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Gepafin, il Cda che accompagna il confermato presidente Campagna

Carmelo Campagna è stato confermato dalla Regione Umbria alla guida della partecipata regionale Gepafin, per il terzo mandato. Una scelta “convinta” e nel segno della “continuità” da parte della presidente Stefania Proietti. Presenti all’Assemblea, oltre alla presidente Proietti, il presidente Campagna, i dirigenti di Gepafin e i rappresentanti delle società e degli istituti di credito soci, anche Francesco De Rebotti, assessore regionale allo sviluppo economico.

“La decisione di confermare alla presidenza Carmelo Campagna – ha affermato Proietti – deriva dall’aver lavorato insieme un anno e mezzo e aver visto la capacità di Gepafin di evolvere, pur nelle difficoltà congiunturali e pur nelle sfide che abbiamo già posto al nuovo Cda come socio di riferimento”.

“Il nostro – ha commentato Carmelo Campagna – è un lavoro di squadra fatto con il Consiglio di amministrazione, le strutture interne e quelle della Regione con l’obiettivo di supportare i nostri territori e le nostre imprese con gli strumenti della programmazione comunitaria. È una giornata di bilanci, perché abbiamo approvato anche il consuntivo 2025 che si è chiuso positivamente, e anche un momento per mettere dei tasselli e piantare dei semi che dovranno poi germogliare nei prossimi mesi. Siamo intermediario vigilato 106 del Testo unico bancario con 10 banche socie, seguiamo i trend di innovazione tecnologica per far sì che anche i costi, l’efficienza, la possibilità di scaricare quello che serve sul territorio siano adeguati e in linea con quello che in questo momento il mercato richiede”.

Il Cda

Proietti ha anche indicato gli altri nomi dei membri in quota alla Regione Umbria, che comporranno il nuovo Consiglio di amministrazione di Gepafin: le consigliere Giada Fantini, confermata dal precedente Cda, e, come nuova entrata, la giovane Francesca Fossatelli. Nominativi frutto anche delle candidature giunte a seguito dello specifico avviso pubblico voluto dalla Regione per designare i tre componenti di sua spettanza per il prossimo triennio. I consiglieri espressione dei soci (Intesa San Paolo, Banco Desio, Sviluppumbria, Banca Centro Toscana Umbria, Unicredit, Bcc di Spello e del Velino, Banca di Anghiari e Stia, Bnl Bnp Paribas, Cassa di risparmio di Orvieto, Monte dei Paschi di Siena, Sinloc) sono invece Luca Silla (vicepresidente) e Gabriele Cecconi. “Come di competenza della Regione – ha proseguito Proietti –, abbiamo fatto anche altre due nomine, entrambe al femminile: Giada Fantini, anch’essa in continuità dopo aver visto il positivo impatto cha ha avuto all’interno di Gepafin grazie alle sue grandi competenze legali; Francesca Fossatelli una giovane umbra emergente nel panorama internazionale, un talento riconosciuto all’estero e troppo poco nel nostro Paese e che abbiamo richiamato per contribuire a questo nostro strategico strumento di politica economica”.

Nel 2025, Gepafin ha operato in un contesto economico umbro caratterizzato da una qualità del credito elevata, con un tasso di deterioramento per le famiglie rimasto stabile allo 0,8%, e una continua crescita dei depositi bancari. In questo scenario, Gepafin ha confermato il proprio ruolo strategico di intermediario tra le esigenze del territorio e il sistema bancario, gestendo in particolare gli strumenti finanziari del Pr Fesr 2021-2027 per un valore complessivo di 141 milioni di euro. L’attività operativa si è concentrata sull’erogazione di prestiti e garanzie attraverso diversi bandi che hanno visto una dotazione finanziaria iniziale di 40,5 milioni di euro. Tra le principali iniziative figurano: i fondi Prestiti (large, medium, small) destinati a micro, piccole e medie imprese per investimenti produttivi, con tassi agevolati e possibilità di remissione del debito fino al 50%; il fondo Ricerca e il fondo Turismo che mirano rispettivamente a sostenere progetti di innovazione industriale e la riqualificazione della ricettività alberghiera; fondo Fly 2024 dedicato alle start-up ammesse ai contributi dell’avviso Travel. Al termine del periodo di presentazione delle domande, Gepafin ha registrato un fabbisogno finanziario superiore alle risorse disponibili, con richieste per circa 60 milioni di euro a fronte di una dotazione di 35,5 milioni di eruo. Al momento della redazione della relazione sulla gestione del bilancio 2025, erano state erogate 178 operazioni per un totale di oltre 23 milioni di euro.

Gepafin ha inoltre proseguito con determinazione il suo percorso di trasformazione digitale focalizzandosi su tre pilastri. Innanzitutto la digitalizzazione dei processi: il nuovo portale per i bandi, gestito internamente e integrato con i dati della Camera di commercio, ha permesso di automatizzare le istruttorie e ridurre i rischi operativi. Poi la piattaforma Fintech, testata per la compensazione multilaterale di debiti e crediti commerciali, che permette alle imprese di estinguere le reciproche posizioni senza ricorso a liquidità esterna. Nel 2025 sono state simulate compensazioni su un volume di 300 milioni di euro. Il Digital Twin economico-finanziario, progetto per creare una rappresentazione digitale dinamica dell’ecosistema economico regionale per supportare decisioni basate sui dati e analisi predittive. Gepafin punta inoltre all’integrazione di chatbot di intelligenza artificiale (Agenti LLM) per facilitare l’analisi dei dati complessi attraverso il linguaggio naturale.

Un punto di rilievo è l’accordo con Eni Plenitude, volto a favorire la transizione energetica delle imprese umbre tramite il modello dell’Energy Performance Contract (EPC). Questo meccanismo consente alle aziende di installare impianti fotovoltaici senza investimenti iniziali, ripagando l’intervento attraverso i risparmi generati in bolletta. Gepafin interviene rilasciando garanzie per mitigare il rischio finanziario dell’operazione.

Il 22 giugno molte di queste progettualità saranno tra i temi dell’incontro tra la Commissione nazionale della Conferenza delle Regioni presieduta dal vicepresidente della Regione Umbria Tommaso Bori e la Commissione nazionale di Anfir (Associazione nazionale finanziarie regionali) sulla digitalizzazione presieduta dalla dottoressa Cecilia Moretti, “due guide umbre – ha concluso il presidente Campagna – che, a livello nazionale, che innestano un ragionamento sull’innovazione digitale e sull’intelligenza artificiale che potrà dare un importante un ritorno alle nostre attività”.

Così il risparmio degli umbri | L’opzione smartworking

Le famiglie umbre accantonano (il dato è del 2024) 1,208 miliardi, appena l’1,07% del totale nazionale. La propensione sale al 6,30%, ma resta sotto l’8,28% dell’Italia e il 7,28% del Centro. Perugia ha più risparmio pro capite, Terni trattiene una quota maggiore del reddito.

Il confronto con Toscana, Marche e Lazio mostra una regione che migliora ma resta indietro. Nei territori con più smart working si accantonano 2.697 euro a lavoratore contro 1.615. La differenza, 1.082 euro, dice quanto contino lavoro qualificato, digitale e organizzazione. Il nodo umbro non è la scarsa prudenza: è il reddito che resta troppo stretto dopo le spese.

E’ quanto emerge dall’analisi di Unioncamere e del Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, fulcro dell’informazione economica camerale, sviluppata per l’Umbria nella collaborazione con la Camera di Commercio dell’Umbria.

Il numero decisivo è la propensione al risparmio: la quota del reddito disponibile lordo che non viene assorbita dai consumi finali. In Italia è salita dal 7,55% del 2019 all’8,28% del 2024. Il Nord arriva al 9,73%, il Centro al 7,28%, il Sud e Isole al 6,08%. L’Umbria si ferma al 6,30%: meglio del 5,62% del 2019, ma ancora ben sotto la media nazionale e sotto tutte le altre regioni centrali.
Anche l’ammontare complessivo mostra il peso dei divari. Il risparmio lordo italiano vale 113,055 miliardi di euro. Il Nord ne concentra 71,189 miliardi, pari al 62,97% del totale, con 2.589,15 euro pro capite. Il Centro arriva a 20,504 miliardi, il 18,14%, con 1.751,74 euro a testa. Il Sud e Isole pesa per 21,362 miliardi, il 18,90%, ma scende a 1.081,24 euro per abitante. L’Umbria, con l’1,07% del totale nazionale, è dentro l’Italia che tiene, ma non dentro quella che accumula di più.

La regione guadagna due posti nella graduatoria nazionale, ma resta sedicesima. Supera Puglia al 6,24%, Calabria al 5,91%, Sardegna al 5,29% e Sicilia al 5,05%; resta però dietro all’Abruzzo al 6,54%, alle Marche al 7,47%, alla Toscana al 7,63% e al Lazio al 7,14%. Rispetto al vertice, la distanza è netta: Piemonte al 10,70%, Lombardia al 10,46%, Emilia-Romagna al 10,14%. L’Umbria non è in coda, ma non aggancia il passo dell’Italia più solida.

Anche il risparmio pro capite racconta una regione sospesa. La Lombardia guida con 2.943,72 euro per abitante e concentra il 26,1% del risparmio nazionale. Seguono Piemonte con 2.719,60 euro, Emilia-Romagna con 2.705,01 e Liguria con 2.546,67. L’Umbria, con 1.418,11 euro, è quattordicesima: davanti ad Abruzzo, Campania, Puglia, Sardegna, Calabria e Sicilia, ma ultima nell’Italia centrale.

Dentro la regione, Perugia e Terni raccontano due sfumature diverse. La provincia di Perugia genera 915,12 milioni di risparmio lordo e arriva a 1.437,28 euro pro capite. La provincia di Terni si ferma a 293,49 milioni e a 1.361,50 euro per abitante. In valore medio, Perugia è avanti del 5,3%. Ma nella propensione il rapporto si rovescia: Terni sale al 6,59%, Perugia resta al 6,21%. I perugini mettono da parte più euro a testa, i ternani trattengono una quota leggermente maggiore del reddito disponibile.
Le classifiche provinciali confermano il miglioramento, ma anche la distanza. Terni è al 75° posto nazionale per propensione al risparmio, due posizioni meglio del 2019; Perugia è 81ª, sei posizioni meglio del pre-Covid. Nel risparmio pro capite, Perugia è 68ª e Terni 71ª. Sono segnali di recupero, non di svolta: la regione risale, ma resta nella metà bassa della graduatoria.

La distanza dalle province leader è pesante. Milano accantona 3.920,01 euro per abitante, quasi il triplo dell’Umbria. Seguono Biella con 3.560,85 euro, Modena con 3.260,57, Bologna con 3.028,27 e Genova con 2.998,63. Nella propensione, la prima è Biella con il 14,37%, seguita da Asti al 12,79% e Vercelli al 12,53%. Le prime ventuno province sono del Nord; per trovare la prima del Centro bisogna arrivare ad Ancona, trentaseiesima con l’8,52%.

Il lavoro da remoto è uno dei passaggi più rivelatori. Nei territori dove lo smart working è più diffuso della media, i lavoratori hanno accantonato 2.697 euro a testa nel 2024; dove pesa meno, 1.615 euro. La differenza è di 1.082 euro per lavoratore. Anche la propensione cambia: 9,45% contro 7,67%. Non è soltanto il risparmio sul tragitto casa-ufficio. È il segnale di economie più qualificate, più digitali, più terziarie, con redditi e organizzazioni del lavoro capaci di lasciare più spazio nei bilanci familiari.

Avverte Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “La conoscenza deve diventare azione: più produttività, più competenze, più digitale, più credito orientato agli investimenti, servizi più efficienti e lavoro di qualità. È su questi terreni che tutte le istituzioni e le forze sociali ed economiche debbono convergere con azioni coordinate, accompagnando le imprese nella transizione digitale, rafforzando la formazione, sostenendo l’incontro tra domanda e offerta di competenze e favorendo una crescita più solida. Il risparmio diventa sviluppo solo se nasce da redditi più forti e da fiducia. Non basta difendersi dagli imprevisti: dobbiamo aiutare l’Umbria – conclude – a trasformare quel margine in futuro, capitale umano e nuova capacità di crescere”.

Certificazione di genere, un mese per accedere ai contributi

Dal 15 giugno e fino al 15 luglio 2026, le micro, piccole e medie imprese umbre potranno presentare domanda per accedere al Bando contributi per la certificazione della parità di genere 2026, promosso dalla Camera di Commercio dell’Umbria. È il passaggio più operativo, e dunque più urgente, di un percorso che in questi mesi ha portato la parità di genere fuori dal recinto delle dichiarazioni di principio e dentro la vita concreta delle aziende: organizzazione del lavoro, carriere, retribuzioni, genitorialità, clima interno, responsabilità manageriale.

Il bando prevede un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammesse, al netto dell’Iva, fino a un massimo di 2mila euro per impresa. L’investimento minimo non potrà essere inferiore a 3mila euro. Le domande dovranno essere trasmesse esclusivamente in modalità telematica, con firma digitale, attraverso la piattaforma ReStart. Non è un dettaglio burocratico: le imprese interessate devono prepararsi per tempo, raccogliere la documentazione necessaria e muoversi dentro una finestra temporale precisa, perché le domande inviate fuori termine non saranno ammissibili.

Le imprese i cui rappresentanti o dipendenti hanno partecipato al percorso formativo propedeutico PAGINA – Parità di Genere in Azienda avranno una corsia prioritaria nell’assegnazione dei contributi. Il percorso, propedeutico al conseguimento della certificazione della parità di genere secondo la UNI/PdR 125:2022, si è concluso questa mattina a Perugia, al Centro Servizi Camerali Galeazzo Alessi, nell’ambito del Festival per la Parità di Genere, con una cerimonia di consegna degli attestati che ha dato il senso concreto dell’iniziativa: non un convegno in più, ma un accompagnamento reale delle imprese verso un cambiamento misurabile.

A promuovere il percorso sono state la Consigliera di Parità della Regione Umbria e la Camera di Commercio dell’Umbria, con un impianto costruito per trasformare un obbligo possibile in una leva competitiva. La certificazione non è un bollino da esibire. È una verifica su processi interni, scelte organizzative e comportamenti aziendali. Significa dimostrare, con indicatori e procedure, che la parità non resta confinata nei codici etici, ma entra nei meccanismi che regolano assunzioni, avanzamenti, salari, formazione, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Alla giornata conclusiva hanno partecipato le imprese selezionate con avviso pubblico. Sono 34 le aziende i cui rappresentanti o dipendenti hanno seguito il percorso formativo propedeutico e che ora figurano tra le realtà già accompagnate verso la certificazione. Gli attestati sono stati consegnati dalla Vicesegretaria generale della Camera di Commercio, Giuliana Piandoro, e dalla Consigliera di Parità Regione Umbria, Rosita Garzi.

Ecco le 34 imprese che hanno partecipato al percorso PAGINA:

Agrisolana S.r.l. ; Alfa Rappresentanze S.n.c.; Az. Agr. Scacciadiavoli ; Bies S.r.l.; Bricro S.r.l.; C.e.d. Confartigianterni S.r.l. ; Confartigianato Consulting; Confartigianterni Formazione e Ricerca S.c.a.r.l, ; Confartigianterni Servizi S.r.l. ; Do ut des S.r.l. ; Dways S.r.l.. ; Empacter ; Enfap Umbria Società a responsabilità limitata Impresa sociale; Epm S.r.l. ; Euromedia S.r.l. F&B Perugia S.r.l. ; Geotop Servizi di Marcagnani S. S.a.s; Giannantoni Ingegneria S.r.l. ; Illum S.r.l.; Innovatec S.r.l. unipersonale ; Innovazione terziario S.c.a.r.l. Impresa sociale; Int. Geo.Mod. S.r.l. ; Interamna Acciaio S.r.l. ; Le Fucine S.r.l.. ; Ma.Vi. Servizi S.r.l. ; R&S Infissi S.n.c. ; Romagnoli Eleonora ; S.m.a.c. S.r.l. ; Seac S.r.l. ; Scfu-Sistemi formativi Confindustria Umbria soc. cons. A R. L. ; Sisas S.p.A. ; Tamagnini Impianti S.r.l. ; Umbria Control S.r.l.

Il percorso formativo si inserisce in una cornice più ampia: quella di una regione che prova a collegare sviluppo economico, lavoro femminile e qualità dell’organizzazione aziendale. La parità di genere, letta in questa chiave, non è una concessione né una voce laterale della responsabilità sociale. È un fattore di modernizzazione. Dove le carriere sono più trasparenti, i ruoli più accessibili, le competenze meglio valorizzate e la conciliazione meno lasciata alla buona volontà individuale, l’impresa diventa più solida. La competitività passa anche da qui.

Il bando della Camera di Commercio sostiene le spese necessarie per ottenere la certificazione, che deve essere rilasciata da organismi accreditati. Non sono invece finanziabili il mantenimento o il rinnovo di certificazioni già ottenute. È prevista anche una premialità di 250 euro per le imprese in possesso del rating di legalità, nel rispetto dei limiti previsti. Dopo la presentazione delle domande, l’ordine cronologico resterà decisivo, ma la precedenza andrà proprio alle imprese che hanno completato il percorso formativo PAGINA e ricevuto l’attestato.

La conclusione del percorso di questa mattina è arrivata dopo un’altra iniziativa che ha dato forza e visibilità al Festival per la Parità di Genere. Ieri pomeriggio, sempre al Centro Servizi Camerali Galeazzo Alessi, il Teatro d’Impresa “Le voci di fuori”, curato e presentato da Giulia Cailotto, ha raccolto un successo netto, con applausi a scena aperta. Lo spettacolo, realizzato in sinergia con il Comitato Imprenditoria Femminile (CIF) della Camera di Commercio dell’Umbria, ha scelto un linguaggio diverso da quello dei dossier e dei regolamenti: la scena, la parola, l’esperienza condivisa.

“Le voci di fuori” ha lavorato su ciò che spesso resta invisibile: stereotipi, micro-comportamenti, frasi apparentemente innocue, aspettative sociali e professionali che condizionano la vita delle persone nei luoghi di lavoro. Il teatro d’impresa ha permesso di rendere immediato ciò che nei documenti rischia di apparire astratto. Ha mostrato che la parità non riguarda soltanto le norme, ma anche il modo in cui si parla, si decide, si ascolta, si attribuisce valore.

In apertura dello spettacolo è arrivata anche la testimonianza di Anna Baldacci, imprenditrice alla guida di GSA – Gestione Servizi Ambiente e prima IWEC Awardee dell’Umbria 2026. Il riconoscimento IWEC, assegnato nell’ambito dell’International Women’s Entrepreneurial Challenge Foundation, valorizza imprenditrici alla guida di aziende strutturate e con una proiezione internazionale.

La presenza di Baldacci ha dato alla giornata un segno ulteriore: la parità non è solo tutela, ma leadership, crescita, reputazione, capacità di stare nei circuiti economici più avanzati.

Il filo che unisce la consegna degli attestati, il bando contributi e il successo del Teatro d’Impresa è evidente: la parità di genere diventa incisiva quando smette di essere proclamata e comincia a essere organizzata. In Umbria, con PAGINA, questo passaggio ha preso forma dentro le imprese. Ora il bando del 15 giugno apre la fase decisiva: trasformare la formazione in certificazione, e la certificazione in una nuova grammatica del lavoro.

Terzo settore, Avviso pubblico da 675mila euro

La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato lo stanziamento di 675.964 euro per l’annualità 2024, destinato a finanziare i progetti delle associazioni umbre. Inoltre questa azione anticipa un ulteriore investimento di 2 milioni di euro già programmato per il triennio 2025-2027.

Il provvedimento sostiene, tra le altre priorità, interventi di welfare territoriale orientati al contrasto della povertà, destinando al contempo risorse per promuovere la partecipazione giovanile, prevenire la violenza e rafforzare inclusione e parità di genere. Altri ambiti di azione riguardano la riqualificazione urbana e lo sviluppo di modelli di economia circolare. L’amministrazione regionale intende così garantire continuità ai servizi rivolti alle fasce vulnerabili della popolazione.

Spiega l’assessore regionale al Welfare, Fabio Barcaioli: “Lo stanziamento attuale permette alle associazioni di proseguire le proprie attività senza interruzioni. La programmazione per le annualità successive garantirà ossigeno finanziario a tutto il comparto. Vogliamo che si possa lavorare con la serenità necessaria per assistere i cittadini e le cittadine”.

L’Avviso pubblico si rivolge alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale. Possono accedere ai contributi anche le fondazioni iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Per ottenere il finanziamento, gli enti devono costituire partenariati formati da almeno tre soggetti.

Le domande devono essere inviate entro le ore 23.59 del 15 luglio 2026. Il testo integrale del bando è disponibile sul portale istituzionale della Regione Umbria e sul Bur emesso il 6 maggio 2026.

Per ulteriori dettagli: https://www.regione.umbria.it/la-regione/bandi

Investimenti, lavoro, semplificazione: l’Umbria alla prova della Zes

Il Centro congressi della Camera di Commercio dell’Umbria ha ospitato il convegno “Zes Umbria – Un’opportunità per le Pmi”, promosso da Cisl Umbria e dallo stesso ente camerale. Al centro del dibattito una domanda semplice e decisiva: come trasformare la Zes in sviluppo vero per una regione fatta soprattutto di piccole e medie imprese.

Il confronto, seguito con grande attenzione dal pubblico, ha visto anche gli interventi dei
rappresentanti regionali Mauro Orsini di Confapi, Paola Roscini di Confindustria, Paola Sorbi di
CNA, Gian Marco Scopertini di Confartigianato, Simone Fittuccia di Confcommercio, Danilo
Valenti di Legacoop, Carlo Di Somma di Confcooperative e Luca Ferrucci, amministratore
unico di Sviluppumbria, con la moderazione di Giovanni Giorgetti, presidente ESG89. Durante i
lavori è stato inoltre effettuato un sondaggio telematico tra i presenti sulla percezione della Zes: un
segnale eloquente di quanto il tema sia ormai entrato nel vivo dell’agenda economica umbra.
Ad aprire l’appuntamento è stato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio
Mencaroni, che ha richiamato il valore di un confronto capace di unire visione istituzionale e
bisogni reali del sistema produttivo. La sede dell’ente camerale, casa naturale delle imprese umbre,
è diventata così il luogo nel quale una misura tecnica ha assunto il peso politico ed economico che
merita: quello di uno strumento da capire fino in fondo, da spiegare bene e da utilizzare senza
esitazioni. “La questione centrale – ha detto – è creare una cabina di regia efficace e rapida, per
evitare la polverizzazione degli interventi”.

Angelo Manzotti, segretario generale della Cisl Umbria, ha allargato subito il campo: “La Zes è
uno strumento importante per rilanciare il tessuto economico e produttivo, soprattutto nelle piccole
e medie imprese, che in Umbria rappresentano il 95 per cento del tessuto economico e produttivo”.
E ancora: “La Zes non deve essere considerata solo per l’aspetto fiscale, ma deve essere inserita in
un progetto per riscrivere un nuovo modello di politica industriale e di coesione sociale”. Il punto,
per il sindacato, e semplificare sì, ma per creare lavoro qualificato, trattenere i giovani e riportare al
centro un’idea di crescita stabile e di qualità.

La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha parlato di una “fase nuova”, chiedendo a
istituzioni e imprese di cogliere “a pieno regime” le opportunità della Zes. “Basta parlare di Zes a
macchia di leopardo”, ha detto, perché si tratta di “uno strumento fondamentale”. Il passaggio più
incisivo è arrivato quando ha indicato nella semplificazione amministrativa la chiave per togliere
“le manette” alle imprese, alle partite Iva, agli innovatori. Poi il versante operativo: certezza dei tempi, accompagnamento agli investimenti, benefici potenzialmente estesi a tutti i 92 Comuni
umbri e lavoro già avviato sulla futura Carta degli aiuti dal 2028.

Nelle considerazioni finali, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti
ha riportato il ragionamento sul terreno delle infrastrutture: “Serve anche in Umbria un ponte: il
ponte che serve in Umbria è quello tra est ed ovest, Adriatico e Tirrenico”. Un richiamo diretto al
nodo della connessione materiale della regione, senza la quale anche gli strumenti più utili rischiano
di perdere forza.

L’intervento più atteso e più politico è stato però quello del sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio Luigi Sbarra, che ha collocato l’estensione della Zes a Umbria e Marche dentro una
strategia nazionale di attrazione degli investimenti. “Passaggio strategico per creare condizioni di
maggiore attrattività degli investimenti, nei territori, nelle filiere”. Sbarra ha ricordato che
l’allargamento è stato “fortemente voluto dal Governo” per far ripartire investimenti, Pil,
occupazione ed export, citando poi i numeri che, a suo giudizio, certificano il valore dello
strumento: “20 miliardi di investimenti privati a fronte di 6 miliardi di stanziamenti e di sostegno
pubblico. Quasi 50 mila nuovi posti di lavoro”. Anche il 2026, ha aggiunto, mostra segnali
rilevanti: “quasi 200 autorizzazioni uniche, un miliardo e mezzo di investimenti con quasi 4 mila
nuovi posti di lavoro”. Il messaggio finale è stato chiaro: creare, anche nel cuore produttivo
dell’Italia centrale, condizioni nuove di crescita, politica industriale attiva e sostegno operativo alle
imprese.

È da qui che il convegno esce con il suo messaggio più netto. La Zes, per l’Umbria, non può restare
un annuncio, né una formula da convegno. Deve diventare velocità amministrativa, investimenti
reali, occupazione qualificata, capacità di trattenere energie e attirarne di nuove. A Perugia, davanti
a una sala piena e a un sistema economico che chiede risposte concrete, è emersa una convinzione
condivisa: l’occasione c’è. Adesso bisogna farla funzionare.

Produzione idrogeno, niente domande: prorogato il termine

Prorogato il termine per la presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni previste dall’Avviso “Progetto Bandiera – Produzione di idrogeno a basse emissioni in aree dismesse”. La nuova scadenza è fissata alle ore 12.00 del 9 giugno 2026, in sostituzione del precedente termine del 15 aprile.

Evidenziata infatti la complessità tecnica dell’Avviso e le difficoltà nella predisposizione dei progetti, anche in relazione alla limitata disponibilità di fornitori specializzati nel settore della produzione di idrogeno. Alla data attuale, soprattutto, non risultano ancora pervenute domande, elemento che ha ulteriormente rafforzato l’opportunità di una proroga.

“Abbiamo ritenuto doveroso concedere più tempo per garantire una partecipazione più ampia e qualificata. Parliamo di un intervento strategico e innovativo, che richiede progettazioni solide e ben strutturate. L’obiettivo della Regione è quello di favorire investimenti di qualità, capaci di generare sviluppo sostenibile e valorizzare aree oggi inutilizzate” sottolinea l’assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti.

“La transizione energetica è una sfida cruciale. Vogliamo accompagnare imprese e territori in questo percorso – aggiunge l’assessore – creando le condizioni affinché possano cogliere al meglio le opportunità offerte da questo bando”.

Resta invariato l’impianto complessivo dell’Avviso, mentre è stato aggiornato esclusivamente il termine finale per la presentazione delle istanze. “Il Progetto Bandiera rappresenta per la nostra regione un’importante occasione per investire in tecnologie avanzate e sostenibili, contribuendo concretamente alla transizione energetica e alla valorizzazione del territorio. L’Umbria rinnova così il proprio impegno a favore di uno sviluppo sostenibile e dell’adozione di soluzioni energetiche innovative – conclude De Rebotti – in piena coerenza con gli obiettivi nazionali ed europei, guardando con fiducia e responsabilità a un futuro in cui la produzione di energia sia sempre più rispettosa dell’ambiente”.

Tutte le informazioni aggiornate saranno disponibili sul sito https://www.regione.umbria.it/attivita-produttive-e-imprese/progetto-bandiera.

Il “gemello digitale” per monitorare l’economia umbra

Avviato in Umbria il progetto del Digital Twin economico-finanziario della Regione, sviluppato dalla finanziaria regionale Gepafin. A sottoscrivere l’intesa sono stati la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il vicepresidente Tommaso Bori e il presidente di Gepafin Carmelo Campagna.

Il progetto nasce con l’obiettivo di mappare e interpretare in tempo reale le dinamiche economico-finanziarie del territorio umbro, offrendo strumenti avanzati di analisi predittiva a supporto delle decisioni pubbliche.

Il Digital Twin rappresenta infatti una replica digitale dinamica del sistema economico regionale, costruita a partire dai dati di fatturazione delle società partecipate e degli enti del sistema pubblico. Grazie all’integrazione di modelli di analisi e simulazione, supportati anche dall’intelligenza artificiale, la piattaforma consente non solo alla Regione, ma anche alle singole partecipate, di disporre di strumenti più efficaci per comprendere i fenomeni economici e orientare le proprie scelte.

Grazie al monitoraggio continuo delle dinamiche economiche, alla possibilità di individuare fragilità e simulare scenari futuri, il sistema rappresenta un passo verso una governance più efficiente e predittiva, capace di ottimizzare l’uso delle risorse.

“Per la prima volta una Regione integra in un’unica piattaforma tutte le proprie partecipate, il sistema sanitario e l’amministrazione regionale, superando la logica dei compartimenti separati e adottando una visione realmente sistemica. Questo passaggio ci permetterà di costruire una pubblica amministrazione più efficiente, trasparente e capace di generare valore per i cittadini.

Con questo strumento diamo concretezza all’idea di Regione più digitale in Italia, un obiettivo che questa Giunta sta portando avanti con determinazione. Il Digital Twin rappresenta infatti un supporto fondamentale anche per le scelte politiche, perché consente di analizzare in modo approfondito i diversi settori dell’economia.

Un ambito particolarmente rilevante è quello sanitario: grazie al coinvolgimento delle aziende sanitarie e ospedaliere sarà possibile mappare in modo dettagliato i flussi di acquisto e pagamento, analizzare la spesa e individuare eventuali inefficienze, duplicazioni o frammentazioni negli approvvigionamenti. Questo ci consentirà di migliorare in modo significativo la programmazione economico-finanziaria di uno dei settori più rilevanti della spesa pubblica.”

Il vicepresidente della Regione Umbria, Tommaso Bori, aggiunge “Con questa piattaforma compiamo un passo avanti nel modo in cui una Regione può comprendere, governare e migliorare la propria economia. Vogliamo che l’Umbria sia un laboratorio di sperimentazione e la Regione più digitale d’Italia. Oggi dimostriamo che questa non è una visione astratta, ma una strategia concreta, costruita con metodo e competenze. Con il Digital Twin economico-finanziario della Regione Umbria, mettiamo i dati al servizio delle decisioni pubbliche e dello sviluppo del territorio. E soprattutto realizziamo qualcosa che non ha precedenti”.

Una strategia sul digitale e l’innovazione portata avanti anche con la presenza in posti apicali nelle principali istituzioni nazionali coinvolte in tali processi, a partire dalla presidenza della Commissione per l’Innovazione tecnologica e digitalizzazione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, affidata proprio a Bori, la vicepresidenza nazionale di Anfir (Associazione nazionale delle finanziarie regionali), affidata a Campagna, e il coordinamento della Commissione digitale di Anfir, a Cecilia Moretti di Gepafin responsabile del progetto.

“L’idea del Digital Twin della Regione Umbria – ha ricordato Campagna – nasce come diretta evoluzione di un altro recente innovativo progetto fintech realizzato da Gepafin, grazie al quale le imprese possono compensare tra di loro, in modo multilaterale, debiti e crediti. Una piattaforma, adottata e sperimentata a livello nazionale da Anfir, che mira a risolvere il problema della carenza di liquidità delle imprese, dovuta ai ritardi nei pagamenti e alla frammentazione dei flussi finanziari. Dopo averlo presentato al Cnel, a Roma, oggi partiamo con la sperimentazione di questo gemello digitale”.

Con questa sperimentazione, l’Umbria si conferma Regione laboratorio per l’innovazione, poiché il Digital Twin segna l’inizio di una nuova generazione di governance pubblica basata sui dati, capace di unire istituzioni, imprese e cittadini in un ecosistema digitale trasparente e collaborativo.

Le 43 imprese partecipate da soci del Medio Oriente segnato dalla guerra

Sono 43, pari all’1,1% del totale nazionale, le società umbre partecipate da soci residenti in Medio Oriente. In termini assoluti non è una massa imponente, e anche il valore complessivo delle partecipazioni nella regione resta contenuto: circa 4,7 milioni di euro. Ma nei passaggi di crisi i numeri non si misurano soltanto per volume. Contano per ciò che rivelano: la profondità dei legami societari, la qualità delle relazioni economiche, il grado di esposizione di un territorio agli urti della geopolitica.

La fotografia, aggiornata al 31 dicembre 2025, è il risultato delle elaborazioni di InfoCamere, il braccio tecnologico del sistema camerale italiano, sui dati del Registro delle Imprese, realizzate in collaborazione con la Camera di Commercio dell’Umbria per quanto riguarda il quadro regionale. Sul piano nazionale, le imprese italiane partecipate da soci residenti nell’area del Golfo e del Medio Oriente sono 3.839, per un ammontare complessivo di 415 milioni di euro. Ed è un dato che impone prudenza nelle valutazioni: non si tratta di una presenza episodica, ma di una componente ormai strutturata del sistema economico.

Anche in Umbria, del resto, la presenza medio-orientale non si esaurisce in quote marginali o puramente simboliche. In Italia la quota media di possesso del capitale nelle imprese partecipate si attesta al 6,9%, ma sale al 62% per il Qatar, al 46% per l’Oman e al 34% per gli Emirati Arabi Uniti. Numeri che raccontano qualcosa di più di una semplice disponibilità finanziaria: raccontano partnership strutturali, radicamento, presenza stabile dentro gli assetti proprietari delle imprese.

La distribuzione dei soci residenti in Medio Oriente nelle società umbre mostra inoltre una geografia molto precisa. Il gruppo più numeroso è quello riconducibile a Israele, con 12 società umbre partecipate, pari al 28,6% del totale regionale. Seguono l’Iran, con 9 società, poi Arabia Saudita e Siria con cinque società umbre ciascuna. Chiudono il quadro Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iraq e Libano, con tre società ciascuno. Anche in una regione di dimensioni contenute come l’Umbria, dunque, il Medio Oriente non è un’astrazione geopolitica: è una presenza concreta nel tessuto produttivo.

Il nodo vero, però, non è soltanto quello delle partecipazioni societarie. Il tema che pesa di più, e che potrebbe diventare molto più sensibile se il conflitto dovesse protrarsi, è quello dell’export. L’Umbria esporta verso il Medio Oriente merci per un valore complessivo di circa 180-190 milioni di euro. Una cifra non marginale, soprattutto se si considera che si concentra in comparti che rappresentano l’ossatura dell’economia regionale: macchinari, metalli e metallurgia, moda-abbigliamento, alimentari.

È su questo terreno che una crisi prolungata rischia di farsi sentire con maggiore forza. Da un lato, un peggioramento della situazione nell’area potrebbe tradursi in un rallentamento degli investimenti esteri provenienti dai Paesi del Golfo e del Medio Oriente, con effetti anche sulle partecipazioni societarie in Italia e in Umbria. Dall’altro, il contraccolpo potrebbe investire direttamente il commercio internazionale, colpendo i mercati di sbocco e, più in generale, la crescita mondiale.

Il rischio è doppio: meno domanda estera e costi più alti. Se la guerra dovesse continuare, l’impatto potrebbe infatti estendersi ai prezzi dell’energia, alla logistica, ai trasporti marittimi, ai premi di rischio e alla politica monetaria delle banche centrali. In questo scenario, l’aumento dell’inflazione potrebbe accompagnarsi non a una crescita robusta, ma a un rallentamento dell’economia. È questo il significato di una parola che torna ad affacciarsi con insistenza nel lessico economico: stagflazione, cioè la compresenza di inflazione elevata e crescita bassa, nulla o addirittura negativa.

Ed è uno scenario che non porta con sé soltanto conseguenze tecniche o finanziarie. Significa maggiore pressione sulle imprese, minore propensione agli investimenti, possibili ricadute sull’occupazione, aumento del costo del denaro e, più in generale, un clima economico più fragile e più incerto. In altre parole: l’effetto di una guerra lontana rischia di arrivare molto vicino, fino ai bilanci delle imprese umbre e alla loro capacità di restare competitive.

Le 43 società umbre partecipate da soci residenti nel Medio Oriente non descrivono, da sole, un’emergenza. Descrivono però un’esposizione reale, e ricordano una verità spesso rimossa nel dibattito pubblico: nessun sistema economico locale, oggi, è davvero periferico. Anche una regione come l’Umbria, apparentemente distante dagli epicentri della crisi, è dentro le connessioni della finanza, degli scambi e delle catene produttive globali. Ed è proprio per questo che osservare questi numeri, oggi, significa leggere in anticipo i possibili effetti economici di una crisi che, se dovesse allungarsi, non resterebbe confinata al Golfo.

Mencaroni

Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Le 43 società umbre partecipate da soci residenti nei Paesi del Medio Oriente, pari all’1,1% del totale nazionale, indicano che l’Umbria non è tra le regioni più esposte su questo fronte. Ciò, però, non significa che un eventuale calo di questi investimenti sarebbe privo di effetti per il nostro sistema produttivo.
Se la guerra dovesse protrarsi, al possibile ridimensionamento delle partecipazioni si aggiungerebbe infatti il rischio di un rallentamento dell’export umbro verso il Medio Oriente, che vale circa 190 milioni di euro.
Sarebbe un doppio contraccolpo per le imprese, dentro uno scenario internazionale già molto fragile. Una crisi prolungata potrebbe colpire la crescita mondiale e spingere diverse economie verso una fase recessiva, con conseguenze rilevanti anche per i territori più dinamici.
Come Camera di Commercio dell’Umbria stiamo seguendo con la massima attenzione l’evoluzione della situazione, insieme alle altre istituzioni del territorio. L’obiettivo è farci trovare pronti e contenere, per quanto possibile, l’impatto sulle imprese umbre.”

Banca Centro Toscana Umbria, il bilancio che il Cda porta all’Assemblea dei soci

Il Consiglio di amministrazione di Banca Centro Toscana Umbria ha approvato il bilancio 2025 da sottoporre all’Assemblea dei soci, con un utile al netto delle tasse di 16,7 milioni di euro. La Bcc conferma i positivi valori reddituali e patrimoniali. La raccolta globale si attesta a 3,1 miliardi, gli impieghi netti a 1,3 miliardi, cresce la raccolta qualificata (+18,19% pari a +87 milioni), confermando la vicinanza della rete di 70 filiali in Toscana e Umbria e degli specialisti corporate, private, Retail ai soci e clienti dei territori di competenza. Il total capital ratio si attesta al 25,11%, grande attenzione ai rischi, con un più che positivo dato degli npe netti allo 0,37%, di cui sofferenze nette allo 0,04%.

Banca Centro Toscana Umbria è oggi una tra le più dimensionate Bcc del Gruppo Bancario Iccrea.

“Un bilancio di soddisfazione – afferma il presidente Carmelo Campagna – in coerenza con gli obiettivi di continuità e sostenibilità nel tempo. Abbiamo dato risposte concrete alle famiglie e alle imprese dei territori di competenza; il nostro personale ha saputo coniugare competenze e regole bancarie con lo spirito cooperativo e il modello relazionale che ci contraddistingue. Soci e clienti hanno risposto positivamente al modello di servizio proposto consentendoci di proseguire nello sviluppo e nelle performance reddituali e patrimoniali nonostante il complesso scenario macro economico e la significativa riduzione dei tassi di riferimento”.

“Fare bene banca e nello stesso tempo mutualità – dice il vicepresidente Florio Faccendi – è un equilibrio complesso, ma è quello che ci rende unici nel panorama bancario. La nostra continua attenzione ai temi del Esg, dei giovani, del sociale, della cultura si possono sviluppare solo di pari passo con la capacità di essere una Bcc solida, redditiva e relazionale. Lo facciamo come Banca, come Fondazione Banca Centro e con la nostra mutua grazie alle risorse destinate a beneficenza e mutualità che derivano dall’attenzione che il cda e il management mettono nella sana e prudente gestione”.

“Un percorso che viene da lontano – afferma il dg Umberto Giubboni – anche attraverso operazioni straordinarie strategiche e a sostegno del sistema, costruito con la costanza, la determinazione e la lungimiranza degli amministratori e dei soci con la decisiva competenza e la condivisione di tutto il personale. Chiudiamo il 2025 con risultati economici e patrimoniali di soddisfazione, pur confermando la linea di prudenza sui rischi e l’attenzione ai costi. Nel corso dell’anno abbiamo avviato cambiamenti organizzativi tesi a confermare ulteriormente la nostra presenza commerciale e relazionale sui territori. Siamo una banca tradizionale nell’intermediazione, ma non per questo meno innovativa nella tecnologia e nella distribuzione di prodotti e servizi adeguati alle nuove esigenze dei nostri soci e clienti. Proprio in questi giorni abbiamo rivisto l’intero catalogo dei conti correnti, con particolare attenzione ai giovani. La riduzione dei tassi e la complessità geo-politica impongono la consueta grande attenzione alla gestione e alla capacità di diversificare la proposta commerciale: ma le basi di partenza sono solide”.

Così il reddito disponibile delle famiglie umbre

Redditi, famiglie umbre tra la linea del Centro-Nord e il confine del Sud. Nel 2024 – l’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati e rapporto di Unioncamere e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne – la regione è decima in Italia per reddito disponibile pro capite, supera le Marche e cresce più della media nazionale. Perugia si allinea al dato italiano, Terni resta più indietro di oltre 2.490 euro per abitante.

Che cosa misura davvero il reddito disponibile

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è, in sostanza, il denaro che resta davvero a disposizione per consumi e risparmio dopo il passaggio della redistribuzione pubblica. Si parte dai redditi percepiti, si sottraggono imposte e contributi, si aggiungono pensioni, prestazioni sociali e altri trasferimenti ricevuti. Non è dunque una variabile teorica: è la misura più vicina alla capacità effettiva di spesa delle persone, al margine reale con cui una famiglia affronta bollette, acquisti, servizi, istruzione, salute e risparmio.

È su questo terreno, concreto e decisivo, che il 2024 consegna dell’Umbria un profilo più solido di quanto raccontino altri indicatori. Dall’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati e rapporto Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne emerge infatti una regione che si colloca ancora in una posizione di cerniera: non agganciata alle aree più forti del Centro-Nord, ma nettamente sopra tutto il Mezzogiorno.

L’Umbria a metà classifica, ma non in affanno

Nel 2024 l’Umbria registra un reddito disponibile pro capite di 22.524,77 euro. Il dato è inferiore alla media nazionale, pari a 23.155,09 euro, con uno scarto di circa 630 euro, cioè del 2,7%. Ma colloca la regione al decimo posto tra le venti italiane: esattamente a metà classifica. È un piazzamento che conta, perché conferma l’Umbria nella fascia bassa del Centro-Nord, ma non come la sua periferia più debole in assoluto. Fa infatti meglio delle Marche, ferme a 22.488,58 euro, e supera tutte le regioni del Mezzogiorno.

Il confronto aiuta a leggere meglio il dato. Rispetto al Trentino-Alto Adige, prima regione italiana con 29.344,74 euro pro capite, l’Umbria sconta un divario del 23,2%, pari a circa 6.820 euro in meno. Rispetto alla Lombardia, seconda con 28.154,62 euro, il distacco è di circa 5.630 euro. Ma rispetto alla Calabria, che si ferma a 16.795,92 euro, il vantaggio umbro è di quasi 5.729 euro. È qui che l’Umbria mostra con maggiore chiarezza la sua natura di regione-soglia: più vicina, per struttura, al Centro-Nord; ancora lontana, però, dalle punte di testa del Paese.

Anche nel confronto con la ripartizione del Centro il quadro è istruttivo. L’area centrale viaggia a 24.069,41 euro pro capite, sospinta soprattutto dai livelli di Toscana e Lazio. L’Umbria resta sotto di circa 1.545 euro, cioè del 6,4%. Un ritardo che resta evidente, ma che non racconta immobilismo.

La crescita c’è, e supera la media nazionale

Dove l’Umbria mostra il segnale più interessante è nella dinamica tra il 2023 e il 2024. Il reddito disponibile pro capite cresce del 3,37%: più della media italiana, che si ferma al 3,03%, e più anche del Centro, che segna +3,06%. Tra le regioni del Centro-Nord solo il Piemonte fa meglio. In termini assoluti, significa quasi 735 euro in più per abitante in un anno, contro i circa 682 euro della media nazionale. Si tratta naturalmente di valori correnti, quindi non del tutto depurati dall’effetto dei prezzi, ma il segnale di tenuta resta netto.

Sale anche il valore complessivo del reddito disponibile delle famiglie umbre: da 18,624 a 19,197 miliardi di euro, con un incremento del 3,07%, leggermente superiore al +2,98% nazionale. Non è una corsa, ma è un passo più spedito della media del Paese.

Una parte rilevante della spiegazione sta verosimilmente nel mercato del lavoro. L’occupazione, in Umbria, nel 2024 è cresciuta più che in Italia, con un apporto importante del turismo. Più occupati significano più redditi da lavoro e quindi una base più ampia su cui si forma il reddito disponibile. Più prudente, invece, ogni conclusione sull’andamento delle retribuzioni pro capite, perché su quel fronte il quadro richiede ancora consolidamento statistico.

Perugia e Terni non viaggiano alla stessa velocità

Se dalla regione si scende al livello provinciale, il messaggio si fa ancora più netto. Perugia registra nel 2024 un reddito disponibile pro capite di 23.155,93 euro: in pratica in linea perfetta con la media italiana. Terni si ferma invece a 20.660,55 euro. La distanza tra le due province è di oltre 2.490 euro per abitante, pari al 10,75%. È questo, probabilmente, il dato più eloquente dell’intera fotografia umbra: dentro una regione che nel complesso regge convivono due traiettorie sensibilmente diverse.

Perugia non solo si colloca al 44° posto nazionale per reddito disponibile pro capite, ma mostra anche una crescita del reddito complessivo del 3,24%, salendo a oltre 14,74 miliardi di euro. Terni cresce meno, +2,52%, e porta il totale a oltre 4,45 miliardi. Nella graduatoria nazionale, però, Perugia resta ferma, mentre Terni guadagna una posizione e sale al 67° posto. Il recupero di ranking non cancella il punto essenziale: il divario interno all’Umbria è ampio e resta strutturale.

Il commento del presidente Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il dato che emerge da questa elaborazione ci consegna un’Umbria che tiene, e che in alcuni passaggi mostra anche segnali di vitalità superiori alla media nazionale. La regione conferma il proprio ruolo di cerniera: non appartiene al blocco più forte del Paese, ma non scivola neppure nell’area più fragile. Cresce più dell’Italia e più del Centro, e questo suggerisce una capacità di reazione reale. Resta però aperta la questione decisiva: trasformare questa tenuta in consolidamento. Perché il reddito disponibile non misura soltanto quanto entra nelle tasche delle famiglie, ma anche la qualità dello sviluppo, la diffusione del lavoro, la distribuzione delle opportunità e la possibilità concreta di guardare al futuro con maggiore fiducia. È su questo crinale che l’Umbria è chiamata ora a rafforzare i propri punti di tenuta e a ridurre i divari che ancora persistono al suo interno”.