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Norcia, quando “le chiese” sono amate come come le case

“Prima le case e poi le chiese” era uno degli slogan circolati dopo il terremoto del 2016, persino tra le tifoserie sportive. E dare una sistemazione alle persone sfollate, ricostruire le loro case e renderle più sicure è stata una priorità.

Ma la gioia spontanea, di popolo, per la riapertura della Basilica di San Benedetto a Norcia dimostra come una popolazione che ha visto letteralmente crollare il mondo addosso abbia bisogno anche dei suoi simboli, religiosi, cultural, identitari. Ecco perché la riapertura della Basilica, a 9 anni esatti dalla scossa che la devastò il 30 ottobre del 2016 (in uno sciame sismico iniziato il 24 agosto di quell’anno e terminato a gennaio 2017) ha rappresentato un punto importante nella ricostruzione nel Centro Italia.

Il finanziamento

L’intervento di ricostruzione della Basilica di San Benedetto a Norcia è stato finanziato con
Ordinanza Speciale n.8 del 16 maggio 2021 grazie alle risorse messe a disposizione dal
Commissario per la Ricostruzione Sisma 2016, dalla Regione Umbria (POR-FESR 201-2020) e
da ENI Spa, per un importo totale di circa 15 milioni di euro.
L’impegno di Eni è stato definito con un accordo di sponsorizzazione tecnica con l’obiettivo di
sostenere la ricostruzione della Basilica attraverso risorse economiche e contributi di alto
profilo professionale e organizzativo, accanto al commissario straordinario per la
Ricostruzione e al Ministero della Cultura – l’Arcidiocesi di Spoleto e Norcia, la Regione Umbria
e il Comune di Norcia, in un’alleanza che ha unito enti pubblici e privati in una visione strategica condivisa

La ricostruzione in Umbria

In Umbria dal 2016, a fronte di un totale di 5261 istanze presentate all’Ufficio Speciale
Ricostruzione, ben 3728 risultano concesse per un importo totale richiesto di oltre 1,9 miliardi
di euro, di cui 1,4 miliardi di euro già concessi e 831 milioni liquidati. Nove pratiche su dieci
presentate all’USR Umbria sono state evase. Questo significa che per quasi ogni richiesta di
contributo, c’è stata una risposta concreta e tempestiva, resa possibile anche dalla semplificazione delle procedure avvenuta negli ultimi anni. Ma non basta evadere le pratiche; l’obiettivo è la conclusione dei lavori. E anche qui il dato è incoraggiante: 6 pratiche su 10 hanno visto la fine dei lavori per cui centinaia di famiglie sono potute tornare a casa. Nel solo Comune di Norcia, oltre 730 famiglie sono rientrate nelle loro abitazioni ricostruite mentre diverse attività commerciali storiche hanno riaperto, ricominciando a creare valore e a dare lavoro.

Santa Maria Argenta

A Norcia è in corso anche la ricostruzione della concattedrale di Santa Maria Argentea, che dovrebbe essere consegnata entro un paio di anni. Gli eventi sismici avevano causato il ribaltamento della sommità della facciata e l’espulsione dei conci di rivestimento delle murature e, all’interno, il crollo della copertura ha coinvolto i pilastri e ampi brani del paramento interno delle murature perimetrali. L’importo dell’intervento è di circa 7 milioni e 400 mila euro, che provengono dal fondo sisma 2016.

Il Palazzo Comunale

In corso anche il cantiere del Palazzo Comunale, uno dei cantieri più innovativi della ricostruzione post sisma. Un intervento da poco meno di 6 milioni di euro e unico caso in Italia in cui un edificio storico è stato tagliato alle fondamenta per installare isolatori sismici.

Attesa la riapertura per l’anno prossimo. In ricostruzione anche l’edificio della “Castellina” che ospitava il museo civico e diocesano per il quale è attesa la riapertura nel corso del 2026. In questo caso è stato assegnato l’importo di quasi 154mila euro, a valere sulle risorse del fondo di accantonamento per le ordinanze speciali per i lavori che hanno un costo totale di circa 2,5 milioni di euro. Nel giro di pochi anni
quindi l’iconica piazza di San Benedetto ritroverà il suo profilo originario.

Castelli: Norcia merita la capitale europea della Cultura 2033

“Il recupero delle eccellenze storico culturali e religiose è un elemento essenziale del nostro lavoro volto a far rinascere tutta l’Italia Centrale – commenta il commissario alla ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli- Norcia e la Civitas appenninica si candidano a Capitale europea della cultura 2033, la patria di San Benedetto, patrono d’Europa, merita questo riconoscimento. Ringrazio il presidente della Regione Stefania Proietti, l’arcivescovo Renato Boccardo, l’Ufficio ricostruzione Umbria e il sindaco Giuliano Boccanera per la sinergia e la collaborazione”.

Città del Cioccolato, un progetto sostenuto da quasi 200 investitori

Dopo la visita con le autorità – presenti, tra le varie personalità in rappresentanza delle istituzioni civili e militari delle forze economiche, il prefetto di Perugia Francesco Zito, il questore di Perugia Dario Sallustio, la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, l’europarlamentare Marco Squarta, il vicepresidente della Regione Umbria Tommaso Bori, il vicepresidente della Provincia di Perugia Riccardo Vescovi, il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria Giorgio Mencaroni – la Città del Cioccolato ha aperto le sue porte a mille persone che si erano prenotate per l’Open Day della giornata inaugurale.

Il sostegno economico

La Città del Cioccolato è un progetto che prende forma nella città tradizionalmente più dolce d’Italia, qualificandosi così come il maggior polo attrattivo tematico al mondo, grazie al recupero dell’ex Mercato Coperto di proprietà del Comune di Perugia, ristrutturato nel 2016 con il sostegno finanziario di Regione Umbria e Fondazione Perugia. Nel 2023 l’immobile è stato oggetto di un Avviso di Valorizzazione pubblicato dal Comune di Perugia, aggiudicato l’anno successivo alla società Destinazione Cioccolato Srl SB, costituita appositamente per la presentazione di un progetto di alto valore. Tale proposta ha consentito la sottoscrizione di una concessione trentennale, finalizzata all’avvio e al completamento, in tempi rapidi, di significativi interventi di allestimento, per un investimento complessivo di circa 6 milioni di euro.

Il progetto ha potuto beneficiare della Misura “Italia Economia Sociale”, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) in collaborazione con Invitalia. Grazie alle agevolazioni finanziarie previste dal programma, è stato possibile avviare anche lo sviluppo di iniziative legate ai temi dell’inclusività sociale, con particolare attenzione all’inserimento lavorativo di persone appartenenti a categorie fragili e, in special modo, di quelle tutelate dalla Legge n. 68/1999. Un cantiere imponente in cui hanno lavorato circa 200 persone, esclusi i fornitori esterni di materiali e merci per il completamento dell’allestimento.

Intesa Sanpaolo, attraverso la Direzione Impact nell’ambito della Divisione Banca dei Territori, ha concesso un importante finanziamento che ha consentito la realizzazione dell’operazione. Questa progettualità è stata successivamente ampliata grazie a una brillante operazione di equity crowdfunding, realizzata tramite la piattaforma Mamacrowd, che ha consentito di coinvolgere 198 investitori tra piccoli, medi e grandi, rafforzando ulteriormente la solidità e la partecipazione del progetto.

L’ex Mercato Coperto diventato Città del Cioccolato

I suoi 2.800 metri quadri di estensione raccontano tutto ciò che ruota attorno al mondo del Cibo degli Dèi. Un percorso tanto didattico quanto immersivo, capace di coinvolgere tutti e cinque i sensi. Un approfondimento, passo dopo passo, che spazia dalla geografia dei Paesi produttori alla storia del cacao, da 5.300 anni fa ad oggi; dalla biodiversità legata a un prodotto ancora tutto da scoprire, alla sostenibilità che interessa l’intera filiera.

La Città del Cioccolato è un progetto nato da un’idea di Eugenio Guarducci, fondatore e presidente di Eurochocolate, il Festival Internazionale del Cioccolato che da oltre 30 anni porta a Perugia centinaia di migliaia di visitatori da ogni parte del mondo.

Gargaglia: dalla Perugia a Eurochocolate fino ad oggi

“Perugia – ha dichiarato Vasco Gargaglia, presidente di Destinazione Cioccolato Srl SB – rappresenta nell’immaginario collettivo la Città del Cioccolato per eccellenza. Questo lo dobbiamo a una tradizione che parte da lontano ovvero dal 1907 quando, a poche decine di metri dall’ex Mercato Coperto, nacque il primo laboratorio della Perugina, ma anche a un grande sforzo di comunicazione e promozione costruito negli ultimi 30 anni attraverso Eurochocolate. Aver aperto il cantiere di questo ambizioso progetto ha significato per tutti noi iniziare a trasformare un sogno in dolce realtà”.

Dopo l’Intrepido Larth, il Cammino del miracolo del Corpus Domini

Sarà presentato alla stampa venerdì 31 ottobre (ore 11,30 nei locali del Pozzo della Cava a Orvieto, il nuovo progetto di trekking del “Cammino del miracolo del Corpus Domini“. Questo il suggestivo nome dato al tragitto che collega Bolsena ad Orvieto attraverso un meraviglioso percorso nella natura del Centro Italia.

Non solo, dunque, l’offerta del Cammino dell’intrepido Larth. A quasi due anni dal lancio del primo progetto orvietano collegato al turismo lento, è ora di raddoppiare con il “Cammino del miracolo del Corpus Domini”. Il nuovo percorso sarà presentato ufficialmente dagli organizzatori, che nell’occasione illustreranno anche il sito internet e i social del progetto, oltre alla guida del secondo percorso al cui interno sarà allegata anche la credenziale.

Verranno presentati anche i dati relativi al bilancio del Cammino dell’intrepido Larth e la costituenda associazione “Idee in cammino”.

Il Cammino del miracolo del Corpus Domini si propone non solo di contribuire alla crescita del turismo locale, puntando sull’aumento complessivo delle presenze, sulla destagionalizzazione e sull’incremento dell’indice di permanenza, ma anche di svolgere un’azione di vigorosa rivalutazione dell’evento prodigioso di Bolsena, per quanto attiene all’aspetto religioso così come a quello culturale e storico.

Il nuovo cammino avrà come simbolo una campanella, elemento liturgico per eccellenza. Il suono di una speciale campanella è anche quello con il quale i pellegrini segneranno il loro arrivo ad Orvieto, facendo risuonare quella che è stata installata nella piccola edicola del Ponte del Sole (Ponte di Rio Chiaro secondo la denominazione medievale) nel luogo in cui, secondo la tradizione religiosa, il sacro lino venne consegnato alla delegazione orvietana inviata da papa Urbano IV. Al termine della conferenza stampa seguira’ un aperitivo conviviale.

Zafferano, simbolo identitario della comunità di Cascia

Da venerdì 31 ottobre a domenica 2 novembre si terrà la XXIV Mostra mercato dello zafferano di Cascia. Un appuntamento sempre più punto di riferimento per la promozione delle eccellenze umbre e per la valorizzazione di un prodotto simbolo del territorio: lo zafferano purissimo di Cascia. 

La Mostra mercato dello zafferano di Cascia verrà inaugurata venerdì 31 ottobre, con la presentazione alle 10 e il taglio del nastro alle 12, alla presenza delle autorità civili e militari. Tra gli appuntamenti più attesi figurano le Vie dell’oro, lo show cooking curato dagli studenti dell’Istituto alberghiero, e gli spettacoli di intrattenimento: la serata del 31 ottobre con DJ Wender da Lo Zoo di 105 e il primo novembre con Giovanni Cacioppo di Comedy Central.

Il programma completo e tutti gli aggiornamenti saranno disponibili sulle pagine ufficiali Discover Cascia su Facebook e Instagram.

Il vicesindaco e assessore al turismo del Comune di Cascia, Marco Emili, in occasione della presentazione del programma, ha ricordato l’importanza dello zafferano: “Oggi a Cascia lo zafferano non è solo una spezia, ma un simbolo identitario della nostra comunità. Il centro della città si trasforma in una vetrina per promuovere questo prodotto d’eccellenza e tutti gli altri che la nostra terra può offrire, creando al contempo momenti di confronto e crescita tra i vari attori del territorio. È un piacere per me presentare questa edizione accanto a due giovani aziende locali, radicate e fortemente legate alla nostra terra: persone che hanno creduto nelle potenzialità di Cascia e dimostrano come ancora oggi i nostri luoghi possano offrire spezie, materie prime preziose per l’economia e futuro alle nuove generazioni. La capacità di ricerca e innovazione anche nello zafferano apre la strada a nuovi orizzonti, approfondendo e introducendo il suo utilizzo in ambiti diversi da quello culinario”.

Una delle novità in calendario per l’edizione 2025 è infatti lo zafferano in ambito cosmetico, una sfida che testimonia la voglia di evolversi nel segno della qualità.

Parallelamente, grazie al lavoro condiviso con la DMO Discover Cascia, costruiti percorsi esperienziali per i visitatori. Nasce così il progetto ‘Le Vie dell’Oro’ che unisce sapori, cultura e natura in un unico itinerario.

Il vicepresidente dell’associazione ‘Zafferano di Cascia – Zafferano Purissimo dell’Umbria’, Stefano De Carolis, ha sottolineato l’importanza della manifestazione per i produttori. “Per noi produttori – ha dichiarato De Carolis – la Mostra Mercato è il momento più importante dell’anno. È qui che possiamo mostrare il frutto del nostro lavoro, un prodotto che racchiude mesi di impegno, dedizione e amore per la nostra terra. Ogni fiore di zafferano racconta una storia di tradizione, di fatica e di orgoglio: la storia di un territorio che continua a credere nella qualità, nella sostenibilità e nella propria identità agricola. Negli anni Cascia ha saputo costruire attorno allo zafferano un simbolo riconosciuto in tutta Italia. Oggi, però, la sfida è guardare oltre, ampliando gli orizzonti di utilizzo di questa spezia straordinaria, anche in settori come la cosmetica e il benessere naturale”.

Camillo Pietrolucci, presidente della DMO Discover Cascia, ha illustrato il ruolo della DMO e le iniziative legate alla promozione del territorio. “La Mostra mercato dello zafferano – ha commentato Pietrolucci – è un momento centrale per la promozione di Cascia e della Valnerina. Per la DMO rappresenta un’occasione concreta per valorizzare il lavoro fatto insieme agli operatori locali e per creare una rete che unisca eventi, tradizioni, turismo e cultura in un’unica strategia di sviluppo. In questo contesto nasce il progetto ‘Le Vie dell’Oro’, un percorso enogastronomico e culturale pensato per raccontare lo zafferano in tutte le sue forme, come esperienza autentica che trasmette l’essenza del nostro territorio. Durante la Mostra sarà presente anche uno stand DMO Discover Cascia, concepito come punto informativo per conoscere itinerari, esperienze e iniziative che valorizzano Cascia tutto l’anno. Come DMO stiamo potenziando la presenza alle fiere di settore e le attività divulgative, per ampliare la visibilità della città e renderla un punto di riferimento nel turismo esperienziale. L’obiettivo è far conoscere Cascia a un pubblico sempre più vasto, creando un modello di turismo sostenibile e duraturo”.

Simone Vagni, giovane produttore e membro dell’associazione: “Coltivare lo zafferano significa dare nuova vita ai campi in un periodo dell’anno in cui la terra, normalmente, riposa. È una coltura che si inserisce perfettamente nei cicli agricoli e rappresenta un’opportunità concreta per diversificare e valorizzare la produzione. Lo zafferano contiene carotenoidi e antiossidanti naturali con straordinarie proprietà benefiche, non solo per la salute ma anche per la pelle. Vogliamo staccarci dall’idea che lo zafferano serva solo per il risotto: è un ingrediente capace di valorizzare dolci, formaggi, liquori e piatti creativi, unendo tradizione, innovazione e amore per questa terra”. 

Contratti col Comune di Perugia solo con lavoratori con salario minimo di 9 euro l’ora

Retribuzione minima salariale nei contratti pubblici del Comune di Perugia, sulla base delle linee guida approvate dalla Giunta comunale.

La delibera dà attuazione all’ordine del giorno proposto dalla maggioranza e approvato dal Consiglio comunale ad autunno 2024, che impegnava la sindaca e la Giunta a introdurre una soglia minima retributiva oraria di almeno 9 euro lordi nei contratti pubblici del Comune e a promuovere ulteriori clausole premiali a tutela dei lavoratori.

Nessun lavoratore impiegato negli appalti o nei subappalti con il Comune dovrà percepire meno di 9 euro lordi all’ora, nel rispetto dei contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative.

Le nuove linee guida prevedono anche clausole sociali per garantire la stabilità occupazionale, la parità di genere, l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità o in condizione di svantaggio, e la promozione di un dialogo costante con le parti sociali.

“Si tratta di un atto che rafforza la qualità del lavoro e delle imprese, valorizzando chi rispetta le regole e tutela i propri dipendenti. Perugia vuole essere un modello di pubblica amministrazione che promuove una concorrenza sana, sostenibile e responsabile” la posizione espressa dall’amministrazione comunale in una nota.

La delibera non comporta oneri per il bilancio comunale e sarà accompagnata da tavoli di confronto periodici con sindacati e associazioni datoriali per monitorare l’applicazione delle nuove disposizioni e favorire condizioni di miglior favore nei settori più esposti al rischio di lavoro povero.

SACI, famiglia Campanile in festa coi dipendenti per “un secolo di alchimie”

SACI Industrie ha celebrato i cento anni di attività con una giornata di festa nella sede di Ponte San Giovanni. L’evento, organizzato dalla famiglia Campanile, ha riunito dipendenti, collaboratori e istituzioni in un momento di riconoscimento e gratitudine verso chi, in quattro generazioni, ha contribuito a costruire e far crescere una delle realtà industriali più solide e longeve dell’Umbria.

Alla cerimonia istituzionale, aperta dai saluti del presidente di SACI Antonio Campanile, hanno preso parte la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il presidente di Confindustria Umbria Vincenzo Briziarelli e don Simone Sorbaioli, vicario generale della Diocesi perugina. Tutti gli interventi hanno sottolineato il valore di SACI come esempio di impresa familiare capace di innovare, mantenendo saldi i legami con il territorio e la comunità.

La storia di SACI

Durante la serata è stato presentato il volume “SACI – Un secolo di alchimie”, scritto da Antonio, Filippo, Alessandro e Lorenzo Campanile con la collaborazione di Nino Miccolis e i testi a cura di Giovanni Maria Gambini, che racconta in forma narrativa la lunga storia dell’azienda, dalle origini come piccolo saponificio fondato nel 1925 da Antonio Campanile senior, fino all’attuale gruppo industriale che opera a livello nazionale e internazionale nel settore chimico e dei detergenti.

Le radici della storia di SACI affondano ai primi del Novecento, quando Antonio Campanile senior avviò la produzione di cremore di tartaro e lieviti chimici, per poi dedicarsi nel 1925 alla fabbricazione del sapone. Nel secondo dopoguerra, il figlio Salvatore ampliò l’attività con un approccio industriale moderno, trasferendo la produzione in Strada dei Loggi dove ancora oggi si trova la sede dell’azienda.

Con il passare dei decenni, l’azienda si è evoluta, mantenendo una forte identità familiare e consolidando la propria presenza in Italia e all’estero, con un sistema produttivo innovativo e una solida reputazione costruita sul lavoro e sulla continuità.

Il presidente Antonio Campanile, terza generazione alla guida dell’azienda, ha voluto dedicare il suo intervento al valore di questa eredità e al futuro dell’impresa:

“Sono felice di condividere la festa per i nostri cento anni – ha sottolineato – Tutto è cominciato ai primi del Novecento, quando mio nonno Antonio si stabilì a Ponte San Giovanni e nel 1925 avviò la produzione di sapone. Mio padre Salvatore, nel secondo dopoguerra, ne raccolse l’eredità.
A loro va il mio primo ringraziamento, perché da quel trampolino è partito tutto il nostro sviluppo. Oggi SACI rappresenta una risorsa economica importante per tutta l’Umbria. Il nostro impegno, mio e dei miei figli, è stato e sarà sempre quello di privilegiare il territorio nel quale mio nonno decise di radicarsi. Né io né loro ci siamo mai fatti tentare dalle sirene della delocalizzazione: il cuore, la mente e le braccia di SACI resteranno sempre qui, a Perugia, in Strada dei Loggi 29. Mi piace pensare che anche tutti i nostri collaboratori siano orgogliosi, come me e i miei figli, di quanto abbiamo costruito insieme grazie alla loro affidabilità e capacità: perché sono loro, ogni giorno, a rendere possibile la nostra storia in un mondo sempre più competitivo”.

A confermare la solidità dell’impresa, anche i dati produttivi e occupazionali: dallo stabilimento di Perugia escono ogni anno 250mila tonnellate di detersivi, destinati ai principali marchi della grande distribuzione europea. L’azienda impiega circa 300 addetti tra dipendenti e collaboratori in esclusiva. Una parte significativa della produzione è destinata all’export, verso l’Europa, i Paesi del Golfo e, più recentemente, l’Arabia Saudita.

A Santa Maria degli Angeli opera invece la struttura dedicata ai prodotti professionali per la pulizia e la manutenzione industriale, con circa 70 addetti tra dipendenti, venditori e trasportatori.
Il momento istituzionale è stato seguito da una cena di gala in un clima di condivisione e di orgoglio per un percorso imprenditoriale lungo un secolo.

Oggi SACI Industrie è guidata dalla quarta generazione della famiglia Campanile — Filippo, Alessandro e Lorenzo — che prosegue il cammino tracciato dai fondatori con la stessa visione e lo stesso spirito di innovazione che hanno contraddistinto l’azienda fin dalle sue origini.

Rapporto Isnart, così la Valnerina cerca di frenare lo spopolamento

Segnali di reazione della Valnerina. Agricoltura, turismo sostenibile e innovazione digitale stanno rilanciando il territorio, ancora impegnato nella ricostruzione post sisma 2016. E’ quanto emerge dal Rapporto Isnart 2025, con il focus group dedicato all’area interna della Valnerina, nell’ambito della Strategia promossa dal Ministero dell’Agricoltura e realizzata da Isnart in collaborazione con Unioncamere e la Camera di Commercio dell’Umbria. Dai dati del Rapporto Isnart 2025 emerge un territorio che resiste allo spopolamento, con un turismo in crescita ma ancora fragile e la necessità di infrastrutture materiali e digitali per una ripartenza duratura.

Spiega Paolo Bulleri, dirigente Isnart responsabile delle analisi sull’economia del turismo: “Il focus group sulla Valnerina si inserisce nel percorso di ascolto che stiamo portando avanti in tutta Italia per dare voce alle aree interne. Isnart, società del Sistema camerale, nasce proprio per accompagnare il turismo italiano nella comprensione dei nuovi fenomeni e nella costruzione di strategie sostenibili. Nella Valnerina emergono con forza i temi dell’accessibilità, dei servizi essenziali e della valorizzazione dei prodotti tipici come leva di sviluppo. Queste comunità chiedono infrastrutture, reti digitali e continuità progettuale: condizioni indispensabili per far sì che il turismo diventi motore stabile di crescita e non solo stagionale. Il Rapporto Isnart 2025 raccoglie e rilancia queste istanze, offrendo una base di lavoro concreta e condivisa”.

L’area del sisma 2016

I 14 comuni del cratere del 2016 – da Norcia, Cascia e Preci a Cerreto di Spoleto, Poggiodomo, Monteleone di Spoleto e Vallo di Nera, fino a Scheggino, Sant’Anatolia di Narco, Ferentillo, Montefranco, Arrone, Sellano e Polino – rappresentano la parte viva di un territorio ferito ma tenace. Spoleto, pur condividendo la storia del sisma, non rientra tra le aree interne riconosciute dalla Strategia nazionale (SNAI).

Un’Italia che si svuota, ma non si arrende

Il Rapporto Isnart 2025 restituisce l’immagine di un Paese attraversato da profonde disuguaglianze territoriali. Le 124 aree progetto individuate dalla Strategia nazionale comprendono 1.904 comuni e circa 4,5 milioni di abitanti, l’8% della popolazione italiana. Ma è in questi territori che si concentra la parte più fragile del tessuto demografico ed economico.

Tra il 2002 e il 2023 le nascite sono crollate, e l’indice di vecchiaia mostra un aumento costante: in alcune zone del Sud, come la Valle del Cedrino in Sardegna, si prevede un raddoppio (+100,4%) entro il 2043. Il fenomeno dello spopolamento è diffuso: in oltre 100 delle 124 aree analizzate il saldo naturale e migratorio resta negativo, con proiezioni Istat che indicano un calo medio del 20-30% della popolazione entro vent’anni.

A fronte di questa tendenza, la Valnerina si distingue per capacità di adattamento: pur registrando un progressivo calo dei residenti, mantiene una tenuta imprenditoriale e turistica che la colloca tra i casi virtuosi del Centro Italia.

Imprese, agricoltura e nuove energie

Nelle aree interne italiane operano 440mila imprese attive (9% del totale nazionale), con una forte incidenza agricola: 140mila aziende, pari al 20% dell’intero comparto agricolo del Paese. La dimensione media è ridotta, ma il contributo al valore aggiunto agricolo è tra i più elevati d’Italia.

La Valnerina riflette questa struttura produttiva, con un tessuto diffuso di imprese a conduzione familiare, femminile e giovanile, spesso integrate nella filiera del turismo e dell’agroalimentare. Il territorio si distingue per una vocazione biologica marcata e una Superficie Agricola Utilizzata (SAU) superiore alla media, con un’elevata presenza di boschi e pascoli.

Dove altrove prevale l’abbandono, qui cresce la specializzazione: 7,2 agriturismi ogni 100 imprese agricole (contro 4,5 della media nazionale), 4,9 prodotti certificati per comune e un patrimonio culturale fatto di borghi storici, musei e paesaggi riconosciuti a livello ambientale. Il Rapporto Isnart ne quantifica il potenziale con un indice di capitale territoriale superiore alla media italiana, che tuttavia resta ancora solo parzialmente tradotto in valore economico.

Turismo in crescita, ma con margini di miglioramento

Sul fronte turistico, la Valnerina registra una pressione turistica di 19,2 presenze per abitante, più che doppia rispetto alla media delle aree interne (8,9) e molto superiore a quella del resto del Paese (7,4). È un dato che la colloca al 28° posto nazionale su 130 aree considerate, e testimonia un forte appeal, in particolare per il turismo esperienziale e naturalistico.

La densità ricettiva – 4,7 posti letto per chilometro quadrato, contro i 21,8 della media nazionale – indica però una capacità di accoglienza ancora limitata. Eppure, il tasso di occupazione dei posti letto, pari al 18,7%, è tra i più alti del Paese (16° posto assoluto), superiore alla media nazionale delle aree interne (16,4%) e vicino ai valori di molte regioni turistiche consolidate.

Il gap tra potenzialità e turisticità risulta positivo: la Valnerina si colloca quattro posizioni sopra la media, segno che il turismo sfrutta più di quanto non sia ancora espresso dal capitale territoriale. Ma la dotazione infrastrutturale resta incompleta: nessuna stazione ferroviaria, accessibilità stradale da migliorare, connessione digitale ancora discontinua.

Un’Umbria a cinque anime interne

Accanto alla Valnerina, l’Umbria conta altre quattro aree classificate come interne: la Media Valle del Tevere e Umbria meridionale, il Nord Est Umbria, il Sud Ovest Orvietano e l’Unione dei Comuni del Trasimeno. In tutto 59 comuni, pari a oltre un quarto del territorio regionale.

Ognuna di queste aree condivide sfide comuni: calo demografico, carenza di servizi e infrastrutture, bisogno di innovazione. Tuttavia, l’Umbria mostra una capacità di reazione superiore alla media nazionale, grazie al radicamento delle filiere agricole e agroalimentari e a una crescente attenzione per il turismo lento, culturale e ambientale.

Dalla resilienza alla rinascita

Nel focus group Isnart sono emersi con chiarezza i temi cruciali per lo sviluppo della Valnerina: rafforzare la cooperazione istituzionale, migliorare i servizi essenziali di prossimità (bancomat, scuole, sanità, poste), promuovere la digitalizzazione, e creare reti tra imprese e comunità locali. Tra le proposte, anche quella di un “Marchio Valnerina” per unire prodotti, esperienze e ospitalità sotto un’unica identità territoriale.

La sfida è coniugare innovazione e autenticità: rendere la montagna un luogo dove vivere, lavorare e restare. Per farlo servono infrastrutture, competenze e politiche che sostengano chi sceglie di restare.

Il Rapporto Isnart 2025 mostra che la direzione è tracciata: la Valnerina non vuole arretrare, anzi. Con il suo patrimonio naturale e umano, può diventare il simbolo di una nuova stagione per le aree interne, dove la resilienza si trasforma in crescita, e la bellezza in futuro.

Nuovo acceleratore lineare, il nuovo “alleato” per i pazienti oncologici: come funziona

Il Reparto di Radioterapia oncologica di Perugia sempre più all’avanguardia con il nuovo l’acceleratore lineare Radixact (sistema di tomoterapia elicoidale tra i cinque in Italia). Una tecnologia di ultima generazione che rappresenta un importante passo avanti nella cura dei pazienti oncologici. Il finanziamento statale ammonta a 7.203.850,00 euro mentre 379.150,00 euro sono fondi aziendali/regionali. Il costo del macchinario ammonta a 6.3 milioni di euro e i lavori a 352.270,40.

All’inaugurazione hanno partecipato il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha finanziato con fondi speciali l’acquisto del macchinario (fondi ex art. 20 L. 67/88 quota di riserva per interventi), il senatore Francesco Zaffini, presidente della Commissione Nazionale Salute e promotore dell’iniziativa e la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti.

Tra i presenti anche il sottosegretario al Ministero degli Interni, Emanuele Prisco, l’europarlamentare Marco Squarta, l’assessore comunale, Francesco Zuccherini, delegato dalla sindaca Ferdinandi, l’arcivescovo Ivan Maffeis, che ha benedetto il macchinario, i consiglieri regionali, i coniugi Chianelli, che da molti anni sollecitano le istituzioni per l’acquisto dell’acceleratore lineare, e i professionisti sanitari.

Trattamento di 25 pazienti al giorno

“Ringrazio il ministro Schillaci per aver scelto di investire nel nostro ospedale – ha sottolineato Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia – un macchinario di importanza straordinaria perché ci permette di curare pazienti affetti da patologie oncologiche mirando meglio il tumore rispetto alla normale radioterapia, mi piacerebbe che sia la prima di tante inaugurazioni che faremo per rinnovare il parco tecnologico di questa azienda ospedaliera. I lavori di preparazione degli spazi e di installazione dell’acceleratore sono stati completati in 89 giorni, – continua D’Urso – e i primi pazienti sono stati trattati a partire da settembre con un turno h 12 (matt e pom) che permette di trattare 25 pazienti al giorno. Sono già stati trattati oltre 100 pazienti. La formazione dei sanitari e i test dosimetrici si sono svolti in Svizzera e in loco durante i mesi estivi. Un lavoro di squadra tecnico – amministrativo importante e per questo ringrazio l’ing. Luca Gusella e i suoi collaboratori, per aver progettato e diretto i lavori e per averli conclusi in così breve tempo”.

Come funziona

“Radixact è un sistema innovativo che integra in un’unica apparecchiatura una macchina per la terapia radiante, un sistema di Tomografia Computerizzata (TC) e un controllo in tempo reale dei movimenti degli organi – ha spiegato la prof.ssa Cyntia Aristei, direttrice di Radioterapia oncologica dell’Azienda Ospedaliera di Perugia – , questa combinazione tecnologica permette di individuare tumori anche molto piccoli e di seguirne lo spostamento dovuto a movimenti fisiologici quali respirazione o peristalsi. Grazie a queste caratteristiche, è possibile somministrare dosi elevate di radiazioni in modo estremamente preciso, anche su più sedi contemporaneamente, distruggendo le cellule tumorali e preservando i tessuti sani attraverso la radioterapia ablativa. Il trattamento è particolarmente indicato per piccole metastasi e tumori primitivi come quelli di polmone e prostata. La tecnologia Radixact si rivela particolarmente efficace nel trattamento di: tumori del polmone in stadio avanzato non operabili, neoplasie del distretto testa-collo, tumori pediatrici, dove la capacità di risparmiare i tessuti sani è fondamentale per ridurre la tossicità e preservare la qualità di vita dei giovani pazienti – continua Aristei – . Un ambito di particolare eccellenza riguarda le neoplasie ematologiche: la Radioterapia Oncologica di Perugia è tra i pochi centri ad aver sviluppato la tecnica TMLI (Total Marrow, Lymphoid Irradiation) per la preparazione di pazienti che verranno sottoposti a trapianto di midollo osseo. La TMLI consente di irradiare in modo mirato ossa e linfonodi, riducendo significativamente la tossicità per i tessuti sani. Questa innovazione ha reso possibile effettuare trapianti di midollo osseo anche in pazienti oltre i 70 anni e aumentare le dosi in pazienti non in remissione, riducendo così il rischio di recidiva”.

Risultato del “gioco di squadra”

A promuovere la richiesta presso il ministro Schillaci, è stato il presidente della Commissione Salute del Senato, on. Franco Zaffini, che per mesi ha lavorato per l’assegnazione dei fondi speciali: “L’Azienda Ospedaliera di Perugia è un ospedale di riferimento, non solo per la Regione Umbria, – ha affermato il senatore Zaffini – ma rappresenta una eccellenza in Italia nel campo dell’ematologia che potrà ancora migliorare in termini di risposta di qualità grazie a questo macchinario. Sono orgoglioso di aver contribuito attivamente alla riuscita di questo progetto per la mia regione e per gli umbri”.

Numerosi i ringraziamenti che la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha rivolto ai professionisti sanitari, ai coniugi Chianelli e in primis al ministro Schillaci e al senatore Zaffini che hanno reso possibile questo straordinario investimento: “Sono orgogliosa di assistere a questa inaugurazione che vede la sanità pubblica investire nell’innovazione tecnologica. Con l’arrivo dell’acceleratore, la Radioterapia di Perugia rafforza ulteriormente la sua posizione di riferimento nei percorsi di trattamento di precisione e nella ricerca clinica internazionale. I risultati raggiunti sono il frutto di un grande lavoro di squadra che coinvolge medici universitari e ospedalieri, tecnici di radiologia, infermieri, operatori socio-sanitari, fisici sanitari, figure fondamentali nel percorso di cura dei pazienti oncologici e che ringrazio personalmente per il lavoro che con dedizione svolgono quotidianamente”.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha concluso l’inaugurazione, nella sala Montalcini del Creo gremita di rappresentanti delle istituzioni regionali, comunali e personale sanitario: “Elogio la grande professionalità dei medici, degli infermieri e di tutti gli operatori sanitari. Sostengo che investire nelle innovazioni tecnologiche sia l’azione migliore per garantire le cure più efficaci, infatti, i progetti tecnici e la ricerca scientifica avanzata, consentono di mettere a disposizione strumenti sempre più all’avanguardia per rendere ancora più celeri le diagnosi soprattutto in campo oncologico. Con i fondi del PNRR siamo riusciti a distribuire agli ospedali italiani oltre 3.000 nuove apparecchiature di cui l’80% già in uso. E’ una grande emozione per me essere in questo ospedale per la seconda volta, una struttura che rappresenta una eccellenza nella ricerca e nella clinica, non solo in questo territorio”.

“Festeggiamo i 35 anni del Comitato per la vita “Daniele Chianelli”, con una immensa soddisfazione” ha commentato il presidente Franco Chianelli, per un macchinario invocato da diversi anni. “Quando sono venuto a conoscenza – spiega Chianelli” di un acceleratore lineare di ultima generazione, dal costo di 7 milioni e 800 mila euro che, grazie alla sua millimetrica precisione, colpisce solo le cellule malate, preservando quelle sane e aumentando la guarigione negli adulti sottoposti a trapianto di midollo osseo, dal 50 al 75%, non potevo certo restare indifferente. Ho bussato a tutte le porte, dalla Presidenza della Regione, alla Direzione regionale della Sanità, alle Fondazioni bancarie, ho inviato lettere, anche dei pazienti in attesa di trapianto, organizzato convegni, tavole rotonde e dibattiti ed ho ricevuto solo promesse ma non mi sono mai arreso perché la vita non ha prezzo. E finalmente, dopo circa due anni, in occasione di una visita al Residence sono riuscito a strappare una promessa al ministro della Salute, Orazio Schillaci che oggi ha onorato quell’impegno e partecipato al taglio del nastro. Un traguardo straordinario di cui sono felice ed orgoglioso”.

UmbriaLibri 2025: oltre 110 eventi fino al 26 ottobre | Il programma

Inaugurata UmbriaLibri 2025, il Festival letterario promosso dalla Regione Umbria, con più di 40 autori, scrittori, editori e intellettuali tra i più importanti del panorama letterario per gli oltre 110 eventi in programma fino al 26 ottobre.

Tantissimi gli appuntamenti già dalla prima giornata, che si è aperta con l’inaugurazione della mostra mercato del libro alla Sala Espositiva del Cerp (Centro Espositivo Rocca Paolina), alla presenza del Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Regione Umbria Tommaso Bori e del direttore artistico del Festival, Nicola Lagioia.

“Questa edizione di UmbriaLibri – ha sottolineato l’assessore Bori – si riallaccia a una strategia di sostegno e promozione forte dell’editoria locale, con una visione che guarda al futuro e alle grandi manifestazioni. Il percorso di promozione dei nostri editori, dopo gli appuntamenti di Perugia e Terni, prosegue verso con ‘Più libri più liberi’ a Roma e soprattutto mira al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove l’Umbria si candida come Regione ospite per il 2026. Questo ci offrirà – ha sottolineato il vice presidente della Regione – una piattaforma privilegiata per raccontare la nostra storia e la nostra cultura attraverso il patrimonio letterario, ma oltre a portare l’Umbria fuori dal suo contesto territoriale, in una visione di apertura internazionale, abbiamo esteso l’invito a collaborare in alcune iniziative all’Olanda che è Nazione ospite del Salone di Torino. Inoltre, per la prima volta, la Regione organizza la presenza a Lucca Comics dal 29 ottobre al 2 novembre, per valorizzare gli editori umbri di fumetti e illustrazione. Contemporaneamente, rafforziamo l’impegno portando la manifestazione negli Istituti di pena. L’azione per il settore culminerà nella stesura di un Testo Unico per la Cultura e l’Impresa Creativa. Un ringraziamento sentito – ha concluso Bori – va al direttore artistico Nicola Lagioia e a tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito e contribuiranno a realizzare questo nostro importante progetto”.

“Siamo felici e orgogliosi di poter finalmente accogliere il pubblico di Umbria Libri nei bellissimi luoghi in cui si svolgerà la manifestazione – ha affermato il direttore artistico del Festival Nicola Lagioia ricordando come “abbiamo lavorato senza sosta con case editrici, autori, istituzioni culturali, realtà associative per fare di questa trentunesima edizione un’esperienza preziosa e ci auguriamo capace di farsi ricordare a lungo e con piacere” e invitando tutti a partecipare: “Vi aspettiamo”.

Alla mostra mercato – visitabile alla sala espositiva del Cerp tutti i giorni della manifestazione dalle ore 10:00 fino alle ore 20:00 – è possibile toccare con mano l’offerta di pubblicazioni delle circa 50 le case editrici umbre dedicate ai temi sociali, alla storia, all’arte ma anche al romanzo e al fumetto.

Nella Sala Cannoniera della Rocca Paolina, invece, si è aperta “FLUO! Libri accesi”, la mostra bibliografica internazionale, donazione Bologna Children’s Book Fair a cura dell’Accademia Drosselmeier, visitabile tutti i giorni di UmbriaLibri dalle ore 10:00 alle ore 20:00.

Ultimo appuntamento della prima giornata del Festival, nell’edizione perugina, il Reading spettacolo ‘Paolo Nori racconta Delitto e Castigo di Dostoevskij’, alle ore 21:00 alla Sala dei Notari di Palazzo dei Priori.

Le imprese femminili strategiche per lo sviluppo dei territori

A Spoleto, a Palazzo Mauri, si sono aperti i lavori di “Costruire il futuro un passo alla volta”, l’evento promosso dal Comitato per l’Imprenditoria Femminile (CIF) della Camera di Commercio dell’Umbria nell’ambito del Progetto Fenice. Una sala partecipata e attenta ha accolto imprenditrici, amministratori e rappresentanti del mondo economico in un confronto diretto su come rafforzare il ruolo delle donne nell’economia regionale e accelerare la rinascita delle aree colpite dal sisma. Non un convegno accademico, ma un vero laboratorio partecipato, dove dati, esperienze e buone pratiche si sono intrecciati con la visione strategica della Camera di Commercio.

Sisti: “Una forza vitale che chiede strumenti per crescere”
Ad aprire i lavori è stato Federico Sisti, Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria, che ha offerto una lettura lucida e concreta della condizione attuale delle imprese femminili in Umbria e nell’area del cratere della ricostruzione post terremoto, con numeri e riflessioni tratti anche dalle slide presentate nel corso dell’incontro.
“Le aziende guidate da donne in Umbria sono una risorsa”, ha sottolineato Sisti. “Abbiamo uno dei tassi di femminilizzazione più alti d’Italia: 22.371 imprese, pari al 24,8% del totale. Nelle aree del cratere la quota sale al 26,7%”.
Un patrimonio diffuso, ma non privo di sfide. “Le imprese femminili sono mediamente più piccole, con costi del lavoro più bassi e una produttività per addetto più alta, segno di una grande efficienza. Tuttavia investono meno in ricerca, formazione e digitalizzazione, anche per le dimensioni ridotte. È qui che dobbiamo intervenire”.
Per Sisti, il nodo cruciale è la crescita dimensionale. “Serve accompagnare queste realtà verso una maggiore capacità di investimento e innovazione. È la condizione per competere e per rendere stabile quella forza che oggi rappresentano per il tessuto economico e sociale della nostra regione”.

Dalle parole ai progetti: il ruolo della Camera di Commercio
L’impegno della Camera di Commercio dell’Umbria, ha ricordato Sisti, passa anche attraverso progetti di formazione, networking e sostegno all’imprenditoria femminile, come il Progetto Fenice. “Il nostro compito è costruire ecosistemi che permettano alle imprese di crescere insieme, mettendo in rete competenze e opportunità”, ha detto il Segretario Generale.
Le slide proiettate durante l’evento hanno mostrato un’analisi puntuale dei settori a maggiore presenza femminile – in primis agricoltura e commercio al dettaglio – e delle potenzialità legate alla transizione digitale e alla sostenibilità. Fenice si inserisce in questo percorso come strumento di rilancio e coesione territoriale, in grado di connettere imprese, enti e comunità.

Angelini Paroli: “Una terra resiliente che guarda avanti”
Nei saluti istituzionali Giovanni Angelini Paroli, assessore all’innovazione imprenditoriale del Comune di Spoleto, ha richiamato il legame tra resilienza e futuro:
“Costruire il futuro un passo alla volta è essenziale. Viviamo in una terra segnata dal sisma, e per questo è fondamentale saper affrontare le difficoltà con coraggio e lungimiranza. L’iniziativa promossa dalla Camera di Commercio va proprio in questa direzione, sostenendo chi ogni giorno lavora per far ripartire le comunità”.

Tattini: “Fenice è simbolo di rinascita e innovazione”
Andrea Tattini, membro della Giunta camerale, ha ricordato come il Progetto Fenice rappresenti un pilastro della strategia camerale per la rinascita economica delle aree interne:
“Fenice è la metafora della ripartenza. È il simbolo della capacità delle imprese umbre di innovare, creare valore e costruire una rete che unisce resilienza e sviluppo. Oggi più che mai, formazione e conoscenza sono gli strumenti per dare forza a questo processo”.

Sciamannini: “Confrontarsi per crescere insieme”
A rimarcare il valore della partecipazione è stata Dalia Sciamannini, presidente del Comitato per l’Imprenditoria Femminile:
“Le nostre iniziative sono sempre molto partecipate”, ha sottolineato, “segno di un bisogno reale di confronto, di ascolto e di condivisione. L’impresa femminile non è solo una componente dell’economia, ma una visione del lavoro e della comunità, capace di generare cambiamento”.
Nel cuore dell’evento si è tenuto un workshop esperienziale condotto da Cristiana Genta, psicologa del lavoro, e Maria Di Paolo, analista delle organizzazioni, che ha trasformato la mattinata in un viaggio collettivo di riflessione e crescita.

Conoscere per rinascere: la lezione di Spoleto
La giornata di Spoleto ha messo in luce un approccio nuovo all’imprenditoria femminile: meno centrato sull’assistenzialismo e più sull’empowerment reale, sulla formazione continua e sulla capacità di costruire reti solidali e competitive.
Dalle presentazioni è emerso come le imprese guidate da donne abbiano già un peso significativo nell’economia regionale, ma necessitino di un rafforzamento strutturale per reggere alle sfide della trasformazione digitale, del credito e dei mercati esteri.
“Ogni passo conta, ma conta ancora di più farlo insieme”, ha concluso Sisti, rilanciando la visione di una Camera di Commercio aperta, operativa e vicina al territorio, dove la crescita delle imprese femminili non è un capitolo a parte, ma una strategia di sviluppo complessiva.

Un passo alla volta, ma insieme
L’immagine del titolo – Costruire il futuro un passo alla volta – è diventata, a Spoleto, un impegno condiviso. Nel dialogo fra istituzioni, imprese e professioniste, è emersa la convinzione che la rinascita economica dell’Umbria passa anche dal talento e dalla tenacia delle donne.