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Lavoro al femminile in Umbria, numeri e confronto con la realtà maschile

Nella sede di Perugia della Camera di commercio dell’Umbria si è svolto il convegno “L’Italia in chiave di genere” per fare il punto sui risultati delle politiche di parità. Promosso dalla consigliera nazionale Pari opportunità Filomena D’Antini con la consigliera regionale Rosita Garzi, che ha introdotto e condotto i lavori. D’Antini ha richiamato i risultati della certificazione di genere, dei congedi parentali e degli incentivi all’occupazione femminile.

Quanto alla situazione umbra, il reddito annuo medio da lavoro delle donne nella regione è di 20.721 euro, contro 27.141 euro per gli uomini. Piandoro ha presentato i dati sulle 19.399 imprese femminili umbre, il 25,2% del totale. In pratica, una donna ogni due è occupata. Ma la distanza dagli uomini resta ampia. Nel secondo trimestre 2026 il tasso di occupazione femminile fra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 54,8%, contro il 71,9% maschile: 17,1 punti di differenza. In Umbria, nel 2025, il tasso di occupazione femminile era al 63%. Progressi che convivono con un potenziale ancora inutilizzato.

La certificazione della parità di genere

Filomena D’Antini ha indicato nella certificazione della parità di genere uno degli strumenti che stanno incidendo sull’organizzazione aziendale. “Ha stimolato fortemente l’inclusione lavorativa delle donne, soprattutto dal punto di vista degli strumenti di conciliazione vita-lavoro”, ha detto riferendosi alla Uni/PdR 125:2022, la prassi di riferimento sulla parità di genere dell’Ente italiano di normazione. Ha richiamato anche congedi parentali, incentivi alle assunzioni e Reddito di libertà per le donne vittime di violenza.

Sul punto i numeri vanno distinti. Eurostat, per il 2024, registra un divario retributivo orario lordo del 5,2% in Italia, contro l’11,1% nella media dell’Unione europea. Il dato italiano ora è meno della metà della media europea. Ma la paga oraria non dice tutto: in Umbria, secondo il rapporto regionale sul lavoro, nel 2024 il reddito medio annuo da lavoro delle donne era 20.721 euro, contro 27.141 euro per gli uomini. Nel dibattito ha trovato spazio anche la trasparenza salariale, rafforzata dal recepimento italiano della direttiva europea del 2023.

Mencaroni e la cultura della parità

Il presidente della Camera di Commercio Giorgio Mencaroni ha spostato l’attenzione sulla cultura della parità. Con un riferimento ironico alla maggioranza femminile in famiglia, ha insistito sul peso dell’educazione. “Il lavoro che dobbiamo fare è far capire che l’uomo è come la donna, anzi la donna è come l’uomo, assolutamente uguali”. Capacità e attitudine all’impresa, ha sostenuto, dipendono dalle persone, non dal genere.

L’assessora regionale alle Politiche di genere Simona Meloni ha collegato quelle possibilità a due questioni decisive per l’Umbria: la denatalità e la difficoltà di trattenere i giovani talenti. “Le donne sono mediamente più istruite, sono mediamente più laureate e quindi dobbiamo creare le condizioni anche perché la nostra regione possa crescere”, ha spiegato. Ha richiamato anche il contrasto alla violenza: “Il mondo del lavoro rappresenta anche una chiave di libertà per la donna”. Essenziale anche il reinserimento lavorativo dopo i percorsi di recupero.

Dalle imprese ai siti certificati: il dato aggiornato

Sul fronte delle certificazioni il quadro umbro è stato precisato con i dati aggiornati raccolti per la Camera di Commercio: 772 siti certificati presenti nella regione e 256 imprese certificate secondo la Uni/PdR 125:2022. I siti comprendono unità operative di imprese con sede altrove: non sono 772 aziende umbre. La certificazione riguarda aspetti verificabili, dalle assunzioni alle progressioni di carriera, dalle retribuzioni alle misure per la genitorialità.

A dare una dimensione economica al tema è stata Giuliana Piandoro, vicesegretaria generale della Camera di Commercio, con i dati elaborati da StockView-InfoCamere. Nel secondo trimestre 2026 si contavano 19.399 imprese femminili attive in Umbria, pari al 25,2% del totale: 4.785 nell’agricoltura, 4.280 nel commercio, 1.964 nell’alloggio e ristorazione e 1.548 nella manifattura. Le attività femminili incidono per il 42% nel settore della sanità e assistenza sociale e per il 43,4% negli altri servizi. Le donne ricoprono inoltre 35.676 cariche, il 30,9% del totale regionale, a fronte del 27,9% nazionale. Di queste, 12.775 sono cariche di titolare e 12.100 di amministratrice.

Il Comitato per l’imprenditoria femminile e gli strumenti camerali

Al confronto è intervenuta Dalia Sciamannini, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile (Cif) della Camera di Commercio dell’Umbria, che ha evidenziato l’impegno del Comitato per accompagnare le donne nell’attività d’impresa. Il Cif opera sulla diffusione della cultura imprenditoriale, sulla formazione, sull’accesso al credito e sull’individuazione degli ostacoli che limitano l’iniziativa femminile. Fra le iniziative, il teatro d’impresa “Le voci di fuori” al Festival per la Parità di genere.

L’impegno camerale comprende inoltre “Pagina – Parità di genere in azienda”, percorso formativo promosso con la Consigliera regionale di Parità che ha coinvolto 34 imprese, e il bando 2026 per la certificazione, con contributi a fondo perduto fino a 2.000 euro per impresa, per tradurre la parità in pratiche aziendali verificabili.

Ai lavori, tra gli altri, hanno portato il loro contributo Tiziana Ciprini, amministratrice unica di Arpal Umbria (Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro), Tiziana Pompei, vicesegretaria generale di Unioncamere, collegata da remoto; Stefano Marconi, direttore interregionale dell’Ispettorato del lavoro; Andrea Benedetti, dirigente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Perugia; Alessandro Pastorelli, direttore regionale dell’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro); Elisa Maria Spagnolo, direttrice regionale dell’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale); e Adriano Bei, direttore dello Sviluppo economico della Regione Umbria.

Dagli Ordini professionali sono arrivati i contributi di Simonetta Mischianti, presidente del Comitato pari opportunità dell’Ordine dei commercialisti di Perugia; Simone Marchetti, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Perugia; Laura Alunno Ricci, componente della Commissione pari opportunità dell’Ordine dei consulenti del lavoro; e Francesca Marrucco, delegata alle pari opportunità dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria. Il confronto con le imprese certificate ha avuto le testimonianze di Aboca, Tarkett e Sintagma, dedicate all’applicazione concreta delle politiche di parità nelle rispettive organizzazioni.

Spoleto, Lab35 – Sacca Lab entra nel vivo con JOB LAB per l’orientamento dei giovani

A un mese dall’evento inaugurale che ha visto la partecipazione di dj Ralf e la riflessione sulla cultura del clubbing insieme agli studenti del territorio, entra nel vivo la programmazione di Lab35 – Sacca Lab. Prende il via domani, giovedì 22 ottobre, il ciclo di incontri del JOB LAB, lo spazio di orientamento esperienziale e formazione pensato per mettere in relazione diretta gli studenti delle quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado – ed aperto anche a tutta la cittadinanza – con il mondo delle imprese, delle istituzioni, dell’università e del Terzo Settore.

Il progetto Lab35 – Sacca Lab, spazio temporaneo di formazione, ricerca e produzione culturale dedicato a ragazze e ragazzi under 35 ospitato negli spazi di Palazzo Leonetti Luparini, nasce dalla co-progettazione tra il Comune di Spoleto, Anci (nell’ambito del progetto LAB35 Idee in Movimento finanziato in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Giovanili), FuoriFestival APS e Il Filo Rosso APS.

Un percorso in 5 pomeriggi e un JOB LAB DAY finale

Il percorso del JOB LAB, iniziato in collaborazione con l’Istituto Alberghiero di Spoleto con incontri di formazione sulle competenze e orientamento, continuerà con 5 Job Meeting pomeridiani (dalle 17 alle 19), che si terranno presso Palazzo Mauri, con una struttura dinamica e partecipativa: a una prima parte di testimonianza con esperti e professionisti seguirà una sessione laboratoriale con tavoli di lavoro dedicati ai ragazzi. Il ciclo si concluderà poi con un grande JOB LAB DAY mattutino il 10 dicembre al Palazzo Comunale.

Il calendario degli incontri a Palazzo Mauri

Giovedì 22 ottobre si inizia con Turismo lento, cammini e nuove esperienze: l’incontro inaugurale affronterà i temi del turismo esperienziale, outdoor e sostenibile, della progettazione di itinerari culturali e delle nuove professioni della travel industry. Ospiti: Gigi Bettin (Sviluppumbria S.p.A.), Roberto Adami (WeRoad) e Andrea Trevisi (Parco culturale “Terre di Pietra e d’Acqua”).

Giovedì 29 ottobre si prosegue con Cultura come impresa: un focus sulla cultura come risorsa economica, gestione dei servizi museali, storytelling, social media e marketing territoriale. Ospiti: Jessica Mammoli (content creator e divulgatrice culturale), Serena Marinelli (Maggioli Cultura e Turismo) e Silvia Casciarri (Museo Archeologico Nazionale e Teatro Romano di Spoleto / Carsulae).

Giovedì 5 novembre in programma Fare impresa oggi: dedicato ad avvio d’impresa, startup, artigianato, commercio, Made in Italy e competenze richieste dal mercato. Ospiti: Tommaso Barbanera (Confcommercio Spoleto), Omar Di Curzio (Giovani Imprenditori Confcommercio Umbria) e Matteo Filippi (Federalberghi).

Giovedì 12 novembre con Europa, mobilità e opportunità per i giovani: un approfondimento su Erasmus+, Corpo Europeo di Solidarietà, volontariato internazionale, ricerca delle opportunità e valorizzazione delle competenze acquisite all’estero. Ospiti: Francesco Di Giacomo (Umbrian Training Center) e Arianna Giovannini (Assessore del Comune di Scheggino, Delegata ANCI politiche europee, Rete Eulc e Cpa).

Infine, giovedì 19 novembre con Terzo settore, impresa sociale e servizio civile: un’analisi delle professioni nel sociale, della cooperazione internazionale e del Servizio Civile Universale e Digitale come volano per lo sviluppo di competenze spendibili nel lavoro. Ospiti: Giovane Legambiente Umbria, Samira Tamat ONG e Il Filo Rosso APS.

Un’opportunità per il territorio

L’iniziativa punta a sviluppare nei ragazzi competenze trasversali come teamwork, problem solving, personal branding e public speaking, trasformando l’orientamento scolastico in una concreta esperienza di incontro tra talento, formazione e tessuto economico umbro.

Per maggiori dettagli su tutti i 5 laboratori del progetto (MIND, JOB, 360°, VISION e PERFORMANCE) e per consultare la programmazione completa: www.saccalab.it.

Dichiarazioni e Irpef, così in Umbria e nel resto d’Italia

Ci sono 23 euro di differenza tra quanto versato di Irpef in Umbria dai residenti nella provincia di Perugia (che dichiarano in media un reddito di 24.889) e quelli della provincia di Terni (24.366 il reddito dichiarato). Del resto le due province umbre sono praticamente appaiate a metà della classifica sulla tassazione stilata dall’Ufficio studi della Cgia, che ha raccolto le dichiarazioni dei redditi del 2025 (sul 2024), stilando una classifica del fisco per province in Italia.

Nel Perugino i contribuenti sono 483.059, di cui 265.770 dipendenti, 178.838 pensionati, 18.640 autonomi, mentre in 25.623 percepiscono redditi da partecipazioni.

Nel Ternano ci sono 84.087 lavoratori dipendenti, 62.428 pensionati, 6.288 autonomi, mentre in 6.514 percepiscono un reddito da partecipazione.

Una classifica, quella stilata dalla Cgia, che, vista la progressività del sistema fiscale italiano, è in qualche modo indice anche della ricchezza di un territorio.

In Italia

A livello nazionale, è Milano la città dove si pagano più tasse in Italia. Nel 2024 ogni contribuente della Città Metropolitana lombarda ha versato in media 9.066 euro di Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche).

Un importo che supera di oltre 1.500 euro quello di Roma, seconda con 7.536 euro. Dietro alla Capitale si piazzano Monza/Brianza con 7.100 euro, Bolzano con 6.975 e Bologna con 6.846.

Chi paga l’Irpef

Complessivamente, sono quasi 43 milioni gli italiani che ogni anno versano l’Irpef, con una media nazionale di 5.788 euro. A reggere il peso maggiore del sistema sono i lavoratori dipendenti, che con 24,1 milioni rappresentano la fetta più consistente, seguiti da 14,5 milioni di pensionati.

Più defilate le partite Iva, poco più di 1,6 milioni, un dato che però non include gli autonomi a cui si applica la flat tax, che seguono regole fiscali diverse. Sulla mappa del Paese, è la Capitale a primeggiare: la Città Metropolitana di Roma conta da sola 3 milioni di
contribuenti. Alle sue spalle c’è Milano con 2,5 milioni, mentre il podio è chiuso da Napoli, che si ferma a 1,7 milioni.

I meno tartassati

Tra le province meno tartassate del Paese scorgiamo Crotone con un’Irpef media versata da ciascun contribuente pari a 3.867 euro, Vibo
Valentia con 3.836, Sud Sardegna con 3.743 e Ragusa con 3.689. Le aree più depresse, dove mediamente si guadagna di meno.

Fisco in aumento

Quest’anno – certifica la Cgia – la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 43 per cento, in lieve aumento rispetto al 42,9 registrato nel 2025. Il trend è in crescita dal 2024 e il dato del 2026 è il più elevato degli ultimi 10 anni.

Infortuni e malattie professionali in Umbria, i dati Inail

Nei primi sette mesi del 1016, secondo i primi dati a disposizione dell’Inail, in Umbria si sono registrati 6.267 infortuni sul lavoro (+5% rispetto al periodo gennaio – luglio 2025), con 10 decessi (lo scorso anno, nello stesso periodo, erano stati 14 nella regione). Sei decessi sono avvenuti sul luogo di lavoro, mentre in 4 casi durante il tragitto (2 senza l’utilizzo di mezzi).

Le malattie professionali accertate sono state 2.785, con un leggero incremento rispetto alle stesso periodo del 2025.

Inail evidenzia come siano in aumento sia gli infortuni in occasione di lavoro (+3,9%), sia quelli in itinere (+13,7%). Quanto ai decessi, risultano in diminuzione rispetto allo scorso anno gli infortuni mortali in occasione di lavoro, mentre raddoppiano quelli in itinere.

L’Inail offre anche interessanti dati sugli infortuni e malattie professionali denunciati in Umbria dal 2021 al 2025. La variazione degli infortuni è stata del +13,5%, con i casi mortali che sono scesi del 32% e le malattie professionali in aumento dell’88,5%.

Nel 2025 ogni giorni sono stati riscontrati in media nella regione 28 infortuni e 12 malattie professionali.

Quanto ai settori, degli infortuni denunciati nell’ultimo anno 1229 riguardano la manifattura, 722 le costruzioni, 633 il commercio, 546 l’attività di trasporto, 344 alloggi e ristorazione, 233 i servizi alle imprese, 98 la pubblica amministrazione, 617 la sanità.

Il progetto “Benessere a 360°”

Per prevenire infortuni e malattie professionali, anche legate alle nuove criticità dovute all’utilizzo delle tecnologie digitali, Inail sostiene il progetto “Benessere a 360°”, predisposto da Confartigianato Imprese Umbria. Un progetto che, grazie alla consulenza degli esperti di Confartigianato, promuove la prevenzione integrata e volontaria. Al di là, dunque, del solo adempimento agli obblighi di legge.

Giornata nazionale morti sul lavoro, i dati in Italia e in Umbria

In occasione della 76ª Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, promossa dall’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati Invalidi del Lavoro), l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre ricorda che da gennaio a luglio di quest’anno in Italia si contano 595 vittime sul lavoro: 430 in occasione di lavoro e 165 in itinere. Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia registrano il maggior numero di vittime in occasione di lavoro, con Calabria, Sicilia, Campania, Liguria e Puglia che hanno l’incidenza maggiore. Resta elevata anche l’incidenza in Umbria. Un bilancio che torna appunto al centro dell’attenzione in occasione della giornata nazionale.

“Ricordare non basta: è necessario continuare a investire nella prevenzione, nella formazione e nella consapevolezza, affinché la sicurezza diventi un impegno concreto e quotidiano” commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio. “Nei primi sette mesi del 2026 – spiega – sono stati registrati 595 decessi, un numero leggermente inferiore rispetto all’anno precedente, quando le vittime erano 607. Una lieve diminuzione che non può essere interpretata come un miglioramento strutturale della sicurezza nel nostro Paese. Il quadro resta infatti critico, sia a livello territoriale, con cinque regioni in zona rossa, sia per alcune categorie di lavoratori particolarmente esposte al rischio. Tra queste, i lavoratori stranieri, che registrano 121 vittime in occasione di lavoro e un’incidenza della mortalità oltre tre volte superiore a quella degli italiani: 46,8 decessi ogni milione di occupati stranieri, contro 14,4 per quanto riguarda gli italiani. Gli over 65 restano la fascia d’età con l’incidenza più elevata. A questo quadro si aggiunge l’aumento del 5,3% delle denunce di infortunio, che nei primi sette mesi del 2026 hanno raggiunto quota 368.085. Numeri che richiamano l’attenzione sulla necessità di rafforzare le misure di formazione e prevenzione per contrastare il fenomeno infortunistico. È questo l’impegno che questa giornata nazionale deve rinnovare: fare della tutela della vita e della salute dei lavoratori una priorità concreta e quotidiana”.

​MORTI SUL LAVORO IN ITALIA: I PRINCIPALI DATI DEI PRIMI SETTE MESI DEL 2026

L’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega richiama l’attenzione su alcuni dei dati più significativi relativi all’andamento del fenomeno infortunistico in Italia nei primi sette mesi del 2026. L’analisi completa, con i dati e i grafici di approfondimento, è disponibile sul sito: www.vegaengineering.com/osservatorio

IL RISCHIO DI MORTE NELLE REGIONI

A fine luglio 2026, con un’incidenza media nazionale pari a 17,8 decessi ogni milione di occupati, sono cinque le regioni in zona rossa, con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale: Calabria, Sicilia, Campania, Liguria e Puglia.

In Umbria negli ultimi 4 anni, l’incidenza della mortalità nei primi sei mesi è stata 30,4 nel 2023, di 18,8 nel 2024, di 26,8 nel 2025, di 18,5 nel 2026.

Infermiere aggredito al Pronto soccorso: la Asl1 parte civile, ma Uil Fp invoca maggiore protezione

Un infermiere in servizio presso il Pronto soccorso dell’ospedale di Città di Castello, venerdì pomeriggio è stato aggredito da un paziente. Secondo una prima ricostruzione dei fatti comunicata dalla Asl1, l’autore dell’aggressione si era presentato al Pronto soccorso ed era stato preso in carico dal triage alle ore 17,29, ricevendo un codice a bassa priorità. Durante l’attesa avrebbe manifestato ripetuti atteggiamenti di insofferenza nei confronti del personale sanitario, che lo ha ripetutamente rassicurato spiegando che i medici e il personale sanitario in servizio erano impegnati nell’assistenza di utenti giunti al Pronto soccorso con condizioni cliniche caratterizzate da livelli di priorità superiori.

Intorno alle ore 19 si è poi verificata l’aggressione fisica: l’uomo ha spintonato l’infermiere in servizio, facendolo cadere a terra e generando momenti di tensione all’interno del reparto. Il sanitario è stato immediatamente soccorso dai colleghi e ha riportato un trauma cranico e lesioni con una prognosi di 15 giorni.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Città di Castello, che hanno raccolto le prime testimonianze e avviato la denuncia d’ufficio, come previsto dalla normativa vigente in materia di aggressioni al personale sanitario.

La Direzione generale della Usl Umbria 1 – insieme alla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e alla direttrice regionale Salute e Welfare, Daniela Donetti – hanno espresso la più ferma condanna per la grave aggressione subita, manifestando al professionista la massima solidarietà e vicinanza. L’Azienda sanitaria comunica, inoltre, la volontà di costituirsi parte civile nel procedimento che scaturirà dall’accaduto, nella convinzione che episodi di violenza nei confronti degli operatori sanitari debbano essere denunciati e perseguiti con determinazione, affinché simili comportamenti non abbiano più a ripetersi.

In seguito ai fatti verificatisi e tenuto conto sia del quadro clinico della persona coinvolta sia della necessità di gestire gli aspetti emotivi conseguenti all’episodio, l’uomo è stato trattenuto dai sanitari e risulta attualmente ricoverato presso l’ospedale.

La Usl Umbria 1 rinnova il proprio sostegno al professionista aggredito e ribadisce il proprio impegno nella tutela della sicurezza degli operatori sanitari, che ogni giorno garantiscono assistenza e cura ai cittadini con professionalità e dedizione.

La Uil Fp: subito misure di prevenzione e protezione

Per la UIL FP Umbria, quanto avvenuto rappresenta un “episodio grave e inaccettabile, che riporta al centro dell’attenzione una questione che non può più essere affrontata soltanto attraverso dichiarazioni di circostanza: la sicurezza di chi ogni giorno lavora nei servizi di emergenza-urgenza per garantire assistenza e cure ai cittadini. Chi lavora in sanità – prosegue il sindacato – non può essere lasciato solo, né diventare il bersaglio della rabbia e della violenza. Medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tutto il personale impegnato nei Pronto Soccorso svolgono un servizio essenziale, spesso in condizioni di forte pressione, e hanno il diritto di lavorare in ambienti sicuri, senza temere per la propria incolumità fisica e psicologica”.

La UIL FP ritiene che non sia più sufficiente intervenire dopo ogni singolo episodio. “È necessario mettere in campo – scrive il sindacato – misure concrete, strutturali e verificabili per prevenire le aggressioni e tutelare chi opera quotidianamente in prima linea”.

Per questo chiede alla Regione Umbria e alle direzioni aziendali di rafforzare immediatamente le misure di prevenzione e protezione, attraverso una verifica puntuale delle condizioni di sicurezza nei Pronto soccorso, il potenziamento dei sistemi di vigilanza e controllo, la presenza di personale di sicurezza adeguatamente formato e protocolli operativi chiari per la gestione delle situazioni a rischio.

La solidarietà del sindaco

Il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, appresa la notizia di un’aggressione avvenuta ai danni di un operatore del pronto soccorso e dopo essersi sincerato delle sue condizioni di salute gli ha manifestato “piena solidarietà, estesa a tutti gli operatori sanitari che si trovano ad affrontare le difficoltà del sistema sanitario e a fronteggiare le continue esigenze e le emergenze quotidiane anche in situazioni a dir poco critiche. Un episodio grave che stigmatizziamo con forza manifestando totale gratitudine a tutti coloro che ogni giorno lavorano negli ospedali e strutture sanitarie, in particolare come in questo caso in prima linea al pronto soccorso”, ha concluso Secondi.

Confartigianato promuove il progetto “Benessere a 360°” nei luoghi di lavoro

Presentato da Confartigianato Imprese Umbria il “Progetto Benessere a 360°”, programma di prevenzione dei rischi lavorativi integrato rivolto alle micro, piccole e medie imprese umbre. Un’iniziativa che va oltre la pur fondamentale prevenzione contro i rischi sui luoghi di lavori e le più tradizionali malattie professionali. Il progetto, elaborato con il contributo della Direzione regionale Inail dell’Umbria, nasce infatti per affrontare le trasformazioni del lavoro e promuovere ambienti di lavoro più sicuri, sani e inclusivi.

Ai tradizionali rischi per la sicurezza si affiancano infatti le sfide della transizione digitale, del tecnostress, della disconnessione. Ma anche quelli legati alla presenza di barriere linguistico-culturali e alle diseguaglianze di genere.

Franceschini: un vantaggio per i lavoratori e per l’impresa

Un concetto, quello del benessere nei luoghi di lavoro, che, come spiegato dal presidente di Confartigianato Imprese Umbria, Mauro Franceschini, si accompagna alla prevenzione contro infortuni e malattie professionali. “Il benessere delle persone – ha evidenziato – è un elemento essenziale per il futuro delle imprese. Nell’artigianato, dove il valore nasce dalle competenze e dalle relazioni quotidiane, tutelare la salute di chi lavora significa proteggere il patrimonio umano e professionale del tessuto produttivo regionale”. Aggiungendo: “Assicurare il benessere dei lavoratori – ha ricordato – giova anche all’impresa, perché dipendenti soddisfatti contribuiscono ad aumentare la produttività”.

“L’obiettivo – ha spiegato ancora Franceschini – è costruire un’esperienza misurabile e replicabile, da mettere a disposizione di un numero sempre maggiore di imprese umbre. Investire nelle persone significa creare ambienti di lavoro più sicuri, inclusivi e capaci di affrontare il cambiamento: è su queste basi che si intende far crescere il sistema produttivo”.

Pastorelli (Inps) e il modello WHP

Il direttore regionale dell’Inail Umbria Alessandro Pastorelli ha evidenziato che  “che il progetto è orientato alla diffusione del modello di promozione della salute nei luoghi di lavoro (Workplace Health Promotion – WHP), favorendo una visione complessiva del benessere del lavoratori che tenga conto degli aspetti fisici, psicologici, organizzativi e sociali, in linea con quanto previsto nel piano nazionale della prevenzione 2026-2031, promuovendo strategie innovative, inclusive e capaci di ridurre le disuguaglianze, incentrate sulla salute in un’ottica integrata e orientata al futuro”.

Le finalità

Gli obiettivi sono stati illustrati dal segretario di Confartigianato Imprese Umbria, Marcello Serafini. La parte operativa è stata spiegata nel dettaglio dal funzionario dell’associazione di Terni, Corrado Bordoni, referente tecnico del progetto. All’incontro hanno poi portato il proprio contributo Gabriella Medeo (Direzione Salute e Welfare Regione Umbria), Claudia Mazzeschi (delegata del rettore UniPg). E la testimonianza dell’imprenditore Alessandro Carovano.

Il progetto è volto a integrare la tutela della salute fisica, psicologica e digitale nei luoghi di lavoro. Promuovere alimentazione sana, attività fisica, gestione dello stress e contrasto al fumo. Accompagnare le Pmi nella transizione digitale e modelli di responsabilità sociale. Contrastare diseguaglianze di genere, isolamento da smart working e burnout. Un concetto di benessere, appunto, a 360°, anche rispetto alle nuove criticità ed esigenze, che si pone gli obiettivi di promuovere la cultura dell’integrazione, ridurre i rischi, favorire stili di vita salutari e una crescita responsabile dell’impresa.

Il percorso

L’Accordo si pone l’obiettivo di realizzare iniziative di informazione e di sensibilizzazione rivolte nei confronti dei lavoratori della piccola e media impresa artigiana del territorio regionale attraverso la promozione di un sistema di gestione integrata e multidimensionale per la salute e la sicurezza sul lavoro che coniughi: prevenzione dei rischi, stili di vita salutari, benessere psico-fisico, l’inclusione socio-lavorativa, parità di genere, sostenibilità e transizione tecnologica.

Le imprese artigiane sono state coinvolte in attività di check-up organizzativo e di valutazione dei principali fattori di rischio, sia professionali sia individuali e aspetti innovativi quali tecnostress, controllo digitale, competenze digitali e isolamento lavorativo al fine di realizzare dei piani di miglioramento aziendali personalizzati.

Saranno organizzati webinar dedicati alla salute e al benessere, con approfondimenti su alimentazione, attività fisica, gestione dello stress, contrasto al fumo ed uso consapevole delle tecnologie digitali. Verrà inoltre creata una rete di “testimoni del benessere” all’interno delle aziende per favorire la diffusione di buone pratiche.

Come aderire

Aderire è semplice. Basta compilare la manifestazione di interesse, che porterà ad essere contattati dal referente territoriale, con il quale poi si avvia il percorso di valutazione integrata. Per informazioni e adesioni www.confartigianatoumbria.it (progetto360@confartigianatoumbria.it).

Si inizia con 20 aziende aretigiane

Il coinvolgimento di 20 aziende artigiane e 100 lavoratori, insieme alla formazione di 20 Ambasciatori del Benessere, consentirà di portare strumenti, consulenza e buone pratiche direttamente nei luoghi di lavoro.

Impatti attesi

Nelle imprese che aderiranno al progetto (l’obiettivo è 20 nel territorio regionale nel primo anno) si attende una riduzione degli infortuni e delle malattie professionali del 10%; aumento di almeno il 30% nella partecipazione a programmi di promozione della salute; riduzione di almeno il 20% del tecnostress percepito; miglioramento del clima aziendale segnalato da almeno il 70% dei partecipanti.

Produttività: l’Umbria recupera il gap su manifattura e servizi, ma restano i nodi servizi e ospitalità

Produttività, l’Umbria recupera terreno sul 2019 e il divario con l’Italia si riduce dal 18,3% al 16,2%. Ma resta un gap significativo: sia valore per addetto che costo del lavoro restano su livelli più bassi. Con manifattura e commercio più vicini ai valori nazionali, mentre il ritardo si concentra nei servizi e nell’ospitalità.

Nei bilanci delle imprese presentati nel 2025, e relativi all’anno d’imposta 2024. ogni addetto delle società umbre di capitale genera 58.677 euro di valore aggiunto contro 70.052 in Italia, il 16,2% in meno. Anche il costo del lavoro per addetto è inferiore: 35.151 euro contro 40.280, una distanza del 12,7%. Perugia raggiunge 60.473 euro di valore aggiunto per addetto, Terni si ferma a 52.166. Manifattura e commercio mostrano gli equilibri migliori; nei servizi il divario dall’Italia arriva al 28,3%. Dopo l’allargamento del divario nel 2021-2022, l’Umbria ha recuperato terreno: nel 2024 la produttività relativa è salita a 83,8 fatto 100 l’Italia, superando anche il livello del 2019, quando era a 81,7. I primi numeri del 2025 – relativi ai bilanci che le aziende stanno presentando nel 2026 – indicano un possibile ulteriore avvicinamento alla media italiana, ma i bilanci acquisiti sono ancora incompleti.

Nell’ultimo esercizio per il quale il quadro dei bilanci acquisiti è completo (si riferisce ai bilanci presentati nel 2025, relativi all’anno d’imposta 2024) il valore aggiunto per addetto è stato di 58.677 euro. In Italia è arrivato a 70.052 euro: la distanza è del 16,2%.

La Toscana è a 67.621 euro per addetto, il 3,5% sotto la media italiana; le Marche a 56.346, il 19,6% sotto. L’Umbria resta tra le due, più vicina alle Marche. All’interno della regione il divario si apre ulteriormente: Perugia raggiunge 60.473 euro per addetto, il 13,7% sotto l’Italia; Terni si ferma a 52.166 euro, con uno scarto del 25,5%. Fra le due province ci sono oltre 8.300 euro di valore aggiunto per addetto.

La situazione dal 2019

Dal 2019 il ritardo umbro si è ridotto, ma lentamente. Fatta 100 l’Italia, l’Umbria era a 81,7 nel 2019 ed è salita a 83,8 nel 2024. Nel mezzo il distacco si era allargato: 78,3 nel 2021 e 78,9 nel 2022. Il recupero degli ultimi due esercizi ha riportato la regione sopra il livello relativo pre-pandemia, senza però avvicinarla alla Toscana.

Produttività e costo del lavoro, due grandezze collegate

Il secondo dato da affiancare alla produttività è il costo del lavoro per addetto. Nel 2024 è stato di 35.151 euro in Umbria e di 40.280 euro in Italia: il 12,7% in meno. Dunque nell’economia societaria umbra sono inferiori alla media nazionale sia il valore prodotto per addetto sia il costo sostenuto per il lavoro.

Il rapporto fra le due grandezze va letto con cautela. Non si può dire che il lavoro costi meno perché la produttività è più bassa, né che la minore produttività dipenda dal costo del lavoro. Le analisi Ocse mostrano però che produttività e retribuzioni tendono a muoversi insieme: le imprese più produttive hanno in genere maggiore capacità di sostenere salari e costi del lavoro più elevati. Settori, competenze, tecnologia, organizzazione e dimensione possono però modificare questa relazione.

Il punto, per l’Umbria, non è quindi immaginare un’ulteriore compressione del costo del lavoro. I numeri raccontano piuttosto un sistema nel quale il valore generato per addetto è più basso del 16,2% e il costo del lavoro per addetto del 12,7%. Ogni 100 euro di valore aggiunto, il costo del personale ne assorbe 59,9 in Umbria contro 57,5 in Italia. A Perugia il rapporto è del 58,9%; a Terni sale al 64,3%. La differenza ternana nasce soprattutto dal valore prodotto: il costo per addetto è più basso del 16,8% rispetto all’Italia, ma la produttività lo è del 25,5%.

I settori dove si crea il divario

La media regionale nasconde economie molto diverse. La manifattura è il comparto che regge meglio: 80.717 euro di valore aggiunto per addetto, il 7,7% in meno dell’Italia. Il costo del lavoro per addetto è più basso del 10,6% e il suo peso sul valore aggiunto si ferma al 56,2%, sotto il 58,1% nazionale. Anche il commercio mostra un equilibrio relativamente favorevole: produttività -12,9%, costo per addetto -14,2%.

Il quadro cambia nell’edilizia, dove la produttività è inferiore del 16,7% alla media italiana mentre il costo per addetto è più basso dell’8,5%. La distanza cresce nell’alloggio e ristorazione: il valore aggiunto per addetto dell’Umbria è inferiore del 27,3% e il costo del lavoro del 15,9%; il personale assorbe il 77,4% del valore aggiunto contro il 66,9% nazionale.

Nei servizi, esclusi commercio e alloggio-ristorazione, il valore aggiunto per addetto è di 43.175 euro, il 28,3% sotto l’Italia, mentre il costo per addetto è inferiore del 20,1%. In agricoltura la produttività è appena il 6,8% sotto la media nazionale, ma il costo per addetto risulta superiore del 7,2%.

Il confronto geografico aiuta a capire dove l’Umbria perde terreno. Nella manifattura supera nettamente le Marche — 80.717 contro 64.541 euro per addetto — pur restando sotto gli 88.850 euro della Toscana. Nei servizi Umbria e Marche sono invece quasi appaiate, poco sopra i 43 mila euro, mentre la Toscana arriva a 58.630.

Una competitività a più velocità

Nel suo insieme, il sistema delle società di capitali umbre mostra una competitività diseguale. La manifattura conserva una capacità di generare valore relativamente vicina ai benchmark nazionali; commercio e parte dell’agricoltura presentano distanze più contenute; servizi, ospitalità ed edilizia pesano maggiormente sul ritardo. Il costo del lavoro più basso non può essere considerato, da solo, un vantaggio competitivo e non è questa la direzione suggerita dai dati: il nodo è la capacità di aumentare il valore creato per addetto, facendo leva su investimenti, tecnologie, competenze, organizzazione e dimensione d’impresa.

I numeri arrivano dai bilanci depositati nel Registro delle Imprese. Le società di capitali tenute al deposito — fra cui S.p.A., S.r.l., S.a.p.a. e cooperative — trasmettono ogni anno il bilancio al Registro competente per la sede legale. In Umbria queste società sono poco più di un quinto delle imprese, ma concentrano fra il 70% e il 75% del fatturato regionale. A livello nazionale le società di capitali sono circa un terzo delle imprese registrate. Non rappresentano tutto il sistema produttivo, ma ne descrivono una componente decisiva per ricavi, patrimonio e capacità di investimento.

Dal 2025 un primo segnale, ma i dati sono ancora parziali

I bilanci riferiti al 2025 indicano per ora un possibile avvicinamento: il valore aggiunto per addetto umbro sale a 59.518 euro e il divario dall’Italia scende all’8,6%. È un dato da osservare, non ancora un consuntivo. Al momento dell’estrazione risultava disponibile circa il 72% dei bilanci attesi in Umbria e il 77,7% in Italia; percentuali diverse di copertura e la composizione delle imprese che hanno già depositato possono ancora modificare medie e confronti.

Quello sul lavoro è il primo pezzo di una fotografia più ampia. La produttività complessiva non si esaurisce infatti nel valore aggiunto per addetto: occorre guardare anche alla produttività del capitale e alla Produttività totale dei fattori (PTF). Quest’ultima è il cosiddetto “residuo” della contabilità della crescita, cioè la parte della variazione dell’output che non è spiegata dall’aumento degli input di lavoro e capitale. Dentro vi rientrano, fra l’altro, innovazione, qualità dell’organizzazione e del management, capitale umano, tecnologie e capacità di utilizzare meglio le risorse. Nelle prossime settimane l’analisi proseguirà quindi dal lavoro al capitale e poi alla PTF, così da ricomporre gradualmente i diversi fattori che incidono sulla competitività delle imprese umbre.

Il commento del presidente Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Questi numeri ci dicono che l’Umbria sta recuperando terreno, ma ci dicono soprattutto dove dobbiamo guardare. La competitività di un territorio non si costruisce facendo costare meno il lavoro: si costruisce mettendo imprese e lavoratori nelle condizioni di creare più valore. La vera questione non è quanto costa un addetto, ma quanto valore il sistema economico gli consente di generare attraverso capitale, tecnologie, competenze, organizzazione e qualità dell’ecosistema in cui l’impresa opera. Se cresce la produttività possono crescere insieme imprese, salari e benessere; se ci si limita a competere sui costi, si rischia invece di restare prigionieri di un’economia a basso valore aggiunto. Per questo digitalizzazione e transizione ecologica, sulle quali la Camera di Commercio dell’Umbria è fortemente impegnata, non sono capitoli separati dalla produttività: ne sono oggi due delle leve principali. La sfida è fare in modo che innovazione e nuove tecnologie non restino patrimonio di poche imprese più strutturate, ma raggiungano anche le piccole e medie aziende che costituiscono l’ossatura dell’economia umbra. È lì, nella diffusione della capacità di innovare, che si gioca una parte importante del recupero del nostro divario”.

Orvietano, tirocini formativi retribuiti per i giovani | Come fare domanda

Pubblicato l’avviso “T.E.C.O. – Tirocini Extra-Curriculari per l’Occupazione”, promosso da ARPAL Umbria e finanziato dal Programma regionale Umbria FSE+ 2021-2027.

L’intervento dispone di una dotazione complessiva di 4 milioni di euro, con una riserva di 1.250.000 euro per le cinque Aree Interne dell’Umbria di cui 250mila euro per i tirocini destinati ai residenti dell’Area Interna Sud Ovest Orvietano. Il territorio comprende i Comuni di Orvieto, Allerona, Alviano, Attigliano, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina, Montecchio, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Parrano, Penna in Teverina, Porano e San Venanzo.

Chi può fare domanda

L’avviso è rivolto a giovani dai 18 anni compiuti ai 35 anni non ancora compiuti, inoccupati o disoccupati, residenti o domiciliati in Umbria, iscritti ai Centri per l’Impiego regionali e con un Patto di Servizio Personalizzato sottoscritto da non oltre 12 mesi. La quota riservata all’Area Interna è destinata specificamente ai residenti nei 19 Comuni.

I tirocini prevedono un’esperienza formativa presso soggetti ospitanti con sede operativa in Umbria e hanno una durata dai quattro mesi ai mesi in base ai quattro percorsi indicati nell’avviso e secondo il profilo individuato dal Centro per l’Impiego e riportato nel Patto di Servizio. L’impegno settimanale va da 30 a 36 ore.

I percorsi

Questi i percorsi:

  • Percorso 1 – per i soggetti più prossimi al mercato del lavoro, ad alta occupabilità, già in possesso delle competenze richieste (work ready);
  • Percorso 2 – per i soggetti più lontani dal mercato ma in possesso di competenze spendibili, che necessitano di un aggiornamento delle competenze;
  • Percorso 3 – per i soggetti lontani dal mercato e con competenze non adeguate ai fabbisogni richiesti, che necessitano di nuovi percorsi formativi;
  • Percorso 4 – per i soggetti con bisogni complessi, in presenza di ostacoli che vanno oltre la dimensione lavorativa, con attivazione della rete dei servizi territoriali.

Compenso

Ai partecipanti è riconosciuta un’indennità di 600 euro lordi mensili, erogata con cadenza bimestrale posticipata. L’importo è riconosciuto per intero al raggiungimento di almeno il 70% delle presenze mensili. Al di sotto di questa soglia viene riproporzionato. Il percorso è finalizzato a rafforzare le competenze e favorire l’inserimento o il reinserimento lavorativo.

Le domande

Le domande di attivazione devono essere presentate dalle imprese ospitant, anche tramite un delegato, esclusivamente online attraverso la piattaforma Elixforms, con accesso mediante SPID o CIE. L’apertura è fissata alle ore 9 di lunedì 5 ottobre 2026. La procedura è a sportello: le domande saranno esaminate in ordine cronologico e potranno essere trasmesse fino alla chiusura dell’avviso per esaurimento delle risorse disponibili.

I giovani che non hanno un Patto di Servizio valido o lo hanno sottoscritto da oltre 12 mesi devono richiederne la sottoscrizione o l’aggiornamento al Centro per l’Impiego, prenotando un appuntamento tramite l’indirizzo destinatariteco@arpalumbria.it e indicando nome, cognome, codice fiscale, numero di telefono, email, residenza e domicilio.

L’avviso completo e la modulistica sono disponibili nella sezione dedicata agli avvisi pubblici del sito di ARPAL Umbria. Per informazioni e chiarimenti è possibile scrivere a avvisoteco@arpalumbria.it.

Umbria Lavoro Fest, formazione e opportunità concrete di occupazione

Durante la prima giornata di Umbria Lavoro Fest sono state circa 600 le persone che hanno popolato gli spazi del Tulipano, partecipando ai colloqui, visitando i desk delle aziende e della Rete dei servizi per il lavoro, prendendo parte ai panel e alle attività di orientamento. Una presenza composta da giovani, ma anche da lavoratori e persone di ogni età, a conferma di un interesse trasversale per gli strumenti le opportunità messi a disposizione.

Il dato delle presenze si aggiunge ai numeri con cui Umbria Lavoro Fest era arrivata all’appuntamento: oltre 400 persone già prenotate per i colloqui, 1.050 candidature trasmesse alle imprese, 104 profili professionali ricercati e 157 posti disponibili. Numeri che, già prima dell’apertura, avevano evidenziato una domanda significativa di lavoro e di incontro diretto con le aziende. Ma la partecipazione ha prodotto anche un effetto concreto sulla presenza delle imprese. Nel corso del pomeriggio di giovedì, infatti, altre aziende hanno contattato Arpal Umbria manifestando l’interesse a prendere parte alla manifestazione. Già dalla mattinata i nuovi soggetti sono operativi con i propri desk all’interno della fiera, ampliando ulteriormente le possibilità di incontro.

“Il dato che più ci rende soddisfatti – sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo economico e alle Politiche del lavoro Francesco De Rebotti – è vedere che quello che avevamo immaginato sta accadendo concretamente. Al Tulipano si sono incontrate persone in cerca di un’opportunità, imprese alla ricerca di competenze, operatori, istituzioni, agenzie e soggetti della formazione. Non si sono semplicemente incrociati: hanno dialogato, si sono confrontati, hanno costruito relazioni. È questo il senso di una manifestazione come Umbria Lavoro Fest”.

La prima giornata

La prima giornata ha visto alternarsi ai momenti dedicati al recruiting e ai colloqui un ricco programma di panel e workshop. Si è parlato di sviluppo, giovani e mercato del lavoro, di cultura e imprese creative, di inclusione e pari opportunità, di intelligenza artificiale e trasformazioni professionali, fino alle politiche per il mercato del lavoro e al ruolo di Arpal Umbria. I 70 desk delle aziende e dei soggetti della Rete dei servizi per il lavoro hanno rappresentato per tutta la giornata un punto di riferimento per informazioni, orientamento e contatti diretti. “Abbiamo voluto che questa fosse una fiera del lavoro nel senso più ampio del termine – conclude De Rebotti – non soltanto un luogo dove consegnare un curriculum, ma uno spazio nel quale capire come sta cambiando il mercato del lavoro, quali competenze vengono richieste, quali servizi esistono e come persone e imprese possono essere accompagnate. La risposta che abbiamo avuto ci conferma che questa strada va percorsa. Il nostro obiettivo è che nessuno consideri Umbria Lavoro Fest un appuntamento che finisce oggi. Questi due giorni devono lasciare qualcosa: un contatto, un colloquio, un’informazione, una competenza, un’opportunità. Ma soprattutto devono consolidare una rete che continui a lavorare insieme. Se persone, imprese, istituzioni e servizi hanno imparato a conoscersi meglio, a dialogare e a collaborare, allora questa prima edizione ha già raggiunto un risultato importante. Adesso dobbiamo trasformare questa energia in un percorso stabile e continuativo”.

I panel della giornata di venerdì

La seconda giornata è iniziata venerdì mattina con la prosecuzione dei colloqui e delle attività di recruiting. Sono stati nuovamente operativi gli spazi delle imprese, compresi i nuovi desk attivati dopo le richieste arrivate ad Arpal nella giornata di giovedì, insieme agli sportelli della Rete dei servizi per il lavoro, all’orientamento, alla CV Clinic, a Eures e al collocamento mirato. Sono proseguiti gli incontri tra candidati e aziende anche per chi non aveva effettuato la candidatura online. Attive anche l’Agorà Digitale, la Terrazza On Air per interviste e dirette e gli altri spazi di incontro predisposti all’interno del Tulipano.

Il primo panel della giornata di venerdì, “Giovani, formazione e il lavoro di domani: l’Università, gli Ie FP, IFTS, ITS e la scommessa di Pentima”, ha visto al tavolo Fabio Barcaioli, assessore all’Istruzione e alla Formazione, Francesco De Rebotti, assessore allo Sviluppo Economico e alle Politiche del Lavoro, Caterina Capponi, Delegata del Rettore per Orientamento, Tutorato e Relazioni con i Mondi del Lavoro, Giacomo Leonelli, Amministratore Unico di Adisu, Nicola Modugno, Direttore Its Umbria, e Claudia Ciombolini, Direttrice del Sul.

Successivamente, al convegno “La transizione ecologica in Umbria: Economia Green, nuove filiere del lavoro a Terni e le nuove competenze” hanno portato il loro contributo Thomas De Luca, assessore all’Energia e all’Ambiente, e Luca Tramini, Presidente della Commissione Nazionale Politiche del Lavoro, Formazione e Occupazione dell’Anci.

A chiudere la mattinata è stato l’incontro “Radici di Futuro: Agricoltura, Lavoro e Legalità. Sostegni per lo sviluppo rurale e strumenti di lotta al caporalato”. Sono intervenuti Simona Meloni, assessore alle Politiche agricole, Dominga Cotarella, Presidente di Coldiretti Umbria, Matteo Pennacchi, Presidente di Confagricoltura Umbria, e Roberto Di Filippo, Presidente di Cia Umbria.   

Nel pomeriggio l’incontro “Labour Market Intelligence: azione di contrasto al mismatch e Excelsior strumenti per i fabbisogni delle Imprese”, con Francesco Siciliano, Dirigente Arpal Umbria, Fabio Narciso, Responsabile Servizi per il Lavoro e le Imprese – Area sud di Arpal Umbria, Federico Sisti, Direttore della Camera di Commercio dell’Umbria, Leonardo Esposito, Amministratore Unico di Punto Zero scarl, e Mario Margasini, Presidente di Nuove Ri-Generazioni Umbria. Successivamente l’appuntamento “Gol e le nuove sfide per la formazione e le politiche attive del lavoro”, con i relatori Massimo Temussi, Direttore Generale presso il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, Simone Cappelli, Dirigente della Regione Toscana e Coordinatore delle Regioni, Paolo Sereni, Direttore Arpal Umbria, e i Direttori regionali Adriano Bei e Luigi Rossetti. Le conclusioni e i saluti, infine, sono stati affidati all’assessore Francesco De Rebotti e a Tiziana Ciprini, amministratrice unica di Arpal Umbria.