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Elezioni amministrative in Umbria 2024: esplosione di liste e candidati

Elezioni amministrative in Umbria 2024: esplosione di liste e candidati

224 liste e quasi 150 candidati si contendono i Comuni umbri, con Perugia al centro delle attenzioni.

Le elezioni amministrative in Umbria del 2024 promettono di essere un evento senza precedenti, con una partecipazione eccezionale di 224 liste e quasi 150 candidati a sindaco per 60 Comuni, di cui 39 in provincia di Perugia e 21 in quella di Terni. Con i termini per il deposito delle liste, dei simboli e dei programmi appena scaduti, la campagna elettorale è pronta a entrare nel vivo.

Il fulcro delle attenzioni è su Perugia, dove si registrano cinque candidati a sindaco sostenuti da ben 19 liste. La sfida è tra Davide Baiocco di Forza Perugia, Leonardo Caponi del Pci Perugia, Vittoria Ferdinandi di Perugia Sanità Pubblica, Massimo Monni di Perugia Merita e Margherita Scoccia di Progetto Perugia.

Ma l’attenzione non si ferma alla capitale. Intorno al Lago Trasimeno e oltre, si susseguono sfide elettorali significative. Bastia Umbra vede quattro candidati a sindaco, mentre a Torgiano la lotta è tra il sindaco uscente Eridano Liberti e Pierluigi De Rosa.

Nella Media Valle del Tevere, gli elettori saranno chiamati alle urne in diverse località, tra cui Marsciano, Collazzone, Fratta Todina, Massa Martana e Monte Castello di Vibio.

Anche nell’Alto Chiascio ci saranno diverse sfide, con sei candidati a Gubbio e tre a Gualdo Tadino, oltre a altri Comuni come Costacciaro, Fossato di Vico, Scheggia e Pascelupo e Sigillo, pronti a decidere il futuro dei loro territori.

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Marsciano dice “no” all’inceneritore

Marsciano dice “no” all’inceneritore

Opposizione ferma all’inceneritore: Marsciano dice no alla politica dei rifiuti della destra

Il candidato sindaco della coalizione Alleanza Progressista, Michele Moretti, ha ribadito la totale opposizione alla costruzione del nuovo inceneritore nella Media Valle del Tevere. In una conferenza stampa convocata dalla lista Progressisti per Marsciano, Moretti ha criticato il Piano rifiuti presentato dalla giunta Tesei, sostenendo che la proposta di legge miri ad eliminare gli obiettivi minimi di raccolta differenziata per favorire la realizzazione del nuovo impianto da 180.000 tonnellate di rifiuti.

Il consigliere regionale e coordinatore del M5S Umbria, Thomas De Luca, ha sottolineato che impianti di questa dimensione non sono economicamente sostenibili e ha evidenziato i rischi ambientali legati all’incremento del traffico di tir e all’inquinamento atmosferico.

La proposta di legge, secondo De Luca, rappresenta un passo indietro di trent’anni per l’Umbria, in quanto abolisce la soglia minima del 40% di raccolta differenziata, dando carta bianca al soggetto gestore senza mettere in pericolo i suoi profitti.

Il M5S presenterà un Piano dei rifiuti alternativo il 4 maggio, mentre si chiede agli amministratori progressisti di opporsi alla proposta, proponendo di innalzare il limite minimo di raccolta differenziata al 70%.

Il candidato sindaco Moretti ha ribadito la contrarietà al nuovo inceneritore, sottolineando l’importanza di puntare sull’economia circolare e sul miglioramento della gestione dei rifiuti per garantire la salute e lo sviluppo industriale.

L’onorevole Emma Pavanelli ha criticato l’inceneritore come contrario alle politiche europee di riduzione dei rifiuti e ha sottolineato l’importanza di un piano industriale incentrato sull’economia circolare. Michele Capoccia, candidato della lista Progressisti per Marsciano, ha condannato l’atteggiamento della destra umbra, accusandola di favorire i privati a scapito dei servizi pubblici, della sanità e dell’ambiente.

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Camilla Laureti: candidata al Parlamento europeo per il Pd

Camilla Laureti: candidata al Parlamento europeo per il Pd

L’eurodeputata dem annuncia la sua candidatura nelle regioni Lazio, Umbria, Marche e Toscana e ribadisce l’impegno per un’Europa più giusta e solidale

Camilla Laureti, eurodeputata del Pd e responsabile dem per le politiche agricole, ha annunciato ufficialmente la sua candidatura al Parlamento europeo per le prossime elezioni di giugno. Lo ha dichiarato attraverso un post su Facebook, in cui ha espresso gratitudine alla segretaria Ellyesse e alla comunità del Pdnetwork per la fiducia accordata.

Laureti ha sottolineato l’importanza di un’Europa più forte e più giusta, competitiva in tutte le circoscrizioni elettorali. Ha evidenziato il suo impegno nel portare avanti idee, speranze e progetti sviluppati durante il suo mandato nel Parlamento europeo, con l’obiettivo di contribuire alla realizzazione dell’Europa delle persone e dei territori, dei diritti e della pace, seguendo l’esempio di David Sassoli, cui è subentrata nel Parlamento.

Laureti ha annunciato che continuerà a raccogliere le richieste e le proposte dei cittadini dell’Italia centrale e a portare l’Europa nei territori, rimanendo in contatto con le persone e mantenendo i piedi per terra. Ha invitato i suoi sostenitori a unirsi a lei in questo viaggio, sottolineando che il suo nome sarà sulla lista del Partito Democratico al terzo posto.

Laureti ha concluso il suo annuncio con un appello all’unità e alla collaborazione, invitando tutti a continuare insieme per un futuro migliore.

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Tensione a Terni: le accuse del sindaco Bandecchi scatenano una tempesta politica

Tensione a Terni: le accuse del sindaco Bandecchi scatenano una tempesta politica

Il Sindaco Bandecchi di Terni scatena polemiche con accuse contro un presunto sistema politico corrotto. Le sue dichiarazioni generano indignazione tra gli oppositori e critica dagli organi di stampa.

Il vento della controversia soffia forte sul Municipio di Terni, con il Sindaco Stefano Bandecchi al centro di un tumulto politico che ha diviso la città come poche volte prima. Le parole incendiarie pronunciate durante l’ultimo incontro del Consiglio comunale hanno scatenato una tempesta di polemiche, con la Lega che chiede le dimissioni immediate del Sindaco e l’Ordine dei giornalisti dell’Umbria insieme all’Associazione Stampa che esprimono “sconcerto e indignazione” per le sue parole “volgari e offensive”.

La miccia è stata accesa da una dichiarazione audace del Sindaco Bandecchi, il quale ha espresso apertamente la sua frustrazione riguardo a ciò che definisce “un sistema colluso con destra e sinistra”, responsabile, a suo dire, della situazione di miseria in cui versa Terni. La sua critica ha preso di mira non solo i politici, ma anche giornalisti, medici e membri dell’opposizione, suscitando reazioni feroci da parte dei suoi detrattori.

La Lega non ha perso tempo nel rispondere alle accuse del Sindaco, chiedendo le sue dimissioni e suggerendo che sia giunto il momento per lui e la sua squadra di cercare fortuna altrove. Il carroccio ha definito le sue parole “vergognose e irrispettose”, sottolineando che i ternani non meritano un leader che li offenda con un linguaggio da bettola.

Ma Bandecchi non si è tirato indietro di fronte alle critiche. Ha difeso a spada tratta le sue dichiarazioni, ribadendo che non intende ritirare nulla di ciò che ha detto. Ha insistito sul fatto che il suo obiettivo è mettere a posto Terni e che non lascerà che il sistema corrotto che, secondo lui, ha afflitto la città per decenni, continui a prosperare.

Un’estrema franchezza che ha suscitato un’ondata di indignazione tra i giornalisti locali, con l’Ordine dei giornalisti dell’Umbria e l’Associazione Stampa che hanno emesso una nota congiunta esprimendo il loro sconcerto per le sue parole. Hanno dichiarato che le espressioni volgari e offensive del Sindaco non solo limitano la libertà di stampa, ma denigrano anche la professione giornalistica nel suo complesso.

In questo clima infuocato di accuse e contraccuse, una cosa è certa: Terni è divisa e Bandecchi è al centro della tempesta. Mentre le istituzioni si preparano a valutare le possibili azioni legali contro di lui, la città tiene il fiato sospeso, chiedendosi quale sarà il prossimo capitolo di questa saga politica che ha scosso le fondamenta della sua comunità.

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Elezioni a Perugia: Vittoria Ferdinandi, la nuova speranza del Centro-Sinistra

Vittoria Ferdinandi si è profilata come candidata per sindaco di Perugia rappresentando la coalizione di centro-sinistra e gruppi civici.

Ferdinandi, nota per il suo impegno nelle cause sociali, attualmente ricopre il ruolo di direttrice del ristorante inclusivo e centro multifunzionale “Numero Zero”, che impiega un gruppo di persone affette da disturbi mentali. È anche Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. “Ho accettato perché credo che sia il momento di coraggio”, ha dichiarato.

L’annuncio ufficiale è arrivato a febbraio, dopo giorni di attesa al termine della riunione della coalizione di centro-sinistra a Palazzo Cesaroni. A 37 anni, Ferdinandi mira a mantenere unita la coalizione diversificata sotto la bandiera di “Un patto avanti”. La coalizione che sostiene Ferdinandi include il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, l’Alleanza Verde Sinistra e i gruppi civici. La coalizione rimane aperta all’aggiunta di nuove forze, mentre si attende ancora la risposta del Partito Socialista, assente dal tavolo. Il programma sarà elaborato dopo una fase di partecipazione e consultazione dei territori.

Mentre prende forma il panorama delle elezioni del 9 giugno, le principali contendenti saranno due donne: Vittoria Ferdinandi e Margherita Scoccia, l’assessore uscente e rappresentante di Fratelli d’Italia, che ha raccolto intorno a sé il centro-destra e i gruppi civici di Progetto Perugia. In gara ci sono anche Giacomo Leonelli di Azione con +Europa e Socialisti con Perugia, Massimo Monni di “Perugia merita di meglio”, al di fuori dei due principali poli, Davide Baiocco di Alternativa Popolare e Leonardo Caponi del Partito Comunista Italiano.

Ferdinandi ha dichiarato: “Noi animiamo Perugia per portare speranza e bellezza.” Ha sottolineato un approccio politico positivo e inclusivo, evitando attacchi personali agli avversari. Ha espresso un impegno nel combattere idee sbagliate sulla città rispettando le prospettive individuali. Ha criticato gli avversari per cercare di dipingere negativamente la sua candidatura ma ha affermato il suo coinvolgimento decennale negli affari della città al di fuori delle tradizionali strutture di potere.

Rispondendo alle tensioni tra le figure del centro-destra, Ferdinandi ha dichiarato: “Mentre pensavano che la vittoria fosse assicurata, attaccare personalmente non funzionerà quando i cittadini sanno chi sei.” Ha contrastato la sua visione di una Perugia partecipativa con la paura degli avversari di perdere il potere, impegnandosi a restituire il potere al popolo e alle comunità. Il suo messaggio ha enfatizzato speranza e bellezza oltre all’aggressività e alla paura.

Ferdinandi ha concluso con un appello a rinnovare i metodi politici, ricollegare i fili di una città che si sta disfacendo e ripristinare un’anima a Perugia.

Turismo estivo, previsti flussi importanti grazie agli eventi

L’assessore regionale Paola Agabiti parla di uno scenario da grande numeri per il ritorno degli stranieri, con gli americani in testa

“Per l’Umbria sarà un’estate da grandi numeri sotto il profilo delle presenze turistiche”: a dirlo è Paola Agabiti, assessore regionale al Turismo. Che sottolinea: “I primi 4 mesi dell’anno abbiamo registrato presenze superiori all’analogo periodo del 2019, quindi pre pandemia”. “Questo 2023 è un anno molto significativo per la nostra regione perché stiamo toccando con mano il ritorno importante dei viaggiatori stranieri e in particolare americani” spiega l’assessore. “Questo significa – aggiunge – che la campagna promozionale che abbiamo impostato anche a livello internazionale, oltre che nazionale, sta avendo un ritorno significativo”. “Ci attendiamo un altro anno da record, e quindi ricco di soddisfazioni per tutti gli operatori economici dell’Umbria, sapendo che il turismo è uno dei principali asset della nostra economia regionale, oltre che di grande importanza sotto il profilo occupazionale e quindi sociale”, dice ancora Agabiti. “L’Umbria – ricorda l’assessore – è una delle destinazioni più apprezzate anche per i suoi eventi, grandi e piccoli. Già nel novembre scorso presentammo le iniziative per i 500 anni dalla scomparsa di due grandi artisti, quali sono il Perugino e il Signorelli. Nel segno dei loro capolavori che ritroviamo nelle nostre città abbiamo imbastito la comunicazione per l’anno in corso. A questi eventi si aggiungono, poi, quelli storici di sempre, come Umbria jazz e Festival dei due Mondi a Spoleto. Ma terrei a sottolineare che l’Umbria, in particolare nella stagione estiva, è caratterizzata da tanti altri eventi, anche sportivi, che danno un’atmosfera unica alla nostra terra e sono di grande richiamo”. L’assessore ricorda anche gli “importanti investimenti fatti sull’aeroporto che ci ha aperto al mondo con tante nuove tratte. “Investimenti – dice ancora – che sono stati fortemente voluti dalla presidente Donatella Tesei e dall’intera giunta regionale e che oggi stanno dando dei risultati eccezionali”. Infine, l’Umbria del turismo che verrà: “Vedrete – conclude Agabiti – che tra questo e il prossimo anno, raggiunteremo dei risultati inimmaginabili fino a qualche tempo fa”.

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I veri conti della sanità umbra

Un buco da 250 milioni, un deficit annuo da 50 milioni causato dal covid, spesa farmaceutica fuori controllo e Terni con l’ospedale più vecchio dell’Italia centrale

“Vanno sfatati molti falsi miti sulla solidità del sistema sanitario umbro e bisogna ricordare da dove siamo partiti”: lo ha detto la presidente della Regione, Donatella Tesei, durante un’audizione, con Coletto e D’Angelo, in terza commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presieduta da Eleonora Pace, sulla “situazione della sanità nell’Umbria”. Un incontro scaturito da una lettera del 9 gennaio, a firma dei consiglieri di minoranza, che chiedeva un confronto con l’Esecutivo di palazzo Donini per fare chiarezza sui conti della sanità regionale e sui livelli dei servizi forniti ai cittadini.

Illustrando la richiesta, Tommaso Bori (Pd) – riferisce un comunicato della Regione – ha spiegato, a nome dei firmatari, che “durante l’emergenza c’è stato un forte aumento dei fondi nazionali stanziati. Nonostante questa enorme mole di risorse l’Umbria si trova in una posizione non paragonabile alle altre Regioni, con 250 milioni di buco di bilancio stimati. Si registra un continuo turn-over della dirigenza sanitaria, con cadenza annuale o semestrale. C’è una mobilità passiva passata da un 2012 con una forte attrattività ad un 2021 che ha fatto registrare un debito milionario legato ai pazienti che si spostano fuori regione. La spesa farmaceutica è fuori controllo a causa del continuo cambio della dirigenza, che ha fatto mancare un vero controllo della spesa. In Umbria non sono state fatte assunzioni e non è stato potenziato l’organico: si è fatto ricorso a professionisti esterni, questo ha creato una spesa enorme per i medici a gettone. Ci sono professionisti che sono stati pagati 80 euro l’ora senza limite di orario, arrivando a guadagnare 25 mila euro in un mese. La Corte dei conti ha sempre parificato i bilanci della sanità, il suo primo richiamo è arrivato con questa amministrazione. Il depotenziamento della sanità pubblica sembra voler favorire sanità privata e assicurazioni”.

La presidente della Regione Donatella Tesei ha osservato che “bisogna ricordare da dove siamo partiti, con molti problemi ereditati dalle Giunte precedenti. Ho ereditato una sanità annichilita da Sanitopoli, dalla quale i migliori professionisti fuggivano. Abbiamo ereditato, prima del covid, infinite liste di attesa. Terni ha l’ospedale più vecchio del centro Italia. Dei 17 ospedali, alcuni erano inutilizzabili ed altri non utilizzati. C’erano certificati di sicurezza scaduti. Un disavanzo strutturale pauroso. Una mobilità con un pesante saldo passivo e una spesa farmaceutica fuori controllo. Non ho voluto iniziare il lavoro elencando problemi e scandali della sanità.

Speravo che questo fosse capito da tutte le forze politiche. Avremmo potuto costruire insieme un cambiamento nella sanità regionale”. “Abbiamo reagito al covid – ha sottolineato Tesei – tra mille difficoltà, con continue polemiche da parte delle opposizioni. I report nazionali ci dicono che siamo stati tra i migliori a gestire covid e vaccini. Il covid è sparito per decreto ma abbiamo ancora 200 ricoverati negli ospedali. Con le spese annesse. Il necessario processo di riforma è potuto iniziare da soli otto mesi”. “Sul bilancio della sanità regionale – ha sottolineato ancora Tesei – ha pesato l’inflazione quasi al 10% e l’aumento delle spese per l’energia. Ospedali, strutture sanitarie e uffici hanno subito questi rincari. Per mantenere una sanità pubblica e universale servono fondi nazionali, altrimenti chi ha più sanità pubblica ha più disavanzo. Cinque miliardi è la somma che manca alle sanità regionali per chiudere in equilibrio i bilanci. E questa è la somma richiesta dalla Conferenza delle Regioni.
Questa la somma che il presidente Bonaccini ha richiesto per le Regioni”.

Per la presidente, “vanno sfatati molti falsi miti sulla solidità del sistema sanitario umbro. La spesa è cresciuta quattro volte più dei fondi disponibili. Una spesa fuori controllo che cresce più della media nazionale. Nel 2017 il disallineamento era di 32 milioni, compreso il payback. Nel 2018 è arrivato a 60. Nel 2019 a 65 milioni. Oggi, il Ministero ci chiede di scorporare il payback. Questi disavanzi strutturali vengono sempre chiusi per portare a pareggio il bilancio. Questo indebolisce i conti e non crea riserve. Dal 2015 al 2019 la spesa farmaceutica per acquisti diretti è aumentata di 50 milioni, senza alcun tentativo di razionalizzarla. Il saldo di mobilità crolla da +25 milioni nel 2017 a – 4 milioni nel 2019. L’inversione di tendenza è avvenuta nel 2017, anche se si manifesta nel 2018-19”.

“Sul personale – ha spiegato Tesei – Agenas ci dice che abbiamo 2,35 medici ogni mille abitanti e 5,66 infermieri ogni mille abitanti: dati massimi a livello nazionale. Visto che però sembrano pochi, si rende necessaria una loro nuova redistribuzione per coprire le esigenze. Il costo degli amministrativi è del 20% della spesa totale: si tratta di un sovrannumero che toglie risorse per il resto del personale. Il covid ha impedito la riforma strutturale del sistema. Restano 50 milioni di euro all’anno da recuperare. Serve un percorso di efficientamento e ricostruzione. Per fare tutto questo ci vuole tempo. Per più di due anni abbiamo gestito esclusivamente il covid, pur andando avanti con vari progetti. L’aumento dei costi energia e dei costi Covid hanno gravato per 100 milioni sul bilancio regionale, che i fondi nazionali non coprono. Lo ho segnalato ad agosto 2022 ai ministri del periodo. Ed ora lo ho segnalato ai nuovi ministri in carica. Tutte le Regioni hanno segnalato questi problemi e una situazione esplosiva. I bilanci consuntivi sul 2022 non sono ancora stati ultimati, come da prassi lo saranno tra qualche mese. Gli incrementi di spesa si sommano ai disavanzi strutturali e peseranno anche sul 2023.
Queste situazioni e la loro genesi non possono essere negate ma devono essere affrontate”.

Luca Coletto (Assessore alla sanità), ha affermato che “lo sforamento per la spesa farmaceutica c’era già nel 2017 ed è andato aumentando negli anni successivi. Abbiamo fatto una delibera per ricondurre le prescrizioni all’appropriatezza, che prima non c’è stata. Grazie a quella delibera stiamo rientrando. I pazienti hanno la necessità di essere curati nella maniera più corretta possibile. Siamo stati giudicati una delle migliori Regioni per la gestione del Covid, pur in assenza di un piano per la gestione della pandemia. I fondi integrativi che esulano dal fondo sanitario vanno definiti e controllati. Altrimenti la sanità torna nelle mani delle mutue, che hanno creato un enorme debito legato a prestazioni non appropriate. E che creavano differenze sociali nelle cure. Tutte le Regioni hanno dovuto sopportare costi aggiuntivi per la gestione del Covid, che non è finita con il decreto del ministro il 31 marzo 2022. La mobilità ha avuto una inversione di tendenza nel 2015, che è stata registrata nel 2017. La programmazione manca da più di 10 anni. Un altro problema c’è stato con il payback, un ulteriore aggravio per le Regioni che hanno sfondato i tetti di spesa. Molte Regioni hanno subito gli sbilanci. In passato i bilanci sono stati chiusi in attivo ma la spesa è sempre stata maggiore del fondo disponibile. Stiamo dando una identità chiara ai piccoli ospedali, cercando professionisti che facciano mobilità attiva e che se ne sono andati a causa di mancanza di visione e di prospettiva. Da oltre un anno stiamo trattando con il ministero circa i 5 miliardi che mancano alla sanità. È necessario un intervento nazionale. I dati Agenas dicono che abbiamo il maggior numero di medici ogni mille abitanti in Italia. Mancano medici perché è mancata la programmazione e in passato non sono stati fatti i necessari concorsi”. Massimo D’Angelo (direttore regionale Salute e Welfare) – conclude la nota – ha sottolineato che “il disavanzo è legato al mancato finanziamento del fondo nazionale mentre aumentava il costo delle prestazioni. Durante il Covid abbiamo sospeso prestazioni sanitarie e questo ha impattato su molte patologie croniche che si sono riacutizzate. Ci sono molti pazienti anziani ricoverati per Covid, che si somma ad altre patologie, con una spesa per strutture e personale molto importante. Sulla spesa farmaceutica si registra un trend in miglioramento, legato all’appropriatezza”.

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Nel 2023 Spoleto potrebbe entrare nella provincia di Terni

Favorevole al nuovo assetto istituzionale la presidente dell’ente Laura Pernazza

“Sarei favorevole a un allargamento della Provincia di Terni con l’inclusione di Spoleto, ma non può accadere con una imposizione dall’alto, deve eventualmente arrivare per la volontà dei cittadini”: a dirlo è stata la presidente Laura Pernazza, nel corso della conferenza stampa di fine anno. “A gennaio mi incontrerò con il sindaco di Spoleto Andrea Sisti e affronteremo anche questo tema del riequilibrio territoriale, ma resta sempre imprescindibile la volontà popolare che andrebbe espletata attraverso lo strumento del referendum”, ha sottolineato Pernazza. “Ovviamente – ha aggiunto – per la Provincia di Terni ci sarebbero dei vantaggi notevoli poter contare su un territorio è una popolazione più vasta”.

Turismo, per Agabiti i dati migliori di sempre

I dati del 2022 “sono i migliori della storia dell’Umbria, come arrivi, presenze e anche per i tempi di permanenza” secondo l’assessore regionale.

Secondo l’assessore Paola Agabiti è stato proprio il turismo “l’ambito nel quale la Regione ha inteso profondere ogni suo sforzo, al fine di operare un fattivo rilancio in termini di attrattività dell’Umbria e di nuova immagine dell’intero territorio regionale”. “Su questo aspetto – ha affermato – abbiamo concentrato energie e risorse per veicolare all’esterno un nuovo appeal e una nuova percezione di cosa sia e di cosa rappresenti l’eccellenza umbra”.
A questo proposito ha poi ricordato il riconoscimento dell’Umbria, da parte della prestigiosa guida Lonely Planet, come unica destinazione italiana Best in Travel 2023, segnalandola quale meta italiana di riferimento del prossimo anno nella pubblicazione di punta del turismo internazionale. “Un risultato straordinario, che premia la storia, le tradizioni, il valore profondo del nostro territorio e l’unicità dei suoi luoghi” ha sottolineato. Un turismo che guarda così sempre più al pubblico europeo, come ha ricordato anche la presidente della Regione Donatella Tesei, sottolineando “il contributo straordinario di apertura al mercato globale dato dall’aeroporto i cui dati sono sotto gli occhi di tutti, con lo scalo umbro che ha dato la possibilità di far uscire l’Umbria dall’isolamento. Il piano industriale della società di gestione della Sase – ha poi ricordato – prevedeva 250mila passeggeri mentre già un mese fa abbiamo superato i 350mila. Su questo non possiamo fermarci e nel 2023 lavoreremo per implementare le rotte e per adeguare le strutture ai nuovi flussi”.

MedioEtruria: una stazione per “l’Alta Velocità”. Un grande progetto di sviluppo economico per due regioni e quattro province

Le Camere di Commercio dell’Umbria e di Arezzo chiedono a gran voce la realizzazione di una nuova stazione sulla linea dell’Alta Velocità Milano-Salerno che funga da volano economico per Umbria e Toscana.

Sottotitolo, quiIl tema è stato rilanciato con una conferenza a stampa acui sono intervenuti il presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena Massimo Guasconi e quello dell’Umbria Giorgio Mencaroni.

Il progetto, la cui realizzazione avrebbe peraltro costi relativamente contenuti e stimabili al di sotto dei 50 milioni di euro, potenzierebbe lo sviluppo di una macro-area con quasi un milione e mezzo di abitanti, più di 200.000 imprese, oltre 600.000 occupati e connotata da una forte propensione turistica che si concretizza in oltre 10 milioni di presenze annue. Ha aperto la conferenza stampa il presidente Guasconi che ha salutato la stampa presente in presenza e online e ha subito voluto passare la parola al presidente Mencaroni il quale ha ricordato un recente studio condotto dall’Università di Napoli, che dimostra come la creazione di una stazione dell’alta velocità porti notevoli benefici e incrementi del PIL e dell’occupazione anche del 10% nel territorio interessato; benefici che vanno a decrescere man a mano che ci si allontana dalla stazione ma che comunque restano significativi (3%-4%) ancora ad un’ora d’auto .
“La stazione MedioEtruria porterebbe sicuramente incrementi e facilitazioni sia per insediamenti produttivi e residenziali, sia per quel che riguarda il turismo nelle due regioni. Noi vorremmo quindi – ha proseguito Mencaroni – che i due presidenti regionali predisponessero nei tempi più brevi un documento congiunto per sollecitare il nuovo governo a valutare la progettualità di questa stazione.”

Nel corso dell’incontro i due presidenti hanno tenuto a precisare come “parlare di dove collocare la stazione in questo momento rappresenterebbe solo un ostacolo alla sua effettiva realizzazione. La scelta è di competenza dei tecnici e degli amministratori delle Ferrovie dello Stato che sceglieranno in basa a criteri di massima efficienza e redditività.”
“Come Camera di Commercio dell’Umbria chiediamo al governo regionale un piano dei trasporti e della viabilità che colleghi l’Umbria alla futura stazione AV MedioEtruria. Purtroppo – ha proseguito il presidente Mencaroni – al momento nei programmi elettorali di nessun partito è presente il tema dei trasporti, il che è un segnale piuttosto preoccupante.
Ha ripreso poi la parola Massimo Guasconi, presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena, che ha salutato il collega umbro ribadendo come “con questo documento, condiviso da tutte le categorie economiche delle quattro province abbiamo voluto evidenziare la strategicità e l’urgenza di realizzare una stazione dell’Alta Velocità in questa macro area.” Si tratta di un’opera coerente con l’impostazione strutturale dell’alta velocità/alta capacità italiana – ha sottolineato Guasconi – visto che se nella linea AV tra Milano e Bologna, che distano poco più di 200 chilometri, è operativa la stazione “Mediopadana” è altrettanto logico e necessario collocare una stazione intermedia tra Firenze e Roma che distano tra di loro quasi 250 chilometri. Una stazione la cui realizzazione avrebbe peraltro costi relativamente contenuti: si stima infatti, nelle ipotesi più dispendiose, una spesa inferiore ai 50 milioni di euro, che equivale al costo medio della realizzazione di un unico chilometro di autostrada in Italia.”

Di seguito si riporta la nota condivisa dalle due Camere di Commercio e da tutte le associazioni di categoria del territorio.

Per lo sviluppo economico dei territori e per favorire la crescita della competitività del sistema imprenditoriale è fondamentale la presenza di un sistema infrastrutturale moderno ed efficiente che assicuri, una efficiente mobilità dei passeggeri e delle merci.
Le Camere di Commercio dell’Umbria e di Arezzo-Siena e le associazioni economiche di categoria delle quattro province (Arezzo, Perugia, Siena e Terni) sostengono convintamente, nell’interesse delle imprese e dei cittadini interessati, il progetto di realizzazione di una stazione sulla linea ferroviaria di Alta velocità/Alta capacità che unisce Milano a Salerno. Una stazione strategica per una macro-area con quasi un milione e mezzo di abitanti, con più di 200.000 imprese, con oltre 600.000 occupati, connotata da una forte propensione turistica che si concretizza in oltre 10 milioni di presenze annue.
Un bacino di utenza con caratteristiche simili a quelle che hanno permesso la realizzazione della stazione di “Reggio Emilia – Mediopadana AV” e che, con l’accesso all’Alta velocità/Alta capacità, vedrebbe crescere ulteriormente opportunità di investimenti e di lavoro, aumentando, ad esempio, con il miglioramento dei tempi di percorrenza dai principali aeroporti italiani, la già elevata propensione all’internazionalizzazione o l’attrattività turistica. Per rendere realizzabile questo progetto e per garantirne la sua sostenibilità, soprattutto dal punto di vista economico-gestionale, è necessaria l’unità d’intenti di tutte le istituzioni che rappresentano i territori interessati, senza alcuna eccezione. Ed è a loro che le due camere di commercio chiedono di adoperarsi congiuntamente per il raggiungimento di questo obiettivo. Ad iniziare dai due governi regionali della Toscana e dell’Umbria, che le due Camere di Commercio hanno invitato a formalizzare in tempi brevi, attraverso un apposito atto, il loro comune interesse alla realizzazione di questa opera attivando un rapido percorso di confronto con Rfi anche per la successiva individuazione tecnica della localizzazione della stazione.
La nuova stazione MedioEtruria renderebbe più facilmente accessibili ai turisti i nostri tesori artistici, naturalistici e religiosi, e potrebbe avvicinare le nostre imprese ai mercati di riferimento, ma queste sono solo alcune delle opportunità che la stazione dell’Alta velocità potrebbe offrire alle nostre province.
Un grande progetto di sviluppo in grado di migliorare la qualità della vita nei nostri territori e di favorire il benessere delle persone e delle imprese.

Sottotitolo, qui inserire il paragrafo

Dopo il commissariamento Ajello-Blandini e un anno di gestione targata Giampiero Bergami la Pop di Bari, dal 22 dicembre scorso, è nelle mani dell’amministratore delegato Cristiano Carrus (diplomato in perito del turismo già amministratore delegato e direttore generale di Veneto Banca, istituto in liquidazione coatta amministrativa). Con una perdita nel primo semestre di 101,1 milioni la stima di chiusura dell’anno si aggira sui 180 milioni. La banca ha bisogno subito di invertire la rotta: il rapporto “cost/income” nel primo semestre del 2021 era al 155% (più lavora più perde) e con il blocco degli incentivi all’esodo del personale tale rapporto scenderà a fine anno al 120-125%. C’è molta liquidità (che ha un costo), mentre gli impieghi non rendono quanto dovrebbero. E soprattutto è alquanto problematica la gestione dell’indice Npe (crediti deteriorati e sul totale di quelli erogati) e il “pericolo” di contenziosi con gli azionisti. Quindi il management ha studiato l’avvio di una sorta di bad division che dovrà monitorare il settore grazie anche all’assunzione di specialisti (ne sono stata annunciate 100 in tutto il gruppo Mcc). Saranno internalizzati i servizi di finanza agevolata e si punterà a ottimizzare il settore immobiliare attraverso vendite o fitti 8nel mirino ci sono i palazzi di piazza Massari e via Melo a Bari, ma anche unità a Potenza e Teramo). Un’altra mossa riguarda i servizi di liquidità di tesoreria che passeranno alla capogruppo. Non ci saranno licenziamenti e non saranno chiuse filiali.

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