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Autore: Redazione

“Agri.Safe”, l’indagine Confagricoltura su innovazione, formazione e sicurezza

A Orvieto, nel giorno dell’assemblea generale di Confagricoltura Umbria, è stato fatto anche il punto su “Agri.Safe”, progetto realizzato da Confagricoltura Umbria e finanziato da INAIL – Direzione Regionale Umbria, con lo scopo di sviluppare prevenzionali in ambito agricolo, in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Oltre al presidente di Confagricoltura Umbria Fabio Rossi e alla direttrice di INAIL Umbria Alessandra Ligi, ne hanno parlato anche Alessandro Bianconi (CPSS INAIL Umbria) e Alessandro Sdoga (Cratia Srl Confagricoltura Umbria).

“Agri.Safe”, come è stato ricordato, promuove un coinvolgimento di tutti gli attori della filiera agricola del territorio umbro. Le azioni che sono state messe in atto derivano da un fabbisogno crescente, ma ancora poco approfondito, da parte degli operatori agricoli riguardante la necessità di saper gestire le funzionalità di macchine e attrezzature di nuova generazione, ormai sempre più presenti nelle imprese del settore primario anche grazie agli incentivi statali del piano di transizione digitale.

Soluzioni innovative

Se da un lato queste soluzioni innovative consentono un miglioramento delle performance produttive e ambientali, con riduzione ad esempio dell’impiego dei principali input chimici, dall’altro determinano un veloce e repentino cambio tecnologico ed organizzativo al quale non sempre gli operatori riescono ad adeguarsi in modo altrettanto rapido ed efficace. Obiettivo è quindi prevenire nuove forme patologiche prima che diventino un problema.

Se da un lato tali aspetti hanno di fatto contribuito a cambiare il volto delle imprese agricole, dall’altro rendono necessario che si disponga di adeguati strumenti informativi atti a: individuare con anticipo e con sempre maggiore puntualità i nuovi rischi lavorativi legati all’introduzione dei sistemi innovativi sotto il profilo tecnologico; valutazione, gestione e prevenzione del rischio da lavoro connesso all’utilizzo di macchine e attrezzature con funzionalità evolute; individuazione di istruzioni operative e pratiche efficaci per l’uso sicuro dei nuovi sistemi.

L’indagine

In relazione a tale contesto, nell’ambito del progetto è stata attuata un’indagine a campione volta a: identificare le macchine/attrezzature con funzioni evolute più diffuse in azienda; raccogliere informazioni circa la percezione della sicurezza da parte degli operatori, in relazione all’uso delle stesse.

Il tutto con il fine di sviluppare contenuti multimediali che fornissero da un lato le necessarie informazioni di contesto e dall’altro contribuissero a diffondere la conoscenza dei rischi lavorativi connessi all’applicazione delle nuove tecnologie per contribuire ad incrementare la cultura della prevenzione, anche in relazione a eventuali fenomeni da stress digitale.

Gli infortuni

Le denunce di infortunio in occasione di lavoro vedono tra le principali cause: scivolamento, inciampamento con caduta (27,3%); perdita controllo totale/parziale di una macchina (22,1%); movimento del corpo sotto sforzo fisico (20,5%); sorpresa, spavento o aggressione (3,9%).

Sicuramente le casistiche afferenti alla seconda tipologia sono quelle maggiormente associabili all’ambito di interesse del progetto.

Quasi il 46% dei casi mortali sono dovuti alla perdita di controllo totale o parziale del mezzo utilizzato (prima causa di morte tra i decessi professionali in agricoltura). La morte sopraggiunge per schiacciamento (ribaltamento del mezzo) o per urto.

Circa le denunce per malattie professionali si evidenzia che le stesse fanno registrare un’incidenza molto più alta degli infortuni sul lavoro. Il tutto attesta evidentemente che l’agricoltura è un’attività logorante.

Le malattie più frequenti tra gli agricoltori sono quelle a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, quali dorsopatie con disturbi ed ernie ai dischi intervertebrali e dei disturbi dei tessuti molli (tendiniti) con lesioni alle articolazioni. A seguire malattie del sistema nervoso (tunnel carpale) e malattie dell’orecchio. I tumori denunciati rappresentano l’1% delle denunce e sono correlati soprattutto a melanomi e in genere ad affezioni della cute per l’esposizione prolungata e diretta al sole.

Dal 2016, l’INAIL promuove la sicurezza in agricoltura attraverso i bandi ISI Agricoltura, che finanziano l’acquisto di macchinari innovativi. Questi nuovi mezzi riducono le emissioni inquinanti, il rumore e il rischio di infortuni, con particolare attenzione a incidenti causati da macchine obsolete, rumore e operazioni manuali. L’INAIL si focalizza sull’uso di trattori e macchine operatrici, responsabili di molti infortuni gravi e mortali, soprattutto per schiacciamento e ribaltamento. Per questo, le nuove macchine devono avere una struttura di protezione antiribaltamento e la cintura di sicurezza, e devono obbligatoriamente sostituire e rottamare i mezzi più vecchi in azienda.

L’aiuto dai nuovi macchinari

Le macchine dotate di tecnologie dell’agricoltura 4.0 rispettano i requisiti di sicurezza minimi e migliorano l’efficienza dei processi produttivi, riducendo il lavoro manuale, soprattutto in produzioni specializzate.

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato una nota (“policy brief”) che analizza i vantaggi e gli svantaggi delle nuove tecnologie agricole in relazione alla sicurezza. Tra i benefici ci sono: l’automazione, che sostituisce manodopera e meccanizza operazioni faticose (es. raccolta), riducendo i disturbi muscoloscheletrici; le nuove attrezzature di irrorazione e le cabine pressurizzate, che diminuiscono l’esposizione a sostanze pericolose.

L’automatizzazione

Tuttavia, esistono anche rischi: l’eccessiva automazione o la complessità dei dispositivi possono aumentare i rischi di schiacciamento, collisione, stress, paura di incidenti e distrazione; la riduzione del carico di lavoro può portare a un aumento del lavoro in solitaria e senza supervisione diretta, rendendo necessario l’uso di dispositivi di localizzazione per il monitoraggio. Non vanno sottovalutati i rischi psicosociali dovuti alla monotonia e allo stress.

Le interviste a operatori specializzati e i dati sulle pratiche di defiscalizzazione hanno mostrato che i mezzi agricoli (trattrici e semoventi) e le macchine operatrici sono gli strumenti più diffusi con funzionalità avanzate. Le soluzioni tecnologiche che saranno approfondite in progetti futuri includono: guida automatica, distribuzione di mezzi tecnici a rateo variabile e smart Technologies associate all’uso dei mezzi agricoli.

Risultati dell’indagine

L’indagine, condotta su 96 operatori agricoli umbri che utilizzano tecnologie 4.0 (rappresentanti il 20% del campione di riferimento), ha rivelato un quadro demografico prevalentemente maschile (83%) e italiano, con un’età media tra i 46 e i 55 anni. La maggior parte degli intervistati sono titolari d’azienda (44), ma sono presenti anche dipendenti (23) e preposti (3). Il livello di istruzione è elevato, con oltre il 70% in possesso di diploma di scuola superiore e il 20% di laurea. Questa eterogeneità di ruoli e responsabilità ha permesso di analizzare la percezione del rischio da diverse prospettive.

Per quanto riguarda la formazione, l’84% degli intervistati ritiene adeguata la formazione ricevuta a livello normativo. Tuttavia, il numero di chi la considera utile per comprendere i nuovi rischi legati alle tecnologie avanzate si riduce significativamente.

La maggior parte degli intervistati utilizza direttamente macchinari agricoli avanzati (es. guida automatica, ISOBUS) e il 54% attribuisce a questi un livello di sicurezza assoluto. Questa fiducia si riflette nella percezione del rischio: solo 2 su 96 considerano alto il rischio di infortunio, mentre gli altri lo ritengono moderato (51%) o basso (49%). Un andamento simile si osserva per il rischio chimico.

L’indagine ha anche evidenziato una diffusa applicazione delle pratiche di sicurezza legate all’uso dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) e la consapevolezza della loro efficacia nella prevenzione degli infortuni, spesso associati all’uso improprio dei macchinari.

Infine, l’impiego delle nuove tecnologie aumenta la percezione di sicurezza tra gli operatori. Tuttavia, per 10 intervistati il lavoro è diventato più monotono, per 4 più stressante e per 3 più faticoso. Sono state riscontrate anche contromisure adeguate (pause regolari, comfort delle cabine) per i rischi legati a fattori climatici estremi.

Conclusioni

Il progetto “AGRISAFE” è considerato pionieristico in quanto primo tentativo di analizzare l’interazione tra l’evoluzione tecnologica (dettata dal Piano di Transizione) e i rischi legati all’uso di macchinari avanzati. L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha già sottolineato che l’agricoltura intelligente non offrirà soluzioni immediate per la sicurezza e la salute, richiedendo un miglioramento delle competenze e della formazione dei lavoratori. Molti dei progressi in materia di sicurezza e salute sul lavoro derivano da sviluppi volti ad aumentare la produttività e i margini di profitto, piuttosto che dalla sicurezza come obiettivo primario.

Nonostante ciò, questi sviluppi offrono un reale potenziale per migliorare l’ambiente di lavoro, specialmente se vengono integrate fin dalle prime fasi di progettazione tecniche efficaci di valutazione dei rischi e principi di “prevenzione fin dalla progettazione”, evitando impatti indesiderati. In attesa di una diffusione più ampia di tali pratiche nella progettazione e realizzazione di nuove macchine, la formazione aggiuntiva rispetto a quella minima obbligatoria appare oggi lo strumento più efficace. Questa formazione dovrebbe mirare a trasferire agli operatori la piena consapevolezza delle potenzialità funzionali dei sistemi in uso e le abilità per utilizzarli correttamente.

L’interconnessione, requisito fondamentale per la defiscalizzazione dell’Agricoltura 4.0, è considerata uno strumento organizzativo straordinario, in quanto le piattaforme cloud associate ai sistemi di guida satellitari permettono di programmare, assegnare e monitorare con precisione le lavorazioni eseguite dalle macchine.

I contenuti multimediali del progetto mirano a sensibilizzare gli operatori sulle numerose funzionalità tecnologiche disponibili. Queste, se ben utilizzate, possono ridurre l’esposizione ai rischi sul lavoro, ma è essenziale che gli operatori sviluppino nuove abilità attraverso percorsi di conoscenza e pratica complementari a quelli previsti dalla legge.

A Orvieto l’Assemblea generale di Confagricoltura Umbria

Lunedì 9 giugno ad Orvieto, nella Sala dei Quattrocento di Palazzo del Popolo, è in programma l’Assemblea generale ordinaria di Confagricoltura Umbria.

Dopo la parte privata per l’approvazione del bilancio, alle ore 16 si svolgerà un incontro pubblico dal titolo “Produzione e reddito al centro, la nuova Europa agricola”, una occasione di confronto su temi strategici per il futuro dell’agricoltura umbra.

Al centro dell’incontro ci saranno ancora le tematiche che legano il settore primario alle sfide che un quadro sempre più europeo pone davanti agli agricoltori italiani e soprattutto umbri.

Ai saluti istituzionali da parte della sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, farà seguito la relazione introduttiva di Fabio Rossi, presidente Confagricoltura Umbria-

A dialogare, moderati dal giornalista Giacomo Marinelli Andreoli, durante la prima tavola rotonda dal titolo “Reddito e competitività, priorità per le aziende agricole” saranno l’assessore alle politiche agricole e agroalimentari Simona Meloni, il presidente di Confagricoltura Umbria Fabio Rossi, il direttore DSA3 Unipg Gaetano Martino e il giornalista Paolo Mieli.

La seconda tavola rotonda dal titolo “La scienza a sostegno di agricoltura e ambiente”, con la moderazione del giornalista Antonello Brughini, vedrà la partecipazione dell’assessore all’ambiente Thomas De Luca, dell’imprenditrice agricola, divulgatrice, scrittrice e consigliera Accademia Georgofili Deborah Piovan, del membro di Giunta di Confagricoltura Umbria Matteo Pennacchi, e ancora del giornalista Paolo Mieli.

Saranno presenti alle due tavole rotnode anche gli europarlamentari Camilla Laureti e Marco Squarta e l’onorevole Raffaele Nevi.

I lavori del convegno saranno chiusi dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, da Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura, e dal sottosegretario agli Interni Emanuele Prisco.

Cratere sisma, così l’andamento della ricostruzione cambia il mercato del lavoro

La ricostruzione cambia anche l’andamento del lavoro nei comuni nei 15 comuni del cratere umbro del sisma del 2016. Da un lato l’aumento degli addetti subordinati, vero segnale di un’economia che si sta strutturando; dall’altro, il declino inarrestabile degli addetti familiari, simbolo del tessuto micro-imprenditoriale della Valnerina.

Quando si guarda però al “cratere senza Spoleto”, cioè ai 14 comuni montani più piccoli, la fotografia è più nitida e meno distorta dal peso specifico della città: Cascia, Cerreto di Spoleto, Monteleone di Spoleto, Norcia, Poggiodomo, Preci, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Sellano, Vallo di Nera (provincia di Perugia), più Arrone, Ferentillo, Montefranco e Polino (provincia di Terni).

Una crescita reale, ma figlia dei cantieri
Nel cratere umbro esclusa Spoleto, i lavoratori subordinati sono passati da 2.562 nel primo trimestre 2015 a 3.187 nel primo trimestre 2025: +24,4%. Un trend continuo, anno dopo anno, a partire dal 2021. Cresce anche il peso relativo: se nel 2015 i dipendenti erano il 53,5% del totale degli addetti, oggi rappresentano oltre il 62%.

Un cambiamento epocale per territori dominati da piccolissime imprese familiari. Il motivo? La ricostruzione. I cantieri del sisma hanno portato nella Valnerina nuove aziende, soprattutto edili, strutturate e con forza lavoro esterna. Inoltre, alcune imprese locali hanno saputo riorganizzarsi, mantenendo la sede in zona ma lavorando altrove, assumendo nuovo personale.

Un altro aspetto è l’emersione di lavoro formalmente registrato. Diversi addetti che prima risultavano “familiari” o non contrattualizzati, sono ora assunti con forme regolari. In un’area dove il sommerso aveva un certo peso, anche questo contribuisce a far salire i numeri ufficiali dei subordinati.

Il declino delle famiglie imprenditoriali
Nel frattempo, gli addetti familiari calano: da 2.229 nel 2015 a 1.945 nel 2025 (-12,7%). Una caduta figlia di due dinamiche. La prima è generale: in tutta Italia il modello dell’impresa a conduzione familiare regge sempre meno. La seconda è specifica: la botta del sisma, l’esodo forzato, la paura di non tornare. Tante famiglie non hanno ripreso l’attività nei paesi di origine.

Il risultato è che, nei fatti, la forza del lavoro autonomo familiare si svuota. In molti casi gli addetti risultano ancora formalmente tali solo per motivi statistici: in cassa integrazione, o nominalmente legati a un’impresa che ormai opera altrove. C’è poi il tema delle “aziende fantasma”: formalmente attive, ma senza produzione effettiva.

Il saldo complessivo: +7,1% senza Spoleto, -4,4% con Spoleto
Nel cratere umbro senza Spoleto, gli addetti totali (familiari + subordinati) sono saliti da 4.791 a 5.132 (+341), pari a +7,1%. Ma se si include Spoleto nel conteggio, il quadro cambia radicalmente: gli addetti totali nel cratere con Spoleto sono scesi da 16.660 a 15.934 (-726), con una contrazione del 4,4%.

La spiegazione è duplice. Da un lato Spoleto vale oltre il 60% del cratere in termini demografici. Dall’altro, è un centro urbano con problemi economici propri, preesistenti al terremoto: qui l’effetto ricostruzione si sente meno.

Nel cratere con Spoleto i subordinati crescono appena del 2,1% (da 10.860 a 11.092), mentre gli addetti familiari calano del 16,5% (da 5.800 a 4.842). Il dato aggregato è negativo.

Il rischio di un rimbalzo a vuoto
La domanda di fondo resta aperta: questo aumento di addetti subordinati è duraturo o effimero? Finita la ricostruzione, queste aziende resteranno? E soprattutto, è sufficiente per frenare lo spopolamento?

I dati demografici parlano chiaro: Norcia ha perso il 9,7% dei residenti dal 2016, Cascia quasi il 7%. A Poggiodomo gli abitanti sono scesi a 83, con un indice di vecchiaia del 1.150%. L’età media nei comuni del cratere supera spesso i 60 anni. I giovani se ne vanno, e pochi tornano. Il saldo naturale resta ampiamente negativo. Solo in alcuni comuni, come Cascia, si registra un timido rimbalzo di natalità e migrazioni in entrata, ma non basta.

Fenice, la sfida di ricostruire le comunità
In questo scenario si inserisce il progetto Fenice, un’iniziativa strategica per la rigenerazione socio-economica del cratere, promossa dall’Università per Stranieri di Perugia insieme a Comune di Norcia, Camera di Commercio dell’Umbria e Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica.

L’obiettivo è ambizioso: non solo ricostruire case e strade, ma anche economie locali, competenze, identità. Norcia e la Valnerina sono il cuore pulsante di questo programma, che mira a invertire la traiettoria del declino con formazione, impresa, cultura. Si lavora per attrarre giovani, consolidare filiere agricole e turistiche, sperimentare nuove forme di residenza, puntare su digitale e comunità energetiche.

I numeri dell’occupazione dicono che qualcosa si muove. Ma da solo, il mercato non basta. Serve visione, continuità e capacità di trattenere le persone. Fenice nasce per questo. Resta da vedere se saprà davvero riaccendere il futuro.

“La ricostruzione ha innescato un cambiamento nel mercato del lavoro”
“I numeri – il commento dal progetto Fenice – confermano che la ricostruzione ha innescato un cambiamento strutturale del lavoro nel cratere umbro, ma da sola non basta. Stiamo assistendo a una crescita degli occupati subordinati, segnale incoraggiante, ma resta il rischio di un rimbalzo a vuoto se non ricostruiamo anche comunità e prospettive. Il Progetto Fenice nasce proprio per questo: per trattenere chi vuole restare e attrarre chi può tornare. Investiamo in impresa, formazione e identità, perché senza persone nessun territorio può avere futuro. È il momento di accelerare, con visione e continuità.”

Spesa sanitaria, istituita la Cabina di regia per monitoraggio e controllo

Istituita la Cabina di regia per la spesa sanitaria. La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato all’unanimità l’istituzione della cabina di regia per la governance della spesa sanitaria e l’efficientamento del Servizio sanitario regionale, quale strumento strategico per il monitoraggio e controllo della spesa sanitaria regionale.

E’ costituita dal dirigente del servizio Programmazione economico finanziaria, in qualità di coordinatore, e dai direttori amministrativi delle Aziende sanitarie regionali. Si avvarrà inoltre del supporto del gruppo di lavoro per il sistema di reporting del sistema sanitario regionale. La cabina di regia opererà attraverso il monitoraggio sistematico della spesa sanitaria, l’identificazione tempestiva di scostamenti critici, il supporto decisionale mediante analisi predittive e l’implementazione di un sistema regionale di benchmarking.

“La sostenibilità del nostro Servizio sanitario regionale costituisce una priorità strategica fondamentale – ha sottolineato la presidente Stefania Proietti -. L’istituzione di questa cabina di regia rappresenta l’adozione di uno strumento innovativo per assicurare l’equilibrio economico-finanziario del sistema nel tempo e la qualità del dato contabile alla base di un processo di certificabilità dei bilanci”.

La Cabina di regia rappresenta la prosecuzione di quanto già avviato dalla nuova Giunta in termini di analisi e monitoraggio economico-finanziario finalizzato all’individuazione delle aree di criticità e delle possibili azioni di miglioramento.

“La complessità delle sfide richiede modelli gestionali evoluti – ha aggiunto la presidente Proietti – Questa cabina di regia testimonia il nostro impegno per un sistema sanitario che coniughi sostenibilità economica e prestazioni di eccellenza attraverso metodologie innovative di controllo e valutazione”.

La cabina di regia utilizzerà un sistema di contabilità analitica integrato Regione-Aziende al fine di implementare un cruscotto direzionale regionale per la misurazione delle performance del sistema sanitario regionale, garantendo presidio continuo sulla spesa, maggiore capacità di intervento regionale e rafforzamento della trasparenza e della rendicontazione verso i livelli istituzionali centrali.

“GeneraZione di Futuro”, i vincitori della challenge promossa da Regione e Sviluppumbria

Premiati alle ex-officine Bosco a Terni i vincitori della Challenge “GeneraZione di Futuro” riservata agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado umbre (classi terze e quarte). Giovani che hanno mostrato interessanti idee imprenditoriali.

La challenge – promossa da Regione Umbria e Sviluppumbria nell’ambito del programma regionale “Scoperta Imprenditoriale” e realizzata in collaborazione con GSA (Società di servizi e comunicazione del gruppo Gesenu) e JA Italia (Junior Achievement, organizzazione non profit dedicata all’educazione economico imprenditoriale dei giovani) – è stata lanciata nell’autunno 2024 con l’obiettivo di sperimentare, motivare e sviluppare la capacità di innovazione e di pensiero critico delle giovani generazioni. Numerosi gli incontri di formazione in cui gli studenti sono stati affiancati dagli advisor di Sviluppumbria e dagli altri partner della Challenge per approfondire come nasce un’idea imprenditoriale, come costruire la propria strategia di comunicazione aziendale e come gestire i processi di innovazione. Le idee imprenditoriali sviluppate sono state presentate dai singoli gruppi di lavoro dimostrando l’energia e il desiderio dei ragazzi di agire concretamente sul proprio futuro.

Luca Ferrucci, amministratore unico di Sviluppumbria SpA, nell’intervenire alla premiazione si è rallegrato che la sua prima partecipazione ad un evento pubblico promosso dall’Agenzia sia coincisa con un’iniziativa destinata a fare emergere le migliori idee e i migliori talenti delle giovani generazioni.

“L’Umbria è una terra di rinnovamento – ha affermato Ferrucci – in cui è radicata la capacità di fare impresa. Essere imprenditore presuppone la possibilità di disporre di capitali, creatività e sensibilità per intercettare i fabbisogni di una società in evoluzione, unitamente all’attitudine al lavoro di squadra. La Challenge “GeneraZione di Futuro” è un’autentica espressione di questi valori”.

Fiorucci ha lodato ed esortato i ragazzi: “Con le vostre idee avete intercettato tre temi che rappresentano il valore etico dei vostri stessi progetti: il digitale, la green economy e i fabbisogni speciali di alcune fasce della nostra popolazione. Il mio impegno va oltre questa giornata affinché le vostre idee siano presentate alle imprese del territorio che potranno valutarne la fattibilità progettuale e trasformarlo in vere e proprie startup”.

Sergio Cardinali, assessore allo sviluppo economico del Comune di Terni, ha concluso l’iniziativa manifestando il proprio apprezzamento per la qualità dei progetti e la maturità dimostrata dagli studenti. Con l’occasione ha ricordato che l’amministrazione comunale sta lavorando al rilancio e al potenziamento dell’Università degli Studi a Terni ed altre iniziative riconducibili alla vocazione territoriale della città di Terni, finalizzate allo sviluppo della ricerca tecnologica e delle start up.

I progetti vincitori

Questi i progetti vincitori: al primo posto “Greencoat” dell’ITT Allievi Sangallo, al secondo “Pro-tech” dell’ITET Capitini, al terzo “Deck Office Symphony” dell’Istituto Casagrande-Cesi, seguiti da “Kidoodle” del Liceo Scientifico Alessi, “Green Motion” dell’ITTS Volta e “Reflar”, ancora del Liceo Scientifico Alessi.

A tutte le ragazze e i ragazzi partecipanti è stato consegnato un attestato di partecipazione e ai primi tre classificati una targa e un buono di acquisto presso le Librerie Feltrinelli.

La giuria, composta da Riccardo Fontanelli, Cnr; Marco D’Amico, Co-founder di O’brain; Marco Tili, direttore di Gepafin; Fabio Calzuola, GSA Società di servizi e comunicazione del gruppo Gesenu; Chiara Marinelli, Sviluppumbria SpA e Luna Finardi, co-founder a amministratore di GUT Srl; ha lodato la partecipazione dei ragazzi e il supporto degli insegnanti per la qualità di tutti i progetti.
I progetti e le scuole partecipanti:

Greencoat – Sperimentazione di metodiche per la produzione di un biofilm commestibile destinato alla conservazione e al prolungamento della shelf-life di frutta e verdura – ITT Allievi Sangallo
Pro-tech – Dispositivo di protezione individuale intelligente multitasking per la prevenzione e protezione dai rischi connessi all’attività lavorativa – ITET Capitini
Deck Office Symphony – Dispositivo di rilevazione di dati biometrici e ambientali per rendere gli ambienti di lavoro armoniosi e produttivi – Istituto Casagrande – Cesi
Kidoodle – App che stimola l’apprendimento dei bambini attraverso favole e giochi interattivi – Liceo Scientifico Alessi
Green Motion – Dispositivo in grado di recuperare energia cinetica dal movimento degli ammortizzatori delle auto – ITTS Volta
Reflar – Produzione di vernici catarifrangenti e soluzioni per la sicurezza stradale – Liceo Scientifico Alessi
Bioglam – Utilizzo di protocolli ecosostenibili di estrazione di pigmenti da scarti vegetali da impiegare nella formulazione di prodotti cosmetici – ITT Allievi Sangallo
Bikenergy – Utilizzo della bicicletta per produrre energia da impiegare per ricaricare dispositivi elettronici, alimentare piccoli elettrodomestici o stoccarla in batterie – ITT Allievi Sangallo
Chronobridge – Software evoluto per la gestione ottimale dei tempi di lavoro e di vita – ITET Capitini
City Link – App di monitoraggio in tempo reale dei mezzi di trasporto pubblici per la gestione e programmazione degli spostamenti – Liceo Scientifico Alessi
Daily Help – App/piattaforma per mettere in relazione offerta e domanda di servizi utili alla gestione quotidiana delle esigenze domestiche – Liceo Scientifico Alessi
Essence Flow – Bigiotteria personalizzata che utilizza oli essenziali in grado di prevenire e/o mitigare malesseri diffusi – Liceo Scientifico Alessi
Futura Gaming – App videoludica che abbina gamification e attività all’aperto con creazione di valuta digitale per acquisti online – Liceo Scientifico Alessi
MedAr – Simulatore anatomico in realtà aumentata per la formazione dei medici – ITTS Volta
Nicoless – Produzione di sigarette elettroniche in grado di ridurre nel tempo il fabbisogno di nicotina – Liceo Scientifico Alessi
Vox Buddy – Dispositivo di traduzione simultanea e controllo dei dispositivi di smart home – Liceo Scientifico Alessi

Tassi Bce al 2%, così la dinamica dei mutui in Umbria

Nel giorno in cui la Bce taglia il tasso di riferimento portandolo al 2% (ma con il Taeg fermo ad oltre il 3,5%), la FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani) disegna la geografia dei mutui in Italia, con il dettaglio regione per regione.

Quanto all’Umbria, nel biennio 2022-2024 i mutui concessi alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono cresciuti leggermente, con un incremento dello 0,3%, pari a circa 12,3 milioni di euro. Il totale è passato da 4,02 a 4,03 miliardi, un dato inferiore alla media nazionale, che nello stesso periodo ha segnato una crescita dell’1%.

L’andamento regionale, rileva Fabi, è il risultato di due dinamiche opposte: Perugia segna un aumento dello 0,6% (+17,5 milioni), mentre Terni registra una flessione dello 0,5% (-5,2 milioni).

Nel complesso, il mercato del credito umbro mostra una sostanziale stabilità, con una domanda che
tiene nei centri maggiori ma risente ancora degli effetti del caro-tassi nelle aree meno dinamiche.

In Italia

Nel biennio 2022–2024 i mutui accesi dalle famiglie italiane per l’acquisto di abitazioni sono cresciuti
moderatamente, con un incremento complessivo di circa 3,7 miliardi di euro. Il totale nazionale ha
superato i 380 miliardi, in leggera crescita rispetto ai 376 registrati due anni prima.

Dietro questo dato medio si nascondono però dinamiche molto diverse tra le regioni. Alcune aree del Paese – in particolare il Nord Est e alcune regioni del Sud – hanno mostrato segnali di vivacità, mentre altre hanno visto una contrazione, segno di un mercato immobiliare a due velocità. In cima alla classifica si colloca la Sardegna, con la crescita più marcata su base percentuale, seguita da Puglia, Emilia Romagna, Veneto e Abruzzo.

In queste regioni, la domanda di mutui si è rafforzata, complice un mercato immobiliare dinamico e, in alcuni casi, un maggiore accesso al credito da parte delle famiglie. La Lombardia si conferma invece la regione con il contributo più rilevante in termini assoluti, grazie a un incremento di oltre un miliardo di euro, spinto soprattutto dal traino di Milano e delle altre aree urbane.

Sul fronte opposto, si segnala una flessione più o meno marcata in diverse regioni, soprattutto al Nord Ovest e nel Mezzogiorno. Liguria registra il calo più consistente in valore percentuale, seguita da Calabria, Molise e Trentino Alto Adige.

Anche in regioni come le Marche e il Piemonte l’andamento è stato debole o sostanzialmente stabile.

Prisciano, ecco cosa prevede la risoluzione votata all’unanimità

Riattivare il tavolo tecnico di confronto tra Arvedi Ast, Regione Umbria, Comune di Terni, Arpa Umbria, ASL Umbria 2, organizzazioni sindacali, che includa i rappresentanti del Comitato di Prisciano, affinché venga convocato con cadenza regolare per monitorare lo stato di attuazione degli interventi che vengono proposti dalla stessa Arvedi Ast e da Tapojarvi o delle prescrizioni autorizzatorie definite dalle autorità competenti. E verificare a posteriori la corretta realizzazione degli adempimenti richiesti e l’efficacia degli stessi, analizzando eventuali nuove problematiche emergenti ed individuare le eventuali azioni risolutive.

Queste le principali finalità della risoluzione elaborata dalla Seconda commissione regionale, approvata all’unanimità dall’Aula, denominata “Impatto ambientale dell’insediamento siderurgico del quartiere di Prisciano: salute, ambiente, lavoro e qualità della vita”.

La risoluzione – illustrata dalla presidente della Commissione, Letizia Michelini (Pd), impegna l’Esecutivo a proseguire prioritariamente nelle azioni fin qui intraprese al fine di realizzare uno studio epidemiologico ed eziologico con la collaborazione di soggetti indipendenti, in grado di valutare i fattori di rischio sulla salute degli abitanti del quartiere e dei cittadini. E far sì che nei futuri aggiornamenti del Piano regionale della Qualità dell’Aria venga presa in considerazione l’introduzione di misure per il contrasto dell’inquinamento derivante da fonti industriali, valutando le aree di maggiore criticità ambientale.

Il relatore di minoranza, Enrico Melasecche (Lega), ha evidenziato che il quartiere di Prisciano, che all’inizio era una zona di campagna, si è ampliato nel tempo e ora ci sono molte famiglie che si trovano abbastanza vicino all’insediamento industriale.

Gli investimenti che si stanno facendo , ha aggiunto, sono tali che stanno portando a un miglioramento della situazione: “Non bisogna demonizzare le acciaierie però è indispensabile affrontare le tematiche ambientali in maniera certa. Non è possibile continuare ad ampliare le discariche all’infinito”.

L’assessore Thomas De Luca (M5s), ha ricordato che Prisciano è un quartiere che si allarga fino a comprendere 20mila persone e che le emissioni impattano, sia pure in maniera diversa, anche sul centro città e su altre aree.

I valori di nichel nell’aria sono sempre abbondantemente al disopra di quelli consentiti, il secondo sito in Europa. De Luca ha dunque auspicato di vedere un cambio di passo radicale nell’accordo, che comprenda il tema emissioni, “che è strettamente collegato all’esistenza stessa del polo siderurgico, poiché nel 2030 entrerà in vigore la nuova direttiva UE da rispettare. Abbiamo 5 anni per portare questi livelli a quelli previsti dalla legge”.

Riorganizzazione Ufficio ricostruzione, le ragioni di Proietti e i dubbi di Melasecche

Dibattito a Palazzo Cesaroni sulla riorganizzazione dell’Ufficio speciale ricostruzione Umbria, con ampliamento delle posizioni dirigenziali tramite ‘comando’ dal comune di Assisi. Tema posto con un’interrogazione dal consigliere Enrico Melasecche, che ha lamentato possibili profili di illegittimità e
di danno erariale.

Illustrando l’atto in Aula, Melasecche ha chiesto alla Giunta quali siano le reali e specifiche motivazioni tecniche e funzionali che hanno portato all’articolazione dell’Ufficio speciale ricostruzione su tre distinte posizioni dirigenziali, evidenziando gli indicatori di performance e di risultato che la nuova organizzazione
dell’Usr dovrebbe raggiungere. E quali sono le motivazioni che hanno portato la Giunta a non mantenere in capo al direttore della Direzione Governo del Territorio, come avvenuto nella precedente Legislatura, le funzioni di gestione e coordinamento dell’Ufficio regionale per la Ricostruzione post sisma, “tenuto conto che importanti operazioni erano di fatto già in capo a questa direzione, Servizio Opere Pubbliche, e di fatto al corrispondente Assessorato, come ad esempio la ricostruzione dei due ospedali di Norcia e
Cascia, il recupero dell’ex Mattatoio di Spoleto, la realizzazione dell’ampliamento della struttura del deposito Beni Culturali di Santo Chiodo, e altre”.

“Per quale ragione – ha poi chiesto Melasecche – avendo creato un nuovo servizio all’interno dell’Usr, non si è attivata una procedura di evidenza pubblica che avrebbe permesso, come prescrive la legislazione vigente, una selezione del candidato più idoneo alle svolgimento delle funzioni previste dal servizio, preferendo l’istituto del comando dal Comune di Assisi”. E naturalmente i costi complessivi, e quelli futuri, della nuova struttura.

La presidente della Regione Stefania Proietti, nella risposta, ha detto che la riorganizzazione dell’Usr “risponde ad esigenze di ricostruzione post sisma. La Legge finanziaria ha stanziato 90 milioni per il 2025-25. Esistono alcune criticità per la ricostruzione pubblica e nei centri storici”.

Quanto alla gestione, ha detto che non sono previsti compensi aggiuntivi per la funzione correlata di coordinamento: “C’è invarianza del personale già assegnato e degli incarichi di elevata qualificazione, garantendo continuità di azione e rispetto delle professionalità. Dal primo settembre 2025 uno dei due dirigenti andrà in pensione. Il rafforzamento dell’Ufficio – ha sottolineato – è legato anche alla riduzione
delle direzioni regionali. Il comando, istituto previsto dalla legge speciale sisma, è stato disposto attraverso atti gestionali adottati in accordo tra le amministrazioni interessate. Il trattamento economico determina una maggiore spesa per il 2025 stimata in 40mila euro; l’ammissibilità dell’intervento è già stata verificata, con l’assegnazione di risorse integrative relative anche al personale stabilizzato”.

“La riorganizzazione – ha aggiunto Proietti – ha messo ordine nelle competenze previste dalla legge e dalla convenzione istitutiva sottoscritta dalla Regione e dai Comuni associati nel 2016”.

Infine, Proietti ha chiarito: “Ordinanze e delibere di Giunta hanno previsto tre figure dirigenziali, di cui una con funzioni di coordinamento. È stata ritenuta ridondante la figura del direttore. Il personale dell’Usr è composto da 29 unità comandate, 20 distaccate dalla Regione, 7 a tempo determinato. Oltre a 3 dirigenti
comandati”.

    Una risposta ritenuta non soddisfacente dal consigliere Melasecche: “Si tratta di una risposta non convincente. La struttura funzionava molto bene. La decisione è palesemente ridondante. L’accordo tra il Comune di Assisi, di cui lei era sindaco, si presta a delle riflessioni. Sarebbe stato più ragionevole affidare il coordinamento ad una figura già esistente. Se davvero il dirigente va in pensione a settembre, allora non andava tenuto tre mesi in ferie per poi portarlo. Si tratta di un aggravio di spesa di cui non si capisce la ragione. Monitoreremo i grandi ulteriori risultati che farà la struttura – ha concluso – visto che prima aveva già fatto miracoli”.

    Creazione d’impresa e autoimpiego, rifinanziato il bando MySelf Plus

    La Giunta regionale dell’Umbria, su proposta dell’assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti, ha approvato il rifinanziamento dell’avviso a sportello MySelf Plus 2024, un bando dedicato alla creazione di impresa e all’autoimpiego che passerà dall’attuale milione di euro a 1 milione e 500mila euro.

    L’avviso, a sostegno delle nuove iniziative imprenditoriali in attuazione della legge regionale 14 febbraio 2018 n.1 Capo VI “Autoimpiego e creazione d’impresa”, che aveva una dotazione finanziaria che ammontava 1 milione di euro, è andato esaurito con le domande fino ad ora ritenute ammissibili e, visto che risultano ancora da valutare altre 40 domande, si è ritenuto di integrare lo stanziamento con ulteriori 500mila euro.

    “L’intervento agevolativo – spiega l’assessore regionale Francesco De Rebotti – rientra nella strategia di sostegno alle microimprese del territorio avviata a partire dal 2019 con il primo avviso MySelf e proseguita con successo negli anni. Consiste nell’erogazione di un finanziamento a tasso zero e senza garanzie destinato all’avvio di nuove iniziative imprenditoriali da parte di soggetti con difficile accesso al credito bancario. Viene inoltre mantenuta la riserva del 25% delle risorse disponibili per il sostegno all’autoimpiego e alla creazione di impresa da parte di coloro che non abbiano ancora compiuto 35 anni e accordata una corsia preferenziale all’imprenditoria femminile”.

    All’interno delle 40 domande ancora da valutare e che potranno ora essere finanziate, se ritenute ammissibili, la carenza di fondi è stato effettivamente riscontrata nella categoria riservata alle “Donne adulte”, per la quale si è registrato un fabbisogno pari al doppio delle risorse stanziate, e rispetto alla categoria “Giovani”, mentre sono risultate in esubero le risorse destinate alla categoria residuale dei “Soggetti over 35”. “Proprio sulle misure che riguardano donne e giovani – conclude De Rebotti – abbiamo intenzione di continuare ad intervenire per dare il via ad ulteriori e necessari percorsi di sviluppo”.

    L’olio extravergine umbro con Aprol a Budai e Abu Dhabi

    La Camera di Commercio dell’Umbria, in collaborazione con l’Accademia “Maestrod’olio”, ha accompagnato una delegazione di produttori olivicoli di Aprol Umbria a Dubai e Abu Dhabi.

    “L’obiettivo – spiega Giulio Mannelli, presidente Aprol Umbria, l’associazione olivicola espressione di Coldiretti – è stato quello di promuovere l’olio umbro come simbolo del Made in Italy autentico, sostenibile e di altissima qualità in un mercato in forte crescita per i prodotti agroalimentari di eccellenza. La nostra presenza in un contesto internazionale così prestigioso ha significato rafforzare il posizionamento della nostra regione all’estero, educando al consumo di olio di qualità. L’olio extravergine di oliva umbro – ricorda Mannelli – è infatti un prodotto identitario che racchiude storia, paesaggio e competenza, ed è sempre più apprezzato per le sue qualità organolettiche e nutrizionali. Con questa missione – conclude Mannelli – abbiamo inteso riaffermare il ruolo centrale della filiera olivicola regionale nella promozione dell’identità agroalimentare italiana e umbra nel mondo”.

    Una missione che coincideva anche con la Festa della Repubblica italiana, riferisce Mario Rossi, direttore Coldiretti Umbria. Per questo durante gli eventi celebrativi organizzati dall’Ambasciata italiana ad Abu Dhabi presso l’Emirates Palace Mandarin Oriental, l’olio umbro è stato protagonista non solo di degustazioni guidate, ma anche negli incontri con la comunità italiana, con buyer ed importatori.

    “Per tutta la durata della missione, c’è stata l’opportunità, come a Dubai – spiega Rossi – di confrontarsi con importatori selezionati, rappresentanti dell’horeca, chef, ristoratori e albergatori locali, anche con appositi b2b. Un particolare ringraziamento va alla Camera di Commercio dell’Umbria, al presidente Giorgio Mencaroni e al segretario generale Federico Sisti, così come a Fausto Borella, presidente dell’Accademia Maestrod’olio, punto di riferimento per la promozione dell’olio italiano. Ma si è trattato di un’esperienza che ha potuto contare sulla straordinaria collaborazione e supporto dell’ambasciatore italiano negli Emirati Arabi Uniti Lorenzo Fanara, con il quale, tra l’altro, abbiamo ribadito l’importanza della tutela del Made in Italy agroalimentare nel mondo, ricordando gli 80 anni di Coldiretti e il suo impegno in quest’ambito”.

    Parlano i produttori

    “La missione – sottolinea Francesco Gradassi dell’azienda agriaria Marfuga di Campello sul Clitunno – si è conclusa con ottimi riscontri in termini di visibilità e contatti commerciali, confermando l’olio umbro come espressione di un territorio, il nostro, che custodisce le sue radici ma che sa guardare anche al futuro. Dubai e Abu Dhabi rappresentano un crocevia internazionale per commercio e turismo di lusso; un punto strategico per far conoscere il vero Made in Umbria agroalimentare”.

    “In un momento importante per l’internazionalizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane – commenta Gianfranco Ciarletti dell’azienda agricola Ciarletti di Trevi – serve puntare a nuovi mercati come quello degli Emirati, attento alla tracciabilità e alla qualità dei prodotti importati. Abbiamo cercato di far conoscere e valorizzare le caratteristiche uniche e i sapori del nostro olio, frutto di tradizione, sostenibilità e innovazione, con l’export sempre più leva fondamentale per garantire futuro e redditività alle nostre aziende olivicole”.

    Olivo e olio, i numeri dell’Umbria

    In Umbria, secondo elaborazioni Aprol-Coldiretti, si trovano quasi 7,5 milioni di piante di olivo che coprono circa 30.000 ettari e permettono di produrre mediamente circa 65.000 quintali di olio l’anno. La DOP dell’olio extravergine di oliva Umbria, è estesa all’intero territorio regionale, che è stato suddiviso in cinque sottozone. Snodo essenziale della qualità dell’olio umbro, è il numero dei frantoi: circa 200, che, con una presenza così capillare sul territorio, permettono la frangitura immediata delle olive, senza che queste si deteriorino per una presenza troppo lunga in magazzino prima della lavorazione.