La Regione Umbria investe oltre 3,6 milioni di euro per sostenere la formazione di una nuova generazione di ricercatori. Elemento qualificante è che i dottorandi che vinceranno il bando in Umbria avranno, grazie alla Regione, una borsa di studio superiore del 40% rispetto al valore ministeriale. La Giunta regionale ha infatti approvato i criteri per il finanziamento dei dottorati di ricerca del XLII ciclo (anno accademico 2026/2027), nell’ambito del programma regionale Fondo sociale europeo plus (FSE+) 2021-2027 – asse Istruzione e formazione. L’intervento consentirà l’attivazione di 38 borse di dottorato, in aggiunta a quelle sovvenzionate dal Ministero nelle disponibilità dell’Università, con un finanziamento complessivo di 3.654.191,72 euro, per rafforzare il sistema regionale della ricerca e dell’innovazione, con particolare attenzione alla ricerca applicata, favorendo lo sviluppo di competenze altamente qualificate e la competitività del territorio. “Con questo stanziamento significativo – dichiara la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti – la Giunta conferma il proprio impegno strategico verso i giovani meritevoli e per il rafforzamento dell’ecosistema regionale della ricerca e dell’innovazione. Intendiamo offrire ai giovani talenti e ai ricercatori condizioni concrete per sviluppare competenze avanzate, contribuendo così alla competitività e alla modernizzazione del nostro territorio. In Umbria vogliamo valorizzare il merito e rendere la ricerca sempre più attrattiva, garantendo ai dottorandi un sostegno economico tra i più elevati a livello nazionale. Ai giovani ricercatori diciamo: la regione Umbria crede in voi, nel vostro talento, per questo vi garantisce uno stipendio dignitoso. Sostenere la formazione dottorale con maggiori risorse che arriveranno direttamente ai dottorandi significa investire nel futuro dell’Umbria, nella sua capacità di attrarre investimenti, innovare e affrontare con successo le sfide globali, significa ‘innestare’ anche nel sistema delle piccole e medie imprese umbre la possibilità di avvalersi dei progetti di ricerca applicata portati avanti dai nostri giovani più meritevoli”. L’iniziativa punta a rendere ancora più attrattivo il sistema umbro della ricerca, valorizzando il capitale umano e sostenendo percorsi di alta formazione strettamente collegati ai processi di innovazione. Particolare attenzione sarà riservata ai poli regionali dell’innovazione, alle tecnologie della piattaforma STEP e all’intelligenza artificiale applicata ai processi formativi, produttivi e del mercato del lavoro, nonché alle strategie di transizione digitale ed ecologica. Le borse garantiranno ai dottorandi un sostegno economico di circa 1.650 euro netti al mese, un livello di sostegno che rende l’Umbria una delle realtà più attrattive per chi sceglie di intraprendere un percorso di ricerca, contribuendo a rafforzare l’attrattività dei percorsi di dottorato. L’importo mensile lordo sarà di 1.868,14 euro, elevabile fino a 2.802,21 euro per un massimo di sei mesi di attività di ricerca all’estero. L’intervento sarà attuato attraverso un avviso di manifestazione d’interesse rivolto alle università pubbliche e agli istituti di Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) con sede in Umbria, con i quali la Regione stipulerà specifici accordi. Le risorse saranno ripartite garantendo almeno una borsa di dottorato per ciascun soggetto ammesso al finanziamento e almeno due borse complessivamente per ciascuna delle due province umbre; le restanti saranno assegnate in proporzione al numero dei laureati e alle richieste presentate. Saranno poi gli atenei e gli istituti beneficiari a pubblicare i bandi e a selezionare i dottorandi.
Il kick-off meeting di RIMU-Clima (Rete Integrata Meteorologica Umbra e Strumenti per l’analisi climatica in Umbria) è un progetto di importanza strategica del PR FESR 2021-2027, con un investimento complessivo di 3 milioni e 925mila euro, che punta a rafforzare e integrare la rete idro-meteorologica regionale, migliorando il monitoraggio delle variabili meteorologiche e dell’evoluzione dei cambiamenti climatici.
Tra gli obiettivi principali vi è la realizzazione di un sistema di modelli meteorologici operativi gestiti direttamente a livello regionale, in grado di supportare le attività di previsione e di rappresentare uno strumento fondamentale per la redazione del Piano Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Il progetto prevede inoltre l’integrazione delle reti di monitoraggio regionali, l’uso di sistemi di calcolo ad alte prestazioni (HPC) e l’aggiornamento degli scenari idrologici, garantendo all’Umbria strumenti di previsione e gestione dei fenomeni estremi all’altezza dei migliori standard internazionali.
Andrea Floria, Desk Officer per l’Umbria della Commissione Europea, ha sottolineato l’alto valore dell’operazione per gli obiettivi di coesione.
A Palazzo Donini, con la presidente Stefania Proietti, intervenuto anche il magnifico rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli, suggellando il forte partenariato scientifico in essere tra la Regione Umbria e l’Ateneo.
L’evento, moderato da Sandro Costantini a capo del Servizio Protezione Civile e del Servizio Rischio Idrogeologico, Idraulico e Sismico della Regione Umbria, ha visto l’illustrazione tecnica dei pilastri del progetto da parte dei referenti dei soggetti coinvolti: Paolina Bongioannini Cerlini (UniPG), Christian Massari (CNR-IRPI), Marco Vecchiocattivi (ARPA Umbria), Alessia Dorillo (3A Parco Tecnologico) e il team del Servizio Protezione Civile ed Emergenze della Regione composto da Maryam Fatemi Far, Federico Governatori Leonardi e Daniela Marcellini. Al tavolo dei lavori e tra le autorità presenti, la Prof.ssa Silvia Meniconi (Vicedirettrice del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale), il Prof. Andrea Nicolini (Direttore del CIRIAF), il Prof. Alessandro Paciaroni (Direttore del Dipartimento di Fisica e Geologia).
“Siamo di fronte a una scelta: restare spettatori o assumerci la responsabilità di agire – ha dichiarato a chiusura dell’evento l’assessore all’Ambiente con delega all’adattamento climatico, Thomas De Luca -. RIMU-Clima non è solo un potenziamento tecnologico, ma un pilastro d’avanguardia per dotare l’Umbria di una catena di modelli meteorologici autonomi. Questo ci permetterà, aprendo le porte alla ricerca scientifica e mettendo a sistema le conoscenze, di garantire sicurezza alle nostre comunità, fornendo dati certi agli studiosi e ai decisori politici per la redazione del Piano Regionale di Adattamento ai cambiamenti climatici”.
Presentato a Palazzo Donini l’Accordo quadro per il rilancio dell’Area ex Enel di Pietrafitta, situata nel Comune di Piegaro, che la giunta regionale ha approvato all’unanimità. L’iniziativa, promossa dagli assessori regionali Francesco De Rebotti e Simona Meloni, anche grazie all’impulso del consigliere regionale Christian Betti, rappresenta un passo strategico per la riqualificazione e la valorizzazione di uno dei principali siti di rilevanza industriale e paesaggistica della Valnestore.
“Con l’approvazione di questo Accordo quadro – spiega l’assessore Francesco De Rebotti – la Regione Umbria compie un passo decisivo verso la riqualificazione di un’area che rappresenta un rilevante patrimonio paesaggistico e industriale per il nostro territorio. Grazie alla collaborazione con il Consorzio Consenergiagreen e l’Università degli Studi di Perugia, siamo ora pronti a trasformare l’Area ex Enel di Pietrafitta in un centro di eccellenza per la ricerca e la produzione sostenibile, contribuendo al rilancio economico e sociale della Valnestore”
L’area, di proprietà del Consorzio Consenergiagreen, ente pubblico partecipato dai Comuni di Panicale e Piegaro, ospita i resti della ex centrale termoelettrica a lignite, con circa 12 edifici industriali dismessi e una volumetria complessiva di circa 130mila metri cubi, il sito è stato riconosciuto come Area di crisi industriale non complessa. Attualmente è in stato di degrado, nonostante ingenti investimenti che Enel ha dovuto fare nel corso degli anni sotto il profilo della bonifica ambientale e che però oggi consentono di procedere nel recupero integrale dell’area.
“L’accordo – dichiara l’assessore regionale Simona Meloni – segna un punto fermo su una vicenda che nel tempo ha presentato difficoltà relative alla bonifica ambientale e problemi debitori delle società partecipate che erano proprietarie dell’area. Risolte queste problematiche, la Regione punta ora a trasformare l’area in un polo tecnologico e produttivo di eccellenza, grazie a un Piano di sviluppo elaborato dal Consorzio Consenergiagreen in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia. Il progetto prevede interventi di riqualificazione e innovazione, con l’obiettivo di favorire la transizione ecologica del territorio e attrarre investimenti privati”
Il sindaco di Piegaro Roberto Ferricelli e il sindaco di Panicale Giulio Cherubini sono poi entrati più nello specifico dei progetti sul tavolo, che verranno presentati in maniera più compiuta e articolata il prossimo 24 febbraio anche alla presenza del comune di Perugia e degli altri Comuni del Trasimeno.
Vi sarà un’area dedicata alla ricerca, al trasferimento tecnologico e all’incubazione d’impresa, con l’obiettivo di promuovere la competitività del territorio, una superficie sarà destinata a nuovi insediamenti industriali, con particolare attenzione alle filiere sostenibili del legno e dell’idrogeno verde e si guarda con interesse alla possibilità di installare dei data center che sarebbero favoriti dalla grande disponibilità di acqua e di energia in quel sito. Avendo l’obiettivo di favorire la transizione ecologica del territorio, rendendolo all’avanguardia per le energie rinnovabili, l’idrogeno verde e la bioeconomia, in linea con il Green Deal europeo. All’Accordo quadro seguiranno delle Convenzioni attuative, che stabiliranno la ripartizione dei costi tra i soggetti che ne sono protagonisti e le modalità di appalto dei lavori, mentre la governance sarà affidata a un Comitato di coordinamento composto da rappresentanti della Regione, del Consorzio e dei Comuni coinvolti.
La Giunta regionale dell’Umbria, su proposta dell’assessore all’Istruzione Fabio Barcaioli, ha approvato la delibera che incrementa di 7 milioni e mezzo di euro le risorse destinate alle borse di studio universitarie per l’anno accademico 2025/2026. L’intervento è finanziato nell’ambito del Programma Regionale Fse+ 2021-2027, Asse Inclusione sociale, con una quota di cofinanziamento pari al 18% a carico del bilancio di Adisu.
La decisione – specifica una nota dell’Ente – consente di rispondere al fabbisogno comunicato dall’Agenzia per il diritto allo studio universitario, che ha segnalato un incremento di studentesse e studenti idonei beneficiari. I nuovi fondi, pari complessivamente a 7.500.000 euro, si aggiungono alle risorse già previste per il sostegno economico a chi è in difficoltà, con l’obiettivo di garantire la copertura integrale delle richieste pervenute.
“L’incremento delle risorse destinate alle borse di studio nasce dalla volontà di sostenere il percorso formativo di ogni studentessa e di ogni studente, senza che le difficoltà economiche diventino un ostacolo all’università – ha spiegato l’assessore Barcaioli – il diritto allo studio è una priorità che intendiamo tutelare e rafforzare, anche attraverso un uso responsabile e mirato dei fondi europei” ha concluso Barcaioli.
La professoressa Patrizia Mecocci, direttrice della struttura complessa di geriatria e professore ordinario di gerontologia e geriatria dell’Università degli Studi di Perugia, si conferma fra i migliori scienziati del mondo nella classifica stilata da Reserach.com, una delle principali piattaforme accademiche che valuta i migliori ricercatori sulla base delle loro pubblicazioni.
Per tutte le discipline scientifiche la professoressa Mecocci è tra le migliori mille donne scienziate al mondo piazzandosi al 738esimo posto in classifica scalando ben 187 posizioni (nel 2024 era al 925). Nella graduatoria italiana, sempre delle donne eccellenti nella ricerca, si trova al 15esimo posto (l’anno scorso era al 26esimo).
Per la sola disciplina di medicina, dove sono stati inclusi ricercatori sia uomini che donne, la professoressa Mecocci è risultata 120esima nella lista nazionale (130° posto anno 2024) e 4262esima nel mondo (4705° posto anno 2024).
La classifica generale si basa su un esame approfondito di 166.880 scienziati, in varie discipline, identificati da varie fonti di dati bibliometrici.
Per la disciplina della medicina sono stati esaminati oltre 72.221 studiosi. Link per la consultazione:
Soddisfazione per questo riconoscimento è stata espressa da Antonio d’Urso, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, e dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti.
All’Università di Perugia si formano i designer del futuro, con il concorso di idee ‘Contemporary stones’, riservato ai circa 120 studenti universitari iscritti al terzo anno del corso di laurea triennale in Design, attivato nel Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale (Dica) dell’Ateneo perugino e per il quale sono chiamati a esprimere tutto il loro ingegno e la loro creatività.
“Immaginate di essere nel più grande studio di Design dell’Umbria, a cui il cliente ha commissionato la progettazione di uno stand fieristico. L’azienda si aspetta un punto di vista diverso dal solito, giovane e fresco” ha detto il professore Paolo Belardi ha introdotto il concorso di idee illustrato al Polo di Ingegneria in occasione della prolusione al corso di ‘Exhibit design’ tenuto, appunto, dal professore Paolo Belardi. Presenti i committenti, rappresentanti dell’azienda eugubina ‘Pietre d’Arredo’, brand di Colmef group, eccellenza italiana del settore edile, che hanno presentato l’azienda e il contesto in cui opera: Franco Giacometti e Mario Ferrazzano, il primo amministratore e il secondo direttore commerciale di Colmef group, e Andrea Gottardo, business manager di Pietre d’Arredo; è intervenuto, inoltre, per i saluti istituzionali, il professore Giovanni Gigliotti, direttore del Dica.
Il concorso prevede la selezione di un trentina di progetti individuali da consegnare entro aprile 2026 e il vincitore si aggiudicherà un viaggio studio in una capitale europea, perché “si sa che il designer è un professionista che vive con la valigia in mano”, ha commentato il professore Belardi. Nello specifico, la progettazione dovrà riguardare uno stand fieristico per Pietre d’Arredo, organizzato in un’area ipotetica di forma quadrata di 10 X 10 metri, accessibile su due lati adiacenti con il vincolo di un’altezza massima delle strutture pari a 4 metri.
“Un’azienda come la nostra – ha dichiarato Gottardo – deve cercare di unire la filiera, che parte dalla fabbrica, dalla Ricerca & Sviluppo, in cui inserire design italiano, competenza e tradizione. Se da un lato bisogna tramandare la tradizione, dall’altro occorre uno sguardo aperto al futuro e il futuro sono i giovani, ingegneri e architetti che un domani disegneranno emozioni di natura estetica. Partecipare a questi eventi è per noi una semina: questi futuri designer dovranno cercare di interpretare un prodotto, di emozionare attraverso la pietra”.
“Colmef è un’azienda umbra che nasce nel 1980 a Gubbio – ha aggiunto Ferrazzano – e produce prodotti premiscelati per l’edilizia ad alto contenuto tecnologico; attraverso il brand Pietre d’Arredo guardiamo ai progettisti del futuro, al mondo del design, dell’architettura e quindi ben si addice un progetto come questo, che è di supporto alla progettazione, anche stilistica, degli edifici e alla loro valorizzazione”. “Il corso di laurea in Design non ha ancora compiuto dieci anni – ha precisato Gigliotti – ma si è affermato a livello locale e nazionale per alcune sue peculiarità, tra cui il forte legame che c’è con l’Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’ di Perugia, unico in Italia. Inoltre, il legame con il territorio si esplica soprattutto nelle centinaia di convenzioni che abbiamo stipulato con aziende, in realtà anche fuori regione, per lo svolgimento dei tirocini. Abbiamo tra le 200 e le 250 matricole all’anno, che vengono coinvolte in tante iniziative come quella di oggi, con risultati molto interessanti. Le prospettive lavorative sono molto buone, proprio perché ormai il Design è entrato in tantissime aziende”. Belardi, infine, ricordando la Settimana della custodia, ha richiamato l’attenzione sul fatto che “noi siamo custodi del patrimonio immobiliare dell’ateneo, ma siamo anche soprattutto custodi del patrimonio immateriale che sono i ragazzi e le ragazze che si iscrivono ai nostri corsi e si formano sotto la nostra guida. Questo è un mondo che tende a dare poche speranze, a soffocare la creatività. Il nostro ruolo di custodi è proprio quello di alimentare e valorizzare la creatività dei giovani ed è quello che stiamo cercando di fare e che faremo con questo concorso, credo ci saranno belle sorprese”.
A un anno dalla laurea il 41% per cento di coloro che in Umbria hanno conseguito una laurea triennale risulta occupato. Una quota superiore a quella media nazionale, che è del 38,%. Circa la metà aveva scelto di proseguire gli studi o era impegnata in attività di praticantato, seppure con notevoli differenze in base all’area disciplinare.
Tra i laureati magistrali la quota di chi aveva trovato lavoro è del 74,5%, lievemente inferiore a quella osservata in Italia; la percentuale di occupati risulta più elevata per l’area disciplinare sanitaria e agro-veterinaria (85,3%), a differenza di quanto rilevato nel Paese, in cui sono le discipline STEM a registrare la più alta quota di laureati occupati.
I dati dell’Istat sulle iscrizioni e cancellazioni all’anagrafe per trasferimento di residenza consentono di quantificare anche il grado di attrattività di una regione per i laureati. Al contrario di quanto osservato con riferimento alle iscrizioni universitarie – rileva la Banca d’Italia nell’ultimo rapporto sull’economia regionale, l’Umbria si caratterizza per una bassa capacità di attrarre e trattenere giovani laureati: dal 2013 il saldo tra ingressi e uscite è diventato negativo ed è progressivamente peggiorato a causa soprattutto della crescente propensione dei laureati umbri a trasferirsi verso il Nord Italia e verso l’estero.
Nel 2023, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati, il tasso migratorio riferito ai laureati italiani tra 25 e 39 anni ha raggiunto un nuovo minimo (-4,8 ogni mille abitanti della stessa fascia di età) e risultava il peggiore tra le regioni del Centro-Nord
“Anche il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali (DSA3) dell’Università degli Studi di Perugia, con cui da tempo abbiamo avviato un dialogo costante e proficuo, fa parte della rete accademica coinvolta in questo importante protocollo”, dichiara il presidente di Confagricoltura Umbria, Fabio Rossi (nella foto) alla luce del protocollo sottoscritto tra Confagricoltura e la Conferenza Nazionale per la Didattica Universitaria di A.G.R.A.R.I.A., con l’obiettivo di valorizzare la formazione nel settore agricolo e rafforzare i legami tra il mondo accademico e quello produttivo.
“Come Confagricoltura Umbria – prosegue Rossi – abbiamo da tempo sottoscritto con UNIPG un accordo quadro che ci consente di collaborare su studi, attività di sperimentazione e informazione, nonché sullo sviluppo di innovazioni di processo e di prodotto in ambito agricolo, agroalimentare e nei settori connessi”.
“La sperimentazione su nuovi prodotti e su tecniche agronomiche più sostenibili e performanti – continua – è oggi alla base di un passaggio epocale per il nostro sistema produttivo. Le imprese agricole non possono essere lasciate sole nell’individuare le migliori soluzioni: è fondamentale che possano contare su un supporto tecnico-scientifico qualificato”.
“Confagricoltura Umbria e l’Università degli Studi di Perugia continueranno a lavorare fianco a fianco – conclude Rossi – per rafforzare la qualità dell’offerta formativa, valorizzare le competenze tecniche e scientifiche, e accompagnare le nuove generazioni verso concrete opportunità professionali nel settore agricolo, agroalimentare e ambientale”.
Il protocollo intende promuovere l’attivazione di percorsi di tirocinio formativo all’interno dei corsi di studi della classe di laurea LP-02, “Professioni tecniche agrarie, alimentari e forestali”, una classe di lauree triennali professionalizzanti che mira a formare figure professionali specializzate nei settori dell’agricoltura, dell’alimentazione e della forestazione. I tirocini, grazie a questo accordo, saranno attivati nelle aziende di Confagricoltura o presso le sue strutture territoriali, per integrare la preparazione accademica con un’esperienza concreta. Le imprese agricole, in questo quadro, assumono un ruolo attivo come soggetti formatori, contribuendo in modo determinante all’ingresso professionale dei giovani nel settore.
“Il settore agricolo – ha affermato il presidente Giansanti – è uno dei pochi che ha un futuro garantito. È importante fare una riflessione su come efficientare i nostri modelli produttivi. Molto di questo passa attraverso l’attività didattica, ovvero attraverso una formazione specialistica. Per cui è importante costruire condizioni durature di crescita del sistema economico, creando anche connessioni tra le imprese e chi sta completando il suo percorso formativo”.
“Le opportunità lavorative per gli studenti che completano un percorso formativo di questo tipo – ha inoltre detto il presidente della Conferenza, Orlandini – sono molte e significative. La collaborazione con Confagricoltura ha l’obiettivo di fornire ulteriori sbocchi professionali, facendo esperienza in realtà di eccellenza del nostro tessuto produttivo”.
In un mondo sempre più segnato dall’intelligenza artificiale “serviranno sempre meno competenze specialistiche e più persone in grado di dirigere processi”. Il magnifico rettore eletto dell’Università degli Studi di Perugia (il passaggio di consegne con il prof Maurizio Oliviero avverrà il 3 novembre) nella sua prima conferenza stampa dopo le elezioni, ha parlato anche del rapporto tra Università e imprese.
Un maggior legame, ha ricordato, con il territorio, ma anche al di fuori di esso, vista ormai la grande disponibilità a spostarsi per motivi di lavoro.
Ha parlato degli esempi positivi di corsi che risultano molto attrattivi “le vere esigenze di formazione”. Invitando in questo senso a non aver paura di aprire anche ad alternative nell’offerta formativa.
Chiarendo però: “La nostra Università è pubblica. Non deve essere una fucina di lavoro, ma uno spazio in cui si crea pensiero critico”. Quel pensiero critico che, appunto, sarà sempre più richiesto nell’assumere decisioni di fronte a processi che invece, operativamente, saranno sempre più affidati all’intelligenza artificiale e all’automazione.
Innovazione senza rinunciare all’identità dell’Ateneo perugino è la missione principale indicata da Marianelli per i prossimi sei anni. Un’identità che si fonda sulle due peculiarità dello Studium perugino: accoglienza e attenzione all’ambiente.
Valori ai quali l’Università di Perugia, nei sei anni con Marianelli rettore, non rinuncerà, pur con le istanze innovatrici che, è l’auspicio e l’invito espresso, arriveranno dai dipartimenti. Per dare nuova linfa, pur mantenendo ferme le sue radici, che affondano in una lunga storia e tradizione: nel 2028 l’Università festeggerà i 720 anni di vita.
E’ Massimiliano Marianelli, docente di Storia della filosofia, il nuovo magnifico rettore dell’Università degli Studi di Perugia. Con 727 voti ha superato al ballottaggio il docente di Diritto costituzionale Daniele Porena, che si è fermato a 336 consensi nel voto ponderato.
Marianelli, già ampiamente in testa nel primo turno, si è presentato al voto di “spareggio” in ticket con il terzo, Luca Gammaitoni, che aveva mancato il ballottaggio per una manciata di voti.
Marianelli, che si è laureato all’Università degli Studi di Perugia, ha svolto tutto il proprio percorso accademico nell’Ateneo perugino, sino all’elezione a direttore del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione con cui si è presentato alla sfida per il rettorato.
(nella foto il prof. Oliviero applaude il suo successore alla guida dell’UniPg, Marianelli)
Chi è il professore Massimiliano Marianelli
Massimiliano Marianelli è professore ordinario di Storia della Filosofia e direttore del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione – FiSSUF. Ha ricoperto incarichi come Delegato del Rettore per la Didattica, presidente del Presidio di Qualità e membro del Senato Accademico e delle commissioni Ricerca e Didattica. È referente di accordi internazionali e coordina doppi titoli con atenei europei ed Extra UE. Visiting professor, ha tenuto lezioni e corsi in molti paesi tra cui Argentina, Brasile, Colombia, Cuba, Francia, Spagna, Svezia, dirige centri studio e di ricerca interuniversitari e la rivista Metaxy Journal. Membro di comitati editoriali e scientifici, ha partecipato a progetti europei, nazionali e locali. La sua ricerca è incentrata sul “tra” come spazio vivo di mediazione, relazione, rigenerazione del pensiero e costruzione di comunità inclusive. Tra i suoi ambiti di ricerca: ontologia della relazione, rapporto etica-economia-management, intersoggettività-intercultura, filosofia e arte contemporanea con attenzione al paesaggio, il pensiero francese del Novecento e in particolare Simone Weil. Ha ricevuto nel 2005 il premio internazionale “Medaglia del Pontificato”. Ha partecipato a importanti convegni internazionali, ideato, organizzato e partecipato a percorsi di alta formazione, master, summer school, laboratori interdisciplinari su etica dell’impresa e management, educazione e beni relazionali. Insegna in corsi di laurea e dottorato, innovando la didattica filosofica con un approccio antropologico e relazionale. È nel direttivo della Società Italiana di Storia della Filosofia. Impegnato nella terza missione, promuove progetti su umanesimo, ecologia integrale e cittadinanza globale, anche per le imprese. Ha collaborato con enti pubblici e fondazioni culturali, integrando ricerca filosofica, azione sociale e divulgazione. È autore di numerose pubblicazioni in più lingue: il suo impegno intellettuale coniuga visione umanistica e apertura al dialogo tra saperi e culture, recente (2023) la presentazione di un manuale Anima, Corpo, Relazioni, Storia della filosofia da una prospettiva antropologica – coordinato e con più Autori, adottato in numerosi Atenei, che propone un modello innovativo di Storia della filosofia, centrata sull’attenzione alla questione antropologica e al tema delle relazioni.
Il documento programmatico sottoscritto da Marianelli e Gammaitoni
Questo il testo integrale dell’accordo siglato tra Marianelli e Gammaitoni, con quest’ultimo che avrà dal nuovo magnifico rettore la delega alla sanità.
I sottoscritti Prof. Massimiliano Marianelli e Prof. Luca Gammaitoni,
riconoscono un’ampia concordanza tra i loro programmi, una convergenza sostanziale che prende forma dal progetto “Prendiamoci cura. L’Università per il nostro tempo: comunità, relazioni, ricerca” e che si fonda su valori condivisi: attenzione ai più fragili, promozione del benessere di tutte le persone, inclusione e responsabilità sociale. Questa sintonia si riflette in un insieme di punti programmatici concreti, che testimoniano una volontà condivisa di lavorare in modo coeso per il bene comune dell’Università. Si tratta di un cammino che guarda alla partecipazione e alla possibilità concreta di costruire “ponti” -non schieramenti-, valorizzando le diverse sensibilità presenti nella nostra comunità accademica.
La convergenza si misura, in particolare, su specifici punti programmatici:
Valorizzazione della comunità accademica
Immaginiamo l’Ateneo come una comunità di persone, dove relazioni e sinergie tra studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo-bibliotecario e CEL siano il fondamento per una crescita condivisa. In quest’ottica, intendiamo favorire un progressivo miglioramento dei luoghi di studio e di lavoro, promuovendo ambienti accoglienti e funzionali per tutte e tutti.
Didattica, Ricerca e Terza Missione
Siamo convinti dell’importanza di un’Università che integri profondamente didattica, ricerca e terza missione. Vogliamo favorire il dialogo tra saperi e promuovere un contesto in cui la conoscenza sia generata e condivisa in modo aperto. La ricerca di base è un valore fondamentale, che deve restare libera da pressioni esterne e capace di promuovere un modello universitario in grado di favorire il dialogo interdisciplinare. L’obiettivo è la definizione di una comunità accademica capace di generare e diffondere nuova conoscenza.
Semplificazione
Crediamo in una gestione che favorisca la partecipazione e il confronto, attraverso strutture amministrative snelle e trasparenti. Proponiamo strumenti come gli “Stati Generali” dei Dipartimenti per rafforzare il dialogo e la collaborazione tra le diverse componenti dell’Ateneo, nel rispetto del principio di sussidiarietà.
Inclusione, welfare e attenzione alle fragilità
Riteniamo prioritario promuovere il benessere di tutte le persone, attraverso politiche di welfare, pari opportunità e contrasto alle disuguaglianze. Un Ateneo che si “prende cura” delle persone è un Ateneo capace di valorizzare il potenziale di ciascuna di esse.
Centralità degli studenti
Gli studenti sono parte attiva e fondamentale della vita accademica. Vogliamo migliorare la qualità della didattica, potenziare i servizi e promuovere il coinvolgimento degli studenti nei processi decisionali. Particolare attenzione va anche ai dottorandi, il cui contributo alla ricerca deve essere riconosciuto e valorizzato, anche attraverso adeguate forme di rappresentanza.
Incremento delle rappresentanze
Riteniamo importante ampliare la rappresentanza nei principali organi di governo dell’Ateneo, includendo il personale tecnico-amministrativo-bibliotecario e CEL, i dottorandi e i ricercatori, per una comunità universitaria più equa e partecipata.
Sostegno al personale precario
Crediamo nella necessità di costruire percorsi chiari e sostenibili per i giovani ricercatori, valorizzando il loro ruolo strategico nella ricerca e per la vita tutta dell’Ateneo. La stabilizzazione, con una programmazione chiara, rappresenta una scelta responsabile e orientata alla qualità.
Autonomia dell’Università
L’autonomia dell’Ateneo è un valore fondamentale che intendiamo tutelare, garantendo un contesto libero per il pensiero, la ricerca e la formazione. Promuoviamo un’autonomia responsabile, al servizio della collettività.
Visione partecipata del rettorato
Immaginiamo una gestione trasparente e fondata sul dialogo, dove il Rettore eserciti un ruolo di coordinamento valorizzando le deleghe, il ruolo dei Dipartimenti e la collegialità come metodo e valore.
Apertura internazionale
Vogliamo un Ateneo radicato nel territorio umbro ma aperto al mondo, capace di dialogare con le migliori esperienze nazionali e internazionali. La dimensione europea e globale è essenziale per arricchire la nostra comunità e offrire nuove opportunità a studenti, docenti e ricercatori personale tecnico-amministrativo-bibliotecario e CEL.
Ci riconosciamo, inoltre, sui seguenti principi:
Cultura della conoscenza come bene comune: la conoscenza è un valore pubblico, non solo strumento per il mercato.
Cooperazione tra atenei: crediamo in reti di collaborazione, soprattutto tra Università pubbliche del Centro Italia.
Relazioni e comunicazione interna: incentivare il confronto diretto tra le persone, promuovendo momenti di dialogo reale.
Internazionalizzazione: sosteniamo Erasmus, reti europee e lo sviluppo di relazioni interculturali.
Sostenibilità e responsabilità sociale: attenzione al territorio e alle sedi decentrate, con un rinnovato impegno per la sede di Terni.
Pace: valorizzazione dell’Umbria come luogo di accoglienza e promozione della pace.
Sulla base di questa ampia condivisione di principi e obiettivi, il Prof. Luca Gammaitoni sostiene il Prof. Massimiliano Marianelli per contribuire insieme alla costruzione di una gestione partecipata, fondata sull’ascolto, la corresponsabilità e il rispetto. Questa scelta nasce dal desiderio condiviso di mettere in relazione esperienze diverse, valorizzandole in un progetto unitario che riconosca la pluralità come risorsa. In questo spirito, l’auspicio è che il percorso intrapreso possa essere occasione di confronto costruttivo e dialogo aperto per tutta la comunità accademica, nel rispetto delle differenze e nella ricerca di un bene comune più ampio e “alto”.