Skip to main content

Quasi 5 mila offerte di lavoro immediate | La richiesta di lavoratori stranieri

Secondo il Report della Camera di Commercio su dati Excelsior, quasi 9mila aziende umbre programmano ingressi di personale straniero. Nel 2025 17.660 assunzioni di immigrati, pari al 25,2% del totale. La media nazionale si ferma al 23,4%.

Intanto a febbraio sono previste 4.990 assunzioni complessive, il 51,6% è giudicato di difficile reperimento. Nel trimestre febbraio-aprile 16.820 ingressi, -7,1% sul 2025, meglio comunque del dato italiano -18,5%.

Mencaroni: “Rafforzare formazione, orientamento e politiche attive”

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I numeri confermano che il lavoro straniero non è un fenomeno marginale, ma una componente strutturale del nostro sistema produttivo. Se quasi quattro imprese su dieci che assumono prevedono ingressi di personale immigrato e una assunzione su quattro riguarda lavoratori esteri, significa che la competitività dell’Umbria passa anche dalla capacità di attrarre e integrare competenze. Allo stesso tempo, il 51,6% di profili difficili da reperire ci dice che il vero nodo è l’incontro tra domanda e offerta. La tenuta di febbraio e la flessione più contenuta rispetto al dato nazionale indicano prudenza, non arretramento. Ora serve rafforzare formazione, orientamento e politiche attive, perché in una regione che invecchia il capitale umano è la prima infrastruttura su cui investire”.

Imprese che assumono: il perimetro reale del dato

Il primo passaggio decisivo riguarda il campo di osservazione. Nel 2024, in Umbria, poco più di 22mila imprese hanno dichiarato di voler effettuare nuove assunzioni. Di queste, 8.750 aziende hanno programmato anche l’ingresso di lavoratori stranieri.

La percentuale (39,7%) non si riferisce quindi all’universo complessivo delle imprese attive, ma esclusivamente a quelle che hanno espresso un fabbisogno occupazionale. È una distinzione sostanziale: significa che quasi quattro imprese su dieci, tra quelle che cercano personale, prevedono di ricorrere anche a manodopera immigrata.

Il confronto con la media nazionale, ferma al 34,4%, colloca l’Umbria stabilmente sopra il dato italiano e all’ottavo posto tra le venti regioni. Davanti si trovano soprattutto territori del Centro-Nord con mercati del lavoro più dinamici e tassi di occupazione più elevati, mentre nel Mezzogiorno l’incidenza risulta sensibilmente inferiore.

Il dato non è episodico né congiunturale. È l’indicatore di una componente ormai strutturale del sistema produttivo regionale, che interessa agricoltura, manifattura, costruzioni, turismo e servizi alla persona. In molti comparti la disponibilità di lavoratori stranieri rappresenta un fattore di continuità operativa.

Un’assunzione su quattro riguarda personale straniero

Se si passa dal numero di imprese al volume delle assunzioni programmate, la fotografia resta coerente. Nel 2025 in Umbria sono state previste 17.660 assunzioni di lavoratori stranieri, pari al 25,2% del totale.

In altri termini, una assunzione su quattro riguarda personale immigrato. Anche in questo caso la regione supera la media nazionale, ferma al 23,4%, e si colloca al nono posto nella graduatoria per incidenza delle assunzioni di stranieri sul totale.

L’Umbria non guida la classifica, ma si muove nella fascia medio-alta. Il lavoro straniero non è una soluzione residuale, bensì una componente ordinaria della domanda. Non riguarda solo mansioni operative o stagionali: in diversi comparti la richiesta si estende a figure tecniche e professionali con competenze specifiche, segno di un fabbisogno distribuito lungo l’intera catena produttiva.

Un elemento spesso sottovalutato è la difficoltà di reperimento. Anche per il personale straniero le imprese segnalano criticità, seppure in misura generalmente inferiore rispetto ai lavoratori italiani. La tensione tra domanda e offerta attraversa l’intero mercato del lavoro e segnala un disallineamento persistente tra competenze disponibili e profili richiesti.

Febbraio 2026: stabilità in controtendenza

Guardando al complesso delle assunzioni – italiani e stranieri insieme – il mese di febbraio 2026 offre un segnale moderatamente positivo. Le imprese umbre hanno programmato 4.990 ingressi, con un lieve aumento rispetto a febbraio 2025.

Il confronto con l’Italia evidenzia una dinamica migliore: a livello nazionale si registra un saldo negativo di 7.130 assunzioni su base annua. Il rallentamento colpisce soprattutto le regioni meridionali, mentre nel Centro-Nord le variazioni risultano più contenute e in alcuni casi stabili.

In Umbria, tuttavia, emerge un dato significativo: il 51,6% delle assunzioni programmate a febbraio viene indicato come di “difficile reperimento”. Più di una su due. È la misura concreta di un mercato selettivo, in cui la richiesta di competenze tecniche, operative e specializzate fatica a trovare risposta immediata.

Il trimestre in flessione, ma meno della media nazionale

Il quadro cambia osservando il trimestre febbraio-aprile 2026. Le assunzioni programmate in Umbria scendono da 18.100 a 16.820, con una riduzione di 1.280 unità, pari al -7,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

La flessione esiste, ma risulta nettamente più contenuta rispetto al dato nazionale. In Italia il calo nel trimestre raggiunge il -18,5%, equivalente a quasi 96mila assunzioni in meno. I segni negativi sono diffusi in quasi tutte le regioni, con poche eccezioni concentrate nel Nord-Ovest.

L’Umbria mostra dunque una tenuta relativa. La programmazione si riduce, ma non si contrae in modo brusco. È un segnale di prudenza più che di arretramento, in un contesto economico che resta incerto e selettivo.

Una componente strutturale da monitorare

Nel complesso, i dati delineano una regione in cui il lavoro straniero rappresenta una leva strutturale della domanda di personale: quasi 18mila ingressi l’anno, una quota superiore alla media nazionale sia per numero di imprese coinvolte sia per incidenza sulle assunzioni complessive.

Parallelamente, l’avvio del 2026 segnala un rallentamento nella programmazione trimestrale, pur meno accentuato rispetto al quadro italiano. Il doppio movimento – fabbisogno stabile di lavoratori stranieri e prudenza nelle previsioni complessive – restituisce l’immagine di un sistema produttivo che continua a cercare competenze, ma con maggiore cautela e selettività.

In una regione segnata dall’invecchiamento demografico e dalla riduzione della forza lavoro disponibile, la presenza di lavoratori stranieri – anche tra i lavori più qualificati – non è più una variabile accessoria. È una componente ordinaria dell’equilibrio occupazionale. E la capacità di intercettare competenze, formarle e integrarle rappresenta oggi uno degli snodi decisivi per la competitività e la sostenibilità del territorio nel medio periodo.

Morti sul lavoro, i dati in Umbria e il confronto con il resto d’Italia

Nel corso del 2025 sono state 17 le vittime sul lavoro in Umbria su un su circa 373mila lavoratori ufficiali. Con un’incidenza di 46.5 che è la terza peggiore in Italia.

La situazione più grave nell’ultimo anno si è registrata nella provincia di Perugia, che con 13 decessi su 283.327 lavoratori ha un’incidenza di 45.9. In zona rossa anche la provincia di Terni, che con 4 decessi su poco meno di 90mila lavoratori ha un’incidenza di 44.6.

I dati nazionali

Sono i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che nel 2025 conta 1.093 infortuni mortali totali: 798 in occasione di lavoro e 295 in itinere. La maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro va ancora alla Lombardia (112). Seguono: Campania (80), Veneto (76), Emilia-Romagna e Piemonte (65), Sicilia (64), Lazio (60), Puglia (58), Toscana (50), Marche (27), Liguria (26), Calabria (21), Sardegna (18), Umbria e Trentino-Alto Adige (17), Abruzzo (16), Basilicata (12), Friuli-Venezia Giulia (10), Molise (3) e Valle d’Aosta (1).

Il settore più colpito è quello delle costruzioni, con 148 decessi in occasione di lavoro; seguito da attività manifatturiere (117), trasporti e magazzinaggio (110) e commercio (68).

Lavoro, part-time e dimissioni: la parità di genere è ancora lontana

In Italia solo il 57,4% delle donne lavora (9.4 punti percentuali in meno rispetto a quello maschile) e il 70% delle dimissioni è femminile. Il 30% delle donne occupate lavora part time – spesso in modo involontario – contro appena il 7% degli uomini. Tra le madri under 35 il part time sale addirittura al 60%. E nel biennio 2023-2024, su 100mila dimissioni volontarie dal lavoro, 70mila hanno riguardato donne, costrette a lasciare l’occupazione soprattutto per l’impossibilità di conciliare tempi di lavoro e carichi di cura familiare.

Dati che raccontano una crescita frenata e un talento sprecato, quelli presentati nel convegno “Competitività significa Parità”, svoltosi al Centro Congressi della Camera di Commercio dell’Umbria. Tra gli intervenuti l’assessore regionale Simona Meloni, il presidente dell’Ente camerale, Giorgio Mencaroni, la Consigliera nazionale di parità supplente, Agnese Nadia Canevari, la Consigliera di Parità della Regione Umbria, Rosita Garzi.

Numeri che, pur segnando un miglioramento rispetto al passato, raccontano ancora un Paese che fatica a valorizzare pienamente il lavoro femminile. Ed è proprio da questi dati che ha preso le mosse il convegno “Competitività significa Parità”, svoltosi questa mattina a Perugia, presso il Centro Congressi della Camera di Commercio dell’Umbria.

L’iniziativa si inserisce nelle attività di promozione e divulgazione del progetto PAGINA – Parità di Genere in Azienda, promosso dalla Consigliera di Parità della Regione Umbria, dalla Regione Umbria e dalla Camera di Commercio dell’Umbria, con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un progetto che ha già dimostrato la propria efficacia: il bando collegato al percorso formativo ha registrato un’ottima partecipazione delle imprese umbre, confermando un interesse reale e diffuso verso la Certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022.

PAGINA accompagna le aziende in un percorso strutturato e basato su indicatori misurabili, che interviene su governance, gestione delle risorse umane, equità retributiva, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro, con l’obiettivo di prepararle concretamente al conseguimento della certificazione e, soprattutto, di diffondere una nuova cultura organizzativa.

Ad aprire i lavori è stato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, che ha evidenziato come “la parità di genere in azienda e la sua certificazione siano un’ottima realtà normativa, ma richiedano ancora molto lavoro di implementazione”. Mencaroni ha sottolineato come oggi il percorso sia seguito soprattutto da imprese femminili, mentre “le altre sono ancora meno coinvolte”, aggiungendo però che “diventerà sempre più evidente che la parità di genere significa maggiore competitività dell’impresa”. Da qui la necessità, secondo il presidente camerale, di “una forte animazione da parte delle istituzioni, delle associazioni di categoria e dei corpi sociali intermedi”, esattamente ciò che il progetto PAGINA sta realizzando.

L’assessora regionale alle Politiche di parità di genere e antidiscriminazione, Simona Meloni, intervenuta da remoto, ha richiamato “la centralità del lavoro e dell’indipendenza economica per garantire una parità reale tra uomo e donna”, ricordando l’impegno della Regione in una strategia condivisa con istituzioni e parti sociali. “La tutela del lavoro femminile è ancora poco centrata – ha affermato – e stiamo lavorando con Inps e Inail per renderla più ampia ed efficace”. Annunciato anche l’aggiornamento della legge regionale del 2015 sulle politiche di genere, “una norma che dieci anni fa fu una novità assoluta e fece da battistrada ad altre regioni”.

Un quadro nazionale ancora critico è stato delineato da Agnese Nadia Canevari, Consigliera nazionale di parità supplente, che ha fornito i dati più aggiornati sul mercato del lavoro. “La disuguaglianza di genere continua a rallentare la crescita del Paese”, ha affermato, pur riconoscendo che “passi avanti sono stati fatti” e che aumentano gli esempi virtuosi. La sfida, secondo Canevari, è “ridefinire i modelli organizzativi di lavoro per rendere le imprese più giuste, più inclusive e più competitive”. Centrale anche il tema del gender pay gap, con il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea sulla trasparenza retributiva, che dovrebbe entrare in vigore da giugno.

La Consigliera di Parità della Regione Umbria, Rosita Garzi, è entrata nel merito dei meccanismi che ancora producono disuguaglianza, nel suo intervento dedicato a “un modello organizzativo più equo e più inclusivo”“Gender pay gap, segregazione verticale e orizzontale, penalizzazione legata alla maternità: sono i principali fenomeni discriminanti che caratterizzano le organizzazioni in Italia”, ha spiegato, affrontando anche i temi del clima aziendale, della gestione del conflitto e della giustizia organizzativa. Equità, inclusione e produttività – insieme ai vantaggi fiscali – sono le principali motivazioni che spingono le imprese verso la certificazione della parità di genere.

Spazio anche alle esperienze concrete con l’intervento di Elisa Severino, HR manager di Tarkett Official, azienda con sede a Terni e già certificata. Severino ha ricordato come “la nostra azienda abbia una forte cultura delle certificazioni: ne abbiamo sette e abbiamo accolto subito anche quella di genere, perché la nostra organizzazione aveva già tutte le caratteristiche per ottenerla”.

Di grande interesse anche gli interventi da remoto di Gianluca Puliga, dirigente del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e di Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere. Puliga ha ricordato l’obiettivo europeo delle 3.000 imprese ed enti certificati entro giugno 2026, sottolineando che “oggi siamo già a 12.349 certificazioni, un risultato che possiamo definire un grande successo” e ribadendo che “questo strumento resterà nel nostro sistema normativo anche dopo la fine del Pnrr”.
Pompei ha invece richiamato il ruolo storico del sistema camerale, ricordando che “già nel 1998 nacquero i Centri per l’Imprenditoria Femminile” e che la certificazione rappresenta “la naturale evoluzione di quell’impegno trentennale”.

A tirare le conclusioni è stato il segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria, Federico Sisti, che ha individuato il filo rosso dell’intera mattinata “nella consapevolezza che Italia e Umbria vogliono fare un salto in avanti sulla parità di genere”. Un salto da fare insieme, “per una società più sostenibile e per aumentare la competitività delle imprese”.

Umbria, boom di lavoratori over 50 nel settore privato

Terni è la seconda provincia in Italia dove più alta è l’età media dei lavoratori dipendenti nel settore privato: 43,61 anni. Dietro solo (e di poco) alla provincia di Potenza.

Con 20.513 dipendenti che hanno più di 50 anni, pari al 37,4% di coloro che sono ricevono una busta paga da imprese private presenti nella provincia di Terni.

La media italiana – secondo l’elaborazione fatta dall’Ufficio studi della Cgia su dati Inps – è di 41,91 anni di età, con il 32,7% degli over 50.

Ad abbassare un po’ l’età media dei dipendenti del settore privato in Umbria c’è il dato della provincia di Perugia: 42,23 anni. Con il 33,1% del totale dei dipendenti che ha più di 50 anni.

L’Umbria è comunque sul podio delle regioni per anzianità dei lavoratori dipendenti del settore privato: sul totale di 236.820 gli over 50 sono 80.650 (pari al 34,1%) con un’età media di 42,55. Un’età più alta si trova solo in Basilicata e in Molise.

Un dato, quello umbro, a cui contribuiscono vari fattori. L’elevata età media della popolazione (anche se la Liguria, ad esempio, presenta una situazione diversa). L’elevata incidenza dell’impiego pubblico sul totale. Ed anche la cosiddetta fuga dei cervelli, con i giovani che spesso lasciano la regione perché attratti dal lavoro nelle grandi imprese (non solo per una questione di salario, ma di aspettative di carriera, riduzione del rischio e qualità delle opportunità percepite) che hanno sede fuori dai confini regionali e spesso nazionali.

In Umbria previste 7 mila assunzioni già a gennaio: i settori e i contratti

A gennaio le imprese presenti in Umbria hanno programmato di realizzare quasi 7 mila assunzioni, che salgono quasi a 18 mila mila se si guarda al primo triennio dell’anno. Figure però che, in oltre 5 casi su 10, risultano difficili da reperire. E nel triennio, comunque, il bilancio prevede circa 2 mila chiamate in meno rispetto allo scorso anno.

In Italia

Guardando a tutta Italia, le imprese, prevedono circa 527mila assunzioni, che diventano oltre 1,4 milioni considerando l’intero primo trimestre dell’anno. E’ quanto emerge dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Cresce il settore primario (+6,5% rispetto a un anno fa), stabili i servizi (+0,1%), ma l’industria arretra (-3,5%), con una flessione più marcata nel manifatturiero (-4,6%) e più contenuta ma comunque evidente nelle costruzioni (-1,3%).

I settori

Il comparto industriale programma complessivamente 155mila entrate: 104mila nel manifatturiero e nelle public utilities e 51mila nell’edilizia. All’interno della manifattura, le maggiori opportunità di lavoro arrivano dai settori meccanico ed elettronico, con oltre 27mila contratti previsti, seguiti dalla metallurgia e produzione di articoli in metallo (21mila) e dall’industria alimentare e delle bevande (15mila). Il terziario si conferma il principale bacino occupazionale, con circa 337mila entrate programmate, trainate da turismo (70mila), servizi alle persone (69mila) e commercio (67mila). Nel settore primario, infine, sono attese circa 35mila assunzioni, concentrate soprattutto nelle coltivazioni ad albero, nelle coltivazioni di campo e nei servizi connessi all’agricoltura.

I contratti

Quanto alle tipologie di contratto, la forma più diffusa resta il tempo determinato, che riguarda 252mila posizioni, pari al 47,8% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (111mila, pari al 21%) e quelli di somministrazione (63mila, 11,9%). Un elemento di rilievo è la riduzione della difficoltà di reperimento, che scende al 45,8% delle entrate previste, oltre tre punti percentuali in meno rispetto a gennaio 2025. Le principali criticità continuano tuttavia a riguardare l’assenza di candidature (28,6%) e la formazione non adeguata dei profili disponibili (13,6%).

Le figure che non si trovano

Le difficoltà di reperimento restano particolarmente elevate in alcuni settori chiave, oltre il 60% delle posizioni nelle costruzioni risulta di difficile copertura, percentuale che sfiora il 60% anche nel legno-arredo e supera il 55% nella metallurgia. Il Borsino delle Professioni segnala criticità diffuse per figure ad alta specializzazione, come analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni, ingegneri, tecnici sanitari e tecnici dell’ingegneria, ma anche per operai specializzati come rifinitori edili, meccanici e manutentori.

Nelle regioni

Queste le previsioni di nuovi contratti in ciascuna regione, nel mese di gennaio e nel primo trimestre:

Piemonte 35.120 (difficoltà di reperimento del 46,9%) e 88.460 nel trimestre;
Valle d’Aosta 1.390 (52,9%) e 3.520
Lombardia 109.960 (45,4%)281.440
Liguria 11.840 (50,1%) e 34.050
Trentino A. A. 12.840 (55,2%) e 37.050
Veneto 48.980 (49,8%) e 136.940
Friuli Venezia Giulia 11.000 (55,9%) e 28.920
Emilia Romagna 48.090 (49,3%) e 123.850
Toscana 32.950 ( 47,9%) e 94.850
Umbria 6.950 (50,2%) e 17.850
Marche 12.900 (50,0%) e 32.190
Lazio 53.280 (41,6%) e 146.710
Abruzzo 11.180 (48,5%) e 28.230
Molise 1.890 (46,6%) e 5.190
Campania 41.670 (40,4%) e 121.900
Puglia 30.200 (40,1%) e 84.070
Basilicata 3.870(46,1%) e 12.720
Calabria 10.610 (42,3%) e 29.190
Sicilia 31.490 (40,3%) e 90.350
Sardegna 1′.620 (44,8%) e 31.990

Lavoro e formazione, l’Umbria ha superato gli obiettivi Pnrr col programma Gol

L’Umbria ha superato con largo anticipo e volumi superiori alle attese i nuovi target del Programma Gol (Garanzia occupabilità lavoratori).

Nella rendicontazione complessiva trasmessa all’Unità di Missione del Pnrr, Arpal Umbria ha certificato il pieno superamento degli obiettivi previsti per la Missione 5 (Componente 1), recentemente aggiornati dal Decreto del ministero del Lavoro n. 171 del 4 dicembre 2025.

Nello specifico, l’Umbria ha attestato il raggiungimento di 55.860 beneficiari che hanno usufruito delle politiche del lavoro tramite la rete dei Centri per l’Impiego, le Agenzie per il lavoro (Apl) e gli Organismi di formazione, a fronte di un target fissato a 52.627. Performance di particolare rilievo emergono sul fronte della formazione, con 14.725 persone che hanno concluso un percorso entro la fine del 2025. Di pregio il dato sul rafforzamento delle competenze digitali, asset sempre più richiesto dalle imprese: sono ben 6.444 gli utenti formati in questo ambito, superando la soglia di 5.877 prevista dal programma. Con questi risultati, l’Umbria non solo ha centrato il target di 11.151 beneficiari fissato per dicembre, ma ha già traguardato l’obiettivo di ulteriori 1.142 unità previsto per il 30 giugno 2026.

L’assessore regionale alle Politiche del Lavoro, Francesco De Rebotti, ha espresso soddisfazione per l’operato dell’Agenzia in questa fase di commissariamento e per l’impegno corale della rete regionale: “Sento il dovere di ringraziare le Agenzie per il Lavoro, gli Enti di formazione e il personale di Arpal. In particolare, i Centri per l’impiego hanno gestito le prese in carico con estrema professionalità, mentre la rete dei servizi privati e degli organismi formativi ha contribuito in modo decisivo a un traguardo sfidante, raggiunto anche in condizioni non sempre agevoli”.

“Il lavoro portato avanti – conclude De Rebotti – nell’ottica del miglioramento continuo che intendiamo applicare rispetto allo sviluppo della totalità dei servizi, non ha solo valenza territoriale e proietta l’Umbria tra le prime regioni per efficienza, contribuendo significativamente al successo del PNRR su scala nazionale. Il risultato odierno è frutto anche di una vasta campagna di comunicazione e di collaborazioni strategiche capillari, come quella con i Dipartimenti dell’Università degli Studi di Perugia e le sedi Adisu, grazie ai quali l’Agenzia ha intercettato numerosi giovani che hanno aderito con entusiasmo al bonus formazione Gol”.

Gepafin assume full-time un esperto in gestione e politiche di ingegneria finanziaria a supporto delle imprese

Gepafin Spa, la società regionale pubblico-privata, ha indetto una selezione per titoli e colloquio per l’assunzione a tempo indeterminato con contratto di lavoro full-time di un ‘Esperto in gestione e politiche di ingegneria finanziaria a supporto delle imprese’, garantendo pari opportunità tra uomo e donna nel lavoro ai sensi del Decreto legislativo numero 198 del 2006 (e successive modificazioni e integrazioni). Per candidarsi c’è tempo fino a giovedì 22 gennaio 2026.

Gepafin è la società finanziaria della Regione dell’Umbria partecipata al 44% da 10 istituti bancari, iscritta all’elenco degli Intermediari Finanziari ex art. 106 TUB. Svolge attività di concessione di finanziamenti, rilascio di garanzie e interventi in equity e quasi-equity. Per la selezione del candidato, la società si avvarrà del supporto tecnico professionale della di Manpower srl.

“L’inquadramento contrattuale e il trattamento economico annuo – informa in una nota Gepafin Spa – saranno commisurati all’esperienza e alle competenze maturate nel ruolo, inoltre gli emolumenti saranno soggetti alle trattenute erariali, assistenziali, previdenziali e a quanto previsto dalla normativa vigente in materia. L’incarico è incompatibile con l’esercizio di qualunque altro impiego, professione, industria o commercio”.

La domanda

Per l’ammissione alla selezione si dovrà produrre la domanda di partecipazione per via telematica dalla seguente pagina del sito istituzionale di Gepafin https://gepafin.it/societa-trasparente/selezione-del-personale/ – Reclutamento del Personale, all’interno della sezione ‘Società Trasparente – Selezione del Personale’.

Sulla piattaforma saranno disponibili per la consultazione l’avviso di selezione con le informazioni sul profilo professionale ricercato, i requisiti richiesti, il manuale per l’utilizzo dell’applicativo e alcune Faq con soluzioni note. La compilazione e l’invio telematico della domanda dovrà avvenire entro le ore 23.59 del 22 gennaio 2026. È previsto un servizio di assistenza ai candidati (helpdesk) per l’inserimento dei dati e della domanda. L’assistenza tecnica, garantita fino alle 24 ore precedenti alla scadenza, avverrà tramite la casella di posta elettronica dedicata support@upconcorsi.it .

“Gepafin – conclude la nota – si riserva la facoltà di revocare o annullare la presente selezione, destituire o rinviare lo svolgimento della stessa, nonché le connesse attività di assunzione, e di sospendere la nomina dei candidati idonei in ragione di esigenze attualmente non valutabili né prevedibili, nonché in applicazione di disposizioni di contenimento della spesa che impedissero, in tutto o in parte, assunzioni di personale”.

UniStra e UniPg, aumentati i Fondi per la contrattazione del salario accessorio del personale

L’Università per Stranieri di Perugia e dall’Università degli Studi di Perugia hanno deciso di incrementare in maniera significativa i Fondi per la contrattazione del salario accessorio del personale.

Una scelta accolta con soddisfazione da Flc Cgil, i cui delegati, con le Rsu dei due Atenei, avevano presentato proposte in tal senso da settembre.

“Un segnale concreto di attenzione – commentano dalla segreteria di Flc Cgil Umbria-Perugia – verso il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, da anni penalizzato sul piano retributivo. È noto, infatti, come il personale delle Università pubbliche italiane risulti il meno retribuito dell’intero comparto pubblico”. “L’ultimo contratto nazionale, non sottoscritto dalla sola Flc Cgil – aggiungono dalla segreteria di Flc Cgil Umbria-Perugia  –, ha ulteriormente aggravato la situazione prevedendo aumenti salariali largamente insufficienti, inferiori a un terzo dell’inflazione registrata nel periodo di riferimento, pari in media a soli 30–40 euro lordi mensili. In questo contesto, l’incremento dei Fondi per il salario accessorio, oltre 32mila euro all’Università per Stranieri di Perugia e oltre 524mila euro all’Università degli Studi di Perugia assume un valore particolarmente rilevante, contribuendo a migliorare le condizioni economiche degli oltre 1.000 lavoratrici e lavoratori delle due istituzioni universitarie umbre”.

La Segreteria della Flc Cgil Umbria ringrazia le Rsu e i delegati della Flc Cgil dei due Atenei “per il lavoro svolto” e riconosce “la disponibilità dimostrata dai due rettori e dai due direttori generali che hanno accolto le proposte sindacali rendendo possibili questi importanti risultati”.

In Umbria più di un quarto delle imprese è al femminile

Nell’Italia che ha il record in Europa di donne che hanno un lavoro indipendente (il 16% contro una media Ue del 10,6%), in Umbria più di un quarto delle imprese sono al femminile. Sono infatti 19.743 le imprese nell’isola che hanno come titolari donne, su un totale di 77.988 aziende, pari al 25,3%.

Una percentuale superiore alla media italiana, che è del 22,7%. E che pone l’Umbria al quarto posto tra le regioni italiane.

Certo, quando si parla di auto-impiego bisogna fare attenzione a quelle forme contrattuali che in realtà possono nascondere un lavoro subordinato svolto con minori tutele ed oneri da parte degli imprenditori, che si servono di personale con partita Iva. Ma comunque il dato sull’imprenditoria femminile mostra anche una certa intraprendenza delle donne in economia.

La Cgia evidenzia almeno due fattori che motivano le donne a intraprendere un percorso imprenditoriale.

Il primo è strutturale ed è correlato alla condizione socio-economica: situazioni di disoccupazione, tradizioni familiari o la presenza di incentivi economici inducono a considerare l’imprenditorialità come necessità.

Il secondo fattore è motivazionale e riguarda ragioni intrinseche che spingono le donne ad abbracciare tale opportunità; questo aspetto sembra rispecchiare maggiormente la sensibilità femminile. Grazie all’autoimprenditorialità, le donne possono gestire con maggiore
flessibilità gli impegni lavorativi insieme a quelli familiari. Inoltre, coloro che si trovano in condizioni di inattività a causa della nascita di un figlio incontrano notevoli difficoltà nel reinserirsi nel mercato del lavoro. L’autoimpiego si è dunque affermato come uno degli strumenti più efficaci per riconquistare protagonismo nella propria vita professionale e realizzare i propri obiettivi e aspirazioni nella speranza di ottenere risultati economici gratificanti e una maggiore indipendenza. 

Operai Anas feriti sul Raccordo, la Uil: più capitale umano per la sicurezza stradale

“L’infortunio sul lavoro capitato ai due cantonieri che lavoravano sul Raccordo Perugia – Bettolle, tra Ferro di Cavallo e Olmo, riaccende l’attenzione sull’esposizione al rischio a cui si trovano i lavoratori su strada di Anas, pur in presenza di una grande attenzione dell’azienda alle tematiche della sicurezza sul lavoro, afferenti al Decreto legislativo 81, che regolamenta il settore. Il costante impegno alla formazione, attuato grazie alla sinergia tra i vertici Anas e le Oo.ss., infatti, non riesce ad arginare un pericolo che spesso è indipendente dalla condotta dei lavoratori e delle lavoratrici, ma che coinvolge gli altri utenti della strada”.

Così in una nota Uil Fp – Anas Umbria, all’indomani dell’incidente che ha coinvolto due dipendenti in direzione Bettolle.

Il conducente dell’autovettura ha perso il controllo del veicolo in corrispondenza di un cantiere mobile per la pulizia dei fossi laterali, investendo i due addetti Anas che stavano operando in banchina. Uno dei cantonieri è ferito ed è stato soccorso dal 118. L’autovettura si è poi ribaltata.

L’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, seguendo con attenzione la situazione aveva espresso vicinanza ai due dipendenti coinvolti.

Un incidente sul quale però accende i riflettori la Uil Fp Anas: “Dalle prime ricostruzioni della vicenda di ieri, l’incidente sembra determinato dalla distrazione di un automobilista, che non avrebbe visto in tempo la segnaletica apposta lungo il percorso dai lavoratori protagonisti del cantiere mobile. Una tragica fatalità, dunque, che ha condotto i due lavoratori in ospedale, di cui uno in condizioni gravi. Nostro compito, però, non è quello di arrendersi al destino ma lavorare per invertire la tendenza. Serve dunque sempre di più in una maggiore attenzione all’educazione e alla sicurezza stradale degli automobilisti. In questo quadro, oltre all’Anas che ha attuato la campagna ‘Guida e basta’, molte sono le realtà impegnate. Ad Anas poi vogliamo esprimere la necessità di aumentare invece il personale d’esercizio, con l’obiettivo di garantire un allestimento di sicurezza dei cantieri sempre migliore”.

“Su strada, per quanto possa essere attenta e scrupolosa la predisposizione dei protocolli di sicurezza e la loro attuazione – conclude la nota del sindacato – i lavoratori rischiano la vita e dunque la cura non è mai abbastanza. Con più lavoratori impegnati nella predisposizione dei cantieri però l’esposizione al rischio può essere abbattuta. Senza alcuna volontà polemica, e ringraziando Anas per l’attenzione che mette sulla sicurezza, vogliamo lanciare un appello e aprire un dialogo, all’azienda e ai cittadini tutti, affinché i lavoratori su strada non siano esposti più al terribile rischio di non tornare a casa dopo il turno di lavoro”.