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Autore: Redazione

Impianti energia, il disegno di legge varato dalla Giunta regionale

La Giunta Regionale dell’Umbria, con la delibera 698, ha approvato il disegno di legge “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro”. Un provvedimento che mira a conciliare l’accelerazione verso l’autonomia energetica con la salvaguardia del patrimonio paesaggistico e culturale, rispondendo all’obbligo di individuare le aree idonee e non idonee all’installazione di impianti a fonti di energia rinnovabile (FER), in ottemperanza al D.Lgs. 199/2021.

“Il disegno di legge che consegniamo all’Assemblea legislativa – dichiara l’assessore Thomas De Luca – è il risultato del grande percorso di partecipazione che abbiamo messo in campo con quasi cento incontri e sei plenarie su tutto il territorio della nostra regione. Sindaci, amministratori, associazioni, tecnici, imprese e singoli cittadini hanno potuto migliorare il testo con le loro proposte che sono state accolte nella versione finale”.

Spiega De Luca che “la legge definisce un quadro di chiarezza: fare impianti nelle aree idonee sarà semplice, veloce ed a rischio zero. Presentare progetti nelle aree non idonee sarà un rischio altissimo di bocciatura, prossimo alla certezza di veder andare in fumo il proprio investimento.”

La legge ha infatti come finalità principale il raggiungimento delle zero emissioni nette e dell’autonomia energetica regionale entro il 2050, una transizione energetica basata su sostenibilità ambientale ed economica, giustizia sociale e climatica.

I tempi dettati dal TAR del Lazio

“Ci muoviamo in un quadro molto complicato. Dobbiamo rispettare la Costituzione e non possiamo discostarci dal quadro normativo nazionale definito dal Governo, al tempo stesso, però, dobbiamo monitorare la giurisprudenza che evolve costantemente la materia. I 60 giorni che il TAR del Lazio ha dato al Governo per la correzione del decreto attuativo sono giunti al termine. Ad ora non è arrivato alcun segnale. In questo vuoto normativo il nostro territorio continua ad essere bersaglio di centinaia di progetti eolici e fotovoltaici di grandi dimensioni in aree non idonee, totalmente fuori scala per il nostro territorio”, sottolinea l’assessore regionale all’energia e al paesaggio. “Al contrario – conclude -i progetti delle Comunità Energetiche Rinnovabili e quelli delle nostre imprese sono paralizzati da una vera e propria moratoria fantasma che sta soffocando il nostro sistema economico”.

Nonostante la recente sentenza del TAR Lazio sul Decreto Ministeriale del 21 giugno 2024, la Regione ha deciso di procedere con l’approvazione del disegno di legge per evitare ulteriori ritardi e incertezze. L’auspicio è che l’iter in Assemblea legislativa sia rapido, per giungere all’approvazione entro l’estate, rafforzando l’impegno dell’Umbria verso un futuro energetico e ambientale sostenibile al 100%.

Il mix energetico

La legge promuove un mix energetico diversificato, includendo tecnologie di accumulo come idroelettrico da pompaggio, accumulo gravitazionale ed idrogeno verde. Si privilegia la realizzazione di impianti diffusi, di piccole e medie dimensioni, prossimi alla domanda, e si riconoscono le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) come pilastro del sistema, dichiarando idonea ogni area ad esse destinate, favorendo l’autoproduzione e contrastando la povertà energetica.

Vengono chiaramente definite le aree idonee, che includono le superfici antropizzate e compromesse, le coperture, le aree edificate, parcheggi, aree dismesse, discariche e infrastrutture esistenti. Per queste aree, i tempi autorizzativi saranno ridotti e il parere paesaggistico sarà non vincolante, incentivando la rigenerazione delle aree già antropizzate. Grande attenzione è dedicata all’agrivoltaico, con requisiti stringenti nelle aree non idonee per garantire benefici alla biodiversità e all’identità culturale umbra, promuovendo pratiche sostenibili.

La legge impone requisiti rigorosi per minimizzare gli impatti ambientali e una ripartizione territoriale equa degli impianti. Sono previste garanzie finanziarie per la dismissione degli impianti e un programma di compensazioni ambientali e territoriali a carico dei proponenti, con percentuali significative dei proventi da destinare ai comuni o alle CER.

Uso dei fondi pubblici, sinergia per la legalità tra Regione e Guardia di finanza

Prosegue la sinergia per la legalità tra Regione Umbria e Guardi di finanza regionale. La presidente Stefania Proietti e il comandante regionale della Guardia di Finanza dell’Umbria, il generale di brigata Francesco Mazzotta, hanno firmato il rinnovo del Protocollo d’Intesa sulla collaborazione volta a migliorare l’efficacia delle misure finalizzate a prevenire, ricercare, contrastare le condotte illecite perpetrate nell’impiego di risorse finanziarie comunitarie e nazionali erogate dalla Regione Umbria.

“La firma di questo Protocollo d’intesa – dichiara la presidente Proietti – rappresenta un passo importante per rafforzare la collaborazione tra le due istituzioni al fine di garantire legalità e trasparenza nell’utilizzo delle risorse finanziarie erogate, affinché non un solo euro possa andare disperso. Un impegno congiunto per contrastare frodi e condotte lesive degli interessi economici e finanziari pubblici, a tutela dei cittadini, delle imprese oneste e della correttezza dell’operato della Regione. Proprio nel corso della Giunta di oggi, su proposta dell’assessore Simona Meloni – ha annunciato – abbiamo anche approvato un importante documento per rafforzare le procedure di monitoraggio della spesa da parte degli uffici, procedure che la Guardia di Finanza dell’Umbria ci aiuterà ad implementare”.

“Il flusso informativo costante che, grazie a questo protocollo, porremo in essere con gli uffici regionali – ha confermato il generale di brigata Francesco Mazzotta – ci mette in condizione in primo luogo di cercare di prevenire l’evento illecito. Un’attività importante, quella della prevenzione, perché evita che le risorse pubbliche stanziate dallo Stato o dall’Unione europea, invece di essere effettivamente utilizzate nella realizzazione di importanti progetti, finiscano nelle mani sbagliate. Laddove la prevenzione non arrivi, il protocollo copre anche l’attività di collaborazione nella ricerca e nella repressione degli illeciti economico-finanziari che comportino lo sviamento, dalla loro legittima destinazione, delle preziose risorse pubbliche a disposizione per la realizzazione di importanti progetti a beneficio della collettività. Il protocollo prevede peraltro la possibilità di organizzare presso la Scuola umbra di amministrazione pubblica, così come già fatto con gli enti locali, attività volte alla formazione del personale della Regione, per fornire strumenti utili a rilevare possibili indicatori di anomalia nell’ambito della valutazione dei rischi connessi agli interventi finanziati”.

L’accordo

L’accordo, che si prevede della durata di 36 mesi, mira a prevenire e contrastare condotte illecite legate all’impiego di fondi pubblici, con particolare attenzione ai progetti finanziati nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), del Fondo Complementare al PNRR, e dei principali fondi europei, tra cui il Fondo Europeo Sviluppo Regionale (FESR) e il Fondo Sociale Europeo (FSE).

Gli obiettivi principali del Protocollo saranno quelli di:

•     Rafforzare le azioni per prevenire, individuare e scongiurare frodi, corruzione e conflitti di interesse

•     Garantire un utilizzo trasparente e conforme delle risorse finanziarie

•     Promuovere una cooperazione efficace per il monitoraggio e il controllo dei progetti finanziati

I punti salienti dell’intesa sono rappresentati dall’impegno da parte della Regione Umbria di mettere a disposizione della Guardia di Finanza dati, informazioni e analisi utili per prevenire e reprimere irregolarità, mentre il Comando Regionale Umbria utilizzerà tali elementi per orientare le proprie attività di controllo e, ove necessario, comunicherà alla Regione le risultanze emerse. Gli incontri e i corsi di formazione rivolti al personale, infine, avranno lo scopo di consolidare procedure operative interne agli enti e rafforzare la cultura della legalità.

Parcheggio piazza della Pace, gli interrogativi su quei soldi che il Comune non ha più incassato

Una gestione sulla quale è necessario fare chiarezza. Anche per capire se il Comune possa aver ricavato un danno erariale sotto forma di mancato incasso, per almeno tre mesi, del pedaggio degli autobus turistici, come da qualcuno ipotizzato.

Si tratta del parcheggio di piazza della Pace ad Orvieto, che è attualmente al centro di un accesso confronto politico dopo che la Giunta Tardani ha deciso di non rinnovare la convenzione con la società Valore srl della famiglia Palmieri a cui era stata affidata nel corso degli ultimi dieci anni sia la gestione dei bagni pubblici che il bar e punto di accoglienza.

Nei giorni concitati di fine maggio, all’indomani del mancato rinnovo della convenzione e del rifiuto di prorogare il rapporto fino alla pubblicazione e successiva assegnazione del nuovo bando, l’amministratore di Valore srl, Valerio Palmieri, ricostruendo i difficili rapporti con il Comune, ha citato tra gli altri un episodio che, se confermato, potrebbe configurare anche un possibile danno erariale da diverse decine di migliaia di euro ai danni delle casse comunali. “A fine maggio 2024 l’amministrazione comunale ha ritenuto di interrompere l’affidamento del servizio per la riscossione della tariffa giornaliera dei bus, all’epoca gestito dal titolare dell’area camper. Dal primo giugno e fino al 31 agosto 2024 la sbarra è rimasta aperta, consentendo a chiunque di entrare ed uscire liberamente, senza pagare la sosta, che allora prevedeva una tariffa di 45 euro al giorno. L’unico modo di pagare era l’utilizzo (complicato) dell’app MyCicero, sul cui uso abbiamo cercato di istruire gli autisti/capogruppo virtuosi che volevano pagare a tutti i costi”.

I SOLDI “PERSI” DAL COMUNE

Ancora le parole di Palmieri: “Le rare apparizioni della polizia municipale volte a verificare i bus paganti tra quelli in sosta trovavano il piazzale semi vuoto, perché a sbarra aperta era utilizzato come punto di scarico/carico da chi voleva evitare di pagare. Tutto questo fin quando, per senso civico e per restituire un senso ad una situazione da far west, mi sono fatto avanti, proponendo di gestire in emergenza e gratuitamente il servizio dal 01/09/24 al 31/12/24. Ovviamente – evidenzia Palmieri – il Comune è stato ben felice di cedere temporaneamente tale onere alla nostra società, che ha incassato per conto dell’Ente ed a titolo gratuito oltre 30.000 euro in 4 mesi, con il solo ausilio di un pos del Comune e con la sbarra/gettoniera malfunzionante dal primo settembre, sostituita solo il 15 di novembre, andando e tornando ogni volta con la bicicletta dal locale alla sbarra, con una persona praticamente dedicata”.

LA SBARRA APERTA

In pratica, il Comune avrebbe preferito lasciare la sbarra aperta e rinunciare alla quasi totalità degli incassi, piuttosto che mantenere il servizio di riscossione all’Area Camper. Perché? Perché interrompere un rapporto di fiducia durato anni, tanto da permettere per molti di essi il pagamento del corrispettivo bus in contanti?

Tra l’altro, risulta che la convenzione dell’area camper all’epoca fosse ancora in essere e che sia scaduta il 18 di agosto dello stesso anno, per essere poi prorogata a fine dicembre, fino a pubblicazione del nuovo bando. Tralasciamo ogni commento sulle proroghe e sul periodo e sull’operare senza titolo.

Ma tornando ai 3 mesi senza il servizio di riscossione: se da settembre a dicembre la società Valore srl ha incassato per conto del Comune oltre 30 mila euro (esclusi i pagamenti effettuati via App o con bonifico anticipato, divenuti nel frattempo più utilizzati), quanti mancati incassi è possibile ipotizzare per il trimestre estivo? Venti, 30, 40 mila euro? Forse di più? Sarebbe interessante poter quantificare il mancato incasso, anche sulla scorta degli introiti portati a bilancio negli anni precedenti.

Ma non è facile ricevere una risposta in merito. Lo stesso Palmieri ha riferito di aver presentato il 20 marzo di quest’anno (via Pec) un progetto di riqualificazione, automazione e gestione diretta del parcheggio di Piazza della Pace, chiedendo al contempo un riscontro sugli incassi degli anni precedenti del servizio di riscossione bus. A distanza di quasi quattro mesi, ancora nessuna risposta.

Come è stato possibile rinunciare a quei soldi e chi ne è responsabile? Perché nessuno ha mai risposto a questa ricostruzione dell’imprenditore che descrive una situazione molto grave? Perché l’amministrazione comunale non lo smentisce? E perché l’opposizione non ha fatto il minimo cenno ad un episodio tanto clamoroso?

“I nuovi CAM e il prezzario regionale”, confronto tra imprese, professionisti e istituzioni

“I nuovi CAM e il prezzario regionale”. Si terrà venerdì 11 luglio, a partire dalle ore 9.30 presso l’Auditorium di Confindustria Umbria, il convegno organizzato da Ance Umbria, Regione Umbria e Rete delle Professioni Tecniche Umbria.

Un incontro operativo rivolto a imprese e professionisti, per illustrare come il prezzario regionale abbia recepito i Criteri Ambientali Minimi e cosa questo comporti in termini pratici. Un passaggio strategico per garantire una maggiore sostenibilità delle opere pubbliche e delle fasi di lavorazione, valorizzando lo sforzo delle imprese e rafforzando il legame tra costruzioni e territorio.
In questo senso, il recepimento dei CAM nel prezzario rappresenta anche un importante cambio di prospettiva nei rapporti con le stazioni appaltanti, chiamate a riconoscere – anche economicamente – l’impegno delle imprese in termini di qualità ambientale e innovazione nei processi.
Dopo il saluto del presidente di Confindustria Umbria Vincenzo Briziarelli, introdurranno i lavori il presidente di ANCE Umbria Albano Morelli, l’assessore regionale Francesco De Rebotti e Livio Farina per la Rete delle Professioni Tecniche dell’Umbria.

Gli aspetti tecnici del recepimento dei CAM nel prezzario, con particolare attenzione ai lavori stradali, saranno affrontati da Paolo Gattini (Regione Umbria), Patrizia Macaluso (Osservatorio contratti pubblici della Regione) e Maurizio Bocci (già professore ordinario alla Università Politecnica delle Marche). Le conclusioni saranno affidate a Gianluca Paggi, direttore Governo del Territorio, Ambiente, Protezione civile, Riqualificazione urbana e Coordinamento PNRR della Regione Umbria.

Riqualificazione imprese commercio, risorse aggiuntive per l’Avviso Rinnova

La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato un incremento di 655.916,03 euro a favore dell’“Avviso Rinnova”, misura finalizzata alla riqualificazione delle imprese commerciali umbre. L’atto, proposto dall’assessore allo sviluppo economico Francesco De Rebotti, si basa sull’esigenza di ampliare la platea dei beneficiari, in seguito all’elevato numero di istanze ammissibili.

Le risorse aggiuntive derivano da due fonti: 455.916,03 euro dai Fondi FOSMIT (Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane) e 200.000 euro dal Fondo Unico del bilancio regionale 2025–2027.

Le nuove risorse stanziate permetteranno ora di sostenere ulteriori 37 progetti ritenuti ammissibili ma inizialmente non finanziabili per esaurimento dei fondi.

“Con questo provvedimento – dichiara l’assessore De Rebotti – diamo una risposta concreta a tante imprese che avevano presentato progetti di qualità, coerenti con gli obiettivi dell’Avviso, ma che erano rimaste escluse per mancanza di fondi. Si tratta di un intervento che rientra nella strategia regionale di sostegno al tessuto produttivo, in particolare nei territori montani e nelle aree interne, dove il commercio di prossimità è presidio economico e sociale fondamentale”.

Le finalità dell’avviso – come previsto anche dalle deliberazioni CIPE e dalle normative regionali – sono in linea con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento e sostenere lo sviluppo locale, anche grazie al coordinamento con la Strategia Nazionale per le Montagne Italiane (SNAMI).

La dotazione finanziaria sarà destinata a interventi di riqualificazione strutturale, ammodernamento tecnologico e miglioramento dell’offerta commerciale dei piccoli esercizi.

Salone del Libro di Torino, l’Umbria si è candidata ad essere la regione ospite

L’Umbria si candida ufficialmente ad essere la regione ospite all’edizione 2026 del Salone del Libro di Torino. Un ruolo che il Cuore verde d’Italia non ha mai ricoperto nella storia del Salone.

Se l’Umbria fosse scelta come regione ospite dal Salone del libro per il 2026, avrebbe a disposizione uno spazio espositivo centrale e di rilievo con un programma dedicato a tematiche legate al territorio umbro. Potrà mettere in risalto gli autori locali, le tradizioni letterarie e le eccellenze culturali e artistiche regionali. Inoltre potrebbe promuovere il territorio dal punto di vista turistico e delle sue produzioni d’eccellenza agroalimentari e artigianali.

Da qui l’importanza della candidatura, evidenziata dall’assessore alla Cultura Tommaso Bori: “La visibilità che otterrebbe l’Umbria come regione ospite al Salone permetterebbe di promuovere la cultura, l’editoria, l’arte e il territorio regionale. Ma non solo: sarebbe anche l’occasione per presentare aspetti innovativi della nostra produzione editoriale, ad esempio nel settore dell’editoria d’arte e in quello di fumetti, comics e manga, che attraggono un pubblico più giovane e interessato alle nuove tendenze”.

Il Salone internazionale del libro di Torino è il più importante evento italiano nel campo dell’editoria e uno dei maggiori in Europa, è uno spazio culturale e d’incontro che vanta un numero di presenze significativo – la 37esima edizione, del 2025, ha registrato 231mila visitatori e oltre 7,8 milioni di utenti raggiunti sui social media – ed è un luogo di promozione letteraria sempre più aperto alle nuove generazioni e con uno sguardo accogliente e inclusivo per le persone con disabilità.

Zeno (Filt Cgil): “Si blocchi la privatizzazione di Ferrovie dello Stato”

“Si blocchi immediatamente il processo di privatizzazione di Ferrovie dello Stato, è l’unico elemento che può salvare i pendolari umbri”. E’ la richiesta avanzata dalla Filt Cgil attraverso il segretario generale Ciro Zeno, a Orvieto, durante l’incontro con la stampa davanti alla stazione ferroviaria indetto per fare il punto sulle problematiche delle linee ferroviarie Firenze-Roma, Perugia-Foligno e Terni-Roma che stanno provocando disagi a migliaia di cittadini ogni giorno.

“Bene i sindaci con la fascia tricolore a Roma, bene la presa di posizione della Regione Umbria e di tutte le istituzioni locali – ha proseguito Ciro Zeno –, ma manca la fine di questo percorso e cioè un atto formale, una linea di indirizzo, da recapitare al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini e al ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti per chiedere di fermare la privatizzazione”.

“Non si possono impiegare per andare a Roma – ha ribadito il segretario Zeno – due ore da Orvieto o Terni, quattro ore da Perugia o tre ore da Foligno, non è questo il futuro. Dobbiamo capire cosa si vuole fare dei trasporti in questa nazione. Se vogliamo mantenere un servizio universale, i treni interregionali devono passare sull’alta velocità, se la scelta è quella di un servizio commerciale abbiamo distrutto la vita dei pendolari in Umbria. Se non si cambia la strategia del governo rispetto all’idea di privatizzare tutto sarà un disastro e i territori umbri resteranno fuori dal mondo”.

“Nello scenario che si sta prospettando – ha ricordato Ciro Zeno – nel 2026 il servizio universale oggi gestito dal Ministero dei trasporti che riguarda gli Intercity verrà messo a gara, è quindi facile prevedere ribassi dei servizi e l’abbattimento della qualità e delle garanzie per i cittadini. Toccherà poi trasporti regionali, mettendo sul mercato un settore che invece deve garantire i servizi a tutti. Di fronte a tutto questo o si fa marcia indietro a livello di scelte politiche o non riusciremo a fermare il default del sistema”. “Per arrestare tutto questo – ha concluso Ciro Zeno – serve un’azione comune delle istituzioni regionali e locali, indistintamente dal colore politico, che abbia come obiettivo quello di salvare il servizio di trasporto e di fare pressione sul governo. È quello che chiediamo con forza per difendere i diritti dei lavoratori pendolari, ma anche di tutti gli altri cittadini che utilizzano i treni come mezzi di collegamento tra l’Umbria e il resto d’Italia”.

Corsi gratuiti per giovani per diventare autisti di Busitalia

Al via in Umbria la “Busitalia Ode Academy”, con i corsi gratuiti per il conseguimento dei titoli abilitanti alla professione di autista previsti dalla selezione Busitalia (Gruppo FS).

I 21 aspiranti operatori di esercizio (Ode) ammessi hanno iniziato il percorso formativo, interamente sostenuto dall’Azienda, per ottenere la patente D e la Carta di Qualificazione del Conducente (CQC persone). Una volta acquisiti i titoli entro i termini previsti, i candidati saranno assunti con contratto a tempo indeterminato e di apprendistato.

Due dei 21 partecipanti sono donne, un segnale importante in un settore tradizionalmente a prevalenza maschile, ma dove la presenza femminile è in crescita. Attualmente, nella Direzione Operativa Umbria di Busitalia operano 835 autisti, di cui 36 donne.

La selezione effettuata è stata aperta a candidati tra i 21 e i 29 anni, in possesso della patente B e/o D1 o D, anche non ancora abilitati con CQC, con l’obiettivo di ampliare la platea dei potenziali candidati e favorire il ricambio generazionale, offrendo un’opportunità concreta di formazione professionale e inserimento nel mondo del lavoro.

Con questa iniziativa, Busitalia continua a puntare su formazione e valorizzazione professionale, riconoscendo nell’autista una figura strategica per la qualità dell’esperienza di viaggio e confermando il proprio impegno per una mobilità sempre più inclusiva, sostenibile, integrata e attenta alle pari opportunità.

Spettacoli dal vivo, l’allarme di 7 Regioni: il caso Umbria Factory Festival

Spettacoli dal vivo, appello al Governo da parte degli assessori di sette Regioni. Regioni che esprimono preoccupazione e sconcerto per l’attuale situazione del sistema italiano aggravato dalle recenti scelte del Ministero della Cultura che rischiano di compromettere principi fondamentali come pluralismo, trasparenza e co-responsabilità istituzionale.

L’assessora alla Scuola – Politiche sociali – Politiche Giovanili della Regione Campania Lucia Fortini, l’assessora alla cultura della Regione Emilia-Romagna Gessica Allegni, l’assessora alla cultura della Regione Puglia Viviana Matrangola, il presidente della Regione Toscana, con delega alla Cultura, Eugenio Giani, l’assessora alla cultura della Regione Sardegna, Ilaria Portas, il vicepresidente della Regione Umbria, con delega alla Cultura, Tommaso Bori e l’assessore alla Cultura della Regione Valle D’Aosta Jean-Pierre Guichardaz evidenziano che con la recente pubblicazione dei decreti di assegnazione dei contributi del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo sono divenuti evidenti gli effetti del D.M. 23 dicembre 2024, n. 463, che ha ridefinito i criteri di assegnazione dei contributi ministeriali.

Scompaiono i riferimenti a innovazione, rischio culturale e dimensione internazionale, sostituiti da logiche di mercato basate su biglietti venduti e ricavi. Il Fondo perde così la sua natura pubblica di sostegno alla pluralità e alla sperimentazione, favorendo invece modelli più commerciali. Ne risultano penalizzate proprio le realtà più dinamiche e coraggiose, fondamentali per la vitalità culturale dei territori, soprattutto quelli più fragili e periferici.

Scelte che colpiscono chi innova

Le conseguenze, secondo le sette amministrazioni, sono già evidenti: decine di realtà culturali – festival, compagnie, centri di produzione – sono state escluse o pesantemente ridimensionate in base a criteri poco trasparenti, in un quadro che colpisce con particolare durezza chi lavora in ottica di innovazione, inclusione e funzione sociale.

Nei territori regionali, tutto ciò comporta un progressivo impoverimento dell’offerta culturale, che rischia di accentuare divari già esistenti tra aree centrali e periferiche, tra grandi istituzioni consolidate e organismi agili ma fondamentali per il presidio culturale e la coesione delle comunità.

Alcuni esempi dei casi più eclatanti:

Festival Santarcangelo dei Teatri (Rimini): punteggio ridotto da 28 punti del consuntivo 2024 a 14 del preventivo 2025, innovazione valutata 2.7/10

MicroMacro Festival (Parma): escluso dal sistema di finanziamenti dopo un consuntivo 2024 con punteggio 20,2 ad un preventivo 2025 con punteggio 8,9

Fuorimargine (Cagliari): declassato da centro di produzione a festival

Sardegna Teatro: cancellata totalmente la rassegna danza con un punteggio declassato da 26 a 9

Festival Inequilibrio di Castiglioncello (LI): salvato per 0,1 punti, ma con un taglio di 10 punti dal consuntivo 2024

Teatro della Toscana (Teatro della Pergola di Firenze): declassato da Teatro Nazionale a TRIC

Umbria Factory Festival (Foligno, PG): escluso dal sistema di finanziamenti dopo un consuntivo 2024 con punteggio 18 declassato a 8,5

AlphaZTL (Brindisi): escluso dal sistema di finanziamenti dopo un consuntivo con punteggio di 23 nel 2024 declassato a 8,5

BIG Bari International Gender festival (Bari), 11 edizioni declassato da 29 a 11

Fondazione Campania dei Festival (Napoli), festival con punteggio ridotto da 27,7 punti del rendiconto 2024 a 14,1 del 2025

Decine di enti costretti ad annullare programmazioni già avviate o in corso d’opera, lasciando senza lavoro centinaia di professionisti e professioniste della cultura e centinaia di spettatori privati della possibilità di fruire liberamente di programmi culturali di qualità.

Una crisi di rappresentanza e legittimità

In dissenso con queste scelte, tre commissari – espressione di ANCI, UPI e Conferenza delle Regioni – hanno rassegnato le dimissioni dalle Commissioni consultive teatro e multidisciplinare, che oggi risultano operative ma prive di rappresentanza istituzionale. Un gesto che segnala una rottura profonda con le modalità con cui si sta orientando la governance del settore.

Questa crisi di rappresentanza mina la legittimità delle decisioni assunte e il necessario equilibrio tra valutazione tecnica, equità e co-responsabilità istituzionale.

Un appello per un dialogo serio e strutturato

Gli assessori firmatari, nel ribadire il proprio impegno per la crescita del settore e il riconoscimento del suo valore sociale e democratico, chiedono:

l’azzeramento e la ricostituzione delle Commissioni teatro e multidisciplinare, con un bilanciamento tra competenze tecniche e rappresentanza istituzionale. Si ritiene necessario che la commissione multidisciplinare sia composta da professionisti esperti della materia e non costituita attingendo ai membri delle altre commissioni; che le istanze di riesame previste dal Decreto Direttoriale n. 691 del 19 giugno 2025, attuativo del D.M. 463/2024, siano affrontate con la massima attenzione, serietà e trasparenza; l’apertura di un tavolo di confronto reale e istituzionalmente riconosciuto per ridefinire i parametri di valutazione del FNSV, evitando soluzioni unilaterali come l’istituzione di gruppi tecnici non concertati e non rappresentativi.

“Solo attraverso un confronto leale e partecipato, che valorizzi la pluralità dei territori e dei linguaggi, sarà possibile restituire fiducia al sistema e assicurare un futuro solido allo spettacolo dal vivo in Italia”. Le Regioni si dicono pronte “a fare la propria parte”.

Affari di inizio saldi, socialità e divertimento: la “Shopping Night” ha fatto centro a Terni

Un’occasione per fare affari nel primo giorno di saldi. Un’occasione per prendere un aperitivo e cenare in centro. Un’occasione per ritrovarsi in compagnia in un centro animato fino a tarda ora.

Ha fatto centro la “Shopping Night” a Terni, l’iniziativa organizzata da Confartigianato Imprese Terni, con il patrocinio del Comune di Terni e l’impegno dei Comitati di Via, che ha coinvolto numerose attività commerciali e artigianali. Richiamando tanti visitatori, che si sono gustati un sabato sera in un’atmosfera vivace, accogliente e ricca di opportunità per lo shopping e l’incontro.

Soddisfatto Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Imprese Terni: “La serata ha dimostrato che quando si lavora insieme con entusiasmo, concretezza e spirito collaborativo, Terni risponde. I saldi iniziati dalla mattina hanno mostrato un buon avvio, il centro nella serata si è riempito di persone e si è respirato un clima di festa e socialità che mancava da tempo. Questo è il segnale che il commercio e l’artigianato locali hanno bisogno di eventi strutturati, ben promossi e soprattutto condivisi da tutta la rete imprenditoriale”.

Numerosi i riscontri positivi raccolti dai commercianti e artigiani, che hanno apprezzato la promozione capillare dell’iniziativa e l’attenzione rivolta all’animazione di qualità come strumento di accompagnamento allo shopping e non come sostituzione.

“Abbiamo visto cittadini tornare a vivere le vie del centro – prosegue Franceschini – e questo per noi è un primo grande risultato. È importante continuare su questa strada, potenziando la rete, e ascoltando con attenzione tutte le segnalazioni, che arrivano da chi è in prima linea con le proprie attività”.

Confartigianato ringrazia il Comune di Terni, i Comitati di Via e tutti coloro che hanno partecipato attivamente alla realizzazione dell’evento e naturalmente i cittadini, che con la loro presenza hanno dato senso e valore all’intera iniziativa.
“”Shopping Night 2025″ – conclude Michele Medori, segretario di Confartigianato Terni – è stata un’occasione per rinsaldare il legame tra la città e le sue attività economiche, mostrando come il centro di Terni possa essere vivo, accogliente e dinamico anche nelle sere d’estate”.

Una soddisfazione evidente anche nelle foto pubblicate da Confartigianato Imprese Terni sulla propria pagina social. L’associazione conferma dunque il proprio impegno per lo sviluppo del tessuto commerciale locale e per la promozione di sempre nuove iniziative condivise, in ogni parte dell’anno, capaci di valorizzare la città e le sue energie migliori.