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Autore: Sara Grossi

Personale del pronto soccorso ancora aggredito, le richieste dei sindacati alla Asl

Ancora un’aggressione ai danni del personale di Foligno. Stavolta, a subirne le conseguenze è stato il personale del pronto soccorso, vittima di aggressioni verbali e fisiche.

Un nuovo episodio di fronte al quale i sindacati, oltre ad esprimere solidarietà alle vittime, tornano a invocare interventi a difesa del personale sanitario.

“Non è la prima volta che accadono fatti di questo genere e la direzione dell’Azienda Usl Umbria 2, pur dopo le precedenti e numerose segnalazioni da parte delle sigle sindacali, continua ad ignorare questa grave situazione” afferma la Fp Cgil dell’Azienda Usl Umbria 2. Che aggiunge: “Dobbiamo essere tutti consapevoli, come lavoratori della sanità, che le aggressioni che subiamo sono frutto di una gestione della sanità fallimentare, dettata da logiche di mercato che hanno trasformato la salute in merce. Lavoriamo in un servizio sanitario sempre più smantellato, depotenziato, saturo e lontano dai pazienti. La carenza cronica di personale – spiega la Fp Cgil – ha come diretta conseguenza turni massacranti e compromissione della qualità delle cure, che mettono a rischio la salute di noi stessi lavoratori e dei pazienti, i quali sono costretti a subire tempi di attesa lunghissimi prima di ricevere assistenza. Questa situazione è inaccettabile e richiede interventi urgenti”.

Alla luce di tutto ciò, la Fp Cgil dell’Azienda Usl Umbria 2 formula precise richieste: “Aumento del personale al fine di potenziare il pronto soccorso e gli altri reparti in crisi; l’implementazione di misure concrete per migliorare le condizioni di lavoro e per prevenire il burnout; l’implementazione di protocolli di sicurezza efficaci per proteggere gli operatori dalle aggressioni da parte di utenti esasperati dai lunghissimi tempi di attesa; ripristino del posto fisso di polizia h24 in loco per facilitare interventi tempestivi”.

Anche la segreteria della Uil Fpl dell’Umbria e la segreteria aziendale di Uil Fpl della Usl 2 rinnova l’appello alla direzione dell’ospedale, “affinché si intervenga quanto prima a far fronte a tutte le criticità del nosocomio, più volte evidenziate dalle organizzazioni sindacali, sul fronte della sicurezza”.

“Occorre ribadire – spiegano i sindacalisti della Uil – che gli operatori sanitari non possono essere vittima di aggressioni perché agiscono già, purtroppo, al limite delle proprie possibilità, sempre sotto organico e seguendo alla lettera procedure che impongono iter da seguire e burocrazia. Condannando dunque il gesto, non si può negare che l’ospedale di Foligno presenti un problema di sicurezza del luogo di lavoro, direttamente afferente al Decreto ministeriale 81, che norma il settore. Problematica alla quale si aggiungono quelle dei carichi di lavoro e dell’organizzazione. Una concomitanza di fattori che rende la sostenibilità per il personale impossibile”.

“Sul fronte strettamente della sicurezza, l’ospedale di Foligno presenta un problema di costruzione: ha accessi ovunque e i reparti diventano insicuri senza più un controllo all’ingresso. Ricordiamo i problemi di sicurezza negli spogliatoi, per i quali l’azienda si era impegnata. Serve, finalmente e come chiediamo da tempo, la riattivazione della sorveglianza h24 all’ingresso, contingentando gli ingressi liberi, dopo un’ora eccessiva. Le aggressioni al personale sanitario – continuano Uil Fpl Umbria e Uil Fpl aziendale – restano qualcosa di inaccettabile e intollerabile, sulle quali chiediamo un definitivo cambio di passo. La direzione dell’azienda deve prendersi carico di questa emergenza ed intervenire, prima che episodi del genere possano avere esiti infausti”.

Esplosione poi l’incendio in casa, feriti due anziani

Prima l’esplosione, poi le fiamme uscire dalla finestra di un appartamento a Tavernelle di Panicale. All’interno c’erano due anziani, feriti in modo lieve. L’uomo ha riportato in particolare ustioni a un braccio. Entrambi sono stati comunque trasportati all’ospedale di Perugia per essere medicati e per ulteriori accertamenti.

L’allarme è scattato intorno alle17,15 e la scena è stata anche ripresa col telefonino da una persona che si trovava in strada.

Per spegnere l’incendio sono intervenuti i vigili del fuoco con una squadra della sede centrale di Perugia con autopompa serbatoio, autoscala e autobotte.

Sono in corso accertamenti per comprendere l’origine dell’esplosione, dovuta probabilmente ad un incidente in cucina.

L’edificio è oggetto di una ricognizione da parte dei vigili del fuoco, che hanno precauzionalmente fatto evacuare due appartamenti adiacenti a quello dove si è verificata l’esplosione.

L’Ue a Foligno per sostenere i Cluster umbri

Seconda tappa italiana, a Foligno, dell’evento internazionale Clusters meet Regions con cui la Commissione Europea, attraverso il confronto tra attori istituzionali, imprese, centri di ricerca e stakeholder locali ed europei, punta a implementare il ruolo dei cluster come motori strategici di transizione verde e digitale negli ecosistemi di innovazione regionali.

In Umbria sono presenti tre importanti e affermati cluster che operano in ambiti strategici come l’aerospaziale, l’e-mobility e la nautica. La tappa umbra dell’evento, organizzata tramite l’European cluster collaboration platform e in collaborazione con Regione Umbria e Sviluppumbria, è una delle due sole iniziative del Clusters meet Regions previste in Italia, oltre a quella di Milano che già si è svolta nel mese di marzo.

La due giorni umbra è ospitata a Palazzo Trinci. All’incontro inaugurale sono intervenuti Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, Luca Ferrucci, amministratore unico di Sviluppumbria, Alberto Valenzano della Direzione generale per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le pmi (Dg Grow) della Commisione europea, e Stefano Zuccarini, sindaco di Foligno. Presente anche l’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti, il quale terrà le conclusioni nell’evento conclusivo del Clusters meet Regions.

“I cluster – ha dichiarato la presidente Proietti – sono lo strumento con cui il nostro Paese si sta approcciando alla nuova rivoluzione industriale, verde e hi-tech, che come Umbria dobbiamo saper cogliere per garantire lo sviluppo della regione e il futuro dei nostri giovani. Oggi a Foligno, a confrontarsi con le nostre imprese e istituzioni, c’è l’Europa che crede nei cluster. Anche con iniziative simili l’Unione Europea incentiva e sostiene le clusterizzazioni come strumento utile di sviluppo economico nel nuovo piano industriale italiano. Noi siamo al suo fianco”.

“I tre cluster umbri – ha commentato l’assessore De Rebotti – sono la dimostrazione di una grande capacità di fare squadra, rete e filiera. Con questo evento puntiamo a incentivare tale patrimonio e a rafforzare il legame tra imprese che insieme possono così affrontare con maggiore efficacia ed efficenza la transizione nel campo della sostenibilità ambientale e dell’innovazione tecnologica, attraverso prodotti di filiera. Questo è il nostro obiettivo, ovviamente facendo riferimento alle risorse europee della programmazione che sono indispensabili per sostenere le imprese umbre”.

“L’Umbria vanta una lunga tradizione di esperienze di cooperazione tra imprese – ha ricordato il presidente di Sviluppumbria, Luca Ferrucci – e, prima di altre regioni, anche a livello europeo, ha capito che la forza delle imprese non risiede nell’individualismo, ma nella capacità di mettersi insieme, in un gioco collettivo volto a rafforzare la competitività di ciascuno. La Regione Umbria e Sviluppumbria credono a tale modello e per quanto possibile continuanno a investirvi e a cercare di estenderlo”.

In platea, per partecipare anche agli incontri tecnici, ai workshop, ai panel e alle iniziative, presenti rappresentanti delle istituzioni, delle agenzie regionali e, soprattutto, delle imprese che fanno parte dei tre cluster umbri: l’Umbria Aerospace Cluster, che rappresenta l’industria regionale umbra operante nei settori dell’aeronautica, dello spazio e della difesa, composto da quarantasette imprese, con un fatturato aggregato di 800 milioni di euro e 4.600 lavoratori impiegati; l’Umbria Nautical Cluster, composto da nove imprese umbre operanti nell’industria cantieristica; l’Umbria e-mobility network, composto da diciassette aziende umbre operanti nel settore della mobilità sostenibile, con un fatturato consolidato di quasi 600 milioni di euro e 2.300 dipendenti.

“La Commissione Europea – ha sottolineato Alberto Valenzano – ha come obiettivo quello di rafforzare la politica dei cluster in tutta Europa e in particolare in Italia. Siamo qui per promuovere la politica dei cluster della Regione Umbria e i cluster locali, mettere in evidenza le best practice in questo ambito e motivare altre Regioni a seguire questa linea. Ma siamo qui a Foligno anche per fare incontrare i cluster umbri con quelli europei così da creare e rafforzare le partnership a livello continentale”.

Nella prima mattinata, intanto, si sono tenuti i primi panel di approfondimento moderati da Cillian Fani, segretario generale dell’Umbria Aerospace Cluster, (Regional Ecosystems – The role of clusters in Umbria in shaping industrial transformation of the region) e Marina Cecilia Sereni, responsabile attività e cluster internazionali di Sviluppumbria e coordinatore della rete Enterprise Europe Network, (Regional and national strategies and good practices – Addressing challenges for the future of the industrial transition).

Ad agosto il volo Perugia – Olbia costa anche 955 euro

Volare dall’Umbria in Sardegna ad agosto costa quanto arrivare a New York. A denunciare il ritorno del caro-voli per l’isola nella stagione estiva è Adiconsum Sardegna.

Che con il presidente  Giorgio Vargiu porta ad esempio proprio il caso limite del volo Perugia-Olbia, con partenza il 10 agosto e rientro il 17 agosto: parte da un minimo di 620 euro a passeggero ma, a seconda degli orari prescelti, arriva a superare i 955 euro. E non è un caso isolato, perché anche altri collegamenti aerei per la Sardegna raggiungono prezzi esorbitanti.

“Tariffe – specifica Vargiu – a cui, ovviamente, andranno aggiunti i costi per il bagaglio a mano, per la scelta del posto a sedere, e altri balzelli vari applicati dalle compagnie aeree”.

Il presidente di Adiconsum Sardegna punta l’indice contro le Istituzioni (Antitrust, Mister Prezzi), ma sollecita anche l’intervento della e Guardia di Finanza contro il caro-voli in Sardegna, che danneggia i cittadini, il comparto turistico e tutto l’indotto.

“Se si vuole arginare il problema – conclude Vargiu – è necessario che vengano assunti provvedimenti per regolamentare l’uso degli algoritmi da parte delle compagnie aeree e per dare efficaci poteri di controllo e sanzionatori all’Antitrust, a Mister Prezzi e alla stessa Guardia di finanza”.

Area Sisma, rifinanziata dal Governo la Zona Franca Urbana

Il Consiglio dei ministri ha rifinanziato anche per il 2025 la Zona Franca Urbana Sisma 2016 del Centro Italia. Un provvedimento che consente alle aziende che operano nei comuni colpiti dal terremoto – in Umbria la Valnerina e Spoleto – di beneficiare di agevolazioni fiscali e contributive,

Per il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Paola Agabiti rappresenta un provvedimento, a beneficio della popolazione e in particolare delle piccole attività commerciali e artigianali dell’area colpita dal terremoto del 2016, che “conferma la concretezza e la costante vicinanza del Governo Meloni ai territori colpiti dal sisma, comprese le comunità umbre ancora impegnate nel percorso di ricostruzione”.

“Si tratta – spiega Agabiti – di una misura di grande importanza per il sostegno al tessuto produttivo e commerciale diffuso, per accompagnare la ripresa economica e sociale delle aree interne. Per chi continua a investire, lavorare e resistere in territori segnati dalle ferite del sisma, ma ricchi di potenzialità e competenza. Un risultato per il quale ci siamo impegnati, reso possibile grazie al lavoro del Commissario Guido Castelli, che sta assicurando attenzione e continuità istituzionale sul tema, e naturalmente al Governo Meloni, che ha sempre mostrato sensibilità verso i nostri territori”.

Conclude il consigliere Paola Agabiti: “Il segnale che arriva è chiaro: la ricostruzione non riguarda solo le opere materiali, ma anche il rilancio delle attività economiche e delle comunità locali”.

Sostenibilità e imprese coesive, così l’Umbria nel rapporto Symbola-Unioncamere

Nel 2024 le imprese coesive italiane – cioè quelle che coltivano legami solidi con lavoratori, clienti, territori, istituzioni, scuola, terzo settore – sono arrivate al 44% del totale delle manifatturiere. Un dato in netta crescita: erano il 32% nel 2018.

Si tratta di imprese che valorizzano il rapporto con i propri lavoratori non solo per senso di responsabilità sociale, ma perché comprendono come la soddisfazione e il coinvolgimento delle persone si traduca anche in migliori performance sul mercato, in una maggiore attrattività per talenti e investimenti, in una più solida competitività.

Ecco perché la loro presenza diventa importante in un territorio. Il Rapporto Coesione è Competizione 2025, promosso da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne in collaborazione con AICCON e IPSOS, confronta il livello delle imprese coesive nelle diverse regioni e province italiane.

In Italia

Anche i dati relativi al 2024 confermano una presenza pressoché disomogenea delle imprese coesive sul territorio nazionale, fortemente concentrate in poche regioni perlopiù del Nord. Infatti, le regioni settentrionali continuano ad ospitare il maggior numero di imprese coesive (il 66,4% del totale) mentre nel Mezzogiorno trovano localizzazione il 15,6% delle imprese coesive e nel Centro il complementare 18,0%. Il 52,3% delle imprese coesive risulta concentrato in tre sole regioni: Lombardia (25,0%), Veneto (15,2%) ed Emilia- Romagna (12,1%); una quota molto significativa e in leggero aumento rispetto al 2022 (quando era pari al 50%) e al 2023 (51,7%). Anche Toscana e Piemonte registrano una percentuale elevata di imprese coesive, rispettivamente pari 9,4% e 8,1%.

È importante però esaminare la presenza delle imprese coesive nelle regioni italiane in termini relativi, rapportando quindi nei vari territori la numerosità delle imprese coesive sul totale delle imprese manifatturiere con un numero di addetti compreso tra 5 e 499. Le sette regioni che registrano una quota superiore alla media nazionale (44%) sono tutte del Nord. Tra queste, il Trentino-Alto Adige si colloca al primo posto (dove sono coesive 58 imprese manifatturiere ogni 100). Seguono, a parimerito, con il 49% delle imprese manifatturiere coesive l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia e la Valle d’Aosta (la quale, tuttavia, si posiziona all’ultimo posto della graduatoria relativa alla distribuzione nazionale in termini assoluti). L’incidenza di imprese coesive è altresì molto elevata in Veneto (48%), Lombardia (46%) e Piemonte (45%).

Di contro, chiudono la graduatoria la Liguria, la Calabria e la Sicilia (con il 36% di imprese manifatturiere coesive) e la Basilicata (27%).

Proprio l’impegno nei confronti dell’ambiente è uno degli indicatori presi in considerazione per l’identificazione dei cosiddetti “territori coesivi”. Approssimando, infatti, l’attenzione alla sostenibilità e alla tutela dei territori con il dato relativo alla produzione e raccolta
differenziata dei rifiuti urbani, si osserva come nelle regioni dove vi è un più alto tasso di riciclo dei rifiuti si registra anche una maggiore presenza di imprese coesive; stiamo parlando in particolar modo delle regioni del Nord Italia come il Veneto, l’Emilia Romagna, il Trentino-Alto Adige, la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, la Valle d’Aosta e il Piemonte.

Viceversa, nelle regioni dove vi è una minore attenzione alla raccolta differenziata si osserva un minor numero di imprese coesive, come avviene in tutte le regioni del Sud ad eccezione della Sardegna, e in Liguria e nel Lazio.

In Umbria

La Camera di commercio dell’Umbria analizza in particolare la situazione nella regione. Che sulla coesività delle proprie imprese, si racconta male: le attività coesive non sono poche, ma ancora troppo nell’ombra.

Il peso delle imprese coesive umbre è infatti ancora marginale, ma significativo. Nel 2024 sono arrivate al 44% del totale delle manifatturiere. Un dato in netta crescita: erano il 32% nel 2018.

L’Umbria, in questo scenario, rappresenta circa il 2% delle imprese coesive italiane. Un numero modesto se letto in assoluto, ma non irrilevante se si considera che il PIL regionale pesa solo per l’1,4/1,5%% sul totale nazionale. Significa che la propensione alla coesione è sopra media, anche se ancora troppo invisibile.

È nel comparto manifatturiero che l’Umbria mostra i segnali più promettenti. Qui, quasi il 40% delle imprese è classificato come coesivo. La regione si colloca all’11° posto tra le 20 regioni italiane per incidenza di imprese manifatturiere coesive.

Lontana dalle eccellenze come il Trentino Alto Adige (quasi 60%) o l’Emilia-Romagna (quasi 50%), ma comunque sopra il Lazio (anch’esso prossimo al 40%), sopra le Marche, e non distante dalla Toscana, che si attesta attorno al 40%.

Un dato solido, che segnala la presenza in Umbria di una manifattura relazionale, collaborativa, aperta, anche se ancora poco visibile e scarsamente sostenuta da politiche dedicate.

Il rapporto distingue i territori in base all’intensità coesiva. Il Nord dell’Umbria, e in particolare la provincia di Perugia, mantiene una struttura relazionale attiva: più imprese coesive, più reti locali, più interconnessioni. Il Sud, invece – Terni e l’area industriale circostante – scivola tra le aree meno coesive d’Italia. È un problema che va oltre i numeri: riflette anni di deindustrializzazione, perdita di capitale umano, debolezza del tessuto associativo e imprenditoriale.

Ricucire questa frattura è la vera sfida regionale per trasformare l’Umbria in un laboratorio nazionale di coesione economica.

L’Umbria supera la media nazionale nella raccolta differenziata, dimostrando attenzione ambientale e senso civico. Anche l’utilizzo delle biblioteche, i dati sulla partecipazione civica e la fiducia interpersonale sono incoraggianti.

È un capitale sociale vivo, spesso più forte nei piccoli centri che nelle città. Un potenziale che può e deve essere messo al servizio dell’economia, a partire dalle imprese più avanzate.

Non mancano però i punti deboli. Innanzi tutto, la natalità imprenditoriale: l’Umbria è al 17° posto tra le 20 regioni italiane: avviare un’impresa, specie per i giovani, resta complicato. E poi il valore aggiunto pro capite, indicatore chiave della capacità produttiva e del benessere economico: l’Umbria è solo 13ª: troppo indietro rispetto ai territori coesivi del Nord.

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “L’Umbria non è in ritardo sulla coesione: è inascoltata. Abbiamo imprese che investono in capitale umano, che collaborano con il territorio, che innovano senza clamore e creano valore condiviso, ma restano ai margini del racconto nazionale. Serve una narrazione forte, radicata nei dati e nelle esperienze, che restituisca visibilità a questo patrimonio nascosto. Dobbiamo uscire dalla retorica dei territori fragili e iniziare a parlare di territori intelligenti, capaci di tenere insieme sostenibilità, competitività e legami sociali. Non si cresce da soli: l’ecosistema imprenditoriale funziona se c’è coesione. Il nostro compito, come istituzioni, è attivare connessioni, rafforzare le reti e valorizzare chi già opera con questa visione. Non è tempo di attendere: è tempo di rendere visibile ciò che funziona e metterlo al centro delle politiche di sviluppo”.

Metalmeccanici, sciopero al 75%: le immagini della manifestazione di protesta

Nel giorno dello sciopero nazionale dei metalmeccanici indetto da Fim, Fiom e Uilm – protesta che nelle industrie umbre, informano i sindacati, ha fatto registrare un’adesione media del 75%, con picchi molto più alti in alcuni stabilimenti della regione – centinaia di operai metalmeccanici provenienti da tutte le città dell’Umbria hanno raggiunto il centro storico di Perugia per la manifestazione regionale per chiedere a gran voce il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro.

Tra cori, striscioni, fumogeni e decine di bandiere verdi, rosse e blu di Fim, Fiom e Uilm, i lavoratori si sono concentrati in piazza Matteotti per poi raggiungere in corteo piazza Italia dove dal palco sono intervenuti Simone Liti, segretario generale della Fim-Cisl Umbria, Fabrizio Blasi della Uilm-Uil Umbria e Silvia Simoncini, segretaria nazionale della Fiom-Cgil. Non mancavano bandiere della pace e appelli a fermare i conflitti in corso.

“Siamo arrivati a 40 ore di sciopero – hanno sottolineato Marco Bizzarri e Alessandro Rampiconi, segretari generali di Fiom Cgil rispettivamente Perugia e Terni – e questo è un grande sacrificio per tutti i lavoratori. Ma abbiamo nuovamente incrociato le braccia e siamo ancora qui in piazza perché vogliamo assolutamente riconquistare il tavolo della trattativa. È intollerabile il perdurante atteggiamento di chiusura di Federmeccanica-Assistal e Unionmeccanica-Confapi che si rifiutano di riaprire le trattative, lasciando senza risposte migliaia di lavoratrici e lavoratori. Il contratto è scaduto da troppo tempo e la nostra piattaforma, approvata a larghissima maggioranza da tutti i lavoratori, è stata presentata ormai un anno fa. D’altronde, dal contratto nazionale passa anche il futuro del settore metalmeccanico e dell’industria del nostro Paese. Vogliamo salari che siano veramente in grado di restituire il potere d’acquisto ai lavoratori e c’è bisogno di intervenire anche su tutta la parte normativa per contrastare l’attuale modello di appalti e subappalti e del diffuso precariato che c’è nel settore. Siamo qui nella speranza che questo ulteriore sciopero possa convincere Federmeccanica-Assistal e Unionmeccanica-Confapi a riaprire il tavolo di confronto a partire dalla piattaforma presentata da Fim Fiom e Uilm”.

Le richieste dei metalmeccanici

“Le nostre richieste – hanno ricordato Bizzarri e Rampiconi – prevedono innanzitutto un aumento salariale di 280 euro per riconquistare il potere d’acquisto, ma non basta. C’è tutta una parte della nostra piattaforma che riguarda il mercato del lavoro per limitare l’utilizzo delle forme più precarie e rendere più stabile il mondo del lavoro nel settore metalmeccanico. Abbiamo, inoltre, una parte legata a salute e sicurezza, temi quanto mai emergenziali in questo Paese visto quello che le cronache purtroppo ci restituiscono ogni giorno. La nostra è una piattaforma all’avanguardia, il problema è che è stata scalzata da una contropiattaforma che ci è stata presentata con l’idea formale di depotenziare l’effetto del Ccnl”.

Bene l’occupazione, ma le imprese faticano a trattenere laureati in Umbria

Nell’ultimo anno è cresciuto notevolmente in Umbria il numero degli occupati (+3,2%), pur in presenza di una crescita contenuta (+0,7% le stime della Banca d’Italia sull’indicatore trimestrale), in linea con l’andamento economico.

Il sistema economico umbro mostra una crescente difficoltà nel trattenere i giovani laureati che si formano nei due Atenei perugini, che (soprattutto per UniPg) hanno ritrovato una forte attrattività. Cosa che tra l’altro getta ombre sulla qualità (e la remuneratività) dei contratti in aumento.

La principale criticità del sistema produttivo – che nell’ultimo anno è stato ancora spinto dall’andamento positivo delle costruttivo – resta la bassa produttività, la peggiore tra le regioni italiane nel corso degli anni Duemila. Una debolezza dovuta ai limitati investimenti in ricerca e sviluppo.

Queste le criticità che emergono dal Rapporto annuale della Banca d’Italia. Che vede anche alcune luci, con il buon andamento dell’export, l’espansione del turismo e un certo incremento del potere di acquisto delle famiglie.

Le dinamiche dell’economia umbra in sintesi

Il Rapporto annuale della Banca d’Italia ha inoltre evidenziato altre situazioni di criticità, anche settoriali, insieme ad alcune luci. Nell’industria le vendite si sono ulteriormente ridotte, riflettendo l’andamento degli ordinativi interni; le esportazioni hanno però ripreso a espandersi. L’edilizia, seppur in rallentamento, ha continuato a fornire un contributo positivo.

Nel terziario la crescita è rimasta moderata nonostante l’ulteriore espansione del comparto turistico. Negli ultimi decenni sono sensibilmente cresciuti i servizi offerti dalle organizzazioni dell’economia sociale, che hanno assunto un ruolo di rilievo per l’economia regionale.

In questo contesto di luci e ombre, l’occupazione ha continuato a crescere in misura sostenuta; dopo molti anni l’aumento ha interessato anche i lavoratori autonomi; tasso di partecipazione ai massimi e disoccupazione su livelli storicamente bassi.

Il sistema economico regionale, tuttavia, mostra una crescente difficoltà nel trattenere i giovani laureati, nonostante il sistema universitario locale evidenzi una buona attitudine ad attrarre studenti da fuori regione.

Questa la sintesi del Rapporto sull’economia umbra della Banca d’Italia.

Imprese

Nel 2024 la produzione agricola regionale è tornata ad aumentare, grazie anche alle migliori condizioni climatiche. Nell’industria le vendite si sono ulteriormente ridotte, per il negativo andamento degli ordinativi interni; le esportazioni hanno invece ripreso a espandersi. La persistente debolezza della manifattura si è riflessa in un incremento delle richieste di Cassa integrazione.

Nonostante condizioni di finanziamento più favorevoli e livelli di disponibilità liquide e redditività storicamente elevati, la propensione delle imprese umbre a investire è rimasta bassa; vi hanno influito la crescente incertezza sull’evoluzione del quadro congiunturale e il limitato utilizzo della capacità produttiva.

L’edilizia ha continuato a fornire un contributo positivo, seppure in rallentamento, grazie anche a una struttura produttiva che negli anni più recenti si è irrobustita. Secondo le stime di Prometeia il valore aggiunto è cresciuto dello 0,5 per cento; gli effetti del ridimensionamento degli incentivi all’edilizia privata sono stati controbilanciati dall’accelerazione degli investimenti pubblici e degli interventi di ricostruzione post-sisma.

Nel terziario la crescita è rimasta moderata (0,7 per cento), nonostante l’ulteriore espansione delle presenze turistiche (6,4 per cento) che ha continuato a interessare tutti i comprensori. La dinamica si è confermata più vivace per il turismo straniero e per le strutture extralberghiere; per queste ultime i livelli raggiunti sono superiori di oltre un terzo rispetto a quelli registrati nel periodo pre-pandemico. Negli ultimi decenni sono aumentati in misura sensibile i servizi offerti dalle organizzazioni dell’economia sociale, che hanno assunto un ruolo di rilievo per l’economia regionale, più elevato rispetto alla media del Paese.

Mercato del lavoro

L’occupazione è cresciuta in misura sostenuta (3,2 per cento), dopo molti anni anche tra i lavoratori autonomi. Il tasso di partecipazione ha raggiunto un nuovo massimo (71,5 per cento); quello di disoccupazione è sceso a un livello storicamente basso (4,8 per cento), in particolare tra le persone in possesso di una laurea o di un titolo di studio post-laurea (2,5). Nonostante il sistema universitario locale evidenzi una buona attitudine ad attrarre studenti da fuori regione, il sistema economico umbro mostra una crescente difficoltà nel trattenere i giovani laureati. In prospettiva il livello e la composizione dell’occupazione saranno condizionati in misura significativa dalla diffusione dell’intelligenza artificiale;
l’esposizione del mercato del lavoro regionale a queste nuove tecnologie è elevata, seppure lievemente inferiore alla media italiana.

Famiglie

L’incremento del potere di acquisto delle famiglie, favorito dall’aumento delle retribuzioni e dalla decisa riduzione del tasso di inflazione, si è riflesso solo parzialmente sui consumi, cresciuti in misura moderata (0,5 per cento in termini reali). Gli acquisti di beni durevoli hanno evidenziato una dinamica più marcata grazie soprattutto all’espansione della spesa per l’acquisto di autoveicoli, sostenuta dall’ancora ampio ricorso al credito al consumo. Le compravendite di abitazioni e i mutui immobiliari sono rimasti su livelli stazionari, nonostante il calo dei tassi di interesse. Le famiglie hanno continuato ad allocare.

Credito

Nel 2024 il numero di sportelli bancari si è ulteriormente ridotto. La contrazione del credito all’economia regionale si è attenuata (-1,2 per cento); il calo ha continuato a interessare il settore produttivo e ha riflesso le minori esigenze di finanziamento di investimenti e capitale circolante. Le condizioni di offerta sono rimaste orientate alla cautela. La qualità del credito è peggiorata, soprattutto per le imprese della manifattura, pur confermandosi su livelli storicamente buoni: il tasso di deterioramento si è attestato all’1,6 per cento.

Finanza pubblica decentrata

La spesa corrente degli enti territoriali umbri è ulteriormente aumentata (5,6 per cento), soprattutto in relazione alla dinamica dei costi del personale che ha registrato un incremento dell’8,7 per cento. La componente sanitaria ha ripreso a crescere (4,9 per cento), più che nel resto del Paese; la mobilità
dei pazienti da e verso l’Umbria, negativa a partire dal 2019, ha mostrato un progressivo peggioramento soprattutto per il calo dei flussi in entrata.
L’ammontare degli investimenti ha continuato a espandersi con vigore (40,2 per cento), arrivando a superare dopo lungo tempo il dato italiano pro capite. Vi ha contribuito soprattutto la realizzazione delle opere pubbliche collegate al PNRR. Alla fine dello scorso anno erano state aggiudicate gare per oltre il 90 per cento dell’ammontare complessivamente bandito, per la maggior parte delle quali erano stati
avviati i lavori.

Crescita, produttività e innovazione

Nel corso degli anni duemila in Umbria l’attività economica ha evidenziato un andamento negativo, peggiore rispetto al resto del Paese. Il divario è andato ampliandosi a causa di crisi più intense e di fasi di ripresa meno vivaci. Sulla dinamica dell’economia umbra ha inciso principalmente la diminuzione della produttività (-6,7 per cento), la più marcata tra le regioni italiane che in media hanno registrato un incremento del 4,0 per cento. Vi ha concorso anche la scarsa capacità innovativa del settore produttivo, attestata da livelli di spesa in ricerca e sviluppo, domande di brevetto e grado di digitalizzazione assai contenuti nel confronto italiano ed europeo.

Per ogni categoria, ecco le 39 migliori birre artigianali italiane

Ecco le 39 migliori birre artigianali italiane vincitrici, nelle varie categorie, del Premio Cerevisia 2025, il più autorevole riconoscimento nazionale dedicato alla brassicultura di qualità. A produrle sono 27 birrifici, selezionati tra 140 birre finaliste provenienti da 16 regioni italiane. La proclamazione ufficiale è avvenuta durante la cerimonia svoltasi al Centro Congressi della Camera di Commercio dell’Umbria.

Giunto alla sua dodicesima edizione, il Premio Cerevisia è l’unico concorso brassicolo italiano promosso esclusivamente da enti pubblici, senza sponsor commerciali o influenze private. I giudizi vengono espressi da una giuria scientifica indipendente, con procedure anonime e trasparenti, coordinate dal CERB – Centro di Ricerca per l’Eccellenza della Birra dell’Università di Perugia.

Il premio alla birra migliore d’Italia

Il Premio Eccellenza, riservato alla birra artigianale con il punteggio più alto in assoluto, è stato assegnato a “Gorilla Barley Wine” dei Mastri Birrai Umbri. L’Umbria, regione ospitante, si è aggiudicata in tutto sei riconoscimenti, confermando una qualità produttiva in costante crescita.

I Premi territoriali, destinati alle birre che rappresentano al meglio la produzione per macro-area geografica, sono andati a:

  • Nord Italia: Brenta Brau Vienna – Birrificio Val Rendena (Trentino-Alto Adige)
  • Centro Italia: Buffalo Circus – Fabbrica della Birra Perugia (Umbria)
  • Sud e Isole: Porter – Birra Puddu (Sardegna)

Il Premio Immagine, che valorizza originalità e qualità grafica dell’etichetta, è stato attribuito a:

  • Birra Montecassino – Birrificio Montecassino (Lazio)

A questi si aggiungono 34 premi per stile brassicolo, assegnati alle birre che si sono distinte nelle rispettive categorie di riferimento. L’elenco completo segue in fondo all’articolo.

Cerevisia, un premio in espansione come il settore

La partecipazione al Premio Cerevisia riflette la crescita del comparto: quasi 1.000 i birrifici artigianali attivi in Italia, in forte ripresa post-Covid. Le 140 birre finaliste del 2025 testimoniano un miglioramento costante in termini di qualità, innovazione e professionalità.

Vincitori assoluti

Premio Eccellenza
• Gorilla Barley Wine – Mastri Birrai Umbri (Umbria)

Premio Nord Italia
• Brenta Brau Vienna – Birrificio Val Rendena (Trentino-Alto Adige)

Premio Centro Italia
• Buffalo Circus – Fabbrica della Birra Perugia (Umbria)

Premio Sud e Isole
• Porter – Birra Puddu (Sardegna)

Premio Immagine
• Birra Montecassino – Birrificio Montecassino (Lazio)

Vincitori per stile birrario

Categoria Pilsner

• 1° – Theresianer Premium Pils – Theresianer Birra Italiana 1766 (Veneto)
• 2° – Amala – Birralfina (Umbria)
• 3° – Pils – Riversa (Lombardia)

Categoria Bock

• 1° – Lava – Miamal (Lombardia)
• 2° – Delirio – Birra Cala (Calabria)

Categoria Golden/Blond Ale

• 1° – Exxtasy – Birralfina (Umbria)
• 2° – Happy Hoppy – Qubeer (Lombardia)
• 3° – Midona – Amarcord (Marche)

Categoria Belgian Pale/Blond Ale

• 1° – Annozero – Birralfina (Umbria)

Categoria Pale Ale

• 1° – Babel – Foglie d’Erba (Friuli Venezia Giulia)
• 2° – Cassia – Itineris (Lazio)
• 3° – Big Bang Beer Luna – Birra Flea (Umbria)

Categoria Porter/Stout

• 1° – Baltika – Birralfina (Umbria)
• 2° – Totò – Maghi di Orz (Veneto)

Categoria Blanche/Witbier

• 1° – Kalabra Bergamotto – Birra Kalabra (Calabria)
• 2° – Brama – Opificio Birrario (Toscana)

Categoria Weizen/Weiss/Frumento

• Unica premiata – Cubulteria – Birra Karma (Campania)

Categoria Saison

• 1° – Sister Ale – Birrificio 2 Sorelle (Piemonte)

Categoria Black IPA

• 1° – Kalabra Black IPA – Birra Kalabra (Calabria)
• 2° – Hella Hope – Birrificio 2 Sorelle (Piemonte)
• 3° – Federico II Extra – Birra Flea (Umbria)

Categoria Double/Imperial IPA

• 1° – Space Invaders – Qubeer (Lombardia)

Categoria Dubbel

• 1° – Symphony – Gladium (Calabria)

Categoria Belgian Strong Ale

• 1° – Golden – Monaci Vesuviani (Campania)
• 2° – Tom Ale – Maghi di Orz (Veneto)

Categoria Fruit Beer

• 1° – Seabreeze – Tip Torre in Pietra Birrificio Artigianale (Lazio)

Categoria Italian Grape Ale

• 1° – Gaglioppo Librandi – Birra Cala (Calabria)
• 2° – Vinum – Birralfina (Umbria)
• 3° – Nube – Birrificio Colfiorito (Umbria)

Categoria Gluten Free

• 1° – N’Artigiana Senza Glutine – Birrificio Artigianale Napoletano (Campania)
• 2° – Amarcord Senza Glutine – Amarcord (Marche)

Categoria Materie Prime

• 1° – Fovea Light – Rebeers (Puglia)
• 2° – Birra Nursia Extra – Birra Nursia (Umbria)
• 3° – Annozero Wet Hope – Birralfina (Umbria)

Le voci delle istituzioni

“Cerevisia è cresciuto perché ha basi solide: fondamento pubblico, serietà scientifica e competenza diffusa”, ha dichiarato Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. “Oggi l’Umbria si prende una scena importante: sei premi che confermano un salto di qualità reale. E non dimentichiamo l’effetto a catena: il luppolo, da coltura marginale, è ormai parte di una filiera concreta, anche nella nostra regione”.

Per Andrea Bagnolini, direttore generale di Assobirra, “il Premio Cerevisia è il simbolo di una trasformazione impensabile fino a pochi anni fa: birrifici che crescono, qualità che sale, fermento in tutte le regioni. E ora si apre una nuova sfida: valorizzare il turismo brassicolo, che è in forte espansione e può diventare motore del territorio”.

Paolo Fantozzi, presidente del comitato tecnico-scientifico, ha spiegato: “Cerevisia è l’unico premio in Italia che non si limita al gusto: ogni birra finalista è verificata anche per l’etichettatura e la conformità. Questo garantisce un livello di qualità certificata al 100%”.

“Anche quest’anno abbiamo valutato con rigore la qualità e la coerenza merceologica delle birre finaliste”, ha aggiunto Ombretta Marconi, direttrice del CERB. “Il settore è vivace, in fermento e sempre più centrale nello sviluppo economico e sociale dei territori”.

Mauro Bacinelli, dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Umbria, ha sottolineato: “La birra artigianale è un asse strategico dell’agroalimentare e del turismo. La legge regionale del 2023 ha rafforzato un percorso virtuoso: imprese più solide, giovani coinvolti, Cerevisia al centro di questa crescita”.

Infine, l’assessora del Comune di Deruta Francesca Marchini ha ricordato con commozione: “Deruta ha saputo unire la tradizione ceramica al mondo brassicolo. E oggi siamo fieri che uno dei premi porti il nome del sindaco Alvaro Verbena, tra i primi a credere in Cerevisia”.

Marianelli è il nuovo rettore di Unipg, ecco il programma in ticket con Gammaitoni

E’ Massimiliano Marianelli, docente di Storia della filosofia, il nuovo magnifico rettore dell’Università degli Studi di Perugia. Con 727 voti ha superato al ballottaggio il docente di Diritto costituzionale Daniele Porena, che si è fermato a 336 consensi nel voto ponderato.

Marianelli, già ampiamente in testa nel primo turno, si è presentato al voto di “spareggio” in ticket con il terzo, Luca Gammaitoni, che aveva mancato il ballottaggio per una manciata di voti.

Marianelli, che si è laureato all’Università degli Studi di Perugia, ha svolto tutto il proprio percorso accademico nell’Ateneo perugino, sino all’elezione a direttore del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione con cui si è presentato alla sfida per il rettorato.

(nella foto il prof. Oliviero applaude il suo successore alla guida dell’UniPg, Marianelli)

Chi è il professore Massimiliano Marianelli

Massimiliano Marianelli è professore ordinario di Storia della Filosofia e direttore del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione – FiSSUF. Ha ricoperto incarichi come Delegato del Rettore per la Didattica, presidente del Presidio di Qualità e membro del Senato Accademico e delle commissioni Ricerca e Didattica. È referente di accordi internazionali e coordina doppi titoli con atenei europei ed Extra UE. Visiting professor, ha tenuto lezioni e corsi in molti paesi tra cui Argentina, Brasile, Colombia, Cuba, Francia, Spagna, Svezia, dirige centri studio e di ricerca interuniversitari e la rivista Metaxy Journal.
Membro di comitati editoriali e scientifici, ha partecipato a progetti europei, nazionali e locali.
La sua ricerca è incentrata sul “tra” come spazio vivo di mediazione, relazione, rigenerazione del pensiero e costruzione di comunità inclusive. Tra i suoi ambiti di ricerca: ontologia della relazione, rapporto etica-economia-management, intersoggettività-intercultura, filosofia e arte contemporanea con attenzione al paesaggio, il pensiero francese del Novecento e in particolare Simone Weil. Ha ricevuto nel 2005 il premio internazionale “Medaglia del Pontificato”.
Ha partecipato a importanti convegni internazionali, ideato, organizzato e partecipato a percorsi di alta formazione, master, summer school, laboratori interdisciplinari su etica dell’impresa e management, educazione e beni relazionali. Insegna in corsi di laurea e dottorato, innovando la didattica filosofica con un approccio antropologico e relazionale.
È nel direttivo della Società Italiana di Storia della Filosofia.
Impegnato nella terza missione, promuove progetti su umanesimo, ecologia integrale e cittadinanza globale, anche per le imprese. Ha collaborato con enti pubblici e fondazioni culturali, integrando ricerca filosofica, azione sociale e divulgazione.
È autore di numerose pubblicazioni in più lingue: il suo impegno intellettuale coniuga visione umanistica e apertura al dialogo tra saperi e culture, recente (2023) la presentazione di un manuale Anima, Corpo, Relazioni, Storia della filosofia da una prospettiva antropologica – coordinato e con più Autori, adottato in numerosi Atenei, che propone un modello innovativo di Storia della filosofia, centrata sull’attenzione alla questione antropologica e al tema delle relazioni.

Il documento programmatico sottoscritto da Marianelli e Gammaitoni

Questo il testo integrale dell’accordo siglato tra Marianelli e Gammaitoni, con quest’ultimo che avrà dal nuovo magnifico rettore la delega alla sanità.

I sottoscritti Prof. Massimiliano Marianelli e Prof. Luca Gammaitoni,

riconoscono un’ampia concordanza tra i loro programmi, una convergenza sostanziale che prende forma dal progetto “Prendiamoci cura. L’Università per il nostro tempo: comunità, relazioni, ricerca” e che si fonda su valori condivisi: attenzione ai più fragili, promozione del benessere di tutte le persone, inclusione e responsabilità sociale. Questa sintonia si riflette in un insieme di punti programmatici concreti, che testimoniano una volontà condivisa di lavorare in modo coeso per il bene comune dell’Università. Si tratta di un cammino che guarda alla partecipazione e alla possibilità concreta di costruire “ponti” -non schieramenti-, valorizzando le diverse sensibilità presenti nella nostra comunità accademica.

La convergenza si misura, in particolare, su specifici punti programmatici:

  1. Valorizzazione della comunità accademica

Immaginiamo l’Ateneo come una comunità di persone, dove relazioni e sinergie tra studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo-bibliotecario e CEL siano il fondamento per una crescita condivisa. In quest’ottica, intendiamo favorire un progressivo miglioramento dei luoghi di studio e di lavoro, promuovendo ambienti accoglienti e funzionali per tutte e tutti.

  1. Didattica, Ricerca e Terza Missione

Siamo convinti dell’importanza di un’Università che integri profondamente didattica, ricerca e terza missione. Vogliamo favorire il dialogo tra saperi e promuovere un contesto in cui la conoscenza sia generata e condivisa in modo aperto. La ricerca di base è un valore fondamentale, che deve restare libera da pressioni esterne e capace di promuovere un modello universitario in grado di favorire il dialogo interdisciplinare. L’obiettivo è la definizione di una comunità accademica capace di generare e diffondere nuova conoscenza.

  1. Semplificazione

Crediamo in una gestione che favorisca la partecipazione e il confronto, attraverso strutture amministrative snelle e trasparenti. Proponiamo strumenti come gli “Stati Generali” dei Dipartimenti per rafforzare il dialogo e la collaborazione tra le diverse componenti dell’Ateneo, nel rispetto del principio di sussidiarietà.

  1. Inclusione, welfare e attenzione alle fragilità

Riteniamo prioritario promuovere il benessere di tutte le persone, attraverso politiche di welfare, pari opportunità e contrasto alle disuguaglianze. Un Ateneo che si “prende cura” delle persone è un Ateneo capace di valorizzare il potenziale di ciascuna di esse.

  1. Centralità degli studenti

Gli studenti sono parte attiva e fondamentale della vita accademica. Vogliamo migliorare la qualità della didattica, potenziare i servizi e promuovere il coinvolgimento degli studenti nei processi decisionali. Particolare attenzione va anche ai dottorandi, il cui contributo alla ricerca deve essere riconosciuto e valorizzato, anche attraverso adeguate forme di rappresentanza.

  1. Incremento delle rappresentanze

Riteniamo importante ampliare la rappresentanza nei principali organi di governo dell’Ateneo, includendo il personale tecnico-amministrativo-bibliotecario e CEL, i dottorandi e i ricercatori, per una comunità universitaria più equa e partecipata.

  1. Sostegno al personale precario

Crediamo nella necessità di costruire percorsi chiari e sostenibili per i giovani ricercatori, valorizzando il loro ruolo strategico nella ricerca e per la vita tutta dell’Ateneo. La stabilizzazione, con una programmazione chiara, rappresenta una scelta responsabile e orientata alla qualità.

  1. Autonomia dell’Università

L’autonomia dell’Ateneo è un valore fondamentale che intendiamo tutelare, garantendo un contesto libero per il pensiero, la ricerca e la formazione. Promuoviamo un’autonomia responsabile, al servizio della collettività.

  1. Visione partecipata del rettorato

Immaginiamo una gestione trasparente e fondata sul dialogo, dove il Rettore eserciti un ruolo di coordinamento valorizzando le deleghe, il ruolo dei Dipartimenti e la collegialità come metodo e valore.

  1. Apertura internazionale

Vogliamo un Ateneo radicato nel territorio umbro ma aperto al mondo, capace di dialogare con le migliori esperienze nazionali e internazionali. La dimensione europea e globale è essenziale per arricchire la nostra comunità e offrire nuove opportunità a studenti, docenti e ricercatori personale tecnico-amministrativo-bibliotecario e CEL.

Ci riconosciamo, inoltre, sui seguenti principi:

  • Cultura della conoscenza come bene comune: la conoscenza è un valore pubblico, non solo strumento per il mercato.
  • Cooperazione tra atenei: crediamo in reti di collaborazione, soprattutto tra Università pubbliche del Centro Italia.
  • Relazioni e comunicazione interna: incentivare il confronto diretto tra le persone, promuovendo momenti di dialogo reale.
  • Internazionalizzazione: sosteniamo Erasmus, reti europee e lo sviluppo di relazioni interculturali.
  • Sostenibilità e responsabilità sociale: attenzione al territorio e alle sedi decentrate, con un rinnovato impegno per la sede di Terni.
  • Pace: valorizzazione dell’Umbria come luogo di accoglienza e promozione della pace.

Sulla base di questa ampia condivisione di principi e obiettivi, il Prof. Luca Gammaitoni sostiene il Prof. Massimiliano Marianelli per contribuire insieme alla costruzione di una gestione partecipata, fondata sull’ascolto, la corresponsabilità e il rispetto. Questa scelta nasce dal desiderio condiviso di mettere in relazione esperienze diverse, valorizzandole in un progetto unitario che riconosca la pluralità come risorsa. In questo spirito, l’auspicio è che il percorso intrapreso possa essere occasione di confronto costruttivo e dialogo aperto per tutta la comunità accademica, nel rispetto delle differenze e nella ricerca di un bene comune più ampio e “alto”.

Prof. Massimiliano Marianelli

Prof. Luca Gammaitoni