Orvieto si promuove nella città bavarese di Marketbreit grazie alla scultrice orvietana Sara Spaccino e a Destinazione Orvieto, il circuito formato da 147 aziende. L’artista ha esposto le sue caratteristiche sculture realizzate in tufo nell’evento biennale che viene ospitato nella città tedesca, trasformata per l’occasione in uno scrigno di opere d’arte e popolata da decine di artisti che, per un week end, contribuiscono a fare di Marketbreit una delle capitali artistiche del paese.
Sara che ha riscosso unanimi ed entusiastici apprezzamenti, ha allestito un’esposizione delle proprie opere grazie alla collaborazione di un’associazione che già due anni fa l’aveva ospitata in questa importante kermesse tedesca. Un’occasione preziosa anche per promuovere le aziende aderenti a Destinazione Orvieto attraverso la distribuzione della brochure dedicate ai percorsi di trekking, al patrimonio culturale e, in generale, all’offerta turistica del territorio orvietano.
Un’azione di marketing effettuata esclusivamente con risorse private così come tutti i progetti collegati e sostenuti da Destinazione Orvieto.
La Regione Umbria ha pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Umbria l’avviso pubblico per l’assegnazione della concessione dei giacimenti di acque minerali del Bacino Sangemini. La procedura riguarda lo sfruttamento delle acque Sangemini, Antiche Sorgenti umbre-fabia, fonte Aura e Grazia sorgenti di Acquasparta ubicate tra i comuni di San Gemini, Acquasparta, Terni e Montecastrilli.
L’avviso pubblico emanato dalla direzione regionale governo del territorio, ambiente, protezione civile, riqualificazione urbana, coordinamento Pnrr – servizio rischio idraulico, tutela e valorizzazione delle risorse idriche e adattamento ai cambiamenti climatici rappresenta la prima applicazione della nuova disciplina regionale che introduce il metodo della gara pubblica per l’assegnazione delle risorse idriche minerali.
“Entriamo nella fase operativa di un percorso di riforma che mira a trasformare la gestione delle acque minerali in una leva di sviluppo strutturale per l’Umbria – dichiara l’assessore Thomas De Luca – con la pubblicazione di questo bando portiamo a compimento la prima attuazione della legge regionale 7/2021, sanando il ritardo trovato ad inizio legislatura. A vincere sarà il progetto industriale che dimostrerà la volontà di investimento nello sviluppo del territorio, della crescita occupazionale, della valorizzazione del marchio e nella tutela dell’ambiente. Al centro della nuova concessione c’è la responsabilità sociale verso i lavoratori, quelli attualmente occupati prevedendo l’integrale riassorbimento, quelli futuri premiando quei progetti che avranno maggiore impegno occupazionale. Gli investimenti sullo sviluppo termale non sono solo permessi ma costituiscono premialità all’interno del bando, accogliendo le richieste pervenute dei comuni e della provincia. Il nostro obiettivo è garantire che il marchio Sangemini torni ad essere eccellenza umbra in Italia e nel mondo”.
In linea con le indicazioni strategiche approvate dalla Giunta, il bando punta sulla qualità e sulla valorizzazione del marchio attraverso criteri premiali per:
Sostenibilità ambientale: incentivi per l’uso del packaging in vetro, introduzione di sistemi di deposito cauzionale e auto-approvvigionamento da fonti rinnovabili
Uso plurimo delle acque: valorizzazione della risorsa anche ai fini termali per favorire lo sviluppo turistico e ricettivo del territorio
Equa remunerazione: diritti di superficie commisurati ai volumi estratti che garantisca benefici economici per la collettività umbra e per i comuni interessati
La procedura prevede l’aggiudicazione secondo il criterio dell’offerta più vantaggiosa basata su un sistema di valutazione che assegna un massimo di 100 punti:
Capacità tecnica e organizzativa (massimo 20 punti): valutazione delle esperienze pregresse e della qualificazione del personale.
Capacità economica e finanziaria (massimo 20 punti): Valutazione dei bilanci e sostenibilità del piano economico finanziario.
Piano industriale (massimo 30 punti): valutazione della capacità di massimizzare i livelli di produzione/vendita attesi rispetto alle potenzialità del giacimento e la massimizzazione dei volumi d’acqua utilizzati. Un peso rilevante è attribuito alla celerità dei tempi di avvio delle attività.
Sostenibilità e ricadute sul territorio (massimo 20 punti): vengono premiati i progetti che riducono l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo produttivo. In particolare, sono previsti punteggi per l’uso del packaging in vetro, l’attivazione del vuoto a rendere con deposito cauzionale e l’auto-approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili. Ulteriori punti sono assegnati per la realizzazione di opere di compensazione a beneficio della collettività, come interventi contro il dissesto idrogeologico o miglioramenti della viabilità locale.
Incremento dei diritti di superficie per l’acqua utilizzata (massimo 10 punti): valorizzazione dell’uso plurimo delle acque. Il bando riconosce esplicitamente che le acque Sangemini e Antiche Sorgenti Umbre – Fabia possiedono il riconoscimento ministeriale per usi termali (cura idropinica in situ). Per tale ragione, sono previsti punti premio per i progetti che integrano lo sfruttamento minerale con lo sviluppo di attività termali, favorendo così una diversificazione dell’offerta che può spaziare dall’imbottigliamento al benessere e al turismo ricettivo.
La concessione avrà una durata di 25 anni e un valore stimato di oltre 7,5 milioni di euro. Il termine perentorio per la presentazione delle domande di partecipazione sulla Piattaforma di Approvvigionamento Digitale (PAD) della Regione Umbria è fissato per le ore 12 del 19 agosto 2026. La prima sessione pubblica per l’apertura delle buste telematiche e la verifica della documentazione amministrativa si terrà il 24 agosto 2026 alle ore 10.
L’Auditorium San Domenico di Foligno si trasforma per un giorno nel fulcro dell’innovazione giovanile regionale. Martedì 19 maggio, dalle ore 09:00 alle 13:30, si terrà la giornata finale dell’“Umbria School Startup Challenge”, un evento che celebra la creatività e lo spirito imprenditoriale degli studenti delle scuole superiori umbre.
L’edizione 2026 segna una tappa strategica grazie alla stretta collaborazione tra la Camera di Commercio dell’Umbria e Sviluppumbria SpA. Per la prima volta, le due realtà hanno unificato le fasi finali dei rispettivi percorsi di educazione all’imprenditorialità: il consolidato programma “Impresa in Azione” (in partnership con Junior Achievement) e il progetto “Challenge Generazioni di futuro” di Sviluppumbria.
All’appuntamento sarà presente anche l’Ufficio Scolastico Regionale.
Il Programma della giornata La mattinata si aprirà alle 09:30 con i saluti istituzionali dei rappresentanti degli enti promotori e partner, tra cui Regione Umbria, Comune di Foligno, Sviluppumbria, Camera di Commercio dell’Umbria, AIDP, Confindustria Umbria e Rotary Club Foligno. Dalle 10:00 prenderanno il via le audizioni competitive:
Audizione Pubblica Challenge Sviluppumbria: una sessione dedicata nella sala principale per i progetti seguiti dall’agenzia regionale. Selezioni Impresa in Azione: gli studenti presenteranno le proprie idee d’impresa in sessioni parallele (Sala Video e Area Caffetteria) e le migliori quattro si presenteranno in una picth battle finale. La proclamazione dei vincitori è prevista per le ore 13, dopo un’attenta valutazione da parte di giurie composte da esperti del mondo aziendale e istituzionale.
Crescono le domande di immobili in Italia da parte di persone che vivono all’estero. Secondo le rilevazioni di Gate-away.com, il portale immobiliare italiano dedicato agli utenti internazionali che vogliono comprare casa in Italia, negli ultimi 5 anni le richieste sono cresciute del 52,23%.
A trainare la domanda sono soprattutto Stati Uniti, Regno Unito e Nord Europa, mentre sul territorio emergono nuove aree accanto alle mete più iconiche. Prezzi accessibili, qualità della vita e possibilità di visitare direttamente gli immobili rendono questi mesi una vera “alta stagione” per chi vuole vendere casa a un pubblico globale.
L’Umbria tra le zone più richieste
L’Umbria è una delle regioni più richieste: qui si concentra il 6,4% delle domande, con una crescita negli ultimi 5 anni del 79,97%.
In particolare nella zona del Lago Trasimeno, per le quali arriva l’1,32% delle richieste.
Tra le città, Todi continua a rappresentare una scelta di grande fascino per chi desidera vivere in un borgo storico immerso nel verde.
Il periodo degli affari
Con la primavera l’Italia non si conferma solo una delle destinazioni turistiche più amate al mondo, ma inaugura anche la stagione con maggiore fermento per il mercato immobiliare internazionale.
“Il periodo primaverile rappresenta una delle finestre più importanti per il mercato immobiliare rivolto agli acquirenti internazionali, commenta Simone Rossi, cofondatore di Gate-away.com. Molti utenti arrivano in Italia con una selezione di immobili già individuati nei mesi precedenti e utilizzano il viaggio per visitare le proprietà e prendere decisioni rapide. È un momento in cui l’esperienza diretta del territorio gioca un ruolo decisivo.”
Chi cerca casa in Italia: una domanda sempre più internazionale
Gli Stati Uniti si confermano il principale bacino di domanda, rappresentando oltre un quarto delle richieste complessive (26,28%), seguiti dal Regno Unito (12,88%) e da una componente europea molto attiva che include Germania, Francia, Paesi Bassi e Svizzera.
Particolarmente interessante è anche il dato relativo alle richieste inviate mentre gli utenti si trovano già in Italia (6,6% del totale), segnale evidente di come il viaggio e la permanenza sul territorio siano sempre più parte integrante del processo di acquisto.
Accanto ai mercati consolidati, si osserva inoltre una crescente diversificazione geografica, con Paesi del Nord Europa e del Nord America sempre più presenti e attivi.
Che tipo di casa cercano gli acquirenti
Dal punto di vista tipologico, la domanda appare sempre più diversificata. Gli appartamenti rappresentano la quota maggiore delle richieste (20,52%), seguiti da ville (15,85%) e case indipendenti (13,66%). In forte crescita anche le case di campagna (+71%), che riflettono il desiderio di spazi più ampi e di un contatto diretto con la natura.
La maggior parte degli acquirenti si orienta verso immobili già abitabili o completamente ristrutturati (oltre il 60% delle richieste), segnale di una domanda sempre più orientata a soluzioni pronte all’uso.
I prezzi
Dal punto di vista dei prezzi, il mercato si conferma accessibile e variegato: quasi il 45% delle richieste si concentra nella fascia sotto i 100.000 euro, mentre cresce anche l’interesse per fasce intermedie e medio-alte. Il valore medio delle richieste è pari a 239.019 euro (-3,72%).
Sindacati critici al termine dell’incontro, a Roma, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). La proprietà ha infatti presentato una relazione che le organizzazioni sindacali territoriali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec UIil hanno giudicato “non solo del tutto insufficiente, ma anche totalmente scollegata dalla realtà operativa”.
“Durante la riunione – fanno sapere i sindacati – la direzione aziendale ha ipotizzato l’ennesima data di ripartenza della produzione dello stabilimento narnese, condizionandola però a una serie di variabili e di ‘se’ che non offrono alcuna garanzia. Inoltre, mentre l’azienda dichiara che la casa madre continuerà a supportare il sito, quello che a oggi si percepisce e, soprattutto, si vive fa pensare tutto il contrario”.
“Abbiamo denunciato con forza il declino strutturale dello stabilimento – proseguono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec UIil – e ribadito l’importanza strategica di Sangraf a livello nazionale ed europeo. La verità è che la situazione in cui versano i reparti non rispecchia minimamente le rassicurazioni della proprietà. Non ci sono impegni formali che confermino la volontà del gruppo di investire nella ripresa produttiva, e dopo i continui rinvii, la credibilità della dirigenza è oggi purtroppo pari a zero. La gravità della situazione è stata ribadita con toni accesi anche dalle istituzioni locali e regionali presenti”.
I sindacati riportano inoltre che il Mimit, “preso atto dell’enorme divergenza tra le dichiarazioni dell’azienda e la realtà esposta dai sindacati e dalle istituzioni regionali e locali”, ha espresso “forti perplessità sul mancato riavvio della produzione, sottolineando come il mercato di riferimento italiano (le acciaierie), nel periodo di fermo della Sangraf, è stato ed è tuttora in marcia”.
Il Ministero, secondo quanto riportano le organizzazioni sindacali, avrebbe “espressamente richiesto alla proprietà un’interlocuzione più corretta e trasparente, fissando un aggiornamento tassativo entro il mese di giugno. Nel frattempo, lo stesso si è impegnato a svolgere incontri con l’azienda pretendendo la presenza della casa madre per approfondire le loro intenzioni e capire il piano industriale. Questo passaggio sarà fondamentale per verificare lo stato reale dell’azienda e tracciare una strada definitiva. Il funzionario del Ministero – concludono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec UIil – ha ribadito che il Mimit attenzionerà in maniera particolare questa vertenza, vista la criticità e la precarietà della situazione, affermando con forza che non saranno più ammessi passi falsi”.
Al tavolo, convocato con urgenza su sollecitazione di tutte le istituzioni e i sindacati, hanno preso parte l’assessore allo Sviluppo Economico Francesco De Rebotti con la dirigente del Servizio sistemi produttivi, trasferimento tecnologico e poli di innovazione, servizi finanziari, lavoro e crisi industriali e l’ingegnere responsabile della sezione interventi per la sostenibilità ambientale ed energetica e per l’economia circolare Nicola Locchi, il presidente della Provincia di Terni Stefano Bandecchi con il capo di gabinetto Raffaello Federighi, il sindaco di Narni Lorenzo Lucarelli con l’architetto Antonio Zitti, rappresentanti del Ministero guidati dal dottor Losego, i vertici aziendali della sede italiana e le organizzazioni sindacali.
Le Istituzioni ritengono importante il ruolo del Ministero nell’interlocuzione con la proprietà estera, alla quale chiedono chiarezza.
Il Consiglio di Stato ha parzialmente riformato la precedente pronuncia del Tar Umbria, confermando definitivamente la legittimità dei provvedimenti con cui la Regione Umbria ha disposto l’archiviazione del progetto proposto dalla società Waldum Tadinum Energia Srl per un impianto di termovalorizzazione a Gualdo Tadino.
“Questa sentenza del Consiglio di Stato segna un momento di chiarezza fondamentale per la nostra Regione – commenta l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca – non si tratta di una vittoria contro un’iniziativa privata, ma dell’affermazione del primato dell’interesse pubblico e della programmazione ordinata su logiche estranee alle necessità dei nostri territori. Abbiamo sempre sostenuto che l’Umbria debba essere un modello di economia circolare, dove il recupero di materia e la riduzione della produzione di scarti siano il cuore pulsante delle politiche ambientali”.
“Una decisione – prosegue De Luca – che rappresenta una vittoria fondamentale per i cittadini umbri e per il futuro della nostra terra. Il massimo organo di giustizia amministrativa ha riconosciuto che la difesa del paesaggio e della salute pubblica non può essere subordinata a logiche di mercato prive di coordinamento istituzionale”.
Il nucleo centrale della sentenza n. 03657/2026 risiede nel riconoscimento della Regione come titolare di un potere di pianificazione “molto ampio”. I giudici hanno chiarito che l’amministrazione non ha solo il diritto, ma il dovere di orientare la localizzazione degli impianti e, soprattutto, di quantificare il bisogno impiantistico reale.
Secondo il Consiglio di Stato, la programmazione regionale non è un mero dato statistico, ma una previsione vincolante volta a garantire un “equilibrato sviluppo territoriale”. Senza una guida pubblica forte, il rischio è quello di scivolare in una gestione frammentata e caotica che ignorerebbe i principi cardine di autosufficienza e prossimità stabiliti dalla normativa europea e nazionale. La sentenza conferma che l’archiviazione del progetto Waldum è stata giustificata proprio dalla sua contrarietà alle previsioni del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (Prgr), risultando non rispondente al fabbisogno regionale e ai criteri di localizzazione ivi determinati.
Il Consiglio di Stato ha evidenziato inoltre come la preclusione alla realizzazione di un impianto non sia un’illegittima limitazione della concorrenza, ma uno “strumento-chiave” per evitare il sovradimensionamento impiantistico che, nel caso dell’incenerimento, potrebbe disincentivare la raccolta differenziata e il riciclo. Poiché la termovalorizzazione è subordinata al riuso e al riciclaggio nel principio di gerarchia dei rifiuti, permettere la costruzione di impianti in assenza di un reale fabbisogno regionale comprometterebbe il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e salvaguardia ambientale.
La decisione di Palazzo Spada trova un solido ancoraggio negli articoli 9 e 41 della Costituzione. La sentenza n. 03657/2026 ricorda che l’attività economica, pur essendo libera, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute o all’ambiente. La riforma costituzionale che ha dato rilievo espresso alla tutela degli ecosistemi rafforza, secondo i giudici, la centralità della pianificazione regionale come garante di interessi ambientali superiori rispetto alla mera iniziativa d’impresa.
Il Consiglio di Stato ha colto quindi l’occasione per fornire importanti specificazioni tecniche riguardanti il regime di concorrenza nel settore del recupero energetico. In sintesi, i giudici hanno stabilito che, sebbene i privati possano proporre la costruzione di impianti in regime di concorrenza, tali proposte devono obbligatoriamente rispettare i binari della pianificazione regionale. Nel caso di Waldum Tadinum Energia Srl, l’insussistenza del fabbisogno e la localizzazione non conforme rimangono “ragioni giustificatrici” autonome e sufficienti a sorreggere l’archiviazione del progetto.
L’economia che non guarda ai poveri è un’economia cieca. E’ il messaggio lanciato dagli economisti e ricercatori che si sono ritrovati per la conferenza internazionale ‘At the Roots of Economic Ethics’ promossa dalla The Economy of Francesco Foundation.
Una tre giorni che si è appunto chiusa con un messaggio chiaro: non esiste futuro sostenibile senza rimettere al centro fragilità e redistribuzione. E non è un caso che il confronto si sia tenuto proprio al Serafico, luogo in cui inclusione e cura smettono di essere temi teorici per diventare esperienza quotidiana accanto a bambini e ragazzi con disabilità complesse.
Tra gli interventi più incisivi quello dell’economista Luigino Bruni, che ha smontato il dogma del PIL indicando in San Francesco una figura ancora capace di interrogare radicalmente il capitalismo contemporaneo. “Se oggi Francesco potesse parlare agli economisti – ha spiegato – ricorderebbe che l’economia è solo una parte della vita, e non il suo tutto. Il denaro misura le cose meno importanti della vita perché quelle davvero essenziali non passano dal mercato”. Bruni ha parlato poi della necessità di un vero e proprio “bagno di umiltà”: rimettere i poveri e i fragili al centro non è un esercizio spirituale, ma l’unica via per salvare l’economia dalla sua stessa ossessione per la performance. Secondo l’economista, infatti, la povertà francescana non nasceva dal rifiuto ideologico della ricchezza, ma dal tentativo di costruire relazioni diverse con il potere e il denaro; una visione che oggi torna attuale nella società moderna attraversata da disuguaglianze crescenti e cultura dello scarto.
Non ha usato giri di parole il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, Felice Accrocca, secondo cui “la ricchezza nelle mani di pochi non è solo un’ingiustizia ma un’arma che ‘affama i popoli’”. Il suo richiamo al pensiero francescano è diventato così un manifesto politico contro il monopolio delle risorse, riportando la redistribuzione al centro del dibattito pubblico. Accrocca ha ricordato inoltre che tutto il percorso umano e spirituale di Francesco nacque proprio dall’incontro con la fragilità e con il dolore umano: “Quando Francesco divenne fragile – ha sottolineato – venne colpito dalla fragilità degli altri: è stato in quel momento che cambiò la sua vita. In questo modo emerge come la fragilità possa diventare una risorsa”.
Tra gli interventi più attuali quello dello storico Giacomo Todeschini, che ha messo in discussione una delle convinzioni più radicate dell’economia contemporanea: l’idea che il valore delle persone coincida con il loro valore di mercato. Secondo Todeschini, infatti, il pensiero francescano nasce proprio per contrastare una società fondata sull’accumulazione e sulla concentrazione della ricchezza, proponendo invece una visione in cui beni, relazioni e persone non vengono valutati esclusivamente in termini di profitto. “Non tutto ciò che il mercato considera marginale o improduttivo è privo di valore”, è il messaggio emerso dal suo intervento, che ha richiamato l’importanza della dignità umana e il pericolo rappresentato dalle nuove forme di esclusione sociale. Una visione, questa, condivisa anche da Francesca Di Maolo, presidente del Serafico, tra i fondatori della Fondazione Economy of Francesco, secondo cui “la disuguaglianza non nasce soltanto da una cattiva redistribuzione dei beni, ma anche dall’incapacità di riconoscere il valore intrinseco delle persone. Al Serafico lo vediamo ogni giorno: ci sono persone che il mercato rischia di considerare marginali, improduttive o persino invisibili, ma che custodiscono capacità, relazioni, desideri e possibilità di generare bene comune”. Secondo la presidente del Serafico, inoltre, “una società che non crea le condizioni affinché queste persone possano esprimere il proprio potenziale, non sta semplicemente producendo ingiustizia: sta impoverendo sé stessa sprecando una parte della propria ricchezza umana. È qui che entra in gioco il progetto di vita: costruire contesti, relazioni e opportunità che permettano a ogni persona di partecipare pienamente alla vita della comunità”.
Nel suo intervento dedicato all’‘Homo Mendicans’ Helen Alford, economista e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha sottolineato come il modello economico si sia trasformato in “tecnocrazia neutrale” e faccia fatica a interrogarsi sui fini ultimi dell’agire economico. Secondo Alford, infatti, il sistema contemporaneo produce una sorta di vuoto morale in cui persino i grandi leader economici finiscono per sentirsi ingranaggi senza responsabilità reale. Da qui, dunque, la proposta di recuperare una visione dell’economia fondata non sulla competizione permanente ma sulla partecipazione e sulla gratuità.
Un richiamo alla concretezza della santità sociale ha trovato eco nelle parole del vescovo emerito monsignor Domenico Sorrentino, secondo cui la vera svolta non arriverà da soluzioni puramente tecniche o burocratiche: “Non sarà un diplomatico, uno studioso o un eroe a salvare la società — ha sottolineato citando Toniolo — ma una comunità di santi”. Una provocazione che vuole ribaltare il paradigma attuale: i santi non come figure distanti, ma come costruttori di un’economia capace di far fiorire la casa comune.
La sfida lanciata dalla città serafica, dunque, non si chiude con la conferenza: tra il ‘capitalismo dei dati’ e l’avanzata dell’intelligenza artificiale – secondo anche alcune delle ricerche presentate dai giovani changemaker – la domanda lanciata ai grandi della Terra è impellente: vogliamo un’efficienza senza anima o un’umanità che sappia ancora includere? A questo interrogativo, a cui i giovani ad Assisi hanno provato a rispondere, si aggiungerà la ‘voce’ di Papa Leone XIV in un cammino comune, convinti che l’unica risposta valida possa essere data insieme.
Dal 13 maggio il badge di cantiere sarà obbligatorio nelle aree della ricostruzione post sisma 2016 (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria).
Lo strumento digitale per le aree del sisma per la rilevazione delle presenze è stato introdotto dall’articolo 35, comma 6, del D.L. 189/2016 recante “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016” e reso operativo dall’Ordinanza del commissario straordinario del Governo, Guido Castelli, n. 216/2024.
Il controllo digitale dovrebbe contrastare l’illegalità e migliorare la sicurezza nei cantieri. Obiettivi la cui efficacia dovrà essere ora verificata nell’applicazione concreta.
Come funziona il badge di cantiere per le aree del sisma
Ogni impresa appaltatrice ha l’obbligo di comunicare i dati dei propri dipendenti che dovranno accedere ai Cantieri alla Cassa Edile/Edilcassa competente che, in qualità di autonomo titolare del trattamento, li comunicherà a sua volta al Commissario.
Provvede, inoltre, a nominare il “Referente di Timbratura” e il “Referente di cantiere”, incaricato di gestire il “Settimanale di cantiere”, che contiene, per ciascuna settimana:
i dati delle imprese presenti sul cantiere; i dati relativi alla forza lavoro odierna e se viene applicato il contratto CCNL edilizia; i dati relativi ai mezzi presenti; i dati relativi al “Badge di cantiere digitale”.
Si tratta di uno strumento identificativo personale assegnato ai soggetti autorizzati ad accedere ai cantieri della ricostruzione. Attiva un sistema integrato di identificazione, rilevazione presenze, aggiornamento del settimanale di cantiere, controllo dei flussi di manodopera e supporto alle finalità di sicurezza, regolarità del lavoro e prevenzione antimafia.
Il badge di cantiere è fornito dal Commissario straordinario a tutti i lavoratori autonomi e subordinati, compresi quelli in distacco ed in somministrazione, che lavorano nei cantieri della ricostruzione, indipendentemente dal CCNL applicato. Utilizza tecnologia NFC e, in via sussidiaria, QR Code, per registrare luogo, data e ora di ingresso ai cantieri.
La Magnifica Parte de Sotto vince il Calendimaggio di Assisi 2026. I partaioli rossi bissano il successo dello scorso anno e salgono a quota 33 vittorie contro le 35 della Nobilissima Parte de Sopra. A decretare la Parte vincitrice della settantunesima edizione, realizzata con il sostegno della Città di Assisi, della Regione Umbria e della Fondazione Perugia, e il patrocinio del Senato della Repubblica, la giuria composta dal regista Ascanio Celestini, il direttore di coro Maurizio Sacquegna e il professor Umberto Longo dopo dopo quattro giorni di gare e spettacolo.
Prima del verdetto lo spettacolo dei cortei della sera e la sfida canora: nelle spettacolari esibizioni serali con i giochi di fuoco, la Nobilissima Parte de Sopra ha messo in scena un mondo in cui la Primavera regna eterna e Orfeo ed Euridice vivono in amore e armonia. Ma basterà un solo istante perché il sogno si incrini: Euridice scompare e con lei si spezza ogni equilibrio. Orfeo, privato di ciò che ama, abbandona il suo mondo e si addentra nel bosco. Un luogo vivo e mutevole, popolato da presenze schive e da una natura che sembra osservare e guidare chi la attraversa. Qui le stagioni si rincorrono, gli anni scorrono silenziosi, e il bosco diventa dimora e rifugio di un Orfeo ormai adulto. Nel suo lungo viaggio, la musica resta l’unico legame con ciò che ha perduto. Attraverso la musica, il confine tra perdita e presenza si assottiglia, come se ciò che è scomparso potesse ancora rispondere. E infatti Orfeo ed Euridice si incontrano di nuovo, ma quando la volontà del Re Fato si impone, il loro amore si spezza un’altra volta. Ed è proprio nel punto più fragile della storia che la voce di Orfeo diventa decisiva: il suo canto non si limita a raccontare, ma tenta di trattenere ciò che sta svanendo, di resistere, di riaprire ciò che sembrava chiuso… come se, per un istante, la storia stessa potesse scegliere di non finire.
La Magnifica Parte de Sotto ha raccontato la storia di Francesca, detta Ciccilla, tessitrice nata tra trama e ordito, si fa custode di una memoria antica, dove il gesto del tessere riflette, in qualche maniera, l’ordine del mondo. Il telaio è il cosmo: ogni stagione un filo, ogni vita una trama, ogni evento parte di un disegno più ampio in cui il divino e il terreno si intrecciano. Attraverso le voci di quattro donne – Estella, Agnoletta, Fiammetta e Fiorenza – prende forma un racconto ciclico, dove ogni stagione rappresenta una fase della vita, ma anche una prova spirituale. Si parte dall’estate, nel segno di san Giovanni, nel cuore di riti solstiziali che fondono tradizione cristiana e antichi culti agrari. E poi l’autunno, tempo di raccolto e compimento, in cui domina la figura di san Michele Arcangelo, guerriero celeste e giudice delle anime e in cui il male si nasconde nelle cose quotidiane. L’inverno porta il tempo della prova estrema. Nel gelo e nel silenzio, il popolo si affida alla fede e all’intercessione dei santi. È sant’Antonio Abate, protettore contro il “fuoco sacro”, a incarnare la speranza. E infine la primavera, che giunge come rinascita e redenzione, in cui la terra rifiorisce e ciò che era stato corrotto si rigenera. Ma come nel telaio di Francesca, il filo continua a scorrere e ogni stagione diventa metafora di una lotta eterna tra luce e oscurità — fili inseparabili della stessa trama.
Venticinque espositori provenienti da varie regioni d’Italia per trasformare piazza della Repubblica in uno straordinario giardino fiorito ed inserire Orvieto nel prestigioso club delle città italiane che ospitano ogni anno importanti manifestazioni nel settore dei fiori e delle piante. E’ questo l’ambizioso obiettivo che fa da sfondo alla prima mostra mercato del settore che si svolgerà ad Orvieto il 23 e 24 maggio sotto la direzione artistica di Mauro Di Sorte, professionista di vaglia e patron, da ben 28 anni, della Festa delle ortensie di Bolsena. L’evento è stato presentato sabato mattina nel corso di una conferenza stampa nella sede del palazzo dell’Opera del duomo alla presenza del presidente dell’ente Andrea Taddei, della sindaca Roberta Tardani e del presidente del Comitato cittadino dei quartieri di Orvieto Leonardo Mariani oltre che dei rappresentanti delle varie realtà che concorrono alla manifestazione Orvieto in fiore, in programma dal 20 al 24 maggio.
“Ho accettato con molto entusiasmo e senza esitazione l’invito che mi è stato rivolto da Destinazione Orvieto – ha detto Mauro Di Sorte – perché ho da sempre un rapporto speciale con Orvieto che considero la mia seconda città. Nel lavorare a questo progetto ho cercato di fare ogni sforzo possibile per garantire la massima qualità possibile con una attenta selezione degli espositori che sono anche produttori. Orvieto merita il meglio e credo che questo esordio possa essere all’altezza delle aspettative”.
Tra gli espositori si segnala anche uno stand interamente dedicato alle piante carnivore che susciterà senz’altro l’interesse del pubblico. La collaborazione tra il direttore artistico Di Sorte e Destinazione Orvieto si è anche manifestata attraverso una strategia condivisa dal punto di vista comunicativo e promozionale al cui interno si colloca lo spazio dedicato ad Orvieto in fiore dal mensile “Gardenia”.nel numero di maggio in edicola.
Ringraziando Armando Fratini e Leonardo Mariani per aver accettato con entusiasmo la proposta di puntare sulla mostra mercato dei fiori e delle piante, Claudio Lattanzi di Destinazione Orvieto, ha spiegato che “la strategia è quella di posizionare in maniera stabile Orvieto nel calendario nazionale di questi eventi. Destinazione Orvieto svolgerà un ruolo di supporto all’organizzazione, gestendo lo stand informativo della mostra, mettendo a disposizione degli espositori alcune convenzioni con alberghi e ristoranti aderenti al nostro circuito di aziende e garantendo anche ai clienti della mostra, grazie a Mario Carpinelli, un servizio di consegna delle piante direttamente ai luoghi dove hanno parcheggiato. La presenza di uno stimato professionista come Mauro Di Sorte rappresenta una solida garanzia per lo sviluppo futuro del progetto”.
Il presidente dell’Opera del Duomo, Andrea Taddei, ha sottolineato, oltre al bel clima di sinergia costruttiva e coordinamento, anche il forte legame tra la Palombella, la Pasqua Fiorita e il matrimonio dei Monaldeschi, eventi che costituiscono le basi storiche da cui è nata Orvieto in Fiore, evento che è sempre più legato sia alla Pentecoste che all’intero calendario degli eventi orvietani.
Il sindaco, che da quest’anno consegnerà il premio all’infiorata vincitrice all’interno del palio, a sottolineare l’inserimento ufficiale di Orvieto nell’albo regionale delle Città dell’Infiorata, ha dichiarato che il programma di Orvieto in Fiore apre il momento più bello dell’anno per il nostro territorio, ha anche rimarcato il forte legame di collaborazione con Bolsena, iniziato con le infiorate e rafforzatosi quest’anno col mercato florovivaistico, a simbolo di come la pace e la bellezza possano essere la strada a cui guardare con fiducia.
“Siamo molto felici – ha detto il presidente del Comitato Cittadino dei Quartieri di Orvieto – che il programma abbracci numerosi soggetti, tra istituzioni, scuole, associazioni, aziende e singoli cittadini e che coinvolga anche i quartieri al di fuori del centro storico. Quest’anno, inoltre, il nostro evento entra fisicamente dentro i palazzi e i giardini dei cittadini di Orvieto, con eventi, visite speciali e una grossa novità che vedrà alcuni edifici storici coinvolti nella composizione del corteo del Palio: i nobili si uniranno alla sfilata degli sposi Monaldeschi uscendo dalle rispettive dimore. Le bellezze di Orvieto, in questa edizione, si sposano più che mai al tema delle infiorate: La via della bellezza: una strada per sollevare lo sguardo”.
Palazzo Guidoni per il quartiere Corsica, Palazzo Gualterio per il Santa Maria della Stella, Palazzo Giulietti per l’Olmo e Palazzo Bisenzi per il Serancia saranno catapultati nella seconda metà del Quattrocento per festeggiare le nozze che riportarono la pace ad Orvieto, mentre i giardini Pettinelli ed Ercolani-Barlozzetti saranno pronti a raccontare i loro segreti. Altra novità del “corteggio” anche la partecipazione delle Dame della Rupe a cavallo.
Anche i rappresentanti delle viarie istituzioni e cooperative, di UniTre, delle scuole di musica e di danza e Majorana Trekking hanno descritto le loro numerose e variegate iniziative, dagli spettacoli ai concerti, dalle visite alle passeggiate, dai laboratori ai molti appuntamenti promossi dal Comune di Orvieto nel programma “Me ne curo”, che raccoglie i differenti patti di collaborazione tra enti, istituzioni e privati cittadini per la cura e la tutela del bene comune.
Da Fidapa, che cura i concorsi per le vetrine e i balconi in fiore, l’invito a commerciati, artigiani e famiglie ad aderire, compilando il modulo disponibile presso l’ufficio turistico di Piazza Duomo e realizzando addobbi ed allestimenti coi colori dei quartieri entro il 20 maggio. Interessante l’iniziativa congiunta di merlettaie e ceramisti: cadendo la Pentecoste nel fine settimana dell’evento nazionale “Buongiorno Ceramica”, si è deciso di fare una mostra unica, dal titolo “Un fiore per Orvieto”, dove, accanto ai fiori in merletto arrivati da ogni parte d’Italia, saranno esposte ceramiche locali e composizioni dell’antica arte giapponese dell’Ikebana realizzate per l’evento.