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Città di Castello, trifole da record per “Ognissanti” | Immagini

Per il week end di “Ognissanti” anche il bosco ha fatto festa in occasione dell’inaugurazione del 46° Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato di Città di Castello, regalando trifole da record nel giorno dell’avvio della manifestazione in programma nel centro storico della città rinascimentale oggi sabato 31 ottobre e domani domenica 1° novembre e poi il 7 e 8 e il 14 e 15 novembre (ingresso libero).  Proprio nelle ore che hanno preceduto il taglio del nastro, la terra ha dato i suoi frutti più belli e prelibati, subito battezzati dagli espositori per celebrare la felice concomitanza. Pezzature rare stimate tra i 2mila e oltre 4mila euro al chilo, che hanno sbalordito i visitatori e che ristoratori e appassionati si stanno già contendendo per esaltare i piatti prelibati della tradizione, le tagliatelle “tirate a mano” e gli gnocchi di patate su tutti. È l’omaggio inaspettato e bellissimo della terra del tartufo all’evento che da quasi mezzo secolo esalta l’unicità di un luogo come Città di Castello, dove nasce una trifola su tre in Italia e il “tuber magnatum pico” è re indiscusso dell’autunno, con il sapore e il profumo unici e irresistibili che ne fanno l’oro bianco più ricercato al mondo. Questo luogo è la vera e propria capitale del “re” del bosco, territorio a nord dell’Umbria (come testimoniano i cartelli stradali, sette, installati in diversi punti di ingresso del capoluogo altotiberino) dove oltre 1.500 cavatori, “tartufai”, uomini e donne di tutte le età con tremila cani al seguito campioni del fiuto, sono il simbolo vivente e vincente di un’attività di cerca e cavatura dichiarata patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. 

Non solo la trifola, ma anche il “bianchetto” a primavera, il nero e lo “scorzone” estivo completano il ventaglio annuale del prelibato e profumato prodotto della terra. Tre fine settimana di novembre al profumo di tartufo con il mercato del bianco pregiato, il villaggio dei sapori, le eccellenze del territorio, la cucina tipica e gli showcooking, experience ed eventi per grandi e piccoli. Nel centralissimo largo Gildoni, l’entree del bianco pregiato (realizzato in collaborazione con l’associazione architetti Altotevere) un’area di accoglienza e incontro che accompagna il pubblico all’ingresso della manifestazione, trasformata in un bosco a cielo aperto, con appuntamenti, degustazioni e momenti di intrattenimento. All’interno del loggiato Gildoni uno spazio interamente dedicato al mondo del tartufo bianco pregiato, con sei aziende del territorio specializzate e l’Associazione Tartufai dell’Alta Valle del Tevere. C’è spazio anche per una vera e propria rarità, il museo del tartufo, che Saverio Bianconi, (storico del tartufo), ha messo in piedi negli anni raccogliendo oggetti e pezzi unici legati alla mitica figura del “cavatore”: in bella mostra la bicicletta, la bisaccia, i vanghini e l’affettatrice più grande del mondo. Un percorso per conoscere da vicino il prodotto, il lavoro e la passione di chi ogni giorno ne custodisce tradizione e cultura che poi guiderà il visitatore-buongustaio, al “quadrilatero” di Palazzo Bufalini (di rara bellezza rinascimentale che si affaccia su piazza Matteotti), ribattezzato il “palazzo del bianco pregiato”, attraverso un viaggio tra eccellenze del territorio, prodotti agricoli e specialità dei presidi Slow Food, con produttori e realtà che raccontano la qualità, la biodiversità e i prodotti della terra. Le piazze poi sono protagoniste dei tre week-end del gusto, dal loggiato di Piazza Fanti, con area Bianco Pregiato Kids, laboratori creativi e attività per i più piccoli alla scoperta del bosco, della natura e dei suoi abitanti. Un luogo accogliente dove imparare, esplorare e conoscere il mondo naturale attraverso creatività e gioco.

E poi piazza Matteotti, spazio dedicato alle pro loco, espressione autentica del legame tra territorio, tradizione e materia prima. Un percorso fatto di sapori e saperi raccontato dalle comunità locali, per riscoprire il valore di ciò che nasce dalla nostra terra e delle persone che ne custodiscono la memoria. Il tour alla scoperta dei sapori prosegue ancora in piazza Andrea Costa con “Il ristorante bianco pregiato”, nel cuore della manifestazione, dove vivere un’esperienza gastronomica dedicata al tartufo bianco e ai sapori del territorio. Una edizione la 46esima resa ancora più significativa dalla presenza del sindaco di Alba, Alberto Gatto, per consolidare il rapporto di amicizia e sinergia fra Altotevere e Umbria con il Piemonte, i territori delle Langhe patria come Città di Castello della “trifola”, eccellenza nazionale: un vero e proprio abbraccio simbolico fra due comunità, fra “trifolau” e “cavatori” con i loro cani, straordinari attori protagonisti di una tradizione plurisecolare, la cerca e cavatura del tartufo certificata dall’Unesco. Accanto a lui al taglio del nastro, il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, l’assessore al turismo e commercio, Letizia Guerri, il presidente dell’Ente fiera salone nazionale bianco pregiato, Lazzaro Bogliari, l’assessore regionale alle politiche agricole, Simona Meloni, rappresentanti istituzionali nazionali e regionali, autorità civili, religiose e militari e di tutta la filiera del tartufo, espositori ed associazioni di categoria.

Le dichiarazioni

“Oggi assieme al sindaco e gli amici di Alba celebriamo con orgoglio l’identità autentica del mondo della trifola, che nei nostri territori è cultura, tradizione, passione, gastronomia ed economia”, hanno dichiarato il sindaco, Luca Secondi, l’assessore al Commercio e Turismo, Letizia Guerri ed il presidente dell’Ente fiera Salone nazionale bianco pregiato, Lazzaro Bogliari, inaugurando il salone.

“I sorrisi, l’entusiasmo, la voglia di esserci che ci circondano sono quelli dei veri protagonisti del mondo del tartufo di Città di Castello, di tutti coloro che vivono con il tartufo e per il tartufo, cavatori, chef, imprenditori, il mondo della scuola e gli appassionati di gastronomia, che ringraziamo per essere qui con noi un’intera filiera che con questa manifestazione celebriamo e vogliamo valorizzare per le eccellenze dei saperi e delle esperienze, della passione e delle professionalità che vanta, nel contesto di un territorio dove il tartufo nasce e si può mangiare tutto l’anno”.

L’assessore regionale alle politiche agricole, Simona Meloni ha sottolineato come “il Salone nazionale del bianco pregiato, anno dopo anno conferma il suo valore e continua a crescere in qualità, partecipazione e attrattività. Questa manifestazione non è soltanto un appuntamento gastronomico: è un motore di promozione del territorio, un luogo di incontro tra tradizione, ricerca e imprese locali che valorizzano le nostre eccellenze. Il tartufo bianco è un’eccellenza che porta l’Umbria sulle tavole di tutto il mondo: promuoverlo significa raccontare la bellezza e la magia della nostra terra oltre che la qualità delle imprese umbre del settore”. 

Apprezzata da tutti e salutata con affetto la presenza per la prima volta a Città di Castello del sindaco di Alba, Alberto Gatto, primo cittadino di un territorio, come quello tifernate, punto di riferimento nazionale della filiera tartuficola. “È un piacere – ha detto Gatto – essere qui alla 46esima edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato di Città di Castello, una realtà importante che come Alba fa parte dell’Associazione Nazionale Città del Tartufo. In questi giorni anche la nostra città è nel pieno della sua Fiera Internazionale e il confronto tra i nostri territori è particolarmente significativo: cambiamento climatico, stagionalità e gestione sostenibile della cerca sono temi che ci accomunano. È stata un’occasione preziosa per conoscere più da vicino una realtà che coinvolge oltre 1.800 cavatori negli otto comuni dell’Alta Valle del Tevere e che vede una produzione di tartufo distribuita praticamente durante tutto l’arco dell’anno”.

A detta degli esperti del settore, qualità e forse anche quantità con ogni probabilità garantiranno alla fine del periodo di cerca che si sta allungando rispetto al passato, una stagione di grandi soddisfazioni a tavola. Il “borsino” della trifola fa registrare oggi una forbice di prezzi che va dai duemila euro al chilo per le pezzature più piccole a quattromila euro circa per le pezzature medio-grandi. “Si preannuncia una buona stagione allungata con un tartufo di ottima qualità. In Umbria e in Altotevere non ci saranno forse grandi quantità ma tanta qualità. Questi sono territori straordinari che la natura c’ha regalato”, ha sottolineato, Giuliano Martinelli, presidente di Cna Umbria agroalimentare che ha fatto riferimento anche alle fasi lunari, un elemento che fra tradizione e leggenda è sempre stato il punto di riferimento dei “cavatori” come ribadito da Andrea Canuti, presidente dell’Associazione tartufai Alto Tevere, che ha voluto mettere in risalto il ruolo straordinario e unico dei cani, circa tremila, principali attori della filiera e campioni del fiuto. Subito dopo il taglio del nastro si è svolta una partecipata cerimonia di consegna di targhe ufficiali da parte del comune e dell’ente fiera a persone che negli anni hanno rappresentato e rappresentano un punto di riferimento nella promozione del territorio, della salvaguardia di valori e tradizioni che si tramandano di padre in figlio. Targa e menzione speciale per Aldo Bianchini, 93 anni, da oltre settanta anni campione nella cerca del tartufo e simbolo degli oltre 1500 tartufai tifernati (secondi per numero solo a Forli in Italia). E poi ancora altra targa alla prima donna tartufaia, Gianna Bianconi per tutti “Nara”, 65 anni, nata a Gubbio, residente a Pietralunga da oltre 50 anni appassionata e tenace “tartufaia”. Poi, dopo il coinvolgente racconto di Guido Farinelli, giornalista e scrittore autore e collaboratore di programmi televisivi, sul tartufo attraverso la storia, è stata consegnata una targa al giornalista, conduttore e sceneggiatore,  Federico Fazzuoli, che con la sua celebre trasmissione, “Linea Verde” ha descritto, talvolta in maniera spettacolare, le eccellenze nazionali tartufo compreso, dedicando a Città di Castello ed al re del bosco pagine di giornalismo indimenticabili alla fine degli anni 80 quando la mostra mercato stava per decollare verso il mezzo secolo di storia di oggi. Erano gli anni d’oro della direzione di Rai Uno, di Carlo Fuscagni, tifernate doc, che assieme a tanti amici ha contributo a promuoverne le eccellenze proprio a partire dal tartufo. Con lui l’indimenticato capo redattore del Tg1, Sandro Ceccagnoli, il maestro chef, Pierluigi Manfroni, il giornalista, Elio Vagnoni, allora capo ufficio stampa della Comunità montana (autentico motore della manifestazione), il professor Augusto Tocci che assieme a Tommaso Bigi, oggi proseguono sulla strada tracciata da Fazzuoli nel raccontare il territorio.

Fra i presenti nella bellissima sala degli “Specchi” di Palazzo Bufalini, il presidente del Centro italiano di studi superiori per la formazione e l’aggiornamento in giornalismo radiotelevisivo di Perugia, Flavio Mucciante e il commendator, Valentino Mercati, imprenditore e fondatore e presidente onorario di Aboca, che con Fazzuoli ha condiviso gran parte del percorso del suo progetto di valorizzazione delle eccellenze agro-alimentari e dell’ambiente. Per tutte le informazioni sul Salone del Tartufo Bianco Pregiato è possibile consultare il sito web della manifestazione (biancopregiato.it), i portali istituzionali del Comune di Città di Castello (www.comune.cittadicastello.pg.it) e di Città di Castello Turismo (www.cittadicastelloturismo.it), insieme ai canali social collegati all’evento: tel. 075.8529254 e 075.8554922.

Lo Scalo Community Hub, deposito bagagli per camminatori e cicloturisti di Larth

Un nuovo e qualificato servizio che migliorerà l’offerta rivolta ai tanti turisti che scelgono Orvieto come meta per le loro vacanze all’insegna del turismo verde. Grazie ad un accordo tra Lo Scalo Community Hub e Destinazione Orvieto, a partire dal mese di novembre il locale di Orvieto scalo offrirà ai turisti impegnati a percorrere il cammino dell’intrepido Larth o a pedalare lungo la Grande Ciclovia di Larth la possibilità di usufruire di un deposito bagagli all’interno della struttura di via Sette Martiri dove si trova anche il bistrot. Il deposito bagagli sarà a disposizione dei viaggiatori dal lunedì al mercoledì dalle ore 8 fino alle 15, il giovedì e venerdì dalle 8 alle 22 e il sabato dalle 8 alle 15 e dalle 19 alle 22. Le tariffe sono di quattro euro per gli zaini e di sei euro per le valigie.

Per eventuali giorni di chiusura straordinari, si potranno avere aggiornamenti consultando il sito https://www.loscalo.org/ e tramite la mail: info@loscao.org.

Il nuovo ed importante servizio va a completare la gamma delle offerte che il circuito di Destinazione Orvieto mette a disposizione dei visitatori con l’obiettivo di incrementare le presenze, far crescere gli indici di permanenza e destagionalizzare i flussi turistici. Il deposito bagagli ha un’importanza strategica per l’intero settore turistico della città considerando che Lo Scalo Community Hub si trova a poca distanza dalla stazione ferroviaria, con il vicino parcheggio di piazza dell’Orologio a disposizione e potrà quindi contribuire ad elevare i servizi turistici di Orvieto. I due cammini di trekking, il cammino dell’intrepido Larth e il cammino del miracolo del Corpus Domini insieme alla Grande Ciclova di Larth, lanciata lo scorso 18 settembre, producono ormai oltre 4 mila presenze all’anno per un indotto a favore dell’economia locale che si è attestato intorno a 960 mila euro da gennaio a fine ottobre 2026.

A dieci anni dal terremoto in Valnerina, Norcia e Cascia ritrovano i loro ospedali

Per il decimo anniversario del 20 ottobre 2026, che ferì la Valnerina, celebrazioni, ricordi, ma soprattutto il ripristino degli ospedali di Norcia e Cascia, completamente ricostruiti.

L’incontro al Digipass

Rinascita, sfide per il futuro e prospettive di sviluppo sono i temi al centro dell’incontro che si è tenuto al Digipass di Norcia nell’ambito delle iniziative per il decennale del sisma del 30 ottobre 2016.
Ad aprire e coordinare l’iniziativa è stato Gianluca Fagotti, direttore regionale Governo del territorio e coordinatore dell’Ufficio speciale ricostruzione. L’incontro ha preso il via con la proiezione del video “La forza delle radici”, realizzato da Promovideo, che ha raccontato le forti emozioni e la straordinaria capacità di ripresa della comunità seguite ai momenti più drammatici dell’emergenza sismica.

La parola è poi passata ai rappresentanti istituzionali. Il commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli, ha sottolineato l’importanza del gioco di squadra nell’affrontare la sfida della ricostruzione: “I nursini il loro dovere lo hanno sempre fatto, noi stiamo facendo il nostro”, ha affermato, annunciando che domani il Santo Padre accoglierà tutta la comunità nursina e ribadendo l’impegno delle istituzioni affinché “vivere in questi luoghi meravigliosi sia considerato un privilegio e non un disagio”. A richiamare l’importanza del lavoro di squadra è stato anche il prefetto di Perugia, Paolo Canaparo, che ha ricordato come tutta la comunità, le forze dell’ordine e gli enti abbiano fatto la loro parte. Canaparo ha espresso grande orgoglio per una comunità che ha saputo rialzarsi e lo fa ancora oggi, invitando a non dissolvere la preziosa rete di legami e il forte senso di appartenenza, fondamentali per vincere il timore dello spopolamento.

Il sindaco di Norcia, Giuliano Boccanera, ha definito quella di oggi una giornata emozionante per i nursini: “Tornare a quel giorno è un pensiero forte che non dimenticheremo mai”, ha dichiarato. Boccanera ha ringraziato le forze dell’ordine, il cui intervento nei giorni successivi al sisma è stato fondamentale “perché non perdessimo il senso della vita in quei giorni bui”. “Il terremoto è stato forte ma non ha cancellato la nostra identità e la nostra forza”, ha aggiunto il sindaco, ricordando come la ricostruzione, all’inizio difficile, sia ormai pienamente attiva, come dimostra il palazzo comunale, ora sicuro grazie all’isolamento sismico. Ha infine evidenziato importanti segnali di rilancio: l’intitolazione a San Benedetto di una sala del Parlamento di Strasburgo, la candidatura a capitale europea della cultura e le aziende locali che stanno incrementando la loro produzione.

Il volume

A seguire, sempre sotto il coordinamento di Fagotti, è stato presentato il volume “La terra, la comunità, la rinascita. Umbria 2016-2026. A dieci anni dal terremoto”, che ha visto gli interventi dei tre curatori dell’opera: lo stesso Fagotti, Alfiero Moretti, dirigente del servizio di Protezione civile dal 2016 al 2018 e direttore regionale Governo del territorio dal 2018 al 2020, e Diego Zurli, direttore regionale Governo del territorio dal 2012 al 2018. L’opera traccia il bilancio di un decennio di instancabile lavoro e di speranza, seguito alle devastanti scosse che colpirono il Centro Italia, ma va oltre la semplice rendicontazione dell’impiego delle risorse pubbliche e dell’avanzamento dei cantieri per offrire una lettura profonda del cosiddetto “modello Umbria”: un’esperienza virtuosa di gestione del rischio sismico e di cultura della prevenzione che ha le sue radici negli interventi post-sisma del 1979 e del 1997. Attraverso quattro sezioni tematiche – dedicate all’evoluzione delle tecniche di tutela dell’edilizia storica, alla gestione dell’emergenza, alle complesse sfide della ricostruzione e alle future prospettive di sviluppo – la pubblicazione dimostra come il superamento del trauma non si sia fermato al mero ripristino architettonico del “com’era, dov’era”. Al contrario, si è trasformato in un formidabile volano di rigenerazione economica, sociale e culturale per l’intera dorsale appenninica, ponendo la sicurezza delle future generazioni, l’innovazione amministrativa e la solidarietà comunitaria al centro di una nuova visione del territorio.

I vigili del fuoco

Anche il Corpo Nazionale dei vigili del fuoco ha partecipato alla solenne cerimonia di commemorazione. Alla toccante celebrazione, accompagnata dalle note della Banda Musicale del Corpo Nazionale, hanno preso parte il Prefetto Paolo Canaparo, il Direttore Regionale dell’Umbria arch. Valter Cirillo e una delegazione di Vigili del Fuoco guidata dal Comandante VV.F. di Perugia ing. Rocco Mastroianni.

I vigili del fuoco hanno rinnovato il proprio commosso ricordo, ripercorrendo con la memoria i drammatici momenti dei soccorsi e l’impegno profuso per prestare assistenza alle popolazioni colpite.
Per i vigili del fuoco, il terremoto del Centro Italia non rappresenta soltanto una pagina significativa della storia del soccorso nel nostro Paese, ma anche un patrimonio prezioso di esperienza, competenze e umanità, che continua a guidare il loro operato al servizio della comunità.

L’intervento della presidente Proietti

Le conclusioni di questa prima parte della mattinata sono state affidate a Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria. Nel suo intervento, la presidente ha voluto rivolgere un sentito e corale ringraziamento a tutti i soggetti protagonisti della gestione dell’emergenza e della ricostruzione: dal commissario Castelli e il suo predecessore Giovanni Legnini, alle ex presidenti regionali Catiuscia Marini e Donatella Tesei, fino ai sindaci del cratere, alle forze dell’ordine, ai Vigili del Fuoco, alla Protezione civile, ai tecnici dell’Ufficio speciale ricostruzione, al mondo del volontariato e alle comunità religiose. Dopo aver ricordato con commozione la dedizione delle forze in campo nei giorni più duri, Proietti ha ribadito l’impegno dell’amministrazione nel sostenere la rinascita dell’intera dorsale appenninica. La presidente ha poi sottolineato che “la Regione non si limiterà a ricostruire garantendo il massimo livello della scienza, della tecnica e della prevenzione per la sicurezza degli edifici, ma lavorerà parallelamente per rigenerare il tessuto socio-economico. L’obiettivo fondamentale – ha spiegato – è fornire alle comunità la capacità e la voglia di restare attraverso il potenziamento dei servizi essenziali, dalla sanità ai trasporti, fino al rilancio turistico, per invertire la tendenza allo spopolamento e trasformare questi territori in veri e propri ‘luoghi dove si vuole andare a vivere’”.
L’evento si è concluso con l’anteprima della mostra “Oro e terra – Il rinascimento della Valnerina”, promossa dal Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio e direzione generale Archivi del ministero della Cultura, e organizzata dalla soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria e dalla soprintendenza Archivistica e bibliografica dell’Umbria, in collaborazione con l’associazione VirArt Odv. A offrire una panoramica dell’esposizione, ripercorrendo il meticoloso lavoro di recupero, messa in sicurezza e restauro del patrimonio artistico e documentario salvato dalle macerie, sono stati la soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria, Francesca Valentini, la soprintendente Archivistica e bibliografica dell’Umbria Caterina Fontanabella, il ricercatore di Storia dell’arte moderna dell’Università di Camerino, Alessandro Delpriori, e Agnese Mancini, presidente di VirArt Odv. È stata proprio la soprintendente Valentini a sintetizzare il senso dell’esposizione, sottolineando che l’oro è rappresentato dalle opere d’arte, mentre “la terra è quella che a volte si rivela ostile, ma in cui è giusto restare o tornare”.

L’ospedale di Norcia

Norcia ritrova il suo ospedale. Visitato il presidio dell’ex Convento della Santissima Annunziata. Lavori per oltre 15 milioni e 600mila euro: arrivano medicina con 14 posti letto, day surgery e dialisi.

Alla cerimonia erano presenti la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il prefetto di Perugia Paolo Canaparo, il commissario straordinario di Governo per la ricostruzione Guido Castelli, il sindaco di Norcia Giuliano Boccanera e il direttore generale dell’Azienda Usl Umbria 2 Roberto Noto. Ad accogliere la presidente c’erano il direttore generale Noto e la direttrice del Distretto della Valnerina, Simona Marchesi, il direttore regionale, Gianluca Fagotti, e numerose figure istituzionali nazionali, del territorio e consiglieri regionali. Insieme hanno visitato il Primo Soccorso, la Casa di Comunità, la nuova degenza con una stanza già allestita, gli spazi della dialisi, la Radiologia e il chiostro storico, che è in corso di riqualificazione.

Dal crollo alla rinascita. L’ospedale si trova nell’ex convento cinquecentesco della Santissima Annunziata, che il terremoto aveva reso inagibile. I lavori hanno portato il complesso, che è un bene culturale vincolato, a un livello di sicurezza sismica pari almeno a 0,9. Con lavori per un ammontare di 15.629.000 euro sono stati riqualificati gli spazi, potenziati gli impianti e adeguate le tecnologie sanitarie, con soluzioni tecniche ad hoc che le rendessero compatibili e perfettamente inserite nel complesso architettonico della struttura. Nello stesso edificio dal 4 giugno è già operativa la Casa di Comunità hub, realizzata con quasi 200mila euro di fondi Pnrr. Ospita Cup, Pua, ambulatori di medicina generale e specialistica e spazi per il terzo settore.

I nuovi servizi. Il presidio è classificato come Ospedale di zona disagiata, con Pronto Soccorso integrato e Radiologia. Si aggiungono:

un reparto di Medicina con 14 posti letto;
un servizio di Day Surgery;
una dialisi con 5 postazioni;
ambulatori di Medicina di iniziativa.

Le dotazioni tecnologiche saranno rafforzate grazie al milione di euro donato dallo Stato del Kuwait durante l’emergenza. Con questi fondi è previsto l’acquisto di 15 apparecchiature per circa 900 mila euro, tra cui una Tac, un mammografo, un ecocardiografo con sonda pediatrica e un sistema di videoendoscopia.

“Dieci anni fa, in questo stesso giorno, la terra ha tremato e ha ferito il cuore della Valnerina – ha dichiarato la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti –. Oggi cominciamo a restituire a Norcia il suo ospedale, più sicuro, più moderno e più vicino alle persone. Per noi non è solo la visita di un edificio, è la prova che la ricostruzione si misura nella vita quotidiana delle comunità: un anziano che fa la dialisi a pochi minuti da casa, una famiglia che trova assistenza senza dover attraversare l’Appennino, un territorio che smette di sentirsi periferia. Sulla sanità di prossimità abbiamo voluto investire con decisione, perché il diritto alla salute non può dipendere dal luogo in cui si vive. Ringrazio il commissario Castelli, l’Ufficio speciale ricostruzione, l’Azienda Usl Umbria 2, il Comune di Norcia, le imprese, i tecnici e soprattutto gli operatori sanitari. Non hanno mai lasciato questa comunità, nemmeno nei giorni più duri. Ringrazio anche lo Stato del Kuwait per la sua generosità. Qui si chiude definitivamente la stagione dell’emergenza e comincia il futuro della Valnerina”.

“L’apertura di questo presidio ospedaliero – afferma il direttore generale dell’Azienda Usl Umbria 2 Roberto Noto – rappresenta un traguardo importante per la sanità della Valnerina, grazie alla realizzazione di strutture d’avanguardia progettate secondo i più avanzati criteri di comfort alberghiero, sostenibilità ambientale, efficientamento energetico e massima sicurezza antisismica. Ai servizi sanitari e sociosanitari attualmente operativi sul territorio, si affianca un importante potenziamento delle attività di cura. L’Ospedale di Norcia, configurato come Ospedale di zona disagiata con Pronto Soccorso integrato e Radiologia, si arricchisce in particolare di un reparto di Medicina con 14 posti letto, un servizio di Day-Surgery con 1 posto letto e una dialisi dotata di 5 postazioni, un servizio di prossimità cruciale che eviterà ai pazienti fragili trasferimenti presso altre strutture ospedaliere della rete regionale. La continuità fra ospedale e territorio sarà inoltre presidiata e garantita grazie ad ambulatori dedicati di Medicina di Iniziativa”.

L’ospedale di Cascia

Alle 16.15 è stato inaugurato il nuovo presidio “Santa Rita”, che è stato demolito e poi ricostruito interamente. Alla cerimonia erano presenti la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, l’assessore regionale Francesco De Rebotti, il sindaco di Cascia Mario De Carolis il direttore generale dell’Azienda Usl Umbria 2 Roberto Noto, il direttore regionale Gianluca Fagotti, diversi consiglieri regionali e moltissimi cittadini. Durante la cerimonia il piazzale antistante l’ingresso è stato intitolato al dottor Angelo Gentili.

Il vecchio ospedale era stato costruito alla fine degli anni Cinquanta. Il terremoto lo aveva reso totalmente inagibile e l’ordinanza comunale n. 260 del 12 novembre 2016 ne aveva disposto lo sgombero. Furono sospesi i 20 posti letto di riabilitazione, i 10 di residenza sanitaria assistita e i servizi di diagnosi e cura. L’assistenza però non si è mai fermata. Nel novembre 2016 i servizi furono trasferiti nel centro di salute di via XX Settembre. Nel febbraio 2017 aprì un presidio modulare nel piazzale Papa Leone XIII. Il 22 settembre 2018 fu inaugurata la struttura di riabilitazione e Rsa nell’ex Casa degli Esercizi spirituali, messa a disposizione dalle Monache Agostiniane del Monastero di Santa Rita con il sostegno della Fondazione Francesca Rava. Fu la prima struttura sanitaria a tornare operativa in tutto il cratere.

“Dieci anni fa, in queste ore, a Cascia – dichiara la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti – si portavano in salvo pazienti che non potevano camminare, con gli ascensori bloccati e la paura negli occhi. Oggi consegniamo a questa comunità un ospedale costruito perché quella paura non torni più. È un presidio sicuro, ma prima ancora è un luogo pensato per le persone. La riabilitazione, l’Ospedale di Comunità e la Casa di Comunità lavorano sotto lo stesso tetto e accompagnano il paziente dalla prevenzione alla cura, fino al ritorno a casa. Cascia è da sempre un’eccellenza della riabilitazione umbra, e oggi questa vocazione ha la casa che merita. Ringrazio la struttura commissariale, l’ufficio speciale ricostruzione, l’amministrazione regionale che ci ha preceduto, l’Azienda Usl Umbria 2, il Comune di Cascia, le imprese, i progettisti e gli operatori sanitari, che in questi anni non hanno mai fatto mancare la loro presenza”.

Il nuovo ospedale

Il nuovo ospedale ha una pianta quadrata intorno a una corte centrale, che porta la luce naturale in tutti gli ambienti, e si sviluppa su tre piani di circa 1.400 metri quadrati ciascuno. La struttura in cemento armato rientra nella classe d’uso IV, la più alta, riservata agli edifici strategici. Poggia su 35 isolatori sismici a pendolo, che proteggono la struttura, le finiture e anche le apparecchiature e gli arredi.

I servizi

Al piano terra è già attiva dal 4 giugno la Casa di Comunità, finanziata con 157.250 euro di fondi Pnrr. Il primo piano ospita la Riabilitazione, che conferma i suoi 20 posti letto. Al secondo piano c’è l’Ospedale di Comunità, nato dalla conversione della ex Rsa, che raddoppia la capacità da 10 a 20 posti letto. In tutto la struttura avrà 40 posti letto e sarà lo stabilimento riabilitativo del presidio ospedaliero di Spoleto. Darà assistenza ai circa tremila residenti e ai due milioni di pellegrini che ogni anno arrivano nella città di Santa Rita.

“L’apertura di questi due nuovi presidi ospedalieri – afferma il direttore generale dell’Azienda Usl Umbria 2 Roberto Noto – rappresenta un traguardo importante per la sanità della Valnerina, grazie alla realizzazione di strutture d’avanguardia. Sin dalla fase progettuale delle opere è stata definita, di concerto con la Regione Umbria, una scelta organizzativa innovativa e integrata: a Cascia il nuovo edificio ospita al proprio interno sia l’Ospedale di Comunità che la Casa di Comunità. Il presidio di Cascia incrementa la degenza della ex Rsa, convertita in Ospedale di Comunità, raddoppiando la propria capacità ricettiva da 10 a 20 posti letto, mentre il servizio Riabilitazione mantiene stabili i suoi 20 posti. Nell’intento di mantenere il paziente al centro del percorso assistenziale e garantire la prossimità delle cure nei centri principali”.

L’abbazia di Sant’Eutizio

Mentre il centro storico di Preci attende il complesso recupero, proseguono in modo celere i lavori di recupero della splendida Abbazia di Sant’Eutizio, che fu fortemente danneggiata non solo dal sisma, ma da crollo del costone di roccia dove era il cimitero. Un crollo che distrusse la facciata e il rosone, che con un paziente restauro è stato recuperato.

La celebrazione in Basilica

La giornata, tra ricordi, dolore, sorrisi e la speranza di chi attende ancora di riavere la propria casa, si è conclusa con la messa celebrata nella Basilica di San Benedetto.

La spiritualità dell’Umbria attraverso l’obiettivo di Steve McCurry

Fino al 10 gennaio l’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci ospiterà la mostra Steve McCurry Workshop Spirituality. Trenta fotografie inedite per raccontare l’Umbria attraverso la quiete dei paesaggi, i volti e i gesti della quotidianità. L’esposizione nasce da un percorso di ricerca visiva ideato e condotto dal celebre fotografo americano insieme a sette professionisti e due studenti dell’Accademia.

Il progetto

Il progetto, con la direzione creativa dello stesso McCurry e a cura di Paul Henry Robb, esplora una dimensione di spiritualità che supera l’accezione strettamente religiosa per manifestarsi nel legame intimo tra le persone e la propria terra. L’indagine fotografica ha attraversato cinque ambiti territoriali – Valnerina, Orvietano, Nord Est dell’Umbria, Trasimeno e Media Valle del Tevere – accendendo i riflettori su luoghi lontani dai grandi circuiti turistici e sul patrimonio culturale e umano delle aree interne.

Il workshop

Durante il workshop sul campo, il metodo di McCurry ha privilegiato l’osservazione lenta e la relazione diretta con i soggetti, invitando i partecipanti ad aspettare e riconoscere le storie nascoste nei momenti apparentemente più ordinari.
L’allestimento si articola su due livelli dell’Accademia. La pinacoteca accoglie le trenta nuove fotografie firmate da McCurry, affiancate da una selezione di immagini tratte dai suoi precedenti soggiorni umbri, scelte personalmente dall’autore. Al piano terra trovano invece spazio le nove ricerche autonome sviluppate dai partecipanti al workshop, ciascuna caratterizzata da un proprio e peculiare linguaggio visivo.

La presentazione con il maestro è stata introdotta dagli interventi dell’assessora regionale al Turismo, Simona Meloni, del presidente e della direttrice dell’Accademia, Mario Rampini e Tiziana D’Acchille.

McCurry: ho visitato luoghi nascosti con studenti stupendi

“Vorrei ringraziare la Regione Umbria per aver promosso questa splendida iniziativa – ha detto in apertura del suo intervento Steve McCurry – Questo posto è talmente ricco e concentrato di cultura, storia e tradizione da essere un luogo che si continua a scoprire ed esplorare per tanti anni senza mai arrivare veramente in fondo. Ho avuto la grande opportunità di fare questo workshop con studenti meravigliosi – ha aggiunto l’artista – visitando luoghi nascosti e incontrando persone straordinarie che conducono vite quiete e solitarie, ma che offrono tantissimo alla comunità. Spero davvero che potremo trovare un’altra e diversa occasione per celebrare questa terra e le persone che la rendono così vibrante, vitale e speciale”.

La mostra

La mostra Steve McCurry Workshop Spirituality è aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2027 presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia. L’ingresso è gratuito. Giorni e orari di visita: dal giovedì alla domenica, dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.30. Sono previste aperture straordinarie durante le festività natalizie.

Perugia si candida a Capitale europea del piccolo commercio 2028 | Strategia per l’economia e la sicurezza

Perugia si candida a Capitale europea del piccolo commercio 2028. L’annuncio è stato dato dalla sindaca Ferdinandi all’evento nazionale di Confcommercio a Bari. “Il commercio di prossimità – ha ricordato la sindaca del capoluogo umbro – produce valore pubblico, rende le città più sicure, vive e inclusive. Vogliamo investire su una nuova generazione di imprenditori”.

Ferdinandi è intervenuta a Bari alla manifestazione “inCittà” accompagnata dall’assessore al commercio Andrea Stafisso. Partecipando al confronto Governare le città e tutelare la prossimità con gli strumenti degli amministratori locali, Ferdinandi ha portato l’esperienza di Perugia e una proposta che mette al centro il valore sociale del piccolo commercio e la necessità di nuove politiche contro la desertificazione commerciale.

L’annuncio di Ferdinandi

“Vogliamo candidare Perugia a Capitale europea del piccolo commercio 2028, costruendo un percorso condiviso con le associazioni di categoria, le imprese e tutta la città. Non deve essere soltanto la corsa a un riconoscimento europeo, ma l’occasione per costruire una visione di futuro nella quale il commercio di prossimità sia protagonista della rigenerazione urbana, della qualità dei quartieri e delle relazioni tra le persone”.

Nel suo intervento, la sindaca ha sottolineato la necessità di cambiare anche la narrazione del piccolo commercio, troppo spesso associato esclusivamente alla crisi e alle chiusure. “Se continuiamo a raccontare il commercio soltanto attraverso le sue difficoltà, rischiamo di allontanare le nuove generazioni. Dobbiamo invece tornare a raccontare la bellezza dell’intraprendere, il coraggio di investire in un’idea e la capacità di trasformare, attraverso un’attività economica, un pezzo di città. Per questo vorremmo caratterizzare la candidatura di Perugia con iniziative capaci di far emergere una nuova generazione di imprenditrici e imprenditori nel settore del commercio, offrendo ai giovani strumenti, competenze e opportunità per immaginare e costruire nuove attività”.

Il valore anche per la sicurezza

Ferdinandi ha ricordato la propria esperienza di giovane imprenditrice, quando a 24 anni aprì un locale in una zona di Perugia allora segnata dal degrado e dall’insicurezza, contribuendo alla sua trasformazione in un luogo di incontro e socialità.: “Quell’esperienza mi ha insegnato che un’impresa può generare un valore che va ben oltre il proprio fatturato. Un negozio che apre, una strada che torna a essere frequentata, un quartiere che ritrova vitalità sono anche presìdi di sicurezza e strumenti di rigenerazione urbana”.

“Il commercio di prossimità produce un valore pubblico enorme in termini di sicurezza, vivibilità e coesione sociale. Ma non possiamo lasciare soltanto sulle spalle dei commercianti il costo di questo beneficio collettivo. Serve un impegno delle istituzioni nazionali per sostenere le imprese e accompagnare le città nei processi di trasformazione”.

Per Ferdinandi, sostenere il commercio significa anche costruire politiche integrate che tengano insieme mobilità, riqualificazione degli spazi pubblici, sicurezza, cultura e servizi, coinvolgendo i commercianti fin dall’inizio delle scelte di rigenerazione urbana.

“Non esiste una politica efficace per il commercio separata dalle politiche per la città. Serve un nuovo patto tra amministrazioni, associazioni di categoria e imprese, capace di accompagnare le trasformazioni urbane e investire sulla formazione, sull’innovazione e sulle competenze digitali. La sfida non è soltanto difendere le attività esistenti, ma creare le condizioni perché ne nascano di nuove”.

L’assessore Stafisso

L’assessore al commercio Andrea Stafisso ha sottolineato il lavoro già avviato con le associazioni di categoria.
«La candidatura di Perugia è il frutto di un percorso ragionato, voluto e condiviso con Confcommercio Umbria e con il mandamento di Perugia, che hanno sostenuto fin dall’inizio questa prospettiva. Con loro continueremo a lavorare per definire e formalizzare un dossier di candidatura solido e qualificato, capace di valorizzare le caratteristiche del nostro tessuto commerciale e di individuare progetti concreti per il futuro. Continueremo inoltre ad allargare il gruppo di lavoro, coinvolgendo altre realtà del territorio, enti, università e soggetti del mondo economico, sociale e culturale, per ampliare la partecipazione e costruire una candidatura che sia espressione dell’intera città. Vogliamo un percorso partecipato, che metta al centro il ricambio generazionale, l’innovazione e la valorizzazione delle attività di prossimità».

Una fondazione provinciale per sostenere l’Its, la proposta di Giuseppe Croce. Il caso Orvieto

“La possibilità di realizzare un istituto tecnologico superiore passa per la scelta strategica di dare vita ad una fondazione Its nella nostra provincia. Non ci sono altri esempi nelle regioni italiane in cui gli Its si trovino in una sola provincia come accade in Umbria dove ne è stato avviato uno solo nel perugino“. Lo ha detto Giuseppe Croce, docente di Politica economica alla Sapienza, presentando il volume, scritto insieme a Francesco Armillei, “Fuori e dentro Terni. Flussi di pendolarismo verso la provincia e oltre“. Un’occasione che è stata utile anche di parlare dello sviluppo di Terni e della sua provincia, ma anche delle dinamiche territoriali tra Terni e Narni e dei rapporti con Roma e gli altri centri della provincia.

Alla presenza di importanti rappresentanti istituzionali come l’assessore regionale ai Trasporti Francesco De Rebotti, del suo predecessore Enrico Melasecche e dell’assessore comunale di Terni Sergio Cardinali, Croce ha svolto una relazione in cui il tema della crescita economica ed occupazionale è stato collegato direttamente a quello dell’altra formazione e alle strade eccezionali seguite finora per portare Terni e il ternano fuori dalla crisi. Secondo l’economista, si è finora assistito a risultati fallimentari con l’istituzione dell’area di crisi industriale complessa di Terni-Narni, ovvero l’accordo di programma ideato nel 2018 per favorire la riconversione e la riqualificazione industriale dell’area, con un focus storico su settori chiave come la siderurgia e il polo chimico di Terni.

“Sarebbe sbagliato avere aspettative eccessive anche dall’entrata un funzione della Zes, la zona economica speciale che prevede forti sconti fiscali per chi investe nell’area- ha detto Croce-se non avremo un ruolo di primo piano da parte delle aziende che devono fare la propria parte, giocando da protagoniste e senza agire solo in regime di agevolazioni. In questa direzione deve essere valutata la necessità strategica di un istituto tecnologico superiore che passa attraverso la costituzione di una fondazione a servizio della nostra provincia, ma basato a Terni che non deve essere solo una sede distaccata di Perugia“. L’ attuale Its Umbria Academy ha infatti sede a Perugia ed opera con campus e laboratori a Perugia, Foligno, Terni, Città di Castello e Montefalco.

ORVIETO E LA MARGINALITA’ RISPETTO ALLE DINAMICHE UMBRE.

Un tema che tira in ballo anche Orvieto le cui difficoltà nel campo della formazione superiore rappresenta una questione da affrontare. L’amministrazione comunale di Orvieto sta cercando da alcuni anni di attivarsi sul fronte della nascita di un Its, ma i risultati non arrivano ed è evidente il motivo per cui si sta facendo un buco nell’acqua. Gli Its sono stati individuati dal governo Draghi come uno dei pilastri fondamentali della riforma del sistema scolastico e del terziario professionalizzante, avviandoli attraverso i fondi del Pnrr. Per funzionare gli Its sono collegati ad una fondazione sostenuta dalle aziende che possono cosi formare la manodopera qualificata che serve loro e da altri soggetti territoriali come scuole, fondazioni, diocesi, centri di ricerca. Il costo medio annuo per sostenere un Its varia, ma si aggira intorno ad alcune centinaia di migliaia di euro e a fare la parte del leone sono le imprese che, in alcuni casi, arrivano a sostenere investimenti pari ad un milione di euro. Il Comune di Orvieto ha tentato di avviare alcuni corsi estivi in vista della creazione di un’ accademia Its nel settore agroalimentare e dell’agricoltura intelligente. Lo sforzo è ammirevole, ma i risultati non sono arrivati e, molto probabilmente, non potranno arrivare.

Perché? Forse perché Orvieto è completamente circondata da istituti specializzati nel settore come l’Istituto agrario di Bagnoregio, il Ciuffelli di Todi e il Laporta di Fabro che è ancora in fase di lento consolidamento? O forse perché non ci sono aziende in grado di sostenere economicamente un progetto del genere? Evidentemente entrambe le cose. Ma se Terni, con il suo potenziale industriale, ha un problema serio nel muoversi in questo ambito, come possiamo sperare che la piccola Orvieto possa riuscire da solo nell’impresa?

Ancora una volta stiamo scontando l’isolamento politico di Orvieto la cui leadership politica dovrebbe cambiare completamente direzione anche in questo settore e cominciare a dialogare con Terni, sia a livello istituzionale, che soprattutto a livello di reti di imprese ed associazioni di categoria datoriali. L’Its in campo agricolo abbiamo capito che non può avere futuro, cerchiamo una strada diversa. La vicenda Its è tuttavia anche una delle tante declinazioni del perenne dualismo campanilistico tra Perugia e Terni rispetto al quale Orvieto non può stare a guardare chiamandosi fuori o, assurdamente, illudendosi di poter giocare in proprio una partita per la quale non dispone dei giocatori sono in prima battuta gli imprenditori. Ad Orvieto, peraltro, sarebbe arrivato il momento di interrogarsi anche sul futuro del Centro studi, valutando anche di rivolgersi a “Chi l’ha visto” per avere qualche notizia del professor Andrea Crisanti, voluto nel cda dal Pd, per “dare un forte impulso” al centro. Desaparecido.

SOSTENERE TERNI CONTRO IL CENTRALISMO PERUGINO

Stringere un’alleanza solida con Terni in funzione di contrasto al centralismo peruginocentrico è una delle posizioni strategiche che Orvieto dovrà assumere nel prossimo futuro, giocando il doppio spartito del dialogo istituzionale con Perugia, ma puntando a fare massa critica in provincia per le cose che contano. Una duplice postura che è possibile tenere solo avendo ben presenti gli interessi orvietani, da difendere sopra ogni altra logica. Le alleanze territoriali si dovranno fare sulla base dei nostri interessi e non, come avviene adesso, sulla base dei posizionamenti dei partiti politici e delle loro convergenze. E’ questa una delle rivoluzioni copernicane che servono alla comunità orvietana.
La questione dell’Its è del resto sintomatica di come sta funzionando ancora ai giorni nostri il patologico regionalismo umbro.

A Terni, nel 2023 per iniziativa dell’ex vescovo Francesco Soddu, aveva preso le mosse un ambizioso progetto di Its che aveva la sua spina dorsale nella Confapi, ma a cui aveva aderito un colosso come Ast oltre all’Asm, la fondazione San Michele Arcangelo ed altri. Quel progetto venne definitivamente affossato dalla giunta Tesei ed in particolare dal potente ex assessore allo Sviluppo economico Michele Fioroni che pose con decisione la pietra tombale sopra alla nascente e promettente esperienza ternana. Ha un bel dire ogni anno l’ufficio studi di Banca d’Italia che in Umbria c’è un numero insufficiente di diplomati agli Its che andrebbero incrementati. Ancora una volta aveva trionfato la saldatura d’acciaio tra centrodestra di governo e Confindustria, la cui posizione accentratrice in termini di relazioni tra i territori e di rapporti con le proprie rappresentanze locali è da sempre il proprio inconfondibile tratto distintivo. Un posizione che serve anche a ricercare una posizione di forza rispetto alle altre associazioni di categoria. In quella circostanza anche il Partito democratico aveva silenziosamente avallato la manovra per uccidere nella culla il neonato e importante esperimento ternano, con una posizione di silente e grave complicità anche da parte del Pd ternano. Tanto per dire, nelle Marche di Its ce ne sono quattro, uno dei quali a Fabriano che non è capoluogo di provincia ed ha solo 9 mila abitanti in più rispetto ad Orvieto.

A Perugia la nuova mostra fotografica di Steve McCurry

Giovedì 29 ottobre, alle ore 17, verrà inaugurata la mostra “Steve McCurry Workshop Spirituality”. L’appuntamento è nell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, alla presenza dell’autore. Trenta fotografie inedite raccontano l’Umbria, in dialogo con le ricerche dei nove partecipanti al workshop.

Porteranno i saluti il vicesindaco di Perugia Marco Pierini e il presidente dell’Accademia Mario Rampini. Interverranno la presidente della Regione Stefania Proietti e l’assessora regionale al Turismo Simona Meloni. In programma l’intervento della direttrice dell’Accademia Tiziana D’Acchille e la proiezione del video backstage. La giornalista del TG1 Caterina Proietti dialogherà con Steve McCurry.

La mostra e il catalogo saranno dedicati a Paola Gonnellini, dirigente regionale che volle il primo arrivo del fotografo in Umbria.

Intelligenza umane e AI, il bilancio di Orizzonti Digitali 2026

Una riflessione sulle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nell’economia, nella gestione del lavoro e delle imprese, ma anche in campo sanitario, sportivo, sociale. Con un approccio finalizzato a pensare come, in questa rivoluzione senza precedenti, l’intelligenza umana è chiamata a interagire con l’AI.

Un tema che ha avvicinato tante persone, interessate ai vari ambiti nel quale è stato declinato attraverso il contributo di esperti nei rispettivi settori. Si è chiuso infatti con oltre 5mila presenze, triplicando i numeri della scorsa edizione, Orizzonti Digitali, il forum sull’AI diretto da Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia e tra i massimi esperti internazionali nel campo della robotica e dell’AI. La manifestazione è stata promossa da Confindustria Umbria, Umbria Digital Innovation Hub, ANCE Umbria, Umbria Business School e ITS Umbria Academy, grazie alla media partnership di Rai.

Collaborazioni

L’evento è stato realizzato in collaborazione con Il Cortile di Francesco, Nemetria, Ordine dei Giornalisti dell’Umbria, PerugIA Next e la Camera di Commercio dell’Umbria. Con il patrocinio del Comune di Perugia, dell’Istituto Italiano di Tecnologia, dell’Università degli Studi di Perugia, dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria, di Rai Umbria e di Rai Per la Sostenibilità ESG.

Il festival

Oltre 200 esperti italiani e di rilievo internazionale si sono alternati in 50 panel e talk tra le location di Perugia e Terni per parlare di come l’intelligenza artificiale stia profondamente cambiando tutti i campi della contemporaneità: dalla scienza alla tecnologia, dalla finanza alla società, dalla pubblica amministrazione alla sanità e, in generale, tutto il mondo delle aziende. E proprio per la vastità dei temi trattati, la quattro giorni ha visto una partecipazione nutrita di pubblici tanto diversi quanto interessati: oltre 5mila persone, tra studenti dell’università, manager aziendali e appassionati.

Le dichiarazioni

Urbani (Confindustria Umbria): “Bilancio estremamente positivo”. “Chiudiamo questa quarta edizione di Orizzonti Digitali con un bilancio estremamente positivo, sia per la partecipazione del pubblico sia per la qualità e la ricchezza dei contenuti proposti – ha sottolineato il presidente di Confindustria Umbria Giammarco Urbani – In questi giorni abbiamo portato in Umbria personalità di primo piano del mondo della ricerca, delle imprese e delle istituzioni, dando vita a un confronto di alto livello sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta introducendo in ogni ambito della nostra società. Come sistema Confindustria Umbria abbiamo voluto realizzare una manifestazione che andasse oltre la nostra comunità imprenditoriale, aprendosi all’intero territorio, ai giovani, al mondo della scuola e della formazione, alle istituzioni e ai cittadini. La risposta del pubblico conferma quanto sia forte l’interesse verso questi temi e quanto sia importante creare occasioni di approfondimento e di dialogo. Il nostro obiettivo è che il valore di questi quattro giorni non si esaurisca con la manifestazione, ma contribuisca ad alimentare nuove collaborazioni e progettualità concrete, accompagnando le imprese e il territorio nelle sfide dell’innovazione”.

Parapini (Direttore della Sede Regionale Rai Umbria): “Edizione straordinaria che il servizio pubblico ha contribuito a rendere speciale”. “Un’edizione straordinaria che il servizio pubblico ha contribuito a rendere speciale nei contenuti, con moderazioni prestigiose e con una informazione di assoluta eccellenza” ha detto Giovanni Parapini, Direttore della Sede Regionale Rai Umbria.

L’era della co-intelligenza

Tema scelto per quest’anno, l’era della co-intelligenza, “la combinazione dell’intelligenza umana con quella sempre più presente dell’intelligenza artificiale – spiega il direttore del festival, Giorgio Metta – motivo di studio e di confronto di questo festival è quello di capire effettivamente dove sia la giusta via di mezzo: come sempre la tecnologia utilizzata senza controllo rischia di diventare un nuovo divide anche sociale, mentre la tecnologia usata ai fini positivi e in questo caso come meccanismo per aumentare la produttività è qualcosa di positivo. Orizzonti Digitali è l’inizio di un confronto necessario”. Per Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione GIMBE, esiste un gap fra il progresso delle tecnologie in sanità e l’implementazione da parte del Sistema Sanitario Nazionale e aggiunge “l’uso può essere molto più estensivo, può essere applicato a processi organizzativi, può essere applicato a decisioni cliniche, però ancora non c’è una strategia di sistema in grado di poter colmare questi gap”. Non ha dubbi, invece, Francesco Del Prato, Assistant Professor presso la Aarhus University, quella che stiamo vivendo è “l’era della più importante rivoluzione tecnologica che probabilmente abbiamo mai sperimentato”. Secondo Emilio Barucci, professore di matematica finanziaria del Politecnico di Milano, “la vera sfida dell’era dell’intelligenza artificiale è capire come integrarla per trarre benefici nel nostro agire quotidiano e più in generale per la sostenibilità”. Edoardo Colombo, presidente di Turismi.ai vede nell’ascesa della nuova tecnologia una chance anche per i media tradizionali che secondo l’esperto “tornano ad essere molto importanti perché per l’intelligenza artificiale sono rilevanti”. Beatrice Carolina Iaia, Ceo & founder Biotitan Nanotechnology, afferma che l’era della co-intelligenza “significa portare innovazione utilizzando strumenti nuovi che ci portano a un futuro di cui ancora non sappiamo niente, però possiamo veramente sfruttare la nostra esperienza da un lato e chiaramente tutti gli strumenti che ci sono dall’altro”. Per Vittorio Murino, Principal Investigator IIT e Professore ordinario dell’Università degli studi di Verona, la co-intelligenza “può migliorare il welfare dell’essere umano”. Monsignor Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia – Città della Pieve, nella sua riflessione sul tema dell’evento afferma: “Il lavoro che si sta facendo attraverso la collaborazione tra soggetti istituzionali diversi ha una ricaduta che ci auguriamo possa arrivare fino alla gente, fino a valorizzare questi sistemi di intelligenza artificiale a beneficio di tutti”. “Senso di sé, incarnazione e apprendimento continuo”: per Angelo Forli, Principal Investigator IIT, è questo il terreno su cui si gioca la partita tra intelligenza biologica e intelligenza artificiale. Secondo Anna Traviglia, direttrice del Centre for Cultural Heritage Technology dell’IIT, l’avvento dell’AI nel campo della conservazione dei beni culturali apre nuovi orizzonti: “Possiamo infatti usare l’intelligenza per accompagnare quello che è il lavoro degli archeologi, degli umanisti, degli storici dell’arte per comprendere più a fondo il nostro patrimonio culturale e il nostro passato e riuscire a trovare dei modi per conservarlo in maniera che non abbiamo ancora potuto utilizzare”. Marco De Vivo, Principal Investigator e Direttore Associato per le Scienze Computazionali IIT, ha parlato degli effetti di questa nuova era di coesistenza: “Sostanzialmente abbiamo un’accelerazione di molti dei processi che prima prendevano più tempo, quindi accelerando possiamo esplorare più ipotesi, possiamo verificare più ipotesi e quindi focalizzare l’esperimento che poi rimane essenziale su ciò che ha le più alte chance di funzionare”. Un’integrazione che, secondo Giulio Deangeli, neuroscienziato computazionale, non sarà esente da problemi: “Molte persone dovranno adattarsi, cambiare la maniera in cui in cui lavorano, perché alcuni processi che erano sensati fino a poco tempo fa, oggi non sono più sostenibili”. E secondo lo studioso “questo comporterà un cambiamento significativo e al tempo stesso delle opportunità incredibili“. Per Cosimo Accoto, Research affiliate MIT, Adjunct Professor UNIMORE e AI Advisor Pollicino & Partners, l’ascesa dell’AI significherà “poter fare affidamento a forme, logiche e capacità cognitive e intelligenze nuove, ma questo apre anche alla necessità per la nostra intelligenza di interfacciarsi con le altre intelligenze e creare una sorta di orchestrazione cognitiva che sia in grado di farci prosperare dentro il XXI secolo”. Per Emanuela Girardi, Presidente ADRA, Fondatrice e Presidente POP.AI, “l’era della co-intelligenza è quella in cui l’intelligenza artificiale aumenta l’intelligenza umana. L’AI sono strumenti molto potenti che, se conosciuti, governati e usati in modo sicuro e consapevole, possono aiutarci a risolvere i problemi complessi della nostra società. Per questo è fondamentale che tutti, non solo gli esperti, imparino a conoscerli”.

Acqua per l’agricoltura, inaugurato a Orvieto il nuovo invaso di compensazione

Inaugurato a Orvieto, in localita Sant’Egidio, il nuovo invaso di compenso realizzato dal Consorzio di bonifica Tevere-Nera a servizio del mondo agricolo del territorio.

L’opera

Il nuovo invaso di compenso, posto al confine fra i territori comunali di Orvieto (Terni) e Castiglione in Teverina (Viterbo), ha richiesto un investimento complessivo di 2,8 milioni di euro, finanziato interamente dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranita alimentare e delle Foreste. La nuova infrastruttura fa parte del sistema di irrigazione a pioggia posto sulle due sponde del Tevere.

Le caratteristiche

L’opera, illustrata da Andrea Venturi (Vice capo settore irrigazione Consorzio di bonifica Tevere-Nera), e stata realizzata in un’area pianeggiante nei pressi del Podere San Giacomo, su uno dei terrazzi alluvionali del fiume. La sua funzione e quella di accumulare acqua e distribuirla sulla destra del Tevere, a servizio di un’area di circa 2.700 ettari. La rete di distribuzione a servizio di questa superficie verra realizzata in seguito e interessera i territori di Attigliano, Lugnano in Teverina, Bomarzo e Graffignano. L’invaso ha una capacita iniziale di 16 mila metri cubi e puo arrivare, con un futuro ampliamento, a 32 mila metri cubi. E profondo fino a 4 metri e misura 44 per 75 metri. E stato realizzato con arginature in terra e un rivestimento interno in materiale sintetico ad alta resistenza. L’impianto sara gestito attraverso sistemi automatici telecontrollati e sara sorvegliato con telecamere.

Riempimento ‘per gravita’

Uno degli aspetti principali del progetto riguarda il modo in cui l’invaso viene riempito. L’acqua puo arrivare dalla diga di Corbara direttamente per gravita, senza l’utilizzo di pompe. Questo consente di contenere i costi di gestione dell’impianto. La nuova infrastruttura e comunque predisposta anche per il riempimento meccanico: nel caso in cui il livello dell’acqua nella diga dovesse scendere abbastanza da non permettere piu il riempimento a gravita, sara possibile utilizzare le pompe.

Maggiore capacita di accumulo a servizio del territorio

Il nuovo invaso non servira soltanto come riserva per la futura rete irrigua. L’impianto e collegato anche al sistema dei due invasi gia in funzione, quello di Castiglione in Teverina e quello di Montecchio. Attraverso una condotta di by-pass sara infatti possibile utilizzare l’acqua accumulata nel nuovo invaso e ridistribuirla, quando necessario, agli altri due invasi. Il sistema prevede una nuova tubazione del diametro nominale di un metro all’interno della centrale di sollevamento, collegata alla condotta che porta l’acqua dalla diga di Corbara all’invaso. Nella centrale sono state inoltre installate due valvole a farfalla e una valvola a fuso, sempre del diametro di un metro, per regolare i flussi. L’obiettivo e quindi creare una maggiore capacita di accumulo e rendere piu flessibile la gestione delle risorse disponibili: una caratteristica particolarmente importante nei periodi di siccita e di carenza d’acqua, quando la disponibilita degli invasi e la possibilita di conservare e redistribuire la risorsa possono diventare decisive per garantire continuita all’irrigazione.

Le dichiarazioni

Sono intervenuti i vertici del Consorzio Tevere-Nera, Francesco Vincenzi (presidente nazionale Anbi – Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque), Marco Casini (segretario generale Aubac – Autorita di bacino distrettuale dell’Appennino centrale), rappresentanti del Ministero dell’Agricoltura, della Regione Umbria, del Comune di Orvieto, delle associazioni di categoria e delle istituzioni del territorio.

Massimo Manni (Presidente Consorzio di bonifica Tevere-Nera):
«Il Consorzio dimostra ancora una volta che le risorse, quando disponibili, vengono ben spese a vantaggio del nostro territorio, a sua difesa ma anche per il suo sviluppo economico. Vogliamo proseguire su questa strada, realizzando opere fondamentali che, con il supporto di tutte le istituzioni, rappresentano una risposta alle esigenze del presente ma anche del futuro».

Carla Pagliari (Direttrice Consorzio di bonifica Tevere-Nera):
«Il Consorzio ha avuto visione, ‘leggendo’ il futuro. Raccogliere l’acqua quando c’e per redistribuirla quando non c’e e la funzione principale di quest’opera, che potra essere sfruttata anche per la produzione di energia elettrica. I consorzi di bonifica italiani sono un elemento centrale, grazie alla profonda conoscenza del territorio che li caratterizza, nella tutela idrogeologica e, come in questo caso, nella gestione ottimale delle risorse idriche».

Francesco Vincenzi (Presidente nazionale Anbi – Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque):
«I consorzi di bonifica italiani stanno lavorando in modo importante per migliorare la resilienza dei territori a fronte della crisi climatica. L’adattamento ai cambiamenti climatici deve essere la strada da percorrere per dare risposte concrete ai cittadini e il modello sussidiario rappresentato dai consorzi di bonifica, che riescono a parlare con cittadini e istituzioni, e cruciale per poter spendere al meglio le risorse che l’Europa e il nostro Paese stanno mettendo in campo. L’invaso di Orvieto da una risposta concreta ai nostri agricoltori sul piano della gestione della risorsa idrica, efficientando l’uso e migliorando la rete degli invasi e la quantita di acqua che tratteniamo, oggi pari soltanto all’11%, che per l’Italia e la sua esposizione ai cambiamenti climatici e ancora insufficiente».

Marco Casini (Segretario generale Aubac – Autorita di bacino distrettuale dell’Appennino centrale):
«Oggi e un bel giorno, inauguriamo un’opera strategica che va incontro ai peggioramenti climatici con cui siamo chiamati a confrontarci. Un’opera realizzata per difendere l’acqua irrigua e, piu in generale, un intero settore, quello agricolo, e la nostra economia. Ci sono diversi altri investimenti in programma, grazie anche allo sforzo del Consorzio di bonifica Tevere-Nera e delle istituzioni: come Autorita agiremo per far si che queste opere vengano realizzate a tutela delle acque e di tutto il territorio».

Francesca Coniglio (Dirigente presso il Masaf – Ministero dell’Agricoltura, della Sovranita alimentare e delle Foreste):
«I consorzi di bonifica, come in questo caso, dimostrano ancora una volta la loro capacita di stare vicini al territorio, agli agricoltori e di prevenire i rischi idrogeologici. Come Ministero, nel rispetto della legge, agiamo per giungere alla realizzazione dei progetti cercando di minimizzare la burocrazia e qui tutte le amministrazioni coinvolte hanno collaborato nel modo migliore, garantendo tempestivita e qualita dell’opera».

Francesco De Rebotti (Assessore regionale Umbria allo sviluppo economico, politiche del lavoro, trasporti e infrastrutture):
«Oggi, se l’Umbria vuole avere nuove e importanti chance, deve incrementare la propria capacita di relazionarsi con gli altri territori, come accaduto in questo caso. L’opera realizzata a Orvieto e esemplare sotto molteplici punti di vista. E i consorzi di bonifica come il Tevere-Nera dimostrano ancora una volta di operare per superare le fragilita del territorio».

Roberta Tardani (Sindaca di Orvieto):
«L’opera che andiamo a inaugurare e un esempio di lungimiranza e di come la collaborazione fra enti e istituzioni produca risultati concreti a beneficio della comunita».

Dominga Cotarella (Presidente Coldiretti Umbria):
«L’acqua non e un tema solo agricolo ma e un bene per il settore industriale e per tutti i cittadini. Questa risorsa cosi centrale ci riguarda direttamente. E risultati come quello raggiunto lunedi 26 ottobre rappresentano l’esempio di come si deve passare dalle parole ai fatti».

Le “lettere” del vescovo Maffeis alla comunità di Marsciano

La Visita pastorale dell’arcivescovo Ivan Maffeis alle comunità parrocchiali delle 7 Zone dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, iniziata nell’autunno 2025 nella Zona del Lago Trasimeno Ovest e proseguita in primavera nella Zona della Valle del Nestore, ha visto una prima “restituzione” con la consegna delle lettere di quanto il vescovo ha colto nell’ascoltare centinaia di persone, giovani e adulti, in territori di periferia e di “aree interne”.

Emerge il volto di comunità vive e vivaci, come vengono descritte da mons. Maffeis nelle due lettere che sta consegnando nel corso di incontri serali molto partecipati per Unità pastorale. L’ultimo si è tenuto a Marsciano, presso l’oratorio parrocchiale gremito anche da tanti giovani.

Queste lettere sono intitolate rispettivamente “La periferia racconta” e “Il tutto nel frammento”, scaricabili dal sito: www.diocesi.perugia.it . In entrambe non mancano le annotazioni dei problemi di natura pastorale come anche sociale, in paesi spesso segnati dallo spopolamento e da diverse forme di fragilità e solitudini che avvolgono giovani e anziani.

Il vescovo riesce, comunque, a mettere in fila diversi segni di speranza, raccontando la disponibilità incontrata – a partire dagli istituti scolastici e dal mondo del lavoro –, una solidarietà ancora radicata, un rapporto proficuo di collaborazione tra le istituzioni civili e quelle religiose, un tessuto anche di volontariato che si esprime sul piano culturale, su quello sanitario e su quello caritativo. Significativa è la fiducia riposta da tante famiglie, anche non cattoliche, verso i parroci e le realtà parrocchiali, a partire dagli Oratori, riconosciuti come luoghi educativi.

Tutto questo in una società secolarizzata dove anche la Chiesa si misura con cambiamenti radicali, che le impongono di tornare alle radici di un’esperienza cristiana vissuta.

A novembre la visita riprenderà nella Zona della Valle del Tevere.

(Nella foto la visita pastorale dell’arcivescovo Ivan Maffeis alle Fornaci Briziarelli a Marsciano)