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Autore: Redazione

Vallo di Nera, le novità di “Fioc di Cacio” 2026

Il 13 e il 14 giugno 2026, il castello medievale di Vallo di Nera, riconosciuto dall’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi), come unica “Città del Formaggio” in Umbria, ospiterà l’edizione 2026 di “Fior di Cacio”.

La XXII edizione segna quest’anno una svolta storica: grazie a un accordo strategico tra Slow Food e la Camera di Commercio dell’Umbria, la rassegna punta a diventare il punto di riferimento nazionale, nell’anno di pausa di “Cheese” (Bra), proponendosi come palcoscenico privilegiato per la biodiversità e l’arte pastorale italiana.

Novità dell’edizione 2026 sarà l’allestimento del Villaggio dei Presidi Slow Food. Fior di Cacio infatti, non ospiterà solo le eccellenze umbre, come il pecorino a latte crudo e la ricotta salata della Valnerina, ma aprirà le porte a produttori di Presidi provenienti da diverse regioni italiane. Un’occasione unica per degustare produzioni di nicchia a rischio estinzione attraverso laboratori e percorsi guidati curati dai responsabili di Slow Food Umbria.

“Fior di Cacio non è solo una mostra mercato, ma un atto di tutela per il nostro paesaggio e la nostra identità,” dichiara Agnese Benedetti, Sindaco di Vallo di Nera – “Trasformare Vallo di Nera in un riferimento nazionale significa dare voce a chi, con i pascoli, protegge l’ambiente e l’economia delle aree interne.”

La manifestazione, organizzata dal Comune di Vallo di Nera, nasce infatti con l’obiettivo di valorizzare le migliori produzioni casearie dell’Umbria e di ridare valore alla figura del pastore quale mestiere antico e tradizionale della Valnerina, rimarcando il valore ambientale, sociale ed economico dei pascoli umbri, ricchi di varietà floreali che conferiscono aromi e fragranze uniche ai formaggi, e diffondendo la conoscenza delle produzioni di nicchia a rischio di estinzione.

Cuore della manifestazione sarà, come da tradizione, la mostra mercato che animerà le vie del castello, dove i visitatori potranno degustare e acquistare le migliori produzioni artigianali umbre, tra cui il pecorino a latte crudo e la ricotta salata della Valnerina.

Tra gli appuntamenti di rilievo, sabato 13 giugno si terrà il Convegno dal titolo “Pascoli, prodotti e innovazione: esperienze e modelli di sviluppo a confronto”, organizzato in collaborazione con MICO – Made in Italy, Cibo e Ospitalità, dell’Università per Stranieri di Perugia, Slow Food e la Camera di Commercio dell’Umbria. Il seminario, sarà articolato in tre tavole rotonde dedicate ai temi dello sviluppo territoriale, della valorizzazione dei pascoli delle aree interne e delle prospettive di policy per la filiera casearia regionale. A seguire, un laboratorio itinerante metterà in dialogo relatori e produttori direttamente negli stand espositivi.

Il programma della due giorni sarà ricco di eventi e iniziative per tutti i pubblici: a partire da “La Formaggissima in 3P”, una “marcia di assaggi” in tappe per le storiche vie di Vallo di Nera con la possibilità di assaggiare tre tipicità locali, Prosciutto, Pane e Pecorino cotto, per proseguire con “I Mille matrimoni del formaggio”, educational multisensoriale curato dai maestri assaggiatori ONAF che condurranno i partecipanti alla scoperta di diverse tipologie di formaggi in abbinamento ai vini umbri.

Spazio anche ai laboratori pratici sulla lavorazione del primo sale e “La filatura con assaggio della mozzarella” che illustrerà le fasi di produzione del popolare formaggio, con la lavorazione della cagliata e la filatura della mozzarella, che verrà poi offerta in assaggio, mentre, a chiusura della manifestazione, domenica 14 giugno, entrerà in scena la tradizionale “maxi Ricotta di Fior di Cacio”, con una forma di 80 Kg che, a bordo di un Ape e scortata dai Cavalieri della Tavola Apparecchiata, arriverà nella piazza del paese, confezionata in una grande cesta di vimini intrecciata a mano e distribuita fresca a tutti i presenti.

Accanto alle esperienze gastronomiche, Fior di Cacio offrirà un ampio ventaglio di attività all’aria aperta come il rafting lungo il fiume Nera; le escursioni lungo i sentieri di valle, mezza costa e montagna, che si inoltrano tra le tartufaie presenti nei boschi della zona, i trekking che porteranno a scoprire lo scenario naturale dei pascoli della Valnerina sui sentieri della Transumanza; le iniziative per i bambini, come le passeggiate con gli asinelli, gli spettacoli teatrali ed i laboratori; i concerti di musica popolare e gli artisti di strada che animeranno i vicoli del castello di Vallo di Nera, oltre alla tradizionale Gara di Ruzzolone con il formaggio. Infine nella giornata di domenica 14 giugno si terrà l’estemporanea di street art “Finestrelle colorate” con gli artisti impegnati nel rendere delle opere d’arte di strada gli sportelli dei contatori di servizi.

Fior di Cacio 2026, realizzato con il contributo del Gal Valle Umbra e Sibillini, della Regione Umbria, di Promocamera – Camera di Commercio dell’Umbria, del Consorzio BIM Nera e Velino e con il patrocinio del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, della Provincia di Perugia, della Provincia di Terni e la collaborazione di Pro Loco di Vallo di Nera, Onaf – Organizzazione Nazionale degli Assaggiatori di Formaggio e Slow Food Umbria; si conferma così non solo come celebrazione delle eccellenze casearie umbre, ma come laboratorio culturale e territoriale capace di coniugare tradizione, innovazione e sostenibilità, proiettando l’Umbria al centro della scena nazionale del gusto.

Società benefit, fatturato +15% | L’analisi in Italia e in Umbria

Il bene comune fa crescere. E’ quanto emerso nell’incontro dedicato alle società benefit, che si è svolto nei giorni scorsi al Centro Servizi camerali “Galeazzo Alessi”.

A coordinare i lavori è stata Giuliana Piandoro, vicesegretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria, che ha richiamato l’impegno dell’ente per la parità di genere e la sostenibilità d’impresa. In questo quadro si inserisce PAGINA – Parità di Genere in Azienda, progetto promosso dalla Consigliera di Parità della Regione Umbria, dalla Regione Umbria e dalla Camera di Commercio, con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il percorso accompagna le imprese verso la Certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022, intervenendo su governance, risorse umane, equità retributiva, genitorialità e conciliazione vita-lavoro. Il bando collegato alla formazione ha registrato una forte partecipazione delle aziende umbre, confermando un interesse concreto e diffuso.

Piandoro ha ricordato anche che l’azione camerale non si esaurisce in PAGINA: la Camera è impegnata su più fronti della sostenibilità, mentre la transizione ecologica delle imprese è uno dei capisaldi del programma di mandato della Giunta camerale. Parità, sostenibilità e responsabilità sociale non sono dunque capitoli separati, ma parti di una stessa trasformazione organizzativa.

Il quadro nazionale e regionale è stato illustrato da Serafino Pitingaro, senior data analyst di InfoCamere, al quale è stata affidata la lettura dei dati. In Umbria, al 31 marzo 2026, le società benefit sono 73, in crescita del 32,7 per cento sul 2025. Gli addetti sono circa 1.200, mentre il valore della produzione ha raggiunto 226 milioni di euro. Per Pitingaro, il dato umbro segnala una maturazione iniziale ma significativa: il modello comincia a essere compreso anche da un sistema produttivo fatto soprattutto di piccole e medie imprese.

Il quadro nazionale conferma che il fenomeno ha superato la soglia della nicchia. La Ricerca nazionale sulle Società Benefit 2026 registra 5.540 società benefit alla fine del 2025, il 21 per cento in più rispetto all’anno precedente. Sono imprese che occupano oltre 241 mila addetti e generano 69 miliardi di euro di valore della produzione. Nel triennio 2022-2024 hanno aumentato il fatturato in misura mediana del 15 per cento, contro il 5 per cento delle imprese non benefit; il 63 per cento ha incrementato gli addetti, contro il 48 per cento delle imprese tradizionali. Anche valore aggiunto e costo del lavoro crescono di più: 19,7 e 21,6 per cento, contro 12,6 e 11,2 per cento.

Il beneficio comune, dunque, appare come una possibile leva di produttività, occupazione e qualità del lavoro. Le società benefit crescono di più e rendono più leggibile il rapporto tra utile, salari, territorio e impatto. Non si tratta solo di un cambio di statuto, ma di un modo diverso di definire la responsabilità dell’impresa: verso chi lavora, verso le comunità, verso l’ambiente e verso le filiere in cui l’azienda opera.

Nei saluti di apertura Marilina Labia, dirigente di Si.Camera/Unioncamere, ha richiamato il roadshow nazionale promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy attraverso Invitalia, con il supporto tecnico di Si.Camera. “Il compito del sistema camerale è rendere questo modello comprensibile e praticabile: obiettivi chiari, strumenti di misurazione e rendicontazione trasparente”. Laura Morleni, funzionaria della Casa del Made in Italy di Perugia, ha legato il tema alla qualità produttiva: “Il Made in Italy è forte quando tiene insieme competitività, identità e responsabilità”. Ludovica Angelico del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha messo l’accento della strategicità delle imprese benefit come leva di una vera economia sociale di mercato.

La geografia resta più intensa nel Nord, con la Lombardia in testa, ma la diffusione riguarda ormai settori e dimensioni diverse. Le società benefit non sono più un episodio isolato: entrano in più filiere, attraversano comparti differenti e diventano una componente riconoscibile del sistema produttivo.

Andrea Bellucci, professore dell’Università degli Studi di Perugia e componente del Comitato scientifico di Assobenefit, ha puntato sulla sostanza. “Non basta modificare lo statuto. La domanda vera è se quella scelta cambia la governance, il rapporto con i lavoratori, la relazione con l’ambiente e con la comunità”. Bellucci ha richiamato anche il nesso con la parità di genere: nei consigli di amministrazione delle società benefit la presenza femminile arriva al 47 per cento, contro il 36 per cento delle imprese non benefit.

Il passaggio dall’analisi all’esperienza d’impresa è arrivato con Jacopo Gabriele Orlando, Agricultural Public Affairs, Impact & Sustainability Manager di Aboca Group. “Essere benefit significa trasformare una visione in processi, investimenti e responsabilità interne. Non è un bollino da esibire, ma una domanda quotidiana: la crescita dell’impresa migliora anche territorio, filiere, lavoro e ambiente?”. Per Orlando, sostenibilità e competitività diventano parte della stessa traiettoria industriale.

A chiudere il giro degli interventi è stata Marta Pasqualini, direttrice generale della Fondazione Progetto Valtiberina. “Un distretto benefit non nasce sommando aziende virtuose. Nasce quando imprese, istituzioni e comunità scelgono obiettivi comuni e si danno strumenti per seguirli nel tempo”. È una prospettiva adatta all’Umbria, dove il rapporto tra impresa, comunità e territorio resta decisivo.

Dentro il Festival della Parità di genere l’incontro ha consegnato un messaggio preciso: la parità non è solo rappresentanza o linguaggio. È anche struttura dell’impresa, composizione dei vertici, qualità del lavoro, trasparenza nella misurazione degli impatti. Il modello benefit porta questi elementi nello statuto, nella rendicontazione, nella vita quotidiana dell’azienda. Per l’Umbria 73 società benefit non bastano a cambiare da sole il profilo dell’economia regionale, ma indicano che una parte del sistema produttivo cerca strumenti nuovi per rispondere a domande non più rinviabili: come si crea valore, per chi e con quali effetti.

Approvato il testo unico sulla cultura e l’impresa creativa

Il Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato il Testo unico sulla cultura e l’impresa creativa. Parla di “momento storico per l’Umbria” il vice presidente della Regione, Tommaso Bori. Che aggiunge: “Oggi è stata approvata non una semplice legge, ma una vera e propria riforma, la più importante mai realizzata per il settore culturale una novità assoluta che segna una svolta strategica. Trasformiamo il mondo culturale da un patrimonio da preservare a una leva di sviluppo economico e crescita sociale e territoriale. Siamo particolarmente orgogliosi del fatto che questo sia un testo ampiamente partecipato, l’intera legge infatti, è stata ‘co-costruita’ con gli operatori attraverso un percorso di consultazioni pubbliche che abbiamo definito la nostra ‘Chiamata alle Arti’”.

“Con il Testo unico – prosegue – l’Umbria garantisce per la prima volta stabilità e visione a lungo termine: l’introduzione di un modello di programmazione triennale è fondamentale per l’impresa creativa e gli operatori del settore, che ora possono contare su risorse certe per programmare le proprie attività e crescere. Il nuovo Fondo regionale per la cultura che mobilita nel complesso oltre 31 milioni di euro per il triennio 2026-2028, è la prova del nostro impegno”.

“Questa riforma – conclude Bori – non solo consolida il nostro primato – ad esempio, come regione abbiamo attivato per la prima volta l’Art Bonus, uno strumento che coinvolge i mecenati privati nel restauro del nostro patrimonio – ma pone l’Umbria all’avanguardia a livello nazionale. Il nostro approccio sta suscitando un grande interesse, e altre Regioni stanno muovendosi nella stessa direzione a vantaggio di tutto il settore culturale italiano”.

Lo stato di salute dell’economia umbra nel report Ocse

Presentato a Palazzo Donini il report “Ripensare l’attrattività della regione Umbria”, redatto dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Una fotografia dello stato di salute dell’economia regionale con l’intento di fornire agli amministratori una bussola per orientare le loro linee di azione e la scelta delle priorità da seguire.

In base allo studio, l’Umbria rafforza il proprio posizionamento come territorio capace di coniugare coesione sociale, patrimonio ambientale, vocazione culturale e su una grande potenzialità di attrarre talenti, visitatori e investimenti. Una potenzialità dovuta soprattutto alla qualità della vita che offre, alle sue bellezze paesaggistiche e ambientali e alla sua vasta offerta culturale, ma che vede nella qualità delle infrastrutture e dei trasporti e nella connettività digitale degli aspetti da irrobustire per accrescere la sua attrattività a livello internazionale.

“L’Umbria – ha spiegato la presidente della Regione Stefania Proietti nel trarre le conclusioni – intende valorizzare con determinazione questo profilo, rafforzando la sua immagine di territorio competitivo, non solo per la sua bellezza riconosciuta, ma anche per la capacità di offrire condizioni favorevoli a famiglie, imprese, studenti e investitori. I dati Ocse evidenziano elementi strutturali rilevanti in materia di vivibilità, sicurezza, accesso ai servizi, attrattività turistica e transizione verde. L’Umbria è una regione che investe nelle persone, continueremo a lavorare per rafforzarne la coesione sociale, promuovere innovazione e valorizzare il nostro patrimonio culturale, affinché l’Umbria sia sempre più riconosciuta come luogo di opportunità e benessere. Lavoriamo con impegno per contrastare il declino demografico con servizi alle famiglie, piuttosto che con bonus, e la “trappola dei talenti”, che ci ha segnalato questo rapporto, con politiche di sostegno alla formazione e all’occupazione giovanile. L’ulteriore potenziamento dell’aeroporto e l’obiettivo di rendere da qui a qualche anno l’Umbria la regione più digitale d’Italia sono le direttrici attraverso cui diventare più attrattivi per gli investimenti e per i cosiddetti nomadi digitali, quelle persone che non essendo legate ad un luogo di lavoro, scelgono di lavorare dai posti in cui trovano le migliori condizioni abilitanti e di vita personale”.

“Utilizzeremo questo studio, per il quale voglio calorosamente ringraziare i suoi curatori, – ha concluso la presidente Proietti – come valida bussola per impostare il Defr 2027-2030, perché ai giovani che vedo numerosi oggi in questa sala voglio dire che lavoreremo in questi 5 anni per lasciare un impatto visibile su questa regione e renderla all’altezza dei loro sogni”.

I lavori della mattinata, moderati dal responsabile della sede Ansa Umbria, Claudio Sebastiani, hanno visto l’approfondimento delle tematiche del rapporto da parte dei suoi curatori Sabrina Lucatelli, senior expert in politiche di sviluppo regionale e vicepresidente del gruppo di lavoro sullo sviluppo rurale dell’Ocse, e Giovanni Pagano, policy analyst presso il dipartimento per lo sviluppo regionale e la governance multi-livello dell’Ocse, introdotti da Claire Charbit, senior expert in politiche di sviluppo regionale. Successivamente Andrea Floria, programme manager per l’Umbria presso la Commissione Europea, in collegamento da remoto, ha inquadrato le raccomandazioni Ocse nel contesto delle politiche di coesione comunitarie.

Governo del territorio, riqualificazione urbana e Pnrr: Fagotti è il nuovo direttore regionale

E’ l’ing. Gianluca Fagotti, già dirigenze dell’Ufficio speciale per la ricostruzione (USR Umbria), il nuovo direttore regionale dell’area governo del territorio, ambiente, protezione civile, riqualificazione urbana, coordinamento Pnrr.

Sarà lui a prendere il posto lasciato libero dall’ing. Gianluca Paggi, a cui la Giunta regionale, nell’augurare buon lavoro a Fagotti, rivolge un ringraziamento per l’attività svolta.

La nomina di Fagotti a dirigente è stata fatta dalla presidente Stefania Proietti, sentita la Giunta.

Si tratta di un’area strategica, dal punto di vista sociale, emergenziale ma anche economico, visti gli interventi già cantierati (con il Pnrr in via di conclusione) e gli altri richiesti dal mondo imprenditoriale.

“Migliorare l’attrattività della regione Umbria e sostenere i processi di sviluppo”, il report Ocse

Giovedì 7 maggio alle ore 9:30, presso il Salone d’Onore di Palazzo Donini, sarà presentato il report “Migliorare l’attrattività della regione Umbria e sostenere i processi di sviluppo”, redatto dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Dopo i saluti istituzionali, i lavori, moderati dal responsabile della sede Ansa Umbria Claudio Sebastiani, entreranno nel vivo con l’approfondimento dei curatori del rapporto:

Claire Charbit, senior expert in politiche di sviluppo regionale ed ex capo dell’unità per l’attrattività regionale dell’Ocse;
Sabrina Lucatelli, senior expert in politiche di sviluppo regionale e vicepresidente del gruppo di lavoro sullo sviluppo rurale dell’Ocse
Giovanni Pagano, policy analyst presso il dipartimento per lo sviluppo regionale e la governance multi-livello dell’Ocse
Andrea Floria, programme manager per l’Umbria presso la Commissione Europea (Dg Regio, unità G4 – Italia e Malta), inquadrerà le raccomandazioni Ocse nel contesto delle politiche di coesione comunitarie

Le conclusioni saranno tratte dalla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti.

Mopeflan, un investitore finanziario mette sul piatto 10 milioni

Un investitore finanziario è interessato concretamente alla Mopeflan. E’ quanto emerso nell’incontro che si è svolto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).

“Dopo un lungo periodo di incertezza e numerosi incontri, l’ufficializzazione di una manifestazione d’interesse rappresenta sicuramente un fattore positivo” commentano le segreterie provinciali e territoriali di Filctem-Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, attraverso i rispettivi segretari Stefano Ribelli, Simone Sassone e Doriana Gramaccioni.

Secondo quanto comunicato ai sindacati, è attualmente in corso la fase di analisi approfondita dei conti e degli asset (due diligence), coordinata da advisor legali e finanziari. L’investimento prospettato, subordinato all’esito positivo della due diligence, ammonta a 10 milioni di euro.

“L’esperto della procedura di Cnc – composizione negoziata della crisi – ha già provveduto a depositare la manifestazione d’interesse presso il Tribunale competente – specificano I sindacati – , confermando che l’operazione si sta svolgendo nel pieno rispetto dei tempi e dei modi previsti dalla procedura di composizione negoziata della crisi. L’azienda ha inoltre comunicato di essere al lavoro per la registrazione del marchio storico, passaggio considerato fondamentale per poter attivare le misure di salvaguardia pubbliche e rafforzare il valore del polo produttivo”.

“Nonostante l’ottimismo per l’arrivo di un investitore finanziario e i 10 milioni messi sul piatto – concludono I sindacati – dobbiamo attendere che questi impegni si concretizzino e che l’azienda sviluppi dei piani, industriale e commerciale, solidi. Monitoreremo ogni passaggio e solleciteremo costantemente le parti affinché si arrivi alla ripartenza il prima possibile perché le tempistiche per il rilancio sono contingentate e, per questo, non si deve lasciare nulla al caso. La nostra priorità resta la piena tutela occupazionale e il rilancio produttivo”.

Il prossimo incontro presso il Mimit è fissato per il 9 giugno.

Umbria-Tunisia, scambi per 93 milioni l’anno

Ammonta a 93,1 milioni di euro l’interscambio commerciale annuo tra Umbria e Tunisia, mentre le potenzialità realistiche di crescita nei comparti più coerenti con la struttura produttiva regionale arrivano a 686 milioni356 milioni nei metalli206 milioni nel tessile e 124 milioni nella meccanica.

È questo il dato centrale emerso dalla Country Presentation Tunisia, che si è tenuta nella sede della Camera di Commercio dell’Umbria a Perugia.

Il rapporto esiste già, ma è ancora sbilanciato. Nel 2025 l’Umbria ha importato dalla Tunisia merci per 70,6 milioni di euro ed esportato per 22,5 milioni. La regione compra quindi circa tre volte più di quanto venda. Il saldo commerciale resta negativo, ma dentro questo squilibrio si vede anche il margine di crescita: l’export umbro verso Tunisi è passato dai 13,5 milioni del 2020 ai 22,5 milioni del 2025. Non basta per riequilibrare la bilancia, ma indica che lo spazio per salire c’è.

La caratteristica più evidente è la natura industriale degli scambi. Il manifatturiero domina quasi totalmente, superando ogni anno il 99% del totale. L’Umbria importa soprattutto prodotti alimentari, tessile, abbigliamento, calzature, elettronica e componenti ottici; esporta invece macchinari, prodotti in metallo, siderurgia, chimica, semilavorati e beni intermedi. Non è un commercio casuale: è un intreccio di filiere.

Sul fronte dell’import, il primo salto riguarda gli alimentari, in particolare oli e grassi vegetali. Il valore è passato da circa 15 milioni nel 2020 a 39 milioni nel 2024, diventando la principale voce degli acquisti umbri dalla Tunisia. È il segno della forza dell’olio tunisino, probabilmente amplificata anche dall’aumento dei prezzi internazionali dell’olio d’oliva. Il tessile-abbigliamento resta invece una voce storica, stabile intorno ai 15-19 milioni l’anno, con calzature e articoli in pelle in posizione rilevante. Più irregolare l’elettronica, che dopo il picco del 2020 e il calo del 2021 è risalita fino a 20,9 milioni nei dati parziali 2025.

L’export umbro racconta un’altra storia: meno prodotto finito, più apparato produttivo. La meccanica pesa circa un terzo delle vendite verso la Tunisia, i metalli oltre un quarto, il tessile il 17%. È qui che la Tunisia può diventare, per l’Umbria, non solo un mercato vicino ma una piattaforma produttiva di prossimità, dove portare macchine, componenti, semilavorati, tecnologie e servizi.

Il tessile è il caso più rivelatore. L’Umbria importa dalla Tunisia molto più di quanto esporti, con un deficit settoriale che nel 2025 si chiude a 11,8 milioni. Ma le esportazioni umbre, stabilmente intorno ai 5-6 milioni l’anno, sembrano concentrate su filati, tessuti grezzi, semilavorati e macchinari per la confezione, non sul prodotto finito. È lo schema della lavorazione per conto terzi, il façonnage, diffuso nei rapporti tra Italia e Tunisia nella moda: l’Umbria manda input produttivi, la Tunisia li lavora, una parte rientra come prodotto trasformato. Il tema non è interrompere l’import, ma salire nella catena del valore.

Le potenzialità indicate dalle slide danno concretezza a questa prospettiva. Perugia, che concentra il 73% dell’export regionale con 4,26 miliardi, può giocare sulle sue specializzazioni in meccanica strumentale, tessile-abbigliamento e agroalimentare. Terni, con il 27% dell’export umbro e 1,54 miliardi, ha un profilo più orientato a metallurgia, siderurgia e prodotti in metallo. Dall’altra parte, la Tunisia esprime domanda in agroindustria, resilienza idrica, infrastrutture, miniere, energia e filiere offshore. L’incastro è evidente: Foligno, Alta Valle del Tevere, distretti tessili, metalmeccanica ternana e servizi tecnici possono trovare un terreno naturale di espansione.

In questo quadro si inserisce ELMED, il collegamento elettrico tra Italia e Tunisia: circa un miliardo di investimento600 megawatt di capacità in corrente continua e oltre 200 chilometri di tracciato. Per le imprese umbre le opportunità sono nella subfornitura: componentistica per reti elettriche, sistemi di monitoraggio, ingegneria civile, consulenza tecnica e ambientale. La finestra indicata arriva al 2027-2028: chi vuole entrare nella catena deve muoversi ora.

La crescita passa anche dall’arsenale finanziario e dalla mitigazione del rischio. Il Fondo 394 di SIMEST, nella misura Focus Africa, consente operazioni fino a 2,5 milioni, con quote a fondo perduto in presenza di specifiche premialità. Il bando regionale TRAVEL 2025-2026 può finanziare fiere, Temporary Export Manager, incoming di buyer e progetti di internazionalizzazione, con contributi rilevanti per imprese singole e aggregazioni. La garanzia SACE può coprire fino al 100% del rischio di mancato pagamento sulle dilazioni concesse ai clienti tunisini, per cause politiche o commerciali.

Esistono anche vincoli. La circolare 2026-4 della Banca Centrale di Tunisia ha irrigidito il credito all’importazione per diverse categorie, soprattutto beni di consumo e prodotti finiti. Ma la corsia industriale resta aperta: macchinari, beni strumentali, semilavorati, forniture per appalti pubblici e merci in perfezionamento attivo restano categorie tutelate. Per l’Umbria è un punto decisivo, perché il suo terreno naturale è proprio il B2B industriale.

L’incontro di Perugia ha dato cornice istituzionale a questa traiettoria. Erano presenti Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, e Federico Sisti, segretario generale, cui si deve la presentazione del quadro economico; la presidente della Regione Umbria Stefania ProiettiAlessandro Varricchio, moderatore dell’incontro; Mohamed Hedi Chihaoui, incaricato d’affari dell’Ambasciata di Tunisia; Mourad Fradi, presidente della Camera Tuniso-Italiana, che ha illustrato la forza di un partenariato bilaterale consolidato; Anis Basti per CEPEX e Wissem El Heni per FIPA. Mariangela Montagna, direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Perugia, che ha evidenziato come il legame non sia solo economico, ma poggi su solide basi giuridiche, culturali e formative.

Il messaggio è operativo. L’Umbria ha 69.753 imprese attive, un export da 5,81 miliardi e una quota extra-Unione europea pari al 42%. Produce molte delle cose che la Tunisia domanda: macchine, metalli, tecnologie, tessuti tecnici, componenti e competenze. Per trasformare i 93,1 milioni di interscambio in una relazione più ambiziosa servono strategia, finanza agevolata, copertura del rischio e presenza nei grandi progetti. Il ponte mediterraneo esiste già. Ora va riempito di filiere, contratti e investimenti.

Terzo settore, Avviso pubblico da 675mila euro

La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato lo stanziamento di 675.964 euro per l’annualità 2024, destinato a finanziare i progetti delle associazioni umbre. Inoltre questa azione anticipa un ulteriore investimento di 2 milioni di euro già programmato per il triennio 2025-2027.

Il provvedimento sostiene, tra le altre priorità, interventi di welfare territoriale orientati al contrasto della povertà, destinando al contempo risorse per promuovere la partecipazione giovanile, prevenire la violenza e rafforzare inclusione e parità di genere. Altri ambiti di azione riguardano la riqualificazione urbana e lo sviluppo di modelli di economia circolare. L’amministrazione regionale intende così garantire continuità ai servizi rivolti alle fasce vulnerabili della popolazione.

Spiega l’assessore regionale al Welfare, Fabio Barcaioli: “Lo stanziamento attuale permette alle associazioni di proseguire le proprie attività senza interruzioni. La programmazione per le annualità successive garantirà ossigeno finanziario a tutto il comparto. Vogliamo che si possa lavorare con la serenità necessaria per assistere i cittadini e le cittadine”.

L’Avviso pubblico si rivolge alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale. Possono accedere ai contributi anche le fondazioni iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Per ottenere il finanziamento, gli enti devono costituire partenariati formati da almeno tre soggetti.

Le domande devono essere inviate entro le ore 23.59 del 15 luglio 2026. Il testo integrale del bando è disponibile sul portale istituzionale della Regione Umbria e sul Bur emesso il 6 maggio 2026.

Per ulteriori dettagli: https://www.regione.umbria.it/la-regione/bandi

Morti sul lavoro, l’Umbria resta in zona rossa

Nel 2025, secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio VEGA sugli infortuni sul lavoro, l’Umbria resta in zona rossa, con un’incidenza di 44,6 incidenti mortali (esclusi quelli in itinere) ogni milione di lavoratori. Un dato più basso rispetto a quelli registrati negli ultimi due anni (58,1 nel 2023 e 50,9 nel 2024), ma sempre tale da collocare l’Umbria tra le regioni dove è il fenomeno è più allarmante.

I dati nazionali

I dati e le incidenze di mortalità, elaborati dall’Osservatorio Vega negli anni, consentono una lettura costante dell’andamento degli infortuni sul lavoro in Italia. Nell’ultimo quadriennio, dal 2022 al 2025, sono 4.314 le persone che hanno perso la vita sul lavoro in Italia, un dato che evidenzia una lieve riduzione rispetto al quadriennio 2021-2024, senza però un miglioramento sostanziale dell’incidenza del fenomeno.

Il settore delle Costruzioni si conferma quello più colpito, con 585 vittime, seguito da Trasporti e Magazzinaggio e Attività Manifatturiere. Le aree in cui si registra il rischio più elevato restano quelle del Centro e del Sud: Basilicata e Umbria risultano stabilmente tra le regioni più critiche dell’ultimo quadriennio, mentre Lazio e Lombardia, pur essendo tra le regioni con più occupati, mantengono incidenze inferiori alla media nazionale.

Gli aspetti più preoccupanti riguardano la vulnerabilità di alcune categorie: gli over 65 risultano la fascia più esposta, i lavoratori stranieri registrano un tasso di mortalità più che doppio rispetto agli italiani sia in occasione di lavoro sia in itinere, mentre gli uomini presentano tassi di incidenza significativamente superiori rispetto alle donne.

“Il dato più significativo – sottolinea il presidente dell’Osservatorio Vega, Mauro Rossato – è che il rischio non si distribuisce in modo uniforme nella penisola. Questo impone la necessità di politiche di prevenzione mirate e continuative, capaci di intervenire sulle fragilità specifiche dei territori e delle categorie di lavoratori più esposte.”