Skip to main content

Dal 2026 il 4 ottobre, San Francesco, sarà festa nazionale

Dal prossimo anno il 4 ottobre, San Francesco, tornerà ad essere festa nazionale. Con l’approvazione finale in Senato, il provvedimento è legge.

“San Francesco – ricorda con soddisfazione Stefania Proietti, presidente della Regione e già sindaco di Assisi – è il Patrono d’Italia, è il Santo che da sempre parla di pace e fraternità e riconoscere il 4 ottobre come festa nazionale vuol dire riconsegnare al Paese, a tutti noi, un messaggio di unità e un grande carico di valori universali”.

Già da sindaco di Assisi la presidente Proietti si era impegnata per questo riconoscimento inoltrando varie richieste alle più alte Istituzioni del Paese, compresi il Governo e il Presidente della Repubblica.

Proietti ha anche ringraziato tutte le forze politiche hanno votato la legge che oggi più di ieri assume un significato ancora più importante: “San Francesco ci richiama con tutta la sua forza spirituale alla pace, disarmata e disarmante, e alla condanna di tutte le guerre, la sua eredità ci invita a rigettare qualsiasi forma di violenza e odio. E ora il 4 ottobre tornerà a essere festa nazionale, festa di tutti gli italiani”.

Prisciano, primo tavolo di confronto per il monitoraggio

Monitoraggio congiunto su salute, ambiente e lavoro. La Giunta regionale dell’Umbria ha dato seguito alla Deliberazione dell’assemblea legislativa dello scorso 5 giugno con il primo tavolo di confronto che si è tenuto alla Sala Arpa a Terni, volto a monitorare l’impatto ambientale dell’insediamento siderurgico del quartiere di Prisciano. La convocazione del tavolo, promossa dall’assessore regionale all’ambiente e all’energia, Thomas De Luca, avviene in attuazione della delibera votata in consiglio regionale dopo la proposta di risoluzione della II Commissione consiliare permanente presieduta da Letizia Michelini.

“L’Accordo di Programma – le parole di De Luca – è in fase di verifica ma tutti gli attori lo stanno già attuando. L’azienda con la realizzazione della nuova Rampa Scorie e la Regione procedendo in maniera regolare sulla Paur del progetto di landfill mining relativo alla discarica e sulla soluzione energetica legata alle grandi derivazioni idroelettriche. Registriamo per la prima volta una fase del tutto nuova dove il dialogo istituzionale è finalizzato al controllo partecipato del territorio, dove cittadini e lavoratori pongono questioni legate a tematiche ambientali e sanitarie con un monitoraggio costante e le relative soluzioni. Una strategia integrata per il miglioramento continuo della situazione ambientale di Terni. Grazie soprattutto al supporto scientifico di Arpa per l’attuazione dell’Accordo di Programma rispetto alla verifica puntuale dell’avanzamento dei lavori sulla nuova Rampa Scorie e al monitoraggio delle emissioni. L’obiettivo per la Rampa Scorie è la fine dei lavori entro la prossima primavera ed il Comitato di Prisciano sarà incluso nelle attività di monitoraggio sanitario”.

Il tavolo tecnico a cui hanno partecipato il Comitato Prisciano, il Comune di Terni, Arpa Umbria, Arvedi-Ast e le organizzazioni sindacali risponde all’impegno assunto dalla Giunta Regionale di riattivare un confronto regolare tra le parti coinvolte, a seguito delle problematiche ambientali emerse e della richiesta di audizione presentata dal Comitato Prisciano che aveva precedentemente evidenziato disagi causati da circa 30 anni di convivenza con l’attività siderurgica, tra cui polveri corrosive, fenomeni odorigeni, vibrazioni, e una forte preoccupazione per le conseguenze sulla salute umana, richiedendo uno studio epidemiologico alla luce del superamento dei valori obiettivo di Nichel e dei valori alti di PM10.

Gli obiettivi centrali del tavolo di confronto, che dovrà essere convocato con cadenza regolare, vanno dal monitorare lo stato di attuazione degli interventi proposti da Arvedi-Ast e delle prescrizioni autorizzatorie definite dalle autorità competenti; alla verifica a posteriori della corretta realizzazione degli adempimenti richiesti e l’efficacia degli stessi, fino all’analisi di eventuali nuove problematiche emergenti e l’individuazione di eventuali azioni risolutive.

Precipita sul Monte Cucco, muore deltaplanista

Un deltaplanista è morto dopo essere precipitato nella zona del Monte Cucco nel pomeriggio di martedì. Si tratta di un 78enne di nazionalità austriaca.

L’allarme è scattato intorno alle ore 16. L’elisoccorso Nibbio 01 ha sbarcato con il verricello il personale sanitario e tecnico del Soccordo alpino e speleologico sul luogo dell’incidente, effettuando poi due rotazioni per portare ulteriori squadre di tecnici del Sasu a supporto delle operazioni di soccorso. Il deltaplanista è infatti caduto in una zona impervia, rendendo difficili i soccorsi.

I soccorritori hanno pero potuto soltanto constatare il decesso del deltaplanista austriaco. Ottenute le autorizzazioni dall’autorità giudiziaria, la salma è stata trasportata a valle. Sul posto presenti anche carabinieri e vigili del fuoco.

CAT Colacem, porte aperta a Tunisi per i 25 anni dello stabilimento

CAT Colacem ha celebrato il suo 25° anniversario con un Open Day nello stabilimento di Tunisi Djebel Djelloud, accogliendo oltre 800 visitatori tra cittadini, studenti, istituzioni e partner. L’iniziativa ha permesso di conoscere da vicino il ciclo produttivo del cemento, le tecnologie adottate e l’impegno concreto di questa realtà imprenditoriale per la sostenibilità.

Durante la giornata, i visitatori hanno potuto scoprire come l’azienda abbia saputo rafforzare il proprio impegno verso la tutela dell’ambiente, investendo in tecnologie innovative, adottando pratiche di gestione responsabile delle risorse e promuovendo la sicurezza e la formazione continua dei propri collaboratori. CAT Colacem ha rafforzato la comunicazione con le persone che interagiscono con l’azienda, includendo la comunità locale e avviando iniziative di trasparenza e responsabilità sociale.

Al termine della visita, la presidente del Gruppo italiano Financo, Francesca Colaiacovo, ha ricordato come CAT Colacem sia stato il primo esempio di internazionalizzazione del Gruppo, il valore umano e professionale di chi ha contribuito alla crescita dell’azienda e la volontà di aprire le porte alla comunità per condividere la propria visione di futuro.

Il direttore generale, Giuseppe Colaiacovo, ha evidenziato il percorso di crescita e trasformazione dello stabilimento, sottolineando come CAT Colacem sia oggi un’eccellenza industriale grazie al dialogo tra cultura italiana e tunisina, all’impegno quotidiano dei collaboratori e a una visione condivisa di sostenibilità.

Presente anche l’ambasciatore italiano in Tunisia, Alessandro Prunas, che ha ribadito l’importanza del ruolo delle imprese italiane nel tessuto economico tunisino.

Insieme ai tanti cittadini sono stati presenti l’on. Massimo Ruspandini parlamentare italiano, Mourad Fradi presidente della Camera Italo-Tunisina, Taieb Bahri segretario aggiunto del dipartimento costruzioni del Sindacato UGTT, Touhami Midani presidente dell’Associazione Tunisia For All.

CAT Colacem si conferma un punto di riferimento per l’industria tunisina, capace di coniugare innovazione, responsabilità sociale e attenzione al territorio.

Prodotti per animali da compagnia, a Castiglione del Lago si inaugura Vita Hub

Sarà inaugurato nel pomeriggio di lunedì 29 settembrea Castiglione del Lago, il nuovo Vita Hub di Vitakraft Italia, l’azienda leader nel settore dei prodotti per animali da compagnia.

Un’altra tappa dell’importante percorso di crescita della società nata dalla partnership tra la multinazionale tedesca Vitakraft e l’azienda Pet Company della famiglia Sciurpa.

Si tratta di un moderno edificio di 1.800 metri quadrati, distribuito su tre piani e situato in via Piana 4, nei pressi dello stabilimento Vitakraft. La struttura ospita un ampio loft con area relax, meeting point e bar, numerosi uffici commerciali e direzionali e una grande sala conferenze. “Un hub – spiegano dall’azienda – pensato per unire lavoro, relazioni e futuro. L’inaugurazione, riservata a dipendenti, partner e autorità, consolida il ruolo di Vitakraft Italia come punto di riferimento nel settore”.

Alla cerimonia di inaugurazione, in programma alle 16.30, interverranno le massime autorità locali e regionali, le rappresentanze del mondo economico e produttivo, la proprietà e la dirigenza del Gruppo Vitakraft.

EcoSanfra, il bilancio degli incontri su sostenibilità economica, sociale e ambientale

Eco Sanfra chiude la seconda edizione con quasi 3.000 presenze in tre giorni a San Francesco al Prato, registrando il tutto esaurito in tutti gli eventi.

Il festival, ispirato al Cantico delle Creature di San Francesco che celebra gli 800 anni dalla sua nascita, si è dedicato quest’anno al tema “fratello Sole”, promuovendo la sostenibilità economica, sociale e ambientale. Organizzato da Davide Placidi e Maurita Passaquieti con Fattoria Creativa e Regusto, in collaborazione con Rai Umbria e con il sostegno della Camera di Commercio dell’Umbria, Eco Sanfra conferma il suo ruolo di appuntamento culturale di rilievo nel panorama regionale.

La rassegna ha visto la partecipazione di esperti di livello nazionale e internazionale, tra cui il neuroscienziato Stefano Mancuso, il presidente di Earth Day Italia Pierluigi Sassi, il co-fondatore di ASviS Enrico Giovannini e il research professor Antonio Ereditato dell’Università di Chicago. Di particolare successo è stato lo spettacolo dedicato ai bambini con Mario Acampa e gli incontri rivolti alle scuole locali, tutti sold out con la partecipazione di 5 istituti del territorio.

Gli organizzatori evidenziano come la varietà dei linguaggi e l’attenzione alle nuove generazioni siano la chiave del successo, anticipando già il tema per il 2026, “Madre Terra”, che approfondirà ulteriormente il rapporto con la natura e il futuro sostenibile. Giovanni Parapini, direttore di Rai Umbria, sottolinea l’importanza del festival come strumento di sensibilizzazione sul cambiamento climatico, particolarmente rilevante per le giovani generazioni chiamate ad affrontare sfide ambientali sempre più complesse.

EcoSanFra 2025 è un evento ideato e organizzato da Maurita Passaquieti e Davide Placidi insieme a Fattoria Creativa e Regusto, in collaborazione con Rai Umbria e in compartecipazione con Camera di Commercio dell’Umbria. Il festival si avvale del patrocinio di Regione Umbria, Ispra, Comune di Perugia, Auri, Unesco Wwap, Sacro Convento di Assisi, Felcos, Accademia di Belle Arti di Perugia, Fondazione per la Sostenibilità Digitale, Università degli Studi di Perugia, Università per Stranieri di Perugia, ITS Academy. Partner scientifico Sviluppumbria. Si realizza con il supporto di Banca Generali, Nwg Energia, SentNet, Grafiche Antiga, AcquaSì, Tsa, VusCom, 3A-Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria, Umbria Top Wines, Pefc, Hydra – museo multimediale delle Cascate delle Marmore, Sushi Umbro, Ad Motor Offical Car, Ordine degli ingegneri di Perugia, Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Perugia, Ordine dei commercialisti Perugia, Ordine degli architetti di Perugia e Grafox.

“Primi d’Italia”, il programma dell’ultima giornata

Ultimo giorno, oggi, domenica 28 settembre, per la 26ª edizione de “I Primi d’Italia”. Il festival nazionale dei primi piatti chiuderà con un programma ricco di appuntamenti che intrecciano gastronomia, cultura e spettacolo.

Il momento più atteso è previsto alle 19.15 sul palco di Largo Carducci, quando verranno premiati tre grandi protagonisti dello sport umbro: la campionessa di ginnastica ritmica Agnese Duranti, il fiorettista Alessio Foconi, che riceverà il premio de ‘I Primi d’Italia’ dal presidente del CONI Umbria Aurelio Forcignanò, e Luca Innocenzi, cavaliere folignate vincitore dell’ultima edizione della Giostra della Quintana che verrà premiato dal priore del Rione Cassero Fabio Serafini assieme ad Aldo Amoni e Giorgio Recchioni, storiche figure del rione della Torre Merlata. Tra i premiati anche il Dott. Armando Gradone, prefetto di Perugia.

La giornata si aprirà alle 10.00 con l’inaugurazione dei Villaggi del Gusto e dei mercati, per poi proseguire con le esperienze culinarie più attese. Tra le Food Experience all’Auditorium Santa Caterina, spiccano: alle 11.00 “Il sapore autentico della Sicilia: le busiate Altamore” a cura del Pastificio Altamore; “I Primi di Gragnano” firmati dallo chef Marco Cuccaro alle 13.00; “Mille sfumature di verde… l’olio umbro protagonista” con Assoprol alle 16.00; e “Tra i sapori dell’Umbria: tortelli di agnello e tagliatelle d’oca” con lo chef Marco Faiella per APCI alle 18.00. Un viaggio nel gusto che abbraccia tradizione, innovazione e territori diversi.

Nel pomeriggio si alterneranno a Palazzo Candiotti anche i laboratori de I Primi d’Italia Junior, dedicati ai più piccoli, e La Pasta della Nonna, che guiderà gli adulti alla riscoperta della manualità della pasta fatta in casa. Sarà anche l’ultimo giorno per vedere le meravigliose creazioni della mostra Ricette di Ricamo, che ospita le opere d’arte tessile del gruppo di cucito ‘La Gruppa’.

In serata tornerà l’esclusiva rassegna A Tavola con le Stelle, con la cena firmata dallo chef Andrea Impero (Ristorante Elementi Fine Dining, Torgiano, 1 stella Michelin), a confermare il respiro internazionale della manifestazione. Sul palco di Largo Carducci spazio invece all’intrattenimento con il Cabaret Show di Bicio alle 20.30, la rappresentazione del Bolero a cura della scuola di ballo folignate Spazio Danza alle 21.30 e il concerto live dei Giovani Tattici Nucleari alle 22.00

Il dissanguamento finanziario che impoverisce senza sosta Orvieto, i flussi da recuperare

Demografia, economia e geografia. Sono le tre variabili fondamentali e connesse tra di loro da tenere presente per capire se una città cresce, è in stagnazione o declina. Un esercizio che si può applicare ad Orvieto e che ruota intorno alla teoria secondo cui l’isolamento geografico e la mancanza di politiche per lo sviluppo sono destinate ad aggravare nel futuro l’eclissi della città. Il primo tema è quello del costo della vita. Orvieto è una città cara, anzi carissima, ma siccome l’Istat misura il livello di inflazione solo nei capoluoghi di provincia, nessuno ha mai avuto l’esatta misura di quanto i prezzi qui siano alti se non per l’esperienza empirica che ognuno fa come consumatore quando acquista altrove. La causa è sicuramente legata alla geografia, cioè al fatto che nelle immediata vicinanza di Orvieto non c’è commercialmente niente e che le ridotte dimensioni della città non favoriscono alcun fenomeno di concorrenza commerciale, ma al contrario c’è una tendenza più o meno implicita a “fare cartello” tenendo i prezzi alti. L’inflazione di Orvieto ha anche un’altra causa che è quella indotta in maniera potente dalla dimensione turistica. La carenza di offerta commerciale è collegata anche all’esodo dei consumi che è una grande voce di impoverimento finanziario del territorio. E’ un dato difficile da calcolare, ma immaginate che numeri verrebbero fuori se solo fosse possibile sapere quanti milioni di euro dei redditi delle famiglie orvietane sono stati spesi negli ultimi dieci anni solo nei negozi dell’Ipercoop di Viterbo.

RISPARMIO PRIVATO E WELFARE PRIVATO

C’è poi la tendenza al risparmio record. Orvieto è tra le primissime città umbre per depositi bancari pro capite (quasi 27 mila euro, il doppio della media umbra che si ferma a 14 mila euro), ma quale è il significato economico e sociale di questo primato? Intanto questa ricchezza privata è la vera base di un sistema di welfare territoriale che è sempre di più un welfare familiare e sempre di meno un sistema di protezione sociale garantito dal pubblico. Il 70 % delle prestazioni sanitarie ad Orvieto vengono ormai erogate dai privati (fonte Prometeo) a prezzi elevati senza che nessuno se ne scandalizzi affatto, ma i risparmi familiari sono anche l’elemento grazie al quale viene garantita la maggior parte dei servizi di assistenza agli anziani che nel comune rappresentano ormai il 29 % della popolazione totale. Come dimostra l’analisi effettuata anni fa sui bilanci della Cassa di risparmio di Orvieto in uno degli ultimi numeri del prezioso “Bollettino economico dell’area orvietana”, l’ingente mole dei risparmi orvietani si trasforma inoltre in impieghi per l’attività creditizia che la Cro eroga nei territori in cui aziende e famiglie ricorrono ai prestiti bancari per espandere le proprie attività e investire, il che avviene soprattutto con le filiali nel Lazio. Il risparmio orvietano come propellente per lo sviluppo altrui insomma. Amaro paradosso. Un’altra gigantesca voce di impoverimento finanziario dell’area orvietana riguarda l’assistenza agli anziani. Moltiplicando il numero delle persone, soprattutto dell’est Europa, che lavorano come badanti private nei comuni dell’area sociale per lo stipendio medio che percepiscono, ne deriva una somma oscillante tra i 720 e i 760 mila euro al mese. Soldi che, detratte poche spese, si trasformano in larga parte in rimesse estere a favore delle famiglie delle badanti che vivono in patria. Anche la generalizzata fuga di giovani deve essere vista come una fonte di impoverimento della comunità considerando che portare un figlio alla laurea costa mediamente ad una famiglia 140 mila euro. Un investimento destinato produrre frutti altrove. Discorso a parte è quello della svalutazione delle azioni della Banca popolare di Bari che hanno prodotto un danno al risparmio locale stimato in oltre sessanta milioni di euro.

MERCATO IMMOBILIARE

Inflazione e costi sociali devono poi essere accostate al valore troppo elevato del mercato immobiliare locale. Se devo pagare ogni mese una rata del mutuo molto alta avrò meno soldi da spendere qui, sia come consumo che come investimento. In questo contesto, la tendenza al forte risparmio a cui corrisponde la bassissima propensione ad investire assume anche una dimensione psicologica collegata al timore del futuro per chi ha la percezione di vivere in un posto che non offre opportunità e nel quale è indispensabile disporre di tanti soldi per vivere sicuri. Il risultato sarà comunque sempre quello di far girare poco denaro mentre la mancata gestione politica dell’urbanistica e l’assenza di iniziative di housing sociale che prescindano dai modesti interventi dell’Ater contribuiscono a far scappare i residenti. Se questa descrizione della realtà corrisponde al vero, l’unica prospettiva per uscire da un corto circuito disastroso e senza orizzonte può essere solo quello di puntare con ogni energia alla crescita economica e al rafforzamento dei servizi socio sanitari pubblici. E’ necessario incrementare popolazione e attività economiche, favorendo la concorrenza per far calare i prezzi, sostenere l’edilizia pubblica e sostenere le famiglie nel modo più ampio possibile per ricreare fiducia nel futuro.

I FLUSSI DA RECUPERARE

Il rilancio di Orvieto deve essere visto anche come metodo per potenziare e ricreare i flussi finanziari che entrano nell’economia locale e che sono collegati ai servizi. Rispondeva del resto a questa logica la nascita del Centro studi ormai 25 anni, pensato in accordo con l’università di Perugia (la cui facoltà di Ingegneria vi aveva decentrato il corso di laurea in Ingegneria delle comunicazioni strettamente collegato all’Itelco) come elemento per attrarre dentro il sistema formativo umbro studenti in competizione con le università di Siena e della Tuscia. Il ruolo del Centro studi deve essere ripreso con vigore con l’obiettivo di incrementare il numero delle università che qui svolgono programmi residenziali. Oggi sono in vigore convenzioni solamente con l’università del Kansas e dell’Arizona oltre che un rapporto con il Sant Anselm College, ma il mondo è grande e gli atenei che tengono altrove e all’estero le proprie summer school sono decine e decine. Quale politica abbiamo elaborato in tutti questi anni per moltiplicare il numero delle convenzioni con le università di mezzo mondo? Nessuna. Il Centro studi deve essere poi ripensato anche come competitore nazionale. Abbiamo tutti presente il caso clamoroso di Narni di “Scienze dell’investigazione” e della sicurezza, ma Orvieto abbiamo anche uno dei primi cinque cantieri archeologici attualmente in scavo d’Italia ed un insediamento come quello di Campo della Fiera che si sviluppa in realtà su una superficie totale di oltre trenta ettari, dal Tamburino fino alla necropoli di Cannicella lungo il piano della Bagnorese. Sotto terra c’è un petrolio culturale che si presta anche a diventare una straordinaria opportunità didattica ed accademica cosi come una risorsa per un ambizioso progetto di turismo culturale. Servono idee e capacità di pensare in grande.

SANITA’ E ASSISTENZA, LA CONCORRENZA DEL LAZIO

Anche l’ospedale, terzo datore di lavoro di Orvieto, è un attrattore di flussi finanziari ed il potenziamento del suo ruolo deve essere perseguito anche in un logica economica. Lo vediamo con la funzione da sempre svolta dal punto nascite che è rimasto finora attivo per il ruolo interregionale del servizio, ma che sta pericolosamente declinando in termini numerici. La visione dell’ospedale come catalizzatore di economia e posti di lavoro deve essere concepita come punto focale, nella consapevolezza che il forte rafforzamento della medicina territoriale in atto nella vicina provincia di Viterbo potrebbe presto privarci di flussi importanti, a partire dall’importanza che sarà destinata a ricoprire presto il futuro ospedale di Acquapendente, già finanziato da Regione Lazio con trenta milioni di euro.

LE SFIDE DEL PROSSIMO DECENNIO

Fare di Orvieto uno degli habitat più accoglienti per gli investimenti privati, rilanciare la capacità dell’ente comunale di intercettare fondi pubblici attraverso una riorganizzazione profonda della burocrazia locale, trasformare il tema degli anziani da gravissima criticità a settore qualificante anche in termini occupazionali. Sono queste alcune tra le sfide fondamentali per i prossimi dieci anni. Si tratta di una visione del futuro che segna una frattura profonda con il passato, ma per essere sostenute con successo necessita di una grande energia politica, oltre alla capacità di intessere e gestire anche rapporti con tanti soggetti esterni, istituzionali, imprenditoriali, associativi, politici. Lo slogan “Tanti nemici, tanto onore” ha sempre portato male a tutti quelli che lo hanno fatto proprio.

Nera Montoro, a fuoco deposito di gomma tritata

A fuoco un deposito isolato di gomma tritata all’incendio di un’area per lo stoccaggio dei rifiuti a Nera Montoro.

L’allarme alla centrale di Terni dei vigili del fuoco è scattato poco prima delle 7 di domenica mattina. I caschi rossi sono intervenuti con due mezzi.

Data la natura del prodotto, per la completa estinzione si dovrà procedere al suo smassamento con mezzi meccanici.

Sul posto anche i carabinieri di Amelia e Narni, per verificare la natura dell’incendio.

Inclusione lavorativa, a Perugia inaugurato il laboratorio ‘Il Gusto che Unisce’

Un laboratorio per la produzione e la vendita di yogurt senza lattosio, prodotti senza lattosio e senza glutine, e, insieme, un progetto che vuole offrire un’opportunità di lavoro e di crescita, di autonomia e inclusione sociale a persone con disturbi dello spettro autistico, altre neurodivergenze e fragilità.

È stato inaugurato a Perugia, in via della Pescara 44, il laboratorio ‘Il Gusto che Unisce’, nato da un progetto lavorativo della cooperativa sociale La Brigata indipendente e supportato da diversi soggetti, il Gruppo Grifo agroalimentare con il brand Grifo Latte, Enel Cuore, la Onlus del Gruppo Enel, Fondazione Perugia, Confcooperative Umbria e Fondosviluppo.

Al taglio del nastro, insieme ai soci della cooperativa guidata dalla presidente Valentina Cimbali e dalla vicepresidente Valentina Iacucci Ostini, hanno partecipato Costanza Spera, assessora alle politiche sociali del Comune di Perugia; Sarah Bistocchi e Bianca Maria Tagliaferri, presidente e vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria; Massimo Rolla, garante regionale dei diritti delle persone con disabilità; e Francesca Pasquino, consigliera della Provincia di Perugia. Presenti inoltre Carlo Catanossi, presidente del Gruppo Grifo Agroalimentare, Andrea Valcalda, consigliere delegato Enel Cuore, Franco Moriconi, vicepresidente della Fondazione Perugia, Carlo Di Somma, presidente di Confcooperative Umbria.

“L’apertura di questo laboratorio e punto vendita – hanno spiegato la presidente Cimbali e la vicepresidente Iacucci Orsini – fa parte del progetto ‘L’Impresa della Brigata Indipendente’ con il quale nel 2023 abbiamo partecipato al concorso ‘InvestiAmosociale’ di Fondazione Perugia, conquistando il primo posto in graduatoria come migliore startup. Nel corso del 2024, la nostra cooperativa si è dedicata alla ristrutturazione di questo locale in via della Pescara, in un quartiere a due passi dal centro città, facilmente accessibile ai nostri ragazzi, anche grazie alla vicina rete di trasporti pubblici. A novembre 2024 è arrivato il contributo di Enel Cuore con il quale abbiamo potuto procedere con la seconda fase del progetto cioè creare il laboratorio dei prodotti senza glutine”.

‘Il Gusto che Unisce’ nasce in un locale di 270 metri quadrati e ospita un laboratorio di produzione di yogurt artigianale senza lattosio, buono per tutti, Briyò, in collaborazione con il Gruppo Grifo Agroalimentare; una cucina in cui lo chef Luca Fabbri affianca nella produzione di prodotti senza glutine e senza lattosio; il punto vendita in cui saranno commercializzati, oltre le produzioni proprie, prodotti freschi in co-branding con il Gruppo Grifo Agroalimentare e prodotti di altre cooperative sociali del territorio. Uno spazio che sarà anche luogo d’incontro e di attività sociali e ricreative. Il laboratorio in questa fase vede impiegati 2 ragazzi con disabilità, Federica di 26 anni, Matteo di 24 anni, e due persone adulte con disabilità, che rientreranno così nel mondo del lavoro, affiancati da Valentina Iacucci Ostini, che si occupa della parte amministrativa e Valentina Cimbali, responsabile dei laboratori alimentari.

“Sono molto contento di essere qui – ha dichiarato il presidente Catanossi – e ancor più del raggiungimento di questo traguardo. Ci abbiamo creduto fin dall’inizio mettendo a disposizione competenze, strutture, attrezzature da laboratorio, prodotti per integrare le loro produzioni. Cercheremo di collocare i loro prodotti per quello che ci sarà possibile ma soprattutto vogliamo essere partner di questi ragazzi, che sono degli eroi, e delle loro famiglie”.

“Penso che la mission della Fondazione Perugia – ha commentato Moriconi – sia assistere questi progetti. Questo in particolare è un progetto unico a cui auguro grande successo, come Fondazione saremo vicini e continueremo ad accompagnarli nel loro iter”. Enel Cuore ha sostenuto il progetto con un contributo finalizzato all’acquisto delle attrezzature per le attività di produzione e confezionamento degli yogurt e dei prodotti senza glutine.

“L’‘Impresa della Brigata Indipendente’ è molto più di un laboratorio di produzione: è una possibilità di cambiamento, una porta aperta verso il futuro per chi spesso le trova chiuse – ha detto Andrea Valcalda, consigliere delegato di Enel Cuore –. Lo sviluppo personale dei ragazzi e la loro integrazione sociale rispondono alla missione che Enel Cuore porta avanti da più di 20 anni, a sostegno delle iniziative promosse dalle realtà del terzo settore impegnate quotidianamente sul territorio per migliorare la qualità della vita delle persone più fragili. Dare un’opportunità, insieme, è il risultato più bello per rendere una comunità più coesa e solidale e quindi più accogliente”.

“Questa mattina – ha sottolineato l’assessora Spera – c’è grande emozione e felicità perché quello che parte ufficialmente oggi. È un percorso che viene da lontano con un’enorme collaborazione tra Terzo settore, associazionismo, imprese ed enti pubblici. Siamo felici di aver dato il nostro contributo pubblico a valere sul fondo autismo perché siamo fortemente convinti di dover sostenere le realtà che favoriscono la socializzazione e in questo caso anche l’occupazione che ha un valore incredibile per ragazzi che hanno forme di disabilità”. “Questa realtà – ha aggiunto la consigliera Pasquino – si inserisce perfettamente in un quartiere che ha deciso di includere. Da qui le fragilità diventano un elemento di forza per la costruzione del futuro”.

“Grazie alla cooperativa La Brigata Indipendente – ha concluso la presidente Bistocchi –, ai ragazzi e alle ragazze che hanno lavorato per l’inaugurazione di oggi e per il lavoro che fanno tutti i giorni per l’inclusione sociale propria e altrui. La disabilità non si sceglie però si può scegliere come viverla e si possono scegliere i luoghi. Abbiamo bisogno di luoghi non disabilitanti e questo laboratorio è uno di quelli, un luogo in cui viene annullata la disabilità. L’inclusione viene fatta anche attraverso il cibo, perché è un elemento che unisce. L’inclusione sociale per le istituzione locali è importante saremo al fianco di queste ragazze e di questi ragazzi”.