Non solo l’aumento dell’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) dello 0,50% (portando l’aliquota ordinaria dal 3,90% al 4,40%) scattato il primo gennaio 2026. E gli effetti sulle retribuzioni e pensioni medio-alte legate alla ridefinizione delle aliquote Irpef decise dal Governo regionale (che i pratica azzerano il taglio Irpef di due punti percentuali inserito nella manovra del Governo per la fascia di reddito tra 28mila e 50mila euro).
Anche gli umbri, con il nuovo anno, dovranno fare i conti con una serie di aumenti scattati in tutta Italia.
Auto
Novità “salate” per gli automobilisti. Se l’aumento di 4,05 centesimi al litro per il gasolio dovrebbe essere controbilanciato da uno stesso “sconto” sulla benzina. Aspetto sul quale le associazioni dei consumatori invitano a vigilare, altri rincari riguarderanno tutti gli automobilisti.
Pagherà di più chi viaggia in auto anche per l’adeguamento tariffario dei pedaggi autostradali. Un +1,5% di adeguamento all’inflazione a cui fanno eccezione poche tratte: le società Concessioni del Tirreno (Tronco A10 e A12), Ivrea-Torino-Piacenza (Tronco A5 e A21) e Strada dei Parchi (autostrade A24-A25 Roma L’Aquila e diramazione Torano-Pescara) non applicano aumenti. Sulla concessionaria Salerno-Pompei-Napoli invece le tariffe saliranno dell’1,925%; mentre sull’Autostrada del Brennero – con concessione scaduta e in corso il riaffidamento (la procedura di gara è aperta) – i pedaggi aumenteranno dell’1,46%.
Sale poi al 12,5% l’aliquota sulle polizze accessorie per rischi di infortunio al conducente e rischio di assistenza stradale per i contratti nuovi o rinnovati.
Sigarette
Introdotto l’aumento progressivo nel triennio 2026-2028 dell’importo minimo fisso delle accise su sigarette, sigaretti e tabacco trinciato (fino a +50 centesimi). Per le sigarette aumento del prezzo per tutte le fasce: in media circa 15 centesimi a pacchetto per il 2026, circa 25 centesimi a pacchetto per il 2027 e circa 40 dal 2028. Aumenti che scattano anche per le sigarette elettroniche.
Transizioni finanziarie
Raddoppiata (dallo 0,2% allo 0,4%) l’aliquota dell’imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax.
Spedizioni
Scatta il contributo di 2 euro sulle spedizioni di pacchi sotto i 150 euro in arrivo da Paesi al di fuori dall’Unione europea.
Imposta di soggiorno
Anche nel 2026 i Comuni potranno incrementare l’imposta di soggiorno per coloro che alloggiano nelle strutture ricettive nel proprio territorio, fino a 2 euro per notte.
Nell’Italia che stenta a produrre nuovi brevetti (giù del 3,5% le domande italiane di brevetto europeo nel 2024) l’Umbria frena ancora di più, facendo segnare un eloquente e preoccupante -26,7%, uno dei peggiori risultati regionali. Un dato che pesa, anche alla luce della presenza di due università. Il trasferimento tecnologico resta il nodo cruciale. Ora serve una spinta forte per rilanciare competitività e sviluppo.
Nel 2024in Italia le domande di brevetto europeo con titolari italiani scendono a 4.612, cioè 168 in meno rispetto al 2023 (-3,5%). Non è un crollo, ma è una frenata: l’innovazione non sparisce, semplicemente perde velocità proprio mentre la competizione internazionale alza il livello e le imprese devono difendere margini e quote di mercato con prodotti sempre più originali.
Il Paese a scacchiera
La mappa, come mostra l’elaborazione della Camera di commercio dell’Umbria, non è uniforme. Il Centro cresce nel complesso del +4,7% (da 664 a 695), il Nord-Est resta sostanzialmente stabile (+0,6%), mentre il Nord-Ovest arretra (-7,7%) e il Mezzogiorno scivola con decisione (-16,5%). Tradotto: dove gli ecosistemi sono più connessi – impresa, ricerca, finanza e servizi – si regge meglio; dove il sistema è più frammentato, la frenata si sente di più.
I settori: tengono i “classici”, soffre l’high-tech
Nel 2024 la produzione e i trasporti restano il motore numerico, mentre i segnali più deboli arrivano dalle aree più avanzate: i comparti legati a fisica ed elettricità perdono insieme oltre cento domande rispetto al 2023. È un indizio importante: quando calano i brevetti proprio nelle tecnologie a maggiore intensità di conoscenza, la partita diventa più dura per tutti, soprattutto per i territori che devono recuperare terreno.
Umbria, il rallentamento che fa rumore
Dentro questo quadro, appunto, il dato umbro è quello che accende la spia rossa: -26,7% in un anno, da 45 a 33 brevetti (-12). È il terzo calo più forte tra le regioni, molto oltre la media nazionale e in netta controtendenza rispetto al Centro. Non è una semplice oscillazione statistica: è un indicatore di competitività che si abbassa, e quindi di opportunità che rischiano di spostarsi altrove.
Confronto tra regioni: crescite vere e cali pesanti
Tra le regioni con volumi non marginali, la dinamica positiva riguarda Toscana (+15,1%), Emilia-Romagna (+7,5%), Liguria (+5,1%), Sicilia (+5,6%) e Lazio (+3%). Sul lato opposto, oltre all’Umbria, pesano le contrazioni di Abruzzo (-46,7%), Friuli Venezia Giulia (-25,2%), Puglia (-24,2%), Piemonte (-11%), Campania (-9,5%) e Lombardia (-7%) (che resta comunque la prima per numero assoluto). Morale: la percentuale conta, ma conta ancora di più la continuità del “rubinetto” brevettuale: se si chiude, riaprirlo richiede tempo.
Le Università
L’Umbria è particolarmente significativa perché, pur essendo una regione piccola, ospita due università: l’Università degli Studi di Perugia e l’Università per Stranieri. In teoria è un vantaggio competitivo: più ricerca, più competenze, più relazioni internazionali. Il punto è far diventare questi asset un flusso costante di innovazione industriale. È la partita del trasferimento tecnologico: quel ponte che porta risultati di ricerca, prototipi e competenze dentro le imprese, fino al mercato, trasformandoli in prodotti, processi e servizi.
In Umbria gli strumenti non mancano. L’Università di Perugia promuove la nascita di spin-off e iniziative di valorizzazione della ricerca; il mondo industriale regionale, con l’Umbria Digital Innovation Hub, offre servizi di accompagnamento alla trasformazione digitale e al trasferimento tecnologico; e progetti come Vitality lavorano su filiere avanzate con l’obiettivo di aumentare l’impatto sulle imprese. Se però i brevetti calano, significa che la “cinghia di trasmissione” va resa più veloce e più semplice, soprattutto per le Pmi.
Sistema camerale in azione
Qui il ruolo del sistema camerale è decisivo. Dintec, agenzia in house di Unioncamere e delle Camere di commercio (con Enea), lavora proprio per portare strumenti e servizi di innovazione vicino alle imprese. In Italia, iniziative come i PID – Punti Impresa Digitale e progetti nazionali di accompagnamento alla trasformazione tecnologica puntano a ridurre la distanza tra chi produce e chi ricerca, traducendo bisogni aziendali in progetti concreti.
Le dichiarazioni
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il dato sui brevetti interpella direttamente il sistema economico e istituzionale regionale. L’Umbria dispone di competenze, università e imprese di qualità, ma deve rafforzare il collegamento tra ricerca e tessuto produttivo, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese. La Camera di Commercio è impegnata nel sostenere percorsi di innovazione, tutela della proprietà intellettuale e trasferimento tecnologico, perché brevettare significa creare valore, occupazione qualificata e nuove opportunità di crescita per il territorio. Su questo serve davvero una continua spinta che veda una sinergia totale tra regione, università, sistema camerale e associazioni di categoria. La sfida è trasformare il sapere in sviluppo concreto”.
Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere: “L’innovazione resta un fattore cardine per la competitività delle imprese. Il rallentamento della capacità brevettuale delle imprese italiane, registrato nel 2024, è probabilmente frutto delle molte incertezze del contesto internazionale. L’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei nella ricerca di brevetti industriali. Certo sarebbe assai utile individuare le modalità per favorire quanto più possibile l’incrocio tra impresa e ricerca”.
Oltre 2000 presenze nel 2025 grazie ai cammini di trekking: Orvieto sta diventando una delle capitali del turismo lento in Italia. E in arrivo c’è anche un grande progetto di promozione territoriale.
Un indotto a favore dell’economia locale di oltre mezzo milione di euro in dodici mesi e la consapevolezza che Orvieto sta velocemente diventando una delle più importanti mete del turismo lento in Italia. E’ il bilancio di fine anno dei cammini dell’intrepido Larth e del miracolo del Corpus domini.
Il progetto di turismo lento, lanciato ad inizio 2024 da Emanuele Rossi, Luca Sbarra e Claudio Lattanzi, sta lentamente, ma progressivamente cambiando il volto del turismo locale con una costante accelerazione sul versante della destagionalizzazione dei flussi e dell’aumento dell’indice di permanenza.
Si tratta di una iniziativa sostenuta da privati a sostegno di altri imprenditori che sara’ presto implementata da un ambizioso piano di marketing turistico e territoriale. “All’inizio del nuovo anno –anticipano i promotori – sarà sottoposta all’attenzione del mondo imprenditoriale un progetto che si propone di incrementare in maniera ancora più significativa le presenze turistiche attraverso la creazione di nuovi cammini, ma anche con il ricorso ad una serie di iniziative volte a sostenere la crescita di tutte le aziende del territorio orvietano, non solamente nell’ambito turistico“.
E’ morta all’età di 100 anni Maria Sole Agnelli, figlia di Edoardo Agnelli e Virginia Bourbon del Monte, Maria Sole era la sorella di personalità celebri come Gianni Agnelli, noto come “l’Avvocato”, Susanna Agnelli, Umberto, Clara, Cristiana e Giorgio.
Un secolo di vita segnato da impegni sociali, politici e sportivi. Che hanno toccato anche l’Umbria, con il suo incarico di sindaco del Comune di Campello sul Clitunno dal 1960 al 1970, diventando un simbolo della partecipazione femminile in politica in un’epoca in cui era ancora rara.
Eppure, Maria Sole Agnelli non amava essere sotto i riflettori spesso accesi sulla sua famiglia.
Sposata due volte, nel 1953 con il conte Ranieri Campello della Spina, scomparso prematuramente nel 1959, ha avuto quattro figli: Virginia, Argenta, Cintia e Bernardino. Dal secondo matrimonio, nel 1964, con il conte Pio Teodorani-Fabbri, deceduto nel 2022, è nato Edoardo.
Ma soprattutto Maria Sole ha ha lasciato un segno nel mondo della cultura e dell’educazione, ricoprendo dal 2004 al 2018 la carica di presidente della Fondazione Agnelli, istituzione di grande prestigio che sostiene progetti in ambito educativo, culturale e di ricerca scientifica. Nel 2018, ha passato il testimone al nipote John Elkann, concludendo un periodo di leadership efficace e discreta.
Maria Sole Agnelli era una grande appassionata di equitazione, un interesse che l’ha resa una figura di riferimento nel mondo equestre italiano. Proprietaria di cavalli da competizione, ha visto uno dei suoi esemplari conquistare la medaglia d’argento nella disciplina individuale di completo ai Giochi Olimpici di Monaco del 1972.
Appresa la notizia, la Fondazione Festival dei Due Mondi, a nome del presidente Andrea Sisti, sindaco della città di Spoleto, del direttore Artistico Daniele Cipriani e di tutto lo staff e dei collaboratori, apprende con profonda tristezza la notizia della scomparsa di Maria Sole Agnelli.
Maria Sole Agnelli, ha dedicato la sua vita alle istituzioni, alla comunità e alla promozione della cultura. Fu Sindaco di Campello sul Clitunno negli anni Sessanta, portando un forte impegno civico e culturale nel tessuto della comunità umbra.
Nel 1962, in qualità di sindaco di Campello sul Clitunno, fu promotrice della nascita e del sostegno alla Fondazione del Festival dei Due Mondi, contribuendo in modo significativo alla creazione di un progetto culturale che avrebbe trasformato Spoleto in uno dei poli internazionali dell’arte, della musica, del teatro e della cultura. Questa visione pionieristica e lungimirante ha segnato profondamente le prime fasi di sviluppo del Festival e ne ha consolidato la missione di ponte tra culture, discipline artistiche e comunità.
Con la sua capacità di unire senso civico, patrimonio culturale e visione sociale, Maria Sole Agnelli ha incarnato fin dalle origini lo spirito di apertura e dialogo che ancora oggi anima il Festival dei Due Mondi, contribuendo a farne un luogo di incontro e di eccellenza artistica su scala internazionale.
“A nome di tutta la Fondazione – si legge nella nota – desideriamo esprimere le nostre sentite condoglianze alla sua famiglia, ai suoi cari e a tutte le comunità che hanno avuto il privilegio di conoscerla e apprezzarla. La sua eredità umana e culturale resterà fonte di ispirazione per le future generazioni e per tutti coloro che operano nel mondo della cultura e dello spettacolo”.
Nella conferenza stampa di fine anno, in cui insieme ai suoi assessori ha fatto il punto sull’attività svolta nel 2025 e sulle prospettive per i prossimi anni di mandato, la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha toccato anche alcuni temi economici.
Accordi con il Governo e fondi per lo sviluppo economico
I risultati più importanti ottenuti per lo sviluppo economico della Regione – ha detto – sono stati l’Accordo di programma per 1,2 miliardi di investimenti sulla Acciai speciali Terni, l’ingresso nella Zona Economica Speciale (ZES) e la parziale revisione dell’Accordo di Coesione FSC 2021-2027, che finanzierà nuove infrastrutture urbane finalizzate al sistema del trasporto locale e alcune opere di rigenerazione urbana. Risultati, ha riconosciuto, ottenuti attraverso la collaborazione con il Governo nazionale.
Inoltre, sono stati ottenuti fondi statali per 3 milioni di euro per il Giubileo – risultato per il quale ha rivendicato l’azione della sua amministrazione – che sono stati utilizzati per migliorare i servizi di trasporto, accoglienza e sicurezza, che hanno portato l’Umbria a registrare numeri straordinari in termini di flussi turistici nel 2025. Questi interventi rappresentano una preparazione per il centenario del 2026, per il quale è in fase di preadozione un disposto normativo regionale.
Ricostruzione post-sismica
Quanto alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 2016 in Umbria, a fronte di un totale di 5325 istanze presentate all’Ufficio Speciale Ricostruzione, ben 3845 risultano concesse per un importo totale richiesto di oltre € 1.956.099.219,00 di cui € 1.441.694.418 concessi e € 895.805.229 liquidati.
Il 90% delle pratiche sono già avviate. Su tutto spicca l’inaugurazione della Basilica di San Benedetto, che sarà a breve seguita dall’apertura degli ospedali di Cascia e Norcia, dall’inizio dei lavori su palestre scolastiche e su tante opere pubbliche e private. Inoltre, grazie a un grande sforzo congiunto del Commissario con il Governo e i Presidenti delle Regioni, è stata garantita la copertura per migliaia di cantieri che sarebbero stati messi in crisi dal termine del Bonus 110%.
La Regione ha incluso il sisma di Umbertide del 2023 nel cratere sismico, affidando alla Protezione Civile Regionale e all’Ufficio Speciale per la Ricostruzione la gestione rispettivamente della fase emergenziale e di quella ricostruttiva.
Tasse e manovra
Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla Manovra, la presidente Proietti ha ribadito la necessità di approvarla per evitare un deficit strutturale dell’Ente. Ricordando che l’aumento dell’Irpef toccherà il 27% dei percettori di reddito. Non escludendo, sulla base degli indicatori economici e sociali della situazione umbra alla fine del triennio, possibili interventi per attenuare gli aumenti Irpef e quello Irap per le imprese che scatterà dal primo gennaio 2026.
Nell’Italia che ha il record in Europa di donne che hanno un lavoro indipendente (il 16% contro una media Ue del 10,6%), in Umbria più di un quarto delle imprese sono al femminile. Sono infatti 19.743 le imprese nell’isola che hanno come titolari donne, su un totale di 77.988 aziende, pari al 25,3%.
Una percentuale superiore alla media italiana, che è del 22,7%. E che pone l’Umbria al quarto posto tra le regioni italiane.
Certo, quando si parla di auto-impiego bisogna fare attenzione a quelle forme contrattuali che in realtà possono nascondere un lavoro subordinato svolto con minori tutele ed oneri da parte degli imprenditori, che si servono di personale con partita Iva. Ma comunque il dato sull’imprenditoria femminile mostra anche una certa intraprendenza delle donne in economia.
La Cgia evidenzia almeno due fattori che motivano le donne a intraprendere un percorso imprenditoriale.
Il primo è strutturale ed è correlato alla condizione socio-economica: situazioni di disoccupazione, tradizioni familiari o la presenza di incentivi economici inducono a considerare l’imprenditorialità come necessità.
Il secondo fattore è motivazionale e riguarda ragioni intrinseche che spingono le donne ad abbracciare tale opportunità; questo aspetto sembra rispecchiare maggiormente la sensibilità femminile. Grazie all’autoimprenditorialità, le donne possono gestire con maggiore flessibilità gli impegni lavorativi insieme a quelli familiari. Inoltre, coloro che si trovano in condizioni di inattività a causa della nascita di un figlio incontrano notevoli difficoltà nel reinserirsi nel mercato del lavoro. L’autoimpiego si è dunque affermato come uno degli strumenti più efficaci per riconquistare protagonismo nella propria vita professionale e realizzare i propri obiettivi e aspirazioni nella speranza di ottenere risultati economici gratificanti e una maggiore indipendenza.
Dal secondo trimestre 2019 al secondo trimestre 2025 il credito reale alle imprese umbre è sceso più di un quarto. Rispetto al 2018 la contrazione raggiunge addirittura il 36,6% Al netto dell’inflazione sono evaporati quasi 3,5 miliardi di euro, che diventano oltre 5,1 miliardi nel confronto più lungo con il 2018. Le costruzioni segnano un crollo del 62% E tra 2024 e 2025 il credito continua a ridursi di un ulteriore 5,5%, contro il -1% dell’Italia.
Sono dati allarmanti quelli che emergono dall’analisi condotta dalla Camera di Commercio dell’Umbria sui dati ufficiali della banca dati statistica della Banca d’Italia. Prendendo a riferimenti valori espressi in termini reali, ossia al netto dell’inflazione, grazie a una rielaborazione che utilizza i dati Istat sui prezzi al consumo.
Il commento del presidente Mencaroni
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il credito alle imprese umbre si è ridotto anno dopo anno e oggi il conto è evidente. Quando mancano risorse finanziarie, mancano anche investimenti e prospettive di crescita. Il problema non riguarda solo le banche o le imprese, ma l’intero sistema economico regionale. Serve ricostruire fiducia, perché senza fiducia il credito non riparte. Occorre rimettere in moto il dialogo tra imprese e sistema bancario. E creare condizioni che rendano conveniente tornare a investire in Umbria. È una sfida decisiva per il futuro della regione”.
Dal pre-Covid a oggi: una contrazione che si è stratificata nel tempo
Il confronto temporale mostra con chiarezza la portata del fenomeno. Tra il secondo trimestre 2025 e il secondo trimestre 2019, ultimo anno prima della crisi pandemica, il credito reale alle imprese umbre si è ridotto del 28,3%. Estendendo il confronto al 2018, la contrazione raggiunge -36,6%. Si tratta di un dato più negativo della media nazionale e che colloca l’Umbria in una posizione di difficoltà anche rispetto a molte altre regioni del Centro Italia.
Questa riduzione non è avvenuta in un solo momento, ma si è accumulata nel corso degli anni, attraversando fasi diverse: l’espansione post-Covid sostenuta da politiche monetarie straordinariamente espansive, il successivo irrigidimento legato all’aumento dei tassi di interesse a partire dal 2022 e, infine, la fase più recente, in cui la discesa dei tassi non ha prodotto una ripresa del credito.
Miliardi di euro in meno per il sistema produttivo
Osservando i valori assoluti, la dimensione della perdita diventa ancora più evidente. In termini reali, tra il 2019 e il 2025 quasi 3,5 miliardi di euro di credito alle imprese sono venuti meno. Se il confronto viene effettuato con il 2018, la riduzione supera i 5,1 miliardi di euro. Si tratta di risorse che, nel tempo, non hanno più alimentato investimenti, liquidità aziendale e processi di crescita, incidendo direttamente sulla capacità competitiva del tessuto produttivo regionale.
Settori colpiti in modo asimmetrico
La contrazione del credito non ha interessato in modo uniforme i diversi comparti. Le costruzioni risultano il settore più penalizzato, con una riduzione reale del credito del 62%, che raggiunge -63,2% in provincia di Perugia e -58,9% in quella di Terni. Seguono i servizi, con -36,8%, e l’industria manifatturiera, che registra -26,1%, ma con una penalizzazione particolarmente marcata nel Ternano (-37,1%).
Il ruolo degli intermediari bancari
Dal lato dell’offerta, la contrazione del credito riflette comportamenti differenziati. Le banche classificate dalla Banca d’Italia come “piccole” sono quelle che hanno ridotto maggiormente l’esposizione, con -29,6% tra il 2019 e il 2025. Seguono le banche “minori” e quelle “medie”. Le banche maggiori, pur riducendo anch’esse il credito, hanno contenuto la flessione al 17,4%, segnalando una maggiore capacità di tenuta.
Prestito medio in calo e divario territoriale
Nel 2025, un’impresa umbra dispone in media di 114 mila euro di credito bancario, contro una media nazionale di 133 mila euro. Nel Centro Italia il Lazio registra 154 mila euro, la Toscana 129 mila, mentre le Marche risultano sostanzialmente allineate all’Umbria. Il confronto storico conferma il ridimensionamento: nel 2019 il prestito medio in Umbria era pari a 155 mila euro, a testimonianza di una perdita progressiva di capacità finanziaria.
Il dato più recente conferma la tendenza
L’analisi dell’ultimo anno mostra che la dinamica non si è arrestata. Tra il secondo trimestre 2024 e il secondo trimestre 2025, il credito reale alle imprese umbre si è ulteriormente ridotto del 5,5%, pari a oltre 514 milioni di euro. Una contrazione nettamente superiore a quella registrata a livello nazionale e nel resto del Centro Italia, che rafforza l’idea di una fragilità strutturale del contesto regionale.
Credito e investimenti: un legame che si è indebolito
Come evidenziato dai rapporti della Banca d’Italia – Filiale di Perugia, la contrazione del credito è il risultato di una domanda più debole da parte delle imprese, legata a investimenti contenuti e a un clima di fiducia ancora basso, e di politiche di offerta prudenti da parte degli intermediari bancari. Le imprese richiedono meno finanziamenti perché investono meno; le banche, a loro volta, mantengono criteri selettivi, soprattutto verso micro e piccole imprese, che rappresentano una parte rilevante del sistema produttivo umbro.
Una questione strutturale che guarda avanti
La riduzione del credito procede così di pari passo con investimenti privati modesti, rallentamento dell’edilizia dopo la fine degli incentivi fiscali e una crescita economica contenuta, sostenuta soprattutto dagli investimenti pubblici e dal PNRR, che non compensano pienamente la debolezza della domanda privata. Il quadro che emerge non riguarda soltanto il passato recente, ma chiama in causa le prospettive di sviluppo dell’Umbria: riattivare il circuito tra credito, investimenti e crescita resta una condizione essenziale per rafforzare la competitività del sistema economico regionale nei prossimi anni.
A un mese dalla fine del 2025 l’Umbria si conferma anche quest’anno una delle regioni con la maggiora incidenza di morti sul lavoro rispetto al totale degli occupati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering.
In Umbria i decessi quest’anno sono stati 15. Quattro nella provincia di Terni, dove l’incidenza è di 44,6 su 89.730 occupati totali. Incidenza molto elevata anche a Perugia (38,8) con 11 decessi su 283.327 occupati.
IN ITALIA
Da gennaio a ottobre 2025, sono 896 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 657 in occasione di lavoro (come ad ottobre 2024) e 239 in itinere (6 in più rispetto al 2024).
La maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro va ancora alla Lombardia (86). Seguono: Veneto (70), Campania (62), Emilia-Romagna (56), Piemonte (55), Sicilia (53), Puglia (48), Lazio (45), Toscana (41), Liguria (22), Marche (21), Trentino-Alto Adige e Calabria (16), Umbria e Abruzzo (15), Sardegna (14), Basilicata (11), Friuli-Venezia Giulia (8), Molise (2) e Valle d’Aosta (1).
IL FENOMENO INFORTUNISTICO PER ETÀ: GLI OVER 65 SONO I PIÙ COLPITI
L’Osservatorio mestrino elabora anche l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età e lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità (numero di decessi per milione di occupati).
Nei primi dieci mesi dell’anno, guardando le vittime in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata si registra nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (86,9) e in quella compresa tra i 55 e i 64 anni (45,0), seguita dalla fascia di lavoratori tra i 45 e i 54 anni (27,3).
Numericamente, invece, la fascia più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (240 vittime su un totale di 657).
DONNE E INFORTUNI MORTALI: DIMINUISCONO IN OCCASIONE DI LAVORO, AUMENTANO IN ITINERE
In totale sono 74 le donne decedute nei primi dieci mesi del 2025 (1 in meno rispetto al 2024). Di queste, 36 hanno perso la vita in occasione di lavoro (11 in meno dello scorso anno) e 38 in itinere (10 in più del 2024), cioè nel percorso casa-lavoro.
LAVORATORI STRANIERI: RISCHIO MORTALE ANCORA PIÙ CHE DOPPIO
Sono 205 gli stranieri vittime di infortuni sul lavoro, su un totale di 896; 145 sono deceduti in occasione di lavoro e 60 in itinere. Il rischio di morte sul lavoro risulta essere più che doppio rispetto a quello per i lavoratori italiani. Infatti, gli stranieri registrano 57,7 morti ogni milione di occupati, contro i 23,9 italiani.
IL SETTORE PIÙ COLPITO
Alla fine di ottobre 2025 il settore più colpito è quello delle Costruzioni, con 119 decessi in occasione di lavoro; seguito da Attività Manifatturiere (98), Trasporti e Magazzinaggio (84) e Commercio (57).
Aumentano in Umbria le aziende segnalate come insolventi dalla Centrale dei rischi. Quelle, cioè, che hanno ottenuto credito e che faticano a rispettare le scadenze della restituzione. Nella regione – secondo l’elaborazione fatta dall’Ufficio studi della Cgia – le imprese insolventi sono passate in un anno da 2.185 a 2.256, con un incremento del 3,2%, di poco inferiore alla media nazionale che è del +3,6%.
Pesa la crescita dei casi nella provincia di Perugia, passati da 1.593 a 1.693 (+6,3%). Al contrario, nella provincia di Terni si assiste ad una contrazione del fenomeno dell’ultimo anno, con le imprese segnalate che sono passate da 592 a 563 (-4,9%).
L’aumento delle imprese in difficoltà nel Perugino rischia di favorire fenomeni illegali, come l’usura. Un rischio legato anche alla ripresa della stretta del credito bancario che si registra in Italia, come evidenzia la Cgia: dal 2011 ad oggi sono crollati i prestiti alle imprese italiane. A fronte dei 1.017 miliardi di euro erogati verso la fine del 2011, si è scesi a poco più di 711 miliardi nel febbraio 2020 (inizio pandemia).
Dopo l’incremento avvenuto durante il periodo Covid che ad agosto 2022 aveva innalzato lo stock erogato a 757,6 miliardi di euro, è ripresa la riduzione e a settembre di quest’anno si è attestata a poco meno di 667 miliardi. In 12 anni, rispetto al picco massimo erogato nel 2011, le imprese hanno perso 350 miliardi di prestiti bancari, pari al -34,4%.
La Regione Umbria ha convocato per il 12 dicembre Unicoop Etruria e le organizzazioni sindacali (con le quali avrà un preventivo incontro il 9) a seguito delle preoccupazioni per i tagli prospettati dopo la presentazione a Roma del nuovo piano industriale della cooperativa nata dalla fusione tra Coop Centro Italia e Unicoop Tirreno.
I sindacati parlano di una ipotizzata riduzione di personale di 180 unità nelle due sedi di Vignale e Castiglione del Lago, della eventuale dismissione di 24 punti vendita – dove sono occupati circa 340 dipendenti – e possibili cessioni a soggetti altri di individuare sul mercato.
La Regione ricorda che nel corso dell’attuazione del processo di fusione per incorporazione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, argomentato con la necessità di far fronte alla crisi del mercato, la nascente azienda unica si era impegnata a “non procedere, in ogni caso a risoluzioni traumatiche dell’occupazione, ovvero a risoluzioni unilaterali del rapporto di lavoro per ragioni connesse o derivanti dal processo di fusione”.
Rassicurazioni ribadite poi a seguito delle preoccupazioni espresse unitariamente dall’Assemblea regionale, relativamente alla volontà di non attivare alcuna procedura di licenziamento per quello che riguarda i dipendenti per i quali sarebbero state, invece, prefigurate, per un numero limitato di essi, uscite volontarie incentivate o percorsi di accompagnamento alla pensione.
Anche rispetto alla riorganizzazione dei punti vendita, l’impegno – ricorda la Regione – era quello di ricollocare il personale dei negozi accorpati in un unico punto vendita.
Impegni che ora la Regione chiede vengano rispettati nel Piano industriale.
In tal senso si è inteso immediatamente convocare i sindacati per il giorno 9 dicembre presso la Presidenza della Regione, per un confronto nel merito delle questioni sottoposte dall’azienda sul tavolo nazionale di confronto.
Collateralmente è convocato per il giorno 12 mattina un incontro in Regione con l’azienda e le organizzazioni sindacali per un primo confronto sulle ripercussioni occupazionali e di sviluppo del piano industriale della nuova compagine cooperativa interregionale.
La Giunta Regionale sta agendo, come in ogni occasione, con l’intento di difendere i livelli occupazionali attuali in intesa con le organizzazioni sindacali, oltre che tutelare la presenza in regione di una fondamentale rete di distribuzione alimentare e di partecipazione dei consumatori-soci.