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Uil Poste e Uilcom unite anche in Umbria in Uil Fpc

E’ nata anche in Umbria Uil Fpc, la nuova struttura che unisce Uil Poste e Uilcom. Secondo congresso regionale a svolgersi in Italia, quello di Perugia, che ha eletto la nuova struttura umbra, che sarà guidata dalla segretaria generale Stefania Panerai. Presenti anche il segretario di Uilcom Umbria il segretario generale Uilcom Salvo Ugliarolo, il segretario generale di UilPost Claudio Solfaroli Camillocci e il segretario generale della Uil Umbria, Maurizio Molinari.

“Questo percorso di unificazione – ha detto Panerai – ci vedrà impegnati, ciascuno con le proprie competenze e il bagaglio di esperienze acquisite negli anni, nella tutela dei diritti del lavoratore in un settore sempre più ampio che spazia dall’industria alle telecomunicazioni, dalla digitalizzazione ai servizi postali”.

Proprio Panerai ha tracciato una panoramica di Poste Italiane, riconosciuta da tutta come la più grande infrastruttura del Paese, anche in virtù della sua funzione di sociale di raccordo e relazione tra Istituzioni, cittadini e corpi intermedi. “L’azienda – ha detto – è sempre più votata al profitto e al rendimento e sempre meno al benessere dei lavoratori e alla soddisfazione dei cittadini”. Ricordata la battaglia contro la privatizzazione e l’integrazione di nuove società: “ciò deve indurci a capire come queste trasformazioni metteranno in crisi l’unicità aziendale”. Sugli sportelli stigmatizzata la politica azienda: “massimizzare il rendimento degli uffici postali e procedere, attraverso l’integrazione di nuove società, alla progressiva esternalizzazione dei servizi presso reti terze. Tutto ciò influirà sul mantenimento dei livelli occupazionali. Serve qualcosa di più dell’impegno a non chiudere gli uffici”. E sul capitolo tecnologia, ormai si fa i conti con l’Intelligenza artificiale: “Sono maturi i tempi per contrattare la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”.

A seguire Antonio Rapace, segretario generale uscente Uilcom Umbria: “Un unico progetto tra Uilcom e UilPoste ci porta a ridurre la frammentazione e ci rende più competitivi per il futuro”. Plauso all’iniziativa anche dal segretario generale Uil Umbria Maurizio Molinari: “Questa fusione da più linfa alla nostra organizzazione. La transizione digitale, i nuovi cambiamenti passano da questa categoria”. E poi sulla Regione: “Collegamenti, Pil, sanità: siamo pronti a prendere posizioni anche dure e scomode per dire che è ora che arrivi il cambio di passo”. Conclusioni affidate ai due segretari generali nazionali uscenti:

“Stiamo facendo nascere il sindacato dell’innovazione – ha detto Solfaroli Camillocci – che mette insieme tanti mondi, dalle Poste alla cultura, ai mass media. Siamo una categoria che potrà determinare le scelte di politica industriale di questo Paese. Le nostre battaglie restano gestione dell’IA a livello contrattuale, incidenza degli infortuni e battagli contro il precariato”.

“Si tratta della Federazione del futuro – ha detto Ugliarolo – e vogliamo essere fieri e orgogliosi del lavoro svolto in questo anno”.

Ferrovie a Perugia, i sindacati preoccupati chiedono un incontro con Istituzioni e Rfi

Esprimono “profonda preoccupazione e netta contrarietà” i sindacati Filt Cgil e la Uilt Umbria in merito alle recenti indiscrezioni che danno per certo un drastico depotenziamento del settore tecnico, organizzativo e manutentivo delle infrastrutture ferroviarie nel capoluogo di regione.

“Una decisione di Rfi che, se confermata, rappresenterebbe un inedito passo indietro rispetto agli impegni presi e alla funzionalità stessa del sistema di gestione del comparto manutentivo ferroviario regionale” scrivono i sindacati. Per i quali questa scelta sarebbe inefficiente e tradirebbe gli accordi del 10 gennaio 2024, anche riguardo il contratto di lavoro sulla parte della soglia anagrafica di trasferibilità del personale. Oltre che dell’accordo del 2019 siglato con Rfi per la riapertura della linea ex Fcu (Sansepolcro-Terni via Perugia/Todi), con il quale venne stabilito un principio di equilibrio strategico: l’istituzione a Perugia di tre unità manutentive specialistiche di Rfi che oggi contano complessivamente circa 40 dipendenti tra quadri e impiegati, fatta esclusione degli operai. “Tale assetto – ricordano i sindacati – riconosceva la centralità geografica e operativa del capoluogo di Regione rispetto all’asse ferroviario, garantendo un bilanciamento fondamentale con le tre unità già presenti a Foligno”.

Secondo Filt Cgil e Uil Trasporti, si andrebbe incontro ad un danno tecnico e occupazionale e “saremmo di fronte a un paradosso, perché da un lato si parla di investimenti sulla linea, dall’altro si procederebbe ad un depotenziamento logistico. Oggi, la scelta di smantellare i presidi perugini per accentrare le attività a Foligno appare del tutto priva di logica tecnica e operativa. Questa manovra comporterebbe una perdita di centralità strategica: Perugia verrebbe privata del suo ruolo di hub dirigenziale e manutentivo proprio mentre la rete si espande. Allontanare tutto l’apparato organizzativo dalle squadre di manutenzione dai tratti di competenza aumenta i tempi di intervento e i costi logistici in maniera davvero importante”.

A questo si aggiungerebbe un disagio per i lavoratori. “Decine di maestranze verrebbero costrette a una mobilità forzata verso Foligno – affermano le sigle sindacali – per ogni banale esigenza, ignorando le professionalità consolidate nel territorio del capoluogo. Non possiamo accettare che, a fronte della prossima riapertura integrale della linea, si decida di decentrare apparati che già operano con efficacia a Perugia. Ribadiamo, è un paradosso: si investe sulle infrastrutture ma si smantella la capillarità di presenziamento necessaria a mantenerle sempre più efficienti. La nostra posizione è di totale indisponibilità a trattare su un progetto che svuota Perugia di competenze e funzioni essenziali e che diversamente dovrebbe iniziare ad intravedere sviluppo anche per Terni, in quanto nodo ancora più strategico con la riapertura della ex Fcu. La Filt Cgil Umbria chiede un confronto immediato con i vertici di Rfi, con le istituzioni regionali e quelle comunali di Perugia, perché si fermi un piano che rischia di indebolire il futuro ferroviario del cuore verde d’Italia”.

AST, i sindacati “scavalcati” bacchettano la Regione e ricordano il loro ruolo

Dopo la seduta del 16 gennaio alla Camera dei Deputati, nel corso della quale il viceministro del MIMIT ha richiamato il ruolo strategico dell’Accordo di Programma firmato l11 giugno 2025 per Acciai Speciali Terni Arvedi, definendolo uno degli assi portanti della politica industriale nazionale, e la presentazione dell’iniziativa promossa dall’Assessorato all’ambiente della Regione Umbria per il monitoraggio della qualità dell’aria, prima applicazione concreta dello stesso Accordo di programma, Fim Cisl Fiom Cgil Uilm Uil e Cgil Cisl Uil di Terni lamentano la “grave carenza informativa e di confronto istituzionale nei confronti delle organizzazioni sindacali e, di conseguenza, dei lavoratori e delle lavoratrici dello stabilimento di Terni”.

I sindacati ricordano al Governo e alla Regione Umbria che dalla firma dell’Accordo di Programma sono trascorsi sette mesi senza che sia stato attivato il previsto meccanismo di monitoraggio, nonostante nel testo dell’Accordo sia chiaramente scritto che “Presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy è attivato un tavolo di lavoro per monitorare il rispetto degli impegni e delle tempistiche di cui al presente articolo, con il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali e delle competenti amministrazioni centrali e territoriali”.

Un tavolo che, ad oggi, non è mai stato convocato, “privando i lavoratori di un confronto trasparente e strutturato sul futuro industriale, occupazionale e ambientale di AST”.

I sindacati stanno ancora aspettando dalle Istituzioni firmatarie gli allegati dell’Accordo di programma, che sono elementi di sostanza rispetto alla tenuta, sviluppo e realizzazione dell’Accordo stesso. “Ci saremmo aspettati dalla Regione Umbria – scrivono le tre sigle – l’apertura di un confronto preventivo e intermedio, che poteva essere anche sul tema del nichel e della qualità dell’aria. Invece, ancora una volta, si procede per annunci unilaterali, senza alcun coinvolgimento delle parti sociali, tenuto conto anche dell’incontro chiarificatore organizzato in Prefettura lo scorso marzo proprio sui temi ambientali”.

“In questo contesto – è la posizione dei sindacati – riteniamo politicamente e istituzionalmente non corretto alimentare il dibattito pubblico sull’evoluzione dell’Accordo di Programma senza dare attuazione agli strumenti di governance previsti e indispensabili per verificare la reale messa a terra del Piano industriale, con una discussione avviata ma che non decolla in una fase di mercato globale segnata da forte instabilità e incertezza”.

Fim Cisl Fiom Cgil Uilm Uil e Cgil Cisl Uil di Terni ribadiscono con forza che continueranno a esercitare il proprio ruolo di rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratrici di AST diretti, somministrati e dell’indotto “affinché l’Accordo di Programma non resti un contenitore di enunciazioni, ma si traduca in un concreto sviluppo delle produzioni di eccellenza, maggiormente compatibili con l’ambiente, e rappresenti una reale garanzia per i livelli occupazionali, salariali e di sicurezza in un quadro di relazioni istituzionali e industriale partecipate”.

Operai Anas feriti sul Raccordo, la Uil: più capitale umano per la sicurezza stradale

“L’infortunio sul lavoro capitato ai due cantonieri che lavoravano sul Raccordo Perugia – Bettolle, tra Ferro di Cavallo e Olmo, riaccende l’attenzione sull’esposizione al rischio a cui si trovano i lavoratori su strada di Anas, pur in presenza di una grande attenzione dell’azienda alle tematiche della sicurezza sul lavoro, afferenti al Decreto legislativo 81, che regolamenta il settore. Il costante impegno alla formazione, attuato grazie alla sinergia tra i vertici Anas e le Oo.ss., infatti, non riesce ad arginare un pericolo che spesso è indipendente dalla condotta dei lavoratori e delle lavoratrici, ma che coinvolge gli altri utenti della strada”.

Così in una nota Uil Fp – Anas Umbria, all’indomani dell’incidente che ha coinvolto due dipendenti in direzione Bettolle.

Il conducente dell’autovettura ha perso il controllo del veicolo in corrispondenza di un cantiere mobile per la pulizia dei fossi laterali, investendo i due addetti Anas che stavano operando in banchina. Uno dei cantonieri è ferito ed è stato soccorso dal 118. L’autovettura si è poi ribaltata.

L’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, seguendo con attenzione la situazione aveva espresso vicinanza ai due dipendenti coinvolti.

Un incidente sul quale però accende i riflettori la Uil Fp Anas: “Dalle prime ricostruzioni della vicenda di ieri, l’incidente sembra determinato dalla distrazione di un automobilista, che non avrebbe visto in tempo la segnaletica apposta lungo il percorso dai lavoratori protagonisti del cantiere mobile. Una tragica fatalità, dunque, che ha condotto i due lavoratori in ospedale, di cui uno in condizioni gravi. Nostro compito, però, non è quello di arrendersi al destino ma lavorare per invertire la tendenza. Serve dunque sempre di più in una maggiore attenzione all’educazione e alla sicurezza stradale degli automobilisti. In questo quadro, oltre all’Anas che ha attuato la campagna ‘Guida e basta’, molte sono le realtà impegnate. Ad Anas poi vogliamo esprimere la necessità di aumentare invece il personale d’esercizio, con l’obiettivo di garantire un allestimento di sicurezza dei cantieri sempre migliore”.

“Su strada, per quanto possa essere attenta e scrupolosa la predisposizione dei protocolli di sicurezza e la loro attuazione – conclude la nota del sindacato – i lavoratori rischiano la vita e dunque la cura non è mai abbastanza. Con più lavoratori impegnati nella predisposizione dei cantieri però l’esposizione al rischio può essere abbattuta. Senza alcuna volontà polemica, e ringraziando Anas per l’attenzione che mette sulla sicurezza, vogliamo lanciare un appello e aprire un dialogo, all’azienda e ai cittadini tutti, affinché i lavoratori su strada non siano esposti più al terribile rischio di non tornare a casa dopo il turno di lavoro”.

E nata “Uil Fp O.ss”, che riunisce Uil Fpl e UilPa

Primo consiglio regionale per la neonata “Uil Fp O.ss”, che riunisce Uil Fpl e UilPa. A presiedere l’assise il segretario generale Uil Umbria, Maurizio Molinari. Con la fusione, la Uil Fp diventa la categoria più grande della Uil.

“Questa nuova responsabilità – è spiegato in una nota del sindacato – ci lega ancora di più a chi ci ha dato fiducia: alle lavoratrici e ai lavoratori che, con la loro dedizione quotidiana, permettono alla nostra regione e al nostro Paese di crescere, di muoversi, di vivere. Sarà una responsabilità che porteremo avanti per lavoratrici e lavoratori che, con la loro dedizione quotidiana, permettono alla nostra regione e al nostro Paese di crescere, di muoversi, di vivere. A loro dobbiamo tutto. La Uil Fp non nasce come la semplice unione di categorie: è un cuore che batte più forte, un motore che moltiplica energie, idee e passioni. È un progetto collettivo che rende la Uil ancora più viva, più unita, più grande. E soprattutto, è un luogo in cui sentirsi parte di qualcosa che vale davvero”.

“La Uil Fp – prosegue la nota – non nasce come la semplice unione di categorie: è un cuore che batte più forte, un motore che moltiplica energie, idee e passioni. È un progetto collettivo che rende la Uil ancora più viva, più unita, più grande. E soprattutto, è un luogo in cui sentirsi parte di qualcosa che vale davvero”.

Vertenza Unicoop – Superconti, proclamato lo sciopero per il 18 dicembre

Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per il 18 dicembre uno sciopero per l’intero turno di lavoro, con presidi davanti a sedi e punti vendita di Unicoop Etruria e Superconti.

Una protesta che segue il vertice romano in cui la dirigenza della cooperativa, nata dalla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, ha annunciato di voler cedere o chiudere 24 negozi, 12 dei quali con l’insegna Superconti, insieme a un forte ridimensionamento delle sedi amministrative. Per quanto riguarda chiusure e cessioni sono 11 i punti vendita interessati in Umbria: 4 Unicoop (a Bastia, San Sisto, Cannara e Tavernelle) e 7 Superconti (via Settevalli a Perugia, Amelia, Acquasparta, Todi, a Terni Corso Tacito, via Turati e Cospea).

Con 260 posti di lavoro a rischio, in particolare per il personale delle sedi amministrative di Castiglione del Lago e Terni.

“Si tratta di un piano irricevibile – scrivono i sindacati – che mette a rischio l’occupazione di 520 persone e scarica ancora una volta sulle lavoratrici e i lavoratori gli errori di gestione e le inefficienze delle dirigenze che si sono alternate negli anni alla guida, senza mai riuscire a rilanciare davvero le cooperative. La narrazione secondo cui sarebbero scelte dolorose ma necessarie non regge, pretendiamo rispetto per le persone che da anni si sacrificano e che oggi vengono trattate come numeri da aggiustare per far quadrare i conti con banche e finanziatori vari. Senza un vero rilancio commerciale della cooperativa, fatto anche di investimenti sulla rete, valorizzazione delle professionalità, il futuro di Unicoop Etruria è segnato in partenza e le dismissioni e gli esuberi di oggi, concludono i sindacati, saranno solo l’inizio”.

La Regione ha già convocato i sindacati per il 9 dicembre, in vista dell’incontro di venerdì 12 con gli stessi rappresentanti dei lavoratori e i vertici di Unicoop Etruria.

“Protocollo sicurezza e qualità del lavoro”, Uil in audizione in Regione

La Seconda e la Terza commissione dell’Assemblea legislativa si sono riunite in seduta congiunta per l’audizione dei rappresentanti della Uil Umbria, che hanno presentato il “Protocollo regionale per la sicurezza e la qualità del lavoro negli appalti pubblici della Regione Umbria”.

Il segretario generale della Uil Umbria, Maurizio Molinari, ha parlato delle difficoltà dei lavoratori delle cooperative, anche per chi ha un contratto a tempo indeterminato, a “passare attraverso trattative lacrime e sangue non per quanto c’è scritto sul capitolato d’appalto, ma per l’utilizzo del criterio del massimo ribasso, che riduce il margine delle cooperative e gli stipendi stessi, lasciando i lavoratori alle prese con grandi disagi in quanto, nonostante titolari di una posizione lavorativa si trovano in difficoltà anche per ottenere risorse dagli istituti di credito, rimanendo nella impossibilità di affrontare il proprio futuro. Con il protocollo che presentiamo all’attenzione dell’Assemblea legislativa noi vogliamo ridare dignità al lavoro e garantire anche la sicurezza di chi lavora, quindi no al massimo ribasso o a gare prive di certificazioni adeguate. E in corso d’opera vi sia la possibilità che l’appalto possa essere ritirato. La legge ‘2/2024’ ha bisogno di fare un passo avanti. Chi ha un contratto a tempo indeterminato deve avere la stessa busta paga indipendentemente dal cambio di appalto, non dover ricominciare daccapo senza nemmeno sapere se il giorno dopo lavorerà. Il protocollo, firmato da tutti i capigruppo in Regione, è di enorme importanza, andiamo fino in fondo, integriamo la legge e facciamo un salto di qualità, saremmo la prima Regione a mettere in campo una legge che ridà dignità ai lavoratori ora privi di certezze quando cambia l’appalto”.

Il protocollo

La Regione, in qualità di stazione appaltante, dovrà esaminare gli appalti dando luogo ad incontri preventivi. Dovrà essere prevista l’applicazione dei contratti collettivi nazionali e integrativi, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente e maggiormente rappresentative sul piano nazionale, questo risulterà utile anche per affrontare il dumping contrattuale, un problema da affrontare concretamente. Per quanto concerne l’edilizia va prevista l’obbligatorietà dell’iscrizione alla Cassa edile. La clausola sociale deve essere vincolante per tutte le stazioni appaltanti, sempre orientata alla stabilità occupazionale e al riassorbimento del personale. Va superato il criterio del massimo ribasso a fronte di un ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Va anche arginato il ricorso al subappalto, possibile causa di situazioni di frammentazione delle responsabilità e l’indebolimento delle tutele lavorative e previdenziali. La parte pubblica deve riconoscere l’importanza della tracciabilità nei cantieri quale presidio di legalità, sicurezza e regolarità contributiva. Nei capitoli speciali di appalto relativi a lavori pubblici va dunque inserito l’obbligo di applicazione delle procedure del ‘Cantiere trasparente’. Ogni cantiere dovrà essere tracciabile, vigilato, regolamentato e abitato da lavoratori consapevoli, protetti, formati e dignitosamente retribuiti. Altri punti cardine saranno quelli della trasparenza, del contrasto totale alle infiltrazioni della criminalità, la regolarità contributiva e pagamenti e retribuzioni dignitose.

Molinari: il nostro un intento costruttivo

Questo il commento del segretario della Uil Umbria, Maurizio Molinari: “E’ iniziato, con la nostra audizione, il percorso che ha portato il Protocollo regionale per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro elaborato dalla Uil, all’attenzione della Regione. Abbiamo infatti partecipato all’incontro con la Seconda e la Terza commissione di Palazzo Cesaroni, spiegando quanto il nostro intento sia costruttivo: dare una direzione che possa anche essere la base per nuova normativa in grado di incidere anche sulla giungla degli appalti, che poi si ripercuote sulla sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è quello ridare dignità al lavoro”.

“Ringraziamo tutti i capigruppo che avevano firmato la proposta, i presidenti delle Commissioni Letizia Michelini e Luca Simonetti e tutti i consiglieri che hanno partecipato all’incontro, per lo spirito costruttivo dimostrato che mette al centro l’obiettivo e non la bandierina politica. Auspichiamo dunque che il percorso possa andare avanti, con il contributo di tutti i portatori di interesse, a tutela del lavoro e dei lavoratori e affinché la nostra Regione possa essere di nuovo un esempio per buone pratiche. Da parte nostra – assicura Molinari – ci sarà il massimo dell’attenzione, della disponibilità e della sensibilità per un lavoro aperto, inclusivo e concreto che porti risultati tangibili quanto prima”.

Desertificazione bancaria, i territori più penalizzati

E un’immagine in chiaroscuro quella che merge dai dati elaborato dal Centro Studi della Uilca nazionale Orietta Guerra sul sistema bancario e assicurativo in Italia e in Umbria. antitetici.

I dipendenti del settore

Settore che vede una ripartizione equilibrata dei dipendenti delle aziende suddivisi per genere (52% circa di addetti di sesso maschile, il 48% di sesso femminile). Meno favorevole risulta invece, come dicevamo, il differenziale retributivo fra gli uomini e le donne, che tocca il 23%. Un dato che si è mantenute sostanzialmente inalterato nell’ultimo decennio. Questo differenziale è presente anche negli altri paesi europei dove emerge che il dato italiano non è fra i peggiori (per es. la Francia sta al 32,1%, la Germania al 26,1%, l’Austria al 26%, con il dato peggiore registrato dalla Repubblica Ceca dove le donne guadagnano -36,4% rispetto agli uomini.

Fra i grandi paesi fanno meglio dell’Italia i Paese Bassi con -22,6%, il Portogallo (-21,5%), la Spagna (-14,1%), il Belgio (-14%, paese nel quale il divario risulta in assoluto il più basso).

Il nuovo quadro regolatorio europea in materia di trasparenza retributiva e le azioni contro le discriminazioni salariali potrebbero in prospettiva ridurre questi divari. Valentina Gallarato, Segretaria Regionale Uilca dell’Umbria, aggiunge alle cause già indicate, le incombenze del lavoro domestico e di cura, che gravano per lo più sulle donne, limitandone fortemente le opportunità di carriera all’interno delle Aziende, con un esplicito riferimento al settore esattoriale, da lei rappresentato. Trasparenza salariale, promozione delle pari opportunità, lotta alle discriminazioni salariali e formazione sulle politiche di genere le leve che possono essere attivate in un’ottica di superamento del problema del gender pay gap.

Banche in Umbria

Altro tema è quello della rete distributiva delle banche, in contrazione sia a livello nazionale che a livello regionale umbro.

In Umbria, a fronte di una popolazione residente di circa 850 mila abitanti sono attualmente operative 317 filiali con un rapporto abitanti/sportelli di 2681. A pesare comunque è l’aumento del numero di comuni dove o non è mai stato presente, oppure è scomparso negli anni lo sportello di una o più agenzia, facendo risaltare il dato di ben 32 comuni su 92, e cioè il 34,8% di piazze non servite dalla banca. Ciò significa che sono circa 49.000 gli abitanti che risiedono in territori dove non è più possibile contare sulla presenza fisica delle banche. Ovviamente le differenze a livello territoriale risultano ancora più marcate, in generale con l’ambito ternano maggiormente penalizzato. Ad esempio, in provincia di Perugia risultano operativi 243. In provincia sono ben 19 i comuni senza banche e cioè: Piegaro, Collazzone, Castel Ritaldi, Sigillo, Fratta Todina, Montone, Monte Castello di Vibio, Valtopina, Monte Santa Maria Tiberina, Costacciaro, Cerreto di Spoleto, Paciano, Preci, Lisciano Niccone, Monteleone di Spoleto, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Vallo di Nera, Poggiodomo. Nel complesso la popolazione interessata è di oltre 25 mila abitanti, circa il 4% della popolazione residente in provincia di Perugia. Addirittura, peggiore la situazione in provincia di Terni, dove risultano operativi 74 sportelli.

In provincia figurano 13 comuni senza banche e cioè: Montecastrilli, Stroncone, Arrone, Porano, Ferentillo, Calvi dell’Umbria, Montecchio, Monteleone d’Orvieto, Alviano, Montegabbione, Penna in Teverina, Parrano, Polino. Nel complesso la popolazione interessata è di oltre 24 mila abitanti, circa l’11% della popolazione residente in provincia di Terni.

Secondo Luciano Marini, segretario generale Uilca Umbria, questo trend comporta tutta una serie di problemi, che riguardano certamente il settore delle banche, ma ancor più l’economia del territorio, dove si opera ormai senza conoscere in profondità le sue caratteristiche, dove si favorisce lo spopolamento dei territori marginali che rimangono privi di servizi, non solo quelli bancari beninteso, dove il costo del denaro è più elevato e sussistono rischi legati allo sviluppo dell’economia illegale, favorita dall’abbandono degli intermediari creditizi. Riteniamo invece come il sistema bancario risulti centrale e fondamentale per le prospettive di sviluppo di un territorio – l’Umbria – che sta precipitando sempre più verso le regioni meno dinamiche sotto il profilo sociale ed economico.

Luca Cucina, segretario generale aggiunto osserva invece come negli ultimi tempi si stia affacciando un altro fenomeno che riguarda la trasformazione della filiale tradizionale in un mero punto di consulenza, togliendo i servizi di cassa con operatore, sopprimendo quindi un servizio essenziale, di prima necessità per i clienti meno tecnologici, più anziani e meno recettivi alle novità.

Punto sul PNRR, Meloni ha incontrato i tre segretari sindacali umbri

L’assessore regionale Simona Meloni, con delega al Coordinamento delle politiche del PNRR, ha incontrato i segretari regionali delle principali sigle sindacali umbre – Maria Rita Paggio (CGIL), Angelo Manzotti (CISL) e Maurizio Molinari (UIL) – per fare il punto sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza nella regione.

Nel corso del confronto con le sigle, l’assessore ha illustrato i dati di avanzamento dei progetti aggiornati al 30 giugno, sottolineando come per la prima volta la Regione Umbria si sia dotata di un Manuale di controllo, approvato dalla Giunta, che costituisce uno strumento operativo fondamentale per la gestione e la rendicontazione dei fondi europei.

“Abbiamo voluto rafforzare la capacità amministrativa degli uffici attraverso procedure chiare, condivise e verificabili – ha detto Meloni – perché il nostro obiettivo è garantire un utilizzo corretto, efficace e trasparente delle risorse”.

Un altro tassello importante, ha spiegato l’assessore, è rappresentato dall’adesione della Regione al progetto nazionale “Mille Esperti PNRR”, con il quale verranno impiegate figure qualificate per supportare Comuni, Province e Regione stessa nella gestione delle procedure legate agli investimenti del Piano. “La prossima settimana convocheremo una riunione tecnica con questi esperti per fare il punto sul loro contributo operativo e sulle esigenze più urgenti del territorio”, ha aggiunto.

I segretari regionali, anche alla luce dei dati europei e nazionali di raggiungimento dei target di spesa e avanzamento, hanno chiesto di poter collaborare e contribuire alla realizzazione dei progetti. Per questo l’Assessorato si è impegnato a inviare loro le documentazioni inerenti al materiale fin qui prodotto per un’analisi puntuale e ulteriori confronti tecnici circa le diverse missioni del PNRR. Durante l’incontro, inoltre, CGIL, CISL e UIL hanno avanzato la richiesta di poter partecipare con modalità da definire alle future attività di verifica strategica, anche attraverso un rafforzamento del confronto con la cabina di regia regionale, oggi di natura politica. Questo per un monitoraggio costante e congiunto, anche alla luce della possibile proroga di 18 mesi dell’orizzonte PNRR da parte dell’Unione europea – proroga che tuttavia non ha ancora avuto un passaggio definitivo in Commissione UE.

“L’Umbria farà la sua parte con determinazione, responsabilitàà e visione strategica. Non possiamo permetterci di perdere nemmeno un euro delle risorse PNRR: rappresentano una leva fondamentale per modernizzare i servizi, innovare i territori, sostenere l’occupazione e ridurre i divari. Il confronto con le parti sociali sarà una bussola preziosa in questo percorso”, ha concluso l’assessore Meloni.

Sicurezza e qualità lavoro, il Protocollo Uil a Regione e Comune di Perugia

La Uil dell’Umbria ha elaborato e consegnato ufficialmente alla Regione Umbria e al Comune di Perugia il “Protocollo regionale unico per la sicurezza e la qualità del lavoro”.

Per la Regione c’era la presidente della Seconda commissione, Letizia Michelini mentre per il Comune i presidenti di Prima e terza commissione, Antonio Donato e Cesare Carini.

Per la Uil è l’inizio di un percorso che coinvolgerà tutti i 92 Comuni umbri e le principali Istituzioni. A presentarlo il segretario generale della Uil dell’Umbria, Maurizio Molinari e le segretarie nazionali Uil, Vera Buonomo (delega agli Appalti) e Ivana Veronese (delega alla Salute e sicurezza sui luoghi di lavoro).

“Vogliamo muovere le acque e fare qualcosa – ha detto Molinari – e questa, per noi, è un’azione forte e concreta. Vogliamo ottenere obblighi per le stazioni appaltanti in merito al rispetto dei contratti, alla legalità e alla tutela del lavoro. Il Protocollo dovrà essere un primo pilastro per arrivare ad una legge regionale sugli appalti: abbiamo l’ambizione di pensare di aver lanciato un’iniziativa innovativa sul territorio. Per noi, che abbiamo lanciato un Coordinamento appalti, la prevenzione diventa cultura permanente”.

“Ci auguriamo che aderiscano le parti sociali e le istituzioni – ha detto Buonomo – ad una proposta che è importante che veda la luce. Importante partire dall’Umbria, perché c’è un tessuto produttivo complesso e per questo, come Uil nazionale, abbiamo deciso di sostenere questa proposta”. Stigmatizzato, dalla segretaria Buonomo, l’iter di approvazione del Decreto legislativo sugli appalti, che non ha visto il coinvolgimento delle parti sociali.

“Ci auguriamo che questo approccio – ha proseguito – venga seguito anche da altri territori”. “Il tema delle zero morti sul lavoro – ha detto Veronese – va oltre la campagna di comunicazione e l’azione sugli enti locali è fondamentale, perché sono loro le più grandi stazioni appaltanti. In Umbria nel 2024 ci sono stati 10.464 infortuni sul lavoro e 25 mortali: numeri che non sono accettabili e tollerabili, per questo dobbiamo agire sotto ogni punto di vista”.