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Wine Love Weekend, a Terni finale con 50 cantine umbre

Si chiude oggi, domenica 18 maggio, nel centro storico di Terni, Wine Love Weekend, manifestazione che vede come protagonista il vino con masterclass, eventi, degustazioni, esperienze immersive e folkore attraverso le mille sfaccettature di uno dei settori più importanti del made in Italy.

All’iniziativa hanno preso parte 50 cantine regionali che spaziano dalla produzione locale al biologico, dall’eccellenza umbra alla sperimentazione moderna. Tra queste, etichette come Barberani, Todini, Lungarotti, Santo Iolo, Peppucci, Zanchi e molte altre ancora da scoprire durante questo weekend.

Molti gli eventi tra vino e cultura in programma. Tra questi Enoteca letteraria, degustazione di vino abbinati ad una buona lettura. Non mancheranno anche attività e laboratori per due o per famiglie come Laboratorio di cucina di coppia o Una pizza con mamma. Nel primo si potranno sperimentare le dinamiche necessarie per realizzare un lavoro di coppia in cucina mirate a realizzare ricette per serate romantiche. Gli innamorati potranno così trascorrere qualche ora insieme tra i fornelli, dove il termine ‘amore’ non fa solo rima con ‘cuore’, ma anche con ‘colore’, quello dei piatti vivaci e fantasiosi. Nel secondo invece i più piccoli potranno vivere un’esperienza di cucina con le proprie mamme volta alla realizzazione di una pizza margherita a forma di cuore. Saranno guidati nell’impastare, stendere, infornare e preparare queste delizie artigianali dall’esperto pizzaiolo Enrico Briotti. E oltre a queste molte altre esperienze e attività vi aspettano a maggio a Terni insieme a vini biologici e a km 0 nel corso della kermesse Wine Love Weekend.

La cena di gala “Calici sotto le stelle” che doveva tenersi venerdì 16 maggio è stata posticipata al 13 giugno, sempre in piazza Tacito alle 20.

E’ morto Riccardo Regi, punto di riferimento del giornalismo

E’ morto nella notte a 65 anni (ne avrebbe compiuti 66 ad agosto) Riccardo Regi, figura di riferimento del giornalismo, per 18 anni vice direttore del Corriere dell’Umbria e delle altre testate del gruppo ed attuale direttore di Vivo Umbria.

Perugino doc, laureato in Lettere dopo la maturità al Liceo classico Mariotti, ha contribuito negli anni ad avviare alla professione giornalistica tanti giovani. Un lavoro che, insieme ai suoi interessi sportivi e musicali, ha continuato a coltivare nonostante la malattia che lo aveva colpito.

I funerali di Riccardo Regi saranno celebrati nella chiesa di San Donato, a Elce, sabato 17 maggio alle ore 10.

Numerose le attestazioni di cordoglio. Tra le quali, quelle dell’Associazione Stampa Umbra e dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria, dell’amministrazione regionale e di quella comunale di Perugia.

Carlo Ghista è il nuovo presidente provinciale di Confesercenti Terni

Nuove cariche per la Confesercenti ternana. Carlo Ghista è infatti il nuovo presidente provinciale della Confesercenti di Terni, succede a Sergio Giardinieri chiamato ad altri incarichi. Alessandro Cecchini, invece, è il nuovo presidente comunale di Terni

Carlo Ghista, già responsabile territoriale della FIEPET, la federazione degli esercenti pubblici e turistici, vanta un consolidato impegno associativo nei confronti della Confesercenti umbra, avendo già ricoperto il ruolo di presidente regionale. Unitamente a Giardinieri, è chiamato a seguire lo svolgimento delle fasi congressuali delle varie Federazioni di categoria per approdare poi ai congressi della Confederazione provinciale e regionale.

Questa fase congressuale sarà anche l’occasione per un riposizionamento della Confesercenti sul territorio, come nelle zone di Orvieto, Narni e Amelia, e così via. Un impegno non certo di poco rilievo per la Confesercenti di Terni.

A Terni si è già cominciato con la nomina di Alessandro Cecchini, che da vice diventa presidente comunale. Da tempo impegnato nei servizi associativi, in particolare nella predisposizione e formulazione delle pratiche di finanziamento, Cecchini si impegnerà in particolare nello sviluppo della Federazione degli ambulanti, l’ANVA, e nelle pratiche associative. Si rafforzeranno poi azioni di ulteriore incremento degli associati di altre categorie che nel corso degli ultimi tempi hanno visto nella Confesercenti un punto di riferimento per le necessità degli imprenditori locali del terziario.

Arvedi Ast, da lunedì linea a caldo ferma per tutto maggio

Dalle ore 6 di questa mattina, lunedì 12 maggio, Arvedi Ast ha fermato la linea a caldo. Uno stop annunciato fino alla fine di maggio.

I dipendenti del reparto, però, potranno ugualmente presentarsi nello stabilimento secondo i turno prestabiliti.

Una decisione che risponde ad una strategia dell’azienda, che non ha richiesto la cassa integrazione. Confermata, dunque, la continuità produttiva dello stabilimento ternano. Anche perché l’azienda si è dichiarata soddisfatta per le vendite e la raccolta ordini nel primo quadrimestre del 2025.

L’azienda ha però lanciato alla Commissione europea un appello affinché proceda a una revisione delle misure di salvaguardia applicate al comparto dell’acciaio Inox, per fronteggiare la concorrenza delle produzioni mondiali nei mercati protetti.

Parte de Sotto vince il Calendimaggio di Assisi 2025 (Video)

E’ La Parte de Sotto a vincere la settantesima edizione del Calendimaggio di Assisi. Il verdetto è arrivato alle ore 1.29 della notte tra sabato e domenica, dopo quattro giorni di spettacolo tra cortei, scene, sfide canore nella Città Serafica.

La Magnifica Parte de Sotto sale a 32 vittorie, la Nobilissima Parte de Sopra guida ancora l’albo d’oro con 35 vittorie (ci sono poi due non assegnazioni e un ex aequo).

Nei giorni precedenti i partaioli rossi de Sotto avevano conquistato Madonna Primavera e il Calendimaggio dei Piccoli, entrambe manifestazioni ininfluenti ai fini della vittoria finale.

A giudicare musica, veridicità storica e lo spettacolo cortei e scene la giuria composta dal direttore di coro Lorenzo Donati, la storica e docente Élisabeth Crouzet-Pavan e il regista e sceneggiatore Maurizio Zaccaro.

Si è aperto il Caccia Village (immagini), domenica il Cinghiale Day

Si è aperta a Umbriafiere di Bastia Umbra l’edizione 2025 del Caccia Village, la fiera del mondo venatorio e del tiro, il principale appuntamento del settore per il Centro e Sud Italia.

Ad inaugurare la fiera, insieme alle autorità locali (l’assessore regionale Meloni e il consigliere Giambartolomei per l’opposizione e il sindaco di Bastia Umbra Pecci) il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio Giacomo La Pietra, che ha poi voluto incontrare singolarmente i rappresentanti delle associazioni venatorie e agricole presenti. Al taglio del nastro anche i presidenti nazionali di Federcaccia, Massimo Buconi, e Libera Caccia, Paolo Sparvoli.

Già dalla prima giornata numerosi gli incontri, nei quali sono stati affrontati i temi della caccia al cinghiale, della selezione, del colombaccio, della filiera delle carni selvatiche ed anche della trota.

Molto seguiti, come di consueto, gli spettacoli, quest’anno con Davide de Carolis e Raniero Testa.

Nella giornata di domenica 11 maggio spazio al Cinghiale Day,la grande novità dell’edizione 2025 del Caccia Village che si concluderà lunedì 12 maggio.

Negli stand (all’interno dei quattro padiglioni e nelle aree esterne) presenti 350 espositori tra aziende e associazioni, con circa 900 brand.

Così è cambiato il reddito nei comuni terremotati dal 2015 ad oggi

Reddito medio Irpef in aumento nei comuni del cratere del sisma del 2016, ma complessivamente in diminuzione, come il numero dei contribuenti.

E’ quanto emerge dal report realizzato dalla Camera di Commercio dell’Umbria nell’ambito del Progetto Fenice, secondo cui il reddito Irpef medio nei 14 comuni del cratere è salito del 5,1% in termini reali rispetto al 2015, ma nello stesso periodo il reddito complessivo si è ridotto di 21 milioni di euro (-7,7%) e i contribuenti sono calati di quasi il 15%. Situazione opposta a Spoleto, dove crescono i numeri ma cala il reddito medio.

L’andamento nei comuni del cratere

Nei 14 comuni del cratere (Arrone, Cascia, Cerreto di Spoleto, Ferentillo, Montefranco, Monteleone di Spoleto, Norcia, Poggiodomo, Preci, Polino, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Sellano, Vallo di Nera), esclusa Spoleto, i redditi complessivi dichiarati si sono ridotti del 7,7% in termini reali tra il 2015 (anno pre-sisma) e il 2023, passando da 278,6 a 257,2 milioni di euro.

Un crollo netto che riflette la fragilità ancora irrisolta di questi territori. Ma se si guarda al reddito medio Irpef per contribuente, emerge un dato sorprendente: +5,1%. Ogni contribuente, nel 2023, ha dichiarato mediamente 20.855 euro, contro i 19.012 del 2015 (valori attualizzati).

A metterlo nero su bianco è la Camera di commercio dell’Umbria, che con il Progetto Fenice – condotto insieme all’Università per Stranieri di Perugia, al Comune di Norcia e alla Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica – ha prodotto un report sulla dinamica dei redditi nel cratere. Obiettivo: ricostruire sviluppo e fiducia. Non solo ricostruzione fisica, dunque, ma rigenerazione economica e sociale.

Il nodo dell’esodo

A pesare sui redditi complessivi è soprattutto la fuga di residenti. Nei 14 comuni, i contribuenti sono passati da 14.655 nel 2015 a 12.482 nel 2023: una contrazione del 14,8%. Con Spoleto inclusa, il calo si attenua a -2,4%, ma resta.

Nel frattempo, in Umbria i contribuenti sono aumentati da 606.924 a 639.745. Il cratere rappresentava il 2,41% della platea regionale, oggi solo l’1,95%. Più che ricostruzione, si è assistito a un ridimensionamento demografico strutturale. Un problema che si riflette anche sull’accesso ai servizi, sulla tenuta delle imprese e sulla capacità attrattiva del territorio.

Quando Spoleto fa eccezione

Il caso di Spoleto è l’opposto. Qui il numero di contribuenti è cresciuto (da 26.513 a 27.705), ma il reddito medio è calato del 2,2%, scendendo da 21.328 a 20.855 euro. E se si aggregano i dati di Spoleto agli altri comuni, la crescita del reddito medio si riduce allo 0,3% appena.

Questa dinamica è rivelatrice: anche in contesti meno colpiti fisicamente dal sisma, il benessere economico individuale può contrarsi, segnalando fragilità più ampie, legate ai cambiamenti occupazionali, ai costi della vita e alla qualità dell’offerta lavorativa.

Dipendenti in difficoltà, autonomi resilienti

Guardando alle tipologie di contribuenti, la frattura è netta. I lavoratori dipendenti nei 15 comuni del cratere hanno perso terreno: il loro reddito medio Irpef è calato del 15,2%, da 21.031 a 17.107 euro. Peggio che nel resto dell’Umbria, dove il calo si ferma a -13%.

I pensionati hanno invece visto un lieve incremento, probabilmente legato alla stabilità delle prestazioni previdenziali e all’indicizzazione. Ma sono soprattutto autonomi e imprenditori a sorprendere: nonostante il forte calo numerico dei contribuenti (autonomi da 641 a 400; imprenditori in contabilità ordinaria da 245 a 187; semplificata da 1.405 a 1.124), chi è rimasto ha aumentato in modo sensibile il proprio reddito medio. Una dinamica che suggerisce selezione naturale: restano i più competitivi, con attività consolidate o capaci di adattarsi.

Comuni: chi sale e chi scende

A livello di reddito complessivo prodotto, a Cerreto di Spoleto si registra il tonfo maggiore: -60,9%. Male anche Polino (-28,8%). In controtendenza Cascia (+14,6%) e Norcia (+7%).

Quanto al reddito medio per contribuente, sei comuni segnano il segno meno: Monteleone di Spoleto (-27,6%), Arrone (-8%), Sellano (-7,1%), Preci (-7%), Spoleto (-2,2%) e Vallo di Nera (-1,7%). Ma ci sono anche balzi impressionanti: Norcia +30,8%, Polino +23,1%, Cascia +11,7%, Poggiodomo +11,1%, Sant’Anatolia di Narco +9,3%.

Un dato su cui riflettere: a Norcia e Polino, dove il reddito medio cresce più del 20%, la popolazione è diminuita drasticamente. Si crea così un paradosso contabile: meno persone, ma con redditi più alti. Non sempre per reale benessere diffuso, ma perché i più deboli sono scomparsi dal radar statistico.

Una ricostruzione a doppia velocità

Il quadro che emerge è quello di una ricostruzione selettiva: pochi contribuenti, spesso più forti e strutturati, che resistono e si arricchiscono. Ma un territorio che si impoverisce e si svuota. Il Progetto Fenice prova a invertire la rotta, puntando sulla rigenerazione economica e sociale, sulla formazione e sul rafforzamento dell’identità locale.

La domanda cruciale resta: è sufficiente il dato positivo sul reddito medio per dire che il cratere stia rinascendo? Probabilmente no. Occorre un investimento stabile e duraturo per riportare giovani, famiglie e imprese, incentivare il reinsediamento e trasformare la resilienza individuale in coesione strutturale. Senza questa base, l’aumento del reddito medio rischia di fotografare più l’abbandono che la ripartenza.

Mencaroni: Progetto Fenice per sostenere il rilancio

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Questi dati raccontano una realtà complessa, fatta di difficoltà ma anche di capacità di reazione. La riduzione del reddito complessivo e del numero dei contribuenti è un segnale allarmante, che ci obbliga a rimettere al centro le aree interne e i comuni colpiti dal sisma. Ma l’aumento del reddito medio per contribuente dimostra che chi è rimasto ha saputo reggere l’urto e reinventarsi. Con il Progetto Fenice vogliamo sostenere proprio questo spirito, costruendo strumenti concreti di rilancio economico e sociale. Non ci può essere ricostruzione senza persone, lavoro e fiducia”.

Bioter riaccende l’inceneritore, la Regione cerca il cavillo per bloccarlo

Bioter riavvia a Terni l’impianto di coincenerimento, senza attendere il Consiglio di Stato. E la Regione cerca il vincolo per bloccarlo, rivedendo tutta l’autorizzazione, rilasciata nel 2017.

Bioter aveva comunicato la sospensione dell’attività dal febbraio 2020, a seguito della sentenza del Tar Umbria 00125/2024 REG.RIC. Ora, l’azienda ternana ha comunicato ai servizi regionali la messa in esercizio dell’impianto a far data dal prossimo 13 maggio. La Regione precisa che per “messa in esercizio” si intende l’avvio dell’attività e la prima accensione dell’impianto, a differenza della “messa a regime”, che invece riguarda l’avvio della produzione vera e propria e che deve avvenire entro 90 giorni dalla messa in esercizio.

Nonostante il ricorso della Regione Umbria al Consiglio di Stato – per il quale è stata richiesta l’anticipazione della trattazione dell’udienza decisoria che dovrebbe essere imminente – l’azienda ha deciso, assumendosene integralmente la responsabilità, di riattivare l’impianto. “Sebbene non risulterebbe essere stato adeguato – scrive ancora la Regione – alle conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT Conclusions) come da anni è stato richiesto dall’autorità competente”.

Una fuga in avanti a cui la Regione reagisce, cercando appunto di stoppare la riaccensione. Perché “non intende farsi espropiare da quelli che sono i propri poteri e le proprie competenze”. Prosegue la nota di Palazzo Donini: “La lotta all’inquinamento resta una priorità assoluta della Giunta regionale. Il quadro critico della qualità dell’aria nella Conca Ternana, in particolare nell’area dove insiste l’impianto, le normative di settore e le misure previste dai piani regionali impongono una verifica approfondita e urgente sulla conformità del riavvio. Sebbene il procedimento di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) sia attualmente sospeso in attesa di un giudizio del Consiglio di Stato, a cui si è rivolta la Regione Umbria dopo la sentenza del TAR favorevole alla Bioter che ha affermato che non sussisterebbe l’automatismo del riesame dell’A.I.A, come sottolineato dalla stessa sentenza la normativa (art. 29 octies d.lgs. n. 152 del 2006) consente una valutazione discrezionale dell’Autorità competente per disporre il riesame in diverse circostanze. Queste includono la necessità di aggiornare l’autorizzazione per garantire che le emissioni corrispondano ai “livelli di emissione associati alle migliori tecniche disponibili” o qualora le prescrizioni non garantiscano il conseguimento degli obiettivi di qualità ambientale o, ancora, qualora sviluppi delle norme di qualità ambientali o nuove disposizioni legislative lo esigano.
Ad oggi l’area di Maratta continua a presentare criticità significative in termini di qualità dell’aria.
La stazione di monitoraggio di Maratta, area dove insiste l’impianto Bioter – viene sottolineato – ha registrato nel 2023 e 2024 ben 41 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10 (50 µg/mc). Questo dato è ben oltre la soglia attuale di 35 giorni consentita dal D.Lgs 155/20106 e più del doppio rispetto al limite previsto dalla nuova Direttiva (UE) 2024/2881 che entrerà in vigore nei prossimi anni. Anche i valori medi annuali di PM10 e PM2.5 rilevati a Maratta nel 2024 risultano superiori ai nuovi limiti che entreranno in vigore nel 2030. Maratta si conferma unica area della regione con mancato rispetto dei limiti di legge per la qualità dell’aria e zona più inquinata dell’Umbria. Tale situazione, anche in termini di superamento dei limiti di PM10, ha portato negli anni precedenti all’avvio di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea contro l’Italia. Procedura che in costanza dei suddetti superamenti e con un aggravio della situazione esistente potrebbe riproporsi con ripercussioni anche economiche sull’Ente. Inoltre, il recente aggiornamento del Piano Regionale per la Qualità dell’Aria (PRQA), approvato nel dicembre 2022, si propone in via prioritaria la risoluzione del problema dell’inquinamento atmosferico nella Conca Ternana. Tra le misure inserite, la misura P1T02 prevede che, per gli impianti produttivi collocati nell’area critica della Conca Ternana, l’Autorità competente applichi, in sede di rilascio, rinnovo e modifica sostanziale dell’AIA, vincoli emissivi pari o inferiori al valore più restrittivo indicato nelle BAT Conclusions. A tal fine, la Regione Umbria ha sottoscritto un Accordo di programma con il Ministero dell’Ambiente per il risanamento della qualità dell’aria nella Conca Ternana che ha messo a disposizione 29 milioni di euro per le azioni individuate. In mancato rispetto dell’applicazione di tali misure potrebbe persino compromettere l’utilizzo finale di tali risorse”.

Alla luce di tutto ciò l’assessore regionale all’Ambiente, Thomas De Luca, ha ritenuto pertanto di scrivere agli uffici preposti in materia di rilascio delle autorizzazioni di verificare la sussistenza delle condizioni per procedere con il riesame dell’AIA ai sensi dell’articolo 29-octies del D.Lgs. 152/2006, al fine di confermare la linea interpretativa di esigere l’applicazione delle BAT Conclusion prima di qualsiasi attività di riavvio dell’impianto, garantendo il massimo livello di protezione ambientale a cui i cittadini ternani hanno diritto come nel resto della regione.

Boccardo: “Inviterò Papa Leone XIV a farsi pellegrino a Cascia e Montefalco”

“Inviterò Papa Leone XIV a farsi pellegrino a Cascia e a Montefalco per affidare il suo ministero petrino all’intercessione di Santa Rita e di Santa Chiara, delle quali è molto devoto”. L’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, Renato Boccardo, parla così del cardinale Francis Robert Prevost, primo americano e primo agostiniano ad essere eletto Papa.

A Papa Leone XIV, Boccardo intende affidare il ministero petrino a Santa Rita e Santa Chiara della Croce, delle quali è molto devoto.

Leone XIV quando era priore generale degli agostiniani e poi cardinale ha visitato tante volte Cascia e Montefalco, comunità legate alle Sante agostiniane Rita e Chiara della Croce.

E mons. Renato Boccardo invita il Pontefice a tornare: “Ancora una volta rendiamo grazie Dio per il dono di Papa Leone XIV”.

Disastro demografico, tra pochi anni Orvieto sarà un paese da 16 mila abitanti

Una tendenza demografica che è in realtà una lenta e inarrestabile caduta verso il basso. Un piano inclinato preoccupante ed apparentemente senza scampo, che sta trasformando sempre di più Orvieto in un piccolo paese, ormai ridotto al decimo centro della regione, ma soprattutto con una proiezione per i prossimi anni che desta grandissimo allarme.

Sono anni che Orvieto perde abitanti, ma la crisi più acuta la si sta vivendo dal 2019 ad oggi, periodo nel corso del quale il comune ha perso il 5,2% della sua popolazione complessiva.

La drammaticità della situazione è emersa nel corso del recente dibattito che si è svolto all’interno dell’Assemblea legislativa intorno alla mozione sullo spopolamento delle città umbre, sollecitato da una mozione presentata dai consiglieri del Partito democratico Francesco Filipponi e Maria Grazia Proietti.

Illustrando l’atto in aula, il primo firmatario Filipponi ha spiegato che “la mozione impegna la Giunta regionale ad adottare un piano strategico regionale per il contrasto dello spopolamento nei comuni, che individui le priorità di intervento e le risorse da destinare a tale scopo, con particolare attenzione alle specificità territoriali dei comuni e delle aree rurali afferenti ai comprensori delle province di Terni e Perugia, con un focus sulle zone più colpite della regione, come la Valnerina valorizzando anche il patrimonio culturale e ambientale dei comuni a rischio di spopolamento, promuovendo la tutela del paesaggio, la conservazione delle tradizioni locali e la valorizzazione dei prodotti tipici”.

La situazione della provincia di Perugia è grave, ma nella provincia di Terni, è ancora più critica. Tra il 2019 e il 2024 nessun Comune del comprensorio orvietano ha saldi positivi. Si registrano cali oltre il 5% nei territori di Montecchio, Castel Viscardo, Fabro, Castel Giorgio, Parrano e Orvieto. Il comune di Orvieto scende in maniera netta sotto i 20 mila abitanti, fermandosi a 19.319. Alcuni studi, indicano che nei prossimi 5 anni la popolazione residente dovrebbe attestarsi intorno ai 18 mila mentre al 2035 addirittura a 16 mila abitanti.

Cla.Lat.