Skip to main content

Moreno Marziani nuovo presidente Ordine Ingegneri della provincia di Perugia

Moreno Marziani è il nuovo presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Perugia. È stato eletto nel corso della prima seduta del nuovo Consiglio proclamato il 26 maggio scorso all’esito delle elezioni. Sarà in carica per il quadriennio 2026-2030.
Vicepresidenti sono state nominate Cinzia Buratti e Chiara Gallinella.
Marco Fabiani ricoprirà il ruolo di segretario, Domenico Palladino sarà il tesoriere.

L’ingegner Marziani succede a Gianluca Fagotti. Il nuovo consiglio si completa con Simone Pompei, Gianluca Spoletini, Luca Leonardi, Marco Carletti, Massimo Palombo, Andrea Galli, Francesca Rossi, Federica Cerrini, David Kaczmarek, Manuela Frate.
“Ringrazio il Consiglio che mi ha accordato la fiducia e rinnovo la volontà di lavorare in modo concreto e condiviso a supporto della professione e dei professionisti che sono chiamati sempre a nuove sfide”. Così il neo presidente Moreno Marziani.

“Human & Machine”, a Foligno il convegno sulla “decisione aumentata” e l’etica dell’AI

Giovedì 4 giugno l’incubatore Sviluppumbria ospiterà il secondo appuntamento del ciclo “Human & Machine”, promosso da Federmanager Umbria, Confindustria Umbria, Adaci e l’Ordine degli Ingegneri di Perugia. Un confronto tra accademici, manager ed esperti per esplorare i nuovi confini della “decisione aumentata” e l’etica dell’AI.

Il convegno di riferimento sul futuro della leadership si terrà giovedì 4 giugno, dalle 14 alle 18, nella sala convegni dell’Incubatore Sviluppumbria a Foligno (località La Paciana, via A. Vici 28). L’evento, che giunge al suo secondo appuntamento, è il frutto di una forte sinergia territoriale tra le principali sigle del mondo industriale, manageriale e professionale della regione.

Moderatice d’eccezione dell’intero incontro sarà l’imprenditrice Ilaria Caporali, Founder e CHO di Balance Consulting. I lavori si apriranno alle 14.30 con i saluti istituzionali dei vertici delle organizzazioni promotrici: il prof. Luca Ferrucci (Amministratore Unico di Sviluppumbria), l’ing. Massimo Cresta (Presidente Federmanager Umbria), Simone Cascioli (DG Confindustria Umbria) e l’ing. Gianluca Fagotti (Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Perugia).

Il cuore del convegno si articolerà in tre moduli tematici paralleli e complementari, volti a sviscerare l’impatto delle nuove tecnologie da prospettive differenti. Si inizierà con “Artificial Intelligence. Dalla decisione umana alla decisione aumentata”: coordinato dalla dott.ssa Veronica Del Priore (AI Strategy & Marketing Manager), vedrà l’intervento della dott.ssa Francesca Boccia (coordinatrice Commissione nazionale I.A. Federmanager e membro dell’osservatorio I.A. del CNEL), incentrato sull’evoluzione dei processi decisionali aziendali guidati dagli algoritmi. Si proseguirà con il modulo “Intelligenza Emotiva. Leadership Emozioni e Robotica”: guidato dalla dott.ssa Marzia Martino (Co-founder CREO srl e Coach), approfondirà la componente antropologica e psicologica del comando grazie ai contributi del prof. Marco Moschini (Direttore del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione presso l’Università degli Studi di Perugia) e del prof. Francesco Marino (Docente di Intelligenza Emotiva presso l’UNINT di Roma). Infine, sarà trattato il tema “Robotica Avanzata. Quando l’AI diventa fisica, un panel tecnico moderato dall’ing. Luciano Pizzoni(dirigente Umbra Group SpA) al cui tavolo dei relatori siederanno il prof. Paolo Valigi (ordinario del Dipartimento di Ingegneria – UNIPG), il prof. Alberto Dionigi (PhD in Robotics Engineering – UNIPG) e il dott. Giovacchino Rosati (CEO e Chairman di EAGLEPROJECTS SPA). A chiudere l’intensa mezza giornata di lavori sarà la riflessione etica di Don Alessandro Picchiarelli, incentrata sull'”Etica dell’intelligenza artificiale”, un tassello fondamentale per rimettere l’uomo e i suoi valori al centro della rivoluzione tecnologica in corso. L’incontro è aperto alla stampa e agli operatori del settore. Per gli ingegneri iscritti all’Ordine, la partecipazione all’evento è valida per il conseguimento dei crediti formativi professionali (CFA).

Ordine commercialisti e contabili Perugia, la sfida della ZES

L’assemblea annuale per l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Odec) della provincia di Perugia ha approvato all’unanimità il bilancio consuntivo del 2025.

Si è trattato del primo momento assembleare dopo l’insediamento del nuovo Consiglio (avvenuto nel mese di gennaio) che guiderà l’ordine per il quadriennio 2026/2029. L’incontro si è confermato momento privilegiato di confronto tra gli appartenenti alla categoria durante il quale si è discusso di risultati raggiunti e opportunità di crescita per i professionisti.

Nel corso dell’assemblea, il presidente dell’Odcec di Perugia Enrico Guarducci ha sottolineato anche problemi e prospettive con particolare riferimento al ruolo che il commercialista svolge “quale soggetto indispensabile per lo sviluppo del territorio in un momento storico complesso caratterizzato tuttavia anche da opportunità di rilancio dell’economia attraverso l’inclusione dell’Umbria nella Zes, Zona economica speciale, misura che incentiva investimenti e nuovi insediamenti produttivi attraverso la semplificazione burocratica amministrativa e, per alcuni Comuni, la possibilità di ottenere crediti di imposta importanti dal 15 al 35 per cento a seconda delle dimensione dell’impresa”. La legge numero 171 del 2025 ha infatti ampliato il perimetro della Zes introducendo anche le regioni di Umbria e Marche.

“Come commercialisti stiamo vivendo una stagione particolare – ha sottolineato il presidente Guarducci – in cui siamo chiamati a rendere operativa questa nuova importante misura per lo sviluppo del territorio. Dobbiamo inoltre ripensare alla professione che non è più soltanto quella classica che ha contraddistinto gli ultimi decenni della nostra attività, ma una professione che oltre a materia in esclusiva come revisione legale, certificazione di sostenibilità ESG, apposizione dei visti di conformità, rendicontazione delle spese sostenute per l’ottenimento di contributi pubblici, certificazione dei rischi fiscali nell’ambito del tax control framework, sappia sostenere lo sviluppo delle aziende clienti con competenze specialistiche e qualificate”. Temi e nuove opportunità che possono rendere più attrattiva la professione in un momento in cui a livello nazionale, così come in Umbria, si registra “la perdita di interesse – ha spiegato Guarducci – da parte dei giovani. Sono molte le azioni che Consiglio nazionale e l’Ordine di Perugia in particolare stanno ponendo in essere per arginare tale fenomeno”. Dal miglioramento delle modalità di svolgimento della professione al rafforzamento dell’immagine del commercialista, passando per iniziative volte a semplificare l’accesso alla professione e il sostegno alla fase di start up, lo sviluppo di competenze qualificate, non più massimaliste, da condividere poi con colleghi attraverso forme di aggregazione come STP studio associati e reti professionali.

Dopo la lettura del bilancio di genere dell’Ordine da parte il presidente del Cpo Simonetta Mischianti sono stati consegnati gli attestati di iscrizione agli iscritti nel 2025. Al termine è stato rivolto un ringraziamento sentito da parte del presidente Guarducci “a tutti coloro che si sono adoperati per le attività dell’ordine nel corso del mandato 2022/2025 all’intero consiglio, al collegio dei revisori, al consiglio di disciplina, al comitato per opportunità, al direttore della scuola di formazione e ai vari componenti le commissioni operative e di studio. Faccio infine il mio augurio di buon lavoro al nuovo Consiglio che guiderà l’ordine per il prossimo quadriennio”.

Ordine Ingegneri della Provincia di Perugia, ok dell’assemblea al bilancio

“Quando si diventa ingegneri, una soluzione ai problemi si trova sempre”. Così il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Perugia, Gianluca Fagotti, rivolgendosi agli studenti che hanno preso parte al seminario formativo “Dall’idea alla realtà. L’arte di costruire il futuro. Le diverse anime dell’ingegneria oggi”.

L’incontro si è svolto nella sede di Formedil. Due le tavole rotonde, moderate dall’avvocato Valeria Tocchio, dedicate a presentare i diversi settori dell’ingegneria e le prospettive sia di formazione universitaria che di impiego professionale. “La professione dell’ingegnere – ha sottolineato ancora il presidente Fagotti – nel tempo è profondamente cambiata. Oggi ci troviamo, sempre più spesso, a dover attivare conoscenze anche non strettamente ingegneristiche. Ma una strada la troviamo sempre”.

Con Filippo Ubertini, direttore del Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’Università di Perugia, Renato Morbidelli, professore ordinario dell’Università di Perugia, Paolo Anderlini, Antonella Badolato e Lucia Bachini, tutti e tre liberi professionisti, si è parlato di ingegneria civile e ambientale. Di ingegneria industriale e dell’informazione si è parlato, invece, nel secondo momento di confronto a cui hanno preso parte il direttore del dipartimento di ingegneria dell’Università di Perugia, Gianluca Rossi, Alessia Micarelli di Sinapsi, Alessio Lutazi, dirigente Gesenu e consigliere delegato di Tsa, e Simone Lucertini di Terex.

A conclusione delle tavole rotonde, prima di lasciare spazio all’assemblea ordinaria dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Perugia, l’intervento della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che rivolta agli studenti, ha ricordato come l’Umbria, sia tra le regioni italiane con minore povertà formativa: “L’Umbria è una regione alla portata dei vostri sogni”.

Durante l’assemblea, è stato presentato il bilancio consuntivo del 2025 da parte del direttivo che si avvia a concludere il suo mandato. Per questo, prima dei numeri, il presidente Fagotti ha voluto ringraziare tutti componenti del consiglio stesso e il personale che ha accompagnato l’attività dell’Ordine durante il mandato che si avvia a conclusione.

(foto Michele Castellani)

“Mancano i geometri”: accordo tra ANCE Umbria e Collegi Geometri di Perugia e Terni

Siglato un accordo tra Ance Umbria e i Collegi dei geometri di Perugia e Terni, seconda fase del progetto, avviato dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili regionale insieme agli istituti con indirizzo CAT che hanno aderito lo scorso anno alla Rete ScuolANCE.

L’obiettivo è quello di “potenziare l’alleanza educativa tra scuola, imprese e professioni nel comparto delle costruzioni; accompagnare gli studenti verso un’occupabilità consapevole, qualificata, ben tutelata e retribuita; promuovere la cultura della legalità, della sicurezza e della sostenibilità nel settore edilizio; offrire esperienze formative dirette che valorizzino la conoscenza tecnica e l’esperienza sul campo, fondamentali per l’ingresso nel mondo del lavoro”.

Nella sede di Terni di Confindustria, l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) dell’Umbria e i Collegi dei geometri delle provincie di Perugia e Terni hanno siglato il protocollo d’intesa, che prevede una serie di attività da organizzare e mettere in campo in sinergia, per promuovere gli istituti CAT (ex istituti per geometri) tra i ragazzi e le loro famiglie, e sostenere gli studenti che scelgono questo percorso di studi e la professione del geometra.

D’altronde, come hanno spiegato e sottolineato i firmatari del documento – per Ance Umbria il presidente Massimo Ponteggia e il vicepresidente Albano Morelli (i primi progetti Ance a favore degli istituti Cat si sono avviati sotto la sua presidenza lo scorso anno), per i geometri i presidenti dei Collegi di Perugia, Enzo Tonzani, e Terni, Roberto Riommi – “la figura del geometra è essenziale in molti settori, in particolare nell’edilizia. Ma in Umbria, dove per di più vi è anche il problema della ricostruzione post sisma, seppur con una lieve inversione di tendenza registrata recentemente, da anni troppi pochi giovani scelgono questa scuola e questa professione, e ciò ha provocato un grave gap nell’economia regionale che sta creando notevoli problemi”.

Alla luce di tutto ciò, oltre alle numerose attività già svolte con questo fine da entrambi i soggetti, con questo accordo geometri e costruttori edili organizzeranno ulteriori azioni promozionali, lezioni frontali di supporto su materie extracurriculari, attività laboratoriali, testimonianze aziendali, visite didattiche e momenti di confronto pratico-applicativo. Il tutto per incentivare gli studenti, migliorare la loro preparazione e favorire il loro ingresso nel mondo del lavoro. “Con questo documento – è stato ricordato – sanciamo una collaborazione che abbiamo già avviato negli ultimi mesi per far fronte a questa rischiosa carenza di geometri”.

“Le nostre imprese – hanno specificato Ponteggia e Morelli – hanno bisogno essenziale di geometri, una figura di cui si è un po’ persa la cultura. Gli iscritti sono diminuiti costantemente, con un lieve miglioramento in questi ultimissimi tempi, e addirittura alcuni istituti rischiano di non proporre più questi percorsi. Da qui la necessità di continuare a fare una massiccia azione promozionale e di sostegno ai ragazzi che si avvicinino agli istituti Cat, ricordando loro che c’è immediata possibilità di impiego ben retribuito, non solo nelle imprese di costruzione, ma anche come liberi professionisti”.

“Le opportunità sono tante e i ragazzi sono pochi – hanno commentato anche Tonzani e Riommi –. Le aziende stanno soffrendo per portare avanti, ad esempio, i progetti della ricostruzione e del Pnrr e chiedono tecnici da assumere subito. Da sempre ci spendiamo per far comprendere ai giovani e alle loro famiglie che di questo mestiere si può ancora vivere e vivere bene. Cerchiamo quindi far conoscere questa opportunità e di stare vicini alle scuole e ai ragazzi. Senza dimenticare che oggi possono anche diventare geometri laureati frequentando lo specifico corso di laurea all’ateneo di Perugia”.

Gli istituti Cat nella provincia di Perugia che hanno già aderito alla Rete ScuolAnce sono: Istituto ‘Polo-Bonghi’ di Assisi; Istituto ‘Franchetti-Salviani’ di Città di Castello; Istituto ‘Da Vinci’ di Foligno; Istituto ‘Cassata-Gattapone’ di Gubbio; Istituto ‘Battaglia’ di Norcia; Istituto ‘Capitini’ di Perugia; Istituto ‘Ciuffelli-Einaudi’ di Todi. Nella provincia di Terni: istituto ‘Gandhi’ di Narni; Istituto Majorana-Maitani di Orvieto; Istituto ‘Allievi-Sangallo’ di Terni.

Il report su “L’economia umbra e i bilanci delle imprese”

La mattinata dedicata a “L’economia umbra e i bilanci delle imprese”, promossa dalla Camera di Commercio dell’Umbria, ha avuto questa qualità: non una semplice sequenza di relazioni, ma un confronto costruito attorno a dati solidi e a una domanda chiara, cioè come rendere più forte e più stabile la crescita regionale.

Un passaggio utile per l’Umbria

Il punto più rilevante della mattinata è che la Camera di Commercio dell’Umbria è riuscita a mettere in campo un incontro di grande qualità, capace di offrire indicazioni concrete e di spingere il discorso pubblico regionale oltre la superficie. Marginalità, struttura produttiva, demografia, credito, capitale umano, capacità amministrativa: sono questi i parametri profondi che oggi possono orientare le decisioni delle istituzioni e delle imprese.

Gli interventi

All’apertura del presidente Giorgio Mencaroni sono seguite le relazioni del segretario generale Federico Sisti, del professor Andrea Cardoni del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Perugia e di Andrea Colabella, della Divisione analisi e ricerca economica territoriale della Banca d’Italia di Perugia. Prima delle conclusioni dell’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti hanno preso la parola anche le associazioni di categoria, il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Perugia, Enrico Guarducci, esponenti delle imprese e del mondo bancario. È emersa una collaborazione stretta tra Camera di Commercio, Banca d’Italia, Università, Regione Umbria, Ordini professionali, rappresentanze economiche e forze sociali del territorio.

Ad aprire i lavori il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, che ha richiamato il valore pubblico dell’informazione economica. “Conoscere per deliberare non è una formula rituale: è un metodo di lavoro”, ha osservato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, insistendo sulla necessità di leggere l’economia reale senza slogan e senza semplificazioni. “L’appuntamento di oggi – ha scandito – non è un rito: è un momento operativo. È un invito a trasformare dati e analisi in scelte migliori: nelle imprese, nelle istituzioni, nella finanza, nella formazione. E soprattutto è un invito a farlo insieme, in modo coordinato, perché le risorse non sono infinite e gli errori di frammentazione si pagano caro. Noi crediamo che l’informazione economica sia un bene pubblico. Non perché “fa bella figura”, ma perché aiuta a decidere meglio. Ed è questo che vogliamo mettere al centro: un’Umbria che non si accontenta di resistere, ma che sceglie di capire, di misurarsi, di migliorare. Con coesione. Con responsabilità. Con metodo”.

Il rapporto della Camera di Commercio

Il cuore della mattinata è stato il rapporto annuale della Camera di Commercio dell’Umbria, curato dal professor Andrea Cardoni con il collaudato team camerale impegnato nell’analisi economica e sociale. Il punto di osservazione scelto è stato l’Ebitda margin, l’indicatore che misura il margine operativo lordo in rapporto ai ricavi e che consente di capire quanto un’impresa sia capace di generare risorse per investire, innovare e restare competitiva.

La fotografia che emerge è tutt’altro che scontata. Le società di capitali umbre, tra il 2019 e il 2024, hanno mostrato tenuta e crescita. Ma il tema, ha spiegato Cardoni, non è soltanto crescere: è capire con quale qualità si cresce. “Non basta guardare ai ricavi o agli utili se poi non si misura la forza strutturale del sistema”. L’Umbria non appare ferma, ma non è ancora in grado di compiere quel salto di qualità necessario a consolidare una traiettoria più robusta.

Margini e struttura produttiva

Il dato richiamato da Cardoni è eloquente: nel 2024 l’Ebitda margin regionale si colloca all’8 per cento, sotto la soglia del 10 per cento che segnala una piena solidità competitiva e sotto i livelli di Marche e Toscana. Il problema, però, non è solo quantitativo. È soprattutto strutturale. In Umbria pesa ancora troppo il commercio, che comprime la marginalità media, mentre i servizi avanzati, pur mostrando performance elevate, hanno ancora un peso troppo limitato. Conta anche il nodo dimensionale: le imprese più piccole e quelle medio-piccole mostrano segnali interessanti, mentre nelle classi superiori il margine si abbassa.

“La sfida è portare più qualità dentro la crescita”, ha osservato Cardoni, indicando il punto: non servono letture consolatorie, ma strumenti capaci di distinguere tra semplice tenuta e vera capacità di sviluppo.

Demografia e capitale umano

A dare ulteriore profondità al quadro è stata la presentazione di “Pablo” (una sinossi dei dati economici e sociali dell’Umbria) da parte di Federico Sisti, che ha ricondotto il discorso economico alla dinamica demografica. “La questione delle questioni è la popolazione che diminuisce, invecchia e restringe la base del lavoro”, ha detto Sisti. Le proiezioni indicano che nei prossimi sedici anni l’Umbria potrebbe perdere circa 66 mila residenti, con un saldo naturale fortemente negativo e una contrazione delle persone in età attiva che rischia di trasformarsi in una vera ipoteca sullo sviluppo.

Per Sisti questo significa meno lavoro disponibile, minore spinta innovativa, più difficoltà nel sostenere la crescita e i servizi. Il Segretario Generale dell’Ente camerale si è poi soffermato su altri parametri, come redditi pro capite – l’Umbria è sotto la media nazionale – e le specializzazioni produttive della regione.

Il nodo del credito

La relazione di Andrea Colabella ha aggiunto un tassello decisivo, portando l’attenzione sul credito. Con un’analisi comparata con media nazionale, Marche e Toscana, Colabella ha mostrato come in Umbria le imprese, soprattutto quelle piccole, risultino penalizzate sia sul piano della quantità del credito sia su quello del costo. La situazione appare più sfavorevole nei prestiti fino a un anno, mentre sui mutui il divario tende ad attenuarsi. È un elemento cruciale, perché lega direttamente la questione finanziaria alla capacità di investire e crescere.

De Rebotti

Nelle conclusioni, Francesco De Rebotti ha tradotto i temi emersi in una prospettiva operativa. L’assessore ha annunciato un cambiamento importante nei bandi regionali, nei quali entrerà il criterio della pluridisciplinarietà insieme a una maggiore attenzione alla capacità delle imprese di attrarre e trattenere capitale umano. Ha inoltre indicato il credito come una delle questioni da affrontare e ha annunciato che tra il 2026 e il 2027 saranno destinati 60 milioni di euro al sistema produttivo regionale. “Non basta accompagnare le imprese con gli incentivi: bisogna premiare chi costruisce lavoro qualificato e sviluppo durevole”. Sul tema Zes, De Rebotti ha insistito soprattutto sul valore della semplificazione amministrativa, indicandola come una leva decisiva per rendere più attrattivo il territorio.

Giovani e digitale nell’impresa: i due volti dell’Umbria

Due indagini con la Camera di Commercio dell’Umbria descrivono un doppio binario. Nel digitale “classico” la regione resta sotto la media nazionale, ma l’economia dei Digital Content Creator corre: in Umbria sono 392 imprese. Nel perimetro delle start-up innovative, invece, la quota giovanile resta sotto media. Sulle start-up Terni spicca per intensità e posizionamenti: 7° e 14° posto su 110 province. Perugia tiene su alcuni indicatori, ma rallenta nella crescita ed è indietro sulle giovanili.

Nel precedente report della Camera di Commercio era emerso che la quota di imprese che innovano nel digitale è inferiore alla media italiana di 5,8 punti percentuali; ancora più marcato il divario sull’intensità degli investimenti (tecnologia, organizzazione e modelli di business), dove il gap arriva a -9,7 punti. È un dato che pesa, perché descrive la capacità di trasformare il digitale in produttività.
Eppure, guardando dove l’innovazione si alimenta di linguaggi, piattaforme e competenze diffuse – spesso più vicine ai giovani – la fotografia si fa meno scontata. Due indagini realizzate con la collaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria mettono in fila gli indizi. La prima, di Infocamere con il coordinamento scientifico dell’Università di Padova, misura l’espansione dell’economia dei Digital Content Creator. La seconda, Dataview – Il barometro dell’economia territoriale di Unioncamere–Istituto Guglielmo Tagliacarne, osserva le start-up innovative nelle due province umbre. Insieme raccontano un territorio che produce nuova imprenditorialità digitale, ma che fatica ancora a tradurre una parte di quel potenziale nel canale, più stretto e costoso, delle start-up innovative “certificate”.

L’alfabetizzazione digitale si fa impresa

L’indagine sui Digital Content Creator intercetta imprese nate attorno ai nuovi canali digitali: YouTube, TikTok, Instagram, e a parole chiave come “content creator”, “video maker”, “influencer”, rintracciate nell’oggetto sociale e nelle descrizioni di attività. Non è soltanto un fenomeno culturale: dietro un contenuto ben costruito ci sono competenze su produzione, montaggio, grafica, dati, marketing, contratti e diritti.
La ricerca distingue le imprese in due gruppi. Le “core” operano in settori ATECO intrinsecamente legati alla content creation (produzione audiovisiva, piattaforme digitali, comunicazione e marketing digitale): rappresentano una nuova imprenditorialità nativa. Le “ibride” svolgono attività in cui la creazione di contenuti è ancillare ma rilevante (moda, turismo, fitness, consulenza, istruzione): sono la prova che il contenuto può diventare parte integrante del modello di business.
Tra 2015 e 2024 la crescita è netta. In Italia le imprese di Digital Content Creator sono aumentate del +185% (da 8.918 a 25.429), con un ritmo più intenso per le “core” (+206%) rispetto alle “ibride” (+155%). L’Umbria segue la stessa traiettoria e conta 392 imprese: 229 “core” e 163 “ibride”. Sul totale nazionale la regione vale l’1,54% del fenomeno; sale all’1,7% nelle “ibride” e scende all’1,43% nelle “core”: quote in linea, e in parte leggermente superiori, rispetto al peso dell’Umbria su popolazione ed economia nazionale. È qui che l’innovazione “giovane” si vede con più chiarezza: come imprenditorialità digitale diffusa, spesso micro, capace di crescere e contaminare settori tradizionali.
La cerniera: giovani presenti, ma meno della media nel perimetro start-up
È qui che il racconto cambia tono. Nelle graduatorie sulle start-up innovative, infatti, la quota di start-up giovanili risulta sotto la media nazionale sia a Terni sia a Perugia, e in modo più marcato nel capoluogo. Non è una smentita della spinta giovanile: è la prova che questa spinta, oggi, passa più facilmente da canali a bassa soglia d’ingresso (creator, servizi digitali, attività ibride) che dal canale delle start-up innovative, dove contano capitale, reti, incubazione e competenze avanzate. In altre parole: i giovani innovano, ma non sempre lo fanno dentro la definizione statistica di “start-up innovativa”.

Le start-up innovative nelle due province dell’Umbria

Nel barometro Dataview di Unioncamere–Tagliacarne, la provincia di Terni risulta sopra la media nazionale in tre voci su cinque e in due casi entra tra le prime venti posizioni della graduatoria delle 110 province italiane. Il dato migliore è l’incidenza delle start-up ad alto valore tecnologico in ambito energetico: 29,2%, 7° posto nazionale. Molto bene anche il numero di start-up innovative per 100.000 abitanti: 14, che vale il 14° posto. La variazione percentuale 2016–2025 è +100% (38° posto). Restano invece più deboli due indicatori: l’incidenza delle start-up femminili (4,2%, 101° posto) e quella delle start-up giovanili (sotto media, 74ª posizione).
La provincia di Perugia mostra un profilo più irregolare. È sopra media in due indicatori: l’incidenza delle start-up femminili (23,3%, 11° posto su 110) e l’incidenza delle start-up ad alto valore tecnologico in ambito energetico (22,1%, 22ª posizione). Regge nel numero di start-up innovative per 100.000 abitanti (13,5, 50° posto), ma rallenta nella variazione 2016–2025 (+38,7%, 66° posto). Il punto più critico è l’incidenza delle start-up giovanili: 9,3%, 94° posto su 110.
Il quadro finale è quindi coerente, ma più sfumato di uno slogan: l’Umbria tiene e cresce dove l’innovazione digitale è accessibile, sperimentale e diffusa; mentre nel canale delle start-up innovative, soprattutto per la componente giovanile, emergono ancora margini ampi. La base c’è. La sfida – per imprese, istituzioni e sistema dei servizi – è rendere più facile il passaggio dalla competenza digitale al progetto imprenditoriale strutturato: dal contenuto al prodotto, dalla visibilità al capitale, dalla micro-attività all’impresa che scala.

Mencaroni: la transizione digitale cambio di mentalità e metodo

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Questi dati ci dicono una cosa che spesso sfugge: la transizione digitale non è una vetrina di tecnologie, è un cambio di mentalità e di metodo. Se i giovani trovano strade rapide per fare impresa nelle piattaforme e nei contenuti, significa che il talento c’è e sa muoversi; il compito delle istituzioni è trasformare quell’energia in progetti che restano, crescono e creano lavoro qui. Per questo, nel nostro programma di mandato, digitale ed ecologico non sono due capitoli separati: sono la stessa sfida, produrre di più consumando meno, competere con dati e competenze invece che con margini compressi. Ecco perché investiamo in iniziative che portano l’impresa dentro le scuole: non per ‘orientare’, ma per allenare i ragazzi a sperimentare, magari fallire e poi ripartire meglio. L’Umbria può diventare un laboratorio nazionale se riesce a fare il salto dal digitale praticato al digitale industriale: dalla creatività diffusa a filiere e imprese che scalano”.

Governo del territorio, la Rete professioni tecniche: riattivare il Tavolo regionale

La Rete delle professioni tecniche chiede la riattivazione del tavolo a Villa Umbra per risolvere i problemi di interpretazione dell’articolo 251 della legge regionale sul governo del territorio, che risulta nuovamente inattivo da luglio.

Richiesta avanzata alla presidente Proietti e all’assessore De Luca. “Un luogo di confronto fondamentale – afferma a proposito del Tavolo Livio Farina, coordinatore della Rete delle professioni tecniche (Rpt) dell’Umbria – nel quale professionisti, uffici tecnici comunali e uffici regionali potevano discutere insieme di problematiche applicative della normativa sul governo del territorio e norme correlate, condividere criticità interpretative e sollecitare interventi di modifica, aggiornamento e uniformazione applicativa”.

“Da anni – ricorda Farina – chiediamo che le normative regionali che regolano il governo del territorio siano il più possibile chiare, comprensibili, coerenti con la legislazione di rango superiore e applicate in modo uniforme nel territorio dell’Umbria. Una richiesta legittima, alla luce dei ruoli e delle responsabilità che siamo chiamati ad assumerci, ma anche un’esigenza di interesse generale per cittadini, professionisti, imprese e amministrazioni pubbliche. Una richiesta necessaria quindi per garantire uniformità procedurale, interpretativa e applicativa delle norme regionali: requisito che oggi non può essere dato per scontato”.

La richiesta del rappresentante dei circa 11mila tecnici umbri, giunge pochi giorni dopo un simile appello lanciato dal presidente del Collegio dei geometri di Perugia, Enzo Tonzani, anch’egli da tempo impegnato affinché tale tavolo di confronto riparta.

“Quando un cittadino si rivolge a un professionista per una consulenza tecnica – spiega Farina – le richieste sono quasi sempre tre: si può fare? Quando? Quanto costa? Domande legittime, che oggi però trovano sempre più spesso risposte incerte, quando non addirittura impossibili. Le cause sono note: scarsa chiarezza normativa accompagnata da un’eccessiva possibilità di interpretazione delle regole; incertezza dei tempi e delle procedure; estrema variabilità e volatilità dei costi. Se su questi ultimi i margini di intervento sono limitati, sugli altri aspetti è invece possibile e doveroso agire. I professionisti tecnici hanno un ruolo fondamentale di congiunzione tra cittadini e pubblica amministrazione e sono parte essenziale del processo di semplificazione amministrativa che, anche attraverso la digitalizzazione e i meccanismi di certificazione, attribuisce loro deleghe e responsabilità sempre maggiori”.

Il coordinatore della Rpt Umbria quindi conclude: “Auspichiamo che le professioni tecniche vengano coinvolte attivamente nelle fasi iniziali dei processi di analisi, revisione e aggiornamento delle normative in materia di governo del territorio, offrendo un contributo concreto e utile nell’interesse collettivo, per l’auspicata semplificazione amministrativa. In questo senso, riteniamo e ribadiamo che la riattivazione del tavolo di confronto di Villa Umbra rappresenti un’occasione reale e immediata per affrontare e risolvere le criticità che oggi, spesso, impediscono chiarezza e uniformità interpretativa e applicativa delle norme”.

I Geometri tornano a chiedere alla Regione di rivedere le criticità del Testo unico governo del territorio

Risolvere le criticità del Testo unico governo del territorio. Questo l’appello che i geometri rivolgono all’assessore regionale Thomas De Luca, che a fine estate aveva assicurato la piena disponibilità in tal senso, ribadita poi in un evento il 29 novembre scorso.

“Confidavamo – afferma il presidente del Collegio dei geometri di Perugia, Enzo Tonzani – che si potesse ripartire subito con il lavoro già avviato a Villa Umbra, volto a chiarire gli aspetti più problematici della legge regionale Testo unico governo del territorio e dare alle norme un’interpretazione che fosse la più univoca possibile. Purtroppo – rileva – non riscontriamo la stessa disponibilità da parte degli uffici regionali interessati tant’è che non si è ancora riusciti a organizzare e riproporre tale attività. Questo, ovviamente, a discapito dei cittadini e delle imprese che continuano a scontare gravi ritardi e possibili cause giudiziarie a causa delle criticità contenute nella legge”.

Da qui un nuovo appello all’assessore De Luca e all’intera Giunta regionale affinché possano ripartire gli specifici laboratori alla Scuola umbra di amministrazione pubblica di Perugia, in cui negli anni passati si erano già iniziati confrontare di persona i professionisti, i tecnici comunali e la Regione che di fatto è il legislatore. “Riuscire ad affrontare e risolvere i noti problemi che denunciamo da anni – prosegue Tonzani – rappresenterebbe un’importante leva per sostenere il settore edilizio e venire incontro alle richieste di efficienza e rapidità dei cittadini. Voglio segnalare di nuovo alcuni casi eclatanti per cui può addirittura capitare che all’interno dello stesso ente due uffici diano due indicazioni di lavoro tra di loro completamente discordanti, lasciando quindi nell’incertezza i tecnici che devono portare avanti le pratiche. Conosciamo le difficoltà organizzative degli uffici, le tante incombenze, lo spirito collaborativo e di grande disponibilità del personale, per altro anche limitato, ci dispiace però riscontrare una sorta di indifferenza rispetto a tali problemi. Per questo facciamo appello alla politica affinché si possa mettere mano ai problemi derivanti dall’applicazione della legge 1/2015 e del collegato regolamento”.

A dimostrazione della possibilità di intervenire in questo senso, il presidente dei geometri perugini porta il recente esempio positivo del Comune di Magione, che nei mesi scorsi ha coinvolto i tecnici e i professionisti nel lavoro di revisione della disciplina edilizia comunale che, grazie anche alle loro indicazioni, ha portato a un nuovo regolamento più snello e operativo, grazie a un’attività di semplificazione normativa, con la soppressione di oltre un terzo degli articoli che risultavano obsoleti, ridondanti o potenzialmente interferenti con altre normative. “Lo stesso tipo di attività – conclude Tonzani – si potrebbe fare a livello regionale. Da parte nostra e di tutte le professioni tecniche dell’Umbria c’è totale volontà a collaborare e a portare avanti questo lavoro, nel pieno interesse dei cittadini”.

A Perugia l’assemblea dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili della provincia

Si è tenuta a Perugia l’assemblea generale degli iscritti all’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili della provincia di Perugia, consueto appuntamento di fine anno per l’approvazione del bilancio preventivo 2026. Ad aprire l’incontro è stata la dottoressa Miriam Sartini, direttrice della filiale di Perugia di Banca d’Italia, seguita dall’intervento della dottoressa Elisabetta Tondini, responsabile area Processi e trasformazioni economiche e sociali dell’Agenzia Umbria Ricerche (Aur).

Insieme alle ospiti sono stati analizzati i dati congiunturali dell’economia umbra e di quella nazionale: dalle analisi è emersa la progressiva perdita di Pil del territorio umbro e nel contempo un incremento dell’occupazione, ciò a certificare la preoccupante flessione progressiva della produttività a causa della bassa propensione delle imprese agli investimenti e all’innovazione. È seguito, poi, l’intervento del presidente dell’Ordine dei commercialisti di Perugia, Enrico Guarducci, che prendendo spunto dalle relazioni delle relatrici che lo hanno preceduto, ha sottolineato che “la perdita delle vocazioni che investe anche la professione dei Commercialisti può essere ascritta tra le cause che hanno determinato un dato così preoccupante per il territorio umbro”.

“Il nuovo Consiglio, che verrà eletto il 15 e 16 gennaio per il quadriennio 2026-2029 – ha aggiunto Guarducci –, dovrà continuare a mettere al centro del proprio impegno il recupero dell’attrattività della professione di Commercialista verso i giovani, puntando sull’inclusività e favorendo la formazione di alto livello per materie ritenute dai giovani la frontiera della nuova professione e indispensabili per la crescita del territorio come la consulenza strategica direzionale, finanziaria, il tax control framework, fiscalità internazionale e l’internalizzazione delle imprese. Il supporto della nostra categoria per lo sviluppo dell’economia del territorio è imprescindibile, essendo anello di congiunzione tra privati e aziende da una parte e istituzioni dall’altra. I giovani che vogliono avvicinarsi alla nostra professione, oggi, hanno l’opportunità straordinaria di emergere visto il momento di grandi cambiamenti che stiamo vivendo. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione, la business intelligence, costituiscono strumenti che modificano radicalmente l’approccio con il lavoro quotidiano tradizionale permettendo di sviluppare conoscenze più specialistiche necessarie alla crescita delle aziende”.

Al termine dell’assemblea, dopo l’approvazione all’unanimità del Bilancio preventivo 2026 e i ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato attivamente al quadriennio della consiliatura uscente, dal Consiglio di disciplina al Collegio dei revisori, dall’Organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento al Comitato pari opportunità, sono state assegnate medaglie ricordo agli iscritti all’albo con 25 anni di anzianità.