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Autore: Sara Grossi

Si prevede il boom di turisti in Umbria, nel settore servono oltre 3.500 figure da assumere

Le previsioni di un boom turistico in Umbria nell’estate del 2025 spingono gli imprenditori del settore ad accelerare con le assunzioni. Sono 3.640 gli avviamenti al lavoro previsti sino ad agosto, +6,4% rispetto allo stesso periodo del 2024, secondo i dati del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il 2024 ha già sfiorato il massimo storico delle presenze in Umbria, con oltre 7,3 milioni, e il 2025 potrebbe essere l’anno del sorpasso, con quota 8 milioni ormai nel mirino.

Il mese di giugno dà la scossa: +17% di assunzioni

Il segnale più forte arriva subito, già nel mese di giugno. Secondo Excelsior, le assunzioni previste nel settore turistico in Umbria passano da 1.120 a 1.310 in un anno, con un balzo del +17%. È come dire: il buongiorno si vede dal mattino, e qui la giornata si annuncia luminosa.

Spicca il dato della provincia di Terni, che sfoggia una crescita del +36,4%, passando da 220 a 300 avviamenti al lavoro previsti nel mese. Ma anche Perugia tiene il passo, con un solido +11% (da 910 a 1.010). Una dinamica simile si ritrova nel trimestre complessivo: a Terni il salto è del +23,8%, mentre a Perugia si registra comunque una crescita, ma molto più contenuta, del +2,5%.

Giubileo, spiritualità e visibilità mondiale

A trainare la stagione 2025 c’è una congiuntura eccezionale. Innanzitutto il Giubileo, che porta in Italia milioni di pellegrini e che trova in Umbria una delle sue mete privilegiate, grazie a luoghi iconici come Assisi, Norcia, Cascia e Terni, ma anche tanti borghi spirituali meno noti ma altrettanto carichi di fascino.

A questo si aggiunge un evento storico: l’ottavo centenario della morte di San Francesco, cuore del Giubileo francescano 2023–2026. Si celebrerà in tutto il mondo, ma sarà Assisi il centro simbolico e operativo di questo straordinario anniversario. Le ricadute sul turismo sono già evidenti, e le imprese si stanno organizzando per coglierle al meglio.

Una promozione che ha fatto scuola

L’Umbria non arriva impreparata. Negli ultimi anni, le campagne di promozione turistica hanno segnato un cambio di passo radicale. Hanno smesso di inseguire la “moda” per rivalutare un’identità profonda, autentica, distintiva. Il claim “non è di moda, è senza tempo”, adattissimo per l’Umbria, significa intercettare un turismo più consapevole, in cerca di esperienze significative.

Natura, silenzio, spiritualità, artigianato, enogastronomia, arte diffusa, cultura e altro ancora: sono questi gli asset che rendono l’Umbria unica. E lo dimostrano i dati: non solo più turisti, ma anche più lavoratori, più imprese, più opportunità. Una regione che riscopre sé stessa attraverso gli occhi di chi arriva da fuori.

Figure richieste, domanda più sofisticata

A cambiare non sono solo i numeri, ma anche i profili cercati. Gli imprenditori cercano figure sempre più qualificate, capaci non solo di garantire l’accoglienza, ma di rappresentare il valore esperienziale del soggiorno. Non basta più servire un piatto o rifare un letto: si cercano competenze linguistiche, digitali, relazionali, con attenzione alla gestione delle prenotazioni online, all’utilizzo dei social, al customer care.

Questo dimostra che il turismo umbro sta facendo un salto di qualità. E con esso, cresce la necessità di formazione mirata, percorsi professionalizzanti, orientamento al lavoro. Una filiera che unisce scuola, istituzioni e imprese, e che va rafforzata con visione di lungo periodo.

Il nodo reperibilità

Ma non è tutto rose e fiori. La difficoltà di reperimento resta elevata: in Umbria, il 56% delle figure richieste nel turismo è giudicato “difficile da trovare”, una percentuale stabile rispetto al 2024. A Terni, la situazione è addirittura peggiorata, con un balzo dal 50% al 56% di figure difficili da reperire, mentre Perugia segna una lieve riduzione (dal 57% al 56%).

Un campanello d’allarme che richiama l’urgenza di azioni sistemiche: l’offerta di lavoro c’è, ma la mancanza di profili adeguati può diventare un freno. Servono percorsi più flessibili, sinergie formative tra ITS, scuole professionali, Università e operatori del settore. Il turismo è pronto a dare lavoro: ora bisogna mettere le persone nella condizione di cogliere questa opportunità.

Mencaroni: il turismo è un’industria

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Per troppi anni il turismo è stato trattato come un settore marginale, quasi un riempitivo dell’economia umbra. Oggi, finalmente, si prende atto di una realtà che noi sottolineiamo da tempo: il turismo è un’industria, a tutti gli effetti. Produce occupazione, anche qualificata, attira investimenti, valorizza le competenze locali e promuove l’immagine della nostra regione nel mondo. I dati Excelsior lo dicono chiaramente: la crescita degli avviamenti al lavoro nel comparto turistico non è episodica, ma strutturale. È la spia di una trasformazione profonda, che dobbiamo accompagnare con politiche mirate e strumenti adeguati. L’Umbria ha tutte le carte in regola per fare del turismo una leva strategica di sviluppo economico e sociale, integrata con cultura, ambiente, artigianato e agricoltura. E noi, come sistema camerale, siamo stati e saremo sempre in prima linea per sostenere questo percorso con determinazione e visione”.

Così l’Enterprise Europe Network (Een) ha aiutato quasi mille imprenditori umbri

Sono oltre 900 i beneficiari, in grande parte aziende, che dal 2022 ad oggi hanno avuto in Umbria assistenza di base e informazioni dall’Enterprise Europe Network (Een). Mentre oltre 160 aziende hanno usufruito dei suoi servizi avanzati, a seguito di need assessment approfonditi e action plan dettagliati e condivisi, raggiungendo risultati concreti e di impatto in termini di accesso al credito, espansione nei mercati internazionali, rafforzamento delle competenze in materia di innovazione, internazionalizzazione, sostenibilità, digitalizzazione e resilienza.

È il bilancio a livello regionale dell’attività della rete europea che si occupa di sostenere l’internazionalizzazione e l’innovazione delle piccole e medie imprese. Rete di cui l’agenzia Sviluppumbria è partner e coordinatrice del consorzio che la rappresenta in Umbria, Marche e Toscana.

I dati, di cui hanno portato testimonianza tante imprese umbre, sono stati presentati a Perugia, nella giornata conclusiva del meeting nazionale dell’Enterprise Europe Network che si è svolto tra l’Accademia delle belle arti e l’auditorium San Francesco al Prato, organizzato dalla stessa Sviluppumbria.

Un’occasione per fare il punto sull’operatività della rete, scambiarsi buone pratiche a sostegno della competitività delle pmi sui mercati internazionali e confrontarsi sulle principali sfide future per le imprese, a cui hanno preso parte anche rappresentanti della Commissione europea e dell’Eismea (Agenzia esecutiva del Consiglio europeo per l’innovazione e delle Pmi) e oltre cento delegati e relatori provenienti da tutta Italia.

Durante i numerosi tavoli di lavoro che si sono succeduti si è parlato di resilienza, sostenibilità, digitalizzazione, comunicazione, start up e scale up.

All’evento pubblico che ha chiuso la due giorni, sono invece intervenuti, tra gli altri, Francesco de Rebotti, assessore allo sviluppo economico della Regione Umbria, Andrea Stafisso, assessore allo sviluppo economico del Comune di Perugia, Luca Ferrucci, amministratore unico di Sviluppumbria, Federico Sisti, segretario generale della Camera di commercio dell’Umbria, Paola Picone della Direzione generale per la politica industriale, innovazione e pmi del Ministero delle imprese e del made in Italy, Alberto Valenzano della Direzione generale per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le pmi della Commisione europea, Muriel de Grande, responsabile dell’Een e dei Partenariati Een dell’Eismea, e Michele Chiappini, project adviser dell’Eismea.

“Il nostro ecosistema regionale e le nostre imprese – ha dichiarato l’assessore De Rebotti – trovano nell’Een un punto di riferimento fondamentale per confrontarsi e orientarsi rispetto alle opportunità che l’Europa offre, soprattutto adesso che siamo all’inizio della nuova programmazione. È un rapporto strategico, interpretato al meglio dalla nostra agenzia Sviluppumbria che lavora su questo tipo di sostegno. La regione darà tutto il supporto possibile nella stagione della programmazione europea”.

“Troppo spesso – ha commentato l’amministratore di Sviluppumbria Ferrucci – prevale un’idea di Europa costruita dall’alto, dei burocrati e della spending review. Invece c’è un’altra Europa, quella dei cittadini e delle comunità, quella delle istituzioni e delle municipalità che costrutiscono gemellaggi e unioni, quella delle imprese, soprattutto delle pmi, che hanno imparato a cooperare, collaborare e camminare insieme per attraversare qui confini che una volta erano dogane e oggi invece rappresentano un mercato importante. La progettualità e la guida di Sviluppumbria su questo network europeo rappresentano il modo migliore per essere al servizio delle istituzioni e delle imprese umbre, per andare insieme oltre i confini, anche quelli dell’Europa stessa”.

Personale del pronto soccorso ancora aggredito, le richieste dei sindacati alla Asl

Ancora un’aggressione ai danni del personale di Foligno. Stavolta, a subirne le conseguenze è stato il personale del pronto soccorso, vittima di aggressioni verbali e fisiche.

Un nuovo episodio di fronte al quale i sindacati, oltre ad esprimere solidarietà alle vittime, tornano a invocare interventi a difesa del personale sanitario.

“Non è la prima volta che accadono fatti di questo genere e la direzione dell’Azienda Usl Umbria 2, pur dopo le precedenti e numerose segnalazioni da parte delle sigle sindacali, continua ad ignorare questa grave situazione” afferma la Fp Cgil dell’Azienda Usl Umbria 2. Che aggiunge: “Dobbiamo essere tutti consapevoli, come lavoratori della sanità, che le aggressioni che subiamo sono frutto di una gestione della sanità fallimentare, dettata da logiche di mercato che hanno trasformato la salute in merce. Lavoriamo in un servizio sanitario sempre più smantellato, depotenziato, saturo e lontano dai pazienti. La carenza cronica di personale – spiega la Fp Cgil – ha come diretta conseguenza turni massacranti e compromissione della qualità delle cure, che mettono a rischio la salute di noi stessi lavoratori e dei pazienti, i quali sono costretti a subire tempi di attesa lunghissimi prima di ricevere assistenza. Questa situazione è inaccettabile e richiede interventi urgenti”.

Alla luce di tutto ciò, la Fp Cgil dell’Azienda Usl Umbria 2 formula precise richieste: “Aumento del personale al fine di potenziare il pronto soccorso e gli altri reparti in crisi; l’implementazione di misure concrete per migliorare le condizioni di lavoro e per prevenire il burnout; l’implementazione di protocolli di sicurezza efficaci per proteggere gli operatori dalle aggressioni da parte di utenti esasperati dai lunghissimi tempi di attesa; ripristino del posto fisso di polizia h24 in loco per facilitare interventi tempestivi”.

Anche la segreteria della Uil Fpl dell’Umbria e la segreteria aziendale di Uil Fpl della Usl 2 rinnova l’appello alla direzione dell’ospedale, “affinché si intervenga quanto prima a far fronte a tutte le criticità del nosocomio, più volte evidenziate dalle organizzazioni sindacali, sul fronte della sicurezza”.

“Occorre ribadire – spiegano i sindacalisti della Uil – che gli operatori sanitari non possono essere vittima di aggressioni perché agiscono già, purtroppo, al limite delle proprie possibilità, sempre sotto organico e seguendo alla lettera procedure che impongono iter da seguire e burocrazia. Condannando dunque il gesto, non si può negare che l’ospedale di Foligno presenti un problema di sicurezza del luogo di lavoro, direttamente afferente al Decreto ministeriale 81, che norma il settore. Problematica alla quale si aggiungono quelle dei carichi di lavoro e dell’organizzazione. Una concomitanza di fattori che rende la sostenibilità per il personale impossibile”.

“Sul fronte strettamente della sicurezza, l’ospedale di Foligno presenta un problema di costruzione: ha accessi ovunque e i reparti diventano insicuri senza più un controllo all’ingresso. Ricordiamo i problemi di sicurezza negli spogliatoi, per i quali l’azienda si era impegnata. Serve, finalmente e come chiediamo da tempo, la riattivazione della sorveglianza h24 all’ingresso, contingentando gli ingressi liberi, dopo un’ora eccessiva. Le aggressioni al personale sanitario – continuano Uil Fpl Umbria e Uil Fpl aziendale – restano qualcosa di inaccettabile e intollerabile, sulle quali chiediamo un definitivo cambio di passo. La direzione dell’azienda deve prendersi carico di questa emergenza ed intervenire, prima che episodi del genere possano avere esiti infausti”.

Esplosione poi l’incendio in casa, feriti due anziani

Prima l’esplosione, poi le fiamme uscire dalla finestra di un appartamento a Tavernelle di Panicale. All’interno c’erano due anziani, feriti in modo lieve. L’uomo ha riportato in particolare ustioni a un braccio. Entrambi sono stati comunque trasportati all’ospedale di Perugia per essere medicati e per ulteriori accertamenti.

L’allarme è scattato intorno alle17,15 e la scena è stata anche ripresa col telefonino da una persona che si trovava in strada.

Per spegnere l’incendio sono intervenuti i vigili del fuoco con una squadra della sede centrale di Perugia con autopompa serbatoio, autoscala e autobotte.

Sono in corso accertamenti per comprendere l’origine dell’esplosione, dovuta probabilmente ad un incidente in cucina.

L’edificio è oggetto di una ricognizione da parte dei vigili del fuoco, che hanno precauzionalmente fatto evacuare due appartamenti adiacenti a quello dove si è verificata l’esplosione.

L’Ue a Foligno per sostenere i Cluster umbri

Seconda tappa italiana, a Foligno, dell’evento internazionale Clusters meet Regions con cui la Commissione Europea, attraverso il confronto tra attori istituzionali, imprese, centri di ricerca e stakeholder locali ed europei, punta a implementare il ruolo dei cluster come motori strategici di transizione verde e digitale negli ecosistemi di innovazione regionali.

In Umbria sono presenti tre importanti e affermati cluster che operano in ambiti strategici come l’aerospaziale, l’e-mobility e la nautica. La tappa umbra dell’evento, organizzata tramite l’European cluster collaboration platform e in collaborazione con Regione Umbria e Sviluppumbria, è una delle due sole iniziative del Clusters meet Regions previste in Italia, oltre a quella di Milano che già si è svolta nel mese di marzo.

La due giorni umbra è ospitata a Palazzo Trinci. All’incontro inaugurale sono intervenuti Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, Luca Ferrucci, amministratore unico di Sviluppumbria, Alberto Valenzano della Direzione generale per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le pmi (Dg Grow) della Commisione europea, e Stefano Zuccarini, sindaco di Foligno. Presente anche l’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti, il quale terrà le conclusioni nell’evento conclusivo del Clusters meet Regions.

“I cluster – ha dichiarato la presidente Proietti – sono lo strumento con cui il nostro Paese si sta approcciando alla nuova rivoluzione industriale, verde e hi-tech, che come Umbria dobbiamo saper cogliere per garantire lo sviluppo della regione e il futuro dei nostri giovani. Oggi a Foligno, a confrontarsi con le nostre imprese e istituzioni, c’è l’Europa che crede nei cluster. Anche con iniziative simili l’Unione Europea incentiva e sostiene le clusterizzazioni come strumento utile di sviluppo economico nel nuovo piano industriale italiano. Noi siamo al suo fianco”.

“I tre cluster umbri – ha commentato l’assessore De Rebotti – sono la dimostrazione di una grande capacità di fare squadra, rete e filiera. Con questo evento puntiamo a incentivare tale patrimonio e a rafforzare il legame tra imprese che insieme possono così affrontare con maggiore efficacia ed efficenza la transizione nel campo della sostenibilità ambientale e dell’innovazione tecnologica, attraverso prodotti di filiera. Questo è il nostro obiettivo, ovviamente facendo riferimento alle risorse europee della programmazione che sono indispensabili per sostenere le imprese umbre”.

“L’Umbria vanta una lunga tradizione di esperienze di cooperazione tra imprese – ha ricordato il presidente di Sviluppumbria, Luca Ferrucci – e, prima di altre regioni, anche a livello europeo, ha capito che la forza delle imprese non risiede nell’individualismo, ma nella capacità di mettersi insieme, in un gioco collettivo volto a rafforzare la competitività di ciascuno. La Regione Umbria e Sviluppumbria credono a tale modello e per quanto possibile continuanno a investirvi e a cercare di estenderlo”.

In platea, per partecipare anche agli incontri tecnici, ai workshop, ai panel e alle iniziative, presenti rappresentanti delle istituzioni, delle agenzie regionali e, soprattutto, delle imprese che fanno parte dei tre cluster umbri: l’Umbria Aerospace Cluster, che rappresenta l’industria regionale umbra operante nei settori dell’aeronautica, dello spazio e della difesa, composto da quarantasette imprese, con un fatturato aggregato di 800 milioni di euro e 4.600 lavoratori impiegati; l’Umbria Nautical Cluster, composto da nove imprese umbre operanti nell’industria cantieristica; l’Umbria e-mobility network, composto da diciassette aziende umbre operanti nel settore della mobilità sostenibile, con un fatturato consolidato di quasi 600 milioni di euro e 2.300 dipendenti.

“La Commissione Europea – ha sottolineato Alberto Valenzano – ha come obiettivo quello di rafforzare la politica dei cluster in tutta Europa e in particolare in Italia. Siamo qui per promuovere la politica dei cluster della Regione Umbria e i cluster locali, mettere in evidenza le best practice in questo ambito e motivare altre Regioni a seguire questa linea. Ma siamo qui a Foligno anche per fare incontrare i cluster umbri con quelli europei così da creare e rafforzare le partnership a livello continentale”.

Nella prima mattinata, intanto, si sono tenuti i primi panel di approfondimento moderati da Cillian Fani, segretario generale dell’Umbria Aerospace Cluster, (Regional Ecosystems – The role of clusters in Umbria in shaping industrial transformation of the region) e Marina Cecilia Sereni, responsabile attività e cluster internazionali di Sviluppumbria e coordinatore della rete Enterprise Europe Network, (Regional and national strategies and good practices – Addressing challenges for the future of the industrial transition).

Ad agosto il volo Perugia – Olbia costa anche 955 euro

Volare dall’Umbria in Sardegna ad agosto costa quanto arrivare a New York. A denunciare il ritorno del caro-voli per l’isola nella stagione estiva è Adiconsum Sardegna.

Che con il presidente  Giorgio Vargiu porta ad esempio proprio il caso limite del volo Perugia-Olbia, con partenza il 10 agosto e rientro il 17 agosto: parte da un minimo di 620 euro a passeggero ma, a seconda degli orari prescelti, arriva a superare i 955 euro. E non è un caso isolato, perché anche altri collegamenti aerei per la Sardegna raggiungono prezzi esorbitanti.

“Tariffe – specifica Vargiu – a cui, ovviamente, andranno aggiunti i costi per il bagaglio a mano, per la scelta del posto a sedere, e altri balzelli vari applicati dalle compagnie aeree”.

Il presidente di Adiconsum Sardegna punta l’indice contro le Istituzioni (Antitrust, Mister Prezzi), ma sollecita anche l’intervento della e Guardia di Finanza contro il caro-voli in Sardegna, che danneggia i cittadini, il comparto turistico e tutto l’indotto.

“Se si vuole arginare il problema – conclude Vargiu – è necessario che vengano assunti provvedimenti per regolamentare l’uso degli algoritmi da parte delle compagnie aeree e per dare efficaci poteri di controllo e sanzionatori all’Antitrust, a Mister Prezzi e alla stessa Guardia di finanza”.

Area Sisma, rifinanziata dal Governo la Zona Franca Urbana

Il Consiglio dei ministri ha rifinanziato anche per il 2025 la Zona Franca Urbana Sisma 2016 del Centro Italia. Un provvedimento che consente alle aziende che operano nei comuni colpiti dal terremoto – in Umbria la Valnerina e Spoleto – di beneficiare di agevolazioni fiscali e contributive,

Per il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Paola Agabiti rappresenta un provvedimento, a beneficio della popolazione e in particolare delle piccole attività commerciali e artigianali dell’area colpita dal terremoto del 2016, che “conferma la concretezza e la costante vicinanza del Governo Meloni ai territori colpiti dal sisma, comprese le comunità umbre ancora impegnate nel percorso di ricostruzione”.

“Si tratta – spiega Agabiti – di una misura di grande importanza per il sostegno al tessuto produttivo e commerciale diffuso, per accompagnare la ripresa economica e sociale delle aree interne. Per chi continua a investire, lavorare e resistere in territori segnati dalle ferite del sisma, ma ricchi di potenzialità e competenza. Un risultato per il quale ci siamo impegnati, reso possibile grazie al lavoro del Commissario Guido Castelli, che sta assicurando attenzione e continuità istituzionale sul tema, e naturalmente al Governo Meloni, che ha sempre mostrato sensibilità verso i nostri territori”.

Conclude il consigliere Paola Agabiti: “Il segnale che arriva è chiaro: la ricostruzione non riguarda solo le opere materiali, ma anche il rilancio delle attività economiche e delle comunità locali”.

Sostenibilità e imprese coesive, così l’Umbria nel rapporto Symbola-Unioncamere

Nel 2024 le imprese coesive italiane – cioè quelle che coltivano legami solidi con lavoratori, clienti, territori, istituzioni, scuola, terzo settore – sono arrivate al 44% del totale delle manifatturiere. Un dato in netta crescita: erano il 32% nel 2018.

Si tratta di imprese che valorizzano il rapporto con i propri lavoratori non solo per senso di responsabilità sociale, ma perché comprendono come la soddisfazione e il coinvolgimento delle persone si traduca anche in migliori performance sul mercato, in una maggiore attrattività per talenti e investimenti, in una più solida competitività.

Ecco perché la loro presenza diventa importante in un territorio. Il Rapporto Coesione è Competizione 2025, promosso da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne in collaborazione con AICCON e IPSOS, confronta il livello delle imprese coesive nelle diverse regioni e province italiane.

In Italia

Anche i dati relativi al 2024 confermano una presenza pressoché disomogenea delle imprese coesive sul territorio nazionale, fortemente concentrate in poche regioni perlopiù del Nord. Infatti, le regioni settentrionali continuano ad ospitare il maggior numero di imprese coesive (il 66,4% del totale) mentre nel Mezzogiorno trovano localizzazione il 15,6% delle imprese coesive e nel Centro il complementare 18,0%. Il 52,3% delle imprese coesive risulta concentrato in tre sole regioni: Lombardia (25,0%), Veneto (15,2%) ed Emilia- Romagna (12,1%); una quota molto significativa e in leggero aumento rispetto al 2022 (quando era pari al 50%) e al 2023 (51,7%). Anche Toscana e Piemonte registrano una percentuale elevata di imprese coesive, rispettivamente pari 9,4% e 8,1%.

È importante però esaminare la presenza delle imprese coesive nelle regioni italiane in termini relativi, rapportando quindi nei vari territori la numerosità delle imprese coesive sul totale delle imprese manifatturiere con un numero di addetti compreso tra 5 e 499. Le sette regioni che registrano una quota superiore alla media nazionale (44%) sono tutte del Nord. Tra queste, il Trentino-Alto Adige si colloca al primo posto (dove sono coesive 58 imprese manifatturiere ogni 100). Seguono, a parimerito, con il 49% delle imprese manifatturiere coesive l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia e la Valle d’Aosta (la quale, tuttavia, si posiziona all’ultimo posto della graduatoria relativa alla distribuzione nazionale in termini assoluti). L’incidenza di imprese coesive è altresì molto elevata in Veneto (48%), Lombardia (46%) e Piemonte (45%).

Di contro, chiudono la graduatoria la Liguria, la Calabria e la Sicilia (con il 36% di imprese manifatturiere coesive) e la Basilicata (27%).

Proprio l’impegno nei confronti dell’ambiente è uno degli indicatori presi in considerazione per l’identificazione dei cosiddetti “territori coesivi”. Approssimando, infatti, l’attenzione alla sostenibilità e alla tutela dei territori con il dato relativo alla produzione e raccolta
differenziata dei rifiuti urbani, si osserva come nelle regioni dove vi è un più alto tasso di riciclo dei rifiuti si registra anche una maggiore presenza di imprese coesive; stiamo parlando in particolar modo delle regioni del Nord Italia come il Veneto, l’Emilia Romagna, il Trentino-Alto Adige, la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, la Valle d’Aosta e il Piemonte.

Viceversa, nelle regioni dove vi è una minore attenzione alla raccolta differenziata si osserva un minor numero di imprese coesive, come avviene in tutte le regioni del Sud ad eccezione della Sardegna, e in Liguria e nel Lazio.

In Umbria

La Camera di commercio dell’Umbria analizza in particolare la situazione nella regione. Che sulla coesività delle proprie imprese, si racconta male: le attività coesive non sono poche, ma ancora troppo nell’ombra.

Il peso delle imprese coesive umbre è infatti ancora marginale, ma significativo. Nel 2024 sono arrivate al 44% del totale delle manifatturiere. Un dato in netta crescita: erano il 32% nel 2018.

L’Umbria, in questo scenario, rappresenta circa il 2% delle imprese coesive italiane. Un numero modesto se letto in assoluto, ma non irrilevante se si considera che il PIL regionale pesa solo per l’1,4/1,5%% sul totale nazionale. Significa che la propensione alla coesione è sopra media, anche se ancora troppo invisibile.

È nel comparto manifatturiero che l’Umbria mostra i segnali più promettenti. Qui, quasi il 40% delle imprese è classificato come coesivo. La regione si colloca all’11° posto tra le 20 regioni italiane per incidenza di imprese manifatturiere coesive.

Lontana dalle eccellenze come il Trentino Alto Adige (quasi 60%) o l’Emilia-Romagna (quasi 50%), ma comunque sopra il Lazio (anch’esso prossimo al 40%), sopra le Marche, e non distante dalla Toscana, che si attesta attorno al 40%.

Un dato solido, che segnala la presenza in Umbria di una manifattura relazionale, collaborativa, aperta, anche se ancora poco visibile e scarsamente sostenuta da politiche dedicate.

Il rapporto distingue i territori in base all’intensità coesiva. Il Nord dell’Umbria, e in particolare la provincia di Perugia, mantiene una struttura relazionale attiva: più imprese coesive, più reti locali, più interconnessioni. Il Sud, invece – Terni e l’area industriale circostante – scivola tra le aree meno coesive d’Italia. È un problema che va oltre i numeri: riflette anni di deindustrializzazione, perdita di capitale umano, debolezza del tessuto associativo e imprenditoriale.

Ricucire questa frattura è la vera sfida regionale per trasformare l’Umbria in un laboratorio nazionale di coesione economica.

L’Umbria supera la media nazionale nella raccolta differenziata, dimostrando attenzione ambientale e senso civico. Anche l’utilizzo delle biblioteche, i dati sulla partecipazione civica e la fiducia interpersonale sono incoraggianti.

È un capitale sociale vivo, spesso più forte nei piccoli centri che nelle città. Un potenziale che può e deve essere messo al servizio dell’economia, a partire dalle imprese più avanzate.

Non mancano però i punti deboli. Innanzi tutto, la natalità imprenditoriale: l’Umbria è al 17° posto tra le 20 regioni italiane: avviare un’impresa, specie per i giovani, resta complicato. E poi il valore aggiunto pro capite, indicatore chiave della capacità produttiva e del benessere economico: l’Umbria è solo 13ª: troppo indietro rispetto ai territori coesivi del Nord.

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “L’Umbria non è in ritardo sulla coesione: è inascoltata. Abbiamo imprese che investono in capitale umano, che collaborano con il territorio, che innovano senza clamore e creano valore condiviso, ma restano ai margini del racconto nazionale. Serve una narrazione forte, radicata nei dati e nelle esperienze, che restituisca visibilità a questo patrimonio nascosto. Dobbiamo uscire dalla retorica dei territori fragili e iniziare a parlare di territori intelligenti, capaci di tenere insieme sostenibilità, competitività e legami sociali. Non si cresce da soli: l’ecosistema imprenditoriale funziona se c’è coesione. Il nostro compito, come istituzioni, è attivare connessioni, rafforzare le reti e valorizzare chi già opera con questa visione. Non è tempo di attendere: è tempo di rendere visibile ciò che funziona e metterlo al centro delle politiche di sviluppo”.

Metalmeccanici, sciopero al 75%: le immagini della manifestazione di protesta

Nel giorno dello sciopero nazionale dei metalmeccanici indetto da Fim, Fiom e Uilm – protesta che nelle industrie umbre, informano i sindacati, ha fatto registrare un’adesione media del 75%, con picchi molto più alti in alcuni stabilimenti della regione – centinaia di operai metalmeccanici provenienti da tutte le città dell’Umbria hanno raggiunto il centro storico di Perugia per la manifestazione regionale per chiedere a gran voce il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro.

Tra cori, striscioni, fumogeni e decine di bandiere verdi, rosse e blu di Fim, Fiom e Uilm, i lavoratori si sono concentrati in piazza Matteotti per poi raggiungere in corteo piazza Italia dove dal palco sono intervenuti Simone Liti, segretario generale della Fim-Cisl Umbria, Fabrizio Blasi della Uilm-Uil Umbria e Silvia Simoncini, segretaria nazionale della Fiom-Cgil. Non mancavano bandiere della pace e appelli a fermare i conflitti in corso.

“Siamo arrivati a 40 ore di sciopero – hanno sottolineato Marco Bizzarri e Alessandro Rampiconi, segretari generali di Fiom Cgil rispettivamente Perugia e Terni – e questo è un grande sacrificio per tutti i lavoratori. Ma abbiamo nuovamente incrociato le braccia e siamo ancora qui in piazza perché vogliamo assolutamente riconquistare il tavolo della trattativa. È intollerabile il perdurante atteggiamento di chiusura di Federmeccanica-Assistal e Unionmeccanica-Confapi che si rifiutano di riaprire le trattative, lasciando senza risposte migliaia di lavoratrici e lavoratori. Il contratto è scaduto da troppo tempo e la nostra piattaforma, approvata a larghissima maggioranza da tutti i lavoratori, è stata presentata ormai un anno fa. D’altronde, dal contratto nazionale passa anche il futuro del settore metalmeccanico e dell’industria del nostro Paese. Vogliamo salari che siano veramente in grado di restituire il potere d’acquisto ai lavoratori e c’è bisogno di intervenire anche su tutta la parte normativa per contrastare l’attuale modello di appalti e subappalti e del diffuso precariato che c’è nel settore. Siamo qui nella speranza che questo ulteriore sciopero possa convincere Federmeccanica-Assistal e Unionmeccanica-Confapi a riaprire il tavolo di confronto a partire dalla piattaforma presentata da Fim Fiom e Uilm”.

Le richieste dei metalmeccanici

“Le nostre richieste – hanno ricordato Bizzarri e Rampiconi – prevedono innanzitutto un aumento salariale di 280 euro per riconquistare il potere d’acquisto, ma non basta. C’è tutta una parte della nostra piattaforma che riguarda il mercato del lavoro per limitare l’utilizzo delle forme più precarie e rendere più stabile il mondo del lavoro nel settore metalmeccanico. Abbiamo, inoltre, una parte legata a salute e sicurezza, temi quanto mai emergenziali in questo Paese visto quello che le cronache purtroppo ci restituiscono ogni giorno. La nostra è una piattaforma all’avanguardia, il problema è che è stata scalzata da una contropiattaforma che ci è stata presentata con l’idea formale di depotenziare l’effetto del Ccnl”.

Bene l’occupazione, ma le imprese faticano a trattenere laureati in Umbria

Nell’ultimo anno è cresciuto notevolmente in Umbria il numero degli occupati (+3,2%), pur in presenza di una crescita contenuta (+0,7% le stime della Banca d’Italia sull’indicatore trimestrale), in linea con l’andamento economico.

Il sistema economico umbro mostra una crescente difficoltà nel trattenere i giovani laureati che si formano nei due Atenei perugini, che (soprattutto per UniPg) hanno ritrovato una forte attrattività. Cosa che tra l’altro getta ombre sulla qualità (e la remuneratività) dei contratti in aumento.

La principale criticità del sistema produttivo – che nell’ultimo anno è stato ancora spinto dall’andamento positivo delle costruttivo – resta la bassa produttività, la peggiore tra le regioni italiane nel corso degli anni Duemila. Una debolezza dovuta ai limitati investimenti in ricerca e sviluppo.

Queste le criticità che emergono dal Rapporto annuale della Banca d’Italia. Che vede anche alcune luci, con il buon andamento dell’export, l’espansione del turismo e un certo incremento del potere di acquisto delle famiglie.

Le dinamiche dell’economia umbra in sintesi

Il Rapporto annuale della Banca d’Italia ha inoltre evidenziato altre situazioni di criticità, anche settoriali, insieme ad alcune luci. Nell’industria le vendite si sono ulteriormente ridotte, riflettendo l’andamento degli ordinativi interni; le esportazioni hanno però ripreso a espandersi. L’edilizia, seppur in rallentamento, ha continuato a fornire un contributo positivo.

Nel terziario la crescita è rimasta moderata nonostante l’ulteriore espansione del comparto turistico. Negli ultimi decenni sono sensibilmente cresciuti i servizi offerti dalle organizzazioni dell’economia sociale, che hanno assunto un ruolo di rilievo per l’economia regionale.

In questo contesto di luci e ombre, l’occupazione ha continuato a crescere in misura sostenuta; dopo molti anni l’aumento ha interessato anche i lavoratori autonomi; tasso di partecipazione ai massimi e disoccupazione su livelli storicamente bassi.

Il sistema economico regionale, tuttavia, mostra una crescente difficoltà nel trattenere i giovani laureati, nonostante il sistema universitario locale evidenzi una buona attitudine ad attrarre studenti da fuori regione.

Questa la sintesi del Rapporto sull’economia umbra della Banca d’Italia.

Imprese

Nel 2024 la produzione agricola regionale è tornata ad aumentare, grazie anche alle migliori condizioni climatiche. Nell’industria le vendite si sono ulteriormente ridotte, per il negativo andamento degli ordinativi interni; le esportazioni hanno invece ripreso a espandersi. La persistente debolezza della manifattura si è riflessa in un incremento delle richieste di Cassa integrazione.

Nonostante condizioni di finanziamento più favorevoli e livelli di disponibilità liquide e redditività storicamente elevati, la propensione delle imprese umbre a investire è rimasta bassa; vi hanno influito la crescente incertezza sull’evoluzione del quadro congiunturale e il limitato utilizzo della capacità produttiva.

L’edilizia ha continuato a fornire un contributo positivo, seppure in rallentamento, grazie anche a una struttura produttiva che negli anni più recenti si è irrobustita. Secondo le stime di Prometeia il valore aggiunto è cresciuto dello 0,5 per cento; gli effetti del ridimensionamento degli incentivi all’edilizia privata sono stati controbilanciati dall’accelerazione degli investimenti pubblici e degli interventi di ricostruzione post-sisma.

Nel terziario la crescita è rimasta moderata (0,7 per cento), nonostante l’ulteriore espansione delle presenze turistiche (6,4 per cento) che ha continuato a interessare tutti i comprensori. La dinamica si è confermata più vivace per il turismo straniero e per le strutture extralberghiere; per queste ultime i livelli raggiunti sono superiori di oltre un terzo rispetto a quelli registrati nel periodo pre-pandemico. Negli ultimi decenni sono aumentati in misura sensibile i servizi offerti dalle organizzazioni dell’economia sociale, che hanno assunto un ruolo di rilievo per l’economia regionale, più elevato rispetto alla media del Paese.

Mercato del lavoro

L’occupazione è cresciuta in misura sostenuta (3,2 per cento), dopo molti anni anche tra i lavoratori autonomi. Il tasso di partecipazione ha raggiunto un nuovo massimo (71,5 per cento); quello di disoccupazione è sceso a un livello storicamente basso (4,8 per cento), in particolare tra le persone in possesso di una laurea o di un titolo di studio post-laurea (2,5). Nonostante il sistema universitario locale evidenzi una buona attitudine ad attrarre studenti da fuori regione, il sistema economico umbro mostra una crescente difficoltà nel trattenere i giovani laureati. In prospettiva il livello e la composizione dell’occupazione saranno condizionati in misura significativa dalla diffusione dell’intelligenza artificiale;
l’esposizione del mercato del lavoro regionale a queste nuove tecnologie è elevata, seppure lievemente inferiore alla media italiana.

Famiglie

L’incremento del potere di acquisto delle famiglie, favorito dall’aumento delle retribuzioni e dalla decisa riduzione del tasso di inflazione, si è riflesso solo parzialmente sui consumi, cresciuti in misura moderata (0,5 per cento in termini reali). Gli acquisti di beni durevoli hanno evidenziato una dinamica più marcata grazie soprattutto all’espansione della spesa per l’acquisto di autoveicoli, sostenuta dall’ancora ampio ricorso al credito al consumo. Le compravendite di abitazioni e i mutui immobiliari sono rimasti su livelli stazionari, nonostante il calo dei tassi di interesse. Le famiglie hanno continuato ad allocare.

Credito

Nel 2024 il numero di sportelli bancari si è ulteriormente ridotto. La contrazione del credito all’economia regionale si è attenuata (-1,2 per cento); il calo ha continuato a interessare il settore produttivo e ha riflesso le minori esigenze di finanziamento di investimenti e capitale circolante. Le condizioni di offerta sono rimaste orientate alla cautela. La qualità del credito è peggiorata, soprattutto per le imprese della manifattura, pur confermandosi su livelli storicamente buoni: il tasso di deterioramento si è attestato all’1,6 per cento.

Finanza pubblica decentrata

La spesa corrente degli enti territoriali umbri è ulteriormente aumentata (5,6 per cento), soprattutto in relazione alla dinamica dei costi del personale che ha registrato un incremento dell’8,7 per cento. La componente sanitaria ha ripreso a crescere (4,9 per cento), più che nel resto del Paese; la mobilità
dei pazienti da e verso l’Umbria, negativa a partire dal 2019, ha mostrato un progressivo peggioramento soprattutto per il calo dei flussi in entrata.
L’ammontare degli investimenti ha continuato a espandersi con vigore (40,2 per cento), arrivando a superare dopo lungo tempo il dato italiano pro capite. Vi ha contribuito soprattutto la realizzazione delle opere pubbliche collegate al PNRR. Alla fine dello scorso anno erano state aggiudicate gare per oltre il 90 per cento dell’ammontare complessivamente bandito, per la maggior parte delle quali erano stati
avviati i lavori.

Crescita, produttività e innovazione

Nel corso degli anni duemila in Umbria l’attività economica ha evidenziato un andamento negativo, peggiore rispetto al resto del Paese. Il divario è andato ampliandosi a causa di crisi più intense e di fasi di ripresa meno vivaci. Sulla dinamica dell’economia umbra ha inciso principalmente la diminuzione della produttività (-6,7 per cento), la più marcata tra le regioni italiane che in media hanno registrato un incremento del 4,0 per cento. Vi ha concorso anche la scarsa capacità innovativa del settore produttivo, attestata da livelli di spesa in ricerca e sviluppo, domande di brevetto e grado di digitalizzazione assai contenuti nel confronto italiano ed europeo.