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Autore: Matteo Savino

E’ morto il trasportatore 26enne ustionato all’Ast, proclamato lo sciopero

È morto all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dopo sei giorni di agonia, Sanderson Mendoza, l’operaio 26enne dell’azienda Tapojarvi, gravemente ustionato dalle scorie di acciaio fuso che stava trasportando con il suo mezzo nell’area Ast di Terni.

Per cause in corso di accertamento, le scorie incandescenti erano fuoriuscite dal paiolo, incendiando il Klingher che il giovane, originario dell’Ecuador, stava conducendo.

Nonostante gli interventi immediati, il giovane era stato estratto dal mezzo con gravi ustioni sull’80 per cento del corpo. Quindi il ricovero all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dove è arrivato in condizioni disperate. Dopo sei giorni in coma farmacologico, è morto nella giornata di domenica.

Appresa la tragica notizia, la Rsu della fabbrica e le segreterie dei sindacati metalmeccanici hanno indetto uno sciopero immediato, appena il ciclo produttivo lo consentirà.

La Procura, che aveva aperto un’inchiesta sull’incidente, ora muterà l’ipotesi di reato su cui sta indagando.

Il sindaco di Terni, Stefani Bandecchi, ha espresso cordoglio alla famiglia di Sanderson Mendoza a nome di tutta la città di Terni. Ed ha ribadito il proprio impegno affinché i luoghi di lavoro siano occasione di sviluppo, indipendenza economica, realizzazione professionale e personale, in condizioni di sicurezza.

Anche la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e la Giunta regionale hanno espresso forte cordoglio per la morte di Sanderson Mendoza: “Siamo vicini ai familiari e ai colleghi – le parole della presidente Proietti – questo nuovo drammatico incidente sul lavoro ci impegna sempre di più ad attivarci per il rispetto delle norme. Il tema della sicurezza sul lavoro deve rimanere prioritario per la tutela dei lavoratori e per garantire anche la qualità degli ambienti di lavoro. La Regione Umbria sarà in prima linea con un Piano ad hoc potenziando l’attività di controllo nelle fabbriche con un’attenzione anche alla formazione obbligatoria dei lavoratori e al rispetto dei protocolli di sicurezza. Intensificheremo in base alle nostre competenze le attività di prevenzione per arginare questo grande problema che rappresenta una sconfitta per tutti noi”.

Spuntino veloce, a Terni il prezzo più basso anche se in aumento

E’ Terni la città italiana dove nell’ultimo anno è aumentato di più il costo minimo per una veloce pausa pranzo, fatta di panino e caffè. Un incremento del 16% che però fa mantenere alla città dell’Acciaio il prezzo più basso in media, pari a 3,5 euro.

E’ quanto indica l’Osservatorio Pausa Pranzo di SumUp, sulla base dei prezzi rilevati. A Trento per consumare lo stesso pasto occorrono 6,8 euro.

Contro ogni aspettativa, invece, la città in cui nel 2024 panino e caffè hanno visto l’aumento di prezzi più significativo è Napoli: a crescere, infatti, è stato sia il costo medio (+14,1%) sia il costo massimo (+27,5%).

A Pescara il conto totale è di 4,1 euro, mentre a Palermo e a Firenze il costo è pari a 4,2€ euro Panino e caffè si assestano su un costo medio di 4,4 euro a Catanzaro, mentre la stessa consumazione a Cagliari richiede una spesa di 4,5 euro. Ad Ascoli Piceno e Bari si spendono in media 4,6 euro.

Tra le città più care, dopo Trento ci sono Milano (6,7 euro) e Trieste (6 euro). A Venezia per la pausa pranzo si spendono in media 5,5 euro: il capoluogo veneto, però, è anche quello in cui si trova il prezzo minimo più basso (2,7€ euro) e l’unico in cui il costo medio di panino e caffè è diminuito dal 2023 al 2024, del -3,3%. Certo, sempre che si resti lontano dalle zone turistiche.

La pausa pranzo costa invece 5,3 euro a Genova, 5,1 euro a Bologna, 5 euro ad Aosta e 4,8 euro a Torino e a Roma.

Il costo medio di un panino nelle città italiane

Andando nel dettaglio, quanto costa in media mangiare solo un panino al bar o al ristorante nel 2024? In ordine decrescente, si va dai 5,5 euro delle province di Trento e Milano ai 4,7 euro di Trieste e ai 4,3 euro di Venezia. Proseguendo, la spesa media scende ai 4,1 euro di Genova e ai 3,9 euro di Aosta. Bologna e Roma si assestano, rispettivamente, a 3,9 euro e 3,7 euro di spesa media per un sandwich in pausa pranzo. A Terni, Pescara e Firenze, invece, troviamo i costi più bassi per un panino: rispettivamente 2,3 euro, 2,8 euro e 3 euro. Seguono Palermo con 3 euro, Cagliari con 3,3 euro, Catanzaro, Ascoli Piceno e Napoli con 3,4 euro. A Bari e Torino il costo medio per un sandwich al bar, invece, è di 3,5 euro.

Quanto costa un caffè da Nord a Sud Italia

Tra le venti città italiane analizzate da SumUp il prezzo medio del caffè vede un’oscillazione più contenuta, ma comunque presenta differenze. La spesa media più alta si registra a Pescara, Trieste, Trento, Torino e Bologna: in tutte queste province il costo di un caffè è attorno a 1,3 euro. Invece si scende lievemente di prezzo (1,2 euro) a Venezia, Firenze, Ascoli Piceno, Palermo e Milano.

(foto dal sito Sumup fonte della notizia)

Maltempo, smottamenti e frane anche in Umbria AGGIORNAMENTI

Gli effetti del maltempo che ha interessato nel fine settimana il Centro Italia hanno creato qualche problema anche in Umbria, con frane e smottamenti. Anche se la piena del Tevere sembra essere passata indenne.

Smottamenti e crolli

E’ tenuta sotto controllo la situazione a Vallo di Nera, dove è crollata parte delle mura urbiche. Due abitazioni sono state sfollate, così come un edificio pubblico. Il tratto di muro, fanno sapere dalla Regione, era già destinatario di risorse, per le quali è stata richiesta una implementazione necessaria dopo il crollo di parte del muro.

Criticità si sono verificate anche nella zona del Trasimeno, ai Ponti di Perugia e nell’area dell’Orvietano. Sono stati inoltre immediatamente verificati i dissesti segnalati in alcuni comuni, Narni, Ferentillo, Allerona, Fabrodove il sindaco Simone Barbanera ha fatto transennare un’area delle mura a rischio crolli, con cinque persone sfollate.

In tutti questi comuni state attivate le verifiche da parte dei vigili del fuoco e da parte dei tecnici comunali, provinciali e regionali e nessuno desta al momento particolare preoccupazione data anche la intensità delle precipitazioni per ora limitate nel nostro territorio.

ll servizio protezione civile regionale, coadiuvato dagli altri servizi coinvolti nel sistema di reperibilità, sta continuando a monitorare l’evoluzione delle piogge e la situazione dei fiumi dell’Umbria, dove c’è stata allerta gialla. Anche attraverso l’ausilio dell’elicottero.

La diga di Montedoglio

In particolare l’attenzione è stata rivolta alla diga di Montedoglio, nella quale è in corso una fase di collaudo comportante la necessità di mantenere al livello dello sfioratore la quota dell’acqua invasata. In tale situazione è stato necessario modulare i rilasci dalla diga in modo tale da mantenere equilibrio tra la portata in ingresso ed i volumi scaricati a valle, il tutto tenendo ben presente la necessità di non aggravare il rischio nei territori sottesi alla diga. Continui sono stati gli scambi di informazioni tra il gestore della diga, il centro funzionale e i presidi idraulici che hanno monitorato, anche in loco, le portate. La fase di collaudo proseguirà per complessivi 15 giorni come da programma.

Nel frattempo l’amministrazione comunale di Città di Castello da venerdì ha informato la cittadinanza che, a seguito dell’allerta meteo diffusa dalla Regione Umbria e in considerazione dei rilasci di acqua dalla diga di Montedoglio comunicati dall’Ente Acque Umbre-Toscane, si potranno verificare innalzamenti del livello idrometrico del Tevere. Per questo sono stati attivati i pannelli digitali di allerta lungo il percorso ciclopedonale che costeggia il corso d’acqua, dove i cittadini sono invitati ad adottare comportamenti prudenti e responsabili. Il documento di allerta meteorologica diffuso dal Centro Funzionale della Protezione Civile della Regione Umbria, valido fino alla mezzanotte di domenica 16 marzo, riportava un codice giallo (rischio ordinario) per criticità idraulica, idrogeologica e vento nell’area dell’Altotevere per la giornata di venerdì 14 e un codice giallo per criticità idraulica e temporali a partire dalla giornata di sabato 15 marzo. La situazione è monitorata costantemente dal Presidio Territoriale del Servizio di Protezione Civile Comunale di Città di Castello, come comunicano il sindaco Luca Secondi e gli assessori alla Protezione Civile, Benedetta Calagreti, alla Polizia Locale, Rodolfo Braccalenti e Lavori Pubblici, Riccardo Carletti.

Frana a Pratelle

Nel territorio comunale di Città di Castello, a causa di una frana a Pratelle, la notte appena trascorsa, una famiglia, composta da cinque persone di cui due anziane, è stata costretta a lasciare la propria abitazione.

I vigili del fuoco previo sopralluogo hanno ritenuto a rischio l’incolumità degli occupanti e il sindaco, Luca Secondi, ha emesso ordinanza di inagibilità e immediato rilascio dell’immobile per pericolo frana. La polizia locale, coordinata dal Comandante, Emanuele Mattei, ha proceduto a dare esecuzione all’ordinanza mettendo a disposizione le proprie risorse e competenze per aiutare le persone a trovare un alloggio poi avvenuto presso i familiari residenti nei paesi limitrofi. Dopo essersi assicurati che gli occupanti fossero al sicuro hanno proceduto a sigillare l’abitazione e interdetto l’accesso a chiunque fino a nuove verifiche. Le operazioni sono terminate alle ore 1. Sul posto è intervenuto anche il tecnico reperibile e gli addetti delle Squadre Operative.

Attivati i pannelli di allerta lungo il percorso ciclopedonale di Città di Castello, dove i cittadini sono invitati alla prudenza.

Umbri in soccorso delle popolazioni toscane

La Regione Umbria, a seguito dello stato di mobilitazione dichiarato dal ministro Musumeci, ha messo a disposizione la sua colonna mobile per eventuale supporto alle Regioni Emilia Romagna e Toscana, per le quali si prevedeva un periodo di pioggia particolarmente intenso, come poi effettivamente si è verificato.
Nella serata di ieri è stata disposta l’attivazione di diverse regioni, tra cui l’Umbria, per portare soccorso alla popolazione di alcuni comuni toscani, particolarmente colpiti dalle esondazioni dei corsi d’acqua.
Funzionari della Regione Umbria sono arrivati nelle primissime ore di questa mattina, nei comuni assegnatici di Rufina e Dicomano, per le preliminari attività di scouting. Qui sono stati raggiunti dal resto della colonna mobile costituito da altri funzionari regionali e da 37 volontari con al seguito mezzi idrovore/motopompe, moduli per il lavaggio delle aree e locali invasi dal fango, bobcat e tutto quanto altro è necessario in situazioni come quella che si trovano ad affrontare.
Parte di queste attrezzature sono state recentemente acquistate dalla Regione, con fondi propri e altri messi a disposizione dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, proprio per dotare chi interviene in una emergenza di mezzi dedicati, funzionali per le specifiche attività.

“Mi fa piacere ricordare che per l’uso delle attrezzature e dei mezzi, nonché per la sicurezza degli operatori la Regione promuove corsi di formazione, ogni anno, a cui partecipano numerosi volontari.
Mi preme ringraziare – ha affermato la presidente Stefania Proietti – le associazioni comunali di Protezione Civile che sono partite per questo primo contingente, ovvero i gruppi comunali di Acquasparta, Bastia Umbra, Cannara, Marsciano e Spello, nonchè le associazioni di protezione civile di Città di Castello e Foligno, ma anche gli altri gruppi e associazioni di protezione civile che si erano resi disponibili e sui quali faremo affidamento nel caso ci sia necessità di permanere in Toscana per un periodo più lungo”.

(notizia in aggiornamento)

Lavoratori Randstad in Eskigel, i sindacati interrompono il confronto

“Dopo mesi di confronto con Randstad, riteniamo che non ci siano più le condizioni per proseguire il confronto, non essendoci mai state date risposte in merito alle tante questioni poste”. Le organizzazioni sindacali Felsa Cisl Umbria, Nidil Cgil Terni e Uiltemp Uil Umbria annunciano la sospensione del confronto con Randstad sulla vicenda dei lavoratori somministrati dall’agenzia per il lavoro Randstad nell’azienda Eskigel di Terni.

“Da mesi ormai – spiegano i sindacati – siamo al tavolo con l’agenzia per dirimere alcune questioni che hanno fortemente esacerbato gli animi dei lavoratori. L’azienda utilizzatrice, stagionale, impiega con estrema flessibilità i lavoratori somministrati e al tavolo abbiamo più volte rivendicato il rispetto degli accordi sottoscritti, che prevedono contratti per i lavoratori a tempo determinato di almeno 15 giorni. A oggi, però, continuiamo a registrare il susseguirsi di contratti molto più brevi”.

Felsa, Nidil e Ultemp ricordano di aver chiesto “più volte il rispetto dell’equità nel trattamento dei lavoratori che, pur svolgendo analoghe mansioni dei diretti, sono inquadrati in modo diverso”. C

’è poi la questione degli orari. “All’inizio di questa stagione – fanno sapere le organizzazioni sindacali –, ai somministrati assunti a tempo indeterminato da Randstad in Eskigel, oltre alla consueta lettera di assegnazione, è stato recapitato un ulteriore documento con il quale si comunicava una variazione di orario: non si prevedono più le 44 settimane dal 1° gennaio al 31 ottobre, come gli analoghi contratti dei lavoratori diretti, ma nell’arco dell’intero anno, senza indicazioni sui periodi di lavoro e non lavoro. Parliamo di lavoratori ormai strutturali a questa azienda e che, in molti casi, gestiscono linee di produzione, se non interi reparti. Lavoratori che, sottoinquadrati ormai da anni, continuano a permettere a Eskigel di produrre, fatturare e vantare utili invidiabili”.

“Su mandato dell’assemblea dei lavoratori – concludono le sigle sindacali – abbiamo chiesto all’agenzia di tornare indietro rispetto alla variazione di orario che sta ottenendo un unico risultato: svuotare Eskigel di professionalità importanti che si stanno spostando verso altre realtà lavorative; un esodo che non si ferma e che rischia di pregiudicare ulteriormente l’andamento produttivo. Chiediamo il rispetto degli accordi, della parità di trattamento, dei lavoratori”.

Pioggia intensa, crollo di parte delle mura di Vallo di Nera

L’intensa pioggia di questi giorni ha fatto crollare parte delle mura urbiche del borgo di Vallo di Nera, già minate dal terremoto.

Il crollo si è verificato a metà pomeriggio di venerdì e fortunatamente non ha coinvolto persone, né auto nella strada sottostante.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Norcia, insieme a forze dell’ordine e tecnici comunali.

La squadra dei vigili del fuoco ha provveduto all’interdizione di tutta l’area interessata dal cedimento, che ha coinvolto un edificio comunale ed alcuni fabbricati privati. Due famiglie sono state evacuate.

Zona Franca Urbana, spinta bipartisan per la proroga al 2026

La proroga della Zona Franca Urbana fino al 2026 consentirebbe alle imprese impegnate nella
ricostruzione possano continuare ad utilizzare i crediti d’imposta accumulati, senza ostacoli burocratici o fiscali.

Da qui il sostegno bipartisan dell’Assemblea legislativa, con la mozione, approvato all’unanimità dei presenti a rafforzare per questo obiettivo “l’azione istituzionale, in coerenza con gli atti già approvati dall’ Assemblea legislativa, per sostenere; a sollecitare il Governo ad intervenire per rimuovere il blocco all’utilizzo dei crediti d’imposta accumulati dalle imprese impegnate nella ricostruzione, garantendo un quadro di certezza normativa e fiscale per consentire alle PMI e agli artigiani di operare senza interruzioni; a coinvolgere i parlamentari umbri di ogni espressione politica affinché si facciano portavoce delle istanze del territorio, promuovendo iniziative parlamentari a sostegno della proroga della ZFU e del ripristino dei fondi tagliati, per garantire alle aree interne umbre il supporto necessario al completamento della ricostruzione e alla ripresa economica; a contrastare il rischio di spopolamento e abbandono delle aree interne umbre, attraverso misure concrete che assicurino pari opportunità economiche e sociali ai cittadini e alle imprese dei territori colpiti dal sisma”.

La mozione sulla richiesta di proroga della Zona Franca Urbana, presentata dagli esponenti del Pd Cristian Betti e Letizia Michelini (Pd), è stata condivisa dai consiglieri di opposizione a seguito di alcune modifiche apportate al dispositivo dell’atto.

“I commissari Legnini e Castelli – ha detto Betti illustrando l’atto – hanno fatto molto ed oggi si sta
procedendo in maniera corretta affrontando ogni tematica in maniera giusta. La mancata proroga della ZFU potrebbe determinare la chiusura di numerose attività , in particolare nei centri più colpiti dal sisma, aumentando il rischio di spopolamento e indebolendo il tessuto economico locale”.

La scadenza della Zona Franca Urbana al 31 dicembre 2024 ha bloccato l’utilizzo dei crediti d’imposta accumulati dalle imprese, determinando difficoltà economiche per numerose aziende edili artigiane e
PMI operanti nel cratere sismico.

Il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, già nel 2023 aveva promosso con successo una proroga della Zona Franca Urbana e, in seguito alla recente mancata approvazione dell’emendamento, ha avviato nuove interlocuzioni con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per valutare una possibile proroga della misura.

Una disponibilità accolta come un segnale positivo nelle aree colpite dal sisma. Il mancato rinnovo della ZFU e il blocco dei crediti d’imposta, infatti, penalizzano le imprese impegnate nella ricostruzione, con il rischio di un rallentamento del processo, con conseguenti ripercussioni occupazionali ed economiche.

Detenuto di 56 anni dà fuoco alla cella, muore in ospedale

E’ morto in ospedale il 56enne tunisino, detenuto nel carcere di Capanne, che mercoledì mattina ha dato fuoco al materasso, alle coperte ed a quanto altro di infiammabile c’era nella sua cella.

La salma è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria in ospedale, “dove l’uomo era stato portato dalla polizia penitenziaria nell’estremo tentativo di salvargli la vita” spiega il segretario del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) Fabrizio Bonino, che ha dato la notizia del tragico evento.

“L’uomo – racconta il sindacalista – era stato spostato da Reparto penale a quello circondariale ed è lì che ha inscenato la folle e drammatica protesta che gli è costata la vita”. L’intervento degli agenti, pur tempestivo, non è bastato a salvargli la vita.

Bonino segnala che il tragico evento è stato commesso nella Terza Sezione del carcere, da tempo al centro delle critiche sindacali per la sua fatiscenza, tanto che nel corso di una recente visita ispettiva del SAPPE i vertici nazionali e regionali del sindacato avevano chiesto al DAP di “valutare attentamente la possibilità di un cambio ai vertici dell’Istituto, in quanto solo attraverso una gestione più attenta e responsabile si potranno garantire condizioni di lavoro dignitose al personale e un’effettiva sicurezza all’interno della struttura”.

Il segretario generale Donato Capece aveva espresso “profonda delusione per le condizioni in cui sono costretti a operare: In diversi settori dell’Istituto, e in particolare presso la “Terza Sezione”, abbiamo riscontrato importanti infiltrazioni di acqua piovana sui soffitti. Le mura di molte Sezioni risultano sporche e in alcune zone sono ancora presenti residui di escrementi umani, lanciati dai detenuti nel tentativo di colpire il personale. Ristretti che, per altro, si trovano ancora all’interno della struttura, senza che siano stati presi provvedimenti per il loro trasferimento. Ulteriore criticità riguarda i cancelli automatici, che risultano non funzionanti da diverso tempo. Questo non solo complica il regolare svolgimento delle attività quotidiane, ma rappresenta anche un potenziale rischio per la sicurezza dell’intera struttura, considerando la necessità di una tempestiva gestione degli accessi e della c.d. movimentazione interna”.

Proprio per trovare una soluzione strutturale a questi problemi, considerata l’inefficacia delle numerose lettere inviate alla Direzione e al Provveditorato Regionale, nella giornata di martedì si era tenuto un incontro con il direttore generale Beni e Servizi dell’Amministrazione Penitenziaria, Antonio Bianco, durante il quale erano state illustrate dettagliatamente le gravi criticità strutturali del reparto circondariale del carcere di Perugia Capanne. “Criticità – conclude il SAPPE – che debbono trovare urgente soluzione dopo la tragedia di questa mattina”.

Verso un tavolo per l’emergenza carceri

Una tragedia che ha scosso anche le istituzioni. In accordo con la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, la presidente della Regione Stefania Proietti ha comunicato che sta valutando l’istituzione di un tavolo sull’emergenza penitenziaria a Capanne e in tutte le carceri umbre.

Proprio pochi giorni fa la presidente Proietti aveva inviato una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio, e mandata per presa d’atto anche al procuratore generale della Corte di Appello di Perugia Sergio Sottani, anch’egli assolutamente preoccupato per la situazione.

“Nella mia funzione di rappresentante della Regione Umbria – scriveva nella lettera – chiedo un deciso e immediato intervento volto a ridurre l’attuale stato di sovraffollamento dei detenuti e al contempo un deciso rafforzamento del personale, a cominciare dalla polizia penitenziaria. Le chiedo altresì con ogni urgenza di formalizzare il Provveditorato Umbria in luogo del precedente Provveditorato Umbria-Toscana, situazione all’origine di molte criticità e dell’attuale sovraffollamento”.

Crolla solaio durante ristrutturazione, due lavoratori feriti

Due lavoratori di una ditta edile sono rimasti feriti a seguito del crollo del solaio di un edificio in ristrutturazione, a Colle Umberto di Perugia.

I due non sono rimasti intrappolati sotto le macerie, ma sono caduti dal ponteggio, restando feriti.

Uno di loro è stato elitrasportato, mentre l’altro è stato trasferito in ospedale in ambulanza.

Il cedimento ha interessato un solaio in struttura mista acciaio – laterizio sul quale era collocato il ponteggio dove stavano lavorando i due operai coinvolti. Nessuno dei due risulterebbe in pericolo di vita.

All’arrivo delle squadre dei vigili del fuoco, il personale sanitario del 118 era già presente sul posto e aveva preso in cura i due lavoratori feriti.

Entrambi sono stati ricoverati all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti anche i carabinieri e il personale dell’USL per gli accertamenti del caso.

Le operazioni di messa in sicurezza dell’area sono state effettuate dai vigili del fuoco.

Un incidente sul lavoro a poche ore di distanza da quello che si è verificato nell’area Ast di Terni, con un operaio 26enne che, gravemente ustionato, è ricoverato in coma farmacologico

Musumeci alla Provic: normativa unica per la ricostruzione. Poi alla firma per le mura di Assisi

Doppio appuntamento in Umbria per il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, accompagnato dal commissario straordinario alla Ricostruzione, Guido Castelli.

Il ministro ha prima incontrato a Foligno, nella sede della Protezione civile della Regione Umbria, il personale e i volontari, accolto dalla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e dal sindaco di Foligno Stefano Zuccarini.

La governatrice ha ricordato l’importanza strategica del Centro regionale per la protezione civile. Ricordando che se “da una parte puntiamo sempre di più sulla ricostruzione post terremoto, dall’altra la formazione del personale e dei volontari della protezione civile rimane un punto fermo anche per la prevenzione”.

“Poter definire le procedure per la ricostruzione con una normativa unica è una priorità e anche una necessità – ha detto il ministro Musumeci -. Ogni regione ha un contesto normativo a sé e ciò non consente omogeneità per la realizzazione dei lavori. Le ricostruzioni durano tanti anni e vanno fissati tempi certi: 5 anni e in caso di terremoto 10, con a capo una cabina di regia e non si esclude che il presidente di Regione possa essere individuato come commissario straordinario. Ricostruire è un costo – ha aggiunto – prevenire è un investimento e la prevenzione è il ruolo più importante della protezione civile. In Umbria si è lavorato con serietà sulla ricostruzione, ma ribadisco, va definito un criterio omogeneo e capire se abbia più senso il ricostruire com’ era e dov’era. Tutti questi punti certi sono inseriti nel nuovo codice”. 

Il ministro ha voluto poi ringraziare tutti i professionisti e gli operatori impegnati nella ricostruzione in Umbria che “negli ultimi tempi ha avuto una forte accelerazione anche grazie all’attività del commissario Castelli molto impegnato in questo compito alto”.

La firma ad Assisi

Poi la cerimonia ad Assisi, per la firma dell’accordo di programma tra Comune, Governo e Soprintendenza archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria che mette a disposizione, per il primo lotto, un contributo statale di 9,5 milioni di euro per restaurare e valorizzare le mura urbiche della città Serafica.

L’intesa è stata sottoscritta nella Sala della Conciliazione da Valter Stoppini, sindaco f.f. di Assisi, Luigi Ferrara, capo Dipartimento Casa Italia – Presidenza del Consiglio dei Ministri e Francesca Valentini, dirigente delegata Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.

assisi

L’iniziativa è legata a un più ampio piano unitario di messa in sicurezza, risanamento conservativo e valorizzazione dei beni culturali di Assisi – sempre predisposto dal Comune nel 2022, in vista del Giubileo 2025 e dell’ottavo centenario della morte di San Francesco del 2026 – sottoposto al Governo dall’allora sindaco Stefania Proietti, con una richiesta di finanziamento e progetto di fattibilità per un importo complessivo di 20,5 milioni di euro. Il Dipartimento Casa Italia ha quindi accolto e finanziato un primo stralcio dei lavori, stanziando 9,5 milioni di euro destinati al restauro dei tratti di mura che presentano le maggiori criticità e che insistono su aree ad alta frequentazione, come strade, piazze e giardini pubblici. In particolare, gli interventi previsti dal primo lotto riguardano i seguenti segmenti: Porta Nuova, Porta Cappuccini e la parte tra Porta Cappuccini e la Rocca Minore; Rocca Minore Porta Perlici e la porzione tra Porta Perlici e Rocca Maggiore; da S. Pietro a Sementone, Fonti di Mojano, da Porta Moiano a Porta Nuova; le porte cosiddette della seconda cerchia e cioè Arco di Pietro e Paolo e Arco di San Francesco. A seconda delle situazioni, verranno eseguiti interventi di risanamento conservativo attraverso la ricostruzione del coronamento e dei paramenti, lavori di consolidamento con tiranti o localizzato con iniezioni, riedificazione dei tratti crollati, opere puntuali di restauro, pulizia e realizzazione di dreni in alcuni tratti. I dettagli saranno definiti in collaborazione con la Soprintendenza archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria. Il progetto è stato illustrato dall’ingegner Matteo Castigliego, dirigente dell’ufficio Opere e Lavori pubblici del Comune di Assisi, settore che ha predisposto la proposta progettuale finanziata.

“Sicurezza, riqualificazione e valorizzazione dei beni culturali – ha sottolineato il sindaco f,f. Valter Stoppini – rappresentano una priorità per Assisi, città unica al mondo per caratteristiche, messaggio e valori espressi, riconosciuta come patrimonio mondiale dell’UNESCO”.

La soprintendente Francesca Valentini ha evidenziato come “le mura urbiche di Assisi abbiano un valore importantissimo dal punto di vista storico e culturale e anche di partecipazione della cittadinanza e di turisti e pellegrini, che arrivano qui da ogni parte del mondo. Questi lavori le salvaguarderanno e ne garantiranno una maggiore fruizione”.

“Si tratta di un intervento importante ed evocativo – ha affermato il ministro Musumeci – per il significato che si porta dietro: quello di salvaguardare dagli eventi catastrofali i beni culturali, specialmente quelli più significativi che testimoniano una stagione della nostra civiltà. La prevenzione strutturale è uno degli obiettivi strategici che abbiamo avviato negli ultimi anni. Qui ad Assisi lo stiamo facendo con grande impegno, in collaborazione con il Comune e la Soprintendenza che dovrà seguire i lavori e oggi è veramente una bella giornata. Assisi è una delle tappe più rilevanti della cristianità e assume ancora più importanza nell’anno del Giubileo e dell’ottavo centenario francescano. A questa città siamo tutti legati: Assisi è Assisi, è un bene culturale e un patrimonio che appartiene all’intera umanità. È unica perché di San Francesco d’Assisi ce n’è uno soltanto e qui è stato forza, storia e destino”.

Investito dall’acciaio fuso, il 26 conducente del mezzo è in prognosi riservata

Si trova ricoverato in prognosi riservata all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, con ustioni sull’80 per cento del corpo, il 26enne dipendente della ditta Tapojarvi che era alla guida del mezzo andato a fuoco nel sito Ast di Terni per la fuoriuscita dell’acciaio fuso che trasportava.

Sono in corso le indagini per comprendere le cause del grave incidente e l’area, così come il mezzo distrutto, sono sotto sequestro.

I sindacati Fim, Fiom e Uilm e le Rsu in Ast e in Tapojärvi, dopo un incontro nella tarda serata di lunedì, hanno deciso di proclamare lo sciopero di 8 ore in tutti i turni di lavoro di martedì 11 marzo, esteso a tutto il personale diretto e ditte terze di Ast e Tubificio.

I sindacati ricordano in più occasioni di aver chiesto un maggiore impegno per garantire la sicurezza. E che proprio nel sito di Ast hanno chiesto un aggiornamento del Protocollo Salute – Sicurezza – Ambiente.