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In Umbria il 12% delle imprese è a rischio insolvenza

In Umbria il 12,1% delle imprese è a rischio insolvenza. Cioè, potrebbero non riuscire a far fronte ai pagamenti dei prestiti ricevuti dal sistema bancario. Una percentuale, quella delle imprese in potenziale difficoltà rispetto alla platea di quelle attive, che è perfettamente in linea con la media italiana.

I dati emergono dall’osservatorio Business Scan 2026 sviluppato da Sevendata, data company italiana che analizza lo stato di salute del tessuto imprenditoriale italiano e il rischio di insolvenza a 12 mesi, da febbraio 2025 a febbraio 2026. Attraverso rating proprietario basato sull’intelligenza artificiale a reti neuronali, vengono focalizzate variabili economico-finanziarie, bilanci, eventi negativi pregiudizievoli e scoperti, profili del management e indicatori strutturali delle imprese su base settoriale e territoriale.

Incidenze più elevate si osservano nel Lazio (17,5%), in Calabria (14,0%), Campania (13,8%), Sicilia (13,1%), Abruzzo (13%), Lombardia (12,6%), Molise (12,2%), Umbria e Puglia (12,1%), Basilicata (11,8%), Liguria (11,4%), Sardegna (11,1%), Toscana (11%), Emilia-Romagna (10,5%), Marche (10,1%); mentre livelli sotto la media si rilevano in Friuli-Venezia Giulia (8,7%), in Trentino-Alto Adige (6,6%), Valle d’Aosta (7,5%), Piemonte (8,6%) e Veneto (9%). 

Tasse, imprese e autonomi umbri pagano un’aliquota doppia rispetto alle big tech

Le imprese e i lavoratori autonomi umbri pagano un’aliquota fiscale superiore del 17,0% alle principali big tech. Questa la stima fatta dalla Cgia sulla base dei dati elaboratori dall’Area studi di Mediobanca sulle multinazionali web soft, a cui viene applicata un’aliquota media del 14,8%.

E il confronto viene fatto per regione, sommando da una parte la base imponibile di imprese e lavoratori autonomi e dall’altro il Tax rate (l’aliquota fiscale, cioè la percentuale di reddito, profitto o transazione che viene trattenuta e versata allo Stato sotto forma di imposte) delle prime 25 web soft multinazionali
mondiali.

In Umbria, dove il tax rate per imprese e autonomi è del 31,8% (su una base imponibile che è, rispettivamente, di 3.339 e 1.063 milioni di euro) lo scarto è appunto del 17,0%. In linea con la media italiana, che è del 17,1%.

Il giudizio della Cgia è netto: “Anni di elusione sistematica hanno scavato un fossato enorme tra chi le tasse le paga e chi le aggira grazie a un sistema internazionale che non ha ancora trovato né la volontà né il coraggio di fermare queste operazioni discutibilissime”.

Sviluppumbria, 83 milioni alle imprese e 14 alle famiglie

Oltre 83 milioni destinati alle imprese e quasi 14 milioni a supporto delle famiglie. Questa la destinazione degli oltre 97 milioni di risorse finanziarie gestite da Sviluppumbria nel 2025.

L’amministratore unico Luca Ferrucci, nel relazionare i presenti, tra cui la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, ha evidenziato anche l’aumento dell’utile netto che si attesta sui 50mila euro. Soddisfazione, quindi, per il lavoro svolto e le politiche messe in campo dall’agenzia regionale è stato quindi espresso da tutti i soci (Regione Umbria, Provincie di Perugia e Terni, Camera di commercio dell’Umbria e Comuni di Umbertide, Città della Pieve, Castel Ritaldi, Montegabbione, Terni, Foligno e Narni) intervenuti.

“L’approvazione del bilancio – ha commentato Ferrucci – rappresenta un importante momento di verifica del lavoro svolto e dei risultati raggiunti. In pochi mesi, a partire dal mio insediamento, abbiamo rafforzato l’equilibrio economico e finanziario della società, con un utile finale che rappresenta la sintesi estrema di questo lavoro, passato da 32mila euro nel 2024 a oltre 50mila euro nel 2025. Questo è stato possibile grazie anche a una riduzione significativa, senza impattare sulla qualità del lavoro svolto, dell’esternalizzazione dei servizi, con una riduzione di spesa rispetto al 2024 di circa 750mila euro. Ci siamo altresì impegnati a potenziare il ruolo di Sviluppumbria come strumento operativo della Regione per l’attuazione delle politiche di sviluppo. Nel corso del secondo semestre del 2025, l’agenzia ha dispiegato appieno le proprie potenzialità programmatiche e, supportata dagli atti di indirizzo regionali, ha pianificato a più ampio raggio le attività future. Una linea di attività di assoluto rilievo è consistita nel supporto e nell’elaborazione di progetti strategici di particolare rilevanza per lo sviluppo regionale, con l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione degli asset pubblici, al rafforzamento dell’attrattività territoriale e alla costruzione di strumenti operativi a supporto delle politiche regionali”. Ferrucci è poi entrato nel dettaglio, mettendo in evidenza le principali “nuove iniziative realizzate che testimoniano la capacità dell’agenzia di affiancare efficacemente la regione nella definizione e nell’attuazione di interventi ad alto impatto per il territorio ponendo le basi per una crescita solida e sostenibile”: messa a punto del nuovo portale Investumbria, finalizzato all’attrazione di investimenti esogeni e alla nascita di nuove imprese sul territorio regionale, che ha reso trasparente e visibile tutto il patrimonio fondiario della Regione; supporto alle azioni di potenziamento della Zes per promuovere nuovi investimenti produttivi; contributo alla riforma regionale del testo unico del commercio con particolare attenzione all’equilibrio tra sviluppo delle attività economiche, tutela dei centri urbani e valorizzazione delle economie di prossimità; progetti di valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale tra i quali un avviso pubblico per le stazione ex ferrovia centrale umbra (l’avviso è scaduto da pochi giorni e si procederà all’assegnazione al proponente del progetto migliore tra tutti quelli pervenuti); iniziative per il turismo sostenibile con implementazione del nuovo portale Bikeinumbria dedicato al cicloturismo per valorizzare itinerari, percorsi, eventi e servizi connessi alla mobilità dolce e alla scoperta integrata del patrimonio paesaggistico, culturale e ambientale regionale; condivisione del percorso partecipato per la riforma delle concessioni delle centrali idroelettriche e promozione delle comunità energetiche rinnovabili; rilancio delle azioni di sistema in materia di internazionalizzazione, cooperazione internazionale e promozione all’estero.

“Sviluppumbria – ha sottolineato la presidente Proietti, a margine dell’assemblea – si qualifica oggi come una della in house providing più attive d’Italia. Siamo molto orgogliosi del suo operato, soprattutto sotto la direzione di Luca Ferrucci. L’agenzia, infatti, oltre a portare avanti le precedenti operatività già definite in passato, ha elaborato e sviluppato tanti nuovi progetti che sono stati illustrati dal suo amministratore unico. Basti citare l’ausilio fornito per trasformare il patrimonio pubblico da problema a risorsa: questa è una delle attività che ha intrapreso Sviluppumbria, che veramente sta dando frutti notevolissimi e che sarà di esempio anche per altre regioni d’Italia. Ci sono poi le attività di promozione turistica, penso alle iniziative per l’ottavo centenario della morte di san Francesco, ma anche tutte le iniziative a sostegno del mondo produttivo elaborate grazie a un costante dialogo con le imprese”.

“Nella congiuntura drammatica che viviamo – ha poi commentato Proietti –, l’Umbria tiene ma ha bisogno di fare un passo avanti, non solo con la programmazione dei fondi europei e regionali, ma anche grazie all’operatività delle nostre società partecipate. Abbiamo tutte le potenzialità per caratterizzarci come motore propulsore dell’Italia mediana, anche grazie al dialogo con le altre Regioni”.

E’ morto Giovannino Antonini, da presidente della Bps protagonista della finanza regionale

Si è spento nella sua abitazione a Spoleto, a seguito di una malattia, Giovannino Antonino, a lungo presidente della Banca Popolare di Spoleto e poi della Spoleto Credito e Servizi.

“Antonini – è scritto in una nota di cordoglio della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, a nome della Giunta – è stato un protagonista del mondo bancario umbro che ha dato impulso allo sviluppo dei settori dell’economia e del sociale del nostro territorio. La Regione Umbria lo ricorda formulando sentite condoglianze alla moglie e ai figli”.

“Figura che per molti anni ha rappresentato una parte significativa della storia economica, bancaria e sociale del nostro territorio”. ha ricordato il sindaco di Spoleto, Andrea Sisti, esprimendo il cordoglio dell’amministrazione comunale.

“Antonini – si legge nella nota del Comune – ha legato il proprio nome a una stagione importante della vita cittadina, contribuendo allo sviluppo e alla crescita di realtà che hanno avuto un ruolo centrale nell’economia locale. Nel ricordare l’impegno con cui ha operato a servizio delle istituzioni economiche del territorio, esprimo a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità spoletina le più sentite condoglianze ai familiari”.

Gepafin, il Cda che accompagna il confermato presidente Campagna

Carmelo Campagna è stato confermato dalla Regione Umbria alla guida della partecipata regionale Gepafin, per il terzo mandato. Una scelta “convinta” e nel segno della “continuità” da parte della presidente Stefania Proietti. Presenti all’Assemblea, oltre alla presidente Proietti, il presidente Campagna, i dirigenti di Gepafin e i rappresentanti delle società e degli istituti di credito soci, anche Francesco De Rebotti, assessore regionale allo sviluppo economico.

“La decisione di confermare alla presidenza Carmelo Campagna – ha affermato Proietti – deriva dall’aver lavorato insieme un anno e mezzo e aver visto la capacità di Gepafin di evolvere, pur nelle difficoltà congiunturali e pur nelle sfide che abbiamo già posto al nuovo Cda come socio di riferimento”.

“Il nostro – ha commentato Carmelo Campagna – è un lavoro di squadra fatto con il Consiglio di amministrazione, le strutture interne e quelle della Regione con l’obiettivo di supportare i nostri territori e le nostre imprese con gli strumenti della programmazione comunitaria. È una giornata di bilanci, perché abbiamo approvato anche il consuntivo 2025 che si è chiuso positivamente, e anche un momento per mettere dei tasselli e piantare dei semi che dovranno poi germogliare nei prossimi mesi. Siamo intermediario vigilato 106 del Testo unico bancario con 10 banche socie, seguiamo i trend di innovazione tecnologica per far sì che anche i costi, l’efficienza, la possibilità di scaricare quello che serve sul territorio siano adeguati e in linea con quello che in questo momento il mercato richiede”.

Il Cda

Proietti ha anche indicato gli altri nomi dei membri in quota alla Regione Umbria, che comporranno il nuovo Consiglio di amministrazione di Gepafin: le consigliere Giada Fantini, confermata dal precedente Cda, e, come nuova entrata, la giovane Francesca Fossatelli. Nominativi frutto anche delle candidature giunte a seguito dello specifico avviso pubblico voluto dalla Regione per designare i tre componenti di sua spettanza per il prossimo triennio. I consiglieri espressione dei soci (Intesa San Paolo, Banco Desio, Sviluppumbria, Banca Centro Toscana Umbria, Unicredit, Bcc di Spello e del Velino, Banca di Anghiari e Stia, Bnl Bnp Paribas, Cassa di risparmio di Orvieto, Monte dei Paschi di Siena, Sinloc) sono invece Luca Silla (vicepresidente) e Gabriele Cecconi. “Come di competenza della Regione – ha proseguito Proietti –, abbiamo fatto anche altre due nomine, entrambe al femminile: Giada Fantini, anch’essa in continuità dopo aver visto il positivo impatto cha ha avuto all’interno di Gepafin grazie alle sue grandi competenze legali; Francesca Fossatelli una giovane umbra emergente nel panorama internazionale, un talento riconosciuto all’estero e troppo poco nel nostro Paese e che abbiamo richiamato per contribuire a questo nostro strategico strumento di politica economica”.

Nel 2025, Gepafin ha operato in un contesto economico umbro caratterizzato da una qualità del credito elevata, con un tasso di deterioramento per le famiglie rimasto stabile allo 0,8%, e una continua crescita dei depositi bancari. In questo scenario, Gepafin ha confermato il proprio ruolo strategico di intermediario tra le esigenze del territorio e il sistema bancario, gestendo in particolare gli strumenti finanziari del Pr Fesr 2021-2027 per un valore complessivo di 141 milioni di euro. L’attività operativa si è concentrata sull’erogazione di prestiti e garanzie attraverso diversi bandi che hanno visto una dotazione finanziaria iniziale di 40,5 milioni di euro. Tra le principali iniziative figurano: i fondi Prestiti (large, medium, small) destinati a micro, piccole e medie imprese per investimenti produttivi, con tassi agevolati e possibilità di remissione del debito fino al 50%; il fondo Ricerca e il fondo Turismo che mirano rispettivamente a sostenere progetti di innovazione industriale e la riqualificazione della ricettività alberghiera; fondo Fly 2024 dedicato alle start-up ammesse ai contributi dell’avviso Travel. Al termine del periodo di presentazione delle domande, Gepafin ha registrato un fabbisogno finanziario superiore alle risorse disponibili, con richieste per circa 60 milioni di euro a fronte di una dotazione di 35,5 milioni di eruo. Al momento della redazione della relazione sulla gestione del bilancio 2025, erano state erogate 178 operazioni per un totale di oltre 23 milioni di euro.

Gepafin ha inoltre proseguito con determinazione il suo percorso di trasformazione digitale focalizzandosi su tre pilastri. Innanzitutto la digitalizzazione dei processi: il nuovo portale per i bandi, gestito internamente e integrato con i dati della Camera di commercio, ha permesso di automatizzare le istruttorie e ridurre i rischi operativi. Poi la piattaforma Fintech, testata per la compensazione multilaterale di debiti e crediti commerciali, che permette alle imprese di estinguere le reciproche posizioni senza ricorso a liquidità esterna. Nel 2025 sono state simulate compensazioni su un volume di 300 milioni di euro. Il Digital Twin economico-finanziario, progetto per creare una rappresentazione digitale dinamica dell’ecosistema economico regionale per supportare decisioni basate sui dati e analisi predittive. Gepafin punta inoltre all’integrazione di chatbot di intelligenza artificiale (Agenti LLM) per facilitare l’analisi dei dati complessi attraverso il linguaggio naturale.

Un punto di rilievo è l’accordo con Eni Plenitude, volto a favorire la transizione energetica delle imprese umbre tramite il modello dell’Energy Performance Contract (EPC). Questo meccanismo consente alle aziende di installare impianti fotovoltaici senza investimenti iniziali, ripagando l’intervento attraverso i risparmi generati in bolletta. Gepafin interviene rilasciando garanzie per mitigare il rischio finanziario dell’operazione.

Il 22 giugno molte di queste progettualità saranno tra i temi dell’incontro tra la Commissione nazionale della Conferenza delle Regioni presieduta dal vicepresidente della Regione Umbria Tommaso Bori e la Commissione nazionale di Anfir (Associazione nazionale finanziarie regionali) sulla digitalizzazione presieduta dalla dottoressa Cecilia Moretti, “due guide umbre – ha concluso il presidente Campagna – che, a livello nazionale, che innestano un ragionamento sull’innovazione digitale e sull’intelligenza artificiale che potrà dare un importante un ritorno alle nostre attività”.

Così il risparmio degli umbri | L’opzione smartworking

Le famiglie umbre accantonano (il dato è del 2024) 1,208 miliardi, appena l’1,07% del totale nazionale. La propensione sale al 6,30%, ma resta sotto l’8,28% dell’Italia e il 7,28% del Centro. Perugia ha più risparmio pro capite, Terni trattiene una quota maggiore del reddito.

Il confronto con Toscana, Marche e Lazio mostra una regione che migliora ma resta indietro. Nei territori con più smart working si accantonano 2.697 euro a lavoratore contro 1.615. La differenza, 1.082 euro, dice quanto contino lavoro qualificato, digitale e organizzazione. Il nodo umbro non è la scarsa prudenza: è il reddito che resta troppo stretto dopo le spese.

E’ quanto emerge dall’analisi di Unioncamere e del Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, fulcro dell’informazione economica camerale, sviluppata per l’Umbria nella collaborazione con la Camera di Commercio dell’Umbria.

Il numero decisivo è la propensione al risparmio: la quota del reddito disponibile lordo che non viene assorbita dai consumi finali. In Italia è salita dal 7,55% del 2019 all’8,28% del 2024. Il Nord arriva al 9,73%, il Centro al 7,28%, il Sud e Isole al 6,08%. L’Umbria si ferma al 6,30%: meglio del 5,62% del 2019, ma ancora ben sotto la media nazionale e sotto tutte le altre regioni centrali.
Anche l’ammontare complessivo mostra il peso dei divari. Il risparmio lordo italiano vale 113,055 miliardi di euro. Il Nord ne concentra 71,189 miliardi, pari al 62,97% del totale, con 2.589,15 euro pro capite. Il Centro arriva a 20,504 miliardi, il 18,14%, con 1.751,74 euro a testa. Il Sud e Isole pesa per 21,362 miliardi, il 18,90%, ma scende a 1.081,24 euro per abitante. L’Umbria, con l’1,07% del totale nazionale, è dentro l’Italia che tiene, ma non dentro quella che accumula di più.

La regione guadagna due posti nella graduatoria nazionale, ma resta sedicesima. Supera Puglia al 6,24%, Calabria al 5,91%, Sardegna al 5,29% e Sicilia al 5,05%; resta però dietro all’Abruzzo al 6,54%, alle Marche al 7,47%, alla Toscana al 7,63% e al Lazio al 7,14%. Rispetto al vertice, la distanza è netta: Piemonte al 10,70%, Lombardia al 10,46%, Emilia-Romagna al 10,14%. L’Umbria non è in coda, ma non aggancia il passo dell’Italia più solida.

Anche il risparmio pro capite racconta una regione sospesa. La Lombardia guida con 2.943,72 euro per abitante e concentra il 26,1% del risparmio nazionale. Seguono Piemonte con 2.719,60 euro, Emilia-Romagna con 2.705,01 e Liguria con 2.546,67. L’Umbria, con 1.418,11 euro, è quattordicesima: davanti ad Abruzzo, Campania, Puglia, Sardegna, Calabria e Sicilia, ma ultima nell’Italia centrale.

Dentro la regione, Perugia e Terni raccontano due sfumature diverse. La provincia di Perugia genera 915,12 milioni di risparmio lordo e arriva a 1.437,28 euro pro capite. La provincia di Terni si ferma a 293,49 milioni e a 1.361,50 euro per abitante. In valore medio, Perugia è avanti del 5,3%. Ma nella propensione il rapporto si rovescia: Terni sale al 6,59%, Perugia resta al 6,21%. I perugini mettono da parte più euro a testa, i ternani trattengono una quota leggermente maggiore del reddito disponibile.
Le classifiche provinciali confermano il miglioramento, ma anche la distanza. Terni è al 75° posto nazionale per propensione al risparmio, due posizioni meglio del 2019; Perugia è 81ª, sei posizioni meglio del pre-Covid. Nel risparmio pro capite, Perugia è 68ª e Terni 71ª. Sono segnali di recupero, non di svolta: la regione risale, ma resta nella metà bassa della graduatoria.

La distanza dalle province leader è pesante. Milano accantona 3.920,01 euro per abitante, quasi il triplo dell’Umbria. Seguono Biella con 3.560,85 euro, Modena con 3.260,57, Bologna con 3.028,27 e Genova con 2.998,63. Nella propensione, la prima è Biella con il 14,37%, seguita da Asti al 12,79% e Vercelli al 12,53%. Le prime ventuno province sono del Nord; per trovare la prima del Centro bisogna arrivare ad Ancona, trentaseiesima con l’8,52%.

Il lavoro da remoto è uno dei passaggi più rivelatori. Nei territori dove lo smart working è più diffuso della media, i lavoratori hanno accantonato 2.697 euro a testa nel 2024; dove pesa meno, 1.615 euro. La differenza è di 1.082 euro per lavoratore. Anche la propensione cambia: 9,45% contro 7,67%. Non è soltanto il risparmio sul tragitto casa-ufficio. È il segnale di economie più qualificate, più digitali, più terziarie, con redditi e organizzazioni del lavoro capaci di lasciare più spazio nei bilanci familiari.

Avverte Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “La conoscenza deve diventare azione: più produttività, più competenze, più digitale, più credito orientato agli investimenti, servizi più efficienti e lavoro di qualità. È su questi terreni che tutte le istituzioni e le forze sociali ed economiche debbono convergere con azioni coordinate, accompagnando le imprese nella transizione digitale, rafforzando la formazione, sostenendo l’incontro tra domanda e offerta di competenze e favorendo una crescita più solida. Il risparmio diventa sviluppo solo se nasce da redditi più forti e da fiducia. Non basta difendersi dagli imprevisti: dobbiamo aiutare l’Umbria – conclude – a trasformare quel margine in futuro, capitale umano e nuova capacità di crescere”.

Certificazione di genere, un mese per accedere ai contributi

Dal 15 giugno e fino al 15 luglio 2026, le micro, piccole e medie imprese umbre potranno presentare domanda per accedere al Bando contributi per la certificazione della parità di genere 2026, promosso dalla Camera di Commercio dell’Umbria. È il passaggio più operativo, e dunque più urgente, di un percorso che in questi mesi ha portato la parità di genere fuori dal recinto delle dichiarazioni di principio e dentro la vita concreta delle aziende: organizzazione del lavoro, carriere, retribuzioni, genitorialità, clima interno, responsabilità manageriale.

Il bando prevede un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammesse, al netto dell’Iva, fino a un massimo di 2mila euro per impresa. L’investimento minimo non potrà essere inferiore a 3mila euro. Le domande dovranno essere trasmesse esclusivamente in modalità telematica, con firma digitale, attraverso la piattaforma ReStart. Non è un dettaglio burocratico: le imprese interessate devono prepararsi per tempo, raccogliere la documentazione necessaria e muoversi dentro una finestra temporale precisa, perché le domande inviate fuori termine non saranno ammissibili.

Le imprese i cui rappresentanti o dipendenti hanno partecipato al percorso formativo propedeutico PAGINA – Parità di Genere in Azienda avranno una corsia prioritaria nell’assegnazione dei contributi. Il percorso, propedeutico al conseguimento della certificazione della parità di genere secondo la UNI/PdR 125:2022, si è concluso questa mattina a Perugia, al Centro Servizi Camerali Galeazzo Alessi, nell’ambito del Festival per la Parità di Genere, con una cerimonia di consegna degli attestati che ha dato il senso concreto dell’iniziativa: non un convegno in più, ma un accompagnamento reale delle imprese verso un cambiamento misurabile.

A promuovere il percorso sono state la Consigliera di Parità della Regione Umbria e la Camera di Commercio dell’Umbria, con un impianto costruito per trasformare un obbligo possibile in una leva competitiva. La certificazione non è un bollino da esibire. È una verifica su processi interni, scelte organizzative e comportamenti aziendali. Significa dimostrare, con indicatori e procedure, che la parità non resta confinata nei codici etici, ma entra nei meccanismi che regolano assunzioni, avanzamenti, salari, formazione, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Alla giornata conclusiva hanno partecipato le imprese selezionate con avviso pubblico. Sono 34 le aziende i cui rappresentanti o dipendenti hanno seguito il percorso formativo propedeutico e che ora figurano tra le realtà già accompagnate verso la certificazione. Gli attestati sono stati consegnati dalla Vicesegretaria generale della Camera di Commercio, Giuliana Piandoro, e dalla Consigliera di Parità Regione Umbria, Rosita Garzi.

Ecco le 34 imprese che hanno partecipato al percorso PAGINA:

Agrisolana S.r.l. ; Alfa Rappresentanze S.n.c.; Az. Agr. Scacciadiavoli ; Bies S.r.l.; Bricro S.r.l.; C.e.d. Confartigianterni S.r.l. ; Confartigianato Consulting; Confartigianterni Formazione e Ricerca S.c.a.r.l, ; Confartigianterni Servizi S.r.l. ; Do ut des S.r.l. ; Dways S.r.l.. ; Empacter ; Enfap Umbria Società a responsabilità limitata Impresa sociale; Epm S.r.l. ; Euromedia S.r.l. F&B Perugia S.r.l. ; Geotop Servizi di Marcagnani S. S.a.s; Giannantoni Ingegneria S.r.l. ; Illum S.r.l.; Innovatec S.r.l. unipersonale ; Innovazione terziario S.c.a.r.l. Impresa sociale; Int. Geo.Mod. S.r.l. ; Interamna Acciaio S.r.l. ; Le Fucine S.r.l.. ; Ma.Vi. Servizi S.r.l. ; R&S Infissi S.n.c. ; Romagnoli Eleonora ; S.m.a.c. S.r.l. ; Seac S.r.l. ; Scfu-Sistemi formativi Confindustria Umbria soc. cons. A R. L. ; Sisas S.p.A. ; Tamagnini Impianti S.r.l. ; Umbria Control S.r.l.

Il percorso formativo si inserisce in una cornice più ampia: quella di una regione che prova a collegare sviluppo economico, lavoro femminile e qualità dell’organizzazione aziendale. La parità di genere, letta in questa chiave, non è una concessione né una voce laterale della responsabilità sociale. È un fattore di modernizzazione. Dove le carriere sono più trasparenti, i ruoli più accessibili, le competenze meglio valorizzate e la conciliazione meno lasciata alla buona volontà individuale, l’impresa diventa più solida. La competitività passa anche da qui.

Il bando della Camera di Commercio sostiene le spese necessarie per ottenere la certificazione, che deve essere rilasciata da organismi accreditati. Non sono invece finanziabili il mantenimento o il rinnovo di certificazioni già ottenute. È prevista anche una premialità di 250 euro per le imprese in possesso del rating di legalità, nel rispetto dei limiti previsti. Dopo la presentazione delle domande, l’ordine cronologico resterà decisivo, ma la precedenza andrà proprio alle imprese che hanno completato il percorso formativo PAGINA e ricevuto l’attestato.

La conclusione del percorso di questa mattina è arrivata dopo un’altra iniziativa che ha dato forza e visibilità al Festival per la Parità di Genere. Ieri pomeriggio, sempre al Centro Servizi Camerali Galeazzo Alessi, il Teatro d’Impresa “Le voci di fuori”, curato e presentato da Giulia Cailotto, ha raccolto un successo netto, con applausi a scena aperta. Lo spettacolo, realizzato in sinergia con il Comitato Imprenditoria Femminile (CIF) della Camera di Commercio dell’Umbria, ha scelto un linguaggio diverso da quello dei dossier e dei regolamenti: la scena, la parola, l’esperienza condivisa.

“Le voci di fuori” ha lavorato su ciò che spesso resta invisibile: stereotipi, micro-comportamenti, frasi apparentemente innocue, aspettative sociali e professionali che condizionano la vita delle persone nei luoghi di lavoro. Il teatro d’impresa ha permesso di rendere immediato ciò che nei documenti rischia di apparire astratto. Ha mostrato che la parità non riguarda soltanto le norme, ma anche il modo in cui si parla, si decide, si ascolta, si attribuisce valore.

In apertura dello spettacolo è arrivata anche la testimonianza di Anna Baldacci, imprenditrice alla guida di GSA – Gestione Servizi Ambiente e prima IWEC Awardee dell’Umbria 2026. Il riconoscimento IWEC, assegnato nell’ambito dell’International Women’s Entrepreneurial Challenge Foundation, valorizza imprenditrici alla guida di aziende strutturate e con una proiezione internazionale.

La presenza di Baldacci ha dato alla giornata un segno ulteriore: la parità non è solo tutela, ma leadership, crescita, reputazione, capacità di stare nei circuiti economici più avanzati.

Il filo che unisce la consegna degli attestati, il bando contributi e il successo del Teatro d’Impresa è evidente: la parità di genere diventa incisiva quando smette di essere proclamata e comincia a essere organizzata. In Umbria, con PAGINA, questo passaggio ha preso forma dentro le imprese. Ora il bando del 15 giugno apre la fase decisiva: trasformare la formazione in certificazione, e la certificazione in una nuova grammatica del lavoro.

Terzo settore, Avviso pubblico da 675mila euro

La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato lo stanziamento di 675.964 euro per l’annualità 2024, destinato a finanziare i progetti delle associazioni umbre. Inoltre questa azione anticipa un ulteriore investimento di 2 milioni di euro già programmato per il triennio 2025-2027.

Il provvedimento sostiene, tra le altre priorità, interventi di welfare territoriale orientati al contrasto della povertà, destinando al contempo risorse per promuovere la partecipazione giovanile, prevenire la violenza e rafforzare inclusione e parità di genere. Altri ambiti di azione riguardano la riqualificazione urbana e lo sviluppo di modelli di economia circolare. L’amministrazione regionale intende così garantire continuità ai servizi rivolti alle fasce vulnerabili della popolazione.

Spiega l’assessore regionale al Welfare, Fabio Barcaioli: “Lo stanziamento attuale permette alle associazioni di proseguire le proprie attività senza interruzioni. La programmazione per le annualità successive garantirà ossigeno finanziario a tutto il comparto. Vogliamo che si possa lavorare con la serenità necessaria per assistere i cittadini e le cittadine”.

L’Avviso pubblico si rivolge alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale. Possono accedere ai contributi anche le fondazioni iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Per ottenere il finanziamento, gli enti devono costituire partenariati formati da almeno tre soggetti.

Le domande devono essere inviate entro le ore 23.59 del 15 luglio 2026. Il testo integrale del bando è disponibile sul portale istituzionale della Regione Umbria e sul Bur emesso il 6 maggio 2026.

Per ulteriori dettagli: https://www.regione.umbria.it/la-regione/bandi

Investimenti, lavoro, semplificazione: l’Umbria alla prova della Zes

Il Centro congressi della Camera di Commercio dell’Umbria ha ospitato il convegno “Zes Umbria – Un’opportunità per le Pmi”, promosso da Cisl Umbria e dallo stesso ente camerale. Al centro del dibattito una domanda semplice e decisiva: come trasformare la Zes in sviluppo vero per una regione fatta soprattutto di piccole e medie imprese.

Il confronto, seguito con grande attenzione dal pubblico, ha visto anche gli interventi dei
rappresentanti regionali Mauro Orsini di Confapi, Paola Roscini di Confindustria, Paola Sorbi di
CNA, Gian Marco Scopertini di Confartigianato, Simone Fittuccia di Confcommercio, Danilo
Valenti di Legacoop, Carlo Di Somma di Confcooperative e Luca Ferrucci, amministratore
unico di Sviluppumbria, con la moderazione di Giovanni Giorgetti, presidente ESG89. Durante i
lavori è stato inoltre effettuato un sondaggio telematico tra i presenti sulla percezione della Zes: un
segnale eloquente di quanto il tema sia ormai entrato nel vivo dell’agenda economica umbra.
Ad aprire l’appuntamento è stato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio
Mencaroni, che ha richiamato il valore di un confronto capace di unire visione istituzionale e
bisogni reali del sistema produttivo. La sede dell’ente camerale, casa naturale delle imprese umbre,
è diventata così il luogo nel quale una misura tecnica ha assunto il peso politico ed economico che
merita: quello di uno strumento da capire fino in fondo, da spiegare bene e da utilizzare senza
esitazioni. “La questione centrale – ha detto – è creare una cabina di regia efficace e rapida, per
evitare la polverizzazione degli interventi”.

Angelo Manzotti, segretario generale della Cisl Umbria, ha allargato subito il campo: “La Zes è
uno strumento importante per rilanciare il tessuto economico e produttivo, soprattutto nelle piccole
e medie imprese, che in Umbria rappresentano il 95 per cento del tessuto economico e produttivo”.
E ancora: “La Zes non deve essere considerata solo per l’aspetto fiscale, ma deve essere inserita in
un progetto per riscrivere un nuovo modello di politica industriale e di coesione sociale”. Il punto,
per il sindacato, e semplificare sì, ma per creare lavoro qualificato, trattenere i giovani e riportare al
centro un’idea di crescita stabile e di qualità.

La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha parlato di una “fase nuova”, chiedendo a
istituzioni e imprese di cogliere “a pieno regime” le opportunità della Zes. “Basta parlare di Zes a
macchia di leopardo”, ha detto, perché si tratta di “uno strumento fondamentale”. Il passaggio più
incisivo è arrivato quando ha indicato nella semplificazione amministrativa la chiave per togliere
“le manette” alle imprese, alle partite Iva, agli innovatori. Poi il versante operativo: certezza dei tempi, accompagnamento agli investimenti, benefici potenzialmente estesi a tutti i 92 Comuni
umbri e lavoro già avviato sulla futura Carta degli aiuti dal 2028.

Nelle considerazioni finali, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti
ha riportato il ragionamento sul terreno delle infrastrutture: “Serve anche in Umbria un ponte: il
ponte che serve in Umbria è quello tra est ed ovest, Adriatico e Tirrenico”. Un richiamo diretto al
nodo della connessione materiale della regione, senza la quale anche gli strumenti più utili rischiano
di perdere forza.

L’intervento più atteso e più politico è stato però quello del sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio Luigi Sbarra, che ha collocato l’estensione della Zes a Umbria e Marche dentro una
strategia nazionale di attrazione degli investimenti. “Passaggio strategico per creare condizioni di
maggiore attrattività degli investimenti, nei territori, nelle filiere”. Sbarra ha ricordato che
l’allargamento è stato “fortemente voluto dal Governo” per far ripartire investimenti, Pil,
occupazione ed export, citando poi i numeri che, a suo giudizio, certificano il valore dello
strumento: “20 miliardi di investimenti privati a fronte di 6 miliardi di stanziamenti e di sostegno
pubblico. Quasi 50 mila nuovi posti di lavoro”. Anche il 2026, ha aggiunto, mostra segnali
rilevanti: “quasi 200 autorizzazioni uniche, un miliardo e mezzo di investimenti con quasi 4 mila
nuovi posti di lavoro”. Il messaggio finale è stato chiaro: creare, anche nel cuore produttivo
dell’Italia centrale, condizioni nuove di crescita, politica industriale attiva e sostegno operativo alle
imprese.

È da qui che il convegno esce con il suo messaggio più netto. La Zes, per l’Umbria, non può restare
un annuncio, né una formula da convegno. Deve diventare velocità amministrativa, investimenti
reali, occupazione qualificata, capacità di trattenere energie e attirarne di nuove. A Perugia, davanti
a una sala piena e a un sistema economico che chiede risposte concrete, è emersa una convinzione
condivisa: l’occasione c’è. Adesso bisogna farla funzionare.

Produzione idrogeno, niente domande: prorogato il termine

Prorogato il termine per la presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni previste dall’Avviso “Progetto Bandiera – Produzione di idrogeno a basse emissioni in aree dismesse”. La nuova scadenza è fissata alle ore 12.00 del 9 giugno 2026, in sostituzione del precedente termine del 15 aprile.

Evidenziata infatti la complessità tecnica dell’Avviso e le difficoltà nella predisposizione dei progetti, anche in relazione alla limitata disponibilità di fornitori specializzati nel settore della produzione di idrogeno. Alla data attuale, soprattutto, non risultano ancora pervenute domande, elemento che ha ulteriormente rafforzato l’opportunità di una proroga.

“Abbiamo ritenuto doveroso concedere più tempo per garantire una partecipazione più ampia e qualificata. Parliamo di un intervento strategico e innovativo, che richiede progettazioni solide e ben strutturate. L’obiettivo della Regione è quello di favorire investimenti di qualità, capaci di generare sviluppo sostenibile e valorizzare aree oggi inutilizzate” sottolinea l’assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti.

“La transizione energetica è una sfida cruciale. Vogliamo accompagnare imprese e territori in questo percorso – aggiunge l’assessore – creando le condizioni affinché possano cogliere al meglio le opportunità offerte da questo bando”.

Resta invariato l’impianto complessivo dell’Avviso, mentre è stato aggiornato esclusivamente il termine finale per la presentazione delle istanze. “Il Progetto Bandiera rappresenta per la nostra regione un’importante occasione per investire in tecnologie avanzate e sostenibili, contribuendo concretamente alla transizione energetica e alla valorizzazione del territorio. L’Umbria rinnova così il proprio impegno a favore di uno sviluppo sostenibile e dell’adozione di soluzioni energetiche innovative – conclude De Rebotti – in piena coerenza con gli obiettivi nazionali ed europei, guardando con fiducia e responsabilità a un futuro in cui la produzione di energia sia sempre più rispettosa dell’ambiente”.

Tutte le informazioni aggiornate saranno disponibili sul sito https://www.regione.umbria.it/attivita-produttive-e-imprese/progetto-bandiera.