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Autore: Sara Grossi

In Umbria da qui al 2029 quasi 45mila lavoratori da sostituire

In Umbria da qui al 2029 si dovranno sostituire circa 44.800 lavoratori (di cui 20.100 del settore privato) che andranno in pensione o comunque lasceranno la propria occupazione per dedicarsi ad altro. E’ la stima fatta dalla Cgia, valutando i futuri pensionamenti e gli abbandoni.

Un fenomeno che si stima in Italia interesserà poco più di 3 milioni di lavoratori, pari al 12,5% circa del totale nazionale. Ponendo problematiche di natura sociale ed economica. Certo, occorre anche considerare la velocità con cui sta cambiando il lavoro in alcuni settori, soprattutto quelli a più alto contenuto tecnologico o di automatizzazione. Basti pensare all’impatto che si stima avrà nei prossimi anni nel mondo del lavoro l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.

A livello nazionale, oltre 7 sostituzioni su 10 interesseranno il settore di servizi, con uscite particolarmente importanti nel commercio (379.600 unità), nella sanità pubblica/privata (360.800) e nella Pubblica Amministrazione (331.700). Nell’industria, la Cgia segnale il numero di rimpiazzi a cui dovrà essere sottoposto il comparto delle costruzioni (179.300).

L’Umbria risulta a tranche le regioni con un indice di anzianità dei dipendenti del settore privato superiore alla media nazionale. Il rapporto tra gli over 55 egli under 35, che appunto per convenzione fissa questo indice, in Puglia è di 73.3, a fronte di una media italiana che è di 65.2.

Nove anni fa il sisma in Valnerina: il punto sulla ricostruzione e le immagini dei cantieri

Nove anni fa, la notte del 24 agosto 2016, alle ore 3.36, la terra ha tremato con violenza tra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Avviando una una sequenza sismica tra le più disastrose che abbiano mai colpito il Centro Italia: 299 morti, crolli e danni agli edifici per 28 miliardi di euro, decine di migliaia di persone senza casa, centinaia di imprese bloccate nella loro attività. Quattro terremoti in poco più di cinque mesi dal 24 agosto 2016 al 18 gennaio 2017: la sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso, come è stata rubricata dall’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Innumerevoli repliche nel corso dei mesi successivi, 7 delle quali di magnitudo superiore a 5, tra cui la più forte fu quella del 30 ottobre 2016 con epicentro Norcia. Un evento catastrofico che ha determinato la creazione di un cratere di ottomila chilometri quadrati: una vasta area compresa in quattro regioni (Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria) che include 138 Comuni.

Castelli: chiedere scusa per le troppe false partenze

“Nove anni dopo, il primo pensiero va alle vittime e ai loro familiari e a tutti coloro che hanno perso i loro cari e i loro beni. Il dovere delle Istituzioni è di assicurare ogni forma di aiuto, chiedendo scusa per i ritardi accumulati in troppe false partenze” ha commentato Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione e alla riparazione. “Un dovere – ha sottolineato – che prescinde dal lavoro fatto e dai lavori in corso, e dai segnali di ripresa e di ripartenza che in questi ultimi due anni sono stati registrati e documentati”.

In Umbria: evitare lo spopolamento

In Umbria si guarda con fiducia alla ricostruzione, che sta compiendo la svolta con la chiusura di cantieri e la restituzione all’utilizzo di beni simbolo per la regione, oltre alle abitazioni e alle sedi produttive.

Di fronte alle devastazioni causate dagli eventi sismici iniziati proprio quel 24 agosto di nove anni fa, con sono state compiute, dall’amministrazione regionale di allora, scelte precise per evitare lo spopolamento dei territori colpito e si è intervenuti fin da subito per cercare di far ripartire le imprese danneggiate e le attività legate all’agricoltura e alla zootecnia, con azioni di sostegno e di rilancio delle attività produttive, turistiche, commerciali, artigianali e agricole.

Proietti: guardare con fiducia al domani

La scossa del 24 agosto distrusse i comuni di Amatrice (RI), Accumoli (RI) e Arquata del Tronto (AP) e provocò oltre 300 vittime, nessuna delle quali in Umbria ma “a loro e alle comunità ferite dalla perdita di vite umane va oggi il nostro primo pensiero” – ha dichiarato la presidente della regione Stefania Proietti – .Quella di oggi è una giornata dedicata al ricordo di quanto accaduto nove anni fa, alla tragedia che ha segnato la vita di tante persone e alla sofferenza di chi ha perso la casa, l’impresa, il lavoro. Ma è anche il momento opportuno per guardare con sempre maggiore fiducia al domani, alla rinascita che è già in corso di questi splendidi territori. Una rinascita possibile perché hanno resistito le comunità, quelle comunità che, con i sindaci, le amministrazioni, il mondo della scuola, le associazioni di volontariato e i cittadini, sono le fondamenta essenziali per una ricostruzione che non è fatta solo di edifici. Fin dal momento dell’insediamento di questa nuova Giunta ci siamo spesi, operando in stretta sinergia con il commissario straordinario Guido Castelli e le amministrazioni locali per accelerare al massimo la ricostruzione, mio impegno costante e prioritario in qualità di vice commissario: mi sento responsabile di queste nostre comunità che hanno resistito a una calamità così grave e che oggi, nei loro splendido territori, sono una chiave di rilancio per l’Umbria tutta”.

“Grazie anche al supporto e alla presenza costante del commissario Castelli, stiamo ottenendo risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che avranno un tangibile impatto, non solo dal punto di vista simbolico, quando il 30 ottobre prossimo potremo riconsegnare a Norcia e a tutto il mondo la Basilica di San Benedetto finalmente terminata. Continueremo a lavorare affinché, di pari passo con la ricostruzione materiale vi sia una rigenerazione della comunità, ricreando socialità, facendo tornare i giovani nelle zone del cratere, e continuando così ad accompagnare in modo fattivo ripartenza dell’economia. Lo faremo in un’ottica di Italia mediana, cercando di trasformare quello che oggi è il cratere sismico in un legame tra le regioni del centro Italia (Umbria Marche Abruzzo Lazio) che possa diventare strutturale e potenziare così infrastrutture e servizi. Tutti i nostri sforzi sono rivolti alla prevenzione: stiamo adottando tecniche innovative e le soluzioni tecnologiche più avanzate ed ecosostenibili, da Castelluccio alla Basilica di San Benedetto, dalle scuole agli ospedali, per diventare apripista della prevenzione più spinta, perché le nostre terre possano convivere con la fragilità e la sismicità garantendo la maggiore sicurezza e i minori rischi per le persone e per la vita. Guardiamo con fiducia ai prossimi anni, nella certezza che stiamo impiegando ogni nostra energia e tutte le risorse necessarie”.

La ricostruzione in Umbria

Dal 2016, l’Ufficio Speciale Ricostruzione Umbria ha avviato 3.694 cantieri per la ricostruzione privata, di cui 2.235 già conclusi, permettendo il ritorno delle famiglie nelle proprie abitazioni e delle attività economiche nei loro luoghi di lavoro. A fronte di 5.248 istanze presentate, 3.699 sono state concesse, mentre 988 sono state rigettate o archiviate. La ricostruzione leggera è quasi completata, con una percentuale di evasione pari al 93%, mentre quella pesante prosegue con un ritmo sostenuto, raggiungendo l’84%.

Complessivamente, lo stato di attuazione della ricostruzione privata si attesta all’89%. Quanto agli importi richiesti con le istanze di contributo, in Umbria, al 14 agosto 2025, sono pari ad € 1.924.666.058,27 di cui € 1.328.469.212,04 concessi e € 807.105.267,85 liquidati.

Per i comuni maggiormente colpiti, i risultati sono significativi:

Cascia: 388 cantieri avviati, di cui 288 conclusi; 467 istanze presentate, con una percentuale di evasione del 97% per la ricostruzione leggera e dell’85% per quella pesante.

Norcia: 1.202 cantieri avviati, di cui 730 conclusi; 1.675 istanze presentate, con una percentuale di evasione del 96% per la ricostruzione leggera e dell’86% per quella pesante.

Preci: 171 cantieri avviati, di cui 94 conclusi; 223 istanze presentate, con una percentuale di evasione del 97% per la ricostruzione leggera e dell’84% per quella pesante.

Ricostruzione pubblica: un modello di efficienza

Nel settore pubblico, l’USR Umbria ha finanziato 436 interventi per un totale di € 733.750.760,92. Tra questi, spiccano:

Edilizia scolastica: 94 interventi per € 361.030.874,78.

Municipi: 18 interventi per € 23.675.094,96.

Edilizia sanitaria e socio-sanitaria: 7 interventi per € 28.470.300,00.

Caserme: 2 interventi per € 8.367.506,74.

Dissesti: 22 interventi per € 20.958.994,34.

Cimiteri: 55 interventi per € 24.585.764,96.

Chiese ed edifici di culto di proprietà comunale: 13 interventi per € 9.336.198,08

Edilizia residenziale pubblica: 34 interventi per € 47.098.777,61.

Opere di urbanizzazione e infrastrutture: 56 interventi per € 74.145.583,00.

Tra i progetti più rilevanti, si segnalano:

Il Polo Scolastico di Norcia, con un investimento di oltre € 22 milioni per nuovi edifici scolastici e un polo sportivo. Prevista la costruzione dei nuovi edifici scolastici mentre un secondo lotto riguarderà la realizzazione del polo sportivo a servizio anche delle istituzioni scolastiche. Soggetto attuatore è la Provincia di Perugia

● Sono in fase di completamento i lavori degli ospedali di Norcia (ordinanza speciale n. 11/2021) e di Cascia (ordinanza speciale n. 12/2021). Soggetto attuatore è la Regione Umbria e la loro prossima riapertura sarà un traguardo significativo per la salute e il benessere delle comunità oltre a costituire un segno tangibile del progresso nella ricostruzione e nel miglioramento delle infrastrutture essenziali del territorio

● La ricostruzione integrata di Castelluccio di Norcia, con un investimento di € 68 milioni per 144 unità immobiliari e opere pubbliche primarie.

● Sono in corso i lavori per la ricostruzione del complesso monumentale dell’antica abbazia di S. Eutizio nel comune di Preci. Soggetto attuatore è la Curia arcivescovile di Spoleto-Norcia. I lavori nella chiesa proseguono celermente e sono stati avviati anche quelli per il monastero per un importo di euro 10.000.255,04. È prevista anche la ricostruzione della torre campanaria sulla cosiddetta ‘Rupe di Sant’Eutizio’

● La riapertura della Basilica di San Benedetto a Norcia, fissata per il 30 ottobre 2025, in occasione del nono anniversario del sisma.

Sempre nell’ambito della ricostruzione pubblica vanno aggiunti anche 205 interventi sui beni culturali per un importo di € 150.855.088,86. Di questi, sono 34 i lavori ultimati e 49 i lavori in corso.

L’USR Umbria – ricorda la Regione – ha adottato misure rigorose per garantire la legalità e la trasparenza, prevenendo infiltrazioni mafiose e episodi di malcostume. Grazie alla piattaforma digitale Ge.Di.Si., è possibile monitorare in tempo reale i cantieri, rafforzando i controlli su sicurezza, lavoro nero e concorrenza sleale.

Castiglione, dal 27 agosto al 30 novembre lavori al Pronto soccorso

Al via i lavori di riqualificazione del Pronto soccorso di Castiglione del Lago dell’USL Umbria 1. Si tratta dell’ultimo intervento del progetto di restyling dell’ospedale, che è stato ripreso lo scorso anno nell’ambito della programmazione regionale e che ha interessato numerosi altri reparti e strutture.

La Asl1 comunica che durante i lavori, in programma dal 27 agosto al 30 novembre, l’accesso al Pronto soccorso sarà temporaneamente modificato per consentire la continuità delle attività sanitarie e garantire la massima sicurezza.

L’ingresso dei mezzi diretti al Pronto soccorso avverrà dalla sbarra nord-ovest dell’ospedale: le ambulanze 118 e quelle ospedaliere utilizzeranno un telecomando, mentre gli altri mezzi potranno accedere tramite utilizzo del campanello situato in prossimità della sbarra. Dopo aver costeggiato il lato nord della struttura, i veicoli raggiungeranno un ingresso posteriore appositamente allestito, dotato di tunnel per facilitare l’accesso anche ai pazienti barellati. Il nuovo percorso sarà ben segnalato da apposita cartellonistica per dare indicazioni chiare e immediate a pazienti, visitatori e mezzi di soccorso.

Umbria terra di santi e… ballerini: i numeri dell’economia di discoteche e sale da ballo

Umbria terra di santi e… ballerini. La regione, che in genere pesa intorno all’1,4-1,5% a livello nazionale in termini di popolazione e Pil, nel comparto delle sale da ballo arriva a sfiorare il 4% del totale italiano, con quasi 1.500 addetti (il 69% dell’intero settore del relax e del divertimento). Nel secondo trimestre di quest’anno, infatti, le sale da ballo umbre rappresentano il 20,1% delle imprese attive del comparto relax e divertimento (94 su 468), a fronte di una media nazionale del 7,8%. Non solo: assorbono da sole 1.469 addetti su 2.130 complessivi, pari al 69% degli occupati del settore.

L’economia del relax in Italia e in Umbria

Per inquadrare questi dati occorre considerare il contesto più ampio. L’“economia del relax e del divertimento” comprende sport, palestre, parchi, stabilimenti balneari, sale giochi, discoteche e altre attività legate al tempo libero. Non è un settore marginale, ma un ambito che incrocia turismo, socialità e benessere, generando occupazione e coesione.

Secondo l’analisi della Camera di Commercio dell’Umbria su dati Unioncamere-InfoCamere e Movimprese (II trimestre 2025), in Italia sono attive 36.863 imprese del relax, con 116.185 addetti. In Umbria il comparto conta 468 imprese attive, anche se sono 550 quelle registrate.

In questo quadro le sale da ballo emergono come il vero baricentro regionale, superando per numero di addetti l’insieme di tutti gli altri sottosettori.

Le “altre attività di intrattenimento”

Accanto al ballo, il comparto umbro presenta altre voci significative. Le attività di intrattenimento e divertimento – giostre, animazione di feste, escape room, laser game, paintball – contano 108 imprese, pari al 23,1% del totale (sopra il 21,9% nazionale), ma con un peso occupazionale più ridotto: 256 addetti, pari al 12% del settore.

Organizzazioni sportive ed eventi

Rappresentano il 24,7% delle imprese attive umbre nel relax e nel divertimento (in linea con il 24,6% nazionale), ma con soli 85 addetti (4%). Più consistente appare il comparto dei centri fitness, che in Umbria incidono per il 18,6% delle imprese del relax, contro il 13,9% nazionale. Qui lavorano 121 persone, pari al 5,7% degli addetti, segno di una domanda crescente di benessere e forma fisica.

Sale giochi e parchi divertimento

Le sale giochi rappresentano l’8,5% delle imprese umbre (40 attività), poco sotto il 9,6% nazionale, con 128 addetti (6%). I parchi di divertimento e tematici raggiungono invece il 3,8% delle imprese umbre contro il 2,5% nazionale, con 63 addetti (3%). Numeri contenuti, ma che testimoniano una diversificazione dell’offerta, in grado di attrarre pubblico con formule innovative.

Stabilimenti balneari

Ovviamente, non avendo il mare, in Umbria restano un settore marginale: 1,1% delle imprese umbre del settore relax e divertimento contro il 17,7% nazionale, con appena 8 addetti. Un dato inevitabile vista la conformazione geografica della regione, che tuttavia rafforza il peso di altre attività come il ballo e il fitness, capaci di colmare in parte questa assenza strutturale.

Perugia e Terni: la geografia del relax

La provincia di Perugia concentra 362 imprese attive con 1.753 addetti (oltre l’80% del totale regionale). Qui la tradizione di locali da ballo, discoteche e intrattenimento ha trovato una naturale connessione con turismo culturale e flussi di visitatori. La provincia di Terni conta 106 imprese e 377 addetti: numeri più contenuti, ma con una specializzazione interessante nello sport, nel fitness e in alcune attività innovative. Un equilibrio che garantisce al settore una diffusione abbastanza omogenea in tutto il territorio regionale.

Il confronto con l’Italia

Nel complesso l’Umbria pesa per l’1,27% delle imprese italiane dell’economia del relax, leggermente sotto il suo peso medio in termini di Pil e popolazione. Ma in alcune voci il quadro si ribalta. Come detto le sale da ballo umbre valgono quasi il 4% del totale nazionale, i parchi divertimento l’1,92% e i centri fitness l’1,75%. Più contenute le quote umbre in eventi sportivi (1,17%) e sale giochi (1,36%).

A livello nazionale, il comparto è guidato dalle attività di intrattenimento e divertimento (21,9%), seguite da organizzazioni sportive ed eventi (19,2%), stabilimenti balneari (17,7%), centri fitness (13,9%), sale da ballo (7,8%), sale giochi (9,6%), altre attività sportive (5,4%) e parchi tematici (2,5%).

Economia e socialità

L’Umbria mostra dunque un profilo particolare. Non eccelle in tutti i segmenti del relax e del divertimento, ma nelle sale da ballo, e in misura più contenuta anche in altre voci del settore, presenta valori superiori (nel ballo nettamente superiori) alla media nazionale. È qui che il divertimento si trasforma in impresa, la socialità in lavoro, la musica in attrattività territoriale.

Il dato triplo delle sale da ballo non è quindi soltanto un numero: è l’indicatore di un settore che unisce economia e comunità, rafforzando l’immagine dell’Umbria come regione capace di trasformare passioni collettive in leve di sviluppo. Un fenomeno, d’altronde, già visto con i dati della cultura, oggetto del report della Camera di Commercio di qualche settimana fa.

Il commento del presidente Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il dato delle sale da ballo fotografa una regione che, nel cuore del Paese, ha saputo trasformare la voglia di socialità in un pezzo di economia concreta: venti imprese su cento del comparto relax, contro meno di otto a livello nazionale, e quasi il 70% degli addetti. È un risultato che ci distingue e che racconta la vitalità di un settore capace di generare lavoro e attrattività. Ma l’economia del relax non è fatta solo di piste da ballo: comprende sport, fitness, intrattenimento, parchi, con performance più in linea con la media italiana. Per questo guardiamo al dato del ballo come a un segnale incoraggiante, che ci dice quanto le identità locali possano diventare leva di sviluppo, e allo stesso tempo come stimolo per rafforzare gli altri comparti e dare all’Umbria un profilo ancora più competitivo”.

Il vino umbro fa i conti con i dazi Usa al 15% da settembre

Mentre l’Unione europea studia possibili approcci con l’amministrazione Usa per ridurre i dazi sui prodotti agroalimentari e sulle bevande importate negli Stati Uniti dall’Europa, i produttori di vino fanno i conti con gli effetti della tassa sulle esportazioni del 15% che scatteranno dal primo settembre.

Un danno che per l’Osservatorio UIV (Unione Italiana Vini) sarà per le imprese produttrici italiane di 317 milioni di euro nei prossimi 12 mesi, mentre per i partner commerciali statunitensi il mancato guadagno salirà fino a quasi 1,7 miliardi di dollari. Un danno che salirebbe a 460 milioni di euro qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale livello di svalutazione.

E sebbene l’UIV non inserisca i vini umbri tra quelli maggiormente esposti alle ripercussioni sul mercato statunitense, per la quantità dei volumi che dal Cuore verde d’Italia arrivano oltreoceano, produzioni come il Sagrantino, particolarmente amate negli Usa, rischia di non diventare più competitive e di veder ridotta quindi la propria presenza sulle tavole a stelle e strisce.

Come evidenzia l’analisi dell’Agenzia regionale Umbria Ricerche, quello delle bevande (insieme ad aerospazio, che però è esente da nuovi dazi, macchinari e moda) è uno dei settori in cui il mercato Usa ha un’incidenza superiore alla media regionale (che è del 12,4%).

Le esportazioni di vini e bevande alcoliche umbre negli Usa valgono circa l’1,8% dell’export totale, per un valore che supera i 13 milioni di euro.

L’Osservatorio appalti: il bando per l’asilo nido di Bettona va ritirato

L’Osservatorio regionale Appalti e Accreditamenti chiede di ritirare il bando per l’asilo nido di Bettona perché la manifestazione d’interesse sarebbe in violazione di leggi regionali e nazionali, da ritirare”.

“Le conquiste normative a tutela del lavoro, troppo spesso e purtroppo, non vengono seguite da alcune Istituzioni. Il caso che ci troviamo, di nuovo, a segnalare è quello dell’asilo nido comunale del Comune di Bettona, per il quale è stato emanato pubblicato un avviso pubblico per acquisizione di manifestazione di interesse in totale violazione del Codice dei contratti pubblici e della Legge Regionale 2/2024 sulla ‘qualità del lavoro e dei servizi alla persona’”. A scriverlo è l’Osservatorio regionale Appalti e Accreditamenti, costituito da Legacoop sociali, Confcooperative Federsolidarietà, AGCI solidarietà, Fp cgil, Cisl fp, Fisascat cisl, Uil Fpl, Uiltucs.

“I problemi riscontrati – si legge nella nota – sono duplici: da un lato si tratta di una gara al massimo ribasso vietata per i servizi per l’infanzia sia dal Codice dei Contratti Pubblici che dalla LR 2/2024; dall’altro lato l’avviso offre una scarsa tutela del personale prevedendo una clausola sociale assolutamente insufficiente a garantire il corretto assorbimento del personale già presente. Anche in questo caso non è applicata la L.R. 2/2024 che invece pone grande attenzione alle tutele dei lavoratori. …” La scelta del criterio del massimo ribasso causerà inevitabilmente delle conseguenze in relazione alla corretta tutela delle lavoratrici e dei lavoratori già in servizio e che si richiede di riassumere con il cambio di gestione. Essendo, inoltre, unico criterio di scelta quello del prezzo offerto, non viene garantita la qualità del servizio per i bambini e le bambine”.

“In virtù di queste considerazioni, la richiesta dell’Osservatorio è quella di ritirare l’avviso di manifestazione di interesse e di adottare un’adeguata procedura di evidenza pubblica che rispetti le leggi nazionali e le norme regionali in materia. Evidenziamo, con un certo rammarico, che già una volta il Comune di Bettona ha approvato un provvedimento contrario alle normative sul lavoro, proprio in merito all’asilo nido, dovendo poi ritirarlo. E ricordiamo anche quanto avvenuto lo scorso anno, con l’incontro tra vecchio e nuovo gestore senza rappresentanze sindacali. Questo atteggiamento di chiusura del Comune di Bettona rammarica e indigna, di fronte ad un servizio delicatissimo come quello delle educatrici dell’asilo nido comunale”.

(nella foto i referenti dell’Osservatorio appalti in una immagine di repertorio)

Liste d’attesa, la sanità umbra chiede ancora aiuto al privato: scontro politico sulla delibera di agosto

E’ scontro politico – tra l’opposizione di centrodestra e la maggioranza di centrosinistra che sostiene la presidente Proietti – sulla delibera n. 825, approvata il 13 agosto dalla Giunta regionale, sugli “accordi contrattuali per l’assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale” e la definizione dei tetti di spesa per l’anno 2025. Una delibera che sancisce come la sanità umbra abbia ancora pienamente bisogno del privato convenzionato per garantire le prestazioni ai cittadini, alle prese con liste d’attesa sempre più lunghe e disagi dovuti agli spostamenti nelle varie strutture pubbliche dell’Umbria per sottoporsi a visite ed esami.

L’ex governatrice Donatella Tesei e tutto il centrodestra vanno all’attacco, bollando come un bluff la campagna elettorale che ha portato Proietti alla vittoria, basata sulla promessa di azzerare le liste d’attesa ed agitando lo spauracchio della presunta privatizzazione della sanità.

Il centrosinistra si difende, ribadendo la centralità del pubblico, a cui spetta comunque la gestione della sanità anche laddove si richieda il ricorso al privato convenzionato. Promettendo che il ricorso al privato convenzionato potrà comunque ridursi con l’entrata a regime del nuovo Piano sanitario che si sta redigendo. Anche grazie alle assunzioni che da qui a fine anno saranno 711 e che si andranno ad aggiungere al turn over e alle stabilizzazioni.

Nel frattempo, comunque, per garantire le prestazioni ai cittadini occorre ricorrere ancora al privato convenzionato. Come avvenuto finora.

“La delibera in questione – spiega la presidente Tesei – rappresenta un intervento per garantire la continuità assistenziale e la qualità dei servizi sanitari nella nostra regione, che ricorre al privato accreditato da decenni. Ma per la prima volta dopo 5 anni di governo di centrodestra, questo atto riafferma il primato del pubblico rispetto al privato – aggiunge – vincolando le risorse del privato agli obiettivi regionali. In un contesto di difficoltà ereditato dagli ultimi 5 anni, in particolar modo per l’incidenza della mobilità passiva, questa delibera stabilisce le basi per un futuro in cui il settore pubblico guiderà e garantirà i livelli di assistenza e l’universalità del servizio in tutta la regione. Con questo atto si passa così dall’idea di sostituzione del pubblico con il privato a un nuovo modello di complementarità, sotto la direzione della Regione, ente pubblico che pianifica e si avvale residualmente del privato solo laddove serve a garantire il servizio necessario ai cittadini. Il ricorso al privato accreditato costituisce da sempre per il Sistema Socio Sanitario Umbro un elemento di integrazione con il sistema pubblico per il quale la giunta attuale sta lavorando al fine di consentire la cooperazione e sussidiarietà rispetto al completo ed efficiente utilizzo delle strutture pubbliche. In particolare la deliberazione di giunta in questione, nel rispetto dei vincoli normativi vigenti, dispone gli stessi tetti di spesa per l’acquisto di prestazioni dal privato accreditato pari a quelli determinati per l’anno 2024 e anche pari all’ultimo quinquennio”.

Quanto alle liste d’attesa, Proietti prosegue: “Negli ultimi anni la normativa nazionale ha dato inoltre la possibilità alle Regioni di destinare risorse integrative per l’abbattimento delle liste di attesa, consentendo di far riferimento alle strutture private accreditate quale integrazione al sistema pubblico, facoltà della quale la giunta precedente si è sempre avvalsa, proprio al fine di ridurre le liste di attesa: nel corso del 2024 la giunta Tesei ha speso 7 milioni e mezzo di euro verso il privato per abbattere liste d’attesa, mentre la nostra amministrazione sta abbattendo le liste d’attesa esclusivamente con la sanità pubblica e i pochi residui degli anni passati. La direzione regionale salute coadiuva le direzioni territoriali per effettuare monitoraggi costanti e concordare l’imposizione di standard e parametri rigorosi da parte dell’amministrazione pubblica, ai quali i privati dovranno conformarsi, rispondendo anche in termini di indicatori di assistenza, qualità e spesa. I soggetti privati opereranno in base ai bisogni identificati dal settore pubblico, evitando azioni che potrebbero amplificare le disuguaglianze esistenti”.

La delibera destina le risorse per il privato convenzionato nei settori in cui la mobilità passiva è più penalizzante come in ortopedia. Sostanzialmente con questa delibera la giunta ha confermato i tetti del 2024, vincolando però per la prima volta le strutture a effettuare almeno il 10% di prestazioni di ortopedia di alta complessità quindi é stato per la prima volta inserito un criterio di correzione: non più la totale libertà da parte dei privati accreditati di effettuare prestazioni, bensì prestazioni che attualmente costringono gli umbri a rivolgersi all’esterno.

La Regione assicura che questo è un primo passo “per rivedere tutto il sistema dei privati accreditati che dovranno svolgere il loro ruolo, per quanto riguarda le prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale, sulla base delle effettive esigenze e necessità dei cittadini umbri”.

Non abbastanza, per le opposizioni, per segnare una presunta discontinuità rispetto a quanto fatto in questi anni. Con l’aggravante dell’aumento delle tasse per lavoratori, pensionati e imprese, giustificati da un “buco” di bilancio poi smentito anche dalla Corte dei conti.

La sanità continua ad essere terreno di scontro, mentre i cittadini continuano a ricorrere alle prestazioni dei privati per avere diagnosi in tempi rapidi, anche quelli non convenzionati.

Stanze in affitto, così i prezzi a Perugia e il confronto con le altre città universitarie

A Perugia per una stanza singola in affitto si chiedono in media 280 euro. Con le offerte che rispetto a un anno fa sono in calo del 5% e le domande in aumento del 12%.

E’ quanto rileva l’osservatorio di Immobiliare.it Insights, la proptech company del gruppo Immobiliare.it, ha analizzato l’andamento di domanda, offerta e prezzi del mercato delle stanze in Italia in un periodo in cui gli studenti si mettono alla ricerca di alloggi in vista della ripresa delle lezioni universitarie.

Dopo anni di forte crescita, in alcune città italiane la domanda di stanze singole sta iniziando a rallentare. Rispetto a 12 mesi fa, la richiesta a Torino ha fatto segnare un -3%, a Firenze un -6%, a Milano un -13%, a Verona un -20%, a Bologna e Napoli rispettivamente addirittura un -38% e un -47%. In altre storiche città universitarie, invece, l’interesse continua a salire: è il caso di Venezia, che anno su anno sperimenta un solido +30%. Nel complesso, tra aumenti e cali, la domanda in Italia mostra una sostanziale stabilità rispetto a 12 mesi fa.

Per quanto riguarda i prezzi delle singole, Milano si conferma saldamente in testa, con 732 euro/mese. A Roma si spendono invece 575 euro/mese, oltre 150 euro in meno rispetto alla città del Duomo. La Capitale è al quarto posto tra le città più onerose per affittare, dietro anche a Bologna, seconda con 632 euro/mese, e Firenze, terza con 606 euro/mese. Al quinto posto si trova Trento (544 euro/mese), che precede Brescia (519 euro/mese), Modena (506 euro/mese) e Padova (502 euro/mese). Si scende sotto i 500 euro/mese per la nona e la decima posizione, occupate rispettivamente da Torino (476 euro/mese) e Verona (473 euro/mese). Per un soffio fuori dalla top 10 Bergamo (466 euro/mese), Venezia (453 euro/mese) e Napoli (445 euro/mese).

Quest’anno lo studio propone una visione più ampia, analizzando il mercato delle stanze non solo in Italia ma anche nelle principali città europee. Grazie alla collaborazione con HousingAnywhere, la più grande piattaforma di affitti a medio termine in Europa, è stato possibile confrontare i costi delle stanze singole in Italia e in Europa e approfondire le preferenze degli italiani che scelgono di studiare all’estero.

Così l’andamento dei prestiti alle imprese umbre

Nell’ultimo rapporto della Banca d’Italia sull’economia umbra vengono analizzate anche le condizioni economiche e finanziarie e l’andamento dei prestiti alle imprese. La contrazione del credito all’economia regionale si è attenuata; il calo ha continuato a interessare il settore produttivo e ha riflesso le minori esigenze di finanziamento di investimenti e capitale circolante. Le condizioni di offerta sono rimaste orientate alla cautela. La qualità del credito è peggiorata, soprattutto per le imprese della manifattura, pur confermandosi su livelli storicamente buoni.

Nel 2024 i risultati reddituali si sono confermati positivi per larga parte delle aziende umbre. Secondo l’indagine Invind, la quota di imprese che hanno chiuso l’esercizio in utile è ulteriormente cresciuta,
raggiungendo un nuovo massimo. L’incremento ha interessato in particolare le aziende dei servizi, a fronte di un calo rilevato per quelle industriali.

La liquidità finanziaria delle imprese è rimasta elevata nel confronto storico. È proseguita la ricomposizione verso le attività a remunerazione più elevata, quali i depositi a risparmio e i titoli quotati. Resta comunque preponderante la quota detenuta nei depositi a vista e nei conti correnti.

Nel corso del 2024 la contrazione dei prestiti al comparto produttivo umbro si è attenuata (-2,1% a dicembre, dal -4,2% di un anno prima).

In un contesto di politiche di offerta ancora caute e di una domanda di credito debole, rileva la Banca d’Italia, la riduzione dei prestiti ha continuato a essere marcata per le imprese di più piccola dimensione (-6,8%, a fronte del -0,9% per le medio-grandi). Tra i settori, nell’edilizia (-7,9%).

La riduzione dei tassi di riferimento della BCE si sta gradualmente trasmettendo al costo del credito. Dopo il sensibile incremento registrato nel corso del 2023, il tasso mediamente applicato ai prestiti connessi a esigenze di liquidità è sceso di quasi un punto percentuale, al 6,1% nel quarto trimestre del 2024.

Il calo ha riguardato in misura analoga le diverse classi dimensionali e branche di attività economica. L’onerosità media dei nuovi prestiti destinati agli investimenti, rappresentati principalmente da operazioni a scadenza prolungata, è scesa più decisamente, al 4,9% (dal 6,7% di un anno prima).