Skip to main content

Ore lavorate, produttività, retribuzioni: così l’Umbria nel confronto con il resto d’Italia

Nella provincia di Perugia nel 2024 (ultimo anno per il quale sono disponibili dati definitivi) mediamente sono le giornate lavorate regolarmente retribuite sono state 250,8. Fa meglio la provincia di Terni, dove il dato sale a 253,1. In un’Italia che vede una grande difformità – imputabile soprattutto alla precarietà dei contratti in alcune aree – tra le 265,4 giornate di Lecco e le 195 di Vibo Valentia.

Così come molto difformi tra le regioni sono retribuzioni e produttività. In Umbria la retribuzione media lorda annuale è di 21.915 euro (87,20 euro per le 251,3 giornate lavorate). Rispetto alla retribuzione media giornaliera di 117,25 euro in Lombardia e di 72,33 euro in Calabria.

Guardando ai dati provinciali, nel Ternano la retribuzione media lorda annua è di 21.961 euro (86,76 giornalieri), mentre nel Perugino è di 21.901 euro annui (87,33 giornalieri).

In Umbria resta però al di sotto della media nazionale l’indice di produttività: 37,47 euro per ora lavorata, -13,3 rispetto alla media nazionale.

Il quadro delineato dall’Ufficio studi della Cgia evidenzia uno dei principali squilibri strutturali dell’economia italiana, dove differenze nei giorni lavorati, nelle retribuzioni e nella produttività finiscono per alimentarsi reciprocamente.

Tirocini extra-curriculari per l’occupazione, approvati i criteri di selezione

La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato i criteri di selezione dell’avviso pubblico “T.e.c.o. – Tirocini extra-curriculari per l’occupazione”, una misura promossa nell’ambito del Programma Regionale Umbria FSE+ 2021-2027. L’iniziativa, fortemente voluta dall’assessorato regionale alle Politiche del lavoro, nasce con l’obiettivo di sostenere l’occupabilità dei giovani umbri e di accompagnarli in quella fase, spesso delicata, che segna il passaggio dal mondo della formazione a quello del lavoro.

I beneficiari

A poter beneficiare della misura sono i giovani tra i 18 e i 35 anni non ancora compiuti, residenti o domiciliati in Umbria, che risultino iscritti ai Centri per l’impiego regionali e abbiano sottoscritto un patto di servizio da non oltre 12 mesi. Dei 4 milioni di euro stanziati dalla Regione, 1 milione e 250mila saranno destinati in modo specifico ai giovani residenti nelle cinque aree interne del territorio umbro – Sud Ovest Orvietano, Nord Est Umbria, Valnerina, Unione dei Comuni del Trasimeno e Media Valle del Tevere – con una dotazione di 250mila euro riservata a ciascuna area, a testimonianza dell’attenzione riservata questi territori.
Sul piano operativo, la domanda di attivazione del tirocinio dovrà essere presentata dall’impresa ospitante, oppure da un soggetto delegato, con la sola esclusione dei Centri per l’impiego, e dovrà essere corredata da una convenzione e da un progetto formativo individuale sottoscritti congiuntamente dall’impresa, dal soggetto promotore e dal tirocinante. Per quanto riguarda la durata, i tirocini avranno una durata di 4 mesi, con la possibile estensione a 6 mesi nel caso si tratti di soggetti fragili, persone con disabilità o prese in carico dai servizi sociali, mentre l’impegno settimanale richiesto è compreso tra le 30 e le 36 ore, con un limite massimo di 8 ore giornaliere.

Ai tirocinanti sarà riconosciuta un’indennità di 600 euro lordi mensili, erogata da un soggetto pagatore individuato da Arpal Umbria, con pagamento bimestrale posticipato e a condizione che venga raggiunto almeno il 70% delle presenze mensili previste. Al termine del percorso, a chi avrà partecipato per almeno il 70% della durata prevista sarà rilasciata un’attestazione delle competenze acquisite.

L’avviso pubblico sarà pubblicato entro il mese di settembre 2026 e le domande presentate saranno valutate secondo l’ordine cronologico di arrivo, fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

De Rebotti: ponte fondamentale tra formazione e lavoro

“I tirocini extra-curriculari – ha spiegato l’assessore regionale Francesco De Rebotti – rappresentano un ponte fondamentale tra formazione e lavoro, soprattutto in un contesto economico che richiede competenze sempre più specifiche e aggiornate. Puntiamo a valorizzare i talenti del nostro territorio, con particolare attenzione alle aree interne, spesso più fragili dal punto di vista occupazionale. Con l’approvazione di questi criteri l’Umbria conferma il proprio impegno concreto per l’occupazione giovanile, offrendo strumenti efficaci per accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita professionale. Invitiamo le imprese umbre a cogliere questa opportunità, contribuendo insieme a costruire un futuro più solido per le nuove generazioni”.

In Umbria 350mila lavoratori dipendenti, ma anche loro pagano tasse “nascoste”

In Umbria ci sono (il dato è riferito al 2024, l’ultimo anno per il quale ci sono numeri ufficiali definitivi) circa 350mila lavoratori autonomi. A cui si aggiungono 241mila percettori di reddito da pensione, rispetto alla platea complessiva di circa 643mila contribuenti.

I lavoratori autonomi sono quelli che non hanno contezza di quante tasse pagano, per il meccanismo del sostituto d’imposta che vede il prelievo direttamente alla fonte. Anche se, ricorda la CGIA, pur “sentendo” maggiormente il carico tributario, spesso anche le partite Iva non hanno chiara la cifra esatta di tasse che
versano ogni anno, visto il sistema di liquidazione dell’Irpef: oltre al saldo dell’anno precedente, richiede un acconto del 100% per l’anno in corso, rendendolo poco trasparente e penalizzante in caso di incrementi di reddito.

Tra l’altro, va ricordato che l’Irpef, pur essendo l’imposta che garantisce il maggior gettito per l’erario, incide sulle entrate fiscali complessive “solo” per il 30% circa.

Nel complesso, nel 95,7% delle tasse pagate le famiglie dei lavoratori dipendenti pagano tasse e contributi senza nemmeno rendersene conto, perché sono trattenuti automaticamente dalla busta paga, oppure sono già inclusi nel prezzo di ciò che acquistano ogni giorno. Tra tasse prelevate “alla fonte” come l’Irpef o i contributi Inps o imposte “nascoste” come l’Iva, le accise sui carburanti o le imposte sulla RC auto.

L’Umbria sta attraendo “cervelli”: il saldo sui giovani laureati

In un’Italia che negli ultimi anni vede virare in positivo il saldo dei giovani laureati che arrivano nel Paese rispetto a quelli che si trasferiscono altrove, l’Umbria tra il 2019 e il 2024 (gli ultimi anni per i quali sono disponibili dati definitivi) ha “perso “guadagnato” quasi 300 giovani (tra 25 e 34 anni) in possesso di una laurea.

A fronte di 1.138 giovani italiani che dopo il titolo universitario dalla regione si sono trasferiti altrove, infatti, ne sono arrivati 1.416 dall’estero, con un saldo negativo di 278 “cervelli”.

Un fenomeno che vede l’Italia spaccata in due, con il Sud e le Isole che in questi cinque anni contano un saldo negativo di 11.419 giovani laureati e il Centro che ne ha attirati quasi 6mila in più, pur senza raggiungere l’attrattività del Nord-ovest, dove l’incremento sfiora le 13mila unità.

In Italia

Nel periodo 2019-2024 il saldo negativo dei giovani laureati italiani (-78 mila) è stato compensato dal saldo positivo dei giovani laureati stranieri (+88 mila). In cinque anni, quindi, l’Italia ha registrato un saldo positivo di giovani laureati pari a 9.593. Con situazioni molto diverse, però, tra zone e regioni italiane.

Complessivamente, tra i giovani laureati stranieri che scelgono il nostro Paese, il 17,8 per cento proviene dal Sud America, il 27,6 per cento dall’Europa e oltre un terzo dall’Asia.

Cassa integrazione in calo in Umbria nell’ultimo anno

Dopo la crescita del 2024, lo scorso anno le richieste di cassa integrazione guadagni in Umbria sono tornate a diminuire (-12,3%).

La flessione, come rileva il Rapporto della Banca d’Italia, ha interessato tutti i comparti dell’industria in senso stretto ad eccezione della metallurgia, dell’abbigliamento e delle macchine e apparecchi elettrici. Considerando anche i fondi di solidarietà, le ore complessivamente autorizzate sono state quasi 5,9 milioni, corrispondenti a oltre 3.400 occupati equivalenti (pari all’1,2% degli occupati dipendenti; 1,7 in Italia).

Il calo è proseguito nel primo trimestre dell’anno in corso (-17,1% rispetto al corrispondente periodo del 2025).

Il numero di richieste di nuova assicurazione sociale per l’impiego (NASpI), principale strumento di indennità di disoccupazione, è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente (circa 27.500), a fronte della lieve riduzione registrata in Italia (-1,0%).

Nel 2025 in Umbria è proseguita la crescita delle forze di lavoro (1,0%). Si sono confermati in calo il numero di inattivi in età lavorativa (-3,6%) e la quota dei giovani tra 15 e 34 anni non impegnati in attività di studio o formazione (NEET; dall’11,4 al 10,0%), che rimane ampiamente al di sotto della media italiana (15,6).

Il tasso di partecipazione della popolazione tra 15 e 64 anni è cresciuto di un punto percentuale, al 72,5%. Anche per effetto di una lieve flessione del numero di persone in cerca di occupazione, il tasso di disoccupazione si è ulteriormente ridotto, al 4,6% (4,8 nel 2024); questo calo ha interessato esclusivamente la fascia di età tra 35 e 54 anni.

Contratto Funzioni centrali, interessati circa 2500 dipendenti pubblici in Umbria

Il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro per il personale del comparto Funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici come Inps e Inail), per il triennio 2025-2027, interessa circa 2.500 lavoratori umbri del settore pubblico. Il documento è stato sottoscritto dalla Fp Cgil con il 94% dei consensi tra i dipendenti.

“La nostra firma – spiega il segretario regionale di Fp Cgil Umbria, Michele Agnani (nella foto) – arriva a meno di due mesi dalla pre-intesa e dopo un’intensa campagna di assemblee nei luoghi di lavoro per consultare i lavoratori in merito merito delle innovazioni contenute nel testo. Innovazioni su cui il 94% si è espresso in modo favorevole alla sottoscrizione. Continueremo a organizzare assemblee e incontrare i lavoratori per illustrare loro i contenuti e le opportunità dell’accordo”.

Agnani spiega che “l’accordo torna a riconoscere incrementi delle retribuzioni superiori all’inflazione programmata per il triennio, dopo l’impoverimento dei salari prodotto dal Ccnl precedente, e introduce, novità assoluta per i contratti delle pubbliche amministrazioni, un momento di verifica successivo a salvaguardia del potere di acquisto degli stipendi. Tra i punti principali del contratto – prosegue Agnani – c’è l’equiparazione delle giornate di ferie per i neo-assunti, il pagamento dell’indennità di turno anche durante il periodo di ferie, il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza salariale, il miglioramento della disciplina di importanti istituti di conciliazione (congedi, ferie solidali, flessibilità oraria) e del lavoro agile, l’incremento dei trattamenti di trasferta e lo sblocco del tetto al buono pasto. Si regolamenta l’introduzione e l’utilizzo dei sistemi di Intelligenza artificiale, si pone attenzione alla condizione occupazionale del personale con disabilità e agli sviluppi di carriera, e si qualificano i percorsi di formazione, con attenzione alla loro piena accessibilità, per la crescita professionale di tutte e tutti”.

“Questo accordo – prosegue il segretario della Fp Cgil Umbria –, dal mese di settembre riconoscerà ai lavoratori gli aumenti previsti e gli arretrati per i mesi passati, ma questo importante risultato non è sufficiente a restituire la dovuta centralità al lavoro pubblico. Continueremo a mobilitarci nelle prossime settimane per chiedere che il Governo stanzi in legge di Bilancio le risorse che servono per rimuovere il tetto al salario accessorio, e aumentare le disponibilità dei Frd per consentire la valorizzazione del personale, aumentare i buoni pasto e, soprattutto, adottare un Piano straordinario di assunzioni per le pubbliche amministrazioni e superare la carenza di personale che in troppe amministrazioni sta rendendo difficile garantire le attività e i servizi alla cittadinanza”.

Asm Terni, stabilizzato il personale che operava in distacco da Green Asm

Assunti a tempo indeterminato dal primo agosto in Asm Terni i lavoratori di Green Asm che erano distaccati da luglio 2023.

I lavoratori coinvolti operavano ormai in pianta stabile in Asm e queste assunzioni rappresentano un altro importante tassello per il consolidamento delle professionalità operanti nell’azienda multi-utility ternana. “È stata positiva – hanno commentato le segreterie provinciali di Filctem Cgil e Fp Cgil di Terni – la disponibilità e la determinazione mostrata da Asm rispetto a questa stabilizzazione di personale. L’operazione è molto importante e va anche a risolvere le problematiche che in questi ultimi mesi si erano ripercosse fortemente su questi quattro lavoratori. Indubbiamente, questa rappresenta una grande opportunità per i lavoratori interessati e un’operazione positiva per Asm che necessità di professionalità e competenze per i suoi settori di attività”.

“Siamo soddisfatti per l’operazione di stabilizzazione di questo personale andata a buon fine – hanno aggiunto le organizzazioni sindacali Filctem Cgil e Fp Cgil e relativi delegati sindacali –. Siamo sempre disponibili a collaborare per favorire stabilizzazioni di lavoratori e lavoratrici e per il potenziamento delle politiche di reclutamento delle professionalità”.

imprenditrici

In dieci anni l’Umbria ha perso 11mila giovani, problemi per il ricambio di chi va in pensione

Negli ultimi dieci anni l’Umbria ha perso il 6% dei suoi giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni. In tutto, ne sono “spariti” quasi 11mila, tra minori nascite non compensate dal flusso immigratorio e giovani che sono andati definitivamente fuori dalla regione per motivi di lavoro o di studio.

Di questi, 3mila dalla provincia di Terni (che ha perso il 7% dei suoi giovani) e 7.700 nel Perugino (-5,8%).

Con conseguenze sociali ed anche economiche, come evidenzia la Cgia. Che ricorda come fino al 2029, secondo le previsioni del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere-Anpal, quasi 45mila umbri lasceranno il lavoro. E di questi, oltre 20mila lasceranno libero un posto in fabbriche e uffici del settore privato.

Guardando al resto d’Italia, la Calabria è la regione che ha registrato la contrazione percentuale più marcata di giovani con il -18%, a seguito di una diminuzione in termini assoluti di quasi 85.000 unità. Seguono la Sardegna con il -17,2% (-59.070) e la Basilicata con il -16,6 (- 21.905). Tra le realtà geografiche più virtuose – grazie all’aumento del numero degli stranieri e dei giovani provenienti dal Mezzogiorno – compaiono la Liguria con il +4,6% (+12.464 giovani), la Lombardia con il +4,9 (+98.916) e l’Emilia Romagna con il +8,4 (+70.438). Anche in questo, dunque, l’Italia risulta spaccata in due.

Più donne al lavoro, ma su di loro “pesano” ancora maggiormente casa e famiglia | La ricerca

Donne nel mondo del lavoro, presentato il rapporto Aur sui divari di genere in Umbria. Un rapporto che mostra come nella regione cresca l’occupazione femminile, ma restino differenze nella qualità del lavoro, nelle retribuzioni, nelle possibilità di carriera e nella distribuzione delle responsabilità familiari e di cura.

La ricerca, realizzata nell’ambito della collaborazione tra la consigliera di parità della Regione Umbria e l’Agenzia Umbria Ricerche, dal titolo “Le asimmetrie di genere nella società umbra. Donne e lavoro, un percorso ancora incompiuto”, analizza la condizione delle donne nel mercato del lavoro, nell’imprenditoria, nelle istituzioni e nei ruoli decisionali.

La presentazione è stata svola dalle autrici Enza Galluzzo, Monica Raichini ed Elisabetta Tondini. Sono intervenuti l’assessora regionale con delega alle Pari opportunità, Simona Meloni, la presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria, Sarah Bistocchi, la consigliera di parità Rosita Garzi e l’amministratore unico dell’AUR, Marco Damiani.

I dati

Nel 2025 le occupate umbre sono salite a 172.300, con un incremento di 3.100 unità in un anno. Il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il 63 per cento, ma le donne rappresentano ancora il 57,4 per cento delle persone disoccupate. Persistono inoltre differenze rilevanti nei redditi: nel 2024 quello medio annuo da lavoro delle donne umbre è stato pari a 20.721 euro, contro i 27.141 euro degli uomini.

“Le asimmetrie di genere non possono essere affrontate con una sola politica settoriale – ha spiegato Garzi –. Occorre unire pari opportunità, lavoro, natalità, carichi di cura, organizzazione dei tempi, politiche sociali, imprese e sistema formativo”. Garzi ha annunciato che i principali contenuti della ricerca saranno tradotti anche in uno strumento più sintetico e accessibile, da utilizzare nel confronto sul territorio e nelle scuole.

“I dati non devono restare confinati in una pubblicazione scientifica – ha aggiunto. Devono diventare patrimonio delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni e delle nuove generazioni, contribuendo a mettere in discussione stereotipi ancora molto radicati”.

“Con questa edizione abbiamo voluto rafforzare la ricerca, coinvolgendo competenze e sensibilità differenti e costruendo una sorta di ‘Asimmetrie 2.0’”, ha spiegato l’amministratore unico dell’AUR, Marco Damiani.

“La cadenza annuale consente di creare una serie storica e di mettere a disposizione delle istituzioni una fotografia aggiornata delle trasformazioni della società umbra – ha concluso Damiani. Studiare la condizione femminile non significa occuparsi soltanto delle donne, ma misurare il grado di apertura, inclusività ed efficienza dell’intera società. Le disuguaglianze economiche generano disuguaglianze nell’accesso alle risorse, ai servizi di welfare, alle opportunità e alle reti sociali. Una società più uguale nei rapporti di genere è una società che registra migliori indicatori di sviluppo e una più elevata qualità della vita per tutte le cittadine e tutti i cittadini”.

Gli interventi delle Istituzioni

“Il rapporto evidenzia i progressi compiuti, ma anche quanto sia ancora lunga la strada verso una parità effettiva – ha dichiarato l’assessora regionale Simona Meloni. Non dovrebbe essere necessaria una legge per assicurare la presenza delle donne nelle istituzioni e nei luoghi decisionali. Il fatto che questi strumenti siano ancora indispensabili dimostra che il cambiamento culturale non è stato completato”.

Meloni ha poi posto l’accento soprattutto sull’autonomia economica delle donne, quale condizione essenziale per la libertà personale e per uscire da situazioni di violenza o dipendenza:

“Il lavoro consente alle donne di costruire il proprio progetto di vita e di scegliere liberamente – ha sottolineato. Una donna senza indipendenza economica incontra maggiori difficoltà nel lasciare una situazione di violenza, trovare una casa e garantire sicurezza a sé stessa e ai propri figli. Per questo le politiche per l’occupazione femminile, il reddito di libertà e il reinserimento lavorativo sono parte integrante del contrasto alla violenza di genere”.

L’assessora ha ricordato anche la forte presenza delle donne umbre nel turismo, nell’artigianato, nell’agricoltura e nei servizi, osservando come la pandemia abbia mostrato la fragilità di alcune conquiste e abbia costretto molte lavoratrici a scegliere tra occupazione e responsabilità familiari.

“Il part-time e il lavoro discontinuo continuano a riguardare soprattutto le donne – ha aggiunto Meloni. Occorre redistribuire i carichi di cura e costruire politiche integrate tra lavoro, welfare, istruzione, famiglia e formazione. I dati del rapporto devono diventare strumenti di conoscenza e di cambiamento per le istituzioni, le imprese e le scuole”.

“Molti diritti sono stati conquistati, ma molta strada resta da percorrere – ha affermato la presidente Bistocchi. Nell’anno in cui ricordiamo gli ottant’anni del voto alle donne, dobbiamo riaffermare il valore dell’articolo 3 della Costituzione, che non sancisce soltanto l’uguaglianza formale, ma impegna le istituzioni a rimuovere gli ostacoli che limitano concretamente la libertà e la partecipazione”.

La presidente Bistocchi ha richiamato il divario retributivo, la concentrazione sulle donne del lavoro di cura e le difficoltà di accesso agli incarichi dirigenziali e manageriali, nonostante i migliori risultati spesso conseguiti dalle ragazze nei percorsi scolastici e universitari.

“La presenza femminile nelle istituzioni umbre è significativa, ma non deve farci pensare che la parità sia stata raggiunta – ha aggiunto. Le donne continuano a essere meno presenti nei livelli apicali e a subire discriminazioni anche nell’accesso al lavoro. La piena uguaglianza è il presupposto di una società più giusta e democratica”.

La presidente ha inoltre ringraziato Rosita Garzi, giunta alla conclusione del mandato, per la serietà e la professionalità con cui ha svolto il ruolo di consigliera di parità.

Nuova ondata di calore sull’Umbria, le indicazioni per i fragili e i limiti ai lavori all’aperto

Nuova fase di ondata di calore anche in Umbria, con temperature elevate soprattutto nelle aree interne e nei centri urbani. Il bollettino del sistema nazionale per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore segnala per Perugia il passaggio al livello 2 per le giornate dell’8 e del 9 luglio, con temperature alle ore 14 previste fino a 33-34 gradi e temperatura massima percepita fino a 34 gradi. Le previsioni disponibili indicano nei prossimi giorni valori massimi intorno ai 32-34 gradi a Perugia e fino a 35-37 gradi a Terni.

“La nuova ondata di calore richiede prudenza, attenzione e responsabilità da parte di tutti – dichiara la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. Il caldo estremo è un fattore di rischio per la salute, in particolare per anziani, bambini, persone con patologie croniche, persone non autosufficienti, cittadini che vivono soli e lavoratrici e lavoratori esposti al sole. La Regione, insieme al sistema sanitario, ai comuni e alla protezione civile, mantiene alta l’attenzione e invita tutti a seguire le raccomandazioni ufficiali”.

Le indicazioni per le persone più fragili

Il Centro funzionale regionale segnala condizioni prevalentemente stabili e temperature massime in aumento nella giornata del 9 luglio.
“Chiediamo ai cittadini di evitare l’esposizione nelle ore più calde, di bere regolarmente, di controllare le persone più fragili e di rivolgersi al medico o ai servizi sanitari in caso di sintomi sospetti – prosegue la presidente Proietti. La prevenzione è la misura più efficace: piccoli comportamenti quotidiani possono evitare conseguenze serie, dai colpi di calore alla disidratazione”.La Regione ricorda che sono particolarmente esposti al rischio gli anziani sopra i 65 anni, i neonati e i bambini, le persone con obesità o malattie croniche, in particolare cardiovascolari, chi assume farmaci che possono interferire con la termoregolazione o con la percezione del calore, le persone non autosufficienti e quelle che vivono in condizioni di isolamento.

Il lavoro all’aperto

Particolare attenzione riguarda anche il lavoro all’aperto. È in vigore l’ordinanza della presidente della Giunta regionale 11 giugno 2026, n. 3, contingibile e urgente in materia di igiene e sanità pubblica, adottata per prevenire i rischi da esposizione prolungata al sole. Il provvedimento, efficace fino al 15 settembre 2026 dispone il divieto di lavoro dalle ore 12:30 alle ore 16:00 nelle aree e nei giorni in cui la piattaforma Worklimate segnala rischio “ALTO” per lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa alle ore 12.
Il divieto riguarda il settore agricolo e florovivaistico, i cantieri edili all’aperto, le cave e la logistica limitatamente ai piazzali destinati in via esclusiva e permanente al deposito merci, con esclusione delle pertinenze dei magazzini coperti. Per le consegne tramite mezzi a pedalata anche assistita, l’ordinanza prevede che il rischio calore sia inserito nei parametri di calcolo dei tempi di consegna e delle distanze massime di percorrenza, anche intervenendo sugli algoritmi delle piattaforme digitali, senza conseguenze negative sul piano salariale o reputazionale.
“Sul lavoro la sicurezza viene prima – sottolinea la presidente. Nessuna attività produttiva può essere organizzata ignorando gli effetti del caldo estremo. Le imprese devono programmare turni, pause, ombreggiamento, idratazione e misure di protezione coerenti con la valutazione del rischio. È un dovere giuridico, ma soprattutto un dovere di civiltà verso chi lavora”.
L’ordinanza raccomanda inoltre ai Comuni di valutare deroghe temporanee ai regolamenti locali sulle emissioni acustiche, previa verifica delle condizioni contingenti, per consentire lo svolgimento delle attività lavorative nelle fasce orarie più fresche.
“La collaborazione tra istituzioni, Comuni, aziende sanitarie, parti sociali, imprese e cittadini è decisiva – conclude Proietti. L’Umbria affronta questa fase con strumenti di prevenzione, informazione e tutela. A tutti chiediamo attenzione, proteggere le persone più esposte significa proteggere l’intera comunità”.