Skip to main content

Autore: Redazione

Arrestato per terrorismo, l’indagine che spaventa il mondo della scuola

Proseguono le indagini sulla rete che attraverso il canale Telegram e altre piattaforme online veicolava idee riconducibili all’estremismo suprematisma e neonazista. Rete alla quale apparteneva il minorenne abruzzese, residente a Umbertide dove aveva raggiunto la madre, che aveva annunciato in chat un piano per compiere “una strage” nella sua ex scuola di Pescara.

Nell’abitazione del ragazzo e nei suoi dispositivi elettronici gli inquirenti hanno trovato anche manuali con istruzioni dettagliate su come costruire ordigni e armi, anche chimiche. E pure istruzioni per compiere atti di sabotaggio.

Materiale che, attraverso le chat del gruppo Telegram, veniva prospettato utile per compiere azioni criminali, compresa la strage compiuta nela scuola Columbine nel 1999.

Complessivamente risultano indagati, insieme al ragazzo residente a Umbertide, atri 7 giovanissimi, sottoposti a perquisizioni domiciliari e informatiche, tra Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Abruzzo.

Il giovane – trasferito in un istituto penale minorile – è indagato dalla Procura minorile di L’Aquila per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e per detenzione di materiale con finalità di terrorismo.

Un’indagine che sconvolge il mondo scolastico, già segnato da gravissimi episodi di violenza. Spesso alimentati o documentati attraverso i canali social. Aspetto che ha portato il ministro Valditara ad annunciare l’intenzione del Governo di prevedere il divieto all’uso dei social per gli under 15.

Dolci di Pasqua, ecco le 671 imprese umbre a difesa della tradizione

La Pasqua in Umbria non è soltanto una ricorrenza religiosa, ma rappresenta un vero e proprio motore economico fondato sulla tradizione e sulla qualità artigiana. Sono 671 le imprese artigiane del settore dolciario attive nella regione, secondo l’ultima elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato.
Un dato che conferma la vocazione dell’Umbria come terra del “fatto a mano”: l’80,3% delle pasticcerie è artigiana, una quota che testimonia il forte radicamento della cultura dolciaria tradizionale nel territorio.

La geografia del dolce: Perugia e Terni a confronto

Il comparto si distribuisce in modo capillare su tutto il territorio regionale, con dinamiche che riflettono la popolazione ma valorizzano la qualità diffusa:
• Perugia guida la classifica con 499 imprese artigiane tra pasticcerie e cioccolaterie, in linea con il peso demografico della provincia.
• Terni, con 172 laboratori artigiani, dimostra una straordinaria capacità di tenuta e una densità di eccellenza particolarmente significativa.
Nonostante le dimensioni più contenute, il territorio ternano garantisce infatti una presenza diffusa di attività di qualità, rappresentando un presidio del gusto in ogni area della provincia.

Un patrimonio nazionale declinato localmente

Le imprese umbre si inseriscono in un contesto nazionale di grande valore: l’Italia conta 1.699 prodotti dolciari tradizionali e oltre 154.551 addetti nel settore.
In Umbria, questa ricchezza si traduce in produzioni iconiche come:
• la Ciaramicola
• le pizze di Pasqua (dolci e al formaggio)
• le uova artigianali decorate
Un patrimonio che si distingue per freschezza, selezione delle materie prime e cura delle lavorazioni, lontano dalle logiche della produzione industriale.

Qualità e territorio: la scelta dei consumatori

“Otto pasticcerie su dieci in Umbria sono artigiane – sottolinea Confartigianato – un dato che evidenzia una scelta precisa dei consumatori verso qualità e tradizione.
Il risultato della provincia di Terni è particolarmente rilevante: dimostra che anche nei territori con minore densità abitativa, il cittadino continua a cercare il prodotto del maestro pasticcere locale. Scegliere artigiano a Pasqua significa sostenere l’economia di prossimità e portare in tavola un pezzo della nostra storia”.
Una scelta ancora più significativa in un contesto segnato dall’aumento dei costi delle materie prime, che mette alla prova la sostenibilità dei laboratori artigiani ma non ne scalfisce la qualità.

In sintesi: i numeri dell’Umbria del gusto

• 671 imprese artigiane del settore dolciario in Umbria
• 80,3%: incidenza dell’artigianato sul totale regionale
• 499 imprese in provincia di Perugia
• 172 imprese in provincia di Terni
• 154.551 addetti nel settore a livello nazionale

(foto generica di archivio)

Il siero del latte per bonificare le falde acquifere

Il siero del latte per bonificare le falde acquifere. Parte in Umbria la sperimentazione che verrà presentata all’opinione pubblica mercoledì 1° aprile alle ore 15.30 presso lo stabilimento GrifoLatte a Ponte San Giovanni.

Interverranno i rappresentanti dei soggetti partner dell’iniziativa: l’assessore all’Ambiente della Regione Umbria Thomas De Luca, il direttore generale di Arpa Umbria Alfonso Morelli, il country manager director di Ramboll Italy Andrea Campioni e il presidente del Gruppo Grifo Agroalimentare Carlo Catanossi. Saranno inoltre presenti il responsabile del Servizio Bonifiche di Arpa Andrea Sconocchia, il vicedirettore di ITS Umbria Academy Oscar Proietti, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche, Michele Cenci del Servizio energia, qualità dell’ambiente, rifiuti, attività estrattive della Regione Umbria e Angelo Raffaele Di Dio del Servizio risorse idriche, acque pubbliche, attività estrattive e bonifiche.

Il Progetto Siero è un intervento sperimentale a scala pilota che utilizza la tecnologia Enhanced Reductive Dechlorination (ERD) per bonificare le falde acquifere contaminate da solventi clorurati. L’innovazione risiede nell’uso della scotta di siero di latte, uno scarto di produzione fornito a chilometro zero da Grifolatte, come substrato organico per alimentare i batteri già presenti nel sottosuolo, capaci di degradare gli inquinanti.

Al termine della presentazione verrà effettuata la prima iniezione di siero di latte nella falda oggetto dell’intervento. Le operazioni tecniche di iniezione e i successivi campionamenti delle acque segnano ufficialmente l’inizio di un piano di monitoraggio e rigenerazione ambientale della durata di sei mesi.

Uil Poste e Uilcom unite anche in Umbria in Uil Fpc

E’ nata anche in Umbria Uil Fpc, la nuova struttura che unisce Uil Poste e Uilcom. Secondo congresso regionale a svolgersi in Italia, quello di Perugia, che ha eletto la nuova struttura umbra, che sarà guidata dalla segretaria generale Stefania Panerai. Presenti anche il segretario di Uilcom Umbria il segretario generale Uilcom Salvo Ugliarolo, il segretario generale di UilPost Claudio Solfaroli Camillocci e il segretario generale della Uil Umbria, Maurizio Molinari.

“Questo percorso di unificazione – ha detto Panerai – ci vedrà impegnati, ciascuno con le proprie competenze e il bagaglio di esperienze acquisite negli anni, nella tutela dei diritti del lavoratore in un settore sempre più ampio che spazia dall’industria alle telecomunicazioni, dalla digitalizzazione ai servizi postali”.

Proprio Panerai ha tracciato una panoramica di Poste Italiane, riconosciuta da tutta come la più grande infrastruttura del Paese, anche in virtù della sua funzione di sociale di raccordo e relazione tra Istituzioni, cittadini e corpi intermedi. “L’azienda – ha detto – è sempre più votata al profitto e al rendimento e sempre meno al benessere dei lavoratori e alla soddisfazione dei cittadini”. Ricordata la battaglia contro la privatizzazione e l’integrazione di nuove società: “ciò deve indurci a capire come queste trasformazioni metteranno in crisi l’unicità aziendale”. Sugli sportelli stigmatizzata la politica azienda: “massimizzare il rendimento degli uffici postali e procedere, attraverso l’integrazione di nuove società, alla progressiva esternalizzazione dei servizi presso reti terze. Tutto ciò influirà sul mantenimento dei livelli occupazionali. Serve qualcosa di più dell’impegno a non chiudere gli uffici”. E sul capitolo tecnologia, ormai si fa i conti con l’Intelligenza artificiale: “Sono maturi i tempi per contrattare la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”.

A seguire Antonio Rapace, segretario generale uscente Uilcom Umbria: “Un unico progetto tra Uilcom e UilPoste ci porta a ridurre la frammentazione e ci rende più competitivi per il futuro”. Plauso all’iniziativa anche dal segretario generale Uil Umbria Maurizio Molinari: “Questa fusione da più linfa alla nostra organizzazione. La transizione digitale, i nuovi cambiamenti passano da questa categoria”. E poi sulla Regione: “Collegamenti, Pil, sanità: siamo pronti a prendere posizioni anche dure e scomode per dire che è ora che arrivi il cambio di passo”. Conclusioni affidate ai due segretari generali nazionali uscenti:

“Stiamo facendo nascere il sindacato dell’innovazione – ha detto Solfaroli Camillocci – che mette insieme tanti mondi, dalle Poste alla cultura, ai mass media. Siamo una categoria che potrà determinare le scelte di politica industriale di questo Paese. Le nostre battaglie restano gestione dell’IA a livello contrattuale, incidenza degli infortuni e battagli contro il precariato”.

“Si tratta della Federazione del futuro – ha detto Ugliarolo – e vogliamo essere fieri e orgogliosi del lavoro svolto in questo anno”.

Gipsteca di Todi, Ancestor: l’apertura non sia sporadica e casuale

Partendo dall’apertura della Gipsoteca di Todi, che ospita le opere dell’artista Enrico Quattrini, Ancestor Umbria, annuncia che rivolgerà in futuro maggiore attenzione anche ad altre realtà umbre, in particolare ai centri storici dove più forte è l’abbandono e il degrado. Insomma, per l’associazione l’esperienza di Todi non deve essere sporadica e casuale.

“Ancestor Umbria nella promozione delle piccole e medie imprese commerciali, turistiche, dei servizi e in generale delle attività economiche che operano nei centri storici e urbani, ed ancora nella valorizzazione e la tutela complessiva del contesto urbano, anche in funzione della salvaguardia del patrimonio economico, storico, culturale delle nostre città, giudica positivamente l’attività svolta per la promozione in molteplici ambiti della gipsoteca di Todi dedicata a Enrico Quattrini” scrive l’associazione.

Gipsoteca che Ancestor individua come uno dei siti culturali la cui promozione potrebbe accrescere l’interesse per una città “che è già punto di riferimento turistico sia a livello nazionale che internazionale. Incremento turistico inoltre che si spera possa avere riscontri positivi anche per le attività commerciali del centro storico (bar,ristoranti,ecc.) che non possono sopravvivere se aumentano provvedimenti restrittivi verso la loro operatività”.

Nel giudicare quindi conclusa questa esperienza a Todi, che sicuramente ha accresciuto la visibilità delle due ex chiese di proprietà del Comune grazie ad una serie di iniziative anche mediatiche, Ancestor Confesercenti Umbria si augura che l’apertura della Gipsoteca con le opere di Enrico Quattrini “non sia sporadica e casuale, ma sia inserita nel contesto generale offerto ai visitatori”.

Gasolio e fertilizzanti alle stelle, l’allarme di Confagricoltura

L’impennata dei costi energetici, legata al conflitto in Medio Oriente, torna a colpire duramente anche il settore primario. Gli agricoltori italiani si trovano ad affrontare una nuova fase critica, segnata dall’aumento vertiginoso dei prezzi di gasolio e fertilizzanti. L’allarme di Matteo Pennacchi, presidente Confagricoltura Umbria, rilancia le preoccupazioni espresse già dall’Associazione a livello nazionale.

I costi dei principali fattori produttivi hanno registrato un incremento di circa il 40%, è questo un dato che pesa come un macigno proprio nel momento in cui, con la fine dell’inverno, le aziende agricole si apprestano a riprendere a pieno ritmo le attività nei campi. L’aumento dei costi di produzione si scontra però con una realtà ben diversa sul fronte dei ricavi: i prezzi agricoli risultano stagnanti da anni, con flessioni particolarmente critiche per comparti chiave come latte e cereali.

A questo quadro già complesso si aggiungono le difficoltà di filiere storiche del Made in Italy come vino e olio, anch’esse alle prese con una fase di contrazione e incertezza. Il risultato è una compressione dei margini che rischia di mettere fuori mercato molte aziende.

“Le imprese agricole e zootecniche non hanno beneficiato della riduzione delle accise né del credito d’imposta assegnati ad altri settori come pesca e autotrasporto – sottolinea Pennacchi – eppure il gasolio rappresenta una voce fondamentale per le nostre attività. Trattori, macchinari e sistemi di irrigazione dipendono infatti in larga parte dal carburante, rendendo il comparto particolarmente esposto alle oscillazioni dei prezzi energetici. Chiediamo quindi – prosegue Pennacchi – di estendere anche al comparto agricolo le misure di sostegno che il Governo sta predisponendo. Non solo una riduzione delle accise, ma anche l’accesso al credito d’imposta per contenere l’impatto dei rincari”.

Si tratta della crisi più grave degli ultimi quarant’anni: una crisi definita “globale”, che non risparmia nessun segmento del comparto e che richiede risposte rapide e strutturali.

“Senza interventi immediati – conclude Pennacchi – il rischio concreto è la chiusura di numerose imprese, con conseguenze pesanti per la tenuta complessiva del sistema agroalimentare italiano. La richiesta è quella di avviare con urgenza un percorso di tutela che consenta agli agricoltori di continuare a produrre, garantendo al tempo stesso sostenibilità economica e sicurezza alimentare”.

Aumenti di luce e gas, il conto delle bollette per famiglie e imprese umbre

Ormai a un mese dall’inizio del conflitto che ha incendiato il Medio Oriente, i mercati energetici hanno già reagito con forza: il prezzo del gas è aumentato di 26 euro per MWh (+81 per cento), mentre quello dell’energia elettrica è salito di 41 euro per MWh (+38%). Un’evoluzione che, inevitabilmente, si rifletterà sulle bollette.

Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA, ipotizzando che nel 2025 e nel 2026 i consumi delle famiglie e delle imprese siano in linea con quelli registrati nel 2024, i rincari previsti per quest’anno rispetto al 2025 per famiglie e imprese umbre si aggireranno sui 268 milioni di euro. Passando dai 1.938 milioni del 2024 ai 1.995 del 2025, fino ai 2.263 stimati per il 2026.

In particolare per le imprese umbre il conto passerebbe da 1.411 milioni del 2025 ai 1.601 milioni di quest’anno: 190 milioni in più (+13,5%). Per le famiglie pugliesi, invece, la spesa aggiuntiva ammonterebbe a 78 milioni (+13,3%).

A livello nazionale, sempre secondo l’elaborazione della Cgia, le imprese dovrebbero sostenere circa 9,8 miliardi di costi aggiuntivi,, mentre alle famiglie ne verrebbero imputati 5,4 miliardi.

Panificatori Confartigianato Terni, eletto il nuovo gruppo dirigente

Si è svolta l’assemblea della categoria Panificatori di Confartigianato Imprese Terni, che ha rinnovato i propri organismi dirigenti, confermando il valore di un comparto fondamentale per la tradizione e la qualità dell’artigianato alimentare del territorio.

È stato eletto presidente Giordano Fioretti (nella foto), che guiderà la categoria nel nuovo mandato.

Fanno parte del Direttivo: Danilo Proietti, Simone Rondolini e Gabriele Zara.

Il coordinamento della categoria è affidato a Giovanni Agerato.

Il nuovo gruppo dirigente lavorerà per valorizzare la qualità della produzione artigianale, sostenere le imprese del settore e promuovere le tradizioni locali, con attenzione all’innovazione e alla crescita del comparto.

Ecco i vincitori del Premio San Valentino 2026

Insigniti i i vincitori del Premio San Valentino 2026, con la consegna da parte del vescovo di Terni Francesco Soddu, successore di San Valentino. Si tratta di Anna Grazia Lodesani, Adolfo Puxeddu, Adamo, Jean-Claude Kauffman, Camic, Stefano de Majo, Checco Zalone, Sergio Rossini, Silvia Guidi e Stefano Tondelli.

Una serata partecipatissima che ha registrato il tutto esaurito nell’ex chiesa dove dimorava san Francesco nel corso dei suoi soggiorni ternani, e che ha visto la presenza – tra gli altri – del nuovo assessore alla Cultura del Comune di Terni Tiziana Laudadio, il presidente della Commissione Cultura del Consiglio Regionale Luca Simonetti, la presidente del Centro Culturale Valentiniano Maria Cristina Crocelli e l’ambasciatore di San Valentino nel mondo 2026 Riccardo Leonelli.

La serata ha visto anche un omaggio allo stesso vescovo Soddu – appena nominato arcivescovo di Sassari, alla sua ultima presenza al Valentine Fest da presidente dell’Istess – e ad Amedeo Cavani, celebre fotografo recentemente scomparsa, una cui opera è stata inserita per l’occasione nella mostra Il Santo senza Volto, composta da oltre 50 ritratti di san Valentino dall’arte paleocristiana alla pop art tra pittura, scultura, fotografia, grafica e installazione.

Nel corso della serata sono stati inoltre proiettati anche due videoclip di Marialuna Cipolla il primo è Flower of Midnight, inno ufficiale del Valentine Fest, il cui video è accompagnato dalle immagini del corto Valentino con ghiaccio di Paolo Consorti, Premio San Valentino per l’Arte 2022. Il secondo è Santo Valentino, il cui testo è tratto da una ballata medievale polacca rintracciata da Beata Golenska, e le cui immagini sono state realizzate dalla sand artist Gabriella Compagnone.

I premiati

Anna Grazia Lodesani ha ricevuto il Premio San Valentino per la Letteratura per Valentino, uno dei pochissimi romanzi dedicati alla figura del santo degli innamorati (gli altri sono Sabino e Serapia di Settimio Bernarducci e il dittico Il segreto del Santo innamorato e La maledizione della Dea Vacante di Arnaldo Casali, direttore dell’Istess e fondatore del Valentine Fest)

Adolfo Puxeddu, ha ricevuto il Premio San Valentino per la Storia per il libro Il culto di San Valentino, martire e vescovo e patrono massimo della città di Terni, con cui ha fatto il punto sugli studi più recenti riguardanti la figura storica del santo, ricollegando anche la costruzione della basilica e dell’urna che raccoglie le reliquie alla celebre carmelitana ternana Madre Eletta. Basilica e urna sono state infatti realizzati dai frati carmelitani con il sostegno della famiglia reale dell’impero austro ungarico, attraverso la figura di Maria Eletta Tramazzoli, fondatrice dei Carmeli di Vienna, Graz e Praga.

Il Premio San Valentino per la Filosofia, annunciato da Stefania Parisi e Arcangela Miceli, andrà invece ad Adamo, un detenuto del Carcere di Terni che durante la detenzione ha iniziato a studiare e praticare la filosofia.

Il Premio San Valentino per la Teologia è stato assegnato al francese Jean-Claude Koffman sociologo presso l’Università di Parigi Descartes e autore di numerosi volumi sulla coppia e la vita quotidiana, tradotti in quindici lingue. Tra i suoi principali Corpi di donna, sguardi d’uomo. Sociologia del seno nudo e Un letto per due. La tenera guerra. Il premio verrà consegnato in Vaticano, presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II Matrimonio e Famiglia.

Andrea Camiciola, in arte “Camic”, ha ricevuto il Premio San Valentino per l’Arte per il quadro realizzato appositamente per la mostra Il Santo Senza Volto e che rappresenta una rivisitazione pop del celebre santino di Ettore Ballerini nel 1907, che ha impostato il modello della gran parte delle raffigurazioni del patrono di Terni. Tra le caratteristiche del San Valentino di Camic – disegnatore e fumettista con al suo attivo molti albi e collaborazioni con importanti case editrici del settore – c’è l’aggiunta (assente nell’originale) della Rosa, da qualche anno diventata il segno distintivo del protettore degli innamorati.

Stefano de Majo ha ricevuto il Premio San Valentino per il Teatro per il suo impegno nella valorizzazione del Santo Patrono attraverso il teatro di strada e opere multimediali come il cortometraggio Ver Sacrum. Tra i fondatori, con Riccardo Leonelli, del festival StraValentino, de Majo ha vestito i panni del Santo degli innamorati in un monologo portato in scena all’interno della stessa Basilica e in incursioni di teatro di strada che da anni animano a Terni il mese di febbraio.

Il Premio San Valentino per il Cinema è stato assegnato a Buen Camino di Checco Zalone. Il film che ha polverizzato qualsiasi record di incassi è stato anche massacrato ingiustamente dalla critica. Si tratta in realtà di un capolavoro che affronta – insieme – due temi cruciali per i valori di san Valentino, come la famiglia e la spiritualità, attraverso l’improbabile itinerario verso Santiago di Compostela di un padre e una figlia che porta ad un autentico processo di conversione esistenziale. Il riconoscimento verrà consegnato nel corso della prossima edizione del Terni Film Festival.

Sergio Rossini ha ricevuto il Premio San Valentino per la Musica per l’Inno a San Valentino da lui composto e diventato ormai da qualche anno la colonna sonora di tutte le celebrazioni valentiniane. L’Inno è stato eseguito dal vivo da una corale diretta da don Rossini nel corso della cerimonia al Cenacolo San Marco.

Il Premio San Valentino per la Comunicazione è stato assegnato a Silvia Guidi della redazione cultura dell’Osservatore Romano. Giornalista di lunghissima esperienza, Guidi ha promosso con centinaia di articoli i valori di san Valentino. Nel corso della cerimonia ne è stato ricordato uno in particolare: l’intervista a Dolores Hart, diva hollywoodiana che aveva esordito in un film d’amore con Elvis Presley e che dopo aver interpretato santa Chiara in Francesco d’Assisi di Michael Curtiz è diventata monaca di clausura, fondando un teatro all’interno del suo monastero.

Padre Stefano Tondelli, infine, ha ricevuto dalle mani del vescovo Soddu il Premio San Valentino per la Pace. Andato in passato, tra gli altri, a papa Francesco, il premio – assegnato insieme alla Caritas Diocesana, la Commissione diocesana Lavoro, Giustizia e Pace e associazione San Martino – riconosce l’impegno di padre Stefano come Commissario di Terra Santa.

Tondelli, che è stato direttore della Caritas di Terni (mentre Soddu lo è stato della Caritas nazionale), ha raccontato di aver ricevuto l’incarico di organizzare pellegrinaggi e di essersi invece ritrovato in mezzo ad una guerra terribile, che da due anni insanguina la Palestina.

Nel suo discorso Tondelli, ricordando come la presenza dei francescani in Terra Santa risalga allo stesso Francesco – primo cristiano a dialogare pacificamente con l’Islam – ha sottolineato come il primo impegno che ciascuno può portare avanti è quello di liberarsi dalla cultura dell’odio e del nemico.

Padre Stefano ha anche sfatato il luogo comune sulla soluzione dei due stati: “Gandhi si era opposto alla divisione dell’India dal Pakistan che ha portato tante guerre, Mandela all’apartheid in Sudafrica. L’unica vera soluzione è quella di uno stato unico dove tutti possano convivere in pace e con gli stessi diritti”.

Sempre più i laureati in Umbria che scelgono di andare all’estero

L’Umbria riduce in modo sensibile la perdita di laureati verso il resto d’Italia. Ma, sempre stando ai dati Istat del 2024 (gli ultimi elaborati ufficialmente) si allarga bruscamente il divario con l’estero.

Dentro i confini: un rosso più stretto

Sul fronte interregionale il dato resta negativo, ma cambia intensità. Nel 2024 sono arrivati in Umbria, trasferendo qui la residenza da altre regioni, 1.422 laureati. Nello stesso anno quelli che hanno lasciato stabilmente la regione per spostarsi altrove sono stati 1.545. Il saldo è dunque di -123.

Preso da solo, il numero non è buono. Ma il confronto con il 2023 dice molto di più. Un anno prima gli arrivi erano stati 1.399 e le partenze 1.820, con un saldo di -421. Significa che in dodici mesi la distanza si è ridotta nettamente. Dopo il picco negativo del 2023, il peggiore mai registrato dall’Umbria nella mobilità interregionale dei laureati, il 2024 segna un rientro verso valori più contenuti.

Non basta, naturalmente, per parlare di inversione. Il saldo resta in rosso per il nono anno consecutivo. Ed è questo il punto da non perdere. Prima del 2016 l’Umbria aveva saldi positivi con le altre regioni, a volte anche robusti. Quei flussi contribuivano a compensare almeno in parte le uscite verso l’estero. Oggi quella capacità di riequilibrio si è molto indebolita. Il 2024 la rende meno fragile rispetto al 2023, ma non la ricostruisce.

Fuori dai confini: la vera ferita del 2024

Se dentro l’Italia la perdita si restringe, fuori dall’Italia accade l’opposto. Ed è qui che il quadro si fa più severo. Nel 2024 i laureati di cittadinanza italiana arrivati o rientrati in Umbria dall’estero sono stati 174. Nel 2023 erano stati 202. Le partenze, invece, sono salite da 446 a 623.

Il saldo è così precipitato a -449, contro il -244 dell’anno precedente. In pratica, il passivo si è più che raddoppiato nel giro di un anno. Ancora più eloquente è il dato assoluto delle uscite: 623 partenze rappresentano uno dei valori più elevati dell’ultimo decennio.

Qui si misura la vera novità del 2024. Il miglioramento sul terreno interregionale non viene accompagnato da una tenuta sul fronte internazionale. Anzi. L’uscita verso l’estero accelera proprio mentre si allenta la pressione dei trasferimenti verso le altre regioni italiane. È un movimento che cambia la qualità del problema: non si tratta più soltanto di una regione che perde laureati, ma di una regione che contiene meglio la perdita interna e peggiora nettamente quella esterna.

Il bilancio che resta in rosso

Messi insieme, i due piani restituiscono il conto finale. Il saldo negativo di 123 laureati nel confronto con le altre regioni e quello di 449 nel rapporto con l’estero producono nel 2024 una perdita complessiva di 572 laureati.

Il dato pesa anche per la sua natura. Non fotografa una mobilità generica o provvisoria. Registra spostamenti di residenza, cioè decisioni che hanno una consistenza più profonda. È per questo che quei 572 laureati in meno vanno letti come una riduzione netta di capitale umano qualificato. Il calo del passivo interregionale attenua una parte della pressione, ma non modifica la sostanza del bilancio complessivo.

Chi parte, e quando parte

Anche la composizione per età aiuta a capire. Tra i laureati umbri di cittadinanza italiana che si trasferiscono stabilmente all’estero, oltre il 55 per cento ha tra 25 e 34 anni. Un altro 34,7 per cento ha tra 35 e 64 anni. Solo il 6,5 per cento ha fino a 24 anni.

Non sfugge il punto essenziale: la quota maggiore di uscite riguarda la fascia in cui si consolidano carriera, specializzazione, reddito, scelte familiari, iniziativa economica. È la fase in cui un territorio, se trattiene competenze, consolida la sua base produttiva. Se la perde, ne riduce la profondità.

Il decennio che cambia scala al fenomeno

Il 2024 è duro, ma non isolato. Nel decennio 2014-2024 i laureati umbri di cittadinanza italiana emigrati stabilmente all’estero sono cresciuti del 132,5 per cento, passando da 268 a 623. L’aumento è leggermente inferiore alla media italiana, pari al 145,1 per cento, ma resta di dimensioni molto ampie.

Il raffronto con l’emigrazione complessiva della popolazione umbra italiana è ancora più istruttivo. Nello stesso arco di tempo gli umbri trasferiti stabilmente all’estero sono aumentati del 75,6 per cento, passando da 1.119 a 1.965. In altre parole, i laureati mostrano una propensione all’emigrazione stabile quasi doppia rispetto alla media della popolazione regionale italiana. È uno scarto che dice molto, perché non riguarda soltanto il volume delle partenze, ma la loro qualità.

La stretta demografica sullo sfondo

Questo flusso si innesta su una base demografica già indebolita. Tra il 2019, ultimo anno pre-Covid, e il 2025, l’Umbria ha perso il 12,5 per cento della popolazione nella fascia 25-45 anni, quella che coincide in larga parte con il pieno dell’età da lavoro. Si è passati da 218.431 a 191.099 persone, con una riduzione di 27.332 residenti.

La contrazione è più pesante nella provincia di Terni, dove il calo raggiunge il 14,3 per cento, pari a 7.762 persone in meno. In provincia di Perugia la flessione è dell’11,9 per cento, con una perdita di 19.660 residenti. Nel complesso, nel post-Covid l’Umbria ha perso il 2,5 per cento della popolazione totale, cioè 22.271 abitanti, contro una media nazionale del 1,5 per cento.

Dentro questa cornice, i dati Istat del 2024 acquistano un significato ancora più netto. La regione non perde solo residenti. Perde, in misura crescente, anche una parte qualificata della popolazione che dovrebbe sostenere lavoro, innovazione, impresa e capacità di sviluppo.

Il commento

Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Umbria non può limitarsi a registrare le partenze dei suoi laureati: deve costruire, con lucidità e continuità, le condizioni perché restare diventi una scelta credibile, solida e persino competitiva. Questo significa, come sostengo da tempo, realizzare un’iniziativa comune tra istituzioni, università, sistema delle imprese e autonomie territoriali, capace di valorizzare chi decide di investire qui le proprie competenze. Questo tavolo operativo è bene che si avvii il prima possibile, per analizzare la situazione e progettare un intervento concreto mirato e consapevole. Trattenere capitale umano qualificato non è una questione simbolica, ma una priorità economica e civile: vuol dire rafforzare innovazione, lavoro di qualità, attrattività e possibilità di crescita per l’intera regione. È da qui che passa una parte decisiva del futuro dell’Umbria”.