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Autore: Sara Grossi

Carburanti, luce e gas: con la guerra stangata da mezzo miliardo per famiglie e imprese umbre

Con la guerra in Iran stangata da oltre 500 milioni per le famiglie e le imprese umbre. La Cgia stima infatti in 507 milioni di euro il costo maggiore che le famiglie e le imprese della regione dovranno sostenere per carburanti e bollette di luce e gas. Un costo complessivo che nel corso dell’anno, con questo andamento, rischia di arrivare a 3.652 milioni di euro, con un incremento del 16% rispetto a quello dello scorso anno.

Nello specifico, i rincari sui carburanti nella regione peseranno per 239 milioni di euro in più (+20,8% rispetto al 2025), di 181 milioni quelli per l’energia elettrica (+12,8%), di 87 milioni (+14,9%) le bollette del gas.

A livello nazionale, sempre secondo la stima della Cgia, nel 2026 le famiglie e le imprese italiane dovranno sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti.

Il rincaro maggiore riguarderà benzina e diesel, con una spesa extra di 13,6 miliardi di euro (+20,4% rispetto al 2025), seguiti dall’energia elettrica con +10,2 miliardi (+12,9%) e dal gas con +5 miliardi (+14,6%). Un conto salato, che rischia di pesare soprattutto sulle famiglie economicamente più fragili, sulle aziende di trasporto di persone/merci e sulle imprese a elevato consumo di energia.

A livello territoriale, a subire l’impatto più pesante saranno le aree geografiche più popolose e con la maggiore vocazione
manifatturiera e commerciale del Paese. Sarà la Lombardia a pagare il prezzo più alto: gli aumenti energetici graveranno sulla regione per 5,4 miliardi di euro, con un incremento del 15,1% rispetto al 2025. Al secondo posto l’Emilia-Romagna, con un aggravio di 3 miliardi di euro (+16,1%), seguita dal Veneto, dove il maggior costo sfiora i 2,9 miliardi (+15,8%).

imprenditrici

In dieci anni l’Umbria ha perso 11mila giovani, problemi per il ricambio di chi va in pensione

Negli ultimi dieci anni l’Umbria ha perso il 6% dei suoi giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni. In tutto, ne sono “spariti” quasi 11mila, tra minori nascite non compensate dal flusso immigratorio e giovani che sono andati definitivamente fuori dalla regione per motivi di lavoro o di studio.

Di questi, 3mila dalla provincia di Terni (che ha perso il 7% dei suoi giovani) e 7.700 nel Perugino (-5,8%).

Con conseguenze sociali ed anche economiche, come evidenzia la Cgia. Che ricorda come fino al 2029, secondo le previsioni del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere-Anpal, quasi 45mila umbri lasceranno il lavoro. E di questi, oltre 20mila lasceranno libero un posto in fabbriche e uffici del settore privato.

Guardando al resto d’Italia, la Calabria è la regione che ha registrato la contrazione percentuale più marcata di giovani con il -18%, a seguito di una diminuzione in termini assoluti di quasi 85.000 unità. Seguono la Sardegna con il -17,2% (-59.070) e la Basilicata con il -16,6 (- 21.905). Tra le realtà geografiche più virtuose – grazie all’aumento del numero degli stranieri e dei giovani provenienti dal Mezzogiorno – compaiono la Liguria con il +4,6% (+12.464 giovani), la Lombardia con il +4,9 (+98.916) e l’Emilia Romagna con il +8,4 (+70.438). Anche in questo, dunque, l’Italia risulta spaccata in due.

Emergenza incendi, la mobilitazione per domare le fiamme sui boschi umbri VIDEO

Grazie al grande lavoro dei vigili del fuoco – e in parte con l’aiuto del meteo, con le piogge che hanno interessato alcune zone della fascia appenninica – l’Umbria sta uscendo dall’emergenza incendi.

L’incendio di Scheggia risulta spento, il DOS dei vigili del fuoco (direttore Operazioni di spegnimento) giovedì mattina era sul posto per il monitoraggio dell’area.

A Costacciaro l’incendio è in bonifica ed è in arrivo un elicottero della Regione Marche per la bonifica puntuale con il DOS sul posto per il coordinamento delle attività.

A Nocera l’incendio è tutt’ora in corso: sul posto è presente il DOS ed una squadra dei Vigili del fuoco della Toscana che verrà a breve avvicendata da una squadra AIB (Antincendio Boschivo) dell’Umbria. In arrivo il Canadair.

Anche a Baiano di Spoleto l’incendio è attivo con DOS e squadre dei Vigili del fuoco di Spoleto e Terni sul posto, oltre che il Canadair per il supporto aereo.

Complessivamente, sono state impiegate sul territorio provinciale cinquantacinque unità dei vigili del fuoco (di cui ventisei richiamate appositamente in servizio straordinario o in convenzione AIB) con l’ausilio di sei autopompe, due autobotti e sei fuoristrada con modulo, oltre al prezioso supporto del funzionario di servizio itinerante. Nel tardo pomeriggio è inoltre giunto sul territorio il Modulo Operativo Antincendio Boschivo (MO.AIB) inviato dalla regione Toscana con ulteriori nove unità e relativi automezzi, pronto a essere impiegato per i turni di giovedì.

Il dispositivo operativo regionale ha già programmato la riattivazione della SOUP (Sala Operativa Unica Regionale), dei DOS e di tutte le squadre AIB a partire dalle ore 06:00 di giovedì 16 luglio, per riprendere immediatamente le azioni di attacco diretto sui fronti ancora attivi.

Da oggi le nuove regole sugli autovelox

Da oggi, domenica 12 luglio, in vigore le nuove regole sugli autovelox, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, sabato, del decreto del ministero delle Infrastrutture che stabilisce quali siano gli apparecchi omologati e che quindi possono continuare a funzione. Sono circa 3.159 per il Ministero, mentre altri 850 circa vanno spenti se non saranno adeguati alle nuove normative.

Gli autovelox che potranno continuare a fare multe sono quelli appartenenti a 25 modelli indicati nell’Allegato B del decreto. Non sono però stati tutti testati dalle autorità: restano attivi quelli che appartengono ai prototipi menzionati nel testo, a patto che siano anche stati installati secondo una configurazione prevista, che abbiano una taratura valida e che superino tutte le verifiche tecniche obbligatorie. Tutti gli apparecchi che non sono citati nell’Allegato B, per continuare a fornire la base giuridica per emettere le multe, dovranno invece essere omologati.

Il provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti definisce le procedure di omologazione, verifica e taratura iniziale e periodica delle apparecchiature impiegate per accertare le violazioni dei limiti di velocità, con l’obiettivo di introdurre criteri tecnici uniformi su tutto il territorio nazionale. Gli apparecchi dovranno essere tarati prima del loro utilizzo e dovranno essere sottoposti a continue verifiche, almeno una volta all’anno.

Il Codacons chiede la massima trasparenza sui dispositivi utilizzati per il controllo della velocità e sulle verifiche effettuate dalle amministrazioni competenti.

“Le nuove disposizioni devono contribuire a superare le incertezze che negli ultimi anni hanno alimentato contenziosi e dubbi sulla regolarità delle sanzioni — afferma Francesco Tanasi, segretario nazionale Codacons —- Gli automobilisti devono poter sapere che ogni multa è stata accertata mediante dispositivi conformi alla normativa, correttamente installati, verificati e sottoposti alle tarature previste.”

Il Codacons chiede al Ministero di rendere facilmente accessibili e costantemente aggiornate le informazioni sui dispositivi utilizzabili e sulle relative procedure di controllo.

L’associazione invita inoltre gli enti proprietari delle strade e gli enti locali competenti a effettuare tempestivamente una ricognizione degli apparecchi installati sulle rispettive reti viarie, verificandone la regolarità e assicurando la massima trasparenza nei confronti dei cittadini.

“La sicurezza stradale – conclude Tanasi – resta una priorità assoluta e il controllo della velocità rappresenta uno strumento importante per prevenire gli incidenti. Proprio per questo gli autovelox devono essere impiegati con rigore, nel pieno rispetto delle norme e senza alimentare il sospetto che possano essere utilizzati prevalentemente per incrementare le entrate degli enti”.

“Noir Revolution”, al Fashion Show l’iconico tubino reinventato dagli studenti dell’ABA

La moda ribelle, con tulle, stringhe, ecopelle, fascianti trasparenze e rasi. E il colore nero che domina, anche sull’inedito noir carpet allestito nel chiostro dell’Accademia di Belle Arti “Vannucci”. Del resto, il titolo dell’edizione 2026 del Fashion Show era già evocativo: “Noir Revolution”.

Davanti a una platea di oltre 300 persone, con ospite d’eccezione il fotografo Steve McCurry, tra gli applausi di autorità, addetti ai lavori e le emozionate famiglie degli studenti, il Fashion Show annuale ha celebrato il centenario del capo-icona per eccellenza: il mitico tubino nero di Coco Chanel, reinventato e proiettato nel futuro.

La sfida, lanciata agli allievi del terzo anno del corso di Fashion Design guidati dalla docente Serena Logozzo (coordinatrice generale dell’evento), era complessa: prendere la Petite robe noire del 1926 e spogliarla di ogni conformismo classico. La risposta dei giovani stilisti è stata dirompente. In passerella hanno sfilato outfit rigorosamente neri, ma ripensati attraverso volumi scultorei, geometrie audaci, stringhe intriganti, giochi di trasparenze, drappeggi fluidi e lavorazioni a ruche. Una rivoluzione fluida che ha scardinato i generi, declinando il tubino sia per lei che per lui, trasformandolo da simbolo di sobria eleganza a tela di pura espressione identitaria. Accanto a modelli e modelle professionisti, la serata ha visto l’uscita trionfale dei 25 studenti-designer, applauditissimi dal pubblico.

L’evento, che ha richiesto un anno di intensa ricerca didattica e laboratoriale, è stato orchestrato da una complessa macchina organizzativa. La serata è stata condotta dalla presentatrice Manuela Marinangeli, con il coordinamento dietro le quinte di Laura Cartocci, la regia di Stefano Massoli e il tocco della make-up artist Simona Toni per il trucco.

La profonda soddisfazione per il successo della serata e per la straordinaria qualità didattica del corso è stata espressa dalla direttrice dell’Accademia, Tiziana D’Acchille: “Il corso di Fashion Design è uno dei più frequentati della nostra Accademia ed è un percorso che attira talenti nazionali e internazionali, in particolare dalla Corea, dalla Mongolia, dall’area dei Balcani e da tutta Italia. Questo appuntamento conferma la qualità di un’offerta formativa molto solida, che rappresenta un elemento fondante: qui i ragazzi costruiscono la loro futura professionalità non soltanto sulla carta o al computer, ma direttamente in laboratorio, realizzando personalmente i loro capi. Sono ideatori, designer, ma anche veri e propri realizzatori e artigiani del proprio lavoro. Il corso si basa infatti su elementi fortissimi di sartoria, affiancati da uno studio teorico e storico approfondito della moda. Vedere questa sera il consenso del pubblico è la prova che siamo sulla strada giusta”.

A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stato l’assessore al Turismo, marketing territoriale, spettacoli dal vivo e creatività, Fabrizio Croce, che ha evidenziato il valore strategico dell’istituzione perugina: “Quando l’alta formazione riesce a incrociare segmenti di vita che si intrecciano con l’avviamento al lavoro e con specifici ambiti dell’economia, credo si tocchi un tema di eccezionale interesse. Qui i ragazzi si mettono concretamente alla prova, danno spazio alla loro creatività, ma allo stesso tempo incontrano ciò che diventerà il loro futuro professionale. Questo passaggio sul piano della concretezza rappresenta un valore aggiunto immenso per tutto il nostro territorio. Come amministrazione siamo stati tra i primi in Italia a credere in questo progetto: è una realtà che va difesa, sostenuta e celebrata ogni anno, perché testimonia i livelli di assoluta eccellenza raggiunti dai nostri istituti di alta formazione”.
Flash, applausi e abbracci hanno sancito, sul finale, la chiusura di un cerchio perfetto: un anno di ricerca, studio e intraprendenza sartoriale che riconfermano l’Accademia di Perugia come hub centrale per costruire il proprio futuro professionale sul Made in Italy.

Al via i saldi anche in Umbria, tra caccia all’affare e richieste di modifica

Al via da sabato 4 luglio anche in Umbria (come nel resto d’Italia, ad eccezione delle province di Trento e Bolzano) i saldi estivi. Meno attesi dai consumatori italiani, visto che varie forme di sconti si applicano ormai tutto l’anno, ma comunque importanti per dare ossigeno al settore. Saldi che in Umbria potranno durare al massimo 60 giorni.

Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio quest’anno per l’acquisto di capi scontati ogni famiglia spenderà in media 201 euro – pari a 91 euro pro capite – per un valore complessivo di 3,2 miliardi di euro.

Le regole

Vigono in tutta Italia le stesse regole di trasparenza: il negoziante deve indicare accanto a ogni capo il prezzo pieno e la percentuale di sconto applicata. Dal 2023 vale inoltre una regola europea recepita in Italia: il prezzo di riferimento da confrontare con quello scontato deve essere il più basso praticato nei trenta giorni precedenti l’inizio dei saldi, per evitare sconti solo apparenti.

I prodotti in saldo vanno inoltre tenuti separati da quelli a prezzo intero e, in caso di capo difettoso, il cliente ha diritto a sostituzione, riparazione o rimborso dietro presentazione dello scontrino. Online la disciplina è più favorevole: reso o cambio entro 14 giorni dalla consegna, a prescindere dall’esistenza di un difetto.

Le modifiche

Il presidente umbro di Federmoda Confcommercio, Carlo Petrini, spiega perché si chiede di rivedere tempistiche e modalità dei saldi: “La data di avvio in piena stagione estiva – troppo anticipata – e un andamento delle vendite piuttosto modesto da marzo a giugno rendono l’avvio dei saldi estivi una occasione ghiotta per i consumatori, che possono fare veri affari, avendo a disposizione un vasto assortimento. È peraltro innegabile che in questi anni è cambiato sia l’approccio dei clienti, sia il valore dei saldi stessi. Un tempo erano lo strumento per svuotare i magazzini, oggi questo aspetto è molto ridotto, perché sono pochissime le attività che accumulano merce: servono soprattutto per fare liquidità”.

“Quali che siano le previsioni sulle vendite – sottolinea – il mutamento delle condizioni di mercato e dei comportamenti di acquisto, il far west che si registra con i cosiddetti “pre–saldi” o saldi privati, che premiano i “furbetti”, la concorrenza dell’on line, che fa sconti quando e quanto vuole, rendono inderogabile arrivare ad una nuova regolamentazione della materia.
Federmoda Umbria e Confcommercio Umbria stanno lavorando da tempo sui tavoli nazionali e regionali per la riforma della disciplina delle vendite straordinarie e dei saldi, con proposte organiche e concrete”.

In occasione dei lavori di riforma del Testo Unico del Commercio sono state presentate alla Regione Umbria una serie di richieste, il cui duplice obiettivo è assicurare maggiore trasparenza ai consumatori e allo stesso tempo tutelare le imprese di vicinato. La proposta più rilevante riguarda l’introduzione, su facoltà della Regione Umbria, di nuovi periodi di vendita di fine stagione oltre ai saldi invernali ed estivi tradizionali: saldi di primavera (24 maggio-8 giugno) e saldi d’autunno (15-30 novembre), della durata massima di 15 giorni ciascuno, con un intervallo a prezzo pieno tra il 9 giugno e il 31 luglio, così da distribuire meglio le vendite lungo l’anno e sostenere la sostenibilità economica delle imprese.

“Chiediamo anche la conferma – ricorda Petrini – del divieto di reintegro della merce durante le liquidazioni, per preservarne la natura eccezionale; la conferma del periodo di inattività di 180 giorni dopo una liquidazione per cessazione di attività, e della chiusura obbligatoria di almeno 15 giorni dopo liquidazioni per ristrutturazione o rinnovo dei locali; il mantenimento del divieto di vendite promozionali sui prodotti non alimentari stagionali dal 1° dicembre fino all’avvio dei saldi invernali, per tutelare il valore economico delle vendite di fine stagione”.

Assoutenti: ecco le spese in più a causa del caldo estremo

L’associazione dei consumatori Assoutenti ha stimato in 600 euro la spesa aggiuntiva per una famiglia italiana a causa del caldo estremo, tra maggior consumo di elettricità per i condizionatori e di acqua e spese per prodotti rinfrescanti.

L’accensione di condizionatori, ventilatori, deumidificatori porta ad una spesa maggiore tra 50 e 100 euro a famiglia. Molte dipendente, ovviamente, dal tipo di impianto e dall’utilizzo che se ne fa.

Il caldo comporta anche un aumento dei consumi idrici, con un maggiore utilizzo dell’acqua per docce rinfrescanti, per dissetarsi, per irrigare giardini e piante; in questo l’aumento della spesa è di circa 20-30 euro in più a famiglia.

Per bibite, gelati e frutta fresca la spesa è di 60-80 euro in più al mese a famiglia. Altri 20-40 euro per gli integratori alimentari. Ma anche maggior ridotto a prodotti cosmetici e di protezione della pelle (30-40 euro in più).

L’inflazione ha poi spinto in altro i prezzi per piscine e stabilimenti balneari, con una spesa aggiuntiva che può variare dai 120 ai 200 euro a famiglia.

Spese a cui si aggiungono quelle per tenere fresca l’auto, con il condizionatore che può portare ad un aumento del 30% del consumo dei carburanti (con un aggravio quindi medio di 40-50 euro al mese a famiglia).

Italy for Climate, l’Umbria eccelle negli assorbimenti naturali ma rallenta sulle rinnovabili

L’Umbria si conferma un territorio chiave per la tutela del capitale naturale, posizionandosi tra le regioni più virtuose per capacità di assorbimento di CO2. Secondo quanto emerge da CIRO (Climate Indicators for Italian RegiOns), la piattaforma sviluppata da Italy for Climate in collaborazione con ISPRA che analizza le performance ambientali regionali attraverso 27 indicatori chiave, l’Umbria presenta un livello di assorbimenti naturali superiore alla media nazionale, supportato da una performance agricola complessivamente positiva. Il settore agricolo umbro registra infatti risultati migliori della media per quanto riguarda le emissioni settoriali pro capite, il numero di bovini allevati e l’uso di fertilizzanti azotati. La quota di consumi energetici coperta da rinnovabili è del 22,6%, valore superiore al dato nazionale del 18%.

Le sfide principali riguardano lo sviluppo tecnologico della transizione.

L’Umbria presenta performance inferiori alla media per quanto riguarda l’attivazione di nuove comunità energetiche e la quota di conseguimento del target rinnovabili al 2030 (ferma al 17,2% contro il 31% nazionale). Criticità si riscontrano anche nei trasporti, con un tasso di motorizzazione elevato (774 auto ogni 1000 abitanti contro una media nazionale di 701) e un utilizzo del trasporto pubblico locale ancora insufficiente.

“Attraverso la piattaforma CIRO abbiamo voluto fornire alle regioni uno strumento per misurare le proprie performance in materia di clima e transizione energetica attraverso 8 temi, 27 indicatori e un’unica metodologia in grado di garantire la comparabilità dei risultati. L’obiettivo non è quello di fare delle classifiche, quanto piuttosto di far emergere le peculiarità spesso uniche dei singoli territori, mostrarne punti di forza e punti di debolezza e aiutare così le amministrazioni ad individuare le proprie priorità di azione. Ma CIRO ha anche l’obiettivo di promuovere nei territori un dibattito sulla transizione informato e basato su dati quanto più possibile attendibili e scientificamente fondati, frutto del costante lavoro di confronto con i tecnici di Ispra e con altre istituzioni scientifico di rilievo nazionale” dichiara Andrea Barbabella, Responsabile Scientifico di Italy for Climate (I4C).

Gli indicatori


EMISSIONI: l’Umbria presenta un livello di assorbimenti naturali più alto della media nazionale, posizionandosi tra le regioni più virtuose; le emissioni totali pro capite sono ancora leggermente superiori alla media nazionale.

ENERGIA: il mix energetico è sostanzialmente allineato alla media nazionale in termini di distribuzione delle fonti, mentre i consumi finali di energia pro capite sono fra i più elevati in Italia.

RINNOVABILI: la quota di consumi energetici da rinnovabili è superiore alla media nazionale (22,6% contro una media nazionale del 18%). La performance però non è altrettanto positiva se guardiamo agli sviluppi degli ultimi anni: sono state attivate poche comunità energetiche (solo 4 nel 2024) e risultano piuttosto inferiori alla media nazionale, al 2025, sia la crescita degli impianti rinnovabili che la quota di conseguimento del target rinnovabili (quest’ultima ferma al 17,2%, contro una media pari al 31%).

EDIFICI: le emissioni settoriali e i consumi energetici medi delle abitazioni sono entrambi di poco superiori alla media nazionale, mentre la quota di consumi elettrici è ancora piuttosto bassa. La quota di edifici in classe A è di poco inferiore alla media nazionale e pari al 9,5%, contro una media dell’11%.

INDUSTRIA: l’Umbria registra una quota di consumi elettrici del settore (pari al 40%) di poco superiore alla media nazionale (39%), mentre in rapporto al valore aggiunto sia le emissioni che i consumi di energia del settore registrano performance negative, restando ancora superiori alla media nazionale.

TRASPORTI: poco positiva la performance dell’Umbria sugli indicatori del settore, con emissioni settoriali pro capite superiori alla media nazionale, un tasso di motorizzazione piuttosto elevato (774 auto ogni 1000 abitanti contro una media di 701), e un numero di passeggeri trasportati dal trasporto pubblico locale inferiori rispetto alla media (59 passeggeri in rapporto alla popolazione, contro 82 della media nazionale). Anche la quota di auto elettriche nelle nuove immatricolazioni risulta leggermente inferiore alla media nazionale.

AGRICOLTURA: l’Umbria registra una performance nel complesso positiva, con risultati sempre migliori della media nazionale in termini di emissioni settoriali pro capite, di numero di bovini allevati in rapporto alla popolazione (62 capi ogni 1000 abitanti, contro una media di 98) e di impiego di fertilizzanti azotati; la quota di agricoltura biologica è invece di poco inferiore alla media nazionale.

VULNERABILITÀ: l’Umbria si posiziona tra le regioni con il più basso numero di eventi meteoclimatici estremi in rapporto alla superficie; bassa è anche la quota di popolazione residente in area a rischio alluvione e il tasso di suolo consumato; meno positivo il risultato sulle perdite di rete idrica, leggermente più alte della media nazionale.

E’ morto Giovannino Antonini, da presidente della Bps protagonista della finanza regionale

Si è spento nella sua abitazione a Spoleto, a seguito di una malattia, Giovannino Antonino, a lungo presidente della Banca Popolare di Spoleto e poi della Spoleto Credito e Servizi.

“Antonini – è scritto in una nota di cordoglio della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, a nome della Giunta – è stato un protagonista del mondo bancario umbro che ha dato impulso allo sviluppo dei settori dell’economia e del sociale del nostro territorio. La Regione Umbria lo ricorda formulando sentite condoglianze alla moglie e ai figli”.

“Figura che per molti anni ha rappresentato una parte significativa della storia economica, bancaria e sociale del nostro territorio”. ha ricordato il sindaco di Spoleto, Andrea Sisti, esprimendo il cordoglio dell’amministrazione comunale.

“Antonini – si legge nella nota del Comune – ha legato il proprio nome a una stagione importante della vita cittadina, contribuendo allo sviluppo e alla crescita di realtà che hanno avuto un ruolo centrale nell’economia locale. Nel ricordare l’impegno con cui ha operato a servizio delle istituzioni economiche del territorio, esprimo a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità spoletina le più sentite condoglianze ai familiari”.

Federmanager: l’AI un eccezionale copilota, ma alla guida resta l’uomo

I manager non sono spaventati dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale. Nella consapevolezza che, pur potendo disporre di un eccezionale “copilota”, al “volante” resti comunque il manager, con la sua intelligenza emotiva che deve essere unita a quella artificiale.

Gli scenari per la leadership del futuro sono stati affrontati nel convegno organizzato a Foligno da Federmanager Umbria insieme a Confindustria Umbria, l’Ordine degli Ingegneri di Perugia e ADACI.

Dopo i saluti introduttivi di Luca Ferrucci, Amministratore Unico di Sviluppumbria, dell’ing. Massimo Cresta (Presidente Federmanager Umbria), di Simone Cascioli (DG Confindustria Umbria) e dell’ing. Moreno Marziani (neo Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Perugia), i lavori sono stati guidati dall’imprenditrice Ilaria Caporali (Founder e CHO di Balance Consulting) e sviluppati attraverso moduli tematici. Un’occasione di confronto importante sul tema, in cui la principale organizzazione sindacale e di rappresentanza in Italia che tutela i dirigenti, i quadri apicali, i manager e l’alta direzione delle aziende industriali e dei servizi correlati, ha sottolineato “la centralità di governance, responsabilità e sostenibilità nell’adozione dell’IA.

Il punto di Federmanager Umbria

“Occorre sviluppare modelli tecnologici centrati sulla persona, sulle imprese e sulla collettività – è stato spiegato – per una crescita inclusiva e duratura”. In questo quadro, infatti, il ruolo del manager evolve: l’IA ridefinisce tempi e processi, mentre diventano strategiche le competenze distintive umane. “L’Intelligenza Emotiva emerge come driver chiave della leadership futura, articolata in tre dimensioni: consapevolezza di sé e delle proprie responsabilità; capacità di gestire le emozioni e orientarle verso obiettivi condivisi; l’empatia e l’ascolto attivo, indispensabili per valorizzare persone e talenti”, ha sottolineato il presidente Massimo Cresta. La posizione di Federmanager Umbria, dunque, è chiara: la competitività del sistema Paese dipenderà dalla capacità di integrare intelligenza umana e intelligenza artificiale. “Il manager del futuro sarà orchestratore della collaborazione uomo-macchina, promotore di modelli organizzativi innovativi e protagonista di una trasformazione tecnologica etica, sostenibile e orientata al bene comune – ha aggiunto Cresta – Federmanager ritiene che la competitività del Paese dipenderà sempre più dalla capacità di integrare efficacemente intelligenza umana e intelligenza artificiale, sviluppando competenze manageriali in grado di guidare una trasformazione tecnologica sostenibile, etica e orientata al bene comune”.

“Intelligenze” a confronto

Tre le sezioni tematiche affrontate: “Artificial Intelligence”, il modulo coordinato dalla dott.ssa Veronica Del Priore, che ha visto il prezioso contributo della dott.ssa Francesca Boccia, coordinatrice Commissione nazionale I.A. Federmanager e membro dell’osservatorio I.A. del CNEL come delegata Cida), sull’evoluzione dei processi decisionali aziendali guidati dagli algoritmi attraverso il focus su “Dalla decisione umana alla decisione aumentata”.

Tante e interessanti le tematiche affrontate: “Dalla AI sperimentale alla AI infrastrutturale”; Dal controllo episodico dei processi al monitoraggio continuo: la fine del modello set-it-and-forget-it”; “Dal settore privato alla PA: l’efficienza, la fiducia e la personalizzazione diventano la logica comune”; Nell’ambito della “Supply chain, il focus è stato su sostenibilità e resilienza: dalla catena lineare all’ecosistema intelligente”; Con l’IA si potranno anticipare i bisogni non solo rispondere alle richieste; si potranno “sviluppare dei Servizi predittivi e personalizzati:”; la AI utile è quella verificabile”; “La condizione per una crescita della AI in modo affidabile non è quella della semplice introduzione della stessa, non basta adottare l’AI ma bisogna governarla”.

Si è poi passati al modulo “Intelligenza Emotiva”, guidato dalla dott.ssa Marzia Martino, in cui sono state approfondite le componenti psicologiche e antropologiche del comando con due autorevoli contributi: il primo del professor Marco Moschini (UNIPG), secondo il quale “la vera leadership in un mondo digitale deve rimettere al centro l’uomo. L’Intelligenza Artificiale offre grandi opportunità, ma il vero sapere umano si distingue da quello delle macchine perché è fatto di anima, di domande e di dubbi, e non solo di pura efficienza tecnica”; il secondo, è stato quello del professor Francesco Marino (UNINT), intervento in cui il docente ha messo in luce che “la leadership del futuro non rifiuta l’IA e non si fa travolgere da essa, la usa per liberare tempo da dedicare alle persone. Il successo aziendale si misurerà con l’intensità della collaborazione tra l’intelligenza delle macchine e l’empatia dell’uomo”.

Robotica avanzata

Infine, un focus sulla “Robotica Avanzata”, il panel tecnico moderato dall’ing. Luciano Pizzoni (Umbra Group) in cui hanno relazionato il prof. Paolo Valigi (UNIPG), il prof. Alberto Dionigi (UNIPG) e il dott. Giovacchino Rosati (EAGLEPROJECTS SPA), referenti di due realtà chiave del nostro territorio che preparano ingegneri e che “assorbono” ingegneri. Ed è proprio in questo contesto in cui si iniziano ad aprire e si apriranno nuovi spazi di lavoro qualificato che è stato quanto mai fondamentale capire, attraverso appunto i loro interventi, il più possibile in anticipo le prospettive per canalizzare al meglio i percorsi comuni di crescita. Un appuntamento che si è aperto a sorpresa con l’arrivo in sala di un “cane-robot” e di un umanoide.

Uso etico

A chiudere la giornata è stata la profonda riflessione di Don Alessandro Picchiarelli sull’Etica dell’intelligenza artificiale, un tassello fondamentale per rimettere l’uomo e i suoi valori al centro della rivoluzione tecnologica in corso. “Etica dell’intelligenza artificiale – ha spiegato Picchiarelli – significa riflettere su una realtà che ormai ci appartiene, in quanto essere umani, che ci racconta anche la nostra umanità, ciò che noi siamo, una realtà che va in qualche modo regolata, capita e orientata non per frenare lo sviluppo, ma per rendere lo sviluppo a misura d’uomo, che ci aiuti a crescere nella nostra umanità. La tecnologia è una preziosa occasione di umanizzazione se compresa e vissuta bene, ma può diventare anche una pericolosa occasione di disumanizzazione se non la sappiamo accogliere e non sappiamo cooperare con essa”.