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Autore: Redazione

Ricostruzione, Confartigianato: prorogare la Zona franca urbana a tutto il 2026

Una ulteriore proroga della Zona franca urbana fino a tutto il 2026 per rimuovere il blocco all’utilizzo dei crediti d’imposta accumulati che si è determinato dal 31 dicembre 2024. E’ quanto ha richiesto Confartigianato Umbri al commissario straordinario del Governo per la ricostruzione dei territori interessati dagli eventi sismici, senatore Guido Castelli. Per superare un nodo che sta creando grandi problemi alle imprese impegnate nella ricostruzione.

“Riteniamo – afferma Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Umbria – che sia interesse generale non frapporre alcun ostacolo all’opera di ricostruzione che è in corso e a pieno regime. Le imprese dal 31 dicembre scorso, con la scadenza della Zona franca urbana non possono più utilizzare i crediti d’imposta accumulati. Nel cratere – ricorda – sono impegnate molte imprese edili artigiane e Pmi che devono poter proseguire la loro opera senza perturbazioni di ordine fiscale e in un quadro di certezza delle norme e degli adempimenti”.

“Il senatore Castelli, che cogliamo l’occasione per ringraziare – sottolinea Franceschini – ha dimostrato in molte occasioni attenzione e concretezza; infatti, già nel 2023 si è fatto carico della richiesta ottenendo la prima proroga. Ora occorre portare a termine questo grande sforzo corale delle comunità regionali interessate dall’evento sismico e confidiamo nella sua opera di sensibilizzazione sul Governo per una nuova proroga”.

Sovraindebitamento, il progetto con l’Ordine degli avvocati

L’Ordine degli avvocati di Perugia presenta giovedì 23 gennaio (alle ore 11 nella nuova sede dell’Ordine in piazza IV Novembre 36) il progetto contro il sovraindebitamento Spes – Support for Preventing Exclusion from Social Life caused by Over-Indebtedness, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del bando Erasmus+ per l’educazione degli adulti.

Il progetto Spes nasce con l’obiettivo di fornire strumenti concreti per prevenire l’esclusione sociale derivante dal sovraindebitamento, promuovendo il dialogo e la collaborazione tra istituzioni, enti del terzo settore e comunità locale.

“Non sarà solo un momento di disseminazione – anticipa il presidente dell’Ordine degli avvocati, Carlo Orlando – ma un’importante occasione per coinvolgere i partecipanti nelle fasi successive del progetto, contribuendo così al suo successo e al suo impatto sul territorio”.

Incendio nell’azienda di materie plastiche, indagini sulle cause e verifiche ambientali

Resteranno in vigore fino alla conclusione delle rilevazioni ambientali avviate da Arpa Umbria le misure precauzionali indicate nell’ordinanza emanata dal Comune di Umbertide a seguito di un devastante incendio in un’azienda di materie plastiche.

Nell’incidente non ci sono stati feriti. Tuttavia, vista la natura delle lavorazioni, il Comune ha deciso di emettere un’ordinanza a tutela della popolazione, che resterà in vigore fino a quando non saranno ultimati i rilevamenti ambientali.

Le disposizioni

Per un raggio di un km dal luogo dell’incendio, vigono le seguenti disposizioni

  • Limitare le attività all’aperto, con particolare attenzione a quelle di natura ludico-sportiva.
  • Divieto di raccolta e consumo di prodotti alimentari coltivati nella zona.
  • Divieto di pascolo e razzolamento degli animali da cortile.
  • Divieto di utilizzo di foraggi e cereali coltivati all’esterno per l’alimentazione degli animali.
  • Divieto di effettuare manutenzioni straordinarie su impianti di ventilazione meccanica che prelevano aria dall’esterno.

Nel frattempo, proseguono le indagini per stabilire la causa dello scoppio e del conseguente incendio.

A Terni torna San Valentino Jazz, concerti per gli innamorati

Concerti jazz nei giorni della festa degli innamorati. Sedici concerti in nove locali, circa cento musicisti coinvolti tra nazionali, internazionali ed eccellenze del territorio. Dal 6 al16 febbraio torna San Valentino Jazz, il festival ideato da Fabrizio Zampetti e prodotto da Confartigianato Imprese Terni, con la direzione artistica del maestro Alessandro Bravo.

Una rassegna spalmata in un tempo lungo in locali del centro e della periferia, tutti associati a Confartigianato Imprese Terni.

Protagonisti musicisti conosciuti a livello internazionale: il 7 febbraio al Bloom Antonello Salis e Baba Sissoko; il 9 febbraio al Rendez vous suoneranno Fabrizio Bosso e il Marco Guidolotti trio; sempre al Rendez vous la serata del 14 febbraio si esibirà il trio Yuille – Rosen – Burgio.

Un grande spazio anche quest’anno verrà riservato alle eccellenze musicali del territorio: il 13 febbraio, alle ore 18, si esibirà davanti a Pazzaglia il Briccialdi sax 4et; il 14 febbraio, sempre davanti a Pazzaglia,
con inizio alle ore 14, suonerà il Low budget orchestra, un’orchestra di venti elementi diretta dal maestro Vincenzo Rito Liposi.

“Lo scopo del festival San Valentino jazz come ogni anno – spiega Fabrizio Zampetti – è quello di consolidare l’antico rapporto d’amore di Terni con il jazz; di ospitare musicisti di livello internazionale valorizzando nel contempo le eccellenze del territorio. Ma anche quello di ridare vita, attraverso un evento di qualità che si spalma in diversi locali, al centro cittadino e che si spera come nel passato possa richiamare appassionati dal circondario ma anche da fuori regione”.

San Valentino jazz è ormai una manifestazione consolidata nelle varie elezioni, nata da un’idea di Fabrizio
Zampetti subito accolta da Confartigianato Imprese Terni: ospitare concerti jazz a ridosso della festa del santo patrono nonché protettore mondiale degli innamorati. Un’idea vincente, che anno dopo anno, a parte la pausa imposta dal Covid, è andata crescendo come pubblico.

Spese trasferte dipendenti e autonomi, cambiano le regole

A partire dal periodo di imposta 2025, i lavoratori dipendenti ed autonomi che effettueranno trasferte o missioni, all’interno o all’esterno del perimetro del comune dove è ubicato il luogo di lavoro, potranno non includere nel reddito imponibile le spese di vitto, alloggio, viaggio e trasporto, questi ultimi effettuati mediante autoservizi pubblici non di linea quindi anche taxi o NCC, rimborsate dal datore di lavoro, solo se i pagamenti sono stati eseguiti mediante carte di credito, bancomat, prepagate, app di pagamento, assegni bancari e circolari.

Non sarà dunque sufficiente per il lavoratore rendicontare gli importi su una semplice modulistica messa a disposizione dell’azienda (nota spese piè di lista), ma dovrà necessariamente provare la tracciabilità degli stessi.

Qualora la spesa sia effettuata in contante e richiesta a rimborso la conseguenza sarà l’assoggettamento a prelievo fiscale e contributivo al pari di qualunque altra somma corrisposta al lavoratore. Da tale disposizione rimane sempre escluso, a parere di chi scrive, il rimborso forfetario delle spese sostenute nei limiti e per le cause previste dal medesimo.

Incidente sul lavoro: “La sicurezza non è una spesa, ma un investimento”

“La sicurezza non è una spesa, ma un investimento”. Così il segretario generale Uil Trasporti Umbria, Stefano Cecchetti, e il coordinatore Salute e Sicurezza della categoria, Piero Iannini, dopo l’ennesimo grave incidente sul lavoro avvenuto in un’azienda della logistica del Perugino. Un episodio che segue gli altri già avvenuti nella regione dall’inizio dell’anno.

“Una sequela di episodi e feriti, senza vittime – affermano i sindacalisti – che non possiamo assistere inermi. Lanciamo infatti un nuovo forte appello al cambiamento radicale di mentalità per cercare di contrastare il ripetersi di tali tragedie cercando di arrivare, si spera il prima possibile, a quel “zero morti sul lavoro” che al momento appare solo un lontano miraggio. Noi non fermeremo nel denunciare ed urlare ad alta voce le nostre idee e convinzioni nella speranza di essere ascoltati sia dai datori di lavoro che dai lavoratori considerando, come Uil e Uiltrasporti, l’obiettivo dello zero morti sul lavoro non uno slogan ma una priorità”.

“In questa ottica – assicurano Cecchetti e Iannini – continueremo con ancora maggior impegno a svolgere il nostro compito di sindacalisti ‘educatori’, e quindi saremo ancora più presenti nei luoghi di lavoro per cercare di fare capire alle aziende che i soldi spesi in sicurezza sono un investimento prezioso e non uno spreco di denaro… e dovremo essere ancora più incisivi verso i lavoratori (tutti indistintamente, iscritti e non) spiegando loro l’importanza delle norme in materia che, essendo degli obblighi, vengono percepite spesso, come un fastidio. Ma questi ‘fastidi’ salvano la vita o preservano da invalidità permanenti, come dicono le amare statistiche del settore infortuni. Così come può prevenire qualsiasi sinistro lavorativo “il legittimo rifiuto a svolgere attività se si individua, nella stessa, un rischio per la propria salute e sicurezza” come prescritto nel D.Lgs 81/08 o Testo unico sulla sicurezza integrato dal D.Lgs 106/09. Si pensi alla semplice scivolata dovuta a calzature con suola non adatta al terreno dove si opera (che si trova tra i primi posti della classifica sopra citata) evento facilmente evitabile con accortezze maggiori e Dispositivi prevenzione infortuni di buona qualità”.

I due rappresentanti della Uil invitano a “creare la cultura della prevenzione abbandonando la logica del “just in time” ritornando a ritmi ed orari di lavoro più ‘umani ed accettabili’ nel rispetto della dignità dei lavoratori ai quali va, comunque, ricordato anche gli obblighi concernenti le loro mansioni oltre che tutelati nei loro sacrosanti diritti”.

Aiuto, ci scappano i (giovani) cervelli

Aiuto, ci scappano i (giovani) cervelli. L’emorragia di capitale umano è ormai un’emergenza per l’Umbria, che dal 2013 al 2023 ha visto 4.165 laureati umbri lasciare l’Italia, con un saldo negativo di 2.470 tra cancellazioni e ritorni.

Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, rilancia la proposta di un fondo regionale per contrastare il fenomeno e incentivare il rientro dei talenti. Anche a livello nazionale il saldo è preoccupante: oltre 308.000 laureati emigrati e solo 131.692 rientrati. I giovani tra i 25 e i 39 anni sono i più colpiti, e nonostante una timida speranza che era sorta nel 2021, il trend negativo persiste. La regione deve affrontare questa sfida con politiche innovative e mirate.

Come emerge dai dati Istat relativi al 2023, che permettono di osservare quanto accaduto nell’intero decennio 2013-2023 e che sono stati approfonditi e sistematizzati nel report preparato dall’Ufficio Stampa e Comunicazione dell’Ente camerale, la situazione è peggiorata nel tempo: nel 2013, le cancellazioni definitive verso l’estero erano 233, già superiori alle 73 iscrizioni dall’estero. Dieci anni dopo, nel 2023, le uscite sono salite a 450, mentre i rientri si sono fermati a 219. Nonostante un aumento dei rientri (da 49 nel 2013 a 102 nel 2023), il saldo rimane fortemente negativo.

Nel 2021 sembrava profilarsi un’inversione di tendenza. Le uscite si erano ridotte a 312 e i ritorni erano saliti a 234, portando il saldo negativo a 78. Tuttavia, questa speranza si è rivelata effimera: nel 2022 i trasferimenti definitivi verso l’estero sono aumentati a 451, rimanendo stabili nel 2023 con 450 partenze. I ritorni, invece, si sono mantenuti pressoché invariati, passando da 234 nel 2021 a 214 nel 2022 e a 219 nel 2023. Il 2021, d’altronde, è stato un anno eccezionale, con un poderoso rimbalzo dell’economia dopo l’annus horribilis 2020 e con le ali spiegate sulle speranze accese dai progetti per i 200 miliardi di euro del Recovery fund europeo “Next Generation Eu”, poi declinate nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza).

Il commento di Mencaroni (Camera di commercio dell’Umbria)

“Il report dell’Ente camerale – commenta il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni – rilancia una grande questione che riguarda l’Umbria, ma anche tutta l’Italia, e che ha a che fare con le chance di successo della transizione digitale ed ecologica. La perdita secca che ormai da anni si registra nel saldo tra i laureati italiani che tornano dall’estero in Italia e quelli che invece sono usciti definitivamente verso l’estero è una perdita secca di potenziale di crescita. La situazione, anche se sembra non peggiorare ulteriormente, almeno stando ai dati dell’Istat che la Camera di commercio dell’Umbria ha sistematizzato, è cristallizzata in una perdita costante di laureati nell’interscambio con l’estero. Dobbiamo quindi favorire la riduzione prima e la scomparsa poi di questa forbice sfavorevole, che deriva da tanti fattori che vanno studiati a fondo e che attengono ai problemi del sistema Paese, anche con incentivi ad hoc che da un lato frenino le uscite e dall’altro attraggano dall’estero le persone più istruite, con aiuti specifici per i laureati italiani che tornano a lavorare nel nostro Paese. Una questione certamente nazionale, ma che va affrontata anche a livello regionale”.

“Per questo – prosegue Mencaroni – rilancio la mia proposta per un fondo regionale ad hoc a cui contribuiscano tutti gli enti e che sia aggiuntivo rispetto ad auspicabili interventi nazionali. Su questo tema la Camera di Commercio c’è a tutto tondo, sia spingendo per la crescita innovativa delle imprese sulle ali della transizione digitale ed ecologica, sia rafforzando l’offerta formativa per imprese e cittadini, soprattutto giovani, sia con l’impegno a partecipare a un’iniziativa regionale di incentivi per chiudere la forbice negativa che l’Umbria ha sui laureati”.

In Umbria servono 16.500 lavoratori entro marzo, ma qui è più difficile trovarli

E’ l’Umbria la regione italiana dove gli imprenditori hanno maggiore difficoltà a reperire le figure professionali richieste. Qui l’indice di difficoltà di reperimento dei lavoratori raggiunge il 55,7%, a fronte di una media nazionale del 49,4%.

E così più della metà delle circa 16.500 assunzioni che gli imprenditori umbri hanno comunicato a Unioncamere – Ministero del Lavoro di voler effettuare nel primo trimestre di quest’anno potrebbero risultare inevase.

L’Ufficio studi della Cgia rileva che in Italia, dove nel trimestre si ipotizzano 1 milione 373mila contratti di lavoro, la difficoltà di reperimento della manodopera richiesta è stimata in 49,4%. Secondo gli imprenditori italiani, tra il 2017 e l’inizio di quest’anno la percentuale di difficoltà nel reperire il personale è più che raddoppiata: se otto anni fa 21,5 imprenditori su cento avevano denunciato la grave difficoltà nel trovare collaboratori da assumere nella propria attività, per l’anno in corso la soglia è salita appunto al 49,4%.

Le figure più difficili da reperire

Le categorie professionali che più delle altre si faticano a trovare sul mercato del lavoro sono i dirigenti nel 68,2% dei casi e gli operai specializzati nel 66,9%. Le offerte di lavoro più numerose riguardano professioni qualificate nel commercio/servizi (344mila entrate previste su 1milione e 373mila) ma le difficoltà maggiori di reperimento coinvolgono operai specializzati (67%) e dirigenti (68%).

I territori dove si assume

Del milione 37 mila di nuovi assunti previsti in questi primi tre mesi del 2025 in Italia, oltre 414.300 unità dovrebbero interessare il Nordovest. Seguono il Sud con 362.400, il Nordest con 315.350 e il Centro con 281.100. Il Nordest dovrebbe essere la ripartizione geografica dove la difficoltà di reperimento del personale è più elevata e pari al 54,3%. Seguono il Centro con il 49,1, il Nordovest con il 48,8% e il Mezzogiorno con il 46,1%.

Ad eccezione di Benevento e Chieti, in tutte le province del Mezzogiorno nel primo trimestre di quest’anno è previsto un aumento delle assunzioni rispetto alle previsioni riferite allo stesso periodo del 2024. Nel resto d’Italia, invece, per 45 province del Nord e del Centro le variazioni saranno anticipate dal segno meno.

I numeri in provincia di Perugia e Terni

In provincia di Perugia nel trimestre sono previste 12.820 assunzioni, oltre 100 in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Terni è tra le province italiane con il maggior incremento percentuale (+11,2%) nel confronto tra i due trimestri 2024 e 2025: quest’anno se ne prevedono 3.760, cioè 380 in più.

Stop caccia turdidi e beccacce, la motivazione

La Giunta regionale dell’Umbria ha deliberato “di sospendere in attuazione dell’Ordinanza del Consiglio di Stato n. 163/2025, a decorrere dall’adozione del presente atto, l’attività venatoria alle seguenti specie: tordo bottaccio, cesena, tordo sassello e beccaccia; di dare ampia diffusione delle disposizioni assunte con il presente atto; di dare atto che il presente provvedimento è soggetto alla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Umbria”.

E’ quanto contenuto nella delibera votata venerdì dalla Giunta Proietti, dopo che il Consiglio di Stato aveva confermato la sospensiva a queste specie già indicata a dicembre dal presidente dello stesso tribunale amministrativo di appello, accogliendo l’istanza cautelare d’urgenza contenuta nel ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste e animaliste. Sospensiva che, come la precedente, sarebbe stata superata dall’emendamento all’art. 18 della legge 157/92 contenuto nella Finanziaria, che prevede, in caso di sospensiva di un Calendario venatorio, che fino alla sentenza di merito entri in vigore quello dell’anno precedente. Che per l’Umbria indicava, per queste specie, le stesse date.

“A fronte dell’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato e tenuta in prioritaria considerazione, nella
valutazione degli interessi pubblici in gioco, la valenza ambientale della disciplina – si legge nel documento istruttorio – si ritiene di dovere dare seguito a quanto disposto con l’Ordinanza n. 163/2025, sospendendo, in attesa di ulteriori approfondimenti, l’attività venatoria alle seguenti specie: tordo bottaccio, cesena, tordo sassello e beccaccia a decorrere dall’adozione del presente atto”.

Esultano le associazioni ambientaliste e animaliste. Le associazioni venatorie, invece, si preparano ad impugnare il provvedimento al Tar, che aveva dato loro ragione nel primo grado di giudizio.

    Fusioni in Unicoop Etruria, i sindacati: evitare ripercussioni sui livelli occupazionali

    I sindacati Cgil e Cisl dell’Umbria, unitamente alle categorie Filcams e Fisascat, esprimono preoccupazione per la fusione di Coop Centro Italia con Unicoop Tirreno, in Unicoop Etruria, comunicata ufficialmente il 13 gennaio, dopo il via libera dei rispettivi Cda.

    “Tale scelta – scrivono i sindacati – comporterà per l’Umbria la riorganizzazione della sede legale, che non sarà più nella regione ma avrà il suo assetto di direzione politica e amministrativa in Toscana.
    Si assiste a una grande realtà cooperativa che si allontana dal potere decisionale nella nostra regione e non ha definito in modo compiuto un confronto sulle ricadute in termini di sviluppo e occupazione che potrebbero determinarsi in Umbria”.

    Le organizzazioni sindacali condividono l’obiettivo di rilanciare la cooperativa e assicurare la sua sostenibilità, “perché costituisce l’elemento prioritario per garantire l’occupazione”. Però aggiungono: che “la riorganizzazione della cooperativa in funzione della fusione già definita presenta delle criticità che dovranno essere affrontate nelle necessarie sedi di confronto”.

    Per il movimento sindacale la salvaguardia dei livelli occupazionali e del perimetro commerciale restano presupposti imprescindibili per qualsiasi operazione di rilancio e sviluppo e per ogni possibile scelta che Coop Centro Italia intenderà compiere.

    Il processo di fusione coinvolge anche la controllata di Coop Centro Italia “Superconti” che, in base a quanto annunciato, rischia una riorganizzazione che potrebbe coinvolgere i lavoratori occupati nella sede di Terni oltre che il magazzino gestito dalla società Medei

    Malgrado le rassicurazioni avute nell’incontro a livello nazionale, evidenziano i sindacati, il rischio che le sedi e i magazzini di Castiglione del Lago e Terni, potrebbero avere ripercussioni in termini di occupazione o con ulteriori esternalizzazioni “è evidente e va arginato con azioni che si dovranno definire nel rapporto con la cooperativa e i livelli Istituzionali di riferimento a partire dalla Regione”.