Skip to main content

Autore: Sara Grossi

Ok al Conto Termico 3.0: il nuovo decreto in sintesi

Con l’approvazione in Conferenza Unificata, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha adottato il decreto che aggiorna e potenzia il meccanismo, chiamato Conto Termico 3.0, di incentivazione per interventi di piccole dimensioni, finalizzati all’incremento dell’efficienza energetica e alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili negli edifici. Il testo prevede un limite di spesa annua di 900 milioni, di cui 400 destinati alle Pa e 500 per i privati.

“È un provvedimento molto atteso – ha dichiarato il Ministro Gilberto Pichetto – soprattutto dagli enti locali, e per il quale il MASE ha lavorato con grande solerzia. Con le novità introdotte puntiamo a migliorare l’efficienza degli impianti termici negli edifici: una leva fondamentale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e contenere i costi dell’energia. Con il Conto Termico 3.0 rendiamo più semplice, accessibile ed efficace uno strumento già apprezzato da amministrazioni pubbliche, imprese e cittadini”, ha concluso Pichetto.

Il nuovo decreto in sintesi

Il nuovo decreto semplifica l’accesso al meccanismo, amplia la platea dei beneficiari, aggiorna le tipologie di interventi agevolabili e le spese ammissibili, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica e dei prezzi di mercato.

Sono potenziati anche gli interventi ammissibili in ambito terziario.

Tra le principali novità introdotte vi è l’estensione dei beneficiari, con gli enti del Terzo Settore equiparati alle amministrazioni pubbliche. Sono aggiornati inoltre i massimali di spesa, specifici e assoluti, per adeguarli ai nuovi costi di mercato.

Il perimetro degli edifici coinvolti per gli interventi di efficienza energetica, finora riservati alla PA, è ampliato anche agli edifici non residenziali privati.

In aggiunta agli interventi già previsti, quali l’isolamento termico, l’installazione di pompe di calore o di collettori solari, sono incentivabili nuove tipologie di intervento quali ad esempio gli impianti solari fotovoltaici con sistemi di accumulo e colonnine di ricarica per veicoli elettrici, purché installati congiuntamente alla sostituzione dell’impianto termico con pompe di calore elettriche.

Il nuovo decreto riconosce una copertura media del 65% delle spese ammissibili che arriva al 100% nel caso di interventi realizzati su edifici pubblici in comuni fino a 15.000 abitanti, scuole pubbliche, ospedali e strutture sanitarie pubbliche, comprese quelle residenziali, di cura, assistenza o ricovero.

Viene introdotta la possibilità, per soggetti pubblici e privati, di accedere agli incentivi anche attraverso Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) o configurazioni di autoconsumo collettivo.

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), responsabile dell’attuazione del meccanismo, provvederà all’aggiornamento del portale informatico per la presentazione delle richieste entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto.

Scuola, via libera alle nuove assunzioni a tempo indeterminato

Via libera, con l’autorizzazione del Consiglio dei ministri del decreto per l’immissione in ruolo, alle assunzioni a tempo indeterminato, per l’anno scolastico 2025/2026, di 347 dirigenti scolastici, 48.504 docenti, di cui 13.860 di sostegno, 44 unità di personale educativo, 6.022 insegnanti di religione cattolica e 10.348 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA).

“Attesa da oltre vent’anni – evidenzia in particolare il ministro Valditara – l’assunzione di oltre 6.000 insegnanti di religione cattolica: è un atto di giustizia verso una categoria che per troppo tempo ha aspettato il giusto riconoscimento del proprio ruolo educativo. Di particolare rilievo l’immissione in ruolo di quasi 14.000 insegnanti di sostegno, resa possibile anche grazie all’incremento dell’organico di diritto previsto dall’ultima legge di bilancio: un passo fondamentale per garantire davvero il diritto allo studio agli studenti con disabilità”.

Aeroporto, superato lo scalo di Ancona. A luglio nuovo record passeggeri

Record assoluto, nel mese di luglio, per l’aeroporto dell’Umbria. In un mese sono transitati 81.154 passeggeri rispetto ai 67.733 dello stesso mese dello scorso anno.

Se il 2024 si era chiuso all’insegna della sostanziale stabilizzazione del flusso dei passeggeri (i passeggeri nel 2024, rispetto al 2023, erano cresciuti del +2%), nel 2025 l’aeroporto di Perugia è tornato a crescere in modo rilevante. I dati del primo semestre 2025, paragonati con lo stesso periodo del 2024, mostrano un record impressionante di passeggeri con una crescita pari al 22,2% rispetto allo stesso periodo.

Si tratta del risultato tra i migliori nel panorama nazionale degli aeroporti (la media nazionale è del +6,2%) e tra i primi 5 in Europa.

Nel 2024, la differenza dei passeggeri tra l’aeroporto di Ancona e quello di Perugia era pari al +12% ma, al 30 giugno 2025, questa differenza si è azzerata e lo scalo umbro ha superato quello di Ancona.

Al fine di rispondere alla sollecitazione di questa crescita dei passeggeri, a ottobre si darà seguito ai lavori di ristrutturazione, di ampliamento e di riqualificazione con una dotazione di 5,1 milioni di euro per modernizzare alcune aree aeroportuali e conseguentemente migliorare i servizi offerti alla clientela.

“Sappiamo oramai che l’aeroporto di Perugia è diventato patrimonio di tutti gli umbri – si legge in una nota di Sase, la società che gestisce lo scalo umbro – e riteniamo che il recente incontro con i vertici apicali del management di Ryanair costituisca l’ennesima riprova di questo interesse che la compagnia aerea ha verso il nostro aeroporto”.

Lavori sulla linea Orte-Falconara: per un mese treni ridotti, stop e bus sostitutivi

Dal 6 agosto al 6 settembre modifiche alla circolazione dei treni per lavori di potenziamento infrastrutturale e tecnologico sulla linea Orte-Falconara. In particolare, i lavori riguarderanno la tratta tra Orte – Terni (circolazione a semplice binario), Terni – Foligno (interruzione totale della circolazione), Fabriano–Castelplanio (interruzione totale della circolazione) e Castelplanio –Falconara Marittima (circolazione a semplice binario). Gli interventi puntano ad uno sviluppo tecnologico e prestazionale dell’infrastruttura, in grado di garantire una maggiore regolarità del servizio ferroviario ed un incremento della capacità della rete.

Durante lo svolgimento dei lavori – informa Trenitalia – alcuni treni del Regionale circolanti nella tratta saranno modificati o cancellati e il servizio sarà garantito con bus dedicati, messi a disposizione da Regionale e accessibili con un regolare biglietto/abbonamento ferroviario.

Per tutto il periodo dell’interruzione rimarranno attivi gli sportelli delle biglietterie e sarà potenziato il servizio di assistenza alla clientela, sia a bordo treno che a terra.

I bus

I bus, per ottimizzare i tempi di percorrenza, effettueranno le fermate nei punti più idonei rispetto alla stazione di riferimento: i punti di sosta sono comunque indicati sul sito Trenitalia e da apposite locandine apposte nelle stazioni ferroviarie. I posti disponibili sui bus possono essere inferiori rispetto al normale servizio offerto e i tempi di percorrenza possono variare in funzione delle condizioni del traffico stradale. Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non è ammesso il trasporto di animali ad eccezione dei cani guida.

Frecciargento

Il Frecciargento 8851 Ravenna-Roma sarà cancellato dal 7 agosto al 6 settembre mentre il Frecciargento 8852 Roma-Ravenna dal 6 agosto al 5 settembre.

I treni Intercity

Dal 6 agosto al 4 settembre:

Intercity 599 della relazione Milano Centrale–Terni sarà cancellato nella tratta Foligno–Terni; previsto servizio sostitutivo.
Dal 7 agosto al 5 settembre:

Intercity 531-546 della relazione Perugia-Roma Termini saranno deviati via Terontola con perdita di alcune fermate e variazioni di orario; previsto servizio sostitutivo per la tratta cancellata.
Intercity 533-540 della relazione Roma Termini–Ancona saranno cancellati nella tratta Terni–Ancona e subiranno variazioni di orario; previsto servizio sostitutivo.
Intercity 542-544 della relazione Roma Termini–Loreto/San Benedetto del Tronto saranno cancellati nella tratta Terni–Loreto/San Benedetto del Tronto e subiranno variazioni di orario; previsto servizio sostitutivo per la tratta Terni–Ancona e viceversa.
il treno Intercity 580 della relazione Terni–Milano Centrale sarà cancellato nella tratta Terni – Foligno; previsto servizio sostitutivo.

Treni regionali

Orte – Terni circolazione a semplice binario

La riduzione della capacità del 50% sulla tratta in oggetto ha determinato la necessità di rivedere la programmazione del servizio offerto tra Terni e Roma Termini, rimodulando alcuni orari/servizi.

Terni – Foligno: interruzione totale della circolazione

Servizio con orari riprogrammati per effetto dei diversi tempi di percorrenza via strada rispetto a quelli ferroviari. Di norma le corse prevedono la fermata intermedia di Spoleto, inoltre, per contenere al massimo le ricadute sui tempi di viaggio, si è reso necessario rivedere temporaneamente alcune fermate (consultabili sui sistemi di vendita) in località con frequentazioni minori.

Linea Foligno – Firenze SMN, sulla tratta Foligno–Perugia/Terontola alcuni servizi sono stati riprogrammati con bus prevedendo la prosecuzione su Perugia di alcuni collegamenti provenienti da Terni.

Fabriano – Castelplanio: interruzione totale della circolazione; saranno effettuati bus sostitutivi in corrispondenza con i treni.

Castelplanio – Falconara Marittima: circolazione a semplice binario

Servizi con orari riprogrammati per gestire gli impatti derivanti dalle interruzioni. Riprogrammata l’offerta del servizio ferroviario anche da Fabriano a Foligno, con modifiche di orari e sostituzioni di alcuni collegamenti con bus.

I treni tra Falconara Marittima e Castelplanio saranno, per la maggior parte, oggetto di variazioni di orario e, in alcuni casi, cancellati.

Roma Termini

Lavori al binario I: risanamento conservativo e miglioramento dell’accessibilità del primo marciapiede con adeguamento dei percorsi tattili; rinnovo binari I e II Est con sistema “slab track”: platee in calcestruzzo armato prefabbricate. Per questi interventi è prevista, per il periodo 11 agosto – 5 settembre, la riprogrammazione di alcuni servizi con limitazioni di origine/destinazione di norma da Roma Termini a Roma Tiburtina. Riprogrammata l’offerta del servizio ferroviario, già consultabile ed acquistabile per i viaggi fino al 28 agosto e, successivamente, per quelli dal 29 agosto al 5 settembre. I sistemi informativi di Trenitalia sono aggiornati per le circolazioni fino al 28 agosto, in corso di aggiornamento per le circolazioni dal 29 agosto al 5 settembre.

Stress test sulle banche, ecco quelle più solide in caso di crisi

Banche italiane più solide di quelle di Francia, Germania e Spagna. E’ quanto rileva la simulazione condotta dall’Autorità Bancaria Europea (European Banking Authority, EBA) e dalla Banca Centrale Europea (BCE), il cosiddetto stress test bancario.

Il test ha monitorato i 64 maggiori gruppi bancari europei. Per l’Italia, UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM, Iccrea, BPER e Monte dei Paschi di Siena. Con riferimento ai Paesi dell’area dell’euro, la BCE ha pubblicato i risultati aggregati per le 96 banche significative coinvolte nell’esercizio; tra queste, per le 45 banche non incluse nel campione EBA (per l’Italia: Mediobanca, Cassa Centrale Banca, Banca Popolare di Sondrio, Credito Emiliano, Mediolanum e Fineco) le informazioni specifiche presentano un minor grado di dettaglio rispetto a quelle pubblicate dall’EBA.

Mettendo a confronto le sei di completo monitoraggio, Iccrea ottiene il primo posto con un calo del coefficiente patrimoniale Cet1 che passerebbe dal 23,3% al 21,3%. Sul podio si collocano anche Montepaschi (dal 18,3% al 17,1%), e Bper (dal 15,8% al 14,1%), davanti a Unicredit (dal 16% al 12,5%), Intesa Sanpaolo (dal 13,3% al 12%) e Bpm, in calo dal 15% all’11,4%.

Per le banche italiane, il CET1 ratio si ridurrebbe nello scenario avverso di 1,8 punti percentuali in media secondo le regole transitorie del Regolamento sui requisiti patrimoniali (CRR3) (1), attestandosi al 13,9% alla fine del 2027; in base alle regole a regime, che entrerebbero in vigore nel 2033, i valori sarebbero rispettivamente 1,5 punti percentuali e 13,4%.

L’erosione patrimoniale in caso di “crisi grave” si attesterebbe su 176 punti base (1,5%), la metà rispetto al test del 2023 e meno della metà rispetto alla media stimata per l’Europa. Le banche italiane fanno meglio rispetto agli istituti di Francia e Germania, più esposti ai rischi di escalation commerciale, dove l’assorbimento costerebbe circa 400 punti base.

Tale risultato – evidenzia la Banca d’Italia – riflette principalmente il positivo contributo della redditività, che più che compensa i costi e contribuisce ad assorbire le perdite derivanti dal rischio di credito e, in misura minore, quelle originate dai rischi di mercato e operativo.

Chiesa San Lorenzo, approvato l’intervento di miglioramento sismico

La Conferenza permanente ha approvato l’intervento di miglioramento sismico della chiesa di San Lorenzo a Norcia, nella frazione Ospedaletto.

Le murature di tutto il complesso presentano un quadro fessurativo lieve, seppur diffuso, l’archivolto della porta di ingresso presenta diverse fessurazioni cosi come le fasce di piano dello stesso prospetto principale. Il campanile presenta il crollo del maschio murario più esterno oltre che sensibili lesioni della porzione restante e per esso è stata effettuata la messa in sicurezza mediante schiume poliuretaniche. L’intervento in copertura si intende realizzato mediante il rinforzo strutturale delle attuali capriate con l’inserimento di nuovi profili metallici saldati agli esistenti, ci sarà la realizzazione di un piano di lavoro e protezione, la ricostruzione e rafforzamento del campanile a vela, inserimento di catene di contenimento nella facciata, la riparazione di murature e la chiusura di vacazioni murarie.

Il costo totale dell’intervento è di 309.000 euro.

“La tutela e il recupero dei nostri beni più preziosi è uno dei fondamenti del nostro compito – commenta il commissario alla ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli -. Come struttura commissariale siamo pienamente impegnati per garantire tempi certi, qualità dei lavori e il pieno coinvolgimento di diocesi, tecnici e amministrazioni locali. Per questo ringrazio il presidente della Regione Stefania Proietti, l’arcivescovo Renato Boccardo, l’Ufficio ricostruzione e il sindaco Giuliano Boccanera per la loro efficace collaborazione”.

Diabete di tipo 1, AGD Umbria esulta per i permessi per i genitori che lavorano nel settore tabacco

Un permesso di tre giornate annue di astensione dal lavoro retribuite per i genitori di figli affetti da particolari patologie, tra cui il Diabete di tipo 1, che andrà a sommarsi ai benefici previsti dalle linee guida INPS nell’ambito dell’applicazione della legge 104/92.

È l’importante novità, da estendere auspicabilmente ad altri comparti lavorativi, che arriva dal recente rinnovo del CCNL per i dipendenti delle aziende di lavorazione della foglia di tabacco secco allo stato sciolto, con validità 2025-2028. Un piccolo passo, che però rappresenta un fondamentale punto di partenza, sollecitato da AGD Umbria, l’Associazione che sostiene i bambini con diabete e le loro famiglie coinvolte in una patologia cronica decisamente impegnativa, e tradotto in norma grazie all’interessamento della UILA (Unione Italiana dei Lavori Agroalimentari) nazionale, firmataria del suddetto contratto insieme alle altre organizzazioni sindacali del settore.

Non è tardata ad arrivare, così, la grande soddisfazione per il traguardo raggiunto dal presidente di Agd Umbria, Massimo Cipolli: “Con questo atto vediamo una volta di più affermarsi quello slogan proposto con tanto impegno da tutte le associazioni del settore all’insegna del “facciamo luce sul diabete giovanile”, con positive ricadute sulla vita lavorativa di genitori i cui figli devono fare i conti con la malattia. Questi ulteriori tre giorni di permesso all’anno, previsti nel rinnovo contrattuale, sono una significativa opportunità per i lavoratori sin dall’esordio della patologia, momento particolarmente complicato da gestire; ma è anche l’affermazione del riconoscimento, da parte del mondo del lavoro, di una cronicità complicata da gestire. L’augurio è che questa opportunità in tempi rapidi si diffonda nei futuri contratti di lavoro in rinnovo”.

Soddisfazione è stata espressa anche dalla coordinatrice nazionale del settore tabacco Uila Uil, Raffaella Sette, che ritiene come “la Uila abbia semplicemente esercitato il suo ruolo di ascolto su questo tema, così come su molti altri, accogliendo e facendo propria la problematica di lavoratori con figli affetti da patologie quali il diabete di tipo 1, proprio per dare voce a chi da solo fa fatica ad ottenere un riconoscimento”. E ancora: “Nella vera essenza del sindacato – prosegue Sette commentando il rinnovo del contratto – c’è quello di rispondere alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori che si rivolgono a noi ed è quello che quotidianamente cerchiamo di fare anche attraverso la contrattazione. Con questo rinnovo abbiamo raggiunto, tra gli altri, un risultato positivo che ci impegniamo ad estendere ai prossimi contratti che rinnoveremo”.

Un riconoscimento, dunque, che “evidenzia – conclude Cipolli, interpretando anche il pensiero e la gratitudine di tutti gli iscritti ad Agd Umbria – la sensibilità di coloro che hanno permesso che questo accadesse, frutto e riconoscimento di un impegno che da 49 anni la nostra associazione svolge in favore dei bambini e giovani con diabete di tipo 1. Naturalmente, adesso, siamo più determinati che mai a portare avanti le nostre “battaglie” nell’auspicio che i pazienti in età evolutiva e le loro famiglie possano sempre più vedere riconosciuti il diritto alla salute inteso non solo come cura, ma anche come assistenza”.

Ecco gli 8 Comuni umbri Spighe Verdi

Assegnate le Spighe Verdi 2025 per i Comuni rurali. Sono 90 i Comuni che possono fregiarsi di questo riconoscimento, secondo il programma nazionale della FEE – Foundation for Environmental Education, l’organizzazione che rilascia nel mondo il riconoscimento Bandiera Blu per le località costiere, pensato per guidare i Comuni rurali, passo dopo passo, a scegliere strategie di gestione del territorio in un percorso virtuoso che giovi all’ambiente e alla qualità della vita dell’intera comunità. Per portare i Comuni rurali alla graduale adozione dello schema Spighe Verdi, la fondazione FEE Italia ha condiviso con Confagricoltura un set di indicatori in grado di fotografare le politiche di gestione del territorio e indirizzarle verso criteri di massima attenzione alla sostenibilità.

Per l’Umbria un ingresso e un’uscita. Gli 8 Comuni Spighe Verdi sono Deruta, Gubbio, Montecastrilli, Montefalco, Norcia, Scheggino, Todi, Trevi.

Gli indicatori presi in considerazione sono stati: la partecipazione pubblica; l’educazione allo sviluppo sostenibile; il corretto uso del suolo; la presenza di produzioni agricole tipiche, la sostenibilità e l’innovazione in agricoltura; la qualità dell’offerta turistica; l’esistenza e il grado di funzionalità degli impianti di depurazione; la gestione dei rifiuti con particolare riguardo alla raccolta differenziata; la valorizzazione delle aree naturalistiche eventualmente presenti sul territorio e del paesaggio; la cura dell’arredo urbano; l’accessibilità per tutti senza limitazioni. Questi sono solo alcuni degli indicatori che guidano il programma e che saranno suscettibili di variazioni, in un’ottica di miglioramento continuo e di massimo coinvolgimento dei Comuni italiani.

Inflazione e incertezza, in Umbria si risparmia meno che nel resto d’Italia

In Umbria si risparmia meno che altrove. Meno della media nazionale, meno delle altre regioni del Centro, meno di tutte le regioni del Centro-Nord, anche se più delle realtà del Mezzogiorno d’Italia. L’indagine del Centro Studi delle Camere di commercio “Guglielmo Tagliacarne”, in collaborazione con Unioncamere, integrata dalle elaborazioni della Camera di Commercio dell’Umbria, conferma che il Cuore verde d’Italia resta una regione a bassa propensione al risparmio, anche se – come il resto d’Italia – ha visto crescere questo tasso per motivi di natura difensiva. Le famiglie umbre risparmiano poco, ma cercano comunque di mettere da parte quel che possono. È una risposta razionale a un contesto sfavorevole, non un segnale di miglioramento. E, finché non miglioreranno i redditi, i servizi e il clima di fiducia, sarà difficile invertire davvero la rotta.

I dati

La propensione al risparmio delle famiglie umbre si attesta al 6,4%, contro una media nazionale dell’8,3% e una media del Centro Italia del 7,5%. Si tratta della percentuale più bassa tra le regioni del Centro-Nord. Nel Centro, la Toscana si attesta all’8,1%, le Marche al 7,5%, il Lazio al 7,2%. Solo le regioni meridionali mostrano dati più bassi, a partire dalla Basilicata (6%) fino a Sicilia e Sardegna (entrambe al 4,5%). In vetta alla classifica si trovano Piemonte (11,2%), Lombardia (10,9%) ed Emilia-Romagna (10,3%).

Il legame tra reddito e capacità di risparmio è forte, anche se non è tutto. In Umbria, secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, i redditi medi risultano inferiori dell’11,8% rispetto a quelli nazionali. In termini numerici, se il valore medio del reddito italiano è 100, quello umbro si ferma a 88,2. Questo spiega in parte – ma non del tutto – la minore propensione al risparmio: le famiglie umbre hanno meno margine per accantonare risorse. Tuttavia, il comunicato Unioncamere-Tagliacarne sottolinea come non vi sia una correlazione automatica: esistono realtà a basso reddito con elevata propensione al risparmio, e viceversa. A incidere sono molti altri fattori, dalla qualità dei servizi pubblici alla geografia degli investimenti familiari, dal livello percepito di sicurezza economica alla disponibilità di reti sociali.

Anche i dati assoluti confermano il ritardo. Il totale del risparmio accumulato dalle famiglie umbre nel 2023 ammonta a 1.187,9 milioni di euro, pari all’1,1% del risparmio complessivo italiano. Una quota che appare bassa, soprattutto se rapportata al peso demografico e produttivo della regione, che incide tra l’1,4% e l’1,5% sia sulla popolazione nazionale sia sul PIL. In altre parole: l’Umbria contribuisce di più in termini di abitanti e ricchezza, ma meno in termini di risparmio.

Le province

La provincia ternana registra una propensione al risparmio del 6,9%, quella perugina si ferma al 6,5%. Entrambe, tuttavia, si collocano nella parte medio-bassa (Terni) e bassa (Perugia) della classifica nazionale: Terni è 73ª su 107 province, Perugia è 82ª. In valori assoluti, le famiglie del Perugino hanno messo da parte 905,4 milioni di euro, quelle del Ternano 282,5 milioni. Nel confronto interregionale, peggio delle due province umbre fa, nel Centro Italia, solo Viterbo, con una propensione al risparmio del 6,35%. In testa al Centro spiccano invece Firenze (8,9%), Lucca (8,8%), Ancona (8,7%) e Frosinone (8,4%).

Aumenta il tasso di risparmio rispetto agli anni precedenti, ma non è un segnale di benessere, evidenzia la Camera di commercio dell’Umbria. Sia Terni che Perugia hanno migliorato la loro propensione al risparmio rispetto al 2019: Terni dal 6,2% al 6,9%, Perugia dal 5,9% al 6,5%. Tuttavia, questo incremento è parte di una dinamica nazionale e non indica un recupero dell’Umbria rispetto al resto del Paese. È piuttosto la conseguenza di due fattori ben noti e tutt’altro che rassicuranti.

L’inflazione

Il primo è l’inflazione. L’impennata dei prezzi tra 2022 e 2023 ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie e svalutato il risparmio accumulato in passato. Molti nuclei hanno cercato di ricostituire la “scorta reale” di risparmio, risparmiando di più per riportare il livello del proprio “cuscinetto” finanziario a quello precedente, al netto dell’erosione subita. È un comportamento razionale di fronte a un contesto economico instabile, ma non è indice di disponibilità crescente.

L’incertezza

Il secondo, più profondo, è l’aumento dell’incertezza. La pandemia, la guerra in Ucraina, l’instabilità geopolitica diffusa, il caro energia e la pressione internazionale sulle filiere produttive hanno contribuito a generare un clima di profonda insicurezza. Quando il futuro appare minaccioso, le famiglie reagiscono riducendo i consumi e aumentando il risparmio per far fronte a possibili emergenze. È un meccanismo difensivo, che si attiva anche in assenza di risorse elevate, spesso a scapito del benessere quotidiano.

Difficoltà del welfare

A tutto questo si aggiungono le difficoltà del welfare. Sanità (i dati sulle persone che si rivolgono al privato sono in costante aumento), istruzione e assistenza costano sempre di più. Le famiglie umbre, come quelle del resto d’Italia, sono costrette a compensare con risorse proprie il progressivo arretramento dello Stato. Questo significa accantonare quanto possibile in vista di spese crescenti: visite mediche, spese universitarie fuori regione, supporto agli anziani e alle persone non autosufficienti, tariffe per servizi di base come energia, acqua, riscaldamento.

Non si tratta di risparmio orientato all’investimento, ma di risparmio precauzionale. In molti casi, il taglio ai consumi non serve a costruire ricchezza, ma solo a conservare un minimo di margine contro imprevisti percepiti come sempre più probabili. E ciò vale anche per chi, come gran parte delle famiglie umbre, parte già da un livello di reddito modesto.

Il commento di Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il basso livello dei redditi in Umbria, specchio di un lavoro spesso povero e di profitti aziendali inferiori alla media nazionale, non aiuta certo la propensione al risparmio. Anche se non mancano realtà di eccellenza, il quadro generale impone un salto di qualità. Il vero nodo strutturale è la scarsa produttività: è su questo che dobbiamo agire. Occorre una spinta decisa sull’innovazione, puntando su transizione digitale ed ecologica. Ma per farlo servono competenze e la formazione continua di imprenditori e lavoratori. Tutti temi che conosciamo, ma che vanno affrontati con uno spirito nuovo. Serve un “New Deal” umbro che coinvolga tutte le istituzioni, le forze economiche e sociali e anche il governo centrale, alla cui attenzione va posta con determinazione la questione di aiutare ad evitare quello scivolamento della regione verso il Mezzogiorno, in atto da almeno venti anni. Solo così il nostro sistema economico e sociale potrà davvero cambiare passo e riaprire l’orizzonte di un futuro di benessere”.

In Umbria sempre più le case di lusso in vendita

Sale la quota delle case di lusso in vendita in Umbria. Secondo l’ultima ricerca condotta da eXp Italy, la Sardegna è la regione, dopo la Toscana, dove aumenta questo settore di nicchia. In Italia le case di lusso rappresentano solo l’1,7% di tutti gli immobili residenziali in vendita.

A livello nazionale, gli immobili di lusso rimangono un segmento relativamente di nicchia, con solo 13.145 annunci su un totale di 788.318 (1,7%) che rientrano nella categoria di lusso. Tuttavia, alcune zone continuano a superare di gran lunga la media nazionale, evidenziando sacche di domanda costante nel segmento di fascia alta.

La Toscana è la regione più ambita a livello nazionale, con il 4,8% di tutte le case in vendita che rientrano nella categoria di lusso, ovvero 4.776 su poco più di 99.000 case sul mercato.

Seguono la Sardegna, dove il 3,0% degli annunci è considerato di lusso, e appunto l’Umbria, con il 2,8%.

All’altra estremità della scala, le regioni meridionali come la Calabria (0,1%), l’Abruzzo (0,2%) e la Basilicata (0,3%) registrano un numero molto inferiore di case di lusso immesse sul mercato, riflettendo la diversa domanda degli acquirenti e le variazioni di prezzo a livello regionale.