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Identità Golose, il “racconto dell’Umbria a tavola attraverso sette chef

I prodotti della sua straordinaria biodiversità. Ma anche la declinazione a tavola, attraverso l’esperienza di sette chef. Così l’Umbria si presenta a Milano a Identità Golose 2026, manifestazione che rappresenta il principale punto d’incontro internazionale per l’alta cucina e la pasticceria d’autore, e quest’anno esplora il tema “Identità Future”.

“Per lungo tempo questo patrimonio si è raccontato soprattutto attraverso una cucina di tradizione, fondata sulla centralità del prodotto, sulla memoria familiare e sul sapere contadino” ricorda l’assessora regionale all’Agricoltura e al Turismo, Simona Meloni. “Oggi – sottolinea – accanto a questa eredità, sta emergendo una nuova scena gastronomica fatta di cuochi che hanno maturato esperienze in Italia e all’estero e che hanno scelto di sviluppare in Umbria una ricerca personale, contemporanea e profondamente legata al territorio”. “La presenza a Identità Golose – prosegue – nasce proprio dalla volontà di raccontare questa evoluzione: una regione che continua a custodire il proprio patrimonio agroalimentare ma che, allo stesso tempo, lo interpreta con linguaggi nuovi, costruendo un dialogo tra agricoltura, sostenibilità, ricerca, creatività e cultura gastronomica”.

Partner strategici del progetto, insieme a Regione Umbria, sono Camera di Commercio e il Parco 3A – Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria, soggetto regionale impegnato nella tutela, certificazione e valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità.

La collaborazione con Identità Golose nasce dunque con l’obiettivo di portare all’attenzione del pubblico nazionale non soltanto i prodotti più conosciuti, ma anche quelle realtà produttive meno visibili che contribuiscono a mantenere viva la biodiversità regionale e il presidio delle aree rurali. Un dialogo diretto tra agricoltura e alta cucina che assume anche un importante valore culturale, sociale e turistico, sostenendo il lavoro dei produttori e rafforzando il legame tra qualità, territorio e sviluppo locale.

A rappresentare questa nuova fase della gastronomia umbra sono sette chef selezionati da Identità Golose, che, attraverso esperienze e sensibilità differenti, condividono una visione comune: considerare il territorio come una materia viva da interpretare, valorizzando stagionalità, prodotti identitari e relazioni con il mondo agricolo.

I sette chef

Emanuele Mazzella, guida i ristoranti Cedri e Osteria del Borgo presso Borgo dei Conti Resort. La sua cucina si distingue per eleganza, precisione tecnica e valorizzazione delle filiere agricole e pastorali umbre, con una particolare attenzione alla stagionalità e alla qualità delle materie prime.

Andrea Impero, chef di Elementi Fine Dining all’interno di Borgobrufa Spa Resort, sviluppa una proposta gastronomica che mette in dialogo tecnica, ricerca e leggerezza. Il suo lavoro rilegge il patrimonio locale attraverso una visione contemporanea e internazionale, mantenendo forte il legame con l’identità regionale.

Serena Sebastiani, alla guida della cucina di Tenuta Borgo Santa Cecilia nei pressi di Gubbio, costruisce una proposta fortemente radicata nel paesaggio umbro, valorizzando erbe spontanee, orti, selvaggina, bosco e prodotti stagionali in una narrazione autentica e attuale del territorio.

Giulio Gigli, chef del ristorante UNE a Capodacqua di Foligno, è tra le figure più interessanti della nuova cucina italiana. La sua ricerca parte spesso dal mondo vegetale, dalle microstagionalità e dalle produzioni spontanee per dare vita a una cucina identitaria, innovativa e profondamente connessa al territorio.

Vittorio Ottavi, con il progetto Ottavi Mare a Bevagna, propone una lettura originale del panorama gastronomico regionale, creando un dialogo tra cultura marina e sensibilità territoriale. Una cucina che unisce mare e campagna attraverso equilibrio, precisione e una forte identità personale.

Anna Rita Simoncini, alla guida de I Sette Consoli di Orvieto, rappresenta uno dei riferimenti storici della ristorazione umbra. La sua cucina costituisce un ponte tra memoria gastronomica e contemporaneità, valorizzando il patrimonio locale con misura, profondità e rigore.

Ronald Bukri, chef e co-fondatore di Coro a Orvieto, sviluppa una proposta essenziale e contemporanea che intreccia influenze internazionali, innovazione e memoria gastronomica, mantenendo il prodotto e il gusto al centro della propria ricerca.