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Autore: Redazione

Rinnovabili, scontro tra ambientalisti e Regione

Scontro tra le associazioni ambientaliste e la Regione Umbria sulle rinnovabili. Greenpeace, Legambiente e WWF bocciano la legge regionale 7/2025 sulle aree idonee approvata in Umbria che, per gli ambientalisti “impone pesanti restrizioni alle rinnovabili considerate ancora una volta un problema e non la soluzione”.

Per le associazioni il testo approvato evidenzia “gravi e manifesti profili di illegittimità” in quanto, in più punti, introduce limiti ostativi allo sviluppo delle fonti rinnovabili, in contrasto con la normativa nazionale vigente e con l’urgenza di decarbonizzazione del sistema energetico, imponendo limiti e ostacoli allo sviluppo e alle opportunità che la stessa regione può cogliere in termini di sviluppo e riduzione dei costi in bolletta, soprattutto in previsione dell’entrata in vigore del prezzo zonale.

Per Greenpeace, Legambiente e WWF quanto approvato dalla Regione potrà essere facilmente oggetto di ricorsi, ma anche di blocco da parte del Governo, proprio per la sua non conformità alla normativa vigente.

“Prendiamo atto delle osservazioni inviate da Greenpeace, Legambiente e WWF Italia – risponde l’assessore regionale all’ambiente e all’energia, Thomas De Luca – e rispediamo al mittente ogni accusa di ostruzionismo. La legge regionale 7/2025 non è un freno, ma una legge di giustizia climatica per l’indipendenza energetica dell’Umbria attraverso le rinnovabili. Una legge scritta per le imprese e le famiglie umbre, non per dare carta bianca agli interessi degli speculatori”.

“È paradossale – sottolinea De Luca – sentir parlare di limiti ostativi a proposito della nostra legge regionale da chi ha ignorato le nostre richieste di aiuto per contrastare le conseguenze del Decreto Transizione 5.0 del Governo Meloni, che ha reso solo il 4% del territorio umbro qualificabile come idoneo per il fotovoltaico e lo 0% per l’eolico dalla Regione”.

Sull’accusa di aggravamento burocratico, De Luca replica: “Richiedere alta qualità progettuale significa sostenere operatori e aziende serie e non chi inquina il mercato. Così come le garanzie finanziarie per il ripristino dei siti non sono un fardello, ma un atto di responsabilità verso il territorio e le future generazioni”.

“Dispiace constatare – conclude l’assessore regionale all’ambiente e all’energia – che i vertici nazionali delle associazioni abbiano scelto di attaccare frontalmente l’Umbria. Certo constatiamo con amarezza che se avessimo avuto il loro aiuto, con la stessa forza, nel contrastare il caos normativo del Governo, forse saremmo già ai livelli della Danimarca. Per sviscerare nel merito ogni punto e fare chiarezza contro osservazioni che non corrispondono alla realtà dei fatti, invitiamo ufficialmente i presidenti nazionali di Greenpeace, Legambiente e WWF Italia al confronto a un incontro pubblico qui in Umbria”.

Sangraf, sindacati critici dopo l’incontro al Mimit

Sindacati critici al termine dell’incontro, a Roma, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). La proprietà ha infatti presentato una relazione che le organizzazioni sindacali territoriali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec UIil hanno giudicato “non solo del tutto insufficiente, ma anche totalmente scollegata dalla realtà operativa”.

“Durante la riunione – fanno sapere i sindacati – la direzione aziendale ha ipotizzato l’ennesima data di ripartenza della produzione dello stabilimento narnese, condizionandola però a una serie di variabili e di ‘se’ che non offrono alcuna garanzia. Inoltre, mentre l’azienda dichiara che la casa madre continuerà a supportare il sito, quello che a oggi si percepisce e, soprattutto, si vive fa pensare tutto il contrario”.

“Abbiamo denunciato con forza il declino strutturale dello stabilimento – proseguono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec UIil – e ribadito l’importanza strategica di Sangraf a livello nazionale ed europeo. La verità è che la situazione in cui versano i reparti non rispecchia minimamente le rassicurazioni della proprietà. Non ci sono impegni formali che confermino la volontà del gruppo di investire nella ripresa produttiva, e dopo i continui rinvii, la credibilità della dirigenza è oggi purtroppo pari a zero. La gravità della situazione è stata ribadita con toni accesi anche dalle istituzioni locali e regionali presenti”.

I sindacati riportano inoltre che il Mimit, “preso atto dell’enorme divergenza tra le dichiarazioni dell’azienda e la realtà esposta dai sindacati e dalle istituzioni regionali e locali”, ha espresso “forti perplessità sul mancato riavvio della produzione, sottolineando come il mercato di riferimento italiano (le acciaierie), nel periodo di fermo della Sangraf, è stato ed è tuttora in marcia”.

Il Ministero, secondo quanto riportano le organizzazioni sindacali, avrebbe “espressamente richiesto alla proprietà un’interlocuzione più corretta e trasparente, fissando un aggiornamento tassativo entro il mese di giugno. Nel frattempo, lo stesso si è impegnato a svolgere incontri con l’azienda pretendendo la presenza della casa madre per approfondire le loro intenzioni e capire il piano industriale. Questo passaggio sarà fondamentale per verificare lo stato reale dell’azienda e tracciare una strada definitiva. Il funzionario del Ministero – concludono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec UIil – ha ribadito che il Mimit attenzionerà in maniera particolare questa vertenza, vista la criticità e la precarietà della situazione, affermando con forza che non saranno più ammessi passi falsi”.

Al tavolo, convocato con urgenza su sollecitazione di tutte le istituzioni e i sindacati, hanno preso parte l’assessore allo Sviluppo Economico Francesco De Rebotti con la dirigente del Servizio sistemi produttivi, trasferimento tecnologico e poli di innovazione, servizi finanziari, lavoro e crisi industriali e l’ingegnere responsabile della sezione interventi per la sostenibilità ambientale ed energetica e per l’economia circolare Nicola Locchi, il presidente della Provincia di Terni Stefano Bandecchi con il capo di gabinetto Raffaello Federighi, il sindaco di Narni Lorenzo Lucarelli con l’architetto Antonio Zitti, rappresentanti del Ministero guidati dal dottor Losego, i vertici aziendali della sede italiana e le organizzazioni sindacali.

Le Istituzioni ritengono importante il ruolo del Ministero nell’interlocuzione con la proprietà estera, alla quale chiedono chiarezza.

Hantavirus, in Umbria preventiva ricognizione dei laboratori idonei alla diagnosi

La Direzione Salute e welfare della Regione Umbria sta monitorando con estrema attenzione il focolaio internazionale di Hantavirus Andes (ANDV) rilevato a bordo della nave da crociera MV Hondius, agendo in costante raccordo con il Ministero della salute, l’Istituto superiore di sanità e le principali autorità sanitarie internazionali.

L’evento ha interessato finora nove persone, con sette casi confermati e tre decessi, ma il contagio rimane rigorosamente circoscritto ai passeggeri della nave e ai loro contatti stretti. A oggi, non si registra alcun caso o sospetto clinico nel territorio umbro. È importante sottolineare che il virus Andes non è presente in Italia, poiché il suo serbatoio naturale è un roditore che vive esclusivamente in Sud America. Per tali ragioni, l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) considerano il rischio per la popolazione generale rispettivamente basso e molto basso.

Nonostante il rischio quasi nullo per i cittadini, la Regione ha scelto di operare secondo il principio di massima cautela. È stato attivato un coordinamento permanente con le strutture sanitarie nazionali, allertando preventivamente i Dipartimenti di prevenzione e predisponendo una sorveglianza attiva per monitorare eventuali contatti segnalati. Parallelamente è stata avviata una ricognizione dei laboratori regionali idonei alla diagnosi per garantire una risposta tempestiva in caso di necessità.

La Direzione Salute e Welfare invita la popolazione a evitare inutili allarmismi e a fare affidamento esclusivamente sulle comunicazioni ufficiali. Non sono richieste misure straordinarie, se non la consueta attenzione per chi rientra da viaggi in Sud America: in presenza di febbre acuta, sintomi respiratori o gastrointestinali, è opportuno consultare il proprio medico di medicina generale. Nel frattempo, i servizi di sanità aeroportuale e marittima hanno già potenziato le attività di consulenza preventiva per i viaggiatori diretti verso aree endemiche.

La Regione Umbria continuerà a seguire l’evoluzione della situazione con la massima trasparenza, assicurando aggiornamenti costanti attraverso i propri canali istituzionali.

“Centri estivi per tutti”, sostegno a bambini e ragazzi con disabilità

‘Centri estivi per tutti’. E’ il nome scelto dalla Regione Umbria per il percorso di sostegno a bambini e ragazzi con disabilità per la prossima estate. Per l’iniziativa la Giunta regionale ha stanziato 470.318,16 euro, destinati a contribuire alle spese di accesso dei minori alle attività estive nel 2026. Si tratta di un intervento che mira a dare continuità a quanto fatto negli anni scorsi e quindi ad agevolare la partecipazione dei ragazzi con disabilità a momenti di socializzazione strutturati, anche in ottica di una continuità relazionale, e offrire sollievo alle famiglie durante i mesi di chiusura delle scuole.

Le risorse stanziate, provenienti dal fondo sociale europeo Plus (FSE+), saranno erogate attraverso un avviso pubblico di prossima pubblicazione, curato dal servizio Programmazione e sviluppo del sistema sociale integrato, con i requisiti e le modalità per richiedere il contributo. Per garantire che i ragazzi siano seguiti da personale qualificato e in strutture idonee, il sostegno economico è legato alla scelta di attività organizzate da enti iscritti al Runts (Registro unico nazionale del terzo settore) – beneficiari diretti del contributo – assicurando così che le realtà coinvolte operino nel pieno rispetto delle norme e con l’esperienza necessaria per gestire l’inclusione dei minori con disabilità.

Termovalorizzatore a Gualdo Tadino, il Consiglio di Stato conferma lo stop

Il Consiglio di Stato ha parzialmente riformato la precedente pronuncia del Tar Umbria, confermando definitivamente la legittimità dei provvedimenti con cui la Regione Umbria ha disposto l’archiviazione del progetto proposto dalla società Waldum Tadinum Energia Srl per un impianto di termovalorizzazione a Gualdo Tadino.

“Questa sentenza del Consiglio di Stato segna un momento di chiarezza fondamentale per la nostra Regione – commenta l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca – non si tratta di una vittoria contro un’iniziativa privata, ma dell’affermazione del primato dell’interesse pubblico e della programmazione ordinata su logiche estranee alle necessità dei nostri territori. Abbiamo sempre sostenuto che l’Umbria debba essere un modello di economia circolare, dove il recupero di materia e la riduzione della produzione di scarti siano il cuore pulsante delle politiche ambientali”.

“Una decisione – prosegue De Luca – che rappresenta una vittoria fondamentale per i cittadini umbri e per il futuro della nostra terra. Il massimo organo di giustizia amministrativa ha riconosciuto che la difesa del paesaggio e della salute pubblica non può essere subordinata a logiche di mercato prive di coordinamento istituzionale”.

Il nucleo centrale della sentenza n. 03657/2026 risiede nel riconoscimento della Regione come titolare di un potere di pianificazione “molto ampio”. I giudici hanno chiarito che l’amministrazione non ha solo il diritto, ma il dovere di orientare la localizzazione degli impianti e, soprattutto, di quantificare il bisogno impiantistico reale.

Secondo il Consiglio di Stato, la programmazione regionale non è un mero dato statistico, ma una previsione vincolante volta a garantire un “equilibrato sviluppo territoriale”. Senza una guida pubblica forte, il rischio è quello di scivolare in una gestione frammentata e caotica che ignorerebbe i principi cardine di autosufficienza e prossimità stabiliti dalla normativa europea e nazionale. La sentenza conferma che l’archiviazione del progetto Waldum è stata giustificata proprio dalla sua contrarietà alle previsioni del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (Prgr), risultando non rispondente al fabbisogno regionale e ai criteri di localizzazione ivi determinati.

Il Consiglio di Stato ha evidenziato inoltre come la preclusione alla realizzazione di un impianto non sia un’illegittima limitazione della concorrenza, ma uno “strumento-chiave” per evitare il sovradimensionamento impiantistico che, nel caso dell’incenerimento, potrebbe disincentivare la raccolta differenziata e il riciclo. Poiché la termovalorizzazione è subordinata al riuso e al riciclaggio nel principio di gerarchia dei rifiuti, permettere la costruzione di impianti in assenza di un reale fabbisogno regionale comprometterebbe il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e salvaguardia ambientale.

La decisione di Palazzo Spada trova un solido ancoraggio negli articoli 9 e 41 della Costituzione. La sentenza n. 03657/2026 ricorda che l’attività economica, pur essendo libera, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute o all’ambiente. La riforma costituzionale che ha dato rilievo espresso alla tutela degli ecosistemi rafforza, secondo i giudici, la centralità della pianificazione regionale come garante di interessi ambientali superiori rispetto alla mera iniziativa d’impresa.

Il Consiglio di Stato ha colto quindi l’occasione per fornire importanti specificazioni tecniche riguardanti il regime di concorrenza nel settore del recupero energetico. In sintesi, i giudici hanno stabilito che, sebbene i privati possano proporre la costruzione di impianti in regime di concorrenza, tali proposte devono obbligatoriamente rispettare i binari della pianificazione regionale. Nel caso di Waldum Tadinum Energia Srl, l’insussistenza del fabbisogno e la localizzazione non conforme rimangono “ragioni giustificatrici” autonome e sufficienti a sorreggere l’archiviazione del progetto.

L’Economia di Francesco: l’appello per il sostegno alla fragilità e la redistribuzione

L’economia che non guarda ai poveri è un’economia cieca. E’ il messaggio lanciato dagli economisti e ricercatori che si sono ritrovati per la conferenza internazionale ‘At the Roots of Economic Ethics’ promossa dalla The Economy of Francesco Foundation.

Una tre giorni che si è appunto chiusa con un messaggio chiaro: non esiste futuro sostenibile senza rimettere al centro fragilità e redistribuzione. E non è un caso che il confronto si sia tenuto proprio al Serafico, luogo in cui inclusione e cura smettono di essere temi teorici per diventare esperienza quotidiana accanto a bambini e ragazzi con disabilità complesse. 

Tra gli interventi più incisivi quello dell’economista Luigino Bruni, che ha smontato il dogma del PIL indicando in San Francesco una figura ancora capace di interrogare radicalmente il capitalismo contemporaneo. “Se oggi Francesco potesse parlare agli economisti – ha spiegato – ricorderebbe che l’economia è solo una parte della vita, e non il suo tutto. Il denaro misura le cose meno importanti della vita perché quelle davvero essenziali non passano dal mercato”. Bruni ha parlato poi della necessità di un vero e proprio “bagno di umiltà”: rimettere i poveri e i fragili al centro non è un esercizio spirituale, ma l’unica via per salvare l’economia dalla sua stessa ossessione per la performance. Secondo l’economista, infatti, la povertà francescana non nasceva dal rifiuto ideologico della ricchezza, ma dal tentativo di costruire relazioni diverse con il potere e il denaro; una visione che oggi torna attuale nella società moderna attraversata da disuguaglianze crescenti e cultura dello scarto.

Non ha usato giri di parole il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, Felice Accrocca, secondo cui “la ricchezza nelle mani di pochi non è solo un’ingiustizia ma un’arma che ‘affama i popoli’”. Il suo richiamo al pensiero francescano è diventato così un manifesto politico contro il monopolio delle risorse, riportando la redistribuzione al centro del dibattito pubblico. Accrocca ha ricordato inoltre che tutto il percorso umano e spirituale di Francesco nacque proprio dall’incontro con la fragilità e con il dolore umano: “Quando Francesco divenne fragile – ha sottolineato – venne colpito dalla fragilità degli altri: è stato in quel momento che cambiò la sua vita. In questo modo emerge come la fragilità possa diventare una risorsa”.

Tra gli interventi più attuali quello dello storico Giacomo Todeschini, che ha messo in discussione una delle convinzioni più radicate dell’economia contemporanea: l’idea che il valore delle persone coincida con il loro valore di mercato. Secondo Todeschini, infatti, il pensiero francescano nasce proprio per contrastare una società fondata sull’accumulazione e sulla concentrazione della ricchezza, proponendo invece una visione in cui beni, relazioni e persone non vengono valutati esclusivamente in termini di profitto. “Non tutto ciò che il mercato considera marginale o improduttivo è privo di valore”, è il messaggio emerso dal suo intervento, che ha richiamato l’importanza della dignità umana e il pericolo rappresentato dalle nuove forme di esclusione sociale. Una visione, questa, condivisa anche da Francesca Di Maolo, presidente del Serafico, tra i fondatori della Fondazione Economy of Francesco, secondo cui “la disuguaglianza non nasce soltanto da una cattiva redistribuzione dei beni, ma anche dall’incapacità di riconoscere il valore intrinseco delle persone. Al Serafico lo vediamo ogni giorno: ci sono persone che il mercato rischia di considerare marginali, improduttive o persino invisibili, ma che custodiscono capacità, relazioni, desideri e possibilità di generare bene comune”. Secondo la presidente del Serafico, inoltre, “una società che non crea le condizioni affinché queste persone possano esprimere il proprio potenziale, non sta semplicemente producendo ingiustizia: sta impoverendo sé stessa sprecando una parte della propria ricchezza umana. È qui che entra in gioco il progetto di vita: costruire contesti, relazioni e opportunità che permettano a ogni persona di partecipare pienamente alla vita della comunità”.

Nel suo intervento dedicato all’‘Homo Mendicans’ Helen Alford, economista e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha sottolineato come il modello economico si sia trasformato in “tecnocrazia neutrale” e faccia fatica a interrogarsi sui fini ultimi dell’agire economico. Secondo Alford, infatti, il sistema contemporaneo produce una sorta di vuoto morale in cui persino i grandi leader economici finiscono per sentirsi ingranaggi senza responsabilità reale. Da qui, dunque, la proposta di recuperare una visione dell’economia fondata non sulla competizione permanente ma sulla partecipazione e sulla gratuità.

Un richiamo alla concretezza della santità sociale ha trovato eco nelle parole del vescovo emerito monsignor Domenico Sorrentino, secondo cui la vera svolta non arriverà da soluzioni puramente tecniche o burocratiche: “Non sarà un diplomatico, uno studioso o un eroe a salvare la società — ha sottolineato citando Toniolo — ma una comunità di santi”. Una provocazione che vuole ribaltare il paradigma attuale: i santi non come figure distanti, ma come costruttori di un’economia capace di far fiorire la casa comune.

La sfida lanciata dalla città serafica, dunque, non si chiude con la conferenza: tra il ‘capitalismo dei dati’ e l’avanzata dell’intelligenza artificiale – secondo anche alcune delle ricerche presentate dai giovani changemaker – la domanda lanciata ai grandi della Terra è impellente: vogliamo un’efficienza senza anima o un’umanità che sappia ancora includere? A questo interrogativo, a cui i giovani ad Assisi hanno provato a rispondere, si aggiungerà la ‘voce’ di Papa Leone XIV in un cammino comune, convinti che l’unica risposta valida possa essere data insieme.

Cantieri del sisma, dal 13 maggio obbligatorio il badge elettronico

Dal 13 maggio il badge di cantiere sarà obbligatorio nelle aree della ricostruzione post sisma 2016 (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria).

Lo strumento digitale per le aree del sisma per la rilevazione delle presenze è stato introdotto dall’articolo 35, comma 6, del D.L. 189/2016 recante “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016” e reso operativo dall’Ordinanza del commissario straordinario del Governo, Guido Castelli, n. 216/2024.

Il controllo digitale dovrebbe contrastare l’illegalità e migliorare la sicurezza nei cantieri. Obiettivi la cui efficacia dovrà essere ora verificata nell’applicazione concreta.

Come funziona il badge di cantiere per le aree del sisma

Ogni impresa appaltatrice ha l’obbligo di comunicare i dati dei propri dipendenti che dovranno accedere ai Cantieri alla Cassa Edile/Edilcassa competente che, in qualità di autonomo titolare del trattamento, li comunicherà a sua volta al Commissario.

Provvede, inoltre, a nominare il “Referente di Timbratura” e il “Referente di cantiere”, incaricato di gestire il “Settimanale di cantiere”, che contiene, per ciascuna settimana:

i dati delle imprese presenti sul cantiere;
i dati relativi alla forza lavoro odierna e se viene applicato il contratto CCNL edilizia;
i dati relativi ai mezzi presenti;
i dati relativi al “Badge di cantiere digitale”.

Si tratta di uno strumento identificativo personale assegnato ai soggetti autorizzati ad accedere ai cantieri della ricostruzione. Attiva un sistema integrato di identificazione, rilevazione presenze, aggiornamento del settimanale di cantiere, controllo dei flussi di manodopera e supporto alle finalità di sicurezza, regolarità del lavoro e prevenzione antimafia.

Il badge di cantiere è fornito dal Commissario straordinario a tutti i lavoratori autonomi e subordinati, compresi quelli in distacco ed in somministrazione, che lavorano nei cantieri della ricostruzione, indipendentemente dal CCNL applicato. Utilizza tecnologia NFC e, in via sussidiaria, QR Code, per registrare luogo, data e ora di ingresso ai cantieri.

Calendimaggio, trionfa la Magnifica Parte de Sotto (immagini)

La Magnifica Parte de Sotto vince il Calendimaggio di Assisi 2026. I partaioli rossi bissano il successo dello scorso anno e salgono a quota 33 vittorie contro le 35 della Nobilissima Parte de Sopra. A decretare la Parte vincitrice della settantunesima edizione, realizzata con il sostegno della Città di Assisi, della Regione Umbria e della Fondazione Perugia, e il patrocinio del Senato della Repubblica, la giuria composta dal regista Ascanio Celestini, il direttore di coro Maurizio Sacquegna e il professor Umberto Longo dopo dopo quattro giorni di gare e spettacolo.

Prima del verdetto lo spettacolo dei cortei della sera e la sfida canora: nelle spettacolari esibizioni serali con i giochi di fuoco, la Nobilissima Parte de Sopra ha messo in scena un mondo in cui la Primavera regna eterna e Orfeo ed Euridice vivono in amore e armonia. Ma basterà un solo istante perché il sogno si incrini: Euridice scompare e con lei si spezza ogni equilibrio. Orfeo, privato di ciò che ama, abbandona il suo mondo e si addentra nel bosco. Un luogo vivo e mutevole, popolato da presenze schive e da una natura che sembra osservare e guidare chi la attraversa. Qui le stagioni si rincorrono, gli anni scorrono silenziosi, e il bosco diventa dimora e rifugio di un Orfeo ormai adulto. Nel suo lungo viaggio, la musica resta l’unico legame con ciò che ha perduto. Attraverso la musica, il confine tra perdita e presenza si assottiglia, come se ciò che è scomparso potesse ancora rispondere. E infatti Orfeo ed Euridice si incontrano di nuovo, ma quando la volontà del Re Fato si impone, il loro amore si spezza un’altra volta. Ed è proprio nel punto più fragile della storia che la voce di Orfeo diventa decisiva: il suo canto non si limita a raccontare, ma tenta di trattenere ciò che sta svanendo, di resistere, di riaprire ciò che sembrava chiuso… come se, per un istante, la storia stessa potesse scegliere di non finire.

La Magnifica Parte de Sotto ha raccontato la storia di Francesca, detta Ciccilla, tessitrice nata tra trama e ordito, si fa custode di una memoria antica, dove il gesto del tessere riflette, in qualche maniera, l’ordine del mondo. Il telaio è il cosmo: ogni stagione un filo, ogni vita una trama, ogni evento parte di un disegno più ampio in cui il divino e il terreno si intrecciano. Attraverso le voci di quattro donne – Estella, Agnoletta, Fiammetta e Fiorenza – prende forma un racconto ciclico, dove ogni stagione rappresenta una fase della vita, ma anche una prova spirituale. Si parte dall’estate, nel segno di san Giovanni, nel cuore di riti solstiziali che fondono tradizione cristiana e antichi culti agrari. E poi l’autunno, tempo di raccolto e compimento, in cui domina la figura di san Michele Arcangelo, guerriero celeste e giudice delle anime e in cui il male si nasconde nelle cose quotidiane. L’inverno porta il tempo della prova estrema. Nel gelo e nel silenzio, il popolo si affida alla fede e all’intercessione dei santi. È sant’Antonio Abate, protettore contro il “fuoco sacro”, a incarnare la speranza. E infine la primavera, che giunge come rinascita e redenzione, in cui la terra rifiorisce e ciò che era stato corrotto si rigenera. Ma come nel telaio di Francesca, il filo continua a scorrere e ogni stagione diventa metafora di una lotta eterna tra luce e oscurità — fili inseparabili della stessa trama.

Presentata la mostra mercato di fiori e piante di Orvieto in fiore

Venticinque espositori provenienti da varie regioni d’Italia per trasformare piazza della Repubblica in uno straordinario giardino fiorito ed inserire Orvieto nel prestigioso club delle città italiane che ospitano ogni anno importanti manifestazioni nel settore dei fiori e delle piante. E’ questo l’ambizioso obiettivo che fa da sfondo alla prima mostra mercato del settore che si svolgerà ad Orvieto il 23 e 24 maggio sotto la direzione artistica di Mauro Di Sorte, professionista di vaglia e patron, da ben 28 anni, della Festa delle ortensie di Bolsena. L’evento è stato presentato sabato mattina nel corso di una conferenza stampa nella sede del palazzo dell’Opera del duomo alla presenza del presidente dell’ente Andrea Taddei, della sindaca Roberta Tardani e del presidente del Comitato cittadino dei quartieri di Orvieto Leonardo Mariani oltre che dei rappresentanti delle varie realtà che concorrono alla manifestazione Orvieto in fiore, in programma dal 20 al 24 maggio.

“Ho accettato con molto entusiasmo e senza esitazione l’invito che mi è stato rivolto da Destinazione Orvieto – ha detto Mauro Di Sorte – perché ho da sempre un rapporto speciale con Orvieto che considero la mia seconda città. Nel lavorare a questo progetto ho cercato di fare ogni sforzo possibile per garantire la massima qualità possibile con una attenta selezione degli espositori che sono anche produttori. Orvieto merita il meglio e credo che questo esordio possa essere all’altezza delle aspettative”.

Tra gli espositori si segnala anche uno stand interamente dedicato alle piante carnivore che susciterà senz’altro l’interesse del pubblico. La collaborazione tra il direttore artistico Di Sorte e Destinazione Orvieto si è anche manifestata attraverso una strategia condivisa dal punto di vista comunicativo e promozionale al cui interno si colloca lo spazio dedicato ad Orvieto in fiore dal mensile “Gardenia”.nel numero di maggio in edicola.

Ringraziando Armando Fratini e Leonardo Mariani per aver accettato con entusiasmo la proposta di puntare sulla mostra mercato dei fiori e delle piante, Claudio Lattanzi di Destinazione Orvieto, ha spiegato che “la strategia è quella di posizionare in maniera stabile Orvieto nel calendario nazionale di questi eventi. Destinazione Orvieto svolgerà un ruolo di supporto all’organizzazione, gestendo lo stand informativo della mostra, mettendo a disposizione degli espositori alcune convenzioni con alberghi e ristoranti aderenti al nostro circuito di aziende e garantendo anche ai clienti della mostra, grazie a Mario Carpinelli, un servizio di consegna delle piante direttamente ai luoghi dove hanno parcheggiato. La presenza di uno stimato professionista come Mauro Di Sorte rappresenta una solida garanzia per lo sviluppo futuro del progetto”.

Il presidente dell’Opera del Duomo, Andrea Taddei, ha sottolineato, oltre al bel clima di sinergia costruttiva e coordinamento, anche il forte legame tra la Palombella, la Pasqua Fiorita e il matrimonio dei Monaldeschi, eventi che costituiscono le basi storiche da cui è nata Orvieto in Fiore, evento che è sempre più legato sia alla Pentecoste che all’intero calendario degli eventi orvietani.

Il sindaco, che da quest’anno consegnerà il premio all’infiorata vincitrice all’interno del palio, a sottolineare l’inserimento ufficiale di Orvieto nell’albo regionale delle Città dell’Infiorata, ha dichiarato che il programma di Orvieto in Fiore apre il momento più bello dell’anno per il nostro territorio, ha anche rimarcato il forte legame di collaborazione con Bolsena, iniziato con le infiorate e rafforzatosi quest’anno col mercato florovivaistico, a simbolo di come la pace e la bellezza possano essere la strada a cui guardare con fiducia.

“Siamo molto felici – ha detto il presidente del Comitato Cittadino dei Quartieri di Orvieto – che il programma abbracci numerosi soggetti, tra istituzioni, scuole, associazioni, aziende e singoli cittadini e che coinvolga anche i quartieri al di fuori del centro storico. Quest’anno, inoltre, il nostro evento entra fisicamente dentro i palazzi e i giardini dei cittadini di Orvieto, con eventi, visite speciali e una grossa novità che vedrà alcuni edifici storici coinvolti nella composizione del corteo del Palio: i nobili si uniranno alla sfilata degli sposi Monaldeschi uscendo dalle rispettive dimore. Le bellezze di Orvieto, in questa edizione, si sposano più che mai al tema delle infiorate: La via della bellezza: una strada per sollevare lo sguardo”.

Palazzo Guidoni per il quartiere Corsica, Palazzo Gualterio per il Santa Maria della Stella, Palazzo Giulietti per l’Olmo e Palazzo Bisenzi per il Serancia saranno catapultati nella seconda metà del Quattrocento per festeggiare le nozze che riportarono la pace ad Orvieto, mentre i giardini Pettinelli ed Ercolani-Barlozzetti saranno pronti a raccontare i loro segreti. Altra novità del “corteggio” anche la partecipazione delle Dame della Rupe a cavallo.

Anche i rappresentanti delle viarie istituzioni e cooperative, di UniTre, delle scuole di musica e di danza e Majorana Trekking hanno descritto le loro numerose e variegate iniziative, dagli spettacoli ai concerti, dalle visite alle passeggiate, dai laboratori ai molti appuntamenti promossi dal Comune di Orvieto nel programma “Me ne curo”, che raccoglie i differenti patti di collaborazione tra enti, istituzioni e privati cittadini per la cura e la tutela del bene comune.

Da Fidapa, che cura i concorsi per le vetrine e i balconi in fiore, l’invito a commerciati, artigiani e famiglie ad aderire, compilando il modulo disponibile presso l’ufficio turistico di Piazza Duomo e realizzando addobbi ed allestimenti coi colori dei quartieri entro il 20 maggio.
Interessante l’iniziativa congiunta di merlettaie e ceramisti: cadendo la Pentecoste nel fine settimana dell’evento nazionale “Buongiorno Ceramica”, si è deciso di fare una mostra unica, dal titolo “Un fiore per Orvieto”, dove, accanto ai fiori in merletto arrivati da ogni parte d’Italia, saranno esposte ceramiche locali e composizioni dell’antica arte giapponese dell’Ikebana realizzate per l’evento.

Società di capitali, margini più stretti frenano investimenti e innovazione

In Umbria le società di capitali hanno iscritto nei bilanci 2025, relativi all’anno di imposta 2024, 17,8 miliardi di euro di immobilizzazioni: 10,9 miliardi in beni materiali e 1,21 miliardi in beni immateriali. Tradotto: impianti, macchinari, fabbricati, software, brevetti, licenze, marchi, costi di sviluppo. È da questa geografia concreta del capitale che parte il nuovo report della Camera di Commercio dell’Umbria. Ancora una volta l’Ente camerale scandaglia l’economia reale usando un patrimonio informativo raro, i bilanci che le imprese di capitali depositano ogni anno alla Camera.

Quel patrimonio consente di vedere ciò che spesso resta nascosto sotto le formule generiche sulla crescita: quanto capitale hanno davvero le imprese, dove lo concentrano, quanto pesa rispetto al valore che generano. Le società di capitali sono circa il 24% delle quasi 78 mila imprese umbre, ma producono oltre il 70% del fatturato regionale, con stime al 75%. Non raccontano tutto il sistema produttivo, ma la sua parte più strutturata, quella che più incide sulla capacità dell’Umbria di competere e creare lavoro qualificato.

Il report esamina le immobilizzazioni, cioè gli asset durevoli iscritti in bilancio. Non sono investimenti in senso stretto, perché misurano la dotazione di capitale a una certa data, al netto degli ammortamenti e tenendo conto di nuovi investimenti e cessioni. Ma sono un proxy degli investimenti, l’indicatore più vicino per capire quanta “macchina produttiva” sostenga la Corporate Umbria. Nel 2024 le immobilizzazioni complessive valgono il 214,9% del valore aggiunto, contro il 268,6% della media nazionale e il 271,1% della Toscana. Le Marche, nel solo 2024, scendono sotto l’Umbria, ma dal 2019 al 2023 erano state regolarmente sopra.

Capitale materiale

La fotografia diventa ancora più nitida separando il capitale materiale da quello immateriale. Sui beni fisici l’Umbria non è lontanissima dall’Italia: le immobilizzazioni materiali pesano per il 131% del valore aggiunto, contro il 134% nazionale. La Toscana, però, è al 158%. Il vero buco si apre sugli immateriali, cioè sulla parte dell’impresa in cui si annidano software, brevetti, marchi, diritti, sviluppo, conoscenza organizzata. È il capitale che non si vede entrando in un capannone, ma decide produttività e margini.

Il 2024, è l’avvertenza degli estensori del report, va letto con prudenza. È stato un anno particolare, segnato dal rientro dalla stagione eccezionale degli ammortamenti sospesi: dal 2020 al 2023 molte imprese avevano potuto sospendere in tutto o in parte gli ammortamenti civilistici, mantenendo più alto il valore contabile delle immobilizzazioni. Per questo il 2023 aiuta a cogliere meglio il ritardo. In quell’anno le immobilizzazioni totali umbre erano pari al 217,6% del valore aggiunto, contro il 381,8% dell’Italia, il 312% della Toscana e il 270,6% delle Marche.

Capitale immateriale

Sul capitale immateriale il confronto è ancora più severo: nel 2024 la dotazione umbra valeva appena il 14,7% del valore aggiunto, contro il 67,6% della media italiana, il 66,5% della Toscana e il 40,2% delle Marche. Non è una differenza marginale. È una distanza nella qualità dello sviluppo. Senza una crescita degli investimenti immateriali, l’Umbria rischia di competere troppo spesso sui costi e troppo poco sulla conoscenza.

Nel medio periodo

Anche la dinamica di medio periodo va nella stessa direzione. Tra il 2019, ultimo anno prima della pandemia, e il 2024, le società di capitali umbre hanno aumentato in termini reali il volume delle immobilizzazioni immateriali del 7,8%, passando da 966,4 milioni a 1,042 miliardi di euro. È qualcosa, ma non certo un risultato da sviluppo 5.0: è il segnale di un sistema ancora forte nella componente muscolare dell’impresa, ma debole nel punto in cui oggi si costruiscono innovazione e produttività.

L’Ebitda margin

Il problema non nasce nel vuoto. Le imprese umbre investono meno anche perché hanno meno margini. Lo aveva mostrato il Rapporto congiunturale annuale presentato il 6 marzo dalla Camera di Commercio dell’Umbria, redatto da un team camerale guidato dal professor Andrea Cardoni dell’Università degli Studi di Perugia. Nel 2024 l’Ebitda margin della Corporate Umbria è pari all’8% del valore della produzione, intorno ai 40 miliardi di euro. La media nazionale è al 9,6%, come la Toscana, mentre le Marche sono al 9,4%.

L’Ebitda margin è ciò che resta all’impresa per investire, pagare tasse e interessi, rafforzarsi, innovare, reggere gli shock. Un punto e mezzo di distanza dalla media nazionale significa meno risorse per macchinari, software, brevetti, managerialità, ricerca, organizzazione.

È il circuito che rischia di autoalimentarsi: meno margini, meno investimenti; meno investimenti, meno innovazione; meno innovazione, margini più bassi. Il report della Camera di Commercio rende visibile questa catena dentro i bilanci, nel punto in cui l’economia smette di essere slogan e diventa struttura produttiva.

Le province umbre

La lettura provinciale aggiunge un’altra frattura. Nel 2024 le imprese di capitali della provincia di Perugia presentano immobilizzazioni pari al 227,9% del valore aggiunto, mentre quelle della provincia di Terni si fermano al 161,4%. Il divario attraversa l’intero periodo 2019-2024 e segnala una minore dotazione di capitale nel Ternano. Ma Terni mostra una maggiore reattività sugli immateriali, pari al 16,8% del valore aggiunto nel 2024 contro il 14,2% di Perugia; nel 2023 era al 18,5%, contro il 15,9% perugino. Lo svantaggio ternano si concentra soprattutto sul versante materiale: impianti, strutture produttive, beni fisici, capitale industriale.

Il commento del presidente Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Questo report conferma una convinzione che per noi è decisiva: conoscere per deliberare non è una formula rituale, ma il modo più serio per aiutare l’Umbria a scegliere. I bilanci delle società di capitali sono un patrimonio prezioso perché ci permettono di entrare nell’economia reale, vedere dove le imprese investono, dove trattengono valore e dove invece si aprono i divari. Il dato sulle immobilizzazioni immateriali è il più delicato: software, brevetti, marchi, ricerca, competenze e organizzazione non sono voci accessorie, ma la sostanza della competitività futura. L’Umbria ha imprese solide e capaci di resistere, ma oggi deve compiere un salto diverso: competere di più con conoscenza, innovazione e qualità, e meno con margini compressi. La transizione digitale non è una vetrina di tecnologie: è un cambio di mentalità, di metodo e di organizzazione, che deve entrare stabilmente nei processi produttivi. Per questo la Camera continuerà ad accompagnare le imprese con dati, strumenti, formazione e misure concrete, perché la doppia transizione digitale ed ecologica diventi investimento reale”.