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Autore: Redazione

L’Umbria recupera imprese | Gli ultimi dati Movimprese e l’analisi

Nel terzo trimestre 2025 nella regione il numero delle aziende in Umbria è continuato a crescere. Il recupero nel numero delle imprese quindi prosegue, ma il confronto con un anno fa resta ancora negativo. Segnali di vitalità per le società di capitale, anche se la distanza dal resto del Paese si allarga.

Il risultato è comunque importante: mentre l’Italia e il Centro tirano il fiato, segnando una leggera flessione dopo il rimbalzo primaverile, l’Umbria si muove in controtendenza, confermando un tessuto imprenditoriale che prova a ritrovare equilibrio e fiducia dopo che, fino a due trimestri fa, aveva evidenziato una fase difficile.

Questo il quadro dell’imprenditoria umbra che emerge dai dati di Movimprese di Infocamere, la piattaforma del sistema camerale italiano che fotografa la dinamica delle imprese sul territorio. Nel trimestre luglio-settembre 2025, le imprese umbre iscritte al Registro camerale sono 90.440, in aumento di 132 unità rispetto al secondo trimestre.

Il confronto annuale
Se però il confronto si sposta su base tendenziale, cioè rispetto allo stesso periodo del 2024, il quadro cambia. Un anno fa le imprese registrate erano 91.088: il saldo negativo è di 648 aziende, pari a un calo dello 0,7%.
In Italia la flessione è del 0,6%, nel Centro del 0,5%.
Un quadro dunque ambivalente: bene nel confronto ravvicinato, meno brillante nel confronto annuale. Ma la direzione di marcia è tornata quella giusta, e questo è il segnale che più conta in una fase ancora incerta.

Dieci anni di trasformazioni
Se si guarda al decennio 2015-2025, l’Umbria registra una contrazione più marcata rispetto alla media nazionale e al Centro Italia. Dieci anni fa, nel terzo trimestre 2015, le imprese iscritte erano 95.422, quasi 5.000 in più rispetto a oggi.
Il calo complessivo è quindi del 5,2%, contro il -3% dell’Italia e il -3,6% del Centro.
Un arretramento che racconta le difficoltà di un territorio colpito duramente dalle crisi globali, ma anche la capacità di adattamento di chi è rimasto, investendo in nuovi modelli organizzativi e digitali.

Le società di capitale tornano a muoversi
Segnali incoraggianti arrivano dalle società di capitale, considerate un termometro della solidità di un sistema produttivo. Nel terzo trimestre 2025 l’Umbria ne conta 25.907, pari al 28,6% del totale delle imprese.

Un valore ancora distante dalla media nazionale del 33,4%, ma in crescita rispetto ai trimestri precedenti: +200 società rispetto al secondo trimestre, dopo un rimbalzo già avviato nella primavera 2025.
Sul fronte annuale, tuttavia, il bilancio resta in lieve rosso: tra il terzo trimestre 2024 e lo stesso periodo del 2025 si registra una flessione da 17.207 a 17.171 società di capitale.
È un arretramento minimo, ma che segnala come le imprese umbre più strutturate abbiano faticato più della media nazionale a reggere l’urto post-Covid, probabilmente perché più esposte in settori colpiti duramente dalle restrizioni o perché meno dotate di riserve e strumenti finanziari.

Una crescita ancora da consolidare
Nel lungo periodo, la quota delle società di capitale sul totale delle imprese umbre è comunque cresciuta in modo costante: era il 21,5% nel 2015, è salita al 25,8% nel 2019 e ha toccato il 28,6% nel 2025.
Ma la distanza con l’Italia, invece di ridursi, si è ampliata.
Se nel 2019 l’indice umbro era pari all’89,6% del dato nazionale, nel 2025 è sceso all’85,6%. Un gap che racconta un tessuto economico ancora troppo frammentato, dove la microimpresa resta il modello prevalente.
Eppure, rispetto al 2015, l’Umbria ha guadagnato terreno: dieci anni fa era ferma all’81,2% dell’indice nazionale.

La mappa delle imprese umbre
Nel III trimestre 2025, la composizione per forma giuridica conferma la netta prevalenza delle imprese individuali, che restano la spina dorsale dell’economia regionale: 44.952 aziende, pari al 49,7% del totale.
Seguono le società di capitale, con 25.906 imprese (28,6%), e le società di persone, pari a 17.172 unità (19%).
Chiudono il quadro le altre forme giuridiche con 2.410 imprese, il 2,7% del totale.

Tra resilienza e reazione
La fotografia che emerge è quella di un’Umbria che prova a reagire pur restando fragile, come dimostra anche il calo su base annuale del numero delle imprese.
La fase di ricostruzione economica post-pandemia si intreccia con un processo di selezione naturale delle imprese: chi ha saputo innovare e digitalizzarsi regge, chi è rimasto ancorato a modelli tradizionali fatica.
Il messaggio, tuttavia, è chiaro: la vitalità del sistema imprenditoriale umbro non è spenta. È un segnale da leggere con attenzione e da sostenere con politiche mirate, capaci di rafforzare la struttura del tessuto produttivo, favorendo la transizione verso modelli d’impresa più solidi, capitalizzati e innovativi.

“I dati Movimprese del terzo trimestre 2025, dopo quelli positivi del II semestre – commenta il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni – evidenziano un’Umbria che sta reagendo, anche in un contesto nazionale che torna a rallentare. È un segnale importante, perché dimostra che il sistema produttivo regionale ha ritrovato un po’ di fiducia e sta tornando a investire, dopo che fino a due trimestri fa aveva passato una fase difficile. Certo, la distanza con la media italiana resta, ma la direzione è quella giusta: serve continuità, non solo nel sostegno alle imprese ma anche nella semplificazione amministrativa e nell’accesso al credito. Il nostro compito, come Camera di Commercio, è accompagnare tutto questo, valorizzando chi scommette su qualità, digitalizzazione e capitale umano. L’Umbria non deve rinunciare a giocare un ruolo da protagonista in questa fase di transizione economica”.

Trifola, il pregiato tartufo bianco dalle ricette del Medioevo alle tavole dei vip

Da venerdì 31 ottobre a domenica 2 novembre Città di Castello ospiterà il Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, la manifestazione con cui il Comune, con la Regione Umbria e il patrocinio della Camera di Commercio dell’Umbria proietteranno nel futuro la storia della mostra mercato dedica da 45 anni alla “trifola”, il ‘tubero’ più famoso e desiderato.

Per tre giorni, nel week-end del gusto, il centro storico sarà il regno della trifola, che, con il suo profumo inebriante e inconfondibile e guiderà e attirerà i visitatori nei luoghi della città più carichi di fascino e testimonianze artistiche. Piazze e giardini incorniciati dalle dimore custodi delle opere dei maestri del rinascimento e della contemporaneità, Raffaello Sanzio, Luca Signorelli e Alberto Burri, saranno i punti cardinali sulla bussola di buongustai e curiosi. I visitatori avranno l’opportunità di incontrare grandi chef, esperti di enogastronomia, aspiranti cuochi provenienti dal mondo della scuola, che saranno protagonisti di show cooking, laboratori e conversazioni. Nei ristoranti si potranno degustare piatti al tartufo con menù speciali, poi presso il villaggio dei sapori e delle pro-loco la cucina tipica italiana e umbra che popolerà vicoli e piazze insieme a una vasta scelta di prodotti agroalimentari a km zero. Eventi a tema e presentazioni di libri con grandi autori, giornalisti e personaggi famosi richiameranno l’attenzione del pubblico più interessato agli aspetti culturali e salutistici legati al cibo, con proposte e novità a livello internazionale.  Un viaggio aperto a tutti, con attrazioni per adulti e bambini, perché stare in compagnia del tartufo bianco è un piacevole momento da condividere.

“Nessun luogo come Città di Castello parla del tartufo e qui, dove la trifola è un’eccellenza e non una rarità come altrove, perché è abbondante, la nostra ambizione è di raccontare ed esaltare il suo legame con la terra, il valore aggiunto inimitabile di una storia, di una tradizione, di esperienze che lo rendono unico e desiderato in tutto il mondo”, hanno spiegato l’assessore al Commercio e al Turismo Letizia Guerri, il presidente dell’Ente Fiera Nazionale Bianco Pregiato Lazzaro Bogliari ed il direttore dell’Associazione nazionale Città del Tartufo Antonella Brancadoro, assieme a rappresentanti istituzionali e dirigenti regionali e territoriali, fra cui, Letizia Michelini, consigliera regionale, Manuela Margutti, responsabile sezione tartufi e funghi dell’Agenzia Forestale regionale, presentando questa mattina in conferenza stampa il ‘45° Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato’, in una location suggestiva, Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, una fra le più belle dimore rinascimentali del centro-Italia che si affaccia in un parco plurisecolare.  Guerri, Bogliari e Brancadoro, sottolineano anche l’aspetto “legato alla promozione e valorizzazione culturale, artistica e ambientale del comprensorio e dell’Umbria, grazie alla presenza del tartufo in tutte le stagioni, un elemento identitario che fa parte del patrimonio, sociale, culturale, tradizionale della città con importanti risvolti economico-occupazionali”. “L’edizione 2025 del salone bianco pregiato racconterà come a Città di Castello il tartufo sia un’esperienza autentica da vivere tutto l’anno. Una tre giorni in cui la filiera del tartufo dell’Alta valle del Tevere, dai cavatori e i loro cani alle nostre imprese ma anche quella del gusto con i produttori agricoli, i presidi slow food del paese, le nostre associazioni e tradizioni gastronomiche saranno in festa nel cuore della città. Un programma caratterizzato da un’offerta qualitativa e tecnica sempre più elevata, un racconto collettivo di quanto il tartufo per Città di Castello e per l’Alta valle del Tevere sia socialità, cultura, tradizione, innovazione ed economia” hanno concluso Guerri, Bogliari e Brancadoro.

Città di Castello e il tartufo

A Città di Castello e comprensorio da ottobre a dicembre nasce una trifola su tre in Italia, dove oltre 1.750 cavatori, “tartufai”, uomini e donne di tutte le età con più di tremila cani al seguito, sono il simbolo vivente e vincente di un’attività di ricerca dichiarata patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. 

Città di Castello è davvero la capitale del tartufo a suon di record e tutto l’anno si respira il profumo di questo prelibato prodotto simbolo del territorio che si può apprezzare in ogni stagione a tavola. Statistiche e ricerche degli ultimi anni confermano questo primato a partire dall’incidenza dei “cavatori” in possesso di regolare tesserino rispetto agli abitanti: Città di Castello da qualche anno si piazza al secondo posto a livello nazionale dietro a Forlì.  

E la presenza dei tartufai è in continua crescita tanto che nel corso del 2025, Afor (Agenzia Forestale regionale) ha rilasciato 50 nuovi tesserini. Tra gli aspiranti raccoglitori, con cane al guinzaglio, vanghino e bisaccia, ci sono sempre più giovanissimi di età compresa tra i 16 e i 25 anni: fra loro, ogni anno di più, anche le donne che si sono avvicinate alla ricerca dei tartufi per vari motivi, fra cui quello di poter passeggiare e  stare a contatto con la natura. Vicino agli aspiranti “tartufai”, quasi a volerli proteggere e coccolare, ci sono i veterani del “vanghino”, capitanati dal presidente dell’Associazione Tartufai Alto Tevere (fondata nel 1986), Andrea Canuti che anticipa alcune previsioni sulla stagione della raccolta che si è da poche settimane aperta.

“La cerca e raccolta del tartufo bianco – dice – ha preso il via sotto buoni auspici: prima pioggia e ora sole.  Già ora con il cambio di luna si iniziano a scorgere ulteriori elementi positivi per pezzature e qualità del prodotto. Nella speranza di andare incontro a un periodo più freddo sotto il profilo climatico il tartufo sarà senza dubbio ottimo così come la stagione. La prossima luna potrà senza dubbio farci capire come sarà la tendenza”, ha precisato Canuti facendo riferimento oltre al clima anche alle fasi lunari che per tradizione secolare sono state sempre punti di riferimento per i tartufai.

I prezzi

“I prezzi come sempre li fa incrocio di domanda e offerta ma possiamo dire che ci stiamo assestando su cifre al chilo inferiori agli scorsi anni, che oscillano da 1500 a 3500 euro per le pezzature uniche e migliori del tartufo bianco, la nostra trifola che non teme confronti. Su prezzi inferiori il nero uncinato anch’esso assai prelibato. Una tendenza che potrebbe ancora scendere se la stagione e il clima saranno favorevoli alla raccolta”, ha sottolineato il presidente regionale del settore agroalimentare della Cna, Giuliano Martinelli, noto imprenditore del settore affiancato da tutti i suoi colleghi che saranno i protagonisti della rassegna nazionale e attori importanti della “filiera”.

La storia del tartufo in Umbria

L’Umbria è sempre stata terra di tartufi. Con l’avvento del Medioevo l’interesse verso il tartufo diminuì notevolmente, perché si credeva che fosse velenoso o un cibo delle streghe. Durante il Rinascimento, con l’affermarsi della cultura del gusto e dell’arte culinaria, fu rivalutato fino a essere considerato protagonista nella cucina dei signori dell’epoca. Nel 1564 il medico umbro Alfonso Ceccarelli scrisse la prima monografia sul tartufo, l'”Opusculum de Tuberibus” (ripubblicata a cura di Arnaldo Picuti e Antonio Carlo Ponti) in cui raccolse i contributi di naturalisti greci e romani e diverse curiosità storiche. La sua notorietà non si fermò e con il tempo rafforzò la sua fama di principe della tavola. Basti pensare che la tradizione di usare un cane per la sua ricerca sembrerebbe essere nata proprio nel XVIII secolo quando si svolgeva come divertimento di corte. Nella sua lunga storia è stato apprezzato da vari personaggi famosi, tra cui il Conte Camillo Benso di Cavour, che lo usava come mezzo diplomatico nella sua attività politica, o Lord Byron che lo teneva sulla scrivania perché gli ridestasse la creatività con il suo profumo intenso. Un prodotto così prezioso e prelibato e ricercato nei secoli tanto da meritarsi un piccolo museo, originale nel suo genere che nasce nel 2002 dalla passione di Saverio Bianconi, tartufaio e imprenditore del settore, appassionato cultore delle tradizioni e della storia della ‘filiera’. Una sala nella quale ha raccolto oltre 200 pezzi, compresi testi scritti, che riassumono l’universo del tartufo e dei tartufai; una raccolta privata, che contiene le spiegazioni sui vari tipi di tartufo, sui luoghi nei quali nasce e anche gli oggetti che ruotano attorno al tubero, vedi i vanghini per la raccolta e le bilance di precisione per pesarlo.

Il tartufo sulle tavole dei vip

Tartufo bianco oggetto del desiderio a tavola anche di tanti personaggi noti di cultura, arte, cinema, spettacolo e sport come la bellissima, Monica Bellucci, originaria di Città di Castello, che non ha mai fatto mistero di apprezzare il prelibato prodotto della sua terra e aveva sempre un tavolo riservato dallo chef dei ‘vip’, Pierluigi Manfroni, maestro indiscusso nella preparazione di piatti ‘leggendari’ a base di trifola e tartufo nero tutto l’anno: “il tartufo è un prodotto eccezionale che madre natura ci ha regalato e va trattato con cura e abbinato a piatti semplici in grado di esaltarne il profumo e la prelibatezza. Ottimo con l’uovo o sulle tagliatelle lavorate a mano,  sugli gnocchi con patate di Pietralunga e sul pane tostato quello umbro “sciapo” con un filo di olio extra vergine d’oliva delle nostre splendide regioni.”  

“Giuseppa” Valenti, magnifica 87enne, Franca e Gloria Cestelli, mamma e figlia, custodi delle secolari tradizioni culinarie del territorio, maestre nella preparazione della pasta in particolare delle tagliatelle lavorate con il matterello e la spianatoia e realizzate a base di farina di grano a chilometro zero macinato su pietra e uova, hanno dato prova della loro abilità in diretta prima del pranzo di degustazione dei piatti a base di tartufo presso il salone del gusto della Scuola di ‘Arti e Mestieri’, ‘G.O. Bufalini’, plurisecolare istituzione della formazione a vari livelli dall’artigianato alla meccanica, dalla falegnameria alla muratura, dalla cura della persona fino alla gastronomia e servizi di ristorazione. Preziosa la collaborazione anche dell’International Campus ‘Cavallotti’.

Il presidente della scuola, Giovanni Granci, ha accompagnato i giornalisti, fra cui una delegazione della Stampa Estera, alla scoperta di sua maestà la trifola in cucina. È stato possibile scoprire ogni segreto del tartufo bianco, assaggiarlo in tutti i modi e acquistarlo, conoscere chi lo cerca nei boschi e chi lo esalta in cucina, incontrare chi lo confeziona e lo porta sulle tavole di tutto il mondo, parlare con chi lo vive e lo racconta come una tradizione che è parte delle proprie radici profonde.

Per tutte le informazioni sul Salone del Tartufo Bianco Pregiato è possibile consultare il sito web della manifestazione (https://biancopregiato.it/), i portali istituzionali del Comune di Città di Castello (https://www.comune.cittadicastello.pg.it/) e di Città di Castello Turismo (https://www.cittadicastelloturismo.it/), insieme ai canali social collegati all’evento: tel. 075- 8529254 – 8554922.

Pioggia e vento sull’Umbria, allerta della protezione civile

La protezione civile regionale dell’Umbria ha diramato il documento di allerta regionale n. 298/2025 per rischio meteo-idrogeologico-idraulico nel quale si prevede:

· per il pomeriggio di oggi mercoledì 22 ottobre, allerta regionale codice giallo per rischio temporali su tutti i settori regionali

· dalle ore 00:00 di domani, giovedì 23 ottobre, allerta regionale codice arancione per rischio vento sui settori regionali A-C-D, e allerta regionale codice giallo per rischio idraulico e temporali su tutti i settori regionali, fino alle 00:00 di venerdì 24 ottobre.

Donne e impresa per “Costruire il futuro un passo alla volta”

Sarà un laboratorio di idee e di energia sull’imprenditoria al femminile l’incontro in programma domani, 23 ottobre, dalle 9.30 a Spoleto, a Palazzo Mauri, dal titolo “Costruire il futuro un passo alla volta. La sfida delle donne a reinventare le loro imprese partendo dalla comunità e dal talento”.

Un appuntamento organizzato dalla Camera di Commercio dell’Umbria in collaborazione con il Comitato Imprenditoria Femminile (CIF), la mattinata promette di accendere i riflettori sulla straordinaria capacità di innovazione dell’universo femminile.

Cuore pulsante dell’evento: il workshop esperienziale

A guidare le partecipanti in questo viaggio alla scoperta delle proprie potenzialità saranno Cristiana Genta, psicologa del lavoro, e Maria Di Paolo, analista delle organizzazioni. Non una lezione frontale, ma un dialogo attivo dove le protagoniste assolute saranno le storie, le esperienze e le buone pratiche di chi il business lo vive ogni giorno. Perché condividere non è solo crescere, è volare: ridurre i costi, rafforzare la competitività e valorizzare il capitale umano diventano obiettivi raggiungibili quando ci si sostiene in rete.

Una luce speciale per le aree del cratere

L’evento riserva un’attenzione particolare alle imprenditrici delle aree colpite dal sisma, offrendo esempi concreti di rinascita e resilienza. Storie di donne che, partendo dalla comunità e dal proprio talento, hanno saputo trovare strategie vincenti per superare la crisi, trasformando le difficoltà in opportunità.

Ad aprire i lavori i saluti istituzionali di un rappresentante del Comune di Spoleto, del Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria, Federico Sisti, e della Presidente del Comitato Imprenditoria Femminile, Dalia Sciamannini.

Servizi a portata di mano

Per tutta la durata dell’evento un punto informativo della Camera di Commercio sarà a disposizione delle imprese per favorire la conoscenza reciproca e illustrare tutti i servizi che l’Ente mette a disposizione per sostenere la crescita e l’innovazione.

L’iniziativa si inserisce nel solco del Progetto FENICE, dedicato a internazionalizzazione e promozione del territorio, un percorso che vede la Camera di Commercio dell’Umbria in squadra con l’Università per Stranieri di Perugia, il Comune di Norcia e la Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica.

Anche in Umbria la qualifica Oss con il diploma degli Istituti professionali Ssas

Gli studenti degli Istituti professionali a indirizzo Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale (Ssas) potranno conseguire, al termine del percorso quinquennale, il diploma e la qualifica di Operatore Socio Sanitario (Oss) senza dover frequentare un ulteriore corso formativo gestito da privati.

Il nuovo protocollo approvato dalla Giunta Regionale su richiesta dell’assessore all’Istruzione Fabio Barcaioli.

Il progetto, che prenderà avvio dall’anno scolastico 2025/2026 con le classi terze, è frutto della collaborazione tra Regione, istituti professionali, Ufficio scolastico regionale e Arpal Umbria. Interesserà i cinque istituti professionali coinvolti, con sede a Città di Castello, Gubbio, Foligno, Terni e Castiglione del Lago.

Il nuovo percorso integrato consentirà agli studenti e alle studentesse degli istituti professionali Ssas di ottenere la qualifica Oss attraverso un modello quinquennale che combina formazione teorica, esercitazioni pratiche e tirocini in strutture sanitarie pubbliche o convenzionate. Le disposizioni attuative per la definizione del percorso saranno predisposte e condivise con il gruppo di lavoro regionale istituito.

“Abbiamo ridato dignità alla scuola pubblica, che è il fondamento della comunità. Garantire il diritto allo studio significa anche evitare che studenti e studentesse debbano frequentare, una volta conseguito il Diploma di Stato, corsi di formazione professionale privati per acquisire competenze già ricomprese nel curricolo scolastico. Finalmente anche l’Umbria, insieme a regioni limitrofe come l’Emilia Romagna e la Toscana, offre questa possibilità per favorire l’inserimento dei giovani diplomati nel mondo del lavoro. La qualifica di operatore socio sanitario costituisce una risorsa importante per i giovani e risponde alle esigenze del sistema sociosanitario regionale” ha commentato l’assessor Barcaioli.

Crollano i prezzi dei vini umbri, ecco quelli più in calo

Aumenta la produzione di vino e mosto in Umbria, rispetto ai 365mila ettolitri a seguito della vendemmia del 2024. E di buona qualità. Eppure i prezzi delle uve hanno registrato un nuovo brusco calo. Lo certifica l’ultimo listino della Borsa Merci di Perugia, organo della Camera di Commercio dell’Umbria, che come ogni anno fornisce i valori realmente pagati ai produttori, franco consegna ai centri di raccolta: un elemento di trasparenza raro tra le Borse Merci italiane, molte delle quali si limitano a rilevare i prezzi praticati tra grossisti e intermediari.

I prezzi dei vini umbri

Rispetto al 2024, le quotazioni di quest’anno mostrano un calo fino al 30% per i prezzi minimi e al 33,3% per i massimi, mentre nel confronto con il 2023 la flessione diventa ancor più severa: tra il -40% e il -50% per i minimi e fino al -54% per i massimi. Le uve destinate ai vini Doc e Docg sono le più penalizzate, con un solo segno positivo: il Trebbiano spoletino, in aumento del 64,8%, ma solo a causa della scarsità della produzione, ridotta al minimo storico.

Il Sangiovese oscilla tra 26 e 30 euro al quintale (media 28), il Merlot tra 28 e 30 (media 29), il Cabernet Sauvignon sugli stessi valori, mentre il Sagrantino Docg, vino simbolo dell’Umbria, si mantiene su 100-140 euro al quintale (media 120). Per le uve bianche Doc, il Trebbiano quota tra 22 e 26 euro (media 24), il Grechetto tra 30 e 35 (media 32,5), e a pari livello si collocano Pinot grigio, Chardonnay e Vermentino. Ben diverso, come detto, il Trebbiano spoletino, che vola a 70-80 euro al quintale (media 75,5) in virtù della scarsità estrema di prodotto.

Rispetto al 2024, la graduatoria delle diminuzioni percentuali è eloquente: Cabernet Sauvignon, Merlot e Gamay -31,8%, Sangiovese -30,9%, Trebbiano -23,8%, Grechetto, Pinot grigio, Chardonnay e Vermentino -23,5%.

L’andamento degli ultimi due anni

Se si estende lo sguardo al biennio 2023-2025, la perdita di valore delle uve umbre appare ancor più marcata. Il Sangiovese guida la classifica dei ribassi con -52,5%, seguito dal Merlot (-51,7%), dal Cabernet Sauvignon e Gamay (entrambi -50,8%), dal Trebbiano (-46,7%) e da Grechetto, Pinot grigio e Chardonnay (-44%). Il Vermentino arretra del 40,9% e perfino il Sagrantino Docg – tradizionalmente il vino simbolo dell’Umbria – mostra un differenziale medio del -33,3% rispetto al 2023.

Dopo due anni consecutivi di ribassi, la vitivinicoltura umbra vive una fase complessa e incerta. La qualità delle produzioni resta alta, ma il mercato è debole e la domanda si contrae. Il consumo di vino in Italia si è più che dimezzato in quindici anni: da 21,76 litri pro capite nel 2010 a 10,3 nel 2024. A pesare sono il cambiamento delle abitudini dei consumatori, l’attenzione crescente alla guida in stato di ebbrezza e le sanzioni più severe, il rallentamento economico europeo e i dazi imposti dall’amministrazione Trump, che frenano le esportazioni verso gli Stati Uniti, mercato strategico per molte etichette umbre.

Gli effetti su tutta la filiera

La vitivinicoltura regionale resta un pilastro dell’agricoltura e del turismo enogastronomico, ma la caduta dei listini incide su tutta la filiera: dai piccoli produttori alle cooperative, fino ai distributori e ai ristoratori. In molte cantine si parla ormai di “allarme rosso”, con margini ridotti e difficoltà a coprire i costi di produzione, soprattutto quelli energetici e della manodopera. Il rischio, per molti operatori, è quello di non poter reggere un’altra vendemmia su questi livelli.

I commenti

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I dati della vendemmia 2025 fotografano una situazione che mette a dura prova la resistenza di molte cantine umbre. La qualità dei vini resta elevata, ma il valore riconosciuto ai produttori continua a scendere, con riduzioni che in due anni superano in alcuni casi il 50%. La Borsa Merci della Camera di Commercio dell’Umbria rappresenta uno strumento indispensabile di trasparenza, perché registra i prezzi realmente pagati e non quelli ipotetici di mercato. È un riferimento concreto per leggere le difficoltà del comparto e orientare le scelte future. In questa fase serve coesione, visione e capacità di innovare, per restituire sostenibilità economica a un settore che è parte integrante dell’identità produttiva e culturale della regione”.

Bruno Diano, presidente della Borsa Merci umbra: “La flessione dei prezzi delle uve che emerge dal listino 2025 è preoccupante e riflette una crisi di domanda che non risparmia nessuno. I consumi di vino in Italia si sono più che dimezzati nell’ultimo decennio e oggi il rallentamento economico in Paesi europei chiave, come Germania e Francia, accentua ulteriormente le difficoltà del mercato. A tutto questo si aggiungono i dazi imposti dall’amministrazione Trump, che penalizzano l’export verso gli Stati Uniti, tradizionale sbocco per i nostri produttori. Il risultato è una pressione crescente sulle cantine umbre, costrette a vendere a prezzi che spesso non coprono i costi. Mai come ora serve una riflessione comune su come sostenere il comparto vitivinicolo, che resta una colonna portante dell’economia regionale”.

“Sweet Pampepato”, come partecipare alla sfida più dolce

Sarà una dolce sfida quella che si terrà a Terni in occasione seconda edizione di Sweet Pampepato. Il Premio 2025, Terni cala il tris con l’introduzione del voto della giuria popolare.

L’appuntamento è per venerdì 21 novembre alle ore 15.00 presso il PalaPampepato di piazza Tacito, nell’ambito della tre giorni più dolce, golosa, piccante e identitaria dell’anno.
Due le gare “ufficiali” in programma – Miglior Pampepato della Tradizione e Miglior Pampepato Innovativo – oltre a un contest speciale dedicato agli appassionati “slow”.
La partecipazione è riservata ai più veloci a inoltrare la richiesta via e-mail.

Le categorie in gara

La sfida per il miglior pampepato innovativo (con aggiunta, rimozione o sostituzione di ingredienti, purché mantenga la tipica forma a cupola e possa essere servito come il dolce tradizionale) è aperta ai residenti nella provincia di Terni che non abbiano superato i 40 anni di età al 21 novembre 2025.
Tutti gli altri potranno concorrere nella categoria Tradizione.
È ammessa la partecipazione anche in coppia o in gruppo, purché tutti i componenti rientrino nella stessa fascia d’età.

A decretare i vincitori sarà una giuria qualificata, che utilizzerà la stessa scheda di valutazione adottata nella passata edizione della Champions League del Pampepato, iniziativa che lo scorso anno ha premiato il “campione dei campioni” tra i vincitori storici del concorso del Met Bistrot, anche quest’anno partner dell’evento.

Come partecipare

Per candidarsi è sufficiente inviare una mail a sweetpampepato@gmail.com.
La finestra per le iscrizioni sarà aperta dalle ore 9.00 del 23 ottobre alle ore 12.00 del 3 novembre 2025.

Nella mail dovranno essere indicati:

  • nome e cognome del partecipante (o del team);
  • numero di cellulare;
  • documento/i di identità;
  • per i concorrenti under 40, la descrizione sintetica degli elementi di novità del pampepato (informazioni riservate ai giurati fino alla degustazione).

Saranno selezionati i dieci candidati più veloci per ciascuna categoria, che verranno contattati entro il 5 novembre.
La consegna dei pampepati, preferibilmente due per ogni partecipante o team, dovrà avvenire entro le ore 15.00 del 19 novembre presso il Met Bistrot (piazza Tacito / via Armellini, Terni), in una confezione alimentare con indicato nome e categoria di partecipazione.

Le giurie e il Premio Popolare

Due giurie distinte, ma con la stessa composizione, valuteranno i dolci durante un pomeriggio all’insegna dei sapori antichi e moderni di una tradizione che non conosce crisi – neanche quando i costi delle materie prime mettono a dura prova i maestri pasticceri.

Grande novità del 2025 sarà il Premio della Giuria Popolare: oltre ai dieci partecipanti ufficiali per categoria, altri pampepati potranno essere degustati dal pubblico, che riceverà schede di valutazione semplificate per esprimere il proprio voto.
In palio, oltre alla gloria, trofei e premi in natura.

Norcia, riapertura della Basilica di San Benedetto nel segno della pace

Sarà nel segno della pace la cerimonia di riapertura al culto della Basilica di san Benedetto a Norcia, che avverrà simbolicamente nelle giornate del 30 e 31 ottobre. Norcia si prepara a questo atteso e sentito momento con un calendario di appuntamenti. Tra gli eventi in programma questa settimana ci sono il 24 ottobre la presentazione del Premio San Benedetto da Norcia, riconoscimento annuale ispirato al patrono d’Europa, e il 25 una Marcia della pace.

Venerdì 24 ottobre alle 16.30 nella sala Digipass si terrà la presentazione della prima edizione del Premio istituito dal Comune di Norcia, alla presenza del sindaco Giuliano Boccanera. Un premio che nasce dalla volontà di ricordare la figura di san Benedetto e di valorizzare la ricchezza della tradizione benedettina ribadendo l’attualità dei suoi principi. Partendo dai valori della Regola benedettina ‘Ora et labora’, il premio intende valorizzare personalità che si siano distinte in vari campi del sapere e dell’impegno umano. Ogni edizione sarà infatti dedicata a una disciplina o ambito specifico, tra quelli che la figura di san Benedetto simbolicamente abbraccia (religione e spiritualità; lavoro ed economia; letteratura e cultura; arte e architettura; educazione e società; pace). Il Premio verrà consegnato ogni anno.

“L’istituzione del Premio San Benedetto – spiegano dall’amministrazione comunale di Norcia – non è soltanto un atto celebrativo, ma una proposta culturale per l’Europa di oggi. In un tempo segnato da divisioni e crisi, la Regola di san Benedetto offre un modello di equilibrio e comunità: una vita ordinata, basata sul rispetto reciproco, sul lavoro come servizio, sulla dignità della persona, e si propone di rendere attuale l’insegnamento del santo mostrando come i suoi valori possano illuminare le sfide contemporanee; collegare fede e cultura, facendo dialogare religione, arte, scienze sociali, economia e impegno civile; creare una rete di eccellenze europee, valorizzando figure che incarnano un impegno a beneficio della collettività”.

Sabato 25 ottobre alle 10 ci sarà poi la Marcia della pace, organizzata dal Comune di Norcia in onore di uno dei valori fondanti della regola benedettina, che vedrà la presenza di padre Ibrahim Faltas, frate francescano egiziano, direttore delle diciotto scuole della Custodia di Terra Santa, che arriverà dalla Palestina per dare testimonianza di quanto sta accadendo. Sono stati invitati inoltre a partecipare i venticinque Comuni della Diocesi Spoleto-Norcia, le associazioni del territorio, le pro loco, le scuole, e le consulte giovanili della Valnerina. Il corteo partirà dal parcheggio di Porta Meggiana, costeggerà le mura cittadine e attraverserà il centro storico arrivando in Piazza san Benedetto con il suo forte messaggio di pace e di fratellanza.

Programma sviluppo rurale, ultima riunione del Comitato di sorveglianza

Si è svolta a Castiglione del Lago la riunione del Comitato di sorveglianza del PSR 2014-2022 relativa allo stato di attuazione del Programma di sviluppo rurale per l’Umbria. Si tratta dell’ultimo appuntamento relativo a questa programmazione comunitaria che lascerà il posto al CSR (Complemento di sviluppo rurale) 2023-2027.

Un incontro che ha chiuso un percorso che ha visto l’Umbria protagonista a livello nazionale nell’impiego delle risorse europee in agricoltura, con un investimento complessivo di 1,216 miliardi di euro. Di queste risorse, al momento, restano da spendere, come ha spiegato l’Autorità di gestione del PSR Umbria, Graziano Antonielli, circa 50 milioni di euro che dovranno essere liquidati entro la fine dell’anno.

La riunione del Comitato di sorveglianza è iniziata con i saluti del sindaco di Castiglione del Lago, Matteo Burico, che ha poi lasciato la parola all’assessore regionale alle Politiche agricole, Simona Meloni che ha aperto i lavori dell’appuntamento lacustre svolto alla presenza del rapporteur del PSR Umbria Emanuel Jankowski, delle associazioni di categoria del mondo agricolo, di Riccardo Passero della Direzione generale dello sviluppo rurale del MASAF, degli stakeholders del settore e, in collegamento, dei membri della Commissione europea.

“Abbiamo una fotografia dello stato di attuazione del PSR che ci consegna un importante risultato per l’Umbria: l’impegno totale delle risorse a disposizione e una piccola parte, residuale, in fase di pagamento e che contiamo di chiudere nei tempi previsti. Per questo voglio ringraziare la struttura e gli uffici che hanno fatto e continuano a fare un grande lavoro – ha spiegato l’assessore Meloni -. Con il PSR in Umbria sono state fatte scelte importanti per il settore agricolo e su cui noi abbiamo voluto spingere ulteriormente, penso al nostro primo bando sull’insediamento dei giovani che è stato pensato per permettere ai nostri ragazzi di fare impresa, avere un reddito e scegliere di restare a vivere in Umbria. Questo è un tema centrale oggi e per il futuro: far sì che chi fa impresa agricola possa garantirsi un reddito adeguato per sé e la sua famiglia”.

L’agricoltura umbra è “viva e vivace”, ha aggiunto Meloni, che ha sottolineato la continua interlocuzione con le associazioni di categoria per “proseguire un percorso di programmazione efficiente ed efficace in cui vogliamo mettere al centro la semplificazione burocratica”. “Non ci sfugge che i cambiamenti del mondo stanno mettendo a dura prova il settore agricolo – ha proseguito Meloni -. Noi abbiamo avuto la possibilità e capacità di spendere quasi tutte le risorse. Ora sforzo ulteriore per chiudere questa partita entro l’anno e guardare avanti. L’Umbria è una regione che ha saputo intercettare tante risorse ma ha un organico che va ulteriormente sostenuto per non perdere un euro delle risorse europeo perché ogni euro che va alle imprese agricole è una barriera allo spopolamento delle nostre aree interne, un elemento di tutela del paesaggio, un collante per le comunità”.

L’assessore Meloni, dopo aver ribadito che lo sviluppo rurale passa anche per la promozione dell’agroalimentare e per la sinergia col settore turistico, ha lanciato infine la sfida per il futuro: “Serve una convergenza di intenti e un lavoro congiunto perché con la nuova programmazione le risorse saranno minori e anche la nuova PAC, nonostante il grande lavoro che stiamo facendo, prevede un taglio dei fondi che ci preoccupa – ha detto Meloni -. Dobbiamo essere in grado di non disperdere risorse, convogliarle verso interventi strategici e impegnarci affinché gli investimenti possano trasformare la nostra agricoltura in chiave di sostenibilità e innovazione”.

Deruta a capo delle città della ceramica di tutta Europa


Michele Toniaccini, sindaco di Deruta, è stato eletto presidente dell’Associazione Europea delle Città della Ceramica (AEuCC). L’Associazione che riunisce le associazioni nazionali di Spagna, Francia, Romania, Portogallo, Germania, Repubblica Ceca e Italia, rappresentando oltre 150 città europee impegnate nella tutela, nella valorizzazione e nella promozione della ceramica artistica e artigianale.

L’elezione è avvenuta in Portogallo, ad Aveiro, per acclamazione al termine dell’assemblea generale caratterizzata da un’altissima partecipazione.

Dopo aver ringraziato il presidente uscente Luis Miguel Filipe per il lavoro svolto con passione e dedizione in questi anni e il nuovo direttore Oriol per il supporto che potrà dare in termini di visione, Michele Toniaccini, visibilmente emozionato, ha parlato di “un riconoscimento che è il risultato di un lavoro condiviso e costante all’interno della rete europea della ceramica e rappresenta un’occasione straordinaria per Deruta, per l’Umbria e per l’Italia, che potranno continuare ad avere un ruolo di primo piano nella cooperazione internazionale legata all’arte ceramica”.

A Deruta l’assemblea della Strada Europea della Ceramica

Nella primavera 2026 Deruta ospiterà per tre giorni l’assemblea della Strada Europea della Ceramica con eventi che vedranno la partecipazione di oltre Paesi europei e il coinvolgimento dell’intera Umbria. Una manifestazione dunque con importanti ricadute anche in termini di promozione e ricaduta turistica.
Toniaccini ricopre già da tempo il ruolo di presidente dell’associazione delle città della ceramica dell’Umbria – di cui è stato fondatore e che riunisce Deruta, Gualdo Tadino, Città di Castello, Orvieto, Gubbio e Umbertide – e vicepresidente dell’associazione italiana delle città della ceramica nella quale si riconoscono una sessantina di realtà riconosciute dal Ministero dello sviluppo economico come “città di antica tradizione ceramica”.

La filosofia di azione è quella che in ogni città, in ogni bottega, in ogni mano che plasma l’argilla c’è un racconto comune, un filo che unisce le diversità e specificità in una sola grande storia, sia a livello regionale che nazionale ed europeo.
“Insieme possiamo rilanciare il valore di questa arte, creare prospettive per le nuove generazioni, innovare nel rispetto della tradizione e far brillare ancora di più il nome di queste città in Europa e nel mondo”, è il commento del neo presidente dell’associazione europea delle città della ceramica.
Il giorno prima il Sindaco di Deruta aveva preso parte in Spagna, a Castillon de la Plana, anche alla conferenza e assemblea generale dell’𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗖𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗲𝗿𝗮𝗺𝗶𝗰𝗮 (𝗔𝗘𝘂𝗖𝗖). nell’ambito della XVII Biennale Internazionale della Ceramica Artistica.​