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Autore: Redazione

Referendum, così l’affluenza in Umbria

Alle 23, al termine della prima giornata di urne aperte, in Umbria è stata del 50,11% l’affluenza alle urne per il referendum istituzionale sulla riforma della giustizia. Percentuale più alta nella provincia di Perugia (50,42%) rispetto a quella di Terni (49,18%).

Affluenza superiore rispetto a quella mediamente avuta a livello nazionale, del 45,94%.

Per il referendum costituzione non serve il raggiungimento del quorum.

Si vota anche lunedì, dalle ore 7 alle ore 15.

(notizia in aggiornamento)

Così è aumentato il peso del turismo extralberghiero in Umbria negli ultimi 25 anni

L’analisi condotta da Giuseppe Coco per AUR (Agenzia Umbria Ricerche) analizza l’evoluzione del turismo in Umbria tra il 2000 e il 2025, in particolare di quello extralberghiero. Un periodo nel quale il turismo umbro ha attraversa quattro fasi chiaramente distinguibili: una prima espansione all’inizio degli anni Duemila, seguita da un periodo di stabilizzazione su livelli più elevati; la brusca discontinuità del biennio pandemico e, a partire dal 2023, un nuovo salto di scala che colloca il sistema turistico regionale su una dimensione quantitativa diversa rispetto al passato.

Nel loro insieme – si evidenzia – queste fasi accompagnano il passaggio del turismo umbro da poco più di 5 milioni di presenze nel 2000 a quasi 8 milioni nel 2025; nello stesso arco di tempo gli arrivi crescono da circa 1,9 milioni a oltre 3 milioni.

All’interno di questa traiettoria, il focus concentra l’attenzione sull’evoluzione del comparto extralberghiero nel periodo 2000–2025, ricostruendone l’andamento in termini di presenze, arrivi e incidenza percentuale sul totale regionale. L’obiettivo è esaminare come questa componente si collochi nelle diverse fasi del ciclo turistico regionale. Evidenziando non soltanto un’espansione dei volumi, ma anche una progressiva ridefinizione del peso relativo di questa componente all’interno del sistema turistico regionale. Dalle quote registrate nel 2000 – il 34% delle presenze e il 18,6% degli arrivi – si giunge nel 2025 al 53% delle presenze e al 43,4% degli arrivi. L’evoluzione delle quote percentuali restituisce con particolare chiarezza la trasformazione intervenuta nel primo quarto del terzo millennio.

Le presenze nel settore extralberghiero tra il 2000 e il 2025

All’inizio del millennio l’extralberghiero rappresenta il 34% delle presenze complessive. Nei primi anni Duemila la crescita risulta particolarmente sostenuta: già nel 2002 la quota supera la soglia del 40%, attestandosi al 43,2%, e nel 2007 raggiunge il 46,3%.

Nel periodo 2008–2019 la quota dell’extralberghiero si colloca entro un intervallo compreso tra circa il 46,9% e il 49,9%, all’interno di una fase di sostanziale stabilizzazione dei flussi regionali. La flessione osservabile nel 2017, in connessione con gli effetti del sisma del 2016, non altera la traiettoria di fondo del segmento. Nel 2019, ultimo anno pienamente pre-pandemico, l’incidenza raggiunge il 49,9% delle presenze complessive, consolidando un livello sensibilmente più elevato rispetto all’inizio del millennio e collocandosi su valori prossimi alla metà del totale regionale.

Il biennio della pandemia introduce una discontinuità evidente nella serie. Nel 2020 e nel 2021 il sistema turistico regionale è attraversato da una forte contrazione dei flussi, determinata dalle restrizioni. In una fase di questo tipo le variazioni sia assolute sia percentuali tra le diverse tipologie ricettive riflettono non solo le dinamiche dei singoli comparti, ma anche il ridimensionamento complessivo dei volumi e il diverso impatto delle limitazioni sulle modalità di soggiorno.

Nel 2022 e nel 2023 l’extralberghiero si colloca stabilmente al di sopra della metà delle presenze complessive, in un contesto ormai svincolato dalla fase più acuta dell’emergenza sanitaria. Nel 2024 la quota si attesta al 52,6% e nel 2025 al 53,3%, con volumi che superano rispettivamente i 3,8 e i 4,2 milioni di presenze. L’andamento degli ultimi anni si colloca su livelli stabilmente superiori alla soglia del 50%, delineando una configurazione che appare coerente con la traiettoria di lungo periodo del comparto.

Letta nel suo insieme, la serie evidenzia il passaggio da una configurazione in cui l’extralberghiero rappresentava circa un terzo delle presenze complessive a una in cui, negli anni più recenti, supera la metà del totale regionale. I volumi assoluti crescono in misura significativa – da 1,7 milioni nel 2000 a oltre 4,2 milioni nel 2025 – più che raddoppiando nell’arco dei primi venticinque anni del terzo millennio.

Gli arrivi nel settore extralberghiero tra il 2000 e il 2025

All’inizio del millennio l’extralberghiero fa registrare circa 355 mila arrivi, pari al 18,6% del totale regionale. Nei primi anni Duemila il segmento mostra una dinamica di espansione molto rapida: già nel 2001 la quota oltrepassa il 20% (21,3%) e nel 2007 raggiunge il 28,4% che in valori assoluti significa circa 620 mila unità.

Nel periodo 2008–2019 la traiettoria degli arrivi extralberghieri – al netto di un rallentamento nel 2009, in corrispondenza della crisi finanziaria, e nel 2017 dopo il sisma del 2016 – rimane orientata alla crescita. I volumi passano infatti da circa 625 mila arrivi nel 2008 a oltre 912 mila nel 2019. L’incidenza percentuale sul totale regionale sale in questo arco temporale dal 29,1% al 36,3%, configurando un nuovo rafforzamento progressivo della componente extralberghiera all’interno del sistema turistico umbro.

Il biennio 2020–2021 coincide con la pandemia globale da Covid-19, che incide profondamente sulla mobilità turistica e sull’organizzazione dell’offerta ricettiva. Le variazioni che si osservano in questo periodo, sia in valori assoluti sia in termini percentuali, risultano fortemente condizionate dal diverso impatto che le limitazioni alla mobilità hanno esercitato sulle modalità di soggiorno.

La dinamica più recente (2022–2025) appare coerente con il percorso di espansione delineatosi fin dall’inizio del Terzo millennio. Nel 2022 gli arrivi (961 mila) superano i livelli più elevati registrati prima della pandemia. L’anno successivo, per la prima volta nella storia turistica del comparto, si oltrepassa la soglia simbolica del milione di arrivi (1,088 milioni). Nel biennio successivo la crescita prosegue, fino a collocarsi oltre 1,3 milioni nel 2025.

Per quanto riguarda l’incidenza percentuale dell’extralberghiero sul totale degli arrivi, nel 2022 si registra un valore superiore di 4,5 punti percentuali rispetto al 2019. Nei tre anni successivi l’indicatore continua a crescere, raggiungendo nel 2025 un differenziale pari a +6,1%.

I numeri degli arrivi extralberghieri del primo quarto di secolo mostrano l’ampiezza della domanda intercettata nel tempo e segnalano il passaggio da una componente inizialmente minoritaria – circa 355 mila arrivi e il 18,6% del totale nel 2000 – a una realtà che nel 2025 supera 1,3 milioni di visitatori e rappresenta oltre il 43% dei flussi regionali.

Martedì sciopero del personale dei servizi educativi e scolastici del Comune di Foligno

La RSU del Comune di Foligno e le organizzazioni sindacali UIL FPL, FP CGIL, CISL FP e USB hanno comunicato la proclamazione di uno sciopero per l’intera giornata di martedì 31 marzo del personale dei servizi educativi e scolastici del Comune di Foligno.

La decisione è stata assunta dall’assemblea delle lavoratrici dei servizi educativi e scolastici, dopo l’esito negativo del tentativo di conciliazione conclusosi a fine febbraio in Prefettura. In assemblea sono stati riportati gli elementi emersi nell’incontro con l’Amministrazione dell’11 marzo, nel quale sono stati richiamati intenti e possibili soluzioni da inserire nella programmazione dell’Ente, anche attraverso il PIAO. Ad oggi, però, a oltre due mesi dall’avvio dello stato di agitazione, le lavoratrici hanno ribadito che le criticità permangono e che non vi sono ancora risposte operative e verificabili, né impegni concreti su tempi di soluzione.

“Lo sciopero – scrivono i sindacati in una nota – non è un atto simbolico né una scelta presa a cuor leggero. È una presa di responsabilità di fronte a una situazione che continua a incidere sul funzionamento quotidiano dei nidi, sulla qualità del servizio reso alle famiglie e sulle condizioni di lavoro del personale. Le difficoltà riguardano in particolare la tenuta degli organici e la gestione delle assenze, la mancata copertura tempestiva dei posti vacanti e la conseguente pressione organizzativa che si scarica sulle lavoratrici e, inevitabilmente, sul servizio. A ciò si aggiunge la necessità di chiarire in modo trasparente e documentato quali scelte l’Amministrazione intenda assumere sul futuro assetto dei nidi comunali, evitando percorsi che possano tradursi in un depotenziamento dell’offerta educativa o in un arretramento della qualità del servizio pubblico”.

“Ribadiamo – proseguono i sindacati – che non è sufficiente richiamare obiettivi generali o buoni propositi: occorrono atti concreti, tempi certi e un percorso verificabile, a partire da una programmazione dei fabbisogni che confermi gli investimenti nei nidi senza precarizzare il lavoro e garantendo organici adeguati. Senza questi elementi, le lavoratrici non possono restare in attesa indefinita, mentre le criticità restano le stesse e il servizio continua a reggersi sull’impegno quotidiano di chi ci lavora”.

“Siamo consapevoli dei disagi che lo sciopero potrà arrecare alle famiglie – termina la nota – e chiediamo comprensione. Questa iniziativa nasce proprio per difendere un servizio essenziale per la comunità e per garantire che resti un servizio pubblico di qualità, stabile e in grado di rispondere ai bisogni educativi dei bambini e delle famiglie di Foligno”.

Così il reddito disponibile delle famiglie umbre

Redditi, famiglie umbre tra la linea del Centro-Nord e il confine del Sud. Nel 2024 – l’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati e rapporto di Unioncamere e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne – la regione è decima in Italia per reddito disponibile pro capite, supera le Marche e cresce più della media nazionale. Perugia si allinea al dato italiano, Terni resta più indietro di oltre 2.490 euro per abitante.

Che cosa misura davvero il reddito disponibile

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è, in sostanza, il denaro che resta davvero a disposizione per consumi e risparmio dopo il passaggio della redistribuzione pubblica. Si parte dai redditi percepiti, si sottraggono imposte e contributi, si aggiungono pensioni, prestazioni sociali e altri trasferimenti ricevuti. Non è dunque una variabile teorica: è la misura più vicina alla capacità effettiva di spesa delle persone, al margine reale con cui una famiglia affronta bollette, acquisti, servizi, istruzione, salute e risparmio.

È su questo terreno, concreto e decisivo, che il 2024 consegna dell’Umbria un profilo più solido di quanto raccontino altri indicatori. Dall’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati e rapporto Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne emerge infatti una regione che si colloca ancora in una posizione di cerniera: non agganciata alle aree più forti del Centro-Nord, ma nettamente sopra tutto il Mezzogiorno.

L’Umbria a metà classifica, ma non in affanno

Nel 2024 l’Umbria registra un reddito disponibile pro capite di 22.524,77 euro. Il dato è inferiore alla media nazionale, pari a 23.155,09 euro, con uno scarto di circa 630 euro, cioè del 2,7%. Ma colloca la regione al decimo posto tra le venti italiane: esattamente a metà classifica. È un piazzamento che conta, perché conferma l’Umbria nella fascia bassa del Centro-Nord, ma non come la sua periferia più debole in assoluto. Fa infatti meglio delle Marche, ferme a 22.488,58 euro, e supera tutte le regioni del Mezzogiorno.

Il confronto aiuta a leggere meglio il dato. Rispetto al Trentino-Alto Adige, prima regione italiana con 29.344,74 euro pro capite, l’Umbria sconta un divario del 23,2%, pari a circa 6.820 euro in meno. Rispetto alla Lombardia, seconda con 28.154,62 euro, il distacco è di circa 5.630 euro. Ma rispetto alla Calabria, che si ferma a 16.795,92 euro, il vantaggio umbro è di quasi 5.729 euro. È qui che l’Umbria mostra con maggiore chiarezza la sua natura di regione-soglia: più vicina, per struttura, al Centro-Nord; ancora lontana, però, dalle punte di testa del Paese.

Anche nel confronto con la ripartizione del Centro il quadro è istruttivo. L’area centrale viaggia a 24.069,41 euro pro capite, sospinta soprattutto dai livelli di Toscana e Lazio. L’Umbria resta sotto di circa 1.545 euro, cioè del 6,4%. Un ritardo che resta evidente, ma che non racconta immobilismo.

La crescita c’è, e supera la media nazionale

Dove l’Umbria mostra il segnale più interessante è nella dinamica tra il 2023 e il 2024. Il reddito disponibile pro capite cresce del 3,37%: più della media italiana, che si ferma al 3,03%, e più anche del Centro, che segna +3,06%. Tra le regioni del Centro-Nord solo il Piemonte fa meglio. In termini assoluti, significa quasi 735 euro in più per abitante in un anno, contro i circa 682 euro della media nazionale. Si tratta naturalmente di valori correnti, quindi non del tutto depurati dall’effetto dei prezzi, ma il segnale di tenuta resta netto.

Sale anche il valore complessivo del reddito disponibile delle famiglie umbre: da 18,624 a 19,197 miliardi di euro, con un incremento del 3,07%, leggermente superiore al +2,98% nazionale. Non è una corsa, ma è un passo più spedito della media del Paese.

Una parte rilevante della spiegazione sta verosimilmente nel mercato del lavoro. L’occupazione, in Umbria, nel 2024 è cresciuta più che in Italia, con un apporto importante del turismo. Più occupati significano più redditi da lavoro e quindi una base più ampia su cui si forma il reddito disponibile. Più prudente, invece, ogni conclusione sull’andamento delle retribuzioni pro capite, perché su quel fronte il quadro richiede ancora consolidamento statistico.

Perugia e Terni non viaggiano alla stessa velocità

Se dalla regione si scende al livello provinciale, il messaggio si fa ancora più netto. Perugia registra nel 2024 un reddito disponibile pro capite di 23.155,93 euro: in pratica in linea perfetta con la media italiana. Terni si ferma invece a 20.660,55 euro. La distanza tra le due province è di oltre 2.490 euro per abitante, pari al 10,75%. È questo, probabilmente, il dato più eloquente dell’intera fotografia umbra: dentro una regione che nel complesso regge convivono due traiettorie sensibilmente diverse.

Perugia non solo si colloca al 44° posto nazionale per reddito disponibile pro capite, ma mostra anche una crescita del reddito complessivo del 3,24%, salendo a oltre 14,74 miliardi di euro. Terni cresce meno, +2,52%, e porta il totale a oltre 4,45 miliardi. Nella graduatoria nazionale, però, Perugia resta ferma, mentre Terni guadagna una posizione e sale al 67° posto. Il recupero di ranking non cancella il punto essenziale: il divario interno all’Umbria è ampio e resta strutturale.

Il commento del presidente Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il dato che emerge da questa elaborazione ci consegna un’Umbria che tiene, e che in alcuni passaggi mostra anche segnali di vitalità superiori alla media nazionale. La regione conferma il proprio ruolo di cerniera: non appartiene al blocco più forte del Paese, ma non scivola neppure nell’area più fragile. Cresce più dell’Italia e più del Centro, e questo suggerisce una capacità di reazione reale. Resta però aperta la questione decisiva: trasformare questa tenuta in consolidamento. Perché il reddito disponibile non misura soltanto quanto entra nelle tasche delle famiglie, ma anche la qualità dello sviluppo, la diffusione del lavoro, la distribuzione delle opportunità e la possibilità concreta di guardare al futuro con maggiore fiducia. È su questo crinale che l’Umbria è chiamata ora a rafforzare i propri punti di tenuta e a ridurre i divari che ancora persistono al suo interno”.

Città della Domenica cerca ulteriore personale: come inviare le candidature

Città della Domenica inaugura una nuova stagione di attività ed eventi, per la quale è alla ricerca di ulteriore personale.

Domenica 22 marzo si aprono infatti le porte del family park situato sul monte Pulito, a Perugia, luogo ideale per trascorrere momenti di svago immersi nella natura, tra atmosfere fiabesche, boschi sempreverdi, animali in libertà o nella fattoria.

Proprio la fattoria è al centro delle attenzioni dei gestori in questi giorni di inizio primavera, in cui sono attese diverse nascite: intanto è già arrivata Rosalinda, femmina di asinello bianco dell’Asinara, uno degli animali fiori all’occhiello del parco naturalistico, che dal 1985 ha avviato un progetto di salvaguardia di questa specie a rischio estinzione, in collaborazione con l’Università degli studi di Perugia.

Occhi vispi e blu e manto bianco latte, la si può trovare sempre a fianco di mamma Ambra mentre papà Pittireddu per ora ‘deve mantenere le distanze’, pur essendo nel recinto vicino.

Gli asinelli bianchi sono animali particolarmente docili e quindi adatti ai bambini e non a caso l’asinello ‘Burro’ è la mascotte di Città della Domenica e anche quest’anno darà il benvenuto ai visitatori insieme agli ‘amici’ circensi, Leila e Dodo.

Nuove iniziative

In questa prima fase della stagione, Città della Domenica propone le attività e gli spettacoli che tanto l’hanno resa gradita nel tempo a grandi e piccini: dalla falconeria nell’area Far west alla mungitura in fattoria, esperienza altamente educativa e coinvolgente (calendario completo delle attività: www.cittadelladomenica.it). Nel corso della stagione, poi, verranno introdotte nuove attività ludico didattiche, per esperienze uniche a contatto con gli animali sotto la guida dei ranger che se ne prendono cura. Anche il Rettilario, tra i più grandi d’Europa, si apre alle novità: all’interno fervono i lavori per l’ammodernamento e l’introduzione di nuovi animali, oltre all’ampliamento del percorso evoluzionistico: il tutto dovrebbe essere pronto e fruibile entro giugno.

Si cerca ulteriore personale

Resta valida, inoltre, la possibilità di entrare gratis per tutta la stagione dopo l’acquisto del biglietto a prezzo intero. “Praticamente come avere un abbonamento – ha spiegato il direttore del parco, Alessandro Guidi – perché così si riescono a vivere pienamente le diverse esperienze che offriamo. Questo richiede impegno e l’impiego di diverse figure professionali. Per questo siamo alla ricerca di personale da inserire nel nostro staff, che abbia a cuore gli animali e voglia abbracciare il nostro progetto di ‘parco del benessere’, dove si lasciano telefonini in tasca per vivere pienamente il contatto con la natura e gli animali”. In particolare, in questa fase, Città della Domenica è alla ricerca di barman e addetti alla ristorazione, all’accoglienza e all’amministrazione, oltre a collaboratori per la gestione delle aree giochi e dei laboratori didattici, con contratto part time e full time fino a fine stagione, quindi novembre 2026, e con possibilità di rinnovo.

Per informazioni e invio di curriculum si può telefonare al numero 075.5054941-2 o scrivere all’indirizzo e-mail info@cittadelladomenica.it.

Assisi, premiati 17 studenti del Polo-Bonghi indirizzo CAT

Premiati diciassette studenti dell’indirizzo Costruzioni Ambiente e Territorio (CAT, ex istituto per geometri) dell’Istituto d’istruzione superiore Polo-Bonghi di Assisi, con altrettante borse di studio messe a disposizione dai partner territoriali della scuola: Collegio dei geometri della provincia di Perugia e importanti aziende operanti nel campo edile come Tecnologie Edili di Assisi, Cementerie Aldo Barbetti di Gubbio, Prefabbricati Barili Silvio di Spello, Manini Prefabbricati di Assisi, T2D di Todi. Tutte realtà che hanno così voluto incentivare e sostenere i giovani che scelgono questo percorso formativo, dimostrando loro vicinanza.

Un progetto che testimonia la proficua collaborazione esistente tra la scuola e il territorio, in particolare con il mondo tecnico e imprenditoriale. D’altronde, vista la scarsità nell’Assisano e in tutta la regione di questa figura professionale, tutt’oggi così importante in svariati settori, grande è la richiesta di geometri da parte del tessuto economico umbro, che perciò sta investendo affinché i giovani possano intraprendere questa carriera professionale ed essere inseriti subito nel mondo del lavoro. Nel dettaglio, vi erano a disposizione quaranta borse di studio da 200 euro da assegnare ai ragazzi che nel corso dell’anno scolastico 2024/2025 si sono distinti sia dal punto di vista comportamentale che nello studio. Per l’attuale anno scolastico (2025/2026) sono invece a disposizione trenta borse di studio da 200 euro e dieci da 400 euro da assegnare con criteri meritocratici affini a quelli della scorsa. In concomitanza, sempre nell’aula magna dell’istituto, sono stati anche premiati vincitori del contest 3D-Realtà virtuale riservato agli studenti delle scuole secondarie di primo grado.

La cerimonia si è aperta con i saluti del dirigente scolastico Carlo Menichini, alcuni approfondimenti sulla professione del geometra e le grandi opportunità di lavoro esistenti. Il professore Simone Tedeschi ha poi illustrato il rapporto esistente tra il Polo-Bonghi e il territorio, anche alla luce delle borse di studio appena consegnate. A fare il punto sull’importanza della figura del geometra per le realtà aziendali umbre, sono stati gli stessi rappresentanti delle realtà partner, presenti in sala: Raimondo Caruana per le Cementerie Aldo Barbetti, Marco Benicampi per la Prefabbricati Barili Silvio, Anna Rita Rustici per Manini Prefabbricati, Alberto Longari per la T2D, Andrea Bartoni per la Tecnologie Edili e Franco Masciotti per il Collegio dei geometri di Perugia. I professori Giacomo Barbanera e Amerigo Solimene hanno poi presentato il corso 3D-Realtà virtuale per le scuole secondarie di primo grado ed effettuato le premiazioni.

“La partnership con le aziende del territorio – ha spiegato il dirigente scolastico Menichini – non si esperisce soltanto tramite patrocinio di borse di studi ed erogazione di fondi ma anche in un ampliamento dell’offerta formativa. Talvolta i partner tengono seminari nel nostro istituto, ci accolgono per visite d’istruzione e consentono a coloro che gravitano attorno al nostro corso di studi di partecipare a laboratori nelle loro sedi. Queste circostanze testimoniano gli stretti rapporti tra il nostro corso CAT e il territorio umbro”.

Gli studenti vincitori di borsa di studio da 200 euro stati: Emanuele Siena, Veronica Carloni, Christian Piselli, Dylan Benedetti, Leonardo Passeri, Kristian Olariu, Nicolò Costantini, Marco Belli, Teodor Tanasescu, Daniele Paolillo, Luca Morra Moretti, Maria Baldoni, Gabriele Vagniluca, Aurora Rigati, Nicola Guido e Diego Marracci. Thomas TOrzoni ha vinto un tirocinio con rimborso spese da 800 euro. Gli alunni del Corso 3D-Realtà virtuale premiati con gadget informatici sono stati: Damiano Busti (1° classificato), Agnese Lutazi (2 ª classificata) e Marta Canepa (3ª classificata).

“Caro-prezzi, a rischio cantieri Pnrr e ricostruzione”: l’allarme di Confartigianato e ANAEPA

L’edilizia umbra non è in grado di ammortizzare le spinte dei conflitti internazionali. Confartigianato Umbria, con il presidente Mauro Franceschini, e Pierangelo Lanini (presidente ANAEPA – Confartigianato Edilizia Umbria), denunciano una situazione insostenibile: l’aumento dei costi energetici e delle materie prime sta strangolando le imprese, mentre il gettito fiscale dello Stato paradossalmente aumenta.

“Siamo di fronte – spiega Franceschini – a un paradosso inaccettabile. Mentre l’Italia sconta una dipendenza energetica dal Medio Oriente superiore al 37%, come ricordato dal nostro presidente nazionale Marco Granelli, lo Stato sta accumulando un extra-gettito IVA generato proprio dai rincari che colpiscono le imprese. Chiediamo che questo ‘tesoretto’ venga immediatamente restituito al sistema produttivo. Non è tollerabile che la pubblica amministrazione faccia cassa sulle difficoltà degli artigiani e del mondo produttivo”.

L’allarme è particolarmente grave per quanto riguarda la gestione dei cantieri e l’esecuzione delle opere pubbliche. Lanini punta il dito contro la rigidità dei contratti: “Per l’edilizia impegnata nel PNRR e nella ricostruzione, il raddoppio dei prezzi di materiali strategici come il bitume non è una statistica, è un ostacolo insormontabile. Le nostre imprese – sottolinea – non possono andare contro gli equilibri economici e in periodi economici di alta turbolenza come quelli che viviamo restano prigioniere di prezziari non immediatamente reattivi e non aderenti alla realtà. Se non si interviene le imprese artigiane e le PMI, in queste condizioni di grave disequilibrio, rischiano di dover rinviare i piani di investimento, con il duplice effetto negativo di restare escluse di fatto dai sostegni che oggi si concentrano nella ZES Unica secondo la modalità del credito d’imposta a fronte di investimenti”.

“Mai come in questo caso – concludono Franceschini e Lanini – la burocrazia deve dimostrare di saper correre veloce quanto la crisi. Se non si interviene ora sui costi e sulla flessibilità del sistema degli appalti, l’Umbria rischia un deserto di cantieri incompiuti”.

Desertificazione bancaria, non solo un problema di numeri

Si è tenuto in Regione un incontro con i segretari regionali delle organizzazioni sindacali di credito e assicurazioni.

Al tavolo del credito hanno partecipato i rappresentanti delle sigle sindacali del settore credito First Cisl, Uilca, Fisac Cgil e Fabi, mentre per la parte istituzionale, sono intervenuti Andrea Cernicchi in rappresentanza dell’Assessorato regionale allo sviluppo economico, Adriano Bei, direttore generale del Settore sviluppo economico, e Silvio Ranieri, segretario generale di Anci Umbria.

Il confronto segue numerose e diffuse iniziative già intraprese dai sindacati promotori, per il contrasto alla chiusura di numerosi sportelli bancari sul territorio regionale. Al centro dell’incontro la proposta di un protocollo d’intesa finalizzato a governare e concorrere a risolvere gli effetti negativi della chiusura degli sportelli, il cosiddetto fenomeno della desertificazione bancaria.

Il segretario regionale di Fisac Cgil Umbria Giampaolo Ragni ha espresso favore per la possibilità di approfondire il tema specificando di voler andare “oltre la semplice osservazione dei dati quantitativo/statistici del fenomeno delle chiusure degli sportelli, ma di poter contribuire, quali ‘analisti delle correlazioni’ dei fenomeni finanziaro-economici sociali, avanzando proposte di soluzioni che coinvolgano tutti gli attori interessati alle ricadute di tali effetti”.

“Il fenomeno, strettamente quantitativo della desertificazione bancaria – ha infatti rilevato Ragni – è un argomento ormai obsoleto e che attiene principalmente a scelte di politiche industriali, purtroppo, legittimamente poste in essere, in particolare dai grandi gruppi bancari salvo si possa opporre questa latitanza delle banche alla luce di quanto previsto dal dettato costituzionale. È di ogni evidenza, come documentato nello studio da noi prodotto, che la contrazione degli operatori finanziari nel territorio impatti direttamente sullo sviluppo del tessuto economico e sociale territoriale comportando di fatto un ostacolo alle politiche di sviluppo e disattivando il potenziale delle misure di rilancio, oltre ad assorbire risorse che, viceversa, sarebbero destinabili allo sviluppo”.

Alla luce di ciò, Fisac Cgil ritiene che il protocollo d’intesa in discussione debba “allargare il suo orizzonte d’azione in termini di prospettiva, cioè in maniera sincrona rispetto ai piani industriali degli operatori del settore, che siano gruppi bancari, ma anche altri soggetti economici”. “Se non opportunamente governati, con il giusto anticipo – sottolinea Ragni –, i contenuti dei piani industriali dei grandi gruppi bancari rischiano di produrre una logica estrattiva dal territorio anziché potenzialmente produttiva”. “È perciò indispensabile – afferma il segretario della Fisac Cgil Umbria – una valutazione prospettiva che coinvolga, istituzioni, loro emanazioni (Sviluppumbria e Gepafin), soggetti economici e tessuto sociale e territoriale in ottica di creazione di valore che si persegue con sviluppo e legalità. Oltre a quanto già considerato dal protocollo, è quindi necessaria un’efficace interazione con altri soggetti del mondo finanziario ed economico, in primis a partire dagli istituti bancari medio piccoli che per previsioni indicazioni statutarie o per vocazione territoriale possono esercitare un ruolo di supplenza perfettamente consonante con il taglio dimensionale delle imprese del nostro territorio”. “Inoltre – conclude Ragni –, è opportuno facilitare tale ruolo suppletivo con un dialogo tra il sistema finanziario e le associazioni di categoria del mondo produttivo, chiamando al tavolo anche le fondazioni di origina bancaria, il cui ruolo filantropico, pur importante, può assumere una funzione di raccordo tra i vari soggetti e concorrere alla sempre più fondamentale necessità di diffusione di una cultura economico/finanziaria che sia al servizio dello sviluppo economico e sociale e per una diffusa cultura della legalità e della partecipazione”.

Confartigianato Terni, la Categoria Carrozzieri ha scelto i propri organismi dirigenti

Si è svolta l’Assemblea della Categoria Carrozzieri di Confartigianato Imprese Terni, che ha rinnovato i propri organismi dirigenti. Un’occasione anche per affrontare i temi di maggiore attualità, confermando il ruolo fondamentale del comparto per la sicurezza e la qualità dei servizi legati all’automotive.

È stato riconfermato alla guida della categoria il presidente Massimiliano Fagioletti (nella foto in basso), che guiderà la categoria nel nuovo mandato.

Questa la composizione del Direttivo (nella foto in apertura): Giorgia Fiorelli, Marco Piersigilli, Francesco Lampis e Cristiano Fumini.

Il coordinamento della categoria è affidato a Giovanni Agerato.

Il nuovo gruppo dirigente lavorerà per rafforzare la rappresentanza delle imprese del settore, promuovere qualità, innovazione e aggiornamento professionale, sostenendo lo sviluppo delle attività sul territorio.

Energia, cambia la legge regionale | Aree non idonee e mappatura per l’eolico

Il Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato le modifiche alla legge regionale 16 ottobre 2025 n. 7 (Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro) adeguandola al nuovo quadro normativo nazionale definito dai nuovi articoli del Dlgs 190/2024 e agli impegni presi nelle interlocuzioni con il Governo nazionale.

Tale intervento – apportato all’interno dell’atto 287 ‘Modificazioni di leggi regionali cosiddetto Omnibus’ – della LR 7/2025 risponde, innanzitutto, all’esigenza di recepire quanto disposto a livello statale per effetto dell’entrata in vigore delle novità del DLgs 190/2024 in materia di disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. “Abbiamo tenuto fede agli impegni assunti dalla presidente Stefania Proietti con il Governo, nello spirito di leale collaborazione, a seguito dell’interlocuzione con i Ministeri competenti. Mentre siamo rimasti assolutamente fermi sulle aree non idonee. Non possiamo in alcun modo accettare che il nostro territorio sia oggetto di una predazione senza alcuna pianificazione” commenta l’assessore Thomas De Luca.

Quanto alle aree non idonee viene, infatti, richiamato il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 10 settembre 2010, ancora vigente, che le delinea. Viene, altresì, chiarito che tale classificazione non origina un divieto assoluto di installazione. In queste aree, piuttosto, gli obiettivi di protezione sono tali da rendere molto probabile un esito negativo in sede di valutazione. Viene modificato e rivisto il precedente “principio di prevalenza di idoneità” alla luce delle nuove disposizioni statali e dei rilievi posti dal Governo. Nello specifico, il regime semplificato disposto per le aree idonee si applica soltanto qualora l’impianto da fonti rinnovabili ricada interamente all’interno delle aree idonee individuate dalla Regione Umbria. Ulteriori modifiche sono in sostanza conseguenza dell’accoglimento dei rilievi formulati dai Ministeri in sede di esame della legittimità costituzionale della LR 7/2025 che la Regione si è resa disponibile a recepire.

“Nello spirito di leale collaborazione che contraddistingue questa amministrazione – precisa l’assessore De Luca – abbiamo lavorato per adeguare il testo regionale al mutato quadro normativo nazionale a seguito del decreto Transizione 5.0. Tuttavia, la nostra direzione resta ferma e coerente: la transizione energetica per l’Umbria è quella che mira all’autonomia energetica senza abdicare al governo del territorio e al contempo tutelando il nostro patrimonio paesaggistico da grandi impianti sovradimensionati e da rischi di speculazione. L’Umbria è stata la prima regione a definire idonee le aree per progetti a servizio delle CER perché crediamo che autoprodursi energia sia un diritto dei cittadini e delle imprese locali, non un terreno di conquista”.

Le modifiche definiscono un quadro di maggiore certezza normativa circoscrivendo con precisione le “ulteriori aree idonee” individuate dalla Regione Umbria. Viene inoltre confermata una mappatura delle aree a bassa esposizione panoramica per impianti eolici, da condividere con la soprintendenza dell’Umbria.

“Con questo atto – conclude De Luca – vogliamo superare l’incertezza normativa che rischiava di bloccare i piccoli progetti destinati al tessuto economico regionale. L’adeguamento ai rilievi ministeriali non intacca la nostra visione: una transizione energetica democratica, diffusa e governata dalle istituzioni locali, capace di conciliare la produzione di energia pulita con la difesa identitaria del cuore verde d’Italia”.