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Autore: Redazione

Cosa cambiano le imprese al femminile in Umbria

Nella Giornata della donna il punto sull’impresa femminile, che in Umbria, dal Covid ad oggi, sta mutando, con 881 imprese in meno e 185 addetti in più.

L’analisi della Camera di commercio dell’Umbria, infatti, vede il numero di imprese con titolari donne da 20.568 a 19.687 unità. Una flessione del 4,3% che supera quella nazionale. Gli addetti però crescono dello 0,4% e la dimensione media sale del 4,8%. Aumentano i dipendenti non familiari, si riduce il peso del lavoro familiare e la fascia 2-5 addetti raccoglie il 24,2% delle imprese femminili, contro il 22,4% delle non femminili. Più spazio nei servizi avanzati. Sono i segni di un sistema meno esteso, ma mediamente più robusto.

Meno imprese, ma non meno forza

Le imprese femminili umbre diminuiscono, ma non si indeboliscono. È questo il messaggio più netto che emerge dall’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria, condotta in parallelo con l’analisi nazionale di Unioncamere in vista della Giornata internazionale dell’8 marzo.

Tra il quarto trimestre del 2019, ultimo anno prima del Covid, e il quarto trimestre del 2025, le imprese femminili attive in Umbria passano da 20.568 a 19.687: 881 in meno, pari a un calo del 4,3%, più marcato rispetto al -1,7% nazionale. Ma questo arretramento numerico non restituisce da solo il senso del cambiamento. Perché dentro un perimetro più ristretto sta emergendo un tessuto di imprese mediamente più solido.

Tiene l’occupazione, cresce la dimensione media

Il primo dato che colpisce è quello degli addetti. A fronte della diminuzione delle imprese, l’occupazione complessiva non cala, ma cresce leggermente: +185 addetti, pari al +0,4% tra il 2019 e il 2025. È un segnale importante, perché indica che il sistema non si è semplicemente ridotto: si è riorganizzato.

Da qui discende il secondo elemento chiave: la dimensione media delle imprese femminili umbre sale da 2,6 a 2,7 addetti per impresa, con un aumento del 4,8%, sostanzialmente in linea con il dato italiano, pari al +4,9%. Non basta ancora per colmare il divario con la media nazionale, che resta più alta, ma mostra con chiarezza una traiettoria di consolidamento.

Meno lavoro familiare, più impresa organizzata

Il rafforzamento appare ancora più evidente se si guarda alla composizione del lavoro. Gli addetti subordinati, cioè i dipendenti non familiari, passano da 33.362 a 35.637, con una crescita del 6,8%. Al contrario, gli addetti familiari scendono da 19.344 a 17.254, con una flessione del 10,8%.

È un passaggio decisivo. Vuol dire che una parte dell’imprenditoria femminile si sta spostando da un modello più domestico e microfamiliare a un modello più strutturato, fondato su rapporti di lavoro esterni e su un’organizzazione più definita. In questo senso, la crescita qualitativa appare difficilmente contestabile.

Anche il dato sui soli dipendenti veri e propri conferma la tendenza: in Umbria si passa da 1,62 a 1,81 dipendenti non familiari per impresa femminile, con un incremento del 10,4%, superiore al +9,2% nazionale. Resta però un ritardo rispetto alla media italiana, che si attesta a 2,03.

La fascia 2-5 addetti è il segnale più interessante

C’è poi un dato che merita di essere evidenziato più di ogni altro. In Umbria, nella fascia tra 2 e 5 addetti, la quota delle imprese femminili sale al 24,2%, contro il 22,4% delle imprese non femminili. È un elemento molto significativo, perché segnala una presenza relativamente più forte proprio nella classe dimensionale in cui l’attività comincia a strutturarsi davvero.

Sopra questa soglia la presenza femminile resta più rarefatta rispetto a quella maschile, ma il miglioramento registrato nel periodo 2019-2025 è netto. In altre parole, il divario non è ancora colmato, ma il terreno recuperato c’è e si vede.

Meno microimprese, più aziende solide

Un altro indizio del rafforzamento è nella distribuzione per classi di addetti. Diminuiscono le imprese femminili più piccole, quelle da 0 a 9 addetti, mentre crescono, anche se in numeri assoluti contenuti, quelle di dimensione superiore. È la stessa logica che Unioncamere rileva a livello nazionale quando parla di un “salto di qualità”: meno imprese piccolissime, più aziende capaci di reggere meglio il mercato.

A questa tendenza si accompagna anche una maggiore incidenza delle società di capitali, segnale di una struttura giuridica più solida e di una migliore attitudine a sostenere investimenti, crescita e organizzazione.

Resta forte il radicamento nei settori tradizionali

Il cuore dell’imprenditoria femminile umbra continua a battere nei settori che storicamente ne hanno sostenuto la presenza. In testa c’è l’agricoltura, con 4.895 imprese attive femminili nel quarto trimestre 2025. Seguono il commercio con 2.892 imprese, le altre attività di servizi, soprattutto servizi alla persona, con 2.373, e le attività di alloggio e ristorazione con 2.260.

Sono numeri che confermano un forte radicamento nei comparti tradizionali, ma il quadro non si ferma qui.

Più presenza nei servizi avanzati

Il cambiamento più interessante riguarda infatti la crescita nei comparti del terziario avanzato, dove la presenza femminile resta minoritaria ma appare sempre più visibile. Nel quarto trimestre 2025 si contano 593 imprese femminili nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, 834 nelle attività amministrative e nei servizi di supporto, 350 nelle telecomunicazioni, programmazione e consulenza informatica.

Nel 2019, in alcune di queste aree, la presenza delle imprese femminili era molto più contenuta. Oggi il quadro racconta un ingresso più deciso in settori che parlano di competenze, innovazione, specializzazione e capacità di presidiare i segmenti più dinamici dell’economia.

Una trasformazione da accompagnare

Il bilancio finale va letto senza semplificazioni. Da un lato, il calo numerico delle imprese femminili è reale e più accentuato che nel resto d’Italia. Dall’altro, però, cresce la loro robustezza media: aumenta la dimensione delle aziende, migliora la qualità dell’occupazione, si rafforza la presenza nelle classi intermedie e si aprono spazi nuovi nei servizi avanzati.

L’imprenditoria femminile umbra, insomma, non sta vivendo soltanto una contrazione. Sta attraversando una fase di selezione e consolidamento. Il numero arretra, ma la struttura si rafforza. Ed è proprio in questo passaggio, ancora incompiuto ma già molto evidente, che si gioca una parte importante del futuro produttivo della regione.

Il commento del presidente Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I dati del 2025 ci consegnano un quadro che merita attenzione, perché mostrano come l’imprenditoria femminile umbra stia evolvendo verso forme mediamente più strutturate e più solide. Accanto a questa trasformazione, considero particolarmente prezioso il lavoro svolto dal Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio dell’Umbria, che rappresenta un punto di riferimento concreto per molte imprese guidate da donne. Il CIF svolge un’attività importante di animazione, ascolto, orientamento e promozione, creando occasioni di incontro, crescita e consapevolezza. È un presidio utile non solo per accompagnare chi è già sul mercato, ma anche per incoraggiare nuove iniziative imprenditoriali. In una fase in cui la qualità, le competenze e la capacità di consolidarsi diventano sempre più decisive, questo lavoro di accompagnamento ha un valore strategico. Rafforzare l’impresa femminile significa infatti rafforzare l’intero sistema economico regionale”.

Up Hotel Training Day, a Perugia il confronto sul futuro del turismo

Confronto sul futuro del settore del turismo il 10 marzo a Perugia con Up Hotel Training Day di Federalberghi Umbria Confcommercio.

All’Hotel Posta dei Donini UNA Esperienze di San Martino in Campo (Perugia) si ritroveranno operatori dell’ospitalità, partner del settore e rappresentanti delle istituzioni per una giornata di analisi e confronto dedicata alle prospettive di sviluppo del comparto turistico, tra innovazione, sostenibilità e competitività delle imprese ricettive.

Momento centrale della giornata sarà la tavola rotonda delle ore 12, dedicata alle strategie per rafforzare il ruolo del turismo come motore di crescita del territorio.

Al confronto parteciperanno: la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti; l’assessore regionale al Turismo Simona Meloni; il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria Giorgio Mencaroni; il presidente di Federalberghi Umbria Confcommercio Simone Fittuccia. A moderare l’incontro sarà Rolando Fioriti, direttore di Federalberghi Umbria Confcommercio.

“Il turismo è una delle leve più importanti per lo sviluppo economico dell’Umbria – sottolinea il presidente di Federalberghi Umbria Confcommercio Simone Fittuccia – e oggi più che mai è necessario rafforzare il dialogo tra imprese e istituzioni per costruire politiche capaci di sostenere la crescita del settore e la competitività delle nostre strutture. Up Hotel Training Day nasce proprio con questo obiettivo: creare uno spazio di confronto concreto sul futuro dell’ospitalità nella nostra regione”.

I lavori si apriranno alle 10, dopo il welcome coffee e la registrazione dei partecipanti alle 9.30, con il saluto dello stesso Fittuccia.

Il programma prevede poi sessioni tematiche dedicate alle principali sfide del settore turistico e ricettivo, con contributi di partner e operatori su alcuni temi strategici per le imprese:

  • turismo sostenibile e certificazioni per le strutture ricettive, con Valoritalia;
  • formazione e competenze certificate per il settore dell’ospitalità, con Iter Confcommercio Umbria e il Fondo For.Te;
  • analisi economiche e opportunità finanziarie per le imprese turistiche, con Intesa Sanpaolo.

La giornata si concluderà con un momento di networking tra operatori e aziende partner, accompagnato da banchi d’assaggio di eccellenze enogastronomiche umbre.

Umbria e Marche, confronto operativo sulle opportunità della ZES

Una rassegna delle opportunità offerte dall’inserimento nella ZES unica di Marche e l’Umbria. Ma soprattutto un confronto operativo che i rappresentanti istituzionali hanno avuto con imprese, professionisti, associazioni di categoria ed enti locali. All’incontro di Fabriano sono state spiegate anche le modalità per accedere a questi benefici: il credito d’imposta per gli investimenti, l’Autorizzazione Unica attraverso lo Sportello Unico Digitale Zes e i nuovi incentivi alle assunzioni.

In un’iniziativa alla quale hanno partecipato il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Lucia Albano, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, l’assessore regionale alla ZES, Giacomo Bugaro e il coordinatore della Struttura di Missione ZES Unica Giosy Romano. I lavori si apriranno con i saluti istituzionali del sindaco di Fabriano Daniela Ghergo e saranno coordinati da Mirella Battistoni, consigliere regionale della Commissione Attività produttive.

Un incontro operativo, appunto, nel qual sono stati illustrati gli strumenti, le agevolazioni e le opportunità legate all’ingresso di Marche e Umbria nella ZES Unica. Due regioni che, tra l’altro, sono impegnate nella ripresa economica delle aree terremotate e nella gestione della deindustrializzazione a cui è andata incontro negli ultimi decenni la Fascia Appenninica.

Acque Sangemini, prima applicazione della nuova norma sulla gara pubblica

Prima applicazione in Umbria della nuova disciplina regionale (Legge regionale 7/2021) che introduce il metodo della gara pubblica per l’assegnazione delle risorse idriche minerali.

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore Thomas De Luca, ha infatti approvato le indicazioni strategiche e gestionali per la predisposizione dell’avviso relativo alla procedura di evidenza pubblica per il rilascio delle concessioni di acqua minerale del Bacino Sangemini. L’atto riguarda un complesso di concessioni di alto rilievo, tra cui Sangemini, Antiche Sorgenti Umbre – Fabia, Fonte Aura e Grazia Sorgenti di Acquasparta.

“Con questo provvedimento – dichiara l’assessore Thomas De Luca – definiamo un quadro chiaro e innovativo di criteri che mette al centro l’interesse pubblico, la dignità del lavoro e il rispetto dell’ambiente. Non stiamo solo assegnando una risorsa, ma stiamo tracciando il futuro industriale e sociale di un intero territorio, garantendo che lo sfruttamento di un bene comune porti benefici tangibili alla comunità umbra”.

Nello specifico, la delibera fissa alcuni pilastri strategici. In primo luogo, la tutela occupazionale, la procedura di gara prevederà clausole sociali vincolanti per garantire la stabilità occupazionale. Gli operatori economici dovranno impegnarsi a utilizzare tutti i lavoratori già impiegati dal concessionario uscente. Sono previsti inoltre meccanismi di premialità per le offerte che proporranno un ulteriore incremento dei livelli occupazionali. Poi la sostenibilità ambientale ed economia circolare. La Regione premierà i progetti volti alla riduzione dei rifiuti, con particolare favore per l’uso del vetro e l’introduzione del sistema del deposito cauzionale. Viene inoltre prevista la possibilità di un uso plurimo delle acque. E ancora il principio di equa remuneratività per l’Umbria.

Per assicurare che la risorsa idrica generi un ritorno economico equo per la collettività, il nuovo concessionario sarà tenuto a versare, oltre al diritto annuo di superficie, un corrispettivo commisurato al volume di acqua effettivamente utilizzata, secondo quanto stimato nel piano economico finanziario di offerta. Infine, l’unitarietà del Bacino: per garantire una gestione industriale efficiente e coerente, la procedura assicurerà l’unitarietà delle concessioni oggetto della gara.

Unicoop Etruria, accordo sugli incentivi all’esodo dei 180 lavoratori in esubero

Unicoop Etruria ha comunicato il raggiungimento dell’accordo con le organizzazioni sindacali sulla seconda fase del Piano industriale 2025-2027 della cooperativa di consumo nata dalla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia.

I 180 lavoratori in esubero nella sede di Vignale Riotorto e nei presidi di Castiglione del Lago, Terni e Roma potranno beneficiare di un piano di incentivi all’esodo. Per quanto riguarda la cessione dei 24 negozi a insegna Coop e Superconti, assunto un impegno preciso “a garantire rilevanti strumenti di tutela per i lavoratori”.

Nel quadro del Piano industriale, Unicoop Etruria intende mantenere una presenza capillare in Toscana e sviluppare una presenza più armonica e sostenibile in Umbria, nell’alto Lazio, nella città di Roma e nella provincia dell’Aquila, con l’obiettivo di continuare a rappresentare per soci e clienti un punto di riferimento per la spesa quotidiana e per la promozione di iniziative di valore per le comunità locali.

Nei prossimi mesi saranno fatti investimenti significativi per l’ammodernamento e l’innovazione, sia strutturale che tecnologica, di punti vendita e magazzini logistici e per aumentare la convenienza in difesa del potere di acquisto di soci e clienti. Verranno inoltre stanziate risorse destinate alla formazione dei lavoratori per offrire un sostegno concreto allo sviluppo professionale. Nel biennio 2026-2027 sono previste inoltre ristrutturazioni profonde in 18 supermercati in Toscana e nel Lazio e l’apertura di 3 nuovi punti vendita in Umbria, a Terni, Gubbio e Norcia.

“Il confronto coi sindacati è stato portato avanti con correttezza e spirito costruttivo da entrambe le parti, nell’interesse del futuro di Unicoop Etruria – ha dichiarato Gianni Tarozzi, presidente del Consiglio di Gestione di Unicoop Etruria -. Questa fase si concluderà nei prossimi mesi con un nuovo assetto organizzativo e una presenza più equilibrata sui territori per ottimizzare risorse e competenze, migliorare l’efficienza operativa e rafforzare l’offerta commerciale della Cooperativa”.

“Quello avviato è un cammino complesso ma necessario, per assicurare alla Cooperativa una prospettiva di sviluppo duraturo, capace di garantire la tutela dei lavoratori e la centralità dei soci. Possiamo guardare al futuro con maggiore sicurezza, consolidando il cammino intrapreso e avviando investimenti importanti” le parole di Simonetta Radi, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Etruria.

Guerra e speculazioni sui carburanti, la Finanza aumenta i controlli

Alla luce delle significative tensioni sui prezzi dei prodotti energetici registrati negli ultimi giorni, connesse
all’acuirsi della crisi geopolitica in Medio Oriente, la Guardia di Finanza, su indicazione del Ministro
dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha rafforzato il sistema dei controlli lungo l’intera filiera dei carburanti.

L’intensificazione dell’attività di controllo, che si inserisce nell’ambito delle più ampie funzioni di polizia
economico-finanziaria, risponde alla primaria esigenza di prevenire ogni forma di distorsione che possa recare pregiudizio ai consumatori e alterare il corretto funzionamento del mercato.

Gli interventi sono finalizzati, da un lato, a verificare l’osservanza delle norme in materia di trasparenza e pubblicità dei prezzi al consumo, dall’altro, ad analizzare l’andamento dei valori di mercato dei prodotti
energetici, in tutte le fasi di commercializzazione, anche allo scopo di far emergere eventuali accordi
anticoncorrenziali.

Al contempo, tenuto conto che rapide oscillazioni dei prezzi al consumo possono alimentare il rischio di maggior ricorso a canali illeciti di approvvigionamento, sarà intensificato il controllo economico del territorio al fine di far emergere eventuali condotte di evasione o di frode, realizzate attraverso l’immissione in consumo di prodotti energetici sottratti al regime impositivo, la falsa classificazione merceologica dei carburanti e la irregolarità nella circolazione e tracciabilità dei prodotti.

(foto generica di archivio)

L’ultimo weekend di Expo Casa | Il programma

Si prepara al weekend conclusivo con un ricco calendario di appuntamenti Expo Casa, la storica manifestazione dedicata all’home living in corso a Umbriafiere di Bastia Umbra.

Queste le parole del presidente di Epta Confcommercio Umbria, Aldo Amoni: “Stiamo registrando una grande affluenza di pubblico, con visitatori molto interessati alle proposte dei nostri espositori. Se nel primo weekend l’ingresso era già molto partecipato, ci aspettiamo che questo finale di manifestazione possa essere ancora più ricco di presenze”.

“Expo Casa offre davvero tantissime proposte per chi vuole costruire, rinnovare o arredare la propria casa”, prosegue Amoni. “E poi ci sono gli ospiti speciali: basti pensare a Luca Pappagallo, che sui social conta una community di milioni di persone e che domenica sarà protagonista di un cooking show molto atteso”.

Proprio domenica 8 marzo alle 16.30 l’Area Eventi ospiterà il cooking show della star dei social Luca Pappagallo, tra i divulgatori di cucina più seguiti in Italia. L’appuntamento rientra nel nuovo format “Il sapore dell’abitare”, che porta a Expo Casa il racconto della casa attraverso il gusto e la convivialità.

“Per me la cucina è sempre stata il cuore della casa”, racconta Pappagallo. “È il luogo dove ci si incontra, si chiacchiera e si condivide qualcosa di buono. A Expo Casa porterò uno dei miei piatti e ci sarà anche una sorpresa speciale per il pubblico: sarà un momento divertente e conviviale, proprio nello spirito della cucina fatta in casa”.

Nel programma del weekend anche momenti di approfondimento dedicati all’edilizia e alla sostenibilità. Sabato 7 marzo dalle 14.00 alle 18.30 si terrà il convegno “Costruire il futuro: sostenibilità, materiali innovativi e nuove tecnologie per l’edilizia”, a cura di Tecnologie Edili in collaborazione con Isospan, AM Alpewa e Biomat.

Tra gli ospiti sarà presente anche Norbert Lantschner, ideatore del protocollo CasaClima e considerato uno dei pionieri dell’edilizia sostenibile in Europa. Relatore internazionale sui temi dell’energia e del clima, Lantschner è tra le figure che hanno contribuito a diffondere una nuova cultura del costruire e dell’abitare basata su efficienza energetica, qualità ambientale e benessere negli edifici.

Il fine settimana proporrà inoltre nuovi appuntamenti nell’Area Talk. Sabato 7 marzo alle 16.30 è in programma l’incontro “Abitare l’Umbria – Accoglienza autentica: design per B&B e agriturismi autentici”, a cura di Laura Brunori, dedicato alle nuove tendenze nell’ospitalità e alla valorizzazione dell’identità dei territori attraverso il progetto degli spazi.

Domenica 8 marzo sono previsti tre appuntamenti (alle 11.00, 15.30 e 18.00) dedicati alla nuova frontiera dell’energia urbana, con la presentazione di una turbina microeolica ad asse verticale progettata per la produzione di energia elettrica anche in contesti urbani e residenziali, a cura di Be One in collaborazione con Gevi.

Con oltre 5.000 soluzioni per la casa tra materiali, tecnologie, arredi e sistemi per il risparmio energetico, Expo Casa 2026 si avvia così verso la conclusione, confermandosi uno degli appuntamenti di riferimento del Centro Italia dedicati all’abitare contemporaneo.

Il report su “L’economia umbra e i bilanci delle imprese”

La mattinata dedicata a “L’economia umbra e i bilanci delle imprese”, promossa dalla Camera di Commercio dell’Umbria, ha avuto questa qualità: non una semplice sequenza di relazioni, ma un confronto costruito attorno a dati solidi e a una domanda chiara, cioè come rendere più forte e più stabile la crescita regionale.

Un passaggio utile per l’Umbria

Il punto più rilevante della mattinata è che la Camera di Commercio dell’Umbria è riuscita a mettere in campo un incontro di grande qualità, capace di offrire indicazioni concrete e di spingere il discorso pubblico regionale oltre la superficie. Marginalità, struttura produttiva, demografia, credito, capitale umano, capacità amministrativa: sono questi i parametri profondi che oggi possono orientare le decisioni delle istituzioni e delle imprese.

Gli interventi

All’apertura del presidente Giorgio Mencaroni sono seguite le relazioni del segretario generale Federico Sisti, del professor Andrea Cardoni del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Perugia e di Andrea Colabella, della Divisione analisi e ricerca economica territoriale della Banca d’Italia di Perugia. Prima delle conclusioni dell’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti hanno preso la parola anche le associazioni di categoria, il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Perugia, Enrico Guarducci, esponenti delle imprese e del mondo bancario. È emersa una collaborazione stretta tra Camera di Commercio, Banca d’Italia, Università, Regione Umbria, Ordini professionali, rappresentanze economiche e forze sociali del territorio.

Ad aprire i lavori il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, che ha richiamato il valore pubblico dell’informazione economica. “Conoscere per deliberare non è una formula rituale: è un metodo di lavoro”, ha osservato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, insistendo sulla necessità di leggere l’economia reale senza slogan e senza semplificazioni. “L’appuntamento di oggi – ha scandito – non è un rito: è un momento operativo. È un invito a trasformare dati e analisi in scelte migliori: nelle imprese, nelle istituzioni, nella finanza, nella formazione. E soprattutto è un invito a farlo insieme, in modo coordinato, perché le risorse non sono infinite e gli errori di frammentazione si pagano caro. Noi crediamo che l’informazione economica sia un bene pubblico. Non perché “fa bella figura”, ma perché aiuta a decidere meglio. Ed è questo che vogliamo mettere al centro: un’Umbria che non si accontenta di resistere, ma che sceglie di capire, di misurarsi, di migliorare. Con coesione. Con responsabilità. Con metodo”.

Il rapporto della Camera di Commercio

Il cuore della mattinata è stato il rapporto annuale della Camera di Commercio dell’Umbria, curato dal professor Andrea Cardoni con il collaudato team camerale impegnato nell’analisi economica e sociale. Il punto di osservazione scelto è stato l’Ebitda margin, l’indicatore che misura il margine operativo lordo in rapporto ai ricavi e che consente di capire quanto un’impresa sia capace di generare risorse per investire, innovare e restare competitiva.

La fotografia che emerge è tutt’altro che scontata. Le società di capitali umbre, tra il 2019 e il 2024, hanno mostrato tenuta e crescita. Ma il tema, ha spiegato Cardoni, non è soltanto crescere: è capire con quale qualità si cresce. “Non basta guardare ai ricavi o agli utili se poi non si misura la forza strutturale del sistema”. L’Umbria non appare ferma, ma non è ancora in grado di compiere quel salto di qualità necessario a consolidare una traiettoria più robusta.

Margini e struttura produttiva

Il dato richiamato da Cardoni è eloquente: nel 2024 l’Ebitda margin regionale si colloca all’8 per cento, sotto la soglia del 10 per cento che segnala una piena solidità competitiva e sotto i livelli di Marche e Toscana. Il problema, però, non è solo quantitativo. È soprattutto strutturale. In Umbria pesa ancora troppo il commercio, che comprime la marginalità media, mentre i servizi avanzati, pur mostrando performance elevate, hanno ancora un peso troppo limitato. Conta anche il nodo dimensionale: le imprese più piccole e quelle medio-piccole mostrano segnali interessanti, mentre nelle classi superiori il margine si abbassa.

“La sfida è portare più qualità dentro la crescita”, ha osservato Cardoni, indicando il punto: non servono letture consolatorie, ma strumenti capaci di distinguere tra semplice tenuta e vera capacità di sviluppo.

Demografia e capitale umano

A dare ulteriore profondità al quadro è stata la presentazione di “Pablo” (una sinossi dei dati economici e sociali dell’Umbria) da parte di Federico Sisti, che ha ricondotto il discorso economico alla dinamica demografica. “La questione delle questioni è la popolazione che diminuisce, invecchia e restringe la base del lavoro”, ha detto Sisti. Le proiezioni indicano che nei prossimi sedici anni l’Umbria potrebbe perdere circa 66 mila residenti, con un saldo naturale fortemente negativo e una contrazione delle persone in età attiva che rischia di trasformarsi in una vera ipoteca sullo sviluppo.

Per Sisti questo significa meno lavoro disponibile, minore spinta innovativa, più difficoltà nel sostenere la crescita e i servizi. Il Segretario Generale dell’Ente camerale si è poi soffermato su altri parametri, come redditi pro capite – l’Umbria è sotto la media nazionale – e le specializzazioni produttive della regione.

Il nodo del credito

La relazione di Andrea Colabella ha aggiunto un tassello decisivo, portando l’attenzione sul credito. Con un’analisi comparata con media nazionale, Marche e Toscana, Colabella ha mostrato come in Umbria le imprese, soprattutto quelle piccole, risultino penalizzate sia sul piano della quantità del credito sia su quello del costo. La situazione appare più sfavorevole nei prestiti fino a un anno, mentre sui mutui il divario tende ad attenuarsi. È un elemento cruciale, perché lega direttamente la questione finanziaria alla capacità di investire e crescere.

De Rebotti

Nelle conclusioni, Francesco De Rebotti ha tradotto i temi emersi in una prospettiva operativa. L’assessore ha annunciato un cambiamento importante nei bandi regionali, nei quali entrerà il criterio della pluridisciplinarietà insieme a una maggiore attenzione alla capacità delle imprese di attrarre e trattenere capitale umano. Ha inoltre indicato il credito come una delle questioni da affrontare e ha annunciato che tra il 2026 e il 2027 saranno destinati 60 milioni di euro al sistema produttivo regionale. “Non basta accompagnare le imprese con gli incentivi: bisogna premiare chi costruisce lavoro qualificato e sviluppo durevole”. Sul tema Zes, De Rebotti ha insistito soprattutto sul valore della semplificazione amministrativa, indicandola come una leva decisiva per rendere più attrattivo il territorio.

L’Umbria porta la Marcia della Pace al Salone internazionale del Libro di Torino

L’Umbria, come Regione Ospite, porterà al Salone internazionale del Libro di Torino, il 17 maggio, la Marcia della Pace, intrecciando così la presenza istituzionale alla più ampia riflessione sui conflitti in corso.

L’assessore regionale alla Cultura e vicepresidente della Regione Umbria, Tommaso Bori, ha spiegato: “Con il direttore artistico di Umbria Libri, il premio Strega Nicola Lagioia, riflettevamo su come raccontare al Salone di Torino l’identità dell’Umbria. Da questo confronto è maturata l’idea di portare a Torino la Marcia, ideata da Aldo Capitini nel 1961, come espressione della nostra storia civile e dei nostri valori più profondi, una proposta che l’assessore Barcaioli, che ringrazio, ha accolto subito. Nell’intuizione di Capitini cultura e pensiero nonviolento procedono insieme e quando la cultura si sottrae alla responsabilità verso la pace perde la propria funzione pubblica. Per questo, mentre nel mondo si moltiplicano le chiamate alle armi, la nostra vuole essere una chiamata alle arti”.

Intanto, l’assessore regionale alla Pace, Fabio Barcaioli, ha convocato il Cantiere della pace per condividere, con associazioni ed enti, la scelta e aprire un confronto sugli scenari internazionali di queste settimane, segnati da un’accelerazione delle tensioni e da un allargamento delle aree di crisi.

Durante l’incontro il Cantiere ha aggiornato il proprio percorso con la costituzione dei gruppi di lavoro e la prosecuzione delle attività avviate nei mesi scorsi. Inoltre è stata dedicata particolare attenzione alla situazione in Medio Oriente.

“Con le associazioni abbiamo analizzato quanto sta accadendo e condannato senza esitazioni l’attacco israelo-americano in Iran e discusso le azioni da intraprendere insieme – ha sottolineato Barcaioli – Chi conosce e rispetta il diritto e le leggi internazionali non può restare in silenzio. È una situazione di estrema gravità. Il mondo sta entrando in una dinamica di escalation militare dalle conseguenze imprevedibili ed è così che iniziano le grandi catastrofi dell’umanità. Non si può giocare con il destino di milioni di persone”.

L’assessore ha quindi ribadito la linea della Regione: “La nostra posizione è netta, diciamo no alla guerra. I conflitti armati non risolvono le crisi globali. Serve il rispetto del diritto internazionale e una de-escalation immediata. Gli interventi militari unilaterali degli ultimi anni hanno solo alimentato instabilità e non intendiamo essere complici e non vogliamo che lo sia l’Italia. Il Governo Meloni deve chiarire perché non ripudia la guerra e perché offre il fianco a chi la vuole utilizzare come unico mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Lo ripeteremo anche durante la marcia a Torino, sperando che per allora lo scenario sia cambiato”.

TARI imprese agricole e agriturismi, chiesto un tavolo istituzionale

Confagricoltura Umbria e Agriturist Umbria chiedendo l’immediata apertura di un tavolo istituzionale con ANCI Umbria sulla questione dell’applicazione della TARI alle imprese agricole e agrituristiche.

Le due organizzazioni denunciano un orientamento adottato dai Comuni che si pone in contrasto con il quadro normativo nazionale ed europeo e rischia di tradursi in un aggravio economico ingiustificato per le imprese del settore primario.

Il riferimento è al Decreto Legislativo 116/2020, che ha recepito le direttive europee 2018/851 e 2018/852, qualificando come rifiuti speciali quelli prodotti nell’ambito delle attività agricole, agro-industriali e della silvicoltura – comprese le attività connesse – superando definitivamente il precedente regime di assimilazione ai rifiuti urbani. Un’impostazione confermata dall’art. 183 del Decreto Legislativo 152/2006 e dai relativi allegati, con la conseguente esclusione dell’applicazione automatica della TARI.

“Non possiamo accettare interpretazioni estensive che finiscono per scaricare sui nostri imprenditori oneri non dovuti”, dichiara Matteo Pennacchi, presidente di Confagricoltura Umbria: «La normativa è chiara e va applicata in modo uniforme. In caso contrario, si genera un quadro di incertezza che penalizza il settore agricolo. Ribadiamo – prosegue Pennacchi – la disponibilità al dialogo, ma in assenza di un percorso condiviso, sarà necessario valutare ogni iniziativa utile a tutela delle imprese agricole e agrituristiche umbre”.

Sulla stessa linea Matteo Martelloni, presidente di Agriturist Umbria: “Le aziende agrituristiche non possono essere considerate alla stregua di attività commerciali ordinarie senza tener conto della loro natura agricola. L’eventuale applicazione della TARI può avvenire solo su base volontaria, attraverso convenzioni specifiche per il conferimento al servizio pubblico di determinate tipologie di rifiuti”.

Confagricoltura Umbria e Agriturist Umbria chiedono quindi un confronto politico e tecnico immediato con ANCI Umbria per definire criteri chiari, omogenei e rispettosi della legge, garantendo certezza alle imprese.

L’auspicio è che prevalga il senso di responsabilità istituzionale, nell’interesse del tessuto produttivo regionale e della corretta applicazione della normativa vigente.