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Autore: Sara Grossi

Soddu lascia la Curia di Terni-Narni-Amelia: sarà vescovo a Sassari

Il vescovo Francesco Antonio Soddu lascia la Diocesi di Terni-Narni-Amelia, dove era arrivato nel 2021. In Duomo, dove aveva chiamato a raccolta la comunità religiosa e le autorità locali, Soddu ha annunciato di essere stato nominato da Papa Leone vescovo dell’Arcidiocesi di Sassari.

Nato a Chiaramonti, in provincia ed arcidiocesi di Sassari, il 24 ottobre 1959, Soddu è stato vicerettore del Pontificio seminario regionale di Cagliari dal 1985 al 1987 e poi del seminario arcivescovile di Sassari fino al 1996. Dopo essere stato direttore della Caritas diocesana dal 2005, nel 2012 è stato nominato direttore nazionale della Caritas Italiana[2], incarico che ha mantenuto fino alla nomina episcopale.

Il 27 ottobre 2012 è stato nominato da papa Benedetto XVI membro del Pontificio consiglio “Cor Unum”.

Il 29 ottobre 2021 papa Francesco lo ha nominato vescovo di Terni-Narni-Amelia, succedendo a Giuseppe Piemontese, dimessosi per raggiunti limiti di età. Il 5 gennaio 2022 ha ricevuto l’ordinazione episcopale, nella cattedrale di Terni, dal suo predecessore Giuseppe Piemontese, co-consacranti l’arcivescovo di Sassari Gian Franco Saba e il vescovo Stefano Russo, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Durante la stessa celebrazione ha preso possesso della diocesi.

Il 10 novembre dello stesso anno è stato eletto segretario generale della Conferenza episcopale umbra. Ora il suo ritorno in Sardegna.

Bimba di 5 mesi muore colpita da meningite fulminante, scattata la profilassi

E’ morta a soli 5 mesi di vita, all’ospedale di Perugia. E alla commozione per questa tragedia, si uniscono ora i timori, vista la diagnosi: caso di meningite fulminante da Neisseria meningitidis.

E’ stata la Direzione aziendale dell’Ospedale di Perugia a comunicare quanto avvenuto oggi, martedì.

I genitori si erano rivolti nella tarda mattinata al Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale per un quadro febbrile insorto nella notte. Considerata la rapidità di evoluzione della sintomatologia, la piccola è stata immediatamente trasferita presso la Terapia Intensiva Neonatale, dove è avvenuto il decesso nonostante la tempestività delle cure intensive dei sanitari.

La Direzione aziendale rende noto di aver provveduto ad allertare ed inviare la notifica obbligatoria all’Igiene e Sanità Pubblica della Usl Umbria 1, ai fini dell’attivazione dell’indagine epidemiologica di competenza e dell’adozione di tutte le misure di profilassi previste dalla normativa vigente.

La Direzione e tutto il personale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, unitamente alla direzione regionale e alla presidente Stefania Proietti, esprimono sincero e sentito cordoglio e vicinanza ai genitori e ai familiari in questo momento di grande dolore, nel pieno rispetto della loro riservatezza.

Quasi 5 mila offerte di lavoro immediate | La richiesta di lavoratori stranieri

Secondo il Report della Camera di Commercio su dati Excelsior, quasi 9mila aziende umbre programmano ingressi di personale straniero. Nel 2025 17.660 assunzioni di immigrati, pari al 25,2% del totale. La media nazionale si ferma al 23,4%.

Intanto a febbraio sono previste 4.990 assunzioni complessive, il 51,6% è giudicato di difficile reperimento. Nel trimestre febbraio-aprile 16.820 ingressi, -7,1% sul 2025, meglio comunque del dato italiano -18,5%.

Mencaroni: “Rafforzare formazione, orientamento e politiche attive”

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I numeri confermano che il lavoro straniero non è un fenomeno marginale, ma una componente strutturale del nostro sistema produttivo. Se quasi quattro imprese su dieci che assumono prevedono ingressi di personale immigrato e una assunzione su quattro riguarda lavoratori esteri, significa che la competitività dell’Umbria passa anche dalla capacità di attrarre e integrare competenze. Allo stesso tempo, il 51,6% di profili difficili da reperire ci dice che il vero nodo è l’incontro tra domanda e offerta. La tenuta di febbraio e la flessione più contenuta rispetto al dato nazionale indicano prudenza, non arretramento. Ora serve rafforzare formazione, orientamento e politiche attive, perché in una regione che invecchia il capitale umano è la prima infrastruttura su cui investire”.

Imprese che assumono: il perimetro reale del dato

Il primo passaggio decisivo riguarda il campo di osservazione. Nel 2024, in Umbria, poco più di 22mila imprese hanno dichiarato di voler effettuare nuove assunzioni. Di queste, 8.750 aziende hanno programmato anche l’ingresso di lavoratori stranieri.

La percentuale (39,7%) non si riferisce quindi all’universo complessivo delle imprese attive, ma esclusivamente a quelle che hanno espresso un fabbisogno occupazionale. È una distinzione sostanziale: significa che quasi quattro imprese su dieci, tra quelle che cercano personale, prevedono di ricorrere anche a manodopera immigrata.

Il confronto con la media nazionale, ferma al 34,4%, colloca l’Umbria stabilmente sopra il dato italiano e all’ottavo posto tra le venti regioni. Davanti si trovano soprattutto territori del Centro-Nord con mercati del lavoro più dinamici e tassi di occupazione più elevati, mentre nel Mezzogiorno l’incidenza risulta sensibilmente inferiore.

Il dato non è episodico né congiunturale. È l’indicatore di una componente ormai strutturale del sistema produttivo regionale, che interessa agricoltura, manifattura, costruzioni, turismo e servizi alla persona. In molti comparti la disponibilità di lavoratori stranieri rappresenta un fattore di continuità operativa.

Un’assunzione su quattro riguarda personale straniero

Se si passa dal numero di imprese al volume delle assunzioni programmate, la fotografia resta coerente. Nel 2025 in Umbria sono state previste 17.660 assunzioni di lavoratori stranieri, pari al 25,2% del totale.

In altri termini, una assunzione su quattro riguarda personale immigrato. Anche in questo caso la regione supera la media nazionale, ferma al 23,4%, e si colloca al nono posto nella graduatoria per incidenza delle assunzioni di stranieri sul totale.

L’Umbria non guida la classifica, ma si muove nella fascia medio-alta. Il lavoro straniero non è una soluzione residuale, bensì una componente ordinaria della domanda. Non riguarda solo mansioni operative o stagionali: in diversi comparti la richiesta si estende a figure tecniche e professionali con competenze specifiche, segno di un fabbisogno distribuito lungo l’intera catena produttiva.

Un elemento spesso sottovalutato è la difficoltà di reperimento. Anche per il personale straniero le imprese segnalano criticità, seppure in misura generalmente inferiore rispetto ai lavoratori italiani. La tensione tra domanda e offerta attraversa l’intero mercato del lavoro e segnala un disallineamento persistente tra competenze disponibili e profili richiesti.

Febbraio 2026: stabilità in controtendenza

Guardando al complesso delle assunzioni – italiani e stranieri insieme – il mese di febbraio 2026 offre un segnale moderatamente positivo. Le imprese umbre hanno programmato 4.990 ingressi, con un lieve aumento rispetto a febbraio 2025.

Il confronto con l’Italia evidenzia una dinamica migliore: a livello nazionale si registra un saldo negativo di 7.130 assunzioni su base annua. Il rallentamento colpisce soprattutto le regioni meridionali, mentre nel Centro-Nord le variazioni risultano più contenute e in alcuni casi stabili.

In Umbria, tuttavia, emerge un dato significativo: il 51,6% delle assunzioni programmate a febbraio viene indicato come di “difficile reperimento”. Più di una su due. È la misura concreta di un mercato selettivo, in cui la richiesta di competenze tecniche, operative e specializzate fatica a trovare risposta immediata.

Il trimestre in flessione, ma meno della media nazionale

Il quadro cambia osservando il trimestre febbraio-aprile 2026. Le assunzioni programmate in Umbria scendono da 18.100 a 16.820, con una riduzione di 1.280 unità, pari al -7,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

La flessione esiste, ma risulta nettamente più contenuta rispetto al dato nazionale. In Italia il calo nel trimestre raggiunge il -18,5%, equivalente a quasi 96mila assunzioni in meno. I segni negativi sono diffusi in quasi tutte le regioni, con poche eccezioni concentrate nel Nord-Ovest.

L’Umbria mostra dunque una tenuta relativa. La programmazione si riduce, ma non si contrae in modo brusco. È un segnale di prudenza più che di arretramento, in un contesto economico che resta incerto e selettivo.

Una componente strutturale da monitorare

Nel complesso, i dati delineano una regione in cui il lavoro straniero rappresenta una leva strutturale della domanda di personale: quasi 18mila ingressi l’anno, una quota superiore alla media nazionale sia per numero di imprese coinvolte sia per incidenza sulle assunzioni complessive.

Parallelamente, l’avvio del 2026 segnala un rallentamento nella programmazione trimestrale, pur meno accentuato rispetto al quadro italiano. Il doppio movimento – fabbisogno stabile di lavoratori stranieri e prudenza nelle previsioni complessive – restituisce l’immagine di un sistema produttivo che continua a cercare competenze, ma con maggiore cautela e selettività.

In una regione segnata dall’invecchiamento demografico e dalla riduzione della forza lavoro disponibile, la presenza di lavoratori stranieri – anche tra i lavori più qualificati – non è più una variabile accessoria. È una componente ordinaria dell’equilibrio occupazionale. E la capacità di intercettare competenze, formarle e integrarle rappresenta oggi uno degli snodi decisivi per la competitività e la sostenibilità del territorio nel medio periodo.

Assegno di inclusione per oltre 10mila umbri, i dati

In Umbria a dicembre 2025 erano 5.451 i nuclei che hanno beneficiato dell’assegno di inclusione, misura che ha coinvolto 10.187 persone, a cui è andato un importo medio mensile di 662 euro.

In provincia di Perugia i nuclei beneficiati sono stati 3.590 (6.764 persone) con un importo medio di 657 euro.

In provincia di Terni 1.861 nuclei beneficiari (3.423 persone) per un importo medio leggermente più alto, di 672 euro.

L’assegno di Inclusione spetta ai nuclei familiari in condizioni di fragilità economica e sociale, che includano almeno un componente con disabilità, minorenne, over 60, o in condizione di svantaggio (inserito in percorsi socio-sanitari) e che rispettino specifici requisiti di ISEE (sotto i 10.140 euro), patrimonio immobiliare (esclusa prima casa) e mobiliare, oltre a quelli di cittadinanza e residenza in Italia.

“Manca entusiasmo, cambio”: Bandecchi manda a casa tutta la Giunta comunale di Terni

Alla mezzanotte di stasera, giovedì 12 aprile, tutti gli assessori della Giunta comunale di Terni cesseranno la propria attività istituzionale. Ad annunciarlo è il sindaco Stefano Bandecchi, in una nota stampa in cui ringrazia “tutti i componenti della giunta del comune di Terni che hanno servito con passione, capacità e onore sino ad oggi i cittadini tutti”.

Bandecchi vede però “mancanza di entusiasmo”. E allora, tutti a casa. Almeno politicamente. Perché alcuni assessori, ex dalla mezzanotte, continueranno a lavorare, da professionisti, nelle sue aziende.

“Come sindaco – argomenta Bandecchi nella nota stampa – credo che sia arrivato il momento di un normale processo sostitutivo delle forze in campo al fine di potere gestire il secondo tempo della partita con nuove energie, nuove passioni, e una nuova capacità operativa sulle problematiche che affliggono la città”.

Chiarendo: “Il mio operato nasce esclusivamente dall’intento di alimentare la spinta propulsiva che in questi tre anni ci ha consentito di portare avanti un programma senza precedenti e di far sentire la voce di Terni in ogni contesto, laddove si giocano gli interessi sanitari, sociali ed economici della città.
Sottolineo, per chi avesse voglia di fare tante chiacchiere, che molti componenti dell’attuale Giunta continueranno a collaborare con la mia persona per i molteplici affari che io gestisco come imprenditore, questo accadrà a conferma della mia stima nei confronti degli assessori uscenti”.

Il sindaco spiega poi ai giornalisti che conta di varare il nuovo esecutivo entro 10 giorni. Una Giunta politica, non tecnica. Nella quale non ci sarà posso per alcuno degli attuali (fino alla mezzanotte) assessori.

L’Umbria tra 10 anni perderà il 9% della forza lavoro: previsioni e contromisure

L’AUR (Agenzia Umbria Ricerche) lancia l’allarme: il calo demografico peserà notevolmente sull’economia umbra già nei prossimi anni. Questo il focus del lavoro della dr.ssa Elisabetta Tondini, sulla base delle proiezioni demografiche Istat che indicano, da qui al prossimo decennio, la popolazione italiana n calo ovunque, ad eccezione di Lombardia, Emilia-Romagna e delle due province autonome). Ancora più importante, però, è la dinamica della fascia 15–64 anni: la perdita di persone in età da lavoro sarà diffusa, non risparmierà nessun territorio e sarà più accentuata tra le regioni economicamente più svantaggiate.

Il calo della forza lavoro in Umbria

In questo scenario, l’Umbria entro il 2035 rischia di perdere il 3,4% di abitanti e l’8,9% di quelli di età compresa tra 15 e 64 anni. Cioè quasi il 9% della sua potenziale forza lavorativa. Con rischi di ulteriore marginalizzazione.

Il solo fattore demografico determinerebbe una flessione economica – seppure con intensità differenti – diffusa in tutte le regioni italiane. Il Pil italiano dal 2023 al 2035 fletterebbe dell’8,0%. Quello umbro del 9,3%. Peggio dell’Umbria farebbero, oltre la Valle d’Aosta, le regioni meridionali.

La produttività

Per conservare nel 2035 il livello del Pil italiano dell’anno base (il 2023) sarebbe necessario, ad esempio, un incremento cumulato della produttività del lavoro pari all’8,7%, che corrisponderebbe a circa uno 0,7% annuo. In Umbria, la crescita della produttività del lavoro dovrebbe salire del 10,2%, per un tasso annuo dello 0,8%; nelle regioni meridionali, caratterizzate da cali demografici particolarmente consistenti, occorrerebbero aumenti anche ampiamente superiori all’1% annuo.

Il lavoro femminile

Tra le possibili dinamiche per evitare questo declino, lo studio analizza l’aumento del lavoro femminile. Ipotizzando un incremento diffuso del tasso di occupazione femminile di 5 punti percentuali e l’invariabilità delle altre componenti, l’impatto negativo diminuirebbe sensibilmente. In Umbria la perdita di Pil si ridurrebbe dal -9,3% al -5,6%: un miglioramento, certo, che non sarebbe però sufficiente a stabilizzare l’economia regionale. La mitigazione del calo del Pil riuscirebbe a evitare la contrazione economica solo in poche regioni del Nord, ovvero quelle che beneficiano di un incremento demografico.

Aumento generale del tasso di occupazione

Un passo ulteriore sarebbe un aumento anche dell’occupazione maschile (ipotizzato pari a 3 punti percentuali). In questo caso il quadro migliorerebbe ancora, ma anche questa combinazione non basterebbe a compensare gli effetti indotti dal calo demografico e mantenere l’economia regionale ai livelli del 2023: con le uniche eccezioni di Lombardia, Emilia-Romagna e le province autonome, per tutte le altre regioni si prospetterebbe una retrocessione economica che si farebbe minima per la Toscana (-0,4%) e massima per la Sardegna (-10,3%). Per l’Umbria il calo si attesterebbe al -3,5% (a fronte del -1,8% nazionale) e il PIL pro-capite mostrerebbe invece un lieve incremento, segno di una flessione demografica più sostenuta di quella economica.

Estensione dell’età pensionabile

In un contesto di invecchiamento demografico e crescente pressione sulla sostenibilità dei sistemi previdenziali, l’estensione dell’età pensionabile rappresenta una delle leve più discusse ma potenzialmente più efficaci per rafforzare la base occupazionale, oltre che contenere al contempo la spesa pubblica. Quali sarebbero allora gli effetti macroeconomici derivanti dall’innalzamento dell’età pensionabile, ad esempio, a 69 anni, con l’invariabilità della propensione all’occupazione di uomini e donne e della produttività del lavoro? Le risultanze di questa stima si collocherebbero tra due ipotesi limite. Nella prima l’allungamento dell’età pensionabile apporterebbe un sostanziale beneficio soprattutto nei territori con elevata partecipazione al lavoro, dunque in tutte le regioni del Centro-Nord: per l’Umbria il Pil aumenterebbe dello 0,9% (a fronte del +1,5% nazionale). Nella seconda ipotesi, l’effetto amplificatore sulla crescita risulterebbe molto più contenuto e limitato solo a quattro territori. L’Umbria subirebbe un calo del Pil pari al 3,1% (a fronte del -1,7% italiano).

Flussi migratori

L’aspetto che nell’immediato potrebbe attenuare il calo della forza lavoro è la componente migratoria. Poiché può contribuire a riequilibrare la piramide demografica attenuando la riduzione della popolazione attiva e sostenendo la capacità di generare lavoro. Una gestione efficace e lungimirante dei flussi migratori – per quanto complessa – può incidere in modo significativo nel contrastare lo squilibrio demografico e nel rafforzare la forza lavoro. Ma si tratta di un fattore fortemente aleatorio – viene sottolineato – influenzato da variabili geopolitiche e socioeconomiche difficilmente prevedibili.

È dunque un altro il fattore – è la conclusione dello studio – che, strettamente legato alla sfera economica, si impone come volano strategico su cui è indispensabile investire: la produttività del lavoro.

In Umbria oltre 17mila case in vendita

In Umbria ci sono 17.500 case in vendita. Il 3,6% di quelle presenti in tutta la regione aggiunte al mercato durante la prima settimana dell’anno, secondo un’analisi di eXp Italy. 

Mentre il patrimonio immobiliare complessivo rimane concentrato in una manciata dei più grandi mercati regionali italiani, l’attività di quotazione di inizio anno fornisce una chiara visione di dove la fiducia dei venditori e lo slancio del mercato si stanno rafforzando più rapidamente all’inizio del nuovo anno.

eXp Italy ha analizzato il volume totale delle case attualmente in vendita sul mercato nazionale, insieme agli immobili appena inseriti in vendita durante la prima settimana del 2026, per identificare sia dove si concentra maggiormente l’offerta di alloggi sia quali regioni hanno registrato l’attività più intensa all’inizio dell’anno.

L’analisi mostra che attualmente ci sono 769.588 case in vendita in tutta Italia. La Lombardia rappresenta la quota maggiore del patrimonio immobiliare nazionale, seguita dalla Toscana e dal Lazio, sottolineando la continua importanza delle principali regioni economiche e di stile di vita italiane per quanto riguarda l’offerta complessiva di alloggi.

Tuttavia, se si guarda a dove l’attività dei venditori è stata più intensa finora nel 2026, emerge un quadro diverso. La Basilicata è in testa, con il 5,2% di tutte le case attualmente in vendita nella regione aggiunte al mercato durante la prima settimana dell’anno, rendendola la regione italiana più attiva all’inizio del 2026.

Segue la Campania, dove il 4,2% degli annunci attuali è stato aggiunto nella prima settimana dell’anno, mentre anche il Lazio ha registrato un forte slancio iniziale, con il 4,0% delle case immesse sul mercato dall’inizio di gennaio.

Anche Sardegna (3,8%), Calabria (3,7%) e Marche (3,6%) hanno registrato un notevole afflusso di nuovi annunci, segnalando un forte ritorno dell’attività dei venditori in diverse parti del Paese.

All’altra estremità della scala, regioni come la Liguria (1,9%) e il Trentino-Alto Adige (1,6%) hanno registrato un inizio d’anno più moderato in termini di nuovi annunci, suggerendo un ritmo più lento di coinvolgimento del mercato all’inizio del 2026 in queste aree.

ANCE Umbria: il ternano Ponteggia presidente, Morelli vice

Si è insediata l’Assemblea di ANCE Umbria (l’Associazione Nazionale Costruttori Edili), che a Todi si è riunita per eleggere le proprie cariche, in scadenza di mandato, e affrontare alcuni importanti temi che interessano il settore.

I membri dell’Assemblea, designati dalle Associazioni territoriali di Perugia e Terni, hanno eletto presidente regionale l’imprenditore ternano Massimo Ponteggia, architetto, attualmente alla guida dell’Impresa Ponteggia Snc, fondata nel 1946 dai fratelli Goliardo e Ramusio Ponteggia, oggi alla terza generazione. Ponteggia ha fatto parte del Direttivo di ANCE Terni per oltre 20 anni, diventandone presidente per due mandati (dal 2018 al 2025).

Una scelta, quella dell’Assemblea di ANCE Umbria, nel rispetto del principio dell’alternanza nella guida dell’Associazione regionale, tra le provinciali di Perugia e Terni e nel segno della continuità con la Presidenza di Albano Morelli, amministratore delegato della G.M.P. Spa di Marsciano, in scadenza di mandato. Ponteggia ha infatti proposto all’Assemblea lo stesso Morelli quale vice presidente, indicazione accolta all’unanimità.

Confermato Romeo Castellini (Edilizia Castellini E. & C. Snc), nella carica di tesoriere di ANCE Umbria.

“Raccolgo un’eredità importante – le parole del neo Presidente Massimo Ponteggia – che il collega Morelli mi lascia dopo anni di impegno, per il quale lo ringrazio a nome di tutti gli associati, e che proseguirà per l’ulteriore crescita dell’Associazione a supporto delle imprese del nostro settore, nello spirito della proficua collaborazione tra le province di Terni e Perugia. Una crescita per la quale potremo contare anche sul supporto del Gruppo Giovani, che rappresenta il nostro futuro”.

Albano Morelli, che appunto ha accettato di proseguire il proprio impegno in ANCE Umbria con la carica di Vice Presidente, nel tracciare un breve bilancio delle tante attività svolte in questi anni di mandato, ha ringraziato le imprese associate, il gruppo dirigente che lo ha coadiuvato e tutta la struttura per il lavoro che è stato fatto. “Un lavoro – ha detto – che sono certo proseguiremo anche nei prossimi anni”.

LA COMPOSIZIONE DELLA NUOVA ASSEMBLEA DI ANCE UMBRIA

Insieme al presidente Massimo Ponteggia e al vice presidente Albano Morelli, l’Assemblea di ANCE Umbria (una sorta di “parlamentino” degli imprenditori del settore in rappresentanza delle varie articolazioni dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili nel territorio regionale) è composta dal presidente di ANCE Perugia Giacomo Calzoni (Calzoni Spa), dal presidente di ANCE Terni Roberto Taddei (Novedil Srl), Federico Carli (Esseti Sistemi e Tecnologie Srl), Maria Grazia Falcini (C.E.S.A. di Falcini Enzo Srl), Paolo Forti (Forti Srl), Fausto Marionni (Pelucca Samuele Srl), Vittorio Pellegrini (Pellegrini Costruzioni Srl), Bernardetta Radicchi (R.B. Recuperi 2000 Srl) e dal presidente di ANCE Nazionale (attualmente Federica Brancaccio) o suo delegato. Completano la composizione: Romeo Castellini (tesoriere), Moreno Spaccia (Spaccia Srl, presidente Cassa Edile Perugia), Agostino Giovannini (Krea Costruzioni Spa, presidente Formedil Perugia), Maurizio Proietti (Edilcostruzioni Proietti, presidente Cassa Edile Terni), Gabriele Giovannini (Gefim Srl, presidente Formedil Terni), Brigitta Santini (Seprim dell’Ing. Santini Giuseppe & C. Sas, presidente Gruppo Giovani ANCE Umbria).

(Nelle foto, il presidente di ANCE Umbria Massimo Ponteggia (a destra) e il vice presidente Albano Morelli; in copertina i componenti dell’Assemblea di ANCE Umbria che hanno partecipato in presenza alla seduta elettiva che si è svolta a Todi)

Imprese umbre, 900 milioni di investimenti nel 2026 (al netto della ZES)

Le imprese umbre contano di effettuare quest’anno 900 milioni di investimenti, di cui 300 milioni
attivabili con gli incentivi fiscali di tipo nuovo su impianti, macchinari e software. E’ la stima contenuta nel Report della Camera di Commercio dell’Umbria, basato su un’approfondita indagine di Infocamere, sull’impatto previsto circa gli iper-ammortamenti e le maxi-deduzioni introdotte dalla Manovra 2026 (che cambiano il sistema finora adottato del credito d’imposta). Un dato complessivo al netto degli ulteriori investimenti che potranno essere attivati grazie alle agevolazioni della ZES.

Mencaroni: il 2026 può diventare un anno importante

Spiega Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I dati di questo report ci dicono che il 2026 può diventare un anno importante per gli investimenti delle imprese umbre se consideriamo che ai 900 milioni stimati, di cui 300 grazie agli incentivi fiscali, vanno aggiunte le opportunità rappresentate dalla Zes. La Manovra introduce incentivi più selettivi ma anche più orientati all’economia reale, che premiano chi investe davvero in impianti, macchinari e innovazione. In Umbria partiamo da una condizione favorevole: un capitale produttivo maturo e una diffusa presenza di piccole imprese che possono utilizzare efficacemente le nuove agevolazioni. La sfida ora è trasformare questa leva fiscale in scelte concrete di investimento. Come Camera di Commercio lavoreremo perché le imprese colgano appieno questa opportunità, accompagnandole in un passaggio che può rafforzare competitività, produttività e capacità di stare sui mercati”.

Cambiano gli incentivi agli investimenti

La Manovra finanziaria 2026 segna un cambio di impostazione degli incentivi alle imprese. Dopo anni in cui il sostegno agli investimenti si è concentrato soprattutto sui crediti d’imposta, il legislatore punta ora con decisione su iper-ammortamenti e maxi-deduzioni.
Il meccanismo è semplice: chi investe in beni strumentali nuovi – impianti, macchinari e software – può dedurre fiscalmente un valore superiore a quanto effettivamente speso, riducendo l’imponibile e quindi le imposte da pagare. Non si tratta di un contributo diretto, ma di una leva che rende più conveniente anticipare o aumentare gli investimenti.

Le novità rispetto ai crediti d’imposta del passato

Rispetto ai crediti d’imposta degli anni passati, il nuovo sistema richiede una maggiore capacità fiscale, perché il beneficio passa dalla deduzione dell’imponibile e non da un credito da compensare. La misura è quindi meno automatica, ma non è riservata alle sole grandi imprese. In Umbria, dove il tessuto produttivo è composto in larga parte da micro e piccole imprese con utili e imposte da ridurre, gli investimenti di dimensione contenuta rientrano più facilmente nelle fasce di incentivo più favorevoli, rendendo le maxi-deduzioni pienamente utilizzabili. Il discrimine non è la dimensione dell’impresa, ma la presenza di utile e di imposte da ridurre.

Il quadro nazionale: bilanci con spazio per investire

Il contesto in cui si inseriscono i nuovi incentivi è favorevole. Un’indagine di InfoCamere ha analizzato oltre 107mila i bilanci presentati nel 2025 depositati nel Registro delle imprese delle Camere di commercio.
Nei settori a maggiore intensità di capitale – quelli che investono di più in impianti, macchinari e software – i beni risultano ammortizzati mediamente al 62%, mentre le imposte correnti raggiungono in media 91.350 euro.
Questi numeri indicano due elementi chiave: da un lato un capitale produttivo già in parte “maturo”, dall’altro una capienza fiscale sufficiente per assorbire le maxi-deduzioni, soprattutto nella manifattura e tra le imprese di minori dimensioni.

Perché l’Umbria può reagire meglio della media

Se questo è il quadro nazionale, l’Umbria presenta caratteristiche che possono amplificare l’effetto degli incentivi. I dati InfoCamere mostrano che, nei settori a maggiore intensità di impianti, macchinari e software, l’ammortamento medio in Umbria sale al 64%, contro il 62% della media italiana.
In termini semplici, il capitale produttivo umbro è ancora più vicino alla fase di rinnovo. A questo si aggiunge la struttura del tessuto economico regionale, caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese, che effettuano investimenti di dimensione contenuta e quindi rientrano più facilmente nelle fasce di incentivo più favorevoli.

Quanta “benzina fiscale” hanno le imprese umbre

Un altro elemento decisivo è la capienza fiscale. In Umbria le imprese pagano complessivamente oltre 460 milioni di euro di imposte correnti. Questo dato è fondamentale perché gli iper-ammortamenti funzionano solo se l’impresa ha imposte da ridurre.
In altre parole, il limite non è la mancanza di imposte da compensare: anche ipotizzando incentivi molto generosi, la base fiscale regionale è sufficiente ad assorbire volumi elevati di investimenti agevolati.

Dal capitale esistente alla stima degli investimenti 2026

Per stimare l’impatto reale degli incentivi bisogna però guardare anche alla dimensione del capitale produttivo. In Umbria il valore complessivo di impianti, macchinari e software supera i 6 miliardi di euro.
Una parte di questo capitale viene normalmente rinnovata ogni anno, indipendentemente dagli incentivi. Ma con beni ammortizzati mediamente al 64%, i nuovi strumenti fiscali possono anticipare investimenti che altrimenti sarebbero stati rinviati e aumentare il volume complessivo di spesa nel breve periodo.

Il risultato: fino a 900 milioni di investimenti nel 2026

Tenendo insieme tutti questi elementi – capienza fiscale, dimensione del parco beni strumentali, grado di ammortamento e struttura del tessuto produttivo – emerge una stima prudente ma significativa.
Nel 2026, in Umbria, gli investimenti in impianti, macchinari e software possono avvicinarsi ai 900 milioni di euro.
Di questi, circa 600 milioni rappresentano il normale ciclo di rinnovo del capitale produttivo, mentre circa 300 milioni possono essere considerati attivabili o anticipabili grazie ai nuovi incentivi introdotti dalla Manovra. A questi numeri andranno aggiunti gli investimenti che le aziende attiveranno grazie alla ZES (Zona Economica Speciale), che è un capitolo a sé stante.

La vera sfida: trasformare gli incentivi in investimenti reali

I numeri indicano che le condizioni per investire ci sono: bilanci con capienza, capitale produttivo maturo e strumenti fiscali più incisivi. La vera sfida del 2026 sarà trasformare la leva fiscale in investimenti concreti, in nuovi macchinari, impianti più efficienti e software più avanzati.
In questo passaggio, la conoscenza delle misure e la capacità di utilizzarle correttamente faranno la differenza tra un incentivo solo sulla carta e un reale impulso alla competitività delle imprese umbre.

Matteo Pennacchi è il nuovo presidente di Confagricoltura Umbria

Matteo Pennacchi è il nuovo presidente di Confagricoltura Umbria. E’ stato indicato dal nuovo Consiglio eletto per il prossimo quadriennio 2026/2030 e soprattutto dalla Giunta, composta dai consiglieri Eugenio Ranchino, Anna Ciri, Giacomo Iraci, Nicola Taschini, Paolo Bartoloni e Rufo Ruffo, eletti nell’Assemblea di Confagricoltura Umbria che si è tenuta a Gubbio.

Il Teatro “Luca Ronconi” ha ospitato per l’occasione, nella parte pubblica dell’Assemblea, due incontri sull’agricoltura, asset strategico economico del Paese, da difendere dalle false informazioni e proteggere da disinformazione e fake news.

Temi toccati anche dal nuovo presidente Matteo Pennacchi: “Accettare un’eredità così importante in un momento così difficile per tutto il comparto agricolo e zootecnico – ha affermato – rappresenta una sfida complessa ma, allo stesso tempo, estremamente stimolante. Sono sicuro che le persone con cui ho avuto il piacere di lavorare in questi anni mi daranno tutto il supporto che questa fase storica richiede. Ora è necessario rimboccarsi le maniche e lavorare in sinergia per raggiungere quei risultati per i quali chi mi ha preceduto ha speso tempo ed energie, risultati che potranno dare serenità ed opportunità di crescita a tutte le nostre imprese. Ricordo che siamo imprenditori e non contadini, come qualcuno invece ama autodefinirsi. Portare avanti l’eredità che abbiamo ricevuto sarà al contempo molto facile e molto difficile: sarà facile perché chi oggi ci passa il testimone della guida lascia una strada tracciata, con molti progetti avviati ed idee a cui dar seguito. Mi accoglie una Confagricoltura sana, unita, forte ed aperta al dialogo, ricca di persone curiose, stimolanti e competenti che mette al centro il socio. Posso fare affidamento, inoltre, su una squadra di tecnici professionisti e professionali che da sempre lavorano per tutelare i diritti e le esigenze delle imprese. La cosa che mi fa più piacere è che sto ricevendo messaggi affettuosi e di incoraggiamento per questo nuovo incarico anche da persone appartenenti a differenti Associazioni di categoria agricola, il che mi fa sperare che ci sarà la possibilità, in futuro, di lavorare insieme per la tutela e la crescita delle aziende che rappresentiamo”.

Agricoltura e valore economico

Ai saluti istituzionali da parte del sindaco di Gubbio, Vittorio Fiorucci, ha fatto seguito la prima tavola rotonda dal titolo “Agricoltura e valore economico. Un asset strategico per il Paese”, acui hanno partecipato l’assessore regionale alle politiche agricole e agroalimentari Simona Meloni, il deputato Raffaele Nevi, segretario XIII Commissione agricoltura, dopo la relazione di Andrea Massarelli, direttore operativo Intercam – Camera di Commercio dell’Umbria, e i saluti del presidente uscente di Confagricoltura Umbria Fabio Rossi.

Rossi, arrivato al termine del suo mandato dopo circa otto anni alla guida di Confagricoltura Umbria, ha ripercorso le tappe della sua presidenza, sottolineando un settore primario che si conferma “pilastro fondamentale per la tenuta socioeconomica del territorio, pur dovendo navigare in un contesto di forte instabilità internazionale e climatica”. “L’agricoltura umbra – ha detto – in questi anni è stata chiamata a rispondere a sfide epocali, anni di profonda transizione, segnati da una dicotomia evidente: da un lato, la straordinaria capacità di resilienza delle imprese; dall’altro, il persistere di criticità strutturali che richiedono interventi non più procrastinabili. Si è consolidata la consapevolezza che la sostenibilità ambientale e sociale non possa prescindere da quella economica. Senza reddito, non c’è presidio del territorio. Con la presenza delle attività agricole che rappresenta l’unico vero argine contro l’abbandono e lo spopolamento delle aree marginali della regione”.

Rossi ha parlato di un sindacato cresciuto, in servizi e progetti, con un fatturato complessivo di 12 milioni di euro. Ma commentando il dato che due terzi delle aziende umbre sono sotto i 30 mila euro di fatturato, ha ribadito la necessità di avere sostegni legislativi ed economici per fare rete e aggregazione in modo da creare valore economico.

Di collaborazione di sostanza e non solo di forma ha parlato l’assessore Meloni che ha affermato: “L’agricoltura in passato è stata considerata molto bucolica e poco come volano dell’economia. Se vediamo i dati il lavoro da fare è tanto ed importante. Tra gli obiettivi ci sono quelli del rafforzamento della competitività, della valorizzazione delle filiere e del legame con il turismo anche per la tutela del territorio”.

Anche per Nevi va abbandonata l’idea di una agricoltura bucolica: “Quando agricoltore diventa imprenditore arriva la soddisfazione del reddito, il grande problema del settore. La politica deve costruire le condizioni per far sì che l’impresa agricola sia sul mercato”.

Difendere il settore agricolo dalle fake news

La seconda tavola rotonda dal titolo “Disinformazione e fake news. Come difendere il settore agricolo”, con la moderazione del giornalista Filippo Piervittori, vedrà la partecipazione del membro di Giunta di Confagricoltura Umbria Matteo Pennacchi, del vicedirettore Dipartimento DSA3 Unipg Francesca Todisco e della giornalista scientifica Chiara Albicocco.

“Il comparto agricolo – ha sottolineato Pennacchi – sta attraversando una fase particolarmente complessa a livello regionale, nazionale e internazionale, che impone di affrontare nuove sfide con rapidità ed efficacia, garantendo la tutela e la crescita delle aziende rappresentate. In tale contesto è fondamentale che i contributi, oggi indispensabili per la sopravvivenza delle imprese, siano erogati con regolarità e tempestività, evitando ulteriori difficoltà finanziarie per aziende già esposte. È necessario intervenire su un quadro normativo non sempre chiaro e talvolta privo di adeguato fondamento scientifico. Il nostro settore, infatti, ormai troppo spesso, è vittima di una disinformazione strategica e di una misinformazione sistemica: il problema non è quasi mai la notizia palesemente inventata, ma la decontestualizzazione dei dati tecnici per supportare tesi preconcette e prive di fondamento. È necessario, pertanto, oggi più che mai, gestire l’informazione relativa al nostro settore, intervenendo come protagonisti dall’interno e non affidandola esclusivamente a soggetti terzi, estranei al nostro mondo”.

“Va quindi mantenuto al contempo – ha proseguito il neopresidente – un rapporto collaborativo e costruttivo con le Istituzioni, in particolare con gli Assessorati all’Agricoltura e all’Ambiente, per affrontare le criticità che emergono dai territori. Resta prioritario fornire risposte concrete agli imprenditori agricoli e tutelarne gli interessi con determinazione. L’agricoltura, non è solo coltivazione, è un sistema economico inserito in grandi filiere agroindustriali che merita norme chiare e supporto alla crescita. Per questo il 2026 richiederà ancora di più un confronto approfondito con le istituzioni regionali e nazionali per trasformare le criticità in opportunità, per garantire che l’Umbria agricola rimanga un modello di eccellenza e innovazione”.

Pennacchi ha infine ricordato che, proprio per combattere le fake news, Confagricoltura ha voluto puntare su Greenventure TV – Canale 12 (avvierà le proprie trasmissioni su digitale terrestre a partire da febbraio) che nasce come piattaforma editoriale multicanale per mettere al centro impresa, innovazione, territorio, cultura, benessere e sostenibilità, interpretando l’Umbria come un laboratorio di eccellenza in cui tradizione e modernità convivono e generano valore.

I lavori del convegno sono stati infine conclusi dagli interventi della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, intervenuta in collegamento da remoto, del sottosegretario agli Interni Emanuele Prisco e del direttore generale di Confagricoltura Roberto Caponi.

Proietti si è complimentata con una associazione di categoria “che è per noi uno dei pilastri del settore e sinonimo di eccellenza sempre al passo con i tempi”, salutando il nuovo e il passato presidente. Ha poi ricordato i 126 milioni di euro che nel 2026 “si potranno far atterrare nei nostri territori con bandi orientati alle imprese agricole” e l’obiettivo di creare un brand umbra “da associare a tutte le nostre eccellenze agricole e non solo”.

Anche il sottosegretario Prisco ha voluto salutare Rossi e fare i complimenti per l’elezione a Pennacchi sottolineando poi che “in passato non si è data la giusta attenzione a questo settore dell’economia”. “Ringrazio quindi il ministro dell’agricoltura – ha aggiunto – per il lavoro che sta facendo con scelte coraggiose che hanno l’obiettivo di riportare dignità a questo settore, con numeri di una economia e un pil non irrilevante, e di mettere l’agricoltura tra gli asset strategici della nazione. E di questo il governo ne va fiero”.

A chiudere l’incontro è stato il direttore di Confagricoltura Caponi, il quale ha dichiarato: “E’ facile essere vicini a Confagricoltura Umbria, in continua crescita e che rappresenta imprese serie che danno lustro alla nostra organizzazione e proprio per questo uno dei prossimi obiettivi sarà quello di creare un’area di progettazione economica e di prodotto”. Parlando poi della situazione del settore ha cosi concluso: “Non vedo ancora una legislazione che favorisca la crescita, perché piccolo è bello va messo oggi in discussione. Non vogliamo rappresentare tutto e tutti, vogliamo rappresentare le imprese agricole vere che credono nel mercato in maniera corretta e coerente e vogliamo tutelarle sempre”.