Foligno, i carabinieri stanno vagliando i rilievi effettuati sul posto dai vigili del fuoco
Non era ancora l’alba quando è scattato l’allarme per un incendio in un bar del centro storico di Foligno.
I vigili del fuoco sono arrivati sul posto intorno alle 4 ed hanno provveduto a spegnere le fiamme. All’interno non c’erano persone, ne altre sono state coinvolte nelle vicinanze. Ingenti i danni alla struttura.
Sul posto è giunta anche una pattuglia dei carabinieri. Le cause dell’incendio sono al momento in corso di accertamento. Dai riscontri fatti, però, prende corpo l’ipotesi della natura dolosa.
Le richieste della Coldiretti e il confronto con l’Efsa (l’Agenzia europea per la Sicurezza Alimentare)
C’erano diverse centinaia di umbri tra i ventimila agricoltori della Coldiretti arrivati a Parma da tutta Italia per difendere la salute di tutti i cittadini.
Un grande corteo pacifico non di protesta, ma a difesa soprattutto delle nuove generazioni, guidato dal presidente nazionale Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, partito dal parco 1° maggio della cittadina per raggiungere la sede dell’Efsa, l’Agenzia europea per la Sicurezza Alimentare. Si tratta dell’ente incaricato di valutare l’immissione al consumo dei nuovi alimenti che ha sede proprio nella città ducale, simbolo della Food Valley nazionale dove vengono prodotte tante eccellenze della Dieta mediterranea messe oggi a rischio dagli alimenti che l’Agenzia è chiamata a valutare.
Non a caso assieme alle bandiere gialle dell’organizzazione con il tricolore italiano sventolano quelle blu dell’Unione Europea a sottolineare il sostegno all’Europa, ma con una richiesta forte di avere un’Europa diversa, a cui oggi si chiede più coraggio. Sulle centinaia di cartelli esposti dai manifestanti, si leggono alcuni slogan come “Cibo dalle campagne non dai laboratori”, “Più ricerca medica”, “I cittadini europei non sono cavie”, ma anche “Coltiviamo un futuro di pace”, “Stop alle guerre militari e commerciali” e “L’Europa ci serve come il pane”.
Ma all’Europa si chiede ora un deciso cambio di passo su temi cruciali come quello della burocrazia che soffoca i nostri agricoltori. C’è bisogno di un’Europa che ascolti davvero i bisogni della gente e non le lobby o le multinazionali, di un’Europa attenta alla difesa dell’identità di ogni Stato.
Coldiretti, come richiesto da illustri scienziati – afferma Albano Agabiti Presidente Coldiretti Umbria – è scesa in piazza per chiedere che vengano fatti studi medici clinici e preclinici, prima di dare il via libera ai cibi cellulari e di fermentazione di precisione, per tutti i prodotti compresi quelli già presentati prima del 1 febbraio 2025. Un tema importante per l’intera popolazione e secondo un’indagine Noto Sondaggi 2024, sette italiani su 10 si dichiarano contrari al consumo di carne, latte e altri cibi fatti in laboratorio, l’8% in più rispetto al 2023. Ma chiediamo pure – prosegue Agabiti – un’Europa più forte e coraggiosa, che sappia dare risposte per la difesa del reddito degli agricoltori e per la tutela della salute dei cittadini e dei suoi popoli e che lavori per la pace. Lavoriamo per un’Europa migliore, più equa, più generosa. Innanzitutto servono risorse adeguate per sostenere il settore agricolo europeo, da destinare solo ai veri agricoltori, quelli che assicurano la sovranità alimentare al Continente. Investire in agricoltura infatti rappresenta uno strumento concreto di difesa e sicurezza strategica comune per l’Unione europea.
Le imprese agricole sono da tutelare con meno burocrazia e più semplificazione, partendo dalla riduzione dell’incomprensibile carico di impegni associato agli eco-schemi – aggiunge Mario Rossi Direttore Coldiretti Umbria. Per garantire la sicurezza alimentare e la trasparenza per tutti i cittadini dell’Unione non è più rinviabile l’origine obbligatoria del paese d’origine in etichetta per tutti i cibi commercializzati in Europa, partendo dall’abolizione della regola dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale. Proprio per questo – ricorda Rossi – anche durante la manifestazione, abbiamo raccolto le firme per arrivare a 1 milione di cittadini che chiedano di garantire il loro diritto alla trasparenza sull’origine dei cibi che arrivano sulle nostre tavole. La trasparenza sugli scaffali Ue non potrà però essere realizzata appieno senza garantire reciprocità negli accordi internazionali, dove i prodotti alimentari dei Paesi Extra Ue devono assicurare le stesse garanzie di quelli europei in termini di utilizzo di agrofarmaci, rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. Indispensabile mettere regole sui cibi ultraformulati, anche sulla base delle evidenze scientifiche sui problemi per la salute legati al loro consumo, e su quelli fatti in laboratorio, che vanno trattati come farmaci, mentre è assolutamente sbagliata ogni ipotesi di mettere etichette allarmistiche o tasse sul vino, prodotto che si inserisce appieno nella Dieta Mediterranea e che negli anni è divenuto il simbolo del bere responsabile.
“Abbiamo avuto un confronto – dicono il presidente e il segretario di Coldiretti Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo dopo essere stati ricevuti dai vertici dell’Efsa al termine della manifestazione – aperto e costruttivo con i vertici dell’Efsa. Abbiamo apprezzato la grande disponibilità ad ascoltare le nostre istanze e a chiarire le procedure di valutazione che l’Autorità applica per garantire la sicurezza alimentare dei cittadini europei. È un importante successo per i 20mila agricoltori che sono arrivati qui a Parma. Un momento di grande rappresentanza democratica, che rafforza il patto tra agricoltori e cittadini consumatori che avranno maggiori garanzie di tutela. La nostra iniziativa fin dal primo momento aveva l’obiettivo di rafforzare la ricerca medica e il ruolo di Efsa, ora continueremo il nostro impegno a Bruxelles per ulteriori potenziamenti delle regole e della trasparenza sui cibi fatti in laboratorio e sui prodotti ultraformulati”.
Quello di oggi, lunedì, è il giorno del lutto a Terni. Per i lavoratori dell’Ast e di tutto l’indotto, fermi fino alle 22 di stasera, per lo sciopero indetto dopo la morte di Sanderson Mendoza, il 26enne dipendente della Tapojarvi, società che gestisce il trattamento delle scorie per Ast.
E proprio scorie di acciaio fuso, che il giovane stava trasportando, si sono rovesciate, incendiando il mezzo speciale adibito al trasporto del paiolo. Sanderson è stato estratto dal mezzo con ustioni gravissime sull’80 per cento del corpo. E’ morto all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dopo sei giorni di agonia.
La Procura di Terni, che indaga sull’incidente, ha cambiato l’ipotesi di reato da lesioni colpose a omicidio colposo.
Negli stabilimenti Tapojarvi di tutto il mondo è stato osservato un minuto di silenzio. Così come in Consiglio comunale a Terni, città piombata nel dolore e nell’indignazione.
È morto all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dopo sei giorni di agonia, Sanderson Mendoza, l’operaio 26enne dell’azienda Tapojarvi, gravemente ustionato dalle scorie di acciaio fuso che stava trasportando con il suo mezzo nell’area Ast di Terni.
Per cause in corso di accertamento, le scorie incandescenti erano fuoriuscite dal paiolo, incendiando il Klingher che il giovane, originario dell’Ecuador, stava conducendo.
Nonostante gli interventi immediati, il giovane era stato estratto dal mezzo con gravi ustioni sull’80 per cento del corpo. Quindi il ricovero all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dove è arrivato in condizioni disperate. Dopo sei giorni in coma farmacologico, è morto nella giornata di domenica.
Appresa la tragica notizia, la Rsu della fabbrica e le segreterie dei sindacati metalmeccanici hanno indetto uno sciopero immediato, appena il ciclo produttivo lo consentirà.
La Procura, che aveva aperto un’inchiesta sull’incidente, ora muterà l’ipotesi di reato su cui sta indagando.
Il sindaco di Terni, Stefani Bandecchi, ha espresso cordoglio alla famiglia di Sanderson Mendoza a nome di tutta la città di Terni. Ed ha ribadito il proprio impegno affinché i luoghi di lavoro siano occasione di sviluppo, indipendenza economica, realizzazione professionale e personale, in condizioni di sicurezza.
Anche la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e la Giunta regionale hanno espresso forte cordoglio per la morte di Sanderson Mendoza: “Siamo vicini ai familiari e ai colleghi – le parole della presidente Proietti – questo nuovo drammatico incidente sul lavoro ci impegna sempre di più ad attivarci per il rispetto delle norme. Il tema della sicurezza sul lavoro deve rimanere prioritario per la tutela dei lavoratori e per garantire anche la qualità degli ambienti di lavoro. La Regione Umbria sarà in prima linea con un Piano ad hoc potenziando l’attività di controllo nelle fabbriche con un’attenzione anche alla formazione obbligatoria dei lavoratori e al rispetto dei protocolli di sicurezza. Intensificheremo in base alle nostre competenze le attività di prevenzione per arginare questo grande problema che rappresenta una sconfitta per tutti noi”.
E’ Terni la città italiana dove nell’ultimo anno è aumentato di più il costo minimo per una veloce pausa pranzo, fatta di panino e caffè. Un incremento del 16% che però fa mantenere alla città dell’Acciaio il prezzo più basso in media, pari a 3,5 euro.
E’ quanto indica l’Osservatorio Pausa Pranzo di SumUp, sulla base dei prezzi rilevati. A Trento per consumare lo stesso pasto occorrono 6,8 euro.
Contro ogni aspettativa, invece, la città in cui nel 2024 panino e caffè hanno visto l’aumento di prezzi più significativo è Napoli: a crescere, infatti, è stato sia il costo medio (+14,1%) sia il costo massimo (+27,5%).
A Pescara il conto totale è di 4,1 euro, mentre a Palermo e a Firenze il costo è pari a 4,2€ euro Panino e caffè si assestano su un costo medio di 4,4 euro a Catanzaro, mentre la stessa consumazione a Cagliari richiede una spesa di 4,5 euro. Ad Ascoli Piceno e Bari si spendono in media 4,6 euro.
Tra le città più care, dopo Trento ci sono Milano (6,7 euro) e Trieste (6 euro). A Venezia per la pausa pranzo si spendono in media 5,5 euro: il capoluogo veneto, però, è anche quello in cui si trova il prezzo minimo più basso (2,7€ euro) e l’unico in cui il costo medio di panino e caffè è diminuito dal 2023 al 2024, del -3,3%. Certo, sempre che si resti lontano dalle zone turistiche.
La pausa pranzo costa invece 5,3 euro a Genova, 5,1 euro a Bologna, 5 euro ad Aosta e 4,8 euro a Torino e a Roma.
Il costo medio di un panino nelle città italiane
Andando nel dettaglio, quanto costa in media mangiare solo un panino al bar o al ristorante nel 2024? In ordine decrescente, si va dai 5,5 euro delle province di Trento e Milano ai 4,7 euro di Trieste e ai 4,3 euro di Venezia. Proseguendo, la spesa media scende ai 4,1 euro di Genova e ai 3,9 euro di Aosta. Bologna e Roma si assestano, rispettivamente, a 3,9 euro e 3,7 euro di spesa media per un sandwich in pausa pranzo. A Terni, Pescara e Firenze, invece, troviamo i costi più bassi per un panino: rispettivamente 2,3 euro, 2,8 euro e 3 euro. Seguono Palermo con 3 euro, Cagliari con 3,3 euro, Catanzaro, Ascoli Piceno e Napoli con 3,4 euro. A Bari e Torino il costo medio per un sandwich al bar, invece, è di 3,5 euro.
Quanto costa un caffè da Nord a Sud Italia
Tra le venti città italiane analizzate da SumUp il prezzo medio del caffè vede un’oscillazione più contenuta, ma comunque presenta differenze. La spesa media più alta si registra a Pescara, Trieste, Trento, Torino e Bologna: in tutte queste province il costo di un caffè è attorno a 1,3 euro. Invece si scende lievemente di prezzo (1,2 euro) a Venezia, Firenze, Ascoli Piceno, Palermo e Milano.
Gli effetti del maltempo che ha interessato nel fine settimana il Centro Italia hanno creato qualche problema anche in Umbria, con frane e smottamenti. Anche se la piena del Tevere sembra essere passata indenne.
Smottamenti e crolli
E’ tenuta sotto controllo la situazione a Vallo di Nera, dove è crollata parte delle mura urbiche. Due abitazioni sono state sfollate, così come un edificio pubblico. Il tratto di muro, fanno sapere dalla Regione, era già destinatario di risorse, per le quali è stata richiesta una implementazione necessaria dopo il crollo di parte del muro.
Criticità si sono verificate anche nella zona del Trasimeno, ai Ponti di Perugia e nell’area dell’Orvietano. Sono stati inoltre immediatamente verificati i dissesti segnalati in alcuni comuni, Narni, Ferentillo, Allerona, Fabrodove il sindaco Simone Barbanera ha fatto transennare un’area delle mura a rischio crolli, con cinque persone sfollate.
In tutti questi comuni state attivate le verifiche da parte dei vigili del fuoco e da parte dei tecnici comunali, provinciali e regionali e nessuno desta al momento particolare preoccupazione data anche la intensità delle precipitazioni per ora limitate nel nostro territorio.
ll servizio protezione civile regionale, coadiuvato dagli altri servizi coinvolti nel sistema di reperibilità, sta continuando a monitorare l’evoluzione delle piogge e la situazione dei fiumi dell’Umbria, dove c’è stata allerta gialla. Anche attraverso l’ausilio dell’elicottero.
La diga di Montedoglio
In particolare l’attenzione è stata rivolta alla diga di Montedoglio, nella quale è in corso una fase di collaudo comportante la necessità di mantenere al livello dello sfioratore la quota dell’acqua invasata. In tale situazione è stato necessario modulare i rilasci dalla diga in modo tale da mantenere equilibrio tra la portata in ingresso ed i volumi scaricati a valle, il tutto tenendo ben presente la necessità di non aggravare il rischio nei territori sottesi alla diga. Continui sono stati gli scambi di informazioni tra il gestore della diga, il centro funzionale e i presidi idraulici che hanno monitorato, anche in loco, le portate. La fase di collaudo proseguirà per complessivi 15 giorni come da programma.
Nel frattempo l’amministrazione comunale di Città di Castello da venerdì ha informato la cittadinanza che, a seguito dell’allerta meteo diffusa dalla Regione Umbria e in considerazione dei rilasci di acqua dalla diga di Montedoglio comunicati dall’Ente Acque Umbre-Toscane, si potranno verificare innalzamenti del livello idrometrico del Tevere. Per questo sono stati attivati i pannelli digitali di allerta lungo il percorso ciclopedonale che costeggia il corso d’acqua, dove i cittadini sono invitati ad adottare comportamenti prudenti e responsabili. Il documento di allerta meteorologica diffuso dal Centro Funzionale della Protezione Civile della Regione Umbria, valido fino alla mezzanotte di domenica 16 marzo, riportava un codice giallo (rischio ordinario) per criticità idraulica, idrogeologica e vento nell’area dell’Altotevere per la giornata di venerdì 14 e un codice giallo per criticità idraulica e temporali a partire dalla giornata di sabato 15 marzo. La situazione è monitorata costantemente dal Presidio Territoriale del Servizio di Protezione Civile Comunale di Città di Castello, come comunicano il sindaco Luca Secondi e gli assessori alla Protezione Civile, Benedetta Calagreti, alla Polizia Locale, Rodolfo Braccalenti e Lavori Pubblici, Riccardo Carletti.
Frana a Pratelle
Nel territorio comunale di Città di Castello, a causa di una frana a Pratelle, la notte appena trascorsa, una famiglia, composta da cinque persone di cui due anziane, è stata costretta a lasciare la propria abitazione.
I vigili del fuoco previo sopralluogo hanno ritenuto a rischio l’incolumità degli occupanti e il sindaco, Luca Secondi, ha emesso ordinanza di inagibilità e immediato rilascio dell’immobile per pericolo frana. La polizia locale, coordinata dal Comandante, Emanuele Mattei, ha proceduto a dare esecuzione all’ordinanza mettendo a disposizione le proprie risorse e competenze per aiutare le persone a trovare un alloggio poi avvenuto presso i familiari residenti nei paesi limitrofi. Dopo essersi assicurati che gli occupanti fossero al sicuro hanno proceduto a sigillare l’abitazione e interdetto l’accesso a chiunque fino a nuove verifiche. Le operazioni sono terminate alle ore 1. Sul posto è intervenuto anche il tecnico reperibile e gli addetti delle Squadre Operative.
Attivati i pannelli di allerta lungo il percorso ciclopedonale di Città di Castello, dove i cittadini sono invitati alla prudenza.
Umbri in soccorso delle popolazioni toscane
La Regione Umbria, a seguito dello stato di mobilitazione dichiarato dal ministro Musumeci, ha messo a disposizione la sua colonna mobile per eventuale supporto alle Regioni Emilia Romagna e Toscana, per le quali si prevedeva un periodo di pioggia particolarmente intenso, come poi effettivamente si è verificato. Nella serata di ieri è stata disposta l’attivazione di diverse regioni, tra cui l’Umbria, per portare soccorso alla popolazione di alcuni comuni toscani, particolarmente colpiti dalle esondazioni dei corsi d’acqua. Funzionari della Regione Umbria sono arrivati nelle primissime ore di questa mattina, nei comuni assegnatici di Rufina e Dicomano, per le preliminari attività di scouting. Qui sono stati raggiunti dal resto della colonna mobile costituito da altri funzionari regionali e da 37 volontari con al seguito mezzi idrovore/motopompe, moduli per il lavaggio delle aree e locali invasi dal fango, bobcat e tutto quanto altro è necessario in situazioni come quella che si trovano ad affrontare. Parte di queste attrezzature sono state recentemente acquistate dalla Regione, con fondi propri e altri messi a disposizione dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, proprio per dotare chi interviene in una emergenza di mezzi dedicati, funzionali per le specifiche attività.
“Mi fa piacere ricordare che per l’uso delle attrezzature e dei mezzi, nonché per la sicurezza degli operatori la Regione promuove corsi di formazione, ogni anno, a cui partecipano numerosi volontari. Mi preme ringraziare – ha affermato la presidente Stefania Proietti – le associazioni comunali di Protezione Civile che sono partite per questo primo contingente, ovvero i gruppi comunali di Acquasparta, Bastia Umbra, Cannara, Marsciano e Spello, nonchè le associazioni di protezione civile di Città di Castello e Foligno, ma anche gli altri gruppi e associazioni di protezione civile che si erano resi disponibili e sui quali faremo affidamento nel caso ci sia necessità di permanere in Toscana per un periodo più lungo”.
“Dopo mesi di confronto con Randstad, riteniamo che non ci siano più le condizioni per proseguire il confronto, non essendoci mai state date risposte in merito alle tante questioni poste”. Le organizzazioni sindacali Felsa Cisl Umbria, Nidil Cgil Terni e Uiltemp Uil Umbria annunciano la sospensione del confronto con Randstad sulla vicenda dei lavoratori somministrati dall’agenzia per il lavoro Randstad nell’azienda Eskigel di Terni.
“Da mesi ormai – spiegano i sindacati – siamo al tavolo con l’agenzia per dirimere alcune questioni che hanno fortemente esacerbato gli animi dei lavoratori. L’azienda utilizzatrice, stagionale, impiega con estrema flessibilità i lavoratori somministrati e al tavolo abbiamo più volte rivendicato il rispetto degli accordi sottoscritti, che prevedono contratti per i lavoratori a tempo determinato di almeno 15 giorni. A oggi, però, continuiamo a registrare il susseguirsi di contratti molto più brevi”.
Felsa, Nidil e Ultemp ricordano di aver chiesto “più volte il rispetto dell’equità nel trattamento dei lavoratori che, pur svolgendo analoghe mansioni dei diretti, sono inquadrati in modo diverso”. C
’è poi la questione degli orari. “All’inizio di questa stagione – fanno sapere le organizzazioni sindacali –, ai somministrati assunti a tempo indeterminato da Randstad in Eskigel, oltre alla consueta lettera di assegnazione, è stato recapitato un ulteriore documento con il quale si comunicava una variazione di orario: non si prevedono più le 44 settimane dal 1° gennaio al 31 ottobre, come gli analoghi contratti dei lavoratori diretti, ma nell’arco dell’intero anno, senza indicazioni sui periodi di lavoro e non lavoro. Parliamo di lavoratori ormai strutturali a questa azienda e che, in molti casi, gestiscono linee di produzione, se non interi reparti. Lavoratori che, sottoinquadrati ormai da anni, continuano a permettere a Eskigel di produrre, fatturare e vantare utili invidiabili”.
“Su mandato dell’assemblea dei lavoratori – concludono le sigle sindacali – abbiamo chiesto all’agenzia di tornare indietro rispetto alla variazione di orario che sta ottenendo un unico risultato: svuotare Eskigel di professionalità importanti che si stanno spostando verso altre realtà lavorative; un esodo che non si ferma e che rischia di pregiudicare ulteriormente l’andamento produttivo. Chiediamo il rispetto degli accordi, della parità di trattamento, dei lavoratori”.
L’intensa pioggia di questi giorni ha fatto crollare parte delle mura urbiche del borgo di Vallo di Nera, già minate dal terremoto.
Il crollo si è verificato a metà pomeriggio di venerdì e fortunatamente non ha coinvolto persone, né auto nella strada sottostante.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Norcia, insieme a forze dell’ordine e tecnici comunali.
La squadra dei vigili del fuoco ha provveduto all’interdizione di tutta l’area interessata dal cedimento, che ha coinvolto un edificio comunale ed alcuni fabbricati privati. Due famiglie sono state evacuate.
La proroga della Zona Franca Urbana fino al 2026 consentirebbe alle imprese impegnate nella ricostruzione possano continuare ad utilizzare i crediti d’imposta accumulati, senza ostacoli burocratici o fiscali.
Da qui il sostegno bipartisan dell’Assemblea legislativa, con la mozione, approvato all’unanimità dei presenti a rafforzare per questo obiettivo “l’azione istituzionale, in coerenza con gli atti già approvati dall’ Assemblea legislativa, per sostenere; a sollecitare il Governo ad intervenire per rimuovere il blocco all’utilizzo dei crediti d’imposta accumulati dalle imprese impegnate nella ricostruzione, garantendo un quadro di certezza normativa e fiscale per consentire alle PMI e agli artigiani di operare senza interruzioni; a coinvolgere i parlamentari umbri di ogni espressione politica affinché si facciano portavoce delle istanze del territorio, promuovendo iniziative parlamentari a sostegno della proroga della ZFU e del ripristino dei fondi tagliati, per garantire alle aree interne umbre il supporto necessario al completamento della ricostruzione e alla ripresa economica; a contrastare il rischio di spopolamento e abbandono delle aree interne umbre, attraverso misure concrete che assicurino pari opportunità economiche e sociali ai cittadini e alle imprese dei territori colpiti dal sisma”.
La mozione sulla richiesta di proroga della Zona Franca Urbana, presentata dagli esponenti del Pd Cristian Betti e Letizia Michelini (Pd), è stata condivisa dai consiglieri di opposizione a seguito di alcune modifiche apportate al dispositivo dell’atto.
“I commissari Legnini e Castelli – ha detto Betti illustrando l’atto – hanno fatto molto ed oggi si sta procedendo in maniera corretta affrontando ogni tematica in maniera giusta. La mancata proroga della ZFU potrebbe determinare la chiusura di numerose attività , in particolare nei centri più colpiti dal sisma, aumentando il rischio di spopolamento e indebolendo il tessuto economico locale”.
La scadenza della Zona Franca Urbana al 31 dicembre 2024 ha bloccato l’utilizzo dei crediti d’imposta accumulati dalle imprese, determinando difficoltà economiche per numerose aziende edili artigiane e PMI operanti nel cratere sismico.
Il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, già nel 2023 aveva promosso con successo una proroga della Zona Franca Urbana e, in seguito alla recente mancata approvazione dell’emendamento, ha avviato nuove interlocuzioni con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per valutare una possibile proroga della misura.
Una disponibilità accolta come un segnale positivo nelle aree colpite dal sisma. Il mancato rinnovo della ZFU e il blocco dei crediti d’imposta, infatti, penalizzano le imprese impegnate nella ricostruzione, con il rischio di un rallentamento del processo, con conseguenti ripercussioni occupazionali ed economiche.
E’ morto in ospedale il 56enne tunisino, detenuto nel carcere di Capanne, che mercoledì mattina ha dato fuoco al materasso, alle coperte ed a quanto altro di infiammabile c’era nella sua cella.
La salma è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria in ospedale, “dove l’uomo era stato portato dalla polizia penitenziaria nell’estremo tentativo di salvargli la vita” spiega il segretario del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) Fabrizio Bonino, che ha dato la notizia del tragico evento.
“L’uomo – racconta il sindacalista – era stato spostato da Reparto penale a quello circondariale ed è lì che ha inscenato la folle e drammatica protesta che gli è costata la vita”. L’intervento degli agenti, pur tempestivo, non è bastato a salvargli la vita.
Bonino segnala che il tragico evento è stato commesso nella Terza Sezione del carcere, da tempo al centro delle critiche sindacali per la sua fatiscenza, tanto che nel corso di una recente visita ispettiva del SAPPE i vertici nazionali e regionali del sindacato avevano chiesto al DAP di “valutare attentamente la possibilità di un cambio ai vertici dell’Istituto, in quanto solo attraverso una gestione più attenta e responsabile si potranno garantire condizioni di lavoro dignitose al personale e un’effettiva sicurezza all’interno della struttura”.
Il segretario generale Donato Capece aveva espresso “profonda delusione per le condizioni in cui sono costretti a operare: In diversi settori dell’Istituto, e in particolare presso la “Terza Sezione”, abbiamo riscontrato importanti infiltrazioni di acqua piovana sui soffitti. Le mura di molte Sezioni risultano sporche e in alcune zone sono ancora presenti residui di escrementi umani, lanciati dai detenuti nel tentativo di colpire il personale. Ristretti che, per altro, si trovano ancora all’interno della struttura, senza che siano stati presi provvedimenti per il loro trasferimento. Ulteriore criticità riguarda i cancelli automatici, che risultano non funzionanti da diverso tempo. Questo non solo complica il regolare svolgimento delle attività quotidiane, ma rappresenta anche un potenziale rischio per la sicurezza dell’intera struttura, considerando la necessità di una tempestiva gestione degli accessi e della c.d. movimentazione interna”.
Proprio per trovare una soluzione strutturale a questi problemi, considerata l’inefficacia delle numerose lettere inviate alla Direzione e al Provveditorato Regionale, nella giornata di martedì si era tenuto un incontro con il direttore generale Beni e Servizi dell’Amministrazione Penitenziaria, Antonio Bianco, durante il quale erano state illustrate dettagliatamente le gravi criticità strutturali del reparto circondariale del carcere di Perugia Capanne. “Criticità – conclude il SAPPE – che debbono trovare urgente soluzione dopo la tragedia di questa mattina”.
Verso un tavolo per l’emergenza carceri
Una tragedia che ha scosso anche le istituzioni. In accordo con la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, la presidente della Regione Stefania Proietti ha comunicato che sta valutando l’istituzione di un tavolo sull’emergenza penitenziaria a Capanne e in tutte le carceri umbre.
Proprio pochi giorni fa la presidente Proietti aveva inviato una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio, e mandata per presa d’atto anche al procuratore generale della Corte di Appello di Perugia Sergio Sottani, anch’egli assolutamente preoccupato per la situazione.
“Nella mia funzione di rappresentante della Regione Umbria – scriveva nella lettera – chiedo un deciso e immediato intervento volto a ridurre l’attuale stato di sovraffollamento dei detenuti e al contempo un deciso rafforzamento del personale, a cominciare dalla polizia penitenziaria. Le chiedo altresì con ogni urgenza di formalizzare il Provveditorato Umbria in luogo del precedente Provveditorato Umbria-Toscana, situazione all’origine di molte criticità e dell’attuale sovraffollamento”.