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Autore: Redazione

Zafferano, simbolo identitario della comunità di Cascia

Da venerdì 31 ottobre a domenica 2 novembre si terrà la XXIV Mostra mercato dello zafferano di Cascia. Un appuntamento sempre più punto di riferimento per la promozione delle eccellenze umbre e per la valorizzazione di un prodotto simbolo del territorio: lo zafferano purissimo di Cascia. 

La Mostra mercato dello zafferano di Cascia verrà inaugurata venerdì 31 ottobre, con la presentazione alle 10 e il taglio del nastro alle 12, alla presenza delle autorità civili e militari. Tra gli appuntamenti più attesi figurano le Vie dell’oro, lo show cooking curato dagli studenti dell’Istituto alberghiero, e gli spettacoli di intrattenimento: la serata del 31 ottobre con DJ Wender da Lo Zoo di 105 e il primo novembre con Giovanni Cacioppo di Comedy Central.

Il programma completo e tutti gli aggiornamenti saranno disponibili sulle pagine ufficiali Discover Cascia su Facebook e Instagram.

Il vicesindaco e assessore al turismo del Comune di Cascia, Marco Emili, in occasione della presentazione del programma, ha ricordato l’importanza dello zafferano: “Oggi a Cascia lo zafferano non è solo una spezia, ma un simbolo identitario della nostra comunità. Il centro della città si trasforma in una vetrina per promuovere questo prodotto d’eccellenza e tutti gli altri che la nostra terra può offrire, creando al contempo momenti di confronto e crescita tra i vari attori del territorio. È un piacere per me presentare questa edizione accanto a due giovani aziende locali, radicate e fortemente legate alla nostra terra: persone che hanno creduto nelle potenzialità di Cascia e dimostrano come ancora oggi i nostri luoghi possano offrire spezie, materie prime preziose per l’economia e futuro alle nuove generazioni. La capacità di ricerca e innovazione anche nello zafferano apre la strada a nuovi orizzonti, approfondendo e introducendo il suo utilizzo in ambiti diversi da quello culinario”.

Una delle novità in calendario per l’edizione 2025 è infatti lo zafferano in ambito cosmetico, una sfida che testimonia la voglia di evolversi nel segno della qualità.

Parallelamente, grazie al lavoro condiviso con la DMO Discover Cascia, costruiti percorsi esperienziali per i visitatori. Nasce così il progetto ‘Le Vie dell’Oro’ che unisce sapori, cultura e natura in un unico itinerario.

Il vicepresidente dell’associazione ‘Zafferano di Cascia – Zafferano Purissimo dell’Umbria’, Stefano De Carolis, ha sottolineato l’importanza della manifestazione per i produttori. “Per noi produttori – ha dichiarato De Carolis – la Mostra Mercato è il momento più importante dell’anno. È qui che possiamo mostrare il frutto del nostro lavoro, un prodotto che racchiude mesi di impegno, dedizione e amore per la nostra terra. Ogni fiore di zafferano racconta una storia di tradizione, di fatica e di orgoglio: la storia di un territorio che continua a credere nella qualità, nella sostenibilità e nella propria identità agricola. Negli anni Cascia ha saputo costruire attorno allo zafferano un simbolo riconosciuto in tutta Italia. Oggi, però, la sfida è guardare oltre, ampliando gli orizzonti di utilizzo di questa spezia straordinaria, anche in settori come la cosmetica e il benessere naturale”.

Camillo Pietrolucci, presidente della DMO Discover Cascia, ha illustrato il ruolo della DMO e le iniziative legate alla promozione del territorio. “La Mostra mercato dello zafferano – ha commentato Pietrolucci – è un momento centrale per la promozione di Cascia e della Valnerina. Per la DMO rappresenta un’occasione concreta per valorizzare il lavoro fatto insieme agli operatori locali e per creare una rete che unisca eventi, tradizioni, turismo e cultura in un’unica strategia di sviluppo. In questo contesto nasce il progetto ‘Le Vie dell’Oro’, un percorso enogastronomico e culturale pensato per raccontare lo zafferano in tutte le sue forme, come esperienza autentica che trasmette l’essenza del nostro territorio. Durante la Mostra sarà presente anche uno stand DMO Discover Cascia, concepito come punto informativo per conoscere itinerari, esperienze e iniziative che valorizzano Cascia tutto l’anno. Come DMO stiamo potenziando la presenza alle fiere di settore e le attività divulgative, per ampliare la visibilità della città e renderla un punto di riferimento nel turismo esperienziale. L’obiettivo è far conoscere Cascia a un pubblico sempre più vasto, creando un modello di turismo sostenibile e duraturo”.

Simone Vagni, giovane produttore e membro dell’associazione: “Coltivare lo zafferano significa dare nuova vita ai campi in un periodo dell’anno in cui la terra, normalmente, riposa. È una coltura che si inserisce perfettamente nei cicli agricoli e rappresenta un’opportunità concreta per diversificare e valorizzare la produzione. Lo zafferano contiene carotenoidi e antiossidanti naturali con straordinarie proprietà benefiche, non solo per la salute ma anche per la pelle. Vogliamo staccarci dall’idea che lo zafferano serva solo per il risotto: è un ingrediente capace di valorizzare dolci, formaggi, liquori e piatti creativi, unendo tradizione, innovazione e amore per questa terra”. 

Contratti col Comune di Perugia solo con lavoratori con salario minimo di 9 euro l’ora

Retribuzione minima salariale nei contratti pubblici del Comune di Perugia, sulla base delle linee guida approvate dalla Giunta comunale.

La delibera dà attuazione all’ordine del giorno proposto dalla maggioranza e approvato dal Consiglio comunale ad autunno 2024, che impegnava la sindaca e la Giunta a introdurre una soglia minima retributiva oraria di almeno 9 euro lordi nei contratti pubblici del Comune e a promuovere ulteriori clausole premiali a tutela dei lavoratori.

Nessun lavoratore impiegato negli appalti o nei subappalti con il Comune dovrà percepire meno di 9 euro lordi all’ora, nel rispetto dei contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative.

Le nuove linee guida prevedono anche clausole sociali per garantire la stabilità occupazionale, la parità di genere, l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità o in condizione di svantaggio, e la promozione di un dialogo costante con le parti sociali.

“Si tratta di un atto che rafforza la qualità del lavoro e delle imprese, valorizzando chi rispetta le regole e tutela i propri dipendenti. Perugia vuole essere un modello di pubblica amministrazione che promuove una concorrenza sana, sostenibile e responsabile” la posizione espressa dall’amministrazione comunale in una nota.

La delibera non comporta oneri per il bilancio comunale e sarà accompagnata da tavoli di confronto periodici con sindacati e associazioni datoriali per monitorare l’applicazione delle nuove disposizioni e favorire condizioni di miglior favore nei settori più esposti al rischio di lavoro povero.

Confindustria Umbria, Giammarco Urbani succede a Briziarelli

Giammarco Urbani è il nuovo presidente di Confindustria Umbria per il biennio 2025-2027. L’Assemblea generale degli industriali umbri, riunita al Teatro Lyrick di Assisi, per la successione alla presidenza Briziarelli ha scelto l’amministratore delegato della Urbani Tartufi srl, che sarà coadiuvato dal vicepresidente Matteo Minelli, fondatore e amministratore delegato di Universo Flea.

La relazione di Urbani

Nella relazione programmatica presentata all’Assemblea, Giammarco Urbani ha sottolineato la volontà di proseguire nel solco della continuità con l’azione associativa degli ultimi anni muovendosi lungo tre direttrici principali: il rafforzamento della struttura associativa e dei servizi alle imprese, lo sviluppo di progetti strategici per il territorio e il consolidamento del ruolo di rappresentanza e di interlocuzione istituzionale a livello regionale, nazionale ed europeo.

“Il nostro compito – ha dichiarato Urbani – è far sì che Confindustria Umbria continui a essere un punto di riferimento solido per le imprese e una voce unitaria e autorevole dell’industria. Dobbiamo accompagnare il sistema produttivo regionale in una fase di trasformazione profonda, nella quale l’innovazione tecnologica, la sostenibilità e il capitale umano rappresentano le vere leve della competitività. Serve ora una visione condivisa per tradurre l’energia delle imprese in crescita strutturale dell’Umbria, rafforzando i legami tra impresa, istituzioni, università e territorio”.

Analisi economica, progettualità e digitale

Urbani ha sottolineato la necessità di potenziare le attività di analisi economica e progettualità interna dell’Associazione, per supportare la rappresentanza con dati, studi e proposte operative capaci di orientare le politiche pubbliche e gli interventi sul territorio.

Un’attenzione particolare sarà riservata alla trasformazione digitale delle imprese, alla formazione di nuove competenze manageriali e tecniche, e alla valorizzazione delle filiere e delle reti d’impresa come strumento per accrescere la dimensione e la competitività del tessuto produttivo umbro.

Le rappresentanze di Confindustria

“Credo in un’Associazione aperta e inclusiva – ha aggiunto – che valorizzi la pluralità delle sue componenti: territori, categorie, piccola industria e giovani imprenditori.
Confindustria Umbria deve essere una piattaforma di connessioni e di idee, capace di attrarre competenze, stimolare progettualità e ispirare una nuova stagione di crescita per la regione.
È fondamentale anche proiettare il nostro sguardo oltre i confini umbri, rafforzando i rapporti con Bruxelles e con il Sistema confindustriale nazionale, perché le grandi sfide di oggi – dall’energia all’intelligenza artificiale, dalla transizione ecologica all’accesso ai mercati internazionali – si giocano su scala europea e globale.”

Il bilancio di mandato di Briziarelli

Nel suo intervento di saluto, Vincenzo Briziarelli ha ripercorso l’attività svolta durante il mandato. “Confindustria Umbria – ha detto – in questi anni ha saputo essere casa comune e voce autorevole delle imprese, un luogo dove si è lavorato insieme con spirito costruttivo e con la consapevolezza che la crescita del territorio passa attraverso la crescita dell’impresa. Abbiamo affrontato momenti complessi e con uno stile basato su rapidità e concretezza e costruito presupposti solidi per il futuro, rafforzando il dialogo con le istituzioni e consolidando un modello associativo moderno, coeso e aperto all’innovazione. Lascio la guida con orgoglio e gratitudine, nella certezza che Giammarco Urbani saprà dare continuità e nuovo impulso a questo percorso, mantenendo viva la vocazione di Confindustria Umbria come forza propulsiva dello sviluppo regionale”.

Quest’anno l’Assemblea generale di Confindustria Umbria ha assunto un formato originale, che prevede la separazione netta tra il momento riservato ai soci e quello pubblico aperto agli ospiti e istituzioni.
L’Assemblea pubblica di Confindustria Umbria si terrà, infatti, martedì 11 novembre a Umbriafiere, in forma di cena di gala, alla quale parteciperanno il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini e il Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione Tommaso Foti. La serata sarà aperta dal saluto della Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, proseguirà con l’intervento di Vincenzo Briziarelli e degli ospiti istituzionali e si concluderà con l’intervento del nuovo Presidente Giammarco Urbani.
Confindustria Umbria associa oltre 1.000 imprese che rappresentano circa il 90 per cento del valore della produzione dell’industria manifatturiera regionale per un totale di oltre 50.000 dipendenti. È l’Associazione di riferimento per il sistema manifatturiero e dei servizi produttivi regionali, impegnata a promuovere sviluppo, innovazione e competitività del territorio.

Giammarco Urbani e l’impero del tartufo

Giammarco Urbani è nato a Terni il 7 marzo 1975. È amministratore delegato della Urbani Tartufi Srl, CEO della Urbani Truffles Usa Corp. e presidente della Tartufi Morra Srl con sede ad Alba (CN).

giammarco urbani

La Urbani Tartufi, fondata a Scheggino nel 1852, alla sesta generazione, è oggi leader mondiale di mercato nel campo della lavorazione e distribuzione di tartufi e di prodotti a base di tartufi e di funghi grazie alla presenza capillare in Italia e all’estero con numerose filiali negli Stati Uniti, in Asia e in Europa e con un Export al 75% in 80 Paesi.

Dal 2007, inoltre, è stata creata l’Accademia del Tartufo, allo scopo di promuovere la cultura e la conoscenza gastronomica del tartufo nel mondo e nel 2010 nasce il Museo del Tartufo Urbani, luogo di ricordi e testimonianze.

Nel 2014 Giammarco Urbani è stato eletto presidente della Sezione Agroalimentare di Confindustria Umbria, nel 2015 eletto membro di Giunta della Camera di Commercio di Terni, nel 2018 eletto componente del Consiglio di Presidenza del Cluster Agrifood Nazionale.

Dal 2016 al 2020 Presidente della Sezione di Terni di Confindustria Umbria.

Dal 2021 al 2025 è stato Vice Presidente di Confindustria Umbria.

Matteo Minelli, Ecosuntek e Universo Flea

Matteo Minelli è nato a Gualdo Tadino il 19 luglio 1980. È fondatore e amministratore delegato di Universo Flea, gruppo imprenditoriale con interessi nei settori dell’energia, dell’agroalimentare e della sostenibilità.

È fondatore e amministratore delegato di Ecosuntek spa, società quotata su Borsa Italiana e attiva nella produzione e distribuzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, è presidente del Consiglio di amministrazione di Eco Trade srl, operante nella distribuzione di energia a clienti business e domestici attraverso +energia.

Nel corso della sua attività ha dato vita a un articolato ecosistema di imprese che operano nell’ambito dell’energia, del food & beverage e della green economy.

Nel 2011 ha fondato Flea – Società Agricola srl, produttrice delle birre artigianali “Birra Flea”, oggi tra i marchi più conosciuti nel panorama brassicolo italiano.

Nel 2016 è stato eletto presidente della Sezione Eugubino-Gualdese di Confindustria Umbria, incarico che ha mantenuto fino al 2020. È stato inoltre vice presidente di AssoBirra, l’Associazione nazionale dei birrai e dei maltatori aderente al sistema Confindustria e Componente del Consiglio nazionale dei Giovani Imprenditori di Federalimentare.

Tempesta perfetta sulla manifattura, l’allarme di CNA

CNA lancia l’allarme per la manifattura italiana e umbra. Nella regione i settori manifatturieri più in difficoltà sono quelli della moda, della meccanica e dell’agroalimentare. Su questi, in particolare, rischia di abbattersi una tempesta perfetta. L’entrata in vigore dei pesanti dazi statunitensi, che nei primi due mesi hanno già assestato un colpo fortissimo alle esportazioni, l’aumento dei costi energetici e della tassazione nazionale e locale, il blocco degli investimenti seguito all’espansione registrata nel post Covid, la carenza di manodopera e i nuovi vincoli legati alle politiche di sostenibilità, rischiano di mettere una pietra tombale su un settore che ha sempre rappresentato al meglio l’anima e le capacità dell’Italia.

La moda

“Nella moda la situazione è a macchia di leopardo – afferma Giampaolo Cicioni, presidente regionale di CNA Produzione -: le piccole imprese che lavorano in subfornitura per i grandi marchi umbri che hanno fatto la scelta strategica di mantenere le produzioni nel territorio, al momento non incontrano grossi problemi. Ma quelle che lavorano per brand globali con sedi fuori dall’Italia o dalla nostra regione sono in grande difficoltà, alle prese ormai da tempo con una sensibile riduzione degli ordinativi”.

La meccanica

“Nella meccanica – prosegue – è l’automotive a risentire dei problemi maggiori, soprattutto per le assurde politiche ambientali dell’Unione europea, che anziché dare spazio a tutte le soluzioni tecniche innovative in grado di garantire una riduzione delle emissioni inquinanti, ha deciso di puntare esclusivamente sul passaggio obbligato alle auto elettriche, di fatto condannando l’industria automobilistica del continente a una crisi inesorabile, al punto che diventa difficile immaginare che questo tipo di produzione possa sopravvivere in Europa, a cominciare dall’Italia, dove il declino di Stellantis è lampante”.

L’alimentare

Sull’agroalimentare, invece, su cui già pesa il dazio del 15% deciso da Trump, dal 1° gennaio prossimo potrebbe aggiungersi un super dazio al 97% sulla pasta da parte del dipartimento del Commercio Usa.

“Dalla Regione appelli inascoltati”

“A tutto ciò – sottolinea Cicioni – si aggiunge il fatto che gli investimenti in nuovi macchinari, che si erano già contratti nel 2024 dopo anni di espansione prolungata, ora si sono fermati del tutto, riducendo ulteriormente la capacità competitiva del sistema produttivo locale. Proprio in vista dell’entrata in vigore dei dazi americani avevamo chiesto un intervento urgente della Regione affinché approvasse misure di sostegno all’internazionalizzazione che aiutassero le imprese umbre a diversificare i mercati di sbocco delle produzioni locali, ma finora i nostri appelli sono rimasti inascoltati. Avevamo anche sperato in una boccata di ossigeno dagli ultimi bandi a sostegno degli investimenti calibrati sulle diverse dimensioni d’impresa che si sono chiusi nel marzo scorso, ma le graduatorie sono ancora provvisorie e le erogazioni dei contributi sono ferme. Per non parlare del bando Solar Attack del 2022, una misura a sostegno dell’autoproduzione di energia che avrebbe dovuto aiutare le imprese umbre a ridurre i costi energetici, già in partenza molto più alti di quelli sostenuti dai loro competitor europei, ma che a distanza di tre anni non ha ancora erogato un solo euro. Un tipico esempio di come la burocrazia possa soffocare lo sviluppo. Di fronte alle avvisaglie di una crisi che potrebbe assestare un colpo durissimo al nostro sistema produttivo questi ritardi nei bandi non sono più accettabili. E dire che in Umbria, oltre agli uffici regionali, sono ben due le società pubbliche chiamate a gestire gli avvisi: Sviluppumbria e Gepafin. Com’è possibile – incalza Cicioni – che strutture dotate di un consistente numero di dipendenti non riescano a gestire in modo fluido i bandi emanati dalla Regione?”.

La carenza di manodopera

E poi c’è il problema della carenza di manodopera “che nei periodi migliori impedisce la crescita e in quelli critici rende più difficile affrontare la crisi. Però sembra che i problemi delle imprese non interessino a nessuno, anche se una crisi aziendale può tradursi in un’attivazione della cassa integrazione o in una riduzione sistematica del personale e, quindi, sfociare in una crisi sociale. Eppure le piccole imprese rappresentano il 99% del tessuto imprenditoriale umbro e il 70% dell’occupazione nel settore privato, al punto che possiamo ben dire che garantiscono la tenuta delle comunità e del lavoro nel territorio regionale”.

“Troppe tasse”

Ma i motivi di insoddisfazione del presidente regionale di CNA Produzione non finiscono qui.
“In momenti di difficoltà come questo siamo costretti a tornare a ragionare sui fondamentali, a cominciare dalle tasse: come possiamo fare, noi piccole imprese umbre, a crescere facendo investimenti e diversificando i mercati velocemente aumentando contemporaneamente i salari dei dipendenti, se la tassazione complessiva sul reddito d’impresa supera il 60%, sommando tasse nazionali e locali, e il costo del lavoro è pari al 120% del salario netto percepito da un lavoratore dipendente? Soprattutto se a questi livelli di tassazione non corrispondono livelli adeguati di servizi pubblici essenziali, mentre le risorse vengono utilizzate per il mantenimento di una struttura pubblica elefantiaca generatrice di burocrazia spesso inutile. Noi crediamo che, di fronte all’urgenza della situazione, sia necessaria una presa di coscienza delle difficoltà che le imprese, a partire da quelle più piccole, affrontano quotidianamente. Alle imprese non servono bonus o una tantum per sopravvivere, hanno bisogno di uno Stato e, soprattutto, di una Regione efficienti e in grado di individuare politiche di sostegno alla crescita di tutte i tipi di impresa e – conclude Cicioni – di fare le riforme necessarie a risparmiare risorse da poter dedicare allo sviluppo e alla semplificazione delle procedure”.

“Il futuro delle comunità passa da rigenerazione urbana e distretti del commercio”

Rigenerazione urbana e distretti del commercio. Questa la spinta allo sviluppo delle città che arriva da “Imprese Futuro Umbria 2025”, l’evento con cui Confcommercio Umbria ha celebrato 80 anni di storia associativa. Alla Sala dei Notari di Perugia si sono alternati economisti, accademici, amministratori e imprenditori, accomunati da una stessa convinzione: il futuro dell’Umbria si costruisce nei territori, nelle città e nella capacità delle comunità di rinnovarsi.

La rigenerazione urbana

Dopo il saluto del vicepresidente di Confcommercio Umbria Simone Fittuccia e dell’assessore allo sviluppo economico del Comune di Perugia Andrea Stafisso, il primo a prendere la parola è stato il professor Alessandro Balducci, già prorettore del Politecnico di Milano, considerato tra i massimi esperti di rigenerazione urbana.

Balducci ha posto al centro del suo intervento un messaggio forte: “La rigenerazione non è un progetto edilizio, ma un progetto di comunità. Le città torneranno a vivere solo se sapranno coinvolgere cittadini e imprese dei servizi di prossimità in un disegno condiviso di rinascita”.

Distretti del commercio

A seguire, la professoressa Elena Franco, architetto e studiosa delle politiche urbane, ha approfondito il tema dei distretti del commercio, strumento innovativo capace di rigenerare economie urbane e rafforzare la coesione sociale.

“I distretti del commercio”, ha spiegato Elena Franco, “non sono semplici formule amministrative: sono vere e proprie reti collaborative, in cui pubblico e privato co-progettano spazi, esperienze e nuove opportunità economiche”.

Esperienze concrete di distretti del commercio sono state raccontate da Michele Biselli (presidente Confcommercio Perugia), Oscar Fusini (direttore Confcommercio Bergamo), Juri Imeri (Sindaco di Treviglio) e Matteo Burico (Sindaco di Castiglione del Lago), che hanno sostenuto come una governance locale forte e partecipata possa ridare vitalità ai centri urbani.

Dal “made in Itaky” al “sense of Italy”

Un cambio di paradigma è arrivato con l’intervento di Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio nazionale, che ha presentato la sua innovativa teoria del Sense of Italy: un concetto che supera la logica tradizionale del Made in Italy – legato alla produzione materiale – per abbracciare un’identità economica fondata sulla relazione tra beni e servizi, cultura, turismo e qualità della vita.

Bella ha dimostrato, dati alla mano, come la crescita italiana sia oggi trainata proprio dai servizi di mercato e dall’esperienza turistica, settori che alimentano un ciclo virtuoso tra desiderio, memoria e valore percepito.

“Ogni territorio – ha spiegato Mariano Bella – deve costruire il proprio Sense of Italy, la propria capacità di generare senso, emozione, desiderio. È lì che si forma il valore economico contemporaneo”.

Da qui l’idea, lanciata simbolicamente durante l’evento, di un “Sense of Umbria”: una chiave interpretativa che racconta la regione attraverso autenticità, bellezza discreta, qualità della vita e valore delle relazioni.

Un modello che può trasformare il patrimonio culturale e umano dell’Umbria in una nuova economia dell’esperienza, radicata nei territori e aperta al mondo.

Mencaroni: rigenerare le città per rigenerare le comunità

Il presidente di Confcommercio Umbria, Giorgio Mencaroni, ha collegato i temi emersi dal confronto ai pilastri della missione dell’associazione: “Viviamo un tempo in cui anche le nostre piccole città e i nostri borghi stanno cambiando. Cambiano le economie, i modi di vivere, di incontrarsi. È un cambiamento che interroga tutti noi – istituzioni, imprese, comunità locali – ma che può offrire nuove opportunità se lo affrontiamo con visione e coraggio”.

Mencaroni ha ricordato come Confcommercio Umbria abbia da tempo lanciato l’allarme sulla desertificazione commerciale dei centri storici, e oggi lavori insieme a istituzioni e Comuni per contrastarla con un approccio nuovo, sistemico e integrato.

“La difesa del commercio tradizionale – ha aggiunto – è solo un tassello di una strategia più ampia di rigenerazione urbana. In questa direzione vanno i distretti del commercio, su cui stiamo investendo energie e competenze, perché se tornano a vivere i centri storici, tornano a vivere anche le relazioni, l’identità e la fiducia.

Ci aspettiamo dalla Regione risposte concrete in tema di risorse, anche attraverso lo strumento dei Fondi Strutturali: stiamo seguendo con estrema attenzione questa partita che riteniamo strategica”.

Nel richiamare gli interventi dei relatori, Mencaroni ha citato la lezione di Balducci e Franco come esempi di una visione comune: “La rigenerazione urbana è un progetto di comunità, e i distretti del commercio sono strumenti di innovazione territoriale”.

E ha poi collegato la riflessione di Mariano Bella alla vocazione umbra: “Il Sense of Italy di cui ha parlato Bella è ciò che noi umbri possiamo e dobbiamo raccontare: la qualità della vita, la bellezza dei luoghi, l’autenticità delle nostre imprese. È questo senso profondo di italianità radicato nelle comunità locali che dobbiamo tradurre in valore economico, in attrattività turistica, in nuova impresa”.

L’Umbria di domani

La sezione “L’Umbria di domani”, con Luca Ferrucci (amministratore unico di Sviluppumbria), Francesco De Rebotti (assessore regionale allo Sviluppo Economico) e Simona Meloni (Assessore regionale al Turismo, Riqualificazione urbana e centri storici), ha tracciato un percorso comune: unire innovazione, politiche territoriali e turismo in una strategia unitaria di crescita sostenibile.

“L’Umbria ha bisogno di una visione condivisa – ha ribadito Mencaroni – che metta insieme istituzioni, imprese e cittadini per restituire alle nostre città la loro anima produttiva, sociale e culturale. Confcommercio è pronta, come sempre, a fare la sua parte”.

Gli 80 anni di Confcommercio Umbria

Nel segmento conclusivo, dedicato a “Ricordare il futuro”, Giampaolo Rossi (CEO Fabbrica di Lampadine) e Omar Di Curzio (presidente Giovani Imprenditori Confcommercio Umbria) hanno portato due testimonianze simboliche: il passato che ispira e il futuro che incalza.

Dopo il contributo del presidente Giorgio Mencaroni, si sono succeduti gli interventi istituzionali del sottosegretario al ministero dell’Interno Emanuele Prisco, della presidente della Giunta regionale dell’Umbria Stefania Proietti, della sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi e della presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria Sarah Bistocchi, che hanno ribadito l’importanza del sistema delle imprese per la coesione territoriale e sociale dell’Umbria.

Le premiazioni

L’evento si è concluso con la consegna – da parte delle autorità presenti – di una serie di riconoscimenti a figure simbolo che hanno fatto la storia di questi primi 80 anni della Confcommercio dell’Umbria e alle imprese che da decenni hanno il proprio patto associativo con l’organizzazione. Un premio simbolico, attraverso il quale – ha tenuto a sottolineare il presidente Giorgio Mencaroni – “vogliamo dire grazie a tutte gli imprenditori e professionisti che ogni giorno, da 80 anni, si affidano a Confcommercio Umbria per gestire al meglio la propria attività e affrontare le sfide di un cambiamento sempre più vertiginoso”.

Riconoscimento a Francesco Sacchetti, ex direttore di Confcommercio Umbria.
Riconoscimenti alla memoria ai presidenti di Confcommercio della provincia di Perugia e dell’Umbria Giuseppe Paoloni e Antonio Giorgetti e al presidente di Confcommercio Gubbio e Innovazione Terziario Lucio Lupini.

Premi alle Eccellenze: AD Motor, Barton Group, Bianconi Ospitalità, Cancelloni Food Service, Donati Abbigliamento, Macelleria Pucci, Micra Software & Services S.r.l, PAC 2000 A CONAD

Premi alle imprese, selezionate su tutto il territorio regionale in base alla anzianità del rapporto associativo con Confcommercio:

Assisi: Brunelli Angelo Calzature, Il Buongustaio di Gambacorta Eugenio, Fontebella Palace Hotel
Bastia Umbra: Marini Edilizia srl, Mondia Srl
Città di Castello: Hotel Park Geal, Oreficeria Talamelli Snc
Gualdo: Ristorante Gigiotto
Gubbio: Gioielleria Bedini Sas; Magazzini Santini Snc, Mercerie Parlanti Snc
Foligno: Best Food 1967, di Trampetti Daniele; Hotel Ristorante Fichetto; Norcineria Massatani; Pasticceria Muzzi srl; Righi Abbigliamento
Spoleto: Hotel dei Duchi, Paoluzi Maria Rita, Tomasini Francia srl, Trattoria “Da Piero” al Palazzaccio
Orvieto: Esperienza Vera Sas
Terni: Mode Manni snc di Corradi F. & R.; Ottica Dragoni srl; Societa’ Pegaso srl
Todi-Marsciano: La Bottega di Carlino; Pizzeria Italo Snc di Giubilei Marco
Perugia: Alessandrelli Centro Casa; Automigliorgas; Biagini Oreficeria; Casa del Lampadario; Gerbi Adriano
Trasimeno: Camilloni s.r.l.; Gelateria Tropical; Gioielleria Capolsini & C. Snc.

SACI, famiglia Campanile in festa coi dipendenti per “un secolo di alchimie”

SACI Industrie ha celebrato i cento anni di attività con una giornata di festa nella sede di Ponte San Giovanni. L’evento, organizzato dalla famiglia Campanile, ha riunito dipendenti, collaboratori e istituzioni in un momento di riconoscimento e gratitudine verso chi, in quattro generazioni, ha contribuito a costruire e far crescere una delle realtà industriali più solide e longeve dell’Umbria.

Alla cerimonia istituzionale, aperta dai saluti del presidente di SACI Antonio Campanile, hanno preso parte la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il presidente di Confindustria Umbria Vincenzo Briziarelli e don Simone Sorbaioli, vicario generale della Diocesi perugina. Tutti gli interventi hanno sottolineato il valore di SACI come esempio di impresa familiare capace di innovare, mantenendo saldi i legami con il territorio e la comunità.

La storia di SACI

Durante la serata è stato presentato il volume “SACI – Un secolo di alchimie”, scritto da Antonio, Filippo, Alessandro e Lorenzo Campanile con la collaborazione di Nino Miccolis e i testi a cura di Giovanni Maria Gambini, che racconta in forma narrativa la lunga storia dell’azienda, dalle origini come piccolo saponificio fondato nel 1925 da Antonio Campanile senior, fino all’attuale gruppo industriale che opera a livello nazionale e internazionale nel settore chimico e dei detergenti.

Le radici della storia di SACI affondano ai primi del Novecento, quando Antonio Campanile senior avviò la produzione di cremore di tartaro e lieviti chimici, per poi dedicarsi nel 1925 alla fabbricazione del sapone. Nel secondo dopoguerra, il figlio Salvatore ampliò l’attività con un approccio industriale moderno, trasferendo la produzione in Strada dei Loggi dove ancora oggi si trova la sede dell’azienda.

Con il passare dei decenni, l’azienda si è evoluta, mantenendo una forte identità familiare e consolidando la propria presenza in Italia e all’estero, con un sistema produttivo innovativo e una solida reputazione costruita sul lavoro e sulla continuità.

Il presidente Antonio Campanile, terza generazione alla guida dell’azienda, ha voluto dedicare il suo intervento al valore di questa eredità e al futuro dell’impresa:

“Sono felice di condividere la festa per i nostri cento anni – ha sottolineato – Tutto è cominciato ai primi del Novecento, quando mio nonno Antonio si stabilì a Ponte San Giovanni e nel 1925 avviò la produzione di sapone. Mio padre Salvatore, nel secondo dopoguerra, ne raccolse l’eredità.
A loro va il mio primo ringraziamento, perché da quel trampolino è partito tutto il nostro sviluppo. Oggi SACI rappresenta una risorsa economica importante per tutta l’Umbria. Il nostro impegno, mio e dei miei figli, è stato e sarà sempre quello di privilegiare il territorio nel quale mio nonno decise di radicarsi. Né io né loro ci siamo mai fatti tentare dalle sirene della delocalizzazione: il cuore, la mente e le braccia di SACI resteranno sempre qui, a Perugia, in Strada dei Loggi 29. Mi piace pensare che anche tutti i nostri collaboratori siano orgogliosi, come me e i miei figli, di quanto abbiamo costruito insieme grazie alla loro affidabilità e capacità: perché sono loro, ogni giorno, a rendere possibile la nostra storia in un mondo sempre più competitivo”.

A confermare la solidità dell’impresa, anche i dati produttivi e occupazionali: dallo stabilimento di Perugia escono ogni anno 250mila tonnellate di detersivi, destinati ai principali marchi della grande distribuzione europea. L’azienda impiega circa 300 addetti tra dipendenti e collaboratori in esclusiva. Una parte significativa della produzione è destinata all’export, verso l’Europa, i Paesi del Golfo e, più recentemente, l’Arabia Saudita.

A Santa Maria degli Angeli opera invece la struttura dedicata ai prodotti professionali per la pulizia e la manutenzione industriale, con circa 70 addetti tra dipendenti, venditori e trasportatori.
Il momento istituzionale è stato seguito da una cena di gala in un clima di condivisione e di orgoglio per un percorso imprenditoriale lungo un secolo.

Oggi SACI Industrie è guidata dalla quarta generazione della famiglia Campanile — Filippo, Alessandro e Lorenzo — che prosegue il cammino tracciato dai fondatori con la stessa visione e lo stesso spirito di innovazione che hanno contraddistinto l’azienda fin dalle sue origini.

Rapporto Isnart, così la Valnerina cerca di frenare lo spopolamento

Segnali di reazione della Valnerina. Agricoltura, turismo sostenibile e innovazione digitale stanno rilanciando il territorio, ancora impegnato nella ricostruzione post sisma 2016. E’ quanto emerge dal Rapporto Isnart 2025, con il focus group dedicato all’area interna della Valnerina, nell’ambito della Strategia promossa dal Ministero dell’Agricoltura e realizzata da Isnart in collaborazione con Unioncamere e la Camera di Commercio dell’Umbria. Dai dati del Rapporto Isnart 2025 emerge un territorio che resiste allo spopolamento, con un turismo in crescita ma ancora fragile e la necessità di infrastrutture materiali e digitali per una ripartenza duratura.

Spiega Paolo Bulleri, dirigente Isnart responsabile delle analisi sull’economia del turismo: “Il focus group sulla Valnerina si inserisce nel percorso di ascolto che stiamo portando avanti in tutta Italia per dare voce alle aree interne. Isnart, società del Sistema camerale, nasce proprio per accompagnare il turismo italiano nella comprensione dei nuovi fenomeni e nella costruzione di strategie sostenibili. Nella Valnerina emergono con forza i temi dell’accessibilità, dei servizi essenziali e della valorizzazione dei prodotti tipici come leva di sviluppo. Queste comunità chiedono infrastrutture, reti digitali e continuità progettuale: condizioni indispensabili per far sì che il turismo diventi motore stabile di crescita e non solo stagionale. Il Rapporto Isnart 2025 raccoglie e rilancia queste istanze, offrendo una base di lavoro concreta e condivisa”.

L’area del sisma 2016

I 14 comuni del cratere del 2016 – da Norcia, Cascia e Preci a Cerreto di Spoleto, Poggiodomo, Monteleone di Spoleto e Vallo di Nera, fino a Scheggino, Sant’Anatolia di Narco, Ferentillo, Montefranco, Arrone, Sellano e Polino – rappresentano la parte viva di un territorio ferito ma tenace. Spoleto, pur condividendo la storia del sisma, non rientra tra le aree interne riconosciute dalla Strategia nazionale (SNAI).

Un’Italia che si svuota, ma non si arrende

Il Rapporto Isnart 2025 restituisce l’immagine di un Paese attraversato da profonde disuguaglianze territoriali. Le 124 aree progetto individuate dalla Strategia nazionale comprendono 1.904 comuni e circa 4,5 milioni di abitanti, l’8% della popolazione italiana. Ma è in questi territori che si concentra la parte più fragile del tessuto demografico ed economico.

Tra il 2002 e il 2023 le nascite sono crollate, e l’indice di vecchiaia mostra un aumento costante: in alcune zone del Sud, come la Valle del Cedrino in Sardegna, si prevede un raddoppio (+100,4%) entro il 2043. Il fenomeno dello spopolamento è diffuso: in oltre 100 delle 124 aree analizzate il saldo naturale e migratorio resta negativo, con proiezioni Istat che indicano un calo medio del 20-30% della popolazione entro vent’anni.

A fronte di questa tendenza, la Valnerina si distingue per capacità di adattamento: pur registrando un progressivo calo dei residenti, mantiene una tenuta imprenditoriale e turistica che la colloca tra i casi virtuosi del Centro Italia.

Imprese, agricoltura e nuove energie

Nelle aree interne italiane operano 440mila imprese attive (9% del totale nazionale), con una forte incidenza agricola: 140mila aziende, pari al 20% dell’intero comparto agricolo del Paese. La dimensione media è ridotta, ma il contributo al valore aggiunto agricolo è tra i più elevati d’Italia.

La Valnerina riflette questa struttura produttiva, con un tessuto diffuso di imprese a conduzione familiare, femminile e giovanile, spesso integrate nella filiera del turismo e dell’agroalimentare. Il territorio si distingue per una vocazione biologica marcata e una Superficie Agricola Utilizzata (SAU) superiore alla media, con un’elevata presenza di boschi e pascoli.

Dove altrove prevale l’abbandono, qui cresce la specializzazione: 7,2 agriturismi ogni 100 imprese agricole (contro 4,5 della media nazionale), 4,9 prodotti certificati per comune e un patrimonio culturale fatto di borghi storici, musei e paesaggi riconosciuti a livello ambientale. Il Rapporto Isnart ne quantifica il potenziale con un indice di capitale territoriale superiore alla media italiana, che tuttavia resta ancora solo parzialmente tradotto in valore economico.

Turismo in crescita, ma con margini di miglioramento

Sul fronte turistico, la Valnerina registra una pressione turistica di 19,2 presenze per abitante, più che doppia rispetto alla media delle aree interne (8,9) e molto superiore a quella del resto del Paese (7,4). È un dato che la colloca al 28° posto nazionale su 130 aree considerate, e testimonia un forte appeal, in particolare per il turismo esperienziale e naturalistico.

La densità ricettiva – 4,7 posti letto per chilometro quadrato, contro i 21,8 della media nazionale – indica però una capacità di accoglienza ancora limitata. Eppure, il tasso di occupazione dei posti letto, pari al 18,7%, è tra i più alti del Paese (16° posto assoluto), superiore alla media nazionale delle aree interne (16,4%) e vicino ai valori di molte regioni turistiche consolidate.

Il gap tra potenzialità e turisticità risulta positivo: la Valnerina si colloca quattro posizioni sopra la media, segno che il turismo sfrutta più di quanto non sia ancora espresso dal capitale territoriale. Ma la dotazione infrastrutturale resta incompleta: nessuna stazione ferroviaria, accessibilità stradale da migliorare, connessione digitale ancora discontinua.

Un’Umbria a cinque anime interne

Accanto alla Valnerina, l’Umbria conta altre quattro aree classificate come interne: la Media Valle del Tevere e Umbria meridionale, il Nord Est Umbria, il Sud Ovest Orvietano e l’Unione dei Comuni del Trasimeno. In tutto 59 comuni, pari a oltre un quarto del territorio regionale.

Ognuna di queste aree condivide sfide comuni: calo demografico, carenza di servizi e infrastrutture, bisogno di innovazione. Tuttavia, l’Umbria mostra una capacità di reazione superiore alla media nazionale, grazie al radicamento delle filiere agricole e agroalimentari e a una crescente attenzione per il turismo lento, culturale e ambientale.

Dalla resilienza alla rinascita

Nel focus group Isnart sono emersi con chiarezza i temi cruciali per lo sviluppo della Valnerina: rafforzare la cooperazione istituzionale, migliorare i servizi essenziali di prossimità (bancomat, scuole, sanità, poste), promuovere la digitalizzazione, e creare reti tra imprese e comunità locali. Tra le proposte, anche quella di un “Marchio Valnerina” per unire prodotti, esperienze e ospitalità sotto un’unica identità territoriale.

La sfida è coniugare innovazione e autenticità: rendere la montagna un luogo dove vivere, lavorare e restare. Per farlo servono infrastrutture, competenze e politiche che sostengano chi sceglie di restare.

Il Rapporto Isnart 2025 mostra che la direzione è tracciata: la Valnerina non vuole arretrare, anzi. Con il suo patrimonio naturale e umano, può diventare il simbolo di una nuova stagione per le aree interne, dove la resilienza si trasforma in crescita, e la bellezza in futuro.

Esuberi alla Sitem, mercoledì sciopero di 4 ore

Sciopero di quattro ore nello stabilimento Sitem Spa di Cannaiola di Trevi per la giornata di mercoledì 29 ottobre. La protesta è stata indetta dalle organizzazioni sindacali Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, dopo il confronto con i lavoratori in assemblea.

La storica impresa, oggi di proprietà di un gruppo statunitense, ha infatti annunciato importanti esuberi tra i 165 dipendenti. Si parla di una trentina di lavoratori che potrebbero perdere il lavoro, con conseguenti risvolti sociali sull’intero territorio.

“L’indisponibilità ad aprire gli ammortizzatori sociali – spiegano le organizzazioni sindacali – e la conferma della procedura di licenziamento collettivo rimangono due elementi stigmatizzati dall’assemblea e la stessa proposta avanzata dall’azienda sull’accordo di licenziamento collettivo, pur registrando un avanzamento rispetto al precedente incontro, viene reputata ancora insufficiente nei numeri”. Per questo è stato indetto lo sciopero di quattro ore per mercoledì 29 ottobre, con presidio davanti ai cancelli dell’azienda alle ore 10.

(foto generica di archivio)

“Raccontami l’Umbria”, al via le candidature al Premio

Aperte le candidature per il concorso internazionale “Raccontami l’Umbria”, organizzato dalla Camera di Commercio dell’Umbria e riservato agli articoli e video che hanno trattato le eccellenze e il sistema produttivo di qualità della regione.

Le candidature dovranno pervenire entro il 2 febbraio 2026 e potranno essere inviate esclusivamente online direttamente sul sito del Premio (https://www.umbria.camcom.it/premio-giornalistico-internazionale-raccontami-lumbria)

Le sezioni

Il Concorso è articolato in quattro sezioni principali per ognuna delle quali il premio è di 2.500 euro:

  • Turismo, Ambiente e Cultura: articoli foto-giornalistici pubblicati su quotidiani o periodici, anche on line, nazionali o internazionali che abbiano trattato prevalentemente del patrimonio turistico, paesaggistico, ambientale e culturale dell’Umbria;
  • Umbria del Gusto: articoli foto-giornalistici pubblicati su quotidiani o periodici, anche on line, nazionali o internazionali, che abbiano trattato delle produzioni enogastronomiche tipiche e di qualità dell’Umbria;
  • Video (grandi produzioni): servizi audiovisivi andati in onda su canali televisivi nazionali o internazionali.
  • Video (produzioni indipendenti): video realizzati anche da singoli autori e diffusi su canali online (Blog, YouTube o altre piattaforme).

Alle sezioni principali si aggiungono:

– Premio Scuole di giornalismo, riservato a video realizzati dagli allievi delle scuole di giornalismo italiane, riconosciute dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che siano andati in onda su televisioni o canali web (1.000 euro)

– Premio della Giuria, destinato ad una candidatura risultata particolarmente meritevole a giudizio della Commissione di valutazione (2.500 euro)

Come sempre i vincitori verranno invitati a partecipare alla cerimonia di premiazione, che si terrà a Perugia durante la 20a edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia (15-18 aprile 2026), col quale si conferma l’ormai consolidata collaborazione.

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il Premio giornalistico internazionale “Raccontami l’Umbria” giunge alla sua 16a edizione forte dei successi ottenuti, ma con la convinzione che abbia ancora molte potenzialità da esprimere e che mi auguro vengano colte anche da altre realtà istituzionali per farne una leva di promozione ancora più ampia, forte e penetrante dell’Umbria. Raccontami l’Umbria ha il grande pregio di aver creato un nuovo, efficace e suggestivo format di comunicazione del territorio, con un orizzonte a 360 gradi vista la sua caratura internazionale, confermata ogni anno da importanti partecipazioni da tutto il mondo. Il 2025 del resto ha fatto registrare una delle edizioni più prestigiose in assoluto con firme provenienti dal Telegraph, El País, Geo di Rai 3, Guide Michelin e il canale satellitare Deutsche Welle”

Spiega Federico Sisti, Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il Bando della nuova edizione di Raccontami l’Umbria conferma tutti i punti di forza che ne hanno decretato il successo e il livello sempre alto delle candidature, con articoli e servizi video apparsi su prestigiose testate internazionali come Washington Post (col premio Pulitzer Helene Cooper), New York Times, National Geographic, La Vanguardia, The Guardian, The Times, Süddeutsche Zeitung, Le Figaro e nazionali come Dove, Touring, RAI Linea Blu, RAI Linea Verde, In Viaggio, Gambero Rosso, Repubblica Viaggi, Bell’Italia. Raccontami l’Umbria non ha poi mai perso di vista le nuove leve del mestiere grazie alla sezione dedicata ai servizi delle Scuole di giornalismo italiane.”

Borse di studio universitarie, più fondi per 7,5 milioni

La Giunta regionale dell’Umbria, su proposta dell’assessore all’Istruzione Fabio Barcaioli, ha approvato la delibera che incrementa di 7 milioni e mezzo di euro le risorse destinate alle borse di studio universitarie per l’anno accademico 2025/2026. L’intervento è finanziato nell’ambito del Programma Regionale Fse+ 2021-2027, Asse Inclusione sociale, con una quota di cofinanziamento pari al 18% a carico del bilancio di Adisu.

La decisione – specifica una nota dell’Ente – consente di rispondere al fabbisogno comunicato dall’Agenzia per il diritto allo studio universitario, che ha segnalato un incremento di studentesse e studenti idonei beneficiari. I nuovi fondi, pari complessivamente a 7.500.000 euro, si aggiungono alle risorse già previste per il sostegno economico a chi è in difficoltà, con l’obiettivo di garantire la copertura integrale delle richieste pervenute.

“L’incremento delle risorse destinate alle borse di studio nasce dalla volontà di sostenere il percorso formativo di ogni studentessa e di ogni studente, senza che le difficoltà economiche diventino un ostacolo all’università – ha spiegato l’assessore Barcaioli – il diritto allo studio è una priorità che intendiamo tutelare e rafforzare, anche attraverso un uso responsabile e mirato dei fondi europei” ha concluso Barcaioli.