro: le società di capitali sono il 24,9% delle imprese attive umbre, contro il 29,3% nazionale. In una media o grande azienda l’adempimento viene assorbito da uffici interni. In una microimpresa entra nella giornata del titolare, di un familiare, di pochi dipendenti o del consulente esterno. Non sottrae solo denaro: sottrae attenzione a clienti, ordini, produzione, investimenti.

La semplificazione, quindi, non è un capitolo tecnico. È politica economica. Un modulo online non basta se obbliga l’imprenditore a reinserire dati già presenti nel Registro Imprese, negli archivi fiscali, previdenziali o assicurativi. La vera svolta è il principio del dato una volta sola: informazioni certificate alla fonte, banche dati che dialogano, controlli automatici e procedure uniformi. La PDND (Piattaforma Digitale Nazionale Dati) nasce per questo, ma l’indagine nazionale segnala che solo il 17% delle imprese la conosce.

Qui il ruolo della Camera di Commercio dell’Umbria diventa centrale. La transizione digitale e quella ecologica sono al centro dell’azione camerale, come accompagnamento concreto. Il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) è il riferimento nei rapporti con le amministrazioni; il SSU (Sistema informatico degli Sportelli Unici) trasferisce dati tra SUAP ed enti terzi; il Cassetto digitale dell’imprenditore, attraverso impresa.italia.it, consente di consultare visure, bilanci, atti, fascicolo d’impresa e stato delle pratiche. Il PID (Punto Impresa Digitale) aggiunge assessment, formazione, check cyber, mentoring e voucher per trasformare il digitale in organizzazione e sicurezza.

Il nodo è proprio questo: semplificare significa anche aiutare le imprese a usare meglio la tecnologia. Nel 2025 in Umbria hanno investito nel digitale 52.577 imprese attive, pari al 67,6% del totale, contro il 71,8% italiano. Per allinearsi alla media nazionale servirebbero circa 3.500 imprese in più. E il ritardo diventa più netto quando si misura l’intensità degli investimenti, cioè la capacità di collegare tecnologie, processi interni, competenze, sostenibilità e mercato.

Il Registro Imprese, nato nel 1996, resta il perno di questa infrastruttura. Non è soltanto l’anagrafe ufficiale delle aziende italiane: è la base dati certificata su operatori, assetti, responsabilità e documenti. Per questo Unioncamere stima che, dal 1996 al 2025, il Registro abbia generato a livello nazionale un valore complessivo tra 34 e 41 miliardi di euro: benefici diretti per circa 10 miliardi, più esternalità positive tra 16 e 24 miliardi dalla riduzione dei costi di transazione. Circa 7 miliardi di euro sono, invece, gli investimenti sostenuti nello stesso periodo per costruire e far evolvere questa infrastruttura.

Per le aziende umbre, il conto annuo da oltre 10 milioni l’anno non è una cifra da esibire. È la misura di una battaglia concreta: meno duplicazioni, meno attese, meno carta travestita da digitale. Più dati condivisi, più accompagnamento, più tempo restituito all’economia reale. In una regione che deve rendere più solide le proprie imprese, ridurre la burocrazia ripetitiva non è un favore al sistema produttivo. È una delle condizioni per farlo competere.