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Così è cambiato il reddito nei comuni terremotati dal 2015 ad oggi

Reddito medio Irpef in aumento nei comuni del cratere del sisma del 2016, ma complessivamente in diminuzione, come il numero dei contribuenti.

E’ quanto emerge dal report realizzato dalla Camera di Commercio dell’Umbria nell’ambito del Progetto Fenice, secondo cui il reddito Irpef medio nei 14 comuni del cratere è salito del 5,1% in termini reali rispetto al 2015, ma nello stesso periodo il reddito complessivo si è ridotto di 21 milioni di euro (-7,7%) e i contribuenti sono calati di quasi il 15%. Situazione opposta a Spoleto, dove crescono i numeri ma cala il reddito medio.

L’andamento nei comuni del cratere

Nei 14 comuni del cratere (Arrone, Cascia, Cerreto di Spoleto, Ferentillo, Montefranco, Monteleone di Spoleto, Norcia, Poggiodomo, Preci, Polino, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Sellano, Vallo di Nera), esclusa Spoleto, i redditi complessivi dichiarati si sono ridotti del 7,7% in termini reali tra il 2015 (anno pre-sisma) e il 2023, passando da 278,6 a 257,2 milioni di euro.

Un crollo netto che riflette la fragilità ancora irrisolta di questi territori. Ma se si guarda al reddito medio Irpef per contribuente, emerge un dato sorprendente: +5,1%. Ogni contribuente, nel 2023, ha dichiarato mediamente 20.855 euro, contro i 19.012 del 2015 (valori attualizzati).

A metterlo nero su bianco è la Camera di commercio dell’Umbria, che con il Progetto Fenice – condotto insieme all’Università per Stranieri di Perugia, al Comune di Norcia e alla Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica – ha prodotto un report sulla dinamica dei redditi nel cratere. Obiettivo: ricostruire sviluppo e fiducia. Non solo ricostruzione fisica, dunque, ma rigenerazione economica e sociale.

Il nodo dell’esodo

A pesare sui redditi complessivi è soprattutto la fuga di residenti. Nei 14 comuni, i contribuenti sono passati da 14.655 nel 2015 a 12.482 nel 2023: una contrazione del 14,8%. Con Spoleto inclusa, il calo si attenua a -2,4%, ma resta.

Nel frattempo, in Umbria i contribuenti sono aumentati da 606.924 a 639.745. Il cratere rappresentava il 2,41% della platea regionale, oggi solo l’1,95%. Più che ricostruzione, si è assistito a un ridimensionamento demografico strutturale. Un problema che si riflette anche sull’accesso ai servizi, sulla tenuta delle imprese e sulla capacità attrattiva del territorio.

Quando Spoleto fa eccezione

Il caso di Spoleto è l’opposto. Qui il numero di contribuenti è cresciuto (da 26.513 a 27.705), ma il reddito medio è calato del 2,2%, scendendo da 21.328 a 20.855 euro. E se si aggregano i dati di Spoleto agli altri comuni, la crescita del reddito medio si riduce allo 0,3% appena.

Questa dinamica è rivelatrice: anche in contesti meno colpiti fisicamente dal sisma, il benessere economico individuale può contrarsi, segnalando fragilità più ampie, legate ai cambiamenti occupazionali, ai costi della vita e alla qualità dell’offerta lavorativa.

Dipendenti in difficoltà, autonomi resilienti

Guardando alle tipologie di contribuenti, la frattura è netta. I lavoratori dipendenti nei 15 comuni del cratere hanno perso terreno: il loro reddito medio Irpef è calato del 15,2%, da 21.031 a 17.107 euro. Peggio che nel resto dell’Umbria, dove il calo si ferma a -13%.

I pensionati hanno invece visto un lieve incremento, probabilmente legato alla stabilità delle prestazioni previdenziali e all’indicizzazione. Ma sono soprattutto autonomi e imprenditori a sorprendere: nonostante il forte calo numerico dei contribuenti (autonomi da 641 a 400; imprenditori in contabilità ordinaria da 245 a 187; semplificata da 1.405 a 1.124), chi è rimasto ha aumentato in modo sensibile il proprio reddito medio. Una dinamica che suggerisce selezione naturale: restano i più competitivi, con attività consolidate o capaci di adattarsi.

Comuni: chi sale e chi scende

A livello di reddito complessivo prodotto, a Cerreto di Spoleto si registra il tonfo maggiore: -60,9%. Male anche Polino (-28,8%). In controtendenza Cascia (+14,6%) e Norcia (+7%).

Quanto al reddito medio per contribuente, sei comuni segnano il segno meno: Monteleone di Spoleto (-27,6%), Arrone (-8%), Sellano (-7,1%), Preci (-7%), Spoleto (-2,2%) e Vallo di Nera (-1,7%). Ma ci sono anche balzi impressionanti: Norcia +30,8%, Polino +23,1%, Cascia +11,7%, Poggiodomo +11,1%, Sant’Anatolia di Narco +9,3%.

Un dato su cui riflettere: a Norcia e Polino, dove il reddito medio cresce più del 20%, la popolazione è diminuita drasticamente. Si crea così un paradosso contabile: meno persone, ma con redditi più alti. Non sempre per reale benessere diffuso, ma perché i più deboli sono scomparsi dal radar statistico.

Una ricostruzione a doppia velocità

Il quadro che emerge è quello di una ricostruzione selettiva: pochi contribuenti, spesso più forti e strutturati, che resistono e si arricchiscono. Ma un territorio che si impoverisce e si svuota. Il Progetto Fenice prova a invertire la rotta, puntando sulla rigenerazione economica e sociale, sulla formazione e sul rafforzamento dell’identità locale.

La domanda cruciale resta: è sufficiente il dato positivo sul reddito medio per dire che il cratere stia rinascendo? Probabilmente no. Occorre un investimento stabile e duraturo per riportare giovani, famiglie e imprese, incentivare il reinsediamento e trasformare la resilienza individuale in coesione strutturale. Senza questa base, l’aumento del reddito medio rischia di fotografare più l’abbandono che la ripartenza.

Mencaroni: Progetto Fenice per sostenere il rilancio

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Questi dati raccontano una realtà complessa, fatta di difficoltà ma anche di capacità di reazione. La riduzione del reddito complessivo e del numero dei contribuenti è un segnale allarmante, che ci obbliga a rimettere al centro le aree interne e i comuni colpiti dal sisma. Ma l’aumento del reddito medio per contribuente dimostra che chi è rimasto ha saputo reggere l’urto e reinventarsi. Con il Progetto Fenice vogliamo sostenere proprio questo spirito, costruendo strumenti concreti di rilancio economico e sociale. Non ci può essere ricostruzione senza persone, lavoro e fiducia”.

Indicatori economici, le due province umbre a confronto

Luci ed ombre. E soprattutto, dinamiche asimmetriche tra le province di Perugia e Terni. Questa la fotografia economica dell’Umbria che emerge dal Dataview congiunturale di aprile 2025 del Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, punto di riferimento analitico del sistema camerale italiano. Un’analisi che valuta dieci indicatori economici chiave e che, messi a confronto con le medie nazionali e regionali, restituiscono una mappa nitida delle trasformazioni economiche in atto. Non mancano sorprese.

Terni sorprende per dinamismo occupazionale ed export; Perugia va molto bene nell’export, ma soffre, soprattutto sul fronte dell’innovazione e del credito alle imprese. 

Perugia: stagnazione industriale, vitalità nel sociale

La provincia di Perugia mostra segnali misti. La grande frenata arriva però dalle start-up innovative, in crollo del 29,4% (a fronte di un -6,1% nazionale): un segnale d’allarme per un territorio che dovrebbe puntare sull’innovazione per restare competitivo.
E anche la crescita dei prestiti alle imprese segna il passo: -4,5%, contro una media nazionale del -3,2%. Questo dato può riflettere sia una difficoltà nell’accesso al credito che una minore domanda legata a una progettualità in stallo.
Quanto alla cassa integrazione, cresce del 50,3% tra il 2023 e 2024, mostrando crescenti difficoltà nel mondo del lavoro.

Non tutto è negativo: il numero di istituzioni iscritte al RUNTS (Terzo Settore) cresce dell’11,7%, dato superiore alla media dell’8,2%, e le esportazioni aumentano del 5,7%, ben al di sopra del +0,4% nazionale. Anche le transazioni immobiliari (+0,2%) crescono.
La cassa integrazione marca +50,3% tra il 2023 e 2024, evidenziando crescenti difficoltà in alcuni segmenti, principalmente industriali, mondo del lavoro.
La variazione occupazionale è appena positiva (+1,8%) ma comunque inferiore alla media nazionale (+1,9%). Le entrate previste di lavoratori aumentano solo dello 0,2%, a fronte di un +1,9% medio, a indicare una certa stasi nel mercato del lavoro locale.

Terni: sorpresa umbra, tra lavoro ed export

Dall’altra parte dell’Umbria, Terni sorprende. In positivo. La crescita degli occupati è del +7,7% contro l’1,9% nazionale. Ma il dato più clamoroso è quello sulle entrate previste di lavoratori tra aprile e giugno 2025: +15,8%, a fronte del +1,9% della media Italia.
Un vero boom occupazionale che sembra segnalare un recupero strutturale, probabilmente trainato da settori come la meccanica, la logistica e i servizi connessi alla transizione energetica.
Anche l’export cresce in modo robusto: +4,3% (contro il +0,4% nazionale), mentre le transazioni immobiliari (+1,6%) e i depositi bancari (-0,7%, comunque meglio del -3,2% nazionale) danno l’idea di un territorio in effervescenza, con una maggiore fiducia delle famiglie e una relativa tenuta della liquidità.
Il punto critico, però, resta il calo delle start-up innovative: -20,8%. Un dato migliore di Perugia ma comunque grave.
Il terzo settore (+7,9%) e la stabilità delle imprese attive (-0,1%) dimostrano una certa solidità sociale, ma anche a Terni mancano segnali strutturali di innovazione tecnologica. Al contempo, la cassa integrazione cresce solo del 3,5% contro una media nazionale del 21,1%, sintomo di una minore esposizione a crisi settoriali improvvise.

Le due province umbre nel contesto del Centro Italia

Se confrontiamo Perugia e Terni con il resto del Centro Italia (Toscana, Marche e Lazio), emerge un quadro sfaccettato.
L’Umbria complessivamente si difende sull’occupazione, ma perde terreno sull’innovazione e sui finanziamenti alle imprese. Firenze e Ancona, per esempio, pur con una dinamica più lenta sull’export, mostrano indicatori migliori in termini di start-up e accesso al credito.
Un confronto ancor più impietoso arriva con l’Emilia-Romagna, dove territori come Reggio Emilia e Modena non solo attraggono start-up, ma aumentano gli investimenti in ricerca e sviluppo. In quel modello, le Camere di commercio svolgono un ruolo più aggressivo nell’incubazione di impresa e nel sostegno all’internazionalizzazione.
L’Umbria sembra al contrario ancora legata a modelli tradizionali di sviluppo, meno orientati al rischio e più legati alla rendita.

Le leve per rilanciare l’Umbria

Dai dati Tagliacarne – sottolinea la Camera di commercio dell’Umbria – emerge con chiarezza che l’Umbria ha bisogno di ribilanciare le sue traiettorie di sviluppo.
Terni mostra una dinamicità che dovrebbe essere analizzata e forse replicata, mentre Perugia ha il capitale umano e l’università per tornare a guidare l’innovazione regionale, a patto di poter contare su finanziamenti e agevolazioni.
La chiave è il rafforzamento delle politiche per le start-up, una nuova stagione di credito intelligente e un rilancio delle politiche attive del lavoro.
Fondamentale sarà il ruolo del PNRR: ci sono progetti ancora bloccati o rallentati.
Un nuovo patto territoriale, che coinvolga istituzioni, camere di commercio, università e mondo delle imprese può essere la leva per superare la frattura fra Perugia e Terni e costruire un futuro regionale più armonico.

Mencaroni: la competitività si costruisce insieme

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I dati Tagliacarne ci parlano con franchezza: l’Umbria è una regione con enormi potenzialità, ma con forti squilibri interni. Il dinamismo di Terni va valorizzato e messo a sistema, ma non possiamo accettare che Perugia resti indietro su innovazione e credito. Serve una regia condivisa che unisca università, imprese, istituzioni e terzo settore. Come sistema camerale siamo sempre pronti a fare la nostra parte per accelerare l’accesso ai finanziamenti, sostenere le start-up e creare nuove occasioni di occupazione qualificata. L’Umbria deve investire su giovani, tecnologia e qualità. Non possiamo più permetterci una crescita a macchia di leopardo. La competitività si costruisce insieme, oppure non si costruisce affatto.”

In Umbria green un’assunzione su 3 nell’ultimo anno

L’Umbria si conferma una delle regioni più dinamiche d’Italia nella corsa alla transizione ecologica. Al green è attribuibile il 34,8% delle assunzioni effettuate nella regione nel 2024.

Lo certificano i dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro: 22.470 posti di lavoro verdi su 64.540 assunzioni totali, un risultato che supera sia la media nazionale (34,3%) sia quella del Centro (32,2%). Meglio dell’Umbria, nel Centro, fanno solo le Marche (35,4%).

Un risultato che colloca la regione in posizione di assoluto rilievo, davanti a Lazio (32,3%) e Toscana (30,2%), e che racconta di un sistema produttivo sempre più orientato a investire in sostenibilità, risparmio energetico, bioedilizia, energie rinnovabili e gestione ambientale. Le imprese umbre dimostrano di aver compreso pienamente l’importanza della svolta verde, adattando i propri modelli di business alle nuove esigenze ambientali e sociali.

Green jobs: motore della nuova economia

I green jobs non sono solo i nuovi mestieri ambientali, ma comprendono tutte le figure professionali che richiedono competenze eco-compatibili, gestione sostenibile di prodotti e processi, capacità di integrare criteri ambientali nelle attività aziendali. Si tratta spesso di evoluzioni green di lavori tradizionali: tecnici edili specializzati nella bioedilizia, progettisti di impianti a basso consumo, esperti di sostenibilità nei settori agroalimentare, energetico e manifatturiero.

Nel 2024, secondo Excelsior, la domanda di green jobs a livello nazionale è stata pari a 1.891.990 su 5.516.280 assunzioni totali, un dato stabile rispetto al 2023 ma con una lieve flessione (-1,4%) sulla componente green. Nonostante questo, la richiesta di competenze ambientali è sempre più strategica e diffusa. La sostenibilità ambientale, infatti, è diventata un asset competitivo per le imprese, chiamate a rispondere sia alla pressione normativa europea sia alla crescente sensibilità dei consumatori.

Domanda alta, reperimento difficile: un problema urgente

In Umbria il 59,3% delle assunzioni green è di difficile reperimento, contro una media italiana del 53,8% e una media del Centro del 51,9%. Sono oltre 13.325 i posti green che rischiano di restare scoperti nel 2024, una delle percentuali più alte d’Italia insieme alle Marche.

La scarsità di candidati e la carenza di competenze specifiche sono le cause principali: in Umbria il 64,7% delle imprese richiede esperienze pregresse ai candidati green (67,9% in Italia, 66,1% nel Centro).

Le professioni più richieste comprendono tecnici specializzati, operai qualificati nella gestione eco-compatibile dei processi, esperti in bioedilizia, consulenti ambientali e figure per la gestione sostenibile delle filiere agroalimentari. La richiesta si estende anche ai tecnologi ambientali, agli installatori di impianti fotovoltaici, agli energy manager e ai tecnici della mobilità sostenibile.

Perugia più avanti di Terni

A livello provinciale, la provincia di Perugia mostra una maggiore vivacità green: 17.850 assunzioni green su 50.600 programmate (35,5%), contro le 4.629 su 13.940 di Terni (33,1%). Anche la difficoltà di reperimento è più alta a Perugia (60,1%) rispetto a Terni (56%).

Quanto alla richiesta di esperienza specifica, il quadro si inverte: a Terni il 68,8% delle assunzioni green richiede esperienza, a Perugia il 63,7%.

Il divario tra le due province evidenzia come le dinamiche territoriali della transizione verde siano influenzate anche dalla struttura produttiva locale e dalla capacità dei sistemi formativi di rispondere ai nuovi fabbisogni.

Giovani protagonisti della transizione verde

Un segnale incoraggiante arriva dai giovani: in Umbria il 29% delle assunzioni green riguarda under 29, superando sia la media nazionale (27,2%) sia quella del Centro (27,8%). Un dato che mostra come la transizione verde possa essere una leva di sviluppo per le nuove generazioni, a patto di investire su ITS Academy, orientamento scolastico e percorsi universitari mirati.

La capacità di attrarre giovani verso le professioni green rappresenta una sfida strategica per garantire all’Umbria una crescita economica inclusiva, sostenibile e proiettata al futuro.

Mencaroni: Umbria protagonista della transizione ecologica italiana

Dati e dinamiche che Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, commenta così: “Il dato sulle assunzioni green conferma che l’Umbria è pienamente protagonista della transizione ecologica italiana. Siamo soddisfatti di vedere le nostre imprese in prima linea, capaci di anticipare i cambiamenti e investire in nuove competenze. Tuttavia, la difficoltà di reperire profili adeguati deve far riflettere. Serve un impegno straordinario sul fronte della formazione tecnica e specialistica: ITS Academy, scuole e università devono essere accompagnate in un grande piano di aggiornamento e orientamento. Non possiamo permetterci che migliaia di opportunità di lavoro green vadano perse. L’Umbria ha tutte le carte in regola per diventare un modello nazionale di sviluppo sostenibile, ma la sfida delle competenze è ora e non può essere rimandata.”

Conferme e flop, ecco i comuni umbri dove c’è più voglia di fare impresa

E’ ancora Todi il territorio dove c’è più voglia di fare impresa. Si contano infatti 14,1 imprese ogni 100 residenti. Seguono Castiglione del Lago e Bastia Umbra (11,9 imprese ciascuno), poi Orvieto (11,8) e Assisi (11,7), restando ai comuni sopra i 10mila abitanti.

E’ quanto emerge dal report della Camera di Commercio dell’Umbria, che analizza la densità di aziende rispetto alla popolazione residente nel 2024.

Todi leader da tre anni, San Giustino ultimo tra i grandi comuni

Per Todi si tratta di una conferma dopo aver primeggiato anche nel 2022 e nel 2023. Dopo la Top Five, la graduatoria prosegue con Città di Castello (11,2), Gualdo Tadino e Gubbio (11), Marsciano (10,8). Più distanti Perugia (10,5), Spoleto e Umbertide (10,4), Terni e Foligno (9,9), Corciano (9,7). Chiudono Narni (9,6), Magione (9,4), Amelia (8,7) e, fanalino di coda, San Giustino con appena 7,8 imprese ogni 100 residenti.

Municipi tra 5 mila e 10 mila abitanti: testa a testa tra Gualdo Cattaneo e Montefalco

Tra i comuni medi (da 5 mila a 10 mila abitanti), Gualdo Cattaneo mantiene il primato per il terzo anno consecutivo con 14,3 imprese ogni 100 abitanti. A un’incollatura segue Montefalco con 14,2. Completano la graduatoria Torgiano (12,4), Tuoro sul Trasimeno (10,7), Spello (9,5), Nocera Umbra (9,3), Deruta (9,2), Trevi (8,5), Panicale (8,4). Città della Pieve è ultima.

Nei piccoli comuni Cascia in coda, Monteleone di Spoleto in vetta

Nei comuni umbri sotto i 5 mila abitanti, dove piccole variazioni numeriche influenzano fortemente il tasso imprenditoriale, spiccano Monteleone di Spoleto (18,1 imprese ogni 100 residenti), Norcia (15,6), Sant’Anatolia di Narco (15,2), Massa Martana (13,6) e Lisciano Niccone (6,6). Al fondo della classifica Cascia, con solo 6,3 imprese ogni 100 abitanti, preceduta da Porano (6,4), San Gemini (7,0), Allerona (7,3) e Giove (7,7).

Umbria, imprenditorialità ancora alta ma in calo nel 2024

A livello regionale, l’Umbria registra nel 2024 un calo del tasso di imprenditorialità, scendendo da 11 a 10,1 imprese ogni 100 residenti. La diminuzione, ossia il calo generale del numero di aziende superiore rispetto alla contrazione della popolazione, riguarda anche i comuni più imprenditoriali. Todi scende da 14,5 a 14,1, Castiglione del Lago da 12,4 a 11,9, Bastia Umbra da 12,3 a 11,9 e Orvieto da 12,1 a 11,8. Assisi registra una lieve diminuzione, da 11,8 a 11,7.

Nonostante questa flessione, l’Umbria mantiene una propensione all’imprenditorialità tra le più alte d’Italia, posizionandosi quinta per densità imprenditoriale rispetto alla popolazione e terza per densità di società di capitale.

L’Umbria del vino e dell’olio: il triangolo d’oro

L’area compresa tra Montefalco (14,2 imprese ogni cento abitanti), Todi (14.1) e Spoleto (10.4) continua a dominare la classifica, formando quello che si può chiamare “il triangolo d’oro” dell’imprenditorialità umbra.

Tra i fattori di successo, la Camera di commercio evidenzia la presenza di DOCG (Sagrantino di Montefalco), turismo enogastronomico di qualità e una eete consolidata di agriturismi

La crisi della Valnerina: tra resilienza e spopolamento

La Valnerina – Norcia (15.6), Cascia (6.3) e Preci (11.6) – presenta il divario più marcato tra comuni vicini.

Norcia beneficia ancora del brand del tartufo e della norcineria, ma il colpo assestato dal terremoto di fa sentire. Cascia soffre l’isolamento post-terremoto

L’asse del Trasimeno: turismo vs crisi del lago

I comuni del comprensorio del Trasimeno mostrano performance contrastanti: Castiglione del Lago (11.9) e Passignano (9.3) sono in calo, Tuoro (10.7) in ripresa, mentre Magione delude.

Le terre di confine: la sfida delle aree periferiche

Le zone al confine con Lazio e Marche rivelano criticità sistemiche. Città della Pieve (7.2) e Allerona (7.3) soffrono la doppia dipendenza da Orvieto e Chiusi.

Gualdo Cattaneo (14.3) fa eccezione, grazie alla strategica posizione sulla Flaminia

Le città murate: un modello in affanno?

I borghi storici mostrano dati preoccupanti. · Bevagna (11.6) e Trevi (11.8) tengono grazie agli eventi; · Spello (10.5) e Deruta (10.8) pagano la crisi dell’artigianato.

Le aree industriali: le ex eccellenze non brillano

Il corridoio tra Terni (9.9) Narni (9.9) e Foligno (9.9) evidenzia dinamiche diverse, evidenziate dalla Camera di commercio.

Resilienza di Terni grazie alla riconversione green. Narni è addirittura un caso studio di transizione. Delude invece Foligno, il cui risultato è al di sotto delle aspettative.

Mencaroni: il calo del 2024 è una sfida per l’Umbria

Questo il commento di Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il calo registrato nel 2024 rappresenta una sfida per l’Umbria, una regione da sempre sinonimo di imprenditorialità e dinamismo economico, due leve per affrontare con decisione sul fronte della digitalizzazione e dell’innovazione, incentivando l’ingresso dei giovani nel mondo delle imprese. Sono necessarie politiche coraggiose e interventi mirati, sostenendo concretamente gli imprenditori. Un concerto di iniziative e di misure che richiedono una stretta collaborazione tra le Istituzioni e un dialogo costante con le associazioni di categoria, elementi fondamentali per l’animazione e l’articolazione territoriale delle politiche”.

Redditi, l’Umbria cresce ma il Nord corre di più

L’Umbria cresce in linea con la media nazionale, ma il Nord corre più veloce: il divario di reddito tra Perugia, Terni e il resto d’Italia si allarga. E comunque, l’aumento del reddito non è stato sufficiente a compensare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione.

Questi, in sintesi, i dati che emergono da un’analisi del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Unioncamere, che evidenzia come il Mezzogiorno cresca più velocemente del Centro.

L’Umbria nel confronto con il resto d’Italia

Tra il 2021 e il 2023 il reddito delle famiglie umbre aumenta dell’11,3%, ma il Nord Italia avanza a ritmi più sostenuti. Perugia si conferma al 38° posto nazionale, con 22.204 euro pro-capite, mentre Terni scivola al 96°, con 19.957 euro. Milano domina la classifica con 34.885 euro. L’inflazione erode il potere d’acquisto, e il divario tra Nord e Centro Italia si fa sempre più marcato.

Mentre il Nord Italia avanza a ritmi sostenuti, con province come Milano e Bolzano che dominano la classifica, l’Umbria fatica a competere. La provincia di Perugia, con un reddito pro-capite di 22.204 euro nel 2023, si posiziona al 38° posto nazionale, mantenendo una posizione stabile rispetto al 2021. Terni, invece, scivola al 96° posto, con un reddito pro-capite di 19.957 euro, uno dei più bassi d’Italia. Il confronto con Milano, che svetta in cima alla classifica con 34.885 euro pro-capite, è impietoso: il reddito delle famiglie milanesi è quasi il doppio di quello delle famiglie ternane.

La crescita del reddito in Umbria è trainata principalmente dal reddito da lavoro dipendente, che rappresenta la principale fonte di entrate per le famiglie. Tra il 2021 e il 2023, il reddito da lavoro dipendente è aumentato del 10,8% in Umbria, un dato inferiore rispetto alla media nazionale dell’11,8% e ben al di sotto delle performance del Mezzogiorno, dove alcune province hanno registrato incrementi superiori al 14%. Tuttavia, l’aumento del reddito non è stato sufficiente a compensare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione, cresciuta del 14,2% nello stesso periodo. Questo significa che, nonostante i numeri in crescita, molte famiglie umbre si trovano ad affrontare una realtà in cui il costo della vita aumenta più velocemente delle loro entrate.

Perugia: stabilità, ma non abbastanza

La provincia di Perugia, con un reddito disponibile pro-capite di 22.204 euro nel 2023, si colloca al 38° posto nella classifica nazionale, mantenendo una posizione stabile rispetto al 2021. Il reddito complessivo delle famiglie perugine è passato da 12,66 miliardi di euro nel 2021 a 14,17 miliardi nel 2023, con un incremento dell’11,9%. Tuttavia, il reddito pro-capite resta inferiore rispetto a quello di molte province del Nord, come Milano (34.885 euro) e Bolzano (31.160 euro). Perugia non riesce a competere con le aree più dinamiche del Paese, dove il reddito cresce a ritmi più sostenuti e il potere d’acquisto delle famiglie è significativamente più alto.

Terni: una provincia in difficoltà

Terni, invece, si posiziona al 68° posto nella classifica nazionale, con un reddito pro-capite di 19.957 euro nel 2023, in calo rispetto al 2021. Il reddito complessivo delle famiglie ternane è passato da 3,95 miliardi di euro nel 2021 a 4,32 miliardi nel 2023, con un incremento del 9,3%, uno dei più bassi a livello nazionale. Questo dato riflette le difficoltà economiche della provincia, che fatica a tenere il passo con le altre aree del Paese. Terni, un tempo cuore industriale dell’Umbria, oggi si trova ad affrontare una realtà in cui la crescita economica è lenta e il reddito delle famiglie rimane tra i più bassi d’Italia.

Il confronto con il Nord: un divario che si allarga

L’Umbria, nonostante la crescita, resta indietro rispetto alle regioni del Nord, dove il reddito disponibile pro-capite è mediamente più alto. Ad esempio, in Lombardia il reddito pro-capite nel 2023 è di 27.243 euro, mentre in Veneto è di 24.103 euro. Anche nel confronto con alcune regioni del Mezzogiorno l’Umbria mostra una performance inferiore: in Sicilia, ad esempio, il reddito pro-capite è cresciuto del 12,5%, raggiungendo i 16.907 euro nel 2023. Questo significa che, mentre una parte del Mezzogiorno sta recuperando terreno, l’Umbria rischia di rimanere intrappolata in una situazione di stagnazione relativa.

Il ruolo dei trasferimenti pubblici

Uno dei fattori che contribuiscono a ridurre il divario tra Nord e Sud è rappresentato dai trasferimenti pubblici, che nel Mezzogiorno incidono per il 40% sul reddito disponibile delle famiglie, rispetto al 35% della media nazionale. Tuttavia, in Umbria, l’impatto di questi trasferimenti è meno significativo, contribuendo a mantenere il reddito disponibile su livelli più bassi rispetto alle regioni settentrionali. Questo significa che, senza un intervento mirato, il divario tra Nord e Centro Italia è destinato ad aumentare ulteriormente.

Mencaroni: “Aumentare la produttività dei fattori che esprime l’Umbria”

Una situazione che Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio, commenta così: “I dati presentati dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Unioncamere confermano una realtà che conosciamo bene: l’Umbria sta crescendo, ma non abbastanza velocemente per accorciare il divario con le regioni più dinamiche del Nord Italia. Perugia e Terni rappresentano due facce della stessa medaglia: da un lato, abbiamo una provincia che cerca di mantenere il passo, dall’altro una che fatica a trovare una nuova identità economica. Servono politiche mirate e investimenti strutturali per aumentare la produttività totale dei fattori che esprime la regione e farlo in misura superiore alla media italiana, se si vuole accorciare il divario. Quindi più innovazione, più digitalizzazione, transizione ecologica più veloce per tutti i motori dell’economia regionale tra cui agricoltura, commercio, industria e turismo. Non possiamo permetterci di rimanere indietro: l’Umbria ha tutte le potenzialità per diventare un modello di sviluppo sostenibile, ma serve l’impegno di tutti, dalle istituzioni alle imprese, per trasformare queste potenzialità in realtà. La Camera di Commercio è aperta, come noto, alla collaborazione co tutti gli altri attori delle istituzioni”.

Una sfida per il futuro

L’Umbria, nonostante una crescita del reddito disponibile in linea con la media nazionale, continua a scontare un ritardo rispetto alle regioni del Nord, con un divario che rimane significativo. Le province di Perugia e Terni, pur registrando miglioramenti, faticano a competere con le aree più dinamiche del Paese, come Milano e Bolzano. Secondo l’analisi del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Unioncamere, per ridurre il gap sarà necessario puntare su politiche economiche che favoriscano la crescita del reddito da lavoro e migliorino la competitività del territorio. Senza un intervento deciso, l’Umbria rischia di rimanere indietro, mentre il Nord continua a correre più veloce.

Lo stato di salute dell’economia del Folignate: il Report Camera di Commercio

Crisi demografica e il divario con il resto dell’Umbria e dell’Italia rappresentano sfide cruciali per l’economia del Folignate, che pure mostra segnali di crescita, anche se moderata e legata all’andamento di alcuni settori trainanti.

Il report “L’Economia del Folignate”, realizzato dalla Camera di Commercio dell’Umbria, fotografa un quadro complesso: redditi inferiori alla media regionale e nazionale e investimenti insufficienti in innovazione. L’occupazione tiene, ma resta inferiore ai livelli nazionali. Le strategie per il rilancio includono incentivi per attrarre giovani e imprese, formazione avanzata e supporto all’innovazione. Senza un intervento deciso, il rischio è un declino economico e sociale sempre più marcato.

L’analisi dei dati del sistema informativo “Pablo” e dei bilanci aziendali evidenzia un territorio con alcuni settori produttivi solidi, ma con bassa competitività e un calo della popolazione preoccupante. fattori che rischiano di compromettere lo sviluppo a lungo termine.

La presentazione del Report

Il report “L’Economia del Folignate”, realizzato dalla Camera di Commercio dell’Umbria nell’ambito dell’iniziativa di successo “La Camera incontra i territori”, è stato presentato nella tappa Foligno, dove la Giunta camerale si è riunita confrontandosi con istituzioni, associazioni imprenditoriali e categorie professionali del territorio (Bevagna, Foligno, Gualdo Cattaneo, Montefalco, Nocera Umbra, Sellano, Spello, Trevi e Valtopina).

Nell’occasione il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, ha ribadito la validità dell’iniziativa, avviata lo scorso anno e giunta alla sua quinta tappa dopo Città di Castello, Spoleto, Orvieto e Assisi. L’incontro ha permesso un confronto diretto sulle necessità del territorio, così da migliorare continuamente l’efficienza dell’attività camerale. Mencaroni ha poi ringraziato il Comune di Foligno per l’attenzione rivolta all’Ente camerale, sottolineando il legame storico tra Foligno e la Camera, che proprio quest’anno celebra i 190 anni dalla sua fondazione in questa città.

Con lui, il vice presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Mauro Franceschini. Presenti all’incontro anche i sindaci del territorio, a partire dal primo cittadino di Foligno, Stefano Zuccarini, che hanno espresso soddisfazione per l’iniziativa e ribadito l’importanza di rafforzare il rapporto con la Camera di Commercio. È stata sottolineata l’importanza di disporre di dati economici aggiornati, grazie ai report della Camera, per orientare le politiche locali.

Il report economico è stato illustrato il segretario generale dell’Ente Camerale, Federico Sisti, accompagnato dai vice segretari Mario Pera e Giuliana Piandoro.

Un territorio in declino demografico

Uno degli aspetti più allarmanti riguarda il trend demografico. Tra il 1971 e il 2024, la popolazione del Folignate è cresciuta solo del 6,2%, mentre l’Umbria ha registrato un aumento del 10% e l’Italia dell’8,9%. Ancora più preoccupante è la previsione al 2042: il Folignate perderà quasi 9.000 abitanti, con un calo del 9,3%. Il saldo naturale è negativo (-3.417 abitanti), con un indice di vecchiaia che passerà dagli attuali 224 anziani ogni 100 bambini a 386 nel 2042.

La questione non è solo numerica, ma anche qualitativa: la percentuale di popolazione con istruzione terziaria è ferma al 15,6%, inferiore alla media umbra (16,9%).

Dati più granulari sulla qualità della vita

  • La riduzione della popolazione ha portato alla chiusura di alcuni servizi essenziali nei piccoli centri.
  • Il reddito medio per contribuente è inferiore alla media umbra e nazionale, influenzando il potere d’acquisto locale.
  • Il coefficiente di Gini, che misura la disuguaglianza nella distribuzione del reddito, mostra un divario crescente tra fasce di popolazione.

Economia: tra stabilità e difficoltà strutturali

L’economia del Folignate mostra segnali di crescita, ma a un ritmo inferiore rispetto al resto del Paese. Il valore aggiunto per impresa nel 2023 era di 592.764 euro, ben al di sotto della media umbra (723.907 euro) e italiana (753.527 euro). La produttività del lavoro è migliorata dal 2019 al 2023, ma resta inferiore ai livelli regionali e nazionali.

Il valore della produzione per impresa è cresciuto, ma rimane nettamente inferiore alla media umbra e nazionale, evidenziando un tessuto economico meno dinamico.

Le imprese e i settori trainanti

  • Il settore manifatturiero è in difficoltà con una riduzione delle unità locali (-2,7% nel 2024).
  • Il turismo mostra segnali di ripresa, con un aumento delle presenze, ma una permanenza media inferiore alla media nazionale.
  • I settori più dinamici sono il commercio all’ingrosso e i servizi alle imprese.
  • Le aziende leader per fatturato, come O.M.A. S.p.A. e UmbraGroup, svolgono un ruolo strategico per l’occupazione locale.

Redditività e investimenti: segnali misti

Gli indicatori di redditività mostrano un panorama altalenante. Il ROI delle imprese folignati nel 2023 era del 4,0%, inferiore alla media italiana (4,4%). Il ROE è sceso dal 7,7% del 2019 al 6,1% nel 2023.

Sul fronte degli investimenti, le imprese del Folignate hanno registrato un incremento delle immobilizzazioni totali nel 2023, superando la media italiana.

Competitività e innovazione

  • Il Folignate ha una bassa propensione all’innovazione.
  • Le imprese esportano meno rispetto alla media regionale e nazionale.
  • Gli investimenti in digitalizzazione sono limitati, riducendo la competitività.

Occupazione e mercato del lavoro

Il mercato del lavoro tiene, ma con criticità. Il numero di addetti per impresa è inferiore alla media umbra e italiana. Il costo del personale è cresciuto del 19% tra il 2019 e il 2023, ma resta inferiore alla media nazionale.

Politiche e strategie per il rilancio

  • Incentivi per attrarre giovani e professionisti.
  • Investimenti in formazione per colmare il gap di competenze.
  • Rafforzamento del sostegno all’innovazione e alle startup.

Il Folignate si trova in una posizione delicata: l’economia cresce, ma il divario con il resto del Paese resta marcato. Il nodo demografico è centrale e senza un’inversione di tendenza il rischio è un declino economico e sociale sempre più grave.

Pid-Next, ancora pochi giorni per accedere ai contributi per la trasformazione digitale

Le imprese hanno tempo fino al prossimo 18 febbraio per candidarsi al programma Pid-Next, finanziato dal PNRR e promosso da Unioncamere.

Il progetto è rivolto alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) italiane e punta a guidarle in un percorso strutturato di trasformazione digitale e trasferimento tecnologico, grazie a un assessment innovativo e un supporto mirato.

Il costo dei servizi sarà coperto fino al 100% per le micro e piccole imprese e fino all’80% per le medie imprese, rendendo questa un’opportunità senza precedenti per le aziende che vogliono innovare e migliorare la propria competitività.

Mencaroni: scalare i livelli della transizione digitale

Il presidente dell’Ente camerale umbro, Giorgio Mencaroni, sottolinea il valore strategico del progetto: “L’iniziativa di Unioncamere, con il supporto di Dintec, è di sistema e di grande interesse e utilità. La Camera di Commercio dell’Umbria vi si riconosce pienamente perché i cardini essenziali della sua azione sono la transizione digitale e quella ecologica, che poi sono due facce della stessa medaglia. Il PID dell’Umbria è attivissimo e fornisce formazione, informazione e assistenza alle imprese locali per supportarle nel trasferimento tecnologico. Le imprese umbre devono scalare i livelli della transizione digitale per rimanere competitive, e per questo segnalo l’importanza di questa iniziativa”.

Un percorso in tre fasi per la trasformazione digitale

PID-Next offre un percorso in tre step chiave per le imprese selezionate:

  1. Assessment digitale personalizzato: un esperto del Polo di Innovazione visiterà l’azienda per valutare il suo livello di maturità digitale, gli obiettivi e i fabbisogni tecnologici.
  2. Analisi dei fabbisogni e orientamento: un team nazionale specializzato analizzerà l’assessment per identificare le migliori opportunità di digitalizzazione per l’impresa.
  3. Report finale e indicazioni strategiche: verrà consegnato un documento dettagliato che non solo descriverà il livello di maturità digitale dell’impresa, ma offrirà anche suggerimenti su partner strategici, servizi finanziati e ulteriori opportunità di crescita.

L’iniziativa fa leva su ZOOM 4.0, uno strumento di assessment modulare avanzato, in grado di adattarsi alle specificità di ogni impresa e fornire un report altamente personalizzato e preciso.

Chi può partecipare e come candidarsi

Possono candidarsi al bando le micro, piccole e medie imprese (MPMI) con sede legale o operativa in Italia. La domanda va presentata accedendo alla piattaforma restart.infocamere.it con SPID, CIE o CNS.

Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è fissato alle ore 16:00 del 18 febbraio 2025.

Grazie al finanziamento del PNRR, il costo dei servizi sarà coperto fino al 100% per le micro e piccole imprese e fino all’80% per le medie imprese, rendendo questa un’opportunità senza precedenti per le PMI italiane che vogliono innovare e migliorare la propria competitività.

PID-Next: un ponte verso il futuro delle imprese italiane

Il progetto PID-Next non si limita a fornire un semplice assessment, ma crea un ponte tra le PMI e un ecosistema d’innovazione, offrendo loro la possibilità di accedere a un network di partner pubblici e privati, servizi finanziati e percorsi di aggiornamento.

Le imprese italiane che vogliono investire nel proprio futuro digitale non possono lasciarsi sfuggire questa occasione.

Come partecipare e una guida per presentare la domanda

Per partecipare è necessario inviare la domanda accedendo con SPID/CIE/CNS al sistema restart.infocamere.it fino alle ore 16:00 del 18 febbraio 2025.

Il Pid ha realizzato una guida, molto comoda, spiegando tutti i passi per presentare la domanda al Bando Pid Next. La Guida è in allegato al presente Comunicato.

Tutta la documentazione relativa a Pid Next e per avere supporto è a questo link: https://www.umbria.camcom.it/limpresa-digitale/punto-impresa-digitale-impresa-4-0-pid/pid-next

Per contattare il Punto Impresa Digitale Umbria la mail è: pid@umbria.camcom.it

In 10 anni 3.700 imprese in meno, ma più “robuste”

Negli ultimi dieci anni l’Umbria ha perso 3.729 imprese attive, il 4,6% del totale. Un calo triplo rispetto alla media nazionale (che che allarma. Anche perché la tendenza è confermata nel 2024, con 1.573 aziende in meno: il 2%, il terzo peggior dato nazionale.

Dai dati Movimprese emerge che sono colpite soprattutto le ditte individuali che non sono riuscite a stare sul mercato, ma anche le società di persone. Ma emerge anche come il tessuto imprenditoriale si sia irrobustito, con più società di capitale.

La provincia di Perugia subisce il calo più pesante, con un -5% in dieci anni, mentre Terni registra una contrazione più contenuta ma sempre superiore alla media nazionale. L’andamento dei settori economici.

È, in sintesi, quanto emerge da Movimprese, l’analisi statistica trimestrale della nati-mortalità delle imprese condotta da InfoCamere per conto dell’Unioncamere, sugli archivi di tutte le Camere di Commercio italiane, che ha aggiornato i dati a tutto il 2024, permettendo quindi di fare i confronti con gli anni precedenti.

I settori

Quanto ai settori (in questo caso Movimprese fornisce solo il dato delle imprese registrate, che ovviamente sono di più di quelle attive: 90.971 le registrate, 77.753 le attive), nel 2024 rispetto al 2023 in Umbria calano le imprese agricole (-1,7%, rispetto al -1,1% della media italiana), l’industria (-2,1% contro -0,7% del dato nazionale) e il commercio (-1,5% in Umbria contro il -0,7% dell’Italia), mentre crescono dello 0,3% le costruzioni (+1,3% in Italia).
Se si guarda al decennio 2014-2024, il calo maggiore del numero delle imprese si registra nella regione nell’industria (-12%, -1.176 imprese), seguita dal commercio (-11%, -2.482), dalle costruzioni (-9%, -1.101) e dall’agricoltura (-7,7%, -1.293).

Il commento di Mencaroni

Questo il commento del presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni: “Ci sono ombre, ma anche alcune luci per la nostra regione dall’analisi dei dati Movimprese effettuata dalla Camera di Commercio. I lati negativi non mancano: si registra una diminuzione della spinta verso l’imprenditorialità, con l’Umbria che, pur restando – in proporzione al numero di imprese e abitanti – sopra la media nazionale, ha subito un calo più marcato del numero di aziende rispetto al dato nazionale.
Detto questo, un fenomeno che interessa tutte le regioni italiane ma che da noi appare più intenso, va evidenziato l’incremento delle società di capitale, con un conseguente irrobustimento del patrimonio imprenditoriale umbro. È vero che restiamo ancora sotto la media nazionale per la percentuale di imprese di capitale sul totale delle imprese, ma il recupero c’è ed è continuo. Inoltre, le nostre imprese, soprattutto quelle più strutturate ma anche, in diversi casi, le piccole, non sfigurano nella corsa alla transizione digitale ed ecologica”.

“La Camera di Commercio dell’Umbria – ricorda il presidente – è impegnata su più fronti per accompagnare questo rafforzamento del tessuto imprenditoriale umbro. La vera sfida è estendere questo processo a una platea di piccole imprese, raggiungendo dimensioni critiche tali da diffondere in profondità digitalizzazione e sostenibilità. Le imprese sanno che la Camera di Commercio lavora in questa direzione, nell’ambito di una concertazione con le altre istituzioni che, per rendere efficaci tali iniziative, va continuamente approfondita e vivacizzata. Ricordiamolo: solo uno sforzo corale, una collaborazione aperta e continua tra le istituzioni dell’Umbria – conclude Mencaroni- può permettere di vincere partite così complesse”.

Il presidente di Assaeroporti al San Francesco: valore strategico degli scali regionali

Ha evidenziato il valore strategico degli scali regionali per l’economia locale e nazionale, il presidente di Assaeroporti, Carlo Borgomeo, nella visita effettuata all’aeroporto internazionale dell’Umbria – Perugia “San Francesco d’Assisi”. Dove ha incontrato i vertici di Sase, la società che gestisce l’aeroporto, e i rappresentanti dei principali Enti operanti nello scalo. All’incontro era presente anche il direttore Aeroportuale Regioni Centro di Enac, Silvia Ceccarelli.

Il presidente Borgomeo ha sottolineato il ruolo cruciale degli aeroporti regionali. In un contesto di crescente domanda di trasporto aereo e di trend positivi per i prossimi anni, ha evidenziato come queste infrastrutture siano fondamentali per il collegamento e lo sviluppo dei territori e per accogliere la domanda che gli aeroporti potrebbero non essere in grado di soddisfare. Ha ricordato, inoltre, l’impatto significativo del sistema aeroportuale italiano, che contribuisce al 3,8% del PIL nazionale e sostiene oltre un milione di posti di lavoro, tra effetti diretti, indiretti, indotti e catalitici.

Presente anche Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria e membro del Cda di Sase (la Camera di Commercio è stata tra i soci fondatori di SASE e azionista principale per molti anni), che ha offerto una prospettiva articolata sulla necessità di coordinare meglio i piccoli aeroporti, sia tra loro che con i grandi hub.

“Con il presidente Borgomeo – il commento di Mencaroni – abbiamo condiviso la convinzione che i piccoli aeroporti sono fondamentali per l’assetto aeroportuale italiano perché rappresentano una realtà che, se connessa a quella dei grandi aeroporti, aiuta a decongestionare questi ultimi. Tuttavia, non solo è fondamentale la connessione tra piccoli e grandi aeroporti, ma anche quella – ed è una mia vecchia battaglia – tra i piccoli aeroporti di aree diverse ma raggiungibili entro un lasso di tempo accettabile, perché non ci sia un florilegio delle stesse tratte, magari anche negli stessi giorni, quando l’offerta, se coordinata, potrebbe essere più diversificata e ampia. Ricordo – ha concluso – che anni fa realizzammo un’indagine sugli aeroporti dell’Umbria, delle Marche, di parte della Toscana e dell’Emilia Romagna, allargando l’attrazione di utenza anche all’Alto Lazio, rilevando che c’erano, e spesso negli stessi giorni, venti voli per Londra, quando coordinandosi ne sarebbero bastati meno, con tassi di riempimento delle tratte più elevati e con risorse per nuove tratte”.

Aeroporto che in questi giorni, in attesa del nuovo board, è alle prese con la vertenza sindacale dei lavoratori del servizio sicurezza e con il “caso” Aeroitalia, che dopo il collegamento con Bergamo ha fermato anche quello per Comiso, attivato solo un mese fa.

Imprese e valore aggiunto, cresce il peso del turismo sull’economia umbra

Sempre più importante la voce “turismo” nell’economia umbra. Negli ultimi dieci anni, dal 2014 al 2024, è infatti passato dall’8,1% all’11,2% (o dal 7,7% all’11,6%, se si prende solo il numero dei lavoratori dipendenti, escludendo quelli familiari) il peso di questo settore nell’economia regionale, come emerge dal report della Camera di Commercio dell’Umbria sull’andamento del settore turistico allargato.

Imprese più robuste

Un settore, quello del turismo allargato, che peraltro in Umbria vede le aziende attive irrobustirsi non poco, passando da una grandezza media di 4,1 addetti a una di 5,6 addetti per impresa, con un balzo significativo dal 2099 al 2024, quando la dimensione delle aziende del settore del turismo allargato è salita da 4,7 ad appunto 5,6 addetti per azienda. Un irrobustimento che risulta evidente anche se si guarda alla composizione degli addetti, con meno addetti familiari nel decennio (da 7mila 464 a 6mila 596) e più addetti dipendenti, aumentati i dieci anni del 65,9%, passando da 15mila 567 a 26mila 170.

Il numero delle imprese

Quanto al numero delle aziende attive (ossia quelle effettivamente operanti) del settore del turismo, erano 5mila 702 nel III trimestre 2014 e sono rimaste pressoché stazionarie (nel III trimestre 2014 sono 5mila 811), per la precisione mostrando un incremento dell’1,9%. Appunto, imprese stazionarie come numero ma con addetti in forza crescita, che significa aumento della dimensione media aziendale delle attività del settore.

Polverizzati i livelli pre-pandemia

Risultati che pongono il settore del turismo allargato in Umbria non solo nella situazione di aver recuperato i livelli pre-pandemia (nel III trimestre 2019, ultimo anno prima del Covid, gli addetti erano 27mila 616), ma di essere andato abbondantemente sopra quei livelli (nel III trimestre 2024 gli addetti totali del settore turistico allargato sono 32mila 756). E il numero degli addetti del settore turistico allargato toccato nel III trimestre 2024 è il più elevato di sempre.

Valore della produzione e risultato netto per impresa per le società di capitali umbre

Quanto ai risultati di bilancio economico-patrimoniale, le società di capitale (ossia quella obbligate a consegnare il proprio bilancio al Registro Imprese tenuto dalla Camera di Commercio, S.p.A., S.r.l., cooperative, società in accomandita per azioni e affini) del settore turistico allargato registrano risultati positivi importanti, con il Valore della produzione per impresa che, nell’ultimo quinquennio 2019-2023, è cresciuta del 69,1% (da 212mila 780 a 359mila 718 euro per azienda), mentre l’utile netto per impresa è passato dai 9mila 733 euro del 2019 a 49mila 478 euro del 2023. E, sempre restando nell’ambito delle società di capitali, il Margine operativo lordo per impresa (indica il reddito dell’azienda dato dalla sola gestione operativa, prima di calcolare gli interessi, passivi e attivi, sottrarre le imposte e dedurre gli ammortamenti) negli ultimi cinque anni è migliorato del 70,5%, passando da 45mila 732 a 123mila 709 euro per azienda.

Il costo per addetto dal 2029 al 2023 è

Lo studio evidenzia tuttavia come la produttività per addetto, nelle società di capitali del settore turistico allargato, in Umbria negli ultimi cinque anni sia cresciuta (da 17mila 304 euro del 2019 a 23mila 353 euro del 2023 per impresa) del 35%, molto di più del 10,6% fatto segnare dal costo per addetto. In altre parole, le retribuzioni per addetto sono cresciute solo meno di un terzo dell’aumento di produttività registrato dalle imprese di capitali del settore turistico allargato.

Le aziende giovanili

Il settore turistico allargato dell’Umbria si presenta piuttosto maturo in termini di età. Le aziende giovanili (cioè le imprese la cui partecipazione del controllo e della proprietà è detenuta in prevalenza da persone di età inferiore ai 35 anni) nel III trimestre 2024 sono 508 su 5mila 811, quindi l’8,7%, mentre in termini di addetti del settore rappresentano il 6,3% (2mila 077 addetti su 32mila 756).

Rispetto al resto d’Italia

Il settore turistico allargato dell’Umbria nel III trimestre 2024 rappresenta l’1,4% del totale nazionale sia in termini di aziende attive, sia in termini di addetti.  Da notare che, in termini di grandezza dimensionale delle imprese del settore turistico dell’Umbria, la regione nel III trimestre 2024 ha raggiunto esattamente il livello della media nazionale (5,6 addetti per impresa). Quanti ai bilanci delle imprese di capitali del settore, negli ultimi cinque anni l’Umbria fa decisamente meglio della media italiana: nella regione il valore della produzione per impresa cresce, tra il 2019 e il 2023, del 43,2%, contro il +24% della media nazionale, mentre per quanto riguarda il valore aggiunto il dato medio umbro per impresa del settore è +69,1% contro il +27,1% del dato italiano.

Nonostante il forte recupero, l’Umbria presenta ancora livelli per impresa inferiori alla media nazionale. Nel 2023 un’impresa di capitali registra in media un valore della produzione di 957mila 994 euro, contro 1,366 milioni di euro del dato nazionale, così come il valore aggiunto per azienda, sempre nel 2023, è di 359mila 718 euro in Umbria e 481mila 715 euro nella media nazionale. Il tutto si ripercuote sull’utile netto per impresa, che è di 49mila 478 euro in Umbria e 54mila 551 euro in Italia.

Il commento del presidente Mencaroni

Questo il commento del presidente della CCIAA dell’Umbria, Giorgio Mencaroni: “I dati del report dell’Ente camerale umbro sull’andamento del decennio del settore turistico umbro sono chiarissimi e rilevano una forte crescita a tutti i livelli, superiore all’andamento medio nazionale, anche se ancora siamo indietro rispetto ai dati medi nazionali. Quello che mi preme sottolineare è che il rafforzamento della robustezza del settore del turismo in Umbria ci consente di affermare che siamo di fronte a una e vera propria industria turistica, che in termini di addetti ha visto aumentare il suo peso nella regione dall’8,1% all’11,2% nel decennio 2014-2024, toccando nel III trimestre 2024 il record di 32mila 756 addetti. Finalmente ci si è resi conto che il turismo è una gamba portante dell’economia, in Umbria come in Italia, e che non può essere più trattato, come avveniva fino a non molti anni fa, come la cenerentola dell’economia. Come ho avuto già modo di dire, oggi sento parlare di turismo come petrolio d’Italia e dell’Umbria. Mi auguro che questo petrolio sia gestito in maniera adeguata perché, prima di produrlo, il petrolio bisogna estrarlo. Occorre lavorare sodo perché, come detto, nonostante la forte avanzata l’industria turistica umbra non ha ancora raggiunto, in media, i livelli economico-patrimoniali dei dati nazionali. La Camera di Commercio dell’Umbria – conclude Mencaroni – è molto impegnata a tutti i livelli, dalla promozione alla formazione, all’accompagnamento della vocazione imprenditoriale per quanto riguarda il settore turistico dell’Umbria, aiutando quindi ad estrarre questo petrolio in sinergia con tutti gli attori del sistema economico regionale, dalle Istituzioni alle Associazioni di categoria”.