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Autore: Sara Grossi

Così l’andamento dei prestiti alle imprese umbre

Nell’ultimo rapporto della Banca d’Italia sull’economia umbra vengono analizzate anche le condizioni economiche e finanziarie e l’andamento dei prestiti alle imprese. La contrazione del credito all’economia regionale si è attenuata; il calo ha continuato a interessare il settore produttivo e ha riflesso le minori esigenze di finanziamento di investimenti e capitale circolante. Le condizioni di offerta sono rimaste orientate alla cautela. La qualità del credito è peggiorata, soprattutto per le imprese della manifattura, pur confermandosi su livelli storicamente buoni.

Nel 2024 i risultati reddituali si sono confermati positivi per larga parte delle aziende umbre. Secondo l’indagine Invind, la quota di imprese che hanno chiuso l’esercizio in utile è ulteriormente cresciuta,
raggiungendo un nuovo massimo. L’incremento ha interessato in particolare le aziende dei servizi, a fronte di un calo rilevato per quelle industriali.

La liquidità finanziaria delle imprese è rimasta elevata nel confronto storico. È proseguita la ricomposizione verso le attività a remunerazione più elevata, quali i depositi a risparmio e i titoli quotati. Resta comunque preponderante la quota detenuta nei depositi a vista e nei conti correnti.

Nel corso del 2024 la contrazione dei prestiti al comparto produttivo umbro si è attenuata (-2,1% a dicembre, dal -4,2% di un anno prima).

In un contesto di politiche di offerta ancora caute e di una domanda di credito debole, rileva la Banca d’Italia, la riduzione dei prestiti ha continuato a essere marcata per le imprese di più piccola dimensione (-6,8%, a fronte del -0,9% per le medio-grandi). Tra i settori, nell’edilizia (-7,9%).

La riduzione dei tassi di riferimento della BCE si sta gradualmente trasmettendo al costo del credito. Dopo il sensibile incremento registrato nel corso del 2023, il tasso mediamente applicato ai prestiti connessi a esigenze di liquidità è sceso di quasi un punto percentuale, al 6,1% nel quarto trimestre del 2024.

Il calo ha riguardato in misura analoga le diverse classi dimensionali e branche di attività economica. L’onerosità media dei nuovi prestiti destinati agli investimenti, rappresentati principalmente da operazioni a scadenza prolungata, è scesa più decisamente, al 4,9% (dal 6,7% di un anno prima).

Lavoro dopo la laurea: i dati su chi ha studiato in Umbria

A un anno dalla laurea il 41% per cento di coloro che in Umbria hanno conseguito una laurea triennale risulta occupato. Una quota superiore a quella media nazionale, che è del 38,%. Circa la metà aveva scelto di proseguire gli studi o era impegnata in attività di praticantato, seppure con notevoli differenze in base all’area disciplinare.

Tra i laureati magistrali la quota di chi aveva trovato lavoro è del 74,5%, lievemente inferiore a quella
osservata in Italia; la percentuale di occupati risulta più elevata per l’area disciplinare sanitaria e agro-veterinaria (85,3%), a differenza di quanto rilevato nel Paese, in cui sono le discipline STEM a registrare la più alta quota di laureati occupati.

I dati dell’Istat sulle iscrizioni e cancellazioni all’anagrafe per trasferimento di residenza consentono di quantificare anche il grado di attrattività di una regione per i laureati. Al contrario di quanto osservato con riferimento alle iscrizioni universitarie – rileva la Banca d’Italia nell’ultimo rapporto sull’economia regionale, l’Umbria si caratterizza per una bassa capacità di attrarre e trattenere giovani laureati: dal
2013 il saldo tra ingressi e uscite è diventato negativo ed è progressivamente peggiorato a causa soprattutto della crescente propensione dei laureati umbri a trasferirsi verso il Nord Italia e verso l’estero.

Nel 2023, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati, il tasso migratorio riferito ai laureati italiani tra 25 e 39 anni ha raggiunto un nuovo minimo (-4,8 ogni mille abitanti della stessa fascia di età) e risultava il peggiore tra le regioni del Centro-Nord

Bimbo di 8 anni ferito a Gaza ricoverato all’ospedale di Perugia

E’ atterrato nella notte a Ciampino ed è stato accolto all’ospedale Santa Maria della Misericordia il bambino palestinese di 8 anni, proveniente da Gaza, che ha bisogno di cure specifiche per le mutilazioni e le gravi ferite subite a causa dei bombardamenti israeliani.

Il piccolo è arrivato in Italia nell’ambito della missione MedEvac, coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile, accompagnato dai nonni e dalla giovanissima zia.

Ad accoglierlo, con il ministero degli Esteri Antonio Tajani ed altre autorità civili e militari, c’era la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. Che ha commentato sui social: “Non ci sono parole per esprimere la commozione che ho provato nell’abbracciarlo a nome di tutta la comunità umbra, che da oggi ha adottato lui e la sua famiglia. Insieme li ricopriremo di affetto e di cure, come stiamo facendo da qualche settimana con un’altra famiglia di Gaza. Come Regione Umbria, vogliamo essere un segno di speranza e di umanità oltre la guerra”.

Il bambino è stato accompagnato all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, nel reparto di pediatria, dove è stato affidato al primario Alberto Verrotti Di Pianella e al dottor Giuseppe Di Cara.

“L’Umbria – ha concluso Proietti – è, e sarà sempre, in prima linea nell’accoglienza, nell’aiutare e nel difendere chi soffre e chi ha avuto la sfortuna di nascere in un Paese dove la pace non esiste”.

Per la spesa ogni famiglia umbra quest’anno spenderà 395 euro in più

Gli umbri spenderanno 395 euro in più in media per fare la spesa, quest’anno, rispetto al 2024. E’ la stima dell’Unione consumatori, che sulla base dei prezzi al consumo di luglio rilevati dall’Istat ha elaborato indicatori di spesa media per una famiglia tipo composta da quattro persone.

L’Umbria si trova a metà classifica tra le regioni italiane, con un incremento medio del costo della vita dell’1,5%.

Quanto alle città, Perugia si colloca tra le più care in Italia, con un incremento medio dell’1,8% (circa 487 euro in più a famiglia).

Va meglio a Terni, dove si registra un incremento dello 0,9% (+244 euro a famiglia).

La città con il maggior incremento dei prezzi è Rimini, con 771 euro in più a famiglia per la spesa, seguita da Bolzano (+730 euro) e Belluno (+678). L’inflazione più bassa si registra a Pisa: +0,6%, per un aumento annuo di 162 euro.

Il Cammino dell’intrepido Larth diventa un pacchetto turistico

Un’importante evoluzione per il Cammino dell’intrepido Larth, che ora diventa un vero e proprio pacchetto turistico della durata di tre giorni, proposto al mercato nazionale attraverso il tour operator orvietano Effegiviaggi.

L’offerta che può essere prenotata all’indirizzo:https://www.effegiviaggi.it/tour-item/cammino-dellintrepido-larth/, prevede non solo il soggiorno nelle strutture convenzionate, ma anche il servizio di guida che è assicurato da due professionisti di eccezioni quali Emanuele Rossi e Luca Sbarra che sono anche le guide escursioniste che hanno tracciato il cammino.

Nel frattempo prosegue e si amplia il progetto “Lavora con Larth”, che è finalizzato a coinvolgere produttori, operatori economici ed enti del terzo settore nella gestione economica dell’iniziativa turistica. L’ultima in ordine di tempo ad entrare nel progetto è stata la cooperativa Carli, che gestisce il negozio di alimentari “Caponeri” nel centro storico di Orvieto, in via Filippeschi. Nel negozio, i camminatori potranno infatti acquistare la “bisaccia dell’intrepido” che, a cinque euro comprende un panino, una bottiglietta d’acqua e un frutto. Per poterla acquistare è necessario prenotarla ai numeri:0763 340 273 oppure 345 389 8374 anche tramite WhatsApp.

La Pubblica amministrazione assume 9.300 figure a tempo indeterminato

Il ministro per la pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, di concerto del Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che autorizza le procedure di reclutamento e di assunzione a tempo indeterminato di 9.300 unità di personale destinate a 33 amministrazioni, con un onere complessivo di circa 300 milioni.

Un risultato importante che consente di contribuire alla riduzione dell’arretrato di fabbisogni e di rispondere in maniera più efficace alle esigenze organizzative delle amministrazioni.

Le amministrazioni coinvolte sono Ministeri, Presidenza del Consiglio dei ministri, Agenzie, enti pubblici non economici ed enti parco nazionali. Le autorizzazioni attengono a svariati profili professionali, tra cui, dirigenti, elevate professionalità, personale amministrativo (assistenti e operatori, funzionari), magistrati del Tar, medici INPS, funzionari e professionisti tecnici.

Per ciascuna amministrazione, il testo specifica i dettagli dei quantitativi di personale da assumere, le qualifiche, nonché gli oneri annui e a regime.

Il d.P.C.M. fornisce anche un importante chiarimento, molto atteso dalle amministrazioni, specificando che le facoltà assunzionali relative ad anni precedenti al 2025 si ritengono esercitate attraverso l’emanazione del bando di concorso. L’avvio delle procedure concorsuali e lo scorrimento delle graduatorie di altre amministrazioni “sono subordinati all’avvenuta immissione in servizio, nella stessa amministrazione, di tutti i vincitori collocati nelle proprie vigenti graduatorie di concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato per le rispettive qualifiche, salve comprovate e non temporanee necessità organizzative, adeguatamente motivate”.

Il testo, una volta registrato dalla Corte dei conti, sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Sisma 2022-23, pubblicato il decreto che sblocca i Contributi autonoma sistemazione

Il Governo ha approvato un decreto legge che sblocca i pagamenti del Contributo di Autonoma Sistemazione (CAS) a favore delle popolazioni colpite dal sisma del 9 marzo 2023 e del 9 novembre 2022 in Umbria e Marche attraverso alcune misure urgenti approvate nell’ultimo Consiglio dei ministri e che sono state inserite all’interno del decreto “Terre dei fuochi” approvato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

“La Regione – spiega la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti – ha continuato a fare sempre la sua parte, a cominciare dall’assegnazione delle risorse ai Comuni e dal seguire incessantemente l’evoluzione della vicenda. Dopo la fine dello stato di emergenza, cioè da aprile in poi, al fine di poter continuare ad erogare il Contributo per l’autonoma sistemazione la Regione ha richiesto al Dipartimento di Protezione Civile nazionale di predisporre condizioni per poter proseguire a garantire il Cas alle famiglie. L’ordinanza è stata sottoposta al vaglio del Mef (Ministero dell’economia e delle Finanze) che ha rilevato la necessità di una modifica di normativa per l’approvazione dell’atto ai fini dell’erogazione del Cas e dopo anche le nostre sollecitazioni abbiamo richiesto e ottenuto l’inserimento di una norma nell’ultimo decreto legge emanato dal Governo. Ieri ciò è avvenuto e quindi con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale la Protezione civile disporrà in tempi rapidi l’ordinanza per emanare i Cas”.

La presidente della Regione ha anche interessato il prefetto di Perugia Francesco Zito della questione, in particolare del fatto che 220 famiglie di Umbertide, Perugia e Gubbio erano in attesa del sostegno economico, oltre a tenersi costantemente in contatto con il commissario straordinario per la ricostruzione Guido Castelli per trovare soluzioni alternative in grado di sbloccare l’erogazione del Cas. Ora, dopo l’inserimento del decreto legge, la Protezione civile emanerà l’ordinanza con cui potranno essere assegnati i contributi.

“E’ stato un lavoro di squadra – afferma la presidente – che ha portato ad ottenere il risultato in tempi rapidi così le famiglie colpite dal terremoto del 2023 potranno beneficiare del Cas e pensare alla ricostruzione delle proprie case. Ricordiamo infine che i cittadini interessati dovranno presentare le manifestazioni di interesse entro il 30 ottobre prossimo e come Ufficio speciale ricostruzione coadiuveremo tutte le richieste”.

Assisi come Maratea e Rio, la mega statua di Francesco fa discutere

Assisi come Rio de Janeiro o Maratea, in Basilicata. Sta facendo discutere, e non solo nella città Serafica, l’idea progettuale avanzata dall’imprenditore Federico Milletti, ceo di Breinstorm srl, che insieme a un gruppo di mecenati umbri intende realizzare una gigantesca statua di San Francesco visibile da tutta la Valle Umbra.

Una statua da collocare sulla Rocca Maggiore, alta 21 metri e larga 19 metri, sul modello di questa del Cristo Redentore di Maratea, dalla cui visita con la famiglia è nata l’idea a Milletti. Un’immagine pensata con il Poverello di Dio con le braccia aperte sulla Valle Umbra (“Nihil jucundius vidi Valle mea Spoletana”, “Non ho mai visto nulla di più giocondo della mia valle spoletana” è la frase di Francesco incisa nel belvedere di Monteluco, a Spoleto, un altro luogo delle due meditazioni).

E da inaugurare nel 2026, in occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco. “Un’iniziativa che vuole valorizzare il territorio, rafforzare l’identità culturale e offrire un nuovo punto di riferimento spirituale e turistico” ha spiegato Milletti al Corriere dell’Umbria, intervistato da Gabriele Burini. In cui si apprende che l’idea al momento è stata solo presentata in modo informale al sindaco della Città Serafica, Stoppini.

Un’idea che però sta ricevendo molte critiche, perché considerata tutt’altro rispetto allo spirito francescano che, pur con il turismo di massa religioso e artistico di cui beneficia Assisi, non deve essere perso. Un’idea commerciale per chi vuole fare selfie, è stato detto e scritto. Con l’invito agli imprenditori mecenati ad investire in altro modo quei fondi a favore della collettività. Ma c’è anche chi è incuriosito dalla possibile presenza della grande statua di Francesco che, anche visivamente, può “vegliare” su tutta l’Umbria.

Per le imprese umbre 4.380 assunzioni, ecco dove

Ad agosto le imprese dell’Umbria prevedono 4.380 assunzioni, con un saldo negativo di 230 unità rispetto allo stesso mese del 2024. Su base trimestrale, però, il dato si fa positivo: tra agosto e ottobre sono 17.920 gli ingressi previsti, 390 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

I dati arrivano dall’ultimo bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nell’ambito del Programma nazionale “Giovani, donne e lavoro”, cofinanziato dall’Unione europea. Excelsior è oggi uno strumento fondamentale per leggere in tempo reale le dinamiche occupazionali italiane: ogni mese intervista oltre 100mila imprese, restituendo una mappa dettagliata delle assunzioni previste, dei profili ricercati e delle difficoltà di reperimento.

Ma la vera notizia, come rilevato da una specifica analisi della Camera di Commercio dell’Umbria, non sta nei volumi assoluti delle assunzioni, bensì nella loro composizione qualitativa. E questa composizione racconta un cambiamento profondo e, sotto molti aspetti, preoccupante.

Sempre meno laureati

Il primo dato allarmante riguarda la domanda di laureati: solo il 7% delle assunzioni previste ad agosto 2025 richiede un titolo universitario. È il livello più basso dal 2019, anno in cui la quota era al 9%, poi scesa all’8% nel 2024.

Un trend che non riguarda solo l’Umbria: anche a livello nazionale si osserva un arretramento, con il dato italiano che passa dall’11% del 2019 al 9% attuale. Il che significa che il sistema produttivo nel suo complesso si sta allontanando dai profili ad alta qualificazione, con un impatto negativo sull’innovazione e sulla crescita di lungo periodo.

L’avanzata delle qualifiche professionali

Se laureati e diplomati perdono terreno, altri profili avanzano con decisione. A guidare la trasformazione è la voce “qualifica o diploma professionale”, che da sola assorbe il 45% delle assunzioni umbre previste ad agosto 2025. Era al 32% nel 2019 e al 44% nel 2024: una crescita continua, che riflette la domanda di competenze operative e specialistiche di base, a scapito dell’istruzione generale.

Nel frattempo, diplomati e laureati insieme rappresentano solo il 31% delle assunzioni (24% i diplomati, 7% i laureati), contro il 46% del 2019. Un vero e proprio slittamento verso il basso nella scala formativa.

Inalterata, invece, la quota di chi entra nel mercato del lavoro con la sola scuola dell’obbligo, che rimane attorno al 22%.

Più profili generici, meno specializzazione

A completare il quadro, l’evoluzione dei profili professionali richiesti. Crescono quelli “generici”, ovvero senza specializzazione specifica, che passano dal 12% del 2019 al 18% nel 2025.

All’opposto, calano sensibilmente le assunzioni di dirigenti, specialisti e tecnici (dal 17% al 12%) e quelle di operai specializzati e conduttori di impianti (dal 37% al 27%). Solo le professioni commerciali e dei servizi registrano un incremento, passando dal 28% al 37%, mentre gli impiegati restano stabili al 6%.

Questi dati indicano una struttura occupazionale che si sposta verso profili intermedi e generici, mentre si restringe lo spazio per le professioni più complesse, cruciali per l’innovazione.

Le “Top five” dei settori: l’industria metalmeccanica ed elettronica arretra

Il cambiamento emerge anche osservando la composizione settoriale delle assunzioni. Tra i cinque comparti con il maggiore peso percentuale nel trimestre agosto-ottobre 2025 (le cosiddette “Top five”), si registrano due segnali opposti.

Crescono i servizi di alloggio e ristorazione; servizi turistici, che passano dal 16,1% al 19,1% delle assunzioni totali, e le costruzioni, dall’8,4% all’11,3%.

Al contrario, si riducono le assunzioni nel commercio (dal 14,8% al 13,1%) e nei servizi alle persone (dal 13,2% al 10,6%).

Il cambiamento più emblematico riguarda però l’industria. Nel 2019 tra le “Top five” umbre figuravano le industrie metalmeccaniche ed elettroniche, con il 5,1% delle assunzioni nel trimestre agosto-ottobre. Oggi spariscono dalla classifica, sostituite dalle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco, con il 4,9% delle assunzioni.

Un’ulteriore conferma che il peso dei settori tecnologicamente avanzati si sta assottigliando, lasciando spazio ad attività più tradizionali, meno strategiche e meno innovative.

Il paradosso del lavoro che c’è, ma non si trova

Le imprese umbre che intendono assumere sono aumentate negli anni: erano il 9% ad agosto 2019, oggi sono il 12%. Ma l’espansione quantitativa non colma il divario qualitativo.

La difficoltà nel reperire le figure richieste è ancora alta: nel 2025, il 51% delle imprese segnala problemi, contro il 33% di sei anni fa. Il dato è in miglioramento rispetto al 2024, ma resta sintomo di un mercato del lavoro sbilanciato, dove la domanda si allontana dall’offerta formativa reale.

Un mercato che si adatta al ribasso

In sintesi, i numeri del Sistema informativo Excelsior disegnano un mercato del lavoro in progressiva semplificazione. L’Umbria continua ad assumere, ma lo fa spostando l’attenzione su profili meno qualificati, con ricadute strutturali sull’intero modello di sviluppo.

La regressione formativa è un dato di fatto: meno laureati, meno diplomati, più figure generiche. E con essa, si osserva una trasformazione produttiva che penalizza l’industria innovativa in favore di settori come turismo e costruzioni.

Il rischio è che il sistema economico regionale si adagi su un equilibrio fragile, rinunciando a investire nelle competenze che servono davvero per crescere.

Il Sistema Excelsior, mese dopo mese, non restituisce solo statistiche, ma una radiografia delle scelte strategiche (o delle rinunce) del tessuto imprenditoriale. E a leggere i dati di agosto 2025, l’Umbria si muove, sì, ma in maniera squilibrata.

Mencaroni: la chiave è l’innovazione

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “La vera sfida oggi è trovare la chiave perché l’economia umbra possa collocarsi stabilmente su livelli più elevati di innovazione, sia nelle attività tradizionali che in quelle ad alto contenuto tecnologico, che nella nostra regione stanno vivendo una fase di stallo. Serve un patto corale e concreto per spingere l’Umbria verso un salto di qualità, facendo leva sulla transizione digitale ed ecologica. Non a caso, questi sono i due pilastri del programma strategico che la Camera di Commercio dell’Umbria sta portando avanti. Non si tratta di far crescere un settore a scapito di un altro, ma di far crescere tutto il sistema. È questo l’unico modo per costruire un futuro più solido, attrattivo e competitivo per il nostro territorio. E per riuscirci è fondamentale una forte sinergia tra tutte le Istituzioni, regionali e nazionali”.