Anche gli umbri fanno i conti con la Legge di Bilancio 2026 da 22 miliardi di euro. In particolare i circa 113mila contribuenti che dal 2025 si sono visti aumentare dell’1,89% dalla Giunta regionale l’aliquota Irpef nello scaglione tra 28mila e 50mila euro di guadagni. Al netto di un contributo di 150 euro previsto per attenuare la misura.
Un aumento dell’aliquota che sarà più che annullato dalla Manovra del Governo nazionale, che per lo scaglione di reddito tra 28mila e 50mila euro taglia di 2 punti percentuali l’aliquota, che scende dal 35% al 33%.
In molti, poi, usufruiranno della tassazione agevolata, al 5%, sugli incrementi derivanti dai rinnovi contrattuali del settore privati, fino a 33mila euro di reddito.
I circa 200mila fumatori umbri pagheranno però 50 centesimi in più le sigarette il prossimo anno. Un incremento previsto al rialzo nei due anni successivi.
Cattive notizie anche per i possessori delle circa 230mila auto diesel presenti in Umbria: dal 2026 l’aliquota aumenterà di 4,05 centesimi al litro, arrivando a 0,6729 euro/litro. Stesso livello di accise per la benzina, che quindi avrà un ribasso, con un risparmio per i possessori delle circa 260mila auto che in Umbria sono alimentate dalla verde.
Un successo che è andato ben oltre le aspettative quello registrato per il concerto di Mario Donatone & Bluesman Latino, evento organizzato da Confartigianato Imprese Terni in collaborazione con la Parrocchia di San Francesco e con il coordinamento organizzativo di Fabrizio Zampetti. Evento a cui hanno assistito oltre 700 persone nella Chiesa di San Francesco.
Un cast artistico di altissimo profilo
Il concerto, nato come anteprima del San Valentino Jazz 2026, è stato il momento culminante per festeggiare ufficialmente l’80° anniversario della fondazione di Confartigianato Terni. Sul palco, insieme alla maestria al pianoforte e alla voce di Mario Donatone, si è esibito un ensemble di straordinario talento che ha incantato la platea: le voci potenti e raffinate di Claudia Marss, Barbara Eramo, Giovanna Bosco e Isabella Del Principe, accompagnate dalla solidità ritmica e armonica di Angelo Cascarano (voce, chitarra), Marco Camboni (basso) e Francesco Calogiuri (batteria).
Eccellenza tecnica e produzione d’autore
Il pubblico ha potuto godere di una performance di rara qualità, supportata da una produzione tecnica di primo livello: molto curati i servizi audio, che hanno saputo valorizzare ogni sfumatura delle voci e degli strumenti nonostante la complessa acustica della chiesa. Il raffinato light design ha creato un’atmosfera suggestiva, trasformando la navata in un palcoscenico magico e solenne. La perfetta sinergia tra la struttura di Confartigianato, la disponibilità della Parrocchia e l’esperienza di Fabrizio Zampetti ha permesso di gestire con fluidità un evento di grande musica e condivisione.
La soddisfazione del presidente Mauro Franceschini
“Non potevamo festeggiare i nostri primi 80 anni in modo migliore,” ha dichiarato il presidente di Confartigianato Terni, Mauro Franceschini. “Vedere oltre 700 persone riunite nella Chiesa di San Francesco dimostra quanto la nostra Associazione sia radicata nel cuore della città. La qualità artistica di Mario Donatone e di tutta la band è stata superba e gli aspetti tecnici, dall’audio alle luci, sono stati curati nei minimi dettagli per offrire un’esperienza di altissimo profilo. Un ringraziamento sentito alla Parrocchia di San Francesco per l’accoglienza e a Fabrizio Zampetti per il prezioso supporto organizzativo. Questo evento chiude un 2025 storico e ci proietta verso un 2026 che vedrà Confartigianato Terni ancora protagonista nella difesa delle imprese dei nostri territori, nella promozione dell’economia, delle tipicità artigianali, della cultura e dell’arte. A brevissimo il prossimo impegno con il San Valentino Jazz.”
L’iniziativa conferma la centralità di Confartigianato Terni come motore culturale del territorio, capace di promuovere l’eccellenza in tutte le sue forme.
Ci sono anche dieci siti culturali umbri nell’elenco di quelli che il primo gennaio saranno aperti, pubblicato dal Ministero della Cultura.
Si tratta del Tempietto del Clitunno di Campello, del Parco Archeologico e del Teatro Romano di Gubbio, del Palazzo Ducale di Gubbio, di Villa del Colle del Cardinale a Perugia, del Museo Paleontologico di Pietrafitta, del Castello Bufalini di Città di Castello, della Rocca Albornoz e del Museo del Ducato di Spoleto, del Museo Archeologico e del Teatro Romano di Spoleto, del Museo Archeologico di Orvieto, dell’Area Archeologica di Carsulae.
Aperture anche il 6 gennaio, giorno dell’Epifania.
Il 4 gennaio, prima domenica del mese, si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del Ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese.
Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta.
Qui l’elenco dei siti aperti e gratuiti in Umbria.
E’ scontro sulla gestione del Parco di Colfiorito e sugli effetti del proliferare, nell’area, dei cinghiali, che devastano le aree agricole della zona.
A lanciare un nuovo allarme è stata la Coldiretti, che ha segnalato il problema al Comune di Foligno con una lettera congiunta del presidente di Coldiretti Umbria, Albano Agabiti e della presidente di Coldiretti Perugia, Anna Chiacchierini, chiedendo un immediato intervento dell’Ente gestore “per fronteggiare una situazione ormai fuori controllo”.
Il presidente Agabiti ha evidenziato il danno economico, ma anche i problemi per la sicurezza legati al proliferare dei cinghiali.
Un allarme che è stato raccolta da Federcaccia Umbra, che punta l’indice contro quelle aree protette che, senza una corretta gestione, diventano “serbatoi” in cui i cinghiali si producono a dismisura.
“Il Parco di Colfiorito – afferma l’associazione venatoria – è l’esempio lampante di come l’assenza di una gestione venatoria e di controllo efficace all’interno delle aree protette crei un ‘effetto serbatoio’. Questi territori, nati per tutelare la biodiversità, si sono trasformati in bacini di riproduzione fuori controllo che poi ‘esportano’ danni incalcolabili alle aziende agricole vicine e pericoli costanti sulle strade”.
Federcaccia invita quindi alla sinergia tra cacciatori e agricoltori. E chiede alla Regione un cambio di passo nella gestione dei parchi. Avanzando tre proposte per la situazione specifica di Colfiorito.
Interventi coordinati: con un piano straordinario di prelievo all’interno dei parchi, utilizzando personale qualificato e cacciatori formati, “per abbattere drasticamente la densità della specie”. Revisione dei regolamenti, per “superare i limiti che oggi rendono le aree protette zone di impunità per la fauna selvatica, a discapito dell’equilibrio ecologico”. E un “Tavolo Tecnico Permanente, un coordinamento che veda seduti allo stesso tavolo Regione, Associazioni Agricole e Associazioni Venatorie per monitorare settimanalmente l’evoluzione della situazione a Colfiorito”.
La LAC Umbria (Lega Abolizione Caccia) parla di “grande inganno”. Ribadisce che è la caccia a far proliferare i cinghiali, perché “si destruttura il branco” uccidendo gli esemplari più grandi anziché i piccoli. Ed accusa cacciatori e agricoltori di voler far fronte comune perché allettati dal business legato alla filiera delle carni selvatiche.
Lunedì 22 dicembre incontro tra i vertici della Regione Umbria, sindacati e azienda, dopo lo sciopero di giovedì indetto dalle organizzazioni Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil per contrastare il piano industriale presentato dalla neonata cooperativa, che prevede consistenti cessioni di punti vendita, esuberi e un forte ridimensionamento delle sedi amministrative.
Sciopero che ha avuto un’adesione molto alta. In Umbria, nel magazzino e nella sede amministrativa di Castiglione del Lago i sindacati parlano rispettivamente dell’80 e del 60% di astensione dal lavoro, mentre molti punti vendita del territorio regionale sono riusciti ad aprire solo con grandi difficoltà. Numerosi anche i lavoratori intervenuti al presidio promosso dalle organizzazioni sindacali e dalla Rsu davanti alla sede castiglionese di Unicoop Etruria.
Oltre ai rappresentanti sindacali di Filcams, Fisascat e Uiltucs e delle organizzazioni confederali regionali Cgil, Cisl e Uil, erano presenti anche vari rappresentati delle istituzioni locali e regionali, con i sindaci Matteo Burico (Castiglione del Lago), che già nei giorni e mesi scorsi aveva ribadito la sua vicinanza alla lotta dei lavoratori, Fausto Risini (Città della Pieve), Luca Dini (Paciano) e Sandro Pasquali (Passignano sul Trasimeno) – anche a dimostrazione della preoccupazione per le conseguenze socio-economiche che un ridimensionamento di un’impresa importante come Unicoop Etruria potrebbe avere in questo territorio –, e i consiglieri regionali Cristian Betti, Fabrizio Ricci e Nilo Arcudi.
“Senza neanche mettere in campo concreti tentativi di rilancio e investimento – spiegano le organizzazioni sindacali – dopo anni di inefficienze e scelte gestionali discutibili, da noi puntualmente contestate, ancora una volta si prova a scaricarne il costo sul personale dipendente: la grande partecipazione di oggi e l’attenzione espressa anche da molte istituzioni locali, testimonia che i lavoratori non lo accetteranno e andranno fino in fondo per ottenere risposte adeguate”. “Pretendiamo un impegno vero sul futuro della rete vendita – fanno sapere ancora i sindacati – con investimenti sulle strutture e sul lavoro, il mantenimento di funzioni e personale a Castiglione, prospettive chiare per l’insegna Superconti e soprattutto tutela occupazionale per tutte e tutti, con adeguate garanzie sul fronte economico, normativo e contrattuale in caso di cessioni a terzi”.
Per la sede amministrativa di Castiglione del Lago, in particolare, i sindacati chiedono che le siano affidate precise funzioni e il mantenimento di un numero importante di lavoratori, anche con l’attivazione dello smart working per dialogare a distanza con la sede di Vignale. “Eventuali esuberi – aggiungono i sindacati – possono essere ricollocati nel magazzino di Castiglione del Lago che, come ci ha comunicato la cooperativa, sarà oggetto a un forte investimento e di una reinternalizzazione di quei reparti che dieci anni fa furono spostati a Terni. Fermando immediatamente ogni forma di esternalizzazione. Per la rete vendita della provincia di Perugia si parla della chiusura di sei negozi che contano circa 40 dipendenti: chiediamo la ricollocazione nei negozi limitrofi che sono attualmente sotto organico”.
Due persone hanno perso la vita giovedì mattina a seguito di un incidente avvenuto sabato mattina lungo la strada provinciale 20 che va da Narni verso S. Urbano.
Si tratta di due anziani che viaggiavano a bordo di una Fiat che si è schiantata contro la roccia a bordo strada, per cause in corso di accertamento da parte delle forze dell’ordine.
Le due persone sono state estratte dalle lamiere dell’auto dai vigili del fuoco. I sanitari intervenuti hanno potuto soltanto constatarne il decesso.
I proprietari di immobili situati nelle regioni del Centro Italia colpite dal sisma del 2016 hanno l’opportunità di usufruire dei benefici del Superbonus rafforzato qualora rinuncino al contributo per la ricostruzione. Una opzione che ha consentito di accelerare la ricostruzione privata, aumentando anche la qualità degli interventi.
Attraverso una procedura, normata e di prassi consolidata dal 2021, che ora l’Agenzia delle Entrate ha messo in discussione, attraverso una recente interpretazione restrittiva. Che rischia di bloccare molti cantieri e di creare incertezza per le imprese e per i proprietari degli immobili.
ANCE Perugia, attraverso il presidente Giacomo Calzoni, esprime forti preoccupazioni circa gli effetti che avrà sui lavori nelle aree del post-sisma 2016 l’interpretazione contenuta nella risoluzione n. 66/E emessa il 13 novembre scorso dall’Agenzia delle Entrate, relativamente appunto al riconoscimento dei benefici del Superbonus rafforzato per chi rinuncia al contributo per la ricostruzione.
A poche settimane dalla scadenza di fine anno, infatti, l’Agenzia delle Entrate richiede che, per attestare la rinuncia al sostegno per la ricostruzione, occorra che il professionista abbia preventivamente presentato la domanda di contributo e che questa sia stata formalmente accolta. Facendo venir meno la consuetudine sino a questo momento applicata e che ha consentito di snellire considerevolmente le procedure, ovvero quella secondo la quale la rinuncia al contributo rappresenta il solo elemento formale richiesto per optare per il raddoppio dei massimali del Superbonus.
Una consuetudine che si fondava, del resto, su quanto indicato dalla stessa Agenzia delle Entrate già dal 2021 con l’emanazione della Guida “Ricostruzione post-sisma Italia centrale e Superbonus 110%”, redatta congiuntamente alla Struttura del commissario alla ricostruzione.
Ora arriva un irrigidimento che di fatto, visti i tempi ristrettissimi, blocca molti cantieri e crea incertezza sulla prosecuzione di quelli avviati. Ma crea anche importanti difficoltà per quei soggetti che, proprio facendo affidamento sugli indirizzi amministrativi emanati in materia sin dal 2021, hanno già fruito del Superbonus rafforzato e magari ora intendono cedere a terzi i crediti fiscali maturati.
“Costringere il proprietario ad ottenere un riscontro formale da parte degli Uffici Speciali per la Ricostruzione riguardo la spettanza del diritto al contributo per la ricostruzione per poi rinunciarvi, su edifici che hanno subito un danno sismico attestato dalla scheda AeDES e che quindi hanno evidentemente diritto al contributo stesso – spiega il presidente di ANCE Perugia, Giacomo Calzoni – oltre a rappresentare un inutile passaggio burocratico in un contesto già complicato, grava gli uffici della Struttura commissariale, appesantisce il lavoro dei professionisti e blocca di fatti i cantieri per i quali il proprietario ha deciso di attivare l’opzione del Superbonus rafforzato. E questo crea incertezza per le imprese e per i proprietari, bloccandone gli interventi”.
“Soprattutto – chiarisce il presidente Calzoni – non si comprende come l’esclusione di una prassi ormai consolidata possa avvenire a poche settimane dal termine del 31 dicembre 2025 entro il quale si devono rendicontare le spese sostenute e agevolate con il Superbonus rafforzato. Misura, ricordiamo, che era stata pensata dal legislatore anche con l’obiettivo di accelerare la ricostruzione stessa”.
“Da quanto ci risulta – prosegue il presidente di ANCE Perugia – anche il commissario Castelli ha manifestato forti preoccupazioni per tale interpretazione restrittiva, che contrasta con il quadro regolatorio e interpretativo della ricostruzione”.
“Ancora una volta – conclude il presidente Calzoni – il lavoro delle imprese e le esigenze dei cittadini proprietari vengono subordinati a logiche burocratiche che portano inspiegabilmente a cambiare le procedure. Situazione ancora più grave in questo caso, perché ormai a ridosso della scadenza dell’importante beneficio fiscale. Facciamo pertanto appello al Governo nazionale – ma anche a quello dell’Umbria e delle altre Regioni del Centro Italia interessate affinché si impegnino per il superamento di questa criticità – perché venga confermata definitivamente la possibilità di fruire dell’incentivo rafforzato in presenza della sola rinuncia formale al contributo pubblico, nel rispetto di tutte le altre condizioni previste dalla legge. O, comunque, vengano individuate immediatamente soluzioni che consentano di superare l’attuale situazione di impasse. In caso contrario si avrebbero gravissime conseguenze sulla ricostruzione, a danno dei proprietari degli immobili e delle imprese che stanno lavorando nelle zone del sisma 2016”.
Ci sono due imprese umbre tra le 124 aziende più competitive d’Italia, rispetto ad un algoritmo di bilancio con parametri vincolanti e affidabili finanziariamente rispetto al Cerved Group Score.
Aziende che sono state premiate a Milano, a Palazzo Mezzanotte, in piazza degli Affari, luogo iconico che ha riunito i top imprenditori e manager italiani in occasione del 67° evento Industria Felix, 6a edizione nazionale de “L’Italia che compete”.
Si tratta di Logicompany 3 S.r.l. di Corciano e di Umbria Energy S.p.a di Terni.
I dati complessivi dell’inchiesta giornalistica condotta da Industria Felix Magazine in collaborazione con Cerved hanno premiato un Sud in crescita, un Nord che in valori assoluti resta trainante per l’intero Paese e un Centro stabile. La regione più premiata è risultata infatti la Campania con ben 25 imprese, ma la provincia capofila d’Italia è quella di Milano, che da sola ha fatto salire sul palco ben 12 aziende. Durante la cerimonia sono stati ricordati due capitani d’industria scomparsi nell’anno in corso che hanno contribuito ad accrescere il valore dell’Italia nel mondo, Giorgio Armani e Ernesto Pellegrini, a cui è stata consegnata una Menzione di Merito nelle mani della figlia Valentina, presidente e ad della Pellegrini s.p.a. (presente tra le imprese premiate).
L’evento è stato organizzato da Industria Felix Magazine in collaborazione con Cerved, A.C. Industria Felix, con la media partnership di Askanews, le partnership di Banca Mediolanum, Mediolanum Private Banking, ELITE, M&L Consulting Group, EpyonVivida e, considerata la numerosa partecipazione, è stato suddiviso in due sessioni presentate dai giornalisti Maria Soave (Tg1) e Gianmarco Sansobrino (inviato di “Dentro la notizia” su Canale 5). Sono intervenuti gli imprenditori e i manager delle 124 imprese premiate e numerosi ospiti: alcuni dei componenti del Comitato scientifico di Industria Felix, il docente dell’Università Cattolica Francesco Lenoci, l’imprenditore Filippo Liverini e il dottore commercialista Michele Chieffi, per Cerved il ceo Luca Peyrano e la Models lab officer Natalia Leonardi, per Banca Mediolanum il direttore dell’Investment banking Diego Selva, il responsabile origination Marco Gabbiani e i banker Monica Lanzi, Valentina e Massimo Lattanzi, Francesco e Federico Mecca, Francesco Tei, per ELITE (Gruppo Euronext) l’AD Marta Testi e i sales e relationship manager Tommaso Tabellini, Daniele Callegher, Antonio Pellè, Andrea Magenes, per M&L Consulting Group i partner e co-founder Valerio Locatelli e Alessandro Mattii, la partner Silvia Ravani e i consultant Biancamaria Prete e Giancarlo Marengo, per EpyonVivida il socio Cesare Zanotto, il segretario dell’Associazione culturale Industria Felix, l’avvocato Pasquale La Pesa.
Terni è una città che produce (il peso manifatturiero è doppio rispetto a Perugia, 47% contro 23,9). Il commercio è efficiente, le costruzioni mostrano forza, il capitale professionale è rilevante. Tuttavia i margini troppo bassi del manifatturiero limitano la capacità complessiva di investire, innovare, crescere.
L’Ebitda industriale (la percentuale di ricavi che resta all’impresa una volta sostenuti i costi intermedi e quelli del personale) è molto più basso: 4,6% a Terni, contro il 12,5% di Perugia. Terni resta sotto la media regionale, nazionale e del Centro. Costruzioni brillano (13,1%), commercio stabile, turismo debole. La sfida: trattenere più valore per investire, innovare, competere.
Ma è il livello generale di redditività ad essere carente. Terni sotto la media umbra, dell’Italia e – anche se di poco – di Perugia. Nel comune di Terni l’Ebitda margin medio 2024 delle società di capitale è 6,1%. Un valore che segnala un sistema imprenditoriale attivo, ma con margini ridotti per investimenti e sviluppo. Il dato è inferiore alla media umbra (8,3%), a quella nazionale (9,3%) e alla media del Centro (9,5%). Perugia è al 6,5%, poco sopra Terni, ma con una struttura settoriale più equilibrata. Terni invece è concentrata su un motore dominante, che tuttavia rende poco: l’industria.
La cifra assume più significato se vista nel contesto. Sopra il 10% un’impresa viene considerata solida e attraente per investitori e finanziatori, capace di generare cassa e valore. Terni è lontana da quella soglia. Questo non significa fragilità immediata, ma una minore capacità di programmare, innovare, sostenere crescita e investimenti nel medio periodo. È la differenza tra produrre ricchezza e trattenerla.
Il monitoraggio della Camera di commercio dell’Umbria
Il monitoraggio della Camera di Commercio dell’Umbria si basa sui bilanci depositati annualmente dalle società di capitale. Non comprende ditte individuali e società di persone, ma questo non riduce la capacità interpretativa: le società di capitale rappresentano oltre il 65% del fatturato italiano e il 58% del valore aggiunto nazionale. Sono quindi lo specchio più fedele della tenuta economica reale, della resistenza ai cicli, della capacità di investimento.
L’industria
Il cuore del sistema di Terni è l’industria manifatturiera, che genera il 47% del valore aggiunto complessivo della città. Un peso enorme rispetto a Perugia (23,9%). Ma il rendimento non è in linea con la sua importanza: l’Ebitda margin industriale è 4,6% nel 2024, mentre a Perugia arriva al 12,5%. La traiettoria storica conferma una criticità strutturale: 3,7% nel 2018, 4,1% nel 2021, 2,7% nel 2022, 5,3% nel 2023. Numeri che oscillano ma restano sempre bassi, segno di una marginalità compressa. Qui si concentra la fragilità ma anche la più grande opportunità di miglioramento. Un aumento anche solo di due-tre punti avrebbe un impatto moltiplicativo sull’intero sistema territoriale.
Commercio e costruzioni
Il commercio, che pesa per il 12,9% dell’economia (contro il 32,3% perugino), registra un EBITDA 3,8% nel 2024 e aveva superato Perugia nel 2023 (4,2% contro 3,4%). La redditività è moderata ma costante, segnale di un comparto che tiene, reagisce e rimane competitivo. Nelle costruzioni Terni eccelle: 13,1% contro 7,5%, segnale di vitalità e buona capacità di trasformare fatturato in margine.
Alloggio e ristorazione
Il confronto si ribalta nel comparto turistico: l’alloggio e ristorazione a Terni mostra un EBITDA 4,6%, mentre Perugia raggiunge il 9,9%. Dietro c’è la diversa attrattività turistica dei due territori, ma anche un importante margine di crescita potenziale. Al contrario, le attività scientifiche e tecniche rappresentano per Terni un asset strategico: pesano 12,8% del valore aggiunto, il doppio rispetto a Perugia (7,4%), con redditività elevata (16,3% Terni – 17% Perugia). Un segnale forte: Terni dispone di capitale umano qualificato, consulenza tecnologica, progettazione, ingegneria. Questo segmento potrebbe diventare la leva della trasformazione industriale e il ponte tra manifattura tradizionale e industria ad alto contenuto di innovazione.
Mencaroni: impegnati nel sostenere questa transizione
Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I dati mostrano un sistema ternano produttivo ma con margini ancora troppo bassi rispetto all’Umbria, al resto del Paese e anche a Perugia. Questo ci conferma che occorre rafforzare la capacità delle imprese di generare valore, perché solo così si costruisce crescita duratura. La Camera di Commercio dell’Umbria è impegnata a sostenere questa transizione, promuovendo percorsi di digitalizzazione, innovazione tecnologica e transizione ecologica, oggi decisivi per aumentare competitività e redditività. Stiamo investendo con decisione anche nella formazione delle competenze, affinché le imprese possano accedere a nuove tecnologie e nuovi modelli organizzativi. Allo stesso tempo crediamo nei giovani: li accompagniamo verso l’imprenditorialità e li aiutiamo a inserirsi nel mondo del lavoro, perché senza capitale umano preparato non c’è sviluppo. Terni può fare il salto, e la Camera è al suo fianco per trasformare potenzialità in risultati.”.
Una donna è morta a seguito dell’incendio in un’abitazione a Penna in Teverina, in località strada di Vallicella.
L’allarme è scattato intorno alle 8 di lunedì mattina.
I vigili del fuoco hanno trovato la donna, non residente, esanime in camera da letto. Probabilmente è stata asfissiata dalle esalazioni dell’incendio, che ha riguardato il tetto dell’abitazone.
Sul posto la squadra dei vigili del fuoco del distaccamento di Amelia e i carabinieri locali.
Dopo le operazioni di spegnimento delle fiamme, si è proceduto alla bonifica dell’area. Eseguiti i rilievi dai quali si potrà stabilire con esattezza l’origine delle fiamme. Che comunque sembrano essere scaturite dal camino, lasciato acceso nella notte. Le fiamme si sono poi propagate al tetto, che è tutto in legno.