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Autore: Matteo Savino

Le conseguenze dei dazi Usa sul vino umbro

Valgono 13 milioni di euro, circa l’1,8% dell’export totale, le vendite umbre di vino e bevande alcoliche negli Stati Uniti.

E anche l’Umbria, adesso, terra che per gli amanti del vino oltre l’Atlantico è conosciuta soprattutto per il Sagrantino, cerca di fare i conti sulle conseguenze dei dazi al 15% che negli Usa scatteranno dal primo agosto.

L’Unione italiana vini (Uiv) stima in circa 317 milioni di euro nei prossimi 12 mesi il danno per le aziende vinicole italiane con i dazi Usa al 15%. Mentre per i partner commerciali statunitensi, quelli che veicolano il vino italiano oltre l’Atlantico, il mancato guadagno salirà fino a quasi 1,7 miliardi di dollari.

“Il danno salirebbe a 460 milioni di euro qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale livello di svalutazione. Facciamo sin d’ora appello al governo italiano e all’Ue per considerare adeguate misure per salvaguardare un settore che grazie al buyer statunitense era cresciuto molto” spiega il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi.

Per Frescobaldi l’accordo Usa – Ue ha almeno il merito di eliminare l’incertezza: “Ora sarà necessario – avverte – assumersi il mancato ricavo lungo la filiera per ridurre al minimo il ricarico allo scaffale. Secondo le nostre analisi a inizio anno la bottiglia italiana che usciva dalla cantina a 5 euro veniva venduta in corsia a 11,5 dollari; ora, tra dazio e svalutazione della moneta statunitense, il prezzo della stessa bottiglia sarebbe vicino ai 15 dollari. Con la conseguenza che, se prima il prezzo finale rispetto al valore all’origine aumentava del 123%, da oggi lieviterà al 186%”.

Ma per l’Osservatorio Uiv, nella ristorazione una bottiglia da 5 euro rischierà di costare al tavolo circa 60 dollari.

Accordo Usa – Ue sui dazi, i conti dell’Umbria

L’Umbria prova a fare i conti con le conseguenze dell’accordo siglato da Donald Trump accigliato e Ursula von der Leyen, che porta i dazi Usa sui prodotti importati dall’Ue al 15%, rispetto al 30% paventato dal presidente statunitense per alzare il proprio potere contrattuale.

Non il 30% minacciato dagli Stati Uniti, ma il 15%. E’ il la tassa che sarà applicata su gran parte dei prodotti esportati dall’Unione Europea verso gli Stati Uniti.

I dazi saranno al 15% per la maggior parte dei settori, tra cui automobili, semiconduttori e prodotti farmaceutici. Niente aumento di tariffe su tutti gli aeromobili e i relativi componenti, alcuni prodotti chimici, alcuni farmaci generici, apparecchiature per semiconduttori, alcuni prodotti agroalimentari, risorse naturali e materie prime essenziali. Il polo aerospaziale folignate sembra, almeno per ora, più al riparo da rischi.

Per l’Italia, comunque, si stima una possibile perdita di 150mila posti di lavoro. Con settori che saranno pesantemente penalizzati, come quello agroalimentare e del vino in particolare.

Resta il fardello del 50% sull’acciaio, che rischia di mettere a repentaglio il polo siderurgico ternano.

L’export umbro negli Usa

Nell’ultimo anno l’Umbria ha esportato verso gli Stati Uniti beni per quasi 734 milioni di euro. Soprattutto macchine di impiego generale (182 milioni di euro), articoli di abbigliamento (121 milioni), macchine per l’agricoltura e la silvicoltura (43milioni).

Gli Stati Uniti si riconfermano anche nel 2024 il secondo paese, dopo la Germania, per l’export umbro, erodendo lentamente punti al principale mercato di sbocco della regione: dal 2022 al 2024 la quota tedesca passa infatti dal 19,9% al 16,4%, quella statunitense dal 10,5% al 12,4%.

In termini di capacità di generare Pil, ad oggi i flussi esportativi dell’Umbria verso il mercato statunitense hanno una ricaduta dell’ordine dell’1,8%.

La voce più importante dell’export umbro verso gli Usa è rappresentata dai macchinari e apparecchiature che, seppure in lieve calo, ricoprono il 37,2% del fatturato realizzato nel mercato statunitense e quasi un quarto del totale umbro del settore. La seconda voce più appetita è quella dei prodotti dell’abbigliamento, anche di quelli in pelle, che arrivano a superare il 30% dell’export umbro colà diretto e costituiscono il 27,6% dei prodotti dell’abbigliamento complessivamente esportati dall’Umbria. La terza voce più esportata verso gli Usa è rappresentata dai prodotti alimentari (7,8% del totale), che però hanno subito un forte calo nell’ultimo anno. Invece in aumento la vendita dei mezzi di trasporto (sia autoveicoli, rimorchi e semirimorchi che altri) che insieme rappresentano il 6,1% del totale esportato negli Usa.

Se le stime di molti analisti sulle conseguenze sull’occupazione, in Umbria potrebbero essere messi a rischio quasi 1500 posti di lavoro nei prossimi mesi.

Maltempo tra Perugia e Umbertide, alberi caduti e allagamenti (in aggiornamento)

Il maltempo che ha colpito diverse zone dell’Umbria ha creato problemi in particolare nella zona tra Perugia e Pierantonio.

Dalle prime ore di oggi, sabato, i vigili del fuoco sono impegnati per numerosi interventi.
Tutte le squadre disponibili — quelle della Centrale di Perugia, del distaccamento di Corso Cavour e del Distaccamento di Città di Castello stanno operando per gestire le richieste pervenute alla Sala Operativa.
La maggior parte degli interventi riguarda rami pericolanti, infiltrazioni d’acqua e danni minori causati dalle forti piogge, senza particolari criticità. Si segnala tuttavia un episodio a Pierantonio, dove alcune persone si trovavano all’interno di un’autovettura rimasta bloccata in un sottopasso: le squadre stanno intervenendo in questo momento.

In serata alla centrale dei vigili del fuoco risultano ancora 6 interventi in coda per piante cadute, 5 interventi in corso per maltempo, 3 per soccorso ordinario.

Attualmente il meteo è variabile, tutti gli interventi hanno coinvolto le zone di Umbertide, Pierantonio, Perugia e Deruta.

Stanno operando 4 squadre della sede centrale di Perugia, 1 del distaccamento di Città di Castello più il supporto di 2 Autoscale e una piattaforma tridimensionale provenienti dal distaccamento di Foligno e da Perugia. Non ci sono persone coinvolte.

(notizia in aggiornamento)

Così gli umbri investono i loro risparmi

Come evidenzia la Banca d’Italia nel suo ultimo rapporto sull’economia umbra, nel corso del 2024 i depositi bancari dei residenti in Umbria hanno ripreso ad aumentare. A dicembre l’incremento è stato dell’1,1 per cento su base annua (-1,4 alla fine del 2023).

Vi ha inciso soprattutto la dinamica dei depositi delle famiglie, in calo per quasi due anni e tornata positiva nell’ultimo trimestre del 2024. Le disponibilità liquide delle imprese hanno continuato a crescere, seppure in misura meno accentuata.

Nei primi mesi del 2025 la crescita dei depositi è proseguita. Le preferenze di impiego dei risparmi si sono ancora orientate verso strumenti più remunerativi; è ulteriormente aumentato in misura rilevante il valore a prezzi di mercato dei titoli depositati presso il sistema bancario dalla clientela umbra (16,0 per cento).

L’andamento ha riguardato tutte le principali tipologie di titoli ed è stato sostenuto dalla dinamica dei titoli di Stato italiani e delle quote degli OICR detenuti dalle famiglie oltre che dall’incremento del valore delle azioni in capo alle imprese.

Le indicazioni fornite dall’indagine RBLS confermano una ripresa della domanda da parte delle famiglie di strumenti di raccolta diretta quali i depositi, accanto a scelte indirizzate verso quote di OICR e azioni.

Nel 2024 la raccolta netta dei fondi comuni di investimento dalle famiglie umbre è stata positiva e pari a 293 milioni di euro, in netta crescita rispetto all’anno precedente (51 milioni). Questo andamento è stato favorito in particolare dalla componente obbligazionaria, sia per i fondi comuni con caratteristiche di sostenibilità (fondi ESG) sia per gli altri.

Ast, via libera dalla Regione alla nuova rampa scorie

Autorizzata dalla Regione Umbria la realizzazione della nuova rampa scorie all’Ast di Terni. “È stato un percorso estremamente difficile – spiega l’assessore Thomas De Luca – complicato dalla normativa relativa al rischio di incidente rilevante che ha richiesto l’aumento della classe di rischio sismico della struttura. Eppure grazie al direttore Gianluca Paggi e all’eccezionale lavoro svolto dai dipendenti del servizio diretto dall’ing. Sandro Costantini siamo riusciti a chiudere l’ultimo tassello”.

Il progetto ha superato gli ultimi ostacoli autorizzativi accelerando così la costruzione della copertura della rampa scorie, un’opera strategica per il contenimento delle emissioni diffuse la cui entrata in funzione prevista dal cronoprogramma dell’Accordo di Programma Arvedi AST è prevista per marzo 2026. Infrastruttura determinante per il recupero progressivo delle scorie, che ridurrà significativamente il loro conferimento in discarica.

Rispetto al tema polveri, sollevato anche dal Comune di Terni, De Luca ricorda chela Regione ha dato il via e finanziato con propri fondi lo studio epidemiologico eziologico “Neoconca”.

E poi la campagna di biomonitoraggio, con il progetto InSinergia per valutare l’esposizione dei cittadini ai metalli pesanti.

Proprio in questi giorni, è stata emessa la determina di Riesame Parziale dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) di AST, finalizzata a una nuova valutazione delle emissioni di nichel in atmosfera e all’individuazione dei più idonei dispositivi per l’abbattimento di questo inquinante.

“Queste azioni – ricorda De Luca – si inseriscono nel quadro del nuovo Accordo di Programma, che abbiamo fortemente voluto e che vincola AST a obiettivi ambientali dettagliati e stringenti come mai prima d’ora. L’accordo prevede interventi di bonifica, la messa in sicurezza del sito e azioni mirate per migliorare la qualità dell’aria e delle acque”.

Assegno Unico Universale, in Umbria 2.111 domande

Sono 2.111 (pari al 1,3% del dato nazionale) le famiglie umbre che quest’anno hanno presentato domanda per l’Assegno Unico Universale per 2.567 figli.

Nei primi cinque mesi di quest’anno sono stati erogati alle famiglie italiane assegni per 8,1 miliardi di euro, che si aggiungono ai 19,9 miliardi del 2024, ai 18,2 miliardi del 2023 e ai 13,2 miliardi di erogazioni di competenza del 2022.

Sono i dati contenuti nell’aggiornamento dell’Osservatorio Statistico sull’Assegno Unico Universale (AUU) pubblicato con riferimento al periodo marzo 2022 – maggio 2025, che contiene al suo interno anche i dati relativi all’AUU destinato ai nuclei percettori di Reddito di Cittadinanza (RdC) fino a dicembre 2023.

Sono 6.113.758 i nuclei famigliari che hanno ricevuto l’assegno nel 2025, per un totale di 9.666.991 figli: l’importo medio per figlio a maggio 2025, comprensivo delle maggiorazioni applicabili si attesta su 169 euro, e va da circa 57 € per chi non presenta ISEE o supera la soglia massima (che per il 2025 è pari a 45.939,56 euro), a 224 euro per la classe di ISEE minima (17.227,33 euro per il 2025).

Sul sito dell’INPS le appendici statistiche con i dati completi (https://www.inps.it/it/it/dati-e-bilanci/osservatori-statistici-e-altre-statistiche/dati-cartacei—auu.html ).

Fiaf, l’acquisizione della Santangelo nella strategia sul food

Il Fondo Italiano d’Investimento Sgr ha acquisito una quota di maggioranza del 70% di Santangelo Group, storica azienda familiare ternana specializzata nella produzione di biscotti e specialità dolciarie. L’operazione, annunciata dallo stesso Sgr, è stata realizzata tramite il Fondo Italiano Agri&Food (Fiaf), controllato al 55% da Cassa Depositi e Prestiti (Mef).

L’obiettivo, viene spiegato in una nota del Fiaf, è “consolidare la posizione di Santangelo come punto di riferimento nel settore dolciario dei lievitati premium, valorizzandone il forte radicamento nel territorio e la sua distintiva produzione artigianale, a supporto di un ambizioso percorso di ulteriore crescita”. L’operazione sarà conclusa entro il mese di luglio.

I numeri della Santangelo

La Santangelo è attualmente gestita dall’amministratore unico Gian Luigi Formichetti. Dopo l’ingresso del Fondo, Formichetti manterrà il 30% dell’azienda e anche il suo ruolo di amministratore delegato con la guida operativa della società.

Il sito produttivo di Santangelo si trova a Terni: 5mila metri quadrati ampliato recentemente con nuovi macchinari e attrezzature. Conta oltre 170 dipendenti, per lo più operai, di cui il 17% a tempo determinato, il 61% indeterminati e il 22% stagionali.

Nel 2023 i ricavi sono stati 29,8 milioni di euro e nel 2024 sono arrivati a 32 milioni. Più che raddoppiati rispetto al 2020.

Il totale dei costi della produzione è invece di 29,8 milioni di euro nel 2024, in crescita di circa 3 milioni rispetto al 2023. L’utile di esercizio è passato dai 2.4 milioni del 2023 ai 2 del 2024.

La strategia del Fondo

L’operazione Santangelo rientra un riposizionamento nel settore alimentare italiano, con vista su diversi mercati esteri.

Il Fondo Italiano d’Investimento Sgr negli ultimi 18 mesi, attraverso il Fiaf, ha portato a termine altre quattro operazioni. Nel proprio portafoglio, all’interno dello stesso programma di investimento, il Fondo italiano ha già le società Corradi e Ghisolfi (Corte de’ Frati, Cremona), Pasta Berruto (Carmagnola, Torino), Trinità – Industria Salumi (Vallese di Oppeano, Verona) e Scatolificio del Garda (Pastrengo, Verona).

Guerre dai dazi, i prodotti umbri più a rischio dopo l’annuncio di Trump

Nell’ultimo anno l’Umbria ha esportato verso gli Stati Uniti beni per quasi 734 milioni di euro. Soprattutto macchine di impiego generale (182 milioni di euro), articoli di abbigliamento (121 milioni), macchine per l’agricoltura e la silvicoltura (43milioni).

Dopo l’annuncio del presidente Trump sui dazi del 30% che dal primo agosto scatteranno sui beni importati negli Usa dall’Unione europea, in attesa della risposta che arriverà da Bruxelles, si cerca di stimare le possibili ripercussioni della guerra commerciale con un mercato che per l’Italia vale oltre 65 miliardi di euro.

Beni che per il 43%, come ricorda la Banca d’Italia, sono di alta qualità e quindi in teoria meno esposti all’aumento dei prezzi perché diretti a consumatori (imprese o persone) con maggiori disponibilità economiche.

Ma le barriere commerciali elevate da Trump, come rileva la Cgia, finiranno per penalizzare un po’ tutta l’economia del Vecchio Continente, in particolare nelle zone che meno hanno diversificato la propria produzione.

L’Umbria da questo punto di vista viene collocata nella fascia intermedia di diversificazione della propria produzione destinata all’export: su un totale di 5.905 milioni di euro di beni esportati, i primi dieci prodotti pesano per il 61,9%.

Quanto ai territori, nella provincia di Terni è stato nell’ultimo anno lo 0,1% dei beni italiani diretti negli Usa, per un valore di 56,7 milioni di euro, con una flessone del 7,7% rispetto al 2023. Dalla provincia di Perugia è invece partito l’1% dell’export italiano verso il mercato statunitense, per un valore di 677,2 milioni di euro nell’ultimo anno.

Appalti pubblici a Terni, dopo lo contro con Iapadre Confartigianato si appella a Bandecchi

Gestione degli appalti, scambio di vedute tra Confartigianato Terni e l’amministrazione comunale. L’associazione di categoria aveva lamentato di scelte che penalizzano le imprese locali dopo l’ultima assegnazione dei lavori di manutenzione cimiteriali. Chiedendo di lasciare la logica del massimo ribasso per porre nella giusta attenzione criteri quali la qualità degli interventi e la sicurezza.

Le parole dell’assessore Iapadre

Parole a cui l’amministrazione comunale ha risposto attraverso l’assessore Marco Iapadre: “Nessuno ci può chiedere di stravolgere le procedure di gara che vedono a livello nazionale sia le tipologie e i criteri selettivi da applicare”.

Spiegando, nel caso concreto: “Si tratta, nello specifico, di un aspetto gestionale che giustamente non compete alla politica ma ai tecnici chiamati ad applicare con rigore, lealtà e correttezze, normative che il legislatore fissa di volta in volta sempre più stringenti per evitare atti arbitrari o non rispettosi sulle normative della concorrenza. Rammento che il Comune di Terni, quando negli anni passati, non ha fatto uso sistematico degli appalti, e ad esempio ha utilizzato le proroghe, ci sono stati problemi di natura gestionale, e non solo, di non poco conto”.

Il chiarimento di Confartigianato

Una posizione che ha potato Confartigianato a chiarire ulteriormente la propria posizione: “Chiediamo l’applicazione piena del Codice degli Appalti, non il suo stravolgimento”. In particolare, utilizzando “tutti gli strumenti che esso prevede per favorire la qualità, la sostenibilità e la valorizzazione delle imprese del territorio, nel pieno rispetto della legalità”.

Dai criteri di premialità legati alla prossimità territoriale e alla filiera corta (come previsto dall’art. 108 del Codice), alla corretta valutazione della qualità delle offerte, fino all’equilibrio tra interventi di manutenzione ordinaria e interventi strutturali. Tutti criteri previsti dall’attuale Codice Appalti.

Confartigianato si rammarica del fatto che l’amministrazione comunale non risponda nel merito a nessuno dei punti posti: “Non una parola sui criteri premiali previsti per le imprese locali; sulla politica delle “manutenzioni di facciata”, che privilegia interventi minimi e poco incisivi anziché lavori strutturali realmente risolutivi; sull’uso abnorme degli appalti riservati alle cooperative sociali di tipo B, un argomento che sembra essere diventato un vero e proprio tabù politico, nonostante i rischi di distorsione del mercato e l’inefficacia degli interventi in termini occupazionali”.

E ancora: “Se l’assessore Iapadre non riconosce la distinzione tra scelte tecniche e scelte politiche, allora
Confartigianato Terni si appella direttamente al sindaco Bandecchi. Chiediamo che intervenga per porre fine a una linea politica dannosa per le imprese del territorio, portata avanti da assessori e dirigenti politici da lui nominati, che si nascondono dietro le decisioni dei tecnici per sottrarsi alle proprie responsabilità”.

Conclude la nota: “Confartigianato non chiede favoritismi, ma equità, trasparenza e l’applicazione piena delle norme esistenti. Chiede una politica degli appalti che valorizzi le competenze, la qualità e il radicamento territoriale, non una corsa al massimo ribasso che danneggia il lavoro, la sicurezza e la fiducia delle imprese e dei cittadini”.

Opere “indifferibili e urgenti” nel Dl Infrastrutture, c’è anche il raddoppio della Guinza

C’è anche il raddoppio della Galleria della Guinza tra le opere infrastrutturali “indifferibili e urgenti” inserite nell’emendamento al Dl Infrastrutture per accelerare la loro realizzazione, approvato dalle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera dei deputati.

In particolare, ANAS S.p.A. è autorizzata a sviluppare con priorità, a valere sulle risorse già destinate alla progettazione del Contratto di programma 2021-2025, la progettazione dei seguenti interventi:

  • raddoppio della strada statale SS700 Caserta;
  • raddoppio della Galleria della Guinza;
  • variante di Pieve di Teco-Ormea con traforo di Valico Armo-Cantarana;
  • interventi di adeguamento e miglioramento tecnico funzionale della SS 78 Amandola-Mozzano;
  • SS 7ter, tratto Manduria-Grottaglie.

Si tratta di interventi il cui completamento consentirà un miglioramento della viabilità nelle zone interessate, oltre a una riduzione del tasso di incidentalità, in coerenza con gli obiettivi europei di riduzione dei morti e dei feriti sulle strade.

L’ex presidente della Regione Donatella Tesei e l’ex assessore regionale alle Infrastrutture ed attuale consigliere regionale parlano di “un traguardo di portata storica per l’Umbria, per le Marche, per la Toscana e per tutto il Centro Italia. Un risultato che premia l’impegno costante della Lega e il lavoro portato avanti negli ultimi cinque anni dal nostro governo regionale, con determinazione e visione strategica”.