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Autore: Sara Grossi

Così il risparmio degli umbri | L’opzione smartworking

Le famiglie umbre accantonano (il dato è del 2024) 1,208 miliardi, appena l’1,07% del totale nazionale. La propensione sale al 6,30%, ma resta sotto l’8,28% dell’Italia e il 7,28% del Centro. Perugia ha più risparmio pro capite, Terni trattiene una quota maggiore del reddito.

Il confronto con Toscana, Marche e Lazio mostra una regione che migliora ma resta indietro. Nei territori con più smart working si accantonano 2.697 euro a lavoratore contro 1.615. La differenza, 1.082 euro, dice quanto contino lavoro qualificato, digitale e organizzazione. Il nodo umbro non è la scarsa prudenza: è il reddito che resta troppo stretto dopo le spese.

E’ quanto emerge dall’analisi di Unioncamere e del Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, fulcro dell’informazione economica camerale, sviluppata per l’Umbria nella collaborazione con la Camera di Commercio dell’Umbria.

Il numero decisivo è la propensione al risparmio: la quota del reddito disponibile lordo che non viene assorbita dai consumi finali. In Italia è salita dal 7,55% del 2019 all’8,28% del 2024. Il Nord arriva al 9,73%, il Centro al 7,28%, il Sud e Isole al 6,08%. L’Umbria si ferma al 6,30%: meglio del 5,62% del 2019, ma ancora ben sotto la media nazionale e sotto tutte le altre regioni centrali.
Anche l’ammontare complessivo mostra il peso dei divari. Il risparmio lordo italiano vale 113,055 miliardi di euro. Il Nord ne concentra 71,189 miliardi, pari al 62,97% del totale, con 2.589,15 euro pro capite. Il Centro arriva a 20,504 miliardi, il 18,14%, con 1.751,74 euro a testa. Il Sud e Isole pesa per 21,362 miliardi, il 18,90%, ma scende a 1.081,24 euro per abitante. L’Umbria, con l’1,07% del totale nazionale, è dentro l’Italia che tiene, ma non dentro quella che accumula di più.

La regione guadagna due posti nella graduatoria nazionale, ma resta sedicesima. Supera Puglia al 6,24%, Calabria al 5,91%, Sardegna al 5,29% e Sicilia al 5,05%; resta però dietro all’Abruzzo al 6,54%, alle Marche al 7,47%, alla Toscana al 7,63% e al Lazio al 7,14%. Rispetto al vertice, la distanza è netta: Piemonte al 10,70%, Lombardia al 10,46%, Emilia-Romagna al 10,14%. L’Umbria non è in coda, ma non aggancia il passo dell’Italia più solida.

Anche il risparmio pro capite racconta una regione sospesa. La Lombardia guida con 2.943,72 euro per abitante e concentra il 26,1% del risparmio nazionale. Seguono Piemonte con 2.719,60 euro, Emilia-Romagna con 2.705,01 e Liguria con 2.546,67. L’Umbria, con 1.418,11 euro, è quattordicesima: davanti ad Abruzzo, Campania, Puglia, Sardegna, Calabria e Sicilia, ma ultima nell’Italia centrale.

Dentro la regione, Perugia e Terni raccontano due sfumature diverse. La provincia di Perugia genera 915,12 milioni di risparmio lordo e arriva a 1.437,28 euro pro capite. La provincia di Terni si ferma a 293,49 milioni e a 1.361,50 euro per abitante. In valore medio, Perugia è avanti del 5,3%. Ma nella propensione il rapporto si rovescia: Terni sale al 6,59%, Perugia resta al 6,21%. I perugini mettono da parte più euro a testa, i ternani trattengono una quota leggermente maggiore del reddito disponibile.
Le classifiche provinciali confermano il miglioramento, ma anche la distanza. Terni è al 75° posto nazionale per propensione al risparmio, due posizioni meglio del 2019; Perugia è 81ª, sei posizioni meglio del pre-Covid. Nel risparmio pro capite, Perugia è 68ª e Terni 71ª. Sono segnali di recupero, non di svolta: la regione risale, ma resta nella metà bassa della graduatoria.

La distanza dalle province leader è pesante. Milano accantona 3.920,01 euro per abitante, quasi il triplo dell’Umbria. Seguono Biella con 3.560,85 euro, Modena con 3.260,57, Bologna con 3.028,27 e Genova con 2.998,63. Nella propensione, la prima è Biella con il 14,37%, seguita da Asti al 12,79% e Vercelli al 12,53%. Le prime ventuno province sono del Nord; per trovare la prima del Centro bisogna arrivare ad Ancona, trentaseiesima con l’8,52%.

Il lavoro da remoto è uno dei passaggi più rivelatori. Nei territori dove lo smart working è più diffuso della media, i lavoratori hanno accantonato 2.697 euro a testa nel 2024; dove pesa meno, 1.615 euro. La differenza è di 1.082 euro per lavoratore. Anche la propensione cambia: 9,45% contro 7,67%. Non è soltanto il risparmio sul tragitto casa-ufficio. È il segnale di economie più qualificate, più digitali, più terziarie, con redditi e organizzazioni del lavoro capaci di lasciare più spazio nei bilanci familiari.

Avverte Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “La conoscenza deve diventare azione: più produttività, più competenze, più digitale, più credito orientato agli investimenti, servizi più efficienti e lavoro di qualità. È su questi terreni che tutte le istituzioni e le forze sociali ed economiche debbono convergere con azioni coordinate, accompagnando le imprese nella transizione digitale, rafforzando la formazione, sostenendo l’incontro tra domanda e offerta di competenze e favorendo una crescita più solida. Il risparmio diventa sviluppo solo se nasce da redditi più forti e da fiducia. Non basta difendersi dagli imprevisti: dobbiamo aiutare l’Umbria – conclude – a trasformare quel margine in futuro, capitale umano e nuova capacità di crescere”.

INPS, le nuove regole sulle assenze per malattia

Da quest’anno sono cambiate le regole dei controlli INPS sulle assenze per malattia dei lavoratori dipendenti. Rafforzate le verifiche sanitarie (con controlli più frequenti e procedure digitalizzate) per contrastare eventuali abusi.

Tra le principali novità previste dalla manovra economica del Governo cìè anche il potenziamento del personale incaricato delle visite fiscali, per aumentare i controlli domiciliari.

Attivato il nuovo portale telematico integrato nella Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), attraverso il quale i datori di lavoro potranno richiedere visite fiscali in modo più semplice e immediato, velocizzando l’intera procedura di verifica.

Una delle novità più importanti della riforma riguarda gli orari di reperibilità durante la malattia. Senza distinzione, come previsto dalla sentenza del TAR del Lazio n. 16305, tra lavoratori pubblici e privati.

Queste le fasce orarie per le visite fiscali INPS per tutti i lavoratori (nei giorni feriali e festivi):

dalle 10:00 alle 12:00
dalle 17:00 alle 19:00

In queste fasce orarie il lavoratore in malattia è tenuto a trovarsi presso il domicilio comunicato nel certificato medico. Può assentarsi per i seguenti motivi certificati:

visite specialistiche;
esami clinici;
terapie mediche;
cure legate al percorso sanitario.
In questi casi è fondamentale possedere una documentazione scritta che giustifichi l’assenza al momento del controllo.

Sono esclusi dai controlli domiciliari:

lavoratori con patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
dipendenti con invalidità pari o superiore al 67%;
lavoratori affetti da malattie connesse a infortuni sul lavoro;
casi riconducibili a patologie derivanti dall’attività lavorativa.
Resta comunque all’INPS la facoltà di effettuare verifiche documentali o ulteriori accertamenti sanitari.

Il certificato medico va inviato seguendo le procedure ordinarie. Entro il giorno successivo all’inizio della malattia, il medico curante deve inviare telematicamente il certificato all’INPS. Successivamente, il lavoratore deve comunicare al datore di lavoro il numero di protocollo della pratica entro 48 ore.

Urne aperte nei 6 Comuni umbri in cerca di un sindaco

Urne aperte dalle ore 7 di oggi (domenica) nei 6 Comuni umbri dove si vota per i rinnovi dei sindaci e dei Consigli comunali. Si tratta di Valfabbrica, Scheggino, Attigliano, Calvi dell’Umbria, Ferentillo e Giove, con 14 candidati alla fascia di sindaco.

Alle ore 12 di sabato, primo rilevamento, l’affluenza è stata intorno al 16%, in linea con quella delle precedenti elezioni. Alle 19 affluenza del 42,7%, inferiore di quasi un punto percentuale rispetto alla precedente.

Le sfide

A Valfabbrica sono due i candidati per la carica di sindaco: l’uscente Enrico Bacoccoli è sfidato da Loredana Petrosi.

Ad Attigliano la sfida è tra gli ex alleati Leonardo Vincenzo Fazio (uscente) e l’ex sindaco Daniele Nicchi.

A Scheggino i candidati a sindaco sono ben cinque: l’uscente Fabio Dottori, Carlo Stefanelli, Paolo Chiappini , Pietro Gagliano, Giorgia Gorini.

A Ferentillo in corsa l’ex vice sindaco Massimiliano Costantini e Sebastiano Torlini.

A Giove il sindaco uscente Marco Morresi è sfidato da Rita Benigni.

A Calvi dell’Umbria corre solo il vice sindaco uscente Sandro Spaccasassi.

Quando e come si vota

Urne aperte domenica 24 maggio dalle ore 07:00 alle 23:00 e lunedì 25 maggio:dalle ore 07:00 alle 15:00.

Per votare è necessario presentarsi al proprio seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale.

Nei comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti è previsto il voto di preferenza per i consiglieri comunali, con il rispetto della parità di genere (possibilità di esprimere due preferenze, purché di sesso diverso).

(notizia in aggiornamento)

Crisi energetica, i costi in più per famiglie e imprese umbre

Dei 29 miliardi di euro che, secondo la stima dell’Ufficio studi della Cgia, famiglie e imprese italiane pagheranno in più quest’anno per i costi di energia e carburanti a causa della guerra in Medio Oriente, 507 milioni peseranno gli umbri, che spenderanno il 16,1% in più rispetto al 2025.

Per bollette di luce e gas e carburanti, rispetto ai 3.145 milioni di euro pagati nel 2025, quest’anno imprese e famiglie umbre dovranno pagare 3.652 milioni di euro.

In Umbria gli incrementi di benzina e diesel faranno spendere 239 milioni in più (+20,8%), passando da una spesa complessiva di 1.150 milioni a 1.389 milioni.

Per l’energia elettrica in Umbria i rincari saranno del 12,8% (+181 milioni in termini assoluti, passando da 1.411 a 1.592 milioni).

La spesa in più per il gas è percentualmente tra le più alte d’Italia: +14,9%, passando da 584 a 671 milioni.

Incentivi all’occupazione, salario giusto, rinnovi, digitale: il decreto sul lavoro in sintesi

Questi, in sintesi, i punti del decreto-legge sul lavoro approvato dal Consiglio dei Ministri, con una dotazione di circa 934 milioni di euro.

Bonus e incentivi all’occupazione

Al fine di ridurre i divari territoriali e favorire l’inserimento nel mercato del lavoro delle categorie più esposte, il decreto prevede quattro principali misure di decontribuzione:

bonus assunzione donne 2026, consistente in un esonero contributivo del 100% (fino a 650 euro mensili) per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate, con un incremento a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della zona economica speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno;
bonus assunzione giovani 2026, che prevede l’esonero del 100% dei contributi previdenziali (fino a 500 euro mensili) per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni, con limite elevato a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi;
bonus stabilizzazione giovani 2026, che prevede l’esonero del 100% dei contributi fino a 500 euro per 24 mesi anche per le stabilizzazioni di contratti a termine, stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 e della durata massima di 12 mesi, effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, per personale di età inferiore ai 35 anni mai occupato stabilmente in precedenza;
bonus assunzioni ZES 2026, per i datori di lavoro che occupano fino a un massimo di 10 dipendenti nella ZES unica per il Mezzogiorno, consistente in un esonero contributivo totale (fino a 650 euro mensili) per l’assunzione di soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.

Salario giusto

La disciplina sui trattamenti economici complessivi (TEC) tutela l’equilibrio di interessi tra lavoratori e parti sociali. Si garantisce ai lavoratori una retribuzione non inferiore ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, contrastando il dumping. La norma tutela le imprese favorendo la concorrenza leale e valorizza l’autonomia di sindacati e datori di lavoro, evitando l’imposizione di un salario minimo fissato per legge e lasciando alla contrattazione la definizione delle voci retributive.

Disciplina dei rinnovi contrattuali

Si interviene sulla disciplina del rinnovo dei contratti collettivi di lavoro. Nel rispetto dell’autonomia delle parti sociali, si stabilisce che siano le stesse a disciplinare, in sede di rinnovo, le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica per il periodo tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo, assumendo la data di scadenza naturale del contratto previgente come riferimento per assicurare la continuità della tutela economica. Qualora il rinnovo non avvenga entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni sono adeguate forfettariamente in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA).

Contrasto al caporalato digitale e tutele tecnologiche

Il provvedimento introduce misure specifiche per prevenire l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, con particolare riferimento alle attività gestite tramite piattaforme digitali, attraverso la verifica dell’identità digitale del lavoratore. Si tratta di una misura volta a impedire il fenomeno della cessione o del “noleggio” degli account che alimenta forme di caporalato, consentendo l’accesso alle piattaforme esclusivamente tramite sistemi di identificazione certa (SPID, CIE o sistemi di autenticazione forte); vige il divieto di cedere le proprie credenziali o utilizzare account non riconducibili alla propria identità, con responsabilità dei gestori per i sistemi di controllo e sanzioni amministrative o sospensione dell’attività per omessa vigilanza. Ed anche
il diritto alla trasparenza algoritmica, che impone l’obbligo di fornire informazioni chiare sulle modalità di funzionamento degli algoritmi che influenzano l’assegnazione dei compiti e i compensi, garantendo il diritto di conoscere i parametri del proprio “rating” e di richiedere l’intervento umano per il riesame di decisioni automatizzate che incidano significativamente sul rapporto di lavoro.
Conciliazione famiglia-lavoro

Sgravi

Il decreto introduce uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, un nuovo strumento di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro, che definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni, private e pubbliche, che scelgono di investire in modo strutturato su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute e continuità di carriera. La misura contenuta nel decreto prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende in possesso della certificazione collegata alla valorizzazione del sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, con una misura fino all’1 per cento e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.

Trattamento di fine rapporto

Si prevede la possibilità per i lavoratori di conferire alla previdenza complementare le quote TFR maturate nel periodo gennaio-giugno 2026.

Nuovi alloggi popolari o a prezzi calmierati, le misure del Piano casa

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Piano casa: 10 miliardi di euro di investimenti con cui, in 10 anni, avere 100mila nuovi alloggi popolari o a prezzi calmierati.

Tre le linee di intervento.

Per il recupero di circa 60mila alloggi che non possono essere assegnati perché degradati saranno messi a disposizione dei Comuni 1,7 miliardi di euro più un massimo di 4,8 miliardi dai programmi di rigenerazione urbana.

Oltre 3,6 miliardi di euro – risorse nazionali ed europee destinate all’emergenza abitativa – saranno messi in un unico fondo, gestito da Invimit, per interventi destinati alle aree del Pase dove è maggiore l’emergenza abitativa.

Per favorire gli investimenti privati, lo Stato offre semplificazioni burocratiche e procedure velocissime, compresa la nomina di un commissario straordinario per gli investimenti superiori a un miliardo di euro che rilascia un provvedimento unico di autorizzazione. In cambio, almeno il 70% degli alloggi costruiti dovrà essere di edilizia convenzionata, con prezzi di vendita o affitto calmierati di almeno il 33% sotto il valore di mercato. 

La premier Meloni ha ricordato il rifinanziamento pluriennale del Fondo di garanzia per la prima casa con 670 milioni fino al 2027, riportato alla sua funzione originaria: garanzia statale fino al 90% per famiglie numerose, giovani fino a 36 anni, giovani coppie e nuclei monoparentali.

Il ministro Salvini ha annunciato anche un fondo dedicato da 60 milioni di euro per i genitori separati: un contributo mensile tra i 400 e i 500 euro per un anno a chi, dopo la separazione, continua a pagare mutuo o affitto mentre l’ex coniuge resta nell’immobile.

In Umbria circa il 30% dei minori vittima di cyberbullismo

L’Istat svela che nel 2023 (l’ultimo anno per il quale ci sono dati definitivi) il 68,5% dei giovani tra 11 e 19 anni ha dichiarato di aver subito almeno un comportamento offensivo o aggressivo, mentre il 34% ha vissuto episodi di cyberbullismo; circa il 21,5% ne è vittima in modo ripetuto.

Nel Centro Italia, il Lazio registra un coinvolgimento del 33-35% degli studenti, con una forte incidenza nelle aree urbane; Toscana (32-34%), Marche (30-32%) e Umbria (circa 30%) confermano una diffusione ormai generalizzata.

Nel Mezzogiorno, in Campania e Sicilia il fenomeno coinvolge tra il 28% e il 32% dei giovani, mentre in Puglia e Calabria si attesta tra il 27% e il 30%; in Sardegna il dato medio è intorno al 31%. In Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, invece, oltre il 90% dei giovani dichiara di non aver mai subito episodi, segnalando una minore incidenza complessiva.

Al Nord, in Lombardia tra il 36% e il 40% degli studenti risulta coinvolto in episodi di cyberbullismo, con circa il 23% che segnala situazioni reiterate; valori simili si registrano in Piemonte (34-37%) e Emilia-Romagna (33-36%). Nel Nord-Est, Veneto e Friuli-Venezia Giulia presentano una quota di episodi ripetuti superiore al 22%, segno di una maggiore strutturazione del fenomeno.

L’introduzione della legge n. 132/2025, con l’inserimento dell’articolo 612-quater nel Codice Penale, rappresenta un passaggio di grande rilevanza giuridica e culturale. La norma, che punisce con la reclusione da uno a cinque anni la diffusione illecita di contenuti generati o alterati mediante sistemi di intelligenza artificiale, interviene su un terreno fino a pochi anni fa privo di una disciplina specifica, colmando un vuoto normativo reso evidente dalla rapida evoluzione tecnologica.

L’articolo 612-quater introduce un principio fondamentale: la tutela dell’identità personale e della reputazione deve estendersi pienamente anche ai contenuti digitali manipolati, riconoscendo che la violenza può essere esercitata non solo attraverso parole o azioni dirette, ma anche mediante rappresentazioni artificiali della realtà. In questo senso, la norma segna un cambiamento di paradigma, poiché riconosce giuridicamente il danno derivante dalla costruzione e diffusione di una “realtà alterata”, capace di incidere profondamente sulla percezione sociale di una persona.

Tuttavia – rileva il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani – una lettura attenta della disposizione evidenzia anche alcuni limiti strutturali. “L’intervento penale – scrive – si colloca necessariamente a valle del comportamento illecito, quando il danno è già stato prodotto e spesso amplificato dalla diffusione incontrollata in rete. La natura stessa dei contenuti digitali – replicabili, condivisibili e difficilmente eliminabili – rende infatti complessa una piena riparazione del danno subito dalla vittima. La sanzione, per quanto necessaria, non riesce da sola a ricostruire l’integrità dell’identità lesа.
Inoltre, la norma pone implicitamente una sfida interpretativa ed educativa: distinguere tra uso legittimo e uso illecito dell’intelligenza artificiale. Non ogni contenuto manipolato è di per sé illecito; ciò che rileva è l’assenza di consenso e la capacità di arrecare un danno ingiusto. Questa distinzione richiede competenze giuridiche e digitali che non possono essere date per scontate, soprattutto tra i più giovani”.

Per queste ragioni, il CNDDU sottolinea come la legge n. 132/2025 debba essere letta non solo come uno strumento repressivo, “ma come un segnale forte della necessità di accompagnare l’innovazione tecnologica con una crescita della consapevolezza etica. La norma indica un confine, ma spetta alla comunità educante renderlo comprensibile e interiorizzato”.

“L’efficacia dell’art. 612-quater – avverte il CNDDU – dipenderà dunque dalla capacità del sistema educativo di tradurre il principio giuridico in pratica quotidiana, promuovendo una cultura del rispetto digitale, della responsabilità e della tutela della persona. Senza questo passaggio, il rischio è che la norma resti un presidio formale, incapace di incidere sulle cause profonde del fenomeno”.

Aeroporto, numeri record aspettando il volo per Madrid

Una crescita dei passeggeri del 68% dal 2022, il record storico annuale di 620.400 passeggeri toccato nel 2025, quello giornaliero del 19 agosto dello scorso anno, quando 4120 persone sono transitate allo scalo umbro. E un bilancio in lieve attivo. Questo il lasciato del Cda di Sase guidato dal presidente Antonello Marcucci, che il 16 aprile, con la presentazione del bilancio, terminerà il proprio mandato.

Marcucci ha già comunicato che non si ripresenterà. I soci (su tutti la Regione, attraverso Sviluppumbria) dovranno indicare la nuova dirigenza, incaricata, è il mandato politico annunciato dalla presidente Stefania Proietti, di proseguire il lavoro fatto.

Guardando, con sostenibilità, all’attivazione di nuove rotte. Soprattutto Madrid, porta europea dalle Americhe. Ed anche Parigi e Francoforte, se si troveranno le risorse economiche da mettere sul piatto. Importanti hub, affinché si possa aumentare l’incoming di un turismo i cui numeri stanno crescendo insieme a quelli dell’aeroporto.

Uno sviluppo che però rischia di essere messo a rischio, anche in Umbria, dal caro-carburante legato alla guerra in Medio Oriente.

Bar e ristoranti, così si sta modificando il settore in Umbria

In Umbria, il settore della ristorazione oggi conta 5.764 esercizi, costituiti per il 58,8% da ristoranti e per il 38,1% da bar, secondo un’articolazione speculare a quella nazionale. La crescita rispetto a 15 anni prima – rileva l’indagine dell’AUR QUADERNI sul commercio in Umbria, è stata complessivamente del 16,5% (19,3% in Italia).

Ma soprattutto, in Umbria si sta osservando un processo di ricomposizione interna che non è semplicemente un ribilanciamento numerico, ma una vera trasformazione strutturale: il bar tradizionale perde centralità, mentre cresce un’offerta ristorativa più complessa, specializzata e con maggiore
valore aggiunto, in Italia così come in Umbria.

La flessione del numero di bar sia in Italia sia in Umbria prende corpo a partire dal 2020, a causa
di una combinazione di shock esogeni e criticità interne al settore. L’impatto della pandemia
ha rappresentato un punto di svolta, poiché le restrizioni alla mobilità, la contrazione dei
consumi fuori casa e l’incertezza economica hanno determinato un’elevata mortalità
d’impresa, indotta anche dall’aumento dei costi operativi e dalla riduzione di margini già
risicati: il bar soffre più degli altri format l’aumento dei costi di gestione (energia, lavoro, materie
prime), perché la sua capacità di incrementare i prezzi è limitata dal tipo di servizio e dalla
reattività del consumatore rispetto a prodotti molto standardizzati.
Inoltre, il bar “generalista”, basato su consumi ripetitivi e a basso margine (caffetteria,
cornetteria, aperitivo di base), è stato messo sotto pressione dalla concorrenza di nuovi format
ibridi che ne replicano in parte l’offerta (panifici evoluti, catene di caffetteria, punti vendita GDO
con area break). Parallelamente, mutamenti nelle abitudini dei consumatori – tra cui la
diffusione dello smart working e la minore frequenza delle pause tradizionali – ne hanno
ulteriormente indebolito la frequentazione.

In Umbria, tali dinamiche risultano particolarmente evidenti nella provincia di Perugia, dove la diminuzione rispetto al 2019 è stata quasi doppia rispetto a Terni (-10,6% vs -5,5%), per un totale di 228 esercizi in meno nella regione. Se nel 2019 per ogni 10 mila umbri erano presenti 27,9 bar, oggi tale dotazione è scesa a 25,8, senza grandi differenze tra le due province e sostanzialmente allineata alla media nazionale.

Parallelamente, l’aumento degli esercizi di ristorazione segnala uno spostamento significativo della spesa verso i consumi fuori casa. Tale tendenza è coerente con la crescente valorizzazione del tempo, con la riduzione dei costi d’opportunità associati alla preparazione domestica e con la maggiore centralità attribuita alla socialità, per cui il ristorante svolge sempre più la funzione di luogo di relazione, aggregazione, interazione ed estende la propria funzione tradizionale attraverso format ibridi e servizi di delivery.

Caro-bollette da 422 milioni per le imprese umbre: ecco chi “paga” di più la guerra in Medio Oriente

Attenzione soprattutto sul polo siderurgico e chimico del ternano, particolarmente energivoro, per il caro-energia conseguente alla guerra in Medio Oriente. Un problema che però ovviamente è sentito da tutte le imprese umbre, che secondo l’allarme lanciato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre potrebbero pagare quest’anno 190 milioni di euro in più per le bollette di energia elettrica e gas, passando da 1.411 milioni a 1.601 milioni di euro.

Un incremento percentuale, quello stimato per l’Umbria, identico alla media nazionale: +13,5% (9.792 milioni di euro in più la stima dei costi per le imprese in tutta Italia).

Come evidenzia la Cgia, con un’eventuale impennata dei costi delle bollette elettriche, i settori economici più “colpiti” potrebbero essere quelli che registrano i consumi più importanti: metallurgia (acciaierie, fonderie, ferriere, etc.); commercio (negozi, botteghe, centri commerciali, etc.); altri servizi (cinema, teatri, discoteche, lavanderie, parrucchieri, estetiste, etc.); alimentari (pastifici, prosciuttifici, panifici, molini, etc.); alberghi, bar e ristoranti; trasporto e logistica;
chimica.