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Autore: Matteo Savino

Suv esce di strada sulla E45: un uomo è morto, una donna trasportata con l’elisoccorso

Incidente mortale sulla E45, poco prima dello svincolo di Terni nord , San Gemini sud. Un Suv, che procedeva in direzione nord, è uscito di strada, provocando la morte di un uomo.

All’interno della vettura, che ha abbattuto il guard rail ribaltandosi in un terreno, c’era anche una donna, rimasta ferita. E’ stata estratta dall’abitacolo dai vigili del fuoco arrivati dalla centrale di Terni e trasportata in ospedale con l’elisoccorso.

La dinamica dell’incidente è al vaglio della polizia stradale. Non risultano coinvolti altri mezzi.

Si ribalta con il trattore, muore a 44 anni

Stava lavorando sul terreno di famiglia con il trattore quando il mezzo si è ribaltato, schiacciandolo. Un 44enne ha perso la vita domenica, poco dopo le13, in località Liè, nel territorio del comune di Foligno.

La dinamica dell’incidente – non classificabile come incidente sul lavoro – è al vaglio dei carabinieri, intervenuti insieme ai vigili del fuoco ed al personal del 118. Dopo il sopralluogo del magistrato è stato possibile rimuovere il corpo. I vigili del fuoco hanno poi potuto rimuovere il mezzo agricolo, che non è stato posto sotto sequestro.

Più soldi alle imprese ternane, ma nel Perugino aumenta la stretta del credito

In un sistema del credito che nel 2025 è tornato a finanziare in modo consistente il mondo delle imprese, l’Umbria ha visto contrarsi ulteriormente i prestiti dalle banche all’economia locale.

A luglio di quest’anno l’ammontare dei prestiti alle imprese era infatti di 8.529 milioni di euro, contro i 8.654 milioni della fine del dicembre 2024. Pari a 125 milioni di euro in meno. Con una contrazione percentuale dell’1,4% che collocano nella classifica nazionale stilata dall’Ufficio studi della Cgia colloca l’Umbria al penultimo posto, dietro soltanto al Molise.

Umbria a due velocità

Il dato regionale è il risultato di dinamiche opposte nelle due province. Con il Perugino che nei 7 mesi ha visto una contrazione del 3,5%, con 248,5 milioni di euro in meno affidati alle imprese (l’erogazione a luglio è scesa a 6.805,5). E il Ternano che invece ha conosciuto nello stesso periodo un incremento del 7,7% (+123,4 milioni di euro in valori assoluti), che collocano la provincia al quarto posto nazionale. In provincia di Terni a luglio le banche hanno prestato alle imprese 1.723,3 milioni di euro.

In Italia

A livello nazionale, negli ultimi quattro mesi, l’Ufficio studi della Cgia evidenzia come i prestiti siano tornati ad aumentare. Rispetto all’inizio di quest’anno, lo stock erogato alle attività economiche è cresciuto di quasi 5,5 miliardi di euro, raggiungendo in termini complessivi la quota di 647 miliardi: 5,5 miliardi in più del dato riferito al 31 dicembre 2024.

Tuttavia, non tutte le imprese hanno beneficiato di questa ritrovata disponibilità delle banche a prestare liquidità al sistema economico. Nei
primi sette mesi del 2025, infatti, alle attività con più di 20 addetti la variazione è stata positiva e pari all’1,5 per cento (+8,2 miliardi di
euro), mentre alle aziende con meno di 20 addetti l’incremento è stato negativo e pari al 2,8 per cento (-2,7 miliardi).

Le regioni

A livello regionale spicca la contrazione degli impieghi registrata in Veneto. Una caduta verticale che dura ininterrottamente dal 2011. In questi ultimi 7 mesi monitorati dalla Cgia, le banche hanno decurtato alle imprese 868 milioni di euro (-1,4 per cento) di prestiti. Purtroppo, la “scomparsa” di Antonveneta (2013), di Veneto Banca, della Banca Popolare di Vicenza e del Banco Popolare (queste ultime tre tutte nel
2017) continuano a produrre effetti negativi ancora adesso.

Male anche l’Umbria (-1,4 per cento pari a -125 milioni di euro) e, in particolare, il Molise (-2,1 per cento pari a -28 milioni)

Le province

Quasi la metà delle province italiane non ha ancora visto aumentare i prestiti bancari alle imprese. Le situazioni più difficili permangono a Imperia e Prato che hanno registrato una diminuzione in valore percentuale dell’ammontare del credito alle imprese entrambe del 5,6 per cento. Seguono Vercelli con il -5,7 per cento (pari a -81,6 milioni di euro) e Avellino con il -5,8 per cento (-109 milioni).

Tra le realtà più virtuose, invece, compaiono Aosta, che guida questa particolare graduatoria nazionale con un aumento del 18,3 per cento (+284,6 milioni di euro). Subito dopo Trieste con il +12,8 per cento (+383,5 milioni) e Oristano con il +9,2 per cento (+65,7 milioni).

Tra le grandi aree economico/produttive del Paese spicca il +4,1 per cento di Roma (+2,3 miliardi) che occupa l’8° posto, il +3,4 per cento di Bergamo (+530 milioni) che si colloca al 16° posto, il +2,6 per cento di Firenze (+329,2 milioni) che si piazza al 22° posto e il +2,2 per cento di Milano (+2,3 miliardi) che si posiziona al 28° posto.

E’ morto Stelvio Gauzzi, una vita tra imprese, musica e volontariato

La musica, le imprese, il volontariato, la natura. Oltre, naturalmente, alla famiglia e agli affetti. Queste le passioni che avevano fatto conoscere ed apprezzare da tanti, nella sua Spoleto e nel resto dell’Umbria, Stelvio Gauzzi, morto a seguito di un malore improvviso a 66 anni.

In tanti anni in Confartigianato aveva assunto vari incarichi, tra cui quello di segretario provinciale di Perugia. Poi era tornato alla sua passione, la musica. E così Stelvio Dj ha fatto ballare e divertire intere generazioni, nei locali e nelle feste.

Ma Stelvio Gauzzi era molto attivo anche nel sociale. Con il suo impegno nella protezione civile, nel Rotary, nell’Ordine di Malta.

Un’altra sua grande passione era la montagna. Partecipava e lui stesso organizzava escursioni e arrampicate in parete con il Club Alpino Italiano.

Tante passioni che si sono interrotte sabato pomeriggio, quando un infarto lo ha colpito sabato pomeriggio, durante una passeggiata nella sua città.

La camera ardente è stata allestita nella casa funeraria di Arof a Spoleto. I funerali si terranno martedì 21 ottobre alle ore 15,30 nella chiesa di San Filippo Neri.

Alla famiglia giungano le condoglianze della redazione di Umbriaeconomia.

Da Fabriano a Perugia per locali, ucciso con una coltellata davanti all’Università (immagini)

Hekuran Cumani, un giovane di 23 anni, di origini albanesi residente a Fabriano, è stato ucciso nella notte tra venerdì e sabato a Perugia, accoltellato nel parcheggio dell’Università, in via Pascoli.

L’allarme è stato dato intorno alle 4,30 ma all’arrivo del personale sanitario del 118 il giovane era già privo di vita. Il suo corpo, con la ferita nella parte alta del petto, era riverso a terra di fronte alla sede del Dipartimento di matematica. L’aggressione, come indicato dalle tracce di sangue sull’asfalto, è avvenuta qualche decina di metri più in là, sull’altro lato del parcheggio.

Nel luogo del delitto è successivamente sopraggiunto il pubblico ministero, il personale del Gabinetto Provinciale della Polizia Scientifica, della Squadra Mobile ed il medico legale.

Secondo gli amici con cui il giovane era arrivato dalle Marche per fare serata a Perugia, ascoltati dai poliziotti della Squadra mobile – le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Perugia – l’aggressione sarebbe avvenuta a seguito di una violenta lite con un gruppo di stranieri che vivono nel capoluogo umbro. Una rissa che sarebbe scoppiata per futili motivi, degenerando fino al tragico epilogo.

Le indagini sono svolte dalla Squadra Mobile, con il coordinamento della Procura perugina. E’ caccia all’uomo per trovare gli aggressori e in particolare il giovane che avrebbe inferto la coltellata fatale a Hekuran Cumani.

Paletto si conficca sul lunotto, l’autista ferito riesce a fermare il bus

La prontezza dell’autista ha evitato una tragedia lungo l’autostrada A1, prima dello svincolo di Fabro. Un autobus turistico con a bordo un gruppo di cittadini statunitensi in viaggio da Orvieto verso Siena è stato colpito, mentre viaggiava, da un paletto metallico, forse caduto in precedenza da un veicolo in transito. Il palo si è conficcato nel parabrezza, ferendo il conducente, che è comunque riuscito con prontezza a fermare il bus in corsia di emergenza.

Il conducente è stato affidato alle cure del personale sanitario del 118, mentre tutti i passeggeri sono rimasti illesi, sebbene comprensibilmente scossi dall’accaduto.

In attesa dell’arrivo di un altro autobus e di un nuovo autista, i passeggeri sono stati assistiti sul posto.

Sono intervenuti i vigili del fuoco di Orvieto, la polizia stradale, il 118 e il personale di Autostrade per l’Italia per la gestione dell’emergenza e la messa in sicurezza dell’area.

La burocrazia costa alle imprese umbre oltre 700 milioni di euro l’anno

La burocrazia, cioè le incombenze per la gestione dei rapporti con la pubblica amministrazione costa ogni anno alle imprese umbre oltre 700 milioni di euro. E’ la stima del costo della burocrazia fatta dall’Ufficio studi della Cgia nell’indagine sulle incombenze a cui sono chiamate le imprese in Italia. Che calcola in 545 milioni il costo annuo per le imprese della provincia di Perugia e in 163 milioni per quelle del Ternano.

Una condizione che tende a peggiorare con l’arrivo di nuove norme e provvedimenti, spesso scritti anche male, che favoriscono anche situazioni di illegalità subite dalle imprese corrette.

The European House Ambrosetti ha quantificato in 57,2 miliardi di euro il costo annuo sostenuto dalle imprese italiane per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Una spesa che la Cgia ha cercato di suddividere tra le imprese delle varie province italiane, rispetto all’apporto al Pil nazionale.

I territori più penalizzati, ovviamente, sono quelli caratterizzati maggiormente dalla presenza delle attività economiche. La classifica del costo economico della burocrazia è guidata da Milano, dove le imprese ubicate nel capoluogo lombardo devono far fronte a un costo annuo pari a 6,1 miliardi di euro. Seguono Roma con 5,4 miliardi, Torino con 2,2, Napoli con 1,9 e Brescia con 1,4. In coda alla classifica ci sono Enna con un aggravio economico pari a 81 milioni di euro, Vibo Valentia con 80 e Isernia con 55 milioni.

Rimorchio del trattore si ribalta, muore a 79 anni a Umbertide

Inutili i soccorsi per il 79enne morto a Preggio di Umbertide mentre stava lavorando in un terreno di sua proprietà.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo stava trainando con il trattore un frangizolle, che a causa della pendenza del terreno si è ribaltato, travolgendolo. Per l’uomo, appunto, non c’è stato nulla da fare, nonostante l’intervento del personale sanitario.

Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri, che stanno vagliando le cause dell’incidente mortale.

Metalmeccanici, tra nodo contratto e allarme Stellantis

Tornare ad investire sul manifatturiero, rimettendo al centro il lavoro operaio. Questo il messaggio arrivato da Spoleto, dove si è tenuta l’assemblea unitaria delle organizzazioni sindacali provinciali dei metalmeccanici Fiom Cgil di Perugia e Terni.

All’incontro erano presenti circa centoquaranta delegati sindacali da tutte le principali aziende umbre del settore, tra cui i segretari generali Fiom di Perugia, Enrico Bizzarri, e Terni, Alessandro Rampiconi. Presente anche Andrea Corpetti, segretario regionale della Cgil Umbria.

Le parole del segretario nazionale De Palma

E il segretario generale nazionale della Fiom Cgil, Michele De Palma, che ha detto: “L’Umbria necessita di riscoprire il lavoro operaio, manifatturiero e industriale. Questa regione ha messo da parte per troppo tempo quella centralità del lavoro che l’ha fatta grande. Bisogna tornare a investire nell’industria per rilanciarla, e questo è un tema centrale che deve riguardare anche chi gestisce la Regione. Inoltre, noi metalmeccanici sappiamo che per ottenere migliori salari e qualità della vita bisogna avere un mondo in cui non ci sia la guerra. Per questo saremo alla Marcia della pace Perugia-Assisi e poi a Roma il 25 ottobre per manifestare e chiedere al governo di cambiare le politiche industriali e di sostegno ai lavoratori”.

La mobilitazione per Gaza

Al centro dell’incontro, ovviamente, i temi nazionali, ma anche la situazione del settore metalmeccanico in Umbria. Si è innanzitutto fatto il punto sulla trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro nazionale ed è stata poi rivendicata e rilanciata la mobilitazione dei lavoratori per la pace in Palestina e la fine del genocidio a Gaza, che, è stato detto, “è una lotta per la dignità e l’umanità, ma che si collega strettamente alle nostre lotte sociali ed economiche: gli scioperi del 19 settembre e del 3 ottobre hanno avuto un successo al di sopra delle più rosee aspettative, con una media regionale di adesione superiore all’80 per cento”. Quindi l’appello a mobilitarsi nuovamente in vista della manifestazione nazionale ‘Democrazia al lavoro’ indetta dalla Cgil a Roma il 25 ottobre  per chiedere aumento di salari e pensioni, una riforma fiscale e investimenti su sanità e scuola; per dire no al riarmo e alla precarietà.

La situazione in Umbria

Tornando a livello regionale, è stato ricordato come il settore metallurgico sia strategico per l’Umbria, rappresentando una delle principali voci del Pil regionale, coinvolgendo circa 20mila lavoratori e comprendendo il 65% delle aziende artigiane. Dati questi forniti dagli stessi Bizzarri e Rampiconi i quali hanno illustrato la situazione nelle rispettive provincie. “

Nella provincia di Perugia – ha subito chiarito Bizzarri – la situazione è delicata, anche a causa di una serie di fattori internazionali come i dazi di Trump, l’aggressività sul mercato di Paesi come la Cina o la grave crisi dell’automotive. Tutti questi elementi possono apparire lontani, ma si stanno riflettendo pesantemente anche sulla nostra provincia. Registriamo vertenze in varie aziende e abbiamo già avuto un’espulsione massiccia di lavoratori interinali in un quadro di riduzione generale del lavoro e dei volumi produttivi”.

“A Terni – ha poi fatto il punto Rampiconi – la priorità è rimettere al centro l’industria come volano di sviluppo dell’intera regione e, soprattutto, l’accordo di programma Ast, su cui non abbiamo avuto ancora la possibilità di discutere un piano industriale messo a terra o i livelli occupazionali: nei prossimi giorni dovremo riprendere il tavolo di discussione con la proprietà e il nuovo management. Oltre al settore siderurgico c’è quello dell’automotive che a Terni è in forte declino a causa alle scelte che si stanno prendendo a livello europeo, con il divieto di vendita di nuove auto con motore termico entro il 2035, e a livello industriale, con il disimpegno di Stellantis. Abbiamo circa mille lavoratori il cui futuro è in discussione a causa delle scelte di Stellantis, non essendo ancora prevista una riconversione della filiera del tubo per il motore termico”.

Il settore in Italia

“La metalmeccanica in Italia – ha fornito un quadro generale De Palma – è in difficoltà in alcuni ambiti, mentre in altri è in grande crescita. Il problema è che l’Unione Europea e il governo nazionale non stanno facendo politiche adeguate per sostenere il rilancio dell’industria del nostro Paese. Stiamo soffrendo sulla siderurgia e sull’automotive e questo comporterebbe la necessità di grandi investimenti: non soldi per riarmarci, quindi, ma soldi da investire nell’industria civile e nei lavoratori”.

Allarme in Umbria, sempre più minori vittime di reati

Presentati da Terre des Hommes i nuovi dati sui reati a danno di minori commessi nel 2024 in Italia. Un report preoccupante per l’Umbria, dove nell’ultimo anno i reati su minori sono stati 112, in aumento del 29% rispetto al 2023. Un andamento ben superiore a quello nazionale, che, con 7.204 reati a danno di minori, segna un aumento annuo del 4%.

Anche in Umbria, come a livello nazionale, le vittime sono in prevalenza di genere femminile, pari al 57% del totale. La prevalenza femminile è particolarmente evidente nei reati a sfondo sessuale: 88% negli atti sessuali con minorenne e nella violenza sessuale, 78% nella violenza sessuale aggravata, 67% nella pornografia minorile. I maltrattamenti in famiglia sono la fattispecie di reato con più casi: 45 nel 2024, in aumento del 29% rispetto all’anno precedente. Violenze sessuali aggravate e abbandono di minori sono, invece, i reati con l’aumento annuo maggiore: le prime crescono del 125%, passando da 8 casi nel 2023 a 18 nel 2024; i secondi aumentano del 175% passando da 4 a 11 casi.

I DATI NAZIONALI.

Sono stati 7.204 i reati a danno di minori in Italia nel 2024. Per la prima volta è stata superata la cifra record di 7.000 reati. Si contano 252 casi in più dell’anno precedente, ciò si traduce in una crescita del 4%; su base decennale, invece, l’aumento è molto più marcato, +35%. A colpire è l’aumento dei reati connessi al digitale: pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Rispettivamente aumentano su base annua del 63% e del 36% segno che la rete è sempre più un luogo a rischio per i più giovani.

DIFFERENZE DI GENERE: SONO BAMBINE E RAGAZZE LA MAGGIORANZA DELLE VITTIME

Le bambine e le ragazze si confermano come le più colpite dai reati a danno di minori. Nel 2024 rappresentano, infatti, il 63% delle vittime, con un aumento sia in termini assoluti sia in termini relativi (nel 2023 erano il 61% delle vittime, su un totale di 6.952). È nei reati a sfondo sessuale che la sproporzione si fa sentire in maniera più evidente, con punte dell’88% di vittime femminili per il reato di violenza sessuale, dell’86% per la violenza sessuale aggravata e dell’85% per gli atti sessuali con minorenni. Da segnalare che, nel 2024, per la prima volta, i casi di violenza sessuale non aumentano (il numero assoluto, 912, è identico a quello del 2023), ma tale fattispecie di reato rimane, tra quelli a sfondo sessuale, quello con più casi. Le violenze sessuali aggravate vedono, invece, un leggerissimo aumento sull’anno precedente, del’1%, ma che diventa del 75% se si confronta con il dato di dieci anni prima. Gli atti sessuali con minorenne, invece, segnano un aumento del 15% su base annua.

Anche nei reati ascrivibili al digitale è netta la prevalenza di vittime femminili: 86% nella detenzione di materiale pedopornografico e 74% nella pornografia minorile.

Tra i reati a sfondo sessuale, l’unico che, per la prima volta, presenta una parità di genere tra le vittime è quello di prostituzione minorile, che vede anche un calo sia a livello annuo (-7%) sia a livello decennale (-64%).

IL PERICOLO È PIÙ SPESSO IN FAMIGLIA

I reati più frequenti rimangono quelli che avvengono all’interno del nucleo familiare. I maltrattamenti in famiglia rappresentano, infatti, la fattispecie di reato con più casi e nel 2024 sono arrivati a sfiorare quota 3.000 vittime: per la precisione sono stati 2.975, con un aumento del 5% su base annua e una crescita monstre del 101% (un raddoppio), su base decennale. Anche qui c’è una leggera prevalenza di vittime femminili (il 53%). Ai casi di maltrattamenti in famiglia vanno aggiunti altri tre reati che possono essere riconducibili anche alla sfera famigliare: le violazioni degli obblighi di assistenza famigliare, l’abuso dei mezzi di correzione e disciplina e l’abbandono di minore. Con, rispettivamente, 479 e 345 casi, le prime due fattispecie di reato sono in diminuzione rispetto all’anno precedente, il primo del -9% e il secondo del -1%. L’abbandono di minore aumenta, invece, in un anno, del 2%, arrivando a un numero assoluto di 577 casi. A differenza dei maltrattamenti in famiglia, in queste tre tipologie di reati le vittime sono in prevalenza maschi: il 55% nelle violazioni degli obblighi di assistenza famigliare e nell’abbandono di minore e il 61% nei casi di abuso dei mezzi di correzione e disciplina.

CRESCONO INASPETTATAMENTE GLI OMICIDI DI MINORI

Infine, da segnalare, per il 2024, è l’inconsueto balzo degli omicidi volontari consumati. Dopo anni di costante diminuzione dei casi, coerentemente con il calo generale degli omicidi nel nostro Paese, nel 2024 si arriva a 21 casi, con un aumento del 75%. Nonostante numeri assoluti molto più bassi delle altre fattispecie di reati, è un dato che desta molta apprensione. L’omicidio volontario è, inoltre, uno dei reati che ha una componente con netta prevalenza maschile con il 76% dei casi che ha come vittime bambini e ragazzi.