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Autore: Matteo Savino

Famiglia e imprese, aumentano le aliquote Irpef e Irap e il bollo auto

Un aumento di tasse di circa 500 euro in media per ogni umbro. E’ quanto l’opposizione stima l’incremento della tassazione su famiglie e imprese umbre con gli aumenti delle aliquote Irpef, Irap e bollo auto indicati dalla Giunta regionale nella seduta straordinaria di venerdì mattina.

La Giunta regionale, nell’annunciare gli aumenti, parla di provvedimenti progressivi che non graveranno sulle fasce più deboli. Evidenziando che per coloro che hanno un reddito fino a 15mila euro tutto resterà invariato. Per lo scaglione da 15.000 a 28.000 l’aliquota sull’addizionale Irpef passerà all’ 1,95, per coloro che percepiscono un reddito più alto, da 28 mila a 50 mila, l’aliquota sarà del 2,05, mentre sarà del 2,1 per lo scaglione più alto, quello superiore a 50 mila.

L’aliquota Irap subirà un aumento dello 0,5 solo per alcune categorie, mentre il bollo auto del 10 per cento escluse le categorie esenti.

Per la Giunta Proietti si tratta di “una strada obbligata” per evitare il commissariamento (che avrebbe portato tutte le aliquote al rialzo) per effetto del “pesante disavanzo delle 4 Aziende sanitarie, con un deficit strutturale negli ultimi 5 anni a cui si aggiunge il taglio lineare del Governo di 40 milioni dei trasferimenti alla Regione nel prossimo triennio”.

Disavanzato che la società privata a cui la Giunta Proietti ha affidato, non senza polemiche, la verifica dei bilanci delle quattro Aziende sanitarie, ha stimato in 243 milioni, cifra che però ha portato nel 2024 a un risultato economico del consolidato regionale della sanità a -90 milioni. Cifra a cui ammonta sostanzialmente la manovra lacrime e sangue che la Giunta si appresta a varare.

“Un colpo durissimo che metterà in ginocchio l’economia della regione, colpendo indiscriminatamente cittadini, lavoratori e aziende” attaccano i consiglieri di centrodestra. Che quantificano in 322 milioni di euro (oltre 500 euro di tasse in più per ogni cittadino) il conto da pagare.

Massacrata di botte dal compagno, ricoverata in prognosi riservata

La 49enne ha tredici costole fratturate e lesioni interne, il 25enne aveva simulato un incidente stradale: arrestato

Tredici costole fratturate, lesioni al volto e sulla schiena. E’ ricoverata in prognosi riservata all’ospedale di Perugia la 49enne di Petrignano di Assisi arrivata all’alba al pronto soccorso in gravissime condizioni.
Il compagno, 25enne, ha detto che la donna si era ferita a seguito di un incidente stradale. Ma secondo i carabinieri di Marsciano e Todi, a ridurla in quello stato sarebbe stato proprio il compagno, anche sulla base della tipologia delle lesioni riscontrate dai medici, che raccontano invece di un brutale pestaggio. L’incidente sarebbe stato simulato proprio per coprire il pestaggio.
Il 25enne è stato arrestato e associato alla Casa di Reclusione di Spoleto, in attesa dell’udienza di convalida. Nel frattempo, è stato attivato il protocollo del “Codice Rosso”, previsto per i casi di violenza di genere a protezione della vittima.
Già la sera precedente a Fratta Todina, dove i due abitano, erano dovuti intervenire i carabinieri, per una violenta lite. Gli animi si erano apparentemente calmati. E invece, questo il sospetto degli inquirenti, la lite – probabilmente legata all’uso di droga – sarebbe proseguita e degenerata, fino al brutale pestaggio che l’ha ridotta in fin di vita.
La donna, vista la gravità delle lesioni, è stata stabilizzata ed intubata, nel reparto di terapia intensiva. I medici al momento si sono riservati la prognosi, in particolare a causa delle numerose lesioni interne.

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In Umbria più assunti, ma con il part-time

Nell’Umbria segnata da invecchiamento e calo demografico continua ad aumentare il numero di occupati umbri, che nel 2024 hanno superato quota 373 mila. La crescita del 3,2%, un tasso più che doppio di quello registrato in Italia, ha significato 11,5 migliaia di persone in più rispetto all’anno precedente, di cui oltre 9 mila donne (+5,7%, il tasso più elevato rispetto a Italia, Nord-ovest, Nord-est, Centro e Meridione). Dunque, è stato un aumento segnatamente femminile, che ha interessato tutte le fasce d’età, compresa quella con oltre 64 anni, allargatasi di 1.500 lavoratrici, per un +28%, un tasso fortemente più elevato rispetto alle aree benchmark.

Sul versante maschile, l’incremento di 2.400 persone (+1,2%) non è stato invece parimenti omogeneo considerando le fasce d’età: crescono, e di molto, i lavoratori più maturi (50-64 anni) e quelli con oltre 64 anni (per tassi rispettivamente pari al 4,2% e al 13,6%, più elevati rispetto alle altre aree); i 25-49enni invece hanno subito una flessione (-3,2%, corrispondente a 2.400 persone in meno), a differenza del lieve aumento occorso su base nazionale.

Assunti, ma col part-time

Più persone che si offrono sul mercato del lavoro – evidenzia Elisabetta Tondini nello studio AUR – hanno significato, nello specifico, più occupati e meno disoccupati. Oltre la metà dei lavoratori aggiuntivi (6.200 circa) hanno un contratto part time, in particolare 3.800 tra i dipendenti e 2.400 tra gli autonomi. Rispetto all’Italia e alle altre aree benchmark, ove la dinamica del lavoro a tempo parziale presenta invece un segno negativo, la regione mostra un aumento sostenuto di questo tipo di contratto, quasi del tutto ascrivibile alla componente femminile.

Crescono gli autonomi

Un altro aspetto distintivo della dinamica occupazionale umbra è una crescita degli autonomi (+7,7%) relativamente molto superiore a quella del lavoro alle dipendenze (+1,9%), rispettivamente per 5,9 mila e 5,5 mila occupati in più rispetto al 2023. L’incremento del lavoro indipendente ha interessato 3,8 mila uomini e 2,2 mila donne, la maggior parte delle quali con contratti part-time.

All’opposto, la crescita del lavoro alle dipendenze è ascrivibile alla sola componente femminile: quasi 7 mila sono state le lavoratrici aggiuntive, divise quasi equamente tra full time e part time e tra contratti a termine e contratti a tempo indeterminato. Tale crescita ha più che compensato la flessione di 1,4 mila dipendenti uomini, risultante da una perdita di 3,2 mila contratti a tempo determinato non compensata dall’aumento dei tempi indeterminati.

Il lieve aumento complessivo del lavoro alle dipendenze nella forma contrattuale a termine in Umbria è stato un altro elemento distintivo dell’Umbria, in controtendenza rispetto al calo consistente occorso nelle altre aree.

I settori

Tra i settori emergono dinamiche molto differenti. In calo l’industria in senso stretto, che nell’ultimo anno ha perso oltre 3.200 lavoratori (-4,1%). Di altri 658 lavoratori (quasi tutte donne) è stata la perdita del settore agricolo (-6,4%) e una lieve espansione (1.000 unità) ha connotato il settore delle costruzioni (+0,4%).

Il boom occupazionale si è avuto nel terziario: i settori del commercio, alberghi, ristoranti e quello degli altri servizi, con tassi di crescita del 13,5% e del 3,0%, hanno contribuito ad assorbire rispettivamente 10 mila e 5,3 mila occupati in più in un solo anno. Nel primo caso, si tratta prevalentemente di uomini, nel secondo caso solo di donne (circa 8.600 in più, mentre la componente maschile ha perso oltre 3 mila occupati). Con il 71% degli occupati, l’Umbria ha superato di un punto la quota nazionale.

I funerali di “Sandro” Mendoza, solidarietà dai dipendenti Ast e del Tubificio

E’ stata restituita ai familiari la salma di Sanderson “Sandro” Mendoza, il dipendente 26enne dell’azienda Tapojarvi, morto dopo sei giorni di agonia in ospedale a seguito delle gravi ustionati provocate dalle scorie di acciaio fuso che stava trasportando con il suo mezzo nell’area Ast di Terni.

La Procura ha infatti ritenuto di non dover effettuare l’autopsia sul corpo del giovane. Potranno quindi essere programmati i funerali, ai quali, per disposizione dei vertici Ast, i lavoratori che vorranno potranno partecipare utilizzando un permesso retribuito.

I sindacati di Ast e del Tubificio, intanto, hanno deciso che verrà donata alla famiglia Mendoza un’ora di lavoro.

Una tragedia che ha scosso l’intera città di Terni e il mondo del lavoro, per questa ennesima morte.

Motociclista muore nello scontro con un Suv condotto da 78enne

Incidente mortale nel tardo pomeriggio di giovedì a Perugia, lungo la strada che collega San Marco a Cenerente.

Un uomo di 51 anni, il carabinieri Luigi Flamini, ha perso la vita. La sua moto si è scontrata con un Suv condotto da una persona di 78 anni.

Le cause dell’incidente sono in corso di accertamento da parte della polizia locale.

Per il 51enne non c’è stato nulla da fare. Il personale del 118 ha potuto soltanto constatarne il decesso. Illesa la persona anziana.

La moto e la vettura sono state poste sotto sequestro. Si attendono disposizioni del magistrato per l’eventuale autopsia sul corpo della vittima.

Cassa e licenziamenti volontari, ma la Rsu Uilm Forvia è preoccupata per il futuro

Riunione del sindacato, sotto accusa l’assenza di manager per difendere il sito ternano all’interno della multinazionale

Esprime “preoccupazione per il futuro” la Rsu Uilm di Forvia, che si sono riunite per analizzare la situazione in cui versa la più grande azienda dell’automotive della provincia ternana.

Per la RSU UILM di Forvia in questo momento complicato per il settore dell’auto, “dialogo e serie relazioni industriale possono essere lo strumento per garantire futuro a tutti i lavoratori e consolidamento dello stabilimento”.

Inoltre la RSU UILM di Forvia alla conclusione del percorso individuato con le organizzazioni sindacali territoriali – cassa integrazione straordinaria e procedura di licenziamento volontaria ed incentivata – confida che al raggiungimento degli obbiettivi prefissati lo stabilimento e tutti i lavoratori siano al sicuro.

La RSU UILM di Forvia crede che “la confusione organizzativa, senza manager nei posti essenziali, sia una conferma della poca lucidità che si utilizza per gestire una fabbrica come quella che conoscevamo e che, dopo la ristrutturazione, manca di riferimenti che garantiscano il ruolo determinante all’interno della multinazionale. Riferimenti organizzativi, modalità di gestione approssimativa e poca trasparenza negli obbiettivi potrebbero essere elementi, anche se scaturiti da una confusione europea, che deflagrano sulla solidità di uno dei più importanti Plant della multinazionale francese”.

In attesa che venga convocato il tavolo dell’automotive, che in Umbria conta 150 imprese e circa 7mila lavoratori, la Rsu UILM di Forvia si rende disponibile al confronto e considera fondamentale aprire una nuova discussione con la proprietà per capire investimenti e prospettive future, considerando prioritario il mantenimento dei livelli occupazionali e salariali”.

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Terrorismo jihadista, l’indagine della Procura di Perugia ha portato ad un arresto

Il 46enne di origine marocchina, residente nel Bresciano con la famiglia, aveva materiale che inneggiava alla “guerra santa” islamica

Stava cercando istruzioni per fabbricare armi il 46enne di origine marocchina, ma residente da diversi anni nel Bresciano con la propria famiglia, arrestato con l’accusa di terrorismo internazionale e propaganda della jihad a seguito di un’ordinanza emessa dal Tribunale di Perugia.

L’indagine condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Perugia e dalla D.I.G.O.S. di Brescia – Sezione Antiterrorismo, in collaborazione con la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con il Servizio Centrale Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha portato ad infiltrare personale della polizia postale nelle chat riconducibili allo “Stato Islamico” alle quali era possibile accedere solo dietro invito di altro appartenente.

A seguito degli elementi indiziari acquisiti, l’Ufficio ha delegato il C.O.S.C. Polizia Postale e Comunicazioni Umbria e la D.I.G.O.S. di Brescia ad effettuare una perquisizione all’interno di un garage usato dal 46enne, dove sono stati trovati numerosi fogli contenenti messaggi inneggianti al martirio e alla guerra santa. Sul cellulare l’uomo aveva scaricato e conservato materiale di propaganda jihadista, anche ricercando appunto manuali ed istruzioni per fabbricare armi artigianali.

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Le indagini sul bar distrutto dall’incendio IMMAGINI

Foligno, i carabinieri stanno vagliando i rilievi effettuati sul posto dai vigili del fuoco

Non era ancora l’alba quando è scattato l’allarme per un incendio in un bar del centro storico di Foligno.

I vigili del fuoco sono arrivati sul posto intorno alle 4 ed hanno provveduto a spegnere le fiamme. All’interno non c’erano persone, ne altre sono state coinvolte nelle vicinanze. Ingenti i danni alla struttura.

Sul posto è giunta anche una pattuglia dei carabinieri. Le cause dell’incendio sono al momento in corso di accertamento. Dai riscontri fatti, però, prende corpo l’ipotesi della natura dolosa.

  • incendio foligno 2

  • incendio foligno 3

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Studi medici sui cibi cellulari, anche dall’Umbria agricoltori a Parma

Le richieste della Coldiretti e il confronto con l’Efsa (l’Agenzia europea per la Sicurezza Alimentare)

C’erano diverse centinaia di umbri tra i ventimila agricoltori della Coldiretti arrivati a Parma da tutta Italia per difendere la salute di tutti i cittadini.

Un grande corteo pacifico non di protesta, ma a difesa soprattutto delle nuove generazioni, guidato dal presidente nazionale Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, partito dal parco 1° maggio della cittadina per raggiungere la sede dell’Efsa, l’Agenzia europea per la Sicurezza Alimentare. Si tratta dell’ente incaricato di valutare l’immissione al consumo dei nuovi alimenti che ha sede proprio nella città ducale, simbolo della Food Valley nazionale dove vengono prodotte tante eccellenze della Dieta mediterranea messe oggi a rischio dagli alimenti che l’Agenzia è chiamata a valutare.

Non a caso assieme alle bandiere gialle dell’organizzazione con il tricolore italiano sventolano quelle blu dell’Unione Europea a sottolineare il sostegno all’Europa, ma con una richiesta forte di avere un’Europa diversa, a cui oggi si chiede più coraggio. Sulle centinaia di cartelli esposti dai manifestanti, si leggono alcuni slogan come “Cibo dalle campagne non dai laboratori”, “Più ricerca medica”, “I cittadini europei non sono cavie”, ma anche “Coltiviamo un futuro di pace”, “Stop alle guerre militari e commerciali” e “L’Europa ci serve come il pane”.

Ma all’Europa si chiede ora un deciso cambio di passo su temi cruciali come quello della burocrazia che soffoca i nostri agricoltori. C’è bisogno di un’Europa che ascolti davvero i bisogni della gente e non le lobby o le multinazionali, di un’Europa attenta alla difesa dell’identità di ogni Stato.

Coldiretti, come richiesto da illustri scienziati – afferma Albano Agabiti Presidente Coldiretti Umbria – è scesa in piazza per chiedere che vengano fatti studi medici clinici e preclinici, prima di dare il via libera ai cibi cellulari e di fermentazione di precisione, per tutti i prodotti compresi quelli già presentati prima del 1 febbraio 2025. Un tema importante per l’intera popolazione e secondo un’indagine Noto Sondaggi 2024, sette italiani su 10 si dichiarano contrari al consumo di carne, latte e altri cibi fatti in laboratorio, l’8% in più rispetto al 2023. Ma chiediamo pure – prosegue Agabiti – un’Europa più forte e coraggiosa, che sappia dare risposte per la difesa del reddito degli agricoltori e per la tutela della salute dei cittadini e dei suoi popoli e che lavori per la pace. Lavoriamo per un’Europa migliore, più equa, più generosa. Innanzitutto servono risorse adeguate per sostenere il settore agricolo europeo, da destinare solo ai veri agricoltori, quelli che assicurano la sovranità alimentare al Continente. Investire in agricoltura infatti rappresenta uno strumento concreto di difesa e sicurezza strategica comune per l’Unione europea.

Le imprese agricole sono da tutelare con meno burocrazia e più semplificazione, partendo dalla riduzione dell’incomprensibile carico di impegni associato agli eco-schemi – aggiunge Mario Rossi Direttore Coldiretti Umbria. Per garantire la sicurezza alimentare e la trasparenza per tutti i cittadini dell’Unione non è più rinviabile l’origine obbligatoria del paese d’origine in etichetta per tutti i cibi commercializzati in Europa, partendo dall’abolizione della regola dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale. Proprio per questo – ricorda Rossi – anche durante la manifestazione, abbiamo raccolto le firme per arrivare a 1 milione di cittadini che chiedano di garantire il loro diritto alla trasparenza sull’origine dei cibi che arrivano sulle nostre tavole. La trasparenza sugli scaffali Ue non potrà però essere realizzata appieno senza garantire reciprocità negli accordi internazionali, dove i prodotti alimentari dei Paesi Extra Ue devono assicurare le stesse garanzie di quelli europei in termini di utilizzo di agrofarmaci, rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. Indispensabile mettere regole sui cibi ultraformulati, anche sulla base delle evidenze scientifiche sui problemi per la salute legati al loro consumo, e su quelli fatti in laboratorio, che vanno trattati come farmaci, mentre è assolutamente sbagliata ogni ipotesi di mettere etichette allarmistiche o tasse sul vino, prodotto che si inserisce appieno nella Dieta Mediterranea e che negli anni è divenuto il simbolo del bere responsabile.

“Abbiamo avuto un confronto – dicono il presidente e il segretario di Coldiretti Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo dopo essere stati ricevuti dai vertici dell’Efsa al termine della manifestazione – aperto e costruttivo con i vertici dell’Efsa. Abbiamo apprezzato la grande disponibilità ad ascoltare le nostre istanze e a chiarire le procedure di valutazione che l’Autorità applica per garantire la sicurezza alimentare dei cittadini europei. È un importante successo per i 20mila agricoltori che sono arrivati qui a Parma. Un momento di grande rappresentanza democratica, che rafforza il patto tra agricoltori e cittadini consumatori che avranno maggiori garanzie di tutela. La nostra iniziativa fin dal primo momento aveva l’obiettivo di rafforzare la ricerca medica e il ruolo di Efsa, ora continueremo il nostro impegno a Bruxelles per ulteriori potenziamenti delle regole e della trasparenza sui cibi fatti in laboratorio e sui prodotti ultraformulati”.

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Morte di Sanderson, un giorno di sciopero per Ast e l’indotto

Quello di oggi, lunedì, è il giorno del lutto a Terni. Per i lavoratori dell’Ast e di tutto l’indotto, fermi fino alle 22 di stasera, per lo sciopero indetto dopo la morte di Sanderson Mendoza, il 26enne dipendente della Tapojarvi, società che gestisce il trattamento delle scorie per Ast.

E proprio scorie di acciaio fuso, che il giovane stava trasportando, si sono rovesciate, incendiando il mezzo speciale adibito al trasporto del paiolo. Sanderson è stato estratto dal mezzo con ustioni gravissime sull’80 per cento del corpo. E’ morto all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dopo sei giorni di agonia.

La Procura di Terni, che indaga sull’incidente, ha cambiato l’ipotesi di reato da lesioni colpose a omicidio colposo.

Negli stabilimenti Tapojarvi di tutto il mondo è stato osservato un minuto di silenzio. Così come in Consiglio comunale a Terni, città piombata nel dolore e nell’indignazione.