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Autore: Matteo Savino

Camion contro un’auto sulla E45, muore bimba di 8 anni

Incidente drammatico sulla E45, in località Resina, a Perugia, costato la vita ad una bambina di 8 anni. L’auto su cui viaggiava insieme ai genitori e alle sorella di 14 anni ha stata travolta da un camion. L’incidente si è verificato intorno alle 12.30.

Per la piccola non c’è stato nulla da fare. I familiari sono stati affidati alle cure del personale sanitario del 118 e trasportate in ospedale a Perugia. Il più grave è il padre, ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Perugia. L’altra figlia e la moglie sono invece all’ospedale di Città di Castello.

Secondo quanto accertato, la loro auto è rimasta in panne, al rientro dalla vacanza, verso Ferrara. Sul posto è giunto un mezzo dell’Anas per prestare soccorso. Il camion, guidato da un autista di Città di Castello, è piombato sui due mezzi. La piccola, che era scesa dall’auto insieme al padre, è morta sul colpo.

La sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha espresso il cordoglio di tutta la cittadinanza di Perugia.

Per consentire le operazioni di soccorso la carreggiata nord della E45 è stata temporaneamente chiusa al traffico. Il transito è stato provvisoriamente deviato verso la viabilità adiacente, in direzione Sud allo svincolo di Pierantonio al km 95,900, mentre in direzione Nord allo svincolo di Resina al km 87,600.

Il personale Anas e le forze dell’ordine (che hanno effettuato i rilievi) sono intervenuti per la gestione della viabilità e per ripristinare la circolazione nel più breve tempo possibile.

Anas ha poi comunicato dopo le 16 che la circolazione è stata ripristinata in entrambi i sensi di marcia (notizia aggiornata alle ore 16.30).

Incidente con tre feriti, l’A1 chiusa in direzione nord per consentire i soccorsi

E’ rimasta temporaneamente chiusa l’autostrada A1, in direzione nord tra Attigliano e Orvieto, per un grave incidente che ha coinvolto un furgone sul quale viaggiavano tre persone, che si è ribaltato.

L’autista del furgone è stato trasportato in elisoccorso all’ospedale di Terni.

L’incidente si è verificato intorno alle 9 di oggi, martedì 9 settembre. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Amelia, la polizia stradale e le ambulanze del 118.

Una volta terminate le operazioni di soccorso e ripulita la sede stradale l’autostrada è stata riaperta anche in direzione nord.

Morti sul lavoro, a luglio Umbria ancora in “zona rossa”

Umbria in “zona rossa”, per incidenza di infortuni sul lavoro nel mese di luglio, insieme a Basilicata, Campania, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Puglia. In zona arancione: Abruzzo, Liguria, Calabria, Veneto e Sardegna.

E’ quanto rileva l’Osservatorio Vega Engineering, che pone in “zona gialla” Piemonte, Valle d’Aosta, Toscana, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Lombardia. Solo Lazio e Molise sono in zona bianca.

I numeri di luglio

Sono state 607 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 437 in occasione di lavoro (3 in meno rispetto a luglio 2024) e 170 in itinere (33 in più rispetto a luglio 2024). Ancora alla Lombardia va la maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (64). Seguono: Campania (44), Veneto (43), Sicilia (36), Piemonte (33), Puglia (30), Emilia-Romagna, Lazio e Toscana (29), Liguria (13), Trentino-Alto Adige e Umbria (12), Abruzzo, Calabria, Marche e Sardegna (11), Basilicata (9), Friuli-Venezia Giulia (8), Molise e Valle d’Aosta (1). (Nel report allegato il numero delle morti in occasione di lavoro provincia per provincia).

Gli over 65 più colpiti

L’Osservatorio mestrino elabora anche l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età e lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità (per milione di occupati).

Nei primi sette mesi dell’anno, l’incidenza più elevata si registra nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (61,4) e in quella compresa tra i 55 e i 64 anni (29,1), seguita dalla fascia di lavoratori tra i 45 e i 54 anni (18,3).

Numericamente la fascia più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (155 su un totale di 437).

Le donne

In totale sono 54 le donne decedute nei primi sette mesi (+ 14,9 rispetto al 2024). In 25 hanno perso la vita in occasione di lavoro, mentre 29 in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro.

Lavoratori stranieri

Sono 131 gli stranieri vittime di infortuni sul lavoro, su un totale di 607; 93 sono deceduti in occasione di lavoro e 38 in itinere. Il rischio di morte sul lavoro risulta essere più che doppio rispetto a quello per gli italiani. Infatti, gli stranieri registrano 37,0 morti ogni milione di occupati, contro i 16,1 italiani.

I settori

Alla fine di luglio 2025 il settore più colpito è quello delle Costruzioni, con 67 decessi in occasione di lavoro, seguito da Attività Manifatturiere (59), Trasporti e Magazzinaggio (57) e Commercio (42).

Infortuni

Le denunce di infortunio totali diminuiscono ancora, seppur di poco, rispetto a luglio 2024. Dalle 350.823 a fine luglio 2024 passiamo alle 349.444 di quest’anno (-0,4%).

Anche alla fine dei primi sette mesi del 2025 il più elevato numero di denunce totali arriva dalle Attività Manifatturiere (41.109). Seguono: Costruzioni (21.921), Sanità (20.897), Commercio (19.125) e Trasporto e Magazzinaggio (18.952).

Le denunce di infortunio delle lavoratrici a luglio 2025 sono state 125.508 (98.446 delle quali in occasione di lavoro), mentre sono 223.936 le denunce totali degli uomini (194.878 in occasione di lavoro).

Le denunce dei lavoratori stranieri sono 73.505 su 349.444 (circa 1 su 5), mentre si registrano 61.832 denunce dei lavoratori stranieri in occasione di lavoro su un totale di 293.324 (ancora circa 1 su 5).

In Umbria

In Umbria a luglio sono state 12 le vittime sul lavoro. Con un’incidenza sugli occupati di 32.2 che la pone al secondo posto di questa classifica della pericolosità.

Nella provincia di Terni, dove lavorano 89.730 addetti, si sono registrati 3 incidenti mortali, con un’incidenza di 33.4, il 14esimo risultato peggiore in Italia.

Poco sotto si colloca la provincia di Perugia, con 9 vittime su 283.327 addetti ed un’incidenza di 31.8.

Irregolarità in cantiere, Fillea Cgil: azione capillare contro le pratiche distorsive

Invoca “un’azione capillare contro le pratiche distorsive” la Fillea Cgil dell’Umbria dopo il blitz dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro di Perugia a Ponte San Giovanni, con lavoratori impiegati in nero, violazioni in materia di salute e sicurezza ed elementi di caporalato.

Fillea Cgil ricorda di aver denunciato da tempo simili irregolarità: “I fatti emersi non sono che la parte più visibile di un fenomeno esteso e radicato. Un sistema che incancrenisce il sistema produttivo e che vive di sfruttamento, concorrenza al ribasso e illegalità”.

Aggiungendo: “Dove c’è lavoro irregolare c’è svilimento della professionalità, mancanza di tutele e rischio concreto di incidenti. Si tratta di una forma di concorrenza sleale che alimenta l’evasione, penalizza le imprese virtuose e produce conseguenze dannose per chi lavora e per l’intero tessuto sociale”.

Scrive ancora Fillea Cgil: “In Umbria, come nel resto del Paese, la congruità della manodopera ha permesso di generare effetti positivi sia in termini di qualità del lavoro che di occupazione nel settore, ma si stratta di interventi che hanno bisogno di essere sostenuti e normalizzati nel lungo periodo. Per questo è necessario rafforzare i controlli sulla trasparenza delle imprese, sulla qualità del lavoro, incentivare l’intero sistema della prevenzione e della formazione, ma per farlo serve un’azione diffusa e capillare in grado di frenare le pratiche distorsive e costruire un modello di sviluppo in grado di essere sostenibile e più giusto”.

Amministrazione penitenziaria, operativo il nuovo Provveditorato Umbria – Marche con sede a Perugia

Con la pubblicazione nel Bollettino ufficiale del ministero della Giustizia è diventato operativo il nuovo Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria di Umbria e Marche, con sede a Perugia. Un provvedimento molto atteso, perché dal precedente accorpamento con la Toscana i penitenziari umbri sono risultati molto penalizzati, come denunciato in più occasioni anche dai sindacati di polizia penitenziaria.

Un risultato salutato con favore da tutte le forze politiche.

Dalla precedente amministrazione di centrodestra, che per questo si era battuta, con l’ex presidente Tesei che, attraverso l’on. Marchetti, aveva più volte sollecitato il Governo in tal senso. “Con questo atto si chiude la stagione dei maxi-provveditorati voluti dalla sinistra, che hanno penalizzato territori come il nostro” commentano la stessa Tesei e il capogruppo della Lega, Melasecche.

E dall’attuale maggioranza di centrosinistra, con la presidente Proietti, che ricorda le conseguenze negative dell’accorpamento dei Provveditorati a Firenze avvenuto nel 2017 ed auspica che questa nuova organizzazione possa contribuire a risolvere i problemi dei quattro carceri umbri, per i detenuti e per chi ci lavora.

L’assessore Barcaioli guarda oltre: “Con il Provveditorato finalmente operativo, il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare la gestione delle carceri in una politica di umanità. Ora serve un cambio di approccio da parte di chi finora ha limitato la propria visione a sorvegliare e punire. È fondamentale garantire percorsi di reinserimento e supporto a chi ha commesso un crimine, se davvero vogliamo abbattere la recidiva”. E ancora: “Serve andare oltre il sovraffollamento delle strutture, aumentare il personale oggi insufficiente e superare l’approccio punitivo voluto dal decreto sicurezza. Sono necessarie strutture adeguate e strumenti efficaci per tutelare la salute mentale, garantire la sicurezza e favorire le opportunità di recupero per chi vive in carcere. Senza questo, il Provveditorato rischia di restare un esercizio burocratico senza effetto reale”.

Batterie e pneumatici, scoperta discarica abusiva nel Parco del Subasio

Vecchi pneumatici, batterie, bombolette spray e confezioni di vernice. Tutto abbandonato all’interno del Parco del Monte Subasio, in località Bandita Cilleni, nel territorio comunale di Nocera Umbra).

Una vera e propria discarica di rifiuti pericolosi, tra l’altro all’intero di un’area protetta. Saranno effettuate anche analisi con prelievi dei terreni, per verificare eventuali contaminazioni sottostanti e di falde acquifere. In particolare, preoccupa la possibile fuoriuscita di sostanze dalle vecchie batterie abbandonate.

I carabinieri forestali hanno informato del problema sia la Regione Umbria, sia il Comune di Nocera Umbra.

Lavoro, l’Umbria tra le regioni dove è più difficile reperire manodopera

L’Umbria è sul podio, non certo invidiabile, delle regioni italiane dove gli imprenditori fanno più fatica a trovare le figure che vogliono assumere. Un problema che si presenta nel 55% delle assunzioni programmate. Fenomeno inferiore solo a quello che si registra in Trentino Alto Adige (56,5%) e in Friuli Venezia Giulia (55,3%). A fronte di una media italiana che è del 47,8%.

Nelle province

L’analisi della Cgia valuta il fenomeno nei territori, analizzando i dati delle province. Perugia è la nona in Italia, con la difficoltà di reperimento che raggiunge il 55,1%. Meno peggio Terni, dove il fenomeno riguarda il 54,5% delle assunzioni programmate.

Guardando al resto d’Italia, Pordenone è la provincia dove gli imprenditori faticano più di tutti gli altri colleghi d’Italia a trovare un lavoratore dipendente; nel 2024 la difficoltà di reperimento della realtà friulana è stata del 56,8%. Seguono Bolzano e Trento con il 56,5, Gorizia con il 56,1 e Cuneo con il 55,9.

Caserta con il 39,3%, Salerno con il 38,3 e, infine, Palermo con il 36,9 sono i territori dove è più facile reperire la manodopera richiesta.

Le figure introvabili

La Cgia mostra come il problema riguardi soprattutto operai specializzati, in ogni settore. Nell’edilizia mancano carpentieri, ponteggiatori, cartongessisti, stuccatori, pavimentatori/piastrellisti, palchettisti e gruisti/escavatoristi. Nel comparto del legno sono quasi introvabili i verniciatori, gli ebanisti, i restauratori di mobili antichi e i filettatori attrezzisti. Nel tessile-abbigliamento si faticano ad assumere modellisti, confezionisti e stampatori. Nel calzaturiero, invece, tagliatori, orlatori, rifinitori e cucitori. Nella metalmeccanica, infine, la maggiore difficoltà di reperimento riguarda tornitori, fresatori, saldatori certificati, operatori di macchine a controllo numerico computerizzato e i tecnici di
montaggio per l’assemblaggio dei componenti complessi.

La ricerca di operai specializzati

Sempre secondo l’elaborazione della Cgia, nel 2024, su un totale di 5,5 milioni di nuovi ingressi previsti nel mercato del lavoro, quasi 840 mila (pari al 15 per cento del totale delle entrate attese) hanno riguardato operai specializzati. La ricerca di queste figure si è rivelata particolarmente impegnativa: nel 63,8% dei casi, infatti, gli imprenditori hanno segnalato notevoli difficoltà nel reperimento e, quando la selezione ha avuto esito positivo, il processo ha richiesto in media quasi cinque mesi. Nessun’altra professione richiesta dalle aziende ha evidenziato livelli di difficoltà e tempi di ricerca superiori a quelli riscontrati per gli operai specializzati.

Frode agricola, condannati 4 imprenditori: coinvolta anche un’azienda del Perugino

C’è anche un’azienda umbra tra le sei riconducibili a imprenditori veneti che sono stati condannati per una frode ai danni del Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (FEAGA).

Una volta che la sentenza è diventata esecutiva con l’ultimo grado di giudizio, la guardia di finanza di Padova ha eseguito una confisca di beni per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro e il sequestro di un’ulteriore cifra di poco inferiore ai 4 milioni.

I quattro imprenditori sono stati giudicati responsabili di aver architettato un sistema di frode che ha permesso alle sei aziende agricole, con sede nelle province di Padova, L’Aquila e Perugia, di accedere indebitamente ai contributi europei del FEAGA. Il tutto utilizzando due prestanome che hanno ottenuto agevolazioni in quanto “giovani imprenditori”, senza che ne avessero realmente i requisiti.

Dopo la condanna passata in giudicato sono state confiscate partecipazioni societarie, disponibilità finanziarie, polizze assicurative, immobili, terreni e un intero complesso aziendale, per un valore stimato di oltre 3,3 milioni di euro. Inoltre, la Procura Regionale della Corte dei Conti del Veneto ha disposto un sequestro conservativo anticipato di beni per ulteriori 3,9 milioni.

Bilancio Ast, numeri in aumento e prospettive positive legate ai costi energetici

Acciai Speciali Terni, società del Gruppo Arvedi, nell’esercizio 2024 ha fatto registrare ricavi per quasi 2,4 miliardi di euro (in incremento rispetto ai 2 miliardi 272 milioni del 2023) con l’utile netto che raddoppia rispetto all’anno precedente, sfiorando i 32,5 milioni di euro (era stato di 15,8 milioni di euro nell’esercizio 2023).

Il margine operativo lordo (MOL) sale a quasi 103 milioni (era stato di 95 milioni nel 2023), mentre il risultato operativo è di circa 54 milioni. Numeri in aumento, nonostante l’elevato peso del costo dell’energia (che incide per circa il 40% dei costi di produzione). Cosa che fa ben sperare per l’anno in corso, considerando i costi energetici in calo nei primi mesi del 2025.

Più che dimezzato l’indebitamente finanziario, che cala a 47,6 milioni di euro.

Il Gruppo Arvedi chiude l’esercizio 2024 con ricavi consolidati pari a 5,7 miliardi di euro (6 miliardi nel 2023) e un risultato netto di 92 milioni di euro (235 milioni nel 2023).

Numeri che mostrano l’importanza all’interno del Gruppo del polo siderurgico ternano. Per il cui futuro il Gruppo Arvedi confida negli investimenti legati all’Accordo di programma sottoscritto. In attesa che si sblocchino le prospettive del lamierino magnetico, legato al mercato dell’automotive, il piano industriale Ast prevede entro il 2028 investimenti di oltre 560 milioni, per l’elettrificazione dei processi e all’aumento dell’efficienza della produzione di acciaio inox, e per assicurare sicurezza e sostenibilità ambientale. Il Mimit concede un finanziamento a fondo perduto di circa 70 milioni di euro.

Sulle strade dell’Umbria 38mila veicoli senza RC auto

Si stima che sulle strade umbre circolino 38mila veicoli senza assicurazione, 4mila in più rispetto al 2022, a dimostrazione di come il fenomeno sia in crescita (+11,8%).

A lanciare l’allarme è il Sindacato nazionale agenti di assicurazione (Sna). Nella sola provincia di Perugia la stima dei non assicurati è arrivata a 30mila veicoli (+15,4%) e dei 656 mila veicoli in circolazione il 4,5% risulta privo di regolare garanzia Rc auto, una percentuale inferiore alla media nazionale (6,1%), ma comunque significativa.

Nel 2024, in Italia si stimano circa 2,915 milioni di veicoli non assicurati, con un aumento del 12,8 per cento in soli due anni rispetto ai 2,585 milioni del 2022. “Questi numeri rendono la questione non più procrastinabile di interventi risolutivi – afferma Gianluca Costantini, coordinatore regionale in Umbria di Sna, associazione che ha condotto diverse ricerche sul tema –. In regione il 4,4% dei veicoli è privo di assicurazione, percentuale più bassa rispetto alla media, ma che segna la crescita dei non assicurati e rappresenta una situazione socialmente inaccettabile”.

“Questi numeri non sono più accettabili per la collettività – ha aggiunto Fabrizio Rasimelli, presidente della sezione provinciale Sna di Perugia –. È inutile rendere il Codice della strada sempre più severo se poi si consente a oltre 34mila veicoli di circolare senza una copertura assicurativa. Basterebbe mettere in atto un semplice incrocio delle banche dati già esistenti per contrastare in maniera efficace questo malcostume che rappresenta un pericolo reale per tutti gli automobilisti”.

Il costo di questo fenomeno “ricade pesantemente sul Fondo di garanzia per le vittime della strada, gestito dalla Consap – spiegano da Sna –, che indennizza le vittime di sinistri con veicoli non identificati o non assicurati. Le risorse del fondo provengono da una percentuale sui premi Rc Auto (2,5%) pagati dalle compagnie che indirettamente pesano su tutti gli assicurati onesti”. Oltre all’impatto diretto sul Fondo, i veicoli non assicurati “rappresentano una perdita economica significativa per l’intero sistema” sottolinea Paolo Bullegas, responsabile nazionale della Commissione di studio Rc Auto Sna, il quale stima che i 2,915 milioni di automobilisti che evadono l’obbligo assicurativo costano al sistema oltre 5 miliardi di euro. Il danno si estende anche alle casse dello Stato.

“Tra oneri fiscali e parafiscali – aggiunge Bullegas –, lo Stato potrebbe incassare oltre 1,3 miliardi di euro. Queste risorse migliorerebbero i bilanci pubblici e potrebbero essere reinvestite per il beneficio collettivo, ad esempio, potenziando la sicurezza stradale o i pronto soccorso”. Gli Agenti di assicurazione denunciano da tempo questa problematica e considerano “imperativo” individuare soluzioni efficaci. Tra queste Bullegas propone una convenzione per l’incrocio delle banche dati dei veicoli assicurati con quella dei veicoli immatricolati per individuare i veicoli non assicurati; campagne mirate per aumentare la consapevolezza sui rischi e le conseguenze della circolazione senza assicurazione; l’introduzione di agevolazioni o incentivi per le fasce di popolazione più fragili economicamente; una revisione della normativa per introdurre un limite massimo di quotazione del rischio. Sna ha infatti rilevato “tariffe insostenibili, anche oltre 10mila euro annui, per la classe d’ingresso (Bonus Malus 14), ipotizzando una potenziale elusione dell’obbligo a contrarre in alcune aree del Paese”.