Ci sono 23 euro di differenza tra quanto versato di Irpef in Umbria dai residenti nella provincia di Perugia (che dichiarano in media un reddito di 24.889) e quelli della provincia di Terni (24.366 il reddito dichiarato). Del resto le due province umbre sono praticamente appaiate a metà della classifica sulla tassazione stilata dall’Ufficio studi della Cgia, che ha raccolto le dichiarazioni dei redditi del 2025 (sul 2024), stilando una classifica del fisco per province in Italia.
Nel Perugino i contribuenti sono 483.059, di cui 265.770 dipendenti, 178.838 pensionati, 18.640 autonomi, mentre in 25.623 percepiscono redditi da partecipazioni.
Nel Ternano ci sono 84.087 lavoratori dipendenti, 62.428 pensionati, 6.288 autonomi, mentre in 6.514 percepiscono un reddito da partecipazione.
Una classifica, quella stilata dalla Cgia, che, vista la progressività del sistema fiscale italiano, è in qualche modo indice anche della ricchezza di un territorio.
In Italia
A livello nazionale, è Milano la città dove si pagano più tasse in Italia. Nel 2024 ogni contribuente della Città Metropolitana lombarda ha versato in media 9.066 euro di Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche).
Un importo che supera di oltre 1.500 euro quello di Roma, seconda con 7.536 euro. Dietro alla Capitale si piazzano Monza/Brianza con 7.100 euro, Bolzano con 6.975 e Bologna con 6.846.
Chi paga l’Irpef
Complessivamente, sono quasi 43 milioni gli italiani che ogni anno versano l’Irpef, con una media nazionale di 5.788 euro. A reggere il peso maggiore del sistema sono i lavoratori dipendenti, che con 24,1 milioni rappresentano la fetta più consistente, seguiti da 14,5 milioni di pensionati.
Più defilate le partite Iva, poco più di 1,6 milioni, un dato che però non include gli autonomi a cui si applica la flat tax, che seguono regole fiscali diverse. Sulla mappa del Paese, è la Capitale a primeggiare: la Città Metropolitana di Roma conta da sola 3 milioni di contribuenti. Alle sue spalle c’è Milano con 2,5 milioni, mentre il podio è chiuso da Napoli, che si ferma a 1,7 milioni.
I meno tartassati
Tra le province meno tartassate del Paese scorgiamo Crotone con un’Irpef media versata da ciascun contribuente pari a 3.867 euro, Vibo Valentia con 3.836, Sud Sardegna con 3.743 e Ragusa con 3.689. Le aree più depresse, dove mediamente si guadagna di meno.
Fisco in aumento
Quest’anno – certifica la Cgia – la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 43 per cento, in lieve aumento rispetto al 42,9 registrato nel 2025. Il trend è in crescita dal 2024 e il dato del 2026 è il più elevato degli ultimi 10 anni.
In occasione del 53° Congresso nazionale della Società italiana di ematologia (Sie), che si è svolto a Roma, la giovane ricercatrice Maria Crocioni, post-doc del laboratorio di Biochimica delle proteine e medicina traslazionale dell’Ematologia di Perugia, diretto dalla professoressa Maria Paola Martelli, è stata premiata con la borsa di studio “Beat Leukemia 2026”, dedicata ai progressi nella terapia della leucemia mieloide acuta. Il riconoscimento arriva a pochi mesi dall’assegnazione della borsa di studio intitolata ad Andrea Coccia, medico specializzando in Ematologia morto circa un anno fa in un tragico incidente stradale, finanziata dal Comitato per la Vita “Daniele Chianelli”, per volontà della famiglia e degli amici di Andrea.
“Il percorso di Maria Crocioni – sottolinea Martelli – rappresenta un esempio concreto del valore di una scelta che il Comitato Chianelli porta avanti da molti anni e di cui siamo profondamente grati: credere nei giovani ricercatori, sostenerne la crescita e investire nella ricerca quando il loro percorso è ancora in costruzione, offrendo loro tempo, strumenti e opportunità perché idee e competenze possano maturare e trasformarsi in risultati scientifici. Vedere oggi questo percorso ricevere un riconoscimento in una sede scientifica nazionale come il Congresso Sie rende ancora più evidente il valore di questa visione”.
“Un grande orgoglio – aggiunge il presidente del Comitato Franco Chianelli – per tutto il Comitato. Maria, oltre ad essere una ricercatrice di talento è anche una ex paziente ematologica. Quando aveva dieci anni ha sconfitto la leucemia e in lei è cresciuto il desiderio di conoscerla meglio, studiarla ai massimi livelli e chissà, forse un giorno, sconfiggerla per tutti i bambini, gli adolescenti e gli adulti. Noi siamo fiduciosi perché fa parte di una equipe straordinaria di medici e ricercatori sia in campo ematologico che oncoematologico. Un fiore all’occhiello per l’Università e l’Azienda ospedaliera di Perugia che siamo orgogliosi di sostenere”.
Il Comitato ha sempre affiancato all’attenzione verso i pazienti e le loro famiglie un impegno concreto nella ricerca e nella formazione delle nuove generazioni, nella convinzione che investire nei giovani significhi investire nel futuro dell’ematologia e nelle future opportunità di cura.
Il progetto premiato è dedicato alla caratterizzazione di un nuovo sottogruppo di leucemie mieloidi acute con mutazione di NPM1, con l’obiettivo di sviluppare un metodo rapido e standardizzato che possa contribuire a una migliore stratificazione del rischio e a strategie terapeutiche sempre più personalizzate.
A questo percorso si aggiunge la recente selezione di Crocioni al corso di formazione di bioinformatica applicata alle patologie oncoematologiche della società italiana di ematologia sperimentale (Sies), svoltosi a Firenze dal 16 al 18 settembre. Il corso, riservato a 25 soci Sies under 40 selezionati sulla base del curriculum, ha rappresentato un’ulteriore importante opportunità di crescita in un ambito oggi centrale per la ricerca traslazionale e la medicina di precisione.
I riconoscimenti segnano il raggiungimento di una tappa, ma anche l’inizio di un nuovo percorso o l’evoluzione di quello già intrapreso. Alla base vi sono fiducia, opportunità e la scelta di investire nelle persone. È anche grazie a questa visione, che il Comitato Chianelli continua a sostenere con convinzione, che i giovani ricercatori possono crescere, sviluppare nuove idee e contribuire a trasformare la ricerca in nuove possibilità per i pazienti.
Rafforzare la comunicazione d’impresa e valorizzare le competenze professionali dei giornalisti, favorendo l’incontro con le esigenze delle imprese industriali e dei servizi. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato questa mattina, nella sede di Confindustria Umbria a Perugia, dall’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria e da Confindustria Umbria.
L’accordo è stato sottoscritto dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria, Luca Benedetti, e dal presidente di Confindustria Umbria, Giammarco Urbani. Alla conferenza stampa sono intervenuti anche il direttore generale di Confindustria Umbria, Simone Cascioli, e MassimoSbardella, consigliere delegato ai rapporti con le associazioni di categoria dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria.
Il protocollo nasce dalla volontà condivisa di promuovere una comunicazione corretta, trasparente e professionalmente qualificata, quale elemento essenziale per la reputazione delle imprese, per la qualità del rapporto con i media e con l’opinione pubblica e per la diffusione di una cultura dell’informazione fondata su competenza, responsabilità e rispetto delle regole deontologiche.
L’iniziativa intende favorire l’incontro tra le imprese associate interessate ad avvalersi di competenze qualificate nell’ambito della comunicazione e i giornalisti professionisti e pubblicisti disponibili a collaborazioni professionali. Il canale operativo individuato sarà la piattaforma Unimpiego Confindustria, attraverso cui potranno essere raccolte le disponibilità degli iscritti all’Ordine, nel rispetto della normativa vigente in materia di lavoro, trattamento dei dati personali e pari opportunità.
“La comunicazione – ha dichiarato Giammarco Urbani – è oggi un fattore sempre più strategico per le imprese. Comunicare bene significa raccontare in modo corretto il valore che le aziende generano, gli investimenti, il lavoro, l’innovazione e il contributo che danno allo sviluppo dei territori. Con questo protocollo vogliamo mettere a disposizione delle imprese associate uno strumento concreto per intercettare competenze qualificate e, al tempo stesso, rafforzare una cultura della comunicazione fondata su chiarezza, trasparenza e responsabilità”.
Accanto a questo percorso, il protocollo prevede anche la possibilità di sviluppare iniziative formative e informative congiunte dedicate a temi quali la comunicazione d’impresa, le relazioni con i media, la comunicazione digitale, la gestione della comunicazione di crisi, l’analisi e la comunicazione dei dati economici, la sostenibilità e l’innovazione.
“Questo protocollo – ha sottolineato Luca Benedetti – rappresenta un’occasione per valorizzare competenze che appartengono alla professione giornalistica e che oggi possono essere utili anche nei processi di comunicazione delle imprese: attenzione alle fonti, capacità di verifica, chiarezza del linguaggio e rispetto delle regole deontologiche. L’obiettivo è favorire un incontro qualificato e trasparente tra professionalità giornalistiche e mondo produttivo, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno”.
Con questa iniziativa, Ordine dei Giornalisti dell’Umbria e Confindustria Umbria intendono contribuire a rafforzare la qualità della comunicazione nel sistema delle imprese e a consolidare relazioni sempre più corrette e professionali tra mondo produttivo, informazione e territorio.
Gli Ordini dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili dell’Umbria condividono la posizione del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili contro il contenuto del Ddl Concorrenza che estende ai Consulenti del lavoro il deposito dei bilanci societari. E, per questo, “sosterranno le iniziative dello stesso Consiglio nazionale affinché la disposizione venga riconsiderata nel corso dell’esame parlamentare”. A dirlo, i presidenti degli Odcec di Perugia e Terni, Enrico Guarducci e Stefano Stellati che esprimono “pieno sostegno” alla posizione assunta dal Cndcec in merito alla disposizione contenuta nel disegno di legge annuale sulla Concorrenza che intende estendere ai Consulenti del lavoro la facoltà di depositare i bilanci presso il Registro delle imprese e di attestarne la conformità agli originali conservati presso la società.
L’articolo 31, commi 2-quater e 2-quinquies, della legge numero 340 del 2000 attribuisce oggi questa funzione agli iscritti nell’Albo dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili. “Non si tratta della semplice trasmissione di un file – spiegano Guarducci e Stellati -: il professionista incaricato opera nell’ambito della pubblicità legale dell’impresa e attesta, sotto la propria responsabilità, la conformità dei documenti trasmessi agli originali. Una funzione coerentemente attribuita a una professione il cui ordinamento riconosce una specifica competenza nelle materie economico-aziendali, societarie e contabili e il cui percorso di accesso prevede formazione universitaria, tirocinio ed esame di Stato nelle discipline che riguardano direttamente contabilità e bilancio. Diverso è il perimetro professionale dei Consulenti del lavoro, storicamente incentrato sul diritto del lavoro, sulla previdenza e sull’amministrazione del personale. La stessa composizione del relativo Albo dimostra, inoltre, che l’iscrizione non ha sempre presupposto un percorso formativo economico-contabile omogeneo: la legge numero 12 del 1979 ha consentito la permanenza nell’Albo di soggetti già iscritti anche in deroga ai requisiti di titolo di studio e abilitazione e, per lungo tempo, l’accesso alla professione è stato consentito attraverso percorsi differenti da quelli propri dell’area economico-aziendale”.
“La questione – affermano i presidenti Guarducci e Stellati – non riguarda la dignità di una professione rispetto a un’altra, ma un principio di chiarezza dell’ordinamento: le funzioni professionali devono essere coerenti con le competenze che lo Stato richiede, verifica e mantiene attraverso formazione, esame di Stato e aggiornamento professionale. Il bilancio è il principale documento di informazione economico-finanziaria dell’impresa verso soci, creditori, banche, pubbliche amministrazioni e mercato. Il suo deposito non può essere considerato un’attività indistinta e fungibile”.
Quello attuale rappresenta il terzo tentativo di modificare questa disciplina. Analoghe iniziative furono avanzate nel luglio 2022 e nel novembre 2023, senza giungere a modificare l’assetto normativo vigente e dopo che, nei relativi passaggi istituzionali, il Ministero della Giustizia aveva espresso valutazioni negative sull’estensione. “È legittimo quindi chiedersi – concludono i presidenti Guarducci e Stellati – quali elementi nuovi giustifichino oggi il superamento di valutazioni già formulate sul medesimo tema. Non siamo di fronte a un vuoto normativo da colmare, ma a una disciplina costruita consapevolmente dal legislatore e già più volte sottoposta a tentativi di modifica. Non difendiamo un privilegio di categoria, ma un principio: il cittadino e l’impresa devono sapere chi è abilitato a fare cosa e quali competenze l’ordinamento garantisce dietro quella abilitazione. La concorrenza si rafforza con competenze chiare e responsabilità definite, non facendo passare il principio che tutti possano fare tutto”.
In Umbria ci sono (il dato è riferito al 2024, l’ultimo anno per il quale ci sono numeri ufficiali definitivi) circa 350mila lavoratori autonomi. A cui si aggiungono 241mila percettori di reddito da pensione, rispetto alla platea complessiva di circa 643mila contribuenti.
I lavoratori autonomi sono quelli che non hanno contezza di quante tasse pagano, per il meccanismo del sostituto d’imposta che vede il prelievo direttamente alla fonte. Anche se, ricorda la CGIA, pur “sentendo” maggiormente il carico tributario, spesso anche le partite Iva non hanno chiara la cifra esatta di tasse che versano ogni anno, visto il sistema di liquidazione dell’Irpef: oltre al saldo dell’anno precedente, richiede un acconto del 100% per l’anno in corso, rendendolo poco trasparente e penalizzante in caso di incrementi di reddito.
Tra l’altro, va ricordato che l’Irpef, pur essendo l’imposta che garantisce il maggior gettito per l’erario, incide sulle entrate fiscali complessive “solo” per il 30% circa.
Nel complesso, nel 95,7% delle tasse pagate le famiglie dei lavoratori dipendenti pagano tasse e contributi senza nemmeno rendersene conto, perché sono trattenuti automaticamente dalla busta paga, oppure sono già inclusi nel prezzo di ciò che acquistano ogni giorno. Tra tasse prelevate “alla fonte” come l’Irpef o i contributi Inps o imposte “nascoste” come l’Iva, le accise sui carburanti o le imposte sulla RC auto.
I commercialisti della provincia di Perugia invitano gli Enti locali ad aderire alla Rottamazione-quinquies, a pochi giorni dalla scadenza del 31 luglio.
Per il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Odcec) di Perugia, Enrico Guarducci, non si tratta solo di una scelta tecnica, ma di un atto di responsabilità verso i contribuenti colpiti dalla recessione economica e dalle conseguenze del Covid. Questi strumenti offrono soprattutto soprattutto l’opportunità “per intervenire sugli equilibri dei bilanci dei Comuni sfruttando appieno i nuovi margini di autonomia finanziaria concessi dalla Legge di bilancio 2026”.
“Attraverso, infatti, la Rottamazione-quinquies e soprattutto attraverso la definizione degli accertamenti non ancora trasferiti all’Agenzia della riscossione – spiega Guarducci –, possono essere liberate capacità di spesa dell’ente. I residui attivi sono crediti che l’ente ha accertato ma non ha ancora incassato. Molti di questi crediti, soprattutto quelli affidati alla riscossione coattiva da anni, hanno una bassa probabilità di essere riscossi e richiedono un accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità (Fcde) che assorbe risorse che l’ente potrebbe invece destinare diversamente. Se la rottamazione consente ai contribuenti di aderire e pagare anche solo il capitale, con stralcio di sanzioni e interessi con una congrua rateizzazione, aumenta la probabilità di incasso dei crediti, diminuisce il rischio di mancata riscossione e quindi può ridursi il fabbisogno di accantonamento al Fcde grazie al maggiore tasso di riscossione”.
“Non si tratta – prosegue il presidente dei commercialisti perugini – di stralciare quanto dovuto a danno dei contribuenti virtuosi ma solo di azzerare le sanzioni e gli interessi incentivando i contribuenti che hanno avuto difficoltà finanziarie, a tornare a essere virtuosi regolarizzando il proprio debito tributario con pagamenti rateizzati. La morosità incolpevole non va punita ma semmai supportata, quanto ai cattivi pagatori nessuna differenza produrrà l’aderire o no da parte degli enti pubblici a forme di definizione agevolata. Chi non vuole pagare, al di là delle sanzioni, non lo farà comunque”.
“Parallelamente – conclude il presidente – la Legge di bilancio 2026 offre ai Comuni una maggiore autonomia nella riscossione a regime: un’opportunità che va governata subito con regolamenti moderni ed efficienti svincolando quote di avanzi di amministrazione per gli effetti positivi sul Fcde. Abbiamo già assicurato, nel corso dell’incontro con il presidente dell’Anci, la disponibilità dei nostri colleghi, in particolare per quelli che si occupano di revisione degli enti locali, ad affiancare gli enti Locali in questa delicata fase di transizione per garantire la correttezza delle procedure e la sostenibilità dei bilanci pubblici”.
Francesco Paradisi (già CFO del Gruppo Sitem per quasi vent’anni) succede ad Alessandro Castagnino alla guida di Federmanager Perugia. Paradisi è stato eletto all’unanimità dal Consiglio direttivo, su proposta del vice presidente Giuseppe Chiari.
“Questa nomina mi onora profondamente e ringrazio il Consiglio Direttivo per la fiducia – commenta Paradisi -. Il nostro obiettivo per il futuro è chiaro: sviluppare nuove iniziative, eventi di spessore e convegni mirati. Tra questi, nei prossimi mesi, daremo priorità assoluta a un evento dedicato alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro, un tema che considero centrale e imprescindibile sia per la figura del dirigente che per tutti i lavoratori”. Il neo-nominato ha poi delineato la strategia di radicamento sul territorio della sigla dei manager industriali: “Lavoreremo per essere capillarmente presenti sul territorio, intensificando gli incontri con i nostri associati. Essere vicini ai colleghi è l’unico modo per intercettarne i loro reali fabbisogni e comprenderne le sfide quotidiane. Vogliamo far crescere la nostra base associativa, ma vogliamo farlo puntando sulla qualità delle risposte che daremo ai manager, che rappresentano il motore trainante delle aziende del nostro territorio”.
Le nuove linee strategiche
Il Consiglio direttivo ha già definitole scadenze a breve termine e i temi strategici dei prossimi mesi di Federmanager Perugia, che rappresenta ed assiste dirigenti industriali e quadri apicali a livello provinciale. Salute e Sicurezza sul lavoro: in perfetto coordinamento con le linee guida nazionali, Federmanager Perugia organizzerà nei prossimi mesi un convegno dedicato a questo tema, pilastro centrale sia per la figura del dirigente che per la tutela di tutti i lavoratori. Sviluppo associativo e prossimità: verranno calendarizzati nuovi eventi mirati per essere capillarmente vicini agli iscritti sul territorio e offrire servizi sempre più innovativi. Rapporti istituzionali: sarà potenziato il dialogo e lo sviluppo dei rapporti con gli enti locali e le istituzioni del territorio. Carta dei servizi (sinergia territorio-nazionale): il Consiglio sta elaborando la propria Carta dei Servizi a livello territoriale in sinergia con quanto promosso a livello nazionale. Il progetto punta a incrementare sensibilmente la qualità e la quantità dei servizi erogati, attraverso una collaborazione sinergica e strutturata tra la sede centrale e le realtà locali. Federmanager Perugia continuerà, quindi, a gestire direttamente e capillarmente le prestazioni di prossimità, come l’assistenza sindacale, l’assistenza nelle pratiche relative alla Previdenza Integrativa (Previndai) e il supporto operativo nelle pratiche di rimborso spese sanitarie legate alla convenzione FASI ecc., avvalendosi delle competenze della Federazione, nell’ambito più ampio della consulenza previdenziale, della mappatura e della successiva certificazione delle competenze, oltre al supporto in altre aree
I nuovi organismi
Federmanager Perugia ha completato così il proprio percorso di rinnovamento, iniziato con l’Assemblea ordinaria tenutasi una ventina di giorni fa, occasione durante la quale ha dato le sue dimissioni Alessandro Castagnino, presidente in carica dal 2024, che ha quindi lasciato il mandato anticipatamente dopo due anni di attività, rispetto ai tre della durata dell’incarico, per motivi familiari. Per questo, i nuovi eletti resteranno in carica per un anno, sino alla scadenza naturale di tutta la consiliatura nel 2027. Di seguito la composizione del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori di Federmanager Perugia: Francesco Paradisi (Presidente), Giuseppe Chiari (vicepresidente), Daniela Farinelli (Tesoriera). Consiglieri: Anna Anchino, Maurizio Beati, Mauro Fagioli, Carlo Felici, Stefano Laurenti, Stefano Maria Perelli, Renato Perovich, Giorgio Ragni Calzuola, Vincenzo Rossi, Alessio Ruffinelli, Nagien Sabbaghian. Revisori: Alberto Bartolini, Valerio Cao, Antonio De Angelis, Massimo Menconi (Presidente dei revisori).
Tempo di bilanci per Federmanager Perugia nell’assemblea annuale 2026. Per l’associazione, che segna nella provincia un aumento degli iscritti, restyling della sede, nuove iniziative e apertura ai giovani. E per il presidente Alessandro Castagnino, che depone il mandato e con emozione commenta: “Lascio un’associazione in crescita e fortemente rinnovata”.
Il tutto, alla presenza del presidente nazionale Valer Quercioli, che lancia il piano per la sicurezza e le politiche attive a sostengo dei territori.
E’ stata un’assemblea annuale particolarmente importante questa ospitata al Chocotel di Perugia. Al termine di un biennio straordinario sotto la presidenza di Alessandro Castagnino, che lascia anticipatamente il timone per fare rientro nella sua regione d’origine, la Liguria. Un mandato breve ma intenso, che ha segnato un cambio di passo decisivo per l’associazione sindacale che rappresenta i dirigenti, i quadri apicali e le alte professionalità della provincia.
L’appuntamento ha visto una corposa partecipazione di soci, con una delegazione arrivata anche da Terni guidata dal presidente Luciano Neri.
I lavori si sono aperti con la parte privata, durante la quale Daniela Farinelli, coordinatrice del Gruppo Minerva (l’organo interno dedicato alle donne manager), ha presentato i bilanci preventivo e consuntivo, approvati dall’aula, prima di procedere alla votazione per l’integrazione dei membri del consiglio direttivo.
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Il saluto di Castagnino
Il presidente uscente ha tracciato un bilancio profondamente positivo, dettato esclusivamente da motivi personali e familiari che lo portano a salutare l’Umbria dopo trent’anni di permanenza, come dirigente di Confindustria Umbria e, per ultimo, come Presidente della Federmanager locale. “Lascio la carica con un’associazione in salute e, soprattutto, in una fase di forte rinnovamento generazionale – ha dichiarato Alessandro Castagnino -. Dopo anni siamo riusciti ad attirare e coinvolgere negli organi direttivi diversi giovani dirigenti e quadri apicali: un traguardo che rappresenta una grandissima soddisfazione. L’esperienza è stata eccellente e me ne vado fiero del lavoro svolto insieme a tutto il consiglio direttivo. I nuovi consiglieri nominati dall’assemblea, il dott. Francesco Paradisi ed il dott. Alessio Ruffinelli, contribuiscono a garantire per il futuro una governance di alto profilo, in grado di traguardare obiettivi ambiziosi. Lascio questa regione serenamente; l’Umbria rimarrà per sempre nel mio cuore. L’impegno in Federmanager è stato l’ultimo tassello della mia attività in questo territorio, il coronamento perfetto di un lungo e bellissimo percorso professionale e umano”.
A farsi portavoce del ringraziamento di tutti i soci è stato il past president Roberto Peccini, che ha pubblicamente lodato Castagnino per l’ottimo lavoro svolto e i traguardi raggiunti. In attesa della prossima convocazione del Consiglio per l’elezione del nuovo presidente, la guida dell’associazione è stata affidata ad interim al vicepresidente Giuseppe Chiari.
Linea nazionale per i territori
La parte pubblica dell’assemblea ha visto l’atteso intervento del presidente nazionale di Federmanager, Valter Quercioli, il quale, dopo una panoramica sulla complessa situazione geopolitica ed economica che stanno affrontando le aziende italiane, ha annunciato le prossime mosse della federazione a supporto delle strutture territoriali, basate su due pilastri strategici finanziati direttamente dal nazionale.
Il primo focus è la sicurezza sul lavoro: “Considerare la cultura della prevenzione come il nostro primo dovere e la nostra massima responsabilità è fondamentale per noi manager – ha sottolineato Quercioli -. Non possiamo tollerare che nelle nostre aziende ci siano persone che escono la mattina per andare al lavoro e non tornano a casa la sera. Per questo abbiamo chiesto a tutti i nostri 55 presidenti territoriali, incluso quello di Perugia, di focalizzarsi sulla diffusione della sicurezza nelle imprese, tra le istituzioni e nella società civile. Abbiamo inoltre siglato un importante protocollo con Inail Nazionale per garantire il massimo supporto operativo sul territorio da parte delle sedi provinciali, regionali e delle Asl”.
Il secondo pilastro riguarda le politiche attive e l’occupabilità a lungo termine, con lo stanziamento di fondi destinati a supportare sia i manager che si trovano nella necessità di ricollocarsi, sia chi è già in servizio ma deve governare continue transizioni aziendali. “Il sistema delle imprese è quotidianamente sollecitato da variazioni repentine – ha concluso il presidente nazionale -. La chiave di volta è essere preparati alla prossima trasformazione organizzativa. Finanzieremo una rete di sportelli e servizi dedicati ai manager per migliorare la loro occupabilità a lungo termine, rispondendo concretamente alle sfide della cronaca attuale”. La giornata si è conclusa con un aperitivo e una cena conviviale, un momento prezioso per rinsaldare i legami tra gli associati e rinnovare l’entusiasmo verso le future iniziative socio-culturali del territorio.
Formazione, aggiornamento professionale e valorizzazione del territorio. Sono questi gli obiettivi della convenzione sottoscritta tra l’Ordine dei dottori Commercialisti e degli esperti Contabili della provincia di Terni e la Fondazione per il Centro Studi ‘Città di Orvieto’.
L’intesa, sottoscritta nella sede della Fondazione, punta a creare un percorso stabile di collaborazione per l’organizzazione di seminari, incontri di approfondimento, convegni e iniziative formative rivolte agli iscritti, con particolare attenzione all’area orvietana. Un progetto che mira a rafforzare la presenza dell’Ordine sul territorio e a offrire nuove occasioni di crescita professionale ai commercialisti.
Alla cerimonia presente anche il sindaco di Orvieto Roberta Tardani, a conferma del valore istituzionale dell’iniziativa e della volontà di consolidare il dialogo tra professioni, amministrazioni e realtà culturali locali. “Un accordo significativo – ha affermato il sindaco Tardani – che mette in rete le competenze e l’esperienza della Fondazione Centro studi ‘Città di Orvieto’ e l’importante patrimonio di professionalità e conoscenza del sistema economico territoriale a disposizione dell’Ordine dei Commercialisti della provincia di Terni. Un’intesa che, per quanto ci riguarda, è funzionale anche al lavoro avviato con il Patto per lo sviluppo sostenibile all’interno del quale la Fondazione già partecipa e che intendiamo aprire all’Ordine dei Commercialisti. Il tema della formazione, come è emerso dal confronto con le categorie produttive, è infatti strettamente legato allo sviluppo economico del territorio e questo accordo, nella cornice del Patto, rappresenta un ulteriore opportunità di sinergia e dialogo”.
“Con questa convenzione – sottolinea il presidente dell’Ordine dei Commercialisti della provincia di Terni Stefano Stellati – intendiamo avvicinare ulteriormente l’offerta formativa ai professionisti e rafforzare il legame tra l’Ordine e il territorio. Orvieto rappresenta una realtà strategica per la nostra categoria e crediamo che investire nella formazione e nel confronto professionale significhi investire nella qualità dei servizi che ogni giorno i commercialisti offrono a imprese, cittadini ed enti pubblici”. Per Stellati, l’accordo rappresenta anche “un’opportunità per valorizzare il ruolo della professione all’interno della comunità locale”. “La collaborazione con la Fondazione per il Centro Studi di Orvieto – ha aggiunto il presidente Stellati – nasce dalla consapevolezza che la crescita professionale passa attraverso il dialogo, la condivisione delle competenze e la costruzione di relazioni solide con le istituzioni e con il territorio. Vogliamo creare occasioni di incontro che consentano ai colleghi di aggiornarsi, confrontarsi e contribuire attivamente allo sviluppo economico e sociale delle comunità in cui operano”.
“La firma della convenzione quadro con l’Ordine dei Commercialisti di Terni rappresenta un passaggio particolarmente significativo nel percorso di apertura della Fondazione verso la comunità cittadina e il territorio – ha dichiarato la presidente della Fondazione per il Centro Studi Città di Orvieto, dottoressa Liliana Grasso –. Questa collaborazione ci consentirà di sviluppare attività congiunte di formazione, ricerca e approfondimento sui temi dello sviluppo economico, sociale e culturale, valorizzando competenze, conoscenze e opportunità di crescita professionale. Sono convinta che il dialogo tra il mondo della cultura, delle professioni e delle istituzioni sia fondamentale per rafforzare il ruolo della Fondazione come luogo di confronto, elaborazione e produzione di conoscenza al servizio della comunità. La convenzione segna l’avvio di una collaborazione che si tradurrà in iniziative concrete e di qualità, capaci di generare valore per il territorio e per le nuove generazioni”.
I manager non sono spaventati dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale. Nella consapevolezza che, pur potendo disporre di un eccezionale “copilota”, al “volante” resti comunque il manager, con la sua intelligenza emotiva che deve essere unita a quella artificiale.
Gli scenari per la leadership del futuro sono stati affrontati nel convegno organizzato a Foligno da Federmanager Umbria insieme a Confindustria Umbria, l’Ordine degli Ingegneri di Perugia e ADACI.
Dopo i saluti introduttivi di Luca Ferrucci, Amministratore Unico di Sviluppumbria, dell’ing. Massimo Cresta (Presidente Federmanager Umbria), di Simone Cascioli (DG Confindustria Umbria) e dell’ing. Moreno Marziani (neo Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Perugia), i lavori sono stati guidati dall’imprenditrice Ilaria Caporali (Founder e CHO di Balance Consulting) e sviluppati attraverso moduli tematici. Un’occasione di confronto importante sul tema, in cui la principale organizzazione sindacale e di rappresentanza in Italia che tutela i dirigenti, i quadri apicali, i manager e l’alta direzione delle aziende industriali e dei servizi correlati, ha sottolineato “la centralità di governance, responsabilità e sostenibilità nell’adozione dell’IA.
Il punto di Federmanager Umbria
“Occorre sviluppare modelli tecnologici centrati sulla persona, sulle imprese e sulla collettività – è stato spiegato – per una crescita inclusiva e duratura”. In questo quadro, infatti, il ruolo del manager evolve: l’IA ridefinisce tempi e processi, mentre diventano strategiche le competenze distintive umane. “L’Intelligenza Emotiva emerge come driver chiave della leadership futura, articolata in tre dimensioni: consapevolezza di sé e delle proprie responsabilità; capacità di gestire le emozioni e orientarle verso obiettivi condivisi; l’empatia e l’ascolto attivo, indispensabili per valorizzare persone e talenti”, ha sottolineato il presidente Massimo Cresta. La posizione di Federmanager Umbria, dunque, è chiara: la competitività del sistema Paese dipenderà dalla capacità di integrare intelligenza umana e intelligenza artificiale. “Il manager del futuro sarà orchestratore della collaborazione uomo-macchina, promotore di modelli organizzativi innovativi e protagonista di una trasformazione tecnologica etica, sostenibile e orientata al bene comune – ha aggiunto Cresta – Federmanager ritiene che la competitività del Paese dipenderà sempre più dalla capacità di integrare efficacemente intelligenza umana e intelligenza artificiale, sviluppando competenze manageriali in grado di guidare una trasformazione tecnologica sostenibile, etica e orientata al bene comune”.
“Intelligenze” a confronto
Tre le sezioni tematiche affrontate: “Artificial Intelligence”, il modulo coordinato dalla dott.ssa Veronica Del Priore, che ha visto il prezioso contributo della dott.ssa Francesca Boccia, coordinatrice Commissione nazionale I.A. Federmanager e membro dell’osservatorio I.A. del CNEL come delegata Cida), sull’evoluzione dei processi decisionali aziendali guidati dagli algoritmi attraverso il focus su “Dalla decisione umana alla decisione aumentata”.
Tante e interessanti le tematiche affrontate: “Dalla AI sperimentale alla AI infrastrutturale”; Dal controllo episodico dei processi al monitoraggio continuo: la fine del modello set-it-and-forget-it”; “Dal settore privato alla PA: l’efficienza, la fiducia e la personalizzazione diventano la logica comune”; Nell’ambito della “Supply chain, il focus è stato su sostenibilità e resilienza: dalla catena lineare all’ecosistema intelligente”; Con l’IA si potranno anticipare i bisogni non solo rispondere alle richieste; si potranno “sviluppare dei Servizi predittivi e personalizzati:”; la AI utile è quella verificabile”; “La condizione per una crescita della AI in modo affidabile non è quella della semplice introduzione della stessa, non basta adottare l’AI ma bisogna governarla”.
Si è poi passati al modulo “Intelligenza Emotiva”, guidato dalla dott.ssa Marzia Martino, in cui sono state approfondite le componenti psicologiche e antropologiche del comando con due autorevoli contributi: il primo del professor Marco Moschini (UNIPG), secondo il quale “la vera leadership in un mondo digitale deve rimettere al centro l’uomo. L’Intelligenza Artificiale offre grandi opportunità, ma il vero sapere umano si distingue da quello delle macchine perché è fatto di anima, di domande e di dubbi, e non solo di pura efficienza tecnica”; il secondo, è stato quello del professor Francesco Marino (UNINT), intervento in cui il docente ha messo in luce che “la leadership del futuro non rifiuta l’IA e non si fa travolgere da essa, la usa per liberare tempo da dedicare alle persone. Il successo aziendale si misurerà con l’intensità della collaborazione tra l’intelligenza delle macchine e l’empatia dell’uomo”.
Robotica avanzata
Infine, un focus sulla “Robotica Avanzata”, il panel tecnico moderato dall’ing. Luciano Pizzoni (Umbra Group) in cui hanno relazionato il prof. Paolo Valigi (UNIPG), il prof. Alberto Dionigi (UNIPG) e il dott. Giovacchino Rosati (EAGLEPROJECTS SPA), referenti di due realtà chiave del nostro territorio che preparano ingegneri e che “assorbono” ingegneri. Ed è proprio in questo contesto in cui si iniziano ad aprire e si apriranno nuovi spazi di lavoro qualificato che è stato quanto mai fondamentale capire, attraverso appunto i loro interventi, il più possibile in anticipo le prospettive per canalizzare al meglio i percorsi comuni di crescita. Un appuntamento che si è aperto a sorpresa con l’arrivo in sala di un “cane-robot” e di un umanoide.
Uso etico
A chiudere la giornata è stata la profonda riflessione di Don Alessandro Picchiarelli sull’Etica dell’intelligenza artificiale, un tassello fondamentale per rimettere l’uomo e i suoi valori al centro della rivoluzione tecnologica in corso. “Etica dell’intelligenza artificiale – ha spiegato Picchiarelli – significa riflettere su una realtà che ormai ci appartiene, in quanto essere umani, che ci racconta anche la nostra umanità, ciò che noi siamo, una realtà che va in qualche modo regolata, capita e orientata non per frenare lo sviluppo, ma per rendere lo sviluppo a misura d’uomo, che ci aiuti a crescere nella nostra umanità. La tecnologia è una preziosa occasione di umanizzazione se compresa e vissuta bene, ma può diventare anche una pericolosa occasione di disumanizzazione se non la sappiamo accogliere e non sappiamo cooperare con essa”.