In un’Italia che negli ultimi anni vede virare in positivo il saldo dei giovani laureati che arrivano nel Paese rispetto a quelli che si trasferiscono altrove, l’Umbria tra il 2019 e il 2024 (gli ultimi anni per i quali sono disponibili dati definitivi) ha “perso “guadagnato” quasi 300 giovani (tra 25 e 34 anni) in possesso di una laurea.
A fronte di 1.138 giovani italiani che dopo il titolo universitario dalla regione si sono trasferiti altrove, infatti, ne sono arrivati 1.416 dall’estero, con un saldo negativo di 278 “cervelli”.
Un fenomeno che vede l’Italia spaccata in due, con il Sud e le Isole che in questi cinque anni contano un saldo negativo di 11.419 giovani laureati e il Centro che ne ha attirati quasi 6mila in più, pur senza raggiungere l’attrattività del Nord-ovest, dove l’incremento sfiora le 13mila unità.
In Italia
Nel periodo 2019-2024 il saldo negativo dei giovani laureati italiani (-78 mila) è stato compensato dal saldo positivo dei giovani laureati stranieri (+88 mila). In cinque anni, quindi, l’Italia ha registrato un saldo positivo di giovani laureati pari a 9.593. Con situazioni molto diverse, però, tra zone e regioni italiane.
Complessivamente, tra i giovani laureati stranieri che scelgono il nostro Paese, il 17,8 per cento proviene dal Sud America, il 27,6 per cento dall’Europa e oltre un terzo dall’Asia.
Nel corso del 2025 in Umbria i finanziamenti per l’acquisto di abitazioni sono tornati a crescere in modo sostenuto: +2,8%. L’aumento ha seguito la sostenuta espansione delle nuove erogazioni (da 375 a 483 milioni di euro), connesse con il positivo andamento del mercato immobiliare.
La Banca d’Italia rileva che il costo dei mutui a tasso variabile ha continuato a diminuire. Nella seconda parte del 2025 si è collocato al di sotto di quello dei contratti a tasso fisso, che invece ha registrato un lieve aumento. Questo ha comportato una moderata riduzione della quota delle relative emissioni, che tuttavia rimangono ampiamente predominanti.
Le operazioni di surroga e sostituzione sono aumentate del 24,9%; sono giunte a rappresentare l’1,4% delle consistenze dei prestiti di inizio anno, il valore più alto dal 2022.
Nel 2025 l’erogazione di nuovi mutui ha continuato a interessare maggiormente i giovani, mantenendosi su un livello storicamente elevato. Questo fenomeno, secondo la Banca d’Italia, è stato favorito dal ricorso alla garanzia pubblica per l’acquisto della prima casa, soprattutto di quella fino all’80%.
Il mercato immobiliare ha confermato i segnali di ripresa emersi alla fine del 2024; le compravendite sono aumentate del 10,9% (7,4 in Italia), tornando sui livelli del 2005. La crescita, più marcata per le abitazioni con superficie maggiore di 85 metri quadri, è stata diffusa a tutte le tipologie di comuni.
Le elaborazioni condotte sui dati tratti dalla piattaforma digitale Immobiliare.it indicano che nel primo trimestre del 2026 l’attività di ricerca online di abitazioni si è mantenuta vivace.
Secondo le stime della Banca d’Italia su dati OMI e Istat, nel 2025 in Umbria la crescita dei prezzi di vendita delle abitazioni si è rafforzata (3,0%), pur rimanendo al di sotto della media nazionale (4,0); il comparto delle locazioni ha registrato un analogo andamento (2,3 contro 3,9%).
Nell’ultimo anno le esportazioni di prodotti umbri, a prezzi correnti, sono lievemente diminuite (-1,0% rispetto al 2024), a fronte della crescita osservata in Italia (+3,3%). Il calo – rileva la Banca d’Italia nel suo Rapporto – si è concentrato nella parte centrale dell’anno, per effetto della flessione delle vendite nei settori della meccanica e dei metalli.
L’abbigliamento e, in misura minore, l’agroalimentare hanno invece continuato a fornire un apporto positivo.
Le esportazioni sono diminuite anche in termini reali (-1,3%); la dinamica regionale è stata molto più debole sia di quella del commercio mondiale sia di quella della domanda potenziale estera rivolta alla regione.
I mercati
Tra i mercati di destinazione, sono diminuiti maggiormente i flussi verso i paesi dell’Unione europea (-1,4% a prezzi correnti). Su questo dato ha inciso l’ulteriore marcata contrazione delle esportazioni di macchinari in Germania (-38,4%).
La riduzione delle vendite nei paesi extra-UE, concentrata in quest’ultimo settore e in quello alimentare, è stata più contenuta (-0,4%) e in parte compensata dalla forte crescita dell’export di capi di abbigliamento verso le cosiddette economie dinamiche dell’Asia (in particolare Hong Kong e Taiwan).
Gli Stati Uniti
L’espansione delle vendite verso gli Stati Uniti, secondo mercato di sbocco regionale dopo la Germania, si è quasi arrestata (0,5%, da 9,9 del 2024). Secondo gli analisti della Banca d’Italia. il grado di esposizione delle esportazioni umbre al mercato statunitense è nel complesso in linea con la media italiana. Tuttavia, il sistema locale del lavoro di Umbertide, fortemente connesso con l’export del settore della meccanica, risulta tra i più esposti a livello nazionale.
A seguito della crisi nello Stretto di Hormuz, in Umbria l’incremento medio del prezzo di benzina e diesel viene stimato in una percentuale del 20,8%. Più di un quinto del prezzo iniziale, dunque, con un costo in più, per famiglie e imprese umbre, stimato dalla Cgia in quasi 20 milioni di euro al mese.
In un anno, con questi prezzi, famiglie e imprese umbre lasceranno 239 milioni in più rispetto allo scorso anno nei distributori di carburanti. E questo nonostante gli interventi del Governo, per 2,35 miliardi finora, che hanno congelato all’incirca gli aumenti di 2 mesi sui 12 della proiezione dei rincari.
In Umbria, con questi prezzi ed immaginando un consumo di carburanti sui livelli del 2025, imprese e famiglie pagheranno nei distributori 1.389 milioni di euro, appunto 239 milioni in più rispetto allo scorso anno.
Secondo la stima fatta dell’Ufficio studi della Cgia, a parità di consumi rispetto al 2025, nel 2026 il caro carburanti rischia di pesare sulle tasche degli italiani per oltre 13,6 miliardi di euro nell’intero anno.
Con la guerra in Iran stangata da oltre 500 milioni per le famiglie e le imprese umbre. La Cgia stima infatti in 507 milioni di euro il costo maggiore che le famiglie e le imprese della regione dovranno sostenere per carburanti e bollette di luce e gas. Un costo complessivo che nel corso dell’anno, con questo andamento, rischia di arrivare a 3.652 milioni di euro, con un incremento del 16% rispetto a quello dello scorso anno.
Nello specifico, i rincari sui carburanti nella regione peseranno per 239 milioni di euro in più (+20,8% rispetto al 2025), di 181 milioni quelli per l’energia elettrica (+12,8%), di 87 milioni (+14,9%) le bollette del gas.
A livello nazionale, sempre secondo la stima della Cgia, nel 2026 le famiglie e le imprese italiane dovranno sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti.
Il rincaro maggiore riguarderà benzina e diesel, con una spesa extra di 13,6 miliardi di euro (+20,4% rispetto al 2025), seguiti dall’energia elettrica con +10,2 miliardi (+12,9%) e dal gas con +5 miliardi (+14,6%). Un conto salato, che rischia di pesare soprattutto sulle famiglie economicamente più fragili, sulle aziende di trasporto di persone/merci e sulle imprese a elevato consumo di energia.
A livello territoriale, a subire l’impatto più pesante saranno le aree geografiche più popolose e con la maggiore vocazione manifatturiera e commerciale del Paese. Sarà la Lombardia a pagare il prezzo più alto: gli aumenti energetici graveranno sulla regione per 5,4 miliardi di euro, con un incremento del 15,1% rispetto al 2025. Al secondo posto l’Emilia-Romagna, con un aggravio di 3 miliardi di euro (+16,1%), seguita dal Veneto, dove il maggior costo sfiora i 2,9 miliardi (+15,8%).
Negli ultimi dieci anni l’Umbria ha perso il 6% dei suoi giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni. In tutto, ne sono “spariti” quasi 11mila, tra minori nascite non compensate dal flusso immigratorio e giovani che sono andati definitivamente fuori dalla regione per motivi di lavoro o di studio.
Di questi, 3mila dalla provincia di Terni (che ha perso il 7% dei suoi giovani) e 7.700 nel Perugino (-5,8%).
Con conseguenze sociali ed anche economiche, come evidenzia la Cgia. Che ricorda come fino al 2029, secondo le previsioni del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere-Anpal, quasi 45mila umbri lasceranno il lavoro. E di questi, oltre 20mila lasceranno libero un posto in fabbriche e uffici del settore privato.
Guardando al resto d’Italia, la Calabria è la regione che ha registrato la contrazione percentuale più marcata di giovani con il -18%, a seguito di una diminuzione in termini assoluti di quasi 85.000 unità. Seguono la Sardegna con il -17,2% (-59.070) e la Basilicata con il -16,6 (- 21.905). Tra le realtà geografiche più virtuose – grazie all’aumento del numero degli stranieri e dei giovani provenienti dal Mezzogiorno – compaiono la Liguria con il +4,6% (+12.464 giovani), la Lombardia con il +4,9 (+98.916) e l’Emilia Romagna con il +8,4 (+70.438). Anche in questo, dunque, l’Italia risulta spaccata in due.
Grazie al grande lavoro dei vigili del fuoco – e in parte con l’aiuto del meteo, con le piogge che hanno interessato alcune zone della fascia appenninica – l’Umbria sta uscendo dall’emergenza incendi.
L’incendio di Scheggia risulta spento, il DOS dei vigili del fuoco (direttore Operazioni di spegnimento) giovedì mattina era sul posto per il monitoraggio dell’area.
A Costacciaro l’incendio è in bonifica ed è in arrivo un elicottero della Regione Marche per la bonifica puntuale con il DOS sul posto per il coordinamento delle attività.
A Nocera l’incendio è tutt’ora in corso: sul posto è presente il DOS ed una squadra dei Vigili del fuoco della Toscana che verrà a breve avvicendata da una squadra AIB (Antincendio Boschivo) dell’Umbria. In arrivo il Canadair.
Anche a Baiano di Spoleto l’incendio è attivo con DOS e squadre dei Vigili del fuoco di Spoleto e Terni sul posto, oltre che il Canadair per il supporto aereo.
Complessivamente, sono state impiegate sul territorio provinciale cinquantacinque unità dei vigili del fuoco (di cui ventisei richiamate appositamente in servizio straordinario o in convenzione AIB) con l’ausilio di sei autopompe, due autobotti e sei fuoristrada con modulo, oltre al prezioso supporto del funzionario di servizio itinerante. Nel tardo pomeriggio è inoltre giunto sul territorio il Modulo Operativo Antincendio Boschivo (MO.AIB) inviato dalla regione Toscana con ulteriori nove unità e relativi automezzi, pronto a essere impiegato per i turni di giovedì.
Il dispositivo operativo regionale ha già programmato la riattivazione della SOUP (Sala Operativa Unica Regionale), dei DOS e di tutte le squadre AIB a partire dalle ore 06:00 di giovedì 16 luglio, per riprendere immediatamente le azioni di attacco diretto sui fronti ancora attivi.
Da oggi, domenica 12 luglio, in vigore le nuove regole sugli autovelox, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, sabato, del decreto del ministero delle Infrastrutture che stabilisce quali siano gli apparecchi omologati e che quindi possono continuare a funzione. Sono circa 3.159 per il Ministero, mentre altri 850 circa vanno spenti se non saranno adeguati alle nuove normative.
Gli autovelox che potranno continuare a fare multe sono quelli appartenenti a 25 modelli indicati nell’Allegato B del decreto. Non sono però stati tutti testati dalle autorità: restano attivi quelli che appartengono ai prototipi menzionati nel testo, a patto che siano anche stati installati secondo una configurazione prevista, che abbiano una taratura valida e che superino tutte le verifiche tecniche obbligatorie. Tutti gli apparecchi che non sono citati nell’Allegato B, per continuare a fornire la base giuridica per emettere le multe, dovranno invece essere omologati.
Il provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti definisce le procedure di omologazione, verifica e taratura iniziale e periodica delle apparecchiature impiegate per accertare le violazioni dei limiti di velocità, con l’obiettivo di introdurre criteri tecnici uniformi su tutto il territorio nazionale. Gli apparecchi dovranno essere tarati prima del loro utilizzo e dovranno essere sottoposti a continue verifiche, almeno una volta all’anno.
Il Codacons chiede la massima trasparenza sui dispositivi utilizzati per il controllo della velocità e sulle verifiche effettuate dalle amministrazioni competenti.
“Le nuove disposizioni devono contribuire a superare le incertezze che negli ultimi anni hanno alimentato contenziosi e dubbi sulla regolarità delle sanzioni — afferma Francesco Tanasi, segretario nazionale Codacons —- Gli automobilisti devono poter sapere che ogni multa è stata accertata mediante dispositivi conformi alla normativa, correttamente installati, verificati e sottoposti alle tarature previste.”
Il Codacons chiede al Ministero di rendere facilmente accessibili e costantemente aggiornate le informazioni sui dispositivi utilizzabili e sulle relative procedure di controllo.
L’associazione invita inoltre gli enti proprietari delle strade e gli enti locali competenti a effettuare tempestivamente una ricognizione degli apparecchi installati sulle rispettive reti viarie, verificandone la regolarità e assicurando la massima trasparenza nei confronti dei cittadini.
“La sicurezza stradale – conclude Tanasi – resta una priorità assoluta e il controllo della velocità rappresenta uno strumento importante per prevenire gli incidenti. Proprio per questo gli autovelox devono essere impiegati con rigore, nel pieno rispetto delle norme e senza alimentare il sospetto che possano essere utilizzati prevalentemente per incrementare le entrate degli enti”.
La moda ribelle, con tulle, stringhe, ecopelle, fascianti trasparenze e rasi. E il colore nero che domina, anche sull’inedito noir carpet allestito nel chiostro dell’Accademia di Belle Arti “Vannucci”. Del resto, il titolo dell’edizione 2026 del Fashion Show era già evocativo: “Noir Revolution”.
Davanti a una platea di oltre 300 persone, con ospite d’eccezione il fotografo Steve McCurry, tra gli applausi di autorità, addetti ai lavori e le emozionate famiglie degli studenti, il Fashion Show annuale ha celebrato il centenario del capo-icona per eccellenza: il mitico tubino nero di Coco Chanel, reinventato e proiettato nel futuro.
La sfida, lanciata agli allievi del terzo anno del corso di Fashion Design guidati dalla docente Serena Logozzo (coordinatrice generale dell’evento), era complessa: prendere la Petite robe noire del 1926 e spogliarla di ogni conformismo classico. La risposta dei giovani stilisti è stata dirompente. In passerella hanno sfilato outfit rigorosamente neri, ma ripensati attraverso volumi scultorei, geometrie audaci, stringhe intriganti, giochi di trasparenze, drappeggi fluidi e lavorazioni a ruche. Una rivoluzione fluida che ha scardinato i generi, declinando il tubino sia per lei che per lui, trasformandolo da simbolo di sobria eleganza a tela di pura espressione identitaria. Accanto a modelli e modelle professionisti, la serata ha visto l’uscita trionfale dei 25 studenti-designer, applauditissimi dal pubblico.
L’evento, che ha richiesto un anno di intensa ricerca didattica e laboratoriale, è stato orchestrato da una complessa macchina organizzativa. La serata è stata condotta dalla presentatrice Manuela Marinangeli, con il coordinamento dietro le quinte di Laura Cartocci, la regia di Stefano Massoli e il tocco della make-up artist Simona Toni per il trucco.
La profonda soddisfazione per il successo della serata e per la straordinaria qualità didattica del corso è stata espressa dalla direttrice dell’Accademia, Tiziana D’Acchille: “Il corso di Fashion Design è uno dei più frequentati della nostra Accademia ed è un percorso che attira talenti nazionali e internazionali, in particolare dalla Corea, dalla Mongolia, dall’area dei Balcani e da tutta Italia. Questo appuntamento conferma la qualità di un’offerta formativa molto solida, che rappresenta un elemento fondante: qui i ragazzi costruiscono la loro futura professionalità non soltanto sulla carta o al computer, ma direttamente in laboratorio, realizzando personalmente i loro capi. Sono ideatori, designer, ma anche veri e propri realizzatori e artigiani del proprio lavoro. Il corso si basa infatti su elementi fortissimi di sartoria, affiancati da uno studio teorico e storico approfondito della moda. Vedere questa sera il consenso del pubblico è la prova che siamo sulla strada giusta”.
A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stato l’assessore al Turismo, marketing territoriale, spettacoli dal vivo e creatività, Fabrizio Croce, che ha evidenziato il valore strategico dell’istituzione perugina: “Quando l’alta formazione riesce a incrociare segmenti di vita che si intrecciano con l’avviamento al lavoro e con specifici ambiti dell’economia, credo si tocchi un tema di eccezionale interesse. Qui i ragazzi si mettono concretamente alla prova, danno spazio alla loro creatività, ma allo stesso tempo incontrano ciò che diventerà il loro futuro professionale. Questo passaggio sul piano della concretezza rappresenta un valore aggiunto immenso per tutto il nostro territorio. Come amministrazione siamo stati tra i primi in Italia a credere in questo progetto: è una realtà che va difesa, sostenuta e celebrata ogni anno, perché testimonia i livelli di assoluta eccellenza raggiunti dai nostri istituti di alta formazione”. Flash, applausi e abbracci hanno sancito, sul finale, la chiusura di un cerchio perfetto: un anno di ricerca, studio e intraprendenza sartoriale che riconfermano l’Accademia di Perugia come hub centrale per costruire il proprio futuro professionale sul Made in Italy.
Al via da sabato 4 luglio anche in Umbria (come nel resto d’Italia, ad eccezione delle province di Trento e Bolzano) i saldi estivi. Meno attesi dai consumatori italiani, visto che varie forme di sconti si applicano ormai tutto l’anno, ma comunque importanti per dare ossigeno al settore. Saldi che in Umbria potranno durare al massimo 60 giorni.
Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio quest’anno per l’acquisto di capi scontati ogni famiglia spenderà in media 201 euro – pari a 91 euro pro capite – per un valore complessivo di 3,2 miliardi di euro.
Le regole
Vigono in tutta Italia le stesse regole di trasparenza: il negoziante deve indicare accanto a ogni capo il prezzo pieno e la percentuale di sconto applicata. Dal 2023 vale inoltre una regola europea recepita in Italia: il prezzo di riferimento da confrontare con quello scontato deve essere il più basso praticato nei trenta giorni precedenti l’inizio dei saldi, per evitare sconti solo apparenti.
I prodotti in saldo vanno inoltre tenuti separati da quelli a prezzo intero e, in caso di capo difettoso, il cliente ha diritto a sostituzione, riparazione o rimborso dietro presentazione dello scontrino. Online la disciplina è più favorevole: reso o cambio entro 14 giorni dalla consegna, a prescindere dall’esistenza di un difetto.
Le modifiche
Il presidente umbro di Federmoda Confcommercio, Carlo Petrini, spiega perché si chiede di rivedere tempistiche e modalità dei saldi: “La data di avvio in piena stagione estiva – troppo anticipata – e un andamento delle vendite piuttosto modesto da marzo a giugno rendono l’avvio dei saldi estivi una occasione ghiotta per i consumatori, che possono fare veri affari, avendo a disposizione un vasto assortimento. È peraltro innegabile che in questi anni è cambiato sia l’approccio dei clienti, sia il valore dei saldi stessi. Un tempo erano lo strumento per svuotare i magazzini, oggi questo aspetto è molto ridotto, perché sono pochissime le attività che accumulano merce: servono soprattutto per fare liquidità”.
“Quali che siano le previsioni sulle vendite – sottolinea – il mutamento delle condizioni di mercato e dei comportamenti di acquisto, il far west che si registra con i cosiddetti “pre–saldi” o saldi privati, che premiano i “furbetti”, la concorrenza dell’on line, che fa sconti quando e quanto vuole, rendono inderogabile arrivare ad una nuova regolamentazione della materia. Federmoda Umbria e Confcommercio Umbria stanno lavorando da tempo sui tavoli nazionali e regionali per la riforma della disciplina delle vendite straordinarie e dei saldi, con proposte organiche e concrete”.
In occasione dei lavori di riforma del Testo Unico del Commercio sono state presentate alla Regione Umbria una serie di richieste, il cui duplice obiettivo è assicurare maggiore trasparenza ai consumatori e allo stesso tempo tutelare le imprese di vicinato. La proposta più rilevante riguarda l’introduzione, su facoltà della Regione Umbria, di nuovi periodi di vendita di fine stagione oltre ai saldi invernali ed estivi tradizionali: saldi di primavera (24 maggio-8 giugno) e saldi d’autunno (15-30 novembre), della durata massima di 15 giorni ciascuno, con un intervallo a prezzo pieno tra il 9 giugno e il 31 luglio, così da distribuire meglio le vendite lungo l’anno e sostenere la sostenibilità economica delle imprese.
“Chiediamo anche la conferma – ricorda Petrini – del divieto di reintegro della merce durante le liquidazioni, per preservarne la natura eccezionale; la conferma del periodo di inattività di 180 giorni dopo una liquidazione per cessazione di attività, e della chiusura obbligatoria di almeno 15 giorni dopo liquidazioni per ristrutturazione o rinnovo dei locali; il mantenimento del divieto di vendite promozionali sui prodotti non alimentari stagionali dal 1° dicembre fino all’avvio dei saldi invernali, per tutelare il valore economico delle vendite di fine stagione”.