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Morto un altro motociclista dell’Altotevere

Ancora un motociclista dell’Altotevere vittima di un incidente stradale, la terza in due giorni. Il 55enne Marco Cecchetti, di Monte Santa Maria Tiberina, è morto nel pomeriggio di sabato lungo la Tiberina Nord, che collega Pierantonio e Umbertide.

Il centauro, per cause in corsa di accertamento, si è scontrato con un’auto. Cecchetti è caduto violentemente a terra. Sul posto è intervenuto l’elisoccorso, ma per lui non c’è stato nulla da fare. La dinamica dell’incidente è al vaglio delle forze dell’ordine.

Nella giornata del primo maggio avevano perso la vita due motociclisti residenti a Città di Castello, Dario Domingo Moscato, di 61 anni, e il 67enne Roberto Fiorucci, in incidenti avvenuti fuori regione. Le mogli che erano in moto con loro sono ricoverate negli ospedali di Siena e Cesena.

Ast, reazioni in chiaroscuro dei sindacati dopo il tavolo al Ministero

Reazioni diverse, tra delusione per il nuovo rinvio e prospettive di ulteriori investimenti sino ad oltre un miliardo di euro per il sito Ast, dopo la presentazione del piano industriale, da parte di Arvedi, al tavolo ministeriale. Tutte le sigle chiedono garanzie sui livelli occupazionali e invitano a fare presto sull’Accordo di programma, pur con dei distinguo.

Fiom Cgil: magnetico e occupazione, i dubbi della Fiom Cgil

“Registriamo ancora una volta una riunione su Acciai Speciali Terni che non è risolutiva e che rinvia alla fine di maggio la possibilità di sottoscrivere un Accordo di programma tra l’azienda, il governo e le Istituzioni locali” dichiarano in una nota congiunta Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, e Alessandro Rampiconi, segretario generale Fiom-Cgil di Terni.

“Rispetto agli annunci iniziali – proseguono – con la produzione del magnetico e una linea del freddo messi in standby, si ridimensionano sia il volume degli investimenti che ammontano a 560 milioni di euro, sia delle produzioni che si attestano a un milione di acciaio fuso all’anno e a 800.000 tonnellate sul freddo. La parte pubblica si impegna con 70 milioni di euro di cui 60 milioni attraverso un contratto di sviluppo in sostituzione dei contributi del Pnrr ‘Hard to abate’ in quanto non più accessibili. Mentre, sul totale degli investimenti l’azienda ha già annunciato lo stanziamento di circa 300 milioni di euro. Rimane ancora irrisolta, al momento, la questione energetica con nodi che la Regione Umbria e l’azienda dovranno sciogliere nei prossimi giorni”.

“Al netto dell’annuncio di Ast su un incremento di 59 lavoratori diretti e sul mantenimento dei livelli occupazionali con la parte certa degli investimenti – evidenziano rispetto al nodo lavoro – nulla è stato specificato sull’impatto dei nuovi impianti e sull’organizzazione del lavoro e sui lavoratori dell’indotto”.

“Registriamo la volontà di tutte le Istituzioni – concludono il coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil e il segretario generale Fiom-Cgil di Terni – di trovare una soluzione per Acciai Speciali Terni ritenuta strategica per il territorio, per l’Umbria e per l’intero Paese, ritenendo necessario finalmente un confronto positivo che coinvolga le organizzazioni sindacali. Da qui alla fine di maggio abbiamo chiesto di discutere in azienda il dettaglio del piano industriale, cosa che facciamo ormai da questi tre anni e non si è mai concretizzata. La nostra richiesta è di fare una discussione su un piano industriale realizzabile e con investimenti certi, senza alcun vincolo legato al suddetto accordo di programma”.

Uilm: subito Accordo di programma, poi approfondimenti sul lavoro

“Con la presentazione delle linee guida del Piano industriale AsT Terni occorre procedere con la firma dell’Accordo di Programma ed il confronto a livello territoriale con il sindacato per approfondire le questioni dell’organizzazione del lavoro e livelli occupazionali. Tutte le istituzioni nazionali e locali debbono essere impegnate a contribuire alla crescita industriale e occupazionale della più grande realtà industriale della regione Umbria” dichiarano Guglielmo Gambardella e Simone Lucchetti a margine dell’incontro.

“Auspichiamo – proseguono – che l’Accordo di Programma in fase di implementazione possa supportare a pieno il piano industriale 2022-2028 che in parte è stato già realizzato, con circa 300 milioni già investiti, ma che potrà arrivare ad un volume di oltre un miliardo di euro se e quando verranno realizzati anche quelli della produzione dell’acciaio magnetico con oltre 400 milioni. Il piano presentato ha l’ambizione di raggiungere gli obiettivi di piena de carbonizzazione, riduzione CO2 e riduzione del consumo di risorse per rendere lo stabilimento ternano il più sostenibile ambientalmente in Europa”.

“Abbiamo molto apprezzato – proseguono i sindacalisti Uil – l’impegno della presidente Proietti di mettere a disposizione del sistema produttivo le concessioni dell’energia idroelettrica ma chiedendo al governo di poter prevedere, nelle discussioni in ambito europeo, una premialità anche in termini ETS per Ast. Speriamo che la discussione della riunione di oggi possa segnare un passo in avanti e che nelle prossime settimane si possa fare sintesi fra le dichiarate disponibilità delle istituzioni, ministeri regione e comune, a supportare il progetto di incremento della competitività di Acciai Speciali Terni e le necessità aziendali, a partire dagli strumenti legislativi disponibili per la riduzione del costo dell’energia. Come Uilm – avvertono però – solo dopo aver effettuato un approfondimento con Arvedi sul piano industriale in termini di livelli occupazionali e organizzazione del lavoro e verificato la conclusione dell’iter per l’Accordo di Programma, potremo fare una valutazione complessiva sulla vertenza”.

Ugl Metalmeccanici: invito alla responsabilità

“Ab­bia­mo rap­pre­sen­ta­to – dichiarano il vicese­gre­ta­rio na­zio­na­le Ugl Me­tal­mec­ca­ni­ci con de­le­ga alla si­de­rur­gia, Da­nie­le Fran­ce­scan­ge­li e il coor­di­na­to­re Ar­ve­di Ast An­to­nel­lo Mar­to­ni – la ne­ces­si­tà di ri­ce­ve­re un mi­liar­do di euro di in­ve­sti­men­to per la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca, l’in­stal­la­zio­ne di nuo­vi im­pian­ti la­vo­ra­ti­vi con un Ac­cor­do di pro­gram­ma vol­to al ri­lan­cio del sito e al man­te­ni­men­to dei vo­lu­mi pro­dut­ti­vi. Go­ver­no e isti­tu­zio­ni sono invitati alla re­spon­sa­bi­li­tà per una ra­pi­da so­lu­zio­ne del­le pro­ble­ma­ti­che, per la sal­va­guar­dia dei la­vo­ra­to­ri e del­l’in­te­ro ter­ri­to­rio regionale. En­tro la fine del mese di maggio si ter­rà un in­con­tro per la firma del­l’ac­cor­do di pro­gram­ma. Chiediamo che il piano venga discusso con le Rsu e i territoriali per risolvere i problemi dell’organico tecnologico che nel tempo ha subito dei cambiamenti e adeguarlo al nuovo piano così che possa avere ripercussioni positive anche per i lavori dell’ indotto”.

Fismic: ancora incertezze

Fismic manifesta delusione per le “attese e incertezze”, con il segretario nazionale Giovacchino Olimpieri e il coordinatore Rsu Ast Marvo Bruni. Che commentano: “Serve chiarezza sul piano industriale e sulle risorse. Nonostante l’ennesima riunione tenutasi presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy sul futuro di Acciai Speciali Terni, dobbiamo purtroppo constatare che, anche questa volta, nessuna decisione concreta è stata assunta. Tutto viene rinviato a fine maggio, quando – forse – si arriverà finalmente alla sottoscrizione di un accordo di programma tra azienda, Governo e istituzioni locali. Registriamo con forte preoccupazione che, rispetto agli annunci iniziali, il progetto industriale ha subito un ridimensionamento e l’investimento complessivo ammonta a circa 560 milioni di euro, di cui 300 milioni a carico dell’ impresa e solo 70 milioni di contributo pubblico (60 milioni tramite contratto di sviluppo e 10 milioni da risorse dirette). Troppo poco per un impianto strategico come Ast. Restano aperti nodi fondamentali: la questione energetica, le garanzie sull’occupazione, l’impatto sull’indotto. Ad oggi, nulla è stato chiarito sull’effettivo impatto dei nuovi impianti sull’organizzazione del lavoro. I 59 posti annunciati da Ast rischiano di essere una misura di facciata, se non accompagnati da un vero piano occupazionale. Non bastano gli annunci. Serve una strategia vera, condivisa e sostenibile. È il momento di superare i rinvii, le promesse generiche e i documenti incompleti. Serve un confronto vero, libero da vincoli e interessi estranei, che metta al centro la salvaguardia industriale, occupazionale e ambientale del sito. Fiduciosi ma determinati, chiediamo che il Governo mantenga l’impegno assunto e che a fine maggio si entri finalmente nel merito. Non accetteremo – concludono – ulteriori rinvii”.

Ast, Arvedi presenta il piano industriale e sposta al 2028 il termine per gli investimenti

Presentazione del piano industriale Ast e un aggiornamento rispetto alla definizione dell’Accordo di Programma per la riconversione industriale e la messa in sicurezza ambientale del sito produttivo di Terni, in un’ottica di sostenibilità e rilancio competitivo.

Tavolo Ast, le reazioni dei sindacati

Passo in avanti al tavolo che si è tenuto a Palazzo Piacentini, presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, alla presenza dei rappresentanti del Gruppo Arvedi Ast, delle organizzazioni sindacali, della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, degli assessore regionali Francesco De Rebotti e Thomas De Luca, dei direttori regionali Luigi Rossetti e Gianluca Paggi, e dell’assessore del Comune di Terni Sergio Cardinali.

Il piano industriale

Nel corso della riunione, l’azienda ha presentato il proprio piano industriale, che prevede investimenti complessivi al 2028 per oltre 560 milioni di euro (di cui 300 già investiti) destinati all’elettrificazione dei processi e all’aumento dell’efficienza della produzione di acciaio inox, nonché investimenti per assicurare sicurezza e sostenibilità ambientale. Il Mimit contribuirà con un finanziamento a fondo perduto di circa 70 milioni di euro. L’azienda, dal canto suo, ha ribadito il proprio impegno al mantenimento dei livelli occupazionali, condizione imprescindibile per il proseguimento del confronto e per la sottoscrizione dell’accordo.

L’azienda ha prospettato un investimento da oltre un miliardo nel caso si coinvolga il Magnetico, legato però al nodo del costo energetico. Questione, quella energetica, sulla quale non c’è intesa tra azienda e Regione.

L’impegno della Regione

“Per quanto riguarda la Regione Umbria – ha dichiarato nel corso dell’incontro la presidente Stefania Proietti – ci impegniamo sin da ora, attraverso una delle forme previste ai sensi di legge come il partenariato pubblico-privato, a utilizzare parte dell’energia finalizzandola a politiche industriali e di sviluppo della provincia di Terni. Nei prossimi giorni termineremo le verifiche di fattibilità tecnico amministrativa con i nostri uffici e con il gruppo Tecnico inter Direttore istituito con delibera di giunta dello scorso gennaio. Il punto sull’energia, unito alla volontà espressa dall’azienda di procedere ad un deciso percorso di decarbonizzazione della produzione, saranno gli elementi qualificanti dall’accordo che sarà firmato entro fine mese dopo anni di attesa”.

L’Accordo di programma

La Regione Umbria insieme al Mimit è infatti impegnata dall’insediamento della giunta Proietti nella finalizzazione dell’Accordo di Programma, che definirà in modo puntuale gli impegni assunti dalle parti pubbliche e private. La firma è prevista entro il mese di maggio, e procederà al termine delle valutazioni sul piano industriale da parte del territorio e delle rappresentanze sindacali.

Urso: progetto e investimenti che rafforzano il polo ternano

“Il polo di Terni rappresenta un tassello fondamentale del piano siderurgico nazionale. Il progetto e gli investimenti rafforzeranno il ruolo strategico del sito ternano, valorizzando una filiera industriale essenziale per l’autonomia produttiva del nostro Paese e per la transizione tecnologica ed ecologica dell’intero comparto”, ha dichiarato il ministro Urso.

Il ministro ha intenzione di convocare un nuovo tavolo entro la fine del mese, sperando che, per allora, si possano sciogliere alcuni dei nodi.

Indagini sugli incidenti costati la vita a due motociclisti, le mogli ferite in ospedale

Nella giornata del primo maggio hanno perso la vita Dario Moscato e Roberto Fiorucci, entrambi di Città di Castello

La comunità tifernate è sconvolta per le due vittime, in altrettanti incidenti in moto, nella giornata del Primo Maggio.
Due incidenti che si sono verificati fuori regione, in una giornata di festa in cui, approfittando della bella stagione, le vittime avevano deciso di andare in moto.
Sulla E45, all’altezza di Pieve Santo Stefano, in un tratto in cui si viaggia ad una sola corsia per la presenza di un cantiere, ha perso la vita il 60enne Dario Domingo Moscato, originario dell’Argentina ma residente da anni a Piosina, insieme alla moglie. La donna, che sedeva sulla moto, è rimasta gravemente ferita ed è stata trasportata con l’elisoccorso all’ospedale di Siena.
La moto su cui viaggiavano i due si è scontrata contro un camper che procedeva in direzione opposta. La E45 è rimasta a lungo chiusa, con uscita obbligatoria a Pieve Santo Stefano.
Roberto Fiorucci, 67enne noto venditore d’auto 67enne, ha perso invece la vita sulla Romea, nei pressi di Ravenna. Secondo una prima ricostruzione dell’incidente, un’altra moto guidata da un 19enne, in un tentativo di sorpasso, avrebbe urtato quella del tifernate, che era con la moglie, mandandola contro un furgone che procedeva in direzione opposta. Fiorucci è morto sul colpo, la moglie è rimasta ferita e trasportata all’ospedale di Cesena, così come l’altro motociclista.

Sui due incidenti sono stati aperti altrettanti fascicoli da parte delle Procure di Ravenna e Arezzo.

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Disagi pendolari dell’Orvietano, De Rebotti attiva ART e Regione Toscana

Cantieri del Pnrr da gestire, ma senza penalizzare ulteriormente i pendolari dell’Orvietano. La Regione Umbria annuncia che si rivolgerà all’ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti), chiedendo una verifica sul rispetto dell’accordo con Rfi.

“Pur comprendendo le esigenze determinate dal completamento degli interventi finanziati con fondi PNRR per il miglioramento tecnologico dell’intera rete ferroviaria nazionale, e le correlate modifiche temporanee alla programmazione dei servizi di trasposto ferroviario, alcune opzioni gestionali assunte risultano eccessivamente penalizzanti per parte dei pendolari umbri e toscani, sicuramente per quelli di Orvieto e Chiusi”, dice l’assessore regionale ai Trasporti Franceco De Rebotti.

In particolare, la retrocessione del treno n. 598 in linea lenta, con l’allungamento del tempo di percorrenza connesso, rende ancora più complessa e impegnativa la quotidianità di molti cittadini clienti del servizio di trasporto ferroviario.

Su Orvieto, poi, c’è il tema supplementare dei treni che fanno riferimento alla Regione Toscana che, sempre a causa degli interventi attualmente in atto, si attestano il momento ad Orte, determinando ulteriori appesantimenti causati da ritardi, coincidenze complesse e indeterminatezza degli orari.

“Per una verifica su quest’ultima situazione – chiarisce De Rebotti – chiederemo anche un incontro con la Regione Toscana, con l’intento di costruire una proficua collaborazione a tutela dei diritti dei cittadini pendolari di entrambe le Regioni”.

“Uniti per un lavoro sicuro”, il Primo Maggio dei sindacati umbri

“Uniti per un lavoro sicuro”. Con questo slogan Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria sono scesi in piazza, a Orvieto, per chiedere più sicurezza nei luoghi di lavoro e festeggiare il Primo Maggio.

Sul palco di piazza della Repubblica si sono susseguiti gli interventi dei segretari confederali Fabio Benedetti, segretario organizzativo Uil Umbria; Angelo Manzotti, segretario generale Cisl Umbria; Maria Rita Paggio, segretaria generale Cgil Umbria.

In piazza con loro istituzioni regionali e locali, a cominciare dalla sindaca di Orvieto Roberta Tardani, che ha sottolineato dal palco come il lavoro “sia fondamento della società e che le Istituzioni devono creare le condizioni migliori per imprese e lavoratori. Il lavoro è presupposto per garantire futuro alla comunità”. Evidenziato, nel corso degli interventi, il dato drammatico delle 11 vittime sul lavoro in Umbria nei primi mesi del 2025.

Ad aprire gli interventi dei segretari, la relazione di Benedetti: “Chiediamo più sicurezza, affinché quello che, purtroppo, accade tre volte al giorno, non succeda più. Chiediamo un lavoro dignitoso, con retribuzione dignitosa e sicura. Le persone devono avere la garanzia di poter tornare a casa, sicure e in tranquillità. Chiediamo che la politica prenda le proprie decisioni seguendo i nostri consigli. Chiediamo da tempo di istituire dei tavoli che garantiscano una cabina di regia su questo tema. La sicurezza ci tocca da vicino. La nostra campagna zero morti sul lavoro sottolinea che per noi è un problema primario e anche una sola morte è una grande sconfitta”.

Manzotti, intervenuto subito dopo, ha lanciato un allarme: “Dopo la pandemia si sono abbassati i livelli di attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e in merito alla precarietà. Serve invertire la rotta e questo Primo maggio ci aiuta anche a sottolineare come la sicurezza passi attraverso la formazione e la riqualificazione dei lavoratori. Il percorso formativo – ha aggiunto – deve coinvolgere anche le imprese in modo che il percorso intrapreso possa essere condiviso da tutti i soggetti coinvolti”.

Le conclusioni sono state affidate alla segretaria Cgil Paggio: “Vogliamo restituire autorevolezza e valore al lavoro e questo Primo maggio va in questa direzione. Viviamo in una regione dove il dramma dei morti sul lavoro peggiora come la qualità del lavoro. C’è un grande problema salariale: troppi lavoratori part time involontari, interinali, tante persone che pur lavorando sono povere. C’è necessità di un cambiamento radicale. Noi vogliamo che il lavoro ritorni al centro del processo produttivo e non il profitto, perché sono i lavoratori che determinano la produzione di ricchezza”.

Incendio Lucyplast, revocate le ordinanze sui prodotti della terra

A seguito dell’incendio che ha interessato il 20 aprile scorso la ditta Lucyplast, situata nella zona industriale di Umbertide, arrivano importanti aggiornamenti sulla situazione ambientale e sanitaria. Le autorità preposte,

Dopo l’ultimo monitoraggio effettuato da Usl 1 e Arpa intorno all’azienda Lucyplast di Umbertide interessata da un grave incendio il giorno di Pasqua, proposta ai sindaci dei comuni coinvolti la revoca di tutti i divieti disposti in via precauzionale nei giorni immediatamente successivi all’evento. Le ulteriori analisi condotte su alimenti di origine vegetale e animale confermano valori di diossine e policlorobifenili (PCB) largamente inferiori ai limiti di legge.

Pur in un quadro dunque rassicurante, viene ribadita alla popolazione la raccomandazione di lavare accuratamente con acqua potabile tutti i prodotti ortofrutticoli prima del consumo, come ulteriore misura di cautela.

Nel frattempo, sono state impartite alla ditta Lucyplast precise disposizioni a tutela della salute pubblica, dei lavoratori e dell’ambiente, a conferma dell’impegno istituzionale per una gestione rigorosa e responsabile dell’accaduto.

L’Usl Umbria 1 e l’Arpa hanno sottolineato che tutte le azioni intraprese sin dall’inizio dell’emergenza sono state guidate dal principio di massima precauzione, con l’obiettivo di garantire la massima sicurezza per i cittadini. Le proposte di ordinanza, infatti, sono state tempestivamente trasmesse ai Comuni interessati, assicurando una comunicazione trasparente e condivisa con gli enti locali. Dal punto di vista ambientale, dopo l’incendio sono stati eseguiti campionamenti dell’aria in due punti di rilevamento, situati nei comuni di Umbertide e Pietralunga. I valori registrati sono risultati compatibili con un contesto di sicurezza ambientale. Nessuna criticità è emersa neppure dalle analisi effettuate su alimenti di origine animale e vegetale, confermando la bontà del monitoraggio integrato messo in atto fin da subito.

Le attività di controllo proseguiranno nelle prossime settimane, con ulteriori campionamenti da parte di Arpa e Usl1. Al termine di tutte le indagini sarà prodotto un report finale che conterrà i risultati analitici complessivi dei monitoraggi eseguiti. In un contesto che ha suscitato comprensibile preoccupazione tra la popolazione, le istituzioni hanno scelto la via della trasparenza, del rigore scientifico e della tempestività, restando a fianco della cittadinanza con la massima disponibilità e attenzione.

Coop, sciopero e presidio a Castiglione: un problema di tutta l’Umbria IMMAGINI

In presidio, davanti alla sede di Coop Centro Italia a Castiglione del Lago, i lavoratori che hanno aderito allo sciopero indetto da Filcams Cgil. Un’adesione, fa sapere il sindacato, che ha sfiorato la quasi totalità delle lavoratrici e dei lavoratori del magazzino ed è stata molto alta e importante anche per quelli della sede.

Rappresentati da Filcams Cgil, i dipendenti hanno deciso di incrociare le braccia con uno sciopero di otto ore mentre il presidio durerà fino al primo maggio. La mobilitazione nasce dalle preoccupazioni, nonostante le rassicurazioni della cooperativa, per il rischio di chiusura o di forti razionalizzazioni della sede, dall’avanzamento dell’esternalizzazione del magazzino di Castiglione del Lago e dai timori per la sostenibilità di alcuni negozi e per questo molti amministratori del territorio da tempo hanno mostrato solidarietà e sostegno verso i lavoratori.

Presenti alla mobilitazione i consiglieri regionali dell’Umbria Cristian Betti e Fabrizio Ricci, Matteo Burico, sindaco di Castiglione del Lago, Luca Dini, sindaco di Paciano e Giulio Cherubini, sindaco di Panicale. Hanno preso parte, inoltre, Massimiliano Cofani, segretario generale Filcams Cgil Perugia e Gianni Fiorucci segretario Cgil Umbria.

Filcams: rischio di 189 esuberi

“È in atto una fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia – ha spiegato Cofani – che darà origine a Unicoop Etruria. In questa fusione la sede legale della nuova cooperativa sarà a Vignale (Livorno) e c’è il rischio di chiusura, quindi, della sede di Castiglione del Lago, con il conseguente rischio di 189 esuberi. Tutto ciò avrà ha un impatto devastante per il tessuto sociale e del territorio. I lavoratori del magazzino sono in sciopero, poi, in quanto è in atto una lenta e continua esternalizzazione del lavoro. L’appalto contava fino a qualche anno fa dieci lavoratori, oggi la ditta in appalto all’interno del magazzino è arrivata a 50 lavoratori. Progressivamente si assottigliano, appunto, i lavoratori diretti da Coop Centro Italia per dare spazio ai lavoratori in appalto. Questo significa cancellare un lavoro dignitoso a vantaggio di un lavoro povero e precario, è inaccettabile”.

Il tavolo del 3 giugno

“La risposta di Coop Centro Italia – ha aggiunto Cofani – è stata surreale. L’azienda non ha curato per nulla le relazioni sindacali in quanto sono stati concessi dei tavoli di trattativa solo e sempre dietro la minaccia di scioperi. Il 20 febbraio i lavoratori hanno incrociato le braccia per 2 ore e a quel punto gli è stato concesso un tavolo per il 26 febbraio. Il 31 marzo avevamo proclamato uno sciopero, che poi è stato congelato perché è stato concesso un tavolo il 14 aprile. Oggi scioperiamo e all’improvviso compare un tavolo probabile per il 3 giugno. Non sono queste le modalità per intrattenere le relazioni sindacali di cui si fa vanto questa cooperativa”.

“Importante è la solidarietà delle istituzioni locali e di quelle regionali – ha concluso Cofani –perché questa partita non si giocherà solo sul tavolo sindacale, ci sarà necessariamente bisogno dell’intervento della Regione Umbria”.

Burico: un problema di tutta l’Umbria

“Siamo qua per i lavoratori, le lavoratrici e il futuro di un territorio – ha detto Burico –. Nessuno è contro la fusione, ma vogliamo poterne gestire gli effetti, capire quello che accadrà per i posti di lavoro e soprattutto per quello che rimane dell’azienda e di quello che succederà nella cooperativa, che ha radici profonde a Castiglione del Lago. Questo non è solo un problema di Castiglione del Lago, ma è un’azienda importante per tutta l’Umbria; quindi, oggi siamo qui anche per dimostrare che esiste una politica meno timida che sa da che parte stare”.

Il primo maggio

Giovedì primo maggio, Festa dei Lavoratori, alle 10.30 interverrà dal palco il segretario generale della Camera del lavoro di Perugia, Simone Pampanelli, a cui seguirà alle 12 il classico momento conviviale con porchetta e vino.

Ast, riunita la Rsu Cgil in vista del nuovo incontro al Mise

Riunito il coordinamento delle Rsu Cgil dell’Ast, alla presenza del segretario generale della Cgil di Terni, Claudio Cipolla, per discutere delle evoluzioni delle vicende aziendali, anche alla luce del prossimo incontro al Ministero della Sviluppo economico (Mise) del 2 maggio.

La Cgil, insieme alle categorie che rappresentano i lavoratori diretti, degli appalti e somministrati, da sempre ribadisce che “la soluzione finale deve riguardare tutti i lavoratori”.

L’occasione è stata utile anche per costituire il primo comitato referendario aziendale nella provincia di Terni. Il Comitato, che sarà coordinato da Emiliano Moscatelli per i delegati Fiom e da Manuel Polizzi per i delegati Filcams, si occuperà di coordinare la campagna elettorale per informare i lavoratori sui cinque referendum che riguardano il lavoro e la cittadinanza ed è già operativo per supportare l’azione confederale.

Meningite batterica, la studentessa lascia la terapia intensiva

Sciolta la prognosi della studentessa 18enne ricoverata da sabato scorso all’ospedale di Perugia a causa di Meningite da Neisseria meningitidis (meningococco). Lo ha comunicato la Direzione sanitaria ospedaliera, informando che nella giornata di martedì è previsto il trasferimento in Malattie Infettive.

La ragazza ha risposto bene alle terapie a cui è stata sottoposta sin da quando le è stata diagnosticata la meningite batterica.

Prosegue intanto precauzionalmente la profilassi antibiotica nei confronti delle numerose persone che, in ambito scolastico, sportivo, nei gruppi parrocchiali e in un compleanno avevano frequentato gli stesso ambienti della giovane o avevano avuto contatti diretti con lei. Non si registrano altri casi di infezione.