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Pensioni, ANAP Terni: “Separare assistenza e previdenza per un sistema più equo e sostenibile”

Separare in modo netto assistenza e previdenza per restituire trasparenza e sostenibilità al sistema pensionistico italiano. È questo il messaggio emerso dal convegno “Il bilancio del Sistema Previdenziale Italiano”, promosso a Roma da ANAP, l’associazione degli anziani e pensionati di Confartigianato, con la partecipazione del professor Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali.

Il Gruppo Territoriale ANAP Terni, attraverso una nota del presidente Luciano Vittori, esprime “piena condivisione per i contenuti emersi nel corso dell’iniziativa”, sottolineando “il valore del confronto su un tema che incide direttamente sulla vita di milioni di cittadini”.

In un contesto segnato da profondi cambiamenti demografici ed economici, ANAP ribadisce la necessità di affiancare all’analisi anche proposte concrete, capaci di garantire equità e sostenibilità nel lungo periodo.

Nel corso dell’incontro, Brambilla ha illustrato i principali nodi critici del sistema pensionistico italiano, evidenziando tre priorità fondamentali.

Il primo, la necessità di distinguere chiaramente tra spesa assistenziale e spesa previdenziale. Nel 2024 la componente assistenziale ha raggiunto livelli record, incidendo in modo significativo sul totale. Se si isolasse la sola spesa pensionistica “pura”, questa peserebbe per circa l’11,8% del PIL.

Il secondo aspetto fondamentale, la necessità di promuovere l’occupazione regolare e contrastare il lavoro sommerso. In Italia, circa 11,8 milioni di persone in età lavorativa risultano inattive, mentre tra i 2,8 e i 3 milioni operano in condizioni di irregolarità.

Terzo punto, la necessità di una revisione del sistema assistenziale, che presenta criticità legate sia agli incentivi distorti – come il rischio di scoraggiare il lavoro regolare per accedere ai benefici – sia all’utilizzo non sempre appropriato delle risorse erogate.

Dal confronto è emersa con forza l’esigenza di una riforma strutturale capace di rendere il sistema più trasparente, equo e sostenibile. ANAP Terni sottolinea come sia fondamentale trasformare l’analisi in azione, avanzando proposte concrete e fattibili che tutelino sia chi oggi vive di pensione sia le future generazioni.

Il convegno ha rappresentato un importante momento di riflessione e un punto di partenza per nuove iniziative sul territorio, con l’obiettivo di contribuire attivamente al dibattito sul futuro del sistema previdenziale italiano.

(foto dal sito Anap)

Anziani e assistenza, Vittori (ANAP Terni): “Servono più servizi domiciliari”

Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione di Luciano Vittori, presidente ANAP Territoriale Terni.

Nel nostro Paese la maggior parte delle ricerche sui temi socio-economici disegna un quadro che, nei numeri, riproduce fedelmente la posizione geografica delle Regioni alle quali si riferisce. Il livello e la qualità della vita e del lavoro, il controllo dello Stato, la Scuola, la Sanità, l’Assistenza decrescono insieme alla latitudine.
Quest’ultima voce, l’Assistenza, tra le tante è quella che in futuro troverà maggiori difficoltà a raggiungere un livello sufficiente di qualità che possa soddisfare la maggioranza delle persone, soprattutto le non autosufficienti; tutto questo aggravato dal progressivo aumento dell’età mediana della popolazione italiana.
L’anno passato ha visto ancora scendere il tasso di fecondità italiano a 1,18 figli per donna.
La visione del futuro della popolazione è quella di una maggioranza di anziani e vecchi che supererà quella delle persone abili al lavoro, che dovrà giustamente gravare sulle spalle dei più giovani, anche con difficoltà che cresceranno esponenzialmente rendendo più difficile questo naturale sostegno.
La situazione della nostra Regione non sfugge certamente a questa regola non scritta ma impressa a fuoco nella Storia di tutti i Sud del mondo.
I numeri dell’Umbria, relativi all’assistenza alla terza e quarta età, ci dicono che ogni centomila abitanti gli ultrasessantacinquenni ospiti delle RSA sono circa il doppio dei restanti, adulti e minori; nelle Regioni del Nord sono anche nove volte questo secondo dato.
Questo rappresenta il divario tra le Regioni più sviluppate economicamente e quelle meno; forse dimostra la diversa cultura nella volontà di accudire gli anziani in casa ma anche la scelta quasi obbligata di chi, per necessità lavorative, deve in mancanza d’altro avvalersi di strutture esterne.
Su questo punto credo sia auspicabile uno sforzo serio della Politica per migliorare l’assistenza domiciliare anche stornando risorse verso modalità possibili che sostengano iniziative anche miste, pubblico-privato.
Se ci fermiamo ad analizzare il valore assoluto dei posti nelle RSA salta immediatamente all’occhio l’elevato numero, nettamente superiore, delle Regioni del Nord e decrescente scendendo verso il Sud, ma anche le differenze di cui sopra.
Credo si debba lavorare ad un solo scopo: migliorare, per quanto possibile, la parte più difficile della vita di un individuo, quella in cui la sua fragilità si incrocia con il ricordo della sua vita lavorativa e produttiva non facendogli perdere la speranza e la fiducia in coloro a cui hanno dato guida e insegnamento.
Credo sia legittimo sognare il momento in cui i Governi territoriali — Comuni, Province, Regioni — anche con un lavoro in collaborazione con le Associazioni rappresentative dei Pensionati, incomincino a studiare nuove modalità di assistenza agli anziani, ricordando che la prima, la migliore, la più efficace terapia per la fragilità dell’Anziano è vivere in mezzo alle sue cose e respirare l’inconfondibile aria della sua casa.

Luciano Vittori
Presidente ANAP Territoriale Terni

Pensione nel primo giorno bancabile, ANAP Confartigianato contesta la norma che ha portato ai ritardi dei pagamenti

Confartigianato contesta la normativa che regola la data di pagamento delle pensioni INPS, la cui applicazione ha provocato nei giorni scorsi la vibrante protesta dei pensionati che si sono visti accreditare l’importo in banca il 5 gennaio.

“La norma che prevede il pagamento delle pensioni INPS il primo giorno bancabile del mese è del tutto anacronistica e va modificata con urgenza” afferma Luciano Vittori, presidente Territoriale di Anap Confartigianato, l’Associazione Nazionale Anziani e Pensionati.

“Nell’epoca dell’informatica avanzata, dell’intelligenza artificiale e dei servizi bancari più evoluti – prosegue Vittori – è incomprensibile che la normativa continui a fare riferimento al “primo giorno bancabile” per il pagamento delle pensioni quando il primo giorno del mese è festivo. In altri Paesi come la Germania e gli Stati Uniti, in questi casi il pagamento avviene addirittura il giorno lavorativo precedente”.

“Per questo – ha aggiunto il presidente Vittori – è stato chiesto al Governo, attraverso la Presidenza Nazionale ANAP, di intervenire rapidamente per modificare le norme vigenti, anche alla luce del fatto che lo slittamento delle date di pagamento si ripresenterà nei prossimi mesi di Maggio e Agosto, quando le pensioni saranno accreditate il 4 e il 3 dei relativi mesi”.

Vittori infine richiama l’attenzione sulle difficoltà concrete che molti pensionati si trovano ad affrontare in queste circostanze perché si tratta, come premesso, di soggetti deboli che già faticano ad arrivare alla fine del mese. Secondo gli ultimi dati disponibili, quasi altri tre milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà relativa. E’ legittimo quindi chiedersi perché, mentre in altri paesi si adottano misure per tutelare i pensionati, in Italia a pagare il prezzo di queste rigidità normative siano sempre e solo i soliti noti.

Umbria sul podio delle pensioni di invalidità: oltre 96 mila

Sono 96.111 le pensioni di invalidità erogate in Umbria. Con un’incidenza di 11,3 ogni abitanti. Dato che ne fa la terza regione italiana per incidenza, dopo Calabria e Puglia. Complessivamente si tratta di 26.404 prestazioni previdenziali e 69.709 civili. Per una spesa annua stimata in 43 milioni di euro.

Terni, dove le prestazioni in totale sono 25.465, è tra le province italiane dove più alta è l’incidenza rispetto alla popolazione: 11,83.

La provincia di Perugia è solo 6 posizioni sotto (al 17esimo posto), con 70.648 prestazioni ed un’incidenza dell’11,10%.

In Italia complessivamente si stima si spendano oltre 21 miliardi di euro l’anno per 4.313.351 prestazioni totali, con un incremento negli ultimi 4 anni del 7,43%.

Al via la verifica dell’esistenza in vita dei pensionati all’estero

L’Inps comunica che dal 20 marzo Citibank N.A. curerà la spedizione delle richieste di attestazione dell’esistenza in vita nei confronti dei pensionati residenti in America, Asia, Estremo Oriente, Paesi scandinavi, Stati dell’Est Europa e Paesi limitrofi, da restituire alla Banca entro il 18 luglio di quest’anno.

Inps chiarisce che qualora l’attestazione non venga prodotta, il pagamento della rata di agosto 2026, se possibile, avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza. In caso di mancata riscossione personale o produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 agosto 2026, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di settembre 2026.

Chi è escluso

Sono esclusi dall’accertamento generalizzato i pensionati:

  • i cui dati sono oggetto di scambio telematico, in virtù di accordi tecnico-procedurali stipulati dall’Istituto con enti previdenziali di altri Stati;
  • che hanno riscosso personalmente agli sportelli Western Union almeno una rata di pensione in prossimità dell’avvio del processo di verifica;
  • le cui pensioni sono già state sospese da Citibank N.A. a seguito del mancato completamento delle precedenti campagne di accertamento dell’esistenza in vita o di riaccrediti consecutivi di rate di pensione.

Le indicazioni sulle modalità da seguire per fornire la prova di esistenza in vita sono contenute nel messaggio n. 3863 del 19 dicembre 2025.

Dati Inps sulle pensioni nel Ternano, l’appello di Anap Confartigianato alla Regione

L’ANAP – Associazione Nazionale Anziani e Pensionati di Confartigianato – Gruppo Territoriale di Terni – esprime profonda preoccupazione per i dati contenuti nel rendiconto INPS 2024 sull’economia della provincia di Terni e, in particolare, sugli importi medi mensili delle pensioni, risultati significativamente inferiori sia alla media regionale che a quella nazionale.

Il presidente del Gruppo Territoriale ANAP di Terni, Luciano Vittori, evidenzia come dal report emerga un quadro allarmante: l’importo medio delle pensioni nella provincia di Terni si attesta a 894 euro, un valore ben al di sotto della media regionale umbra (1.241 euro) e ancora più distante da quella nazionale, che secondo i dati INPS raggiunge i 1.415 euro.

“Un importo medio mensile di circa 894 euro – sottolinea Vittori – implica che molte pensioni siano prossime o addirittura inferiori alla soglia di povertà, soprattutto per chi vive da solo o in nuclei familiari con risorse limitate. In un contesto di inflazione crescente, aumento dei costi della vita e carenza di servizi territoriali, questo rischio di impoverimento diventa ancora più grave, compromettendo dignità economica e benessere delle persone anziane”.

L’ANAP sottolinea come tale situazione contribuisca a un aumento della domanda di sostegno sociale, di misure di welfare e di politiche di supporto, aggravando ulteriormente la pressione sui servizi pubblici locali.

Alla luce di questi dati, l’Associazione rivolge un appello alla Regione Umbria, proprio nei giorni in cui si discute il DEFR 2025–2028, affinché vengano previste misure di integrazione sociale e interventi di contrasto alla povertà rivolti ai pensionati più deboli, in particolare nei territori come quello ternano, caratterizzati da pensioni medie molto più basse della media nazionale.

“Occorre riportare risorse nelle tasche dei cittadini – conclude Vittori – e in modo particolare dei pensionati, che rappresentano una componente fondamentale della nostra comunità e che oggi più che mai necessitano di politiche mirate e di un sostegno concreto”.

In Umbria 28mila pensionati in più rispetto ai lavoratori

In Umbria a fronte di 373.057 lavoratori attivi, si contano 401.288. Un saldo di 28.231 che è frutto delle dinamiche del mondo del lavoro e soprattutto dell’anzianità della popolazione, seconda soltanto alla Liguria, che è infatti l’unica regione del Nord ad avere un saldo negativo. La presenza di un maggior numero di beneficiari di pensioni rispetto ai lavoratori si riscontra in tutta l’Italia meridionale e al Centro, ad eccezione di Lazio e Toscana.

L’Umbria fa registrare anche un indice alto (73.3) di indice di anzianità dei lavoratori del settore privato -dato dal rapporto tra over 55eunder 35, che fa pensare che la situazione peggiorerà in futuro, se non ci sarà un robusto aumento dei lavoratori attivi. Da qui al 2029, del resto, andranno in pensione 44.800 lavoratori umbri, di cui 20.100 nel settore privato.

Quanto alla situazione nelle due province umbre, nel Ternano i pensionati nel 2024 risultavano 104.412 contro 89.730 lavoratori attivi (con un saldo di 14.682 unità). In provincia di Perugia i beneficiari di pensione nello stesso anno (l’ultimo disponibile) erano 296.876, contro 283.327 lavoratori attivi (saldo di 13.549 unità).

In Italia, evidenza l’Ufficio studi della Cgia, a fronte di 7,3 milioni pensioni pagate nel 2024 c’erano più di 6,4 milioni di occupati. Il Mezzogiorno è l’unica ripartizione geografica del Paese che presenta questo squilibrio. La regione con il disallineamento più marcato è la Puglia, che registra un saldo negativo
pari a 231.700 unità. Ad eccezione della Liguria, dell’Umbria e dalle Marche, invece, le regioni del Centro-Nord mantengono un saldo positivo che si è rafforzato, grazie al buon andamento dell’occupazione
avvenuto negli ultimi due-tre anni.

Dalla differenza tra i contribuenti attivi (lavoratori) e gli assegni erogati ai pensionati, spicca, sempre nel 2024, il risultato della Lombardia (+803.180), del Veneto (+395.338), del Lazio (+377.868), dell’Emilia Romagna (+227.710) e della Toscana (+184.266).

In Umbria da qui al 2029 quasi 45mila lavoratori da sostituire

In Umbria da qui al 2029 si dovranno sostituire circa 44.800 lavoratori (di cui 20.100 del settore privato) che andranno in pensione o comunque lasceranno la propria occupazione per dedicarsi ad altro. E’ la stima fatta dalla Cgia, valutando i futuri pensionamenti e gli abbandoni.

Un fenomeno che si stima in Italia interesserà poco più di 3 milioni di lavoratori, pari al 12,5% circa del totale nazionale. Ponendo problematiche di natura sociale ed economica. Certo, occorre anche considerare la velocità con cui sta cambiando il lavoro in alcuni settori, soprattutto quelli a più alto contenuto tecnologico o di automatizzazione. Basti pensare all’impatto che si stima avrà nei prossimi anni nel mondo del lavoro l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.

A livello nazionale, oltre 7 sostituzioni su 10 interesseranno il settore di servizi, con uscite particolarmente importanti nel commercio (379.600 unità), nella sanità pubblica/privata (360.800) e nella Pubblica Amministrazione (331.700). Nell’industria, la Cgia segnale il numero di rimpiazzi a cui dovrà essere sottoposto il comparto delle costruzioni (179.300).

L’Umbria risulta a tranche le regioni con un indice di anzianità dei dipendenti del settore privato superiore alla media nazionale. Il rapporto tra gli over 55 egli under 35, che appunto per convenzione fissa questo indice, in Puglia è di 73.3, a fronte di una media italiana che è di 65.2.

Pensioni più leggere, ecco perché gli autonomi continuano a lavorare dopo la pensione

L’Ufficio di Presidenza della FIPAC Confesercenti dell’Umbria si è riunito nei giorni scorsi per esaminare le risultanze del 24° Rapporto Inps sulla situazione del sistema di welfare nazionale.
Dalla lettura dei quattro capitoli e degli allegati del Rapporto, l’Ufficio di Presidenza, guidato dal referente Pier Francesco Quaglietti, presente il coordinatore della Confesercenti Umbria nonché consigliere nazionale Fipac Sergio Giardinieri, si è soffermato sul capitolo 3, dedicato alle dinamiche pensionistiche.
Premesso che anche nella previdenza permangono le differenze di genere, le donne rappresentano il 51% del totale pensionati, ma raccolgono economicamente solo il 44% dei redditi pensionistici.
Le differenze risaltano anche tra i valori dei sistemi pensionistici: il Fondo Pensioni Lavoratori dipendenti, il 47% del totale, espone un importo medio lordo mensile pari a 1.408 euro mentre, la Gestione Autonoma Lavoratori Autonomi e Subordinati, rappresentante il 30% del totale delle pensioni, presenta un importo medio lordo di 942 euro. Fuori concorso la Gestione dei Lavoratori Pubblici con i suoi 2.221 euro che pesano per il 19% sul totale pensioni.

Questa differenziazione economica può, in parte, giustificare il proseguimento del lavoro dopo la pensione per il 19,2% dei commercianti e degli artigiani, e del 21,6% dei pensionati del settore agricolo (settore con le pensioni più basse tra i lavoratori autonomi). Non a caso i valori percentuali di proseguimento dell’attività per gli ex lavoratori dipendenti privati e pubblici sono praticamente nulli.
Le attività che vengono continuate dopo il pensionamento – sottolinea l’Ufficio di Presidenza della FIPAC Confesercenti dell’Umbria – sono sostanzialmente in linea con le attività precedentemente esercitate, “sia per il 79% degli ex artigiani e commercianti che continuano ad operare nello stesso ambito, sia per l’85% degli ex lavoratori agricoli che rimangono in settori riconducibili al lavoro autonomo”; queste attività, nello studio dell’Istituto di Previdenza, consentono al pensionato ex artigiano e commerciante, di raddoppiare quasi la pensione percepita.

“Abbiamo detto giustificare in parte il proseguimento del lavoro dopo la pensione – conclude FIPAC Confesercenti Umbria – perché oltre alla convenienza economica, vi è anche la componente legata all’età, più è bassa l’età di accesso alla pensione più è alta la disponibilità al proseguimento del lavoro, senza dimenticare la mancanza di un ricambio generazionale sia in famiglia che nel mercato del lavoro”.