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Autore: Redazione

La Regione investe 3,6 milioni per trattenere in Umbria i ricercatori

La Regione Umbria investe oltre 3,6 milioni di euro per sostenere la formazione di una nuova generazione di ricercatori. Elemento qualificante è che i dottorandi che vinceranno il bando in Umbria avranno, grazie alla Regione, una borsa di studio superiore del 40% rispetto al valore ministeriale.      
     La Giunta regionale ha infatti approvato i criteri per il finanziamento dei dottorati di ricerca del XLII ciclo (anno accademico 2026/2027), nell’ambito del programma regionale Fondo sociale europeo plus (FSE+) 2021-2027 – asse Istruzione e formazione.
     L’intervento consentirà l’attivazione di 38 borse di dottorato, in aggiunta a quelle sovvenzionate dal Ministero nelle disponibilità dell’Università, con un finanziamento complessivo di 3.654.191,72 euro, per rafforzare il sistema regionale della ricerca e dell’innovazione, con particolare attenzione alla ricerca applicata, favorendo lo sviluppo di competenze altamente qualificate e la competitività del territorio.
     “Con questo stanziamento significativo – dichiara la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti – la Giunta conferma il proprio impegno strategico verso i giovani meritevoli e per il rafforzamento dell’ecosistema regionale della ricerca e dell’innovazione. Intendiamo offrire ai giovani talenti e ai ricercatori condizioni concrete per sviluppare competenze avanzate, contribuendo così alla competitività e alla modernizzazione del nostro territorio. In Umbria vogliamo valorizzare il merito e rendere la ricerca sempre più attrattiva, garantendo ai dottorandi un sostegno economico tra i più elevati a livello nazionale. Ai giovani ricercatori diciamo: la regione Umbria crede in voi, nel vostro talento, per questo vi garantisce uno stipendio dignitoso. Sostenere la formazione dottorale con maggiori risorse che arriveranno direttamente ai dottorandi significa investire nel futuro dell’Umbria, nella sua capacità di attrarre investimenti, innovare e affrontare con successo le sfide globali, significa ‘innestare’ anche nel sistema delle piccole e medie imprese umbre la possibilità di avvalersi dei progetti di ricerca applicata portati avanti dai nostri giovani più meritevoli”.
     L’iniziativa punta a rendere ancora più attrattivo il sistema umbro della ricerca, valorizzando il capitale umano e sostenendo percorsi di alta formazione strettamente collegati ai processi di innovazione. Particolare attenzione sarà riservata ai poli regionali dell’innovazione, alle tecnologie della piattaforma STEP e all’intelligenza artificiale applicata ai processi formativi, produttivi e del mercato del lavoro, nonché alle strategie di transizione digitale ed ecologica.
     Le borse garantiranno ai dottorandi un sostegno economico di circa 1.650 euro netti al mese, un livello di sostegno che rende l’Umbria una delle realtà più attrattive per chi sceglie di intraprendere un percorso di ricerca, contribuendo a rafforzare l’attrattività dei percorsi di dottorato. L’importo mensile lordo sarà di 1.868,14 euro, elevabile fino a 2.802,21 euro per un massimo di sei mesi di attività di ricerca all’estero.     
L’intervento sarà attuato attraverso un avviso di manifestazione d’interesse rivolto alle università pubbliche e agli istituti di Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) con sede in Umbria, con i quali la Regione stipulerà specifici accordi. Le risorse saranno ripartite garantendo almeno una borsa di dottorato per ciascun soggetto ammesso al finanziamento e almeno due borse complessivamente per ciascuna delle due province umbre; le restanti saranno assegnate in proporzione al numero dei laureati e alle richieste presentate. Saranno poi gli atenei e gli istituti beneficiari a pubblicare i bandi e a selezionare i dottorandi.

I numeri da record di Umbria Jazz, lo sguardo già a Uj Winter

L’edizione 2026 di Umbria Jazz segna un nuovo record, con oltre 46.000 biglietti venduti e più di 3 milioni di euro al botteghino.
Per dieci giorni Perugia è stata abitata da centinaia di musicisti, da migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo, da artisti di generazioni diverse, da giovani, famiglie, studenti e professionisti che hanno condiviso gli stessi spazi, le stesse piazze, gli stessi teatri. Un’edizione che sabato sera ha offerto un altro grande momento, con il grande concerto di Zucchero, all’Arena Santa Giuliana.

I numeri dell’edizione 2026

Questi i numeri presentati nella conferenza stampa al termine della manifestazione.

Oltre 46.000 biglietti venduti, oltre 3 milioni al botteghino, superando il precedente record di 42.035 e 2,38 milioni di euro del 2024 con un incremento del 26%. 500 musicisti e 80 band per una media di 28 appuntamenti al giorno per 10 giorni. Tutti sold out i 29 appuntamenti a pagamento al Teatro Morlacchi e alla Sala Podiani (entrambe + 38% incasso). Partecipazione altissima per i quasi 160 eventi gratuiti a tutte le ore del giorno. Oltre 10.000 persone hanno partecipato gratuitamente al concerto di anteprima con Serena Brancale. Il servizio di trasporto pubblico, con il Minimetro (stimate 160 mila validazioni), le navette integrative e il coordinamento della Protezione Civile, ha garantito la gestione dei flussi di pubblico, contribuendo alla riduzione del traffico verso l’acropoli e assicurando la mobilità anche nelle fasce serali.

La qualità della proposta

L’edizione appena conclusa ha confermato l’equilibrio che da sempre rappresenta la cifra distintiva del festival: il grande jazz internazionale, le sue genealogie laterali, le musiche nere americane, il pop colto, il soul, il gospel, le contaminazioni. Un festival pervaso da una eleganza essenziale, dove possono convivere mondi vocali lontani e vitali come Cécile McLorin Salvant, Annie & the Caldwells e Laurie Anderson con le sue sperimentazioni e l’impegno civile; il pianismo colto e innovativo di Jason Moran e la saggezza di più vite di Charles Lloyd; le figure più carismatiche della musica che condividono lo spirito del jazz: da Sting a Zucchero e Gilberto Gil passando da Snarky Puppy e la Metropol Orkest (prima volta in Italia), Kingfish e Elvis Costello. Il Festival ancora una volta mostra la libertà di non consegnarsi mai a un’unica emozione. I concerti gratuiti hanno restituito il centro storico alla sua vocazione di spazio pubblico con una programmazione a rotazione largamente apprezzata, animati dalla grinta di Jontè Mayon, erede della tradizione black americana, o dal calore blues di Alan Harris, uno degli ultimi grandi crooner jazz americani, e da decine di altri grandi musicisti che tornano a Perugia con regolarità oppure dopo anni, scegliendo Umbria Jazz come luogo speciale del proprio percorso artistico. Le proposte più raccolte della Podiani hanno fatto ascoltare artisti originali come Ethan Iverson, Brandee Younger, Immanuel Wilkins, Kris Davis, appena eletta Pianista dell’Anno Downbeat 2026. Le Berklee Clinics, il Conad Jazz Contest, le produzioni originali, i club, i teatri, le piazze e le jam session notturne hanno trasformato Perugia in una città che vive di musica a ogni ora del giorno.

Tutto questo si traduce in valore culturale. Immagini, incontri e applausi raccontano perché il festival continua a crescere ed essere riconosciuto nel mondo: la capacità di creare appartenenza e comunità. Per molti musicisti esibirsi a Umbria Jazz significa entrare in una storia condivisa, ritrovando un pubblico competente e curioso, una città che ascolta e accoglie, un festival capace di custodire la propria identità rinnovandosi continuamente. Una comunità che cresce con la musica, come accade per gli oltre 700 bambini che hanno partecipato per 9 giorni ai laboratori e alle iniziative di UJ4Kids con le loro famiglie, per i 220 studenti del Berklee at UJ Clinics, un progetto unico che ha consentito negli anni a decine di studenti di accedere alla formazione superiore, costruendo a Perugia la propria identità di musicista.
Tra le novità di questa edizione, il ritorno “in house” della produzione e della gestione del merchandising, con il lancio di una nuova linea premium destinata a entrare stabilmente in catalogo e a essere commercializzata durante tutto l’anno. Durante il Festival i prodotti hanno registrato performance di vendita particolarmente positive nei tre punti vendita del centro storico e all’Arena Santa Giuliana, confermando l’elevato interesse del pubblico. Grande successo per la t-shirt manifesto con l’opera di Dario Fo La danza degli Zanni, per la collezione vintage e per la Limited Edition, esaurita in poche ore.

Le parole dei big saliti sul palco

“Umbria Jazz è uno dei festival più importanti. Da cinquantatre anni porta qui le forme più varie di espressione musicale, dai jazzisti americani ai bossa-novisti brasiliani, fino agli artisti pop e la musica popolare proveniente da varie parti del mondo. Questo è Umbria Jazz. Questa l’eredità e l’importanza di Carlo Pagnotta, il suo grande ideatore” ha detto Gilberto Gil.

Terence Blanchard: “Essere qui a Perugia è un onore. Qui ho incontrato Miles Davis: è stato il momento più importante della mia vita. Tornare dove ho suonato, insegnato e costruito amicizie è qualcosa di profondamente importante per me. Bisogna custodire momenti così”.

“Sognavo di venire qui da una vita. Essere finalmente a Perugia è un’emozione immensa”, Annie & The Caldwells

Bill Frisell: “Ho ascoltato musica incredibile in questo luogo. A Perugia e a Orvieto ho vissuto alcuni dei ricordi musicali più belli della mia vita. Sono grato di poter tornare ancora”.
Gilsons: “Abbiamo una memoria affettiva legata a Umbria Jazz. Fin da bambini ascoltiamo i racconti su Umbria Jazz e indossiamo le magliette che nostro padre portava a casa dal festival. Per noi questo palco è un tempio della musica e dei festival europei”.
Gianni Coscia: “A Umbria Jazz sono sempre tornato con la stessa emozione: questo festival continua a mettermi una soggezione enorme ed ho anche un piccolo primato: finora non ho mai trovato nessuno più vecchio di me”.

Ferdinandi: un festival che educa all’incontro

“Ogni anno – ha detto la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi – Umbria Jazz riesce a compiere quello che sembra un piccolo miracolo: rinnovarsi senza perdere la propria identità. È il frutto della visione artistica di Carlo Pagnotta e del lavoro di una squadra straordinaria che continua a guardare con attenzione alla contemporaneità, mantenendo il festival vivo, innovativo e sempre capace di sorprendere”.

La sindaca ha ricordato i grandi eventi, come il concerto di Zucchero. Ma anche “la gioia dei più piccoli, con oltre settecento bambini protagonisti di Umbria Jazz Kids nei Giardini Carducci”.

“Umbria Jazz – ha sottolineato – è un festival che educa all’incontro, alla contaminazione culturale, all’ascolto reciproco. In un tempo segnato da conflitti e divisioni, investire nella musica e nelle nuove generazioni significa affermare con forza che la diversità è una ricchezza e che il linguaggio universale della musica può diventare uno straordinario strumento di pace. Questo è anche un messaggio profondamente politico, nel senso più alto del termine. Per questo desidero esprimere la gratitudine dell’intera città a tutte le persone che rendono possibile questo evento. Grazie alla presidente Stefania Proietti, al presidente della Fondazione Umbria Jazz Stefano Mazzoni, a Carlo Pagnotta, a tutta la struttura organizzativa e a tutto il Consiglio d’Amministrazione. Un ringraziamento particolare va a Luca Gatti, componente del Consiglio di amministrazione in rappresentanza del Comune di Perugia, a Daniele Cesaretti, a tutti i lavoratori e ai volontari che, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono ogni giorno alla riuscita di questo straordinario festival”.

“Un grazie speciale – ha concluso – va anche alla città di Perugia. Umbria Jazz è possibile perché esiste una comunità che sa accogliere. Per dieci giorni Perugia apre le proprie piazze, le proprie strade e i propri luoghi della cultura, mettendo in campo professionalità, competenze e una straordinaria capacità organizzativa”.

Come amministrazione comunale continueremo a fare la nostra parte, investendo risorse, servizi e organizzazione. Ringrazio la Protezione civile comunale e tutti i volontari impegnati in questi giorni, così come tutte le donne e gli uomini che hanno lavorato per garantire sicurezza, accoglienza e servizi. Un investimento importante è stato dedicato anche alla mobilità, con il potenziamento dei collegamenti e del trasporto pubblico notturno, che ha consentito a migliaia di persone di vivere il festival in serenità anche nelle serate di maggiore affluenza.

Il nostro impegno è quello di continuare a crescere, anno dopo anno, provando sempre ad andare oltre. Perché il prestigio di Umbria Jazz rappresenta una responsabilità per tutta la città: non è soltanto un grande evento culturale, ma un modello di qualità, di organizzazione e di visione che deve ispirare ogni ambito della vita pubblica.

Umbria Jazz Winter

Con la chiusura dell’edizione 2026 lo sguardo è già rivolto al prossimo appuntamento. Dal 30 dicembre 2026 al 3 gennaio 2027 Orvieto ospiterà una nuova edizione di Umbria Jazz Winter, appuntamento che rinnova la tradizione di accompagnare il passaggio al nuovo anno con la musica, portando lo spirito di Umbria Jazz in uno dei luoghi più affascinanti dell’Umbria. Tra gli ospiti d’eccezione Brad Mehldau, John Pizzarelli Trio (tributo a Tony Bennett per il Centenario) e Eric Alexander and Vincent Herring Super Quintet con Lewis Nash.

(notizia in aggiornamento)

Spettacoli, quel primato dell’Umbria che muove poca economia

L’Umbria si conferma nel 2025 la regione italiana con il maggior numero di spettacoli in rapporto alla popolazione. Il Rapporto SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) 2026 (relativo all’anno 2025) ne registra 78,3 ogni mille abitanti, quasi 22 in più rispetto alla media nazionale, ferma a 56,7. La densità dell’offerta umbra è superiore di circa il 38% al dato italiano.

Alle sue spalle si collocano Friuli-Venezia Giulia, con 76,4 spettacoli ogni mille abitanti, Lazio con 73,8, Valle d’Aosta con 73,6 e Marche con 69,2. In fondo alla graduatoria si trovano Molise, con 21,7, Calabria con 27,1, Campania con 37,9, Trentino-Alto Adige con 38,6 e Sicilia con 45,1.

In valori assoluti, gli appuntamenti umbri sono passati dai 67.297 del 2024 ai 66.710 del 2025: 587 in meno, pari allo 0,9%. È una contrazione sostanzialmente in linea con quella nazionale, dove gli spettacoli sono scesi da 3.370.090 a 3.343.656, il 0,78% in meno. Solo cinque regioni aumentano il numero degli eventi: Sicilia, Basilicata, Campania, Calabria e Sardegna. Le diminuzioni più marcate riguardano invece Liguria e Valle d’Aosta.

Il perimetro della rilevazione della SIA, comprende cinema, teatro, concerti, mostre, discoteche e sale da ballo, parchi e attrazioni viaggianti, fiere e spettacoli sportivi.

Una presenza che raggiunge anche i piccoli comuni

Il primato umbro – viene rilevato nell’elaborazione effettuata dalla Camera di commercio dell’Umbria – non dipende dai numeri assoluti, inevitabilmente condizionati dalla dimensione demografica, ma dalla distribuzione territoriale dell’offerta. La SIAE colloca l’Umbria tra le poche regioni nelle quali il numero dei comuni con almeno uno spettacolo ha mostrato stabilità o una lieve crescita.

Il risultato assume maggiore peso in un anno nel quale la rete nazionale si è ristretta. I comuni attivi italiani, infatti, a differenza dell’Umbria sono passati da 6.740 a 6.629; sono diminuiti anche i locali e gli organizzatori (cosa invece non avvenuta in Umbria). Con quest’ultimo termine la SIAE indica il soggetto responsabile dell’evento: può essere un’impresa, un’associazione, una fondazione, un ente pubblico, una pro loco o anche una persona fisica.

La continuità territoriale distingue l’Umbria dalle regioni nelle quali la programmazione tende a concentrarsi nei capoluoghi e nei grandi poli. Qui lo spettacolo resta presente anche nei centri minori, sostenuto da teatri, festival, associazioni, amministrazioni locali e strutture private.

Il quadro regionale si è intanto arricchito della legge regionale 18 maggio 2026, n. 8, “Norme in materia di cultura e imprese culturali e creative”. Il testo riconosce alle imprese culturali e creative un ruolo strategico nella valorizzazione del patrimonio e nello sviluppo del territorio, introducendo strumenti di programmazione e sostegno. I dati SIAE costituiscono così una base concreta per misurare la fase attuativa: l’Umbria parte da una rete di spettacoli molto diffusa, ma da una dinamica della spesa che nel 2025 ha perso terreno.

La spesa cambia segno

Se l’offerta conserva il primato, la spesa segue una traiettoria diversa. Nel 2025 il pubblico ha speso in Umbria 45,17 milioni di euro, quasi un milione in meno rispetto all’anno precedente. La riduzione è del 2,2%, mentre in Italia la spesa complessiva sale del 7%, fino a 4,3 miliardi.

L’Umbria è l’unica regione del Centro in arretramento. Le Marche crescono del 6,2%, il Lazio del 5,3% e la Toscana del 2%. Nella graduatoria nazionale per andamento della spesa, la regione si colloca al diciassettesimo posto.

Il dettaglio dei comparti mostra un sistema della spesa a due velocità. Crescono le fiere del 17,2%, le mostre del 15,3%, il teatro del 7,9%, il cinema del 5,1%, lo sport del 2,2% e i parchi e le attrazioni viaggianti dell’1,9%. Calano invece i concerti, del 5,8%, e soprattutto le discoteche e sale da ballo, dell’11,7%.

Sono proprio questi due comparti a determinare il risultato complessivo: le discoteche perdono circa 1,84 milioni di euro, i concerti oltre mezzo milione. Gli aumenti registrati negli altri settori non riescono a compensare la flessione.

Molte presenze, un valore medio più basso

Nel linguaggio statistico della SIAE gli spettatori sono presenze (una stessa persona, nell’arco dell’anno, può partecipare a più eventi).

Nel 2025 in Umbria sono state registrate 3.569.146 presenze, a fronte di circa 852 mila residenti, equivalenti a 4,2 ingressi per abitante. Il dato comprende anche turisti, visitatori provenienti da altre regioni e persone presenti a più spettacoli.

La spesa media è stata di 12,66 euro per presenza, contro i 16,99 euro nazionali. L’Umbria è quindicesima tra le venti regioni e si colloca il 25,5%, sotto la media italiana. Nel Centro il Lazio raggiunge 19,02 euro, la Toscana 15,79 e le Marche 12,93.

Rapportando la spesa all’intera popolazione, il risultato in Umbria è di 53,02 euro per abitante, contro 72,96 euro in Italia. La regione occupa il dodicesimo posto nazionale ed è ultima nel Centro.

Il dato suggerisce una struttura dell’offerta caratterizzata da prezzi e dimensioni mediamente più contenuti rispetto alle regioni che concentrano grandi concerti, manifestazioni sportive e produzioni ad alto incasso. Non misura, tuttavia, l’intera ricaduta economica generata dagli eventi su alberghi, ristorazione, commercio, trasporti e altri servizi.

Jazz e classica guidano l’identità regionale

La musica resta il comparto nel quale l’Umbria presenta il profilo più riconoscibile. Nel jazz registra la spesa media per spettatore più alta d’Italia, pari a 37,89 euro, e il maggiore introito medio per spettacolo, superiore a 11 mila euro.

Il Rapporto collega il risultato alla forza di Umbria Jazz, con 161 spettacoli, e indica Perugia tra le principali città italiane del settore, con circa 29 mila ingressi. La presenza si estende anche alla stagione invernale con Umbria Jazz Winter, a Orvieto, uno degli appuntamenti citati dalla SIAE nel calendario natalizio nazionale.

Nella musica classica l’Umbria raggiunge un altro primato: il 57% dei comuni ospita almeno un appuntamento, la quota più alta riportata tra le regioni italiane. La candidatura al patrimonio mondiale dell’Unesco, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, del sistema dei teatri condominiali all’italiana coinvolge, inoltre, strutture umbre insieme a quelle di Marche ed Emilia-Romagna.

Il commento del presidente Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il primato dell’Umbria non nasce da pochi eventi eccezionali, ma da una presenza dello spettacolo che raggiunge una parte molto ampia del territorio. È un vantaggio raro, perché alimenta partecipazione, attrattività e qualità della vita anche fuori dai centri maggiori. Il dato sulla spesa, però, invita a non fermarsi alla graduatoria: organizzare molti appuntamenti non basta se imprese, operatori e comunità locali non riescono a trattenere una quota maggiore del valore prodotto. La legge regionale n. 8 del 18 maggio 2026, che riconosce e sostiene le imprese culturali e creative, offre ora un quadro nuovo per consolidare questa rete e darle maggiore continuità. La Camera di Commercio è pronta a fare la sua parte, insieme alle istituzioni, al sistema delle imprese e al mondo degli eventi. L’Umbria dispone già di marchi internazionali e di un patrimonio diffuso: la sfida è trasformare questa ricchezza culturale in lavoro, investimenti e ricadute più stabili per i territori”.

Federmanager Perugia, Francesco Paradisi succede ad Alessandro Castagnino

Francesco Paradisi (già CFO del Gruppo Sitem per quasi vent’anni) succede ad Alessandro Castagnino alla guida di Federmanager Perugia. Paradisi è stato eletto all’unanimità dal Consiglio direttivo, su proposta del vice presidente Giuseppe Chiari.

“Questa nomina mi onora profondamente e ringrazio il Consiglio Direttivo per la fiducia – commenta Paradisi -. Il nostro obiettivo per il futuro è chiaro: sviluppare nuove iniziative, eventi di spessore e convegni mirati. Tra questi, nei prossimi mesi, daremo priorità assoluta a un evento dedicato alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro, un tema che considero centrale e imprescindibile sia per la figura del dirigente che per tutti i lavoratori”. Il neo-nominato ha poi delineato la strategia di radicamento sul territorio della sigla dei manager industriali: “Lavoreremo per essere capillarmente presenti sul territorio, intensificando gli incontri con i nostri associati. Essere vicini ai colleghi è l’unico modo per intercettarne i loro reali fabbisogni e comprenderne le sfide quotidiane. Vogliamo far crescere la nostra base associativa, ma vogliamo farlo puntando sulla qualità delle risposte che daremo ai manager, che rappresentano il motore trainante delle aziende del nostro territorio”.

Le nuove linee strategiche

Il Consiglio direttivo ha già definitole scadenze a breve termine e i temi strategici dei prossimi mesi di Federmanager Perugia, che rappresenta ed assiste dirigenti industriali e quadri apicali a livello provinciale. Salute e Sicurezza sul lavoro: in perfetto coordinamento con le linee guida nazionali, Federmanager Perugia organizzerà nei prossimi mesi un convegno dedicato a questo tema, pilastro centrale sia per la figura del dirigente che per la tutela di tutti i lavoratori. Sviluppo associativo e prossimità: verranno calendarizzati nuovi eventi mirati per essere capillarmente vicini agli iscritti sul territorio e offrire servizi sempre più innovativi. Rapporti istituzionali: sarà potenziato il dialogo e lo sviluppo dei rapporti con gli enti locali e le istituzioni del territorio. Carta dei servizi (sinergia territorio-nazionale): il Consiglio sta elaborando la propria Carta dei Servizi a livello territoriale in sinergia con quanto promosso a livello nazionale. Il progetto punta a incrementare sensibilmente la qualità e la quantità dei servizi erogati, attraverso una collaborazione sinergica e strutturata tra la sede centrale e le realtà locali. Federmanager Perugia continuerà, quindi, a gestire direttamente e capillarmente le prestazioni di prossimità, come l’assistenza sindacale, l’assistenza nelle pratiche relative alla Previdenza Integrativa (Previndai) e il supporto operativo nelle pratiche di rimborso spese sanitarie legate alla convenzione FASI ecc., avvalendosi delle competenze della Federazione, nell’ambito più ampio della consulenza previdenziale, della mappatura e della successiva certificazione delle competenze, oltre al supporto in altre aree

I nuovi organismi

Federmanager Perugia ha completato così il proprio percorso di rinnovamento, iniziato con l’Assemblea ordinaria tenutasi una ventina di giorni fa, occasione durante la quale ha dato le sue dimissioni Alessandro Castagnino, presidente in carica dal 2024, che ha quindi lasciato il mandato anticipatamente dopo due anni di attività, rispetto ai tre della durata dell’incarico, per motivi familiari. Per questo, i nuovi eletti resteranno in carica per un anno, sino alla scadenza naturale di tutta la consiliatura nel 2027. Di seguito la composizione del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori di Federmanager Perugia: Francesco Paradisi (Presidente), Giuseppe Chiari (vicepresidente), Daniela Farinelli (Tesoriera). Consiglieri: Anna Anchino, Maurizio Beati, Mauro Fagioli, Carlo Felici, Stefano Laurenti, Stefano Maria Perelli, Renato Perovich, Giorgio Ragni Calzuola, Vincenzo Rossi, Alessio Ruffinelli, Nagien Sabbaghian. Revisori: Alberto Bartolini, Valerio Cao, Antonio De Angelis, Massimo Menconi (Presidente dei revisori).

Nuova ondata di calore sull’Umbria, le indicazioni per i fragili e i limiti ai lavori all’aperto

Nuova fase di ondata di calore anche in Umbria, con temperature elevate soprattutto nelle aree interne e nei centri urbani. Il bollettino del sistema nazionale per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore segnala per Perugia il passaggio al livello 2 per le giornate dell’8 e del 9 luglio, con temperature alle ore 14 previste fino a 33-34 gradi e temperatura massima percepita fino a 34 gradi. Le previsioni disponibili indicano nei prossimi giorni valori massimi intorno ai 32-34 gradi a Perugia e fino a 35-37 gradi a Terni.

“La nuova ondata di calore richiede prudenza, attenzione e responsabilità da parte di tutti – dichiara la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. Il caldo estremo è un fattore di rischio per la salute, in particolare per anziani, bambini, persone con patologie croniche, persone non autosufficienti, cittadini che vivono soli e lavoratrici e lavoratori esposti al sole. La Regione, insieme al sistema sanitario, ai comuni e alla protezione civile, mantiene alta l’attenzione e invita tutti a seguire le raccomandazioni ufficiali”.

Le indicazioni per le persone più fragili

Il Centro funzionale regionale segnala condizioni prevalentemente stabili e temperature massime in aumento nella giornata del 9 luglio.
“Chiediamo ai cittadini di evitare l’esposizione nelle ore più calde, di bere regolarmente, di controllare le persone più fragili e di rivolgersi al medico o ai servizi sanitari in caso di sintomi sospetti – prosegue la presidente Proietti. La prevenzione è la misura più efficace: piccoli comportamenti quotidiani possono evitare conseguenze serie, dai colpi di calore alla disidratazione”.La Regione ricorda che sono particolarmente esposti al rischio gli anziani sopra i 65 anni, i neonati e i bambini, le persone con obesità o malattie croniche, in particolare cardiovascolari, chi assume farmaci che possono interferire con la termoregolazione o con la percezione del calore, le persone non autosufficienti e quelle che vivono in condizioni di isolamento.

Il lavoro all’aperto

Particolare attenzione riguarda anche il lavoro all’aperto. È in vigore l’ordinanza della presidente della Giunta regionale 11 giugno 2026, n. 3, contingibile e urgente in materia di igiene e sanità pubblica, adottata per prevenire i rischi da esposizione prolungata al sole. Il provvedimento, efficace fino al 15 settembre 2026 dispone il divieto di lavoro dalle ore 12:30 alle ore 16:00 nelle aree e nei giorni in cui la piattaforma Worklimate segnala rischio “ALTO” per lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa alle ore 12.
Il divieto riguarda il settore agricolo e florovivaistico, i cantieri edili all’aperto, le cave e la logistica limitatamente ai piazzali destinati in via esclusiva e permanente al deposito merci, con esclusione delle pertinenze dei magazzini coperti. Per le consegne tramite mezzi a pedalata anche assistita, l’ordinanza prevede che il rischio calore sia inserito nei parametri di calcolo dei tempi di consegna e delle distanze massime di percorrenza, anche intervenendo sugli algoritmi delle piattaforme digitali, senza conseguenze negative sul piano salariale o reputazionale.
“Sul lavoro la sicurezza viene prima – sottolinea la presidente. Nessuna attività produttiva può essere organizzata ignorando gli effetti del caldo estremo. Le imprese devono programmare turni, pause, ombreggiamento, idratazione e misure di protezione coerenti con la valutazione del rischio. È un dovere giuridico, ma soprattutto un dovere di civiltà verso chi lavora”.
L’ordinanza raccomanda inoltre ai Comuni di valutare deroghe temporanee ai regolamenti locali sulle emissioni acustiche, previa verifica delle condizioni contingenti, per consentire lo svolgimento delle attività lavorative nelle fasce orarie più fresche.
“La collaborazione tra istituzioni, Comuni, aziende sanitarie, parti sociali, imprese e cittadini è decisiva – conclude Proietti. L’Umbria affronta questa fase con strumenti di prevenzione, informazione e tutela. A tutti chiediamo attenzione, proteggere le persone più esposte significa proteggere l’intera comunità”.

Agricoltura, dalla Regione pubblicato l’avviso di 9 milioni per l’insediamento dei giovani

La Regione Umbria ha approvato il nuovo Avviso pubblico relativo all’intervento SRE01 “Insediamento Giovani Agricoltori”, previsto dal CSR Umbria 2023-2027, con una dotazione finanziaria complessiva di 9 milioni di euro a valere sul Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale.

Il bando, pubblicato sul BUR mercoledì 8 luglio, sostiene il primo insediamento di giovani imprenditori agricoli alla guida di un’azienda, favorendo l’avvio di nuove attività, la realizzazione di investimenti, l’innovazione produttiva, la sostenibilità ambientale ed economica e la diversificazione delle imprese agricole. Le domande potranno essere presentate, tramite il portale SIAN, entro le ore 24 del 24 agosto 2026.

Il sostegno è concesso sotto forma di premio pari a 70mila euro per ciascun giovane agricoltore insediato, scelta che conferma l’incremento di 20mila euro rispetto al passato introdotto dall’assessore regionale alle Politiche agricole, Simona Meloni, dal precedente avviso. Il giovane beneficiario deve perfezionare l’insediamento attraverso gli adempimenti e le iscrizioni presso la Camera di Commercio (al momento della domanda è sufficiente l’istanza di iscrizione) e mantenere per 7 anni dalla concessione dell’aiuto la conduzione dell’azienda in qualità di capo azienda, oltre all’iscrizione previdenziale come IAP o Coltivatore diretto.

“Con questo bando – dichiara l’assessore Simona Meloni – mettiamo a disposizione uno strumento concreto per accompagnare una nuova generazione di agricoltori umbri. L’agricoltura è reddito, lavoro, presidio sociale, tutela del paesaggio e futuro delle aree interne. Per questo vogliamo aiutare i giovani che scelgono di investire nella terra con un sostegno che gli consenta l’avvio di un’attività che possa svilupparsi e radicarsi nel territorio in maniera agile, semplificata e stabile”.

L’intervento nasce per rispondere a una delle principali criticità del comparto agricolo: l’età media elevata degli imprenditori agricoli, superiore ai 57 anni anche nel contesto umbro. L’obiettivo è attrarre giovani nel settore, favorire il passaggio generazionale e sostenere idee imprenditoriali capaci di rendere le aziende più moderne, competitive e resilienti.

Possono partecipare i giovani agricoltori di età compresa tra 18 anni compiuti e 41 anni non compiuti alla data di presentazione della domanda, che si insediano per la prima volta in un’impresa agricola in qualità di capo azienda.Per accedere all’aiuto è necessario presentare un Piano Aziendale per lo sviluppo dell’attività agricola. Il Piano dovrà prevedere azioni e investimenti per un importo minimo pari al premio, quindi almeno 70mila euro, e dovrà essere avviato entro 9 mesi dalla notifica della concessione del sostegno e concluso entro 24 mesi, salvo eventuali proroghe concesse dalla Regione.

“Vogliamo premiare – prosegue Meloni – le imprese che guardano avanti: quelle che investono in innovazione, biologico, qualità, sostenibilità, aggregazione e servizi per le comunità locali. L’Umbria ha bisogno di giovani agricoltori capaci di custodire la nostra biodiversità, ma anche di parlare ai mercati, anche esteri, usare nuove tecnologie, costruire filiere più forti e creare lavoro nelle zone rurali e montane”.

Il bando prevede criteri di selezione che valorizzano la formazione e l’esperienza dei giovani, la presenza femminile, gli investimenti in digitalizzazione, il miglioramento delle performance ambientali, la prevenzione del rischio, le finalità sociali, la coerenza con i principali settori produttivi agricoli dell’Umbria, l’adesione al biologico o alla produzione integrata, i sistemi di qualità, le forme di aggregazione e la localizzazione in aree svantaggiate.

Per informazioni e chiarimenti è possibile fare riferimento alla pagina del CSR Umbria 2023-2027 sul sito istituzionale della Regione Umbria e inviare quesiti all’indirizzo sezione-giovani@regione.umbria.it. Le risposte di interesse generale saranno pubblicate sotto forma di FAQ.

“Questo Avviso – conclude l’assessore Meloni – è un investimento sulla permanenza, sul lavoro e sulla qualità della vita nelle nostre campagne. Ai giovani diciamo: la Regione c’è e lo sta dimostrando. Tra vecchia e nuova programmazione, infatti, sono stati messi in campo oltre 24 milioni di euro per il ricambio generazionale in agricoltura, ai quali si aggiunge il nuovo Avviso da 9 milioni di euro per l’insediamento dei giovani agricoltori”.

I tre vantaggi competitivi del concludere la Tre Valli Umbre

Completare, finalmente, la strada statale 685 Tre Valli Umbre. Questo il messaggio che arriva dal Consiglio comunale aperto convocato dal Comune di Spoleto. Un collegamento strategico tra la E45, il territorio Spoleto e quello della Valnerina, nel cuore del cratere del sisma.

“Il primo vantaggio competitivo di tale prospettiva – ha detto l’assessore regionale Francesco De Rebotti – è che essa costituirebbe il definitivo completamento di un’opera, non la realizzazione di una nuova, da progettare, finanziare, realizzare. Il vantaggio connesso a tale condizione è stato particolarmente sottolineato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al quale, insieme alla presidente Proietti, siamo andati a presentare a ottobre scorso la nostra proposta di Contratto di Programma 2026/2030 sulle priorità di investimento infrastrutturale in Umbria. Lo si è fatto anche in virtù delle premesse avanzate dal Ministero, quello della limitatezza delle risorse per gli investimenti infrastrutturali nei prossimi anni che sconta, come sappiamo tutti, anche dell’impatto pesante previsionale del costo dell’opera su cui il Ministero stesso ha posto la priorità, il Ponte sullo Stretto. Ecco perché – prosegue – da tempo sottolineiamo come finire la Tre Valli sarebbe la conclusione di uno sforzo già fatto in maniera significativa. Terminare l’opera è un’opzione strategica necessaria per porre in essere il collegamento tra l’arteria viaria principale a scorrimento del centro Italia e le aree interne dello spoletino/Valnerina, strettamente collegate al territorio del cratere sismico che interessa quattro regioni: Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo”.

“Le Regioni stesse, a dicembre 2021 – prosegue l’assessore – hanno inserito l’auspicato completamento all’interno del Piano Nazionale degli interventi Complementari al PNRR nei territori colpiti dal sisma 2009/2016 (sub misura A4, linea intervento 2, come da Ordinanza del Commissario Straordinario per la ricostruzione) che ha portato alla redazione conclusiva del Progetto Definitivo dell’opera nel giugno 2023. Ne consegue il secondo vantaggio competitivo dell’opera stessa, l’essere stata considerata un intervento di prioritario interesse interregionale, vero e proprio snodo di collegamento in un territorio di “cerniera” tra nord e sud, est e ovest del paese”.

Il terzo vantaggio competitivo, per De Rebotti, “è costituito dal livello di maturazione progettuale: siamo giunti alla redazione del Progetto Definitivo che rende l’intervento cantierabile attraverso procedure ultimative come potrebbe essere, a fronte del finanziamento dell’opera, la forma dell’appalto integrato”.

“Questi – conclude – sono gli elementi che suggeriscono di insistere in sede ministeriale nella rivendicazione, evidentemente motivata, oggettiva e unanimemente sostenuta, relativa al finanziamento del completamento della Tre Valli. Lo facciamo nella convinzione di rispondere alle attese ribadite dal Comune di Spoleto e dal suo Consiglio Comunale e, più in generale, di tutti i territori dell’Umbria, le cui forze economiche e sociali riconoscono a quest’opera un valore strategico assoluto”.

Aggressioni al personale sanitario, sottoscritti due protocolli

La Regione Umbria ha sottoscritto due protocolli d’intesa per la gestione degli interventi urgenti in caso di aggressione nei confronti dei professionisti sanitari e socio-sanitari.

Gli accordi, siglati con la Prefettura di Perugia, la Prefettura di Terni, l’Azienda Ospedaliera di Perugia e le aziende Usl Umbria 1 e Usl Umbria 2, impegnano le Aziende a una serie di misure finalizzate a dare una risposta concreta alla crescente domanda di sicurezza in favore del personale sanitario e socio-sanitario, sempre più frequentemente vittima di aggressioni perpetrate dai pazienti, dai loro familiari o accompagnatori.

Le intese si inseriscono in un percorso già avviato: l’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni aveva infatti già sottoscritto, nel novembre 2025, uno specifico protocollo con la Prefettura di Terni per la gestione degli interventi urgenti nei casi di aggressione ai danni del personale sanitario e socio-sanitario. Gli accordi firmati oggi estendono e rafforzano quindi il sistema di tutela su scala regionale, coinvolgendo in modo organico tutte le aziende sanitarie umbre.

I protocolli sottoscritti hanno una durata di 24 mesi e definiscono ruoli e iniziative da intraprendere dai soggetti coinvolti con l’obiettivo comune di “tolleranza zero verso gli atti di violenza fisica, verbale o contro il patrimonio perpetrati nei confronti degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, nonché la realizzazione di una specifica formazione del personale medico, sanitario e socio-sanitario”. Nello specifico, affidano alle Aziende sanitarie il compito di aggiornare la valutazione del rischio connesso alle aggressioni prevedendo misure specifiche di prevenzione e controllo, tra le quali la pianificazione dell’installazione degli impianti di videosorveglianza, se non già presenti, presso i Pronto Soccorso e l’analisi periodica degli episodi di violenza da parte di un gruppo di lavoro appositamente costituito. Impegnano inoltre i Pronto Soccorso, i reparti sanitari, il 118 e i servizi territoriali a segnalare quando necessario alle Forze dell’ordine eventuali eccezionali aggravamenti del rischio principalmente tramite il numero unico di emergenza 112.
Ampio spazio nei protocolli è riservato alle attività di informazione e formazione, per individuare standard comportamentali, e allo svolgimento di corsi di formazione e aggiornamento per il personale medico e sanitario, finalizzati a prevenire e gestire le situazioni di conflitto nonché a migliorare la qualità della comunicazione con gli utenti, anche tramite tecniche di de-escalation.
Alla sottoscrizione dei protocolli erano presenti anche la presidente dell’Assemblea legislativa Sarah Bistocchi e i consiglieri regionali Maria Grazia Proietti, Luca Simonetti, Laura Pernazza ed Eleonora Pace.

Le aggressioni al personale sanitario

I dati confermano la necessità di potenziare gli strumenti di prevenzione e tutela: nel 2025 in Umbria sono stati registrati 211 episodi di aggressione ai danni degli operatori sanitari, in aumento del 2% rispetto ai 207 del 2024, mentre gli operatori coinvolti sono stati 281, con un incremento del 7,3% rispetto ai 262 dell’anno precedente. Nel solo primo semestre del 2026 sono già stati segnalati 111 episodi, con 122 professionisti coinvolti. Nel dettaglio, nel 2025 le aggressioni registrate sono state 89 nell’Usl Umbria 2, 51 nell’Usl Umbria 1, 41 nell’Azienda Ospedaliera di Perugia e 30 nell’Azienda Ospedaliera di Terni; nei primi sei mesi del 2026 gli episodi sono stati rispettivamente 48, 40, 9 e 14. Nel 2025 la categoria degli infermieri è stata quella più colpita, con 180 operatori coinvolti (64,1% del totale), seguiti dai medici (57, pari al 20,3%), dagli operatori socio-sanitari e dalle altre figure professionali (22 casi ciascuno). Anche nel primo semestre del 2026 gli infermieri risultano la categoria più esposta, con 49 operatori coinvolti, seguiti dai medici (34), dagli operatori sanitari e dalle altre figure professionali (15 ciascuno) e dagli operatori socio-sanitari (7).

I commenti

“I numeri delle aggressioni sono impressionanti ed è per questo che è necessario fare rete e lavorare sulla prevenzione – ha dichiarato la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti – Ringrazio il sottosegretario Emanuele Prisco, che ieri ha annunciato un piano di investimenti per la videosorveglianza nelle strutture sanitarie, uno strumento che avevamo già previsto nei protocolli come misura di prevenzione e deterrenza, nel pieno rispetto della privacy. Un altro tema strettamente collegato è quello della salute mentale, perché molti episodi riguardano situazioni di disagio psichico, dipendenze o comorbidità, anche tra i più giovani. Per questo la Regione sta lavorando anche al Piano per la salute mentale, rafforzando prevenzione, informazione e partecipazione. Le vittime sono i nostri operatori sanitari, persone che ogni giorno lavorano per curare gli altri e che devono essere protette in tutti i modi. Proteggendo chi cura difendiamo la dignità del lavoro e la qualità del nostro sistema sanitario”.
La direttrice regionale Salute e Welfare, Daniela Donetti, ha sottolineato: “Abbiamo bisogno di esercitare un’azione importante sul monitoraggio, sulla prevenzione e sul contrasto del fenomeno. Ringrazio le Prefetture di Perugia e di Terni per aver condiviso con noi questo protocollo, che rappresenta uno scudo per rafforzare la rete di prevenzione a tutela dei nostri operatori e professionisti. Solo attraverso un’azione realmente sinergica, sia sul piano operativo sia su quello culturale, possiamo contrastare una violenza nei confronti degli operatori sanitari che ogni giorno diventa sempre più inaccettabile”.
“All’indomani dell’ennesimo episodio di violenza verificatosi nel Pronto soccorso – ha aggiunto il prefetto di Terni, Antonietta Orlando – abbiamo sottoscritto un primo protocollo con l’Azienda ospedaliera, avviando un percorso condiviso con la Regione per rafforzare la politica di tolleranza zero nei confronti di ogni forma di aggressione. Da quella prima sperimentazione nasce oggi un modello esteso all’intero territorio regionale. Gli episodi di violenza incidono non solo sulla sicurezza degli operatori, ma anche sulla qualità dell’assistenza erogata ai cittadini. Oggi il Pronto soccorso di Terni dispone inoltre di strumenti di sicurezza rafforzati, come il posto fisso di polizia e sistemi di allerta immediata, grazie anche agli investimenti realizzati”.
“Gli episodi di violenza nei confronti degli operatori sanitari sono sempre da condannare e lo sono ancora di più perché colpiscono persone che ogni giorno si adoperano per il bene della comunità – ha evidenziato il prefetto di Perugia, Francesco Zito – È importante contrastare questi fenomeni non solo attraverso la repressione, ma anche con la prevenzione e l’informazione, promuovendo una maggiore consapevolezza del rispetto dovuto a chi tutela la salute dei cittadini. Garantire il diritto all’assistenza sanitaria significa anche assicurare condizioni di sicurezza a chi ogni giorno la rende possibile”.
“Diciamo no a ogni forma di aggressione verso gli operatori sanitari. Chi presta assistenza quotidianamente merita rispetto e sicurezza, non violenza. La firma di questo protocollo rappresenta un momento importante e significativo per la Regione e per le aziende, e soprattutto un forte segnale per il personale sanitario – ha sottolineato il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, Antonio D’Urso – Tolleranza zero nei confronti di aggressioni nei confronti del personale che opera quotidianamente nei servizi sanitari e che presta assistenza. È intollerabile un’azione di violenza perpetrata nei confronti di chi lavora per la vita e la salute di noi tutti quotidianamente”.
Per l’Usl Umbria 1, il direttore generale Emanuele Ciotti ha commentato: “La firma di questo protocollo rappresenta un passo decisivo per garantire maggiore sicurezza agli operatori sanitari, che ogni giorno lavorano in condizioni complesse e ad alto carico emotivo. Mettere in rete Regione, Prefettura, Aziende sanitarie e forze dell’ordine significa costruire un sistema di risposta coordinato, tempestivo e realmente efficace. Per l’Usl Umbria 1 è un impegno concreto: prevenire le aggressioni, tutelare i professionisti e rafforzare la fiducia dei cittadini nei servizi sanitari. La sicurezza del personale è un presupposto indispensabile per assicurare qualità dell’assistenza e continuità delle cure”.
Il direttore generale dell’Usl Umbria 2, Roberto Noto, ha concluso: “Questo documento sancisce un impegno comune e sinergico tra le istituzioni volto a costruire un ambiente di lavoro sicuro attraverso una strategia integrata che mette al centro la cultura della prevenzione e la gestione proattiva del rischio. Per raggiungere questo traguardo la nostra Azienda sta implementando azioni concrete su diversi fronti strategici a partire dalla valutazione e dal monitoraggio costante dei contesti operativi più esposti fino al potenziamento dei canali interni per la segnalazione tempestiva di ogni potenziale pericolo. Accanto a queste misure stiamo garantendo una comunicazione capillare e trasparente dei protocolli di sicurezza aziendali affinché ogni operatore sia sempre informato su come muoversi e, parallelamente, abbiamo avviato una programmazione mirata di corsi di informazione e formazione per fornire al personale gli strumenti psicologici e pratici necessari a disinnescare i conflitti e a gestire le situazioni di stress acuto”.
“Questi protocolli rappresentano un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni al servizio della collettività – ha dichiarato il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, Andrea Casciari, anche lui presente all’incontro – e consentono di definire un percorso sanitario chiaro, uniforme e tempestivo. La sinergia con la Prefettura e con la Questura rafforza la capacità del sistema di rispondere in modo efficace a situazioni complesse, coniugando sicurezza, competenza sanitaria e rispetto dei diritti”.

Medie imprese, Umbria sul podio nazionale per “peso” nell’economia

L’Umbria è sul podio nazionale delle medie imprese manifatturiere rapportate alla dimensione dell’economia, del territorio e della base produttiva. E’ terza, dietro Veneto e Lombardia.

È il risultato più sorprendente del XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, realizzato dall’Area Studi Mediobanca, da Unioncamere e dal Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne. L’indice di attrattività non premia chi possiede più imprese in valore assoluto; misura dove la media dimensione occupa più spazio. Ed è proprio qui che la regione cambia scala.

L’eccezione nel Centro Italia

Nel Centro sono censite 485 medie imprese. Quasi una su sette ha sede in Umbria. Ma il confronto più istruttivo riguarda l’incidenza sulla manifattura: nella regione si contano 2,6 medie imprese ogni cento società manifatturiere di capitali, contro 2 nella media italiana, 1,74 nelle Marche, 1,56 in Toscana e 1,38 nell’intero Centro. Il Lazio si ferma a 0,67.

L’Umbria ospita l’1,9% delle medie imprese italiane, pur rappresentando circa l’1,5% delle società manifatturiere di capitali. È l’unica regione del Centro nella quale il peso della media impresa supera quello della base manifatturiera complessiva. Non significa che abbia più industria di Toscana e Marche. Significa che, dentro un’economia più piccola, la fascia intermedia è insolitamente larga.

Lo studio considera società manifatturiere con 50-499 dipendenti e ricavi fra 19 e 415 milioni di euro, dotate di controllo autonomo, in prevalenza familiare o cooperativo. Restano fuori le aziende appartenenti a grandi gruppi italiani, quelle a controllo estero e quelle partecipate in maggioranza da fondi di private equity.

Tredici aziende, quasi un miliardo e mezzo

Il dato che dà la misura più concreta del fenomeno arriva dall’agroalimentare. Nel sistema produttivo locale che riunisce Trasimeno-Corciano, Appennino e Tevere, Todi, Umbertide e Valle Umbra Sud operano 13 medie imprese con 1 miliardo e 481 milioni di euro di ricavi, 393 milioni di esportazioni e 1.411 dipendenti.

In media sono circa 114 milioni di fatturato e 109 addetti per azienda. Numeri che spostano una parte dell’agroalimentare umbro fuori dalla sola narrazione delle produzioni tipiche e delle piccole eccellenze: qui ci sono filiere che hanno già raggiunto struttura, mercati e organizzazione da industria.

Nel Sud-Ovest Orvietano, il sistema delle produzioni certificate e tutelate conta 84 milioni di ricavi, 9 milioni di esportazioni e 250 occupati. I perimetri territoriali possono sovrapporsi e i valori non vanno sommati meccanicamente, ma la scala raggiunta resta significativa.

Due distretti, due modi di competere

Nel distretto di Assisi-Umbertide, specializzato nell’abbigliamento e nel tessile, 211 milioni di fatturato convivono con 111 milioni di esportazioni e 582 dipendenti: oltre metà dei ricavi, il 52,6%, arriva dall’estero.

Nel distretto cartotecnico di Città di Castello il giro d’affari è quasi identico, 213 milioni, e gli occupati sono 607. Ma le vendite oltreconfine si fermano a 19 milioni, l’8,9% del fatturato. Da una parte un sistema fortemente esposto alla domanda internazionale; dall’altra un’industria più legata al mercato interno e alle filiere nazionali.

Insieme, i due distretti valgono 424 milioni di ricavi, 130 milioni di esportazioni e 1.189 posti di lavoro. Fra il 1996 e il 2024, intanto, le medie imprese italiane hanno aumentato l’occupazione del 47,2%, mentre nei grandi gruppi a controllo italiano gli addetti sono diminuiti del 6%.

Il podio non cancella il rallentamento

La forza strutturale dell’Umbria convive con un quadro congiunturale meno brillante. Nel 2025 le medie imprese del Centro hanno registrato una crescita del fatturato limitata allo 0,3% e una flessione delle esportazioni del 2,9%, la più pesante fra le macroaree italiane. Sono dati riferiti all’intero Centro, non alla sola regione, ma descrivono il mercato nel quale operano anche le aziende umbre.

Per il 2026, a livello nazionale, le aspettative tornano positive: +2,5% per il fatturato e +2,7% per le esportazioni. La fragilità si sposta però sul lavoro. Quasi il 90% delle medie imprese segnala difficoltà nel reperire personale; il 67,2% fatica a trovare competenze tecniche e specialistiche, il 50,6% profili operativi. Il 77% ricorre a lavoratori stranieri.

Sul versante tecnologico, il Rapporto misura anche il rendimento della formazione. Fra le imprese che investono in tecnologie avanzate, l’aumento previsto della produttività al 2029 arriva al 16,8% quando l’innovazione è accompagnata dall’aggiornamento del personale; senza formazione si ferma al 5,1%.

Per molte aziende il problema non è soltanto trovare nuovi mercati. È trovare tecnici, operai specializzati e persone capaci di gestire impianti, dati e clienti esteri. In Umbria, dove la media industria ha già raggiunto un peso superiore alle dimensioni della regione, la distanza fra ordini disponibili e competenze reperibili rischia di diventare il vincolo più concreto alla crescita.

Fonte: XXV Rapporto Le medie imprese industriali italiane 2015-2024 e Report Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione, Area Studi Mediobanca, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne.

L’analisi del presidente Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Questo dato inedito sorprenderà molti, perché racconta un’Umbria industriale più solida e articolata di quanto spesso si immagini. Le medie imprese possono essere il punto di raccordo tra grandi aziende, piccole imprese, artigianato e servizi. Per trattenere più valore nella regione, le imprese maggiori devono trovare — e contribuire a costruire — fornitori e partner locali qualificati, capaci di misurarsi con tecnologie, standard, sostenibilità e mercati. La Camera di Commercio deve continuare a lavorare su questo terreno, sostenendo le piccole e medie imprese nella doppia transizione digitale ed ecologica, perché l’intera filiera cresca insieme e più ricchezza resti in Umbria”.

Alloggi pubblici, ecco le nuove regole in Umbria per l’assegnazione

La Giunta regionale dell’Umbria, su proposta dell’assessore Fabio Barcaioli, ha approvato il regolamento che adegua le disposizioni in materia di edilizia residenziale sociale alle modifiche introdotte dalla legge regionale n. 2 del 26 febbraio 2026. Il provvedimento aggiorna il regolamento regionale e rende operative le novità approvate dall’Assemblea legislativa.

Tra le principali modifiche vi è il superamento del requisito del periodo minimo di residenza o di attività lavorativa nel territorio regionale e comunale per l’accesso all’edilizia residenziale sociale pubblica. Una scelta che recepisce gli orientamenti consolidati della giurisprudenza costituzionale, secondo cui il bisogno abitativo deve essere valutato sulla base delle effettive condizioni di disagio delle persone e non della durata della loro permanenza in un determinato territorio. Il regolamento aggiorna inoltre i criteri per la formazione delle graduatorie e adegua il sistema di attribuzione dei punteggi alle modifiche introdotte dalla legge regionale.

Tra gli interventi previsti figura anche l’eliminazione della distinzione tra figli minori in base all’età, superando una differenziazione che non risultava coerente con la definizione giuridica di minore. Particolare attenzione viene inoltre riservata ai nuclei familiari nei quali sono presenti persone anziane, con disabilità o comunque appartenenti alle categorie più esposte a situazioni di vulnerabilità.