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Autore: Matteo Savino

Ponte di Ferragosto, anche E45 tra le strade più critiche

C’è anche l’Itinerario E45 (SS675 e SS3 bis) che interessa Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e collega il nord est con il centro Italia tra le strade più a rischio traffico nel ponte di Ferragosto secondo le previsioni Anas.

Giorni in cui, tra chi ne approfitta per una gita fuoriporta o per qualche giorno al mare, in montagna o al lago e quanti tornano dalle ferie lunghe, si attendono 12 milioni e 210mila spostamenti di autoveicoli su tutta la rete stradale nazionale.

Viabilità Italia ha annunciato bollino rosso a partire dal pomeriggio di giovedì 14 e venerdì 15 agosto: spostamenti in netta crescita dai grandi centri urbani in tutta Italia verso le località di villeggiatura, di mare al sud e di montagna a nord e verso i confini di Stato.

Traffico in diminuzione, invece, nella giornata di sabato 16 agosto: dopo i bollini neri delle scorse settimane non si prevedono spostamenti di lunga percorrenza ma tratte brevi per gite fuoriporta. Domenica 17 agosto, giornata da bollino rosso, è atteso traffico intenso verso i grandi centri urbani.

In vista del grande aumento dei flussi Anas ha potenziato l’impegno del personale su tutto il territorio nazionale e ha ridimensionato la presenza dei cantieri.

Fino all’8 settembre saranno chiusi o sospesi 1392 cantieri, circa l’83% di quelli attivi (1672).

Il divieto di transito dei veicoli pesanti è in vigore venerdì, 15 agosto, dalle 7 alle 22, sabato 16 agosto dalle 8 alle 16 e domenica 17 agosto dalle 7 alle 22.

Desertificazione bancaria, i territori più penalizzati

E un’immagine in chiaroscuro quella che merge dai dati elaborato dal Centro Studi della Uilca nazionale Orietta Guerra sul sistema bancario e assicurativo in Italia e in Umbria. antitetici.

I dipendenti del settore

Settore che vede una ripartizione equilibrata dei dipendenti delle aziende suddivisi per genere (52% circa di addetti di sesso maschile, il 48% di sesso femminile). Meno favorevole risulta invece, come dicevamo, il differenziale retributivo fra gli uomini e le donne, che tocca il 23%. Un dato che si è mantenute sostanzialmente inalterato nell’ultimo decennio. Questo differenziale è presente anche negli altri paesi europei dove emerge che il dato italiano non è fra i peggiori (per es. la Francia sta al 32,1%, la Germania al 26,1%, l’Austria al 26%, con il dato peggiore registrato dalla Repubblica Ceca dove le donne guadagnano -36,4% rispetto agli uomini.

Fra i grandi paesi fanno meglio dell’Italia i Paese Bassi con -22,6%, il Portogallo (-21,5%), la Spagna (-14,1%), il Belgio (-14%, paese nel quale il divario risulta in assoluto il più basso).

Il nuovo quadro regolatorio europea in materia di trasparenza retributiva e le azioni contro le discriminazioni salariali potrebbero in prospettiva ridurre questi divari. Valentina Gallarato, Segretaria Regionale Uilca dell’Umbria, aggiunge alle cause già indicate, le incombenze del lavoro domestico e di cura, che gravano per lo più sulle donne, limitandone fortemente le opportunità di carriera all’interno delle Aziende, con un esplicito riferimento al settore esattoriale, da lei rappresentato. Trasparenza salariale, promozione delle pari opportunità, lotta alle discriminazioni salariali e formazione sulle politiche di genere le leve che possono essere attivate in un’ottica di superamento del problema del gender pay gap.

Banche in Umbria

Altro tema è quello della rete distributiva delle banche, in contrazione sia a livello nazionale che a livello regionale umbro.

In Umbria, a fronte di una popolazione residente di circa 850 mila abitanti sono attualmente operative 317 filiali con un rapporto abitanti/sportelli di 2681. A pesare comunque è l’aumento del numero di comuni dove o non è mai stato presente, oppure è scomparso negli anni lo sportello di una o più agenzia, facendo risaltare il dato di ben 32 comuni su 92, e cioè il 34,8% di piazze non servite dalla banca. Ciò significa che sono circa 49.000 gli abitanti che risiedono in territori dove non è più possibile contare sulla presenza fisica delle banche. Ovviamente le differenze a livello territoriale risultano ancora più marcate, in generale con l’ambito ternano maggiormente penalizzato. Ad esempio, in provincia di Perugia risultano operativi 243. In provincia sono ben 19 i comuni senza banche e cioè: Piegaro, Collazzone, Castel Ritaldi, Sigillo, Fratta Todina, Montone, Monte Castello di Vibio, Valtopina, Monte Santa Maria Tiberina, Costacciaro, Cerreto di Spoleto, Paciano, Preci, Lisciano Niccone, Monteleone di Spoleto, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Vallo di Nera, Poggiodomo. Nel complesso la popolazione interessata è di oltre 25 mila abitanti, circa il 4% della popolazione residente in provincia di Perugia. Addirittura, peggiore la situazione in provincia di Terni, dove risultano operativi 74 sportelli.

In provincia figurano 13 comuni senza banche e cioè: Montecastrilli, Stroncone, Arrone, Porano, Ferentillo, Calvi dell’Umbria, Montecchio, Monteleone d’Orvieto, Alviano, Montegabbione, Penna in Teverina, Parrano, Polino. Nel complesso la popolazione interessata è di oltre 24 mila abitanti, circa l’11% della popolazione residente in provincia di Terni.

Secondo Luciano Marini, segretario generale Uilca Umbria, questo trend comporta tutta una serie di problemi, che riguardano certamente il settore delle banche, ma ancor più l’economia del territorio, dove si opera ormai senza conoscere in profondità le sue caratteristiche, dove si favorisce lo spopolamento dei territori marginali che rimangono privi di servizi, non solo quelli bancari beninteso, dove il costo del denaro è più elevato e sussistono rischi legati allo sviluppo dell’economia illegale, favorita dall’abbandono degli intermediari creditizi. Riteniamo invece come il sistema bancario risulti centrale e fondamentale per le prospettive di sviluppo di un territorio – l’Umbria – che sta precipitando sempre più verso le regioni meno dinamiche sotto il profilo sociale ed economico.

Luca Cucina, segretario generale aggiunto osserva invece come negli ultimi tempi si stia affacciando un altro fenomeno che riguarda la trasformazione della filiale tradizionale in un mero punto di consulenza, togliendo i servizi di cassa con operatore, sopprimendo quindi un servizio essenziale, di prima necessità per i clienti meno tecnologici, più anziani e meno recettivi alle novità.

Ritrovato l’uomo disperso vicino al Castello di Titignano

E’ stato ritrovato, vivo ma con una ferita alla testa, l’uomo che non era rientrato venerdì sera dopo un’escursione cn gli amici nei pressi del Castello di Titignano, nel comune di Orvieto.

Le ricerche hanno impegnato le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU), unità cinofile, squadre dei vigili del fuoco e droni.

Grazie all’attivazione, da parte del SASU, delle squadre della Guardia di Finanza dotate di mezzo aereo e avanzati sistemi software per la ricerca di persone disperse, è stato possibile individuare rapidamente il soggetto.

Sul posto erano presenti anche i Carabinieri di Orvieto, che hanno fornito supporto alle operazioni di coordinamento e sicurezza.

Una volta localizzato dal personale della Guardia di Finanza, la Centrale Operativa 118 ha disposto l’intervento dell’elisoccorso regionale Nibbio 01, con a bordo un medico, un infermiere e un tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino e Speleologico, per raggiungere e assistere la persona, che ha raccontato di aver battuto la testa a seguito di una caduta, perdendo i sensi.

Ricostruzione e Olimpiadi, interdittive per 7 imprese per collegamenti con mafie

La Presidenza del Consiglio dei Ministri informa che la Struttura per la Prevenzione Antimafia del Ministero dell’Interno ha adottato 7 provvedimenti interdittivi antimafia nei riguardi di altrettante imprese che hanno fatto richiesta di iscrizione nell’Anagrafe Antimafia degli Esecutori gestita dalla stessa Struttura per partecipare ai lavori di ricostruzione post sima centro Italia 2016 e due di queste anche per la
realizzazione delle opere per le Olimpiadi e Paraolimpiadi Milano-Cortina 2026.

“Tale interdittive – si spiega nella nota – consentono di estromettere preventivamente le imprese interessate prima di essere affidatarie di commesse pubbliche e, nel caso della ricostruzione, anche di commesse private con contribuzione pubblica”.

Si tratta di imprese individuali o società a responsabilità limitata semplificata, la cui attività principale dichiarata è quella edile. Le imprese sono state interdette per l’emersione di collegamenti con le maggiori organizzazioni criminali nazionali: cinque con la camorra, due con la ‘ndrangheta ed una con un sodalizio di matrice mafiosa riconducibile a personaggi criminali di etnia rom.

In particolare sono state evidenziate connivenze, alleanze e accordi di mutua convenienza attraverso i quali le organizzazioni criminali perfezionano sempre di più da un lato la pressione sul tessuto socio-economico e dall’altro la capacità di infiltrare la rete produttiva del territorio alterandone gravemente i meccanismi della libera concorrenza a scapito delle aziende “sane”.

Con questi 7 provvedimenti salgono a 30 le interdittive adottate nei primi sette mesi del 2025 dal
direttore della Struttura, prefetto Paolo Canaparo, con un incremento del 15% rispetto all’intero
anno 2024 (erano state 26) e del 40% rispetto all’intero anno 2023 (erano state 18).

Tale incremento dei provvedimenti interdittivi – viene spiegato ancora – costituisce l’esito di una intensificazione della attività di analisi info-investigativa da parte della Struttura, su indicazione del ministro Piantedosi, e del contestuale sviluppo di ulteriori forme di collaborazione con la Direzione Investigativa Antimafia, con il Gruppo Investigativo Centrale, istituito presso la Direzione centrale della polizia criminale, e con i Gruppi Interforze Antimafia delle Prefetture competenti.

Il direttore della Struttura ha inoltre adottato misure di prevenzione collaborativa ex art. 94-bis del Codice delle leggi antimafia, applicata a una società con sede nella provincia di Milano che ha fatto richiesta di iscrizione per partecipare ai lavori di ricostruzione post sisma centro Italia e per la quale sono stati accertati tentativi di infiltrazione riconducibili a situazioni di agevolazione occasionale. Tale provvedimento – di una durata di 12 mesi – prevede l’adozione di adeguate misure ai sensi del d.lgs. n. 231/2001, atte a rimuovere e prevenire le cause di agevolazione occasionale, nonché l’obbligo di comunicazione di taluni atti al Gruppo interforze antimafia di Milano.

Alla scadenza delle misure di prevenzione, il direttore della Struttura del Viminale, sentito il predetto GIA, rilascerà un’informazione antimafia liberatoria, disponendo la conseguente iscrizione in Anagrafe, nel caso in cui accerti il venir meno dell’agevolazione occasionale e verifichi l’assenza di altri tentativi di infiltrazione mafiosa.

“Il contrasto alle infiltrazioni malavitose è sempre stata una priorità della struttura commissariale” aggiunge il commissario di Governo alla ricostruzione post sisma 2016 il sen. Guido Castelli (nella foto). “Abbiamo lavorato a lungo in questi mesi con l’unità di missione antimafia diretta dal prefetto Canaparo presso il Ministero degli Interni per rafforzare le difese del sistema. I risultati che il ministro Piantedosi ha ricordato ieri attraverso i suoi canali social confermano la bontà di questo lavoro. Come ricordava il Prefetto Canaparo, nel solo mese di luglio 2025, sono stati adottati un totale di 5 provvedimenti interdittivi antimafia riferiti ad imprese che hanno richiesto l’iscrizione all’Anagrafe Antimafia degli Esecutori, in quanto interessati a partecipare alla ricostruzione post sisma 2016 nel Centro Italia; queste si aggiungono alle 23 adottate nei primi sei mesi di quest’anno, per un totale, ad oggi, di 28 provvedimenti. Nel 2024 ne erano stati adottati 26 e altri 18 nel 2023. Difendiamo i nostri meravigliosi territori anche garantendo tutti i giorni la legalità” conclude il commissario Castelli.

Parla il camionista che ha fermato un’auto contromano sulla E45 (video)

Quando ha visto la Fiat Panda procedere contromano, lungo la E45, l’autotrasportatore, un camionista del posto, dopo essere riuscito a segnalare il grave errore all’anziano automobilista, ha posto il mezzo pesante tra le due corsie, con le quattro frecce. In questo modo ha impedito all’anziano conducente della Panda di procedere oltre e, allo stesso tempo, ad altri mezzi che viaggiavano nel giusto senso di marcia di scontrarsi frontalmente con l’utilitaria.

Con la sua prontezza e il suo gesto coraggioso il camionista ha evitato una tragedia nel tratto altotiberino della E45, dove purtroppo si sono verificati altri casi simili.

L’anziano conducente della Panda aveva imboccato la superstrada in direzione sbagliata, in un cambio di corsia per lavori.

Il camionista, che ha fermato anche altri due colleghi che sopraggiungevano, è sceso dal suo mezzo pesante ed ha spento la Panda, prendendo le chiavi all’anziano, apparso disorientato. Poi le ha consegnate agli agenti della Polizia stradale di Città di Castello, da lui stesso allertati. Chiesto anche l’intervento del 118 per soccorrere l’anziano automobilista, che era appunto in uno stato confusionale.

Per lui è scattata la segnalazione alla Procura della Repubblica, per la revoca della patente. L’auto è stata sottoposta a fermo amministrativo.

VIDEO

L’autotrasportatore, il 55enne tifernate Andrea Petturini, dipendente di una nota azienda di trasporto romagnola, per il suo gesto eroico sarà ricevuto dal sindaco di Città di Castello, Luca Secondi.

“Non mi sento un eroe. Noi camionisti abbiamo anche il dovere di salvaguardare la vita degli altri” ha detto poi Andrea Petturini. Che un anno fa ha raccontato di essersi trovato in una situazione analoga, con una ragazza che, in quell’occasione, non era riuscito a fermare, ma che miracolosamente non ha provocato incidenti.

Rispetto alle polemiche di questi giorni, per l’incidente sulla A1 provocato da un autotrasportare umbro, costato la vita a tre persone, Petturini ha detto: “Come in tutti i lavori, ci sono i buoni, i meno buoni e i cattivi. Succede a tutti di fare un errore. Certo, qui, quando si sbaglia, si paga a caro prezzo”.

(immagini ufficio stampa Comune di Città di Castello, si ringrazia Stefano Mariangeli)

Boutique dei prodotti taroccati, venduti anche su Tik Tok: scatta il sequestro

Una vera e propria boutique di prodotti di lusso taroccati, a Foligno, non molto distante dalla sede della guardia di finanza. Che è intervenuta, sequestrando oltre 2.300 articoli contraffatti e denunciando un imprenditore cinese, al termine di un’articolata operazione condotta dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Foligno, sotto il coordinamento del Comando Provinciale di Perugia.

L’intervento si inserisce in una più ampia strategia di controllo economico del territorio posta in essere dalle Fiamme Gialle, con particolare attenzione al contrasto del commercio illegale e della contraffazione nonché alla tutela della concorrenza leale.

L’indagine è nata dal crescente utilizzo dei social media – in particolare TikTok, Facebook e Instagram – come strumenti di promozione e vendita da parte di attività commerciali, spesso anche illegali. I finanzieri hanno monitorato costantemente le piattaforme, individuando un profilo TikTok gestito da un soggetto di origine cinese che, tramite dirette e contenuti promozionali, proponeva articoli di moda a marchio apparentemente prestigioso: orologi, abbigliamento, profumi e pelletteria.

Le anomalie rilevate nelle inserzioni hanno fatto scattare un’operazione mirata. Il soggetto è risultato essere il titolare di una società neo costituita, attiva proprio nella vendita online. Da qui, l’avvio di accertamenti più approfonditi.

Il primo intervento è stato effettuato presso la sede operativa di una società di spedizioni presente sul territorio comunale, ritenuta collegata alla rete di distribuzione della merce. Durante il controllo, le Fiamme Gialle hanno ispezionato numerosi pacchi giacenti in magazzino e pronti per la spedizione, tutti privi di documentazione fiscale.
All’interno di alcuni colli, riconducibili al soggetto già individuato, sono stati rinvenuti circa 40 articoli con
marchi contraffatti, subito posti sotto sequestro. Si trattava di borse, cinture e altri accessori con etichette e loghi imitati fedelmente, apparentemente non distinguibili dagli originali.

L’attività investigativa ha portato, poi, a un secondo intervento presso i locali utilizzati come sede commerciale dal soggetto indagato. Una struttura ubicata a pochi metri dalla caserma della Guardia di Finanza di Foligno. Al suo interno, i finanzieri hanno trovato una stanza allestita come una vera e propria boutique del lusso, con scaffali e espositori pieni di merce fasulla, dove avvenivano le dirette social per pubblicizzare i prodotti.

In totale, sono stati rinvenuti e sequestrati oltre 2.300 articoli contraffatti, tra cui profumi, borse, portafogli, cinture e capi di abbigliamento riportanti marchi noti come Fendi, Dior, Louis Vuitton, Chanel, Gucci, Hermès e altri brand internazionali. Particolarmente rilevante il ritrovamento di 11 orologi Rolex falsi, il cui valore di mercato – se autentici – avrebbe superato 80 mila euro.

La merce sequestrata presentava caratteristiche molto simili agli originali: materiali curati, etichette, confezioni e perfino QR Code stampati sulle scatole, nel tentativo di rendere più credibile la provenienza e l’originalità dei prodotti. In alcuni casi, come per i falsi Rolex, era presente anche una “garanzia del venditore”, abilmente falsificata.
L’esame tecnico condotto da periti del settore ha confermato la falsificazione sistematica dei marchi, con
l’intento evidente di trarre in inganno il consumatore finale, soprattutto nel contesto delle vendite social dove spesso manca la possibilità di verificare la qualità della merce prima dell’acquisto.

Al termine delle operazioni, il titolare dell’attività è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Spoleto con l’accusa di commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione, reati previsti dagli articoli 474 e 648 del Codice Penale.

Le indagini ora proseguono per risalire l’intera filiera di approvvigionamento e ricostruire la rete
di distribuzione, presumibilmente non limitata al solo territorio umbro.
L’operazione si inserisce nell’ambito del più ampio dispositivo approntato dalla Guardia di finanza a tutela del Made in Italy, della sicurezza dei consumatori e della leale concorrenza tra imprese. La contraffazione, infatti, non solo sottrae quote di mercato alle aziende oneste, ma rappresenta anche un rischio per i cittadini, che possono imbattersi in prodotti non sicuri o dannosi.

Uscito dalla Terapia intensiva il bambino morso alla testa da un cane

Uscito dalla Terapia intensiva dell’ospedale Gemelli di Roma, dove è stato trasportato domenica sera, il bambino di 15 mesi morso alla testa da un cane corso della zia, dove si trovava, nella frazione spoletina di San Giacomo.

L’aggiornamento sul quadro clinico è stato fornito dall’Azienda ospedaliera di Terni, dove il piccolo era stato operato appena arrivato in elisoccorso da Spoleto e prima del trasferimento al Policlinico Gemelli di Roma.

I morsi del cane molossoide avevano procurato al piccolo una ferita trapassante alla guancia e allo zigomo, oltre a una ferita occipitale. Arrivato all’ospedale di Terni, il bambino è stato stabilizzato e poi sottoposto a un primo intervento chirurgico complesso della durata di circa due ore, con la partecipazione del dottor Andrea Rivaroli (Maxillo Facciale), delle dottoresse Maria Laura Scarcella e Maura Massarucci (Rianimazione), e della dottoressa Anna Egidi (Pediatria).

Martedì, al Policlinico Gemelli, è stato trasferito dalla Terapia intensiva pediatrica al reparto Maxillo Facciale.

Intanto, sulla base dei rilievi dei carabinieri e del personale del servizio veterinario della Asl, si indaga su quanto avvenuto nell’abitazione di San Giacomo, dove il piccolo era stato portato per stare con la zia. Che adesso, in quanto proprietaria dell’animale, si trova indagata.

(foto Policlinico Gemelli Roma)

Consumi umbri al livello più basso del Centro-Nord: l’indagine

L’Umbria, per la quale il Governo Meloni ha autorizzato, insieme alle Marche, l’ingresso nella Zes Unica (Zona Economia Speciale), è “scivolata” anche nei consumi. Un indicatore che rivela l’impatto dell’economia macro sulle famiglie.

Secondo l’indagine del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere, i consumi pro capite delle famiglie umbre nel 2023 si attestano a 20.245,6 euro, il livello più basso tra le regioni del Centro-Nord. Peggio fanno solo le regioni meridionali, ma anche rispetto a queste l’Umbria sta perdendo terreno. Aumentano le disuguaglianze interne e cala il potere d’acquisto reale.

Mencaroni: lo specchio dell’andamento dell’economia reale

Spiega Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I consumi delle famiglie sono lo specchio diretto dell’andamento dell’economia reale. Se l’Umbria arretra, è perché da troppo tempo sconta una debolezza strutturale sul fronte della produttività. Questo è il vero nodo da sciogliere: senza un rilancio della capacità di produrre valore aggiunto, ogni altra misura rischia di essere tampone. Serve una svolta che unisca investimenti mirati, formazione, digitalizzazione e supporto alle imprese più dinamiche, per rimettere in moto redditi, occupazione e quindi consumi. L’Umbria ha le risorse umane e territoriali per farcela, ma non può più permettersi di rinviare”.

Il dato è netto: la spesa pro capite per consumi delle famiglie umbre (20.245,6 euro annui) nel 2023 è del 13,5% inferiore alla media nazionale, che si attesta a 23.406 euro, e del 5,3% sotto la media delle regioni del Centro Italia (21.389,1 euro). Non solo: rispetto alla Lombardia (24.283,7 euro), l’Umbria accusa un ritardo del 16,6%, pari a oltre 4.000 euro l’anno per abitante. Il distacco è evidente anche rispetto a regioni confinanti come Toscana e Lazio, dove la spesa pro capite supera abbondantemente i 21.600 euro.

Crescono i consumi, ma solo in apparenza

Guardando al periodo 2019-2023, i consumi umbri sembrano essere cresciuti dell’11%, ma si tratta di una crescita solo apparente, gonfiata dall’inflazione. Se si calcola la variazione reale – cioè depurata dal carovita – la spesa per consumi pro capite in Umbria è in realtà scesa del 4,7%, più del doppio rispetto alla media nazionale, che registra un calo del 2%.

Solo Piemonte (-4,8%) e Toscana (-5,5%) fanno peggio. A dimostrarlo è l’indagine del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere. Nel 2023 la spesa complessiva per consumi delle famiglie umbre è stata di circa 17,3 miliardi di euro, ma nel 2019 – a prezzi costanti – ammontava a 18,1 miliardi. Significa che in cinque anni sono evaporati circa 850 milioni di euro di consumi reali. Un’erosione che pesa sia sui bilanci familiari sia sull’intera economia regionale, rallentando la ripartenza dei settori più legati alla domanda interna.

Perugia e Terni, due marce diverse

Il divario si allarga anche all’interno della regione. Un residente della provincia di Perugia spende in media 2.131 euro in più l’anno rispetto a uno della provincia di Terni, con consumi pro capite pari rispettivamente a 20.785,5 e 18.654,1 euro. Una differenza del 10,3%, che si riflette anche nella dinamica temporale: tra 2019 e 2023 la spesa reale per consumi è calata del 4,4% a Perugia e del 5,5% a Terni.

L’Umbria dei consumi è quindi spezzata in due: una provincia relativamente più reattiva, l’altra che arranca. A Terni, il potere d’acquisto delle famiglie è più debole e la ripartenza post-pandemia si è rivelata più difficile. I consumi rimangono compressi, anche nei settori meno rinunciabili.

Il peso degli alimentari cresce quando si spende meno

La contrazione dei consumi si traduce anche in un cambiamento nella loro composizione. In Umbria la spesa per consumi alimentari ammonta in media a 3.897,1 euro per abitante, pari al 19,1% del totale, contro una media nazionale del 18,6% e una del Centro del 18,4%. Il motivo? I beni alimentari sono meno comprimibili: quando si restringe il budget, sono i consumi voluttuari a cedere per primi.

La regola vale anche a livello provinciale. A Terni la quota di spesa alimentare è ancora più alta (19,4%), segnale di una maggiore rigidità del paniere di spesa. Di contro, nelle regioni più ricche il peso degli alimentari è molto più basso: appena 11,5% in Trentino-Alto Adige, 13,3% in Valle d’Aosta, 15,2% in Veneto. Lì, il consumo è meno “necessario” e più orientato alla qualità e al tempo libero.

In termini assoluti, a Perugia la spesa alimentare pro capite è di 3.926,3 euro l’anno, a Terni di 3.810,8. Ma è la quota relativa sul totale che conta: maggiore è l’incidenza del cibo, minore è lo spazio per tutto il resto. Questo spiega anche la fragilità delle economie locali più dipendenti dalla domanda interna.

Il paragone con il Pil: i conti non tornano

Secondo le ultime stime, il Pil italiano, come quello umbro, nel 2023 ha superato il livello pre-Covid, mentre la spesa reale delle famiglie non l’ha ancora fatto. È il segno che la crescita è tornata più nei conti macroeconomici che nella vita quotidiana mostrando che, mentre il valore nominale dei consumi è salito, la quantità reale di beni e servizi acquistati è scesa. In parole povere: gli umbri spendono di più ma comprano di meno. L’inflazione ha svuotato i carrelli e messo sotto pressione il reddito disponibile.

Ultima del Centro, prima del Sud

L’Umbria è così finita in una sorta di limbo statistico: è l’ultima del Centro-Nord per spesa pro capite, ma la prima del Mezzogiorno. Fa peggio della media del Centro, ma leggermente meglio di regioni come Sicilia, Puglia e Calabria. Le Marche la superano di misura, ma sono anch’esse in fondo alla classifica.

Anche guardando ai consumi alimentari totali, l’Umbria rappresenta l’1,4% della spesa italiana, e occupa una posizione intermedia tra Nord e Sud. Ma è un intermedio fragile, perché senza la capacità di agganciare le dinamiche positive del Centro-Nord, e con il rischio concreto di una deriva meridionale.

Un campanello d’allarme, che questa nuova indagine – ancora una volta firmata dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere – mette nero su bianco.

Gravi ferite alla testa, al “Gemelli” il bimbo morso da un cane

E’ stato trasferito a Roma, già nella serata di domenica, con l’elisoccorso, il bambino di 15 mesi morso al volto da un cane corso di un parente. Il piccolo, che si trova ricoverato nel reparto maxillo-facciale pediatrico del policlinico “Gemelli” di Roma, ha lesioni gravi, che forse richiederanno ulteriori interventi chirurgici. Secondo le autorità sanitarie non è comunque in pericolo di vita.

ll bambino era stato inizialmente preso in cura all’ospedale di Spoleto La ferita più grave, trapassante della regione zigomatica e della guancia, insieme a quella a livello della regione occipitale sinistra, pur in presenza di parametri “stabili”, è stato trasferito in codice rosso all’ospedale di Terni, dove è stato sottoposto a un primo intervento chirurgico, durato due ore. Poi, sempre nella serata di domenica, il trasferimento al “Gemelli” di Roma.

L’animale, un corso grigio di taglia grande, in accordo con il proprietario, è stato portato per motivi di sicurezza nel canile sanitario di San Gemini dal dottor Nicola Danza dell’Unità operativa complessa Sanità pubblica veterinaria della Usl Umbria 2, diretta dal dottor Luca Nicola Castiglione.

L’Asl2 chiarisce che il molosso verrà tenuto in osservazione per qualche giorno prima di essere nuovamente consegnato ai proprietari. Come anticipato, secondo quanto previsto dalla normativa, sarà effettuato un esame comportamentale per determinare l’eventuale ordinanza a cui si dovrà attenere il proprietario.

Su quanto accaduto nell’abitazione di San Giacomo di Spoleto sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri, anche sulla base delle relazioni del Servizio veterinario della Asl2.

Dazi, vertice con Governo. Cotarella (Assoenologi): “Ogni territorio dovrà gestire la propria produzione di uve”

“Ogni singolo territorio dovrà gestire la propria produzione di uve in funzione della richiesta del mercato. Una regola fondamentale di ogni mercato è che l’offerta non deve mai superare la domanda, altrimenti il sistema non regge”. Così la posizione di Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi, dopo l’incontro che si è svolto a Palazzo Chigi con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, a cui ha preso parte anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, per fare il punto sulla situazione del comparto vinicolo, alla luce dei dazi imposti dagli Usa. 

Cotarella ha anche sottolineato come il tema della gestione delle rese non possa più essere rimandato: “La qualità è fondamentale, ma va accompagnata da una corretta analisi della domanda e dell’offerta. È la regola più elementare di qualunque mercato”.

L’intervento di Cotarella si inserisce nel più ampio quadro dell’incontro tra Governo e rappresentanti della filiera vitivinicola italiana, durante il quale si è definito il perimetro della nuova strategia nazionale di comunicazione a supporto del vino italiano. Una campagna istituzionale, voluta dal Ministero dell’Agricoltura, e soprattutto dal titolare del dicastero, Francesco Lollobrigida, che mira a valorizzare il vino come prodotto identitario dell’Italia, baluardo culturale ed economico da difendere dagli attacchi ideologici di matrice proibizionista, provenienti da alcune correnti europee e internazionali.

Assoenologi ribadisce il proprio impegno a fianco delle istituzioni per la salvaguardia del comparto vitivinicolo italiano, promuovendo la sostenibilità economica e ambientale delle produzioni, la cultura del bere responsabile e la consapevolezza delle sfide che il settore deve affrontare in modo serio, strutturato e condiviso.