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Incontro con Donetti, Prometeo: rilancio dell’ospedale di Orvieto, vigileremo con spirito costruttivo

La Regione intende puntare sul rilancio dell’ospedale di Orvieto. E’ questo il senso dell’incontro che si è svolto nei giorni scorsi tra la direttrice regionale di Salute e Welfare Daniela Donetti e l’associazione Prometeo.

L’incontro ha rappresentato un’occasione utile per fare un punto sulla situazione della sanità nel territorio orvietano e le sue criticità in termini di servizi ed impatti economici. Valore della produzione, attrattività, non coerenza tra servizi e bisogni del territorio dell’ospedale Santa Maria della Stella, liste di attesa, altissima percentuale di ricorso al privato, rinuncia alle cure da parte dei cittadini più fragili, questi i temi che hanno costituito oggetto del confronto.

“Abbiamo potuto riscontrare nella direttrice una conoscenza molto approfondita della situazione orvietana, una concreta volontà di intervenire ed un piano realistico di intervento – dicono dall’associazione – ci è stato confermato il ruolo strategico dell’ospedale di Orvieto, che si vuole mantenere e potenziare, insieme ad un investimento progressivo sulla medicina territoriale, vero nodo del cambiamento nei prossimi anni”.

La direttrice ha illustrato l’esistenza di un piano operativo regionale che prevede interventi concreti, percorsi di formazione e coinvolgimento del personale, funzionali all’implementazione dalla riforma. Abbiamo chiesto di esaminare la possibilità di istituire un hospice a Orvieto.

“Abbiamo fatto presente che continueremo a vigilare, con spirito costruttivo, che tali piani vengano realizzati. Ovvio che cominceremo a considerarci soddisfatti soltanto allora”.

In vista della discussione sul nuovo piano sanitario regionale, ad Orvieto deve ancora iniziare il dibattito sulle priorità per le quali chiedere un impegno da parte della Regione. Da chiarire c’è anche l’idea di realizzare una struttura per l’alzhaimer all’interno della ex mensa della caserma Piave. Una indicazione in direzione della quale si è espresso con voto unanime il Consiglio comunale, ma per quale è necessario trovare una forma di finanziamento oltre che procedere alla progettazione.

“Agri.Safe”, l’indagine Confagricoltura su innovazione, formazione e sicurezza

A Orvieto, nel giorno dell’assemblea generale di Confagricoltura Umbria, è stato fatto anche il punto su “Agri.Safe”, progetto realizzato da Confagricoltura Umbria e finanziato da INAIL – Direzione Regionale Umbria, con lo scopo di sviluppare prevenzionali in ambito agricolo, in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Oltre al presidente di Confagricoltura Umbria Fabio Rossi e alla direttrice di INAIL Umbria Alessandra Ligi, ne hanno parlato anche Alessandro Bianconi (CPSS INAIL Umbria) e Alessandro Sdoga (Cratia Srl Confagricoltura Umbria).

“Agri.Safe”, come è stato ricordato, promuove un coinvolgimento di tutti gli attori della filiera agricola del territorio umbro. Le azioni che sono state messe in atto derivano da un fabbisogno crescente, ma ancora poco approfondito, da parte degli operatori agricoli riguardante la necessità di saper gestire le funzionalità di macchine e attrezzature di nuova generazione, ormai sempre più presenti nelle imprese del settore primario anche grazie agli incentivi statali del piano di transizione digitale.

Soluzioni innovative

Se da un lato queste soluzioni innovative consentono un miglioramento delle performance produttive e ambientali, con riduzione ad esempio dell’impiego dei principali input chimici, dall’altro determinano un veloce e repentino cambio tecnologico ed organizzativo al quale non sempre gli operatori riescono ad adeguarsi in modo altrettanto rapido ed efficace. Obiettivo è quindi prevenire nuove forme patologiche prima che diventino un problema.

Se da un lato tali aspetti hanno di fatto contribuito a cambiare il volto delle imprese agricole, dall’altro rendono necessario che si disponga di adeguati strumenti informativi atti a: individuare con anticipo e con sempre maggiore puntualità i nuovi rischi lavorativi legati all’introduzione dei sistemi innovativi sotto il profilo tecnologico; valutazione, gestione e prevenzione del rischio da lavoro connesso all’utilizzo di macchine e attrezzature con funzionalità evolute; individuazione di istruzioni operative e pratiche efficaci per l’uso sicuro dei nuovi sistemi.

L’indagine

In relazione a tale contesto, nell’ambito del progetto è stata attuata un’indagine a campione volta a: identificare le macchine/attrezzature con funzioni evolute più diffuse in azienda; raccogliere informazioni circa la percezione della sicurezza da parte degli operatori, in relazione all’uso delle stesse.

Il tutto con il fine di sviluppare contenuti multimediali che fornissero da un lato le necessarie informazioni di contesto e dall’altro contribuissero a diffondere la conoscenza dei rischi lavorativi connessi all’applicazione delle nuove tecnologie per contribuire ad incrementare la cultura della prevenzione, anche in relazione a eventuali fenomeni da stress digitale.

Gli infortuni

Le denunce di infortunio in occasione di lavoro vedono tra le principali cause: scivolamento, inciampamento con caduta (27,3%); perdita controllo totale/parziale di una macchina (22,1%); movimento del corpo sotto sforzo fisico (20,5%); sorpresa, spavento o aggressione (3,9%).

Sicuramente le casistiche afferenti alla seconda tipologia sono quelle maggiormente associabili all’ambito di interesse del progetto.

Quasi il 46% dei casi mortali sono dovuti alla perdita di controllo totale o parziale del mezzo utilizzato (prima causa di morte tra i decessi professionali in agricoltura). La morte sopraggiunge per schiacciamento (ribaltamento del mezzo) o per urto.

Circa le denunce per malattie professionali si evidenzia che le stesse fanno registrare un’incidenza molto più alta degli infortuni sul lavoro. Il tutto attesta evidentemente che l’agricoltura è un’attività logorante.

Le malattie più frequenti tra gli agricoltori sono quelle a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, quali dorsopatie con disturbi ed ernie ai dischi intervertebrali e dei disturbi dei tessuti molli (tendiniti) con lesioni alle articolazioni. A seguire malattie del sistema nervoso (tunnel carpale) e malattie dell’orecchio. I tumori denunciati rappresentano l’1% delle denunce e sono correlati soprattutto a melanomi e in genere ad affezioni della cute per l’esposizione prolungata e diretta al sole.

Dal 2016, l’INAIL promuove la sicurezza in agricoltura attraverso i bandi ISI Agricoltura, che finanziano l’acquisto di macchinari innovativi. Questi nuovi mezzi riducono le emissioni inquinanti, il rumore e il rischio di infortuni, con particolare attenzione a incidenti causati da macchine obsolete, rumore e operazioni manuali. L’INAIL si focalizza sull’uso di trattori e macchine operatrici, responsabili di molti infortuni gravi e mortali, soprattutto per schiacciamento e ribaltamento. Per questo, le nuove macchine devono avere una struttura di protezione antiribaltamento e la cintura di sicurezza, e devono obbligatoriamente sostituire e rottamare i mezzi più vecchi in azienda.

L’aiuto dai nuovi macchinari

Le macchine dotate di tecnologie dell’agricoltura 4.0 rispettano i requisiti di sicurezza minimi e migliorano l’efficienza dei processi produttivi, riducendo il lavoro manuale, soprattutto in produzioni specializzate.

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato una nota (“policy brief”) che analizza i vantaggi e gli svantaggi delle nuove tecnologie agricole in relazione alla sicurezza. Tra i benefici ci sono: l’automazione, che sostituisce manodopera e meccanizza operazioni faticose (es. raccolta), riducendo i disturbi muscoloscheletrici; le nuove attrezzature di irrorazione e le cabine pressurizzate, che diminuiscono l’esposizione a sostanze pericolose.

L’automatizzazione

Tuttavia, esistono anche rischi: l’eccessiva automazione o la complessità dei dispositivi possono aumentare i rischi di schiacciamento, collisione, stress, paura di incidenti e distrazione; la riduzione del carico di lavoro può portare a un aumento del lavoro in solitaria e senza supervisione diretta, rendendo necessario l’uso di dispositivi di localizzazione per il monitoraggio. Non vanno sottovalutati i rischi psicosociali dovuti alla monotonia e allo stress.

Le interviste a operatori specializzati e i dati sulle pratiche di defiscalizzazione hanno mostrato che i mezzi agricoli (trattrici e semoventi) e le macchine operatrici sono gli strumenti più diffusi con funzionalità avanzate. Le soluzioni tecnologiche che saranno approfondite in progetti futuri includono: guida automatica, distribuzione di mezzi tecnici a rateo variabile e smart Technologies associate all’uso dei mezzi agricoli.

Risultati dell’indagine

L’indagine, condotta su 96 operatori agricoli umbri che utilizzano tecnologie 4.0 (rappresentanti il 20% del campione di riferimento), ha rivelato un quadro demografico prevalentemente maschile (83%) e italiano, con un’età media tra i 46 e i 55 anni. La maggior parte degli intervistati sono titolari d’azienda (44), ma sono presenti anche dipendenti (23) e preposti (3). Il livello di istruzione è elevato, con oltre il 70% in possesso di diploma di scuola superiore e il 20% di laurea. Questa eterogeneità di ruoli e responsabilità ha permesso di analizzare la percezione del rischio da diverse prospettive.

Per quanto riguarda la formazione, l’84% degli intervistati ritiene adeguata la formazione ricevuta a livello normativo. Tuttavia, il numero di chi la considera utile per comprendere i nuovi rischi legati alle tecnologie avanzate si riduce significativamente.

La maggior parte degli intervistati utilizza direttamente macchinari agricoli avanzati (es. guida automatica, ISOBUS) e il 54% attribuisce a questi un livello di sicurezza assoluto. Questa fiducia si riflette nella percezione del rischio: solo 2 su 96 considerano alto il rischio di infortunio, mentre gli altri lo ritengono moderato (51%) o basso (49%). Un andamento simile si osserva per il rischio chimico.

L’indagine ha anche evidenziato una diffusa applicazione delle pratiche di sicurezza legate all’uso dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) e la consapevolezza della loro efficacia nella prevenzione degli infortuni, spesso associati all’uso improprio dei macchinari.

Infine, l’impiego delle nuove tecnologie aumenta la percezione di sicurezza tra gli operatori. Tuttavia, per 10 intervistati il lavoro è diventato più monotono, per 4 più stressante e per 3 più faticoso. Sono state riscontrate anche contromisure adeguate (pause regolari, comfort delle cabine) per i rischi legati a fattori climatici estremi.

Conclusioni

Il progetto “AGRISAFE” è considerato pionieristico in quanto primo tentativo di analizzare l’interazione tra l’evoluzione tecnologica (dettata dal Piano di Transizione) e i rischi legati all’uso di macchinari avanzati. L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha già sottolineato che l’agricoltura intelligente non offrirà soluzioni immediate per la sicurezza e la salute, richiedendo un miglioramento delle competenze e della formazione dei lavoratori. Molti dei progressi in materia di sicurezza e salute sul lavoro derivano da sviluppi volti ad aumentare la produttività e i margini di profitto, piuttosto che dalla sicurezza come obiettivo primario.

Nonostante ciò, questi sviluppi offrono un reale potenziale per migliorare l’ambiente di lavoro, specialmente se vengono integrate fin dalle prime fasi di progettazione tecniche efficaci di valutazione dei rischi e principi di “prevenzione fin dalla progettazione”, evitando impatti indesiderati. In attesa di una diffusione più ampia di tali pratiche nella progettazione e realizzazione di nuove macchine, la formazione aggiuntiva rispetto a quella minima obbligatoria appare oggi lo strumento più efficace. Questa formazione dovrebbe mirare a trasferire agli operatori la piena consapevolezza delle potenzialità funzionali dei sistemi in uso e le abilità per utilizzarli correttamente.

L’interconnessione, requisito fondamentale per la defiscalizzazione dell’Agricoltura 4.0, è considerata uno strumento organizzativo straordinario, in quanto le piattaforme cloud associate ai sistemi di guida satellitari permettono di programmare, assegnare e monitorare con precisione le lavorazioni eseguite dalle macchine.

I contenuti multimediali del progetto mirano a sensibilizzare gli operatori sulle numerose funzionalità tecnologiche disponibili. Queste, se ben utilizzate, possono ridurre l’esposizione ai rischi sul lavoro, ma è essenziale che gli operatori sviluppino nuove abilità attraverso percorsi di conoscenza e pratica complementari a quelli previsti dalla legge.

Cratere sisma, così l’andamento della ricostruzione cambia il mercato del lavoro

La ricostruzione cambia anche l’andamento del lavoro nei comuni nei 15 comuni del cratere umbro del sisma del 2016. Da un lato l’aumento degli addetti subordinati, vero segnale di un’economia che si sta strutturando; dall’altro, il declino inarrestabile degli addetti familiari, simbolo del tessuto micro-imprenditoriale della Valnerina.

Quando si guarda però al “cratere senza Spoleto”, cioè ai 14 comuni montani più piccoli, la fotografia è più nitida e meno distorta dal peso specifico della città: Cascia, Cerreto di Spoleto, Monteleone di Spoleto, Norcia, Poggiodomo, Preci, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Sellano, Vallo di Nera (provincia di Perugia), più Arrone, Ferentillo, Montefranco e Polino (provincia di Terni).

Una crescita reale, ma figlia dei cantieri
Nel cratere umbro esclusa Spoleto, i lavoratori subordinati sono passati da 2.562 nel primo trimestre 2015 a 3.187 nel primo trimestre 2025: +24,4%. Un trend continuo, anno dopo anno, a partire dal 2021. Cresce anche il peso relativo: se nel 2015 i dipendenti erano il 53,5% del totale degli addetti, oggi rappresentano oltre il 62%.

Un cambiamento epocale per territori dominati da piccolissime imprese familiari. Il motivo? La ricostruzione. I cantieri del sisma hanno portato nella Valnerina nuove aziende, soprattutto edili, strutturate e con forza lavoro esterna. Inoltre, alcune imprese locali hanno saputo riorganizzarsi, mantenendo la sede in zona ma lavorando altrove, assumendo nuovo personale.

Un altro aspetto è l’emersione di lavoro formalmente registrato. Diversi addetti che prima risultavano “familiari” o non contrattualizzati, sono ora assunti con forme regolari. In un’area dove il sommerso aveva un certo peso, anche questo contribuisce a far salire i numeri ufficiali dei subordinati.

Il declino delle famiglie imprenditoriali
Nel frattempo, gli addetti familiari calano: da 2.229 nel 2015 a 1.945 nel 2025 (-12,7%). Una caduta figlia di due dinamiche. La prima è generale: in tutta Italia il modello dell’impresa a conduzione familiare regge sempre meno. La seconda è specifica: la botta del sisma, l’esodo forzato, la paura di non tornare. Tante famiglie non hanno ripreso l’attività nei paesi di origine.

Il risultato è che, nei fatti, la forza del lavoro autonomo familiare si svuota. In molti casi gli addetti risultano ancora formalmente tali solo per motivi statistici: in cassa integrazione, o nominalmente legati a un’impresa che ormai opera altrove. C’è poi il tema delle “aziende fantasma”: formalmente attive, ma senza produzione effettiva.

Il saldo complessivo: +7,1% senza Spoleto, -4,4% con Spoleto
Nel cratere umbro senza Spoleto, gli addetti totali (familiari + subordinati) sono saliti da 4.791 a 5.132 (+341), pari a +7,1%. Ma se si include Spoleto nel conteggio, il quadro cambia radicalmente: gli addetti totali nel cratere con Spoleto sono scesi da 16.660 a 15.934 (-726), con una contrazione del 4,4%.

La spiegazione è duplice. Da un lato Spoleto vale oltre il 60% del cratere in termini demografici. Dall’altro, è un centro urbano con problemi economici propri, preesistenti al terremoto: qui l’effetto ricostruzione si sente meno.

Nel cratere con Spoleto i subordinati crescono appena del 2,1% (da 10.860 a 11.092), mentre gli addetti familiari calano del 16,5% (da 5.800 a 4.842). Il dato aggregato è negativo.

Il rischio di un rimbalzo a vuoto
La domanda di fondo resta aperta: questo aumento di addetti subordinati è duraturo o effimero? Finita la ricostruzione, queste aziende resteranno? E soprattutto, è sufficiente per frenare lo spopolamento?

I dati demografici parlano chiaro: Norcia ha perso il 9,7% dei residenti dal 2016, Cascia quasi il 7%. A Poggiodomo gli abitanti sono scesi a 83, con un indice di vecchiaia del 1.150%. L’età media nei comuni del cratere supera spesso i 60 anni. I giovani se ne vanno, e pochi tornano. Il saldo naturale resta ampiamente negativo. Solo in alcuni comuni, come Cascia, si registra un timido rimbalzo di natalità e migrazioni in entrata, ma non basta.

Fenice, la sfida di ricostruire le comunità
In questo scenario si inserisce il progetto Fenice, un’iniziativa strategica per la rigenerazione socio-economica del cratere, promossa dall’Università per Stranieri di Perugia insieme a Comune di Norcia, Camera di Commercio dell’Umbria e Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica.

L’obiettivo è ambizioso: non solo ricostruire case e strade, ma anche economie locali, competenze, identità. Norcia e la Valnerina sono il cuore pulsante di questo programma, che mira a invertire la traiettoria del declino con formazione, impresa, cultura. Si lavora per attrarre giovani, consolidare filiere agricole e turistiche, sperimentare nuove forme di residenza, puntare su digitale e comunità energetiche.

I numeri dell’occupazione dicono che qualcosa si muove. Ma da solo, il mercato non basta. Serve visione, continuità e capacità di trattenere le persone. Fenice nasce per questo. Resta da vedere se saprà davvero riaccendere il futuro.

“La ricostruzione ha innescato un cambiamento nel mercato del lavoro”
“I numeri – il commento dal progetto Fenice – confermano che la ricostruzione ha innescato un cambiamento strutturale del lavoro nel cratere umbro, ma da sola non basta. Stiamo assistendo a una crescita degli occupati subordinati, segnale incoraggiante, ma resta il rischio di un rimbalzo a vuoto se non ricostruiamo anche comunità e prospettive. Il Progetto Fenice nasce proprio per questo: per trattenere chi vuole restare e attrarre chi può tornare. Investiamo in impresa, formazione e identità, perché senza persone nessun territorio può avere futuro. È il momento di accelerare, con visione e continuità.”

La sinergia tra Umbria e Toscana alla prova… dell’acqua

L’intesa tra Umbria e Toscana alla prova… dell’acqua. Passa dall’effettiva sinergia nella gestione integrata delle risorse idriche del sistema di Montedoglio, per sanare i mali storici del lago Trasimeno, la possibilità di future ulteriori sinergie tra le due regioni. Per la costruzione di quell’Italia Mediana di cui si parla da tempo e che, secondo la governatrice umbra Stefania Proietti, l’accordo siglato a Castiglione del Lago rappresenta “il primo mattone”.

“L’occasione dell’accordo – le parole di Proietti – ci ricorda l’importanza che Umbria e Toscana devono avere quale cerniera tra nord e sud e, quindi, il tema delle infrastrutture e quelli del turismo, dell’accoglienza e della sanità, sui quali metteremo a punto altri accordi”.

Se questo matrimonio porterà ad ulteriori benefici per le due regioni, lo si sperimenterà strada facendo. Ma intanto bisogna restare con i piedi… sull’acqua. Perché in passato, è su quella che Umbria e Toscana, e le relative comunità di confine, hanno litigato. Tant’è che ci sono voluti venti anni per arrivare ad un accordo. Che dovrebbe portare direttamente al lago Trasimeno 10 milioni di metri cubi di acqua all’anno, una volta ultimate le sperimentazioni che dovrebbero partire entro le prossime settimane ed effettuati i lavori che il commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, Nicola Dell’Acqua ha garantito saranno “veloci e svolti con le procedure di urgenza”.

“Il termine rivalità – ha ricordato non a caso il commissario – nasce proprio dalle contese che due popolazioni sulle sponde opposte di un fiume mettono in atto per prendere più acqua, quando serve, o scaricarla, quando è troppo abbondante. L’accordo che stiamo firmando regolerà i rapporti tra le vostre regioni in questo senso e vi chiedo di poterlo utilizzare quale paradigma anche per gli altri territori di cui mi sto occupando. In tempi brevi metteremo a terra l’accordo con Conferenze di servizio veloci e assegnazione degli appalti altrettanto rapidi”.

L’intesa formalizzata a palazzo della Corgna e siglata anche dal segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Marco Casini, e dalla segretaria generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino settentrionale, Gaia Checcucci, rappresenta un passo concreto verso una pianificazione integrata e multilivello, rafforzando la capacità di attrazione di risorse europee e nazionali.

“L’accordo di programma è importantissimo – ha detto il presidente della Toscana, Eugenio Giani – perché consente un investimento su canalizzazioni che va a legare Montedoglio, il lago più grande della Toscana, un lago artificiale con una portata di 135 milioni di metri cubi, il lago Trasimeno e la Valdichiana: quindi un investimento che può portare a mettere insieme i due distretti irrigui e che può favorire l’utilizzo migliore possibile dell’acqua. Del resto, siamo in un’area strategica da un punto di vista delle acque e abbiamo testimonianza di come già dai tempi dell’imperatore Tiberio si discutesse di come canalizzare l’acqua dell’Arno e del Tevere. Ma la straordinaria intuizione, maturata negli anni ’70 e realizzata negli anni ‘90, del Montedoglio d’ora in poi può essere a servizio della collettività di Toscana e Umbria, due regioni così integrate che nella storia si sono trovate spesso ad essere una realtà unica”.

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Vaiolo delle scimmie a Terni, la Asl2: “No allarmismo, in caso di dubbi rivolgersi al medico”

Contagiato un giovane, ultimata l’indagine epidemiologica sui contatti | Cos’è il monkeypox e come si trasmette

Accertato un caso di vaiolo delle scimmie (Mpox) a Terni. Ne ha dato notizia, nel pomeriggio di sabato, l’Asl Umbria2.

“Il soggetto, un giovane – si legge nella nota dell’Azienda sanitaria – presenta buone condizioni generali di salute mentre il sistema di sanità pubblica ha attivato prontamente tutte le misure previste, in linea con i protocolli nazionali” ha comunicato l’azienda sanitaria”.

Avviate tutte le verifiche sui contatti della persona infetta. “L’indagine epidemiologica subito condotta dall’Usl Umbria 2 – si legge ancora nella nota – ha consentito di individuare un unico contatto ‘a rischio’, per il quale è già stata attivata la sorveglianza sanitaria di 21 giorni. Il caso è stato anche inserito nella piattaforma di sorveglianza Premal, che permette il monitoraggio coordinato a livello nazionale.
Il monkeypox o ‘vaiolo delle scimmie’ è una malattia infettiva causata da un virus appartenente alla stessa famiglia del vaiolo umano – viene spiegato ancora -, ma con caratteristiche generalmente più lievi. Il virus si trasmette principalmente attraverso contatti stretti e prolungati con persone infette, fluidi corporei, lesioni cutanee o mucose, oppure oggetti contaminati (come lenzuola, asciugamani). La trasmissione respiratoria è definita “possibile, ma avviene di solito solo in caso di contatti ravvicinati e prolungati”.

“Le misure di sorveglianza e prevenzione attivate in Umbria – assicura la Usl2 – sono efficaci e pienamente operative”. L’Azienda invita ad “affidarsi esclusivamente a fonti ufficiali, evitando la diffusione di notizie non verificate che possono generare confusione o allarmismo, in caso di necessità rivolgersi al proprio medico o alle autorità sanitarie locali per qualsiasi dubbio o chiarimento”.

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Lavori sulla SS77, da lunedì chiusura notturna

Da lunedì 9 giugno chiusura notturna della strada statale 77var “della Val di Chienti” (direttrice Civitanova-Marche) tra Colfiorito e Foligno.

Provvedimento necessario per consentire lo svolgimento in sicurezza le manutenzioni agli impianti.

Nel dettaglio, come comunicato da Anas, da lunedì 9 a venerdì 13 giugno sarà chiusa la carreggiata in direzione Foligno dalle 21:00 alle 6:00 del giorno successivo. Il traffico sarà deviato sul vecchio tracciato della statale, con uscita obbligatoria allo svincolo di Colfiorito e rientro a Foligno (innesto SS3 Flaminia).

Da lunedì 16 a venerdì 20 giugno sarà chiusa la carreggiata in direzione Civitanova Marche dalle 21:00 alle 6:00 del giorno successivo. Il traffico sarà deviato sul vecchio tracciato della statale, con uscita obbligatoria a Foligno (innesto SS3 Flaminia) e rientro allo svincolo di Colfiorito.

Accordo di programma Ast, Proietti: “L’Umbria riparte da Terni”

“L’Umbria riparte da Terni”. Una presidente Stefania Proietti visibilmente e comprensibilmente soddisfatta, insieme ai suoi due assessori Francesco De Rebotti e Thomas De Luca, brinda alla firma dell’Accordo di Programma per Ast Arvedi che avverrà nella seduta convocata per l’11 giugno al Ministero delle Im prese e del Made in Italy.

Un risultato per il quale Proietti rivendica il lavoro fatto in questi mesi dalla sua amministrazione, ma riconosce anche il grande lavoro di squadra tra le Istituzioni. E il cavalier Arvedi, che ha seguito in prima persona la complessa trattativa.

Che dopo tre anni porta ad un Accordo che, in cambio di consistenti investimenti dell’azienda legati piano industriale presentato un mese fa ai sindacati, garantisce anche interventi e monitoraggi tesi ad assicurare un abbattimento dell’impatto ambientale. Aspetto, questo, sottolineato in particolare dall’assessore De Luca, che parla di “punti rivoluzionari” per la Conca. Anche rispetto alla discarica, per la quale sono previste misure premianti per ridurre la quantità di scorie da conferire, favorendo il recupero.

In cambio, la Regione assicura una quota dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, a prezzi calmierati, a tutte le imprese energivore della provincia di Terni. Premessa fondamentale per garantire nel tempo la competitività e quindi la continuità delle produzioni nell’area ternana.

Dopo la firma dell’Accordo di programma si aprirà un’altra fase, che è quella della verifica e dell’attuazione dei suoi punti. “Non lasceremo da soli lavoratori e sindacati” ha assicurato De Rebotti.

Incendio in un’azienda, salvata cisterna con 20mila litri di gasolio

Incendio, venerdì mattina, all’esterno di un’azienda in località Ponte Felcino. L’allarme è scattato intorno alle 9.

Due squadre dei vigili del fuoco del Comando di Perugia sono intervenute con un’autopompa serbatoio (APS) e un’autobotte pompa (ABP).

Le fiamme hanno interessato l’area esterna di un magazzino di materiale edile, coinvolgendo diversi bancali e altro materiale stoccato all’aperto. Grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco è stato possibile evitare conseguenze ben più gravi: le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza hanno infatti permesso di salvaguardare una cisterna contenente circa 20.000 litri di gasolio, utilizzata dalla ditta per il rifornimento dei propri mezzi, situata nelle immediate vicinanze dell’incendio. Attualmente sono in corso le operazioni di bonifica

Aggredisce il medico e i poliziotti al pronto soccorso, arrestato

Aggredisce medico e poliziotti intervenuti al pronto soccorso, arrestato 31enne del Gabon. L’aggressione, l’ennesima a personale sanitario, è avvenuta all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. L’uomo, in attesa di essere visitato, era andato in escandescenza, ribaltando una barella e aggredendo un medico.

Avvicinato dal personale della Squadra Volante, il 31enne ha proseguito con la propria condotta, aggredendo i poliziotti con pugni e, successivamente, con un’asta in acciaio divelta dal muro.

Nell’occorso gli operatori intervenuti e il medico hanno riportato lesioni personali giudicate guaribili in 8 giorni.

Con non poche difficoltà, gli operatori sono riusciti a contenere l’uomo in sicurezza. Riportata la calma, il 31enne è stato tratto in arresto per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale e, su disposizione del pubblico ministero, trattenuto in regime di arresti domiciliari presso la struttura ospedaliera, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Prisciano, ecco cosa prevede la risoluzione votata all’unanimità

Riattivare il tavolo tecnico di confronto tra Arvedi Ast, Regione Umbria, Comune di Terni, Arpa Umbria, ASL Umbria 2, organizzazioni sindacali, che includa i rappresentanti del Comitato di Prisciano, affinché venga convocato con cadenza regolare per monitorare lo stato di attuazione degli interventi che vengono proposti dalla stessa Arvedi Ast e da Tapojarvi o delle prescrizioni autorizzatorie definite dalle autorità competenti. E verificare a posteriori la corretta realizzazione degli adempimenti richiesti e l’efficacia degli stessi, analizzando eventuali nuove problematiche emergenti ed individuare le eventuali azioni risolutive.

Queste le principali finalità della risoluzione elaborata dalla Seconda commissione regionale, approvata all’unanimità dall’Aula, denominata “Impatto ambientale dell’insediamento siderurgico del quartiere di Prisciano: salute, ambiente, lavoro e qualità della vita”.

La risoluzione – illustrata dalla presidente della Commissione, Letizia Michelini (Pd), impegna l’Esecutivo a proseguire prioritariamente nelle azioni fin qui intraprese al fine di realizzare uno studio epidemiologico ed eziologico con la collaborazione di soggetti indipendenti, in grado di valutare i fattori di rischio sulla salute degli abitanti del quartiere e dei cittadini. E far sì che nei futuri aggiornamenti del Piano regionale della Qualità dell’Aria venga presa in considerazione l’introduzione di misure per il contrasto dell’inquinamento derivante da fonti industriali, valutando le aree di maggiore criticità ambientale.

Il relatore di minoranza, Enrico Melasecche (Lega), ha evidenziato che il quartiere di Prisciano, che all’inizio era una zona di campagna, si è ampliato nel tempo e ora ci sono molte famiglie che si trovano abbastanza vicino all’insediamento industriale.

Gli investimenti che si stanno facendo , ha aggiunto, sono tali che stanno portando a un miglioramento della situazione: “Non bisogna demonizzare le acciaierie però è indispensabile affrontare le tematiche ambientali in maniera certa. Non è possibile continuare ad ampliare le discariche all’infinito”.

L’assessore Thomas De Luca (M5s), ha ricordato che Prisciano è un quartiere che si allarga fino a comprendere 20mila persone e che le emissioni impattano, sia pure in maniera diversa, anche sul centro città e su altre aree.

I valori di nichel nell’aria sono sempre abbondantemente al disopra di quelli consentiti, il secondo sito in Europa. De Luca ha dunque auspicato di vedere un cambio di passo radicale nell’accordo, che comprenda il tema emissioni, “che è strettamente collegato all’esistenza stessa del polo siderurgico, poiché nel 2030 entrerà in vigore la nuova direttiva UE da rispettare. Abbiamo 5 anni per portare questi livelli a quelli previsti dalla legge”.