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Banca Centro Toscana Umbria, il bilancio che il Cda porta all’Assemblea dei soci

Il Consiglio di amministrazione di Banca Centro Toscana Umbria ha approvato il bilancio 2025 da sottoporre all’Assemblea dei soci, con un utile al netto delle tasse di 16,7 milioni di euro. La Bcc conferma i positivi valori reddituali e patrimoniali. La raccolta globale si attesta a 3,1 miliardi, gli impieghi netti a 1,3 miliardi, cresce la raccolta qualificata (+18,19% pari a +87 milioni), confermando la vicinanza della rete di 70 filiali in Toscana e Umbria e degli specialisti corporate, private, Retail ai soci e clienti dei territori di competenza. Il total capital ratio si attesta al 25,11%, grande attenzione ai rischi, con un più che positivo dato degli npe netti allo 0,37%, di cui sofferenze nette allo 0,04%.

Banca Centro Toscana Umbria è oggi una tra le più dimensionate Bcc del Gruppo Bancario Iccrea.

“Un bilancio di soddisfazione – afferma il presidente Carmelo Campagna – in coerenza con gli obiettivi di continuità e sostenibilità nel tempo. Abbiamo dato risposte concrete alle famiglie e alle imprese dei territori di competenza; il nostro personale ha saputo coniugare competenze e regole bancarie con lo spirito cooperativo e il modello relazionale che ci contraddistingue. Soci e clienti hanno risposto positivamente al modello di servizio proposto consentendoci di proseguire nello sviluppo e nelle performance reddituali e patrimoniali nonostante il complesso scenario macro economico e la significativa riduzione dei tassi di riferimento”.

“Fare bene banca e nello stesso tempo mutualità – dice il vicepresidente Florio Faccendi – è un equilibrio complesso, ma è quello che ci rende unici nel panorama bancario. La nostra continua attenzione ai temi del Esg, dei giovani, del sociale, della cultura si possono sviluppare solo di pari passo con la capacità di essere una Bcc solida, redditiva e relazionale. Lo facciamo come Banca, come Fondazione Banca Centro e con la nostra mutua grazie alle risorse destinate a beneficenza e mutualità che derivano dall’attenzione che il cda e il management mettono nella sana e prudente gestione”.

“Un percorso che viene da lontano – afferma il dg Umberto Giubboni – anche attraverso operazioni straordinarie strategiche e a sostegno del sistema, costruito con la costanza, la determinazione e la lungimiranza degli amministratori e dei soci con la decisiva competenza e la condivisione di tutto il personale. Chiudiamo il 2025 con risultati economici e patrimoniali di soddisfazione, pur confermando la linea di prudenza sui rischi e l’attenzione ai costi. Nel corso dell’anno abbiamo avviato cambiamenti organizzativi tesi a confermare ulteriormente la nostra presenza commerciale e relazionale sui territori. Siamo una banca tradizionale nell’intermediazione, ma non per questo meno innovativa nella tecnologia e nella distribuzione di prodotti e servizi adeguati alle nuove esigenze dei nostri soci e clienti. Proprio in questi giorni abbiamo rivisto l’intero catalogo dei conti correnti, con particolare attenzione ai giovani. La riduzione dei tassi e la complessità geo-politica impongono la consueta grande attenzione alla gestione e alla capacità di diversificare la proposta commerciale: ma le basi di partenza sono solide”.

Così il reddito disponibile delle famiglie umbre

Redditi, famiglie umbre tra la linea del Centro-Nord e il confine del Sud. Nel 2024 – l’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati e rapporto di Unioncamere e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne – la regione è decima in Italia per reddito disponibile pro capite, supera le Marche e cresce più della media nazionale. Perugia si allinea al dato italiano, Terni resta più indietro di oltre 2.490 euro per abitante.

Che cosa misura davvero il reddito disponibile

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è, in sostanza, il denaro che resta davvero a disposizione per consumi e risparmio dopo il passaggio della redistribuzione pubblica. Si parte dai redditi percepiti, si sottraggono imposte e contributi, si aggiungono pensioni, prestazioni sociali e altri trasferimenti ricevuti. Non è dunque una variabile teorica: è la misura più vicina alla capacità effettiva di spesa delle persone, al margine reale con cui una famiglia affronta bollette, acquisti, servizi, istruzione, salute e risparmio.

È su questo terreno, concreto e decisivo, che il 2024 consegna dell’Umbria un profilo più solido di quanto raccontino altri indicatori. Dall’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati e rapporto Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne emerge infatti una regione che si colloca ancora in una posizione di cerniera: non agganciata alle aree più forti del Centro-Nord, ma nettamente sopra tutto il Mezzogiorno.

L’Umbria a metà classifica, ma non in affanno

Nel 2024 l’Umbria registra un reddito disponibile pro capite di 22.524,77 euro. Il dato è inferiore alla media nazionale, pari a 23.155,09 euro, con uno scarto di circa 630 euro, cioè del 2,7%. Ma colloca la regione al decimo posto tra le venti italiane: esattamente a metà classifica. È un piazzamento che conta, perché conferma l’Umbria nella fascia bassa del Centro-Nord, ma non come la sua periferia più debole in assoluto. Fa infatti meglio delle Marche, ferme a 22.488,58 euro, e supera tutte le regioni del Mezzogiorno.

Il confronto aiuta a leggere meglio il dato. Rispetto al Trentino-Alto Adige, prima regione italiana con 29.344,74 euro pro capite, l’Umbria sconta un divario del 23,2%, pari a circa 6.820 euro in meno. Rispetto alla Lombardia, seconda con 28.154,62 euro, il distacco è di circa 5.630 euro. Ma rispetto alla Calabria, che si ferma a 16.795,92 euro, il vantaggio umbro è di quasi 5.729 euro. È qui che l’Umbria mostra con maggiore chiarezza la sua natura di regione-soglia: più vicina, per struttura, al Centro-Nord; ancora lontana, però, dalle punte di testa del Paese.

Anche nel confronto con la ripartizione del Centro il quadro è istruttivo. L’area centrale viaggia a 24.069,41 euro pro capite, sospinta soprattutto dai livelli di Toscana e Lazio. L’Umbria resta sotto di circa 1.545 euro, cioè del 6,4%. Un ritardo che resta evidente, ma che non racconta immobilismo.

La crescita c’è, e supera la media nazionale

Dove l’Umbria mostra il segnale più interessante è nella dinamica tra il 2023 e il 2024. Il reddito disponibile pro capite cresce del 3,37%: più della media italiana, che si ferma al 3,03%, e più anche del Centro, che segna +3,06%. Tra le regioni del Centro-Nord solo il Piemonte fa meglio. In termini assoluti, significa quasi 735 euro in più per abitante in un anno, contro i circa 682 euro della media nazionale. Si tratta naturalmente di valori correnti, quindi non del tutto depurati dall’effetto dei prezzi, ma il segnale di tenuta resta netto.

Sale anche il valore complessivo del reddito disponibile delle famiglie umbre: da 18,624 a 19,197 miliardi di euro, con un incremento del 3,07%, leggermente superiore al +2,98% nazionale. Non è una corsa, ma è un passo più spedito della media del Paese.

Una parte rilevante della spiegazione sta verosimilmente nel mercato del lavoro. L’occupazione, in Umbria, nel 2024 è cresciuta più che in Italia, con un apporto importante del turismo. Più occupati significano più redditi da lavoro e quindi una base più ampia su cui si forma il reddito disponibile. Più prudente, invece, ogni conclusione sull’andamento delle retribuzioni pro capite, perché su quel fronte il quadro richiede ancora consolidamento statistico.

Perugia e Terni non viaggiano alla stessa velocità

Se dalla regione si scende al livello provinciale, il messaggio si fa ancora più netto. Perugia registra nel 2024 un reddito disponibile pro capite di 23.155,93 euro: in pratica in linea perfetta con la media italiana. Terni si ferma invece a 20.660,55 euro. La distanza tra le due province è di oltre 2.490 euro per abitante, pari al 10,75%. È questo, probabilmente, il dato più eloquente dell’intera fotografia umbra: dentro una regione che nel complesso regge convivono due traiettorie sensibilmente diverse.

Perugia non solo si colloca al 44° posto nazionale per reddito disponibile pro capite, ma mostra anche una crescita del reddito complessivo del 3,24%, salendo a oltre 14,74 miliardi di euro. Terni cresce meno, +2,52%, e porta il totale a oltre 4,45 miliardi. Nella graduatoria nazionale, però, Perugia resta ferma, mentre Terni guadagna una posizione e sale al 67° posto. Il recupero di ranking non cancella il punto essenziale: il divario interno all’Umbria è ampio e resta strutturale.

Il commento del presidente Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il dato che emerge da questa elaborazione ci consegna un’Umbria che tiene, e che in alcuni passaggi mostra anche segnali di vitalità superiori alla media nazionale. La regione conferma il proprio ruolo di cerniera: non appartiene al blocco più forte del Paese, ma non scivola neppure nell’area più fragile. Cresce più dell’Italia e più del Centro, e questo suggerisce una capacità di reazione reale. Resta però aperta la questione decisiva: trasformare questa tenuta in consolidamento. Perché il reddito disponibile non misura soltanto quanto entra nelle tasche delle famiglie, ma anche la qualità dello sviluppo, la diffusione del lavoro, la distribuzione delle opportunità e la possibilità concreta di guardare al futuro con maggiore fiducia. È su questo crinale che l’Umbria è chiamata ora a rafforzare i propri punti di tenuta e a ridurre i divari che ancora persistono al suo interno”.

Umbria e Marche, confronto operativo sulle opportunità della ZES

Una rassegna delle opportunità offerte dall’inserimento nella ZES unica di Marche e l’Umbria. Ma soprattutto un confronto operativo che i rappresentanti istituzionali hanno avuto con imprese, professionisti, associazioni di categoria ed enti locali. All’incontro di Fabriano sono state spiegate anche le modalità per accedere a questi benefici: il credito d’imposta per gli investimenti, l’Autorizzazione Unica attraverso lo Sportello Unico Digitale Zes e i nuovi incentivi alle assunzioni.

In un’iniziativa alla quale hanno partecipato il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Lucia Albano, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, l’assessore regionale alla ZES, Giacomo Bugaro e il coordinatore della Struttura di Missione ZES Unica Giosy Romano. I lavori si apriranno con i saluti istituzionali del sindaco di Fabriano Daniela Ghergo e saranno coordinati da Mirella Battistoni, consigliere regionale della Commissione Attività produttive.

Un incontro operativo, appunto, nel qual sono stati illustrati gli strumenti, le agevolazioni e le opportunità legate all’ingresso di Marche e Umbria nella ZES Unica. Due regioni che, tra l’altro, sono impegnate nella ripresa economica delle aree terremotate e nella gestione della deindustrializzazione a cui è andata incontro negli ultimi decenni la Fascia Appenninica.

Il report su “L’economia umbra e i bilanci delle imprese”

La mattinata dedicata a “L’economia umbra e i bilanci delle imprese”, promossa dalla Camera di Commercio dell’Umbria, ha avuto questa qualità: non una semplice sequenza di relazioni, ma un confronto costruito attorno a dati solidi e a una domanda chiara, cioè come rendere più forte e più stabile la crescita regionale.

Un passaggio utile per l’Umbria

Il punto più rilevante della mattinata è che la Camera di Commercio dell’Umbria è riuscita a mettere in campo un incontro di grande qualità, capace di offrire indicazioni concrete e di spingere il discorso pubblico regionale oltre la superficie. Marginalità, struttura produttiva, demografia, credito, capitale umano, capacità amministrativa: sono questi i parametri profondi che oggi possono orientare le decisioni delle istituzioni e delle imprese.

Gli interventi

All’apertura del presidente Giorgio Mencaroni sono seguite le relazioni del segretario generale Federico Sisti, del professor Andrea Cardoni del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Perugia e di Andrea Colabella, della Divisione analisi e ricerca economica territoriale della Banca d’Italia di Perugia. Prima delle conclusioni dell’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti hanno preso la parola anche le associazioni di categoria, il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Perugia, Enrico Guarducci, esponenti delle imprese e del mondo bancario. È emersa una collaborazione stretta tra Camera di Commercio, Banca d’Italia, Università, Regione Umbria, Ordini professionali, rappresentanze economiche e forze sociali del territorio.

Ad aprire i lavori il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, che ha richiamato il valore pubblico dell’informazione economica. “Conoscere per deliberare non è una formula rituale: è un metodo di lavoro”, ha osservato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, insistendo sulla necessità di leggere l’economia reale senza slogan e senza semplificazioni. “L’appuntamento di oggi – ha scandito – non è un rito: è un momento operativo. È un invito a trasformare dati e analisi in scelte migliori: nelle imprese, nelle istituzioni, nella finanza, nella formazione. E soprattutto è un invito a farlo insieme, in modo coordinato, perché le risorse non sono infinite e gli errori di frammentazione si pagano caro. Noi crediamo che l’informazione economica sia un bene pubblico. Non perché “fa bella figura”, ma perché aiuta a decidere meglio. Ed è questo che vogliamo mettere al centro: un’Umbria che non si accontenta di resistere, ma che sceglie di capire, di misurarsi, di migliorare. Con coesione. Con responsabilità. Con metodo”.

Il rapporto della Camera di Commercio

Il cuore della mattinata è stato il rapporto annuale della Camera di Commercio dell’Umbria, curato dal professor Andrea Cardoni con il collaudato team camerale impegnato nell’analisi economica e sociale. Il punto di osservazione scelto è stato l’Ebitda margin, l’indicatore che misura il margine operativo lordo in rapporto ai ricavi e che consente di capire quanto un’impresa sia capace di generare risorse per investire, innovare e restare competitiva.

La fotografia che emerge è tutt’altro che scontata. Le società di capitali umbre, tra il 2019 e il 2024, hanno mostrato tenuta e crescita. Ma il tema, ha spiegato Cardoni, non è soltanto crescere: è capire con quale qualità si cresce. “Non basta guardare ai ricavi o agli utili se poi non si misura la forza strutturale del sistema”. L’Umbria non appare ferma, ma non è ancora in grado di compiere quel salto di qualità necessario a consolidare una traiettoria più robusta.

Margini e struttura produttiva

Il dato richiamato da Cardoni è eloquente: nel 2024 l’Ebitda margin regionale si colloca all’8 per cento, sotto la soglia del 10 per cento che segnala una piena solidità competitiva e sotto i livelli di Marche e Toscana. Il problema, però, non è solo quantitativo. È soprattutto strutturale. In Umbria pesa ancora troppo il commercio, che comprime la marginalità media, mentre i servizi avanzati, pur mostrando performance elevate, hanno ancora un peso troppo limitato. Conta anche il nodo dimensionale: le imprese più piccole e quelle medio-piccole mostrano segnali interessanti, mentre nelle classi superiori il margine si abbassa.

“La sfida è portare più qualità dentro la crescita”, ha osservato Cardoni, indicando il punto: non servono letture consolatorie, ma strumenti capaci di distinguere tra semplice tenuta e vera capacità di sviluppo.

Demografia e capitale umano

A dare ulteriore profondità al quadro è stata la presentazione di “Pablo” (una sinossi dei dati economici e sociali dell’Umbria) da parte di Federico Sisti, che ha ricondotto il discorso economico alla dinamica demografica. “La questione delle questioni è la popolazione che diminuisce, invecchia e restringe la base del lavoro”, ha detto Sisti. Le proiezioni indicano che nei prossimi sedici anni l’Umbria potrebbe perdere circa 66 mila residenti, con un saldo naturale fortemente negativo e una contrazione delle persone in età attiva che rischia di trasformarsi in una vera ipoteca sullo sviluppo.

Per Sisti questo significa meno lavoro disponibile, minore spinta innovativa, più difficoltà nel sostenere la crescita e i servizi. Il Segretario Generale dell’Ente camerale si è poi soffermato su altri parametri, come redditi pro capite – l’Umbria è sotto la media nazionale – e le specializzazioni produttive della regione.

Il nodo del credito

La relazione di Andrea Colabella ha aggiunto un tassello decisivo, portando l’attenzione sul credito. Con un’analisi comparata con media nazionale, Marche e Toscana, Colabella ha mostrato come in Umbria le imprese, soprattutto quelle piccole, risultino penalizzate sia sul piano della quantità del credito sia su quello del costo. La situazione appare più sfavorevole nei prestiti fino a un anno, mentre sui mutui il divario tende ad attenuarsi. È un elemento cruciale, perché lega direttamente la questione finanziaria alla capacità di investire e crescere.

De Rebotti

Nelle conclusioni, Francesco De Rebotti ha tradotto i temi emersi in una prospettiva operativa. L’assessore ha annunciato un cambiamento importante nei bandi regionali, nei quali entrerà il criterio della pluridisciplinarietà insieme a una maggiore attenzione alla capacità delle imprese di attrarre e trattenere capitale umano. Ha inoltre indicato il credito come una delle questioni da affrontare e ha annunciato che tra il 2026 e il 2027 saranno destinati 60 milioni di euro al sistema produttivo regionale. “Non basta accompagnare le imprese con gli incentivi: bisogna premiare chi costruisce lavoro qualificato e sviluppo durevole”. Sul tema Zes, De Rebotti ha insistito soprattutto sul valore della semplificazione amministrativa, indicandola come una leva decisiva per rendere più attrattivo il territorio.

Area interna Media Valle, piano di investimenti da 12 milioni

Mercoledì 4 marzo, alle 12, nella sala Fiume di Palazzo Donini, a Perugia, si terrà la conferenza stampa di presentazione della strategia dell’Area interna della Media Valle del Tevere e dell’Umbria meridionale e al relativo piano di investimenti per circa 12 milioni di euro finalizzato a promuovere coesione, sostenibilità, crescita equilibrata e innovazione sociale. La conferenza vedrà la presenza dell’assessore regionale Simona Meloni, del sindaco di Todi (Comune capofila), Antonino Ruggiano e dei sindaci dell’Area interna costituita dai Comuni di Acquasparta, Avigliano Umbro, Collazzone, Fratta Todina, Monte Castello di Vibio, Montecastrilli e San Gemini.

Oltre alla strategia d’area, ovvero un vero e proprio progetto di futuro per il territorio in oggetto, verrà presentato il piano degli investimenti individuati a valere sulla programmazione 2021-2027 della Snai, la Strategia nazionale aree interne.

Firmato il protocollo contro il sovraindebitamento

Firmato il protocollo per la rete territoriale di prevenzione e supporto per chi ha problemi di sovraindebitamento. Si tratta dell’atto conclusivo del progetto Spes, Support for preventing exclusion from social life caused by over-indebtedness, promosso dall’Ordine degli avvocati di Perugia e finanziato dall’Unione Europea tramite Indire, in collaborazione con l’European consumer debt network.

L’intesa mette in relazione istituzioni e realtà del territorio, tra cui Regione Umbria, Comune di Perugia, Procura generale di Perugia, Caritas diocesana di Perugia, Unione nazionale consumatori, Università degli Studi di Perugia, Fondazione Umbria contro l’usura, Croce Rossa Italiana – Comitato di Perugia, Fondazione Perugia, Banca d’Italia e Banca Etica, con l’obiettivo di rafforzare prevenzione, educazione finanziaria e supporto alle persone in difficoltà economica, costruendo un sistema coordinato e più efficace. La firma segna l’avvio operativo della rete territoriale contro il sovraindebitamento, si apre perciò una fase di continuità e di strutturazione di una collaborazione già sperimentata.

A sottoscrivere il protocollo per la Regione è stato l’assessore al Welfare, Fabio Barcaioli, che ha sottolineato: “Ringrazio l’Ordine degli avvocati di Perugia per aver promosso questo percorso e tutti i partner che hanno scelto di lavorare insieme. Il sovraindebitamento si accompagna spesso a solitudine e isolamento, e può trasformarsi in esclusione sociale. Per questo serve una responsabilità condivisa e uno sguardo attento alle persone. Con il protocollo mettiamo in rete competenze diverse per offrire percorsi di accompagnamento fondati su fiducia e orientamento”.

L’assessore ha inoltre ribadito: “Auspico che questa rete diventi un punto di riferimento stabile, capace di intercettare i segnali di difficoltà e di offrire risposte coordinate. La Regione continuerà a fare la propria parte. Oggi firmiamo un protocollo ma soprattutto confermiamo un impegno comune: nessuno deve sentirsi solo”.

Assegno di Inclusione, Inps chiarisce le novità

Inps spiega le novità introdotte dalla Legge di Bilancio per i percettori del Reddito di Inclusione.

La principale modifica riguarda l’eliminazione del mese di sospensione che finora interveniva dopo i primi 18 mesi di erogazione e dopo ciascun rinnovo. I nuclei familiari potranno presentare domanda di rinnovo già dal mese successivo all’ultimo pagamento, evitando interruzioni nel sostegno economico. Il beneficio continua ad avere una durata massima di 18 mesi, rinnovabile per 12 mesi. La prima mensilità del rinnovo sarà pari al 50 per cento dell’importo spettante.

Tra le novità, prevista anche l’estensione del contributo straordinario aggiuntivo – fino a un massimo di 500 euro – anche per i nuclei che hanno maturato il diciottesimo mese nel novembre 2025, previa verifica dei requisiti.

La Legge di Bilancio rafforza infine le risorse destinate alla misura, con uno stanziamento aggiuntivo di 160 milioni di euro per il 2026 e incrementi progressivi negli anni successivi.

Le nuove disposizioni puntano a garantire maggiore continuità del sostegno economico alle famiglie in condizione di vulnerabilità, semplificando i rinnovi e consolidando la stabilità finanziaria della misura.

Assegno di inclusione per oltre 10mila umbri, i dati

In Umbria a dicembre 2025 erano 5.451 i nuclei che hanno beneficiato dell’assegno di inclusione, misura che ha coinvolto 10.187 persone, a cui è andato un importo medio mensile di 662 euro.

In provincia di Perugia i nuclei beneficiati sono stati 3.590 (6.764 persone) con un importo medio di 657 euro.

In provincia di Terni 1.861 nuclei beneficiari (3.423 persone) per un importo medio leggermente più alto, di 672 euro.

L’assegno di Inclusione spetta ai nuclei familiari in condizioni di fragilità economica e sociale, che includano almeno un componente con disabilità, minorenne, over 60, o in condizione di svantaggio (inserito in percorsi socio-sanitari) e che rispettino specifici requisiti di ISEE (sotto i 10.140 euro), patrimonio immobiliare (esclusa prima casa) e mobiliare, oltre a quelli di cittadinanza e residenza in Italia.

Fondi a sostegno di autoimpiego e nuove imprese

E’ prevista entro la prima metà di marzo 2026 sul sito di Sviluppumbria SpA la pubblicazione dell’avviso “Myself Plus 2026”, approvato dalla Regione Umbria. Un intervento dedicato al sostegno dell’autoimpiego, del lavoro autonomo e della creazione di nuove imprese, con una dotazione complessiva pari a 1,5 milioni di euro.

L’iniziativa è finalizzata a favorire la nascita e il consolidamento di micro e piccole imprese sul territorio regionale, rafforzando le politiche per lo sviluppo economico e l’occupazione.

Confartigianato Imprese Terni, al fine di consentire alle imprese umbre e della provincia di cogliere questa opportunità, ne ha sintetizzato i contenuti, mettendo a disposizione i propri referenti, che possono essere contattati per verificare la possibilità di accesso.

È prevista una riserva delle risorse pari al 25% per i giovani under 35 e al 40% per le donne.

Due le agevolazioni: finanziamento a tasso zero, sotto forma di anticipazione, pari al 75% della spesa complessiva del progetto, per importi compresi tra 10.000 e 66.666,67 euro (IVA esclusa); contributo a fondo perduto fino al 20% della spesa ammissibile, erogato a rendicontazione.

Ogni progetto dovrà prevedere almeno 60% della spesa destinata a investimenti e fino al 40% per spese correnti, tra cui: affitti e utenze; spese di avvio d’impresa; formazione professionale; materie prime e costi di gestione iniziale.

Qui per ile info sul bando ISI 2026

Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, Inail ha pubblicato il Bando ISI

INAIL ha pubblicato l’edizione 2026 del Bando ISI, che finanzia progetti finalizzati al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e all’adozione di soluzioni tecnologiche innovative.

Confartigianato Imprese Terni, al fine di consentire alle imprese umbre e della provincia di cogliere questa opportunità, ne ha sintetizzato i contenuti, mettendo a disposizione i propri referenti, che possono essere contattati per verificare la possibilità di accesso.

Possono partecipare al bando tutte le imprese, anche individuali, con almeno 1 ULA (Unità Lavorativa Annua) nel 2025, con sede nel territorio regionale iscritte alla CCIAA.

È richiesto il raggiungimento di una soglia minima di 130 punti, calcolata in base a: dimensione aziendale;
tipologia di lavorazione e relativo livello di rischio; tipologia di intervento e asse di finanziamento prescelto.

Il bando è articolato in cinque assi:

Asse 1
1.1 Progetti per la riduzione dei rischi tecnopatici (malattie professionali);
1.2 Progetti di responsabilità sociale e adozione di modelli organizzativi;
Asse 2 – Progetti per la riduzione dei rischi infortunistici;
Asse 3 – Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto;
Asse 4 – Progetti riservati alle micro e piccole imprese di settori specifici;
Asse 5 – Progetti per micro e piccole imprese della produzione agricola primaria.

Contributi concedibili

I contributi sono concessi a fondo perduto nella seguente misura:

65% delle spese ammissibili, fino a 130.000 euro (Assi 1–4);
80% a fondo perduto:
per i giovani agricoltori (Asse 5);
per i progetti di modelli organizzativi (Asse 1.2).
Novità 2025–2026

È prevista la possibilità di ottenere fino a 20.000 euro aggiuntivi (nel limite massimo complessivo di 130.000 euro) per: soluzioni innovative, come DPI intelligenti (es. abbigliamento con sensori biometrici);
interventi di protezione dal calore estremo.