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Autore: Redazione

Cotes, da oggi perdono il lavoro gli ultimi lavoratori

Da oggi, lunedì 12 maggio, perderanno definitivamente il lavoro ed entreranno in Naspi gli 11 lavoratori rimasti alla Cotes (erano 40 fino a qualche mese fa). L’azienda di telecomunicazioni di San Marino, che aveva sedi a Rimini e Balanzano, vicino Perugia, è entrata in crisi nel 2023, quando ha perso la gara per la posa dei cavi per la fibra.

“È davvero paradossale – accusa il consigliere regionale di AVS, Fabrizio Ricci – che nel momento in cui l’Umbria ha bisogno di affrontare con il massimo slancio la sfida della digitalizzazione, una delle aziende storiche del settore, la Cotes di Perugia, che per oltre 20 anni ha operato sulle reti telefoniche e della fibra ottica, chiuda i battenti, disperdendo un patrimonio di professionalità prezioso per la nostra regione”.

Ricci nei giorni scorsi ha incontrato una delegazione dei lavoratori Cotes: “Si tratta per la stragrande maggioranza di lavoratori over 50, che, come noto, incontrano difficoltà aggiuntive nel ricollocarsi, ma vista la loro professionalità e tanto più con la sfida del Pnrr aperta, sfida da non perdere assolutamente, è assurdo pensare di non avvalersi di queste professionalità. Quindi lavoreremo, di concerto con la nostra giunta, per cercare risposte per questi lavoratori e non lasciarli soli”.

Confagricoltura ed Eps dopo il cacciatore gentleman Parodi il punto sulla rete delle carni di selvaggina

Dopo la chiacchierata sullo stile e le tradizioni del mondo dei gentiluomini country a cura di Roberto Parodi, Confagricoltura Umbria lunedì 12 maggio (ore 11), nell’ultimo giorno del Caccia Village a Umbriafiere, farà il punto su “Umbria Selvatica”, la rete di imprese voluta da Confagricoltura Umbria ed EPS (Ente Produttori Selvaggina). La rete costituita da aziende agricole, di trasformazione e dedite alla ristorazione che coprono l’intero territorio regionale umbro, è infatti nata per favorire la corretta gestione delle carni di selvaggina, dalla raccolta delle carcasse sul territorio, alla loro lavorazione fino alla trasformazione e distribuzione tramite una filiera certificata e garantita che possa finalmente trasformare un problema, come quello della sovrabbondanza di ungulati, in una risorsa e in un volano di sviluppo per imprese e territorio.

Interverranno Igor Cruciani, presidente EPS (Ente Produttori Selvaggina), Daniele Paoloni, presidente “Umbria Selvatica”, e Simona Meloni, assessore all’agricoltura della Regione Umbria.

Parte de Sotto vince il Calendimaggio di Assisi 2025 (Video)

E’ La Parte de Sotto a vincere la settantesima edizione del Calendimaggio di Assisi. Il verdetto è arrivato alle ore 1.29 della notte tra sabato e domenica, dopo quattro giorni di spettacolo tra cortei, scene, sfide canore nella Città Serafica.

La Magnifica Parte de Sotto sale a 32 vittorie, la Nobilissima Parte de Sopra guida ancora l’albo d’oro con 35 vittorie (ci sono poi due non assegnazioni e un ex aequo).

Nei giorni precedenti i partaioli rossi de Sotto avevano conquistato Madonna Primavera e il Calendimaggio dei Piccoli, entrambe manifestazioni ininfluenti ai fini della vittoria finale.

A giudicare musica, veridicità storica e lo spettacolo cortei e scene la giuria composta dal direttore di coro Lorenzo Donati, la storica e docente Élisabeth Crouzet-Pavan e il regista e sceneggiatore Maurizio Zaccaro.

Si è aperto il Caccia Village (immagini), domenica il Cinghiale Day

Si è aperta a Umbriafiere di Bastia Umbra l’edizione 2025 del Caccia Village, la fiera del mondo venatorio e del tiro, il principale appuntamento del settore per il Centro e Sud Italia.

Ad inaugurare la fiera, insieme alle autorità locali (l’assessore regionale Meloni e il consigliere Giambartolomei per l’opposizione e il sindaco di Bastia Umbra Pecci) il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio Giacomo La Pietra, che ha poi voluto incontrare singolarmente i rappresentanti delle associazioni venatorie e agricole presenti. Al taglio del nastro anche i presidenti nazionali di Federcaccia, Massimo Buconi, e Libera Caccia, Paolo Sparvoli.

Già dalla prima giornata numerosi gli incontri, nei quali sono stati affrontati i temi della caccia al cinghiale, della selezione, del colombaccio, della filiera delle carni selvatiche ed anche della trota.

Molto seguiti, come di consueto, gli spettacoli, quest’anno con Davide de Carolis e Raniero Testa.

Nella giornata di domenica 11 maggio spazio al Cinghiale Day,la grande novità dell’edizione 2025 del Caccia Village che si concluderà lunedì 12 maggio.

Negli stand (all’interno dei quattro padiglioni e nelle aree esterne) presenti 350 espositori tra aziende e associazioni, con circa 900 brand.

Bioter riaccende l’inceneritore, la Regione cerca il cavillo per bloccarlo

Bioter riavvia a Terni l’impianto di coincenerimento, senza attendere il Consiglio di Stato. E la Regione cerca il vincolo per bloccarlo, rivedendo tutta l’autorizzazione, rilasciata nel 2017.

Bioter aveva comunicato la sospensione dell’attività dal febbraio 2020, a seguito della sentenza del Tar Umbria 00125/2024 REG.RIC. Ora, l’azienda ternana ha comunicato ai servizi regionali la messa in esercizio dell’impianto a far data dal prossimo 13 maggio. La Regione precisa che per “messa in esercizio” si intende l’avvio dell’attività e la prima accensione dell’impianto, a differenza della “messa a regime”, che invece riguarda l’avvio della produzione vera e propria e che deve avvenire entro 90 giorni dalla messa in esercizio.

Nonostante il ricorso della Regione Umbria al Consiglio di Stato – per il quale è stata richiesta l’anticipazione della trattazione dell’udienza decisoria che dovrebbe essere imminente – l’azienda ha deciso, assumendosene integralmente la responsabilità, di riattivare l’impianto. “Sebbene non risulterebbe essere stato adeguato – scrive ancora la Regione – alle conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT Conclusions) come da anni è stato richiesto dall’autorità competente”.

Una fuga in avanti a cui la Regione reagisce, cercando appunto di stoppare la riaccensione. Perché “non intende farsi espropiare da quelli che sono i propri poteri e le proprie competenze”. Prosegue la nota di Palazzo Donini: “La lotta all’inquinamento resta una priorità assoluta della Giunta regionale. Il quadro critico della qualità dell’aria nella Conca Ternana, in particolare nell’area dove insiste l’impianto, le normative di settore e le misure previste dai piani regionali impongono una verifica approfondita e urgente sulla conformità del riavvio. Sebbene il procedimento di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) sia attualmente sospeso in attesa di un giudizio del Consiglio di Stato, a cui si è rivolta la Regione Umbria dopo la sentenza del TAR favorevole alla Bioter che ha affermato che non sussisterebbe l’automatismo del riesame dell’A.I.A, come sottolineato dalla stessa sentenza la normativa (art. 29 octies d.lgs. n. 152 del 2006) consente una valutazione discrezionale dell’Autorità competente per disporre il riesame in diverse circostanze. Queste includono la necessità di aggiornare l’autorizzazione per garantire che le emissioni corrispondano ai “livelli di emissione associati alle migliori tecniche disponibili” o qualora le prescrizioni non garantiscano il conseguimento degli obiettivi di qualità ambientale o, ancora, qualora sviluppi delle norme di qualità ambientali o nuove disposizioni legislative lo esigano.
Ad oggi l’area di Maratta continua a presentare criticità significative in termini di qualità dell’aria.
La stazione di monitoraggio di Maratta, area dove insiste l’impianto Bioter – viene sottolineato – ha registrato nel 2023 e 2024 ben 41 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10 (50 µg/mc). Questo dato è ben oltre la soglia attuale di 35 giorni consentita dal D.Lgs 155/20106 e più del doppio rispetto al limite previsto dalla nuova Direttiva (UE) 2024/2881 che entrerà in vigore nei prossimi anni. Anche i valori medi annuali di PM10 e PM2.5 rilevati a Maratta nel 2024 risultano superiori ai nuovi limiti che entreranno in vigore nel 2030. Maratta si conferma unica area della regione con mancato rispetto dei limiti di legge per la qualità dell’aria e zona più inquinata dell’Umbria. Tale situazione, anche in termini di superamento dei limiti di PM10, ha portato negli anni precedenti all’avvio di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea contro l’Italia. Procedura che in costanza dei suddetti superamenti e con un aggravio della situazione esistente potrebbe riproporsi con ripercussioni anche economiche sull’Ente. Inoltre, il recente aggiornamento del Piano Regionale per la Qualità dell’Aria (PRQA), approvato nel dicembre 2022, si propone in via prioritaria la risoluzione del problema dell’inquinamento atmosferico nella Conca Ternana. Tra le misure inserite, la misura P1T02 prevede che, per gli impianti produttivi collocati nell’area critica della Conca Ternana, l’Autorità competente applichi, in sede di rilascio, rinnovo e modifica sostanziale dell’AIA, vincoli emissivi pari o inferiori al valore più restrittivo indicato nelle BAT Conclusions. A tal fine, la Regione Umbria ha sottoscritto un Accordo di programma con il Ministero dell’Ambiente per il risanamento della qualità dell’aria nella Conca Ternana che ha messo a disposizione 29 milioni di euro per le azioni individuate. In mancato rispetto dell’applicazione di tali misure potrebbe persino compromettere l’utilizzo finale di tali risorse”.

Alla luce di tutto ciò l’assessore regionale all’Ambiente, Thomas De Luca, ha ritenuto pertanto di scrivere agli uffici preposti in materia di rilascio delle autorizzazioni di verificare la sussistenza delle condizioni per procedere con il riesame dell’AIA ai sensi dell’articolo 29-octies del D.Lgs. 152/2006, al fine di confermare la linea interpretativa di esigere l’applicazione delle BAT Conclusion prima di qualsiasi attività di riavvio dell’impianto, garantendo il massimo livello di protezione ambientale a cui i cittadini ternani hanno diritto come nel resto della regione.

Boccardo: “Inviterò Papa Leone XIV a farsi pellegrino a Cascia e Montefalco”

“Inviterò Papa Leone XIV a farsi pellegrino a Cascia e a Montefalco per affidare il suo ministero petrino all’intercessione di Santa Rita e di Santa Chiara, delle quali è molto devoto”. L’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, Renato Boccardo, parla così del cardinale Francis Robert Prevost, primo americano e primo agostiniano ad essere eletto Papa.

A Papa Leone XIV, Boccardo intende affidare il ministero petrino a Santa Rita e Santa Chiara della Croce, delle quali è molto devoto.

Leone XIV quando era priore generale degli agostiniani e poi cardinale ha visitato tante volte Cascia e Montefalco, comunità legate alle Sante agostiniane Rita e Chiara della Croce.

E mons. Renato Boccardo invita il Pontefice a tornare: “Ancora una volta rendiamo grazie Dio per il dono di Papa Leone XIV”.

Donetti ha presentato a Giunta e maggioranza il nuovo Piano sociosanitario

La Regione Umbria ha avvito ufficialmente l’iter che dovrà portare all’approvazione del Piano Socio-Sanitario Regionale 2025–2030. Le linee guida sono state presentate dalla direttrice regionale salute e welfare Daniela Donetti, alla Giunta e ai consiglieri regionali di maggioranza.

A differenza dell’ultimo Piano sanitario 2008-2011, approvato nell’aprile 2009, questo è un Piano sociosanitario in quanto la pandemia ha modificato il contesto con la necessità di prendere in carico le persone con i loro bisogni.

“Il nuovo Piano – evidenzia una nota della Regione – intende colmare il vuoto dell’integrazione sociosanitaria, restituendo al sistema salute dell’Umbria una guida chiara, solida e orientata al futuro”.

Proietti: modello moderno, equo e integrato

“Con questo Piano – ha dichiarato la residente della Regione, Stefania Proietti – mettiamo fine a un’assenza programmatica durata troppo a lungo e ci impegniamo a costruire un modello sanitario moderno, equo e integrato. La nostra visione è quella di una sanità pubblica vicina alle persone, in grado di rispondere alle nuove sfide poste dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita della cronicità e dai cambiamenti ambientali, mettendo al centro il potenziamento della prevenzione, rafforzando le cure domiciliari, la telemedicina, le Case e gli Ospedali di Comunità. Dopo anni di immobilismo, servono visione, responsabilità e coraggio. Questo Piano è una sfida collettiva, che chiama in causa tutte le istituzioni, gli operatori e i cittadini dell’Umbria”.

La partecipazione

Fondamentale è il coinvolgimento di tutti le parti sociali, delle istituzioni, degli ordini professionali, del terzo settore e delle associazioni dei cittadini, attraverso la costituzione di tavoli tecnici, ma anche attraverso una serie di eventi di presentazione dedicati ai diversi ambiti del Piano, dalla partecipazione sulla riforma della disabilità e della governance regionale con il tavolo di coordinamento disabilità, avvenuti nei mesi scorsi, passando per la rete territoriale, alla rete oncologica, la rete della riabilitazione, quella della salute mentale e la piattaforma di chirurgia, quindi la presentazione del modello del Dipartimento di prevenzione in ottica One Health, della telemedicina, dell’ecosistema digitale e del fascicolo sanitario 2.0.

Il brand “Umbria in Salute”

Un ulteriore elemento di innovazione del Piano sarà anche la sua nuova identità visiva e comunicativa, costruita attorno al nuovo brand regionale “Umbria In Salute”, simbolo di un cambiamento culturale che accompagnerà tutte le politiche sociosanitarie regionali come elemento distintivo di riconoscibilità e un sistema sanitario unico e coordinato, valorizzandone l’identità e l’appartenenza collettiva.

“Dignità e sicurezza”

Accanto a questa nuova identità, il Piano rilancia con forza l’impegno della Regione Umbria sul fronte dei diritti e della tutela delle persone più fragili con la campagna “Umbria contro ogni forma di violenza”. Questa linea strategica integra azioni concrete contro la violenza di genere, il bullismo, le discriminazioni, l’abuso su minori, gli episodi di violenza verso operatori sanitari e ogni altra forma di prevaricazione.

“Non può esserci salute senza sicurezza e rispetto per la dignità delle persone – evidenzia a questo proposito la presidente Proietti –. Il nostro Piano pone al centro la tutela dei più deboli, promuovendo una sanità inclusiva che non tollera nessuna forma di violenza, dentro e fuori le strutture sanitarie. Questa battaglia culturale è parte integrante del nostro impegno per una Regione più giusta e coesa”.

Alcune attività già avviate

Oltre ad aver presentato le linee guida del Piano, sono state raccontate alcune attività in corso che hanno già visto i primi 90 professionisti del Sistema sanitario regionale che stanno partecipando a parte della sua costruzione, come ad esempio il lavoro integrato sulla rete di gastroenterologia ed endoscopia digestiva, quindi inizieranno prima il confronto con gli operatori sanitari e poi gli incontri di partecipazione nei territori e con i sindaci dei comuni dell’Umbria.

Disastro demografico, tra pochi anni Orvieto sarà un paese da 16 mila abitanti

Una tendenza demografica che è in realtà una lenta e inarrestabile caduta verso il basso. Un piano inclinato preoccupante ed apparentemente senza scampo, che sta trasformando sempre di più Orvieto in un piccolo paese, ormai ridotto al decimo centro della regione, ma soprattutto con una proiezione per i prossimi anni che desta grandissimo allarme.

Sono anni che Orvieto perde abitanti, ma la crisi più acuta la si sta vivendo dal 2019 ad oggi, periodo nel corso del quale il comune ha perso il 5,2% della sua popolazione complessiva.

La drammaticità della situazione è emersa nel corso del recente dibattito che si è svolto all’interno dell’Assemblea legislativa intorno alla mozione sullo spopolamento delle città umbre, sollecitato da una mozione presentata dai consiglieri del Partito democratico Francesco Filipponi e Maria Grazia Proietti.

Illustrando l’atto in aula, il primo firmatario Filipponi ha spiegato che “la mozione impegna la Giunta regionale ad adottare un piano strategico regionale per il contrasto dello spopolamento nei comuni, che individui le priorità di intervento e le risorse da destinare a tale scopo, con particolare attenzione alle specificità territoriali dei comuni e delle aree rurali afferenti ai comprensori delle province di Terni e Perugia, con un focus sulle zone più colpite della regione, come la Valnerina valorizzando anche il patrimonio culturale e ambientale dei comuni a rischio di spopolamento, promuovendo la tutela del paesaggio, la conservazione delle tradizioni locali e la valorizzazione dei prodotti tipici”.

La situazione della provincia di Perugia è grave, ma nella provincia di Terni, è ancora più critica. Tra il 2019 e il 2024 nessun Comune del comprensorio orvietano ha saldi positivi. Si registrano cali oltre il 5% nei territori di Montecchio, Castel Viscardo, Fabro, Castel Giorgio, Parrano e Orvieto. Il comune di Orvieto scende in maniera netta sotto i 20 mila abitanti, fermandosi a 19.319. Alcuni studi, indicano che nei prossimi 5 anni la popolazione residente dovrebbe attestarsi intorno ai 18 mila mentre al 2035 addirittura a 16 mila abitanti.

Cla.Lat.

Impianti energia rinnovabile, il calendario degli incontri sulle norme per stabilire le aree idonee e quelle no

Incontri con la cittadinanza in tutta la Regione per approfondire e condividere i contenuti della legge sull’individuazione delle aree e superfici idonee e non idonee all’installazione e promozione di impianti a fonti di energia rinnovabile.

L’assessore regionale all’ambiente e all’energia, Thomas De Luca, ha previsto in sei incontri organizzati nei rispettivi ambiti territoriali per una legge che entra così nella fase di partecipazione, con l’obiettivo di una rapida approvazione.

A metà febbraio, l’assessorato all’Ambiente della Regione Umbria aveva chiesto ai 92 Comuni umbri di inviare osservazioni e proposte su aree idonee e non. Richiesta che riguardava in particolare l’individuazione di beni comunali da tutelare ai sensi dell’articolo 7 del DM 21 giugno 2024 e l’indicazione di potenziali aree idonee aggiuntive rispetto alla normativa nazionale Il termine iniziale per le risposte dei comuni, fissato al 28 febbraio 2025, è stato posticipato a metà marzo. Circa due terzi dei Comuni hanno risposto inviando osservazioni e prescrizioni che sono state recepite nella legge, tendendo ad una sintesi tra le varie eterogenee necessità e richieste territoriali.

“La legge è una necessità improrogabile sia sotto il profilo energetico che paesaggistico e ambientale – spiega l’assessore all’ambiente e all’energia Thomas De Luca – . Sostituire le fonti fossili con impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile è fondamentale per imprese e famiglie, perché offre un approvvigionamento istantaneo, costante e stabile che libera dalle incertezze dei mercati internazionali e dalle dinamiche geopolitiche. La legge doveva essere approvata prima della scadenza della precedente legislatura, in attuazione del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, che recepisce la direttiva UE 2018/2001 sulla promozione dell’energia da fonti rinnovabili. Ma dal nostro insediamento abbiamo trovato letteralmente i cassetti vuoti, nessuno strumento legislativo per procedere, motivo per cui stiamo correndo sin dal primo giorno per recuperare il tempo perduto. Puntiamo a rendere l’Umbria una regione 100% rinnovabile, ma conciliando questo percorso con la tutela del paesaggio e dell’identità umbra. La zonizzazione del prezzo dell’energia in Italia renderà progressivamente ancor più evidente la differenza di competitività tra le regioni che hanno raggiunto gli obiettivi fissati dal PNIEC e chi no. Il nostro paradigma è quello di costruire un sistema integrato di minigrid, piccole reti bilanciate e interconnesse tra loro, favorendo l’implementazione di sistemi di accumulo in grado di compensare la discontinuità delle fonti naturali. Se le superfici sono uno spazio finito la nostra intenzione è quella di dare priorità assoluta di accesso alle necessità di autoconsumo delle nostre aziende e delle nostre famiglie, in primo luogo sotto forma di comunità energetiche. Quello che faremo nelle prossime settimane segue il solco del nostro approccio sin dal primo giorno, ovvero ascolto e reale condivisione”.

Il calendario degli incontri aperti al pubblico

Questi gli incontri, che iniziano giovedì a Perugia.

· Perugia giovedì 8 maggio ore 17 alla Sala digipass di Ponte San Giovanni, Via Pietro Cestellini

· Terni martedì 13 maggio ore 17 allo Spazio digipass presso la Bct in Piazza della Repubblica

· Orvieto giovedì 15 maggio ore 16 Sala digipass presso la Nuova Biblioteca Pubblica L.Fumi, Piazza Febei 1

· Norcia venerdì 16 maggio ore 17 alla Sala digipass presso ex centro di valorizzazione, Via Solferino snc

· Città di Castello lunedì 19 maggio ore 17 alla Sala digipass presso Sala Rossi-Monti biblioteca comunale Carducci, Via XI Settembre 18

· Foligno (data e luogo da stabilire)

Redditi reali, Umbria maglia nera negli ultimi 5 anni. Eppure qui si vive meglio della media italiana

In Umbria la variazione reale del reddito Irpef medio pro capite nel quinquennio 2019-2023 è la peggiore tra quelle registrate in Italia. Eppure, qui si continua a vivere meglio della media nazionale, grazie a servizi pubblici, scuola, cultura e coesione sociale. E’ quanto emerge analizzando i dati Istat e il rapporto BesT 2024, per confrontare gli indicatori economici e sociali tra le regioni italiane.

Redditi in picchiata: il peggiore saldo d’Italia

Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il reddito complessivo Irpef per contribuente in Umbria è cresciuto in valori nominali del 10,8%, contro il +13,9% della media nazionale. Ma è quando si considera l’inflazione che emerge la vera caduta: in termini reali, il calo è del 3,7%, oltre tre volte la media italiana (-1%). Una perdita secca di 865,5 euro pro capite in potere d’acquisto. Si tratta della variazione peggiore tra tutte le regioni italiane.

In confronto, la Basilicata ha guadagnato il 2,3% reale, seguita da Molise (+1,8%), Calabria (+1,6%) e Abruzzo (+1,5%). Altre sette regioni hanno almeno recuperato i livelli pre-Covid, ma l’Umbria resta in coda alla classifica.

Dipendenti al tappeto, pensionati in controtendenza

Il quadro peggiora quando si guarda al reddito dei lavoratori dipendenti. In Umbria, tra il 2019 e il 2023, il calo reale è stato del 10,7%, a fronte di una media nazionale del -4,5%. Nessuna regione ha fatto peggio. A fronte di un reddito medio di 25.734 euro nel 2019, i lavoratori umbri nel 2023 si sono ritrovati con 25.454 euro, considerando il potere d’acquisto attuale.

Va meglio, invece, ai pensionati: in Umbria i redditi da pensione sono cresciuti in termini reali dello 0,9%, sopra la media nazionale (+0,5%). Una piccola boccata d’ossigeno che rende meno negativo il quadro complessivo, ma non basta a invertire la tendenza.

Perugia e Terni, due fatiche parallele

A livello provinciale, la situazione resta critica su entrambi i fronti. La provincia di Perugia ha registrato una crescita nominale dell’11,1% del reddito medio Irpef, mentre Terni si ferma al +10,1%. Entrambe sotto la media italiana, entrambe in perdita se si considera l’inflazione. In numeri assoluti, il reddito medio Irpef in Umbria nel 2023 si attesta a 20.600 euro, contro i 21.800 della media nazionale. Meglio delle Marche (20.500 euro) e di tutte le regioni del Mezzogiorno, ma resta un dato deludente per una regione del Centro.

Il riscatto del BesT

A bilanciare il pessimismo economico arrivano i dati del BesT (Benessere equo e sostenibile dei territori) pubblicati da Istat. In questo campo l’Umbria mostra una resilienza sorprendente: il 46,1% degli indicatori delle due province si colloca nelle classi di benessere “alta” e “medio-alta”, contro una media italiana del 41,8%. Solo il 17,2% rientra nelle classi più basse, molto meno del 35,6% nazionale.

Il dominio dove l’Umbria eccelle è quello dell’Istruzione e formazione: ben il 44,4% degli indicatori è in fascia alta, e il passaggio diretto dei diplomati all’università (59,8%) supera di 8 punti la media italiana. Anche nella partecipazione civica e istituzionale, la regione si distingue: alle elezioni europee 2024 ha votato il 60,8% degli umbri, 11 punti sopra la media nazionale.

Innovazione e creatività: tallone d’Achille

Non mancano, tuttavia, le zone d’ombra. Il dominio più critico del BesT è quello legato a innovazione, ricerca e creatività. Solo il 37,5% degli indicatori è nelle fasce alte, e la regione presenta dati deludenti sulle domande di brevetto: 53,6 per milione di abitanti, contro una media nazionale di 102,9. Terni sprofonda a 21, mentre Perugia fa meglio con 64,8, ma resta lontana dagli standard nazionali.

Cultura, biblioteche, servizi: il capitale invisibile

Non si vive solo di reddito. In Umbria sono attive 156 strutture culturali tra musei, monumenti e aree archeologiche, il 3,5% del totale italiano. Le biblioteche pubbliche e private sono 119, presenti nel 67,4% dei comuni. I servizi online comunali per le famiglie sono tra i più avanzati d’Italia: il 61% dei comuni gestisce digitalmente almeno un servizio, contro il 53,6% nazionale.

Mencaroni: “Serve uno shock positivo per l’Umbria”

“Serve uno shock positivo per l’Umbria, non possiamo accontentarci del benessere statico” dice il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni. “Quello che emerge dal rapporto – prosegue – è un allarme che non possiamo ignorare. I dati sui redditi certificano una dinamica regressiva dell’Umbria che rischia di cristallizzarsi. Non possiamo accontentarci di una qualità della vita che resiste mentre l’economia arretra. Il benessere sociale è un patrimonio prezioso, ma da solo non basta: occorre rilanciare l’Umbria come territorio attrattivo, competitivo e capace di trattenere i giovani”.

Mencaroni indica le priorità: “Bisogna agire con decisione su tre fronti: innovazione, formazione e imprese. Servono investimenti mirati e strategie condivise tra istituzioni, università e sistema produttivo per dare impulso a un’economia in grado di generare valore aggiunto e occupazione qualificata. I dati sulle domande di brevetto ci dicono che siamo in ritardo, ma anche che c’è margine di crescita se si scommette sul capitale umano. Serve uno shock positivo: infrastrutture materiali e immateriali, digitalizzazione e filiere innovative. Servono – conclude – scelte coraggiose”.