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Autore: Redazione

Reati ambientali, nei guai Ad di un’industria e artigiano

Due imprenditori nei guai per reati ambientali contestati dai carabinieri, a Gubbio e a Terni, al termine di due distinte verifiche.

A Terni fenoli nelle acque reflue

I carabinieri forestali del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.) di Terni hanno invece sanzionato una nota attività industriale di lavorazione materie prime del capoluogo provinciale, per violazione della normativa sulle acque reflue.

In particolare, nel corso di un’attività di controllo e prevenzione ambientale, è stato accertato, tramite analisi, che venivano scaricati rifiuti liquidi contenenti sostanze pericolose con valori di concentrazione superiori alle soglie previste. Tra gli inquinanti erano, infatti, presenti i cosiddetti fenoli, che sono composti tossici e persistenti particolarmente preoccupanti la loro nocività e, di conseguenza, per il potenziale danno che possono causare alla salute umana e agli ecosistemi in cui vengono immessi.

L’attività di indagine, condotta in sinergia con le autorità ambientali competenti, si è conclusa con l’irrogazione di una sanzione amministrativa dell’importo di euro 7.500 a carico del legale rappresentante della ditta, dopo aver verificato l’avvenuto adempimento delle prescrizioni impartite, ossia di provvedere alla regolarizzazione delle difformità accertate

Rottamazione veicoli a Gubbio

I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Perugia hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Perugia, un 58enne, legale rappresentante di un’attività di raccolta di rifiuti dell’eugubino.
L’attività economica, condotta con Autorizzazione Unica Ambientale comunale e determinazione dirigenziale regionale, consentiva all’azienda la gestione di un centro di raccolta, con la demolizione, il recupero e la rottamazione di veicoli fuori uso nonché il recupero di rifiuti pericolosi e non pericolosi, secondo i dettami e prescrizioni imposte e, in particolar modo, nel rispetto delle aree assegnate ed autorizzate per ciascuna attività.

L’attività ispettiva condotta dai militari ha posto in luce numerose violazioni di natura penale, afferenti alla gestione non corretta dei rifiuti. Infatti è stato riscontrato che il gestore dell’impianto, effettuava arbitrariamente in carenza di autorizzazione, l’attività di raccolta di contenitori non bonificati dai gas, classificati come rifiuti speciali.
Tali contenitori erano rinvenuti sul suolo senza nessun riparo o protezione da eventi potenzialmente in grado di provocare incidenti, prossimi a parti di autovetture disassemblate ed a rifiuti di apparecchiature elettroniche ed elettriche.
L’aspetto che ha più colpito i militari, è stata l’individuazione di una zona dell’attività che, sebbene non fosse stata autorizzata al deposito di alcuna tipologia di rifiuti, di fatto era stata occupata con cassoni, cumuli di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da radiatori in alluminio, rame, ferro compresso, motori elettrici, materiale in acciaio e cromo, cumuli di cavi elettrici e nuovamente parti derivati dallo smontaggio di autovetture.
Tutto quanto rilevato dai militari configurava, sostanzialmente, una attività di gestione di rifiuti in parte non autorizzata ed in parte non conforme alle autorizzazioni rilasciate.
Per le violazioni rilevate, il titolare dell’attività economica è stato deferito in stato di libertà all’autorità giudiziaria perugina, per la parte di rilevanza penale, mentre la Provincia di Perugia è stata interessata per i provvedimenti di competenza, finalizzati al ripristino dello stato dei luoghi ed eventualmente all’emissione di motivato divieto di prosecuzione dell’attività, qualora persistano condizioni contrarie agli atti autorizzativi.

(immagine carabinieri forestali generica d’archivio)

Tamponamento tra due auto allo svincolo della E45, muore una donna

Una donna di 58 anni ha perso la vita in un incidente che si è verificato sulla E45 lunedì mattinata, all’altezza dello svincolo di San Martino in Campo – Torgiano.

Si è trattato di un tamponamento che ha coinvolto due vetture. La donna è stata estratta dalle lamiere di una delle auto, dove viaggiava sul sedile anteriore destro. Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, il personale sanitario del 118 ha potuto soltanto constatarne il decesso.

Le donne che erano alla guida delle due vetture sono rimaste ferite in modo lieve, ma portate comunque all’ospedale di Perugia per controlli.

Sul posto ha operato personale Anas e della polizia stradale, che ha effettuato i rilievi per stabilire l’esatta dinamica dell’incidente.

Eurochocolate World, a Perugia il gusto dai Paesi della fascia equatoriale

Sviluppumbria in collaborazione con Cacao Solution, ha promosso Eurochocolate World, l’area dedicata ai Paesi della fascia equatoriale, all’interno del Festival Internazionale del Cioccolato.

Dal 14 al 23 novembre, Largo delle Libertà a Perugia, saranno infatti presenti circa 40 marchi provenienti da ben 22 terre del cacao. Queste insolite varietà di cioccolato si racconteranno, per poi essere degustate, presso l’imperdibile ChocoLab, ospitato quest’anno all’interno del LAB-Luisa Annibale Base, diretto da Roberto Caraceni. Lo storico locale di via Angusta, utilizzato da Luisa e Annibale Spagnoli nei primi anni di attività della Perugina, accoglierà infatti i principali esperti del mondo del cacao e cioccolato a livello internazionale, oltre a proporre una suggestiva cerimonia del cacao.

“Sviluppumbria, in qualità di soggetto di riferimento della Regione Umbria per la cooperazione internazionale e per il sostegno all’internazionalizzazione d’impresa – ha annunciato l’amministratore unico di Sviluppumbria, Luca Ferrucci – è lieta di sostenere questa iniziativa che apre Perugia e l’Umbria al mondo, ospitando i rappresentanti di tanti paesi produttori di cacao. Eventi come questo rappresentano un’importante occasione per mettere in contatto produttori e trasformatori, facilitando lo scambio di conoscenze, esperienze e opportunità commerciali in una filiera che unisce eccellenza, tradizione e sviluppo sostenibile. È anche un segnale forte e concreto dell’impegno dell’Umbria nella valorizzazione delle proprie filiere strategiche, come quella del cioccolato, e della capacità di attrarre e ospitare interlocutori di primo piano a livello internazionale”.

I Paesi ospiti

A celebrare “La festa tra le nuvole” – il claim scelto per accompagnare i chocolovers nel ricco programma di intrattenimento e approfondimento a tema – non mancherà il Brasile, rappresentato da Baianí, realtà produttrice di cioccolato tree to bar che, sin dal XIX secolo, porta avanti l’antica tradizione familiare di coltivatori di cacao. Vale Potumuju è il nome dell’azienda agricola con sede ad Arataca, nel cuore della Foresta Atlantica, dove il cacao viene coltivato seguendo il sistema agroforestale Cabruca, che punta a mantenere la vegetazione intatta, tutelare la biodiversità e sostenere i lavoratori locali.

Presente anche El Salvador con Belu Cacao. L’avventura di questi produttori nasce nei primi anni 2000 con il sogno di ridare vita all’antica tradizione della Tablilla: un disco di cioccolato preparato con cacao macinato, zucchero e spezie. Dopo anni di studio e passione, Belu Cacao ha trasformato questa ricetta casalinga in un progetto bean to bar, recuperando le varietà pregiate di cacao autoctono e coinvolgendo nella produzione la comunità locale. Un percorso di tradizione e innovazione che ha portato la loro Tablilla a vincere, nel 2020, l’argento agli International Chocolate Awards in Germania nella categoria “Cioccolata da bere”.

Direttamente dalla Colombia, arriverà Color Cacao, la prima fabbrica di cioccolato colombiano guidata da sole donne, rappresentate a Perugia da Ana Margarita Villegas. Fondata nel 2011, Color Cacao trasforma con passione il cacao di origine, coltivato dai contadini locali, in tavolette artigianali di alta qualità. Sempre dalla Colombia Cacao Disidente, con il ritorno di Manlio Larotonda e Okanta Cacao. Il nome Okanta nasce dalla fusione di “okonta”, che in lingua Muzo significa pianta di cacao ed “encantar”, incantare in Spagnolo. Un doppio binario che racconta la loro missione: sostenere lo sviluppo locale attraverso collaborazioni dirette e inclusive con i piccoli coltivatori di cacao e, parallelamente, far conoscere al mondo un cioccolato pregiato, capace di sedurre e incantare chi lo assapora.

Non potevano mancare il Costa Rica con Chocolateria del Volcán – una passione nata nelle lussureggianti foreste pluviali, dove le piante di cacao vengono coltivate con metodi biologici e biodinamici – e il Perù con Q’uma Chocolate. La storia di Q’uma inizia nel 2014 con un sogno: valorizzare il cacao peruviano, trasformandolo localmente dalla fava di cacao alla tavoletta di cioccolato, per restituire al Paese l’eccellenza della sua materia prima e dare voce alla sua biodiversità unica. Il Perù custodisce infatti oltre il 60% delle varietà di cacao al mondo, incluso il pregiatissimo cacao chuncho. Con Q’uma, questo patrimonio non viene più esportato e lavorato altrove, ma è trasformato sul posto per diventare cioccolato di altissima qualità.

Dall’altra parte del mondo e precisamente dalle Isole Salomone (Oceania) arriverà Cacao Latitudes, produttore che da decenni lavora fianco a fianco con i coltivatori di cacao nelle latitudini tropicali, costruendo relazioni solide, eque e durature.

Immancabile la presenza del continente africano, presente con tre realtà provenienti rispettivamente da Costa d’Avorio, Ghana e Uganda. In particolare, Choco Plus, rappresentata un progetto unico: il primo laboratorio artigianale di lavorazione del cacao a Grand-Bassam, dove giovani ivoriani, formati in Italia, trasformano il cacao locale in raffinate tavolette di cioccolato. Paradossalmente in Costa d’Avorio, paese che produce la maggior parte del cacao mondiale, molti non conoscono il sapore del cioccolato; Choco Plus nasce per cambiare questa realtà, dando valore al cacao nel luogo in cui cresce. La storia di Three Mountains inizia invece in un giorno piovoso in Inghilterra, quando Leslie, alla ricerca di una cioccolata calda senza latte e di qualità, intraprende un viaggio che lo riporta alle sue radici in Ghana. Così, nel 2020, prende il via Three Mountains Cocoa, un progetto che unisce gusto autentico e impatto positivo, grazie alla collaborazione con le comunità locali ghanesi. Fondata nel 2016, Latitude Craft Chocolate è invece un’impresa sociale ugandese che produce cacao e cioccolato bean to bar puntando su una filiera tracciabile, un team giovane e ingredienti locali di altissima qualità, grazie ai quali porta nel mondo i sapori autentici e la cultura unica dell’Uganda.

Arriverà direttamente dal Vietnam, il cioccolato firmato Marou. La sua storia nasce nel 2010 da un incontro fortuito, in piena giungla, tra Samuel Maruta e Vincent Mourou, due francesi che avevano lasciato le loro carriere per seguire un nuovo sogno: quello del cacao. Con un semplice frullatore e un forno, nella cucina di Saigon hanno dato vita a una realtà considerata una delle prime produzioni bean to bar in Asia. Oggi Marou lavora a stretto contatto con una rete di piccoli agricoltori vietnamiti, acquistando le migliori fave a un prezzo equo e trasformandole in un cioccolato riconosciuto a livello internazionale per la sua qualità e autenticità.

Tra Choco Buskers, Chocoband, Chocoparade e Chocolieri pronti a cimentarsi con l’etereo tema delle nuvole, Eurochocolate rappresenta quindi un’occasione unica per incontrare chi, dall’altra parte del mondo, coltiva il proprio sogno di un cioccolato prodotto lì dove il cacao cresce, trasformandolo così mi un’opportunità di riscatto e sviluppo per le popolazioni autoctone.

Geometri Perugia, protocollo con i professionisti Confcommercio

Il Collegio dei geometri di Perugia ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Associazione professionisti della Confcommercio. Si tratta della prima iniziativa in Italia.

In particolare, in questo caso, con la sua struttura regionale umbra presieduta da Annamaria Pacialeo. Il documento, sottoscritto dalla stessa Pacialeo e, per i geometri perugini, dal presidente Enzo Tonzani, è stato siglato nella sede della Confcommercio Umbria.

“Con questo accordo – ha commentato Tonzani – cerchiamo di mettere insieme le nostre rispettive esperienze e competenze. Entrambi, ad esempio, facciamo formazione ed entrambi ci rivolgiamo a professionisti e imprese, quindi, piuttosto che duplicare un lavoro molto simile, adesso cercheremo di farlo insieme e meglio, in maniera più approfondita. Inoltre, questa intesa ci consente di entrare in contatto con tutta una serie di realtà, siano esse professionisti o imprese del territorio, così da farci conoscere e avviare nuove collaborazioni. C’è poi per entrambi l’obiettivo, non secondario, di ottimizzare i tempi e portare avanti il lavoro in maniera più puntuale, al servizio dei rispettivi iscritti”. “L’Associazione professionisti di Confcommercio Umbria – ha dichiarazione la sua presidente Annamaria Pacialeo – è una realtà giovane ma ambiziosa, nata per rappresentare e mettere in rete l’intero mondo delle libere professioni. Professionisti diversi, ma uniti dall’obiettivo di costruire sinergie capaci di generare nuove opportunità e valorizzare le competenze di ciascuno. Questo accordo con il Collegio dei geometri va esattamente in questa direzione: creare un ponte tra mondi professionali complementari, per offrire servizi e strumenti sempre più efficaci ai nostri iscritti. Grazie alla collaborazione con Confcommercio, i geometri potranno accedere a un sistema articolato di servizi – dalla formazione alla consulenza, fino all’accesso al credito e ai bandi pubblici – con vantaggi concreti per lo sviluppo della loro attività. Con questo protocollo vogliamo passare dalle parole ai fatti: attivare percorsi comuni di formazione, aggiornamento e crescita professionale, mettendo a disposizione dei geometri e dei professionisti strumenti concreti per affrontare le sfide del mercato e dell’innovazione. È un passo importante verso una rete professionale regionale davvero integrata e innovativa”.

Tra gli obiettivi elencati nel documento c’è d’altronde proprio questo; avviare rapporti di collaborazione volti a promuovere azioni di studio, analisi, ricerca e formazione e di condividere e approfondire tematiche di comune interesse; creare iniziative congiunte volte a stabilire e rafforzare il networking professionale; sviluppare iniziative e condividere servizi offerti presso i rispettivi iscritti. Inoltre, l’Associazione professionisti si impegna a mettere a disposizione del Collegio, dei suoi iscritti e dei clienti di quest’ultimi, tutti i suoi servizi e strumenti operativi per l’assistenza alle imprese.

“È un grande vantaggio per la categoria – ha concluso Tonzani – e stiamo già pensando di proporre lo stesso tipo di collaborazione ai colleghi di Terni, augurandoci che condividano questo principio di collaborazione così da divenire la prima regione, e non solo la prima provincia, a sottoscrivere un accordo di questo tipo”.

L’economia umbra si è fermata, i settori che fanno più fatica e quelli che ora trainano

L’economia umbra si è fermata. Al netto dell’inflazione, nel 2024 la crescita è stata solo nominale. È quanto emerge dall’analisi del Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere, basata sull’ultima revisione della contabilità nazionale dell’Istat diffusa a settembre e integrata con l’elaborazione dei dati regionali curata dalla Camera di Commercio dell’Umbria.

La crescita del valore aggiunto a valori correnti si ferma allo 0,99%, un dato che pone l’Umbria al penultimo posto in Italia, seguita solo dall’Emilia-Romagna (+0,95%). Se si considera appunto l’inflazione media regionale, stimata attorno allo 0,9%, il segno positivo scompare: in termini reali, la regione non cresce. Il confronto con la media nazionale è negativo: l’Italia, pur rallentata, segna un incremento reale dell’1,14%, confermando un divario a sfavore dell’Umbria che tende ad allargarsi.

A livello strutturale, il dato più preoccupante riguarda la tenuta complessiva del sistema produttivo, ormai polarizzato tra comparti deboli e nicchie vitali. Con un valore aggiunto pro capite di 28.030 euro, pari all’84,1% della media nazionale (33.347 euro), l’Umbria perde ulteriore terreno: non è più il ponte tra Centro e Sud, ma una terra di mezzo sempre più spinta verso la seconda metà della classifica. L’Abruzzo ha ormai consolidato il sorpasso e la distanza dell’Umbria dal Centro-Nord si amplia.

Industria in crisi profonda. Terni ultima in Italia per andamento

Il crollo dell’industria manifatturiera è il principale responsabile della frenata. Nel 2024 il settore registra un calo dell’8,08%, il peggiore dato d’Italia. L’Umbria, tradizionalmente legata alla manifattura, vede restringersi il perimetro produttivo senza che si intravedano controtendenze significative.
Il quadro provinciale accentua il pessimismo: Terni è ultima tra le 107 province italiane, con un drammatico -10,45% del valore aggiunto industriale, mentre Perugia è quartultima (-7,53%). Una perdita di capacità competitiva che non si spiega solo con il ciclo congiunturale, ma con un indebolimento strutturale delle filiere, dell’innovazione e degli investimenti.

Agricoltura e turismo tengono in piedi la regione

In un contesto di stagnazione l’agricoltura si rivela invece un pilastro di resilienza. Il settore cresce del 13,64%, oltre tre punti percentuali sopra la media nazionale, e si colloca tra i migliori risultati in Italia. A livello provinciale, Terni sale al 26° posto (+18,75%), mentre Perugia è 53ª (+11,38%), a conferma di un comparto che, pur piccolo, continua a modernizzarsi e a sfruttare la spinta dell’agroalimentare di qualità e del turismo rurale.

Buoni segnali anche dai servizi legati a commercio, trasporti, alloggio e ristorazione, che crescono del 3,3%, perfettamente in linea con la media nazionale (+3,15%) e superiore a quella del Centro Italia (+2,86%). In particolare, il turismo mostra una sorprendente capacità di tenuta, sostenuto da un’offerta culturale diffusa e da un posizionamento territoriale sempre più attrattivo.

Meno brillante rispetto alla media nazionale ma comunque interessante, invece, la dinamica dei servizi professionali, finanziari e immobiliari, che avanzano del 4,06%, un punto in meno rispetto alla media italiana (+5,02%), segno che l’Umbria continua a soffrire la carenza di competenze specialistiche e di investimenti nei servizi avanzati.

Terni prima in Italia nella pubblica amministrazione

Se l’industria arretra, il settore pubblico mostra un volto decisamente più dinamico. Nel comparto che comprende pubblica amministrazione, sanità, istruzione e attività culturali e di intrattenimento, l’Umbria mette a segno un risultato positivo (+3,84%), superiore alla media nazionale (+2,94%).
A livello provinciale, la sorpresa è Terni: prima in Italia tra le 107 province, con un aumento del 4,88% del valore aggiunto, mentre Perugia si piazza al 28° posto (+3,5%). Un risultato che si lega alla forte presenza di strutture pubbliche e alla vivacità del tessuto culturale locale. La Camera di Commercio dell’Umbria ha del resto documentato come la regione sia la prima in Italia per numero di attività culturali e spettacoli in rapporto alla popolazione, un elemento che contribuisce alla coesione sociale e all’attrattività turistica.

Costruzioni in calo, segnali deboli dai servizi

Tra i comparti più in difficoltà figurano anche le costruzioni, che in Umbria segnano un arretramento del 6%, secondo peggior risultato nazionale dopo il Molise (-11,3%). Terni precipita al terzultimo posto con -8,79%, mentre Perugia si ferma al 95° (-4,03%).
Commercio e turismo rappresentano invece i motori che impediscono una contrazione più severa: Terni cresce del 3,43% e Perugia del 3,26%, valori in linea con il resto del Paese, confermando la capacità di questi settori di mantenere viva l’economia regionale.

Un sistema che galleggia, ma non corre

Nel complesso, il 2024 consegna l’immagine di un’Umbria che cresce poco e male. Il valore aggiunto aumenta nominalmente, ma l’inflazione ne annulla gli effetti reali. L’industria arretra, l’agricoltura avanza, i servizi tengono ma non trainano. È un’economia che si regge sull’equilibrio instabile di comparti tradizionali e attività di sostegno, dove la mancanza di innovazione e di spinta produttiva pesa sempre di più.
Senza un rilancio del settore manifatturiero e un salto di qualità nei servizi ad alto valore aggiunto, la regione rischia di restare ai margini della ripresa nazionale.

Mencaroni: crisi strutturale, processo lungo

“La crisi strutturale dell’economia umbra non è un fenomeno recente – ricorda Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria – ma un processo lungo, che oggi trova una nuova conferma nei dati sul valore aggiunto. Il fatto che la nostra regione sia stata inserita nella Zona Economica Speciale unica, insieme alle Marche, è un segnale della difficoltà, ma anche un’opportunità da cogliere con decisione. Le Zes nascono per favorire investimenti e crescita nelle aree in ritardo, e l’Umbria può e deve sfruttare questa condizione per rilanciarsi. Come Camera di Commercio siamo impegnati nell’accompagnare le imprese nella doppia transizione, economica ed ecologica, sostenendo la digitalizzazione, la formazione e l’innovazione. Perché solo attraverso un aumento della produttività reale e una maggiore capacità di attrarre capitali e competenze l’Umbria potrà tornare a crescere in modo stabile, rafforzando il suo tessuto economico-produttivo e, di conseguenza, anche sociale”.

Dolci d’Italia chiude con l’Attorta da record

L’Attorta – dolce tipico spoletino – da record chiuderà domenica 2 novembre la sesta edizione di Dolci d’Italia, il festival nazionale dei dolci organizzato da Epta Confcommercio Umbria. Dopo l’enorme successo di pubblico di sabato — con il Chiostro di San Nicolò gremito per i mercati e l’applauditissima Sweet Academy di Simone Rugiati — la manifestazione si avvia al gran finale con una giornata che unisce tradizione, creatività e passione per il gusto.

L’evento clou sarà appunto alle ore 16.00 in Corso Garibaldi, dove andrà in scena il celebre “Dolce da record”: un’Attorta spoletina lunga 60 metri, realizzata dagli studenti dell’Istituto Alberghiero di Spoleto “Giancarlo De Carolis”. Un’impresa collettiva che ogni anno richiama centinaia di visitatori, simbolo perfetto del legame tra scuola, territorio e tradizione.

Commenta il presidente di Epta, Aldo Amoni: “L’anno scorso con la cheesecake dei record ho utilizzato il cronometro per prendere nota di quanto sarebbe durata: solo 20 minuti, una risposta di pubblico incredibile. Quest’anno vogliamo fare ancora meglio, e grazie al meraviglioso lavoro dell’Istituto Alberghiero di Spoleto siamo convinti che il risultato sarà altrettanto sorprendente”.

Il programma di domenica

La giornata si aprirà alle 10.00 con la presentazione del libro “Mi chiamo Pimpinella e sono la cuoca di Babbo Natale” della Prof.ssa Roberta Testaguzza presso il 1° piano del Chiostro di S.Nicolò (replica alle 15.00 in Piazza Garibaldi negli spazi di “Aspettando il Natale”), seguita alle 11.00 dallo Sweet Lab della chef Donatella Aquili all’Ex Chiesa di San Giovanni Battista e alle 11.30 dalla Sweet Academy “Il Bianco”, curata da Fortunati Tartufi con la chef Giulia Martellini, giovane promessa formatasi alla scuola di Iginio Massari.
Alle 12.00 il Palazzo GAL, nel Chiostro di San Nicolò, ospiterà lo show cooking dello chef Marco Cuccaro, con una raffinata “Cheesecake con ricotta di Norcia e pere, salsa mou e cioccolato fondente”.

Nel pomeriggio il gusto si farà ancora più vario: alle 15.00 la VeganOK Academy con la chef Maria Luisa Lucherini presenterà i “Bocconcini ananas e caramello”. Alle 16.30 spazio alla pasticceria senza glutine con “I tozzetti alle mandorle” a cura dell’Associazione Italiana Celiachia e della chef Graziella Ponti, mentre alle 18.00 la Biscotteria Fe.Fi chiuderà la programmazione con “Crescionda amore e ricordi”, un dolce viaggio nella memoria di famiglia insieme a nonna Paola e Federica Gennari.

Non mancheranno i sorrisi dei bambini nei laboratori “Piccoli Pasticceri Crescono” e il pubblico delle grandi occasioni che, tra stand, musica e degustazioni, ha consacrato anche quest’anno Dolci d’Italia come uno degli appuntamenti più amati del calendario umbro.

Il “Cammino del miracolo del Corpus Domini” si unisce all’Intrepido Larth: Orvieto tra le capitali del turismo lento

Un nuovo progetto di trekking tra natura, storia e tradizione religiosa, che si sviluppa lungo l’asse Bolsena-Orvieto per una lunghezza di 21 chilometri. E’ il “Cammino del miracolo del Corpus Domini”, che dopo il successo del Cammino dell’Intrepido Larth contribuirà a fare di Orvieto una delle capitali italiane del turismo lento.

Abbiamo una strategia molto chiara: fare di Orvieto uno dei crocevia e delle capitali del turismo lento in Italia. Il progetto che presentiamo oggi è il secondo tassello per concretizzare questa ambiziosa aspirazione” ha detto i promotori del “Cammino del miracolo del Corpus Domini” (www.ilcamminodelmiracolo.it) Emanuele Rossi,Luca SbarraClaudia Marini e Claudio Lattanzi. Che nel corso della presentazione hanno parlato anche del piano di marketing generale entro il quale si collocano i cammini di trekking, oltre a fornire i numeri del cammino dell’intrepido Larth, che già dopo appena due anni di vita si attesta su una media di oltre duemila visitatori all’anno.

La presentazione è avvenuta nei locali del Pozzo della Cava. Alla conferenza stampa hanno preso parte anche il sindaco di Orvieto Roberta Tardani ed il presidente del Gal Gionni Moscetti oltre ad una nutrita rappresentanza di operatori turistici, in particolare nel settore della ricettività ed i vertici locali del Cai, tra cui il vice presidente Stefano Baccherini,Paolo Bellocchio, presidente di TriplO, orienteering outdoor Orvieto, Patrizia Pelorosso di Mirabilia ed Antonella Cannas, imprenditrice turistica in rappresentanza della coop Mir, partner dei cammini.

“Bolsena. Il cammino del lago dei misteri”

Gli organizzatori hanno annunciato anche il terzo cammino denominato “Bolsena. Il cammino del lago dei misteri” che sarà presentato entro l’inverno ed avrà carattere circolare, con tragitto di oltre ottanta chilometri intorno al lago. 

Turismo lento e destagionalizzazione

I nostri obbiettivi – hanno spiegato i promotori – sono quelli di aumentare i numeri complessivi del turismo orvietano, di destagionalizzare i flussi, di incrementare l’indice di permanenza qui. Per fare un vero e proprio marketing sulla città di Orvieto abbiamo deciso di portare il cammino di Larth da tre a quattro giorni, proponendo un giorno di permanenza in città e di calibrare quello del miracolo del Corpus domini su due giorni e non solo uno“.

I numeri del Cammino dell’intrepido Larth

Per quanto riguarda i numeri, il Cammino dell’intrepido Larth vale oggi un indotto a favore dell’economia del territorio pari almeno a 480 mila euro, una cifra stimata per difetto che scaturisce dalla moltiplicazione della spesa media del camminatore nell’arco dei tre giorni per il numero delle credenziali vendute. Per dare la giusta enfasi al valore religioso e culturale del nuovo cammini, si è deciso di lanciare l’associazione “Idee in cammino” che sarà aperta ad ogni contributo di privati, enti, associazioni ed aziende.

Il Corpus Domini

Il Cammino del miracolo del Corpus Domini che nasce non a caso nell’anno giubilare e da una positiva collaborazione con la Curia, avrà come simbolo una campanella, emblema liturgico che è stata anche collocata lungo il tabernacolo lungo rio Chiaro dove avvenne nel 1263 lo storico incontro per la consegna nelle mani del papa del lino macchiato dal sangue di Cristo. Alcune copie di campanelle in stile medievale in ceramica sono state riprodotte da Marco Sciarra, valente ceramista tra le altre cose, ed entreranno a far parte della ricca gamma di gadget collegati ai due cammini.

Valore religioso e terapeutico

Del grande valore del Cammino del miracolo del Corpus Domini ha parlato Claudia Marini, che ha sottolineato la necessità di rilanciare il collegamento tra Orvieto e la terza festa della Chiesa, con una grande operazione mediatica per trasformare Orvieto in “città eucaristica”.

Il cammino che presentiamo oggi – ha detto Marini – è in realtà un vero e proprio pellegrinaggio di fede, probabilmente il più piccolo del mondo, ma quello capace di trasformare in profondità l’animo di ogni persona perché è in grado di metterci in collegamento con il messaggio più rivoluzionario del cristianesimo che può cambiare in profondità ognuno di noi. Orvieto è stata terra di pellegrinaggi anche prima del cristianesimo, basti pensare alla via sacra degli etruschi ed oggi noi siamo chiamati e recuperare questa profonda vocazione della nostra zona per un progetto di grande ambizione come questo“.

Marini, che è medico, ha anche sottolineato la volontà di lavorare per far emergere “il valore terapeutico e curativo dei cammini, per questo si sta pensando ad una giornata dedicata a questo tema da svolgere lungo la tratta Bolsena-Orvieto”.

Tardani: così è cambiata la proposta di Orvieto

Questa giornata – le parole del sindaco Roberta Tardani – rappresenta molto più dell’apertura di un nuovo cammino turistico – culturale che arriva dopo i risultati di un’altra fortunata esperienza. È la testimonianza concreta di un percorso lungo, impegnativo, ma fruttuoso che la nostra città ha compiuto negli ultimi sei anni. Oggi Orvieto non è più una città che vive solo del Duomo o del Pozzo di San Patrizio ma è una destinazione completa che sa valorizzare ogni sua risorsa: la cultura, le tradizioni, l’enogastronomia, l’artigianato e la qualità dell’accoglienza, i cammini. Chi dice che Orvieto è diventata una ‘Disneyland’ – ha evidenziato Tardani – fa finta di non capire che la nostra proposta si fonda proprio sull’opposto, sull’autenticità, sulla verità dei luoghi, delle persone e delle tradizioni che abbiamo saputo custodire e rinnovare. questo cammino si inserisce in questa visione: un turismo che valorizza, invita a scoprire e vivere il territorio in profondità. Un turismo esperienziale che genera valore economico, umano e culturale“.

Norcia, quando “le chiese” sono amate come come le case

“Prima le case e poi le chiese” era uno degli slogan circolati dopo il terremoto del 2016, persino tra le tifoserie sportive. E dare una sistemazione alle persone sfollate, ricostruire le loro case e renderle più sicure è stata una priorità.

Ma la gioia spontanea, di popolo, per la riapertura della Basilica di San Benedetto a Norcia dimostra come una popolazione che ha visto letteralmente crollare il mondo addosso abbia bisogno anche dei suoi simboli, religiosi, cultural, identitari. Ecco perché la riapertura della Basilica, a 9 anni esatti dalla scossa che la devastò il 30 ottobre del 2016 (in uno sciame sismico iniziato il 24 agosto di quell’anno e terminato a gennaio 2017) ha rappresentato un punto importante nella ricostruzione nel Centro Italia.

Il finanziamento

L’intervento di ricostruzione della Basilica di San Benedetto a Norcia è stato finanziato con
Ordinanza Speciale n.8 del 16 maggio 2021 grazie alle risorse messe a disposizione dal
Commissario per la Ricostruzione Sisma 2016, dalla Regione Umbria (POR-FESR 201-2020) e
da ENI Spa, per un importo totale di circa 15 milioni di euro.
L’impegno di Eni è stato definito con un accordo di sponsorizzazione tecnica con l’obiettivo di
sostenere la ricostruzione della Basilica attraverso risorse economiche e contributi di alto
profilo professionale e organizzativo, accanto al commissario straordinario per la
Ricostruzione e al Ministero della Cultura – l’Arcidiocesi di Spoleto e Norcia, la Regione Umbria
e il Comune di Norcia, in un’alleanza che ha unito enti pubblici e privati in una visione strategica condivisa

La ricostruzione in Umbria

In Umbria dal 2016, a fronte di un totale di 5261 istanze presentate all’Ufficio Speciale
Ricostruzione, ben 3728 risultano concesse per un importo totale richiesto di oltre 1,9 miliardi
di euro, di cui 1,4 miliardi di euro già concessi e 831 milioni liquidati. Nove pratiche su dieci
presentate all’USR Umbria sono state evase. Questo significa che per quasi ogni richiesta di
contributo, c’è stata una risposta concreta e tempestiva, resa possibile anche dalla semplificazione delle procedure avvenuta negli ultimi anni. Ma non basta evadere le pratiche; l’obiettivo è la conclusione dei lavori. E anche qui il dato è incoraggiante: 6 pratiche su 10 hanno visto la fine dei lavori per cui centinaia di famiglie sono potute tornare a casa. Nel solo Comune di Norcia, oltre 730 famiglie sono rientrate nelle loro abitazioni ricostruite mentre diverse attività commerciali storiche hanno riaperto, ricominciando a creare valore e a dare lavoro.

Santa Maria Argenta

A Norcia è in corso anche la ricostruzione della concattedrale di Santa Maria Argentea, che dovrebbe essere consegnata entro un paio di anni. Gli eventi sismici avevano causato il ribaltamento della sommità della facciata e l’espulsione dei conci di rivestimento delle murature e, all’interno, il crollo della copertura ha coinvolto i pilastri e ampi brani del paramento interno delle murature perimetrali. L’importo dell’intervento è di circa 7 milioni e 400 mila euro, che provengono dal fondo sisma 2016.

Il Palazzo Comunale

In corso anche il cantiere del Palazzo Comunale, uno dei cantieri più innovativi della ricostruzione post sisma. Un intervento da poco meno di 6 milioni di euro e unico caso in Italia in cui un edificio storico è stato tagliato alle fondamenta per installare isolatori sismici.

Attesa la riapertura per l’anno prossimo. In ricostruzione anche l’edificio della “Castellina” che ospitava il museo civico e diocesano per il quale è attesa la riapertura nel corso del 2026. In questo caso è stato assegnato l’importo di quasi 154mila euro, a valere sulle risorse del fondo di accantonamento per le ordinanze speciali per i lavori che hanno un costo totale di circa 2,5 milioni di euro. Nel giro di pochi anni
quindi l’iconica piazza di San Benedetto ritroverà il suo profilo originario.

Castelli: Norcia merita la capitale europea della Cultura 2033

“Il recupero delle eccellenze storico culturali e religiose è un elemento essenziale del nostro lavoro volto a far rinascere tutta l’Italia Centrale – commenta il commissario alla ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli- Norcia e la Civitas appenninica si candidano a Capitale europea della cultura 2033, la patria di San Benedetto, patrono d’Europa, merita questo riconoscimento. Ringrazio il presidente della Regione Stefania Proietti, l’arcivescovo Renato Boccardo, l’Ufficio ricostruzione Umbria e il sindaco Giuliano Boccanera per la sinergia e la collaborazione”.

Città del Cioccolato, un progetto sostenuto da quasi 200 investitori

Dopo la visita con le autorità – presenti, tra le varie personalità in rappresentanza delle istituzioni civili e militari delle forze economiche, il prefetto di Perugia Francesco Zito, il questore di Perugia Dario Sallustio, la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, l’europarlamentare Marco Squarta, il vicepresidente della Regione Umbria Tommaso Bori, il vicepresidente della Provincia di Perugia Riccardo Vescovi, il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria Giorgio Mencaroni – la Città del Cioccolato ha aperto le sue porte a mille persone che si erano prenotate per l’Open Day della giornata inaugurale.

Il sostegno economico

La Città del Cioccolato è un progetto che prende forma nella città tradizionalmente più dolce d’Italia, qualificandosi così come il maggior polo attrattivo tematico al mondo, grazie al recupero dell’ex Mercato Coperto di proprietà del Comune di Perugia, ristrutturato nel 2016 con il sostegno finanziario di Regione Umbria e Fondazione Perugia. Nel 2023 l’immobile è stato oggetto di un Avviso di Valorizzazione pubblicato dal Comune di Perugia, aggiudicato l’anno successivo alla società Destinazione Cioccolato Srl SB, costituita appositamente per la presentazione di un progetto di alto valore. Tale proposta ha consentito la sottoscrizione di una concessione trentennale, finalizzata all’avvio e al completamento, in tempi rapidi, di significativi interventi di allestimento, per un investimento complessivo di circa 6 milioni di euro.

Il progetto ha potuto beneficiare della Misura “Italia Economia Sociale”, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) in collaborazione con Invitalia. Grazie alle agevolazioni finanziarie previste dal programma, è stato possibile avviare anche lo sviluppo di iniziative legate ai temi dell’inclusività sociale, con particolare attenzione all’inserimento lavorativo di persone appartenenti a categorie fragili e, in special modo, di quelle tutelate dalla Legge n. 68/1999. Un cantiere imponente in cui hanno lavorato circa 200 persone, esclusi i fornitori esterni di materiali e merci per il completamento dell’allestimento.

Intesa Sanpaolo, attraverso la Direzione Impact nell’ambito della Divisione Banca dei Territori, ha concesso un importante finanziamento che ha consentito la realizzazione dell’operazione. Questa progettualità è stata successivamente ampliata grazie a una brillante operazione di equity crowdfunding, realizzata tramite la piattaforma Mamacrowd, che ha consentito di coinvolgere 198 investitori tra piccoli, medi e grandi, rafforzando ulteriormente la solidità e la partecipazione del progetto.

L’ex Mercato Coperto diventato Città del Cioccolato

I suoi 2.800 metri quadri di estensione raccontano tutto ciò che ruota attorno al mondo del Cibo degli Dèi. Un percorso tanto didattico quanto immersivo, capace di coinvolgere tutti e cinque i sensi. Un approfondimento, passo dopo passo, che spazia dalla geografia dei Paesi produttori alla storia del cacao, da 5.300 anni fa ad oggi; dalla biodiversità legata a un prodotto ancora tutto da scoprire, alla sostenibilità che interessa l’intera filiera.

La Città del Cioccolato è un progetto nato da un’idea di Eugenio Guarducci, fondatore e presidente di Eurochocolate, il Festival Internazionale del Cioccolato che da oltre 30 anni porta a Perugia centinaia di migliaia di visitatori da ogni parte del mondo.

Gargaglia: dalla Perugia a Eurochocolate fino ad oggi

“Perugia – ha dichiarato Vasco Gargaglia, presidente di Destinazione Cioccolato Srl SB – rappresenta nell’immaginario collettivo la Città del Cioccolato per eccellenza. Questo lo dobbiamo a una tradizione che parte da lontano ovvero dal 1907 quando, a poche decine di metri dall’ex Mercato Coperto, nacque il primo laboratorio della Perugina, ma anche a un grande sforzo di comunicazione e promozione costruito negli ultimi 30 anni attraverso Eurochocolate. Aver aperto il cantiere di questo ambizioso progetto ha significato per tutti noi iniziare a trasformare un sogno in dolce realtà”.

Dopo l’Intrepido Larth, il Cammino del miracolo del Corpus Domini

Sarà presentato alla stampa venerdì 31 ottobre (ore 11,30 nei locali del Pozzo della Cava a Orvieto, il nuovo progetto di trekking del “Cammino del miracolo del Corpus Domini“. Questo il suggestivo nome dato al tragitto che collega Bolsena ad Orvieto attraverso un meraviglioso percorso nella natura del Centro Italia.

Non solo, dunque, l’offerta del Cammino dell’intrepido Larth. A quasi due anni dal lancio del primo progetto orvietano collegato al turismo lento, è ora di raddoppiare con il “Cammino del miracolo del Corpus Domini”. Il nuovo percorso sarà presentato ufficialmente dagli organizzatori, che nell’occasione illustreranno anche il sito internet e i social del progetto, oltre alla guida del secondo percorso al cui interno sarà allegata anche la credenziale.

Verranno presentati anche i dati relativi al bilancio del Cammino dell’intrepido Larth e la costituenda associazione “Idee in cammino”.

Il Cammino del miracolo del Corpus Domini si propone non solo di contribuire alla crescita del turismo locale, puntando sull’aumento complessivo delle presenze, sulla destagionalizzazione e sull’incremento dell’indice di permanenza, ma anche di svolgere un’azione di vigorosa rivalutazione dell’evento prodigioso di Bolsena, per quanto attiene all’aspetto religioso così come a quello culturale e storico.

Il nuovo cammino avrà come simbolo una campanella, elemento liturgico per eccellenza. Il suono di una speciale campanella è anche quello con il quale i pellegrini segneranno il loro arrivo ad Orvieto, facendo risuonare quella che è stata installata nella piccola edicola del Ponte del Sole (Ponte di Rio Chiaro secondo la denominazione medievale) nel luogo in cui, secondo la tradizione religiosa, il sacro lino venne consegnato alla delegazione orvietana inviata da papa Urbano IV. Al termine della conferenza stampa seguira’ un aperitivo conviviale.