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Autore: Matteo Savino

Terni industriale, ma con scarsa reddititività

Terni è una città che produce (il peso manifatturiero è doppio rispetto a Perugia, 47% contro 23,9). Il commercio è efficiente, le costruzioni mostrano forza, il capitale professionale è rilevante. Tuttavia i margini troppo bassi del manifatturiero limitano la capacità complessiva di investire, innovare, crescere.

L’Ebitda industriale (la percentuale di ricavi che resta all’impresa una volta sostenuti i costi intermedi e quelli del personale) è molto più basso: 4,6% a Terni, contro il 12,5% di Perugia. Terni resta sotto la media regionale, nazionale e del Centro. Costruzioni brillano (13,1%), commercio stabile, turismo debole. La sfida: trattenere più valore per investire, innovare, competere.

Ma è il livello generale di redditività ad essere carente. Terni sotto la media umbra, dell’Italia e – anche se di poco – di Perugia. Nel comune di Terni l’Ebitda margin medio 2024 delle società di capitale è 6,1%. Un valore che segnala un sistema imprenditoriale attivo, ma con margini ridotti per investimenti e sviluppo. Il dato è inferiore alla media umbra (8,3%), a quella nazionale (9,3%) e alla media del Centro (9,5%). Perugia è al 6,5%, poco sopra Terni, ma con una struttura settoriale più equilibrata. Terni invece è concentrata su un motore dominante, che tuttavia rende poco: l’industria.

La cifra assume più significato se vista nel contesto. Sopra il 10% un’impresa viene considerata solida e attraente per investitori e finanziatori, capace di generare cassa e valore. Terni è lontana da quella soglia. Questo non significa fragilità immediata, ma una minore capacità di programmare, innovare, sostenere crescita e investimenti nel medio periodo. È la differenza tra produrre ricchezza e trattenerla.

Il monitoraggio della Camera di commercio dell’Umbria

Il monitoraggio della Camera di Commercio dell’Umbria si basa sui bilanci depositati annualmente dalle società di capitale. Non comprende ditte individuali e società di persone, ma questo non riduce la capacità interpretativa: le società di capitale rappresentano oltre il 65% del fatturato italiano e il 58% del valore aggiunto nazionale. Sono quindi lo specchio più fedele della tenuta economica reale, della resistenza ai cicli, della capacità di investimento.

L’industria

Il cuore del sistema di Terni è l’industria manifatturiera, che genera il 47% del valore aggiunto complessivo della città. Un peso enorme rispetto a Perugia (23,9%). Ma il rendimento non è in linea con la sua importanza: l’Ebitda margin industriale è 4,6% nel 2024, mentre a Perugia arriva al 12,5%.
La traiettoria storica conferma una criticità strutturale: 3,7% nel 2018, 4,1% nel 2021, 2,7% nel 2022, 5,3% nel 2023. Numeri che oscillano ma restano sempre bassi, segno di una marginalità compressa. Qui si concentra la fragilità ma anche la più grande opportunità di miglioramento. Un aumento anche solo di due-tre punti avrebbe un impatto moltiplicativo sull’intero sistema territoriale.

Commercio e costruzioni

Il commercio, che pesa per il 12,9% dell’economia (contro il 32,3% perugino), registra un EBITDA 3,8% nel 2024 e aveva superato Perugia nel 2023 (4,2% contro 3,4%). La redditività è moderata ma costante, segnale di un comparto che tiene, reagisce e rimane competitivo.
Nelle costruzioni Terni eccelle: 13,1% contro 7,5%, segnale di vitalità e buona capacità di trasformare fatturato in margine.

Alloggio e ristorazione

Il confronto si ribalta nel comparto turistico: l’alloggio e ristorazione a Terni mostra un EBITDA 4,6%, mentre Perugia raggiunge il 9,9%. Dietro c’è la diversa attrattività turistica dei due territori, ma anche un importante margine di crescita potenziale.
Al contrario, le attività scientifiche e tecniche rappresentano per Terni un asset strategico: pesano 12,8% del valore aggiunto, il doppio rispetto a Perugia (7,4%), con redditività elevata (16,3% Terni – 17% Perugia). Un segnale forte: Terni dispone di capitale umano qualificato, consulenza tecnologica, progettazione, ingegneria. Questo segmento potrebbe diventare la leva della trasformazione industriale e il ponte tra manifattura tradizionale e industria ad alto contenuto di innovazione.

Mencaroni: impegnati nel sostenere questa transizione

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I dati mostrano un sistema ternano produttivo ma con margini ancora troppo bassi rispetto all’Umbria, al resto del Paese e anche a Perugia. Questo ci conferma che occorre rafforzare la capacità delle imprese di generare valore, perché solo così si costruisce crescita duratura. La Camera di Commercio dell’Umbria è impegnata a sostenere questa transizione, promuovendo percorsi di digitalizzazione, innovazione tecnologica e transizione ecologica, oggi decisivi per aumentare competitività e redditività. Stiamo investendo con decisione anche nella formazione delle competenze, affinché le imprese possano accedere a nuove tecnologie e nuovi modelli organizzativi. Allo stesso tempo crediamo nei giovani: li accompagniamo verso l’imprenditorialità e li aiutiamo a inserirsi nel mondo del lavoro, perché senza capitale umano preparato non c’è sviluppo. Terni può fare il salto, e la Camera è al suo fianco per trasformare potenzialità in risultati.”.

Incendio in un’abitazione, donna uccisa dalle esalazioni

Una donna è morta a seguito dell’incendio in un’abitazione a Penna in Teverina, in località strada di Vallicella.

L’allarme è scattato intorno alle 8 di lunedì mattina.

I vigili del fuoco hanno trovato la donna, non residente, esanime in camera da letto. Probabilmente è stata asfissiata dalle esalazioni dell’incendio, che ha riguardato il tetto dell’abitazone.

Sul posto la squadra dei vigili del fuoco del distaccamento di Amelia e i carabinieri locali.

Dopo le operazioni di spegnimento delle fiamme, si è proceduto alla bonifica dell’area. Eseguiti i rilievi dai quali si potrà stabilire con esattezza l’origine delle fiamme. Che comunque sembrano essere scaturite dal camino, lasciato acceso nella notte. Le fiamme si sono poi propagate al tetto, che è tutto in legno.

Vertenza Unicoop – Superconti, proclamato lo sciopero per il 18 dicembre

Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per il 18 dicembre uno sciopero per l’intero turno di lavoro, con presidi davanti a sedi e punti vendita di Unicoop Etruria e Superconti.

Una protesta che segue il vertice romano in cui la dirigenza della cooperativa, nata dalla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, ha annunciato di voler cedere o chiudere 24 negozi, 12 dei quali con l’insegna Superconti, insieme a un forte ridimensionamento delle sedi amministrative. Per quanto riguarda chiusure e cessioni sono 11 i punti vendita interessati in Umbria: 4 Unicoop (a Bastia, San Sisto, Cannara e Tavernelle) e 7 Superconti (via Settevalli a Perugia, Amelia, Acquasparta, Todi, a Terni Corso Tacito, via Turati e Cospea).

Con 260 posti di lavoro a rischio, in particolare per il personale delle sedi amministrative di Castiglione del Lago e Terni.

“Si tratta di un piano irricevibile – scrivono i sindacati – che mette a rischio l’occupazione di 520 persone e scarica ancora una volta sulle lavoratrici e i lavoratori gli errori di gestione e le inefficienze delle dirigenze che si sono alternate negli anni alla guida, senza mai riuscire a rilanciare davvero le cooperative. La narrazione secondo cui sarebbero scelte dolorose ma necessarie non regge, pretendiamo rispetto per le persone che da anni si sacrificano e che oggi vengono trattate come numeri da aggiustare per far quadrare i conti con banche e finanziatori vari. Senza un vero rilancio commerciale della cooperativa, fatto anche di investimenti sulla rete, valorizzazione delle professionalità, il futuro di Unicoop Etruria è segnato in partenza e le dismissioni e gli esuberi di oggi, concludono i sindacati, saranno solo l’inizio”.

La Regione ha già convocato i sindacati per il 9 dicembre, in vista dell’incontro di venerdì 12 con gli stessi rappresentanti dei lavoratori e i vertici di Unicoop Etruria.

Esercitazione, così l’intervento con auto elettrica in galleria

Le auto elettriche possono rappresentare difficoltà aggiuntive per i soccorritori in caso di principio di incendio.

Proprio un incidente in galleria, con un’auto elettrica coinvolta, ha rappresentato lo scenario predisposto da Anas per una simulazione che ha visto impegnati i vigili del fuoco del Comando di Perugia, il personale sanitario del 118 e la polizia stradale.

L’incidente è stato simulato all’interno del territorio della galleria San Gregorio, a Valfabbrica, lungo la SS318var.

L attività hanno consentito ai soccorritori di testare l’intervento coordinato sullo scenario caratterizzato da elevato rischio.

VIDEO

In Umbria tredicesima per oltre mezzo milione di pensionati e dipendenti

Da oggi, lunedì, 16,3 milioni di pensionati italiani inizieranno a ricevere la tredicesima mensilità, che entro Natale sarà riscossa anche da 19,7 milioni di lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato. Complessivamente, questa mensilità aggiuntiva verrà pagata dunque a 36 milioni di italiani, i quali, calcola l’Ufficio studi della Cgia, al netto delle imposte (13,8 miliardi l’introito Irpef) incasseranno 42 miliardi di euro.

Di questa cifra – alla quale si aggiungerà il Bonus mamme – se ne spenderanno circa 10 miliardi per i regali di Natale.

Sempre secondo una stima dell’Ufficio studi della Cgia, sono 8 milioni circa i lavoratori dipendenti del settore privato che beneficiano anche della 14esima, che viene erogata nel mese di luglio. I principali contratti nazionali di lavoro che prevedono questa mensilità aggiuntiva sono: l’agricoltura, l’alimentare, l’autotrasporto, il commercio/turismo e il comparto pulizia/multiservizi.

La quattordicesima spetta anche ai pensionati che hanno compiuto 64 anni di età, viene pagata a luglio e il destinatario deve essere in possesso di determinate condizioni. Tra queste, il reddito complessivo non deve superare due volte il trattamento minimo annuo che nel 2025 è pari a 15.688,40 euro.

In Umbria percepiranno la tredicesima 543.913 persone: 262.182 pensionati e 281.731 di lavoratori dipendenti.

Nella provincia di Perugia i percettori saranno 408.255: 193.646 pensionati e 214.609 lavoratori dipendenti. Nel Ternano i percettori saranno complessivamente 135.658: 68.536 pensionati e 67.122 lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato.

Uccide la compagna e poi si spara

Hanno trovato i loro corpi senza vita sul pavimento della loro abitazione, a Po’ Bandino, frazione di Città della Pieve.

Lei, 59 anni, impiegata in un’impresa di pulizie. Lui, 58, sottufficiale in quiescenza dell’Aeronautica Militare.

I militari sono entrati nell’abitazione a seguito della segnalazione di un cittadino, che aveva sentito colpi di arma da fuoco, poco prima delle 12.

La donna era stata colpita al petto, l’uomo ucciso da un colpo in bocca. La dinamica appare abbastanza chiara agli inquirenti, in attesa degli accertamenti balistici che confermino che entrambi i colpi mortali sono partiti dalla stessa pistola. Un caso di femminicidio-suicidio, insomma.

Da una prima ricostruzione l’uomo avrebbe prima sparato alla compagna al petto, con un colpo di arma da fuoco esploso con una pistola, su cui sono in corso accertamenti finalizzati a stabilirne la provenienza, per poi togliersi la vita con un colpo in bocca.

Nell’edificio e sull’area circostante è stato condotto un accurato sopralluogo da parte del personale operante e dei militari della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo di Perugia, che hanno eseguito i rilievi tecnico-scientifici per ricostruire la dinamica dell’accaduto.

Dopo gli accertamenti condotti dal medico legale, le salme sono state trasferite nell’Istituto di Medicina Legale di Perugia per i conseguenti approfondimenti del caso.

Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Perugia e sono finalizzate a definire, oltre che la dinamica, il movente del grave fatto di sangue.

Economia umbra al bivio posto PNRR, Calzoni (ANCE Perugia) lancia un Piano condiviso sulle priorità

Di fronte ad un’economia umbra che nel prossimo anno si troverà ad un bivio, ANCE Perugia indica un percorso di confronto e collaborazione per arrivare alla redazione di un Piano fondato sull’interazione tra il quadro delle risorse disponibili, anche in vista della prossima conclusione dei cantieri del PNRR, e precise priorità per il territorio. E’ la proposta lanciata dal presidente di ANCE Perugia, Giacomo Calzoni, nel corso della parte pubblica dell’Assemblea dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili della Provincia di Perugia. Il convegno intitolato “Guardiamo al futuro: la consapevolezza – Oltre il PNRR: criticità, sfide e opportunità” ha visto gli imprenditori di ANCE confrontarsi sui temi dello sviluppo sostenibile, delle infrastrutture e degli investimenti con i rappresentanti istituzionali (Gianluca Paggi, Direzione Governo del Territorio, Ambiente, Protezione civile, Riqualificazione urbana, Coordinamento PNRR, che ha letto un contributo dell’assessore Francesco De Rebotti; l’assessore comunale di Perugia Francesco Zuccherini, il presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti).

Lavori aperti dai saluti introduttivi del neo presidente di Confindustria Umbria, Giammarco Urbani, e del presidente di ANCE Umbria, Albano Morelli, e che si sono avvalsi dei contributi di Riccardo Maria Ardizzone, responsabile Relazioni Business PA Cassa Depositi Prestiti, che ha parlato delle opportunità di finanziamento per la crescita del territorio umbro, e dell’analista Alfredo Martini (The Sign Comunicazione) che ha redatto il Report, attraverso l’elaborazione di dati economici e un’indagine condotta tra le imprese associate ad ANCE Perugia.

Il Report ANCE Perugia 2025

L’edizione 2025 del Report fotografa un’Umbria che attraversa una fase di forte incertezza economica e sociale, con segnali di stagnazione strutturale e un rischio concreto di rallentamento, dopo la stagione degli investimenti finanziati dai bonus edilizi e dal PNRR.

Dal report di quest’anno – ha sottolineato il presidente di ANCE Perugia, Giacomo Calzoniemerge un’Umbria dall’equilibrio instabile, esposta a rischi sempre più evidenti. Allo stesso tempo appare chiaro il contributo fondamentale che ha fornito e può continuare a fornire l’industria delle costruzioni. Quel che serve è l’individuazione di una strategia condivisa, che metta al centro una forte collaborazione tra pubblico e privato, mettendo maggiormente a sistema le politiche attuali. Da parte di ANCE vi è la più ampia disponibilità a svolgere un ruolo di interlocutore tecnico e operativo, mettendo a disposizione dati, analisi e strumenti di monitoraggio per trovare insieme le soluzioni più rispondenti a garantire sviluppo economico e un maggiore benessere ai cittadini della nostra regione”.

Economia regionale: crescita debole e allarme demografico

L’Umbria continua a crescere meno della media nazionale, con un PIL stagnante e un valore aggiunto tra i più bassi d’Italia. A questo si aggiunge un calo demografico significativo: negli ultimi dieci anni la regione ha perso oltre 41.000 residenti, con un indice di vecchiaia che supera 246 (ben oltre la media italiana). In aumento la fuga dei giovani: nel 2024 si sono trasferiti stabilmente all’estero 722 laureati umbri (+62% rispetto all’anno precedente).

Industria delle costruzioni: un settore più solido, ma in frenata

Negli ultimi anni le costruzioni hanno sostenuto fortemente l’economia umbra, grazie a incentivi e investimenti PNRR. Oggi rappresentano il 12,5% del PIL regionale e il 24% degli addetti dell’industria.
Ma il 2025 segna l’inizio di un cambio di ciclo: gli investimenti in costruzioni risultano in calo (-4,9% nel 2024 e -7,7% stimato nel 2025), con una riduzione delle ore lavorate e un rallentamento dell’occupazione.
Il tessuto imprenditoriale, però, appare più robusto: crescono le società di capitali e aumenta la capitalizzazione delle imprese.

Resta aperta la sfida sugli obiettivi fissati dal PNRR, che in Umbria vede il 61% dei cantieri già avviati o conclusi e un livello di spesa relativa alle opere pari al 23,41% sul totale dei finanziamenti, a fronte di un valore medio nazionale del 32,63%.

Infrastrutture: le opere prioritarie e una visione unitaria

Le analisi raccolte mostrano come il gap infrastrutturale rappresenti uno dei principali limiti allo sviluppo regionale. Le imprese individuano con chiarezza queste opere strategiche:

  1. Completamento del Quadrilatero Umbria–Marche
  2. Nodo stradale di Perugia
  3. Superstrada E78 “Due Mari”
  4. Direttrice ferroviaria Orte–Falconara
  5. Collegamento con rete Alta Velocità

Secondo il Report, realizzarle significherebbe:

  • ridurre costi e tempi logistici per le imprese manifatturiere;
  • rendere l’Umbria più attrattiva per investimenti esterni;
  • riequilibrare i flussi turistici e commerciali nord/sud e est/ovest;
  • sostenere le aree interne e limitare lo spopolamento.

Innovazione e digitalizzazione: tra potenzialità e ritardi da colmare

Le imprese umbre mostrano una crescente consapevolezza dei temi legati a digitalizzazione, IA e nuove tecnologie di cantiere (BIM, robotica, manutenzione predittiva).

Tuttavia, i dati del sistema camerale rivelano un paradosso:

  • il 52% delle imprese industriali non ha investito nel digitale negli ultimi tre anni;
  • il 65% non prevede di farlo nel prossimo triennio.

Questo ritardo rischia di compromettere competitività, sicurezza e capacità di partecipazione alle gare.

Il messaggio di ANCE: dal PNRR a un Piano regionale condiviso

Con la conclusione dei cantieri PNRR, ANCE Perugia avverte un rischio concreto: una nuova destrutturazione del settore, simile a quella post-crisi 2008.

Per questo, l’Associazione propone una strategia articolata:

  1. Condividere una visione di medio periodo tra imprese, istituzioni e mondo sociale;
  2. Integrare costruzioni, industria, logistica e aree periferiche;
  3. Pianificare in modo congiunto le risorse, a partire dai Piani triennali delle opere pubbliche;
  4. Elaborare un Piano regionale per lo sviluppo sostenibile, basato su:
    • infrastrutture prioritarie,
    • capitale umano e formazione,
    • rigenerazione urbana,
    • innovazione tecnologica,
    • tutela del territorio e transizione energetica.

Calzoni: “Costruiamo insieme un modello di sviluppo”

Il presidente di ANCE Perugia, Giacomo Calzoni, alla luce dei contenuti del Report 2025, ha lanciato un appello a tutto il sistema umbro: “Servono scelte coraggiose e tempestive. La politica regionale deve innanzitutto definire una visione chiara, individuando priorità infrastrutturali e rafforzando la capacità amministrativa nella gestione delle risorse. È necessario investire sul capitale umano, trattenendo i giovani più qualificati e favorendo l’incontro tra formazione universitaria e tessuto produttivo. Occorre poi concentrarsi sulla rigenerazione dei territori, migliorando servizi, mobilità e opportunità nelle aree interne, per evitare che intere porzioni della regione restino escluse dai processi di sviluppo. Infine, è indispensabile accelerare la transizione tecnologica e la digitalizzazione, aiutando le imprese a competere in un mercato globale sempre più esigente. L’Umbria, oggi, si trova davanti a un bivio: continuare a scivolare in una traiettoria di declino oppure cogliere l’occasione per ricostruire un modello di sviluppo capace di valorizzarne la storia, il capitale umano e il potenziale ancora inespresso. Il Report ANCE Perugia indica una via possibile. Nel prossimo anno dobbiamo trovare le soluzioni e adottare le politiche adeguate per una sua concreta attuazione.”

I premi fedeltà associativa alle imprese

Nel corso della parte pubblica dell’Assemblea di ANCE Perugia, sono stati consegnati i premi fedeltà associativa.

Per i 25 anni di associazione ad ANCE Perugia sono state premiate le imprese: Edilsystem srl di Perugia (hanno ritirato il premio Roberto ed Elisa Menichetti); Moretti Aldo srl di Foligno (ha ritirato il premio Edo Moretti); Regni & Caponi srl di Perugia (hanno ritirato il premio Michele, Pietro, Giulio e Pietro Junior Regni e Pietro Caponi).

Il premio per i 50 anni di associazione ad ANCE Perugia è stato conferito a Tecnostrade srl di Perugia; sul palco a ritirarlo Francesco, Letizia e Lorenzo Caporali.

In Umbria, più che nel resto d’Italia, il lavoro lo danno le piccole e medie imprese

In Umbria 211.221 occupati, su un totale di 250.965, lavora nelle micro, piccole e medie imprese (MPMI). Una percentuale dell’84,2% a fronte di una media del 76,4% in un’Italia che sta perdendo le grandi imprese, ma che vede il tessuto di Pmi più robusto d’Europa.

Percentuale che nella provincia di Perugia scende all’83,8% (63.295 addetti su 194.901 totali), mentre nella provincia di Terni è dell’85,5% (47.926 addetti su 56.064).

In Italia

Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia, i lavoratori sono maggiormente concentrati nel MPMI nel Sud. Sul podio delle percentuali più alte ci sono il Molise con 98,3% (57.683 occupati du 58.682), la Calabria con il 96,6% (279.992 occupati su 289.745) e la Basilicata con 95,8% (99.452 su un totale di 103.842).

Le tre regioni dove le percentuali risultano più basse sono il Piemonte con 70,1% (1.008.832 di occupati su 1.438.868), il Lazio con 68,1% (1.319.973 su 1.939.181), la Lombardia con il 64,9% (2.966.720 su 4.569.825 di occupati).

In Italia complessivamente il 76,4% dei 18,6 milioni di occupati è impegnato nelle micro, piccole e medie imprese (14.242.347 addetti).

Stadio-clinica, il Tar rinvia tutto al 27 gennaio. Si tenta la mediazione politica

Il Tar ha fissato al 27 gennaio 2026 l’udienza nella quale verrà analizzata, complessivamente, la pratica stadio-clinica di Terni. Un’udienza breve per decidere nel merito e quindi anche sulla cautelare e sulla sospensiva, non ritirata dall’Avvocatura regionale.

Il presidente del Tar ha auspicato che per allora si arrivi, dove possibile, ad una definizione congiunta. Posizione sulla quale sta cercando di lavorare la Regione, finora senza successo.

“Udienza e pre udienza si sono svolte in un regime di massimo rispetto e collaborazione tra i legali di tutte le parti” viene evidenziato in una nota dell’Avvocatura regionale.

La Ternana Calcio usa però tutt’altri toni e parla di “ennesimo sgarbo nei confronti della città di Terni” per questo ulteriore rinvio, i cui danni sono stimati in 70 mila euro di perdita al giorno.

“Saranno tre mesi persi – dichiara il vice presidente della Provincia di Terni, Francesca Maria Ferranti – per ottenere ciò che è giusto per Terni, per l’Umbria del sud e per i ternani e cioè avere un’equa ripartizione nel territorio umbro delle risorse stanziate dalla Regione per la sanità privata accreditata e convenzionata, poter usufruire di un servizio sanitario non caratterizzato da liste d’attesa interminabili e secondo il principio della prossimità della prestazione non costringendo gli utenti a spendere significative risorse per recarsi fuori dai confini provinciali e regionali come spesso avviene”.

Sempre Ferranti sottolinea poi che “allo stesso tempo è giusto che il Comune di Terni possa dotarsi di un moderno stadio con attività collaterali anche produttive dal punto di vista economico e che concluda la riqualificazione dell’area ex Staino, un tempo zona urbana di degrado, oggi invece un fiore all’occhiello sotto l’aspetto del recupero urbanistico. Un recupero che si unisce alle piscine dello stadio e il Palaeventi e che con lo stadio rappresenterebbe l’ambiziosa cittadella dello sport. Detto questo – conclude Ferranti – resto fiducioso sul fatto che la Regione, proseguendo i suoi approfondimenti, rinunci nelle prossime settimane anche alla discussione nel merito, e dimostri di voler amministrare l’Umbria in modo equo e utile”.

Ecco la propensione all’evasione fiscale in Umbria

Secondo l’elaborazione fatta dall’Ufficio studi della Cgia sugli ultimi dati resi noti nei giorni scorsi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi all’evasione fiscale in Italia nel 2022 l’evasione fiscale in Italia, in Umbria ogni 100 euro di gettito incassato se ne nascondo al fisco 15,4.

La propensione all’evasione (vale a dire quanto evade la popolazione/imprese presenti in una determinata area geografica in rapporto alla ricchezza prodotta), nel Cuore verde d’Italia è al 14 per cento (cioè circa 1,7 miliardi di mancato gettito).

In testa alla classifica c’è la Calabria, dove è al 20,9 per cento (per 3,1 miliardi di evasione). Quindi la Puglia al 18,9 per cento (cioè circa 6,8 miliardi di mancato gettito), seguita dalla Campania con un dato del 18,5 per cento (9,4 miliardi evasi).

Le regioni meno coinvolte, invece, sono la Provincia Autonoma di Trento che presenta un tasso del 9,7, la Lombardia dell’ 8,8 e la Provincia Autonoma di Bolzano che registra l’incidenza più contenuta d’Italia, pari all’8,4.

Se, invece, si osserva la graduatoria dell’evasione in termini assoluti, sono ovviamente le regioni più ricche e popolate a occupare le prime posizioni. Infatti, al primo posto troviamo la Lombardia con un mancato gettito pari a 16,7 miliardi di euro. Seguono il Lazio con 11,4 miliardi, la Campania con 9,4, Veneto ed Emilia Romagna entrambe con 7,8 miliardi.