Prima applicazione in Umbria della nuova disciplina regionale (Legge regionale 7/2021) che introduce il metodo della gara pubblica per l’assegnazione delle risorse idriche minerali.
La Giunta regionale, su proposta dell’assessore Thomas De Luca, ha infatti approvato le indicazioni strategiche e gestionali per la predisposizione dell’avviso relativo alla procedura di evidenza pubblica per il rilascio delle concessioni di acqua minerale del Bacino Sangemini. L’atto riguarda un complesso di concessioni di alto rilievo, tra cui Sangemini, Antiche Sorgenti Umbre – Fabia, Fonte Aura e Grazia Sorgenti di Acquasparta.
“Con questo provvedimento – dichiara l’assessore Thomas De Luca – definiamo un quadro chiaro e innovativo di criteri che mette al centro l’interesse pubblico, la dignità del lavoro e il rispetto dell’ambiente. Non stiamo solo assegnando una risorsa, ma stiamo tracciando il futuro industriale e sociale di un intero territorio, garantendo che lo sfruttamento di un bene comune porti benefici tangibili alla comunità umbra”.
Nello specifico, la delibera fissa alcuni pilastri strategici. In primo luogo, la tutela occupazionale, la procedura di gara prevederà clausole sociali vincolanti per garantire la stabilità occupazionale. Gli operatori economici dovranno impegnarsi a utilizzare tutti i lavoratori già impiegati dal concessionario uscente. Sono previsti inoltre meccanismi di premialità per le offerte che proporranno un ulteriore incremento dei livelli occupazionali. Poi la sostenibilità ambientale ed economia circolare. La Regione premierà i progetti volti alla riduzione dei rifiuti, con particolare favore per l’uso del vetro e l’introduzione del sistema del deposito cauzionale. Viene inoltre prevista la possibilità di un uso plurimo delle acque. E ancora il principio di equa remuneratività per l’Umbria.
Per assicurare che la risorsa idrica generi un ritorno economico equo per la collettività, il nuovo concessionario sarà tenuto a versare, oltre al diritto annuo di superficie, un corrispettivo commisurato al volume di acqua effettivamente utilizzata, secondo quanto stimato nel piano economico finanziario di offerta. Infine, l’unitarietà del Bacino: per garantire una gestione industriale efficiente e coerente, la procedura assicurerà l’unitarietà delle concessioni oggetto della gara.
Unicoop Etruria ha comunicato il raggiungimento dell’accordo con le organizzazioni sindacali sulla seconda fase del Piano industriale 2025-2027 della cooperativa di consumo nata dalla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia.
I 180 lavoratori in esubero nella sede di Vignale Riotorto e nei presidi di Castiglione del Lago, Terni e Roma potranno beneficiare di un piano di incentivi all’esodo. Per quanto riguarda la cessione dei 24 negozi a insegna Coop e Superconti, assunto un impegno preciso “a garantire rilevanti strumenti di tutela per i lavoratori”.
Nel quadro del Piano industriale, Unicoop Etruria intende mantenere una presenza capillare in Toscana e sviluppare una presenza più armonica e sostenibile in Umbria, nell’alto Lazio, nella città di Roma e nella provincia dell’Aquila, con l’obiettivo di continuare a rappresentare per soci e clienti un punto di riferimento per la spesa quotidiana e per la promozione di iniziative di valore per le comunità locali.
Nei prossimi mesi saranno fatti investimenti significativi per l’ammodernamento e l’innovazione, sia strutturale che tecnologica, di punti vendita e magazzini logistici e per aumentare la convenienza in difesa del potere di acquisto di soci e clienti. Verranno inoltre stanziate risorse destinate alla formazione dei lavoratori per offrire un sostegno concreto allo sviluppo professionale. Nel biennio 2026-2027 sono previste inoltre ristrutturazioni profonde in 18 supermercati in Toscana e nel Lazio e l’apertura di 3 nuovi punti vendita in Umbria, a Terni, Gubbio e Norcia.
“Il confronto coi sindacati è stato portato avanti con correttezza e spirito costruttivo da entrambe le parti, nell’interesse del futuro di Unicoop Etruria – ha dichiarato Gianni Tarozzi, presidente del Consiglio di Gestione di Unicoop Etruria -. Questa fase si concluderà nei prossimi mesi con un nuovo assetto organizzativo e una presenza più equilibrata sui territori per ottimizzare risorse e competenze, migliorare l’efficienza operativa e rafforzare l’offerta commerciale della Cooperativa”.
“Quello avviato è un cammino complesso ma necessario, per assicurare alla Cooperativa una prospettiva di sviluppo duraturo, capace di garantire la tutela dei lavoratori e la centralità dei soci. Possiamo guardare al futuro con maggiore sicurezza, consolidando il cammino intrapreso e avviando investimenti importanti” le parole di Simonetta Radi, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Etruria.
Alla luce delle significative tensioni sui prezzi dei prodotti energetici registrati negli ultimi giorni, connesse all’acuirsi della crisi geopolitica in Medio Oriente, la Guardia di Finanza, su indicazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha rafforzato il sistema dei controlli lungo l’intera filiera dei carburanti.
L’intensificazione dell’attività di controllo, che si inserisce nell’ambito delle più ampie funzioni di polizia economico-finanziaria, risponde alla primaria esigenza di prevenire ogni forma di distorsione che possa recare pregiudizio ai consumatori e alterare il corretto funzionamento del mercato.
Gli interventi sono finalizzati, da un lato, a verificare l’osservanza delle norme in materia di trasparenza e pubblicità dei prezzi al consumo, dall’altro, ad analizzare l’andamento dei valori di mercato dei prodotti energetici, in tutte le fasi di commercializzazione, anche allo scopo di far emergere eventuali accordi anticoncorrenziali.
Al contempo, tenuto conto che rapide oscillazioni dei prezzi al consumo possono alimentare il rischio di maggior ricorso a canali illeciti di approvvigionamento, sarà intensificato il controllo economico del territorio al fine di far emergere eventuali condotte di evasione o di frode, realizzate attraverso l’immissione in consumo di prodotti energetici sottratti al regime impositivo, la falsa classificazione merceologica dei carburanti e la irregolarità nella circolazione e tracciabilità dei prodotti.
Si prepara al weekend conclusivo con un ricco calendario di appuntamenti Expo Casa, la storica manifestazione dedicata all’home living in corso a Umbriafiere di Bastia Umbra.
Queste le parole del presidente di Epta Confcommercio Umbria, Aldo Amoni: “Stiamo registrando una grande affluenza di pubblico, con visitatori molto interessati alle proposte dei nostri espositori. Se nel primo weekend l’ingresso era già molto partecipato, ci aspettiamo che questo finale di manifestazione possa essere ancora più ricco di presenze”.
“Expo Casa offre davvero tantissime proposte per chi vuole costruire, rinnovare o arredare la propria casa”, prosegue Amoni. “E poi ci sono gli ospiti speciali: basti pensare a Luca Pappagallo, che sui social conta una community di milioni di persone e che domenica sarà protagonista di un cooking show molto atteso”.
Proprio domenica 8 marzo alle 16.30 l’Area Eventi ospiterà il cooking show della star dei social Luca Pappagallo, tra i divulgatori di cucina più seguiti in Italia. L’appuntamento rientra nel nuovo format “Il sapore dell’abitare”, che porta a Expo Casa il racconto della casa attraverso il gusto e la convivialità.
“Per me la cucina è sempre stata il cuore della casa”, racconta Pappagallo. “È il luogo dove ci si incontra, si chiacchiera e si condivide qualcosa di buono. A Expo Casa porterò uno dei miei piatti e ci sarà anche una sorpresa speciale per il pubblico: sarà un momento divertente e conviviale, proprio nello spirito della cucina fatta in casa”.
Nel programma del weekend anche momenti di approfondimento dedicati all’edilizia e alla sostenibilità. Sabato 7 marzo dalle 14.00 alle 18.30 si terrà il convegno “Costruire il futuro: sostenibilità, materiali innovativi e nuove tecnologie per l’edilizia”, a cura di Tecnologie Edili in collaborazione con Isospan, AM Alpewa e Biomat.
Tra gli ospiti sarà presente anche Norbert Lantschner, ideatore del protocollo CasaClima e considerato uno dei pionieri dell’edilizia sostenibile in Europa. Relatore internazionale sui temi dell’energia e del clima, Lantschner è tra le figure che hanno contribuito a diffondere una nuova cultura del costruire e dell’abitare basata su efficienza energetica, qualità ambientale e benessere negli edifici.
Il fine settimana proporrà inoltre nuovi appuntamenti nell’Area Talk. Sabato 7 marzo alle 16.30 è in programma l’incontro “Abitare l’Umbria – Accoglienza autentica: design per B&B e agriturismi autentici”, a cura di Laura Brunori, dedicato alle nuove tendenze nell’ospitalità e alla valorizzazione dell’identità dei territori attraverso il progetto degli spazi.
Domenica 8 marzo sono previsti tre appuntamenti (alle 11.00, 15.30 e 18.00) dedicati alla nuova frontiera dell’energia urbana, con la presentazione di una turbina microeolica ad asse verticale progettata per la produzione di energia elettrica anche in contesti urbani e residenziali, a cura di Be One in collaborazione con Gevi.
Con oltre 5.000 soluzioni per la casa tra materiali, tecnologie, arredi e sistemi per il risparmio energetico, Expo Casa 2026 si avvia così verso la conclusione, confermandosi uno degli appuntamenti di riferimento del Centro Italia dedicati all’abitare contemporaneo.
La mattinata dedicata a “L’economia umbra e i bilanci delle imprese”, promossa dalla Camera di Commercio dell’Umbria, ha avuto questa qualità: non una semplice sequenza di relazioni, ma un confronto costruito attorno a dati solidi e a una domanda chiara, cioè come rendere più forte e più stabile la crescita regionale.
Un passaggio utile per l’Umbria
Il punto più rilevante della mattinata è che la Camera di Commercio dell’Umbria è riuscita a mettere in campo un incontro di grande qualità, capace di offrire indicazioni concrete e di spingere il discorso pubblico regionale oltre la superficie. Marginalità, struttura produttiva, demografia, credito, capitale umano, capacità amministrativa: sono questi i parametri profondi che oggi possono orientare le decisioni delle istituzioni e delle imprese.
Gli interventi
All’apertura del presidente Giorgio Mencaroni sono seguite le relazioni del segretario generale Federico Sisti, del professor Andrea Cardoni del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Perugia e di Andrea Colabella, della Divisione analisi e ricerca economica territoriale della Banca d’Italia di Perugia. Prima delle conclusioni dell’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti hanno preso la parola anche le associazioni di categoria, il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Perugia, Enrico Guarducci, esponenti delle imprese e del mondo bancario. È emersa una collaborazione stretta tra Camera di Commercio, Banca d’Italia, Università, Regione Umbria, Ordini professionali, rappresentanze economiche e forze sociali del territorio.
Ad aprire i lavori il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, che ha richiamato il valore pubblico dell’informazione economica. “Conoscere per deliberare non è una formula rituale: è un metodo di lavoro”, ha osservato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, insistendo sulla necessità di leggere l’economia reale senza slogan e senza semplificazioni. “L’appuntamento di oggi – ha scandito – non è un rito: è un momento operativo. È un invito a trasformare dati e analisi in scelte migliori: nelle imprese, nelle istituzioni, nella finanza, nella formazione. E soprattutto è un invito a farlo insieme, in modo coordinato, perché le risorse non sono infinite e gli errori di frammentazione si pagano caro. Noi crediamo che l’informazione economica sia un bene pubblico. Non perché “fa bella figura”, ma perché aiuta a decidere meglio. Ed è questo che vogliamo mettere al centro: un’Umbria che non si accontenta di resistere, ma che sceglie di capire, di misurarsi, di migliorare. Con coesione. Con responsabilità. Con metodo”.
Il rapporto della Camera di Commercio
Il cuore della mattinata è stato il rapporto annuale della Camera di Commercio dell’Umbria, curato dal professor Andrea Cardoni con il collaudato team camerale impegnato nell’analisi economica e sociale. Il punto di osservazione scelto è stato l’Ebitda margin, l’indicatore che misura il margine operativo lordo in rapporto ai ricavi e che consente di capire quanto un’impresa sia capace di generare risorse per investire, innovare e restare competitiva.
La fotografia che emerge è tutt’altro che scontata. Le società di capitali umbre, tra il 2019 e il 2024, hanno mostrato tenuta e crescita. Ma il tema, ha spiegato Cardoni, non è soltanto crescere: è capire con quale qualità si cresce. “Non basta guardare ai ricavi o agli utili se poi non si misura la forza strutturale del sistema”. L’Umbria non appare ferma, ma non è ancora in grado di compiere quel salto di qualità necessario a consolidare una traiettoria più robusta.
Margini e struttura produttiva
Il dato richiamato da Cardoni è eloquente: nel 2024 l’Ebitda margin regionale si colloca all’8 per cento, sotto la soglia del 10 per cento che segnala una piena solidità competitiva e sotto i livelli di Marche e Toscana. Il problema, però, non è solo quantitativo. È soprattutto strutturale. In Umbria pesa ancora troppo il commercio, che comprime la marginalità media, mentre i servizi avanzati, pur mostrando performance elevate, hanno ancora un peso troppo limitato. Conta anche il nodo dimensionale: le imprese più piccole e quelle medio-piccole mostrano segnali interessanti, mentre nelle classi superiori il margine si abbassa.
“La sfida è portare più qualità dentro la crescita”, ha osservato Cardoni, indicando il punto: non servono letture consolatorie, ma strumenti capaci di distinguere tra semplice tenuta e vera capacità di sviluppo.
Demografia e capitale umano
A dare ulteriore profondità al quadro è stata la presentazione di “Pablo” (una sinossi dei dati economici e sociali dell’Umbria) da parte di Federico Sisti, che ha ricondotto il discorso economico alla dinamica demografica. “La questione delle questioni è la popolazione che diminuisce, invecchia e restringe la base del lavoro”, ha detto Sisti. Le proiezioni indicano che nei prossimi sedici anni l’Umbria potrebbe perdere circa 66 mila residenti, con un saldo naturale fortemente negativo e una contrazione delle persone in età attiva che rischia di trasformarsi in una vera ipoteca sullo sviluppo.
Per Sisti questo significa meno lavoro disponibile, minore spinta innovativa, più difficoltà nel sostenere la crescita e i servizi. Il Segretario Generale dell’Ente camerale si è poi soffermato su altri parametri, come redditi pro capite – l’Umbria è sotto la media nazionale – e le specializzazioni produttive della regione.
Il nodo del credito
La relazione di Andrea Colabella ha aggiunto un tassello decisivo, portando l’attenzione sul credito. Con un’analisi comparata con media nazionale, Marche e Toscana, Colabella ha mostrato come in Umbria le imprese, soprattutto quelle piccole, risultino penalizzate sia sul piano della quantità del credito sia su quello del costo. La situazione appare più sfavorevole nei prestiti fino a un anno, mentre sui mutui il divario tende ad attenuarsi. È un elemento cruciale, perché lega direttamente la questione finanziaria alla capacità di investire e crescere.
De Rebotti
Nelle conclusioni, Francesco De Rebotti ha tradotto i temi emersi in una prospettiva operativa. L’assessore ha annunciato un cambiamento importante nei bandi regionali, nei quali entrerà il criterio della pluridisciplinarietà insieme a una maggiore attenzione alla capacità delle imprese di attrarre e trattenere capitale umano. Ha inoltre indicato il credito come una delle questioni da affrontare e ha annunciato che tra il 2026 e il 2027 saranno destinati 60 milioni di euro al sistema produttivo regionale. “Non basta accompagnare le imprese con gli incentivi: bisogna premiare chi costruisce lavoro qualificato e sviluppo durevole”. Sul tema Zes, De Rebotti ha insistito soprattutto sul valore della semplificazione amministrativa, indicandola come una leva decisiva per rendere più attrattivo il territorio.
L’Umbria, come Regione Ospite, porterà al Salone internazionale del Libro di Torino, il 17 maggio, la Marcia della Pace, intrecciando così la presenza istituzionale alla più ampia riflessione sui conflitti in corso.
L’assessore regionale alla Cultura e vicepresidente della Regione Umbria, Tommaso Bori, ha spiegato: “Con il direttore artistico di Umbria Libri, il premio Strega Nicola Lagioia, riflettevamo su come raccontare al Salone di Torino l’identità dell’Umbria. Da questo confronto è maturata l’idea di portare a Torino la Marcia, ideata da Aldo Capitini nel 1961, come espressione della nostra storia civile e dei nostri valori più profondi, una proposta che l’assessore Barcaioli, che ringrazio, ha accolto subito. Nell’intuizione di Capitini cultura e pensiero nonviolento procedono insieme e quando la cultura si sottrae alla responsabilità verso la pace perde la propria funzione pubblica. Per questo, mentre nel mondo si moltiplicano le chiamate alle armi, la nostra vuole essere una chiamata alle arti”.
Intanto, l’assessore regionale alla Pace, Fabio Barcaioli, ha convocato il Cantiere della pace per condividere, con associazioni ed enti, la scelta e aprire un confronto sugli scenari internazionali di queste settimane, segnati da un’accelerazione delle tensioni e da un allargamento delle aree di crisi.
Durante l’incontro il Cantiere ha aggiornato il proprio percorso con la costituzione dei gruppi di lavoro e la prosecuzione delle attività avviate nei mesi scorsi. Inoltre è stata dedicata particolare attenzione alla situazione in Medio Oriente.
“Con le associazioni abbiamo analizzato quanto sta accadendo e condannato senza esitazioni l’attacco israelo-americano in Iran e discusso le azioni da intraprendere insieme – ha sottolineato Barcaioli – Chi conosce e rispetta il diritto e le leggi internazionali non può restare in silenzio. È una situazione di estrema gravità. Il mondo sta entrando in una dinamica di escalation militare dalle conseguenze imprevedibili ed è così che iniziano le grandi catastrofi dell’umanità. Non si può giocare con il destino di milioni di persone”.
L’assessore ha quindi ribadito la linea della Regione: “La nostra posizione è netta, diciamo no alla guerra. I conflitti armati non risolvono le crisi globali. Serve il rispetto del diritto internazionale e una de-escalation immediata. Gli interventi militari unilaterali degli ultimi anni hanno solo alimentato instabilità e non intendiamo essere complici e non vogliamo che lo sia l’Italia. Il Governo Meloni deve chiarire perché non ripudia la guerra e perché offre il fianco a chi la vuole utilizzare come unico mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Lo ripeteremo anche durante la marcia a Torino, sperando che per allora lo scenario sia cambiato”.
Confagricoltura Umbria e Agriturist Umbria chiedendo l’immediata apertura di un tavolo istituzionale con ANCI Umbria sulla questione dell’applicazione della TARI alle imprese agricole e agrituristiche.
Le due organizzazioni denunciano un orientamento adottato dai Comuni che si pone in contrasto con il quadro normativo nazionale ed europeo e rischia di tradursi in un aggravio economico ingiustificato per le imprese del settore primario.
Il riferimento è al Decreto Legislativo 116/2020, che ha recepito le direttive europee 2018/851 e 2018/852, qualificando come rifiuti speciali quelli prodotti nell’ambito delle attività agricole, agro-industriali e della silvicoltura – comprese le attività connesse – superando definitivamente il precedente regime di assimilazione ai rifiuti urbani. Un’impostazione confermata dall’art. 183 del Decreto Legislativo 152/2006 e dai relativi allegati, con la conseguente esclusione dell’applicazione automatica della TARI.
“Non possiamo accettare interpretazioni estensive che finiscono per scaricare sui nostri imprenditori oneri non dovuti”, dichiara Matteo Pennacchi, presidente di Confagricoltura Umbria: «La normativa è chiara e va applicata in modo uniforme. In caso contrario, si genera un quadro di incertezza che penalizza il settore agricolo. Ribadiamo – prosegue Pennacchi – la disponibilità al dialogo, ma in assenza di un percorso condiviso, sarà necessario valutare ogni iniziativa utile a tutela delle imprese agricole e agrituristiche umbre”.
Sulla stessa linea Matteo Martelloni, presidente di Agriturist Umbria: “Le aziende agrituristiche non possono essere considerate alla stregua di attività commerciali ordinarie senza tener conto della loro natura agricola. L’eventuale applicazione della TARI può avvenire solo su base volontaria, attraverso convenzioni specifiche per il conferimento al servizio pubblico di determinate tipologie di rifiuti”.
Confagricoltura Umbria e Agriturist Umbria chiedono quindi un confronto politico e tecnico immediato con ANCI Umbria per definire criteri chiari, omogenei e rispettosi della legge, garantendo certezza alle imprese.
L’auspicio è che prevalga il senso di responsabilità istituzionale, nell’interesse del tessuto produttivo regionale e della corretta applicazione della normativa vigente.
Sono 64 le domande pervenute da parte di aziende umbre del settore zootecnico colpite da lingua blu (blue tongue) per accedere al bando regionale. Somme che, ha detto l’assessore regionale Simona Meloni rispondendo in Aula ad una interrogazione del consigliere Andrea Romizi, saranno erogate entro il mese di marzo.
Alle richieste di chiarimento da parte di Romizi sull’effettiva dotazione finanziaria per la misura, l’assessore Meloni ha risposto: “Abbiamo ascoltato, abbiamo provato ad agire immediatamente, subito dopo, con azioni concrete, cercando anche di trovare le vie più facili per agire e per poter aiutare e sostenere i produttori e gli allevatori, abbiamo fatto una prima delibera di giunta il 16 luglio del 2025. Abbiamo preso il Fondo Unico regionale dell’agricoltura, ai sensi della legge 12 del 2024, anche per far fronte alle problematiche connesse alla Blue tongue, quindi quei fondi erano fermi a Gepafin, che abbiamo contattato per cercare di utilizzare quel milione che era giacente lì, che era stato stanziato da chi mi aveva preceduto peraltro, per metterlo alla disposizione di questa emergenza. Quindi il 29 di luglio 2025 – ha proseguito – abbiamo fatto un atto amministrativo che modificava ma integrava anche quel fondo che avevamo a Gepafin. Il 21 ottobre del 2025 Gepafin ha pubblicato un avviso per la concessione di indennizzi a favore degli allevatori per fronteggiare i danni causati dall’epidemia della febbre catarrale dei ruminanti, prevedendo una dotazione finanziaria di un milione di euro, che è sempre rimasta quella”.
“Per non modificare una legge, utilizzando quel milione di euro . ha chiarito Meloni – noi ci siamo dovuti rifare anche a una legge nazionale che prevede l’80% delle spese relative alle carcasse, e il 90% sul valore di mercato del capo, con riferimento ai prezzi Smea, non ci siamo inventati niente. Quindi, sulla base di quanto previsto dalla legge, e anche dall’avviso pubblicato di Gepafin, variamo come indennizzo da 142 euro a un massimo di 810 euro per ovino e per i bovini da un minimo di 1.105 a un massimo di 4.300, considerando lo smaltimento delle carcasse. Ora, l’invio delle domande per la richiesta degli indennizzi è stato aperto da Gepafin nel periodo dal 4 novembre al 2 dicembre 2025”.
Le 64 domande pervenute cubano sul milione a disposizione ancora lì fermo: 200mila euro. Quindi su 59 domande ammissibili, 5 non ammissibili, e una in rivalutazione, fatta al 3 marzo, quattro richieste liquidate, sedici in corso di liquidazione con gli istruttori e 39 per le quali sono in corso “soccorsi istruttori” perché sono state richieste delle documentazioni aggiuntive”.
Meloni ha argomentato che questa scelta è stata fatta “per accelerare e per stare vicino agli allevatori”. Ricordando he per questo si sta modificando la legge regionale, al fine di poterla aggiornare rispetto anche alle questioni che possono avvenire nel futuro.rsare anche in altre situazioni di urgenza”.
Nella replica, Romizi ha detto: “Mi sembra una risposta estremamente confusa. Della Dgr si è diffusamente detto che era solamente un primo intervento. Abbiamo una nota della Regione dove quantomeno si apriva alla possibilità di verificare un ristoro sulle vaccinazioni e sulle disinfestazioni. Una nota dove, e questo la legge oggi già lo prevederebbe, non è che vada cambiata, quantomeno si prospettava un adeguamento ai sensi dell’articolo 84. Abbiamo una mozione votata all’unanimità, presentata dal collega Lisci, che, lo ricordo e la rileggo, impegnava la Giunta a prevedere un fondo straordinario dedicato con risorse economiche aggiuntive rispetto a quelle stanziate. Tutto questo però è carta straccia, il ruolo dell’Assemblea mi sembra sempre meno rilevante e quello che credo vada messo in evidenza è che in altre regioni si stanno mettendo in campo degli strumenti e delle misure che quantomeno cercano di rendere questo danno meno gravoso per le aziende colpite. Quindi – ha concluso – chiediamo che si faccia tesoro anche di queste discussioni, di queste interrogazioni, con l’impegno di tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione, affinché si metta mano in maniera reale e concreta a delle misure che abbiano una capacità di soddisfazione che oggi manca”.
Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione di Luciano Vittori, presidente ANAP Territoriale Terni.
Nel nostro Paese la maggior parte delle ricerche sui temi socio-economici disegna un quadro che, nei numeri, riproduce fedelmente la posizione geografica delle Regioni alle quali si riferisce. Il livello e la qualità della vita e del lavoro, il controllo dello Stato, la Scuola, la Sanità, l’Assistenza decrescono insieme alla latitudine. Quest’ultima voce, l’Assistenza, tra le tante è quella che in futuro troverà maggiori difficoltà a raggiungere un livello sufficiente di qualità che possa soddisfare la maggioranza delle persone, soprattutto le non autosufficienti; tutto questo aggravato dal progressivo aumento dell’età mediana della popolazione italiana. L’anno passato ha visto ancora scendere il tasso di fecondità italiano a 1,18 figli per donna. La visione del futuro della popolazione è quella di una maggioranza di anziani e vecchi che supererà quella delle persone abili al lavoro, che dovrà giustamente gravare sulle spalle dei più giovani, anche con difficoltà che cresceranno esponenzialmente rendendo più difficile questo naturale sostegno. La situazione della nostra Regione non sfugge certamente a questa regola non scritta ma impressa a fuoco nella Storia di tutti i Sud del mondo. I numeri dell’Umbria, relativi all’assistenza alla terza e quarta età, ci dicono che ogni centomila abitanti gli ultrasessantacinquenni ospiti delle RSA sono circa il doppio dei restanti, adulti e minori; nelle Regioni del Nord sono anche nove volte questo secondo dato. Questo rappresenta il divario tra le Regioni più sviluppate economicamente e quelle meno; forse dimostra la diversa cultura nella volontà di accudire gli anziani in casa ma anche la scelta quasi obbligata di chi, per necessità lavorative, deve in mancanza d’altro avvalersi di strutture esterne. Su questo punto credo sia auspicabile uno sforzo serio della Politica per migliorare l’assistenza domiciliare anche stornando risorse verso modalità possibili che sostengano iniziative anche miste, pubblico-privato. Se ci fermiamo ad analizzare il valore assoluto dei posti nelle RSA salta immediatamente all’occhio l’elevato numero, nettamente superiore, delle Regioni del Nord e decrescente scendendo verso il Sud, ma anche le differenze di cui sopra. Credo si debba lavorare ad un solo scopo: migliorare, per quanto possibile, la parte più difficile della vita di un individuo, quella in cui la sua fragilità si incrocia con il ricordo della sua vita lavorativa e produttiva non facendogli perdere la speranza e la fiducia in coloro a cui hanno dato guida e insegnamento. Credo sia legittimo sognare il momento in cui i Governi territoriali — Comuni, Province, Regioni — anche con un lavoro in collaborazione con le Associazioni rappresentative dei Pensionati, incomincino a studiare nuove modalità di assistenza agli anziani, ricordando che la prima, la migliore, la più efficace terapia per la fragilità dell’Anziano è vivere in mezzo alle sue cose e respirare l’inconfondibile aria della sua casa. Luciano Vittori Presidente ANAP Territoriale Terni
Con un messaggio di ottimismo per il futuro dell’Alta formazione artistica, l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” ha celebrato l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2025-2026 mostrando tutta la sua levatura: ha raggiunto un altro massimo storico di nuovi iscritti, consolidato il proprio prestigio internazionale e riaffermato la volontàdi formare cittadini consapevoli, oltre che artisti di talento. Un appuntamento che quest’anno ha assunto un rilievo straordinario, non solo per la presenza del filosofo di fama mondiale Giorgio Agamben, nominato per l’occasione Academico d’onore, ma anche per il potenziamento di un percorso di crescita che vede l’Istituzione perugina ai vertici dell’Alta formazione artistica nazionale.
Ad aprire la cerimonia tenutasi nella cornice dell’Auditorium San Francesco al Prato, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, sono stati la direttrice Tiziana D’Acchille, e il presidente Mario Rampini. A seguire, i saluti istituzionali di Tommaso Bori, vice presidente della Regione Umbria, Massimiliano Presciutti, presidente della Provincia di Perugia, Marco Pierini, vice sindaco del Comune di Perugia. In un clima di piena sintonia, i rappresentanti degli Enti hanno elogiato i traguardi raggiunti dalla “Vannucci”, sottolineando il prestigio di un’Accademia che vanta una storia plurisecolare sin dal 1573.
Un’Accademia in crescita: nuovo boom di matricole
L’inaugurazione è stata l’occasione per celebrare un dato numerico di grande significato: anche per questo anno accademico, l’Accademia “Vannucci” registra un trend dicostante crescita delle matricole: per l’a.a. 2025-2026 raggiungono quasi quota 300 (290, contro le 250 del 2024). Un dato che conferma la soglia dei 700 iscritti complessivi (695 per l’esattezza), un largo consenso che premia la strategia di rinnovamento profondo intrapresa negli ultimi anni. Un traguardo che vede protagonisti studenti e studentesse sempre più italiani, segno di una rinnovata fiducia dei giovani talenti del nostro Paese verso le carriere artistiche e il valore della formazione d’eccellenza offerta da Perugia. Questo radicamento nazionale si sposa con una proiezione globale sempre più marcata: grazie alla sinergia con gli Istituti Italiani di Cultura all’estero e a una promozione internazionale mirata, l’Accademia continua ad attrarre studenti da ogni parte del mondo, confermandosi un hub cosmopolita di creatività e ricerca.
Spazio al pensiero critico, ad uno scambio di idee
Il momento centrale della cerimonia è stata la conferenza di Giorgio Agamben. Il filosofo, autore del fondamentale Homo Sacer, ha dedicato la sua riflessione agli studenti e ai docenti, ribadendo in qualche modo come le Accademie debbano essere luoghi di confronto democratico del sapere, di discussione, di formazione che in qualche modo mira anche a ricongiungere tanti aspetti che sembrano oggi scissi tra la formazione umanistica artistica e scientifica. “Ed è importante – ha sottolineato con ferma convinzione la direttrice Tiziana D’Acchille – che le discipline che oggi sono molto di moda, le cosiddette STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), siano però anche, in qualche modo, corroborate dalla conoscenza della storia della nostra cultura e del nostro patrimonio. L’Accademia può tornare ad essere un luogo di scambio proficuo di idee, non solo uno spazio dove si formano coloro che sanno fare ‘con le mani’, ma un luogo in cui si forma anche il pensiero. Un pensiero che in tempi di inclusività comprenda tutto, non soltanto il diverso, la persona emarginata. È importantissimo estendere, infatti, questo concetto di tolleranza e di inclusività anche in ciò che noi pensiamo a livello di formazione accademica”. Per quanta riguarda il percorso intrapreso sul fronte dell’internazionalizzazione, la direttrice ha annunciato che gli ultimi accordi siglati con le istituzioni all’estero sono quelli con le Accademie di Okinawa e Dresda, e l’International Film School di Parigi.
Ristrutturazioni e dotazioni tecnologiche
Se da un lato crescono i nuovi iscritti, dall’altro l’Accademia persegue l’ampliamento di aule, spazi didattici, laboratori. A fare il punto sul cantiere aperto nella sede di San Francesco al Prato è stato il presidente Rampini, evidenziando che “a dicembre sono iniziati i lavori nell’ala ovest, da tanti anni inagibile. Grazie alla Fondazione Perugia saranno a breve acquistate tutte le dotazioni tecnologiche e strumentali utili per l’allestimento anche dei nuovi spazi”. Un investimento che in qualche modo auspica possa soddisfare le esigenze espresse dalla Consulta degli studenti, che attraverso il suo rappresentante Mitch ha esposto alla platea una serie di riflessioni sulle reali necessità avvertite, in particolare, da chi studia in una Accademia, aprendo ad un dialogo costruttivo con le istituzioni locali.
Il plauso delle istituzioni
Un messaggio di vicinanza all’Accademia e agli studenti lo hanno espresso i rappresentanti delle istituzioni, a partire dal vice presidente della Regione Umbria, Tommaso Bori (“Credo che noi istituzioni dobbiamo cogliere l’insegnamento che viene da secoli di storia, ovvero essere di supporto a realtà come l’Accademia, facendolo tramite il sostegno del diritto allo studio, i fondi europei, etc.”); a seguire il saluto del presidente della Provincia Presciutti (“L’Accademia con i suoi 700 iscritti, provenienti anche da fuori Italia, è un grande viatico non solo di cultura e approfondimento, ma anche di un messaggio positivo e propositivo. L’arte ci richiama a un grande senso di comunità fondata sul dialogo e il senso critico. Vi auguro che questo vostro sapere fare e questo coraggio che vi contraddistingue sia contagioso”); il vice sindaco Marco Pierini ha elogiato i risultati raggiunti dall’Accademia in questi ultimi anni, ed esortato gli studenti e studentesse “cuore pulsante dell’Accademia, ad andare a visitare le mostre, i musei – definiti da Agamben luoghi d’arte della memoria incarnata davanti a noi -, a guardare le opere anche da soli, a deporre lo sguardo su sull’opera”).
L’offerta formativa che incontra la domanda di lavoro
Oggi l’offerta formativa della “Vannucci” si presenta estremamente ampia e orientata alla contemporaneità, offrendo concrete professionalità subito spendibili nel mondo del lavoro. Chi si iscrive al Triennio può scegliere tra percorsi innovativi e multidisciplinari – quali Character design e gaming, Cinema e audiovisivo, Grafica e illustrazione d’arte, Graphic design, Fashion design, Fotografia, Video e social media per le arti, Illustrazione e linguaggi del fumetto, Pittura, Product design sostenibile, Scenografia e Scultura – per sviluppare competenze artistiche e professionali all’altezza delle sfide creative globali.
Per chi è già in possesso di un Diploma Accademico di I livello (o titolo equipollente), i Bienni offrono specializzazioni di alto profilo: Pittura, Pittura per l’editoria d’arte, Brand design, Fashion design per la maglieria, Design sostenibile, Scenografia e Scultura, in un percorso formativo che valorizza ricerca, sperimentazione e professionalità. Una serie variegata di corsi che pongono l’Accademia perugina tra le istituzioni di riferimento per l’alta formazione artistica in Italia.